Come prevenire il burnout degli insegnanti ed evitare i maltrattamenti dei bambini a scuola
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2/2/2019 Come prevenire il burnout degli insegnanti ed evitare i maltrattamenti dei bambini a scuola - Nostrofiglio.it
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MALTRATTAMENTI A SCUOLA
Come prevenire il burnout degli
insegnanti ed evitare i
maltrattamenti dei bambini a
scuola
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Di Alice Dutto SCRIVI ALLA REDAZIONE
01 Febbraio 2019
Classi troppo numerose, stipendi non adeguati, eccessive
responsabilità, scarse opportunità di formazione personalizzata,
strutture inadeguate. Sono queste alcune delle criticità che
possono incidere negativamente sul comportamento degli Speciale vitamina D
educatori. Ecco come si potrebbero prevenire queste situazioni nei bambini
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B ambini strattonati, aggrediti verbalmente, lasciati al freddo, con il
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riscaldamento spento, ignorati mentre piangevano per la fame o il sonno. Quello di Nomi per bambini
Torino è solo l'ultimo caso di bambini maltrattati al nido.
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In Italia non esistono ancora dati u ciali sul fenomeno della violenza sui bambini
in ambito scolastico: a farne un quadro è stata l'associazione Via dei Colori, unica Calcolo lunghezza feto
rete nazionale che assiste le famiglie per i maltrattamenti dei bambini, psicologici e Calcolo DPP - Data presunta parto
sici, nell’universo scolastico. Calcolo percentili
Calcolo BMI - Indice di massa corporea
Dal 2010 l'ente ha ricevuto 14mila telefonate al numero verde (800 98 48 71),
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1.700 segnalazioni alla mail di supporto (sos@laviadeicolori.org), e ha gestito
150 processi, molti ancora in corso. Calcola altezza in base ai genitori
Hotel per bambini
«Negli anni abbiamo raccolto la nostra esperienza nell'Orec, l'Osservatorio sulle
Relazioni educative e di cura, che poi si è tradotto in un Progetto di ricerca
dedicato a strutture e operatori grazie a cui è stato realizzato un Protocollo per la
prevenzione di situazioni di questo tipo» spiega Ilaria Maggi, presidente
dell'associazione che ha fondato dopo la scoperta della tragica vicenda dell'asilo
23 Gennaio 2019
Cip-Ciop in cui suo glio era coinvolto. Gravidanza, i valori della
Beta-HCG
Maltrattamenti a scuola: che cosa succede alle maestre
«Dalla nostra esperienza abbiamo rilevato che sono vari gli elementi stressogeni, 01 Febbraio 2019
ma anche le condizioni cui tutto il personale scolastico viene quotidianamente Parto naturale, 68 foto
per sapere cosa avviene
sottoposto, che possono generare situazioni pericolose per i bambini».
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Secondo quanto rilevato dall'Osservatorio, le criticità che le insegnanti lamentano
più spesso sono:
classi eccessivamente numerose;
bambini con problematiche o patologie, non supportati adeguatamente dagli
insegnanti di sostegno;
situazioni amministrative e infrastrutturali non adeguate allo svolgimento delle
loro mansioni;
stipendi non adeguati;
eccessive responsabilità;
scarse opportunità di formazione personalizzata sulle e ettive esigenze dei
docenti;
lavoro altamente usurante;
mancanza di protocolli chiari per la gestione delle criticità;
inammissibilità di ricollocazione a mansioni meno stressanti anche per periodi
transitori in caso di criticità;
mancanza di supporto psicologico, pedagogico e supervisione;
strutture architettoniche e strumenti di lavoro inadeguati a supportare il lavoro
delle insegnanti.
«Il lavoro educativo è molto complesso, perché l'attrezzo del mestiere è lo stesso
insegnante, con le sue emozioni e la sua storia. Come in molte altre professioni, ma
forse in questa ancora di più, la scelta è spesso legata al proprio vissuto» sottolinea
Elena Bi , ricercatrice in pedagogia generale e sociale dell'Università di Milano-
Bicocca e responsabile di Viole-Lab, il laboratorio pedagogico sulla violenza ai
minori promosso da un gruppo di ricercatori in ambito pedagogico provenienti da
otto Atenei italiani.
