Elisa Longo Borghini svela i segreti del "suo" Fiandre - Colnago e i dischi, ancora una volta primi Storia il C40 compie venti anni
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ITALY N° 13 - MAGGIO 2015 Elisa Longo Borghini svela i segreti del “suo” Fiandre Colnago e i dischi, ancora una volta primi Storia il C40 compie venti anni
Elisa L’INTERVISTA Longo Borghini E’ entrata nella storia del ciclismo italiano. Per prima, infatti, si è aggiudicata il Giro delle Fiandre, una delle classiche monumento che si corre in Belgio, patria del ciclismo. Figlia d’arte, papà Ferdinando è allenatore di sci nordico, mamma Guidina Dal Sasso è stata azzurra di sci di fondo, ha impressa nel suo dna la competizione. 3
Quale immagine istantanea conservi della vittoria nel Fiandre? “Quando sono scattata. L’istante preciso in cui ho deciso di attaccare il gruppo. Si era creata una situazione tattica molto favorevole perché le prime posizioni del gruppo erano controllate da due team che storicamente si corrono contro, Rabo-Liv e Dolmans. Partire in quella situazione mi ha permesso di guadagnare subito un discreto vantaggio, circa 40 secondi, prima che il gruppo si organizzasse per l’inseguimento. È stato un attimo, calcoli e istinto in una frazione di secondo”. È un successo programmato, era nei tuoi piani? “Mi sentivo molto bene, in forma, sin dalle Strade Bianche (è arrivata terza, nda). Io sono una persona molto competitiva e se mi sento bene provo sempre a vincere”. Quanto hai lavorato per ottenere questo successo? “Tutto l’inverno, ho iniziato la preparazione molto presto, dai primi giorni di novembre. Sono stata molto fortunata a non ammalarmi quasi mai. Ho avuto un po’ di influenza i giorni che hanno preceduto la gara di Cittiglio (è arrivata quarta, nda), ma nulla di grave, mi sono ripresa quasi subito e molto bene”. C’è stato un momento della gara in cui hai pensato di aver sbagliato i tempi del tuo attacco? “Mai, devo dire che mi sono sentita sempre molto bene. Facevo fatica, ma riuscivo a gestirla”. Raccontaci una tua settimana tipo di allenamento. “Mediamente mi alleno circa venti ore a settimana, con un giorno di riposo completo. Potrà sembrare strano, ma è forse la parte più difficile del programma. A me piace moltissimo andare in bicicletta e allenarmi, quindi non è facile trascorrere un giorno intero senza bici. Sono però abbastanza rigorosa SCHEDA TECNICA nel rispettare questa regola perché un buone riposo consente di recuperare le giuste energie per dare il meglio nei giorni successivi. Gli allenamenti veri e propri si suddividono in modo abbastanza classico tra sedute dedicate al fondo oppure al ritmo, suddivise in modo diverso in base al momento della stagione. Il programma comunque viene deciso di volta in volta con il mio preparatore Paolo Slongo (lo stesso di Vincenzo Nibali, nda)”. L’INTERVISTA Ti alleni da sola oppure in compagnia? “Spesso mi alleno da sola, mentre ogni tanto sfrutto l’aiuto di altri ciclisti tra cui l’under 23 Filippo Elisa Longo Ganna, che abita vicino a casa mia, oppure di qualche cicloamatore. Saltuariamente, compatibilmente con i suoi nuovi impegni di lavoro, mi accompagna anche mio fratello (Paolo Longo Borghini, fino Borghini all’anno scorso professionista con il team Cannondale, nda)”. REGGISELLA MASSIMA L’allenamento preferito e quello che proprio non ti piace. DEDICATO COMPATIBILITÀ “Non mi piacciono le partenze da fermo con il lungo rapporto. Mentre adoro il classico esercizio intermittente 20” veloce seguiti da 40” al medio da fare in salita”. Parlaci