Stagione teatrale 2017 | 2018 - direzione artistica Nino D'Angelo - Teatro Trianon
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TRIANON VIVIANI SPA società soggetta a direzione e coordinamento della REGIONE CAMPANIA consiglio di amministrazione Giovanni Pinto, presidente Michele Monetta, consigliere Francesco Somma, consigliere direttore artistico Nino D’Angelo
E
ccoci qui, alla vigilia di una nuova stagione e spero di una nuova era per il teatro Trianon.
Non possiamo nasconderci che la stagione passata è stata problematica sotto molti aspetti; ma
si sapeva che non sarebbe stata così semplice.
Purtroppo il ritardo dei lavori è stato determinante: il teatro avrebbe dovuto aprire a ottobre,
secondo gli accordi, ma ci è stato consegnato solamente a fine novembre, cosa che non ci ha permesso di
effettuare un’adeguata pubblicità e ha comportato un danno alla campagna abbonamenti. Finalmente il 2
dicembre il Trianon è stato riaperto.
Riaprire un teatro chiuso da debiti e volontà politica, in un quartiere come Forcella, dove la cultura, è una
medicina importante per curare il malessere e l’ignoranza dei diritti e dei doveri, poteva essere una missione
impossibile.
Non ho ricordo di nessun altro teatro chiuso, messo all’asta e poi riaperto. Noi invece siamo riusciti a
riaprirlo e questo è merito di tutti: lavoratori e cittadini; ma soprattutto del presidente De Luca che l’aveva
promesso e, se permettete, anche un poco mio, in quanto promotore dell’incontro tra il presidente e il quartiere
di Forcella durante l’ultima campagna elettorale.
Siamo veramente ripartiti da un cantiere, abbiamo venduto 650 abbonamenti tra la polvere e la pittura,
pochi se si pensa a quando lo stesso teatro ne faceva 4.000, durante il mio primo incarico da direttore, tanti
invece se si pensa al tempo che avevamo a disposizione per ripartire: appena un mese.
Senza dubbio è stato difficile ricominciare, soprattutto quando il motore per andare avanti è costituito
dai soldi pubblici, che sulla carta ci sono sempre ma sul conto corrente mai. Comunque, con dedizione, siamo
riusciti a portare avanti un cartellone pagando ogni compagnia. Forse si poteva fare di più? Noi abbiamo fatto
quanto era possibile fare, con il cuore e tutta la forza dell’amore che abbiamo per il nostro teatro. Vorrei
scusarmi con i nostri abbonati per qualche disagio dovuto alla fretta di ricominciare e per qualche promessa
non mantenuta, come quella della produzione de L’ultimo scugnizzo con me protagonista; ma ci faremo
perdonare con il nuovo cartellone.
Il mio obiettivo per il futuro è che il Trianon diventi un teatro che produce i suoi spettacoli attraverso serî
laboratori curati da attori e registi veri, che aiutano i giovani, soprattutto dei quartieri difficili, a inserirsi nel
mondo del teatro e della musica; e ospitare compagnie che faticano a trovare spazio nei cartelloni di altri teatri.
Il sogno invece è quello di portare le produzioni del Trianon anche all’estero. Certo ci serve l’aiuto di
qualche ente o sponsor che creda nei nostri progetti. Difatti, uno spettacolo che produrremo quest’anno sarà
Forcella strit, che ho speranza di riuscire a portare negli Stati Uniti e in Europa. Ho raccontato l’idea all’amico
presidente De Luca, che, ancòra una volta, mi ha aiutato e ha determinato questa realizzazione. È una
commedia musicale ricca di teatro e canzoni, dedicata proprio al Popolo di Forcella. Un gruppo composto da
attori-cantanti affermati e allievi di un laboratorio che faremo proprio per questo spettacolo.
Abbiamo deciso di fare un cartellone, mettendo insieme il teatro più tradizionale con quello più
contemporaneo.
NINO D’ANGELOstagione teatrale 2017 | 2018
da giovedì 9 a domenica 19 novembre 2017
da giovedì 23 a lunedì 27 novembre 2017
CARLO BUCCIROSSO
PAOLO CAIAZZO
Il pomo della discordia
Per fortuna che sono terrone
con la partecipazione di MARIA NAZIONALE
da giovedì 30 novembre a lunedì 4 dicembre 2017 da giovedì 7 a domenica 17 dicembre 2017
OSCAR DI MAIO Novecento napoletano
Nu bambeniello e tre san Giuseppe regia BRUNO GAROFALO
da giovedì 21 dicembre 2017 a domenica 14 gennaio 2018 da giovedì 18 a lunedì 22 gennaio 2018
NINO D’ANGELO Mal’essere
L’ultimo scugnizzo di Raffaele Viviani di DAVIDE IODICE
da giovedì 25 a lunedì 29 gennaio 2018 da giovedì 1° a domenica 11 febbraio 2018
ENZO MOSCATO FABIO BRESCIA
Ritornanti ‘O scarfalietto
da giovedì 15 a lunedì 19 febbraio 2018
da giovedì 22 a lunedì 26 febbraio 2018
EDUARDO TARTAGLIA
TONI SERVILLO
VERONICA MAZZA
Toni Servillo legge Napoli
Tutto il mare o due bicchieri?
da giovedì 1° a lunedì 5 marzo 2018 da giovedì 15 a domenica 25 marzo 2018
fuori abbonamento fuori abbonamento
NINO D’ANGELO Forcella strit
Dangelocantabruni regia ABEL FERRARA
da giovedì 5 a lunedì 9 aprile 2018 da giovedì 12 a lunedì 16 aprile 2018
La paranza dei bambini I VIRTUOSI DI SAN MARTINO
di ROBERTO SAVIANO e MARIO GELARDI Totò che tragedia!
