AREE PROTETTE DEL TRENTINO - Speciale della rivista "Terra Trentina" - Provincia ...
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SOMMARIO
Le aree protette del Trentino:
una strategia lunga 50 anni PAG. 4
I Parchi come occasione
per immaginare il futuro PAG. 8
AREE
PROTETTE
DEL
TRENTINO
Speciale della rivista “Terra Trentina” MARZO 2018
PARCO
SPECIALE DELLA RIVISTA NATURALE
“TERRA TRENTINA” PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO PAG. 10
i
PROVINCIA AUTONOMA
DI TRENTO
PARCO
NATURALE
Direttore responsabile ADAMELLO
Gianpaolo Pedrotti
BRENTA PAG. 30
Coordinatore editoriale
Corrado Zanetti
Segreteria di redazione
Marina Malcotti
REDAZIONE
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Tel. 0461 494614 - Fax. 0461 494615
terratrentina@provincia.tn.it
PARCO
GRAFICA NAZIONALE
Giada Pedrini
DELLO
STELVIO PAG. 52
Chiuso in redazione
10 marzo 2018
LE RETI
In copertina Lago d’Ampola. DI RISERVE PAG. 68
Foto Archivio Reti di Riserve Alpi LedrensiAREE
PROTETTE
DEL
4 TRENTINO
Le aree protette
del Trentino:
una strategia
lunga 50 anni
di Mauro Gilmozzi,
As ses sore all’ambiente della Provincia autonoma di Trento
Foto Michele ZeniAREE
PROTETTE
DEL
TRENTINO 5
L’intuizione del Piano Urbanistico Provinciale 1988: I parchi deventano operativi
Nel 1967 veniva varato dalla Provincia autonoma di Tren- Rimasti sulla carta per 20 anni, quasi esclusivamente
to il Piano Urbanistico Provinciale, il primo strumento di come vincolo urbanistico, i Parchi naturali diventano ope-
pianificazione territoriale di area vasta concepito in Italia. rativi a seguito della Legge provinciale n. 18 del 1988,
Una delle principali intuizioni di quel Piano fu senz’altro la dando risposta alle forti istanze di autogoverno da parte
previsione di due grandi Parchi naturali, il Parco Naturale delle comunità locali.
Adamello Brenta e il Parco Naturale Paneveggio Pale Ecco un’altra grande innovazione: fino a quel momento
di San Martino. le aree protette, in tutta Italia, erano un istituto fortemen-
te centralistico, spesso imposto alle comunità locali, non
Dopo un ventennio, con la legge provinciale 18/88, ven- compreso e per questo spesso avversato. La L.P. 18/88
nero istituiti gli enti di gestione dei parchi come li cono- introduce invece, per prima in Italia, il principio innovativo
sciamo oggi, e da lì iniziò il loro vero viaggio. della sussidiarietà basata sulla consapevolezza e sulla
responsabilità: una scommessa innanzitutto culturale,
Per celebrare queste due importanti ricorrenze per i Par- che possiamo dire essere stata vinta, malgrado qualche
chi, i 50 anni dal loro “disegno” e i 30 anni dalla loro isti- inevitabile errore e qualche contraddizione.
tuzione, si è deciso di proporre una serie di iniziative che,
dall’autunno del 2017 alla primavera 2018, offrano l’oc- Dopo aver completato la complessa fase della pianifica-
casione di riflettere su questa bella storia del Trentino, fat- zione negli anni Novanta, i parchi nei primi anni del Due-
ta di tutela della natura, di sviluppo sostenibile, di saperi mila diventano protagonisti di una stagione molto dinami-
e di cultura del territorio e del patrimonio ambientale. Una ca e, ancora una volta, di innovazione: attraverso progetti
storia che è caratterizzata, in particolare, da un concetto, molto concreti e di successo, nel campo “proprio” della
l’innovazione, che possiamo individuare come il filo con- conservazione e della ricerca ma anche nel nuovo campo
duttore dell’esperienza dei Parchi trentini. del turismo sostenibile, della mobilità sostenibile e delle
certificazioni ambientali, distinguendosi probabilmente
come i primi interpreti a livello locale dello sviluppo so-
La prima innovazione riguarda certamente l’individua-
stenibile.
zione, nel 1967, dei due Parchi Naturali provinciali, che
possono essere considerati, sotto il profilo puramente ur-
banistico, i primi Parchi regionali/provinciali in Italia,
precedenti a quelli istituiti da altre Regioni, Lombardia e
Piemonte in primis, a partire dagli anni Settanta. Se oggi
le aree protette in Italia sono più di mille, e interessano
oltre l’11% del territorio italiano, fino ad allora esisteva-
no solo i quattro parchi nazionali istituiti tra il 1922 e il
1935: Gran Paradiso, Abruzzo, Circeo e Stelvio. Quest’ul-
timo, pur interessando per una parte anche il territorio
trentino, oltre alla Lombardia e all’Alto Adige, per molto
tempo è stato considerato come una cosa “altra”: istituito
dal regime fascista e gestito dallo Stato, è stato vissuto
come un’imposizione, con molti vincoli e pochi vantaggi.
Per questo possiamo dire che la storia delle aree protette
in Trentino è iniziata nel 1967, con i due parchi provinciali.
Va detto subito che anche i Parchi di allora nacquero con
un approccio fortemente conservazionistico, tanto che
nella relazione del PUP si prevedeva addirittura “il divie-
to di ogni presenza umana (…), per non alterare la loro
predisposizione alla contemplazione e al silenzio”. Questo
approccio ha impedito, di fatto, l’accettazione e il decol-
lo dei nostri parchi per circa vent’anni, periodo nel quale
sono rimasti sulla carta, svolgendo un ruolo, prezioso ma
limitato, di esclusiva tutela urbanistica. Questo ha prodot-
to una cultura “antiparco” che ancora oggi comporta diffi-
denze e timori di ingessamento del territorio.
Foto Lorenzo ZanghielliAREE
PROTETTE
DEL
6 TRENTINO
Alla classica dimensione tutelare e culturale si affianca La riforma del 2007 “inventa” le Reti di Riserve
in quegli anni anche la nuova dimensione economica e
sociale dei parchi, che si confrontano con i settori pro- L’importante esperienza dei parchi provinciali ha costitu-
duttivi, forti della consapevolezza di costituire una risorsa ito la premessa culturale per la riforma introdotta dalla
preziosa per il territorio e di essere portatori di un mo- Legge provinciale 11/07, la nuova legge sul governo del
dello di sviluppo diverso, orientato al futuro e proprio per territorio, che aggiorna le finalità delle aree protette, intro-
questo necessario, da promuovere e difendere. Sul piano ducendo il richiamo a una gestione idonea a realizzare
sociale, il terreno dei parchi è quello della partecipazio- l’integrazione tra uomo e ambiente naturale e ufficializ-
ne della popolazione locale e dei portatori di interesse zando l’impegno nel campo della formazione in materia
attorno a propri progetti e ai nuovi piani. Ancora una volta di tutela e di valorizzazione ambientale e naturalistica,
i parchi sono portatori di innovazione, sperimentando un che si dimostra elemento cruciale per favorire il cambia-
nuovo approccio inclusivo alle proprie scelte. mento attraverso il dialogo nella gestione dei conflitti insiti
L’Uomo ora è al centro delle politiche dei Parchi, e così si nell’uso del territorio.
segna la definitiva presa di distanza dal modello di parco Per i parchi la L.P. 11/07 è importante anche perché affi-
del 1967. da loro il ruolo di tutori della biodiversità, secondo il nuovo
Laghetto Welsperg e cime della Val Canali.
