Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei

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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino Astronomico

     417 / 2017
Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

                               OSSERVATORIO ASTRONOMICO e PLANETARIO
                               G.Galilei 28019 SUNO (NO)

                               Tel. 032285210 / 335275538

                               www.osservatoriogalilei.com info@osservatoriogalilei.com
Mercoledì 20 Settembre 2017, dopo le ore 21, in osservatorio, per i tradizionali incontri del terzo mercoledì di
ogni mese, vi sarà una serata dedicata alle proiezioni al planetario e, in caso di condizioni meteo favorevoli,
osservazioni al telescopio . In caso di cattivo tempo sarà in uso il solo planetario.

La Luna nuova permetterà l’osservazione di oggetti deboli del profondo cielo. Si potranno vedere le principali
costellazioni estive e autunnali . Saturno, per la sua ridotta altezza sull’orizzonte e prossimo al tramonto, sarè
di difficile osservazione. Urano sarà visibile per tutta la notte.

CALENDARIO LUNARE DI SETTEMBRE

           Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

IL CIELO DEL 20 SETTEMBRE 2017 (a cura di Oreste Lesca)

                                Il cielo la sera del 20 settembre alle ore 21.00

                   Il transito della IIS ed il passaggio di un satellite IRIDIUM alle ore 05.50

          Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

RECENSIONI     (a cura di Silvano Minuto)

                                         JAMES OWEN WEATHERALL
                                         LA FISICA DEL NULLA
                                         LA STRANA STORIA DELLO SPAZIO VUOTO
                                         Bollati Boringhieri 2017
                                         Pagine 186 – Formato 21x14.5 cm
                                         € 22.00

                                         «Perché esiste qualcosa anziché il nulla?» Questa antica domanda, ripresa
                                         molte volte nel corso della storia da tanti filosofi e pensatori, ci impone di
                                         meditare su quella che sembra essere in assoluto la più profonda di tutte le
                                         questioni, la distinzione tra essere e non-essere, tra ciò che esiste e il nulla,
                                         il punto da cui tutto il resto deriva.

                                         Nelle mani di un fisico, però, la domanda assume un valore del tutto
                                         inaspettato, come si vede leggendo questo splendido, coinvolgente,
   intenso e breve libro. Per Newton e la sua legge della gravitazione universale era necessario che esistesse a
   priori uno «spazio», un palcoscenico dentro il quale si potesse sviluppare il dramma della materia e delle sue
   leggi. Questo spazio era di per sé teoricamente «vuoto» e veniva occupato dai corpi fisici, che vi subivano
   «forze» precise. Proprio su questo ci fu un famoso e lungo contenzioso tra lui e Leibniz, e da quella polemica
   nacquero i primi problemi – filosofici e fisici, a un tempo – sul concetto stesso di spazio. Con Maxwell, anni dopo,
   le cose si fecero ancora più problematiche, dal momento che la nascita del campo elettromagnetico riempiva lo
   spazio «vuoto» di «qualcosa». Qualcosa che non era l’etere, come inizialmente qualcuno aveva proposto. Le
   cose peggiorarono radicalmente con Einstein e il suo spazio-tempo curvo, nel quale la trama stessa della realtà
   si deforma in relazione alle masse presenti; ed è difficile curvare qualcosa che non c’è. Il colpo di grazia all’idea
   stessa di vuoto lo ha dato infine la meccanica quantistica, specie con la teoria quantistica dei campi, nella quale
   il vuoto diventa in effetti un luogo piuttosto vivace. Per quanto strano possa sembrare, insomma, il «nulla» è
   «qualcosa».

   DIARIO ASTRONOMICO              (a cura di Silvano Minuto)

   Presentazione nel bollettino n. 355 del 21.1.2015

   1936. Nel mese di luglio proseguono le osservazioni della Nova Lacertae, di Giove: Si rende visibile anche la
   Cometa Peltier.

