GUIDA GALATTICA PER MUNDIALISTI - presenta - Vita Trentina

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GUIDA GALATTICA PER MUNDIALISTI - presenta - Vita Trentina
presenta

GUIDA GALATTICA PER
    MUNDIALISTI
GUIDA GALATTICA PER MUNDIALISTI - presenta - Vita Trentina
Il Campionato del mondo di Russia 2018 non vedrà la Nazionale italiana ai
nastri di partenza (se per qualche strano motivo foste riusciti a dimenticarvi della
figuraccia rimediata dai nostri agli spareggi qualificazione con la Svezia, ci
teniamo a farvi tornare l’immagine ben vivida nelle vostre menti). Quale migliore
strategia di rimozione del lutto, quindi, che tuffarsi nei meandri di questo
Mondiale, scoprendo – grazie a questa guida - i più intimi segreti delle
rappresentative qualificate e lasciandoci ammaliare poi dalle loro gesta sul
campo?
A chi è ancora impantanato nelle fasi di rabbia o contrattazione consigliamo di
distogliere lo sguardo e dedicarsi a tuffi, gavettoni, polo, cricket o qualsiasi altra
cosa non lo faccia pensare ad un pallone tondo calciato con i piedi, mentre chi è
già giunto alla piena accettazione dell’ordine delle cose potrà gustarsi questa
introduzione emozionandosi al pensiero di poter vedere Moussa Sow trafiggere
i portieri avversari a suon di incredibili quanto sgraziate rovesciate.

                                   GIRONE A

Partiamo quindi, in ossequio alle gerarchie FIFA, dal girone A, composto dai
temibili sovietici, padroni di casa, Uruguay, Egitto e Arabia Saudita.

Russia
L’Armata Rossa non conosce da un po’ i fasti calcistici a cui si era abituata
quando rappresentava l’intera Unione Sovietica e annoverava tra le sue fila
grandi giocatori e leggende del calibro di Lev Jašin. Dal 1992 ha collezionato
solamente quattro partecipazioni mondiali, con la partecipazione al primo turno
come risultato migliore. Dopo aver incaricato grandi tecnici europei (Hiddink,
Advocaat, Capello) per guidare a risultati importanti rose di prospettiva, la
federazione ha messo la squadra nelle mani di Stanislav Čerčesov. La qualità
media della rosa non è però paragonabile a quella delle selezioni precedenti e il
movimento russo dal 2014 è in calo: se gli orsi non ospitassero la
manifestazione, il loro cammino di qualificazione sarebbe stato lungo e molto
accidentato e, a meno di clamorose pressioni politiche, l’eterno Akinfeev e soci
faticheranno moltissimo ad avere ragione di Uruguay ed Egitto, favorite per il
passaggio del turno. Nonostante ciò, sono diversi i giocatori da tenere d’occhio,
da Dzagoev al pupillo di Arsene Wenger Aleksandr Golovin, da poco insignito
del titolo di “Pogba bianco”.
Stella: Fedor Smolov.
Giocatore feticcio: Yuri Zhirkov (ma ve lo ricordate quant’era forte a PES?).

Uruguay
La Celeste arriva lanciatissima alla competizione, con alle spalle il solidissimo
secondo posto nelle qualificazioni alle spalle della corazzata Brasile. Dopo
l’infelice partecipazione all’edizione 2014, conclusasi con l’eliminazione agli
ottavi per mano della Colombia e caratterizzata dallo scontro divenuto ad
eliminazione diretta con l’Italia, partita come potrete ricordare non troppo
tranquilla, i giocatori dell’inossidabile Tabarez sono in cerca di riscatto. Tante
le vecchie conoscenze del calcio europeo e italiano in rosa, tanta l’esperienza
internazionale, condita dall’immancabile garra charrua: l’Uruguay è la
superpotenza del girone e si candida ad essere l’outsider nella corsa per
sollevare la coppa, con solidità e grinta a sostenere le pistole cariche dei due
killer che stazionano in attacco.
Stella: Edinson Cavani (in qualità di capocannoniere delle qualificazioni, batte
sulla spalla a Luis Suarez e gli sussurra nell’orecchio che, per questo premio,
sarà per un’altra volta).
Giocatore feticcio: Jonathan Urretaviscaya.

Egitto
Attenendoci alle questioni di campo, la nazionale preferita da chi scrive: Momo
Salah nell’anno in cui cammina sulle acque e si candida ad un posto nella lotta
per il Pallone d’oro, l’Hombre Vertical Hector Cuper al timone, il portiere
titolare 44enne, la maglia più bella della competizione (peccato solo sia la
terza). I Faraoni hanno una squadra ben amalgamata e, da un paio d’anni, non
nuova a palcoscenici importanti. Con un Salah in grande spolvero, coadiuvato in
attacco dal giovane Sobhi, potrebbero sognare in grande e cercare di siglare il
passaggio del turno da record, spingendo Cuper verso il Pantheon degli dei
(peccato solo per la sconfitta in finale di Coppa d’Africa 2017, l’ennesima, sigh).
La maggiore incognita è proprio la forma fisica del miglior giocatore della
Premier League.
Stella: Mohamed Salah.
Giocatore feticcio: Mahmoud Hassan (“meglio conosciuto come Trezeguet”, c’è
da aggiungere altro?).
Arabia Saudita
Ragazzi, inutile girarci intorno: possiamo atteggiarci a grandi esperti e
conoscitori del Gioco, ma sull’Arabia Saudita abbiamo poco da dirvi. Indi per
cui, vuotiamo subito il sacco, snocciolando le due conoscenze che possiamo
sfoggiare completamente a caso, come nelle migliori interrogazioni ai tempi
delle                                                                    superiori.
Sono soprannominati Falchi Verdi, hanno chiuso le qualificazioni a un solo
punto dal Giappone, costringendo l’Australia agli spareggi, giocano in undici e
hanno rischiato di pareggiare in amichevole con l’Italia. Inoltre, a qualificazione
raggiunta, hanno cambiato tre volte selezionatore: Bert van Marwijk, Edgardo
Bauza, Juan Antonio Pizzi.
Stella: Mohammed Al-Sahlawi.
Giocatore feticcio: Abdulmalek Al-Khaibri (così ha voluto il caso, attraverso i
tentacoli del Polpo Paul).

