STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE

 
STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE

                    POTENZIAMENTO DELL’IMPIANTO DI
                TERMOVALORIZZAZIONE DEL SITO GEOTERMIA

                              RELAZIONE DI SINTESI
                          IN LINGUAGGIO NON TECNICO

           FERRARA ___________
                                                                        I PROGETTISTI

                                                                                        1
Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
F       SINTESI DEL S.I.A...........................................................................................................3
    F.0 DESCRIZIONE SINTETICA SULLA CONFORMITA’ DEL PROGETTO ALLE NORME
    AMBIENTALI ED AGLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E DI PIANIFICAZIONE
    VIGENTI ........................................................................................................................................................... 3
        F.0.1 DESCRIZIONE DELL’IMPOSTAZIONE DEL SIA..............................................................................................3
        F.0.2 DESCRIZIONE DI INQUADRAMENTO NELLE NORME AMBIENTALI E NEGLI STRUMENTI DI
        PROGRAMMAZIONE ....................................................................................................................................................4
        F.0.3. DESCRIZIONE DI INQUADRAMENTO DEL PROGETTO NEL PIANO PROVINCIALE PER LA
        GESTIONE DEI RIFIUTI (PPGR)...................................................................................................................................5
        F.0.4. DESCRIZIONE DELL’ITER DEL PROGETTO...................................................................................................7
        F.0.5 COERENZA CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE VIGENTI. ............................................................8
    F.1 DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO, DELLE MODALITA’ E DEI TEMPI DI
    ATTUAZIONE, DELLE PRESSIONI AMBIENTALI ESERCITATE DURANTE LE FASI DI
    COSTRUZIONE E DI ESERCIZIO............................................................................................................... 8
        F.1.1 DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO ...................................................................................................8
        F.1.2 DESCRIZIONE DELLE MODALITA’ E DEI TEMPI DI ATTUAZIONE, DELLE PRESSIONI AMBIENTALI
        ESERCITATE DURANTE LE FASI DI COSTRUZIONE............................................................................................10
        F.1.3 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE PRESSIONI AMBIENTALI ESERCITATE DURANTE LE FASI DI
        ESERCIZIO ....................................................................................................................................................................13
    F.2 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE TECNICHE PRESCELTE E CONFRONTO CON LE
    MIGLIORI TECNICHE DISPONIBILI ...................................................................................................... 15
        F.2.1 COMBUSTIONE..................................................................................................................................................15
        F.2.2 RECUPERO ENERGETICO.................................................................................................................................16
        F.2.3. DEPURAZIONE FUMI........................................................................................................................................17
        F.2.4. GRUPPO TURBOALTERNATORE ...................................................................................................................19
        F.2.5. SISTEMI DI CONDENSAZIONE DEL VAPORE..............................................................................................20
        F.2.6.    STOCCAGGIO E TRATTAMENTO SCORIE..............................................................................................20
        F.2.7.    STOCCAGGIO E ALLONTANAMENTO DEL POLVERINO ....................................................................21
        F.2.8 AMPLIAMENTO DELL’EDIFICIO.....................................................................................................................21
        F.2.9 FOSSA AUSILIARIA DI STOCCAGGIO RIFIUTI............................................................................................22
        F.2.10 OPERE DI MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI AMBIENTALI.........................................................................23
        F.2.11 CAMINO PER L’EVACUAZIONE DEI FUMI .................................................................................................24
    F.3 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE CONDIZIONI AMBIENTALI INIZIALI, CON
    RIFERIMENTO PARTICOLARE AGLI STATI DI QUALITA’ ............................................................ 24
        F.3.1 STATO DELL’ATMOSFERA E DEL CLIMA ....................................................................................................26
        F.3.2 STATO DELLE ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE ..........................................................................28
        F.3.3 STATO DEL SUOLO E DEL SOTTOSUOLO.....................................................................................................30
        F.3.4 STATO DELLA FLORA, DELLA FAUNA E DEGLI ECOSISTEMI ................................................................30
        F.3.5 STATO AMBIENTALE PER IL RUMORE.........................................................................................................31
        F.3.6 STATO DELLA SALUTE E DEL BENESSERE DELL’UOMO ........................................................................32
        F.3.7 STATO DEL PAESAGGIO E DEL PATRIMONIO STORICO-CULTURALE..................................................32
        F.3.8 STATO DEL SISTEMA INSEDIATIVO, DELLE CONDIZIONI SOCIO-ECONOMICHE E DEI BENI
        MATERIALI ..................................................................................................................................................................34
    F.4 DESCRIZIONE SINTETICA DEGLI IMPATTI SIGNIFICATIVI DEL PROGETTO E DELLE
    AZIONI DI MITIGAZIONE, MONITORAGGIO E CONTROLLO PREVISTE .................................. 35
        F.4.1 IMPATTI SU ATMOSFERA E CLIMA ...............................................................................................................39
        F.4.2 IMPATTI SU ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE...............................................................................40
        F.4.3 IMPATTI SU SUOLO E SOTTOSUOLO.............................................................................................................41
        F.4.4 IMPATTI SU FLORA, FAUNA ED ECOSISTEMI .............................................................................................42
        F.4.5 IMPATTI RELATIVI AL RUMORE....................................................................................................................43
        F.4.6 IMPATTI RELATIVI A SALUTE E BENESSERE DELL’UOMO.....................................................................43
        F.4.7 IMPATTI SU PAESAGGIO E PATRIMONIO STORICO-CULTURALE..........................................................44
        F.4.8 IMPATTI SU SISTEMA INSEDIATIVO, CONDIZIONI SOCIO-ECONOMICHE E BENI MATERIALI .......45

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
F      SINTESI DEL S.I.A.

   F.0 DESCRIZIONE SINTETICA SULLA CONFORMITA’ DEL PROGETTO ALLE
NORME AMBIENTALI ED AGLI STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE E DI
PIANIFICAZIONE VIGENTI