dei prossimi obiettivi. “Finite le classiche in Belgio, punterò a fare un buon Giro d’Italia. Vorrei migliorare il quinto posto dell’anno scorso. Mi sento pronta per fare un ulteriore salto di qualità, sono fiduciosa. Devo riuscire a migliorare in salita per colmare il gap che mi divide dalle migliori atlete. Il sogno, invece, è di La bici di Elisa Longo Borghini partecipare alle prossime Olimpiadi di Rio. Nell’edizione di Londra, purtroppo, sono mancata per un infortunio, penso di essere in debito con la fortuna”. Modello: Colnago V1-r IMPIANTO Misura: 48s Parlaci della tua bicicletta. “Mi piace tantissimo, credo sia la miglior bici che ho utilizzato da quando sono ciclista professionista. FRENANTE Lunghezza attacco: 110 mm DEDICATO Rapporti: 39-53 Penso sia il giusto compromesso tra rigidità, importante per chi corre e maneggevolezza. Noi ragazze non abbiamo bisogno di mezzi troppo rigidi, non esprimiamo potenze all’altezza dei nostri colleghi FORCELLINI Lunghezza pedivelle: 170 mm uomini. Sinceramente la trovo anche molto comoda, anche dopo molte ore di sella”. IN CARBONIO MOVIMENTO THREADFIT 82.5 4 5
ATTUALITÀ Colnago e i freni a disco Ancora una volta primi e orgogliosi. Ancora una volta Ernesto Colnago lascia il segno nella storia del ciclismo. La bicicletta con i freni a disco potrà essere utilizzata nelle corse su strada. C’è il via libera dell’Uci. In due gare, tra agosto e settembre 2015, i team avranno la possibilità di utilizzare i freni a disco. L’esperimento proseguirà nel 2016 in tutti gli eventi del calendario Uci. Se alla fine del percorso l’Uci darà il via libera, i dischi sulle biciclette da corsa saranno introdotti ufficialmente nella stagione World Tour 2017. Ernesto Colnago è soddisfatto, perché è stato il primo a lanciare sul mercato una bicicletta da corsa dotata di impianto frenante idraulico con dischi. Era il 2012, al salone di Taipei: “dopo tre anni, finalmente, quello che ho creato è divenuto realtà”. La prima forcella a foderi dritti, il primo telaio in fibra di carbonio introdotti venti anni fa, ancora una volta Ernesto Colnago per primo promuove una nuova tecnologia nel mondo del ciclismo. COLNAGO C60 DISC 6 7
STORIA C40 e Mapei vincere insieme Lo spartiacque tra le bici di “una volta” e quelle moderne. Quegli anni alla Parigi-Roubaix si correva anche con bici bi-ammortizzate, si usavano forcelle ammortizzate, soluzioni più da moto da cross che da biciclette. L’innovazione di Colnago, dunque, fa venire i dubbi anche Sono passati venti anni dal quel primo trionfo sul pavé al patron Mapei Giorgio Squinzi: “qui tutti hanno telai ammortizzati, i ragazzi non avranno alla Parigi-Roubaix di Franco Ballerini, poi bissato nel problemi con quel telaio in fibra di carbonio? E poi quella forcella dritta.” La risposta di Ernesto Colnago non si fa attendere: “Giorgio, sono Colnago, nessuno più di me vuole fare 1998, seguito dai successi di Johan Museeuw (1996 bella figura, stai tranquillo, con la mia C40 i ragazzi possono andare dove vogliono.” Colnago e 2000) e Andrea Tafi (1999). Protagonista unico e ha ragione, cinque successi alla Roubaix in sei anni sono la conferma. Il suo carbonio è il massimo, così dice Franco Ballerini e la forcella “precisa” è una vera rivoluzione. Nata da indiscusso il C40, il primo telaio in fibra di carbonio con una lunga serie di studi con i tecnici del reparto corse Ferrari diventa un “must” per la congiunzioni della storia. COLNAGO HISTORY generazione futura di biciclette. Il resto è storia fino al C60, il non plus ultra Colnago di oggi. 8 9