Foto Carlo A.TurraAREE
PROTETTE
DEL
TRENTINO 7
approccio di gestione della rete Natura 2000 introdotto Provincia. Inoltre, le Reti impostano la propria strategia
dalla direttiva Habitat. gestionale su due pilastri, la conservazione, prevalente-
mente declinata nel senso di “tutela attiva”, e lo sviluppo
Ma, soprattutto, la legge 11/07 segna un punto di svolta sostenibile, diventando così strumento di integrazione
nella politica delle aree protette con l’”invenzione” della delle politiche territoriali ed economiche.
Rete di Riserve, un nuovo istituto di gestione del sistema Per certi versi, si può dire che le Reti interpretino il nuovo
delle piccole aree protette e dei siti di Natura 2000, fino a paradigma del paesaggio, affermato dal PUP del 2008,
quel momento fortemente osteggiato e considerato come non più come espressione del conflitto tra tutela ambien-
puro elemento di vincolo territoriale, imposto dall’alto. tale e sviluppo, ma come alleanza tra le due dimensioni.
Le Reti di Riserve rovesciano questa logica, visto che na- Certamente, questo modello rende anche più comprensi-
scono “dal basso”, per volontà delle amministrazioni loca- bile e democratica la conservazione della Natura avvici-
li e a seguito di processi partecipativi che coinvolgono il nandola al livello dei residenti, così che la filiera di Natura
territorio e, in base al principio della sussidiarietà respon- 2000 – normalmente basata su tre livelli: Europa, Stato,
sabile, affidano la gestione delle piccole aree protette agli Regione – si allunga a un quarto livello, quello degli Enti
enti locali, sulla base di un accordo di programma con la locali, vero terminale dei benefici della conservazione del-
la natura.
Oggi le Reti di Riserve istituite sono dieci e rappresentano
un modello gestionale innovativo, riconosciuto anche a li-
vello internazionale grazie ai progetti europei come il Life
TEN e al recente ottenimento della Carta Europea del Tu-
rismo Sostenibile (CETS) da parte del sistema provinciale
delle Reti di Riserve, riconoscimento che si aggiunge a
quello già ottenuto negli anni scorsi dai Parchi provinciali.
A questo sistema di Reti - che potrebbe coinvolgere pros-
simamente anche altri territori, come l’asta del Fiume
Brenta, il Lagorai o i Lessini – si affianca la Riserva della
Biosfera UNESCO delle Alpi Ledrensi e Judicaria: un altro
prestigioso riconoscimento internazionale, ottenuto nel
2015, che consolida la convinzione di aver imboccato la
strada giusta, in linea con le moderne strategie interna-
zionali.
Anche il Parco dello Stelvio entra nel sistema
I principi-base di questo modello gestionale, la “sussidia-
rietà responsabile”, la “partecipazione” e l’”integrazione
delle politiche di conservazione e di sviluppo”, nonchè le
esperienze in termini di governance e di buone pratiche
maturate dai Parchi, hanno guidato la Provincia anche
nella recente riforma del Parco Nazionale dello Stelvio,
l’ultimo importante capitolo della politica delle aree pro-
tette trentine, di cui si dirà nelle pagine di questo numero
speciale.
Le Reti e il Parco Nazionale dello Stelvio, a scale diverse,
reinterpretano il modello di gestione in rete dei beni am-
bientali introdotto con successo nelle Dolomiti - Patrimo-
nio dell’Umanità e oggi studiato a livello internazionale,
dove è stata sperimentata una governance che supera
i confini delle singole amministrazioni ed esperienze per
creare un terreno di reale confronto e di progresso sociale
e culturale comune.AREE
PROTETTE
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I Parchi come occasione
per immaginare il futuro
Claudio Ferrari
Dirigente Ser vizio Aree Protet te e Sviluppo Sostenibile
Grazie alla lungimiranza di 50 anni fa ed alla tensione in-
novativa che ha caratterizzato i decenni successivi, oggi
il Trentino ha un sistema di aree protette molto vasto e
articolato, all’avanguardia nazionale.
Con un terzo del territorio tutelato, in Italia possiamo con-
siderarci la Regione dei parchi (o della natura protetta).
Come Trentino, abbiamo pertanto l’opportunità di spen-
dere questa carta anche nel marketing turistico: si tratta
di uno snodo fondamentale, soprattutto per orientare le
scelte di politica turistica verso modelli indirizzati più sulla
qualità che sulla massa, e dove l’ambiente e la natura
vengano riconosciuti fino in fondo come la nostra princi-
pale risorsa.AREE
PROTETTE
DEL
TRENTINO 9
Contemporaneamente, occorre ricordare che il Parco
rimane pur sempre un istituto di tutela, ragione per cui
deve mantenere un ruolo di “sentinella”, da giocare più
sul piano culturale che su quello della norma, in un rap-
porto dialettico con la propria comunità, con il preciso
compito di indicare il senso del limite.
Anche in questo senso le aree protette non devono per-
dere la capacità di elaborazione progettuale e il ruolo di
agenti di innovazione che le hanno caratterizzate fin qui.
I cinquant’anni dell’istituzione Parco sono dunque l’oc-
casione per ripercorrere una storia fatta di conoscenze
scientifiche, di tutela della natura, di sviluppo sostenibile,
di saperi e cultura del patrimonio, di ecoturismo, e per ri-
flettere su come è evoluto nel frattempo il concetto stesso
di conservazione della natura.
Nelle pagine di questo numero speciale di Terra Trentina
si dipanerà il filo di questo lungo racconto, che guarda
lontano: perchè i Parchi non sono solo recupero della
“memoria”, ma anche e soprattutto occasione per imma-
ginare il futuro.AREE
PROTETTE
DEL
10 TRENTINO
Passo Rolle, Pale di S.Martino - Baita Segantini. Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. - Foto Daniele Lira11 t e s t i a c u r a d i Wa l t e r Ta u fe r PARCO NATURALE PANEVEGGIO PALE DI SAN MARTINO www.parcopan.org
AREE
PROTETTE
DEL
12 TRENTINO
Il Parco
Naturale
Paneveggio
Pale di San
Martino
Il territorio del Parco è situato nelle Dolomiti, nel
Trentino Orientale, e si sviluppa su un territorio
montano con quote generalmente superiori ai 1500
metri, per una superficie di 19.726,09 ettari.
Il territorio interessa i bacini idrografici dei torrenti
Cismon, Vanoi e Travignolo, comprendendo la Val
Venegia, la Foresta di Paneveggio, un’ampia porzione
del Gruppo delle Pale di San Martino, l’estremità
orientale della catena del Lagorai e una parte della
catena Lusia - Cima Bocche. Il Gruppo delle Pale di
San Martino è uno dei nove siti dolomitici riconosciuti
dall’Unesco come Patrimonio Naturale dell’Umanità.
I Comuni con territorio nel Parco sono nella Valle di
Primiero Canal San Bovo, Imer, Mezzano, Primiero
San Martino di Castrozza, Sagron Mis; in Valle di
Fassa Moena e in Valle di Fiemme Predazzo.PARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 13
Le Pale di San Martino da malga Bocche. Foto Carlo A. TurraAREE
PROTETTE
DEL
14 TRENTINO
La flora e la
vegetazione
Il territorio del Parco è coperto, per oltre la metà, da boschi e
foreste. Nel piano montano vegetano prevalentemente l’Abete
rosso, l’Abete bianco e il Faggio.
La foresta simbolo del Parco è quella di Paneveggio: qui lo
strato arboreo è costituito in prevalenza (85%) da abete rosso
(Picea abies), che occupa la fascia altimetrica compresa fra i
1500 e i 1900 metri. Più in alto il bosco è formato soprattutto
da larice e pino cembro.