da giovedì 26 a lunedì 30 aprile 2018
da giovedì 19 a lunedì 23 aprile 2018
LUCIO PIERRI, DAVIDE MAROTTA, YULIYA MAYARCHUK
ROSALIA PORCARO
Tfr – trattamento di fine rapporto
Core ‘ngrato
con la partecipazione di ROSARIA DE CICCO, ERNESTO LAMA
da giovedì 3 a lunedì 7 maggio 2018
da giovedì 10 a lunedì 14 maggio 2018
COMÉDIE NAPOLITAINE
GIGI SAVOIA
La figliata di Raffaele Viviani
I casi sono due
regia NELLO MASCIA
il programma potrebbe subire variazionida giovedì 9 a domenica 19 novembre 2017
ENTE TEATRO CRONACA VESUVIOTEATRO presenta
Carlo Buccirosso ne
Il pomo della discordia
commedia scritta e diretta da Carlo Buccirosso
con la partecipazione di Maria Nazionale
e con (in ordine di apparizione)
Monica Assante di Tatisso, Giordano Bassetti
Claudiafederica Petrella, Elvira Zingone
Matteo Tugnoli, Mauro de Palma, Peppe Miale
Fiorella Zullo
e con la partecipazione di Gino Monteleone
scene Gilda Cerullo e Renato Lori
costumi Zaira de Vincentiis
musiche Sal Da Vinci
aiuto regia Martina Parisi
luci Francesco Adinolfi
personaggi e interpreti
Nicola Tramontano Carlo Buccirosso
Angela Tramontano, moglie di Nicola Maria Nazionale
Achille Tramontano, figlio di Nicola e Angela Giordano Bassetti
Francesca Tramontano, sorella di Achille Claudiafederica Petrella
Adelina Monica Assante di Tatisso
Sara Elvira Zingone
Cristian Matteo Tugnoli
Manuel Mauro de Palma
Oscar D’Ambrosio, avvocato Peppe Miale
Marianna Formisano, psicologa Fiorella Zullo
avvocato Zambrano Gino Monteleone
«Doveva essere un giorno felice, si celebravano le nozze della dea del mare con un uomo bellissimo, e tutti gli dei
erano venuti a festeggiare gli sposi, portando loro dei doni!... La sala del banchetto splendeva di mille luci e sulla tavola
brillavano caraffe e coppe preziose, colme di nettare ed ambrosia, e tutti gli invitati erano felici e contenti... solo Eris,
dea della discordia, non era stata invitata, ma nel bel mezzo del banchetto, arrivò, lanciò una mela d’oro sul tavolo
imbandito e scappò via, creando dissapori e contrasti tra i tutti i presenti.»
Tutto ciò, in breve, appartiene alla classica mitologia greca, ma proviamo a trasferirla ai giorni d’oggi, in una
normale famiglia benestante, dove l’atmosfera e l’euforia di una festa di compleanno organizzata a sorpresa per
Achille, primogenito dei coniugi Tramontano, potrebbe essere turbata non da una mela, non da un frutto, bensì da un
pomo, un pomo d’Adamo, o meglio, il pomo di Achille, il festeggiato, ritenuto un po’ troppo sporgente...
E se aggiungiamo che Achille, vivendo un rapporto molto difficile con suo padre Nicola, è continuamente difeso a
spada tratta da sua madre, la epica Angela, non essendosi ancora dichiarato gay, e non avendo mai presentato
Cristian, il proprio fidanzato, che da anni bazzica in casa spacciandosi per il compagno di sua sorella Francesca... se
aggiungiamo poi che alla festa sarà presente anche Sara, prima e unica fiamma al femminile della sua tormentata
adolescenza, Manuel, estroso trasformista, Marianna, garbata psicologa di famiglia, e Oscar, un bizzarro vicino di casa
che non ha mai tenuto nascoste le proprie simpatie nei confronti di Achille... beh, allora possiamo realmente
comprendere come a volte la realtà, possa di gran lunga superare le fantasie, anche quelle più remote della antica
mitologia... Omero mi perdoni!
CARLO BUCCIROSSO
1da giovedì 23 a lunedì 27 novembre 2017
TUNNEL PRODUZIONI presenta
Paolo Caiazzo in
Per fortuna che sono terrone
spettacolo di teatro prosa – cabaret in due atti
scritto e diretto da Paolo Caiazzo
Emidio Ausiello, percussioni
Franco Ponzio, chitarra
Mimmo Maglionico, fiati
Roberto Giangrande, contrabbasso
Anna Rita Di Pace, violino e voce
scene Roberto Crea
realizzazione della scenografia Retroscena
trucco e parrucco Ciro Florio
service audio e luci Enzo Esposito | grafica Max Laezza
Monologhi e momenti musicali per raccontare la sua meridionalità. Pochi ingredienti ma genuini, come uno spaghetto al
pomodoro fresco.
Due ore di comicità scritte e portate in scena da un comico, cioè da una persona che vede la realtà da un’angolazione
differente. Anche situazioni difficili e drammatiche nascondono un aspetto che può innescare una risata. Disperarsi è
comunque un atteggiamento di resa, un sorriso è l’anticipo di una vittoria.
Forse basta il titolo per farci capire il discorso che l’autore ci propone, descrivendo i pregi e difetti del Sud in una
critica costruttiva. Nelle sue mani, tra risate e gags, monologhi e personaggi, attraverseremo la nostra storia con le sue
glorie, e le défaillances che ci hanno tarpato le ali. E rifletteremo sulle cose positive e negative che nel bene e nel male
dobbiamo affrontare per essere consapevoli delle nostre potenzialità.
Il termine «terrone» inserito nel titolo è una dichiarazione d’amore e Paolo Caiazzo, come contadino della propria
terra, intende coltivarla.
2da giovedì 30 novembre a lunedì 4 dicembre 2017
Culturificio vesuviano presenta
Oscar Di Maio in
Nu bambeniello e tre san Giuseppe
commedia in due tempi
di Gaetano Di Maio e Nino Masiello
scenografie Quintessenza
regia Oscar Di Maio
personaggi e interpreti
Pasquale Oscar Di Maio
Eleonora, moglie di Pasquale Alessandra Borrelli
Carmelina, figlia di Pasquale Marzia Di Maio
Filiberto, amico di Pasquale Stefano Sannino
Giovannino, fidanzato di Carmelina Antonio Fiorillo
Luigino, pretendente di Carmelina Claudio Iodice
Nicolino, pretendente di Carmelina Antonio Apicella
avvocato Pianese, pretendente di Carmelina Ciro Scherma
dottoressa Petrosina, amica di Carmelina Valentina Nicolella
La coppia Oscar Di Maio – Alessandra Borrelli, che mantiene viva l’eredità del grande repertorio della famiglia Di Maio da
oltre venti anni, propone questo classico del teatro di tradizione campano, portato al successo, già al suo debutto nel
1981, dai grandi Nino Taranto e Luisa Conte. Oscar Di Maio ha adattato la pièce per un’interpretazione più moderna
diretta e veloce, nel rispetto dello spirito originale.
La commedia è ambientata agli inizî degli anni Sessanta in un piccolo paesino alle porte di Napoli, dove Carmelina,
spinta dalla madre Eleonora ma non dal padre Pasquale, per sfuggire a una realtà claustrofobica e provinciale, accetta di
recarsi a Roma, a Cinecittà, dove, contrariamente ai sogni e alle speranze che aveva riposto nel mondo incantato della
celluloide, ai facili guadagni e alla grossolana popolarità, si ritroverà a girare un volgare filmetto hard, destinato a un
pubblico dalle semplici e becere emozioni. Pasquale racconta la terribile vicenda all’amico Filiberto, il quale sembra molto
interessato a vedere Carmelina nuda come l’ha fatta la madre. La ragazza verrà così bollata dai suoi compaesani come
«svergognata, donna dai facili costumi». In sèguito scoprirà di essere incinta, tesi confermata anche dall’ostetrica del
paese. Il padre del nascituro sarà per tutti incerto: potrebbero essere lo scemo del villaggio Luigino, l'avvocato Pianese,
Nicolino l’uccellaio, o il vero fidanzato della ragazza Giovannino, emigrato in Germania per guadagnarsi da vivere.