   Parte 62 - 1936

   2 Luglio 1936. Il cielo fino a poco fa sereno si va coprendo di nubi, ma, nonostante questo e il chiaro di Luna, la
   Nova può essere osservata in buone condizioni fra 22h 15m e 22h 25m. Anche stasera è notevolmente
   inferiore a Z, Lo splendore della Nova continua a diminuire; assai inferiore ad , si avvicina a quello della stella
   brillante che precede quest’ultima, alla quale è tuttavia sensibilmente superiore (binocolo).

              Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

2 Luglio 1936. 22h 45m. Oss. di Giove. Il disco presenta il solito aspetto; tuttavia la fascia temperata Sud sembra
meno distinta che di consueto, mentre la tropicale Nord appare intensa anche attraverso nubi da far scomparire
i satelliti. Dei satelliti uno e ad Est discosto; gli altri ad W; due abbastanza vicini al pianeta; il terzo molto distante.

6 Luglio 1936. 21h 35m. Oss. di Giove. Immagine buona. Le due fascie sono ottimamente visibili, come pure le
altre particolarità già notata sul globo; la fascia tropicale Sud sembra sicuramente visibile, quantunque
pallidissima. Due soli satelliti sono visibili; uno più brillante e più discosto ad W; certamente il III, e l’altro ad E.
Riosservato a 21h 40m, si nota la presenza di un terzo satellite visibile ad E: e abbastanza discosto dal pianeta,
in corrispondenza della fascia temperata Sud; evidentemente emerso dall’ombra del pianeta.
22h 15m. Nulla di nuovo nell’aspetto di Giove, salvo il sensibile allontanamento dal pianeta del satellite ultimo
apparso.

6 Luglio 1936. 21h 45m - 22h 10m. Oss. della Nova Lacertae. è notevolmente inferiore a Z, ma superiore ad .
Il chiarore della Luna disturba notevolmente la stima dello splendore della Nova; tuttavia questa sembra un po’
inferiore anche alla piccola stella precedente (binocolo).

10 Luglio 1936. 22h 15m. Cielo rapidamente variabile; lampeggia. Oss. della Nova. Assai sensibilmente inferiore
alla piccola stella precedente .

12 Luglio 1936. 21h 20m - 21h 30m. Oss. di Giove. Cielo assai nuvoloso; immagine molto mediocre. Si può tuttavia
notare che il disco non presenta nulla di nuovo, e in particolare la nuova macchia oscura. I satelliti sono due per
parte.

12 Luglio 1936. Oss. della cometa Peltier. Piccola nebulosità tondeggiante e diffusa con nucleo brillante,
pressoché stellare e coda ben visibile, specialmente con deboli ingrandimenti (16) su una lunghezza di circa 13’.
(Osservazione disturbata dalle nubi).

12 Luglio 1936. 22h 45m. Oss. della Nova Lacertae. per quanto sempre superiore alle prossime stelle, è senza
dubbio assai sensibilmente inferiore alla piccola stella precedente la (binocolo).

14 Luglio 1936. 21h - 21h 25m. Oss. di Giove. Cielo ancora abbastanza chiaro. Le regioni polari Sud sono grigie,
ma la fascia temperata australe non è ben visibile come di solito. Null’altro di particolare sul disco; solo
s’intravede sulla fascia tropicale Nord, un po’ ad W del meridiano centrale, una piccola macchia scura; l’ombra
di uno dei satelliti che si sposta verso il lembo. Il satellite si rende visibile contro la fascia tropicale verso 21h
20m, producendo come una sporgenza del disco. Degli altri satelliti, due sono ad W e uno ad E.

14 Luglio 1936. 22h - 22h 20m. Oss. della cometa Peltier che presenta l’aspetto già notato il 12. La coda, pur
essendo ben visibile, è assai debole ed è difficile precisarne la lunghezza; tuttavia questa sembra un po’
superiore a quella stimata il 12. La cometa si trova fra due piccole stelle, e l’insieme è distintamente visibile al
binocolo (osservazione disturbata dalle nubi).

15 Luglio 1936. 21h 5m - 21h 15m. Oss. di Giove. I satelliti sono due per parte. Sul disco la fascia temperata Sud
è ben visibile. Tracce della tropicale Sud, la cui esistenza sembra reale, sebbene di osservazione assai difficile.