El Mago
GIRONE B

Il secondo capitolo della guida galattica al Mondiale di Russia 2018 firmata
Noche del 10, è, con un discreto guizzo di fantasia, dedicata al girone B, quello
sulla carta più spettacolare.
Approfondimenti e dibattiti sul funzionamento del concetto delle teste di serie
non riusciranno mai a spiegarci come è stato possibile, ma Spagna e
Portogallo si sono trovate nello stesso raggruppamento, ed a farne le spese
con ogni probabilità saranno le formazioni di Marocco ed Iran per le quali il già
difficile obiettivo degli ottavi di finale diventa ora un miraggio.

Spagna
Non è più l’invincibile armata di qualche anno fa, ed il fatto di aver dominato in
lungo e in largo il girone di qualificazione che vedeva impegnata l’Italia di
Ventura non è un indicatore. Detto questo la Spagna resta sempre una delle
favorite per il titolo, e non potrebbe essere diversamente per una nazionale
che attinge a piene mani dalle rose di Real, Atletico e Barcellona e si permette il
lusso di lasciare a casa gente come Morata, Fabregas, Callejón o Javi Martinez.
La sfida del giorno 2 del Mondiale contro il Portogallo oltre ad essere il big
match di tutta la prima fase dirà molto di quelle che potranno essere le
ambizioni degli uomini di Lopetegui, che arrivano in Russia dopo alcune
amichevoli dagli esiti contrastanti. La chiave sarà, anche questa volta, la fame
di vittoria della vecchia guardia, perché per gente come Iniesta, David Silva,
Piqué o Diego Costa non è detto che ci saranno altre occasioni di tornare sul
tetto del Mondo.
La stella: Andrés Iniesta, gli anni avanzano, ma il gioco della Spagna passa
sempre dai suoi piedi.
Giocatore feticcio: Kepa Arrizabalaga Revuelta, il vice De Gea, cercato da
Real e Juve, per ora resta all’Athletic Bilbao, e sarà l’unico giocatore dei baschi
al Mondiale.

Portogallo
Campione d’Europa solamente due anni fa, il Portogallo è chiamato a puntare
in alto pure al Mondiale. Non sarà facile ripetersi, perché quello all’Europeo è
stato un vero e proprio miracolo sportivo e la rosa a disposizione
di Santos presenta i soliti dubbi endemici del calcio portoghese degli ultimi anni.
Gran parte delle speranze sono in mano al solito Cristiano Ronaldo, al quale
manca solo la Coppa del Mondo per poter dire di aver vinto praticamente tutto in
carriera. Mancherà invece Éder, autore del gol decisivo alla Francia nella finale
di due anni fa, e con lui un’altra decina di reduci dall’Europeo: la squadra pare
essere quindi un discreto compromesso tra rinnovamento e tradizione,
direbbero quelli bravi, mentre il Lippi di Sudafrica 2010 è chiamato a prendere
nota. Ad affiancare CR7 ci sarà molto probabilmente il milanista André Silva, a
centrocampo i ritmi, godibilissimi, saranno dettati dal duo Moutinho-Joao Mario,
dietro invece in continuità con il passato chiamato Ricardo Carvalho c’è la difesa
lacrime e sangue di Pepe.
La stella: Cristiano Ronaldo, avevate dubbi?
Giocatore feticcio: Ricardo Quaresma, la sua trivela ed i suoi tagli di capelli.

Marocco
Quelli che l’hanno visto giocare ultimamente lo descrivono come la squadra
con più trequartisti del Mondiale: almeno 4 sugli 11 di partenza, più altri 2 o 3
in panchina. Serve tanta fantasia in effetti ai maghrebini per sperare di superare
Spagna e Portogallo, oltre che una difesa blindata come quella che Benatia ha
assicurato durante il girone di qualificazione, dove il Marocco ha eliminato la più
quotata Costa d’Avorio senza subire neppure una rete. Il c.t. Renard, francese
d’Africa come Bruno Metsu, proverà a ripercorrere il percorso del Senegal dello
stregone bianco nel 2002 ed il suo 4-2-3-1 promette spettacolo a tutti i fans del
bel calcio, anche se i tanti talenti sono forse altrettanto inesperti, ed un girone
così non permette incertezze.
La stella: Mehdi Benatia, perché il promettente Hakum Ziyech deve ancora
dimostrare tutto.
Giocatore feticcio: Aziz Bouhaddouz, portabandiera del St. Pauli di Amburgo al
Mondiale.

Iran
È stata assieme a Perù, Spagna e Inghilterra, secondo la ben informata stampa
sportiva      italiana,   una      di   quelle   formazioni     che    per     motivi
politici/diplomatici/sportivi avrebbe dovuto essere esclusa dal Mondiale
lasciando così il posto all’Italia. Ma nonostante i gufi non è andata così e l’Iran si
presenta regolarmente ai nastri di partenza di un girone praticamente
impossibile. Come per Spagna e Portogallo anche per i persiani sarà
fondamentale il match d’esordio: battendo il Marocco la squadra di Carlos
Queiroz balzerebbe in testa al gruppo, almeno per qualche giorno. La forza e la
debolezza dell’Iran pare essere proprio il c.t. portoghese, meteora al Real
Madrid nel 2004, dove arrivò quarto nella Liga con i famosi “galácticos” in
formazione, la vecchia volpe delle panchine lusitane è a Teheran dal 2011: dopo
aver portato l’Iran ad essere una delle realtà calcistiche più forti d’Asia è
chiamato quest’anno alla chiusura del cerchio di un progetto pluriennale.
La stella: Sardar Azmoun, non solo perché gioca nel Rubin Kazan, oltre a
conoscere i campi russi è un buon attaccante.
Giocatore feticcio: Reza    Ghoochannejhad,      se   non    altro   perché   è
soprannominato “Gucci”.

El Loco
GIRONE C

Del girone C, terzo della nostra rassegna come vuole la gerarchia alfabetica del
sorteggio Fifa, c’è poco da dire, a parte il fatto che lo vincerà la Francia.
Australia, Perù e Danimarca, le sparring partner designate dei Blues, si
contenderanno il secondo posto utile per provare a diventare una delle sorprese
del Mondiale qualificandosi agli ottavi, e per quella che dovesse farcela
comunque vada sarà un successo.

