Abitabilità di pianeti extrasolari - G. Vladilo INAF - Osservatorio Astronomico di Trieste
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Rocciosi
Gassosi/
ghiacciati
Dicotomia nella densità media ci permette di distinguere tra
pianeti rocciosi e pianeti gassosi/ghiacciati
Le differenze in massa/raggio ci permettono di distinguere tra pianeti
giganti (che sono gassosi o ghiacciati) e pianeti terrestri
3Pianeti e vita
• L’unico pianeta con vita che attualmente conosciamo, la
Terra, è un pianeta di tipo roccioso, ma con acqua in
superficie, che si trova su di un’orbita dinamicamente
stabile nella zona interna del proprio sistema planetario
• Esistono pianeti di questo tipo fuori dal Sistema Solare ?
• E’ necessario che esista un pianeta con le stesse
caratteristiche della Terra affinchè ci sia vita ?
• Se ci fosse vita su tali pianeti riusciremmo a scoprirla?
• Che tipo di vita ci aspettiamo di trovare?
5Cenni sui metodi di rivelazione dei pianeti extrasolari
• Metodo diretto
–Immagine diretta del pianeta
• Metodi indiretti
–Ne esistono di vari tipi
–Qui prenderemo in considerazione solo i due più efficienti
7Metodi di rivelazione di pianeti extrasolari
Metodo diretto
• Immagine diretta
– Si cerca l’immagine del pianeta nel campo della stella
• Difficoltà osservative
– Contrasto elevatissimo
109-1010 nel visibile ; 106-107 nell’IR (~10 µm)
– Separazione angolare estremamente piccola
Frazione di arcsec, decisamente inferiore al“seeing”
Esempio: separazione Terra-Sole vista da 20 pc: 50 mas
• Campione osservato
-Al momento attuale (maggio 2012) sono stati scoperti circa 30
pianeti con il metodo di imaging diretto
8Metodi di rivelazione di pianeti extrasolari
Metodi indiretti
• Riconducibili a due effetti:
Perturbazione gravitazionale del moto stellare
Variazioni di luminosità stellare
• Parametri orbitali
– Si misura direttamente il periodo orbitale del pianeta, P, dalla
modulazione del segnale osservato
Ad esempio, il segnale modulato può essere di tipo spettroscopico o fotometrico
– Noto P si ricava il semiasse maggiore, a, dalla terza legge di Keplero
9Metodi indiretti:
Perturbazione gravitazionale del moto stellare
• Il campo gravitazionale del pianeta induce una perturbazione del
moto della stella
• Esistono diversi metodi indiretti per rivelare pianeti dallo studio
delle perturbazioni del moto stellare
– Qui consideriamo solo il metodo delle velocità radiali
10Metodo delle velocità radiali (Metodo Doppler)
• Misura spettroscopica
– Variazioni della componente radiale del moto
stellare indotto dal pianeta
Mediante l’effetto Doppler si misurano le
variazioni di velocità radiale dallo spostamento
periodico delle righe fotosferiche nello spettro
stellare
• Metodo estremamente efficiente
– Ha permesso di trovare il maggior numero di
esopianeti (attualmente circa 700 esopianeti in
più di 560 sistemi planetari; maggio 2012)
• Effetti selettivi
– Più facile scoprire pianeti di grande massa
attorno a stelle di piccola massa
11Metodo delle velocità radiali
• Si costruisce una curva di velocità radiale in funzione del tempo
• Principali parametri ricavabili dall’analisi della curva di velocità radiale
– Periodo, P (da cui il semiasse maggiore, a)
– Massa, M sini
– Eccentricità dell’orbita, e
12Metodi indiretti:
Variazioni del flusso luminoso stellare
• Si misurano variazioni della curva di luce stellare
– Tali metodi indiretti funzionano unicamente per
particolari configurazioni geometriche
• Consideriamo solo il metodo dei transitiMetodo dei transiti Probabilità geometrica ~ 5 x 10-3 (R*/a)
• Il transito viene rilevato fotometricamente
• Si costruisce una “curva di luce” (andamento temporale della
luminosità stellare)
• Principali parametri ricavabili dall’analisi della curva di luce
– Periodo orbitale, P, (da cui il semiasse maggiore, a)
– Raggio del pianeta, Rp
• Effetti selettivi
– Più facile scoprire pianeti di grande raggio attorno a stelle di piccolo raggio
15Metodi di rivelazione di pianeti extrasolari
Metodi indiretti
• Bias osservativo legato alla baseline Pianeta
a [AU]
P [anni]
temporale delle osservazioni
Mercurio
0.387
0.24
– Più facile scoprire pianeti con breve periodo
orbitale e quindi piccoli valori del semiasse Venere
0.723
0.62
maggiore
Terra
1.000
1.00
Marte
1.523
1.88
– Gli esempi di valori di P riportati in tabella Giove
5.203
11.86
per i pianeti del Sistema Solare ci indicano
che sarebbero necessarie basi temporali Saturno
9.537
29.42
osservative estremamente lunghe per Urano
19.191
83.75
trovare pianeti con a > ~ 5 AU
Nettuno
30.069
163.72
16Quali sono le principali scoperte ottenute dallo
studio dei pianeti extrasolari?
