Tensioni tra Usa e Cina, il capo del Pentagono cerca di frasi

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Tensioni tra Usa e Cina, il capo del Pentagono cerca di frasi
Tensioni tra Usa e Cina, il
capo del Pentagono cerca di
ridimensionare   le    frasi
pronunciate dal presidente

Le parole di Biden, nel corso della
conferenza stampa di ieri insieme
al premier giapponese, sono apparse
un brusco cambio di rotta nei
rapporti con Taipei che ha colto di
Tensioni tra Usa e Cina, il capo del Pentagono cerca di frasi
sorpresa i consiglieri più stretti
della Casa Bianca
“La politica americana sulla “Cina unica” non è cambiata. Il
presidente Joe Biden ha solo sottolineato il nostro impegno a
fornire a Taiwan i mezzi per difendersi”. Così il capo del
Pentagono Lloyd Austin ha ridimensionato le parole del
presidente Biden su Taiwan durante una conferenza stampa a
Ramstein.

Stamattina, 24 maggio, durante il punto stampa congiunto con
il primo ministro giapponese Fumio Kishida a Tokyo, a Biden
era stato chiesto se gli Stati Uniti sarebbero disposti a
intervenire per aiutare Taiwan come accaduto con l’Ucraina in
caso di invasione da parte della Cina. Biden aveva risposto di
essere pronto a un intervento militare. “Non penso che
l’invasione ci sarà”, aveva specificato, sottolineando però
che la Cina sta “giocando con il fuoco”.

Da Tokyo, nella conferenza stampa congiunta con il premier
nipponico Fumio Kishida, le parole di Biden sono apparse un
brusco cambio di rotta nei rapporti con Taipei che ha colto di
sorpresa i consiglieri più stretti della Casa Bianca.

A Biden era stata posta la domanda sulla disponibilità Usa a
un coinvolgimento militare contro un tentativo di forza cinese
per il controllo di Taipei, viste le perplessità americane
sull’Ucraina. “Sì. Questo è un impegno che abbiamo preso.
Siamo d’accordo con la politica della ‘Unica Cina’”, ha
risposto il presidente. “Vi abbiamo firmato sopra e su tutti i
relativi accordi presi da lì, ma l’idea che possa essere presa
con la forza, solo presa con la forza, è puramente non
appropriata”. La reazione cinese è stata rabbiosa, come
prevedibile.

“Nessuno dovrebbe sottovalutare la decisa determinazione, la
ferma volontà e la forte capacità del popolo cinese di
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difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”,
ha replicato il portavoce del ministero degli Esteri Wang
Wenbin, dato che Taiwan “riguarda esclusivamente gli affari
interni”. Con una nota notturna, l’Ufficio per gli affari di
Taiwan del governo centrale, ha rincarato che sono gli Usa a
giocare con il fuoco usando la “carta Taiwan” per contenere la
Cina, mettendo in guardia che “ne resteranno bruciati”. La
Casa Bianca ha cercato di minimizzare in un momento di forti
tensioni sino-americane e un funzionario ha affermato che la
posizione ufficiale è invariata, ricordando che “il nostro
impegno ai sensi del Taiwan Relations Act è di fornire a
Taiwan i mezzi militari per difendersi”. Il governo americano,
per chiarire i termini della questione, ha mantenuto la sua
“ambiguità strategica” sull’uso della forza militare ad
attacchi cinesi contro Taipei, adottata dopo che Washington
nel 1979 trasferì il riconoscimento diplomatico su Pechino,
facendo diventare ufficiosi i legami Usa-Taiwan. Lo scopo è
dissuadere la Cina dall’aggredire Taiwan, ma anche l’isola dal
cercare l’indipendenza: nessuna delle due parti può essere
certa di un intervento americano a difesa dell’isola.

Il presidente Usa Joe Biden alza oggi dal Giappone il velo
sull’Indo-Pacific Economic Framework (Ipef), l’ambizioso piano
di investimenti e rafforzamento dei rapporti commerciali che
farà aumentare la presenza Usa nell’area e getterà le basi del
collegamento ‘tra simili’ nell’ottica del contenimento della
Cina. “Ci saranno benefici economici concreti per i Paesi che
vorranno partecipare”, assicura Biden. Pechino parla invece di
una “strategia destinata a fallire”.

“Ci saranno benefici economici concreti per i Paesi che
vorranno partecipare alla nuova alleanza economica nella
regione Indo-Pacifico”, ribadisce il presidente americano
nell’incontro a Tokyo con il premier nipponico Fumio Kishida,
a margine del summit bilaterale che precederà la riunione
informale dei Quad con la partecipazione dei leader di India e
Australia in calendario domani. Nella seconda e ultima tappa
Tensioni tra Usa e Cina, il capo del Pentagono cerca di frasi
del suo viaggio in Asia, Biden ha ribadito che gli Usa sono
determinati a difendere il Giappone, con il quale mantengono
un’alleanza che considera la “pietra miliare” della pace e
della stabilità nella regione

“La nuova piattaforma economica, sarà introdotta
per ostacolare l’espansionismo della Cina, e porterà numerosi
vantaggi per l’intera regione”, ha aggiunto il presidente Usa
a margine dell’incontro. All’inizio della riunione aperta alla
stampa, Biden ha anche ringraziato il Giappone per essersi
schierato con l’Occidente per preservare i valori democratici,
assicurando l’applicazione di sanzioni a seguito
dell’invasione della Russia in Ucraina.