15 Luglio 1936. 22h - 22h 30m. Cielo sereno. Oss. della cometa Peltier. La cometa è un oggetto modesto, ma non
privo di interesse. Ben visibile al binocolo che ne mostra distintamente anche la coda. Al cannocchiale la cometa,
in un campo ricco di stelle, presenta l’aspetto già notato. La coda che sembra avere una lunghezza di almeno
20’, è diritta verso W un po’ a Sud, in direzione presso a poco 240° (ingr. 16).

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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

16 Luglio 1936. 21h 15m - 21h 30m. Oss. di Giove. Tre dei satelliti sono ad W e uno ad Est. Aderente alla fascia
temperata Nord, un po’ ad Est del meridiano centrale, è visibile una macchia grigiastra, tondeggiante ed
allungata, abbastanza vasta ma non molto oscura, che produce come un’espansione della fascia, soprattutto
verso Sud. Essa era già stata scorta nell’osservazione del 14 allorché non era molto lungi dal lembo occidentale,
ma non se ne era fatta specifica menzione, non essendo sembrata assolutamente certa.

16 luglio 1936. 22h - 22h 10m. Oss. della cometa Peltier. Si confermano le osservazioni del 15.

16 Luglio 1936. 22h 15m - 22h 25m. Oss. della Nova Lacertae. Inferiore alla piccola stella precedente , ma
sempre assai superiore alle prossime stelle, in particolare a 1 e 2 (gr. 7.2 e 7.5).

18 Luglio 1936. 21h 20m - 21h 25m. Oss. di Giove. Il pianeta presenta lo stesso aspetto dei giorni scorsi, con le
due fascie ben visibili. Satelliti due per parte (ingr. 86).

18 Luglio 1936. 21h 45m - 22h 20m. Oss. della cometa Peltier. La cometa trovasi in una regione priva di stelle
brillanti, ciò che rende difficile stimare la lunghezza della coda; tuttavia nella parte più brillante e meglio visibile
al cannocchiale essa supera certamente i 20’. Si arriva a scorgere la cometa ad occhio nudo; ma per riconoscerne
l’aspetto è necessario un binocolo che ne mostra distintamente anche la coda. La cometa trovasi non lungi dalla
stella 101 Cassiopea che con 16 ingrandimenti può scorgersi nello stesso campo. Quest’ultima è una doppia
larga e facile con 16 ingr.; larghissima ma non priva di interesse con 46.

SOLE Tempesta magnetica; la più forte eruzione solare degli ultimi 11 anni.        (a cura di Silvano Minuto)

E' arrivata il 7 settembre 2017 ed è stata più intensa del previsto. E' stata classificata G4 nella scala da 1 a 5 e ha
provocato blackout radio, problemi ai sistemi di navigazione Gps, e aurore che hanno fermato il traffico. Lo
sciame di particelle elettricamente cariche scagliate dall'eruzione "ha colpito il campo magnetico della Terra alle
1,56 (ora italiana), qualche ora prima rispetto alle previsioni iniziali", ha detto all'ANSA il fisico solare Mauro
Messerotti, dell'Osservatorio di Trieste dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), consigliere per il meteo
spaziale della direzione scientifica dell'Inaf e dell'università di Trieste.

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            Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

Adesso la tempesta è diventata più debole, ha aggiunto, ma questa notte era classificata di classe G4, cioè
severa, nella scala di intensità che va da 1 a 5. La tempesta - ha proseguito Messerotti - ha creato problemi alle
comunicazioni radio nelle regioni polari e anche a latitudini più basse e ha disturbato i sistemi di navigazione
Gps perché l'atmosfera era ricca di particelle elettricamente cariche e i ricevitori a Terra non riuscivano a captare
i segnali inviati dai satelliti. Il fenomeno ha innescato anche aurore spettacolari, molto più brillanti del solito,
visibili in tutte le zone polari, ma anche a latitudini più basse come l'Arkansas, negli Stati Uniti. In Scandinavia,
secondo il sito Spaceweather, le aurore sono state così brillanti che hanno bloccato il traffico.

