"L'angelo Gabriele fu mandato da Dio a una vergine La vergine si chiamava Maria" - Diocesi San Marino-Montefeltro

Pagina creata da Edoardo Costanzo
 
CONTINUA A LEGGERE
"L'angelo Gabriele fu mandato da Dio a una vergine La vergine si chiamava Maria" - Diocesi San Marino-Montefeltro
Ufficio Liturgico della Diocesi di San Marino-Montefeltro

                                            20 dicembre
                   IV domenica di Avvento
                                           Sussidio per il Tempo di Avvento

                          Maria»
(Luca 1, 26-27)
                      a una vergine…
                    «L’angelo Gabriele
                    fu mandato da Dio

                  La vergine si chiamava
Qualche suggerimento per la celebrazione
Il clima della celebrazione
Nella IV Domenica di Avvento risuonano le antiche voci profetiche sulla
Vergine Maria e sul Messia e si leggono gli episodi evangelici relativi
alla nascita imminente del Cristo e del suo Precursore. La liturgia della
Parola, infatti, ci mostra in un attento parallelo la profezia circa la
nascita del Messia e il suo compimento.
Nell’approssimarsi del suo Natale, ci viene riproposta la verità
sull’identità di Gesù e sono anticipati i motivi della nostra gioia.

Accoglienza
Coloro che accolgono i fedeli alla porta della chiesa raccomandino il
silenzio per una più proficua preparazione alla celebrazione: il sacro
silenzio, infatti, non rappresenta una pausa fine a se stessa ma è parte
integrante della celebrazione.

Monizione iniziale
Quest’ultima domenica di Avvento costituisce, nell’intenzione liturgica,
una sorta di “vigilia” del Natale. Con Maria attendiamo la venuta del
Salvatore; come la Vergine è chiamata a divenire la Madre del
Redentore, così anche noi siamo invitati ad accogliere il misterioso
operare dello Spirito nel grembo delle nostre vite. Accompagniamo
l’ingresso del celebrante con il canto.

Lucernario
Prima dell’atto penitenziale si potrà accendere la quarta candela
d’Avvento. Mentre un ministro accende la candela, il coro propone un
canto adatto. Il presidente può concludere il lucernario dicendo:
O Signore, che hai illuminato l’uomo smarrito nelle tenebre con la luce
della tua nascita, dopo un dono così generoso non lasciarci soccombere
tra i pericoli, ma vieni a liberaci dal male, o Figlio di Dio, che vivi e regni
nei secoli dei secoli.

Prefazio
È bene utilizzare il Prefazio dell’Avvento II/A per il riferimento a Maria
nella storia della salvezza.

Avvisi e Benedizione solenne
Dopo la preghiera post-communio è opportuno offrire il quadro
preciso degli orari delle celebrazioni natalizie, eventualmente anche
mettendo a disposizione dei fedeli dei promemoria da portare a casa.
Sarà anche l’occasione per richiamare il valore della realizzazione in
famiglia del presepio e della preghiera attorno ad esso.
Anche questa domenica, si invita a concludere la celebrazione con la
Benedizione solenne (vedi Messale Romano, pag. 456).

Vivere il Programma Pastorale Diocesano
                  nella IV domenica di Avvento

ICONA BIBLICA: Esodo 3,1-10
La prima icona biblica proposta dal Programma Pastorale è l’esperien-
za del roveto ardente con la quale Dio comunica a Mosè di aver
ascoltato il grido del popolo di Israele, schiavo in Egitto, e la sua
volontà di intervenire nella storia per salvarlo.

Un Dio che discende e viene incontro
“Il Dio che si rivela a Mosè non è il Dio impassibile della filosofia. Egli
“soffre una passione d’amore” (Origene). Chi si metterà con lui non
potrà avere una vita imperturbabile e tranquilla. Dio è colui che è
passione, passione d’amore, che partecipa ai dolori dell’amato, che
discende e viene incontro. E poi, come ha fatto con Mosè, mobilita,
chiama, coinvolge. Manda. (Programma pastorale diocesano, pag. 14)

       RIFERIMENTI ALLA MISSIONE NELLA LITURGIA ODIERNA

Seconda lettura: Paolo, si presenta come portatore del “Vangelo che
annuncia Gesù Cristo”. Ogni credente è depositario di un vangelo, cioè
di una buona notizia che è Cristo ed è chiamato a farsene
annunciatore.

