INTERROGAZIONE PARENTELA, M5S, SU COLEOTTERO PARASSITA DEGLI ALVEARI, MORIA API - Agricolae

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INTERROGAZIONE    PARENTELA,
M5S, SU COLEOTTERO PARASSITA
DEGLI ALVEARI, MORIA API
Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04327
presentato da
PARENTELA Paolo
testo di
Giovedì 18 dicembre 2014, seduta n. 352
   PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI,       GAGNARLI,   L’ABBATE,
GALLINELLA, BENEDETTI e ROSTELLATO. — Al Ministro della
salute. — Per sapere – premesso che:
   il viceministro delle politiche agricole, alimentari e
forestali rispondendo all’atto di sindacato ispettivo
n. 5-04188 presentato dall’interrogante e discusso il 3
dicembre 2014 in merito all’«Aethina tumida» – un coleottero
parassita degli alveari sconosciuto fino a qualche tempo fa
alle nostre latitudini ora approdato in Sicilia dopo aver
causato danni agli apicoltori calabresi per oltre un milione e
mezzo di euro – ha illustrato gli interventi messi in atto dal
Ministro della salute che ha competenza specifica in materia;
   emerge che sarebbe stata attivata pedissequamente la
procedura imposta dall’Europa che prevede «all’inizio di
questi fenomeni, e fintantoché essi non diventino endemici,
una strategia molto drastica, volta all’eradicazione»;
   il Ministro delle politiche agricole, alimentari e
forestali ha affermato:
    «sono stati esaminati i dati più recenti sulla diffusione
dell’Aethina tumida e si è prospettata la necessità di
studiare eventuali linee di intervento non più volte alla
eradicazione, bensì solo al contenimento. A tal riguardo il
Ministero della salute si è dichiarato disponibile a esaminare
le condizioni normative europee per un adattamento della
strategia, ferme restando le garanzie sul controllo della
movimentazione da assicurare all’Unione europea»;
    «siamo consapevoli, come Governo, che le misure di
eradicazione, con la distruzione totale degli alveari, hanno
comportato danni rilevanti agli operatori economici»;
    «per poter attivare un regime di aiuto a favore degli
apicoltori danneggiati da infestazioni di Aethina tumida e
vespa velutina è necessaria una nuova base giuridica,
possibilmente con adeguate dotazioni finanziarie (tenuto conto
della scarsità di risorse a disposizione per gli interventi
compensativi del Fondo) che dovrà preventivamente essere
notificata alla Commissione come aiuto di Stato»;
    «ritengo inoltre indispensabile lanciare un piano di
tutela dell’apicoltura a più lungo termine»;
   il suddetto piano di eradicazione è stato attuato con lo
stesso protocollo con il quale si trattano le altre specie
zootecniche da reddito (bovini, ovini, suini) senza tenere
conto che sia il parassita che l’ospite sono degli insetti;
   l’articolo 3, comma 1, lettera a), della decisione di
esecuzione della commissione del 12 dicembre 2014 relativo ad
alcune misure di protezione a seguito della presenza
confermata del piccolo scarabeo dell’alveare in        Italia
[notificata con il numero C(2014) 9415] dispone che:
    «1. L’Italia garantisce l’attuazione delle seguenti misure
di protezione nelle zone elencate nell’allegato:
   a) un divieto di spedizione di partite dei seguenti
prodotti dalle zone elencate nell’allegato verso altre zone
dell’Unione:
    i) api mellifere;
    ii) calabroni;
    iii) sottoprodotti apicoli non trasformati;
    iv) attrezzature apistiche;
    v) miele in favo per il consumo umano»;
   tra le sopracitate «zone elencate nell’allegato» soggette a
misure di prevenzione di cui al GUL359 del 16 dicembre 2014
vengono inserite la regione Calabria e la regione Sicilia per
l’intero territorio; le aziende calabresi e siciliane
specializzate nell’allevamento e nell’esportazione di api,
oltre a vedere svanire anni di lavoro, ricerche,
sperimentazioni ed investimenti, non potranno più nemmeno
alienare le attrezzature apistiche utilizzate come ultimo
disperato tentativo per recuperare un po’ di liquidità
provando una riconversione verso altre produzioni –:
   se non ritenga, in linea con quanto già affermato dal
Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, che
non sussistano più i requisiti probabilistici e di convenienza
economica per continuare a perseverare nel tentativo di
eradicazione d’Aethina Tumida, a fronte di danni oramai oltre
la soglia di accettabilità ad apicoltura, agricoltura e
ambiente;
   se il Ministro non ritenga più opportuno elaborare una
strategia che preveda un intervento diretto sul coleottero, la
limitazione del proliferare delle popolazioni tramite le
trappole per il controllo degli adulti, i trattamenti
larvicidi nonché l’utilizzo della lotta integrata;
   quali interventi siano stati messi in atto allo stato
attuale al fine di attivare un regime di aiuto a favore degli
apicoltori danneggiati da infestazioni di Aethina tumida;
   se non ritenga opportuno, al fine di agevolare la
riconversione delle aziende agricole apistiche, in deroga a
quanto stabilito dalla decisione della Commissione del 12
dicembre 2014, assumere iniziative per permettere il commercio
delle attrezzature apistiche, sottoprodotti apicoli non
trasformati, attrezzature apistiche, miele in favo per il
consumo umano, esclusivamente a seguito di controllo ed
eventuale rilascio della certificazione fitosanitaria dal
parte degli ispettorati fitosanitari competenti per
territorio, nelle regioni comprese nell’allegato alla
decisione europea. (5-04327)
NOMISMA – DE NARDIS: “LA
GERMANIA DEVE SUPERARE IL SUO
EGOCENTRISMO”
“Avere   a   cuore   le   sorti   della   moneta   unica   significa
preoccuparsi non delle pause nell’aggiustamento fiscale die
paesi periferici né dei ritardi nei loro processi di riforma
strutturale,, ma dell’atteggiamento di negazione che la
Germania ha rispetto a misure di sostegno del ciclo economico
e di correzione dei i propri squilibri. Squilibri propagatori
di effetti depressivi sull’intera area. ” – E’ questo uno dei
passaggi chiave dell’ultima analisi di scenario curata da
Sergio De Nardis, Capo Economista di Nomisma e pubblicata sul
sito del Think Tank bolognese all’interno della newsletter di
dicembre.