Quella piccola inquadratura nel film da parte di Carmelina, suscita l’interesse di un grosso produttore
cinematografico, cosa che potrebbe significare per la ragazza di paese soldi e fama. Tutti i pretendenti dalla probabile
paternità, allora, faranno a gara per dichiararsi ai “suoceri”.
Doppio il finale a sorpresa in questo allestimento curato da Oscar Di Maio, che dà un tocco di originalità rispetto alle
interpretazioni tradizionali susseguitesi negli anni.
3da giovedì 7 a domenica 17 dicembre 2017
Novecento napoletano
scritto e diretto da Bruno Garofalo
coreografie Enzo Castaldo
costumi Mariagrazia Nicotra
scene Bruno Garofalo
Novecento Napoletano è il fortunato spettacolo musicale che celebra il cosiddetto «secolo d'Oro» della canzone
napoletana d’autore, applaudito internazionalmente.
Questo omaggio alla tradizione musicale partenopea si dipana dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla fine della
seconda guerra mondiale, con l’arrivo delle truppe alleate e con queste i ritmi jazz e afrocubani.
Così come è accaduto per altri momenti dell’espressione musicale napoletana, fatta oggetto di ricerche storiche e
filologiche approfondite e lontana da ogni forma di folklore strapaesano, ci sembrava che fosse ora di ricordare anche
questo momento alto della produzione napoletana nel campo della musica popolare d’autore, recuperando questo
episodio così creativo della nostra storia, sfrondandolo da tutti gli orpelli, dai luoghi comuni, dalla retorica ovvia e
modesta nella quale dal dopoguerra in poi è scivolata la canzone napoletana, fatte le doverose quanto rare eccezioni.
Siamo partiti dalla ricerca di una corretta interpretazione canora scevra da lamentosità e gorgheggi nasali
malamente arabeggianti e vibrati ghirigori vocali senza alcun nesso con la tradizione, privilegiando come nelle origini,
la dizione, l’interpretazione, il gusto della lettura poetica, e nel contempo recuperando l’uso di un’orchestra
rigorosamente acustica, che rispettasse nei limiti del possibile le sonorità e gli smalti richiesti nelle accurate partiture
originali.
Questo grazie al lavoro del m. Tonino Esposito, impegnato nel recupero di musicisti di grande levatura, in grado di
seguirlo in questo lavoro di ricerca, di esecuzione e di recupero di sonorità ormai perdute, rimpiazzate negli ultimi anni
da infiltrazioni ritmiche e jazzistiche provenienti da altre culture e altri paesi.
L’altra operazione felicemente compiuta, consisteva nella ricerca di atmosfere che scenograficamente potessero
evocare insieme alla musica, tutte le atmosfere, gli atteggiamenti, i costumi di un’epoca, prima documentandoci sulle
tante pitture ispirate all’argomento e realizzate da artisti come Scoppetta, Matania, Dal Bono, e ora nella nuova
versione, con l’apporto di affascinanti e rari filmati d’epoca, e di una particolare tecnica di realizzazione illuminotecnica
ed elettronica, siamo riusciti a comporre degli autentici bozzetti dove le immagini, le canzoni, i movimenti coreografici
curati da Enzo Castaldo, le figure di cantanti, attori, danzatori, mimi, rappresentanti della musica popolare e di strada,
evocate e ricostruite con cura da Mariagrazia Nicotra, riescono a calarci in un’atmosfera magica e surreale che solo il
teatro e l’illusione che poeticamente ne deriva, sa ricreare e coinvolgerci con emozione e amore.
Una piacevole visita tra un mondo indimenticato e una coinvolgente confusione di sentimenti che ci accomunano
un po’ tutti, noi napoletani, e tutti ci legano alle nostre radici, a una Napoli che non c’è più e della quale ci piacerebbe
conservare il meglio, senza la presunzione di essere ricercatori e studiosi, ma con l’amore di figli affettuosi ma anche
un po’ disillusi, delusi da quello che a volte si vive, senza mai però abbandonare la speranza del recupero di una nostra
dignità, della nostra cultura, e questo nel senso più ampio del termine, grazie anche a una poesia, grazie anche a una
“canzone”…
BRUNO GAROFALO
4da giovedì 21 dicembre 2017 a domenica 14 gennaio 2018
Nino D’Angelo ne
L’ultimo scugnizzo
commedia di Raffaele Viviani
Con L’ultimo scugnizzo (la commedia che gli conquistò definitivamente Milano nel 1933), Raffaele Viviani creava un
altro dei suoi famosi personaggi: quell’Antonio Esposito che «cresciuto alla scuola della strada, dove si passa senza
esami» sente, nell’imminenza di essere padre, la responsabilità di trovare un’occupazione qualsiasi, che gli permetta di
sposare la ragazza ch’è stata sua e far sì che il neonato abbia uno stato civile. La sua necessità d’inserirsi nella società,
che lo ha «lassato» da bambino, lo porta a entrare in casa di un avvocato filisteo e a coprire tutte le storture di una
famiglia, piccolo-borghese, immoralista e bigotta. Egli è consapevole tuttavia di macchiarsi la coscienza onde sbrigare
le pratiche «pulite e sporche» che il suo benefico sfruttatore gli affida. Ma il figlio gli muore appena nato; e Antonio, nel
suo schianto invoca un impossibile ritorno all’infanzia. È la tragedia dello scugnizzo.
Egli è un “bambino sacro”.
Il lirismo vivianesco splende alto (oltre che nel finale della commedia) in un secondo atto corale, notturno, dove i
compagni di ‘Ntonio – ormai uomini «sistemati» – si ritrovano, in un ritorno festoso di memoria; che si concreta in voci
e canti e gridi da marciapiede dove gli scugnizzi lasciavano la notte le loro persone «incustodite... e ‘a matina
appriesso truvavemo là».
È un contrappunto di mielismi della più lucente suggestione, è la Rumba degli scugnizzi, adesione morale agli
spirituals negri, che Raffaele Viviani crea con uno dei suoi più icastici e surreali ritmi giullareschi.
Chesta è ‘a Rumba d’‘e scugnizze,
ca s’abballa a tutte pizze.
Truove ‘a dama ‘mpizze ‘mpizze,
ca te fa squase e carizze.
Si te fa passa’ ‘e vernizze
– strette ‘e mmane, vase e frizze –
pruove gusto e te nce appizze.
