L'app Immuni: questione di privacy o mancanza di senso civico?

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Tribunale Bologna 24.07.2007, n.7770 - ISSN 2239-7752
                                              Direttore responsabile: Antonio Zama

     L’app Immuni: questione di privacy o mancanza di
                      senso civico?
                                                 26 Gennaio 2021
                                                 Giuseppe Vertucci

Abstract
L’articolo in questione ha lo scopo di portare a conoscenza il lettore di quale sia stato l’uso
dell’applicazione Immuni, lanciata dal Governo per porre contrasto alla pandemia, per mezzo di un’analisi
del funzionamento della stessa e della garanzia per la privacy del singolo soggetto fruitore dell’app. Ad
oggi il risultato, in termini di download e di uso della stessa, non è certo quello prospettato dal Governo,
per cui gran parte della popolazione sicuramente non si è soffermata sul reale contributo che la stessa
avrebbe potuto dare alla collettività in base al tracciamento dei contatti con soggetti risultati positivi al
Covid-19.
The purpose of this article is to inform the reader of the use of the Immuni application, launched by the
Government to combat the pandemic, by means of an analysis of how the app works and the privacy
guarantee of the individual user of the app. To date, the result, in terms of download and use of the same,
is certainly not the one proposed by the Government. So much of the population certainly did not dwell on
the real contribution that the same could have made to the community based on the tracing of contacts with
subjects positive at Covid-19.

Indice:
1. Funzionamento e finalità dell’applicazione
2. Immuni e la tutela della privacy
3. Immuni nella pratica. C’è stato un vero uso dell’app?

1. Funzionamento e finalità dell’applicazione
Riguardo all’app Immuni, pensata e diffusa dal Governo italiano per porre contrasto alla pandemia, le
domande che sorgono sono molteplici. Innanzitutto viene da chiedersi se la stessa sia stata in qualche modo
efficace, ma soprattutto che fine abbia fatto, dato che da svariati mesi non se ne sente più parlare. Prima di
rispondere a questo quesito è doveroso soffermarsi su alcune considerazioni introduttive in merito al
funzionamento e all’uso dell’applicazione stessa.
In generale, l’app Immuni serve, su cellulari iPhone e Android, per sapere se si è stati a contatto
rischioso (ossia per sufficiente tempo e a poca distanza) con un soggetto poi risultato positivo al
coronavirus. In sostanza, questa applicazione ci avvisa in questi casi con una notifica, la quale ci
comunica di stare in isolamento per poi chiedere di contattare il nostro medico curante; e per cui in quel
momento, l’Asl competente andrà a controllare e a monitorare i sintomi ed eventualmente disporrà un
tampone per verificare se si è stati contagiati.
Dunque, vi è da specificare che l’app, con la particolare collaborazione dell’utente, dà la possibilità
all’autorità sanitaria di monitorare i casi di possibile contagio.
La motivazione di creare un’applicazione di questo genere è fondata sulle considerazioni per cui il
tracciamento automatico tramite app, come indicato dall’organizzazione mondiale della Sanità, può
contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus, rispettando ovviamente quelle che sono le
garanzie della privacy, motivo per il quale erano state già sollevate svariate polemiche prima dell’avvio del
programma per mettere in funzione l’applicazione.
Andando nello specifico, in base a quanto disposto nel Capo II del Decreto Legge del 30 Aprile 2020, n.
28, riguardo le misure urgenti per l’introduzione del sistema di allerta COVID-19, l’art.6, rubricato proprio
“Sistema di allerta Covid-19” dispone che: “al solo fine di allertare le persone che siano entrate in
contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute attraverso le previste misure di
prevenzione nell’ambito delle misure di sanità pubblica legate all’emergenza COVID-19, è istituita
una piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta dei soggetti che, a tal fine,
hanno installato, su base volontaria, un’apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile”.
Viene specificato inoltre che: “Il Ministero della salute, all’esito di una valutazione di impatto,
costantemente aggiornata, effettuata ai sensi dell’articolo 35 del Regolamento (UE) 2016/679, adotta
misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi elevati per i
diritti e le libertà degli interessati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.
In maniera particolare, gli utenti che hanno provveduto a scaricare l’applicazione, prima dell’attivazione
della stessa, hanno ricevuto informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena
consapevolezza, in particolare,
sulle finalità e sulle operazioni di trattamento,
sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e
sui tempi di conservazione dei dati.
Inoltre per dati personali raccolti dall’applicazione sono intesi esclusivamente quelli necessari ad
avvisare gli utenti dell’applicazione di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti accertati positivi al
COVID-19, con esclusione della geolocalizzazione dei singoli utenti e con un trattamento basato sui dati di
prossimità dei dispositivi resi anonimi, garantendo in questo modo ed in maniera permanente la
riservatezza, l’integrità, la disponibilità e la resilienza dei sistemi e dei servizi.
Gli stessi dati relativi ai contatti stretti vengono quindi conservati, anche nei dispositivi mobili degli utenti,
per un periodo strettamente necessario al trattamento, per cui vengono cancellati in modo automatico
alla scadenza del termine.
Conviene specificare che la norma ha disposto in maniera del tutto ovvia, che i dati raccolti attraverso
l’applicazione non possono essere trattati per finalità diverse da quella delineata, salva la possibilità di
utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini di sanità pubblica, profilassi, statistici o di
ricerca scientifica e lo stesso utilizzo dell’applicazione e della piattaforma, nonché ogni trattamento di dati
personali effettuato sono poi interrotti alla data di cessazione dello stato di emergenza.