Francia
Il più grosso limite della nazionale francese è Didier Deschamps, che allena, o
meglio seleziona, così come giocava, in stile molto anni ’90. Ma in fondo la
qualità a disposizione dell’ex metronomo bianconero è talmente tanta che le
assenze per scelta tecnica di Benzema, Rabiot, Martial e Coman su tutti, oltre
all’infortunio di Payet, probabilmente non peseranno poi così tanto. La Francia si
presenta al Mondiale con l’obiettivo di “riprendersi tutto ciò che era suo”, dopo
aver perso l’Europeo casalingo ai supplementari della finale, ed il risultato è a
portata di mano. Difesa solida blindata da Umtiti e Varane, centrocampo capace
di mixare qualità e quantità, che fanno rima con Pogba, tridente
scoppiettante Dembelé-Griezmann-Mbappé, e il Blues possono scendere in
campo anche senza allenatore.
La stella: Antoine Griezmann, “un Giaccherini di grandissima qualità”.
Giocatore feticcio: Adil Rami, non serve aggiungere altro.

Australia
La nazionale per ovvie ragioni più forte d’Oceania arriva in Russia dopo aver
superato ben due spareggi: il primo contro la Siria al termine del gruppo
asiatico a cui ha partecipato per via di un poco chiaro revisionismo geografico
della Fifa, il secondo contro l’Honduras, quarto nel gironcino centro-
nordamericano. Il governo australiano ha ufficializzato il boicottaggio
istituzionale nei confronti dei Mondiali di Russia per via di un incidente
diplomatico che ha visto coinvolti i due Paesi in seguito ad una tragedia aerea
del 2014, e difficilmente la squadra riuscirà ad incidere sul campo più di quanto
questa scelta potrà modificare le politiche di Putin, ma i banalissimamente
soprannominati “canguri” potrebbero sfruttare il fatto che oltre alla Francia non
troveranno avversari irresistibili, e se dovessero arrivare agli ottavi non vi
troveranno certamente l’Italia dei rigori al 95esimo.
La stella: Tim Cahill, al quarto Mondiale consecutivo.
Giocatore feticcio: Trent Sainsbury, forte della sua esperienza in Serie A con
l’Inter.

Perù
Era dal 1982 che gli andini non si qualificavano per un Mondiale, ma vorrei
vedere voi nel girone di Brasile, Argentina, Cile, Colombia e Uruguay. Il Perù
arriva però in Russia dopo due sorprendenti terzi posti nelle ultime due
Copa America disputate, che hanno dimostrato come un gruppo di
gregari ben allenato com’è quello di Gareca a volte possa spuntarla su
formazioni che presentano individualità ben più forti. La buona notizia per i
peruviani è che il Tribunale federale svizzero ha sospeso la squalifica per doping
al bomber Paolo Guerrero, che sarà regolarmente presente, quella cattiva è
la scarsissima esperienza internazionale a questi livelli della rosa, anche
rispetto alle abbordabili Australia e Danimarca. In ogni caso, noi ci crediamo.
La stella: Paolo Guerrero, su gentile concessione del Tribunale federale
svizzero.
Giocatore feticcio: Jefferson Farfán, per ora una carriera da fenomeno
incompiuto.

Danimarca
La squadra è talentuosa, non ci sono dubbi, ma gli addetti ai lavori la
definiscono inesperta. A parte il fatto che se giochi in Premier League o nella
Liga come tre quarti della rosa danese (il restante quarto oltre ad un paio di
casalinghi si divide tra Serie A, Bundesliga, Ligue1 ed Eredivisie) non ti si può
definire inesperto, a nostro modo di vedere la giovane età media dei titolari
sarà sicuramente un’arma in più per la nazionale di Age Hareide, considerato
quanto storicamente la Danimarca punti sull’aspetto fisico-atletico. Per gli
amanti delle figurine sottolineiamo la presenza degli “italiani” Stryger Larsen e
Cornelius, oltre al redivivo ex Palermo e Roma Simon Kjaer ed al figlio d’arte
Kasper Schmeichel in porta.
La stella: Christian Eriksen, anche se in panchina stavolta non c’è Mauricio
Pochettino
Giocatore feticcio: Michael Krohn-Dehli, l’unico danese con due cognomi dei
quali nessuno finisce per –sen.
El Loco
GIRONE D

Quarta puntata della guida mondiale della Noche: tocca al girone D.
Gruppo D che è probabilmente quello più interessante sorteggiato sotto gli
occhi vigili di Vladimir Putin: Argentina con pass mondiale strappato al
fotofinish, Islanda e Croazia, formazioni raramente così in forma e che già si
sono sfidate nel loro girone di qualificazione, e Nigeria, distante parente della
formazione di culto di USA ’94 ma assolutamente da non sottovalutare.

Argentina
La squadra allenata da Jorge Sampaoli può sfoggiare l’arsenale offensivo più
attrezzato e pericoloso del mondo, ma è molto più carente a livello difensivo. Il
problema maggiore però, visto che le individualità per costruire una difesa non
impenetrabile, ma quantomeno arcigna e solida, ci sarebbero, è dato
dalla totale mancanza di equilibrio e dalla scarsissima armonia degli
elementi in campo; problema, questo, a sua volta derivato dalla finora irrisolta
inconciliabilità tra l’idea calcistica di Sampaoli e le caratteristiche degli elementi
in rosa (peroriamo la causa del Muto: fase difensiva concentrata nella propria
metà campo, Otamendi e Fazio bassissimi a guidare la linea, trequartisti veloci e
tecnici abili nello stretto e nel risalire velocemente il campo per poi lasciare
spazio al Genio di Leo Messi invece che 2-3-3-2 e juego de posicion). Oltre a ciò
il tecnico di Casilda, forse accecato alla vista di una tale onnipotenza tecnica nei
suoi elementi d’attacco, si è dimostrato ingordo e quindi incapace di scegliere un
gruppo di giocatori stabile cui affidarsi, stabilendo delle gerarchie che agli
psicologicamente fragili elementi di questa squadra avrebbero fatto solamente
bene.      Il     risultato    è      stato   un cammino         di    qualificazione
impervio, faticoso e rischioso (7 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte; tre pareggi e
una sconfitta nelle ultime cinque; qualificazione agguantata all’ultimo respiro con
l’Ecuador grazie a tre magie del solito Messi), che lascia il giudizio sull’Argentina
totalmente aperto: la gara spartiacque del mondiale dei ragazzi di Sampaoli sarà
la sfida con la Croazia alla seconda giornata. Certo che, scorrendo i nomi dei
convocati, risulta difficile non inserire questi giocatori nel novero dei favoriti alla
vittoria, soprattutto se Jorge si ricorderà dei suoi successi sulla panchina della
Roja.
La stella: Leo Messi. Avremmo voluto trollarvi e segnalare Gabriel Mercado, ma
sarebbe stato troppo anche per noi.
Giocatore feticcio: Nicolàs Tagliafico, perché in questo girone ci sono dei nomi
bellissimi che vogliamo omaggiare con più slot possibili; nello specifico, che bel
nome è Tagliafico? L’unico altro nome che ricordo con Taglia, oltre al
trascurabile Tagliavento, è l’indimenticabile Taglialatela.
Islanda
L’Islanda viene dal miglior Europeo della propria storia e da un cammino di
qualificazione sorprendente, chiuso al primo posto proprio davanti alla rivale
Croazia. I convocati di Halgrimsson cominciano ad accumulare una buona
esperienza internazionale nei vari campionati europei e, complice l’infortunio di
Finnbogason durante le qualificazioni, hanno sviluppato un playbook più
vario che non comprende solamente il lancio sulla prima punta con successivo
addomesticamento. Il loro gioco è sempre molto intenso e tambureggiante, e le
loro prospettive di passaggio del turno stanno tutte nel soverchiare gli avversari
col loro ritmo insostenibile, oltre che nella forma di Gylfi Sigurdsson, arrivato
un po’ acciaccato a fine stagione.
La stella: Gylfi Sigurdsson, il giocatore col nome da potente stregone più forte
d’Europa, secondo i puntuali raccoglitori di statistiche NBA.
Giocatore feticcio: Jon Dadi Bodvarsson, batte sulla linea del traguardo i
(fratelli?) Skulason, per l’assonanza con l’indimenticato Jon Dahl Tomasson e
per quel secondo nome molto Dada.