    F.0.1 DESCRIZIONE DELL’IMPOSTAZIONE DEL SIA

       Lo Studio di Impatto Ambientale ha per oggetto il progetto di potenziamento
     dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia di via C. Diana - Cassana –
     Ferrara, da parte di AGEA S.p.A. Ferrara.
       Il presente studio va inserito nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto
     Ambientale per il progetto in esame ed ha lo scopo di:
       A) offrire un inquadramento generale del contesto programmatico e ambientale che
          delinea le caratteristiche del territorio nel quale si propone l’intervento progettato,
          tenendo in considerazione la definizione preliminare dei processi e il tipo di
          impatto ambientale da essi derivabile, nonché la normativa tecnica specifica di
          settore;
       B) valutare, qualitativamente e quantitativamente, gli impatti che l’ambiente può
          subire a seguito della realizzazione del progetto e del conseguente esercizio
          dell’opera finita rispetto alla situazione attuale.
       Tenuto conto della Legge Regionale 18 maggio 1999, n.9 “Disciplina della procedura
     di Valutazione di Impatto Ambientale”, il progetto oggetto del presente studio è
     nell’elenco riportato nell’allegato A.2 della legge stessa, come «A.2.3 Impianti di
     smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità superiore a 100 t/giorno
     mediante operazioni di incenerimento o di trattamento di cui all’allegato B, lettere D2 e
     da D8 a D11, ed allegato C, lettere da R1 a R9, del D.Lgs. n. 22 del 1997, ad esclusione
     degli impianti di recupero sottoposi alle procedure semplificate di cui agli articoli 31 e
     33 del medesimo D.Lgs. n.22 del 1997» e come tale soggetto a procedura di valutazione
     di impatto ambientale con competenza dell’Amministrazione provinciale di Ferrara (ai
     sensi dell’Art. 5, Comma 2).
       L’impostazione del S.I.A. dal punto di vista redazionale rispecchia i punti delle
     prescrizioni riportate nell’Allegato C della L.R. 18 Maggio 1999, n.9, ai sensi
     dell’Art.11, Comma 1 al fine di avere un’impostazione compatibile con le “Norme

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
Tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale” riportate nel D.P.C.M. 27
     dicembre 1988 e adottate ai sensi del D.P.C.M. 10 Agosto 1988, n.377.
       A livello macroscopico lo Studio di Impatto Ambientale risulta così suddiviso:
       A)     Inquadramento programmatico
       B)     Inquadramento progettuale (che costituisce il progetto definitivo ai sensi della
              legge 109/94)
       C)     Fattori antropici sinergici indipendenti dal progetto (ante operam)
       D)     Stato ambientale di riferimento
       E)     Impatti ambientali del progetto e delle sue alternative
       F)     Sintesi del S.I.A. in linguaggio non tecnico

   F.0.2 DESCRIZIONE DI INQUADRAMENTO NELLE NORME AMBIENTALI E NEGLI
STRUMENTI DI PROGRAMMAZIONE

       Il Piano Territoriale Regionale (Novembre 1988) risponde all’esigenza della Regione
     Emilia Romagna di dotarsi di uno strumento di governo del territorio a grande scala.
       Parte importante del PTR è la pianificazione nel settore della gestione dei rifiuti, che
     ha trovato applicazione a livello regionale nel Primo Piano Regionale in materia di
     Organizzazione dei Servizi di Smaltimento dei Rifiuti (approvato dalla G.R. il
     23/02/1988), il quale a sua volta rinvia alla pianificazione di ordine provinciale.
       Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale si pone come diretta integrazione
     del Piano Territoriale Regionale, a cui è strettamente legato e connesso alle disposizioni
     impartite dai Piani Regolatori Generali vigenti ed operanti sul territorio.
       In relazione allo smaltimento dei rifiuti il PTCP assume i contenuti del Piano
     Infraregionale per lo Smaltimento dei Rifiuti Urbani e Speciali.
       Il Piano sottolinea la necessità di creare le condizioni operative ed organizzative nel
     lungo periodo di avere, nell’ambito dell’assetto provinciale per lo smaltimento di RSU e
     rifiuti speciali assimilabili, due soli punti di trattamento RSU nell’intero territorio
     provinciale: Ferrara (in riferimento all’esistente impianto di termoutilizzazione di cui il
     presente progetto prevede il potenziamento) ed Ostellato (in riferimento ad un impianto
     di riciclaggio per la produzione di compost e RDF).
       Inoltre il Piano specifica che è obiettivo dell’Amministrazione Provinciale operare sul
     versante della utilizzazione energetica degli RSU e dei rifiuti termotrasformabili (in

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
accordo al Piano Energetico Nazionale) e che il medio ferrarese è valutabile come luogo
     di impianto di strutture per la produzione energetica da fonti alternative e per
     cogenerazione.
       L’area sulla quale insiste il sito di intervento è classificata nell’ambito del Piano
     Regolatore Generale del comune di Ferrara (approvato con Delibera Regionale del
     11/04/1995) come zona omogenea D, cioè come parte del territorio destinata ad
     insediamenti produttivi ai sensi del D.I. 2.4.68 n.1444 e della L.R. 47.78 ed s.m.i..
     L’area è classificata come sottozona D2 – Complessi insediativi prevalentemente
     artigianali, industriali, in particolare l’ambito di riferimento è il D2.1 – Insediamenti
     artigianali, industriali esistenti. La funzione d’uso ammessa per tale individuazione
     attuale riferimento in relazione all’impianto di termovalorizzazione già esistente è U.6.1
     – Attrezzature tecnologiche e servizi tecnici urbani.
       Nell’area in oggetto è inoltre vigente un Piano Particolareggiato che rappresenta
     strumento di attuazione della normazione prevista dal PRG, il Piano Insediamenti
     Produttivi (PIP) di Cassana, di cui si riporta un estratto in allegato; l’area oggetto di
     intervento è individuata dal PIP come area riservata ad impianti tecnologici.
       L’area di interesse per la realizzazione del progetto di potenziamento dell’impianto di
     termovalorizzazione dei rifiuti oggetto del presente studio non rientra nelle Zone di
     protezione speciale e nei Siti di importanza comunitaria.

   F.0.3. DESCRIZIONE DI INQUADRAMENTO DEL PROGETTO NEL PIANO
PROVINCIALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI (PPGR)