“Are you willing to risk it all or is your love in vain? “
Prendendo in prestito le parole di una famosissima canzone di
Bob Dylan, De Nardis punta i riflettori sugli squilibri dei
paesi creditori in seno all’unione monetaria e – in
particolare – sull’egocentrismo tedesco che pare mettere in
dubbio “l’amore” della Germania nei confronti della moneta
unica, dubbi evidenti sin dagli albori della crisi dell’euro
nel 2010 ma realizzati con un discreto ritardo. Ritardo che è
responsabile –in parte – degli esiti deleteri a cui oggi
assistiamo, ritardo che Sergio De Nardis attribuisce a tre
fattori principali: l’aver sottovalutato l’impatto
dell’austerità su economie già provate dalla recessione del
2008-2009, l’aver subito il fascino per il modello tedesco –
con conseguenti sviluppi di mercantilismo e rigetto delle
regole della politica economica – e, infine, l’aver riposto
fiducia in agende politiche che hanno puntato su una
modernizzazione dell’economia e una riduzione del peso dello
Stato, accantonando un punto prioritario: l’uscita dalla
recessione.
A ben vedere, l’ampio e crescente attivo della Germania non è
il risultato di una crescita della produttività
manifatturiera, quanto di una svalutazione competitiva messa
in atto durante il primo decennio dell’entrata in vigore della
moneta unica: in Germania tra il 1999 e il 2007 le
retribuzioni reali pro-capite nel settore industriale – il più
esposto alla concorrenza internazionale – sono diminuite del
12,2% in rapporto alla produttività (aumentata del 25%
rispetto agli altri settori non esposti alla concorrenza); al
contrario, nei paesi periferici, i salari sono cresciuti del
7,8% rispetto alla produttività industriale. È possibile,
quindi, parlare di una svalutazione competitiva a tutti gli
effetti: l’abbattimento dei costi reali (-20 punti
percentuali) rispetto ai competitori ha generato un enorme
vantaggio (esportazioni al 50% del Pil, industria al 26%) per
la Germania, vantaggio ottenuto a discapito dei partner
commerciali e possibile solo grazie alla mancanza del tasso di
cambio all’interno dell’unione monetaria. È possibile stimare
– sottraendo al differenziale d’inflazione richiesto per
correggere gli squilibri, intersettoriali e internazionali, il
differenziale d’inflazione verificatosi – un deprezzamento
tedesco di circa il 16% (fra il 1999 e il 2007): visto
l’indugiare della Germania davanti ad azioni di pronta
correzione di questi squilibri, saranno i paesi periferici a
dover portare le dinamiche dei propri prezzi e costi al di
sotto del 16% rispetto a quelli tedeschi. E pare questa la
strada intrapresa dalla Germania che continua a proporsi, o ad
imporsi, come modello economico per i paesi periferici, cui
spetterebbe    l’intera    responsabilità     di  tempestivi
provvedimenti, ovvero riforme strutturali che aumentino la
produttività mantenendo a freno i salari, provando a
ridimensionare il surplus del 7% riscontrato in Germania. Lo
status quo vede i paesi periferici – che includono Italia,
Francia, Spagna, Portogallo e Grecia – alle prese con
un’inflazione dell’euro dello 0,4% contro un’inflazione
tedesca dell’1% rispetto a cui è necessario eliminare il gap
competitivo, e le riforme strutturali invocate dalla Germania
non bastano e – anzi – potrebbero rappresentare un pericolo
per l’economia di questi paesi: per tendere a un’inflazione
pari a zero occorre che l’economia sia molto debole per poter
frenare le retribuzioni salariali al di sotto delle dinamiche
della produttività, produttività incoraggiata proprio dalle
riforme strutturali; ma in un’economia debole l’aumento della
produttività si realizzerebbe con cali dell’occupazione e si
cadrebbe – nuovamente – nella trappola della depressione.