Il Sole continua a essere iperattivo e sono arrivate altre tempeste. Una nuova tempesta del’8 settembre non è
stata causata da eruzioni solari, ma da raffiche velocissime del flusso di particelle emesso dal Sole, cioè il vento
solare" ha detto Messerotti. Le raffiche soffiano alla velocità di 800 chilometri al secondo. Sono scagliate da
regioni nella parte più esterna dell'atmosfera del Sole (corona) che sembrano più scure perché emettono meno
radiazioni X e ultraviolette. Queste regioni sono chiamate buchi coronali e le linee del campo magnetico hanno
una configurazione tale che accelerano il flusso di particelle emesse dalla nostra stella.

Fenomeni come questi, ossia eruzioni solari e tempeste magnetiche più frequenti del solito, ha osservato il
fisico, "fanno parte della normale evoluzione del ciclo di attività solare" che dura in media 11 anni e che equivale
al periodo che intercorre tra la fase di minima attività solare e la successiva. L'attuale ciclo è cominciato nel 2008
e la sua fine è attesa per il 2018-2019. "L'attuale ciclo - ha rilevato Messerotti - è stato caratterizzato da una
modesta attività e adesso osserviamo un picco nella fase finale, ma non è un caso eccezionale. Abbiamo visto
altri cicli con una evoluzione simile".

Ricordiamo che il problema delle tempeste solari affliggono i sonni degli astronomi. Infatti, una tempesta solare
perfetta potrebbe mettere in crisi la nostra attuale tecnologia.

SISTEMA SOLARE SONDE VOYAGER 40 ANNI DOPO                 - (a cura di Silvano Minuto)

Le due sonde Voyager, partite nel 1977 per visitare alcuni pianeti del sistema solare, entreranno presto nello
spazio interstellare, a decine di miliardi di chilometri dalla Terra. Il telescopio spaziale Hubble fornirà
informazioni sulle rotte seguite dalle sonde in questo viaggio verso lo spazio profondo, realizzando una sinergia
tra due delle missioni più famose dell'esplorazione
Mentre viaggiano nello spazio interstellare, le sonde gemelle Voyager della NASA stanno entrando in un regno
misterioso e complesso. Ma non si trovano in un territorio completamente inesplorato.
Le informazioni raccolte dal telescopio spaziale Hubble sono illuminanti su ciò che si può trovare di fronte alle
sonde, poiché rivelano la presenza di nubi ricche d'idrogeno lungo il loro percorso.
Le due sonde Voyager furono lanciate nel 1977, nell'ambito di una missione per visitare Saturno, Giove, Urano
e Nettuno. Voyager 1 è entrato nello spazio interstellare nel 2012 ed è a più di 20 miliardi di chilometri dalla
Terra. Voyager 2 rimarrà ancora per poco all'interno del sistema solare ed è a circa 17 miliardi di chilometri di
distanza da noi.
Le due sonde sono in viaggio in due direzioni che formano angoli diversi con il piano del sistema solare, e Hubble
ha osservato lo spazio in entrambe le direzioni. Il telescopio ha raccolto informazioni sulla luce proveniente da
stelle lontane, che si trovano ben oltre la posizione attuale delle sonde.
Analizzando le firme chimiche di quella luce, che attraversa la materia presente lungo la direzione di
osservazione, si potrebbe ricavare i dettagli della natura dell'ambiente interstellare presente tra Hubble e le
stelle. Le nubi, costituite principalmente da idrogeno, contengono anche piccole quantità di elementi più pesanti
come il carbonio.
Entrambe le sonde Voyager attualmente si trovano all'interno del mezzo interstellare locale, una bolla di
materiale che racchiude il sistema solare.

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           Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

I dati di Hubble indicano che Voyager 2 ne uscirà tra circa 2000 anni, per poi entrare in un'altra nube che si trova
oltre. Non è chiaro quando la Voyager 1 uscirà dalla bolla.

Gli astronomi hanno usato Hubble per ottenere misurazioni indirette del materiale presente nello spazio
interstellare. Ma le sonde Voyager stanno fornendo loro un campione diretto di questo ambiente misterioso,
poiché inviano a Terra dati sulla densità degli elettroni nei loro dintorni.

