SVILUPPO SOSTENIBILE IN SVIZZERA UNA GUIDA

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SVILUPPO SOSTENIBILE

IN SVIZZERA

UNA GUIDA
Impressum

Editore
Comitato interdipartimentale sullo sviluppo sostenibile (CISvS)
C/o Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE)
Sezione Sviluppo sostenibile
CH-3003 Berna

Autori
Prima edizione 2007
Regula Bärtschi, Doris Angst, Pietro Cattaneo, Anne DuPasquier, Nathalie Gigon,
Christine Richard, Daniel Wachter, Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE)
Collaborazione di Aurélie Massin e Andrea Meier
Seconda edizione rielaborata 2012
Christine Richard e Daniel Wachter, Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE)

Redazione
Pieter Poldervaart, 4001 Basel

Traduzione
Servizi linguistici DATEC

Realizzazione grafica
Desk Design, 3032 Hinterkappelen

Desk Design, 3032 Hinterkappelen (foto prima pagina, pagina 4, 59)
Keystone (foto pagine 8, 14, 46)
Henri Leuzinger, 4310 Rheinfelden (foto pagine 24, 29, 35, 43, 49)

Stampato su carta riciclata al 100 %

Produzione
Rudolf Menzi, Stato maggiore dell’informazione, ARE

Citazione
Comitato interdipartimentale sullo sviluppo sostenibile (CISvS) 2012:
Sviluppo sostenibile in Svizzera – Una guida, Berna

Distribuzione
UFCL, Vendita di pubblicazioni federali, CH-3003 Berna
www.pubblicazionifederali.admin.ch
N. art. 812.054.i
In versione elettronica: www.are.admin.ch

Aprile 2012 500     860287412
P R E FA Z I O N E

La nozione di sviluppo sostenibile è un tema ricorrente sin dalla Confe-
renza sull’ambiente e lo sviluppo di Rio del 1992. Tuttavia, il suo concetto
di base è ancora troppo poco conosciuto. È perciò necessario chiarirne
meglio il significato e promuovere il dialogo a livello politico e con le cer-
chie interessate del ramo economico, dell’istruzione e della società civile.

L’obiettivo della Conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile nel 2012
(«Rio+20») è rinnovare l’impegno politico mondiale a favore dello svilup-
po sostenibile, ponendo in primo piano lo sviluppo dell’«economia verde»
in relazione allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà e le
condizioni quadro istituzionali per uno sviluppo sostenibile.

Un altro obiettivo riguarda il decennio 2005–2014 dell’«Educazione allo
Sviluppo Sostenibile» (ESS). L’idea è di integrare il concetto dello svi-
luppo sostenibile a tutti i livelli del sistema educativo, nel quadro sia
dell’educazione formale (scuola dell’obbligo e gradi di formazione su-
periore), sia dell’educazione informale in senso ampio, comprendente
corsi di formazione professionale e altre iniziative formative. Ma anche
attraverso sistemi educativi più informali, ad esempio nei corsi di forma-
zione continua o nelle manifestazioni varie. Il decennio ESS pone dunque
le basi per una società sostenibile.

Questa pubblicazione offre uno sguardo d’insieme sul concetto di svilup-
po sostenibile e ne illustra l’attuazione in Svizzera. Dovrebbe servire da
guida e aiutare il lettore ad orientarsi in questa materia piuttosto com-
plessa. I siti Internet indicati forniscono informazioni supplementari per
chi volesse approfondirne le singole tematiche. In questo modo, tutti gli
interessati potranno partecipare alle discussioni sul tema e contribuire
allo sviluppo sostenibile dell’ambiente nel quale vivono.

Tutti coloro che, in ambito professionale o privato, si interessano allo
sviluppo sostenibile troveranno nella guida una panoramica esaustiva
sulle principali tematiche.

Dott.ssa Maria Lezzi,
Direttrice dell’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE)
SOMMARIO

Prospettive e sfide                                                4
Nel mondo                                                          4
In Svizzera                                                        5

Definizione e nozione di sviluppo sostenibile                      8
Concetto di base                                                   8
Come la Svizzera interpreta lo sviluppo sostenibile               10

Contesto internazionale                                           14
Tappe principali a livello mondiale                               14
Principali documenti sullo sviluppo sostenibile                   18
Principali attori a livello internazionale                        22

La politica della Svizzera                                        24
Strategia per uno sviluppo sostenibile del Consiglio federale     25

Attori e istituzioni a livello federale                           29
Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE)                29
Comitato interdipartimentale sullo sviluppo sostenibile (CISvS)   30
Forum sviluppo sostenibile                                        34
Dialogo sviluppo sostenibile Svizzera                             34

Sviluppo sostenibile nei Cantoni e nei Comuni                     35
Processi di sostenibilità a livello locale                        35
Impostazione di un processo di sostenibilità                      36
La situazione in Svizzera                                         39
Offerte per attori locali                                         42

Economia privata                                                  43
Prodotti e processi sostenibili                                   43
Norme e standard                                                  43

Educazione                                                        46
Misurare e valutare lo sviluppo sostenibile              49
Sistemi di indicatori                                    49
Valutazione della sostenibilità                          54

Quanto sostenibile è la Svizzera?                        59
Vi è ancora molto da fare                                60

Allegati                                                 66
Abbreviazioni                                            66
La dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo      68
I principi del sistema di indicatori MONET in Svizzera
(versione abbreviata)                                    72
Bibliografia                                             77
PROSPETTIVE E SFIDE

    NEL MONDO

    P O P O L A Z I O N E E S O C I E TA
    La popolazione mondiale è in continua crescita ed entro il 2050 raggiun-
    gerà la soglia dei 9,6 miliardi di persone, la maggior parte delle quali
    vivrà nelle megalopoli dei paesi in via di sviluppo. La crescita della po-
4   polazione mondiale, il persistente divario economico fra Paesi ricchi e
    poveri, ma anche le guerre e i cambiamenti climatici si tradurranno in un
    costante aumento del numero potenziale di persone migranti. Prosegue
    intanto anche la lotta contro la povertà a livello mondiale. Tra il 1990 e il
    2005 si è riusciti a ridurre la percentuale di persone che nei Paesi in via
    di sviluppo vive con meno di un dollaro al giorno (dal 46 al 27 per cento).
    Ciononostante, per effetto della crescita della popolazione mondiale il
    numero di persone molto povere è diminuito solo in maniera minima.
    Crescono inoltre le disparità nella ripartizione del reddito: il numero
    dei ricchi è in continuo aumento, ma ci sono anche sempre più persone
    estremamente povere.

    ECONOMIA
    La concorrenza fra i poli d’attrazione economici aumenta. In Europa, la
    crisi dell’Euro e del debito ha messo in evidenza profondi deficit struttu-
    rali che compromettono ancora più seriamente la competitività dei Paesi
    europei. Mentre lo Stato-nazione perde la propria influenza, crescono
    il peso e il potere delle società multinazionali e delle istituzioni multi-
    nazionali economiche come l’Organizzazione mondiale del commercio
    (OMC), il Fondo monetario internazionale (FMI) o la Banca mondiale. La
    ripartizione del lavoro su scala mondiale è sempre più massiccia. Paesi
    economicamente forti diventano «società della conoscenza», il cui be-
nessere si basa sulla crescita del sapere e sull’impiego di nuove tec-
nologie dell’informazione e della comunicazione. Allo stesso tempo, la
produzione industriale si trasferisce in maniera crescente verso Paesi
emergenti e in via di sviluppo.

