CONOSCERE CAMBIAMENTO IL - PROGETTO NAZIONALE DROGHE SINTETICHE TEODORA MACCHIA CELESTE FRANCO GIANNOTTI - Istituto Superiore di Sanità

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PRESIDENZA DEL CONSIGLIO            ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'
DIPERTIMENTO AFFARI SOCIALI         MINISTERO DELLA SANITA’
UFFICIO TOSSICODIPENDENZE

   CONOSCERE
       IL
  CAMBIAMENTO
 PROGETTO NAZIONALE DROGHE SINTETICHE

                       RAPPORTO CURATO DA

TEODORA MACCHIA               CELESTE FRANCO GIANNOTTI

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CONOSCERE
                                IL
                           CAMBIAMENTO

                 PROGETTO NAZIONALE DROGHE SINTETICHE

                                              PREMESSA
Questo rapporto contiene il lavoro svolto nell’ambito del Progetto Droghe Sintetiche, avviato da circa un anno e mezzo
dall'Istituto Superiore di Sanità, dapprima in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e, successivamente, con
tutte le regioni. Vengono riportate le attività, le ricerche e i servizi messi in atto dalle singole Regioni e Province
Autonome, dai due maggiori raggruppamenti di Enti del privato sociale, il CNCA e la FICT, nonché i progetti finanziati
al Ministero della Sanità e quanto può essere di utilità e di orientamento ai servizi e agli operatori che leggeranno questo
lavoro.
Il rapporto si sofferma sui temi esplorati in questo periodo e in particolare, in ciascun settore, propone modelli di
progettualità e di intervento che si pensa possano essere di orientamento per chi vuole operare nel settore.
E’ opportuno precisare che questi modelli vanno considerati come puramente orientativi; pertanto essi vanno adattati
alla realtà e alla cultura in cui si pensa di utilizzarli.
Questi modelli, sufficientemente generici e assolutamente non esaustivi delle possibilità di progettazione e di
intervento, non sono il frutto di un lavoro "a tavolino", ma sono costruiti a partire da iniziative attuate in zone diverse e
che il Gruppo Tecnico Interregionale, che conduce il Progetto Droghe Sintetiche, ha avuto modo di conoscere, valutare,
discutere, approfondire, promuovere.

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IL PROGETTO DROGHE SINTETICHE

Il Progetto Droghe Sintetiche è stato avviato verso la metà del 1999 dapprima con un accordo di collaborazione tecnico-
scientifica tra l'Istituto Superiore di Sanità e la Regione Emilia Romagna e, successivamente, dal gennaio di quest'anno
è condotto dall'ISS con la collaborazione di tutte le Regioni , le Province Autonome e dei due più grandi
raggruppamenti di Enti del Privato Sociale che operano nel settore delle dipendenze, il CNCA e la FICT.
Del Gruppo fanno parte rappresentanti del Ministero della Sanità, del Dipartimento degli Affari Sociali, della Consulta
degli operatori.
 Gli obiettivi principali individuati nel Progetto sono:
- La stima della diffusione del consumo delle droghe sintetiche sul territorio;
- Lo studio e la realizzazione di un sistema pilota di monitoraggio, analitico ed osservazionale, sulle droghe sintetiche,
le loro caratteristiche, le modalità di consumo, l’impatto sui servizi sanitari e sociali, le conseguenze sulla salute e la
sicurezza;
- L’individuazione ed attivazione di adeguati meccanismi di osservazione e di studio che necessariamente richiedono un
nuovo e diverso coinvolgimento del territorio;
- Il coinvolgimento diretto ed attivo del Sistema dei Servizi per le attività di rilevazione, sperimentazione e valutazione;
- La costruzione delle premesse per soddisfare le esigenze della Joint Action e dell’Erly Warning System.
Questi obiettivi rientrano pienamente tra le finalità del PSN 98-2000, tra gli obiettivi europei della Joint Action e tra le
priorità segnalate dall’OEDT, tra gli impegni assunti durante la Conferenza di Napoli e le priorità espresse nella
Conferenza di ottobre 98 a Roma, tra gli impegni previsti per i servizi per le tossicodipendenze dall’Accordo Stato
Regioni per la riforma dei Servizi di assistenza per i tossicodipendenti, nonché tra gli obiettivi individuati nella
programmazione di diverse regioni che li hanno inseriti tra le priorità di finanziamento con il Fondo regionalizzato di
Lotta alla Droga.
In altri termini, gli obiettivi sono quelli di capire, nella realtà, quali sono le conseguenze negative dell’uso e dell’abuso
delle sostanze sintetiche, (effetti traumatici da incidenti e patologici di breve e lunga durata), le dimensioni del
fenomeno, al di là delle mere sensazioni soggettive spesso fuorvianti e distorcenti, le modalità e le occasioni d’uso e di
diffusione, dove indirizzare gli interventi per renderli più efficaci, quali sono le attività e gli assetti organizzativi attuali
ed ottimali dei servizi per contrastare tale consumo, soprattutto quali sono le buone pratiche che vanno valorizzate e
diffuse; contemporaneamente si vuole cercare di sviluppare una pratica di valutazione degli interventi e dei risultati al
fine di verificare di continuo l’incidenza positiva del proprio operare, di promuovere le “buone pratiche” rilevate dalle
attività dei servizi e rendere così omogenee, incidenti e scientifiche le attività di contrasto messe in atto nei servizi
regionali relativamente alla prevenzione, all’informazione, alla clinica e alla riduzione del danno.

L'obiettivo prioritario in questa fase è però certamente quello di promuovere negli operatori e nei servizi una cultura di
attenzione e di intervento centrata, in particolare, sulle droghe sintetiche, se si vuole che quanto previsto dall'Accordo
Stato Regioni sulle Linee di Indirizzo per la Riforma dei Servizi di Assistenza per le Tossicodipendenze (che i Sert
devono occuparsi di tutte le problematiche legate all'uso e all'abuso di tutte le sostanze psicoattive, legali ed illegali)
abbia reale attuazione.
Ciò che ostacola o ritarda una attività dei servizi nel campo delle droghe sintetiche sono ragioni di ordine culturale ,
storico ed organizzativo:
- I servizi per le tossicodipendenze sono nati e si sono organizzati per rispondere ai problemi legati all'uso e all'abuso
     dell'eroina, problema di gran lunga il più grave e dirompente e quello di maggiore rilevanza nell'ultimo decennio.
     Gli operatori si sono formati sul campo intorno ai problemi connessi alla tossicodipendenza da eroina, problemi che
     sono ancora lungi dall'essere superati o attenuati. Le modalità operative, gli strumenti utilizzabili le forme di lettura
     del fenomeno legato all'uso e all'abuso delle droghe sintetiche sono molto diversi da quelli utilizzati per l'eroina e
     non è affatto facile utilizzare in uguale misura la stessa attenzione o la convivenza nello stesso ambiente di lavoro;
- I servizi vivono cronicamente una carenza di risorse o una precarietà di personale che, nonostante apposite leggi di
     sanatoria, non accenna a diminuire. Spesso fanno fatica a far fronte ai problemi che tutti i giorni si presentano al
     servizio, per cui è davvero difficile, e qualche volta impossibile, programmare o anche solo pensare ad altro;
- Le risorse aggiuntive, in qualche modo garantite dal Fondo di Lotta alla Droga attraverso la presentazione e
     l'approvazione di progetti finalizzati, spesso restano fini e se stessi nel senso che non vengono supportati da un
     adeguato impegno dell'Azienda USL, per cui una volta che finiscono i fondi ad hoc, il progetto resta
     nell'impossibilità di continuare, per cui, se anche molto positivo ed incidente, si interrompe;
- Gli operatori, tutti, hanno una formazione curriculare, professionale e culturale che si può definire di tipo
     ambulatoriale, svolta all'interno del servizio e del proprio studio, spesso con camice bianco, di risposta alle richieste
     dei pazienti o degli utenti. Le caratteristiche proposte dal problema legato alle droghe sintetiche differiscono