L’orizzonte subalpino con i suoi arbusti contorti si spinge fino
ai 2.400 metri di quota: in questa fascia il bosco cede il passo
alle praterie alpine, ricche, soprattutto nel versante dolomitico
del Parco, di specie vegetali rare ed endemiche.
Nel versante occidentale del Parco porfidi e formazioni meta-
morfiche sono ricche di piccoli laghetti che aumentano la di-
versità floristica del Parco: qui tra le altre specie vegeta il raro
Potamogeton praelongus.
Numerose come detto sono le specie floristiche rare ed ende-
miche presenti nel Parco. Tra le più celebri vi sono Campanula
morettiana, Primula tyrolensis e Saxifraga facchini. Vanno ri-
cordate poi Rhizobotrya alpina, pianta antica di grandissimo
interesse in quanto endemica non solo come specie ma anche
come genere, unico caso per la flora delle Dolomiti.
Interessante è pure la presenza di Draba dolomitica come pure
quella delle specie endemiche ad areale più esteso dell’ambito
dolomitico: Physoplexis comosa, P. lutea, Minuartia rupestris,
M. austriaca, Cerastium carinthiacum, Silene alpestris, Aqui-
legia einseleana ed altre ancora.
La metà delle specie licheniche del Parco è concentrata negli
ambienti rupestri; il 30% in quelli silicei, il 20% in quelli carbo-
natici. Per la loro rarità, ben 59 specie di licheni sono interes-
santi dal punto di vista conservazionistico.PARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 15
Fotoi Carlo A. TurraAREE
PROTETTE
DEL
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Gallo forcello. Foto Bruno Bressan Civetta nana. Foto Giorgio DeflorianPARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 17
Cervo. Foto Carlo A. Turra Gracchio alpino. Foto Carlo A. Turra
La fauna
Nel territorio dell’area protetta è significativa è la presenza degli
ungulati: tra questi, diffusi sono il cervo, il capriolo, e il camo-
scio.
Nel 2000 furono rilasciati, all’interno del progetto di reintrodu-
zione dello stambecco (Capra ibex) nel Parco, cinque maschi
e cinque femmine provenienti dalle Alpi Marittime. La colonia
si è affermata ed è stata rinforzata, nel corso degli anni, con
esemplari catturati nel gruppo montuoso delle Marmarole (Cen-
tro Cadore).
Il gallo cedrone (Tetrao urogallus), il più grande fra i gallifor-
mi italiani, è presente nell’area protetta con una popolazione
di alcuni centinaia di esemplari, insieme al fagiano di monte
o gallo forcello (Tetrao tetrix), al francolino di monte (Tetrastes
bonasia) e alla pernice bianca (Lagopus muta), che vive nelle
praterie alpine delle altitudini maggiori, al di sopra di quelle fre-
quentate dalla coturnice (Alectoris graeca). Il gufo reale (Bubo
bubo), assieme all’aquila reale sono gli unici superpredatori
alati presenti nel territorio del Parco.
Fra la ricca avifauna possiamo ricordare ancora il raro picchio
muraiolo (Tichodroma muraria), frequentatore delle pareti
rocciose d’alta quota e, come nidificante, il re di quaglie (Crex
crex). Solo da alcuni anni è stata scoperta sul territorio la pre-
senza del raro picchio tridattilo (Picoides tridactylus).
Fra gli anfibi merita una citazione particolare la salamandra al-
pina (Salamandra atra), che si può incontrare negli ambienti
detritici e nei boschi d’alta quota dei basamenti dolomitici.
All’interno dell’area protetta i corsi d’acqua sono popolati da
trote fario (Salmo trutta fario), mentre nei laghetti d’alta quota
è sicura la presenza del salmerino alpino (Salvelinus alpinus).
Anche la presenza di lepidotteri papilionoidei è elevata; sono
infatti un centinaio le specie presenti nel Parco.
Foto di Bruno BressanAREE
PROTETTE
DEL
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Il nuovo Piano
del Parco
“Un approccio dinamico e dettagliato alla conservazione gli habitat di interesse comunitario presenti nei Siti Na-
ambientale”, potrebbe essere questo uno dei concetti tura 2000 ricompresi nel territorio dell’area protetta. La
per definire il nuovo Piano del Parco, entrato in vigore Provincia autonoma di Trento ha stabilito che, qualora i
nel febbraio del 2016 e che sostituisce il precedente del siti ricadano all’interno dei Parchi Naturali, le misure di
1995. conservazione specifiche debbono essere “adottate e
Basandosi sull’impostazione data alle pratiche della assicurate” dai Parchi stessi, nell’ambito degli strumenti
conservazione dalla Rete Natura 2000, il Piano fa dell’i- di pianificazione e programmazione previsti dalla Legge.
dentificazione e della salvaguardia dei singoli habitat il All’interno del territorio del Parco ricadono 4 Siti Natura
mattone fondamentale della costruzione dell’impianto 2000, in particolare 3 ZSC e 1 ZPS, che interessano la
generale. Un aspetto fondamentale del Piano sono quin- quasi totalità del perimetro dell’area protetta.
di le Misure specifiche di Conservazione per le specie e Le misure di conservazione specifiche elaborate nell’am-PARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 19
Lago di Colbricon - Foto Carlo A. Turra
bito del processo di pianificazione si compongono com- gli Habitat, il Piano giunge in forme nuove alla classica
plessivamente di 111 misure, che dettagliano le moda- suddivisione del territorio in zone di riserva a diverso gra-
lità di gestione degli habitat o le azioni, anche volte alla do di tutela.
tutela attiva tramite il recupero delle attività tradizionali, Il nuovo Piano dedica anche una particolare attenzione al
volte alla conservazione degli habitat e delle specie e grande capitolo relativo alla fruizione sociale del territorio
che costituiscono la base dell’azione di conservazione al cui interno si prende in esame il rapporto tra Parco
naturalistica ed ambientale del Parco. Alle misure di con- e turismo: le norme in questo settore vanno incontro a
servazione è associato un Piano di monitoraggio in grado nuove esigenze di fruizione del territorio, affrontando con
di assicurare nel tempo le necessarie conoscenza sulla la dovuta attenzione i temi della sicurezza e della salva-
dinamica degli habitat e delle popolazioni. guardia dell’ambiente, riguardo anche il cicloturismo, l’ip-
Basandosi sulla mappatura e sulla caratterizzazione de- poturismo e lo sci fuori pista.AREE
PROTETTE
DEL
20 TRENTINO
Foto Carlo A. Turra
I Centri
Visitatori
I Centri visitatori sono i “luoghi” che raccontano i diversi contesti dell’area
protetta.
Villa Welsperg, in Val Canali, è la “Casa del Parco”. Ospita la sede ammini-
strativa e un Centro Visitatori che racconta i diversi contesti ambientali e
territoriali dell’area protetta.
Il Centro visitatori di San Martino di Castrozza permette di approfondire
gli aspetti naturalistici legati al clima, alla geologia, alla paleontologia, agli
ambienti e agli animali d’alta quota dell’area area protetta.
La vicinanza del gruppo montuoso delle Pale di San Martino fa sì che l’at-
tenzione sia focalizzata in particolare sugli ambienti dolomitici.
Il Centro Terra Foresta di Paneveggio, situato lungo la strada provinciale
che da Predazzo sale al Passo Rolle, nel cuore dell’omonima foresta, rac-
conta la natura che sta fuori: gli allestimenti parlano, in particolare, dei
segreti del suolo e del sottosuolo della grande foresta di abete rosso, ormai
a tutti nota come la “Foresta dei Violini” per la qualità dei suoi abeti di riso-
nanza usati dai liutai di tutto il mondo.