Riusciremo a trovare pianeti simili al nostro?
17Scoperte nuove tipologie di pianeti non esistenti nel Sistema Solare
HOT JUPITERS
SUPER-EARTHs
T
18Le orbite di bassa eccentricità sono l’eccezione piuttosto che la norma
V
E
M
J
Udry et al. 2005
19Dal punto di vista delle capacità osservative ci stiamo avvicinando al
momento in cui scopriremo pianeti di massa terrestre
Il limite di rivelamento in massa diventa
più stringente di anno in anno
“Saturni”
M ~ 0.3 Mgiove
“Nettuni”
M ~ 0.05 Mgiove
“Super-Terre”
M ~ 0.015 Mgiove
Mp ~ 10 Mterra
Terrestri
M ~ 0.003 Mgiove
20La distribuzione delle masse planetarie osservate ci fa ritenere che possa
esistere un numero molto elevato di pianeti di tipo terrestre
– Distribuzione in massa M sin i degli
esopianeti esopianeti scoperti con il
metodo Doppler
• La distribuzione aumenta verso
valori più bassi di massa
– Nonostante l’effetto selettivo che
favorisce il rivelamento di pianeti
massicci
• Dall’estrapolazione di tale
andamento ci aspettiamo un grande
frequenza di pianeti di piccola
massa
– Rilevabili in futuro con il
miglioramento delle tecniche
osservative
21Dalla combinazione delle tecniche osservative delle velocità radiali e dei
transiti riusciamo a determinare la densità media dei pianeti
La maggior parte dei pianeti scoperti sono di tipo gassoso, ma stiamo
cominciando a scoprire pianeti di tipo rocciocoPianeti extrasolari: conclusioni
• I pianeti extrasolari presentano una straordinaria varietà di
tipologie, alcune delle quali prima sconosciute
– Riteniamo che pianeti giganti vicini alla stella e pianeti in orbite
fortemente eccentriche non siano compatibili con la presenza di
vita in un sistema planetario
• Ci stiamo avvicinando al momento in cui riusciremo a
scoprire pianeti con caratteristiche simili a quelle terrestri
– Per molti di essi riusciremo a comprovare se siano rocciosi
– Attualmente siamo riusciti a trovare pianeti con masse 3 ~ 10 volte
quella terrestre, chiamati “Super-Terre”
• Nel futuro prossimo potremo rivelare pianeti simili alla
Terra, ma in stelle di bassa massa (più fredde del Sole)
– Pianeti veramente simili alla Terra potranno essere scoperti in un
futuro a medio termine
23II parte
La vita nell’Universo:
requisiti fisico/chimici
24La vita: definizione e proprietà
La definizione della vita è oggetto di continuo dibattito in
ambito scientifico
Le definizioni della vita considerano un insieme di proprietà,
ciascuna delle quali da sola è generalmente insufficiente a
distinguere in maniera netta tra mondo biologico e non biologico
esempio di insieme di caratteristiche utilizzate per definire la vita:
Metabolismo
Riproduzione
Adattamento all’ambiente
La lista di caratteristiche utilizzate nella definizione della vita varia nel
corso del tempo, seguendo i progressi nella nostra comprensione del
mondo biologico
25Definizioni della vita in astrobiologia
Definizione operativa spesso citata
adottata dalla NASA
Joyce (1994)
“La vita è un sistema chimico che si autosostiene
e che è capace di evolvere mediante evoluzione Darwiniana”
L’evoluzione Darwiniana
È uno dei tratti più caratteristici della vita,
ma non è particolarmente utile per la ricerca di tracce di vita extraterrestre
Le proprietà chimiche
Offrono un possibile modo di comprovare la presenza di vita,
ma possono portare a risultare ambigui
Astronomia Osservativa C, AB Cap. 1, Vladilo (2011)
26La vita come fenomeno cinetico e termodinamico
Addy Pross
“… certain replicating things can evolve, and may therefore become living.”