Croazia
I nostri vicini di casa portano al Mondiale di Russia la squadra più forte della
loro storiadopo quella impressionante di Francia ’98. Le molte stelle della
squadra (Modric, Mandzukic, Rakitic, Perisic) sono nel loro prime tecnico e
atletico, e sono affiancate da giovani di grande prospettiva (Rebic, Kovacic,
Pjaca) e ottimi giocatori che nelle rispettive squadre di club stanno acquisendo
sempre più sicurezza e continuità (uno per tutti, Marcelo Brozovic). La difesa,
con buoni nomi di spessore sulle fasce ma meno certezze al centro, è un punto
debole di questa squadra. L’altro è la cronica discontinuità, accompagnata da
una finora scarsa tenuta mentale, che ha portato la Croazia a raccogliere
storicamente meno di quanto meritasse. Non sottovalutiamo poi il fattore
scandalo interno, con il numero uno in federazione Mamic invischiato in torbide
vicende, dentro cui ha tirato anche qualche giocatore; fattore che potrebbe unire
come distruggere. Se Zlatko Dalic riuscirà a nascondere o eliminare i difetti,
esaltando le ottime qualità dei propri giocatori (Luka Modric in primis), la Croazia
si toglierà grosse soddisfazioni. Noi la inseriamo, al fianco dell’Uruguay, tra
gli underdogs che possono ambire al colpaccio.
La stella: Luka Modric, anche qui facevamo fatica ad esimerci dal citare la perla
di Zara, archetipo dei tantissimi “nuovi Modric” con cui ci ritroviamo ad aver a
che fare oggi.
Giocatore feticcio: Mateo Kovacic, che è veramente un giocatore feticcio per
chi scrive, innamoratosi del suo incedere imprevedibile ormai anni fa; ennesimo
inno alla bellezza (finora) incompiuta. Solamente per questo batte l’altrimenti
favorito Duje Caleta-Car, che non ha bisogno di presentazioni.

Nigeria
Eccoci all’ultima squadra del girone, che sembra destinata a fare da vittima
sacrificale sull’altare delle altre tre formazioni. Come anticipato in apertura,
continuando a rivangare la storia passata, i giocatori delle Super Eagles sono
lontani parenti dei loro progenitori che avevano stupito gli Stati Uniti e il mondo
intero ormai più di vent’anni fa. Ma la squadra è comunque solida e da non
sottovalutare: il moderno esploratore d’Africa Rohr schiera i suoi con un 4-2-3-
1 molto fisico e dotato di interpreti di esperienza (forse troppa in alcuni casi) ed
esuberante freschezza. Questo mix ha portato la Nigeria a schiantare le
avversarie che hanno cercato di ostacolarne il percorso di qualificazione,
perdendo la prima partita solamente all’ultima giornata contro l’Algeria (nel fare i
complimenti ai giocatori nigeriani, apriremmo volentieri un dibattito
sull’involuzione del calcio africano degli ultimi anni). Vecchie e nuove
conoscenze europee, da Obi Mikel a Onazi, da Joel Obi a Iheanacho, da Iwobi
(no, non Toni) a Simy, saranno pronte a lastricare di trappole il cammino delle
avversarie, con la speranza di potersi mettere nella condizione di sfruttare
qualche imprevista opportunità. Ci faranno sicuramente divertire. Ah, non
dimentichiamo quella che per molti è la maglia più bella del mondiale (per noi la
seconda, ma si aggiudica comunque il titolo di maglia più hipster): voto 9.
La stella: John Michael Nchekwube Obinna, as known as John Obi Mikel;
forte, esperto e con un nome che rievoca ricordi di un levriero che per qualche
tempo ha volato sulle fasce di Inter e Chievo.
Giocatore feticcio: Simeon Tochukwu Nwanko, aka Simy; non dovreste aver
bisogno di spiegazioni, ma nel caso cliccate qui.

El Mago
GIRONE E

E’ il turno del girone E, quello che per intenderci dovrebbe essere dominato da
una squadra sola – il Brasile – e vedere come semplici comparse dello
spettacolo di Neymar e compagni, le nazionali di Svizzera, Costa Rica e
Serbia.