R I S O R S E N AT U R A L I
A livello globale, i principali problemi ambientali del 21° secolo sono lega-
ti ai cambiamenti climatici e alle catastrofi naturali sempre più frequenti,
alla penuria di acqua dolce, al degrado della diversità delle specie (bio-
diversità), all’inquinamento dei mari e delle coste, alla perdita massiccia
di terreno agricolo, nonché ai rischi chimici, nucleari e dell’ingegneria
genetica correlati ai nostrimetodi produttivi e alle nostre abitudini di
consumo. A causa dell’aumento della domanda di consumo da parte dei
Paesi del nord, ma anche di quelli in rapida crescita come la Cina e l’In-
dia, le risorse naturali sono sempre più richieste. I dati sui cambiamenti
climatici mostrano quanto allarmante sia questa situazione: secondo il
Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC, Inter-        5
governmental Panel on Climate Change), per contenere l’aumento della
temperatura al di sotto di 2°C e prevenire conseguenze gravi per l’uomo,
entro il 2050 si dovrebbero ridurre del 50 percento le emissioni globali
di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990). Ai Paesi industrializza-
ti si chiedono sforzi nettamente più grandi (ovvero ridurre le emissioni
dell’80 o addirittura del 95 % entro il 2050). Sempre secondo l’IPCC, se si
vorranno evitare conseguenze irreversibili e su vasta scala riconducibili
ai cambiamenti climatici si dovrà intervenire entro e non oltre il 2020.

CONCLUSIONE
Dopo questo primo decennio del 21° secolo risulta sempre più chiaro che
a livello mondiale è necessario indirizzare lo sviluppo in un’altra direzio-
ne, ossia verso una maggiore sostenibilità.

IN SVIZZERA

P O P O L A Z I O N E E S O C I E TA
Fra le sfide che attendono la Svizzera sul piano demografico non vi è
tanto la crescita della popolazione quanto il suo invecchiamento. Attual-
mente vi sono 33 pensionati su 100 persone attive, nel 2050 saranno
invece all’incirca 61. Le riforme del sistema delle assicurazioni sociali
    avranno un impatto forte sui rapporti intergenerazionali. L’invecchiamen-
    to e la crescita della popolazione hanno ripercussioni anche in altri am-
    biti: il mercato del lavoro, la mobilità, gli insediamenti. La politica migra-
    toria della Svizzera lascia presagire che anche in futuro le persone che
    immigrano in Svizzera proverranno principalmente dai Paesi dell’Unione
    Europea. Si presume che la migrazione in provenienza da Paesi non eu-
    ropei non cesserà e che quindi la politica d’integrazione continuerà a
    svolgere un ruolo decisivo.

    A causa della crescente concorrenza, le persone con un livello di istru-
    zione basso, o svantaggiate per altri motivi, avranno sempre più difficol-
    tà ad adeguarsi alle esigenze del mercato del lavoro. Sarà sempre più
    importante riuscire a integrare i giovani con problemi di apprendimento
    scolastico. La povertà colpisce soprattutto i disoccupati di lungo periodo,
    le persone con redditi bassi («working poor»), le famiglie monoparentali
6   e le famiglie con figli numerosi.

    ECONOMIA
    La Confederazione, i Cantoni e i Comuni si adoperano per creare condi-
    zioni quadro più favorevoli alla crescita economica, allo scopo di man-
    tenere il benessere materiale. In questo contesto sono spesso messe in
    dubbio questioni d’importanza centrale per lo sviluppo sostenibile. Le
    offerte di servizio pubblico nell’ambito della posta, delle ferrovie, delle
    telecomunicazioni, dell’approvvigionamento di acqua e di elettricità, ma
    anche il sistema sanitario nel suo insieme sono sempre più esposti alla
    concorrenza. Le istituzioni sociali come ad esempio l’assicurazione vec-
    chiaia obbligatoria o la scuola pubblica vengono riformate. Allo stesso
    tempo soluzioni individuali mettono in questione l’equità sociale.

    R I S O R S E N AT U R A L I
    In Svizzera l’impatto dei cambiamenti climatici si fa sentire in particolare
    nelle regioni di montagna. Si prevede che i pericoli naturali aumente-
    ranno e rappresenteranno una minaccia per le infrastrutture regiona-
    li. Secondo diversi pronostici, nei prossimi 50 anni il riscaldamento del
    pianeta farà scomparire ampi settori dei ghiacciai svizzeri. Si devono
    inoltre mettere in conto ripercussioni negative sull’approvvigionamento
    idrico e sulla forza idrica (produzione di elettricità). La ristrutturazione
del settore energetico svizzero in seguito alla decisione del Parlamento
e del Consiglio federale di abbandonare gradualmente il nucleare, con il
conseguente potenziamento delle energie rinnovabili, metteranno a dura
prova la natura e il paesaggio. Lo sfruttamento intensivo del suolo agrico-
lo, il moltiplicarsi delle infrastrutture e di altre costruzioni rappresentano
una minaccia anche per la biodiversità della Svizzera.

LA POSIZIONE DELLA SVIZZERA NEL MONDO
La Svizzera è uno dei Paesi più globalizzati al mondo. Le sfide globali
diventano dunque sempre più rilevanti per la Svizzera. Allo stesso tempo
è necessario che le sfide cui la Svizzera è confrontata nel suo interno
vengano inquadrate in un contesto internazionale. Un franco su due è
guadagnato all’estero e quasi un terzo dei patrimoni mondiali investiti
al di fuori dei confini nazionali è gestito in Svizzera. Inoltre, i suoi stan-
dard di produzione e di consumo richiedono quasi il triplo delle risorse
naturali disponibili nel Paese. Un’interconnessione così forte impone alla
Svizzera di assumersi le proprie responsabilità a favore di uno sviluppo         7
sostenibile a livello mondiale.
DEFINIZIONE E NOZIONE

    DI SVILUPPO SOSTENIBILE

      CONCETTO DI BASE

      LA DEFINIZIONE DELLA COMMISSIONE BRUNDTLAND
      Nel 1987 la Commissione mondiale dell’ambiente e dello sviluppo («Com-
      missione Brundtland») ha elaborato la seguente definizione del concetto
      di sviluppo sostenibile:
8
      «Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione
      presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibili-
      tà delle generazioni future di soddisfare i loro.»

      Sin dalla Conferenza di Rio del 1992 la nozione di sviluppo sostenibile si
      è diffusa ed è stata comunemente accettata. Due concetti di base sono
      fondamentali per comprenderne a fondo il significato: il concetto del
      soddisfacimento dei bisogni di base di ogni individuo e l’idea che ci sia
      un limite alla sostenibilità del sistema ecologico globale.
Il concetto delle tre dimensioni

                                       Nord

                                  Società

  Generazione                                               Generazione
      attuale                                               futuro

                       Ambiente               Economia

                                                                              9

  Pensare e agire in modo:
  – complessivo
  – duraturo
  – globale                            Sud / Est

Lo sviluppo sostenibile è spesso rappresentato con tre cerchi che indi-
cano le tre dimensioni di riferimento (ambiente, economia e società),
distribuite lungo l’asse temporale (est-ovest) e quello spaziale (nord-
sud). Questa raffigurazione va intesa come segue:

• Visione d’insieme dell’economia, della società e dell’ambiente
  I processi economici, sociali ed ambientali sono strettamente legati
  tra loro e si influenzano a vicenda. L’intervento degli attori pubblici e
  privati non deve avvenire in modo isolato e settoriale, bensì tenere
  conto delle interazioni tra queste tre dimensioni (ambiente, economia,
  società).
• Solidarietà con le generazioni future
        Lo sfruttamento eccessivo delle risorse e dello spazio vitale, ma così
        anche l’indebitamento, limitano lo sviluppo delle generazioni future.
        Lo sviluppo è sostenibile solo quando tiene conto dei bisogni delle
        generazioni future (solidarietà intergenerazionale) e non li pregiudica.