Una sezione dell’allestimento racconta la vita degli animali del bosco. Poco
lontano un grande recinto permette di osservare da vicino l’animale simbo-
lo del Parco, il cervo.
La “Casa del Sentiero Etnografico” a Caoria, nella Valle del Vanoi, è il punto
di partenza del Sentiero Etnografico, un articolato percorso che racconta i
temi dell’erba, del legno e della mobilità, accanto all’acqua, alla pietra, alla
guerra e al sacro, e che ne fanno un “viaggio nel tempo e nello spazio” alla
ricerca degli antichi saperi e della cultura della civiltà contadina.
LA CASA DEL PARCO
Villa Welsperg, al centro della Val Canali, costruita nel 1853, fu residenza
estiva e casa di caccia dei Conti Welsperg. Gli esterni della Villa sono or-
ganizzati in un bellissimo parco-giardino dove sono presenti tigli secolari,
frassini ed ippocastani.
La villa ospita un Centro Visitatori nel quale è possibile conoscere e appro-
fondire i caratteri peculiari di ciascun settore geografico del Parco ed una
Biblioteca dedicata ai temi della montagna e dello sviluppo sostenibile.
Oggi, Villa Welsperg può essere considerata a tutti gli effetti un edificio che
non emette gas serra e rappresenta un ulteriore contributo alla lotta al
cambiamento climatico.
Dal punto di vista dell’approvigionamento energetico è stato scelto in via
principale l’utilizzo dell’energia geotermica, trasferita attraverso 20 sonde
geotermiche che affondano nel terreno per circa 60 metri, affiancato da un
impianto solare termico ed uno fotovoltaico.
Il torrente TravignoloPARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 21
IL LAGHETTO WELSPERG
Il Laghetto Welsperg in Val Canali è uno dei luoghi simbolo di questa valle. Un
intervento di riqualificazione ha permesso il recupero faunistico e vegetazio-
nale di questo specchio lacustre, sino a pochi anni fa degradato a causa della
presenza di specie ittiche alloctone e della gestione a fini idroelettrici.
L’intervento ha permesso la fruizione del lago anche per attività di balneazione
e di pesca. Le sponde del lago sono state riqualificate con particolare attenzio-
ne alla vegetazione ripariale ed è stato realizzato un sentiero circumlacuale al
fine di renderle percorribili in comodità e in sicurezza.
Il laghetto, popolato di trote, è frequentato da anfibi (rane e rospi) e nelle sue
acque, come inn quelle dei piccoli ruscelli vicini, vi è una presenza molto im-
portante: è quella del gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), un in-
vertebrato acquatico di notevole valore scientifico e conservazionistico.
Gli interventi di riqualificazione del laghetto hanno permesso anche la rein-
troduzione della sanguinerola (Phoxinus phoxinus), un pesce di acqua dolce
appartenente alla famiglia dei Ciprinidi.
Villa Welsperg
Il centro visitatori Terra Foresta Laghetto Welsperg
“TERRA FORESTA”
Si chiama “Terra Foresta” il Centro gherie e depositi di legname. Il Centro barriere e attrezzato per i portatori di
Visitatori di Paneveggio: siamo infat- Visitatori del Parco occupa gli ambien- disabilità, si sviluppa all’interno della
ti all’interno della maestosa foresta ti ristrutturati di una ex segheria alla “Foresta dei violini”, perché - come è
demaniale, un vasto lembo di bosco veneziana. Gli allestimenti parlano, noto - da queste piante si estrae anco-
che si estende per circa 2700 ettari a in particolare, dei segreti del suolo e ra il legno di risonanza usato dai liutai
ventaglio sull’alto bacino del Travigno- del sottosuolo della grande foresta. Il di ogni tempo.
lo, tra la catena del Lagorai, le Pale visitatore ha modo di scoprire così la Lungo il percorso ad anello sono col-
di San Martino e le Cime di Bocche, ricchezza e la biodiversità che si na- locati pannelli informativi e altre strut-
ad una quota compresa tra i 1400 e sconde in quello spazio che normal- ture che permettono di conoscere me-
2150 metri. mente non si osserva ma si calpesta: glio l’ambiente della foresta ed i suoi
A Paneveggio, anticamente vi era un l’humus e i primi strati del suolo. “abitanti”. Ad un centinaio di metri dal
ospizio che serviva ai viandanti che Per conoscere da vicino questi luoghi Sentiero Marciò si trova l’area fauni-
affrontavano i passi di Rolle e di Val- ci si può incamminare, nelle vicinanze stica del cervo, che ospita, in condi-
les. Era affiancato da una chiesetta del Centro Visitatori, lungo il “Sentie- zioni seminaturali, alcuni esemplari di
costruita nel 1733 e da alcune se- ro natura Marciò”. L’itinerario, senza questo magnifico ungulato.AREE
PROTETTE
DEL
22 TRENTINO
Educazione
ambientale
e ricerca
scientifica
Turisti nel Parco Paneveggio Pale di San Martino
Foto Carlo A. Turra
Nel territorio dell’area protetta si trovano le migliori con- I Parchi naturali sono importanti
dizioni per effettuare studi scientifici e monitoraggi sulla in quanto anche luoghi per osservare
conservazione della natura. Le numerose esperienze con-
dotte in questi anni, fanno di questo Parco un modello di
e imparare. Fra le finalità di questo
“Laboratorio all’aperto”, nel quale il tema della ricerca vie- Parco vi è anche la realizzazione
ne declinato soprattutto in relazione alle possibili ricadute di percorsi educativi e didattici per far
gestionali dei risultati. conoscere alle scuole i diversi aspetti
Molte sono le attività che si sono protratte per più anni, del mondo della natura. Il Parco ha
come la ricerca sul comportamento spaziale, i movimenti
stagionali e la dispersione del Cervo all’interno dell’area
strutturato la propria offerta
protetta o, più recentemente, gli studi sul Gallo Cedrone, di Educazione ambientale attraverso
specie scomparsa da gran parte delle Alpi e che in questo interventi in classe, in ambiente
Parco trova ancora un suo habitat ottimale. naturale, presso i Centri Visitatori
La ricerca su questo splendido tetraonide ha contribuito e in laboratorio attraverso la
alla definizione, nell’ambito del nuovo Piano del Parco, di
una serie di specifiche “misure di conservazione” per
realizzazione di attività pratiche.
questa specie di interesse comunitario, a parti-
re dal contenimento dei fattori di disturbo e
della tutela delle arene di canto e dei siti di
nidificazione. Due Convegni hanno portato
a Primiero (nel 2016 e nel 2017) esperti
europei ad approfondire i temi degli habitat
e le misure di conservazione da adottare nei
confronti di questa specie.
Per determinare, con sempre maggiore precisione, la bio-
diversità faunistica del Parco sono state eseguite e sono
in corso ricerche e attività di monitoraggio sistematiche
sull’erpetofauna, sull’avifauna, sulla micro e mesoteriofau-
na, sui chirotteri, sui ragni e sui lepidotteri papilionoidei.
Il Parco ha dato inizio ad una nuova ricerca che ha per og-
getto la genetica e la biologia del francolino di monte (Te-
trastes bonasia), uno dei tetraonidi forestali per eccellen-
za, specie ancora localmente poco conosciuta sia quanto
ad areale occupato sia quanto a consistenze.