                                   L’idea di un missione così grandiosa come quella dei Voyager è stata ideata
                                   nel 1965 da Gary Flandro, giovane ricercatore, che lavorava part-time al JPL.
                                   Si era accorto che disegnando a mano la posizione dei pianeti esterni (Giove,
                                   Saturno, Urano e Nettuno), questi si stavano allineando ed era possibile
                                   immaginare una missione che li riprendessi uno dopo l’altro. Evento che si
                                   verifica ogni 175 anni circa. Se si fosse utilizzata una finestra prevista per il
                                   1970 sarebbe stato possibile progettare un Gran Tour. Il Congresso americano
                                   approvò solo la missione verso Saturno, ma la NASA rischiò e progetto
                                   appunto le missioni dei due Voyager con i risultati che hanno superato di gran
                                   lunga le aspettative.

                                   Le due sonde continuano a mandare sulla Terra i risultati dell’ambiente ai
                                   confini del Sistema Solare. I reattori nucleari che producono l’energia
                                   necessaria si stanno esaurendo ed è in corso una gara tra i segnali sempre più
                                   deboli e i ricevitori che devono captare le informazioni.

Una recente immagine di Gary Flandro

            Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

QUADRANTI SOLARI           ROTHENBURG OB DER TAUBER (Baviera) - (a cura di Salvatore Trani)

I quadranti solari dell'Antico Liceo, il quadrante solare e l'orologio dell'An-tica Locanda dei Signori.

Nella Kirchplatz di Rothenburg ob der Tauber a fianco della chiesa di St. Jacob sorge l'edificio rinascimen-tale
dell'Altes Gymnasium (Antico Liceo - anni 1589-1591 - fig. n.1), opera di L. Weidmann.

figura n. 1: Altes Gymnasium

                                      Sulla torretta (Treppenturm - Torre con scale), contenente le scale, sono
                                      installati tre quadranti solari. I tre quadranti sono muniti di gnomone
                                      obliquo, provvisto di nodus, che fuoriesce da un sole stilizzato. Le ore
                                      sono in caratteri romani e le linee orarie fran-cesi sono rappresentate da
                                      brevi freccette. Sono pre-senti le curve solstiziali, l'equinoziale e le curve
                                      diur-ne. I quadranti sono declinanti a Est-Sud-Est-60° (ar-co orario dalle 3
                                      alle 12 - fig. n. 2); a Sud-Est-25° (ar-co orario dalle 6 alle 16 - fig. n. 3); a
                                      Sud-Ovest+20° (arco orario dalle 9 alle 18 - fig. n. 4).

figura n. 2: Altes Gymnasium, quadrante solare declinante a ESE-60°.

           Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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Bollettino Astronomico 417 / 2017 - Osservatorio Galileo Galilei
Bollettino di informazione astronomica nr. 417/2017

                                                                   figura n. 3: Altes Gymnasium, quadrante solare
                                                                   declinante a SE-25°.

                                                                    figura n. 4: Altes Gymnasium, quadrante sola-re
                                                                    declinante a SO+20°.

                                                               Nel 1406, il magistrato della città di Ro-
                                                               thenburg ob der Tauber acquistò dal
                                                               borghese Weikfried un immobile situato sulla
                                                               piazza del mercato (Marktplatz), nel quale
                                                               furono installati i servizi di provvista di grano
                                                               e di farina, e inoltre una vasta sala della
                                                               locanda fu riservata ai consi-glieri della città
                                                               ed ai membri delle famiglie si-gnorili. Su
                                                               questo edificio (Ratstrinkstube - Lo-canda dei
                                                               Signori) la città fece installare nel 1684, da
                                                               Jean Charles Landeck, orologiaio in
Norimberga, un orologio a due quadranti che completava la facciata munita di un qua-drante solare affrescato
l'anno precedente (fig. n. 5).
                                 figura n. 5: Ratstrinkstube - Locanda dei Signori .