       L’esigenza di adottare un piano di bacino a livello provinciale per la Provincia di
     Ferrara nasce con la stesura del “Primo Piano Regionale in materia di Organizzazione
     dei Servizi di Smaltimento dei Rifiuti” (approvato dalla G.R. il 23/02/1988), che ha
     rappresentato il primo strumento utile all’avviamento di un concreto intervento di
     pianificazione del settore, in armonia con il PTR.
       L’Amministrazione Provinciale di Ferrara ha quindi emanato nel 1991 (delibera di
     adozione del Consiglio provinciale del 11/07/1991 - Prot. n. 9137) un “Piano
     Infraregionale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali”, poi
     aggiornato ed integrato annualmente.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
In tale piano era individuata l’esigenza di organizzare il sistema di smaltimento su due
     ambiti distinti: ambito A (corrispondente alla parte nord-occidentale del territorio,
     definita Alto Ferrarese e facente riferimento al polo impiantistico del sito Geotermia) ed
     ambito B (corrispondente alla parte orientale del territorio e facente riferimento al polo
     impiantistico di Ostellato).
       Il Piano Infraregionale per lo Smaltimento dei Rifiuti Urbani e Speciali riporta inoltre
     dei vincoli sulla localizzazione sul territorio degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti,
     i quali sono già stati rispettati con la realizzazione dell’esistente impianto di
     termovalorizzazione del sito Geotermia e di conseguenza non risultano influenti per
     quanto riguarda il progetto di potenziamento di quest’ultimo.
       Il 09.12.98 è stato approvato dal Consiglio Provinciale un accordo di programma
     (delibera C.P. nn.168/59691) per la realizzazione e gestione del Sistema Integrato
     Provinciale di smaltimento dei rifiuti urbani, per accogliere le nuove linee direttive
     imposte dal D.Lgs. n. 22/1997.
       In tale accordo è esplicitamente espresso che:
       -   obiettivo prioritario è «lo smaltimento dei rifiuti attraverso l’utilizzo di impianti di
           termodistruzione con recupero di energia ed il ricorso alla discarica per lo
           smaltimento dei soli rifiuti inerti, dei rifiuti individuati da specifiche norme
           tecniche e dei rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, recupero e
           smaltimento»;
       -   è parte integrante del sistema provinciale integrato di smaltimento «l’impianto di
           termodistruzione (Canal Bianco) – Ferrara» e che tale impianto è «da ampliare»;
       -   per quanto attiene le modalità di realizzazione degli impianti e gestione del sistema
           «il Comune di Ferrara si impegna a realizzare entro il 2003 l’ampliamento
           dell’impianto di termodistruzione che dovrà avere potenzialità sufficiente a
           soddisfare il fabbisogno di smaltimento dei rifiuti urbani dell’ambito provinciale»
           e che «tale fabbisogno sarà determinato in rapporto agli obiettivi di raccolta
           differenziata, riciclo e recupero» che su indicazione regionale devono attestarsi
           attorno al 40% in massa del totale del rifiuto tal quale prodotto.
       Anche a seguito dell’accordo di programma sopra menzionato è in fase di
     approvazione il “Piano Provinciale per la Gestione dei rifiuti” (PPGR) da parte
     dell’Amministrazione Provinciale. Ragguagliandosi allo scenario previsto nel piano, la
     progettazione dell’ampliamento dell’impianto tiene conto dell’esigenza di rendere

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
disponibile un afferimento nominale di ulteriori 100.000 t/anno di rifiuti al sito
     Geotermia (rispetto alle 50.000 t/anno attualmente autorizzate per la linea esistente).

    F.0.4. DESCRIZIONE DELL’ITER DEL PROGETTO

       L’intervento si configura come un lavoro pubblico in quanto ricadente nell’ambito
     soggettivo ed oggettivo della legge 109/94 perché il soggetto proponente ed attuatore
     (AGEA S.p.A.) appartiene alla categoria di cui all’art. 2 comma 2 punto b della legge
     109/94.
       Con riferimento alla L.R. 18 maggio 1999 n.9 “disciplina della procedura di
     valutazione dell’impatto ambientale” si ricadrà nel caso previsto all’art. 7 della
     sopracitata legge.
       Il progetto, validato nella sua forma preliminare in data 24/10/2001 dal Responsabile
     del Procedimento Ing. Fausto Ferraresi ed approvato dall’Amministratore Delegato di
     AGEA S.p.A Dr. Maurizio Chiarini, è stato impostato nella forma definitiva in
     conformità all’art. 16 della Legge 109/94 e s.m.i. e della sezione III del titolo III del
     D.P.R. 34/2000 dal Progettista Ing, Sandro Boarini che si è avvalso del gruppo di
     progettazione riportato nel frontespizio di ogni elaborato di progetto.
       Insieme al progetto definitivo è stato redatto il presente Studio di Impatto Ambientale
     come previsto dalla legge 109/94 art 16 e del relativo regolamento (D.P.R. 554/99 art.
     29) e dalla legge regionale n. 9 del 18/05/99.
       Contestualmente alla pronuncia di compatibilità ambientale relativamente al progetto
     definitivo oggetto di studio, in sede di Conferenza dei Servizi, vi sarà da parte
     dell’Amministrazione Provinciale di Ferrara l’approvazione del progetto stesso, ai sensi
     dell’art. 27 del D.Lgs. 22/97 trattandosi di progetto legato all’attività di un impianto di
     trattamento rifiuti. Ai sensi dello stesso articolo l’approvazione del progetto definitivo
     comporterà l’autorizzazione alla realizzazione di tutte le componenti edili ed
     impiantistiche       previste   nelle   relazioni   tecniche     presentate    nell’ambito
     dell’inquadramento progettuale. Contestualmente vi sarà rilascio di concessione edilizia
     da parte dell’Amministrazione Comunale di Ferrara.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
F.0.5 COERENZA CON GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE VIGENTI.

       Il progetto risulta coerente con i seguenti strumenti di pianificazione e
     programmazione territoriale:
       Piano Territoriale Regionale (A.3.1)
       Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) (A.3.2)
       Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (A.3.3)
       PRG del Comune di Ferrara (A.3.5)
       Piano Insediamenti Produttivi (PIP) di Cassana (A.3.5)
       Piano Infraregionale per lo Smaltimento dei Rifiuti Urbani e Speciali (A.4.1)
       Accordo di programma per la realizzazione e gestione del Sistema integrato
     provinciale di smaltimento dei rifiuti urbani (A.4.1)
       Deliberazione n. 168 del Consiglio Provinciale nella seduta del 09/12/98
       Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti (PPGR) (A.4.1)
       Piano regionale Integrato dei Trasporti (PRIT) (A.7.1)
       Piano dei Trasporti di Bacino (A.7.1)

   F.1      DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO, DELLE MODALITA’ E DEI
TEMPI DI ATTUAZIONE, DELLE PRESSIONI AMBIENTALI ESERCITATE DURANTE LE
FASI DI COSTRUZIONE E DI ESERCIZIO

    F.1.1 DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO

       La collocazione territoriale dell’intervento e la planimetria del progetto sono riportati
     negli allegati F1 (COROGRAFIA) ed F2 (PLANIMETRIA GENERALE)
       I dati salienti e le caratteristiche fondamentali e caratterizzanti dell’intervento sono
     riportati in allegato F3 (CARATTERISTICHE E TABELLA RIASSUNTIVA DEI
     DATI DI PROGETTO)
       Il processo produttivo consiste nella utilizzazione del potere calorifico dei rifiuti
     mediante combustione con produzione di vapore che fornisce energia termica alla rete di
     teleriscaldamento ed energia cinetica ad una turbina, trasformata mediante un
     alternatore in energia elettrica.
       Sinteticamente l’intero impianto, nella parte elettromeccanica e strutture, rappresentato
     nell’allegato F4 (SCHEMA A BLOCCHI), è descritto nei seguenti punti:

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
1) ingresso ed accettazione rifiuti: sarà realizzato un nuovo ingresso dalla via Finati con
  una nuova stazione di pesatura per distribuire uniformemente il traffico su una rete viaria
  adeguata di accesso all’impianto;
    2) stoccaggio rifiuti: in ausilio alla fossa esistente nell’impianto sarà realizzata una
  stazione di stoccaggio provvisorio di capacità di contenimento adeguata alle esigenze del
  nuovo impianto che consenta lo scarico contemporaneo di un numero di mezzi adeguato
  alle potenzialità ricettive e di smaltimento dei forni; tale fossa ausiliaria sarà collegata alla
  esistente con un tunnel a tenuta contenente un nastro trasportatore
    3) combustione: la tecnologia utilizzata per il forno e per le griglie sarà simile a quella
  dell’impianto esistente, consistente in griglie mobili; la camera di post-combustione, verrà
  sostituta da una camera di adeguata geometria che consenta comunque un tempo di
  contatto, una velocità di attraversamento ed una temperatura dei fumi rispondente alle
  norme di legge;
    4) recupero energetico: le caldaie avranno una maggiore temperatura e pressione di
  esercizio rispetto all’attuale al fine di consentire un più efficace recupero energetico in
  turbina e per il teleriscaldamento;
    5) depurazione fumi: per entrambe le nuove linee sarà utilizzato un sistema di
  abbattimento interamente a secco con riduzione catalitica degli ossidi di azoto; questo
  sistema porta ad un sensibile miglioramento dei fattori di emissione in atmosfera dal
  camino;
    6) turbina: il recupero energetico avverrà in un’unica turbina alimentata dal vapore
  prodotto dalle due nuove caldaie e sarà collocata in un nuovo locale realizzato all’interno
  dell’ampliamento del fabbricato che ospiterà le due nuove linee;
    7) raffreddamento del vapore al servizio della turbina: le torri di raffreddamento per
  condensare il vapore, saranno realizzate nella nuova tecnologia “wet and dry” che combina
  i vantaggi del raffreddamento ad umido con quello ad aria riducendo i consumi di acqua e
  di conseguenza le condense in atmosfera;
    8) servizi ausiliari: dispositivi per il trasporto delle scorie di combustione, area e locali di
  stoccaggio e pretrattamento delle scorie, strutture per lo stoccaggio ed il trasporto delle
  polveri, vasche di stoccaggio delle acque, adeguamento della cabina elettrica ed altri
  sistemi sono previsti nel progetto;
    9) strutture e nuove costruzioni: le nuove linee saranno collocate una nel capannone
  esistente e l’altra in un ampliamento che non altera le attuali linee architettoniche

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
dell’edificio poiché, di fatto, l’attuale struttura in cemento armato è già predisposta per la
  realizzazione delle altre due linee; l’ampliamento interessa solo un intervento sul
  capannone in struttura di acciaio e tamponamenti in lamiera;
  10) camino: le nuove canne fumarie saranno ubicate all’interno dell’esistente camino in
  cemento armato pertanto senza la creazione di altre strutture ed impatti visivi;
       Tutti gli ampliamenti, sia tecnologici sia strutturali, di progetto sopracitati saranno
     realizzati nella stessa area in cui attualmente insiste l’inceneritore ; le opere civili
     destinate al contenimento dei principali dispositivi meccanici che non sono inseribili
     interamente nell’attuale capannone, saranno realizzate in armonia con quanto esistente e
     riducendo gli impatti visivi e sull’area.
       Si realizzerà anche un nuovo accesso con pesa sulla via Finati, ad aggiungersi a quella
     sulla via Diana al servizio del sistema integrato di raccolta differenziata, costituito dalla
     piattaforma per rifiuti speciali e dall’Isola Ecologica.

   F.1.2 DESCRIZIONE DELLE MODALITA’ E DEI TEMPI DI ATTUAZIONE, DELLE
PRESSIONI AMBIENTALI ESERCITATE DURANTE LE FASI DI COSTRUZIONE

       Il cantiere in oggetto prevede un impiego medio di 60 uomini/giorno il che comporta
     una durata del cantiere di ca. 3 anni; si snoderà per un’area di ca. 25000 m2 nel suo
     complesso e si suddividerà in cantieri più piccoli, in particolare si può considerare
     distintamente la realizzazione di:
       1) due nuove linee di termovalorizzazione;
       2) una fossa ausiliaria di stoccaggio rifiuti;
       3) un’area di pretrattamento e stoccaggio scorie;
       4) una pesa con relativo ufficio per gli addetti;
       5) nuova viabilità di tutta l’area;
       L’evoluzione del cantiere comprenderà la realizzazione di:
       •   nuovo accesso dalla Via Finati;
       •   viabilità provvisoria di cantiere;
       •   scavi di sbancamento;
       •   posa di sottoservizi e pozzetti;
       •   opere in c.a.(platee, fondazioni, palificazioni, opere in elevazione);
       •   opere in c.a.p. (impalcato viadotto e nuova rampa di carico);

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
•   sollevamento capannone esistente di copertura impianto di termovalorizzazione
           (opere di carpenteria metallica);
       •   estensione medesimo capannone per il contenimento della terza linea (opere di
           carpenteria metallica);
       •   nuovo capannone per trattamento scorie;
       •   opere di carpenteria a sostegno degli impianti;
       •   posa degli impianti (forno, caldaia, impianti di abbattimento inquinanti, impianto
           di trattamento scorie, trasporto scorie e rifiuti, nuova pesa);
       •   impianti elettrici e strumentazione;
       •   asfaltatura;
       •   movimentazione di terreno per la formazione di rilevati stradali ed il terrapieno a
           ridosso della fossa ausiliaria;
       •   opere a verde (essenze arboree e tappeti erbosi).
     Separatamente con un cantiere specifico sarà realizzata la posa della condotta idrica di
     alimentazione dalla centrale ACOSEA di Pontelagoscuro al sito in oggetto.

       Relativamente alle sistemazioni superficiali durante i lavori di costruzione non si
     prevede che ci siano particolari problemi dal punto di vista dell’inquinamento della
     falda sottostante o del vicino canale Burana in quanto si tratta di lavori, che non
     comportano rischi particolari sotto questo profilo.

       Gli sbancamenti di terreno e dei movimenti di terra interni all’area di cantiere
     riguarderanno un’area di ca. 25.000 m2, è ipotizzabile una produzione di terreno pari a
     20.000 m3 (ca. 700 m3/giorno).
       La terra asportata per gli sbancamenti sopra elencati andrà completamente riutilizzata
     per il consolidamento del piazzale di scarico fossa ausiliaria e della relativa rampa di
     accesso, oltre che per la formazione della collinetta che raccorderà il piazzale con il
     terreno a quota campagna, nonché il rinterro dell’area posta a ridosso della via Finati
     che è attualmente ad una quota più basa. Non sono previsti conferimenti in discarica.

       L’unica lavorazione nell’ambito del cantiere che abbisogna di un drenaggio
     provvisorio è quella relativa alla realizzazione delle fondazioni della fossa rifiuti
     ausiliaria che comporterà scavi fino a quota -3 m con conseguente interessamento della

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
falda acquifera che rimane ad una quota di –1.1 m ÷ -1,5 m rispetto alla quota
     campagna. Per mantenere lo scavo libero dall’acqua sarà necessario utilizzare delle
     pompe di aggottamento che scaricheranno nell’impianto fognario acque chiare esistente.