Dai primissimi dati di questo studio appare come la pre-
senza di questa specie all’interno dell’area protetta non
presenti criticità dal punto di vista numerico e genetico.PARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 23
Crociere - Foto Bruno Bressan
Vanessa cardui - Foto Filippo Calore
PARCO SCUOLA
Le iniziative di educazione ambientale, raccolte nel contenitore “Par-
co Scuola”, costituiscono una occasione per vivere un’esperienza
unica, studiata per andare incontro alle varie età ed esigenze, of-
frendo diversi progetti di Educazione ambientale, dalla giornata sin-
gola al soggiorno, dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore.
Le proposte spaziano dai temi più prettamente naturalistici e scien-
tifici a quelli storici ed etnografici, da quelli letterari e della tradizio-
ne popolare a quelli ecologici o ludico-sportivi. Ragno vs farfalla - Foto Maurizio Salvadori
Una specifica sezione del sito internet (www.parcopan.org) è dedica-
ta a “Parco Scuola”, con l’indicazione delle proposte di Educazione
ambientale con i costi e la modulistica da compilare per le richieste.
Il centro Foto (in senso orario) di Filippo Calore, Bruno Bressan, Maurizio Salva-
dori, Paolo Paolucci, Giovanni Pelucchi, Carlo A. Turra visitatori Terra Foresta
Arvicola - Foto Paolo Paolucci
Rane - Foto Carlo A.TurraAREE
PROTETTE
DEL
24 TRENTINO
Gli itinerari:
Muse Fedaie
Il percorso tematico “Le Muse Fedaie” è un tassello dell’i-
tinerario “Da Tonadico al Cimerlo”, percorso che prende
avvio dal centro abitato di Tonadico per raggiungere alcuni
degli angoli più suggestivi del Parco Naturale, attraverso
luoghi e manufatti di particolare interesse, proponendo al
visitatore un’occasione di svago e di apprendimento.
Lungo il percorso, nei pressi del capitello della “Madonna
della Luce”, il Parco ha recuperato a fini documentari le
opere di presa del primo impianto idroelettrico di Primiero,
costruito nel 1901. L’itinerario prosegue quindi percorren-
do la gran parte della Val Canali, e termina ai piedi del
Monte Cimerlo, dove un vecchio tabià, documentato fin
dal 1681, è stato ristrutturato dal Parco, ed è divenuto
“la Frabica delle scritture di montagna” con un piccolo
allestimento permanente e un archivio di scritture rurali.
Nel suo complesso questo itinerario si articola lungo ben
19 km di passeggiate.
In Val Canali, la zona che si estende a oriente del Laghetto
Welsperg è nota anche con il nome di “Fedaie”, dalla voce
dialettale feda, cioè pecora. Le fedaie sono dunque zone
da pecore, secondo un toponimo relativamente diffuso sui la mente e per lo spirito. Gli allestimenti permanenti de-
monti trentini e veneti, in questa forma o in alcune sue dicati lungo il percorso alla biodiversità, ovvero alla ca-
varianti. ratteristica più preziosa ma anche più delicata di questa
In questo contesto il Parco ha realizzato l’itinerario del- straordinaria valle, fanno di questi luoghi quasi un museo
le Muse Fedaie, che consente di camminare nei conte- all’aperto.
sti naturalistici della Val Canali compiendo una breve ed Il viaggio di scoperta della biodiversità della valle è ac-
agevole escursione, piacevole e salutare per il corpo, per compagnato, lungo il percorso, da un richiamo alle MusePARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 25
Installazioni lungo il percorso tematico
“Le Muse Fedaie” - Foto Carlo A. Turra
ed ad altre divinità della mitologia greca, che avevano uno so calpestiamo distrattamente. Galatea è la guida per
stretto rapporto con il mondo maturale. comprendere il processo di domesticazione delle pecore,
Così Artemide guida nel mondo dei cavalli e in particolare Igea dimostra il potere curativo delle acque, e infine le
nell’allevamento del cavallo di razza norica; Mnemosy- Najadi accompagnano il visitatore alla scoperta della vita
ne accompagna alla conservazione del paesaggio in Val straordinaria delle acque “minori” che sgorgano nei prati
Canali, mentre Talìa guida a conoscere le mille erbe dei torbosi di Villa Welsperg e scorrono nel limpido corso del
prati e Gea mostra la varietà delle terre che troppo spes- Rio Brentella.AREE
PROTETTE
DEL
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Una “Valle
Biodiversa”
Il Parco sta realizzando in Val Canali una serie di progetti
e azioni che fanno di questa Valle uno spazio che punta a
valorizzare la “biodiversità” dei luoghi e i saperi del mon-
do della montagna.
Accanto a villa Welsperg è stato realizzato un “campo cu-
stode” non solo di sementi ma anche di saperi, perché
intende valorizzare le varietà di ortaggi e cereali locali ri-
proponendo colture e pratiche agricole tradizionali. La Val
Canali vuol dire anche allevamento, perché qui nei secoli
ha rappresentato una risorsa primaria per l’economia di
sussistenza.
Al fine di recuperare l’allevamento ovino tradizionale sono
in corso numerose attività che ruotano soprattutto sulla
salvaguardia della pecora di “razza Lamon”, razza in via
di estinzione.
Tosatura delle pecore
Foto di Carlo A. Turra
A tal fine, una decina di anni fa, era stato stato creato unPARCO NATURALE
PANEVEGGIO
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SAN MARTINO 27
Val Canali
piccolo gregge, i cui capi sono ospitati oggi nelle strutture trattiva nell’ambito di un turismo sostenibile: da alcuni
rurali della Stala Nova, nei pressi del Laghetto Welsperg. anni vengono utilizzati con crescente interesse per attività
Nell’ambito di una specifica azione del progetto LIFE+ di Trekking someggiato, gestite direttamente da operatori
T.E.N. altre greggi di pecora delle razze Lamon e Tingola locali.
sono stati impiegati per la salvaguardia degli habitat della La reintroduzione della pecora di razza Lamon, oltre al
coturnice. grande valore della conservazione, ha permesso al Parco
Infatti, per conservare e tutelare questa specie è neces- la ricostruzione di una filiera locale della lana; per que-
sario, come dimostrano diverse ricerche scientifiche, sto il Parco ha coinvolto alcuni artigiani locali che hanno
mantenere e incentivare il pascolo, in particolare ovino, lavorato e trasformato la lana in prezioso tessuto, borse,
al fine di conservare habitat idonei per questa specie, cuscini, astucci, particolari porta oggetti e simpatici ani-
sempre più rari a a causa dell’abbandono delle attività maletti fatti ai ferri.
agricole tradizionali. Nel corso dell’anno sono promossi alcuni brevi corsi e
Nell’ambito del progetto, con le medesime finalità, è stato laboratori sfruttando le molteplici possibilità offerte dal-
previsto anche l’utilizzo dell’asino, quale presenza in gra- la lana. Altri edifici rurali della valle sono utilizzati sia per
do di rallentare l’imboschimento e la perdita dell’habitat. l’allevamento di cavalli della locale razza Norica, sia come
Gli asini costituiscono anche una preziosa risorsa e un’at- punto di sosta nell’ambito della già esistente Ippovia.AREE
PROTETTE
DEL
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Una famiglia in escursione nei boschi del Parco.
Foto Carlo A. TurraPARCO NATURALE
PANEVEGGIO
PALE DI
SAN MARTINO 29
L’impegno
del Parco
nel turismo
sostenibile
Al Parco è stata assegnata da EUROPARC Federation la “Car-
ta Europea del Turismo Sostenibile”, al termine di un percorso
molto articolato, al quale hanno partecipato, attraverso la costi-
tuzione del “Forum”, istituzioni pubbliche, operatori economici,
associazioni e cittadini.