                                 Fino all’inizio del 1900 questo orologio, il cui quadran-te superiore indica i
                                 giorni del mese mentre il quadrante infe-riore segna l'ora (fig. n. 6), non aveva
                                 alcun importante parti-colare. Deve la sua attuale fama ad un episodio storico
                                 avve-nuto nel 1631, a seguito dell’occupazione della città da parte del
                                 maresciallo svedese Johann Tserclaes conte di Tilly, capo delle truppe
                                 cattoliche tedesche.
                                 Questi voleva far saccheggiare la città ed imporre degli oneri eccessivi agli
                                 abitanti che chiesero che fosse loro gra-ziata una parte delle imposizioni. Il
                                 Tilly, che apprezzava il buon vino del paese, consentì di venire incontro alle
                                 loro ri-chieste a condizione che il Borgomastro Nusch svuotasse in un colpo
                                 solo una enorme brocca, piena di vino. Il Nusch e-seguì questa prodezza ed i

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cittadini ebbero esaudite le loro richieste. Questa storica brocca, contenente circa 3,5 litri, at-tualmente esiste
ancora e si trova nel Rathaus a ricordo del "Meistertrunk - Magistrale Bevuta" .

                                                figura n. 6: Ratstrinkstube - Locanda dei Signori, i due quadranti, il
                                                quadrante solare e le due finestre.

                                                Verso il 1910, gli aderenti a una piccola società, che si riunivano in
                                                un ristorante di Norim-berga, denominato “Sondersie-chen-Kobel
                                                (Baracca degli Incu-rabili)”, decisero di far aggiunge-re all’antico
                                                orologio di Rothen-burg degli automi per perpetuare il ricordo della
                                                storica prodezza del Nusch, ed il negoziante Ch. Marfels, di Berlino,
                                                si assunse la spesa di questa impresa.

figura n. 7: Ratstrinkstube - Locanda dei Signori, i due quadranti e le due finestre aperte.

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A seguito di questa decisione furono allora installati, vicino al vecchio orologio, due busti di legno scolpito,
dietro le due finestre che fiancheggiano il quadrante inferiore; di questi due busti, un po’ più grandi del
naturale, quello di destra rappresenta il Nusch, mentre quello della finestra di sinistra rappresenta il Tilly (figg.
n. 7, n. 8, n. 9, n. 10, n. 11). Appena rintocca il primo colpo di mezzogiorno si aprono i battenti delle due finestre
e le figu-re si mettono in movimento: in primo luogo il Tilly, con movimenti della testa e delle braccia, dà
l’ordine al Nusch di svuotare la brocca che tiene tra le mani; il Nusch adempie allora a questo compito, mentre
il Tilly, con movimenti della testa, gli esprime la sua soddisfazione, ed i battenti delle finestre si rinchiudono.
Questa installazione è, a sua volta, denominata “Meister-Trunk” e fu consegnata ufficialmente alla città di
Rothenburg il 12 giugno 1910.
La rappresentazione si svolge ogni ora, dalle 12 alle 16.

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Il quadrante solare è a ore francesi; risale al 1683 e fu restaurato nel 1768. Le sue ore sono in caratteri ro-
mani, lo gnomone, obliquo, fuoriesce da un simbolico sole ed è munito di nodus (rigonfiamento posto
sull'asta la cui ombra è sempre compresa tra le due solstiziali). Le linee orarie sono indicate da brevi frecce e
sono evi-denziate le mezze ore. È corredato dalle curve solstiziali, dalle curve diurne e dall'equinoziale. Due
cerchi con-centrici racchiudono i simboli zodiacali posti sulle rispettive curve (fig. n. 12).

figure n. 12: Ratstrinkstube - Locanda dei Signori, quadrante solare.

Bibliografia:
Alfred Ungerer: “Les Horloges astronomiques et monumentales les plus remarquables de l’Antiquité jusqu’à
nos jours” (Strasburgo, 1931).

Hugo Philipp, Daniel Roth, Willy Bachmann: "Sonnenuhren Deutschland und Schweiz" (Deutsche Gesellschaft
für Choronometrie, 1994).