       Relativamente al rumore prodotto dalle attività di scavo, trasporto e sistemazione dei
     materiali di cantiere, si specifica che contrattualmente sarà imposto alle imprese
     esecutrici il rispetto del decreto legislativo 15 agosto 1991 n.° 277 (Attuazione delle
     direttive n.° 80/1107/CEE , n.° 82/605/CEE , n.° 83/477/CEE , n.° 86/188/CEE e n.°
     88/642/CEE in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da
     esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro).
       Si specifica comunque che per tutta una serie di attività lavorative correnti nel cantiere
     il livello sonoro a cui sono esposti i lavoratori è nettamente al di sotto della prima soglia
     di intervento (esposizione quotidiana personale pari a 80 dBA); a tali fasi lavorative a
     volte possono sovrapporsi altre in cui gli addetti (o parte di essi) possono essere esposti
     a livelli di rumore superiori e tali da portare i livelli di esposizione equivalente al di
     sopra degli 80 dBA che costituiscono soglia di intervento primaria il datore di lavoro
     deve effettuare una ”valutazione del rischio“ e conseguentemente predisporre le diverse
     misure di prevenzione previste..

       Tutte le barriere attualmente esistenti (filari di alberi a est e sud, muro di recinzione in
     calcestruzzo a nord e ovest) offrono un’efficace delimitazione dell’area di cantiere ed
     anche una provvisoria barriera contro il rumore generato dalle attività; inoltre la parte
     nord dell’impianto, ove principalmente svolgeranno i cantieri ed avverrà l’accesso dei
     mezzi, guarda verso una zona in parte agricola ed in parte industriale senza utilizzi
     residenziali, limitando pertanto i disagi sensibili. L’area effettiva di cantiere sarà coperta
     verso la Via Diana e quindi verso gli abitati di Cassana e Porotto dalla mole dell’attuale
     edificio con pertanto limitatissimi disagi dovuti ad impatti visivi ed acustici. Anche
     l’acceso dei mezzi di cantiere avverrà quasi totalmente dalla Via Finati in quanto
     l’accesso sulla Via Diana rimarrà dedicato, per tutta la durata del cantiere, come ora,
     all’accettazione dei mezzi che trasportano rifiuti.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
F.1.3 DESCRIZIONE SINTETICA DELLE PRESSIONI AMBIENTALI ESERCITATE
DURANTE LE FASI DI ESERCIZIO

       Premesso che la disamina approfondita degli impatti ambientali è stata effettuata nel
     Progetto Definitivo e nei punti B, D ed E del presente studio, si fornisce di seguito un
     elenco descrittivo dei principali impatti considerati.

       F.1.3.1.       EMISSIONI IN ATMOSFERA IN FASE DI ESERCIZIO
       Le emissioni in atmosfera consistono essenzialmente in tre impatti ambientali:
       1) emissioni concentrate al camino
       2) emissione di vapore dalle torri evaporative
       3) emissioni diffuse da traffico veicolare e da odori
       Tutte queste emissioni sono tenute sotto controllo ed entro i limiti imposti dalla legge.
       Per le emissioni al camino si dimostra come la situazione futura di progetto sia
     migliorativa rispetto all’attuale considerando la somma delle emissioni evitate dovute
     al vecchio inceneritore di via Conchetta (che verrà chiuso) ed alla mancata o minore
     utilizzazione di discariche. Anche l’incremento di potenza termica per il
     teleriscaldamento urbano è stato considerato come impatto ambientale positivo grazie
     alla sostituzione delle caldaie condominiali a combustibile fossile
       Per le altre due emissioni si dimostra come l’incremento di massa diffuso sia
     ininfluente sull’ambiente ed abbia un limitatissimo effetto solo nelle immediate
     vicinanze della emissione stessa.
       Le tabelle riassuntive delle emissioni in atmosfera e le ricadute al suolo sono riportate
     in ALLEGATO F5 (TABELLE DI EMISSIONE e TABELLE DELLE RICADUTE
     degli inquinanti e due elaborati grafici come esempio della distribuzione di massima
     delle ricadute al suolo di un inquinante significativo (NO2) i prima e dopo l’intervento).
       In F.4.1 è trattato più dettagliatamente l’argomento a cui si rimanda perché di
     fondamentale importanza per l’intervento in oggetto, in quanto costituisce la matrice di
     impatto primaria dell’intervento.

       F.1.3.2.       RISORSE IDRICHE
       La risorsa idrica utilizzata per il funzionamento dell’impianto è acqua di superficie
     proveniente dal fiume Po, prelevata dagli impianti ACOSEA di Pontelagoscuro dopo

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
aver subito il trattamento di chiariflocculazione e filtrazione a sabbia; in questo modo si
     utilizza acqua che non ha subito ancora i processi di potabilizzazione con notevole
     risparmio energetico e di risorse e con sinergia di scala in seguito alla mancata
     realizzazione di un depuratore specifico in loco.
       L’acqua è convogliata dalla centrale di Pontelagoscuro al sito Geotermia mediante una
     condotta interrata che sarà realizzata fino alla via C. Diana nella fascia di servitù
     relativa ad un feeder della rete gas esistente
       I reflui a seconda dell’impianto che li ha prodotti e delle caratteristiche chimico fisiche
     vengono consegnati alla fognatura di acque bianche dell’ACOSEA o ad un sistema di
     raccolta di acque tecnologiche con smaltimento presso impianti autorizzati.

       F.1.3.3.       PRODUZIONE DI RUMORE
       La relazione sul rumore riportata in allegato al progetto dimostra un incremento del
     rumore in fase di esercizio nell’area dell’impianto dovuto al maggior numero e potenza
     delle macchine presenti, parzialmente compensato da un minore utilizzo delle caldaie a
     metano al servizio del teleriscaldamento grazie alla maggiore produzione di calore che
     consentono le nuove caldaie.
       In tutta l’area sono previste opere (come rimboschimenti localizzati, collinette di terra
     artificiali, muro perimetrale) per spezzare il suono ed impedirne la diffusione nella zona
     circostante che, peraltro, essendo una zona industriale, ha limiti meno restrittivi rispetto
     alle zone residenziali.

                                                                                               14
Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
F.2   DESCRIZIONE SINTETICA DELLE TECNICHE                                 PRESCELTE        E
CONFRONTO CON LE MIGLIORI TECNICHE DISPONIBILI

       In questa sede si vuole dare una descrizione dello spirito del progetto, un quadro
     generale delle scelte progettuali e dei motivi delle stesse, dei semplici principi di
     funzionamento, degli obiettivi e finalità delle soluzioni tecniche adottate.