Il “Piano di Azione” del Parco, nel quale sono indicati i progetti
per il periodo 2015 – 2020, si basa sulla “Strategia provinciale
per il turismo sostenibile nelle aree protette (TurNat)”, redatta
dalla Trentino School of Management su incarico del Servizio
provinciale Aree Protette e Sviluppo Sostenibile che prevede la
declinazione territoriale del concetto di sostenibilità, favorendo
ulteriori sinergie tra tutela della biodiversità, agricoltura e turi-
smo.
Fra gli obiettivi di fondo, quello di aumentare l’attrattività del
territorio sviluppando anche nuovi sentieri e itinerari tematici e
relativi servizi dedicati a varie tipologie di visitatori, migliorando
anche l’accessibilità ai diversamente abili.
Sono previsti nuovi sentieri geologici e glaciologici, itinerari
escursionistici di trekkink e l’Alta Via Numero 2, ma anche le
reti cicloturistiche e la prospettiva di un “Parco come centro
benessere all’aria aperta.”
E ancora: favorire alleanze tra operatori turistici, produttori agri-
coli e allevatori per la valorizzazione delle produzioni locali e
per la individuazione di nuove opportunità di offerta turistica,
basate sulla conoscenza della cultura materiale del territorio,
insieme alla promozione e alla riqualificazione sostenibile di
strutture esistenti come rifugi, baite e malghe.
Il Piano guarda anche a luoghi di cui è necessaria, in collabora-
zione con altri Enti locali e provinciali, la riqualificazione, come il
Passo Rolle o la valorizzazione di contesti naturalistici e storici
come il Forte Dossaccio, la Val Noana e la Val Ceremana.
Ente Parco Paneveggio Pale di San Martino
Sede del Parco: Villa Welsperg,
località Castelpietra 2, Val Canali,
Primiero San Martino di Castrozza (TN)
www.parcopan.org - info@parcopan.org
tel. 0439 64854AREE
PROTETTE
DEL
30 TRENTINO
Le Dolomiti di Brenta dal Lago Nero di Cornisello.
Foto F. Periotto - Archivio Pnab31 testi a cura di Chiara Gras si PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA www.pnab.it
AREE
PROTETTE
DEL
32 TRENTINO
Il Parco Naturale
Adamello Brenta
Il Parco Naturale Adamello Brenta è la più vasta area pro-
tetta del Trentino e una delle maggiori delle Alpi. Un mo-
saico di ambienti diversi che la natura ha deciso di creare
per oltre 620 kmq, tra i 477 e i 3.558 m di altitudine,
entro la Val Rendena, le Valli Giudicarie, l’Altopiano della
Paganella, la Val di Non e la Val di Sole.
Ad ovest comprende la parte trentina dell’imponente grup-
po montuoso dell’Adamello – Presanella, padre putativo
di un complesso di ghiacciai tra i più grandi d’Europa e
di cascate spettacolari, tra cui le famose Cascate Nardis.
Tra le splendide valli che si addentrano nel massiccio vi
è la Val Genova, lunghissima e selvaggia, primeggia per il
suo incomparabile fascino che ha incantato anche i primi
esploratori dell’800.PARCO
NATURALE
ADAMELLO
BRENTA 33
Panorama del Brenta dal Lago Nero al tramonto.
Foto Luciano Gaudenzio - Fototeca Trentino Sviluppo SpA
Ad est il Parco comprende le Dolomiti di Brenta, decreta- di intenti con gli attori locali, anche attraverso proget-
te nel 2009 Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO: ti di levatura internazionale, come la Carta Europea del
un fiabesco susseguirsi di guglie, torrioni e immani pareti Turismo sostenibile oppure l’inserimento all’interno della
strapiombanti. Vi si insinuano a raggiera suggestive valli, Rete europea e mondiale dei Geoparchi che lo ha portato
ciascuna con una propria particolare identità. ad essere riconosciuto nel mondo come Adamello Brenta
Tra tutte spicca la famosa Val di Tovel che custodisce l’o- UNESCO Global Geopark.
monimo lago, un tempo protagonista dello spettacolare Nel settembre 2018 il Parco ospiterà a Madonna di Cam-
arrossamento dovuto ad una microscopica alga. piglio l’VIII Conferenza internazionale dei Geoparchi Mon-
All’impareggiabile patrimonio paesaggistico corrisponde diali UNESCO, un’occasione unica e irripetibile per pro-
un’eccezionale ricchezza di elementi naturalistici, primi muovere il territorio trentino ad una platea internazionale
tra tutti quelli della flora e della fauna selvatica, con la di circa 1000 partecipanti da tutto il mondo, interessati
straordinaria presenza dell’orso bruno. alle tematiche della sostenibilità e della valorizzazione del
Nato nel 1988 in difesa di emergenze ambientali, nei patrimonio geologico e naturale.
quasi 30 anni di operatività, il Parco ha fissato alleanzeAREE
PROTETTE
DEL
34 TRENTINO
Due “mondi”
in un Geoparco
Viaggiando lungo la Val Rendena si percorre un confine quando questo territorio era sommerso da un mare ricco
che separa due mondi nettamente diversi dal punto di di alghe calcaree. La più spettacolare testimonianza della
vista geologico e paesaggistico. Ad Est le pareti verticali sua antica presenza si trova in alta Val d’Ambiez, dove c’è
delle Dolomiti di Brenta si innalzano dai versanti meno in- il “cimitero dei fossili”, un pianoro che custodisce un gia-
clinati dei fondovalle interamente ricoperti da foreste. Ad cimento di fossili marini dell’Età retica inferiore. Su tutti
Ovest i boschi lasciano gradualmente posto alla prateria spiccano quelli di Megalodon, un mollusco bivalve usato
alpina per culminare in cime piramidali e squadrate, è il come fossile-guida della Dolomia Principale.
Gruppo dell’Adamello. Il massiccio dell’Adamello, invece, è contraddistinto da
Le Dolomiti son costituite da rocce di natura sedimenta- rocce intrusive, soprattutto la tonalite, una roccia dura
ria, calcari e dolomie formatisi oltre 200 milioni di anni fa, (età 30/40 milioni di anni) derivata dalla cristallizzazio-
Tramonto sul Brenta
Foto Michele Zeni - Archivio PnabPARCO
NATURALE
ADAMELLO
BRENTA 35
Le Lobbie
Foto Gervasoni Roberto - Archivio Pnab
ne di magma proveniente dalle profondità terrestri. Il di valorizzazione che il Parco offre, le Dolomiti di Brenta,
settore occidentale è interessante anche per le eviden- l’anno successivo, sono state riconosciute Patrimonio
ze dell’azione dei ghiacci. Un esempio è la Val di Fumo, dell’Umanità UNESCO. La geodiversità elevatissima, i ri-
con il suo profilo a “U”, frutto dell’erosione dovuta alla conoscimenti prestigiosi e una struttura didattica di sup-
lingua di ghiaccio. A protezione e valorizzazione del pro- porto, coronata anche da una Casa del Parco dedicata
prio patrimonio geologico, il Parco è entrato a far parte nel all’approfondimento di questa tematica a Carisolo, fanno
2008 della Rete europea e mondiale dei Geoparchi, sot- dell’Adamello Brenta UNESCO Global Geopark oggetto di
to l’egida dell’UNESCO. Grazie a questo riconoscimento, interesse a livello mondiale per studiosi, geologi, ricerca-
alla spettacolarità unica del paesaggio e al programma tori e alpinisti.