Non tutti gli operatori, però, reagiscono nelle stesso modo a parità di condizioni
stressogene. «Sebbene ci sia un e ettivo rischio di burnout, cioè di esaurimento da
lavoro, per le professioni educative e assistenziali (secondo l’Osservatorio nazionale
salute e benessere dell’insegnante dell’università Lumsa di Roma ne so re il 67%
degli insegnanti, ndr) dalle ricerche condotte dai nostri Dipartimenti di Ricerca
emerge come ci siano delle diversità che condizionano le risposte degli individui.
Tra queste: la predisposizione psico sica e latenze psicologiche» evidenzia Ilaria
Maggi.
Come prevenire i maltrattamenti
Per evitare che episodi del genere si veri chino sarebbero necessarie diverse
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azioni:
1. Fare una selezione mirata
Secondo La Via dei Colori, «bisogna attivare un Protocollo di prevenzione tramite
cui identi care, n dalla selezione, l'insegnante potenzialmente pericoloso in modo
da indirizzarlo su mansioni che non prevedano la vicinanza con soggetti deboli».
2. Rendere consapevoli gli insegnanti
Molto importante sarebbe lavorare a una maggiore consapevolezza di sé da
parte degli insegnanti. «Già in fase di formazione gli educatori dovrebbero
ri ettere sulla propria storia educativa. Acquisire consapevolezza di come si
pongono in base alla loro esperienza - riprende Elena Bi -. Si tratta di un
passaggio fondamentale per riconoscere se la fatica che si sta facendo diventa più
grande del dovuto e se è il caso di chiedere aiuto».
3. Attivare una formazione professionale continua
La formazione dovrebbe essere continua nel tempo: «per aiutare i docenti a
stare all'interno di una relazione educativa, che prevede anche di dare dei limiti e di
contenere, senza però diventare vessatori, umilianti o violenti, in tutte le fasi della
loro vita e del loro lavoro».
4. Sostenere gli insegnanti attraverso il confronto di gruppo
In ultimo, il lavoro educativo dovrebbe essere sempre svolto in gruppo.
«Bisognerebbe mettere gli insegnanti in condizione di non trovarsi mai da soli con
le proprie fragilità, ma pensare a questa professione come un lavoro in équipe in
cui siano previsti momenti di confronto e ri essione con i colleghi. Ciò
permetterebbe anche agli altri di vedere un operatore a aticato e attivare le giuste
risorse per evitare che la situazione degeneri».
LEGGI ANCHE: Bambini maltrattati a scuola, le paure dei genitori
Quali sono i campanelli d'allarme per i genitori
Diversi sono i segnali che possono far emergere il sospetto di maltrattamenti nei
genitori. Grazie all'esperienza raccolta sul campo, tramite le perizie e i dati raccolti
in otto anni di lavoro, La Via dei Colori ha identi cato alcune analogie molto
importanti tra i casi.
«L'analisi dei sintomi dei maltrattamenti, ovvero le modalità con cui i bambini
manifestano il disagio in caso di maltrattamenti o abusi, ci ha permesso di
identi care dei campanelli di allarme che accomunano in larga parte tutti i casi di
cui ci occupiamo».
Il comportamento più di uso e trasversale ai diversi casi è il cambiamento
repentino immotivato: «Fra le prime cose che dovrebbero richiamare l'attenzione
ci sono i cambiamenti repentini nell'usuale modo di fare dei nostri cari che non
siano riconducibili a fatti conosciuti del loro quotidiano familiare».
Ad esempio, la fatica a dormire in un bambino che ha sempre dormito tranquillo;
una maggiore aggressività e scatti di violenza.