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profondamente da questa cultura d'intervento in quanto le persone che fanno uso di queste sostanze difficilmente si
     sentono malate o in stato di bisogno, per cui non fanno quasi mai riferimento volontario ai servizi. Se si vogliono
     incontrare e lavorare con loro e per loro bisogna uscire fuori, andare là dove c'è il problema, là dove si ritrovano, là
     dove consumano, bisogna utilizzare strumenti diversi, bisogna lavorare in orari molto distanti da quelli classici "di
     ufficio";
- L'attività dei servizi e degli operatori, l'impegno lavorativo sono giudicati dal numero di utenti in carico.
     Attualmente è l'unico metro di giudizio utilizzato per valutare il carico di lavoro e l'impegno di un Sert (è triste,
     improprio, riduttivo, perdente, ma è così). Il lavoro sulle droghe sintetiche non dà numeri dal momento che non dà
     soggetti in carico, per cui rischia di essere considerato una perdita di tempo;
- A torto o a ragione i Sert negli ultimi anni, per motivi che sarebbe lungo e forse inutile analizzare in questa sede,
     hanno caratterizzato sempre più la propria attività in senso medico farmacologico, ponendo di fatto il medico come
     figura centrale. L'intervento clinico sui consumatori di droghe sintetiche e l'intervento in generale non prevede la
     centralità del farmaco, anzi spesso non prevede affatto un uso di tale strumento, privilegiando nettamente sia in
     ambito clinico che territoriale la relazione.
Per lo svolgimento del Progetto si è concordata la necessità di muoversi in quattro direzioni principali:
- Coinvolgere attivamente il sistema dei servizi nazionali, pubblici e privati, impegnati nel contrasto delle
     dipendenze patologiche nella riduzione della domanda di droga e nella riduzione dei rischi e dei danni conseguenti
     l’assunzione delle sostanze;
- Creare una sinergia tra tutte le Regioni italiane per consentire la realizzazione di un sistema conoscitivo e di un
     modello scientifico di intervento a valenza nazionale, unico modo per valorizzare e stabilizzare le buone pratiche
     dei servizi. La responsabilizzazione delle Regioni è determinante dal momento che esse hanno la responsabilità
     della programmazione e degli indirizzi operativi sul proprio territorio;
- Instaurare rapporti di collaborazione tecnico scientifica con Associazioni, Servizi e Regioni europee, nonché con
     l’Osservatorio Europeo di Lisbona con la possibilità di collaborare nei Progetti da esso attivati;
- Stabilire rapporti di collaborazione e di studio con gli istituti universitari interessati alla ricerca e alla
     sperimentazione nel campo delle droghe sintetiche.

         GRUPPO TECNICO INTERREGIONALE

Tutte le Regioni, individualmente e attraverso il coordinamento nazionale, sono state informate del Progetto e invitate a
partecipare attivamente, in prima persona, nominando un proprio rappresentante tecnico, possibilmente operante nei
servizi, incaricato di seguire il Progetto e di attivarlo nella propria Regione.
Tranne la Valle d’Aosta, che ha motivato la non partecipazione con la carenza di risorse di personale, tutte le altre
Regioni e le due Provincie Autonome hanno aderito ufficialmente.
Il Gruppo Tecnico dei Rappresentanti Regionali è così composto:

PIEMONTE                            Dip.to Sanità Pubblica               R.Siliquini
LOMBARDIA                           Serv.Dip.Min.e Volon.                M.Venturelli
                                    Serv.Dip.ASL MI/2                    A.Lucchini
P.A.BOLZANO                         Assessorato Sanità                   N.Girelli, I.Bauer
                                    Ser.T USL Bolzano                    A.Scandolari
P.A.TRENTO                          Uff.Gestione Sanitaria               L.Castegnaro
                                    Az.Prov.Serv.Sanitari                R.Lovaste
VENETO                              Dir.Reg.Serv.Sociali                 L.Rampazzo
                                    Ser.T1,ULSS 16 (PD)                  F.Schifano
FR.V.GIULIA                         Uff.Region.Tossicodip.               A.Peris
                                    Ser.T USL Gorizia                    B.Spazzapan
LIGURIA                             Ass.Sanità-Serv.Sociali              A.Testa
                                    Ser.T AUSL Chiavari                  G.Rebolini
EMILIA ROM.                         Ser.T USL Faenza                     E.Polidori
                                    Ser.T USL Parma                      G.Gerra
TOSCANA                             AUSL 10 Firenze                      M.Artioli
UMBRIA                              Ser.T AUSL 4 Terni                   M.Gilioni

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Ser.T AUSL 3 Foligno                M.Baccari
MARCHE                              Ass.Sanità e Serv.Sociali           N.Scola
                                    Ser.T AUSL 9 Macerata               P.Sgarzini
LAZIO                               Ass.Salvag.e Cura Salute            S.Fratini
                                    U.O. Td.ze O.E.R.                   M.Davoli,MFerri
ABRUZZO                             Ser.T AUSL Pescara                  P.D’Egidio
                                    Ser.T ASL Pescara                   M.De Fermo
MOLISE                              Ass.Sanità e Sic.Sociale            G.Mariano
                                    Ser.t AUSL Isernia                  D.Barbaro
                                    Ser.T AUSL Agnone                   F.Di Sandro
CAMPANIA                            Ass. Sanità e Ser. Soc.             M. De Florio
                                    Dip.Dipend.Patologiche              M.Petrella
                                    Ser.T ASL CE/2Aversa                A.D’Amore
PUGLIA                              Ser.T ASLBR/1Brindisi               F.Catalucci
BASILICATA                          Ser.T ASL Villa D’Agri              D.Donnoli
CALABRIA                            Ser.T Catanzaro                     M.G.Audino
SICILIA                             Assess.Region.Sanità                S.Canfarotta
                                    Ser.T Alcamo                        G.Faillace
SARDEGNA                            Assess. Igiene e Sanità             G.Seddone
                                    Ser.T AUSL Cagliari                 P.P.Pani

Segreteria Tecnica                  BCL-Sost.d’Abuso                    M.Guiducci, S.Gentili

Oltre ai referenti tecnici nominati dalle Regioni, del Gruppo fanno parte anche rappresentanti del privato sociale
operante nel settore, in particolare i rappresentanti del CNCA (R. de Facci) e della FICT (P. Merello), il coordinatore
del gruppo della Consulta Nazionale degli Operatori che si occupa di “Nuove Droghe” ( R. Bricolo), nonchè i
rappresentanti del Ministero della Sanità (G. Nicoletti) e del Ministero della Solidarietà Sociale (S. Zanone). .
Il Progetto Nazionale Droghe Sintetiche è coordinato dalla dottoressa T. Macchia, responsabile del Reparto "Sostanze
d'Abuso" del Laboratorio di Biochimica Clinica dell'Istituto Superiore di sanità e dal dottor C.F. Giannotti, del Comitato
Scientifico dell'Osservatorio Permanente Nazionale su Droghe e Tossicodipendenze.
Il Gruppo TecnicoIinterregionale si è riunito mediamente una volta ogni due mesi, immediatamente per la
puntualizzazione-condivisione degli obiettivi e per la definizione dei compiti, quindi per l'individuazione delle attività
condotte dai servizi nel campo delle droghe sintetiche, per l’esame di progetti ritenuti particolarmente significativi, per
lo studio delle ricerche attivate nel territorio nazionale nel settore e per la messa a punto di protocolli di ricerche
ritenute essenziali per le finalità del Progetto.
Il Gruppo Tecnico Interregionale nel primo anno di attività ha concentrato la propria attenzione all’esame delle ricerche
ritenute importanti per il settore e all'individuazione delle attività e dei progetti più significativi condotti in Italia.