Megalodon Lago di Lares - Il cuore del Parco
Foto Enrico Dorigatti - Archivio Pnab Foto Francesco Maestri - Archivio PnabAREE
PROTETTE
DEL
36 TRENTINOPARCO
NATURALE
ADAMELLO
BRENTA 37
Il paesaggio e
i luoghi simbolo
L’ambiente del Parco è quello tipico dell’Arco alpino cen- colari cascate, che affascinarono anche i primi esploratori
tro-meridionale, caratterizzato da boschi prevalentemente dell’800 conducendoli a ribattezzare la valle come “Ver-
di aghifoglie che ricoprono le pendici dei monti fino a 1800 sailles dell’Italia settentrionale”.
m di altitudine. Al di sopra di questa quota, le foreste, che Al confine più a sud/est del Parco si trova la Val di Fumo,
occupano un terzo della superficie del Parco, lasciano il anch’essa di origine glaciale, situata sulla linea di confine
posto alle praterie alpine e alla vegetazione rupestre che tra Trentino e Lombardia. Nel Gruppo della Presanella, la
si spinge fin oltre i 2.500 metri. Val Meledrio rappresenta il confine più a nord del Parco;
L’area protetta occupa un territorio montuoso di 620,52 separa la Catena settentrionale del Gruppo di Brenta dal-
Kmq, posto tra 477 e 3558 metri di altitudine. L’ambien- le estremità nord orientali del Gruppo della Presanella.
te è estremamente vario e diversificato: foreste di abeti, In Val di Non, nelle Dolomiti di Brenta, troviamo la magni-
di faggi e di larici, prati trapuntati di fiori, pascoli, torren- fica Val di Tovel particolarmente famosa, oltre che per il
ti, torbiere e rupi inaccessibili. Alle alte quote i paesaggi suggestivo paesaggio in cui è inserita, anche per la pre-
sono spettacolari e unici, dominati dalla marcata diversi- senza dell’omonimo lago che, fino agli anni sessanta, era
tà geologica e geomorfologica dei due massicci montuosi soggetto ad un fenomeno di arrossamento naturale, unico
che li contraddistinguono. al mondo per intensità di colore ed estensione.
Numerose valli laterali costituiscono la via di accesso Nel Brenta meridionale è situata la Val d’Ambiez, valle tra
agli ambienti più selvaggi e remoti del territorio. Ognuna le più selvagge del Parco, raggiungibile dal piccolo borgo
con propri caratteri distintivi, ribadiscono l’indissolubile di San Lorenzo in Banale. La valle che si estende mag-
legame tra le azioni dell’uomo e il contesto geologico-am- giormente ad est è la Valle dello Sporeggio, raggiungibile
bientale in cui esse si inseriscono. Nel Gruppo dell’Ada- da Spormaggiore e Cavedago. Insinuata in un settore del
mello-Presanella, la più conosciuta è certamente la Val Brenta poco frequentato rappresenta l’areale dove, prima
Genova; valle di origine glaciale, lunga ben 18 Km, si ca- del progetto Life Ursus, sopravvivevano gli ultimi esempla-
ratterizza per l’abbondanza di acqua e per le sue spetta- ri autoctoni di orso bruno del Trentino.
Val di Fumo e Cima Carè Alto.
Foto Michele Zeni - Archivio PnabAREE
PROTETTE
DEL
38 TRENTINO
La ricchezza e la varietà degli aspetti floristici e vegeta-
zionali che si riscontrano nel territorio del Parco Naturale
Adamello Brenta non trovano paragoni che in poche altre
La flora e
zone dell’arco alpino. La presenza di due settori distinti
con caratteristiche geologiche differenti, le rocce calca-
reo-sedimentarie del Gruppo di Brenta e le rocce intru-
la vegetazione sive cristalline dell’Adamello-Presanella, ha favorito lo
sviluppo naturale di endemismi e di associazioni vegetali
caratteristiche tra le oltre 1.200 specie individuate.
Tra gli endemismi più preziosi del Parco la Nigritella rosa
del Brenta (Nigritella buschmanniae), un’eccezionale rari-
tà botanica finora accertata solo nelle praterie di quota del
Violacciocca dorata.
Foto Giberto Volcan - Archivio Pnab
Orchidea di Spitzel. Nigritella rosa del Brenta.
Foto Giuliana Pincelli - Archivio Pnab Foto Giuliana Pincelli - Archivio PnabPARCO
NATURALE
ADAMELLO
BRENTA 39
Giglio martagone, Lago Mandrone. Foto Amedea Ebli - Archivio Pnab
Brenta centrale; la Violacciocca dorata (Erysimum auran- grande valore come alcune piante carnivore (Drosera ro-
tiacum) stupendo fiore dal colore giallo aranciato, endemi- tundifolia, anglica, obovata), inserite nella Lista Rossa del-
ca del Brenta meridionale e della catena Gazza-Paganella; la Flora del Trentino (F.Prosser, 2001). Tra le specie meno
la Genziana del Brenta (Gentiana brentae), scoperta nel vistose di torbiera, merita una segnalazione speciale la Ca-
2008 sull’altopiano del Grostè, risulta essere una presenza rice di buxbaum (Carex buxbaumii), considerata una delle
eccezionale a livello europeo. A nord di Madonna di Campi- piante più rare di questi habitat a livello italiano.
glio, sulle propaggini nord-orientali del Gruppo della Presa- Nel Parco sono presenti molte specie di orchidee, alcu-
nella, la natura delle rocce favorisce il ristagno d’acqua e ne delle quali oggetto di monitoraggio annuale da parte
quindi la presenza di numerose zone umide di grandissimo dei ricercatori del Museo Civico di Rovereto, allo scopo
interesse naturalistico, che coprono in totale una superficie di valutare la consistenza attuale e le prospettive futu-
di quasi 31 ettari. Si tratta di habitat delicati, costantemen- re: l’orchidea di Spitzel (Orchis spitzelii) è presente nel
te minacciati dalle attività antropiche e che rientrano nel- Gruppo di Brenta con la stazione più numerosa delle Alpi.
la Zona Speciale di Conservazione “Torbiere dell’alta Val La Pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), dal
Rendena”, area riconosciuta a livello comunitario e classifi- fiore inconfondibile e spettacolare, è particolarmente dif-
cata come Riserva Speciale dal Piano del Parco. fusa in val Brenta, in una zona del Trentino dove è mag-
In questi habitat ormai rari e preziosi si rifugiano specie di giormente presente.
Genziana del Brenta. Pianella della Madonna. Drosera.
Foto Giuliana Pincelli - Archivio Pnab Foto Giuliana Pincelli - Archivio Pnab Foto Michele Zeni - Archivio PnabAREE
PROTETTE
DEL
40 TRENTINO
La fauna
Il Parco Naturale Adamello Brenta gode di una ricchezza faunistica stra-
ordinaria, grazie all’integrità e varietà ambientale del suo territorio.
Nell’area sono presenti tutte le specie caratteristiche delle Alpi, tra le
quali spicca l’orso bruno (Ursus arctos), animale simbolo del Parco,
giunto sull’orlo dell’estinzione e oggi costituisce una popolazione che si
stima in un range tra i 49 e i 66 esemplari. Degni di nota sono i ritrova-
menti occasionali di tracce di lupo (Canis lupus) e rari avvistamenti di un
esemplare di lince (Lynx lynx) radiocollarato, proveniente dalla Svizzera.
Molto rappresentati sono gli ungulati alpini: oltre al capriolo (Capreo-
lus capreolus), al cervo (Cervus elaphus) e al camoscio (Rupicapra
rupicapra) preme ricordare la presenza dello stambecco (Capra ibex),
tornato grazie ad progetto di reintroduzione iniziato nel 1995. Oggi la
popolazione di stambecco, conta circa 200 individui che gravitano nelle
principali valli del massiccio dell’Adamello-Presanella.