     • Solidarietà all’interno della generazione attuale
        Uno sviluppo duraturo e stabile del pianeta è possibile solo se tutte
        le persone hanno pari diritti di sfruttamento delle risorse disponibili
        (solidarietà intragenerazionale).

     Lo schema delle tre dimensioni è una rappresentazione semplificata del-
     lo sviluppo sostenibile. Anche gli aspetti culturali e istituzionali hanno
     una valenza centrale per la pianificazione e l’attuazione dei cambiamenti
     necessari a livello politico.

10   I concetti di «economia verde» e «crescita verde», che hanno preso forma
     negli ultimi anni, evidenziano singoli settori dello sviluppo sostenibile, ad
     esempio la gestione delle risorse e l’efficienza energetica, approfonden-
     do nello specifico le correlazioni tra le problematiche di politica econo-
     mica e ambientale, ma anche singoli aspetti della dimensione sociale. I
     due concetti rappresentano in tal senso aspetti complementari rilevanti,
     certo non sostitutivi, della tematica più ampia dello sviluppo sostenibile.

     COME LA SVIZZERA INTERPRETA LO SVILUPPO
     SOSTENIBILE

     I CRITERI DEL CONSIGLIO FEDERALE
     Nella Strategia per uno sviluppo sostenibile il Consiglio federale defini-
     sce 15 criteri di sostenibilità per la Svizzera ricavati dalle tre dimensioni
     dello sviluppo sostenibile. Questi criteri generali sono stati differenziati
     in diversi progetti, ad esempio nei 45 principi di MONET o nei 35 ambiti
     d’intervento del «Cercle Indicateurs».
I 15 criteri di sviluppo sostenibile della «Strategia per uno sviluppo
sostenibile» («criteri del Consiglio federale»)

Ambiente                       Economia                     Società

Conservare gli spazi           Mantenere i redditi e        Tutelare e promuovere
naturali e la diversità        l’occupazione e incre-       in senso globale la sa-
delle specie.                  mentarli in funzione dei     lute e la sicurezza delle
                               bisogni, tenendo conto       persone.
                               di una distribuzione com-
                               patibile con le esigenze
                               sociali e territoriali.

Mantenere il consumo           Conservare almeno e          Garantire la formazione e
di risorse rinnovabili         migliorare qualitativa-      quindi lo sviluppo nonché
al di sotto del livello di     mente il capitale produt-    la piena espressione
rigenerazione o della          tivo basato sulle risorse    e l’identità del singolo
disponibilità naturale.        sociali e umane.             individuo.

Mantenere il consumo di        Migliorare la competitivi-   Promuovere la cultura
risorse non rinnovabili al     tà e la capacità innovati-   nonché la conservazione        11
di sotto del potenziale        va dell’economia.            e lo sviluppo dei valori e
di sviluppo delle risorse                                   delle risorse sociali intesi
rinnovabili.                                                come capitale sociale.

Ridurre a un livello           Nell’economia, lasciare      Garantire a tutti eguali
innocuo l’inquinamento         agire in primo luogo i       diritti e la certezza del
dell’ambiente naturale         meccanismi di mercato        diritto, segnatamente
e il carico per l’uomo         (prezzi) tenendo conto       per quanto concerne la
dovuto alle emissioni          dei fattori determinanti     parità dei sessi, l’egua-
(sostanze nocive).             di scarsità e dei costi      glianza dei diritti, rispet-
                               esterni.                     tivamente la tutela delle
                                                            minoranze nonché
                                                            il riconoscimento dei
                                                            diritti dell’uomo.

Ridurre gli effetti delle      Promuovere una gestione      Promuovere la solida-
catastrofi ambientali e tol- da parte dell’apparato         rietà intergenerazionale
lerare i rischi di incidenti   pubblico che non vada a      nonché a livello globale.
soltanto nella misura in       scapito delle generazioni
cui anche in caso di mas-      future.
simo incidente possibile
non si verifichino danni
che perdurino oltre una
generazione.
«SOSTENIBILITà DEBOLE PLUS»
     Il modello degli stock di capitale completa lo schema delle tre dimensio-
     ni. Esso costituisce un ulteriore fondamento per la politica della Svizzera
     in materia di sviluppo sostenibile. Questo modello si basa sull’idea dei
     tre stock di riserve: ambiente, economia e società. Il capitale della soste-
     nibilità è costituito dalla somma dei tre stock di risorse:

                                         K Sostenibilità =
                            K Ambiente + K Economia + K Società

     Introducendo le nozioni di «sostenibilità forte» e «sostenibilità debole»
     è possibile analizzare la sostituibilità degli stock. La sostenibilità forte
     implica che nessuno dei tre stock di capitale si riduca a lungo termine,
     mentre la sostenibilità debole presuppone questa condizione solo per
     il capitale di sostenibilità globale. La sostenibilità debole consente per
     esempio di ridurre lo stock di capitale relativo all’ambiente, a condizione
12   però che venga compensato aumentando il capitale sociale o economico.

     Il Consiglio federale ha adottato una posizione intermedia tra la soste-
     nibilità forte e quella debole. Negli ambienti scientifici essa è indicata
     come «sostenibilità debole plus». È così ammessa una sostituibilità limi-
     tata tra gli stock di capitale, a patto che non siano oltrepassati i limiti
     critici di ciascuno stock. Questi limiti, per esempio le norme ambientali
     in materia di salute (inquinamento atmosferico) o la garanzia dei diritti
     della persona, costituiscono esigenze minime non negoziabili.

     A F F R O N TA R E I C O N F L I T T I T R A O B I E T T I V I
     Lo sviluppo sostenibile non è un concetto armonioso. Fra i diversi obiet-
     tivi economici, sociali e ambientali è possibile che sorgano conflitti. Oc-
     corre perciò armonizzare gli obiettivi e gli interessi in parte contrastanti
     delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, raggiungendo un equili-
     brio fra i vari interessi. I conflitti devono essere affrontati a livello inter-
     nazionale e locale in modo corretto e democratico. Il compito politico
     comune consiste dunque nel ricercare soluzioni ottimali e sinergie che
     consentano di risolvere i conflitti fra le diverse dimensioni della sosteni-
     bilità e al loro interno.
Di principio si devono osservare le seguenti regole:
    – prendere le decisioni in modo tale da evitare che a medio e lungo
      termine uno degli ambiti dello sviluppo sostenibile venga sistematica-
      mente svantaggiato a favore degli altri;
    – la ponderazione degli interessi ambientali, economici e sociali presup-
      pone il rispetto delle esigenze minime non negoziabili in tutti e tre i
      settori;
    – le strategie adottate nei singoli Paesi vanno perseguite evitando di
      trasferire i costi ambientali e i problemi sociali verso Paesi terzi.
3   www.are.admin.ch/svilupposostenibile
    > Comprensione dello sviluppo sostenibile

                                                                                13
CONTESTO INTERNAZIONALE

         TA P P E P R I N C I PA L I A L I V E L L O M O N D I A L E

         1 9 7 2 : I L I M I T I D E L L A C R E S C I TA
         Il dibattito sullo sviluppo sostenibile è iniziato con la pubblicazione del
         rapporto sullo stato dell’umanità del Club di Roma dal titolo «I limiti della
         crescita». Esso afferma che una crescita illimitata delle risorse fisiche
14       non è possibile in un sistema-Terra limitato.