Vangelo: L’angelo Gabriele ha ricevuto una missione: annunciare a
Maria che lei è la “Piena di grazia” chiamata ad essere la madre del
Messia. Anche Maria riceve una missione: generare nel tempo e nella
storia il Figlio dell’Altissimo. Annunciare e rendere presente il mistero
di Cristo è quanto fa la liturgia e quanto è chiamato a fare ogni
discepolo che, come Maria, sa dire. “Eccomi”.

   IL SEGNO DA VIVERE IN FAMIGLIA

   Riuniti attorno al presepe, la cui culla è ancora vuota,
   ognuno chieda a Maria – con parole proprie – di essere
   aiutato a preparare il cuore per accogliere Gesù.
Qualche spunto per l’omelia

Per scendere tra gli uomini, Dio ha scelto una strada tutta in salita. Ma
si è rivelata la strada migliore, quella preferita da Dio. Già
nell'annunciazione narrata da Luca vediamo le scelte difficili e originali
che Dio ha fatto, e che possono essere una luce anche per le nostre
scelte di fede e di vita. Prima di tutto la "location" dell'evento che vede
l'ingresso fisico di Dio dentro al storia umana: Nazareth di Galilea.
Nazareth tra tutte le città e villaggi che ci sono nella Bibbia non è mai
citata, perché in fondo è solo un villaggio piccolo e povero, con le case
mezze scavate nella roccia; e per di più si trova in Galilea, cioè nella
regione a nord di Gerusalemme, che non gode certo di una bella fama
tra gli ortodossi della tradizione religiosa ebraica. E' un luogo di confine
con altre popolazioni, culture e religioni, con tutti i rischi di
contaminazione religiosa e tensione sociale. Gesù da adulto infatti
verrà visto in modo negativo dal potere religioso centrale proprio per
la sua provenienza (nel Vangelo di Giovanni si legge: "Natanaele gli
disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?»") Ecco la prima
"salita" che sceglie Dio per scendere nell'umanità.

Ma anche la seconda non è da poco per chi conosce bene la storia
biblica e i suoi personaggi. Maria è il nome di colei che è scelta per
diventare madre del Figlio di Dio. Questo nome che a noi suona tanto
bello e pieno di dolcezza legata proprio alla Madonna, in realtà nella
storia biblica è associato a sfortuna e punizione da parte di Dio, avendo
questo nome proprio la sorella di Mosè, punita da Dio con la lebbra.
Mai nella Bibbia il nome Maria è associato a personaggi positivi e
testimoni di Dio. Dio sceglie proprio questa donna dal nome
sfortunato, in un luogo malfamato ai confini del mondo e in un
villaggio senza fama religiosa, e le consegna una vocazione piena di
rotture con il passato.

Ecco la difficile strada scelta da Dio, che però ha intravisto proprio in
questa strada la via giusta per arrivare all'umanità. Infatti Maria di
Nazareth in Galilea accetta la sua missione sentendosi serva di Dio,
cioè capace di fare la sua parte nella strada della Salvezza, che incrocia
proprio la sua piccola strada umana invece di passare dalla strada più
ovvia di Gerusalemme il grande centro religioso della Giudea, pieno di
uomini pii (i farisei) ed esperti della religione (i scribi). Gesù nasce in
salita, proprio come sono le nostre storie personali le storie di molti
accanto a noi, piene cioè di contraddizioni e di piccole e grandi
incoerenze.
L'annunciazione così come viene raccontata è davvero la rivelazione
dell'immenso amore che Dio ha per l'umanità e la profonda fiducia che
Lui ha anche per quello che umanamente sembra perduto e inutile.
Il racconto dell'incontro dell'Angelo Gabriele con Maria è un invito ad
avere anche noi questa fiducia di Dio, verso noi stessi e verso il mondo
che ci circonda, che sembra così vuoto di Dio e lontano. Dio continua a
scegliere la Galilea, cioè i confini dell'umanità, per dialogare e per
cercare collaborazione per il suo piano di salvezza. Cerca anche me e
anche te, e anche colui e colei che accanto a noi due ha desiderio di
fare qualcosa per il mondo, ed essere segno di speranza. "Nulla è
impossibile a Dio", dice l'Angelo a Maria. Lo suggerisce anche al mio
cuore, e al cuore di tutti noi che hanno il nostro stesso compito di
essere testimoni di Dio in questa Galilea del mondo dove viviamo. E
come ha fatto Maria, questa donna apparentemente insignificante,
anche noi possiamo dire "Eccomi!"... Ci sono anche io, posso farcela...
Dio, conta anche sul mio aiuto su questa strada in salita che ha scelto
per venire accanto a ogni uomo.