Il premier Kishida ha auspicato una maggiore collaborazione
tra i due Paesi per garantire la pace e la stabilità della
regione Indo-Pacifico. “Ogni uso della forza per alterare
l’ordine mondiale    –   ha   continuato   Kishida,   non   verrà
tollerato”.

All’Indo-Pacific Economic Framework (Ipef) hanno aderito 13
Paesi: lo ha annunciato Biden nella conferenza stampa
congiunta a Tokyo con Kishida al termine del loro summit.

Biden ha inoltre affermato che sta “considerando” l’abolizione
di alcuni dazi commerciali sulla Cina, sottolineando che non
sono state imposte dalla sua amministrazione. “Non abbiamo
imposto nessuna di queste tariffe”, ha risposto nella
conferenza stampa congiunta. “La loro revoca è una misura in
esame”, ha aggiunto.

La strategia Indo-Pacifica degli Stati Uniti sulla formazione
delle “piccole cricche in nome della libertà e dell’apertura”
ha il solo scopo di contenere la Cina ed è destinata a
fallire. Lo dice il ministro degli Esteri cinese Wang Yi,
aggiungendo che se l’Indo-Pacific Economic Framework (Ipef),
l’ambizioso piano d’investimenti e rafforzamento dei rapporti
commerciali nell’area che il presidente americano si appresta
Tensioni tra Usa e Cina, il capo del Pentagono cerca di frasi
a lanciare oggi a Tokyo, “diventa uno strumento politico per
gli Usa per salvaguardare la propria egemonia economica
regionale     ed   escludere     deliberatamente      Paesi
specifici, sarebbe su una strada sbagliata”.

Varsavia, oggi l’incontro tra
Biden e due ministri ucraini

Durante la sua visita oggi a Varsavia, il presidente americano
Joe Biden incontrerà anche due ministri ucraini: lo ha reso
noto la Casa Bianca.

Biden parteciperà questa mattina a un incontro tra i ministri
degli Esteri e della Difesa ucraini, Dmytro Kuleba e Oleksii
Reznikov, e le loro controparti statunitensi, rispettivamente
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Antony Blinken e Lloyd Austin, ha spiegato la Casa Bianca.
Ieri Biden ha salutato le truppe Usa visitando la caserma
dell’82/ma divisione aviotrasportata a Rzeszow, a soli 70 km
dal confine con l’Ucraina.

Il presidente Usa è sbarcato lì allo scopo di ringraziare
Varsavia per la massiccia accoglienza dei rifugiati ucraini e
rassicurare gli alleati del fianco orientale della Nato contro
la minaccia del Cremlino, che ha evocato anche l’ipotesi di
usare l’arma atomica. Una minaccia che, sotto la pressione
degli alleati, lo ha portato nei giorni scorsi ad abbracciare
l’idea di ventilare il ricorso all’arma nucleare anche come
deterrente all’uso di armi convenzionali o altri pericoli non
nucleari, come ha rivelato il Wall Street Journal citando
dirigenti Usa.

Kabul,             attentati
all’aeroporto: 100 morti tra
cui 13 militari Usa. Biden
promette vendetta
Tensioni tra Usa e Cina, il capo del Pentagono cerca di frasi
E’ di oltre 100 morti il bilancio degli attentati di ieri
all’aeroporto di Kabul: lo riporta il Wall Street Journal
(Wsj), secondo cui le vittime sono i 13 soldati americani già
accertati e almeno 90 cittadini afghani.

Le forze statunitensi si preparano ad altri attacchi
terroristici da parte dell’Isis che potrebbero includere l’uso
di autobomba e razzi contro l’aeroporto di Kabul mentre
continuano le operazioni di evacuazione americane: lo ha detto
il capo del comando centrale, Kenneth McKenzie. “Crediamo che
vogliano continuare quegli attacchi e ci aspettiamo che quegli
attacchi continuino”, ha sottolineato McKenzie riferendosi
all’Isis, secondo quanto riporta il Washington Post.

Il capo del comando centrale statunitense, Kenneth McKenzie,
ha affermato che Washington è pronta alla rappresaglia contro
gli autori dell’attacco, nel quale ha detto di non ravvisare
una complicità dei Talebani.

Secondo le ricostruzioni, si è trattato di un attacco
“complesso” nella zona dell’Abbey Gate, area controllata dalle
truppe Usa e britanniche dove, in quel momento, erano
ammassate almeno 5.000 persone in attesa di conoscere il
proprio destino.