La vita come fenomeno di “chimica replicativa”
Importanza delle reazioni autocatalitiche
27Per la presente discussione ci limitiamo a porre in evidenza alcune
proprietà fisiche e chimiche della vita terrestre allo scopo di
dedurre vincoli di tipo fisico sulla possibile presenza di vita
nell’Universo
Non ci azzardiamo ad addentrarci in aspetti aspetti più complessi che
richiederebbero una preparazione specialistica
28La vita come fenomeno termodinamico
I sistemi viventi mantengono un bassissimo livello di entropia (evidenziato
dall’elevatissimo livello di ordine strutturale e contenuto d’informazione)
utilizzando energia ottenuta dall’ambiente esterno
La cellula (o il suo equivalente esobiologico) dev’essere delimitata da un bordo
che, in maniera selettiva, assorbe energia ed emette entropia, permettendo il
mantenimento di un disequilibrio con l’ambiente
29La vita come fenomeno chimico
Consideriamo solo due aspetti:
Ruolo delle molecole polari
Ruolo dei legami idrogeno
Esempio di molecola polare: H2O
30Molecole polari e formazione spontanea
di strutture biologiche
La cellula (o il suo equivalente esobiologico) deve essere in grado
di formare in maniera spontanea il bordo che la delimita
Molecole
polari
Molecole con
“testa” polare e
“corpo” non polare
Molecole
polari
3132
Molecole polari e solubilità dei costituenti
delle molecole biologiche
La vita deve essere in grado di assemblare e disassemblare
le proprie macromolecole:
è un requisito della chimica replicativa
Un solvente è necessario per
permettere ai costituenti delle
molecole biologiche di
muoversi, assemblarsi e
disassemblarsi
33Legami chimici nelle molecole biologiche
Tipi di legami chimici importanti nelle molecole biologiche
Legami covalenti
Legami idrogeno
Forze di Van der Waals
Permettono la formazione di una varietà molto grande di
strutture tridimensionali stabili e flessibili
34Legami covalenti:
“ossatura” delle macromolecole biologiche
35Legami idrogeno:
forze intramolecolari e intermolecolari nelle macromolecole biologiche
36DNA
La struttura portante dei filamenti è
tenuta insieme da legami covalenti
L’accoppiamento tra i filamenti
avviene mediante legami idrogeno
37Struttura delle proteine:
α helix
La struttura portante dell’elica
è tenuta insieme da legami
covalenti
Le forze intramolecolari
all’interno dell’elica,
fondamentali per determinare
la struttura e quindi la
funzionalità delle proteine,
sono date dai legami idrogeno
38Requisiti della vita nell’Universo
• Esistono requisiti di carattere chimico/fisico che devono essere
soddisfatti da qualsiasi forma di vita
• In particolare, la temperatura e la pressione devono essere tali
da permettere l’esistenza di
- legami idrogeno
- un solvente polare in fase liquida
• Tali requisiti ci permettono di capire quali ambienti astronomici
siano in grado di ospitare vita (ambienti abitabili)
39III parte
L’universo abitabile
40Ambienti abitabili nell’Universo
Molti sono i possibili criteri di abitabilità
Ad esempio
– Fonti di energia
– Protezione da radiazioni ionizzanti
Qui consideriamo
– I limiti di temperatura e pressione che consentono la presenza di
legami idrogeno e di un solvente polare in fase liquida
41Quali sono gli ambienti dell’Universo in cui possiamo trovare
legami idrogeno e un solvente polare in fase liquida ?