Comme a tanta pire nizze
te ne scinne a sghizze a sghizze
fino a quanno nun scapizze.
da VITTORIO VIVIANI, Storia del teatro napoletano, Guida editori
5da giovedì 18 a lunedì 22 gennaio 2018
TEATRO STABILE DI NAPOLI–TEATRO NAZIONALE
con SARDEGNA TEATRO presenta
Mal’essere
dall’Amleto di William Shakespeare
ideazione, drammaturgia e regia di Davide Iodice
riscrittura in napoletano di
Gianni ‘o Iank De Lisa (Fuossera)
Pasquale Sir Fernandez (Fuossera)
foto Pino Miraglia Alessandro Joel Caricchia
Paolo Sha One Romano, Ciro Op Rot Perrotta
Damiano Capatosta Rossi
con Salvatore Caruso, Luigi Credendino, Veronica D’Elia, Angela Garofalo, Francesco Damiano Laezza
Marco Palumbo, Antonio Spiezia
e con i rapper attori Gianni ‘o Iank De Lisa, Vincenzo Oyoshe Musto, Paolo Sha One Romano
Damiano Capatosta Rossi, Peppe Oh Sica
spazio scenico, maschere, pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
disegno delle luci Angelo Grieco, Davide Iodice
musiche composte ed eseguite dal vivo Massimo Gargiulo
aiuto regia Michele Vitolini | assistente alle scene volontario Tommaso Caruso
assistente ai costumi e sarta Ilaria Barbato | direttore di scena e foto Pino Miraglia
macchinista Luigi Sabatino | fonici Salvatore Addeo, Daniele Piscicelli
capo elettricista Angelo Grieco | elettricista Pasquale Piccolo | parrucca Antonio Fidato | trucco Sveva Viesti
Covo da anni il sogno di un Amleto, studiato più volte, più volte apparso come fantasma, ricacciato sempre per pudore
e per paura, nell’attesa di una giusta distanza dalle grandi lezioni dei padri: perché Amleto è l’emblema stesso del fare
teatro ed è questione di maturità.
Ritrovo questa necessità ora, come ritrovo la necessità di dire tra tante, una parola mia su Napoli, da Napoli,
tentando uno scarto dall’imperante e cinica oleografia criminale che tutto scolora.
In questo tempo di «paranze d’‘e ccriature» e di criature morti ammazzati, di padri che mandano – ancora – i figli
alla strage, nell’Elsinore dove vivo, tra Forcella e Sanità, qui mi riappare l’ombra di Amleto, qui sento che non è tanto
questione di essere o non essere ma di mal’essere, nel senso doppio della nostra lingua che dice insieme di persona
cattiva ma anche di un profondo scoramento, esistenziale: essere o non essere il male, piuttosto.
Nessuno più e meglio dei rapper della periferia urbana (come dell’entroterra) sa esprimere questo malessere:
continuando a lanciare il proprio grido ritmico, elaborando disagi e inquietudini.
Tento di farlo con loro allora, con “paranze” vitali, con chi continua a scegliere l’arte al posto della violenza e il
microfono al posto del “ferro”.
Ho chiesto per questo ad alcuni nomi della scena hip hop napoletana, dagli storici Sha One, Joel e Fuossera fino ai
più giovani talenti come ‘Op rot e Capatosta, di tradurre (riscrivere) ciascuno un atto dell’Amleto, ognuno con il proprio
bit, con la propria lingua, secondo il proprio sentire.
In scena poi gli stessi mc, cantatori, parlatori, urlatori e alcuni attori daranno voce e corpo a questa battle che
ancora ci riguarda.
DAVIDE IODICE
6da giovedì 25 a lunedì 29 gennaio 2018
COMPAGNIA TEATRALE ENZO MOSCATO
CASA DEL CONTEMPORANEO presenta
Ritornanti
spettacolo di prosa in un tempo
di e con Enzo Moscato
e con Giuseppe Affinito
foto Fiorenzo de Marinis
Ri-tornare, ri-percorrere, ri-sentire, ri-pronunciare, è, forse, l’atteggiamento che pratico di più, e più spesso, con le mie
cose di teatro.
Soprattutto all’indomani della prima di un nuovo spettacolo, quando, magari (e miracolosamente) mi sia riuscito di
mettere a punto qualche significativa svolta, formale o tematica, lungo il mio, non sempre lineare, camminare
drammaturgico: qualche nuova rottura, qualche nuovo azzardo, qualche inedito desiderio di “ferita” o salto, linguistici,
nell’ignoto vuoto dell’“espressivo” (rubo, con piacere, questo termine, ad Anna Maria Ortese). Del resto, nessuna parola
già detta andrebbe abbandonata mai, in teatro. Nessun movimento, nessun gesto, nessun respiro, già vissuti,
dovrebbero venir considerati finiti, de-finiti, esautorati. Morti.
Il nomadismo della ricerca, lo spostamento continuo del limite attraverso i suoi territori, non dovrebbe esser
disgiunto mai dal rassicurante, naturale, portarsi appresso sempre le proprie cose, il proprio passato, le proprie
masserizie, ideologiche o grammaticali: passi già percorsi, sentieri già battuti, contagi e mali già esperiti, o, magari,
chissà?, per quale grazia o imperscrutabile sventura, già scampati, mai avuti. Non per riproporli, certo, così come sono
o come sono stati, bensì per fare esattamente il contrario: farli agire, respirare, dibattersi, accanto o dentro un nostro
spirito cambiato, nuovo; accanto o dentro un nostro differente modo di capirli o percepirli, e, con essi, con questi “altri”
sentimenti, investirli, nutrirli, vivificarli. In una parola: ri-amarli. E, attraverso noi, sperare che anche il pubblico sia colto
dallo stesso, medesimo, irresistibile coup de foudre.
ENZO MOSCATO
7da giovedì 1° a domenica 11 febbraio 2018
LAB di Tiziana Beato presenta
‘O scarfalietto
uno spettacolo in due tempi di Fabio Brescia
adattamento dalla commedia originale
di Eduardo Scarpetta
realizzazione dei costumi Vip
realizzazione delle scene Luciano Quagliozzi
trucco e parrucco Vincenzo Cucchiara
personaggi e interpreti
Rosella Nicola Vorelli
Michele Rosario Ippolito
Felice Salvatore Catanese
Amalia Stefano Ariota
Clotilde Ciro Sannino
Saverio Mattia Grillo
Totòr Moreno Granata
Anselmo Salvatore Totaro
Antonio Mariano Grillo
Gaetano Carmine De Luca
Pasquale Gregorio Del Prete
Dorotea Fabio Brescia
Emma Giorgio Sorrentino
Raffaele Rino Grillo
Amalia e Felice litigano in continuazione, sono una coppia “scoppiata” come si direbbe oggi. Si scoprirà che litigano a
causa di qualcuno che in casa mette zizzania tra di loro.