La prima esplosione è stata opera di un kamikaze che si è
fatto saltare in aria fuori dal Baron Hotel, che in questi
giorni è diventata la base di giornalisti e truppe del Regno
Unito. Quindi un altro kamikaze, o un’autobomba secondo altre
fonti, più vicino al gate, in prossimità di un canale fognario
diventato la terrificante sala d’attesa di migliaia di
disperati. Lì centinaia di famiglie aspettano un cenno dai
militari. Da lì i soldati si affacciano per tirar su quelli
che ce l’hanno fatta e saranno imbarcati sui voli verso una
nuova vita. Lì gli attentatori hanno colpito. In serata,
l’Isis ha rivendicato gli attacchi, pubblicando anche la foto
di uno dei kamikaze, secondo quanto riferisce il Site. Il
bilancio di almeno 60 civili afghani morti è stato diffuso in
serata dal Wall Street Journal che citava fonti mediche. Tra i
13 militari americani che hanno perso la vita ci sarebbe anche
un medico della Marina. Mentre a parlare di bambini tra le
vittime sono stati i talebani. Da parte loro i medici
dell’ospedale di Emergency a Kabul hanno riferito di dieci
persone arrivate morte nella loro struttura e oltre 60
ricoverati.

Il racconto dei testimoni nella capitale afghana è
agghiacciante. Cumuli di cadaveri, brandelli di corpi nel
canale ricoperto di sangue. Un ex interprete dei marines Usa
ha raccontato di aver visto morire tra le sue braccia una
bambina di 5 anni. Le immagini e i video circolati sui social
media mostrano feriti trasportati a bordo di carriole
sgangherate con l’incessante ululato delle ambulanze in
sottofondo.

“E’ stato come il giorno del giudizio universale, persone
ferite ovunque. Ho visto persone correre con il sangue sui
loro volti e sui loro corpi”, ha raccontato un altro
testimone. Nessun italiano è stato coinvolto nell’attentato
poiché le esplosioni sono avvenute in un’area distante da dove
stanno operando i nostri militari con il personale
dell’ambasciata rimasto sul campo. Poco prima che scoppiasse
l’inferno, un C-130 italiano con a bordo anche alcuni
giornalisti era decollato tra i proiettili: erano di una
mitragliatrice afghana che sparava in aria per disperdere la
folla che pressava verso il gate dell’aeroporto ma a bordo si
sono vissuti attimi di terrore.

Fin da subito gli Usa e i britannici sono stati certi che
l’attacco sia stato opera dell’Isis-K, lo Stato Islamico della
provincia afghana del Khorasan, il gruppo affiliato all’Isis
nemico di Al Qaida e dei talebani. Loro, i nuovi padroni
dell’Afghanistan, hanno condannato l’attacco scaricando la
responsabilità sugli Stati Uniti: “E’ avvenuto in una zona
dove la sicurezza è nelle mani delle forze statunitensi”, ha
detto il portavoce Zabihullah Mujahid, assicurando che i
talebani “stanno prestando molta attenzione alla sicurezza e
alla protezione della loro gente” e che i nemici saranno
fermati. Ma il rischio di altri attentati nei prossimi giorni
è concreto e già in serata si è udita un’altra forte
esplosione a Kabul. Non è chiaro come tutto questo
condizionerà le operazioni di esfiltrazione ancora in corso.

Il premier britannico Boris Johnson, dopo una riunione del
comitato d’emergenza Cobra, ha assicurato che l’evacuazione
proseguirà come previsto. Anche il presidente francese
Emmanuel Macron, pur riconoscendo che le prossime ore saranno
“estremamente rischiose”, ha garantito che le evacuazioni
continueranno fino al 31. Altri Paesi, come il Canada e la
Germania, hanno già lasciato l’Afghanistan. Domani si
concluderà anche il ponte aereo italiano con la partenza
dell’ultimo C-130 da Kabul.

Joe Biden non trattiene le lacrime
parlando in diretta alla nazione degli
“eroi morti a Kabul per una missione
altruista”.    Poi   promette:    “Non
dimenticheremo, vi prenderemo e ve la
faremo pagare”
E l’America non si farà intimidire, l’evacuazione va avanti e
siamo pronti a inviare altre truppe se sarà necessario”.

Per il presidente americano sono le ore più difficili e
drammatiche. Di fronte a lui lo scenario più tragico che
poteva scaturire dalla crisi afghana e dalla sua irrevocabile
decisione di abbandonare il Paese entro il 31 agosto. L’incubo
peggiore si è avverato e, nel caos che ne è seguito, ora si
contano almeno 12 soldati americani uccisi da un attentato
kamikaze mentre lavoravano all’evacuazione di migliaia di
persone. Ancora mille gli americani da portare via per il
Pentagono, che ammette: “Gli attacchi continueranno”.

Le sue parole in tv arrivano dopo un’intera giornata nel
bunker della Situation Room, aggiornato costantemente dal team
per la sicurezza nazionale, seguendo passo passo gli sviluppi
della situazione. Mentre la Casa Bianca appare sempre più
assediata da feroci polemiche e tra i repubblicani cresce il
fronte di chi invoca l’impeachment, se non addirittura le
dimissioni immediate del presidente. Tra questi ultimi Donald
Trump: “Non dovrebbe essere un grosso problema dal momento che
non è stato eletto legittimamente”, afferma l’ex presidente.

Circondato dal segretario di Stato Antony Blinken, dal capo
del Pentagono Lloyd Austin, dal consigliere per la Sicurezza
nazionale Jack Sullivan e dal capo di stato maggiore delle
forze armate Usa Mark Milley, Biden cerca una via di uscita
non facile, mentre ancora le notizie da Kabul sono
frammentarie e si attende di conoscere l’esatto bilancio della
doppia esplosione, mentre le responsabilità dell’Isis Kohrasan
sono ormai chiare.
Difficile immaginare una rappresaglia a breve, visto il
controllo del potere a Kabul ormai nelle mani dei talebani e
la difficoltà di individuare degli obiettivi tra i militanti
dell’Isis probabili autori dell’attentato.