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LE RICERCHE

                                  PRONTO SOCCORSO
Già nel primo incontro del Gruppo Tecnico Interregionale è stata discussa la possiblità di una ricerca sugli effetti
traumatici (da incidenti) e psicofisici, a breve/lungo termine, legati all’assunzione delle sostanze sintetiche per capire,
nella realtà quotidiana, sul campo, quali e quanti sono gli effetti e le ripercussioni dell'uso-abuso di queste sostanze,
nonché luoghi e modalità di consumo al fine di approntare efficaci interventi di informazione, di prevenzione e di
riduzione dei rischi.
Prendendo lo spunto da un’ interessante ricerca analoga sull'alcool, condotta presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di
Forlì, si è ritenuto che i P.S. fossero il luogo più idoneo per una rilevazione clinica e analitico-tossicologica dei soggetti
che vi fanno riferimento a seguito di incidenti stradali, di chiamate di urgenza, di accompagnamenti per malori
prolungati.
A tal fine è stato coinvolto il dottor U. Mengozzi, presidente nazionale della Società Italiana di Medicina di Pronto
Soccorso, che ha aderito con grande disponibilità.
Insieme al dottor U. Mengozzi, il Gruppo Tecnico ha messo a punto una scheda di rilevazione molto snella composta da
poche essenziali domande, tenendo conto dell'impegno pressante che vi è quasi in ogni momento nei P.S. e quindi del
poco tempo a disposizione da parte del medico per compilarla.
Si è cercato anche di far coincidere il più possibile il contenuto della scheda di ricerca con quello della scheda nazionale
di rilevazione degli incidenti stradali, scheda che dopo un periodo di sperimentazione, potrebbe diventare di uso
comune in tutti i PS. L'obiettivo, cercando di gravare il meno possibile sul lavoro dei medici di P.S,. è quello di rendere
continuativa e senza limiti temporali la rilevazione degli effetti traumatici legati all’assunzione di droghe sintetiche.
L'idea è di coinvolgere da due a cinque P.S. in ogni Regione, privilegiando quelli maggiormente interessati alla ricerca,
e quindi con maggiori garanzie di affidabilità, nonché P.S. situati in zone a più alta incidenza di consumo.
L'avvio della ricerca, pur a fronte di una grande disponibilità, sta ritardando a causa di problemi come quello della
privacy e, soprattutto, come quello di poter effettuare accertamenti tossicologici.

                                               DROGATEL
Una ricerca analoga è stata proposta agli operatori di Drogatel, complementare, per obiettivi, della ricerca nei P.S.,
rilevando i dati attraverso le telefonate di coloro che vi si rivolgono per problemi attinenti le droghe sintetiche, sia di chi
li vive in prima persona che di chi si attiva perchè preoccupato per le condizione dell’amico o del parente.
E' chiaro che una ricerca condotta attraverso un telefono verde ha enormi limiti di attendibilità, in primo luogo perché le
persone che vi si rivolgono lo fanno per rivolgere domande e non per riceverne e quindi perché il campione è del tutto
particolare.
Già nel 1998 gli operatori di Drogatel avevano effettuato una rilevazione limitata ai consumatori di ecstasy che
riportiamo:

1° RELAZIONE SULLE SCHEDE DI RILEVAZIONE SUI CONSUMATORI
DI ECSTASY
I risultati di questa ricerca sono del tutto in linea con i dati riportati anche a livello internazionale, per cui pur con tutti i
limiti del caso, comunque è possibile avere attraverso il telefono verde nazionale uno spaccato attendibile della
situazione.
Per questo il gruppo tecnico con la collaborazione della coordinatrice di Drogatel, dottoressa Mattetti, ha messo a punto
una scheda di rilevazione (ALl.1) da compilare durante le telefonate inerenti il tema delle droghe sintetiche. Le
principali variabili evidenziate erano: 1) Il consumatore di ecstasy, 2) Gli effetti prevalentemente dichiarati durante
l’assunzione, 3) gli effetti sub-acuti entro un mese, 4) gli effetti cronici oltre un mese.

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LA SCHEDA EPIDEMIOLOGICA
I Servizi rappresentano un altro luogo privilegiato, in cui rilevare gli effetti psicofisici e le ripercussioni a breve/lungo
termine dell'uso/abuso di droghe sintetiche, soprattutto in termini di uso problematico, nonché identificare luoghi e
modalità di consumo per approntare interventi di informazione, di prevenzione e di riduzione dei rischi. In realtà l’uso
di sostanze sintetiche, come Ecstasy ed analoghi, viene rilevato in maniera specifica e sistematica solo dal 1997. I dati,
pur se percentualmente non rilevanti, indicano una netta tendenza all’incremento. Ciò significa che, nonostante i Servizi
siano ancora percepiti come specializzati a trattare problemi da oppiacei, l’uso problematico di sintetiche comincia ad
approdare anche in queste strutture mettendo gli operatori difronte alla necessità di differenziare ulteriormente (ed
opportunamente) le offerte e gli interventi.
Dai dati della Relazione al Parlamento di quest'anno si rileva la seguente situazione:

Distribuzione percentuale per sostanza stupefacente d'abuso dei soggetti in trattamento presso i Ser.T.

                       USO PRIMARIO             USO SECONDARIO
Sostanza d'abuso 1995 1996 1997 1998 1999 1995 1996 1997 1998 1999
ALLUCINOGENI       0,1  0,2  0,2  0,2  0,2  1,0   1,0  0,8 0,8  0,7
AMFETAMINE         0,3  0,4  0,2  0,2  0,3  3,2   3,7  2,3 1,7  1,5
ECTASY E           ---  ---  0,4  0,7  0,9  ---   ---  2,4 2,4  2,5
ANALOGHI*
BARBITURICI        0,1  0,1  0,0  0,1  0,2  0,9   0,6  0,6 0,5  0,5
BENZODIAZEPINE          0,4    0,5   0,4  0,5     0,6 19,3 17,3 16,2 14,9       13,7
CANNABINOIDI            5,8    5,8   6,9  7,6     7,9 41,5 41,8 40,1 39,2       35,1
COCAINA                 1,6    1,8   2,3  3,2     4,2 13,5 13,6 15,1 18,4       20,9
CRACK                   0,6    0,5   0,0  0,0     0,0   0,1    0,2    0,1   0,2  0,1
EROINA                 89,1 88,8 87,5 85,6 83,8         2,2    3,2    2,1   1,9  2,2
METADONE                0,2    0,3   0,6  0,7     0,5   0,7    0,6    2,4   2,4  2,2
MORFINA                 0,5    0,0   0,1  0,0     0,0   0,2    0,2    0,2   0,1  0,1
ALTRI OPPIACEI*          ---   ---   0,1  0,1     0,4   ---     ---   0,4   0,6  0,5
INALANTI                 ---   ---   0,0  0,1     0,1   ---     ---   0,1   0,1  0,1
*
ALCOOL*                  ---   ---   ---  ---     --- 14,9 15,0 14,4 15,6       12,9
*
ALTRO                   1,1    1,7   1,3  0,9     1,0   2,5    2,8    2,8   1,4  7,1
Totale                100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
*=Informazioni contenute nei nuovi modelli di rilevazione in vigore dal 1997
**= é rilevato solo l'uso secondario
Fonte: Ministero della Sanità-Dipartimento Prevenzione

Dopo una prima discussione,in base alla considerazione che sempre più le sostanze sintetiche sono associate ad un
policonsumo, il Gruppo Tecnico ha ritenuto di strutturare una scheda di rilevazione dati non esclusivamente destinata
alla comprensione degli effetti delle sostanze sintetiche, quanto piuttosto funzionale ad un’efficace rilevazione
epidemiologica all’interno dei servizi pubblici e privati. Ciò al fine di individuare l’attuale incidenza e il progressivo
modificarsi del riferimento ai servizi degli assuntori di droghe sintetiche, di studiare i percorsi di arrivo e, cosa
fondamentale, di identificare modalità, sistemi e strumenti di intervento utilizzati nella pratica clinica corrente, pratica
che risulta ancora molto residuale o marginale nell’attività complessiva dei servizi.
Nel formulare questa proposta, il Gruppo Tecnico ha valutato non solo l’enorme importanza e potenzialità di questa
rilevazione (in termini di informazioni e materiale di studio quali-quantitativamente forse unico), ma anche la
possibilità concreta di fornire indicazioni operative nella clinica oltre che indirizzi nel campo della formazione tanto ai
serviziche ai singoli operatori.
Ha valutato altresì che la necessità di raccogliere nello specifico questi dati potrebbe essere per gli operatori coinvolti
nella rilevazione (o per il servizio) un'occasione di riflessione, discussione e valutazione su quanto sta avvenendo nel
campo della clinica sulle problematiche connesse elle droghe sintetiche, di cosa,quanto e come sta facendo il servizio,
sulla necessità di finalizzare al meglio le proprie risorse e le proprie potenzialità.
Nel formulare la scheda di rilevazione, costruita da operatori dei servizi che conoscono bene le problematiche e gli
impegni di lavoro dei servizi stessi, una particolare attenzione è stata posta per non aggravare, o appesantire il meno