    F.2.1 COMBUSTIONE

       Il rifiuto è introdotto dalla fossa di stoccaggio provvisorio in camera di combustione
     per mezzo di una benna a polipo che carica il rifiuto nella tramoggia la quale, attraverso
     il canale di alimentazione, è in comunicazione con il forno.
       L’ampliamento, come specificato in premessa sarà costituito da due forni a griglie
     mobili, di tecnologia simile a quella dell’attuale.
       Il rifiuto spostandosi lungo la griglia grazie al movimento di questa, dapprima si
     essicca quindi si sviluppano i processi di combustione sino a scaricare dalla parte finale
     della griglia il residuo solido non combustibile in una vasca di raffreddamento con
     nastro trasportatore.
       L’efficienza di combustione dei forni a griglia, è molto elevata con valori superiori al
     99% quindi con bassissimi tenori di incombusti nei residui.
       L’aria necessaria per la combustione del rifiuto è fornita in parte sotto la griglia,
     insufflata attraverso il letto di combustione che si è formato sulla griglia stessa (aria
     primaria), in parte sopra la griglia per completare i processi di combustione (aria
     secondaria). L’aria di combustione, sia primaria sia secondaria è insufflata per mezzo di
     ventilatori di portata opportuna.
       La camera di combustione sarà seguita da quella di postcombustione a costituire un
     unico complesso senza soluzione di continuità con notevole beneficio per quanto
     riguarda la fluidodinamica dei gas di combustione, la durata dei refrattari e l’affidabilità
     di esercizio.
       In considerazione dell’elevato potere calorifico la camera di combustione sarà dotata
     del sistema di riciclo dei fumi, già sperimentato efficacemente per il forno attuale, in
     modo da mantenere il tenore di ossigeno in camera di combustione ai valori atti a

                                                                                              15
Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
realizzare un buon compromesso fra ossidazione dei fumi, recupero energetico e
     riduzione degli NOx.
       Un cenno particolare va fatto per quanto riguarda il sistema di controllo della
     combustione che, in linea con l’attuale tecnologia sarà interamente automatizzato con
     utilizzo di calcolatori di processo in grado di gestire le regolazioni in automatico
     tenendo in considerazione più segnali dal campo e confrontando le grandezze di
     processo con i dati teorici provenienti da calcoli in tempo reale.
       Le altre tecnologie attualmente utilizzate nella realizzazione dei forni di combustione
     sono essenzialmente le seguenti:
    1) forni a letto fluido
    2) forni a tamburo rotante
       Senza entrare nel dettaglio di queste tecnologie, è comunemente riconosciuto che il
     forno a griglia, è il più indicato per la combustione del rifiuto solido urbano tal quale.
       I forni a letto fluido sono utilizzati per la combustione di un rifiuto pretrattato
     omogeneo ad elevato potere calorifico (CDR); si tratta comunque di una tecnologia
     ancora da sperimentare a fondo e poco utilizzata per la combustione dei rifiuti urbani.
     La funzionalità di questo tipo di impianti è pertanto ancora poco valutabile soprattutto
     per le scarse esperienze e per i pochi impianti attualmente esistenti.
       I forni a tamburo rotante sono prevalentemente utilizzati per rifiuti industriali solidi ma
     di ridotta pezzatura o liquidi contenuti in fusti. Il contatto tra il rifiuto e l’aria di
     combustione avviene solo sulla superficie perché non è realizzata l’insufflazione
     dell’aria da sotto la massa del rifiuto, come invece avviene in quelli a griglia mobile,
     riducendo notevolmente l’efficienza della combustione pur potendo raggiungere
     temperature più elevate.
       La scelta di incenerire il rifiuto tal quale non lascia pertanto spazio a soluzioni
     tecnologiche di forno alternative alla prescelta tipologia a griglia mobile che massimizza
     anche l’affidabilità globale dell’impianto.

    F.2.2 RECUPERO ENERGETICO

       Il recupero energetico sarà realizzato con caldaie a recupero a circolazione naturale
     con corpo cilindrico superiore, caratterizzate da un evaporatore ad irraggiamento a tubi
     verticali, e da una sezione convettiva con il surriscaldatore e l’economizzatore.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
Delle 24 Gcal/ora di carico termico di progetto prodotto dalla combustione, cui si
     aggiunge la potenza termica residua dei fumi di ricircolo (caldi) e tenendo conto delle
     perdite si ha una potenza netta sviluppata al forno di 24,6 Gcal/h; sottraendo le
     dispersioni ed il calore sensibile dei fumi in uscita dalla caldaia (a 200 °C), la potenza
     termica assorbita in caldaia ammonta a 20,3 Gcal/h. La caldaia è progettata per produrre
     con questi dati in ingresso 32 kg/h di vapore surriscaldato a 380°C ed alla pressione di
     50 bar.
       La scelta del tipo di caldaia è vincolata dal tipo di combustibile utilizzato (rifiuto) e dal
     fatto che deve necessariamente essere una caldaia a recupero del calore sensibile dai
     fumi prodotti dalla combustione: lo schema funzionale e le geometrie sono determinate
     a priori.
       La turbina sarà unica ed utilizzerà il vapore surriscaldato prodotto dalle due nuove
     caldaie, pertanto circa 64 kg/h di vapore con una produzione di potenza elettrica di
     progetto utile massima (turbina in funzionamento a condensazione) pari a di 12,9 MWe.
       La temperatura dei fumi all’uscita della caldaia sarà abbassata fino a 200 °C,
     temperatura necessaria alla depurazione dei fumi senza necessità di raffreddamenti con
     utilizzo di acqua iniettata nella corrente dei fumi, in modo da utilizzare un trattamento
     completamente a secco in armonia con le attuali tendenze nel settore, come sarà
     successivamente descritto nella sezione dedicata alla depurazione dei fumi.