Nonostante questo il presidente americano aveva confermato il
faccia a faccia con il neo premier israeliano Naftali Bennett
(poi rinviato) per tentare di cominciare a voltare pagina e a
riprendere in mano il dossier Iran. La giornata ha poi preso
una piega del tutto diversa.
“A questo punto il presidente si deve dimettere”, ha affermato
per primo il deputato repubblicano Mike Garcia, venendo allo
scoperto e affermando quello che in tanti nel suo partito
pensano, non solo Trump. Anche l’ex ambasciatrice Usa all’Onu
Nikki Haley, che in molti vedono candidata alle presidenziali
del 2024, agita lo spettro delle dimissioni pur mettendo in
guardia dal fatto che sostituire Biden con la vice Kamala
Harris sarebbe addirittura peggio. Finora l’ipotesi
impeachment, caldeggiata anche da un big come il senatore
Lindsay Graham, o quella della rimozione attraverso il
meccanismo del 25mo emendamento della Costituzione, era stata
presa in considerazione solo con la possibile riconquista da
parte dei repubblicani del controllo di almeno una delle due
camere del Congresso, nelle elezioni di metà mandato del
prossimo anno. Ora tutto potrebbe precipitare.

Usa, Biden: entro maggio dosi
vaccino per tutti e per
luglio ritorno alla normalità
“Tutti gli americani saranno dichiarati vaccinabili entro il
primo di maggio” e per il 4 luglio ci sara’ un ritorno ad una
quasi normalita’, con la possibilita’ di “piccoli gruppi” per
fare il barbeque “celebrando non solo il giorno
dell’Indipendenza ma anche l’indipendenza dal virus”. Lo ha
annunciato Joe Biden nel suo primo discorso alla nazione in
prime time, ad un anno dall’inizio della pandemia.

Il presidente ha esordito criticando senza nominarlo Donald
Trump per i silenzi e il negazionismo con cui tratto’ il
virus, prima di ricordare le quasi 530 mila vittime americane,
“piu’ di quelle della prima e seconda guerra mondiale, del
conflitto in Vietnam e dell’11 settembre messi insieme”.
Quindi, illustrando le prossime fasi della battaglia contro il
coronavirus, ha spalancato le porte del vaccino per tutti gli
adulti, chiedendo l’abolizione delle priorita’ di eta’ e
categoria: “Ordinero’ agli Stati, ai territori e alle tribu’
di rendere candidabili per il vaccino tutti gli americani
adulti entro il primo maggio”, ha detto, anche se questo non
significa che tutti riceveranno l’inoculazione.

Ma Biden conta di aver dosi per tutti entro fine maggio e di
tagliare il traguardo di 100 milioni di vaccinazioni nei suoi
primi 60 giorni, con un anticipo di 40 giorni sul previsto. Il
commander in chief ha anche annunciato il dispiegamento di
altri 4.000 soldati per rafforzare la campagna vaccinale,
portando il numero totale a 6.000. Per accelerarla prevede
pure un raddoppio degli attuali siti di vaccinazione di massa
(ora quasi 600), altri 700 centri sanitari per le comunita’
poco servite e un aumento delle farmacie che partecipano al
programma federale per la distribuzione delle fiale. Previsto
inoltre l’impiego di dentisti, veterinari, studenti di
medicina e altri operatori per eseguire le vaccinazioni. Il
Governo federale aprira’ un website il primo maggio per
consentire agli americani di individuare dove sono disponibili
i vaccini e mettera’ a disposizione un numero verde per chi
non ha accesso a internet.
Tutte misure, ha ricordato, rese possibili dal nuovo piano di
aiuti Covid da 1900 miliardi di dollari approvato dal
Congresso e che lui ha firmato ieri.

USA:    Covid,    economia,
ambiente e razzismo. Queste
le priorità per Biden
“Finora l’azione contro la pandemia è stata un triste
fallimento”: lo ha detto il neopresidente Joe Biden
illustrando alla Casa Bianca il suo piano anti Covid. Le morti
per Covid in Usa raggiungeranno probabilmente quota 500 mila
il prossimo mese: lo ha poi aggiunto illustrando alla Casa
Bianca il suo piano contro la pandemia nel Paese, dove sono
stati registrate finora oltre 400 mila vittime, “piu’ dei
morti americani nella seconda guerra mondiale”, ha ricordato.

Il neopresidente ha rinnovato l’appello ad usare la
mascherina: “se lo facciamo fino ad aprile salveremo oltre 50
mila persone”. Chiunque arrivi in aereo negli Stati Uniti
dovra’ sottoporsi a test anti covid prima di partire e
sottoporsi poi a quarantena. “Ci sarà ancora un duro inverno,
la situazione peggiorerà prima di migliorare”, ha ribadito.