Una denuncia scatenata da uno scaldasonno aperto che ha inzuppato di acqua bollente i materassi, sarà tradotta
nella causa civile più famosa del teatro italiano del Novecento (benché scritta, nel 1881, proprio a ridosso dell’inizio del
secolo breve).
Lo spettacolo è il secondo della trilogia che ci vede in scena con tre Scarpetta trasportati ai giorni nostri, con tutti attori
uomini, a mo’ dei Legnanesi, per dimostrare che un attore può interpretare qualunque ruolo, in quanto attore, appunto,
sia maschile che femminile, e anche per mostrare l’universalità della drammaturgia scarpettiana che non è mai
anacronistica ma sempre surreale.
Il primo spettacolo della trilogia è stato (tanta) Miseria e (poca) Nobiltà; il terzo sarà Tre cazune furtunate.
FABIO BRESCIA
8da giovedì 15 a lunedì 19 febbraio 2018
COMMEDIA FUTURA presenta
Eduardo Tartaglia
Veronica Mazza in
Tutto il mare o due bicchieri?
commedia in due tempi di Eduardo Tartaglia
con la partecipazione di Stefano Sarcinelli
e con Salvatore Misticone
con Pierluigi Iorio e Antonio Dell’Isola
scene Luigi Ferrigno
costumi Nunzia Russo
musiche Paolo Coletta
regia Eduardo Tartaglia
personaggi e interpreti
Angiolino Spertoso Eduardo Tartaglia
Lucia Ianuaria Veronica Mazza
commissario Ercole Portone Stefano Sarcinelli
Gerardo Stanco Salvatore Misticone
dott. Pranzacena Pierluigi Iorio
Agente Antonio Dell’Isola
Il vicecommissario di Polizia Ercole Portone indaga sul trafugamento delle ampolle con il sangue di san Gennaro. Le sue
indagini sono rese più difficili a causa delle testimonianze sconclusionate e involontariamente esilaranti del frastornato
Angiolino Spertoso, aiutante del sagrestano nonché unico testimone, spalleggiato dalla moglie Lucia, affetta tra l’altro
dalla sindrome di Tourette, e dall’amico Gerardo, logorroico e in perenne conflitto con sintassi e grammatica. Quando poi
tutte le ipotesi investigative vengono meno (terrorismo islamico, gesto dimostrativo della camorra, azione di un
mitomane, furto a scopo estorsivo) l’investigatore scopre che chi si è impossessato del preziosissimo sangue ha lo scopo
folle di clonare san Gennaro: vuole estrarre, cioè, una cellula dal liquido posto nell’ampolla per riprodurre vivo e vegeto il
Santo in carne e ossa. Di qui una pirotecnica e irresistibile ridda di interrogativi e di risposte giocati sul filo del paradosso:
san Gennaro potrebbe assumere le vesti di un vero e proprio supereroe dotato di super poteri a difesa della città? oppure
essere un guaritore su scala mondiale collegato via internet con l’intero universo?
Questa commedia – solo apparentemente grottesca e surreale – presenta ancòra una volta tutti i tratti distintivi e le
caratteristiche più tipiche della drammaturgia di Tartaglia che ben ha saputo rinverdire in questi ultimi anni i fasti della
grande tradizione. Giudicato dal pubblico e dalla critica come «l’esponente più vicino alla lezione eduardiana della
fiorente scuola napoletana contemporanea», l’autore nuovamente mette in luce la sua straordinaria capacità di affrontare
temi di grande impatto sociale e civile con la leggerezza tipica dello scrittore comico; confermando quella eccezionale
alchimia tra la serietà degli argomenti narrati e la capacità di costruire personaggi e situazioni di irresistibile divertimento,
che è stata alla base di tanti suoi successi (basti citare almeno Ci sta un Francese, un Inglese e un Napoletano e La valigia
sul letto, le cui affermazioni teatrali sono state bissate con gli omonimi film prodotti e distribuiti dalla Medusa nel 2008 e
nel 2010, e Questo bimbo a chi lo do?, anch’esso ormai prossimo a essere trasposto dal palcoscenico al grande schermo).
9da giovedì 22 a lunedì 26 febbraio 2018
TEATRI UNITI presenta
Toni Servillo in
Toni Servillo legge Napoli
Lassammo fa’ a Dio Salvatore Di Giacomo
Vincenzo De Pretore Eduardo De Filippo
‘A Madonna d’‘e mandarine Ferdinando Russo
‘E sfogliatelle Ferdinando Russo
Fravecature Raffaele Viviani
‘A sciaveca Mimmo Borrelli
Litoranea Enzo Moscato
‘O vecchio sott’‘o ponte Maurizio De Giovanni
Sogno napoletano Giuseppe Montesano
Napule Mimmo Borrelli
Primitivamente Raffaele Viviani
Cose ‘sta lengua sperduta Michele Sovente
‘A livella Antonio de Curtis (Totò)
‘A casciaforte Alfonso Mangione
foto Mimmo Jodice
Napoli, città dai mille volti e dalle mille contraddizioni nella quale da sempre convivono vitalità e disperazione, prende
vita nella voce di Toni Servillo. Toni Servillo legge Napoli è un viaggio nelle parole di Napoli, da Salvatore Di Giacomo a
Ferdinando Russo, da Raffaele Viviani a Eduardo De Filippo e Antonio de Curtis, fino alle voci contemporanee di Enzo
Moscato, Mimmo Borrelli, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Montesano.
Una serata dedicata alla cultura partenopea, che l’attore rende immergendosi nella sostanza verbale di poeti e
scrittori che di Napoli hanno conosciuto bene la carne e il cuore. Tra pulsioni e pratiche, carne e sangue, lo spettacolo
sostiene la necessità perentoria di non rinunciare a una identità sedimentata da quattro secoli di letteratura. Accanto a
poemetti ormai considerati fra i grandi classici del Novecento come Lassamme fa’ a Dio di Salvatore di Giacomo e
Vincenzo De Pretore di Eduardo de Filippo, ci sono due liriche di Ferdinando Russo, ‘A Madonna d’‘e mandarine e ‘E
sfogliatelle, nonché l’attualissima Fravecature di Raffaele Viviani. Servillo dà poi voce alla sanguigna e veemente invettiva
de ‘A sciaveca di Mimmo Borrelli e alla lingua contemporanea, colta e allusiva di Litoranea di Enzo Moscato, tagliente
riflessione sulle contraddizioni e sul degrado di Napoli, che, nel 1991, costituiva il finale di Rasoi, spettacolo-manifesto di
Teatri uniti. Composte per la circostanza sono ‘O vecchio sott’‘o ponte di Maurizio De Giovanni, a raccontare l’inumano
dolore per la perdita di un figlio, e Sogno napoletano di Giuseppe Montesano, in cui, dichiarata la dimensione onirica,
l’apocalisse lascia il passo a un salvifico, auspicato, risveglio delle coscienze. Entrambe si infrangono nella successiva
sequenza, aspra e feroce, di Napule, crudo ritratto della città scritto da Mimmo Borrelli.