                                                     (Don Giovanni Berti)
Traccia ispirata al programma pastorale diocesano
Nella prima parte dell’Avvento, fino al giorno 16 dicembre, noi
abbiamo contemplato e atteso la seconda venuta di Gesù nella gloria e
nella grande potenza con gli occhi rivolti al cielo nell’attesa della Sua
parusia; in questa attesa operosa la santa madre chiesa, ogni anno, ci
fa fare memoriale della nascita di Gesù.

Su questo grande mistero, nella seconda parte dell’Avvento dal 17 al
24 dicembre, ci soffermeremo e ci prepareremo per poter meglio
contemplare il nostro “piccolo Re” nella Sua umile mangiatoia.

Siamo nella domenica più vicina al Santo Natale e la liturgia ci
consegna il brano evangelico della incarnazione del Verbo: più che
essere Cristo a venire nel mondo sarà il mondo ad essere trasfigurato
in Cristo.

Il disegno originale, il progetto di Dio, rimane l’unione del divino con
l’umano. Con l’incarnazione Dio si appropria dal didentro di ciò che
non ha mai smesso di essere Suo. L’Avvento fu in tal modo anzitutto
una lunga attesa vissuta da Dio, lunga storia d’amore spesso tragica
che si protrae fino al “si” di Maria Santissima, con Lei Dio riesce a
trovare la soluzione al dramma umano della libertà. L’esperienza di
Maria può essere oggi esperienza della chiesa e di ciascuno di noi.

Maria è l’immagine più bella del genere umano che è chiamato a fare
delle scelte verso il buon Dio. Dio le chiede un grembo per farsi carne,
ma le chiede anche un cuore per essere amato, mani che si possano
prendere cura di Lui, che lo accarezzino, che lo proteggano. Maria
certamente si trova già in un atteggiamento di ascolto, il suo cuore
attento e “unito” cerca già Dio e questo permette al Verbo di avere
accesso alla sua vita.
Maria è chiamata dall’Arcangelo Gabriele “Ke-Kharitomene”.
L’evangelista Luca crea questo neologismo per dire la grandezza della
novità dell’incarnazione, un evento totalmente nuovo sotto al cielo.
Maria fin dall’eternità è stata “favorita” da Dio, cioè è lei la ricolmata di
grazia e l’arcangelo la invita a rallegrarsi proprio perché è “la tutta
santa”.

Cristo è il “capolavoro d’uomo”, è il “non-separato” perché è Dio ed è
uomo. E’ il nostro più fedele sposo, in Lui e con Lui noi troviamo la
forza, il coraggio, la fiducia per affrontare la vita. In Lui troviamo il
modello della nostra vita in Dio. Figli nel Figlio troviamo la fiducia nella
vita eterna. Nel Cristo noi possiamo riempire d’eternità il nostro
presente.

Aspettiamo colui che è già presente, proprio come lo attendeva Maria
nelle sue ultime settimane di gravidanza. Cerchiamo di ricentrare il
nostro cuore e prepariamolo alla presenza che non smette mai di
venire, che vuole raggiungere il nostro grido di dolore più profondo,
così da trasformarlo in grido di esultanza, di vittoria, di gioia.

Accogliamo il “Veniente”, il “Divino Infante” gridando ancora e con più
forza “Maranathà vieni Signore Gesù!”.
Puoi anche leggere