         1 9 7 2 : C O N F E R E N Z A D E L L’ O N U S U L L’ A M B I E N T E U M A N O ,
         STOCCOLMA
         Un miglioramento duraturo delle condizioni di vita necessita il manteni-
         mento delle basi di vita naturali. A questa conclusione è giunta la confe-
         renza di Stoccolma del 1972. La firma della dichiarazione di Stoccolma
         può essere considerata l’atto iniziale di ciò che qualche anno più tardi
         sarebbe stato definito lo «sviluppo sostenibile».

         1987: IL RAPPORTO BRUNDTLAND
         Il rapporto «Il nostro futuro comune» della Commissione mondiale per
         l’ambiente e lo sviluppo dell’ONU («Rapporto Brundtland») individua nella
         grande povertà dell’emisfero sud e nei modelli di produzione e di consu-
         mo non sostenibili del nordi principali responsabili dei problemi ambien-
         tali a livello globale. Il rapporto chiede una strategia in grado di conciliare
         gli obiettivi di sviluppo con quelli ambientali. È utilizzato il concetto di
         «sviluppo sostenibile» conforme alla sua definizione attuale.
1 9 9 2 : C O N F E R E N Z A D E L L’ O N U S U L L’ A M B I E N T E E L O S V I L U P P O ,
RIO DE JANEIRO
L’idea e il concetto di sviluppo sostenibile vengono diffusi su scala pla-
netaria. La protezione dell’ambiente e lo sviluppo sociale ed economico
sono ora posti sullo stesso livello. Per la prima volta si chiede agli Stati
di elaborare delle strategie improntate allo sviluppo sostenibile. I Paesi
partecipanti sottoscrivono tre accordi non vincolanti a livello interna-
zionale (Agenda 21, Dichiarazione di Rio, Dichiarazione dei principi per
la gestione sostenibile delle foreste) e due convenzioni giuridicamente
vincolanti (Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, Convenzione
sulla biodiversità).

1 9 9 4 : C A R TA D I A A L B O R G
La Carta è sottoscritta ad Aalborg, in Danimarca, dai partecipanti alla
Conferenza europea sulle città e i Comuni sostenibili. Essa concretizza
l’Agenda 21 a livello locale. Le città e i Comuni firmatari si impegnano
ad avviare procedure locali dell’Agenda 21 e a sviluppare programmi di                          15
azione sostenibili. Dieci anni più tardi, le città e i Comuni coinvolti sot-
toscrivono i «Commitments» (impegni), che rafforzano l’impegno per una
visione comune dello sviluppo sostenibile.

1 9 9 7 : C O N F E R E N Z A D E L L’ O N U R I O + 5 , N E W Y O R K
Dal 1992 non sono stati compiuti progressi. L’ingiustizia sociale, la pover-
tà, le emissioni di gas a effetto sera, la fuoruscita di sostanze velenose e
la quantità di rifiuti solidi hanno continuato a crescere. Viene sottoscritto
un programma di lavoro per l’attuazione dell’Agenda 21 nei cinque anni
successivi. Vengono presentate le prime strategie nazionali per lo svilup-
po sostenibile, fra cui quella della Svizzera.

2 0 0 0 : O B I E T T I V I D I S V I L U P P O D E L M I L L E N N I O D E L L’ O N U
L’Assemblea generale dell’ONU fissa otto obiettivi misurabili da conse-
guire entro il 2015: eliminare fame e povertà estrema, istruzione primaria
per tutti, pari opportunità fra i sessi e un rafforzamento del ruolo delle
donne, ridurre la mortalità infantile, migliorare l’assistenza sanitaria alle
madri, combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie gravi, garantire
la sostenibilità ambientale, sviluppare un’alleanza globale per lo svilup-
po.
2 0 0 1 : S T R AT E G I A E U R O P E A P E R L O S V I L U P P O S O S T E N I B I L E
     In essa, il Consiglio dell’Unione Europea afferma esplicitamente che la
     crescita economica e lo sfruttamento delle risorse devono essere di-
     saccoppiati. La strategia viene rinnovata nel 2006. I principi guida della
     strategia 2006 sono: promozione e protezione dei diritti fondamentali,
     giustizia intragenerazionale e intergenerazionale, salvaguardia di una
     società aperta e democratica, coinvolgimento della popolazione, delle
     aziende e dei partner sociali, coerenza politica e integrazione, impiego
     delle migliori conoscenze disponibili, attuazione del principio di preven-
     zione e del principio «chi inquina paga».

     2001: MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT (MA)
     Uno studio di ampia portata dell’ONU getta uno sguardo sistematico sullo
     stato dei 24 principali ecosistemi presenti sulla terra. I risultati del MA
     pubblicati nel 2005 mostrano che il nostro pianeta si trova in uno stato
     di distruzione: 15 dei 24 ecosistemi esaminati (vale a dire il 60 percento)
16   sono in uno stato di degrado avanzato.

     2 0 0 2 : V E R T I C E M O N D I A L E D E L L’ O N U S U L L O S V I L U P P O
     SOSTENIBILE, JOHANNESBURG
     I temi principali del vertice sono la giustizia sociale, il dialogo tra le cul-
     ture, la salute e lo sviluppo. I partecipanti ribadiscono il loro impegno a
     favore dell’Agenda 21, della Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo svi-
     luppo e degli Obiettivi di sviluppo del millennio. Vengono sottoscritti una
     dichiarazione di carattere politico, con obblighi e proposte di attuazio-
     ne per lo sviluppo sostenibile, e il Piano di attuazione di Johannesburg,
     giuridicamente non vincolante. Inoltre, le iniziative di partenariato tra il
     mondo economico, le organizzazioni non governative e la società civile
     dovrebbero contribuire a raggiungere gli obiettivi.

     2 0 0 5 : V E R T I C E M O N D I A L E M + 5 D E L L’ O N U , N E W Y O R K
     L’esame dei risultati intermedi conseguiti dagli Stati nell’ottica degli
     obiettivi del millennio consente di chiarire le priorità dello sviluppo so-
     stenibile. Tra i compiti principali figurano la lotta contro la povertà, la
     pace e la sicurezza, il rispetto dei diritti umani. Questi compiti richiedono
     un rafforzamento della governance globale e, quindi, riforme istituzionali
     in seno all’ONU.
2 0 0 5 : D I C H I A R A Z I O N E D I PA R I G I S U L L’ E F F I C A C I A D E L L A
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
Con la Dichiarazione di Parigi oltre 90 Stati si impegnano a rispettare
criteri comuni per una cooperazione allo sviluppo efficace nei seguenti
ambiti: assunzione di responsabilità da parte dei governi dei Paesi be-
neficiari per il loro sviluppo, armonizzazione delle pratiche dei donatori,
definizione di obiettivi comuni e concordati, presentazione di risultati
misurabili.