VINTAGE 1988 Colnago Master C-Record Una storia lunga e bellissima, che ha le sue radici nel lontano 1988, anno di produzione di questo Colnago Master Gilco, riportato al suo antico splendore grazie al lavoro certosino di Kirk Webster. Il progetto ha richiesto 14 mesi di lavoro per riconsegnare al suo proprietario, AGONISMO Eric Olsen di Parker, Colorado, Stati Uniti d’America, una bici d’epoca praticamente perfetta. Pierre Rolland, Eric si è avvalso anche della collaborazione di un mastro telaista, Rich Gangl, per riottenere il corretto allineamento del telaio, verniciarlo e riporre le nuove decalcomanie. Mentre Gangl stava lavorando alla sua parte, Eric si è dedicato alla ricerca via web in tutto il mondo dei preziosi componenti Campagnolo-Record NOS (New Old Stock). La pazienza e l’incredibile vince la Vuelta volontà sono state ripagate. La componentistica, infatti, è bellissima, praticamente nuova! Il negozio Creekside Bikes di Parker (di Kirk Webster), dealer Colnago e Campagnolo Pro- Shop, si è occupato delle ruote, montate con gomme tubolari e del montaggio. Essendo la bicicletta utilizzata, Eric, il proprietario, ha optato per una elegante sella Brooks Cambium, a Castilla y Leon l’unico elemento “moderno”. La bici completa (misura 59) con pedali a gabbia in acciaio inox Arundel pesa circa 9 chilogrammi. Un ringraziamento speciale a Colnago America nella persona di Kevin Clark, che ha fornito il suo contributo per rendere questa storia fruibile a tutta la comunità Colnago. Tappa e maglia, il più classico e desiderato dei bottini. Vittoria di frazione e classifica generale, il sogno di qualsiasi ciclista professionista. Si è chiusa così la Vuelta a Castilla y León 2015. Il francese della Europcar ha staccato tutti ad un chilometro dalla conclusione riuscendo ad aggiudicarsi oltre alla tappa anche la classifica generale della tre giorni in terra spagnola. Completano il podio di giornata Beñat Intxausti e Igor Antón, entrambi Movistar. È stata una tappa viva sin dall’avvio, l’azione SOCIAL: Foto del mese buona si è formata però solo dopo 35 chilometri, protagonisti Pablo Torres (Burgos - BH), Perrig Quemeneur (Europcar), Edwin Avila (Colombia) e Dmitry Sokolov (Lokosphinx), sui quali si riporta dopo alcuni chilometri Marcos Jurado (Spagna). I cinque battistrada raggiungono un vantaggio massimo di 5 minuti prima che gli uomini della Caja Rural - Seguros RGA riescano a ridurre il gap a soli due minuti quando mancano quaranta chilometri dal traguardo. Sulla salita di Alto del Padornelo, scelta tra le più belle postate dai nostri a 27 chilometri dal traguardo, fra i battistrada allungano Avila e Quemeneur che però vengono ripresi a due chilometri dal GPM. appassionati sui social network Colnago. La corsa si decide sulla salita finale di Alto de Lubián con Rodolfo Torres (Colombia) a scattare per Dylan Larenaudie primo a sei chilometri dal traguardo, proprio nel momento in cui il leader Carlos Babero (Caja Rural - Seguros RGA) perde contatto dal gruppo. A quel punto dal plotone iniziano gli scatti per riportarsi su Torres con i soli Pierre Rolland (Europcar), Beñat Intxausti (Movistar) e Igor Anton (Movistar) che riescono a rientrare a due chilometri dal traguardo. Sotto lo striscione dell’ultimo chilometro arriva lo scatto decisivo ad opera di Rolland che lascia alle spalle gli altre tre battistrada e conquista la vittoria COLNAGO V1-r di tappa davanti a Intxausti e Anton. Lo stesso ordine del podio finale della generale. 10 11
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