Per eliminare un divario competitivo di 16 punti percentuali
con la Germania (con inflazione a 1%) , i paesi periferici
(inflazione 0%) dovrebbero andare incontro a 16 anni di
depressione che coinvolgerebbe tutta l’area euro (inflazione
0,5%), con il fallimento della Bce nel mantenere la stabilità
dei prezzi. Per ovviare a una catastrofe simile, un piano
valido potrebbe essere quello in cui un’inflazione tedesca
portata al 3% e quella dei paesi periferici all’1%
consentirebbe di annullare la sperequazione in soli 8 anni,
dimezzando quindi le tempistiche e mettendo in grado la Bce di
realizzare il target del 2%; superfluo ribadire la necessità
che la Germania riconosca le proprie responsabilità nella
correzione di questi squilibri.

Al tempo stesso l’analisi di scenario – curata da De Nardis –
sposta l’attenzione sull’altro braccio della politica
economica, ovvero quello fiscale: la sostenibilità dell’euro è
minacciata da una stagnazione che è il risultato di politiche
che hanno compresso la domanda; il ridisegno dei tempi del
consolidamento fiscale nelle economie periferiche e l’aumento
della spesa pubblica per investimenti nei paesi “core”
dovrebbero affiancare gli sforzi della Bce nel cercare di
rivitalizzare l’economia e nel far crescere l’inflazione in
Germania e nell’area euro. .
E.ROMAGNA, 17 MLN PER I DANNI
INDIRETTI DA AVIARIA
In arrivo nuove risorse per le aziende avicole dell’Emilia-
Romagna colpite dagli effetti dell’influenza aviaria che ha
interessato l’Emilia-Romagna tra il 14 agosto e il 5 settembre
2013. Si tratta di oltre 17 milioni di euro, ai quali ha dato
il via libera la Conferenza Stato-Regioni di ieri.
Il decreto ministeriale (in attuazione del regolamento Ue 1071
del 2014) riguarda i cosiddetti danni indiretti, legati alla
mancata movimentazione e dunque commercializzazione degli
animali e delle uova, in seguito alle misure di tipo sanitario
adottate sul territorio regionale per fronteggiare il virus
H7N7. “Si tratta di un risultato importante e non scontato per
il quale questa Regione si è impegnata con forza. Queste
risorse – spiega l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio
Rabboni – si aggiungono a quelle già interamente liquidate
dalla Regione per i danni diretti: quasi 9 milioni 500 mila
euro, che sono andati a 17 allevamenti delle province di
Ravenna, Ferrara e Bologna nei quali, nei giorni
dell’epidemia, furono abbattuti animali o distrutti uova e
mangimi a causa delle presenza di un focolaio e in via
preventiva”.
I 17 milioni 529 mila euro saranno interamente liquidati agli
allevatori entro il 30 settembre 2015. Termini e modalità per
la richiesta dell’indennizzo verranno a breve definiti da
Agrea (l’ente pagatore della Regione Emilia-Romagna)
attraverso una circolare. Sarà infatti proprio Agrea
l’organismo cui dovrà essere inviata la domanda di indennizzo.
Le risorse sono stanziate al 50% dello Stato e al 50% dalla
Ue.
Potranno presentare domanda le imprese produttrici di uova da
cova e pulcini; gli allevamenti di pollo, faraona, anatra,
gallina ovaiola, pollastra, pulcino, tacchino; i centri di
imballaggio delle uova. Gli indennizzi verranno concessi per i
danni indiretti subiti nel periodo compreso tra il 14 agosto
2013 ( data di inizio dell’epidemia) e il 30 giungo del 2014,
quando sono terminate le misure di limitazione della
movimentazione. Oltre all’Emilia-Romagna il provvedimento
interessa , sia pur in misura minore, il territorio della
Regione Vento.