2. Immuni e la tutela della privacy
Come è dato capire, la scienza e la tecnica saranno fondamentali per rialzarci da questo periodo di
allarmismo e crisi generale.
Anche se forse, per alcuni, è stata la stessa tecnica ad avere generato il virus, in ogni caso, stando a quanto
è certo, la tecnica ci aiuterà a fronteggiarlo. In una prospettiva generale sarebbe interessante ragionare su
come usare la tecnica sempre a vantaggio dell’umanità e non come accade ora, a volte con passi in avanti e
altre vote con passi all’indietro.
Dall’analisi della norma, rifacendoci alla terminologia usata, capiamo come è stato consentito istituire
quindi un meccanismo che permetta di avvisare le persone che sono entrate in contatto con un soggetto
contagioso. Nello specifico si riesce a sapere: “chi ha incontrato chi”, “quando” i soggetti si sono
incontrati e “per quanto tempo” sono stai in contatto.
In questo modo la app consente di allertare chi ha incontrato una persona che poi risulterà infetta. Chi è
stato allertato potrà subito ricorrere alle cure in caso di malattia, sebbene ancora non conclamata e evitare
di circolare e contagiare altre persone anche prima dell’insorgenza dei sintomi.
Palese è come questo sia un vantaggio innanzitutto del singolo individuo, ma anche e soprattutto della
collettività a condizione di quello che doveva essere un uso diffuso e massiccio dell’app che andrebbe ad
impedire di entrate in contatto con soggetti già contagiosi ma non ancora malati. Come delineato in base
alla norma, tutto questo l’app riesce a farlo perché trattiene la traccia degli “incroci” delle persone.
La domanda che la maggior parte di noi si è posta è se tutto questo è ammissibile, e se possa essere
consentito che un’app conosca questi dati.
Principio e obiettivo dell’applicazione è quello di tutelare la salute di ogni singola persona, ma soprattutto
di tutelare la salute della collettività.
Per attuare la sua funzione e per arrivare allo scopo finale l’app deve conoscere alcuni nostri dati
personali e entrare nel nostro spazio riservato, e la privacy, lo sappiamo bene, è un diritto
fondamentale di ciascuno di noi. Ma ciascuno di noi dovrebbe sapere altrettanto bene che nella nostra
Costituzione è un valore fondamentale quello della salute collettiva e quello della solidarietà in base ai
quali ciascuno è chiamato a sacrificare un segmento della sua libertà se questo serve a tutti, per cui è
fondamentale sottolineare che la tutela di ogni individuo è consentita in una prospettiva personale, non
egoistica. La tutela della persona deve sempre essere coerente con la tutela della collettività, perché senza
una società libera e solidale non ci sarebbe spazio per la libertà delle singole persone.
Dunque, la risposta alla domanda posta nelle righe precedenti è in via generale positiva, perché anche se la
app limita e invade la privacy questo è giustificato da un altro valore fondamentale della nostra
Costituzione, e cioè dalla tutela della salute collettiva e dalla solidarietà, basti in questo caso effettuare una
riflessione su tutte le altre app che usiamo comunemente tutti i giorni, come anche i servizi digitali, che in
un certo qual modo sono concepite in maniera analoga.
Vi è da riflettere quindi sull’uso di un’app o di un servizio digitale, soprattutto in un social network.
In questi casi, acquistiamo un’utilità digitale da un lato ma dall’altro apriamo il nostro spazio
personale al gestore informatico. Tutto questo è ovviamente ammesso se prestiamo il nostro consenso, il
quale viene prestato spesso, quasi sempre.
In questo caso tocca fare un’ulteriore riflessione per distinguere cosa è accaduto con Immuni rispetto a tutti
gli altri casi. In relazione a tutte le altre app e servizi digitali, vi è la possibilità (più teorica che pratica) di
poterne fare a meno, e nello specifico se non si vuole essere, ad esempio, geolocalizzati non si andranno ad
utilizzare le mappe nelle app più conosciute.
Riguardo ad Immuni il discorso da fare è diverso, posto che tutti dovremmo voler utilizzarla dato
che quest’ultima ha come funzione unica e principale solo quella della tutela della salute della
collettività, ma come anticipato la norma non obbliga all’uso dell’applicazione, che è libero e volontario e
non dà vita a discriminazioni. Chi non ha usato e non usa l’app è stato quindi trattato allo stesso modo di
chi l’ha istallata e l’ha utilizzata.
Se in questo caso però, si mira al punto di vista della coscienza sociale e civica, tutti, in base alle nostre
possibilità, all’utilizzo e all’accesso ad uno smartphone, avremmo dovuto aderire e installare l’app data la
sua spiccata funzione sociale. Se la maggior parte della popolazione italiana l’avesse istallata ed usata, il
rischio di contagio sarebbe sicuramente diminuito e molti asintomatici sarebbero stati in grado di
accorgersi di essere infetti e contagiosi e di evitare di far ammalare altre persone.
Ulteriormente e a garanzia del singolo soggetto che avrebbe dovuto scaricare l’applicazione, va detto che il
sistema non è in grado di stabilire dove è avvenuto il contatto.
Nel mondo del trattamento dei dati personali e della tutela della privacy sono regole fondamentali e
imprescindibili quelle per cui i dati raccolti devono essere necessari e proporzionati allo scopo.
Immuni risponde a questi requisiti perché non raccoglie informazioni superflue ma solo quelle necessarie
per stabilire se c’è stato un incrocio pericoloso. Tanto che non geolocalizza gli utenti, dato che non è
necessario sapere dove è avvenuto il contatto, ma solo che c’è stato e quanto è durato. Immuni mira solo a
sapere se e per quanto tempo i due soggetti sono stati insieme.