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possibile, il carico di lavoro nella rilevazione dei dati, già di per se molto gravosa; si è cercato infatti di ricavare i dati di
interesse utilizzando i sistemi già in uso nei servizi stessi.
Va detto che per motivi organizzativi, strutturali e di risorse specifiche, il tentativo posto in essere già quest'anno verso
la fine della primavera non ha dato ancora esito positivo.
Questa rilevazione, per la sua importanza, nonostante le difficoltà che comporta, sarà una degli obiettivi primari del
Gruppo Tecnico per il prossimo anno ed i risultati, dapprima discussi e valutati con gli operatori in uno specifico
incontro nazionale, saranno restituiti al territorio tramite un rapporto.

                                  LA SFERA SESSUALE
Nell'ambito della tossicodipendenza, o dell'uso di sostanze psicoattive, la sfera sessuale è stata ed è, poco considerata,
così come sono sottovalutati i disturbi sessuali nella popolazione tossicodipendente.
Partendo da questa considerazione e da riscontri di alcuni operatori, il Gruppo Tecnico Interregionale ha valutato
opportuno approfondire le ripercussioni che le sostanze in generale, e quelle sintetiche in modo particolare, possono
avere sulla sfera sessuale, ha inoltre impostato una ricerca pilota per cercare di valutare se e quanto i disturbi legati alla
sessualità possono contribuire all'uso di sostanze psicotrope. Con questi obiettivi è stato organizzato un incontro con
uno specialista, il Dottor Giuseppe La Pera, andrologo presso l'ospedale San Giuseppe di Roma. Al termine
dell’incontro si è impostata una ricerca specifica di cui il Gruppo ha valutato la fattibilità. Si trattava di uno studio pilota
da condurre tra gli assuntori maschi di sostanze che afferivano ai Ser.T utilizzando e adattando uno strumento
internazionale validato, l’IIEF (International Index of Erectil Function), un questionario, autosomministrato, composto
da 9 items, che gli andrologi usano a fini diagnostici, al fine di determinare gli eventuali disturbi nella popolazione
maschile.
Nella fase pilota della ricerca si è sperimentata la somministrazione del questionario nei Sert di 4 Regioni medio
piccole: Basilicata, Calabria, Liguria e Umbria.
Il questionario consentiva di valutare anche temporalmente l’inizio dei disturbi sessuali discriminando il periodo
precedente all’inizio dell’uso sistematico di sostanze.
Alla ricerca, condotta nel mese di febbraio, hanno partecipato quindici Sert che hanno raccolto circa 250 questionari
autosomministrati agli utenti non solo assuntori di sostanze sintetiche.
I risultati della ricerca, seppur molto preliminari, sono particolarmente significativi: la prevalenza della disfunzione
erettile nei 250 soggetti prima che iniziassero ad usare sostanze, è risultata molto più alta di quella attesa per la
corrispondente classe di età della popolazione generale.
I risultati di questo studio preliminare saranno illustrati dal dottor La Pera alla Conferenza di Genova e saranno oggetto
di un rapporto specifico.
Per la rilevanza di questi risultati in termini di possibili implicazioni tanto nella comprensione dei percorsi della
tossicodipendenza quanto nella predisposizione di strategie di prevenzione, abbiamo già valutato la possibilità di
condurre ulteriori studi mirati.
Per questo, in tempi brevi, la ricerca sarà ripetuta su un territorio più esteso, coinvolgendo Sert e Comunità terapeutiche,
con la collaborazione di andrologi che, venuti a conoscenza dello studio, hanno offerto la propria disponibilità e
collaborazione. Sono stati infine contattati 180 andrologi su tutto il territorio al fine di predisporre una mappa
territoriale di riferimento a beneficio delle singole Regioni e delle loro reti di Servizi. Gli stessi andrologi saranno
coinvolti nella predisposizione di uno specifico progetto di ricerca a carattere nazionale previsto per la primavera 2001.

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LA DOPPIA DIAGNOSI

Vi sono molte possibili correlazioni tra l’uso e/o l’abuso d'alcol e di altre sostanze stupefacenti (AOD = Alcohol and
Other Drugs) e i sintomi o i disturbi psichiatrici.
L'abuso di AOD può indurre, peggiorare o diminuire i sintomi psichiatrici, complicando, in tal senso, le procedure
diagnostiche. D’altronde un disagio psichico può anche portare, come una sorta di automedicamento, ad un abuso di
sostanze.
Le attuali (1, 2, i) ricerche sulle correlazioni tra abuso di AOD e sintomi o disturbi psichiatrici fanno riferimento al
modello descritto Meyer (ii) (Tab. 1).

  Tab.1 ABUSO DI AOD E DISTURBI PSICHIATRICI

  L'abuso di AOD può causare sintomi psichiatrici e mimare sindromi psichiatriche.
  L'abuso di AOD piò innescare o esacerbare un disordine psichiatrico.
  L'abuso di AOD può mascherare sintomi psichiatrici e sindromi psichiatriche.
  L'astinenza da AOD può causare sintomi psichiatrici e mimare sindromi psichiatriche.
  Disturbi psichiatrici e abuso di AOD possono coesistere indipendentemente.
  Il comportamento dei pazienti psichiatrici può mimare i problemi di abuso di AOD

In relazione al suddetto modello è possibile sottolineare che:
L'uso acuto o cronico di AOD può provocare sintomi correlabili a molti disturbi psichiatrici. Il tipo, la gravità,
l’evoluzione di tali quadri psicopatologici possono essere in relazione al tipo di sostanza di abuso, alla dose assunta e
alla durata della dipendenza.
L'abuso di AOD può “svelare”, “mascherare”, modificare molti sintomi e quadri psicopatologici.
I sintomi di un disturbo psichiatrico, coesistente all'abuso, possono essere di difficile interpretazione, addirittura
talvolta essere misconosciuti.
Gli individui possono utilizzare le varie sostanze di abuso per cercare di lenire un disagio psichico e per ridurre gli
effetti collaterali di alcuni farmaci.
L'astinenza da AOD può causare, a sua volta, sintomi psichiatrici e mimare quadri clinici ben definiti.
I disturbi mentali e l'abuso di AOD possono coesistere. Un disturbo può innescare l'emergere dell'altro o entrambi
possono coesistere indipendentemente. Determinare l’eventuale correlazione può essere spesso molto difficoltoso.
 Sistemi multidisciplinari di valutazione, test tossicologici possono essere un ausilio importante nell’iter diagnostico.
I disturbi psichiatrici possono interferire sia con l'abilità del paziente e con la sua motivazione a partecipare ad un
programma di trattamento per l'abuso sia con la sua compliance al trattamento stesso.