Il secondo presidente Usa di fede cattolica dopo JFK ha
ricevuto segnali contrastanti dalla sua chiesa: a una calda
benedizione di benvenuto del Papa ha fatto seguito un duro
comunicato dei vescovi Usa in cui si afferma che Joe Biden
“farà avanzare mali morali”, tra cui contraccezione, aborto e
matrimoni omosessuali. La dichiarazione, firmata dal
presidente    della   conferenza   episcopale    americana,
l’arcivescovo di Los Angeles José Gomez, ha scatenato
polemiche all’interno della Chiesa. “Parole sconsiderate nel
giorno dell’insediamento”, ha risposto il cardinale
arcivescovo di Chicago Blase Cupich, alleato del Papa.

Intanto l’amministrazione Biden ha annunciato una moratoria di
100 giorni sulle espulsioni degli immigrati irregolari. Una
nuova presa di distanza dall’amministrazione Trump, che aveva
fatto della lotta ai clandestini uno dei suoi cavalli di
battaglia. Il neopresidente ha anche ordinato di rafforzare il
Daca, il programma di protezione dei dreamer, gli immigrati
arrivati in Usa quando erano minorenni al seguito di genitori
clandestini.

Riaprire le scuole in 100 giorni: è l’obiettivo di uno degli
ordini esecutivi alla firma del neopresidente, secondo i media
Usa.   Il   provvedimento     sollecita    il   dipartimento
dell’educazione e fornire una guida per la riapertura
focalizzata sulle mascherine, i test e la pulizia. Un
memorandum distinto prevede rimborsi alle scuole per
l’acquisto di materiale protettivo attraverso i fondi della
protezione civile.

La distribuzione e la somministrazione del vaccino contro il
Covid sono la maggiore sfida logistica americana, insieme al
salvataggio dell’economia, aveva precedentemente detto il
presidente, sottolineando che il razzismo sistemico ancora
esiste negli Stati Uniti. “Ma – aveva aggiunto – abbiamo
l’occasione per cambiare le cose”.

Joe Biden punta ad una proroga di cinque anni del New Start
con la Russia, l’unico trattato rimasto per limitare i due più
grandi arsenali nucleari del mondo, in scadenza il 5 febbraio.
Lo rivela il Washington Post, citando due dirigenti americani.
Nello stesso tempo, secondo le stesse fonti, il nuovo governo
Usa si sta preparando a nuove sanzioni contro Mosca, in attesa
di una valutazione completa dell’intelligence sulle presunte
interferenze nelle elezioni del 2020, sull’avvelenamento
dell’oppositore Alexey Navalny e sulle ‘taglie’ per
l’uccisione di soldati americani in Afghanistan.

“Quando ho accettato questo incarico dal presidente Biden,
abbiamo concordato che la priorità è riportare verità e
trasparenza nel briefing con la stampa”: così la nuova
portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, nel suo primo incontro
con i reporter, dove ha illustrato i 15 ordini esecutivi del
neopresidente Usa. La prima telefonata di Biden a un leader
straniero, ha aggiunto Psaki, sarà venerdì al primo ministro
canadese Justin Trudeau. Questa sarà la prima di una serie di
chiamate del neopresidente ai leader alleati.

Usa, il congresso proclama la
vittoria di Biden: respinte
contestazioni      esponenti
repubblicani
Il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris
presidente e vicepresidente degli Stati Uniti al termine della
seduta del Congresso a camere riunite per certificare i voti
del collegio elettorale, vinto dal ticket dem con 306 voti
contro i 232 di quello repubblicano.

Il parlamento ha respinto alcune contestazione avanzate da
esponenti repubblicani dopo che la seduta era stata interrotta
per l’assalto dei manifestanti pro Trump a Capitol Hill.

Biden e Harris giureranno il 20 gennaio
“Anche se sono totalmente in disaccordo con il risultato delle
elezioni ci sara’ una transizione ordinata verso il 20
gennaio“, giorno del giuramento e dell’insediamento di Joe
Biden alla Casa Bianca: lo afferma Donald Trump in una
dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca. “E’ la fine del piu’
grande mandato presidenziale della storia, ma e’ solo l’inizio
della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande”,
aggiunge. “Ho sempre detto che continueremo la nostra lotta
per assicurare che solo i voti legali contino”, aggiunge
Trump.
Si aggrava intanto il bilancio delle vittime in seguito agli
scontri avvenuti ieri durante l’assalto al Congresso americano
da parte dei sostenitori di Donald Trump. Oltre alla donna
uccisa da colpi d’arma da fuoco esplosi da un agente del
Campidoglio, altre tre persone sono morte per emergenze e
complicazioni mediche. Sono stati colpi di arma da fuoco
sparati dalla polizia a uccidere Ashli Babbit durante le
proteste. Lo ha riferito il capo della polizia di Washington,
sottolineando che un’inchiesta è stata aperta sull’evento. La
donna è stata colpita da un agente in uniforme della polizia
del Campidoglio con la sua arma di servizio.

Sono 13 i feriti e 52 le persone arrestate, molte per
violazione del coprifuoco. Il vice consigliere per la
sicurezza nazionale, Matt Pottinger, si è dimesso in seguito
all’assalto al Congresso da parte dei fan di Donald Trump. Lo
riferisce la Cnn.

Intanto il sindaco di Washington ha esteso l’emergenza
pubblica per altri 15 giorni, fino al 21 gennaio, il giorno
dopo l’insediamento di Joe Biden, appuntamento per il quale si
temono nuovi forti tensioni.