Brasile
La nazionale verde-oro è il punto di riferimento per gli amanti di quel calcio
romantico, votato allo spettacolo e alla spettacolarizzazione, all’allegria e al
divertire. Una nazionale, la Seleção, che fu, è e sempre sarà quella del
calcio bailado e del joga bonito. Un concetto, una cultura, una tradizione
derivante dal tentativo, spesso riuscito, di applicare uno stato umorale – la
felicità – ad uno sport. Per farvi un’idea guardatevi l’ultimo video della nike, una
sorta di remake di quel mitico spot girato in occasione di Francia ’98 in cui Luiz
Nazario da Lima Ronaldo (“quello vero”) prendeva il palo all’aeroporto.
In occasione di questi mondiali è una tra le nazionali più quotate in ottica vittoria.
(Ma occhio, le sudamericane fanno sempre fatica in Europa). A guardare la
rosa e specialmente l’undici iniziale, però, bisogna prendere atto che la qualità
non manca di certo. Dimenticatevi i nomi che hanno segnato in positivo più di
una       generazione. Kakà, Ronaldinho, Cafù, Roberto            Carlos, Adriano,
e Ronaldo contemporaneamente sullo stesso campo sono da tempo spirati
nell’iperuranio della saudade brasileira, in un lontano, dolce e nostalgico ricordo.
Ma la squadra attuale allenata da Tite può rappresentare la giusta occasione
per redimersi dalla debacle casalinga di quattro anni fa. Che poi – parliamoci
chiaro – la rosa di quel Brasile lasciava decisamente a desiderare e, con il
senno di poi, l’aver raggiunto le semifinali (perse tragicamente contro la vincente
Germania) era già un risultato che andava oltre le reali aspettative di una
squadra che, per esempio, per sostituire l’infortunato Neymar fece giocare il
minuscolo Bernard proprio contro i teutonici.
Ma per quali motivi i presupposti quattro anni dopo dovrebbero essere cambiati?
Innanzitutto il gruppo è maturato ed è abituato a vincere. Il girone di
qualificazione, che è – ricordiamo – unico in Sud America, è stato letteralmente
dominato dai verde-oro combinando vena realizzativa e solidità difensiva. In
seconda analisi, molti giocatori sono al punto migliore della loro carriera e alcuni
di loro sono diventati dei vincenti naturali (vedasi i madridisti). Guardando
l’ipotetico undici iniziale spicca su tutti chiaramente “O Ney”, Neymar, punto di
riferimento di un attacco che combina gol e spettacolo. Ad affiancarlo in questo
4-3-3 dinamico capace di trasformarsi in 4-4-2 ci sono Gabriel Jesus e Douglas
Costa (da alternare con Coutinho o Willian). In porta c’è un giocatore che ormai
abbiamo imparato a conoscere molto bene: il romanista Allison Becker, una
vera e propria sicurezza, uno degli attuali migliori numeri 1 di tutto il panorama
mondiale (fa accapponare la pelle il fatto che sotto Spalletti fosse il secondo di
Sczeszny). La linea difensiva vede sicuri del posto Marcelo a sinistra e Miranda
al centro, con Danilo a destra. I dubbi riguardano l’altro posto da centrale con il
ballottaggio Thiago Silva-Marquinhos. Durante le qualificazioni ha giocato
praticamente sempre Marquinhos ma l’esperienza dell’ex rossonero potrebbe
fare comodo. Per completare il quadro una linea mediana muscoli, inserimenti e
fantasia: Casemiro, Paulinho (era arrivato tra molti scetticismi al Barça dalla
Cina ed ha risposto con una caterva di gol) e Coutinho che pur di non essere
sprecato in panchina viene fatto giocare mezzala con discreti risultati.
Insomma, la squadra verde oro sembra essere congegnata per vincere, parlano
numeri, risultati e giocatori. Altro che l’illusione di quattro anni fa.
La stella: Neymar (con l’ultimo spettacolare gol in amichevole contro l’Austria ha
raggiunto Romario a 55 gol in nazionale. Davanti ha adesso soltanto Ronaldo e
Pelè. Facciamo notare che ha solo 26 anni. Mostro.).
Giocatore feticcio: Taison (solo perché omonimo dell’ex diversamente collega
boxistico Mike).

Svizzera
Gli elvetici dell’ex allenatore laziale Petkovic arrivano in Russia senza chissà
quali aspirazioni ma con l’obbligo di dovere perlomeno accedere agli ottavi.
Eppure il raggiungimento della fase finale dei campionati mondiali è arrivato non
senza affanni. Gli svizzeri infatti sono riusciti a fare quello che a noi italiani non
è riuscito contro la Svezia e cioè vincere lo spareggio contro l’Irlanda del Nord
con un misero 1 a 0 complessivo, tra l’altro siglato su rigore del
milanista Ricardo Rodriguez. Che questa compagine difficilmente sarà la
sorpresa del torneo (siamo prontissimi ad essere smentiti) lo si evince dal fatto
che titolari sono ancora Lichtsteiner e Dzemaili.
La stella: Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri (il giocatore dello Stoke, ex Inter, ha
sempre approfittato dei tornei internazionali per mettersi in mostra. Vi ricordate
ancora il gol in rovesciata agli ultimi europei contro la Polonia?).
Giocatore feticcio: Djourou (la sua titolarità fa dimenticare la caducità del
tempo).

Costa Rica
Per la seconda volta consecutiva i costaricani partecipano ai campionati del
mondo. L’ultima volta è andata piuttosto bene e ce lo ricordiamo perché
avvenne soprattutto a nostre spese. Gli uomini che a suo tempo venivano
guidati da Cesare Prandelli (ma che fine ha fatto?) riuscirono addirittura a
perdere contro la nazionale che da pronostico doveva perderle tutte. E invece,
ribaltando i pronostici, Bryan Ruiz e compagni riuscirono ad accedere agli ottavi
di finale addirittura da prima del girone davanti ad Uruguay, Italia e Inghilterra. I
costaricani, se vi ricordate, dovettero dire addio alla competizione soltanto ai
quarti e ai rigori contro l’Olanda. Una favola sportiva finita a causa della ormai
storica stregoneria di Louis Van Gaal che fece entrare Tim Krul all’ultimo
minuto dei supplementari al posto di Cillessen, facendo credere agli avversari di
essere un para-rigori. La sensazione è che la favola, a distanza di 4 anni, non si
ripeterà di nuovo, ma anche in questa occasione siamo pronti ad essere
smentiti.
La stella: Keylor Navas (seppur autore di alcune surreali papere durante la
stagione, l’estremo difensore del Real Madrid rimane il giocatore più preparato e
sicuramente quello più abituato a vincere).
Giocatore feticcio: Bryan Ruiz (lezioso come pochi, ci fece male nel 2014,
qualche anno fa sembrava un ex giocatore. Adesso è più che un amuleto per i
suoi).