EXPORT   DI VINO  2014  IN
FRENATA.    SI   ALLONTANA
L’OBIETTIVO DI 7,5 MLD AL
2020
Le stime Wine Monitor per l’export di vino italiano dicono di
un 2014 in lievissima progressione (poco più dell’1%) rispetto
all’anno precedente, con un valore che dovrebbe assestarsi
attorno ai 5,1 miliardi di euro rispetto ai 5,04 del 2013,
dopo tassi medi annui di crescita superiori al 9% tra il 2009
e il 2013.
“I motivi di tale frenata sono diversi ma ampiamente noti agli
addetti ai lavori”, afferma Denis Pantini, Responsabile Wine
Monitor di Nomisma. “Dal giro di vite del governo cinese ai
rimborsi spese dei propri funzionari (il principale segmento
di consumatori di vino importato nel paese) allo
“spiazzamento” subito dai nostri vini sfusi sul mercato
tedesco ad opera del più competitivo – e in svendita –
prodotto spagnolo (la metà dell’export di sfuso italiano
finisce in Germania e questa tipologia di vino pesa ancora per
il 30% sui volumi complessivamente esportati)”. Ma al di là
dei casi specifici, la tendenza di fondo sembra essere quella
di un generale rallentamento dell’economia che sta
interessando i principali mercati di consumo del nostro vino.
La stessa Russia, il cui embargo non coinvolge questo
prodotto, vedrà per il 2014 aumentare l’import di vino
italiano solamente di qualche punto percentuale, un mercato
che negli ultimi cinque anni ci aveva invece abituati a
crescite medie annue superiori al 10%.
All’opposto, tra i principali sbocchi del nostro vino,
aumentiamo negli Stati Uniti, recuperiamo in Giappone e
teniamo nel Regno Unito, in particolare grazie agli sparkling
(leggi Prosecco) dove sopperiamo così ad un calo dei vini
fermi imbottigliati.
Guardando all’ultimo decennio, è pur vero che vi sono stati
altri casi di riduzione dell’export di vino italiano:
addirittura nel 2003 e nel 2009 si sono registrati cali
rispettivamente del 3,1% e 4,4% rispetto all’anno precedente.
La verità è che, con la perdurante crisi dei consumi in atto
in Italia, l’export è diventata la nostra ancora di salvezza,
alla quale aggrapparsi in questa tempesta che non sembra
finire mai.
Resta da capire cosa occorre fare, nell’ambito di questo
scenario di mercato, per raggiungere quei 7,5 miliardi di euro
di export di vino annunciati come obiettivo per il settore dal
premier Renzi all’ultimo Vinitaly. A valori nominali,
all’appello mancano ancora 2,4 miliardi di euro che, se
rapportati in termini di crescita media annua equivalgono, per
il prossimo quinquennio, a tassi superiori al 6,5%.
“Guardando a quanto accaduto nell’ultimo decennio, non si
tratta di aumenti irraggiungibili” continua Pantini, “è chiaro
però che occorre mettere in atto diverse strategie, tra cui
quelle di riposizionamento anche qualitativo in grado di
spuntare prezzi medi più elevati per i nostri vini”. A tale
proposito basti pensare come dal 2007 al 2013 il prezzo medio
all’export del vino italiano si sia apprezzato del 35%,