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LIBRI -   L'importanza di lasciar vivere i libri, finestre sul mondo e farmaci per l'anima

La lettura, attraverso il contatto fisico con la pagina, rappresenta un'ancora di salvezza per gli appassionati di
astronomia. Ogni libro, all’atto della pubblicazione, illustra le nuove scoperte che poi vengono superate da
altre ricerche e approfondimenti. Ripercorrere questo cammino è importante per riconoscere come si è
evoluta la ricerca astronomica.
Abbiamo quindi pensato di mettere a disposizione di soci e appassionati un certo numero di volumi che è
possibile trovare in Sede. Viene richiesta per il loro ritiro una piccola donazione a volume che abbiamo
identificato in € 5.00.
                                       Ecco alcuni esempi dei libri disponibili.

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Astronomy Picture of The Day (APOD)            - 16 settembre 2017 (a cura di Corrado Pido)

è un archivio redatto a partire dal 1995 da Robert Nemiroff e Jerry Bonnell. L’archivio APOD contiene la più
grande raccolta di immagini astronomiche ed ognuna di esse è corredata da una breve descrizione fatta da
esperti. Per visionare l’archivio basta digitare in internet la sigla “APOD” e di seguito l’indice

Ultima immagine trasmessa dalla Sonda Cassini prima di terminale la missione di esplorazione del sistema di
Saturno della durata di ben 13 anni. L’immagine è stata ricevuta 83 minuti dopo la trasmissione.

Image Credit: NASA, JPL-Caltech, Space Science Institute

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ARCHIVIO IMMAGINI          (Osservatorio)

A partire dal bollettino 411 pubblichiamo immagini astronomiche riprese nel tempo dai soci. Molte di queste
sono riproduzioni digitali di stampe o diapositive

               Scansione da diapositiva della cometa Ikeya Zang ripresa dal socio Oreste Lesca

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ASTROFOTOGRAFIA

M20 e M8 (Alessandro Segantin)

Eclissi totale di sole del 21 agosto ripresa dagli U.S.A. (Davide Crespi)

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LE NOTE DI URANIO           I satelliti di Marte, la scoperta. (a cura di Sandro Baroni)