Il termine doppia diagnosi è un termine di comune e ampio utilizzo nella clinica, che indica la presenza simultanea di
due disturbi medici indipendenti. Recentementeiii, nel campo della salute mentale, della psichiatria e della medicina
delle dipendenze, si è fatto frequentemente riferimento alla “doppia diagnosi” per descrivere la coesistenza di un
disturbo mentale e un problema di abuso di AOD.
Tale termine risulta, però, impreciso e il suo uso sembra confermare l'inadeguatezza dell'attuale sistema diagnostico
(iv,v), che si dimostra spesso riduttivo ed insufficiente rispetto alla complessità del disagio psichico.
Nonostante le numerose ricerche in tal senso, ancora controverso è il problema delle possibili correlazioni tra l'abuso di
sostanze e i disturbi mentali. Gli attuali studi (vi), comunque, sembrerebbero aver messo in luce un aumento del rischio a
sviluppare sia una patologia psichiatrica nei pazienti dipendenti sia un abuso di AOD nei pazienti con una diagnosi di
disturbo mentale.
Le ricerche di Regier(vii) hanno evidenziato che circa un terzo dei pazienti, che hanno un disturbo psichiatrico, fa
esperienza di abuso di AOD.
Sebbene molti quadri psicopatologici possano essere correlati all'abuso di AOD e quindi possano non rappresentare
entità cliniche indipendenti, sembrerebbe che oltre il 50% dei pazienti con diagnosi di abuso di AOD abbia sviluppato
sintomi tali da soddisfare i criteri diagnostici per un disturbo psichiatrico (viii).
 I pazienti con doppia diagnosi risultano essere, inoltre, più vulnerabili sia alle ricadute che alla cronicizzazione dei
disturbi. Le ricadute relative alla dipendenza da AOD portano spesso a scompensi psichiatrici, e l'aggravarsi dei disturbi
psichiatrici spesso porta ad una ricaduta nell'abuso di AODix.

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Anche in relazione alla strutturazione di programmi terapeutici, la presenza di una “doppia diagnosi” rende l’iter
terapeutico più complesso, fragile e con una maggiore necessità di capacità dinamiche e di adattamento alle diverse
necessità del paziente.
Su questo tema di grande attualità il Gruppo Tecnico interregionale ha dedicato un intero incontro durante il quale oltre
ad una discussione generale è stato illustrato un protocollo di ricerca che, congiuntamente l'Università di Torino e la
Regione Piemonte stanno avviando sul tema doppia diagnosi e droghe sintetiche.
Nella relazione della Regione Piemonte è illustrato il protocollo operativo.
Durante il prossimo anno sarà organizzato un incontro tematico si Droghe Sintetiche e Doppia Diagnosi, molto
probabilmente a Torino o in altra città del Piemonte.
-----------------------------
1
 Landry, MJ, Smith, DE, and Steinberg, JR. Anxiety, depression, and substance use disorders: diagnosis, treatment, and
prescribing practices. Journal of Psychoactive Drugs 23(4):397-416, 1991.
2
 Lehman, AF, Myers, CP, and Corty, E. Assessment and classification of patients with psychiatric and substance abuse
syndromes. Hospital and Community Psychiatry 40(10):1019-1030, 1989.
1
 Goldsmith RJ: Overview of psychiatric comorbidity. Practical and Theoretic consideration. Psychiatr. Clin. North.
Am. 1999 Jun; 22(2):331-49
1
  Meyer, RE. How to understand the relationship between psychopathology and addictive disorders: another example of
the chicken and the egg. In: Meyer, R.E., ed. Psychopathology and Addictive Disorders. N Y: Guilford Press, 1986.
1
 Bogenschutz MP, Nurnberg HG: Theoretical and metodological issues in psychiatric comorbidity. Harv . Rev.
Psychiatry 2000 May-Jun; 8(1): 18-24
1
    Tyrer P. comorbidity or consanguinity. Br. J. Psychiatry 1996; 168: 669-71.
1
    Tyrer P. Severe mental illness and substance misuse. BMJ 1999; 318: 137-8.
1
 Swofford CD Scheller-Gilkey G Miller AH Woolwine B Mance R: Double Jeopardy: schizophrenia and substance
use. Am. J. Drug Alcohol Abuse 2000 Aug; 26(3): 343-53
1
 Regier DA, Farmer ME, Rae DS, Locke BZ, Keith SJ Judd LL, et al. Co-morbidity of mental disorder with alcohol
and other drug abuse: results from an epidemiological catchment area (ECA) study. JAMA 1990; 264: 2511-8.
17
  Ross, HE, Glaser, FB, and Germanson, T. The prevalence of psychiatric disorders in patients with alcohol and other
drug problems. Archives of General Psychiatry 45:1023-1031, 1988.
1
    Drake RE, Mueser KT: Psychosocial approaches to dual diagnosis. Schizophr .Bull. 2000 26(1): 105-18,2

                                                           10
GLI STRUMENTI OPERATIVI

                               LE UNITA' DI STRADA

Le Unità di Strada, sono state individuate come un servizio essenziale nelle strategie di contrasto della diffusione e degli
effetti delle sostanze sintetiche.
Esse non vanno intese come servizio autonomo, a sè stante, bensì come il servizio che esce fuori dalle propria sede per
affrontare il problema là dove questo si manifesta, come articolazione del servizio più complessivo che si organizza per
dare le risposte più adeguate ai bisogni riscontrati, e quando gestite da associazioni, come servizio che opera al di fuori
di uno stretto collegamento con gli altri servizi del territorio o di una logica di rete
Le Unità di Strada sono nate e si sono sviluppate in una logica di Riduzione del Danno rivolta essenzialmente ai
tossicodipendenti da eroina che per i più diversi motivi non fanno o non fanno più riferimento ai servizi.
Ragionare sugli interventi di strada e le nuove droghe vuol dire spostare in questa area la cultura degli interventi di
Riduzione del Danno che hanno contraddistinto, in genere, la progettualità degli operatori nell’ambito delle attività
volte a modificare i comportamenti a rischio legati all'assunzione di eroina per via iniettiva.
Tutta una filosofia di intervento volta a prendere contatto con i soggetti a rischio, a modificare i comportamenti a
rischio, ad incidere sulle scene aperte in quanto luogo di traffico e di consumo, a cercare di differenziare e prevenire i
pericoli connessi alle varie fasi che contraddistinguono l’assunzione di una sostanza, deve essere reinventata in rapporto
ad una popolazione di consumatori sostanzialmente diversa da quella per la quale i Servizi, pubblici e privati, si sono
attrezzati in questi anni. La stesa cosa vale per la costruzione di mediazioni possibili con la popolazione dei consumatori
e con i diversi attori, istituzionali o no, presenti sulla scena in cui si opera, e per l’attenzione all’ambiente-luogo di
intervento, per cercare di migliorarlo al fine di diminuire i rischi per tutti, consumatori o meno di sostanze.
Centrale appare quindi il ruolo della formazione, per evitare improvvisazioni che traducano semplicemente modelli
sulla base di generalizzazioni superficiali.
Un’équipe che voglia operare nell’ambito delle nuove droghe e dei nuovi consumi, pensando ad un target
adolescenziale o di giovani adulti, deve innanzi tutto procedere con un’attenta mappatura del territorio in cui si troverà
ad agire. Questo vuol dire promuovere una prima attività di ricerca rispetto a quali sono i locali maggiormente
frequentati dai giovani, quali sono le fasce orarie più frequentate, quale presenza di sostanze o di comportamenti a
rischio si riscontra nelle diverse situazioni, …
Pensando ai luoghi di ritrovo una prima distinzione va sicuramente tenuta presente: esistono luoghi appartenenti al
circuito commerciale (pub, discoteche, …) ed esistono luoghi al di fuori di tale circuito (per esempio i centri sociali).
Quanto qui riportato fa riferimento fondamentalmente alla prima situazione anche se alcuni concetti possono essere
estesi anche al secondo caso.
La formazione dell’équipe riveste un ruolo fondamentale, come in tutti i progetti. Una formazione adeguata deve
sviluppare almeno i seguenti temi:
a) Conoscenza delle sostanze
b) Conoscenza dei diversi effetti delle diverse sostanze
c) Conoscenza del “mondo della notte”, dei ritmi che lo scandiscono, dei piaceri che lo attraversano.
Queste tre aree tematiche sono tutte importanti, al fine di incidere in maniera rilevante rispetto ai comportamenti a
rischio connessi all’area delle cosiddette “nuove droghe”. Le sostanze psicoattive, infatti, sono sempre più numerose e
sempre più con effetti diversi. E’ necessario che gli operatori siano concorrenziali ( sia rispetto ai canali informali
attraverso cui i giovani attingono informazioni, ad es. internet, sia rispetto ai coetanei) riguardo alle informazioni sulle
conseguenze, piacevoli e spiacevoli, connesse all’assunzione di queste sostanze; che siano vissuti come portatori di
informazioni “oggettive” che se da un lato mettono in risalto i vari aspetti più o meno pericolosi, dall’altro restituiscono
al giovane, potenziale consumatore, la responsabilità della scelta di assumere o no. Per questo è importante conoscere
anche i piaceri che attraversano un evento, quali sostanze si sposano meglio con quali musiche, possibilità e piaceri
alternativi; in altre parole è bene che l’operatore sappia anche vivere l’evento su cui agisce, ne sappia cogliere il ritmo e
gli umori.
Padroneggiare la conoscenza delle sostanze è realmente un punto-cardine per tali tipi di intervento: saper riconoscere un
viaggio da acido, saper tranquillizzare una persona rispetto alla fase del viaggio che sta vivendo, distinguere ketamina
da ecstasy, saper spiegare cos’è il popper, … sono tutte cose che devono, in un certo senso, costituire l’ABC di chi
interviene in questo settore. Differenziare le sostanze vuole infatti dire saper differenziare gli effetti e, quindi, saper
anche differenziare i rischi e le informazioni che devono essere date nelle diverse situazioni.