Donald Trump è sempre più solo. L’ipotesi di invocare il
25/o emendamento per rimuoverlo si sta rafforzando nel
gabinetto del presidente, anche se l’idea non è stata ancora
ventilata al vicepresidente Mike Pence. Il 25/o emendamento
della Costituzione prevede che il vicepresidente prenda i
poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso
dal suo incarico. D’accordo sulla rimozione anche alcuni
leader repubblicani.

“Impeach”. Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata star dei
democratici, è stringata ma chiara sulle sue intenzioni.
Vorrebbe procedere con l’impeachment di Donald Trump per gli
scontri in Congresso. Ilham Omar, altra deputata liberal parte
dello Squad (il quartetto che include anche Rashida Tlaib e
Ayanna Pressley), ha annunciato di essere già al lavoro per la
stesura degli articoli per l’impeahchment.

E si susseguono diverse dimissioni, dalla portavoce di Melania
Trump al vice portavoce della Casa Bianca. E stanno valutando
di lasciare anche il ministro dei Trasporti e il consigliere
per la sicurezza Nazionale. Intanto Trump, che ieri è
intervenuto con un video in cui ribadiva l’accusa di elezioni
falsate invitando comunque i suoi fan a ‘tornare a casa’, è
stato bannato temporaneamente dai principali social media,
Twitter, Facebook e Instagram.

La condanna per l’assalto        al Congresso statunitense è
arrivata unanime da tutto il    mondo. L’ex presidente Obama ha
parlato di “grande disonore e   vergogna” per gli Stati Uniti ma
non “una completa sorpresa”.    La violenza, ha detto, è stata
“incitata da un presidente che ha continuato a mentire sul
risultato delle elezioni”. “La violenza è incompatibile con
l’esercizio dei diritti politici e delle libertà
democratiche”, le parole del premier italiano, Giuseppe Conte.
Parole di condanna sono arrivate anche da tutti i leader
europei, da Macron a von der Leyen e Johnson. Protesta anche
del mondo dello sport americano.

USA, prima dose di vaccino a
Joe Biden
A Joe Biden sarà somministrata la prima dose di vaccino contro
il Covid la prossima settimana.

Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali non è
escluso che l’iniezione al presidente eletto degli Stati Uniti
sarà pubblica nel tentativo di convincere gli americani sulla
sicurezza del vaccino.

Al vicepresidente Mike Pence e a sua moglie Karen sarà
somministrato il vaccino contro il Covid venerdì, e lo faranno
pubblicamente: lo rende noto la Casa Bianca.

USA 2020, elezioni regolari:
Cina e Papa Francesco si
congratulano con Joe Biden
Diverse   autorità   elettorali   Usa   hanno   affermato   in   un
comunicato congiunto di non aver trovato “alcuna prova” di
schede perse o modificate o di sistemi di voto violati.
Intanto anche la Cnn assegna l’Arizona a Joe Biden. Primo
commento sulla sua vittoria da parte di Mark Zuckerberg, che
parla di “elezioni fondamentalmente oneste”. E secondo il New
York Times, Donald Trump già penserebbe di annunciare la sua
corsa per il 2024.

La Cina si congratula con Biden per la vittoria alle elezioni
presidenziali del 3 novembre: lo ha detto il portavoce del
ministero degli Esteri Wan Wenbin che, in conferenza stampa,
ha aggiunto anche che “la Cina rispetta la scelta del popolo
americano. Esprimiamo le nostre congratulazioni a Biden e alla
vice Kamala Harris”. Pechino era tra i pochi Paesi che non si
erano ancora complimentati con Biden: il 9 novembre, sempre
Wang, aveva detto che “abbiamo notato che Joe Biden ha
dichiarato la sua vittoria elettorale. La nostra comprensione
è che il risultato delle elezioni sarà determinato in
conformità con le leggi e le procedure statunitensi”.
Ieri le congratulazioni di papa Francesco al presidente eletto
Usa. Biden ha sottolineato il suo apprezzamento per la
“leadership del pontefice nella promozione della pace, della
riconciliazione e dei comuni legami di umanità nel mondo”. Nel
suo colloquio con il pontefice, il presidente eletto “ha
espresso il suo desiderio di lavorare insieme sulla base della
comune fede nella dignità ed eguaglianza di tutti gli esseri
umani su questioni come le persone emarginate e povere, la
crisi del climate change, dare il benvenuto e integrare gli
immigrati e i rifugiati nelle nostre comunità”. Lo rende noto
lo staff di Joe Biden.

Biden ha scelto: Ron Klain sarà il suo capo dello staff. Lo
riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le
quali Klain ha accettato l’incarico. Klain è la prima scelta
di Biden, che dimostra così di privilegiare l’esperienza e la
competenza nelle sue decisioni. Klain stato consigliere di
presidenti e vicepresidenti democratici. E’ stato consigliere
di Biden negli anni 1980, quando il presidente-eletto era a
capo della commissione Giustizia della Camera.

USA 2020, Biden sorpassa
Trump in Michigan: prosegue
la sfida all’ultimo voto
Nella seconda lunga notte elettorale americana è sfida
all’ultimo voto nei quattro stati chiave dove ancora si
contano i voti e che di fatto con un bottino in palio di 57
grandi elettori decideranno la partita tra Donald Trump e Joe
Biden. Ovunque è un sostanziale testa a testa che finora ha
impedito di chiamare il vincitore.