Serbia
Arrivando prima nel suo girone di qualificazione, la nazionale Serba merita di
diritto di partecipare ai Mondiali in Russia. Diciamo che l’impresa non era chissà
quanto proibitiva. Le avversarie più forti erano Irlanda, Galles e Austria
(qualcuno ci spieghi poi il senso di mettere contro nello stesso girone nazionali
come Italia e Spagna). Diciamo che si tratta di una rosa che mischia esperienza
e spregiudicatezza giovanile che vede nell’undici titolare ancora Ivanovic e
Kolarov ma che ripone ottime speranze in giovani come Mitrovic, giovane
bomber autore di una stagione eccellente tra le file del Fulham e soprattutto, il
bianco-celeste Milinkovic-Savic.
La stella: Sergej Milinkovic-Savic (è un tuttocampista, ha corsa, tiro,
passaggio, fisico e colpo di testa. In una parola: fortissimo. Chiedere a chi lo
aveva al fantacalcio quest’anno).
Giocatore feticcio: Adem Ljajic (perché è tra le più alte espressioni di talento
effimero degli ultimi anni).

El Flaco
GIRONE F

Continuiamo ad approfondire il Mondiale girone dopo girone. E’ il turno
del girone F, quello di Germania, Messico, Svezia e Corea del Sud.
Preparatevi dunque a disquisizioni al profumo di Bratwurst, Jalapeños, polpette
Ikea e involtini primavera (ok, sono cinesi ma qualcuno deve pur rappresentare
la cucina asiatica).

Germania
Per descrivere l’egemonia calcistica del movimento tedesco, mai fu più
azzeccata la frase pronunciata dall’inglese Gary Lineker. “Il calcio è un gioco
semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e alla fine la Germania
vince”. Ecco, anche a questa tornata mondiale la Fußballnationalmannschaft si
presenta tra le favorite per la vittoria finale. Ormai caratterizzati da un sistema
più che rodato e perfettamente funzionante, gli uomini del c.t. Joachim
Löwsono un gruppo che unisce forza, tecnica, corsa, entusiasmo e spirito di
abnegazione. Lo scopo ultimo è uno solo: vincere. La Germania arriva in
Russia da campione in carica, e questa rappresenta forse la variabile più
minacciosa per i tedeschi. A vincere per due volte consecutive ci sono riuscite,
infatti, solo due nazionali nella storia dei campionati del mondo. L’Italia nel ’34 e
’38 e il Brasile nel ’58 e nel’62. Nel primo caso giocava gente che ha dato il suo
nome a celebri stadi, su tutti Giuseppe Meazza e al governo c’era uno che
urlava “vincere e vinceremo” (si riferiva probabilmente all’ambito sportivo). Nel
secondo c’era un tale – Pelè – che viene considerato forse il migliore di tutti i
tempi. Tornando a parlare dei teutonici, a testimonianza di una qualità
strabordante, non convocato e lasciato a casa Leroy Sanè, giocatore che
quest’anno al Manchester City ha fatto il salto di qualità. Da rilevare
che Neuerviene da una stagione travagliata dagli infortuni e che finalmente,
dopo anni di esclusioni forzate causate da una miriade di guai fisici, giocherà
anche Marco Reus, freccia giallonera del Borussia Dortmund. La rosa nel suo
insieme fa paura, un gruppo di giovani talenti e giocatori ormai affermati di livello
mondiale. Qualche carenza in qualche ruolo (i terzini per esempio non
convincono al 100%) ma nell’insieme i tedeschi, come spesso accade prima di
ogni torneo internazionale, fanno sempre paura. Unica nota positiva per le
avversarie la mancata convocazione del mitico Miroslav Klose. Siamo
profondamente convinti che un paio di reti le avrebbe ancora segnate.
Riusciranno i tedeschi al grido di “Deutschland über Alles!” a replicare la vittoria
di quattro anni fa? Lo scopriremo vivendo.
La stella: Thomas Müller (Ce ne sono troppe. Noi, tra i vari Neuer, Hummels,
Khedira, Özil e compagnia, scegliamo il jolly del Bayern München perché, pur
essendo esteticamente rivedibile, è sempre al posto giusto ed ha una vena
realizzativa che imbarazza le difese avversarie)
Giocatore feticcio: Marvin Plattenhardt (terzino sinistro dell’Herta Berlino che,
per citare il noto diversamente filosofo Aldo di Aldo, Giovanni e Giacomo “non
l’ho mai sentito nominare”)

Messico
La nazionale messicana è ormai partecipante in pianta stabile dei campionati
mondiali. Gli uomini del c.t. Juan Carlos Osorio hanno vinto agevolmente il
girone di qualificazione centro-nordamericano. Si tratta come spesso già
accaduto di una rosa che unisce molta – forse troppa – esperienza a qualche
giovane di belle speranze. Basta guardare che tra i convocati ci sono ancora i
vari Ochoa, i fratelli Dos Santos e Carlos Vela. Il punto di riferimento offensivo
rimane sempre lui, il Chicarito Hernandez, che se stenta a trovare continuità di
rendimento nei club in cui gioca, in nazionale invece è una vera e propria
macchina da gol. Occhi puntati su Hirving Lozano, ala offensiva attualmente al
Psv Heindoven spesso accostata anche alla Juventus. Vi diciamo solamente
che a Football Manager diventa un fenomeno assoluto.
La stella: Javier Hernandez (per i motivi di cui sopra)
Giocatore feticcio: Carlos Vela (perché a pes 2006 due erano le certezze:
Adriano Buggato e Carlos Vela che in carriera diventava come lui)

Svezia
La nazionale che ci ha fatto più male, quella che ci ha eliminato dai Mondiali
prima ancora che cominciassero. Per di più senza mai calciare un tiro verso la
nostra porta. Litanie casalinghe a parte, la nazionale scandinava arriva in
Russia orfana del suo giocatore più forte di tutti i tempi e cioè Zlatan
Ibrahimovic. La rosa è composta da una miriade di giocatori che finiscono per –
sson e tanti giovani semi sconosciuti. Le speranze di arrivare agli ottavi però
trovano fondamento dal momento che Messico e Corea del Sud non sembrano
essere avversari insormontabili. In più ci sono alcuni prospetti davvero
interessanti a testimoniare che i vivai svedesi funzionano decisamente bene.
La stella: Emil Forsberg (centrocampista di qualità reduce da un’ottima annata
con il Lipsia. Le azioni dei suoi dovranno necessariamente passare dai suoi
piedi)
Giocatore feticcio: John Guidetti (uno dei giocatori più girovaghi e incostanti di
sempre)
Corea del sud
Anche qui i ricordi ci riportano al 2002, quando la nostra nazionale (che aveva
gente del calibro di Totti, Buffon, Maldini, Cannavaro, Del Piero e Vieri) fu
eliminata agli ottavi di finale dagli allora padroni di casa e dal mitico
arbitro Byron Moreno. Gli asiatici si presentano a questa tornata mondiale
senza una rosa di spessore e, con tutta probabilità, faranno fatica a giocarsela
alla pari con le altre avversarie. Nel girone di qualificazione non se la sono
passata per nulla bene ma alla fine hanno staccato il pass per il Mondiale al
fotofinish.
La stella: Son Heung-Min (il giocatore del Tottenham sarà predicatore nel
deserto e, conoscendone le qualità, ci dispiace molto).
Giocatore feticcio: tutti gli altri (sono finiti i tempi di Park Ji-Sung).