42L’Universo Abitabile
Ambienti astronomici nel diagramma temperatura-pressione
Interni stellari
Superfici planetarie
Atmosfere stellari
Mezzo interstellare
43Ambienti abitabili ed energie dei legami chimici
• Definizione operativa di ambiente abitabile dal punto di vista della condizioni fisiche
–Ottenuta dal confronto tra energia cinetica media E=(3/2)kT ed energia
caratteristica dei legami chimici d’interesse biologico
Per evitare la distruzione delle molecole biologiche:
Ecinetica < Elegame chimico
• Energie caratteristiche di legame chimico
–Legami covalenti
Tipicamente tra ~50 e ~200 kcal/mole
100 kcal/mole ~ 418 kJ/mole ~ 4.2 eV
–Legami idrogeno
Tipicamente tra ~1 e ~10 kcal/mole
5 kcal/mole ~ 20 kJ/mole ~ 0.2 eV
Convertiamo in temperatura le energie caratteristiche
dei legami chimici d’interesse biologico
in modo da poter porre dei limiti di abitabilità nel diagramma T-P
44
44L’Universo Abitabile
Energie tipiche dei
legami covalenti
Distruzione
legami
covalenti
Astrochimica
45L’Universo Abitabile
Energie tipiche dei
legami idrogeno
Distruzione
legami
idrogeno
Molecole
complesse
46L’Universo Abitabile
Energie tipiche dei
legami idrogeno
Distruzione
Assenza
legami
di fase idrogeno
liquida
Punto triplo
solventi polari
(H2O, NH3)
Assenza di
fase liquida
47L’Universo Abitabile
Il criterio di esistenza di acqua in fase liquida porta a risultati molto simili al criterio di
sopravvivenza dei legami idrogeno. Non è un caso, dal momento che sono proprio tali
legami che conferiscono all’acqua liquida le proprietà che conosciamo.
Il criterio dell’acqua liquida ha lo svantaggio di essere meno universale rispetto al
criterio dei legami idrogeno, ma il vantaggio di essere ben definito dal punto di vista
dei limiti delle variabili termodinamiche.
48Limiti fisico/chimici sperimentali per l’esistenza di vita
terrestre: organismi “estremofili”
• Gli studi di microbiologia hanno dimostrato
l’esistenza di organismi viventi in ambienti
ritenuti non abitabili da un punto vista
antropocentrico
• Tali organismi, generalmente microscopici,
vengono chiamati estremofili
• Per quanto siano estreme le condizioni fisico/
chimiche dei loro habitats, esse consentono
generalmente l’esistenza di acqua in fase liquida
• Fanno eccezione organismi che si adattano a
condizioni estreme di disidratazione, ma per fare
ciò sospendono i propri processi biochimici
• Se ci limitiamo a considerare forme di vita attiva
non c’è conflitto tra l’evidenza sperimentale degli
organismi estremofili e le considerazioni teoriche
sull’abitabilità dell’Universo sopra menzionate
49L’Universo Abitabile: conclusioni
• Il criterio di abitabilità, comunemente basato sull’esistenza di
acqua in fase liquida, non è dettato da banali considerazioni
antropocentriche, ma è verosimilmente un criterio generale per
l’esistenza di vita nell’Universo
• I pianeti sono i principali candidati (se non gli unici) per la
ricerca di ambienti abitabili e vita nell’Universo
– L’unica condizione che è che la vita sia di tipo chimico
50Pianeti abitabili
Ci limitiamo a considerare il criterio dell’acqua liquida
51Zona Abitabile Circumstellare
• Per calcolarne l’estensione si tiene conto del fatto che il pianeta può avere
diversi livelli di CO2 e quindi di effetto serra
• La posizione della zona abitabile dipende dalla massa e tipo spettrale della
stella: per stelle più fredde la zona abitabile è più vicina alla stella
• Nonostante il gran numero di pianeti extrasolari finora scoperti, finora non
sono stati trovati pianeti con condizioni ottimali di abitabilità
• Uno dei sistemi planetari più interessanti finora scoperto è quello attorno alla
stella Gl581, che presenta alcuni pianeti prossimi alla zona abitabile
V
T
M
c
d
53Abitabilità di Gl581c
• Usando un modello di clima uguale a quello della Terra il pianeta risulta
inabitabile ( > 373 K)
• Usando un modello con una colonna atmosferica 10% di quella terrestre
il pianeta risulterebbe abitabile
• In realtà, essendo una super-Terra, ci si aspetta che possa avere
un’atmosfera con pressione maggiore di quella terrestre
• Verosimilmente Gl581c è troppo caldo e ha evaporato l’eventuale acqua
che fosse stata presente al momento della sua formazione
54Abitabilità di Gl581d
• Usando un modello di clima uguale a quello della Terra il pianeta risulta
completamente ghiacciato
• Affiinchè il pianeta diventi abitabile bisogna aumentare la pressione di CO2
fino a 8 bar (più di 3 ordini di grandezza rispetto al valore terrestre)
• Essendo una super-Terra, potrebbe avere una pressione atmosferica maggiore;
se avesse anche un alto livello di CO2 potrebbe essere abitabile
• Notare che se la pressione è così alta la temperatura superficiale del pianeta
diventa estremamente uniforme
55Riusciremo a trovare evidenze sperimentali della
presenza di vita su altri pianeti ?