2 0 0 5 : D E C E N N I O D E L L’ E D U C A Z I O N E A L L O S V I L U P P O
S O S T E N I B I L E 2 0 0 5 – 2 0 1 4 D E L L’ O N U
Considerata l’importanza dell’educazione come base di un agire impron-
tato allo sviluppo sostenibile, l’ONU avvia su scala globale il Decennio di
educazione sullo sviluppo sostenibile, la cui responsasbilità è affidata
all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza, la cul-
tura e la comunicazione (UNESCO).
                                                                                          17
2 0 1 1 : S T R AT E G I A O C S E P E R U N A « C R E S C I TA V E R D E »
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) svi-
luppa il principio della «crescita verde». Nel quadro della Green Growth
Strategy, il Consiglio dell’OCSE a livello ministeriale emana alcune racco-
mandazioni destinate ai Paesi membri che illustrano come, avvalendosi
di strumenti di politica adeguati, sia possibile crescere economicamente
aumentando l’efficienza nell’impiego delle risorse, ad esempio stabilen-
do una corrispondenza dei costi ecologici o promuovendo l’innovazione
in maniera mirata.

2 0 1 1 : G R E E N E C O N O M Y R E P O R T D E L L’ U N E P
Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) si ispira dal 2008
a un principio analogo nel quadro della «Green Economy Initiative». Que-
sta iniziativa promuove gli investimenti pubblici e privati in metodi pro-
duttivi più rispettosi dell’ambiente. Questa ecologizzazione degli investi-
menti mira ad allentare la pressione sull’ambiente naturale, promuovere
l’occupazione e sostenere la lotta contro la povertà.
2 0 1 2 : C O N F E R E N Z A D E L L’ O N U S U L L O S V I L U P P O S O S T E N I B I L E
     («RIO+20»)
     A vent’anni dalla Conferenza dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo del
     1992 ha luogo a Rio de Janeiro una Conferenza dell’ONU sullo sviluppo
     sostenibile. L’obiettivo del vertice è rinnovare l’impegno politico a favo-
     re dello sviluppo sostenibile. Verrà tracciato un bilancio sull’attuazione
     delle linee guida sullo sviluppo sostenibile e si illustreranno le prospet-
     tive per il futuro. La conferenza ruota intorno a due tematiche centra-
     li: «L’economia verde nel quadro dello sviluppo sostenibile e della lotta
     contro la povertà» e le «condizioni quadro istituzionali per uno sviluppo
     sostenibile».

     P R I N C I PA L I D O C U M E N T I S U L L O S V I L U P P O S O S T E N I B I L E

     D I C H I A R A Z I O N E D I R I O S U L L’ A M B I E N T E E L O S V I L U P P O ,
18   1992
     La Dichiarazione di Rio definisce 27 principi di base che fungono pure
     da «costituzione» per lo sviluppo sostenibile. Lì si afferma, in sostanza,
     che a lungo termine il progresso economico è realizzabile solo se legato
     alla tutela dell’ambiente e alla solidarietà sociale. Ciò è possibile se gli
     Stati creano una nuova e equa alleanza con la partecipazione di governi,
     popoli e altri attori principali della società. Per tutelare l’ambiente gli
     Stati si impegnano a trovare accordi internazionali. La Dichiarazione di
     Rio contiene i seguenti principi di base:
     – la priorità alla lotta contro la povertà e ai bisogni dei Paesi in via di
        sviluppo (Principi 5 e 6);
     – gli Stati hanno delle responsabilità comuni ma differenziate. Sono so-
        prattutto i ricchi Paesi industrializzati a dover intraprendere sforzi
        particolari per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile (Principio
        7);
     – l’importanza delle interazioni fra lo sviluppo sostenibile e un sistema
        economico internazionale aperto e non discriminatorio (Principio 12);
     – l’approccio cautelativo che richiede dagli Stati misure a favore
        dell’ambiente anche qualora mancasse la totale certezza scientifica
        in taluni ambiti (Principio 15);
– «chi inquina paga»: chi causa danni all’ambiente deve anche sostene-
       re i relativi costi (Principio 16).
3   Vedi Allegato

    AGENDA 21, 1992
    L’Agenda 21 è, assieme alla Dichiarazione di Rio, l’accordo centrale rag-
    giunto al vertice di Rio del 1992. Si tratta di un programma d’azione a
    livello globale che riguarda tutti gli ambiti dello sviluppo sostenibile. È
    stato concepito in modo da poter essere applicato a livello nazionale, ma
    anche a tutti gli altri livelli istituzionali. Nel capitolo 28 del documento
    i Comuni sono incitati a mettere in piedi i propri programmi per uno
    sviluppo sostenibile, poiché molti problemi globali vanno risolti a livello
    locale.

    La Dichiarazione di Rio e l’Agenda 21 sono state sottoscritte quali dichia-
    razioni d’intenti e non sono giuridicamente vincolanti.
                                                                                   19
L’Agenda 21 contiene 40 capitoli

     1.   Preambolo
     2.   Cooperazione internazionale
     3.   Lotta contro la povertà
     4.   Cambiamento dei comportamenti di consumo
     5.   Dinamiche demografiche e sostenibilità
     6.   Protezione e promozione della salute
     7.   Promozione di forme di insediamento sostenibili
     8.   Integrazione dello sviluppo e dell’ambiente nei processi
          decisionali
     9.   Protezione dell’atmosfera
     10. Approccio integrato per la pianificazione e gestione del suolo e
          delle risorse
     11. Lotta alla deforestazione
20   12. Gestione di ecosistemi fragili: lotta alla desertificazione e alla
          siccità
     13. Gestione di ecosistemi fragili: sviluppo sostenibile delle zone di
          montagna
     14. Promozione dell’agricoltura sostenibile e dello sviluppo rurale
     15. Conservazione della diversità biologica
     16. Impiego sostenibile delle biotecnologie
     17. Protezione degli oceani
     18. Protezione della qualità e delle riserve di acque dolci
     19. Gestione dei prodotti chimici tossici rispettosa dell’ambiente
     20. Gestione dei rifiuti industriali rispettosa dell’ambiente
     21. Gestione dei rifiuti solidi e degli scarichi rispettosa dell’ambiente
     22. Gestione dei rifiuti radioattivi rispettosa dell’ambiente e sicura
     23. Preambolo ai capitoli sul rafforzamento del ruolo degli attori
     24. Piano d’azione globale delle donne verso uno sviluppo equo e
          sostenibile
     25. Il ruolo dei bambini e dei giovani nello sviluppo sostenibile
     26. Riconoscimento e potenziamento del ruolo delle popolazioni
          indigene e delle loro comunità
     27. Rafforzamento del ruolo delle organizzazioni non governative:
          partner per uno sviluppo sostenibile
28. Iniziative dei Comuni (Agenda locale 21)
     29. Rafforzamento del ruolo dei lavoratori e dei sindacati
     30. Rafforzamento del ruolo delle imprese e della finanza
     31. Scienza e tecnologia
     32. Rafforzamento del ruolo degli agricoltori
     33. Risorse e meccanismi finanziari
     34. Trasferimento di tecnologie rispettose dell’ambiente
     35. L’impiego della scienza per lo sviluppo sostenibile
     36. Promozione dell’istruzione
     37. Meccanismi nazionali e cooperazione internazionale
     38. Condizioni quadro istituzionali a livello internazionale
     39. Strumenti e meccanismi giuridici internazionali
     40. Informazioni per i processi decisionali