In Georgia e North Carolina Trump e’ in vantaggio di un
soffio, mentre in Pennsylvania guida di circa 3 punti. In
Nevada invece avanti Biden, ma con uno scarto di appena 0,6
punti. Occhi anche sull’Arizona (11 grandi elettori), che Fox
News e Ap hanno già assegnato a Biden nella notte
dell’Election Day, ma non altri media come Cnn, Nbc e New York
Times: qui il vantaggio del candidato democratico, man mano
che procede lo spoglio delle ultime schede, si va
assottigliando ma resta di circa 2 punti. Dopo aver vinto
Michigan e Wisconsin Biden è a un passo dal raggiungere la
soglia dei 270 grandi elettori necessari per conquistare la
Casa Bianca. A seconda che si conti o meno l’Arizona ne ha
ottenuti 264 o 253, contro i 213 di Trump.
Trump prosegue da parte sua a fare ricorsi, anche in Georgia.
Tensioni tra supporter dei due candidati a Detroit.

Per conoscere il nome del Presidente degli Stati Uniti sarà
necessario il conteggio definitivo delle schede elettorali e
del voto postale degli stati ancora in bilico. Nel Michigan e
in Pennsylvania la campagna di Donald Trump presenta un’azione
legale.

Il candidato democratico (il più votato di sempre) invita alla
pazienza, chiedendo di contare ogni voto. Ma Trump torna ad
agitare lo spettro dei brogli, e attacca minacciando di
rivolgersi alla Corte Suprema. Lo staff di Biden giudica
‘scandalose’ le sue accuse: ‘Rischia una sconfitta
imbarazzante se ricorre alla Corte Suprema per le elezioni’.

Wall Street chiude in forte rialzo. Il Dow Jones sale
dell’1,35% a 27.849,84 punti, il Nasdaq avanza del 3,85% a
11.590,78 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso
del 2,21% a 3.443,53 punti.

Biden sorpassa Trump in Michigan. Tutte le schede in Wisconsin
sono state conteggiate, secondo quanto riportano le autorità
locali. Al momento, comunque, nessuno dei media americani ha
dichiarato un vincitore nello stato. La commissione elettorale
del Wisconsin, secondo quanto riportato da media, indica
comunque un vantaggio di Joe Biden.

“E’ chiaro che vinceremo abbastanza stati per ottenere i 270
voti elettorali per vincere”, ha detto Joe Biden. “Non sono
qui per dichiarare che abbiamo vinto ma per dirvi che quando
il conteggio sarà finito riteniamo che saremo noi i
vincitori”. “Ieri è stato provato ancora una volta che la
democrazia è il cuore di questa nazione. Anche in tempo di
pandemia ha votato un numero di americani senza precedenti”.
“Se mai se ne sia dubitato, non si abbiano più dubbi: qui il
potere è nelle mani del popolo ed è il popolo che determina
chi è il presidente degli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Non ci
saranno stati rossi o stati blu quando vinciamo. Ci saranno
gli Stati Uniti d’America”. “Nessuno ci strappa la nostra
democrazia, né oggi né mai”, ha detto ancora Biden.

Il tycoon è sorpreso – Trump su Twitter torna ad agitare lo
spettro dei brogli, nel commentare probabilmente il recupero
di Joe Biden in stati come il Michigan e il Wisconsin. “La
scorsa notte – afferma – ero avanti, spesso saldamente, in
molti stati chiave, in quasi tutti quelli governati e
controllati dai democratici. Poi, ad uno ad uno, i vantaggi
sono magicamente scomparsi, nel momento in cui sono state
contate discariche di schede a sorpresa. Molto strano”. Trump
poi attacca i sondaggisti: “Ancora una volta hanno
completamente sbagliato!”. Poi in un altro tweet
insiste: “Stanno trovando voti per Biden ovunque, in
Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. E’ un male per il
paese!“.
La campagna di Trump denuncia irregolarità in diverse contee
del Wisconsin e annuncia che Donald Trump potrebbe richiedere
il riconteggio delle schede e farlo “immediatamente”. “Ci sono
indicazioni di irregolarità in alcune contee del Wisconsin che
sollevano seri dubbi sulla validità del risultato”, afferma
Bill Stepien, il manager della campagna di Trump.
Nel frattempo Twitter segnala il cinguettio di Trump.

Lo staff di Biden si mostra fiducioso. “Siamo fiduciosi sul
fatto che Joe Biden sarà il prossimo presidente degli Stati
Uniti”. Lo afferma Jen O’Malley Dillon, il manager della
campagna dell’ex vicepresidente. “Trump rischia una sconfitta
imbarazzante se ricorre alla Corte Suprema per le elezioni”,
afferma la campagna democratica. E Biden avverte: “Non avremo
pace finche’ ogni voto non sara’ contato”.

Joe Biden batte Barack Obama. L’ex presidente nel 2008 ha
conquistato 69.498.516 voti, affermandosi come il candidato
che ne ha raccolti di più nella storia delle presidenziali
americane. Mentre lo scrutinio è ancora in corso, Biden ha già
raccolto 69.589.840 voti, superando il suo ex capo. Biden è
attualmente in testa su Donald Trump per il voto popolare, con
il presidente che finora ha incassato 66.706.923 voti.