    F.2.3. DEPURAZIONE FUMI

       Nel settore degli impianti di termovalorizzazione mentre la sezione di combustione e
     quelle di recupero termico e di produzione dell’energia elettrica hanno trovato un loro
     assetto impiantistico chiaro e definito quindi le differenze fra le diverse tipologie si
     limitano ai particolari costruttivi e ad alcune ottimizzazioni sulla base di uno schema
     comune, nel campo della depurazione dei fumi la tecnologia utilizzata pur offrendo
     validi risultati non è definita in modo univoco.
       Il progettista ha a disposizione vari processi di depurazione che possono portare a
     risultati equivalenti e la scelta avviene in base a criteri che di volta in volta possono
     privilegiare la semplicità ed affidabilità operativa, il livello delle prestazioni, l’economia
     dell’investimento.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
In linea con le attuali tendenze consolidate si descrive la scelta adottata per il progetto
     del sistema di depurazione dei fumi è il seguente del tipo a secco:
       1. Reattore per la dispersione nella corrente di fumo di calce e carbone attivo
           (sorbalite) iniettati separatamente oppure già premiscelati
       2. 1° filtro a maniche per il trattamento iniziale dei fumi
       3. Reattore per la dispersione nella corrente di fumo di bicarbonato di sodio e
           carbone attivo
       4. 2° Filtro a maniche per il trattamento finale dei macroinquinanti e dei metalli
           pesanti e per l’eliminazione della maggior parte dei microinquinanti.
       5. Impianto catalitico a bassa temperatura con iniezione di ammoniaca a monte per
           l’eliminazione degli NOx e dei microinquinanti organici
       6. Ventilatore di aspirazione dei fumi.
       7. Emissione a camino in canna d’acciaio Φ 1400 mm
       Le apparecchiature sono poste in serie nella successione numerica riportata.
       La valenza del filtro a maniche è che si presta ad essere fatto funzionare sia come
     apparecchio di depolverazione sia come vero e proprio reattore chimico inoltre, grazie al
     miglioramento dei tessuti filtranti che permettono la captazione delle polveri
     indipendentemente dalla loro natura chimico-fisica e per il fatto che la temperatura dei
     fumi all’uscita della caldaia e sufficientemente bassa tanto da permettere al filtro a
     maniche di lavorare senza problemi e considerato un elemento a sicurezza passiva.
       Il processo a secco di progetto utilizza come reattivo primario la calce spenta
     additivata di carbone attivo; la calce agisce sugli inquinanti inorganici quali in
     particolare HCl, SO2, HF ed il carbone attivo serve per l’eliminazione delle componenti
     volatili come i microinquinanti ed i metalli pesanti volatili oppure a granulometria
     submicronica.
       Come integrazione e sicurezza ulteriore del processo, in un secondo stadio si utilizza il
     bicarbonato di sodio che è estremamente più attivo ed effettua una finitura
     nell’abbattimento degli inquinanti.
       L’utilizzo del bicarbonato costituisce un fattore ottimale per il successivo utilizzo nel
     processo dei catalizzatori per l’abbattimento degli ossidi di azoto in quanto il
     bicarbonato garantisce, nei fumi trattati a monte del catalizzatore, l’eliminazione
     dell’SO3 che, altrimenti, legandosi con l’ammoniaca iniettata per eliminare gli NOx

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
formerebbe solfato di ammonio con conseguente avvelenamento dei catalizzatori
     medesimi.
       L’impianto dotato di catalizzatori è sicuramente di classe superiore perché presenta
     efficienza migliore a quella degli impianti non catalitici per l’abbattimento degli ossidi
     di azoto.
       Con il catalizzatore per eliminare gli NOx è utilizzata ammoniaca in soluzione; i
     microinquinanti organici (fra i quali la diossina) non richiedono invece reattivi specifici
     ma sono eliminati per ossidazione in bassa temperatura quando vengono a contatto con
     il catalizzatore.
       Il vantaggio di questo schema di impianto rispetto quello esistente (che comunque
     presenta ottimi livelli di rispetto dei parametri) è un drastico miglioramento
     nell’abbattimento degli ossidi di azoto e delle diossine e l’assenza di pennacchio nei
     fumi; lo svantaggio dovuto all’assenza della torre di lavaggio di coda è ripagato dalla
     presenza di ben due stadi di trattamento a carboni attivi e reagenti basici, oltre che due
     stadi di filtrazione delle polveri con una estrema affidabilità del processo; rispetto
     all’attuale sistema a semisecco questa linea di processo consente di migliorare il
     rendimento del recupero energetico.

    F.2.4. GRUPPO TURBOALTERNATORE

       La produzione complessiva di vapore surriscaldato utile che entra in turbina, detratto
     delle perdite e degli utilizzi ausiliari, ammonta a 64 t/h sempre a 50 bar di pressione e
     380 °C con un contenuto entalpico di progetto pari a 780,80 kcal/kg.
       A valle della turbina vi sarà un condensatore a vuoto in cui il vapore condensa a 0,1
     bar e 45 °C circa mediante la circolazione di acqua refrigerata nelle torri evaporative.
       Sull’albero della turbina è montato un riduttore di velocità che consente
     l’accoppiamento della turbina con un generatore di FEM sincrono trifase per la
     produzione dell’energia elettrica.
       Lo spillamento del vapore per alimentare lo scambiatore di calore a servizio del
     circuito del teleriscaldamento ed altri circuiti di servizio (degasatore e preriscaldo)
     avviene a 4 bar la quantità di vapore spillata è in funzione della modalità di
     funzionamento della turbina (“a condensazione o “a spillamento”).
       L’impianto, infatti, potrà funzionare i due modi:

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
1) tutto il salto entalpico del vapore è utilizzato per la produzione di energia elettrica
       (funzionamento a condensazione);
    2) a valle del primo stadio è spillato il vapore per il teleriscaldamento (funzionamento a
       spillamento).

    F.2.5. SISTEMI DI CONDENSAZIONE DEL VAPORE

       All’uscita della turbina o dello scambiatore per cedere calore al circuito del
     teleriscaldamento, il vapore è condensato in un condensatore a vuoto, raffreddato
     mediante uno scambiatore a fluido refrigerante.
       Il fluido è acqua chimicamente trattata che è raffreddata in un sistema
     tecnologicamente avanzato del tipo “wet and dry”, ossia un sistema misto secco-umido
     che unisce i vantaggi ambientali dei sistemi di raffreddamento ad aria (o
     aerocondensatori) con i vantaggi di efficienza e di minore occupazione di spazio delle
     torri evaporative ad umido; il raffreddamento dell’acqua è realizzato mediante uno
     scambiatore di calore a superficie alettata nella parte a secco e mediante scambio diretto
     con contatto tra l’acqua di raffreddamento stessa e l’aria atmosferica nella parte a
     umido.
       Combinando opportunamente le due modalità di scambio termico è possibile ridurre
     l’umidità relativa dell’aria uscente dalle torri fino ad eliminare nella maggior parte dei
     casi il pennacchio di vapore condensato.
       Il sistema wet and dry raffredda l’acqua in ingresso dal condensatore da 38°C a 30°C
     utilizzando per il 30% aria e per il 70% acqua, secondo le condizioni ambientali in
     particolare della temperatura esterna dell’aria.
       In inverno risulta efficiente l’utilizzo a secco con il raffreddamento ad aria grazie
     all’elevata differenza di temperatura tra l’acqua da raffreddare e l’aria; il vantaggio di
     utilizzare il raffreddamento a secco in inverno è che si evitano le condense locali in
     atmosfera.
       In estate risulta efficiente il raffreddamento ma non si formano le condense visibili in
     atmosfera a causa dell’elevata temperatura dell’aria esterna.