56Studio delle atmosfere planetarie
Spettroscopia di assorbimento di atmosfere planetarie
• Attualmente possibile osservare solo giganti gassosi
– Trovati H2O, CH4, CO2, CO
• In un prossimo futuro speriamo di osservare atmosfere di
super-terre orbitanti stelle di piccolo raggio
•58Biomarcatori negli spettri di atmosfere planetarie
Nell’attesa di trovare evidenze di biomarcatori,
viene naturale chiedersi:
Con che probabilità ci aspettiamo
di trovare vita su altri pianeti ?
Che tipo di vita ci aspettiamo possa esistere?
60Scala di tempo e probabilità
del processo di abiogenesi
• La scale di tempo dell’origine della vita sulla Terra sembra
essere stata relativamente breve (alcuni 108 anni)
– Il fatto che sulla Terra la vita sembri essersi formata rapidamente viene
talvolta preso come un’indicazione che la vita si formi facilmente purchè
l’ambiente diventi abitabile
Non è però lecito saltare a questa conclusione: non bisogna confondere
la velocità con cui accade un processo con la probabilità che tale
processo abbia luogo
– L’ipotesi che la vita si origini con alta probabilità dato un ambiente
abitabile può essere messa alla prova
Ad esempio cercando tracce di vita passata in ambienti ritenuti abitabili
nel passato, come Marte
Anche lo studio della vita terrestre ci può dare indicazioni a questo
riguardo
61Lo studio della vita terrestre come diagnostico
della probabilità del processo di abiogenesi
• Fatto sperimentale
– Tutte le forme di vita terrestre sono talmente simili a livello
molecolare (omochiralità, codice genetico, …) da suggerire che sia
esistita un’unica abiogenesi
• Implicazioni
– Se, per ipotesi, il processo di abiogenesi avvenisse con alta
probabilità in tempi brevi in qualsiasi ambiente abitabile ci
aspettiamo che sulla Terra dovrebbero aver avuto luogo numerosi
processi di abiogenesi negli ultimi 4 Ga
– Tali ipotetici processi di abiogenesi sarebbero avvenuti in maniera
indipendente l’uno dall’altro e pertanto avrebbero potuto originare
organismi con differenze significative a livello molecolare/genetico
– Tale conclusione è in contraddizione con l’impressionante grado di
uniformità molecolare della vita terrestre
62Come superare tale contraddizione ?
Esistono le seguenti possibilità:
• La vita che conosciamo dovrebbe continuamente eliminare altre forme di vita
che man mano vengono originate
– Spiegazione comunemente adottata, già ipotizzata da Darwin
• L’origine della vita è talmente deterministica da produrre esattamente il tipo
di vita che conosciamo
• Microrganismi diversi da quelli che conosciamo esistono ma non sono ancora
stati scoperti in quanto la vita microscopica terrestre rimane in gran parte
inesplorata
- Ipotesi della “shadow biosphere” di Paul Davies
• Le condizioni fisico/chimiche che hanno permesso l’abiogenesi sono state
presenti solo in un primo periodo della storia della Terra
– Alcune fasi della chimica prebiotica potrebbero aver avuto luogo in
ambienti “non abitabili”
63Evoluzione della vita nell’Universo
Lezioni tratte dalla vita terrestre riguardo:
l’esistenza universale del fenomeno evolutivo,
le sue caratteristiche di casualità/necessità,
le sue scale di tempo
la probabilità che l’evoluzione possa portare alla formazione di
organismi di alta complessità, fino al livello dell’ autocoscienza
64La selezione naturale come fenomeno universale
• Plausibile che il meccanismo della selezione naturale sia universale
–La selezione naturale può aver luogo indipendentemente dal modo in cui gli
organismi organizzano o codificano il proprio patrimonio genetico
Darwin aveva dedotto la sua teoria dell’evoluzione, basata sulla selezione
naturale, senza essere a conoscenza dei meccanismi che creano la diversità
genetica a livello molecolare
• L’evoluzione come “caso e necessità”
–I mutamenti genetici, che avvengono in maniera aleatoria, rappresentano il caso
–La selezione naturale, che filtra tali mutamenti, rappresenta la necessità
65Convergenza evolutiva
• Specie diverse sono dette convergenti allorchè, sulla spinta delle stesse
pressioni ambientali, si evolvono per selezione naturale sviluppando
strutture ed abilità simili in maniera indipendente
– Esistono numerosi esempi di convergenza evolutiva comprovati dal
confronto di caratteristiche morfologiche e genetiche
Un esempio classico è quello dello sviluppo delle ali, che è avvenuto in
maniera indipendente varie volte nel corso dell’evoluzione
• La convergenza evolutiva introduce un elemento di determinismo
(“necessità”) nell’evoluzione
– Si presume che anche fuori dallo Terra uno stesso tipo di pressione
ambientale (ad es. la necessità di volare) possa a portare alla formazione di
strutture analoghe sviluppate dalla vita terrestre (ad es. le ali)
66Scale di tempo dell’evoluzione della vita
• Quanto è universale la scala di tempo di ~ 4 Ga che è stata necessaria per
arrivare a produrre organismi coscienti sulla Terra ?