Tra i carnivori, oltre all’orso, si trovano la volpe (Vulpes vulpes) e nu-
merose specie di mustelidi, tra le quali la donnola (Mustela nivalis),
l’ermellino (Mustela erminea), il tasso (Meles meles), la faina (Martes
faina), e la martora (Martes martes).
L’avifauna annovera numerose specie tipiche dell’ambiente alpino: pri-
mi tra tutti i galliformi rappresentati da pernice bianca (Lagopus mu-
tus), gallo forcello (Tetrao tetrix), gallo cedrone (Tetrao urogallus),
francolino di monte (Bonasa bonasia) e coturnice (Alectoris graeca).
Tra i rapaci, nidificano all’interno del territorio del Parco l’aquila reale
(Aquila chrysaetos), l’astore (Accipiter gentilis), lo sparviere (Accipiter
nisus), il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e il falco pellegrino (Fal-
co peregrinus). È da ritenersi invece occasionale la presenza del gi-
peto (Gypaetus barbatus). Interessante la presenza di rapaci notturni,PARCO
NATURALE
ADAMELLO
BRENTA 41
quali l’allocco (Strix aluco), il gufo comune
(Asio otus), la civetta capogrosso (Aegolius
funereus) e la civetta nana (Glaucidium pas-
serinum). Abbondantemente rappresentati i
roditori con lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) e
la marmotta (Marmotta marmotta) ed i lago-
morfi con la lepre comune (Lepus europeus)
e lepre alpina (Lepus timidus). Non meno im-
portanti, le numerose specie di piccoli verte-
brati ed invertebrati, con il loro contributo alla
biodiversità ed al consolidamento della cate-
na alimentare.AREE
PROTETTE
DEL
42 TRENTINO
I percorsi
tematici
“Alla scoperta del ghiacciaio che c’era”
IL SENTIERO DELLE CASCATE IN VAL GENOVA
La “Versàilles delle Alpi italiane”: con con i bus navetta del Parco fino al (1800m) lungo 3 km di emozioni con-
questo appellativo i primi esploratori capolinea di Malga Bedole (1580m). tinue, dove i larici secolari dell’anfi-
dell’800 descrivevano la Val Genova Qui l’emozione è fortissima. Questo teatro glaciale, invitano ad alzare lo
alla nobiltà europea. Le stesse impe- stretto pascolo incastonato tra mon- sguardo lungo le impetuose cascate
tuose cascate di allora e l’architet- tagne imponenti e vertiginose, attrae verso i ghiacciai della Lobbia e del
tura inconfondibile delle glaciazioni, il visitatore catturato dalla pace sel- Mandròn. Il batolite dell’Adamello sol-
lasciano con il fiato sospeso anche vaggia di un profondo silenzio, rotto cato dalle glaciazioni, i macigni errati-
l’escursionista di oggi. soltanto dal fragore del torrente Sar- ci incastonati fra i muschi rigogliosi, i
Raggiunto il comune di Carisolo in Val ca che scende al Garda dagli immen- salti e le forre del torrente al cospetto
Rendena, ci si addentra verso ovest si ghiacciai dell’Adamello. Inizia così delle piramidi aguzze di oltre tremila
per 9 km fino a Ponte Maria (1170m) il trekking che toccherà il rifugio Bèd- metri di quota, raccontano di un pas-
nel cuore del gruppo Adamello-Presa- ole, il Ponte delle Cambiali, il Bivacco sato fatto di ghiaccio che ha lasciato
nella. Il viaggio prosegue altri 8 km dei Pionieri fino a Mandra Mataròt il passo alla vita di piante, animali e
uomini straordinari, adattati a que-
sti ambienti severi e speciali anche
nel bianco inverno. Ritornati a Mal-
ga Bèdole lungo la strada forestale,
si imbocca il Sentiero delle Cascate
da un ponticello in legno sul Sarca. Il
sentiero ora scenderà lungo la destra
orografica le pianure e gli scalini gla-
ciali che si susseguono lungo tutta la
valle. Lungo l’alta Val Genova fino a
Ponte Maria si potranno ammirare
in ordine le cascate Cércen, Pedrùc,
Gabbiòlo, Stablél, Casina Muta, Fol-
gorìda e Làres oltre alle valli sospese
omonime e i meravigliosi pascoli del
Pian della Sega, Stella Alpina, Carét
e Malga Genova. Un trekking meravi-
glioso, adatto a tutti, da affrontare a
Le cascate del Nardìs cuore aperto tra lo Spazio e il Tempo.PARCO
NATURALE
ADAMELLO
BRENTA 43
“Storia di un Paesag gio”
IL PIAN DELLA NANA E IL MONTE PELLER
Un luogo che ha il potere di proiettare l’immaginazione isole di Rosso Ammonitico ricche di fossili di ammoniti
del visitatore al tempo dei dinosauri e dei mari caldi del a spirale che popolavano i mari aperti del Giurassico e
Trentino. Il Pian della Nana è questo. Dal comune di Cles del Cretaceo. Le marmotte hanno colonizzato da millenni
in Val di Non si raggiunge il parcheggio per Malga Tassulla i dolci versanti delle colline e rendono vivace e simpatico
(1885m). L’itinerario si avventura lungo un’ampia prateria il cammino.
alpina, di grande pregio geomorfologico, floristico e fauni- Dal Passo della Forcola si scende al lago delle Salare, un
stico, contraddistinta da un paesaggio dolce e ondulato, piccolo specchio d’acqua incastonato sul fondo di una de-
alquanto singolare e atipico, per forme curvilinee e colori pressione glaciocarsica. Proseguendo verso nord attorno
rosseggianti, rispetto ai più classici scenari dolomitici a al Monte Peller si raggiunge la panoramica Malga Clésera
guglie e colossi delle Dolomiti di Brenta. dalla quale, lungo una strada forestale tra suggestivi bo-
Lasciato il parcheggio ci si incammina verso Malga Tas- schi di conifere, si raggiunge il Rifugio Peller per chiudere
sulla (2090m); nel grande pascolo della Nana affiorano l’itinerario ad anello.
Sentiero Pian della Nana.
Foto Giuseppe Alberti - Archivio Pnab
“La valle del vetro e delle malghe”
DALLA VAL ALGONE ALL’ALTIPIANO DI MOVLINA
Dal comune di Stenico si procede verso ovest fino al pon- ne incantati dalla quiete del luogo, stregati dal sottofondo
te del Lisàn da dove si imbocca la Val Algone fino al par- delle vacche al pascolo.
cheggio del rif. Brenta (1160m). Da qui ci si incammina Seguendo il sentiero 341 si compie un percorso ad anello
lungo la forestale che giunge alle cave di quarzo risalenti in discesa lungo la superba Val di Sacco fino all’imponen-
agli anni ’50 che spiccano per il loro colore giallo dora- te Vallon e la malga omonima fino ad arrivare a Malga
to. Proseguendo verso i faggi secolari di Malga Nambi Stabli (1120m) nei pressi dell’Antica Vetreria che mostra
(1380m) si giunge da li a poco all’imbocco del sentiero ancora oggi la meravigliosa ciminiera ottocentesca dei
che sale lungo bellissime faggete verso Malga Movlina forni fusori del quarzo per la produzione vetraria. Un ponti-
(1803m), un altipiano panoramico nel cuore del Parco, cello sul Rio Algone consente di raggiungere il rif. Ghedina
tra i ghiacciai dell’Adamello e i castelli del Brenta; si rima- e tornare al punto di partenza.Puoi anche leggere