    F.2.6.    STOCCAGGIO E TRATTAMENTO SCORIE

                                                                                            20
Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
La produzione di scorie e di incombusti con tutti i forni a regime ammonta ad un peso
     giornaliero variabile tra 90 e 130 t/d a seconda della quantità e della qualità del rifiuto
     termodistrutto.
       L’attuale fossa scorie non è più sufficiente a garantire una adeguata autonomia di
     stoccaggio. Nel caso di massima produzione di incombusti si ha una produzione
     giornaliera di circa 110 metri cubi al giorno (supponendo un peso specifico delle scorie
     sfuse pari a 1,2 t/mc).
       La soluzione adottata è quella di trasportare le scorie mediante un nastro adeguato al di
     fuori dell’impianto. La nuova area utilizzata per la selezione e lo stoccaggio provvisorio
     sorge all’interno del perimetro dell’impianto sul lato nord, sarà costituita da un
     capannone chiuso ove avviene la deferrizzazione, lo stoccaggio provvisorio ed il
     caricamento sui mezzi per l’allontanamento ed il trasporto a discarica autorizzata e
     controllata.

    F.2.7.    STOCCAGGIO E ALLONTANAMENTO DEL POLVERINO

       Il polverino prodotto dalle caldaie e dalla sezione di depurazione dei fumi delle due
     nuove linee sarà inviato tramite sistemi automatici di trasporto all’attuale impianto di
     stoccaggio, opportunamente raddoppiato con altri due serbatoi da 80 metri cubi per un
     totale di 320 metri cubi.
       Da questi silos il polverino sarà caricato sugli automezzi autorizzati e trasportato ad
     inertizzazione e discarica.
       La produzione di polveri varia da un minimo previsto di 19,4 a 24,4 t/d in dipendenza
     dal tipo di rifiuto bruciato e dal trattamento di abbattimento dei fumi.
       Parte delle polveri sono costituite da prodotto sodico residuo del trattamento dei fumi
     con bicarbonato; tale parte è ricuperabile in impianti appositi.

    F.2.8 AMPLIAMENTO DELL’EDIFICIO

       L’attuale struttura in calcestruzzo dell’edificio esistente è già realizzata con
     predisposizioni atte a contenere altre due linee di termodistruzione uguali a quella
     esistente.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
L’ampliamento riguarda il capannone in acciaio e tamponamento in lamiera che
     attualmente è concepito per contenere solo due linee mentre la terza risulterebbe esterna.
       Pertanto è necessario ampliare il capannone in acciaio fino a raggiungere il profilo
     esterno della struttura in calcestruzzo, che come si è detto non è modificata.
       L’ampliamento è realizzato con la stessa tecnica del capannone esistente e con lo
     stesso profilo architettonico.
       La nuova caldaia, in particolare, avendo potenzialità superiori di produzione del
     vapore, per incrementare la produzione di energia elettrica sfruttando meglio il calore
     prodotto dai rifiuti, è più alta ed ingombrante dell’attuale; pertanto è prevista una
     sopraelevazione del capannone esistente e di quello futuro di 4 metri rispetto al colmo
     dell’attuale. Questo intervento non varia significativamente l’impatto visivo
     dell’impianto.

    F.2.9 FOSSA AUSILIARIA DI STOCCAGGIO RIFIUTI

       La fossa ausiliaria sarà costruita nell’area a nord dell’inceneritore ed avrà come
     ingresso una rampa di salita che parte dalla pesa sulla via Finati.
       Il terrapieno porterà ad un piazzale elevato 4,5 metri sul piano di campagna che sarà il
     piazzale di scarico dove si aprono le cinque bocche di scarico verso lo stoccaggio dei
     rifiuti; La strada proseguirà poi su viadotto per connettersi, passando sopra la cabina
     elettrica, all’attuale piazzale di scarico dell’inceneritore.
       Il rifiuto sarà movimentato mediante una benna a polipo che servirà anche da
     caricatore per il nastro trasportatore centinato e a tenuta stagna, sul quale verranno
     trasportati i rifiuti verso la fossa principale di stoccaggio dell’inceneritore per
     l’alimentazione dei forni.
       La sala di controllo, posta sul lato nord provvede alla gestione dello stoccaggio, al
     caricamento dei rifiuti alla gestione dei consensi all’apertura delle bocche di scarico.
       In caso di malfunzionamenti del nastro è prevista un’area in cui poter caricare dei
     bilici direttamente con la benna a polipo attraverso una botola abitualmente chiusa. La
     botola di scarico può anche servire per la manutenzione della benna fuori dalla fossa,
     per lo svuotamento completo della vasca o per campionamenti di rifiuto tal quale.

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Potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione del sito Geotermia
SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
Per ovviare alla possibile diffusione di odori in atmosfera, la fossa sarà mantenuta in
     depressione dall’aspirazione dell’aria di combustione dei forni o, in caso di necessità,
     anche da un sistema filtrante a maniche e carboni attivi.

    F.2.10 OPERE DI MITIGAZIONE DEGLI IMPATTI AMBIENTALI

       Le attuali opere di mitigazione degli impatti ambientali, in particolare quelli dovuti
     agli impatti visivi acustici ed odorosi, consistono in barriere vegetali formate da un
     doppio filare di pioppi cipressini per la facciata est (verso la sede e gli uffici AGEA), da
     un identico filare di pioppi e da uno di Farnie a sud (verso via Diana) all’interno di un
     muretto con recinzione metallica alta 2 metri circa, da un doppio filare di Celtis che
     corre lungo la Via Canal Bianco, all’interno di un muro in calcestruzzo prefabbricato
     alto 2 metri circa, mentre sul lato della via Finati, data la distanza degli impianti vi è
     solo il muro in calcestruzzo a delimitare la proprietà.
       Poiché il progetto prevede l’ampliamento delle strutture verso il lato nord, la visibilità
     di queste è limitata ad un osservatore sulla via Finati ed uno dalla sede Agea. Le opere
     in progetto non sono visibili dalla via Diana, in quanto mascherate dall’attuale edificio
     la cui sagoma non viene alterata (salvo la citata sopraelevazione di 4 metri circa del tetto
     del capannone), né dalla via Canal Bianco in quanto già nascoste dal muro perimetrale
     e dal filare di celtis adulti.
       Pertanto le nuove barriere per il mascheramento dell’impatto visivo saranno
     principalmente realizzate sul lato della Via Finati e sul lato verso la sede AGEA salvo
     potenziare la piantumazione di essenze arbustive ed arboree autoctone sulle altre due
     strade (Via Canal Bianco e via Cesare Diana).
       Il lato verso la sede AGEA è attualmente delimitato da un terrapieno antirumore già
     piantumato e da altri filari di essenze ad alto fusto; la combinazione di queste barriere
     offre una efficace protezione sia visiva sia acustica all’interno dell’area di competenza
     degli uffici della sede stessa.
       Tutte le barriere attualmente esistenti offrono un’efficace delimitazione dell’area di
     cantiere ed anche una provvisoria barriera contro il rumore generato dalle attività;
     inoltre la parte nord dell’impianto, ove principalmente svolgeranno i cantieri ed avverrà
     l’accesso dei mezzi, guarda verso una zona in parte agricola ed in parte industriale senza
     utilizzi residenziali, limitando pertanto i disagi sensibili. L’area effettiva di cantiere sarà

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SINTESI DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
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