   Inoltre, la raccolta dei dati deve rispondere anche a un altro
   requisito fondamentale, per cui il suo scopo deve essere
   determinato ed esclusivo, ed in base a quanto delineato dalla
   norma, Immuni è conforme anche a questo requisito perché la
   raccolta dei dati serve unicamente ad allertare chi aderisce al
   sistema. I dati che la app invia alla piattaforma centrale non
   sono riconducibili a ciascun utente, che, in quel caso, non può
   essere identificato e rimane nel pieno anonimato.
Solo in caso di pericolo per la salute di un utente e di quella collettiva, il sistema allerterà chi è entrato in
contatto con una persona contagiosa e gli consentirà (se vorrà) di mettersi in contatto con le autorità
sanitarie. In questo caso, il sistema ancora non conosce l’identità di chi è entrato in contatto con il malato,
ma se e solo dopo che gli allertati si metteranno in contratto con le autorità i dati di ciascun utente che si è
rivolto all’autorità sanitaria saranno a lui riconducibili e lo indentificheranno. Da sottolineare che questo
avviene in modo spontaneo solo se l’utente decide di farsi identificare per ricostruire la catena dei
suoi contatti, e in ogni caso i dati relativi a questa persona sono solo quelli degli incroci e dei contatti, non
altri, senza svelare se l’incontro è avvenuto in luoghi, tempi e con una durata sospetta, per via di profili che
è meglio tenere segreti, e che rimarranno segreti nonostante l’uso di Immuni.