Braccio di ferro tra Repubblicani e Democratici nell’Election
Night negli Usa che si chiude senza un vincitore ufficiale in
attesa che in alcuni stati chiave vengano contati nei prossimi
giorni le schede arrivate per posta. “Dobbiamo essere pazienti
e aspettare che tutti i voti vengano contati”, ha commentato
Joe Biden, dicendosi fiducioso su una sua vittoria: “Siamo
sulla strada giusta, ma non spetta ne a me ne’ a Trump
decidere chi ha vinto queste elezioni. Spetta a voi, alla
gente”.

Ma Donald Trump non ci sta, e lo ha fatto capire chiaramente
presentandosi poco dopo le due del mattino (in Italia erano le
8.30) ai circa 250 sostenitori invitati alla Casa Bianca e
assiepati nella East Room, con in prima fila la first family
al completo: “Ringrazio gli americani, abbiamo vinto ovunque,
siamo di fronte a risultati fenomenali”, ha esultato. Poi ha
puntato il dito contro gli stati dove continuerà lo scrutinio,
dalla Pennsylvania al North Carolina, dal Wisconsin al
Michigan: “Stanno tentando di rubarci le elezioni”, ha detto,
riecheggiando un tweet che poco prima era stato censurato dal
social media come “controverso e fuorviante”. “Questa è una
frode per gli americani e un imbarazzo per il Paese. Andremo
alla Corte Suprema”, ha quindi promesso il presidente, ben
consapevole che in tale ipotesi a giudicare sarà un’Alta Corte
con sei giudici su tre di nomina conservatrice, grazie alla
recente new entry di Amy Comey Barrett.

Come nel 2016. La finalissima delle presidenziali americane si
gioca nel Midwest: Michigan e Wisconsin decideranno chi
guiderà la Casa Bianca nei prossimi quattro anni. Più di
Pennsylvania, Georgia e North Carolina, gli altri Stati chiave
in cui non è stato possibile dichiarare il vincitore nella
lunga notte dell’Election Day. E dove ancora si contano i voti
per posta con il rischio di andare avanti per giorni, con
l’incubo di strascichi legali che tengano l’America col fiato
sospeso per settimane. Quattro anni fa i due Stati della
regione dei Grandi Laghi, compresi in quella Rust Belt dove
domina il voto operaio, furono strappati ai democratici e a
Hillary Clinton, che nella campagna di fatto li ignorarono
finendo per decretare il trionfo a sorpresa di Donald Trump.
Perché, a partire da Detroit e dall’industria dell’auto, la
working class voltò le spalle al partito di quel Barack Obama
che aveva votato nel 2008 e nel 2012, attratta invece dalle
promesse di un Trump che si poneva come uomo nuovo contro gli
interessi dell’establishment e della casta. E non è un caso se
negli ultimi giorni della campagna elettorale Trump e Biden
hanno battuto a tappeto proprio Michigan e Wisconsin. Una
strategia che nella prima parte dell’Election Night è’
sembrata premiare il presidente. Ma con il passare delle ore
si è materializzato il sorpasso del candidato democratico. E
se Biden dovesse vincere in entrambi gli Stati (dopo essersi
imposto in Arizona ed aver confermato il Nevada), la vittoria
finale sarà sua. Anche perdendo la sua Pennsylvania, dove
dalle proiezioni dei principali media americani Trump appare
al momento irraggiungibile, con un gap difficile da colmare
anche contando tutti i voti per posta, tradizionalmente a
larga maggioranza democratica.

In realtà c’è anche una seconda strada attraverso cui l’ex
vicepresidente potrebbe raggiungere la fatidica soglia dei 270
grandi elettori, seppur decisamente più stretta: vincere il
fortino conservatore della Georgia intaccando il ‘red wall’
degli Stati del sud. Questo gli permetterebbe ancora di fare a
meno della Pennsylvania, e a quel punto di vincere persino
senza Michigan e Wisconsin. Trump in Georgia è avanti, ma per
lui a differenza del rivale c’è solo un modo per vincere: fare
il pieno degli Stati chiave in cui ancora si stanno decidendo
le sorti di queste elezioni, dopo essersi ripetuto come
quattro anni fa nell’impresa di conquistare Florida, Ohio e
Iowa. E dopo aver scongiurato la resa della roccaforte
conservatrice del Texas che Biden a tratti è sembrato in grado
di espugnare. Una missione, quella di Trump, che non sembrava
impossibile, fino alla rimonta di Biden nel conteso Midwest
che ora complica i piani di rielezione del presidente. Il
resto della mappa elettorale che via via sta emergendo dal
voto non riserva particolari sorprese, con Biden che si è
imposto nei tradizionali Stati democratici della East Coast
(da New York alla Virginia), della West Coast (California,
Oregon e Washington) e l’altro grande Stato della regione dei
Laghi, l’Illinois. A Trump invece manca solo il mattone della
Georgia per ricostruire il muro di Stati repubblicani del sud,
mentre non hanno tradito le attese gli altri Stati del
Midwest, quelli più rurali e meno popolosi come il North e
South Dakota, il Nebraska, il Kansas, il Montana o l’Oklahoma.
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