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L’équipe deve essere adeguata al tipo di attività che si andrà a fare. E’ bene infatti tenere ben presente che gli eventi
musicali all’interno dei quali gli operatori dovranno essere presenti sono in genere “di lunga durata” e questo non deve
comportare cali di attenzione ma, anzi, un aumento della stessa man mano che la durata dell’evento prosegue, in quanto
quello che si verifica col passare delle ore è un incremento di stanchezza, di problemi legati all'uso di uso di sostanze, di
rischi. Non sarà mai inutile sottolineare fortemente questo aspetto in quanto ciò comporta precise scelte organizzative,
sia che si parli di interventi gestiti da operatori pubblici sia che si parli del privato sociale. Gli operatori saranno
fondamentalmente operatori “della notte” e delle feste che l’attraversano ed andranno ad incrementare il numero di
persone che lavorano in queste fasce orarie, piuttosto che durante il giorno.
L’intervento si svolgerà in luoghi di forte aggregazione con centinaia, migliaia di persone che vedono negli operatori un
punto di riferimento sulla tutela della salute ma che li accetteranno nella misura in cui gli operatori saranno dentro la
festa e non contro di essa, presenti ma non interferenti con lo svolgimento della stessa. E’ fondamentale saper coniugare
il momento informativo rendendolo un tutt’uno con l’entertainement creando quello che alcuni hanno chiamato “info-
tainement”. Attirare le persone, informarle, fare in modo che ci si possa divertire tutti di più mentre si acquisiscono
spirito critico, meccanismi di controllo, personale o di gruppo, rispetto ai possibili rischi. Creare occasioni di tal genere
vuol dire entrare in un’ottica di scambio, basata sul dare/ricevere informazioni, che riconosce anche i consumatori di
sostanze come fonte di “saperi” e di informazioni; saperi ed informazioni che possono essere spesi sia nei confronti
dell’équipe sia nei confronti dei pari.
La dimensione del gruppo non va trascurata in quanto i pari sono coloro che possono consentire una maggior
circolazione di informazioni, possono svolgere i primi interventi di orientamento, di sostegno e di aiuto in molte
situazioni. Gli amici sono probabilmente molto più efficaci di tanti operatori nel impatto con una persona che sta
vivendo sensazioni spiacevoli in seguito all’assunzione di una sostanza purché, ovviamente, siano informati su cosa
fare, a chi chiedere aiuto; un buon progetto deve, quando possibile, vedere un attivo coinvolgimento del gruppo dei pari.
Il gruppo può essere educato a svolgere una forte azione di tutela rispetto ad un proprio membro in difficoltà (chi non ha
bevuto alcolici può guidare la macchina di un altro con alcolemia elevata, …)
Il rapporto con l’aspetto commerciale (il mondo degli imprenditori) deve essere tenuto in forte considerazione. Agire in
discoteca o in altro locale vuol dire comunque operare in un luogo che è fonte di guadagno legale per alcune persone e,
contemporaneamente, fonte di consumo e di guadagno illegale per altre. Questi due mondi, in genere, si sfiorano o
possono convivere ignorandosi reciprocamente ma, una volta che si attua un intervento di Riduzione dei Rischi, queste
contraddizioni divengono facilmente visibili: il gestore del locale “sa” ma, in un certo senso, “tutti sanno”. E’ quindi di
fondamentale importanza che un progetto sia costruito con il consenso dei diversi attori coinvolti che devono essere veri
sponsor dell’iniziativa, non tanto sotto l’aspetto finanziario quanto sotto quello culturale e gestionale. Per fare un
esempio non si tratta, in tali situazioni, di combattere l’uso di alcolici quanto piuttosto di prevenirne l’abuso o, qualora
questo avvenga, fare in modo che vi siano meno rischi per tutti.
Informare sui rischi dell'uso per prevenire i fenomeni di abuso e di dipendenza (con i relativi problemi). Su questo
slogan è possibile costruire mediazioni ed alleanze sia all’interno del mondo degli imprenditori sia all’interno del
mondo dei consumatori.
Informare sui rischi, ridurre i rischi ed il danno non vuol dire eliminare i rischi ed il danno. Anche di questo gli
operatori devono essere consapevoli.
Il divertirsi, l’usare sostanze legali e/o illegali, l’essere giovani sono tutti elementi che, in maniera diversa, si intrecciano
con le tematiche del sesso sicuro e della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Anche questo è un
settore di intervento difficilmente scindibile da quanto sopra esposto ed è impensabile operare su un fenomeno (uso di
sostanze) senza intervenire anche sull’altro (comportamenti sessuali a rischio).
In particolare considerazione va poi tenuto il fatto che, in tali situazioni, l’assunzione di sostanze e di alcool abbassa
notevolmente la soglia di attenzione e facilita la messa in atto di comportamenti che, normalmente, non si
adotterebbero. Non si deve pensare soltanto all’utilizzo del profilattico durante un rapporto sessuale (anche se una forte
sottolineatura di tale aspetto deve sempre essere presente) ma anche dei comportamenti che in assoluto si adottano: per
le ragazze, per es., salire in macchina od appartarsi con sconosciuti; per i ragazzi una maggior aggressività nelle
situazioni, errori di interpretazione del comportamento di altre persone che, sotto l’effetto di sostanze, ci sembrano più
disponibili nei nostri confronti oppure, al contrario, più aggressive.
Da quanto fin qui esposto appare chiaro che la formazione, in un certo senso, è più ampia di quanto in genere viene
fatto per chi opera dell’ambito degli interventi di strada “classici” in quanto le variabili in campo (numero di sostanze,
legali e illegali; interlocutori; tipologia delle situazioni e numerosità dei consumatori; …) sono estremamente elevate.
L’ultimo punto da tenere presente nella formazione e nei progetti riguardo a quale formazione sia opportuna per queste
équipe è che ogni intervento ha, comunque, una sua specificità che va colta e, in seconda battuta, ogni volta si tratta di
scrivere progetti nuovi per situazioni nuove. Il patrimonio di esperienza è importante per gli errori che ci fa evitare; poi
c’è l’osservazione della realtà, dei giovani che l’abitano, della sua musica. Poi c’è la strada, la notte e le sue ombre.
Le scelte sono due: o si è presenti o si è assenti.
Con questi presupposti è stato organizzato il 19 ottobre 1999, presso l’ISS, un incontro nazionale delle Unità di Strada,
che ha visto la partecipazione di oltre 130 operatori direttamente impegnati nel lavoro di strada.
Nel corso dell’incontro si è riscontrata la necessità dell’attivazione di un coordinamento nazionale, formato da
rappresentanti dei coordinamenti regionali che vanno a loro volta attivati e che ne sono il presupposto fondamentale.
Come obiettivi fondamentali del coordinamento sono stati evidenziati:

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-     Individuare ed armonizzare una metodologia comune di raccolta dati delle attività delle UdS, al fine di avere dati
      confrontabili, nonchè riferimenti unitari;
- Individuare gli indicatori minimi indispensabili per il funzionamento e gli indicatori di qualità e di risultato, non
      solo come necessità in sè ma anche per i prossimi adempimenti previsti dalle normative nazionali
      sull’autorizzazione al funzionamento e l’accreditamento, alle quali le Regioni sono chiamate a provvedere al più
      presto;
- Individuare il complesso delle UdS che operano, i settori di intervento e le attività svolte;
- Individuare e condividere le esperienze più significative e le “buone pratiche” al fine di promuoverle e diffonderle,
      e quindi dare carattere di scientificità agli interventi delle UdS;
- Approfondire in seminari specifici, tenendo anche conto delle esperienze più significative, le metodologie e gli
      strumenti possibili di intervento.
Va rilevato che si sono evidenziate molte difficoltà nella costituzione del proposto coordinamento nazionale in quanto
le risposte delle Regioni sono state o assenti o molto parziali.
Queste difficoltà non ne inficiano la necessità per cui si cercheranno ancora le modalità migliori per arrivare alla
costituzione del coordinamento
All’interno del gruppo tecnico interregionale sono stati individuate, in particolare, tre attività, condotte da alcune UdS in
diverse zone del territorio nazionale, che meritano una particolare attenzione e uno studio specifico per la loro grande
potenzialità e per la possibilità di diffusione: l’intervento notturno davanti alle discoteche, con materiale informativo e
sanitario, come i profilattici, e con gli alcoolimetri per un’azione educativa preventiva; l’intervento nei grandi eventi o
raduni musicali sempre con una finalità preventiva educativa; il Centro di counselling mobile per affrontare il disagio
giovanile non ancora caratterizzato sintomatologicamente.
Queste attività, che di seguito verranno trattate più estesamente, non esauriscono affatto la gamma degli interventi
possibili e di fatto attuati.

    I CENTRI DI COUNSELLING O DI ASCOLTO

Perché una persona si rivolga volontariamente o accetti di entrare in rapporto con un servizio, pubblico o privato, per le
tossicodipendenze bisogna che si realizzino alcune condizioni fondamentali due delle quali devono essere tenute
particolarmente presenti da chi opera nel campo delle droghe sintetiche:
- La prima, indispensabile, è che la persona senta, pensi di avere bisogno di aiuto a causa del suo rapporto con le
     sostanze, pensi di non farcela da solo, pensi che il suo rapporto con le sostanze sia un problema, si senta “malato”.
     Il Sert è un servizio fortemente caratterizzato, almeno per come si è connotato, organizzato e definito finora, non si
     presta ad equivoci o fraintentimenti: è il servizio dei tossicodipendenti e, più in particolare, degli eroinomani, così
     come il servizio psichiatrico è il servizio di chi ha disturbi mentali e non di altri. Per rivolgersi ad esso la persona
     interessata deve compiere un percorso interno molto complesso e difficile, deve cioè progressivamente definirsi
     tossicodipendente o con forti problemi di rapporto con la sostanza, deve sentirsi in stato di bisogno o, se si vuole,
     malato; quando vi si rivolge, lo fa per chiedere aiuto e lo fa con le sue modalità, remissive o aggressive, con le sue
     difese, con le sue chiarezze o confusioni, con le sue richieste, pertinenti o meno. E’ praticamente impossibile, se
     non per costrizione o per paura di sanzioni, (ma per quanto tempo e con che risultati?) che qualcuno decida di
     curarsi se non si pensa malato, di entrare in trattamenti clinici se non ritiene di aver bisogno, di frequentare un
     luogo caratterizzato sintomatologicamente se non ci si riconosce in quelle condizioni. Nessun servizio sanitario o
     socio sanitario, nessun ambulatorio è frequentato da chi non è malato, se non i servizi di prevenzione,
     dichiaratamente tali, da chi ha paura di ammalarsi o vuole preservare il proprio benessere fisico.
- La seconda condizione è che la persona pensi, sappia di ottenere, di trovare nel servizio al quale si rivolge la
     risposta che cerca o il soddisfacimento del suo bisogno. Nessuno va in un posto che ritiene inadatto per se, o
     incapace o impossibilitato a rispondere o non adeguato. Questo si esalta enormemente quando i servizi offrono
     risposte e trattamenti predefiniti, uguali per tutti, a prescindere dalla condizione del soggetto che si presenta loro, o
     quando hanno una varietà di offerte terapeutiche, che per quanto presentate aulicamente, si riducono ad una. Questo
     la persona che si rivolge al servizio lo sa bene prima, perché, in ogni caso, tutti i servizi danno all’esterno
     un’immagine precisa, definita di se, sia in termini di offerte e opportunità che in termini di rapporti interni, di
     coesione e coerenza di risposta, oltre che di garanzia di riservatezza, come sanno bene tutti coloro che operano in
     centri piccoli. Nell’accesso, oltre al contenuto, ha grande rilievo anche la forma, cioè le modalità di accoglienza e

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di trattamento, questa volta non clinico, che si ricevono all’interno; ed allora i vetri divisori che indicano una paura
     di rapporto e di contatto degli operatori, le guardie giurate armate che definiscono il soggetto pericoloso,
     l’abbandono degli spazi di attesa che ripropongono così, in qualche misura, la piazza, il degrado ambientale
     assumono un’importanza fondamentale nella decisione del soggetto di rivolgersi al servizio.
In questo quadro il Gruppo Tecnico, ritenendo che vada attentamente approfondito il problema di dove accogliere e
trattare i consumatori di droghe sintetiche, o meglio i consumatori che non hanno ancora maturato una stato di
tossicodipendenza, se all’interno del Servizio in cui vengono trattati i soggetti con anni di tossicodipendenza alle spalle,
servizio generalmente connotato in modo netto dal punto di vista sintomatologico, o se in spazi specifici che non
favoriscono di per sé l’insorgere di una identità negativa, ha posto particolare interesse ad alcuni modelli di Centri di
Counselling o di Ascolto.
Questi, che possono assumere nomi diversi secondo le zone, sono luoghi, ambulatori, servizi collocati al di fuori dal
Sert, gestiti direttamente dal servizio stesso con i propri operatori o da Enti o Associazioni in stretto rapporto con esso e
che, nell’esperienza attuale, si occupano essenzialmente delle cosiddette Nuove Droghe o Nuovi Utilizzi, a livello di
accoglienza, di counselling, di trattamenti clinici brevi, di informazione e prevenzione, di collegamento con agenzie che
si occupano o lavorano con i giovani, di riduzione dei rischi collaborando alle attività delle UdS, di accoglienza dei
segnalati per l’art. 121 del DPR 309/90.