3. Immuni nella pratica. C’è stato un vero uso dell’app?
Questa app, nelle intenzioni del Governo, avrebbe dovuto essere uno dei pilastri principali alla lotta al
Covid, ma di fatto oggi, la stessa resta in un cono d’ombra.
Le adesioni non sono state alte, nonostante sia stato registrato un incremento delle stesse, ai primi di
ottobre, dopo l’appello della presidenza del Consiglio e del Ministero della Salute, quando il Presidente
Conte, con l’eco di vari Ministri, ha parlato di “obbligo morale” di scaricarla. Ad oggi però, si può dire, che
da fine ottobre, Immuni è scomparsa completamente dal dibattito pubblico, e per cui nessuno fa più
cenno alla stessa. Allora, in questo caso, altre sono le domande che vengono da porsi, domande che
riguardano sia il senso civico dei cittadini, ma anche l’operatività delle istituzioni e la fiducia dei cittadini
nelle stesse.

   Ad oggi, dai numeri che si ricavano dalle statistiche è indicata
   una utilità bassissima dello strumento tecnologico, non per
   motivi tecnici legati a come esso è stato programmato e messo in
   piedi dal punto di vista informatico, quanto piuttosto per come
   viene percepito dalle persone e per i limiti a quel che accade una
   volta che si riceve la notifica, ma legati soprattutto al buon senso
   delle persone. Dunque i numeri non si avvicinano nemmeno
   lontanamente a quelli che aveva previsto il Governo, e se si
   ragiona per percentuali, la app finora è stata scaricata solo dal
   19,8% di abitanti considerando solo i maggiori di 14 anni.
Evidentemente ci sono stati dei problemi di fondo, per cui “da una parte, l’applicazione, è poco percepita
dall’utente e forse poco usabile, dall’altra i numeri che ci vengono comunicati oggi sono irrilevanti ai fini
del tracciamento dei contatti”. Inoltre, “quei pochi che la usano vanno a bloccare il call center degli
ospedali, che dovrebbero fare altro, perché manca un’organizzazione dedicata a Immuni”, dato che “spesso
gli operatori sanitari non sanno cosa fare, poiché non sono stati formati per gestire questo meccanismo”.
Sicuramente ancora tante potranno essere le domande e le riflessioni in merito alla tematica, resta il fatto
che con un po’ di fiducia in più nella scienza e con maggiore consapevolezza e senso di responsabilità da
parte di ogni cittadino la situazione poteva essere gestita in un modo migliore.

Letture consigliate
Parere sulla proposta normativa per la previsione di una applicazione volta al tracciamento dei contagi da
COVID-19 – 29 Aprile 2020
Regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei
dati personali
D. L. 30 Aprile 2020 n. 28 – Art. 6. Sistema di allerta Covid-19

TAG: app immuni, Covid-19, privacy
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