3   www.un.org//esa/sustdev/documents/agenda21/french/action0.htm
                                                                               21
    P I A N O D I AT T U A Z I O N E D I J O H A N N E S B U R G, 2 0 0 2
    Il Piano di attuazione del vertice di Johannesburg non è giuridicamente
    vincolante, ma conferma gli orientamenti di base dell’Agenda 21 e pre-
    senta un programma completo sulla futura applicazione dei suoi principi.
    Il Piano di attuazione contiene i seguenti 11 capitoli:

     I.    Introduzione
     II.   Lotta alla povertà
     III. Promozione di modelli sostenibili di produzione e consumo
     IV. Protezione e conservazione delle risorse naturali in quanto fonda-
           mento per uno sviluppo economico e sociale
     V.    Sviluppo sostenibile in un mondo globalizzato
     VI. Promozione della salute e sviluppo sostenibile
     VII. Sviluppo sostenibile in piccoli Stati insulari in via di sviluppo
     VIII. Sviluppo sostenibile in Africa
     IX. Altre iniziative regionali
     X.    Supporto per gli strumenti di attuazione
     XI. Quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile

3   www.un.org/esa/sustdev/documents/WSSD_POI_PD/French/POIToc.htm
G L I I M P E G N I D I A A L B O R G, 2 0 0 4
         La Carta di Aalborg – nel frattempo sottoscritta da oltre 2500 città, Co-
         muni e regioni d’Europa – è una dichiarazione sulla promozione dello svi-
         luppo sostenibile a livello locale. Con gli impegni di Aalborg, definiti dieci
         anni più tardi, vengono concretizzati gli obiettivi della Carta. Gli impegni
         sono suddivisi in dieci capitoli:

          1.   Processi decisionali più democratici (governance)
          2.   Gestione locale improntata alla sostenibilità
          3.   Protezione delle risorse naturali comuni
          4.   Consumo più responsabile e stili di vita più sostenibili
          5.   Pianificazione e sviluppo urbano sostenibili
          6.   Migliore mobilità, meno traffico
          7.   Provvedimenti di promozione della salute
          8.   Economia locale dinamica, sostenibile e rispettosa dell’ambiente
22        9.   Equità e giustizia sociale
          10. Responsabilità a livello globale

     3   www.aalborgplus10.dk

         P R I N C I PA L I AT T O R I A L I V E L L O I N T E R N A Z I O N A L E

         A livello internazionale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è
         stata la principale iniziatrice e promotrice dello sviluppo sostenibile. Gli
         accordi sottoscritti sotto la sua egida rappresentano, per i processi di
         sviluppo sostenibile su scala mondiale, un insieme di regole di ordine
         superiore. Vi sono diversi programmi e organizzazioni in seno all’ONU
         che operano nell’ambito dello sviluppo sostenibile: il Programma delle
         Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP, in inglese) con sede a Nairobi (Ken-
         ya), l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e l’Organizzazione
         mondiale della sanità (OMS) a Ginevra, il Programma delle Nazioni Unite
         per lo sviluppo (UNDP, in inglese) con sede a New York. Occorre, in modo
         particolare, sottolineare l’importanza della Commissione delle Nazioni
         Unite sullo sviluppo sostenibile (UNCSD, in inglese). Questa Commissione
         ha sin qui accompagnato e sorvegliato l’applicazione dell’Agenda 21 e
del Piano di attuazione di Johannesburg. Eventuali adeguamenti verranno
    decisi nel quadro di «Rio+20».
3   www.un.org/en/development/desa/index.html

    L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) con sede principale
    a Ginevra promuove la liberalizzazione del commercio internazionale. Il
    suo obiettivo è il libero mercato. Dal punto di vista dello sviluppo so-
    stenibile, ciò comporta diversi vantaggi e svantaggi che possono essere
    suddivisi in due categorie: le interazioni con lo sviluppo dei Paesi poveri
    e con la lotta alla povertà, e le correlazioni fra commercio e ambiente.
3   www.wto.org

    L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE)
    con sede a Parigi raggruppa i Paesi industrializzati e svolge quindi un
    importante ruolo nella politica dello sviluppo sostenibile. Essa emana
    raccomandazioni e basi scientifiche che favoriscono il dialogo politico
    fra i Paesi industriali anche nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Con la   23
    strategia per una «crescita verde» del 2011, l’OCSE ha presentato alcu-
    ni strumenti (ad es. strumenti di mercato) per l’integrazione di principi
    ecologici nella politica economia. Fra i temi contenuti nel programma di
    lavoro sullo sviluppo sostenibile troviamo la riduzione di sussidi nocivi
    per l’ambiente, il rafforzamento degli strumenti di mercato (vedi tasse
    ecologiche), il disaccoppiamento tra crescita economica e degrado dello
    stato dell’ambiente, nonché lo sfruttamento sostenibile delle risorse.
3   www.oecd.org > Topics > Sustainable development

    Anche per l’Unione Europea (UE) lo sviluppo sostenibile è un obiettivo
    di ordine superiore che funge da riferimento per tutti gli ambiti politici
    e le relative attuazioni. L’UE raccomanda agli Stati membri di elaborare
    strategie nazionali improntate alla sostenibilità. La maggior parte di essi
    ha finora onorato questo impegno. In seno alla Rete europea per lo svi-
    luppo sostenibile (European Sustainable Development Network, ESDN) ha
    luogo un intenso scambio di esperienze e informazioni che permettono di
    migliorare e sviluppare ulteriormente le strategie nazionali. La Svizzera è
    pienamente integrata in questo processo.
3   www.sd-network.eu
LA POLITICA DELLA SVIZZERA

          Sottoscrivendo i documenti finali della Conferenza dell’ONU di Rio del
          1992 la Svizzera si è impegnata ad elaborare una politica improntata allo
          sviluppo sostenibile e ad attuare di conseguenza le misure richieste. In
          seguito alla Conferenza il Consiglio federale ha istituito il Comitato in-
          terdipartimentale Rio (CIRio), che più tardi sarebbe diventato il Comitato
          interdipartimentale sullo sviluppo sostenibile (CISvS). In seno al CISvS,
24        circa 30 Uffici federali coordinano i propri sforzi in favore dello sviluppo
          sostenibile.

          Con la revisione della Costituzione federale del 1999 la Svizzera si è
          dotata di una base costituzionale esplicita sullo sviluppo sostenibile. Ciò
          significa che per la Confederazione e i Cantoni lo sviluppo sostenibile è
          un compito vincolante e non semplicemente facoltativo. Ciononostante,
          questo compito costituzionale non è finora stato concretizzato in nes-
          suna legge federale. Per questo motivo, le disposizioni sullo sviluppo
          sostenibile hanno valore di linee guida basate su una visione comune.

           Gli articoli della Costituzione federale sullo sviluppo sostenibile

           Art. 2 Scopo
           2
               [La Confederazione] promuove in modo sostenibile la comune prosperità, la
           coesione interna e la pluralità culturale del Paese.
           4
               Si impegna per la conservazione duratura delle basi naturali della vita e per
           un ordine internazionale giusto e pacifico.
Art. 54 Affari esteri
 2
     La Confederazione si adopera per salvaguardare l’indipendenza e il benessere
 del Paese; contribuisce in particolare ad aiutare le popolazioni nel bisogno e a
 lottare contro la povertà nel mondo, contribuisce a far rispettare i diritti umani
 e a promuovere la democrazia, ad assicurare la convivenza pacifica dei popoli
 nonché a salvaguardare le basi naturali della vita.