El Flaco
GIRONE G

Penultima puntata della guida o meglio della mappa segreta de La Noche per
orientarsi con cognizione di causa all’interno del mondiale “degli altri”, ovvero
del campionato mondiale di calcio in programma in Russia a partire da giovedì
al quale si approderà, come spettatori italiani, orfani della partecipazione della
nazionale patria. Meglio così, aggiungerei a mo’ di consolazione, dal momento
che con la guida tecnica di (s)Ventura e la penuria di talenti di caratura
internazionale la spedizione non sarebbe andata molto lontano, considerando
inoltre che i porti nazionali sono sbarrati e quindi sarebbe comunque complicato
raggiungere San Pietroburgo piuttosto che entrare nel Mar Nero dallo stretto dei
Dardanelli. Ops, gli aeroporti sarebbero tuttavia aperti perché l’immigrazione, a
quanto pare, è un problema di classe per gli inediti governanti eletti dalle urne
del famigerato 4 marzo, l’inizio della “terza repubblica”, quella dei respingimenti.
Ironia della sorte il fatto che il primo respingimento del 2018 l’abbia subito
proprio la nazionale azzurra, eliminata nella doppia sfida degli spareggi
qualificazione dai Mondiali di Russia per mano della Svezia. Pericolo scampato,
perché se osservo la composizione del girone G della competizione iridata, mi
rendo conto che la speranza di vita della nostra nazionale non avrebbe potuto
che essere fievolissima.
In questo girone si confrontano per il passaggio agli ottavi di finale le
rappresentative di Belgio, Inghilterra e Tunisia; senza dimenticare il Panama a
cui non si può chiedere molto di più di una comparsata.
Che cosa può insegnare il girone G ad appassionati e sportivi potrebbe
anticiparcelo Bob Marley: “Se non fossi diventato un cantante sarei stato un
calciatore… o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare
libero corso alla propria ispirazione”.
Speriamo quindi che il girone G ci offra del calcio giocato e non un reality
canoro!

Belgio
Il Belgio è la squadra favorita e quella da battere, eliminata nella scorsa
edizione ai quarti di finale da un’Argentina, poi finalista, quadrata e ben messa in
campo come non si vedeva da tempo. Il Belgio di oggi è però una squadra
matura che deve andare oltre i successi a metà maturati nel corso dei Mondiali
brasiliani e dell’ultimo Europeo in cui è stato rocambolescamente eliminato ai
quarti di finale dalla cenerentola Galles.
La stella: Eden Hazard, ha vissuto l’ultima stagione un po’ in appannamento,
ma quando si accende fa la differenza a qualsiasi livello.
Giocatore feticcio: Dedryck Boyata, sperando ci regali qualche topica degna del
suo nome.

Inghilterra
L’Inghilterra è la formazione che potrebbe rappresentare il primo argine allo
strapotere fiammingo-vallone nel girone. Tuttavia gli inglesi presentano la solita
soluzione di gioco a undici leoni isolati. A complicare le cose il fatto che il
leone è comunemente considerato re della foresta, resta invece tutta da
dimostrare la sua regalità nella steppa russa. Il solito 4-4-2, riproposto per
l’ennesima volta anche dall’attuale C.T. Southgate, sembra a questo punto
un’imposizione della camera dei Lord piuttosto che una reale necessità tattica
degli inglesi, inventori del gioco più popolare del pianeta nell’isola più
monarchica del mondo.
La stella: Harry Kane, l’uragano di Tottenham è in uno stato di forma pazzesco
e si appresta a buttare giù a spallate chiunque gli si pari davanti.
Giocatore feticcio: Ruben Loftus-Cheek; ci piacciono i giocatori con i nomi
doppi, e il fatto che ricordi nemmeno troppo vagamente Kevin Prince Boateng
non fa che aumentare i suoi punti-feticcio.

Tunisia
La Tunisia è la compagine nord africana che sotto il profilo calcistico dimostra
la miglior continuità di presenze alle manifestazioni calcistiche
internazionali, anche se quest’anno è chiamata a riscattare l’assenza dagli
ultimi mondiali brasiliani. Il segreto riposa forse nella propria stabilità politica e
nella perseverante corsa a ostacoli portata avanti in vista della realizzazione di
una democrazia matura nel cuore di un Mediterraneo in preda a scosse
populiste, integraliste e militariste. Il calcio, come del resto lo sport, è funzione
della libertà e laddove dovesse zoppicare rappresenta un sintomo di
disgregazione sociale e quindi di crisi politica: ne sa qualcosa la nostra penisola
giallo-verde. Le Aquile di Cartagine – soprannome dei nazionali calcistici tunisini
– restano comunque il più prevedibile antidoto, in questo girone, a una doppia
qualificazione europea – Belgio e Inghilterra – agli ottavi di finale di Russia 2018.
La stella: Wahbi Khazri, unico bomber da doppia cifra nella rosa del CT
Maaloul.
Giocatore feticcio: Saber Khalifa, e non diremo altro.
Panama
Il Panama è l’outsider del girone ma si presenta con il credito conferitogli
dell’eliminazione degli Stati Uniti d’America, che è bene restino fuori dalle
competizioni internazionali dal momento che si fanno portatori di un monito
fallace – “Prima gli americani”. Un monito attualmente smentito dalla classifica
finale del girone di qualificazione ai mondiali del centro-America – CONCACAF
– che ha visto il trionfo del Messico, seguito dal Costa Rica e, appunto, da
Panama, ultima nazionale centroamericana a staccare il biglietto per Russia
2018, dove potrà disputare una mondiale sereno al riparo dalle attenzioni
“anatemistiche” di Mario Sconcerti.
La stella: Ismael Diaz, numero 10 e uno dei pochi giocatori della rosa a militare
in Europa.
Giocatore feticcio: Armando Cooper, dall’Universidad de Chile, col sorriso sulle
labbra, porta un pezzo di The O.C. a questo mondiale.