Ho voluto fare un ritratto di una città dai mille volti e dalle mille contraddizioni, divisa fra l’estrema vitalità e lo
smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni.
I testi che ho scelto fanno emergere una lingua viva nel tempo, materna ed esperienziale, che fa diventare le
battute espressione, gesto, corpo. Poeti e scrittori, testimoni della città nel passato e nel presente, offrono attraverso
emblematici scritti il quadro sintetico di una realtà impietosa ai limiti del paradosso... Oltre la lingua il filo rosso che
attraversa e unisce la serata è il rapporto speciale, caratteristico di tantissima letteratura napoletana, con la morte e
con l’aldilà, il commercio intenso e frequente con le anime dei defunti, i santi del paradiso e Dio stesso.
TONI SERVILLO
10da giovedì 1° a lunedì 5 marzo 2018
fuori abbonamento
Nino D’Angelo in
Dangelocantabruni
A distanza di dieci anni, Nino D’Angelo riporta sul palcoscenico del Trianon Viviani questo spettacolo di successo, nato
proprio nel teatro del popolo e poi portato in tour internazionale.
Dangelocantabruni è un concerto teatrale dedicato a Sergio Bruni, l’omaggio dell’ex caschetto biondo al Maestro che
Eduardo definì «‘a Voce ‘e Napule»: in programma i maggiori successi dell’artista scomparso nel 2003, intervallati dai
ricordi personali di D’Angelo.
11da giovedì 15 a domenica 25 marzo 2018
fuori abbonamento
Forcella strit
regia Abel Ferrara
progetto speciale Remiam – Databenc
foto Paolo Animato
Forcella strit è lo spettacolo diretto da Abel Ferrara, frutto di un laboratorio intensivo, a partecipazione gratuita,
finalizzato alla ricerca di nuove forme di spettacolo, basate sulla integrazione di scenarî digitali, proiezioni 3d e
rappresentazioni con attori reali in teatri tradizionali per la valorizzazione delle tradizioni del territorio, attraverso la
selezione e formazione di gruppi di lavoro per le produzioni di teatro musicale del Trianon Viviani.
Aperto ad allievi con sensibilità al canto e alla musica, il laboratorio si articola in una fase di formazione del gruppo –
con esercizî individuali e collettivi di sensibilizzazione al movimento e alla relazione scenica, nonché lavoro sulla voce e il
canto – e in una fase finale di preparazione dello spettacolo.
12da giovedì 5 a lunedì 9 aprile 2018
MISMAONDA
in collaborazione con MARCHE TEATRO presenta
La paranza dei bambini
di Roberto Saviano e Mario Gelardi
progetto Nuovo teatro Sanità
con Vincenzo Antonucci, Luigi Bignone
Carlo Caracciolo, Antimo Casertano
Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti
Giampiero de Concilio, Simone Fiorillo
Carlo Geltrude, Enrico Maria Pacini
scene Armando Alovisi
musica Tommy Grieco
costumi Irene De Caprio per 0770
regia Mario Gelardi
luci Paco Summonte
progetto grafico Luciano Correale
responsabile di produzione Luigi Marsano
ufficio stampa Milena Cozzolino
foto di scena Cesare Abbate
assistente alla regia Mario Ascione
aiuto regia Irene Grasso
programmazione Mismaonda Gianluca Russino
e Laura Montagna
collaborazione alla regia Carlo Caracciolo
Nel gergo camorristico «paranza» significa gruppo criminale, ma il termine ha origini marinaresche e indica le piccole
imbarcazioni per la pesca che, in coppia, tirano le reti nei fondali bassi, dove si pescano soprattutto pesci piccoli per la
frittura di paranza. L’espressione «paranza dei bambini» indica la batteria di fuoco, ma restituisce anche con una certa
fedeltà l’immagine di pesci talmente piccoli da poter essere cucinati solo fritti, proprio come quei giovanissimi legati alla
camorra che Roberto Saviano racconta nel suo ultimo libro.
Ora quel romanzo è diventato uno spettacolo teatrale che racconta una verità cruda, violenta, senza scampo. Non a
caso lo spettacolo nasce nel Nuovo teatro Sanità, un luogo nel cuore di Napoli, dove si tenta di costruire un presente
reale e immaginare un futuro possibile. I “bambini” di Saviano e di Gelardi, sono una categoria dell’innocenza, della
sfrontatezza con cui i giovani protagonisti di queste storie affrontano la vita, non certo una classificazione legata all’età.
«L'infanzia è una malattia, un malanno da cui si guarisce crescendo», diceva William Golding, l’autore de Il signore delle
mosche. E, come nel romanzo di Saviano, così anche nello spettacolo i protagonisti creano una loro comunità che
impone regole feroci per perdere l’innocenza e diventare grandi.
Dopo la felice esperienza dello spettacolo Gomorra, Roberto Saviano e Mario Gelardi si sono uniti di nuovo in questo
progetto teatrale per raccontare la controversa ascesa di una tribù poco più che adolescente verso il potere, pronta a
piombare nel buio della tragedia scespiriana e nel nero infinito dei fumetti di Frank Miller. «Io per diventare bambino ci
ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo».
Il Nuovo teatro Sanità e Mario Gelardi non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Loro sono il nucleo
intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un futuro
che si può immaginare.
Loro sono voci che sovrastano urla, sono mani tese. Con loro, con Mario Gelardi, ho lavorato per portare in scena
La paranza dei bambini. Solo loro possono trasformare in corpi, volti e voci le mie parole.
ROBERTO SAVIANO
13da giovedì 12 a lunedì 16 aprile 2018
TEATRI UNITI presenta
i Virtuosi di san Martino in
Totò che tragedia!
Roberto Del Gaudio, voce, drammaturgia
Federico Odling, violoncello, rielaborazioni musicali
Vittorio Ricciardi, flauto
Carmine Ianniciello, violino
Carmine Terracciano, chitarra
disegno delle luci Lucio Sabatino
assistente alla regia Victoria De Campora
direzione tecnica Lello Becchimanzi
I Virtuosi di san Martino (premio Ciampi 2014) sono un quintetto (flauto traverso, violino, violoncello, chitarra e voce) che
lavora sulla rivisitazione di materiale di repertorio, attingendo alla tradizione della canzone popolare degli anni Trenta in
una formula che occhieggia alla musica “colta” e al teatro, tra avanspettacolo e opera.