–Non potremo saperlo finchè non comprenderemo in profondità la storia
delle singole tappe dell’evoluzione
–Con che probabilità avvengono?
–Che condizioni richiedono?
–Con che scala di tempo avviene ciascuna tappa evolutiva?
• Rispondere a tale domanda è essenziale per stimare la probabilità di
esistenza di forme di vita coscienti fuori in altri pianeti
–Ad esempio, se fosse
tcoscienza(esobiologia)Tasso di evoluzione e cambiamenti ambientali
• Il tasso di evoluzione sarà in generale correlato positivamente
con la variabilità delle condizioni ambientali
68
• Astronomia Osservativa C, AB Cap. 4, Vladilo (2011)Probabilità delle tappe evolutive
Per avere un’idea della probabilità con cui può aver luogo una
determinata tappa evolutiva facciamo riferimento alla
frequenza con cui tale evento ha avuto luogo nell’arco
dell’evoluzione della vita terrestre
• La comparsa di organismi pluricellulari è una delle poche tappe
dell’evoluzione della vita terrestre che si è ripetuta più volte (animali,
piante e funghi)
– E’ presumibile che tale tappa evolutiva potrebbe aver luogo con una
buona probabilità in un’eventuale biosfera extraterrestre
• Varie importanti tappe evolutive della vita terrestre sembrano però aver
avuto luogo una sola volta (in particolare, la nascita della coscienza e
del linguaggio)
– Sulla sola base di questo tipo di ragionamento non abbiamo idea
con quale probabilità potrebbero aver luogo tali importanti tappe in
un’eventuale biosfera extraterrestre
Astronomia Osservativa C, AB Cap. 4, Vladilo (2011)
69Dimensione e complessità degli organismi
Nonostante la crescita della complessità nel corso
dell’evoluzione, la grandissima maggioranza degli
organismi terrestri è rimasta di dimensione microscopica e
con livello di organizzazione relativamente semplice
• Questo fatto non è casuale
– Gli organismi complessi richiedono un maggior consumo di
energia, maggiori risorse ambientali e maggiore spazio
– Gli organismi complessi hanno una minor flessibilità di
adattamento a cambiamenti ambientali
• Ci aspettiamo che l’evoluzione porti a una prevalenza di organismi
microscopici anche in altri pianeti
Astronomia Osservativa C, AB Cap. 4, Vladilo (2011)
70Conclusioni
– Dando per scontata la presenza di vita in altri pianeti, la frazione di
organismi macroscopici evoluti sarà verosimilmente piccola, come
nel caso della Terra, in quanto tali organismi
• Richiedono una scala di tempo lunga per il loro sviluppo,
accompagnata da condizioni di abitabilità continua
– Stabilità stellare, orbitale, climatica
• Sono poco adattabili dal punto di vista evolutivo a cambiamenti
ambientali
– Dando per scontata la presenza di organismi evoluti non sappiamo
con quale probabilità l’evoluzione possa a portare alla formazione
di organismi autocoscienti
• Se tale probabilità fosse bassa, la vita autocosciente potrebbe
essere particolarmente rara
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