El Muto
GIRONE H

Ultima e decisiva puntata della guida per mundialisti autorevoli fornita da La
Noche del 10. E’ la volta del girone H, girone di ferro del mondiale russo.
Si assisterà in questo girone a una sfida a quattro, nessuno escluso, per la
qualificazione agli ottavi di finale della competizione iridata. Polonia, Colombia,
Senegal e Giappone sono formazioni con le carte in regola per ambire a
raggiungere almeno i quarti di finale dei campionati mondiali edizione 2018.
Che cosa può insegnare questo girone ad appassionati e sportivi potrebbe
anticiparlo la battuta seguente del campione di calcio Jorge Valdano: “Il
giocatore è un attore obbligato a recitare un’opera sconosciuta davanti a un
avversario         che        fa       di       tutto     per       impedirglielo”.
Il girone H ci dirà quindi se saranno i mondiali di chi recita meglio il gioco del
calcio oppure di chi interdisce con maggior determinazione le altrui
aspirazioni interpretative del gioco più bello del mondo.

Senegal
Chi tra i quattro moschettieri del girone H potrebbe accontentarsi del
raggiungimento delle sfide a eliminazione diretta è sicuramente il Senagal,
squadra attrezzata per fare bene ma non per sfondare. E’ finita ormai da molto
tempo l’epoca d’oro in cui, nei primi decenni del secolo in corso, l’influsso
magico dello sciamano bianco, il C.T. Bruno Metsu, riusciva a sospingere gli
africani occidentali fino ai quarti di finale dei mondiali di Corea e Giappone, a
partire dal trionfo per una rete a zero sulla Francia campione in carica in una
gara d’esordio nella massima competizione calcistica dal sapore de-
colonialistico. Quella di quest’anno è la seconda qualificazione mondiale nella
storia della federazione calcistica senegalese. Le sorti sono questa volta nei
piedi di giocatori sempre verdi come l’attaccante Diouf e, soprattutto,
di esordienti mondiali di belle speranze quali il portiere spallino Gomis, il
difensore del Napoli Koulibaly, il centrocampista Sane e gli attaccanti “da
gioielleria” Mane e Keita Balde, ex Lazio.
La stella: Sadio Mané, membro del trio delle meraviglie del Liverpool e uno dei
pochi protagonisti positivi dei Reds anche in finale di Champions.
Giocatore feticcio: Moussa Sow, ricordate l’apertura di questa guida?
Giappone
Discorso analogo a quello svolto per gli africani vale per i nipponici, candidati sì,
perché no, al passaggio del turno a gironi, ma con poche chance di andare oltre
gli eventuali ottavi di finale. Nella rappresentativa del Sol levante prevale
ampiamente l’elemento dell’esperienza, grazie soprattutto alla presenza tra i
convocati del terzino Nagatomo e dei centrocampisti di fama internazionale
Honda – ex Milan – e Kagawa. Sulla panchina fa notizia la presenza di un C.T.
autoctono; una buona notizia indubbiamente per il movimento calcistico
giapponese, ma anche una notizia dal sapore amaro per il calcio italiano, che ha
esaurito il suo credito in estremo Oriente dopo la buona esperienza di Alberto
Zaccheroni, che nel 2011 regalava al Giappone il trionfo in Coppa d’Asia.
La stella: Shinji Kagawa, sinuoso ed elegante trequartista del Borussia, guiderà
con la sua tecnica i compagni.
Giocatore feticcio: Yuto Nagatomo, samurai ex Inter, impossibile non amarlo;
speriamo non vi siate persi le sue celebrazioni per il titolo conquistato nella
seconda parte di stagione con il Galatasaray.

Colombia
La nazionale sudamericana inserita nel girone H ha tutti i requisiti tecnici
per arrivare lontanoai mondiali di Russia. Non ha nulla da invidiare alle
concorrenti del torneo se consideriamo i valori che è in grado di mettere in
campo, mentre se la cava peggio al confronto dei titoli internazionali conseguiti.
L’unico successo risale infatti al 2001, quando trionfava nella Coppa America di
quell’edizione. Il pericolo che oggi potrebbe minare l’incedere trionfale della
Colombia in questa edizione dei Mondiali è il solito da vent’anni a questa parte:
l’adagiarsi sulle promesse di gloria lasciatele in eredità dalla “generazione
d’oro” degli anni Novanta, quella del divino Valderrama per intendersi. In poche
parole la Colombia è chiamata a migliorare, in questo torneo, la propria
organizzazione di gioco, soprattutto quella difensiva. Davanti, del resto, c’è
classe da vendere, magari questa volta a un prezzo un poco più altodi quello
che fisserebbe un ex pescivendolo come Carlos Bacca.
La stella: James Rodriguez, la 10 sulle spalle, la leadership tecnica nelle mani
e una stagione di rilancio da grande protagonista al Bayern Monaco.
Giocatore feticcio: Josè Izquierdo, con un nome così, sicuramente un
compagno.
Polonia
Se si mette da parte l’inesauribile motivazione che potrebbe spingere un
drappello polacco alla presa di Mosca, dopo i soprusi subiti dal paese centro
europeo in un Novecento da dimenticare per ciò che concerne i rapporti con la
Russia, resta l’evidenza di una spedizione, quella del Calcio Polacco,
equipaggiata per vincere i mondiali 2018. Alla guida troviamo, nel ruolo di
presidente della federazione calcistica polacca, Zbigniew Boniek, vecchia
conoscenza del calcio italiano, il cui sguardo appare ancor oggi tra i più lucidi
nell’interpretare splendori e miserie di casa nostra, figuriamoci la qualità nel
guidare il calcio di casa! Un’anticipazione delvalore assoluto della rosa a
disposizione la assaporavamo negli ultimi campionati europei, dove la Polonia
ha dato prova di competere alla pari con i campioni del mondo in carica della
Germania nel girone di qualificazione e poi uscire ai quarti di finale per mano del
miglior Portogallo mai visto in campo internazionale dai tempi dell’indimenticato
Eusebio. La guardia della porta affidata a Szczesny, la difesa rocciosa guidata
da Glik, il centrocampo gestito in partnership da Krychowiak e Blaszczykowski e
l’attacco stellare con Lewandowski promettono grandi speranze al tifo polacco
al seguito della spedizione mondiale.
La stella: Robert Lewandowski, la miglior prima punta del mondo, ovviamente
secondo il suo procuratore.
Giocatore feticcio: Kamil Glik, impossibile non citare lui e il personalissimo
omaggio di Willie Peyote che si porta in dote.

El Muto
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