In Totò che tragedia! l’ensemble affronta il repertorio del grande attore napoletano, scoprendone anche il mondo più
privato e una storia sentimentale poco nota: il tormentato amore con la ballerina Liliana Castagnola, il cui tragico epilogo
fa da contraltare alla potenza spettacolare di uno dei maggiori comici del Novecento. Il punto di partenza è la militanza
artistica di Totò nell’avanspettacolo e nella rivista; le sue frequentazioni con i De Filippo al teatro Nuovo di Napoli, e poi
con Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Nino Taranto e Mario Castellano, nella costruzione della sua personale macchina comica:
il burattino, il cantante, l’attore, l’autore, facoltà virtuosistiche rivolte all’arte della risata. Ma dietro questa c’è l’uomo e la
sua storia con Liliana, la sua “militanza sentimentale”.
Totò che tragedia! è il racconto di un doppio binario di dolore e di gioia, di parole e musica, sul quale si fonda il mito
del Principe de Curtis.
14da giovedì 19 a lunedì 23 aprile 2018
SUONI&SCENE PRODUZIONI presenta
Rosalia Porcaro in
Core ‘ngrato
spettacolo di prosa con musica in un atto
di Rosalia Porcaro e Corrado Ardone
con Gianluca Brugnano, batteria e percussioni
Carmine Ioanna, fisarmonica
Rosanna Pavarini, controfigura
regia Carlos Branca
foto Giambalvo & Napolitano
Rosalia Porcaro torna al teatro con la tragicomica storia di una madre e di una figlia nella fase della terza età di un
genitore. Quando i ruoli s’invertono e le madri diventano figlie e le figlie assumono il ruolo di madre. Quando la memoria
di una madre svanisce e con sé la propria storia, nasce l’occasione di conoscersi nel profondo, incontrandosi non come
madre e figlia ma come persone. I toni grotteschi danno la possibilità ai personaggi di camminare sul filo fortemente
comico e drammatico insieme.
Rosalia Porcaro
Dopo aver frequentato le compagnie di Antonio Casagrande, Rino Marcelli e Renato Carpentieri, intraprende una
fortunata attività come autrice e attrice comica, dando vita a personaggi – divenuti di grande popolarità – ripresi dalla
quotidianità proletaria e verace, che impersonano i difetti e le debolezze dell'italiano medio. In varie trasmissioni di
successo di Rai, Mediaset e La7 interpreta, tra le altre, Veronica, operaia in una fabbrica di borse, Natasha, cantante
neomelodica, Assundam, donna afghana del sud che parla della sua vita con il velo, e Filly, aspirante cantante lirica
napoletana,
Partecipa anche alle fiction Notte prima degli esami, diretta da Elisabetta Marchetti, e Area Paradiso, di Diego
Abatantuono. Nel 2011 debutta in scena, al teatro Ariston di Sanremo, con Una donna sola, suo adattamento del testo di
Franca Rame e Dario Fo.
Nel 2012 veste i panni di Elena, moglie del ragioniere Luigi Iannello, nella commedia di Eduardo De Filippo Sabato,
domenica e lunedì, andata in onda su Raiuno con la regia di Massimo Ranieri e Franza Di Rosa.
Corrado Ardone
Oltre a essere attore stimato in produzioni fiction nazionali, come Un posto al sole, La squadra, Un medico in famiglia, è
anche autore teatrale, sceneggiatore e scrittore di narrativa.
Nel 2007 pubblica il libro Cronache di una mente fumata.
Tra i lavori teatrali di maggior successo si ricordano Tonino Cardamone giovane in pensione, Il mistero fatto in casa,
Ardone Peluso Massa leggono gli Squallor.
Come attore comico ha partecipato alle trasmissioni televisive di maggior successo, come Colorado cafè, Striscia la
notizia, Zelig e Tintoria.
Carlos Branca
Regista argentino, è collaboratore di Luis Bacalov, con cui ha curato opere liriche rappresentate nei principali teatri italiani
e argentini.
Per il teatro, interpreta Jorge Luis Borges nell’opera-balletto diretta da Giorgio Barberio Corsetti e, come regista, cura
Con el respiro del tango, spettacolo ispirato al noto ballo sudamericano con la voce recitante di Michele Placido.
15da giovedì 26 aprile a lunedì 30 aprile 2018
ENTE TEATRO CRONACA VESUVIOTEATRO presenta
Lucio Pierri, Davide Marotta, Yuliya Mayarchuk
in
Tfr – trattamento di fine rapporto
social comic comedy
di Lello Marangio e Lucio Pierri
con la partecipazione straordinaria
di Rosaria De Cicco, Ernesto Lama
e con Massimo Carrino
scenografia fratelli Giustiniani
luci Francesco Adinolfi
assistente alla regia Maranta De Simone
regia Lucio Pierri
personaggi e interpreti (in o.a.)
onorevole Casalino Massimo Carrino
Beatrice Borromeo Rosaria De Cicco
Francesco Pistone Ernesto Lama
Michelangelo Castro Lucio Pierri
Karina Olenko Yuliya Mayarchuk
Teng Tsei Chiang Davide Marotta
Tre operai disposti a tutto pur di salvaguardare il proprio posto di lavoro; un imprenditore cinese a capo di una cordata,
pronto a rilevare l’azienda per trasformarla in un enorme polo industriale orientale; un europarlamentare colluso con la
malavita; e al centro una fabbrica per la produzione di pannelli fotovoltaici.
Potrebbe sembrare la storia di un thriller americano, il racconto di un’avventura di spionaggio industriale in stile
mission impossible, la denuncia della connivenza tra politica e malaffare… In realtà è la trama della nuova commedia
comica-social di Lello Marangio e Lucio Pierri, che raccontano come oggi sia sempre più arduo mantenere il posto di
lavoro e vedere riconosciuti i proprî diritti di fronte a chi, spesso, dimentica i proprî doveri.
In fondo, in anni come questi che viviamo, anche ottenere il tfr, il trattamento di fine rapporto, è o non è una mission
impossible? Agli spettatori l’ardua sentenza.