                                                                                       Tutte le scoperte stronomiche
                                                                                       antiche e nuove sono
                                                                                       interessanti, alcune sono
                                                                                       veramente affascinanti. La
                                                                                       scoperta di cui stiamo
                                                                                       parlando è il risultato di una
                                                                                       lodevole perseveranza. Nel
                                                                                       1877 è avvenuto uno dei
                                                                                       massimi avvicinamenti di
                                                                                       Marte al nostro pianeta Terra,
                                                                                       infatti l’opposizione dei due
                                                                                       pianeti era previsto per il 5
                                                                                       settembre       1877.        Data
                                                                                       importante anche per le
                                                                                       famose osservazioni marziane
                                                                                       di       Giovanni         Virginio
                                                                                       Schiaparelli        (1835-1910)
                                                                                       effettate da Milano Brera. Il
professor Asaph Hall (1829-1907) astronomo dell’Osservatorio Astronomico di Washinton, pensò di
approfittare di questa favorevolissima circostanza per verificare i dintorni di Marte con il grande rifrattore di
quel osservatorio di ben 66 centimetri di apertura che dal 1873 era il più grande rifrattore del mondo di allora.
Molti osservatori erano già stati delusi nella speranza trovare un satellite di Marte, non era una ragione
sufficiente per rinunciare alla ricerca, considerando le particolare favorevole occasione che presentava la
meccanica celeste. Dalle prime sere del mese di agosto scrutò lo spazio circostante Marte con particolare cura,
e per non essere disturbato nell’osservazione dallo splendore di Marte stesso, si prese cura di far uscire il
pianeta rosso dal campo del cannocchiale, in modo di poter cogliere la più leggera traccia di un
eventuale satellite. Le prime notti furono faticose e sconcertanti , l’astronomo decise di sospendere la ricerca
, quando la signora Hall (grandi le donne !), che fungeva anche da segretaria di suo marito , insistette vivamente
affinché dedicasse ancora una sera alla caccia al satellite (!). Era l’11 agosto, Hall si mise all’equatoriale e tre
ore più tardi credette di scorgere un piccolo punto luminoso che gli fece battere il cuore. Ma appena constata
l’esistenza di questo primo satellite marziano, si alzo una folta nebbia dal fiume Potomac che lo obbligò ad
interrompere l’osservazione. Il cielo rimase ostinatamente coperto durante le notti seguenti. Ma il 16 agosto
arrivò il bel tempo e Hall si precipitò al cannocchiale, ritrovò il piccolo punto e non lo abbandonò più, lo seguì
per due ore e constatò che si spostava nel cielo con Marte. Ora bisognava confermare che sfortunatamente non
poteva essere un pianetino in orbita da quelle parti. Controllando le effemeridi si trovò che (52) Europa ,
scoperto il 4 febbraio 1858, era nelle vicinanze, ma una ulteriore verifica confermò che il piccolo punto luminoso
era veramente un satellite marziano. La notte del 17 agosto fu particolar modo splendida, la mattina
seguente alle quattro vide spuntare il punto luminoso. Di poi Hall non tardò a notarne un secondo più piccolo
e più vicino al pianeta. La notizia fu telegrafata ai principali astronomi del mondo, e la scoperta venne così
confermata. Questi due oggetti hanno ricevuto dal loro scopritore i nomi di Deimos (il Terrore) e Phobos (la
Fuga) in memoria dei due versi dell’Iliade di Omero . Quando Hall li scoprì erano rispettivamente Phobos di
magnitudine visuale 11.3, mentre Deimos era di 12.4.
A completamento di questo ricordo storico non si può dimenticare due fantasiose affermazioni , ovvero che nel
1610 Giovanni Keplero (1571-1630) cercando di decifrare un anagramma di Galileo Galilei (1564-1642) su
Saturno ipotizzò l’esistenza di due satelliti di Marte.Inoltre nei Viaggi di Gulliver ,scritti nel 1720 , lo scrittore J.
Swift , afferma che gli astronomi di Laputa hanno scoperto due satelliti di Marte (!).

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FLY ME TO THE MOON              Il cratere "Herigonius", (a cura di Davide Crespi

Nella parte sud-orientale dell'Oceanus Procellarum possiamo osservare il cratere "Herigonius", una formazione
circolare isolata di 15Km sovrapposta a Dorsa Ewing ad est e contenente un piccolo cratere a nord. I versanti
sono abbastanza scoscesi e le pareti alte. Si pensa che la sua formazione possa risalire al periodo Eratosteniano
(da -3.2 miliardi di anni a -1.1 miliardi di anni). Il periodo migliore per la sua osservazione è 3 giorni dopo il primo
quarto oppure 2 giorni dopo l’ultimo quarto.

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Alcuni dati:
Longitudine: 33.971° West
Latitudine: 13.356° South
Faccia: Nearside
Quadrante: Sud-Ovest
Area: Parte Sud-Orientale dell'Oceanus Procellarum
Origine del nome:
Dettagli: Pierre Hérigone
Matematico francese del 17° secolo nato in Francia
Morto nel 1644
Fatti notevoli: Autore di una teoria sui moti planetari.
Autore del nome: sconosciuto
Nella foto una ripresa amatoriale del cratere “Herigonius”. Lo strumento minimo per poter osservare questa
formazione è un rifrattore da 100mm.

Hanno collaborato: Silvano Minuto, Corrado Pidò, Davide Crespi, Vittorio Sacco, Alessandro Segantin, Salvatore
                  Trani, Sandro Baroni, Oreste Lesca

Immagine di copertina Il sistema di anelli di Saturno ripresi dalla sonda Cassini prima del “Gran finale”

           Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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                   www.osservatoriogalilei.com – www.apan.it

                           APAN - Associazione Provinciale Astrofili Novaresi - Onlus
                                       C.F. osservatorio 00437210032
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           Osservatorio Astronomico e Planetario G.Galilei – Suno 45° 36’ 16” Nord 08° 34’ 25” Est
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