Tra i sintomi più comuni raccolti dall'associazione ci sono:
Segni più o meno evidenti di percosse o incuria non riconducibili a normali
bisticci o piccoli incidenti. Ad esempio, lussazioni da tiro, pannolino sporco con
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feci secche, bambino assetato o a amato.
Giochi troppo violenti o puntivi. Non si tratta di normali comportamenti legati
allo sviluppo, anche per imitazione, del bambino. Ma di «quei giochi così detti di
ruolo dove ad esempio i bimbi tendono a imitare comportamenti che non
possono aver visto in lm, dai genitori o in situazioni che frequentano
abitualmente. Parole o o ese che in casa non vengono usate o "punizioni
eccessive" a cui il bambino non può aver mai assistito. Nella nostra esperienza
sovente abbiamo incontrato bambini che chiudono le bambole in punizione
nell'armadio, o che le mettono faccia al muro. Questi sono campanelli di
allarme molto forti e che lasciano pochi dubbi».
Insorgenza apparentemente immotivata di nuove paure e ansie. Ad
esempio, la paura del buio o del lupo, che sono le più comuni, ma anche quella
dei dinosauri di plastica o della polizia, e così via.
Insorgenza di manie e ossessioni. Ad esempio, accendere e spegnere la luce,
mettere ossessivamente in la e divisi per colore i propri giochi.
Frequenti sbalzi d’umore e reazioni esagerate.
Insorgenza di tic e gesti tipici delle situazioni d’ansia. Ad esempio, mangiarsi
le unghie, mordersi il labbro no a farlo diventare rosso o il polsino della giacca.
Enuresi. Bimbi già “spannolinati” che tornano a farsi la pipì addosso sia nelle
ore diurne che notturne.
Encopresi. Di coltà a gestire il controllo s nterico e quindi di coltà a
trattenere le feci ma anche, all'opposto, ri uto categorico a defecare anche per
molti giorni.
Insonnia e disturbi del sonno.
Anoressia, bulimia e disturbi dell'alimentazione.
Ansia da separazione.
Disturbo dell’attaccamento.
Mutismo selettivo. Cioè si ri utano di rispondere soltanto a certe domande,
rispondendo “tutto bene” o “non ne voglio parlare”.Questo fenomeno si chiama
“mutismo selettivo” ed è un campanello di allarme spesso sottovalutato.
Pianti inconsolabili per motivazioni apparentemente futili.
LEGGI ANCHE: Come capire se un bimbo sta bene al nido
Che cosa possono fare i genitori
«Se si comincia a sospettare che il bambino non stia bene a scuola i genitori devono
fare la cosa più di cile di tutte: restare calmi e ascoltare il bambino facendogli
capire che può sfogarsi e che noi accogliamo ciò che ci sta dicendo, anche se ci
allarma» spiega Elena Bi .
In quel momento, infatti, il bambino ha bisogno di essere ascoltato. Non è detto che
stia segnalando un abuso, ma è corretto che senta di poter esprimere i propri
disagi. «Il genitore deve evitare di far percepire la propria angoscia al bambino o di
rivolgergli domande indagatorie, ad esempio: “allora, che cosa ti ha fatto la
maestra?”. Questo perché i bambini tendono a rispondere in base a ciò che
pensano voglia sentirsi dire l'adulto, quindi si rischia di scatenare una caccia alle
streghe che può avere e etti dannosi».
Una volta sentito il bambino, poi, la cosa migliore è quella di «confrontarsi con chi
lo conosce bene, per valutare insieme se davvero il bambino è cambiato. Questo
non vuole dire mandare un messaggio di allarme sulla chat di classe, ma chiedere al
proprio partner, ai nonni o ad altre mamme con cui si è in con denza».
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Quando la situazione è dubbia, «è prudente mettersi in contatto con un
professionista specializzato che possa guidare adeguatamente la famiglia prima
all'identi cazione del problema e successivamente sull'eventuale da farsi» conclude
Ilaria Maggi de La Via dei Colori.
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