16da giovedì 3 a lunedì 7 maggio 2018
COMÉDIE NAPOLITAINE presenta
Attori indipendenti ne
La figliata
commedia in due atti di Raffaele Viviani
con Nello Mascia, Francesco Paolantoni
Franco Iavarone, Giovanni Mauriello
Rosaria De Cicco, Cloris Brosca
e con Maria Basile Scarpetta, Antonella Cioli
Valentina Elia, Giuseppe Marramao
Roberto Mascia, Matteo Mauriello
Marianna Mercurio, Ciccio Merolla
Gennaro Monti, Ciro Olimpio, Priscilla Avolio
Paola Cannatello
scene Raffaele Di Florio
costumi Tonia Rendina
disegno delle luci Cesare Accetta
arrangiamenti musicali Mariano Bellopede
regia Nello Mascia
direttore di scena Peppe Sabatino
amministratrice Francesca Buzzurro
scenografia Laboratori flegrei
foto Pino Finizio costumi atelier Canzanella
personaggi e interpreti
don Gennaro Nello Mascia Totore Matteo Mauriello
don Peppino Francesco Paolantoni Maria Marianna Mercurio
don Attanasio Franco Iavarone donna Adelaide Antonella Cioli
Tenore Giovanni Mauriello Assuntina Priscilla Avolio
‘Ngiulina Rosaria De Cicco Bastiano Gennaro Monti
Vicenza Cloris Brosca Schippa Roberto Mascia
Cantante Ciccio Merolla 1° Suonatore Davide De Rosa
donna Rafela Maria Basile Scarpetta 2° Suonatore Antonello Guetta
Levatrice Paola Cannatello 1° Scugnizzo Giuseppe Marramao
Ermelinda Valentina Elia 2° Scugnizzo Ciro Olimpio
La figliata è una sintesi efficacissima della poetica di Raffaele Viviani. In essa sono presenti tutti gli elementi più significativi che
compongono questa drammaturgia straordinaria. Una sorta di confluenza del Viviani popolare prima maniera – quello degli atti
unici, dei vicoli e delle piazze, quello di diretta provenienza dal varietà – con il Viviani maturo della seconda parte della sua
produzione, quello che affronta ambientazioni e tematiche di stampo più nettamente proto-borghesi.
Ma c'è un altro elemento importante in questa commedia che rappresenta una caratteristica di distinzione dell'opera vivianesca: il
coro. Gli eroi di Viviani anche quando vivono un dramma intimo, anche quando il conflitto drammatico è di natura prevalentemente
personale, per esprimersi compiutamente, per vivere sulla scena la loro storia umana, devono stabilire un contatto con il coro, devono
uscire dal chiuso delle loro case per incontrare gli altri, e per così dire, stemperare nell'aria i sentimenti e le passioni che li travolgono.
Come nelle tragedie greche, in Viviani, notava Paolo Ricci, il coro costruisce il personaggio, lo accompagna e ne commenta,
continuamente, or feroce, or pietoso, le azioni e le parole. Ne La figliata il coro assurge a ruolo di protagonista assoluto del dramma.
Stabilendo un rapporto continuo di complicità e di identità con lo spettatore.
Don Gennaro, ingenuo impiegatuccio, «miope al sommo grado» è la figura centrale dell'opera. Sua moglie ha partorito un figlio
concepito con un altro uomo a sua volta ammogliato. Don Gennaro è un omino buono, ignaro di tutto, raggiante per questa
paternità inattesa. Ed è costantemente vittima del dileggio della comunità dei vicini. Ma la tragedia incombe. Nel bel mezzo del
festino battesimale l'irruzione della gelosissima moglie tradita provoca lo scandalo. La reazione di don Gennaro è agghiacciante. Nel
frattempo il coro avrà coinvolto lo spettatore in questa iterata e insistita azione di derisione. Lo avrà coinvolto a tal punto da
accoglierlo sul palcoscenico, lì a contatto diretto con i personaggi, lì a partecipare attivamente alla vicenda. Il violento e repentino
cambiamento di sentimenti è una scudisciata. Lo spettatore è lì e non potrà evitarla. E non potrà evitare di sentirsi responsabile.
NELLO MASCIA
17da giovedì 10 a lunedì 14 maggio 2018
SUONI&SCENE presenta
Gigi Savoia ne
I casi sono due
commedia di Armando Curcio
con Gianni Parisi
scene Max Comune
costumi Isa Di Lena
regia Gigi Savoia
I casi sono due è un capolavoro di intelligenza e comicità, ricco di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo minuto
dello spettacolo, dove un finale imprevedibile e un po’ malinconico riconcilia tutti i fili della trama.
La vicenda è ambientata nella Napoli degli anni ‘40, in casa del barone Ottavio del Duca e della moglie Aspasia.
I due coniugi vanno d’accordo ma le loro giornate, pur senza screzî, procedono mestamente verso la vecchiaia, senza
la consolazione di un figlio, di un erede, che non hanno potuto avere. La baronessa sublima l’istinto materno nelle
esagerate attenzioni verso il vecchio cane; il barone invece somatizza la frustrazione in una serie di malattie
psicosomatiche.
Finché si decide a rintracciare un figlio illegittimo, nato dalla fugace relazione con una cantante.
Quando l’improbabile investigatore contattato dal barone dichiara di aver scoperto l’identità del ragazzo le cose
sembrano cambiare, ma la situazione prende subito una piega inattesa: diverse circostanze e coincidenze indicano che
l’erede è il cuoco di casa del Duca, Vincenzo Esposito, bugiardo matricolato e furbone patentato, che si trova così
improvvisamente elevato al rango di baronetto.
Vincenzo, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione per vessare la servitù e sfoggiare un
comportamento tutt’altro che aristocratico; la situazione non può dunque che esplodere in una catena di equivoci e
rovesciamenti, dove camerieri, cuochi e maggiordomi assistono a un via vai di figli e cani, legittimi e illegittimi, confusi o
morti.
18con la collaborazione della
coordinamento Lina Gisonna
la fotografia del frontespizio è di Andrea Falasconi
i contenuti iconografici sono forniti dalle produzioni degli spettacoli in programmazione
il logo del TEATRO DEL POPOLO TRIANON VIVIANI è opera di Mimmo Paladino
a cura di Paolo Animato
ufficio stampa & comunicazione
teatrotrianon.org/media.html
animato@teatrotrianon.org
081 2258285, interno 19
direzione artistica Nino D’Angelo
piazza Vincenzo Calenda, 9
80139 Napoli
teatrotrianon.org
teatrotrianon
trianon@teatrotrianon.org
trianon@pec.teatrotrianon.org
081 2258285
081 0124472direzione artistica Nino D’Angelo
abbonamenti a sette spettacoli a scelta
prezzi comprensivi dei diritti di prevendita
venerdì, sabato, domenica altri giorni
ridotto *
intero ridotto * intero
lunedì, giovedì
I settore platea
galleria di platea 155 € 125 € 125 € 105 €
palchi I ordine
II settore palchi II ordine
125 € 100 € 105 € 85 €
palchi III ordine
*
abbonamento ridotto per ultrasessantenni, pensionati, minorenni, universitarî
orarî delle rappresentazioni
• giovedì ore 21
• venerdì ore 21
• sabato ore 21
• domenica ore 18
• lunedì ore 21
ufficio biglietteria • dal lunedì al sabato > 10÷13:30 | 15:30÷19
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