 Art. 73 Sviluppo sostenibile
 La Confederazione e i Cantoni operano a favore di un rapporto durevolmente
 equilibrato tra la natura, la sua capacità di rinnovamento e la sua utilizzazione
 da parte dell’uomo.

S T R AT E G I A P E R U N O S V I L U P P O S O S T E N I B I L E D E L
CONSIGLIO FEDERALE

S I T U A Z I O N E I N I Z I A L E E M A N D AT O                                    25
Il Consiglio federale ha accolto anzitempo il mandato configurato
nell’Agenda 21 per la messa a punto di strategia nazionali improntate
allo sviluppo sostenibile. Nel contesto dei «cinque anni dopo Rio» il Con-
siglio federale ha approvato una prima «Strategia per uno sviluppo soste-
nibile» in Svizzera nel 1997, una seconda nel 2002, alla vigilia del vertice
mondiale sullo sviluppo sostenibile in programma a Johannesburg. A ini-
zio 2008, la terza Strategia per uno sviluppo sostenibile è stata definita
non più in un contesto internazionale, bensì nel quadro del nuovo pe-
riodo di legislatura che si stava per aprire. Nel 2009 il Consiglio fede-
rale ha integrato formalmente la Strategia per uno sviluppo sostenibile
nelle strategie del programma di legislatura. Con la Strategia 2012–2015
il Consiglio federale ribadisce il proprio impegno a favore dello sviluppo
sostenibile in vista della Conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile
a Rio de Janeiro nel 2012 («Rio+20»).

5 LINEE GUIDA
Il Consiglio federale ha precisato nelle seguenti linee guida la concezione
svizzera dello sviluppo sostenibile.
1. Assumersi responsabilità per il futuro
        I bisogni delle generazioni attuali vanno soddisfatti senza compro-
        mettere le opportunità delle generazioni future di far fronte ai loro
        bisogni.

     2. Tener conto in maniera equilibrata delle tre dimensioni dello
        sviluppo sostenibile
        La politica persegue globalmente i tre obiettivi della «responsabilità
        ecologica», dell’«efficienza economica» e della «solidarietà sociale»;
        cerca soluzioni di ottimizzazione e assicura una ponderazione equa
        dei conflitti d’interesse.

     3. Integrare lo sviluppo sostenibile in tutte le politiche settoriali
        Lo sviluppo sostenibile va integrato globalmente in tutte le politiche
        settoriali.

26   4. Intensificare il coordinamento fra politiche settoriali e migliorare
        la coerenza
        La Strategia per uno sviluppo sostenibile è implementata trasversal-
        mente, oltre i limiti dipartimentali e dei singoli Uffici federali.

     5. Realizzare lo sviluppo sostenibile tramite la partecipazione
        Occorre coinvolgere la Confederazione, i Cantoni e i Comuni, ma an-
        che attori del settore privato e della società civile.

     S F I D E P R I N C I PA L I
     La Strategia per uno sviluppo sostenibile contiene un piano di azione
     con un ampio spettro di campi d’attività e misure concrete concepiti
     per attuare le linee guida menzionate sopra. Vi sono indicate le tappe
     che il Consiglio federale intende seguire per realizzare gli obiettivi dello
     sviluppo sostenibile.

     1 . C L I M A E P E R I C O L I N AT U R A L I
     In Svizzera, i cambiamenti climatici provocano precipitazioni estreme e
     di riflesso fenomeni di piena e colate di fango, ondate di caldo e periodi
     di siccità più frequenti. Oltre agli obiettivi di riduzione delle emissioni si
     devono pertanto adottare misure di adeguamento per gestire le conse-
     guenze dei cambiamenti climatici.
2. ENERGIA
Un’utilizzazione sostenibile delle risorse energetiche significa soddisfare
i bisogni dell’economia e della società sfruttando l’energia in maniera
più razionale, dunque riducendo notevolmente il consumo di risorse e
facendo dove possibile ricorso alle energie rinnovabili.

3. SVILUPPO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO
I processi che hanno un impatto sul territorio sono fondamentali per lo
sviluppo sostenibile: la pianificazione del territorio deve garantire la de-
finizione di requisiti territoriali per l’economia, infrastrutture efficienti,
un’utilizzazione parsimoniosa del territorio e la tutela delle basi naturali
della vita.

4. ECONOMIA, PRODUZIONE E CONSUMO
Si tratta di intensificare gli sforzi per rendere la Svizzera più competitiva
e, al tempo stesso, di approfondire il dibattito su una politica economica
più sostenibile. Dal punto di vista della dimensione sociale dello sviluppo      27
sostenibile occorre mettere in primo piano il servizio universale nell’am-
bito delle infrastrutture (servizio pubblico). Incentivi e condizioni qua-
dro appropriati possono contribuire a modernizzare l’economia in modo
­r ispettoso dell’ambiente.

5 . U T I L I Z Z A Z I O N E D E L L E R I S O R S E N AT U R A L I
Il disaccoppiamento dello sfruttamento delle risorse dalla crescita eco-
nomica non è ancora sufficiente. Cresce la pressione sulle risorse na-
turali dovuta allo sviluppo e alla modernizzazione nell’economia, nei
trasporti, nelle tecnologie e nel turismo. Gli ambiti prioritari sono la pro-
tezione del clima, la salvaguardia della biodiversità e la protezione delle
acque e del suolo.

6. COESIONE SOCIALE, SVILUPPO DEMOGRAFICO E MIGRAZIONE
In molti casi, lo sviluppo ha effetti negativi sulla coesione sociale. Lo
Stato deve promuovere le pari opportunità e la partecipazione alla vita
sociale e culturale creando condizioni quadro favorevoli. Coordinando
meglio la politica sociale si possono contrastare fenomeni indesiderati
tra cui la disparità nella distribuzione del reddito, la povertà, timori per
le possibili conseguenze legate ai flussi migratori regolari o irregolari e
alle nuove forme di famiglia.
7. SALUTE DELLA POPOLAZIONE
         La salute psichica e fisica sono una premessa essenziale per migliorare
         la qualità di vita delle persone. Esse sono fortemente influenzate dall’am-
         biente. L’evoluzione dei costi della salute grava sullo sviluppo economico
         e rappresenta un fattore di rischio.

         8 . S F I D E G L O B A L I P E R L O S V I L U P P O E L’ A M B I E N T E
         Un acuirsi delle disparità economiche e sociali su scala globale e l’in-
         sorgere di nuove dipendenze tra nord e sud sono la sfida che si profila
         nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Questi fenomeni sono spesso as-
         sociati a un consumo eccessivo di risorse. La comunità internazionale è
         chiamata a sancire formalmente il principio di causalità e a fissare regole
         in materia di giustizia intergenerazionale. L’accesso equo alle risorse so-
         ciali ed economiche, condizioni quadro che favoriscono l’innovazione e
         lo sviluppo sostenibile a livello globale nonché riaggiustamenti compor-
         tamentali da parte di tutti gli attori interessati sono il presupposto per
28       poter gestire le sfide legate all’ambiente e allo sviluppo.

         9. FINANZE PUBBLICHE
         Lo Stato ha bisogno di finanze sane per avere un ampio margine di mano-
         vra e per adempiere i propri compiti. Non è auspicabile, e perciò va evi-
         tato, che le generazioni future debbano sopportare i costi causati dalle
         generazioni attuali. Incentivi volti ad assicurare un utilizzo parsimonioso
         delle risorse dovrebbero permettere alla politica finanziaria di orientarsi
         maggiormente verso lo sviluppo sostenibile.