CENTRO DI COUNSELLING O DI ASCOLTO
Organizzativamente un Centro di Counselling o di Ascolto può prevedere i seguenti aspetti:
Sede Autonoma
Centro specifico che non si caratterizza per trattamenti o interventi su problematiche a forte caratterizzazione
sintomatologica.
Sede separata dal Ser.T. presso una sede propria o presso il Consultorio o comunque presso un servizio non
caratterizzato dal punto di vista sintomatologico o nello stesso stabile del Sert ma con una netta differenziazione di
spazi, di personale e di orgaizzazione
Si connota per interventi di informazione, consulenza e valutazione delle problematiche dai soggetti che si presentano o
fanno richieste telefoniche al Centro
A chi si rivolge
Ai consumatori di sostanze ricreazionali che prevalentemente non danno dipendenza
A chi ancora non ha definito una condizione di dipendenza da sostanze
Ai familiari
Agli insegnanti
Agli operatori dei Servizi
Risorse operative
Operatori professionali ( Psicologi, Educatori Professionali, Assistenti Sociali) con esperienza e formazione di lavoro
sui e con i giovani e sulle dipendenze giovanili
Coinvolgimento di operatori che volontariamente o per specifici progetti operano nel settore (disk operator, operatori di
strada) con esperienza di interventi mirati ai luoghi di aggregazione giovanili ed alle discoteche
Servizi ed enti di collegamento
Ser.T
Servizio di Salute Mentale
Consultorio Giovani e U.O. Servizio Materno- Infantile
Laboratorio analisi
Pronto soccorso
Animatori di strada del Comune ove operanti
Centri di Aggregazione Giovanile
Unità di strada dell'AUSL o di Associazioni private che operano nel settore
Disk operator dell’Azienda o del Comune o di Associazioni
Osservatorio interistituzionale giovani del Comune ove operante
Raccolta epidemiologica
Raccolta dati del Centro attraverso una cartella socio-sanitaria possibilmente informatizzata, possibilmente la stessa del
servizio di riferimento o integrabile ad essa
Ricerche sperimentali e di indagine conoscitiva anche in collaborazione con l’Università
Materiale di documentazione
Materiale informativo su nuove sostanze di consumo giovanili e nuove modalità di consumo realizzato dal Centro e in
collaborazione con eventuali altri progetti specifici del servizio di riferimento o di enti e associazioni operanti a livello
territoriale.
Produzione di elaborati scritti su attività del Centro
Raccolta di materiale informativo realizzato da Ministero Affari Sociali, Ministero della Sanità, Regioni, altri Ser.T. ed
Enti del privato sociale e del volontariato
Raccolta di ricerche e di materiale di aggiornamento sulle droghe sintetiche nazionale ed internazionale

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CENTRO DI COUNCELLING O DI ASCOLTO MOBILE
Oltre ai Centri di Counselling o di Ascolto, per così dire fissi, originali e di grande potenzialità, meritevoli di particolare
interesse, sono alcune esperienze di Centri di Ascolto Mobili, che attraverso un particolare sistema di informazione e di
contatti telefonici, accolgono chi lo richiede o sul mezzo mobile o in luoghi del tutto inusuali per la tradizionale attività
clinica, come i parchi o i giardini urbani o altri luoghi similari.
L'esperienza di questi Centri Mobili è particolarmente significativa in quanto vede la collaborazione tra più servizi
dell'AUSL (Sert e Materno Infantile) e i servizi comunali, con una diretta assunzione di responsabilità proprio dei
Comuni che sono i responsabili primi della programmazione sanitaria sul proprio territorio e delle attività volte alla
prevenzione del disagio e alla promozione dell'agio.
In questo quadro la legge di riferimento per il finanziamento dei progetti specifici non è solo la 45/99 ma anche 285/98,
e lo strumento di programmazione e di collaborazione è l'Accordo di Programma.
Pertanto l’impostazione del progetto stesso è il frutto di un lavoro concertativo e negoziato che dà spazio ai punti di
vista di chi è coinvolto nel servizio o intervento che si vuole attivare e si propone di incidere a livello generale e a
livello individuale, là dove necessario.
La prevenzione del disagio giovanile viene intesa come promozione del benessere della comunità nella quale vivono gli
adolescenti.
L’intervento quindi, consiste nell’attivazione o nel rafforzamento di una rete sociale, al fine di migliorare la condizione
dell’adolescente all’interno del suo contesto di riferimento. Secondariamente, tiene conto delle situazioni “a rischio”
cercando di sviluppare le potenzialità e le competenze dei giovani, allo scopo di prevenire l’assunzione di
comportamenti devianti. A tal fine, è importante il coinvolgimento delle agenzie (e quindi degli adulti significativi) che
maggiormente si rapportano ai giovani, in un’ottica di condivisione piuttosto che di “imposizione” dell’idea progettuale.
Si tratta, quindi, di offrire un nuovo Servizio che valorizzi le risorse esistenti sul territorio.
Allo stesso modo è importante utilizzare una nuova strategia d’incontro con gli adolescenti, in quanto, è sempre più
evidente una difficoltà, da parte dei giovani, ad accedere ai servizi creati per loro. Ciò sembra essere dovuto a più
fattori:
- la paura di essere “etichettati”, soprattutto dove il Servizio è fortemente connotato (come può esserlo ad esempio il
     Ser.T.);
- la riluttanza ad accettare norme e pratiche burocratiche che ostacolano il rapporto con il Servizio stesso.
Questo significa, quindi, incontrare i giovani nei loro luoghi abituali d’incontro, anziché aspettarli, il più delle volte
invano, nei luoghi che gli adulti hanno creato per loro, e offrire uno spazio destrutturato ed un incontro non formale.
Il camper o un furgone appositamente attrezzato pare un mezzo efficace come identificativo e come simbolo di ciò che
si vuol fare in quanto è un ottimo punto d’ascolto deistituzionalizzato ed risulta anche essere un mezzo che attira
l’attenzione più di ogni altro.
I ragazzi sono incuriositi dal camper per la sua caratteristica di “casa mobile”; esso stuzzica inoltre l’immaginazione su
ciò che si potrebbe trovare al suo interno. Su quest’ultimo punto può essere importante la proposta del camper come
“scatola vuota da riempire con le esperienze dei giovani” per far si che essi si approprino di questo spazio nel modo che
ritengono più utile. Il camper, dunque, è un luogo di discussione e di confronto ( tra di loro e/o con gli operatori) un
luogo dove potersi creare una “nicchia”in mezzo al caos esterno e anche un punto di lettura per i giovani che salgono e
vi trovano informazioni di diverso tipo senza necessariamente portarle con sé (dalla droga, alla sessualità, ai concerti, al
censimento delle associazioni presenti sul territorio fino a informazioni su servizio civile e scuola fornite dagli enti che
si occupano di giovani) e con la possibilità di discuterne assieme agli operatori. C’è la necessità di mantenere questo
punto di appoggio per loro fintanto che ciò che ognuno si “crea” nel camper, lo esprima al di fuori di esso. Questo può
essere il primo passo di un percorso. Il Ser.T. ed il Consultorio, principalmente, forniscono il materiale informativo
necessario e idoneo ai fini dell'informazione e della promozione. E' inoltre indispensabile la creazione di manifesti
specifici e di calendari per pubblicizzare maggiormente le date nelle quali il camper sarà presente nei vari luoghi o nei
vari paesi. Uno strumento essenziale è il cellulare con la pubblicizzazione del numero, per avere la possibilità di essere
contattati anche al di fuori degli orari di presenza nei luoghi. Il progetto va rivolto a coloro che non utilizzano i servizi
socio-sanitari, e quindi, non direttamente all’area della patologia o della devianza, ma a quell’insieme di difficoltà
tipiche dell’adolescenza che, caratterizzate da instabilità e fragilità, potrebbero condurre a disturbi più seri.
In altri termini, in un’ottica di prevenzione primaria e secondaria, il progetto si rivolge alla totalità della popolazione
adolescenziale, indipendentemente da rischi di devianza o da disagi patologici, offrendo l’opportunità per il giovane di
essere ascoltato ed aiutato al di fuori di un tipico ambito istituzionale.
Obiettivi di un tale progetto possono essere:
- Conoscere la realtà giovanile attuale e sul contesto;
- Instaurare un rapporto di fiducia con i singoli e gli eventuali gruppi di appartenenza;
- Porsi come “mediatori” nel rapporto tra mondo adolescenziale e mondo adulto;
- Fornire un punto di riferimento, non solo per informazioni generiche, ma anche per quegli argomenti che, nel corso
     della relazione, il giovane esprime come significativi, o per le tematiche che gli operatori ritengono utili al processo
     di crescita dell’adolescente;
- Porsi come interlocutori per quegli adulti che abbiano, in qualche maniera, un ruolo significativo nella vita
     dell’adolescente:

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