         1 0 . F O R M A Z I O N E , R I C E R C A E I N N O VA Z I O N E
         Per far fronte a una concorrenza internazionale sempre più agguerrita
         occorre puntare sulla conoscenza. Ciò è importante anche per poter ca-
         pire le correlazioni fra società, politica, economia e ambiente. In settori
         come la formazione, la ricerca e la tecnologia si deve perciò puntare a un
         livello formativo di elevata qualità, a una grande apertura nei confronti
         del mondo, a una migliore competenza interculturale e alla formazione
         continua.
     3   www.are.admin.ch/sss
ATTORI E ISTITUZIONI

        A LIVELLO FEDERALE

    UFFICIO FEDERALE DELLO SVILUPPO TERRITORIALE (ARE)

    A livello federale le attività che riguardano lo sviluppo sostenibile sono
    coordinate dall’ARE. In seno a questo Ufficio federale, la Sezione sviluppo
    sostenibile funge da centro di competenza della Confederazione per tut-
    te le questioni relative allo sviluppo sostenibile. L’obiettivo è di integrare
    il concetto di sviluppo sostenibile in modo trasversale in tutti i settori       29
    della politica.

    Al di là di questa sua funzione di «stato maggiore per lo sviluppo so-
    stenibile», l’ARE è pure responsabile della pianificazione del territorio e
    del traffico e ha quindi, in questi due settori, un’influenza diretta sullo
    sviluppo sostenibile in Svizzera. Questioni specifiche relative allo svilup-
    po sostenibile e che interessano i singoli settori politici sono invece di
    competenza di altre unità amministrative della Confederazione.
3   www.are.admin.ch/svilupposostenibile
    > Comprensione dello sviluppo sostenibile
ARE

30

     C O M I TAT O I N T E R D I PA R T I M E N TA L E S U L L O S V I L U P P O
     SOSTENIBILE (CISVS)

     Nel CISvS sono coinvolte tutte le unità amministrative – circa 30 – che
     svolgono attività e compiti politici rilevanti nell’ambito dello sviluppo so-
     stenibile. Gli obiettivi principali di questo comitato sono l’elaborazione e
     il coordinamento delle politiche e delle attività della Confederazione nel
     settore dello sviluppo sostenibile. Nell’organo direttivo del CISvS, pre-
     sieduto dall’ARE, sono rappresentati l’Ufficio federale della sanità pub-
     blica (UFSP), l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG), l’Ufficio federale
     dell’ambiente (UFAM) e la Direzione per lo sviluppo e la cooperazione
(DSC), che a turno ne assumono la vicepresidenza. Alla vicepresidenza di
    questo organo spetta la gestione delle attività internazionali del CISvS, in
    particolare la partecipazione della Svizzera agli organismi e ai processi
    rilevanti in seno alle Nazioni Unite.

    L E P R I N C I P A L I U N I T A A M M I N I S T R A T I V E C O I N V O LT E N E L
    C I S V S E L E L O R O A T T I V I T A N E L L’ A M B I T O D E L L O S V I L U P P O
    SOSTENIBILE

    U F F I C I O F E D E R A L E D E L L’ A M B I E N T E ( U FA M )
    All’UFAM compete la dimensione ambientale dello sviluppo sostenibile.
    Questo Ufficio si impegna in particolare per salvaguardare le basi natu-
    rali della vita e la biodiversità, nonché per proteggere la popolazione da
    danni eccessivi e dai pericoli naturali. I capisaldi della strategia di poli-
    tica ambientale sono principi economici (ad es. il principio di causalità),
    strumenti di mercato e misure politiche efficaci a favore dell’ambiente.
3   www.bafu.admin.ch/index.html?lang=it                                                     31

    DIREZIONE DELLO SVILUPPO E DELLA COOPERAZIONE (DSC)
    La DSC è l’agenzia svizzera responsabile della cooperazione internazio-
    nale allo sviluppo. Essa è impegnata nella la lotta contro la povertà nel
    mondo e nella promozione delle pari opportunità. I suoi compiti prioritari
    sono l’attuazione degli obiettivi del millennio per ridurre la povertà, la
    gestione di rischi sistematici nelle situazioni di crisi e nei conflitti, la
    conservazione delle basi naturali della vita e l’impegnoper una globaliz-
    zazione favorevole allo sviluppo.
3   www.dsc.admin.ch

    U F F I C I O F E D E R A L E D E L L A S A N I TA P U B B L I C A ( U F S P )
    L’UFSP è il servizio competente in materia di promozione della salute,
    presupposto chiave dello sviluppo sostenibile. Le condizioni socioeco-
    nomiche e lo stato dell’ambiente hanno un impatto diretto sulla salute
    delle persone. Vi è dunque una forte correlazione tra salute e dimensione
    economica e ambientale dello sviluppo sostenibile
3   www.bag.admin.ch/aktuell/index.html?lang=it
U F F I C I O F E D E R A L E D E L L’ A G R I C O LT U R A ( U FA G )
         L’UFAG è responsabile della politica agricola della Confederazione. Que-
         sto ufficio si impegna per un’agricoltura orientata al mercato e social-
         mente sostenibile in Svizzera. Grazie alle condizioni quadro politiche,
         l’agricoltura fornisce un contributo essenziale alla sicurezza d’approvvi-
         gionamento della popolazione, al mantenimento delle basi naturali della
         vita, alla cura del paesaggio rurale e a una decentralizzazione degli inse-
         diamenti sul territorio nazionale.
     3   www.blw.admin.ch/index.html?lang=it

         U F F I C I O F E D E R A L E D I S TAT I S T I C A ( U F S )
         All’UFS spetta il compito di misurare lo sviluppo sostenibile in Svizzera.
         L’Ufficio mette a disposizione una banca dati con una serie di indicatori
         sullo sviluppo sostenibile e partecipa all’elaborazione e all’impiego di
         indicatori di sostenibilità per i Cantoni e le Città.
     3   www.monet.admin.ch
32
         S E G R E T E R I A D I S T A T O D E L L’ E C O N O M I A ( S E C O )
         La SECO è il centro di competenza della Confederazione per tutte le que-
         stioni di politica economica. A livello internazionale, la SECO sostiene la
         cooperazione economica allo svilulppo e l’integrazione duratura dei Pae-
         si in via di sviluppo ed emergenti nei meccanismi dell’economia mondia-
         le, ad esempio promuovendo il commercio equo e il trasferimento delle
         tecnologie dell’ambiente. Anche a livello nazionale la SECO tiene conto
         degli aspetti ecologici e sociali, ad esempio nel quadro della strategia di
         crescita per la piazza turistica svizzera o della politica regionale.
     3   www.seco.admin.ch/index.html?lang=it

         U F F I C I O F E D E R A L E D E L L’ E N E R G I A ( U F E )
         L’UFE è competente per tutte le questioni riguardanti l’approvvigiona-
         mento e l’impiego energetico. Esso crea i presupposti per un approvvi-
         gionamento energetico sufficiente, stabile, economico e sostenibile. Si
         adopera per un’utilizzazione efficiente dell’energia, per l’aumento della
         quota di energie rinnovabili e per la riduzione delle emissioni di CO 2 .
         Promuove e coordina inoltre la ricerca nazionale in campo energetico e
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