passando da 1,83 a 2,47 euro/litro. Tale rivalutazione
sottende, tra le altre cose, una riduzione dell’incidenza
dello sfuso (sceso dal 33,6% al 28,5%) e un contestuale
incremento del peso degli sparkling (dal 6,5% al 10,2%) e dei
vini fermi (dal 59,9% al 61,3%) sui volumi totale dell’export.
Se si ipotizzano, da qui al 2020, tassi analoghi di
“sostituzione” nella tipologia dei vini esportati e di
rivalutazione dei prezzi medi, l’obiettivo dei 7,5 miliardi di
euro sembra avvicinarsi.
Quali sono le opportunità e le criticità che influiscono su
questo possibile scenario? Nel primo caso, l’appeal del made
in Italy e la svalutazione dell’euro possono darci una mano:
si pensi infatti che i 2/3 delle esportazioni finiscono al di
fuori dell’area euro e le previsioni di Goldman Sachs indicano
un rapporto di parità euro/dollaro entro il 2017, contro
l’attuale 1,25.
Sul fronte delle criticità occorre invece ricordare come in
molti mercati esteri l’Italia detenga ormai una quota di
mercato significativa, rendendo più complicato prevedere
dinamiche di crescita agli stessi ritmi dell’ultimo
settennato. Su questo versante i casi sono due: o si amplia la
presenza dei vini italiani nei mercati emergenti (l’export nei
BRICS pesa per meno del 5%), o si allarga la platea delle
imprese esportatrici. “Entrambe le direzioni di marcia
richiedono però dimensioni competitive che molta parte delle
nostre imprese vinicole non hanno rispetto ai competitor
internazionali e, indubbiamente, i principali sforzi per
raggiungere i 7,5 miliardi di euro di export, dovrebbero
prioritariamente riguardare questo ambito di intervento”,
conclude Pantini.

IMU, CAPOZZOLO E FRAGOMELI,
PD: OGGI DOPPIO PASSO AVANTI
«Dopo che, la settimana passata, il Consiglio dei Ministri ne
ha rinviato la scadenza relativa al pagamento – dal 16
dicembre al 26 gennaio 2015 – oggi è arrivato un doppio
risultato, sia alla Camera che al Senato, relativamente alle
iniziative intraprese allo scopo di contenere gli effetti
dell’IMU sui terreni agricoli».

Lo dichiara la responsabile nazionale agricoltura della
Segreteria nazionale Pd, Sabrina Capozzolo, che prosegue:
«Questo pomeriggio, alla Camera è stata approvata la
risoluzione – a prima firma dell’On. Gian Mario Fragomeli e
sottoscritta anche dai componenti Pd della Commissione Finanze
– che ha indirizzato il Governo ad intervenire, ad inizio
gennaio, sui criteri applicativi di questa imposta,
verificando nuove modalità di esenzione/riduzione per i
terreni agricoli».

«Al Senato, inoltre» interviene infine Fragomeli «è stato
approvato un emendamento alla Legge di stabilità 2015 che ha
definito l’aliquota da applicare, il 7,6 per mille, e posto al
riparo i bilanci comunali attraverso la compensazione tra il
gettito IMU in oggetto e il taglio dei trasferimenti subito».

MESSINA (IDV): PROROGA IMU
AGRICOLA NON E’ SOLUZIONE,
CANCELLARLA DEL TUTTO
Siamo contrari all’Imu per i terreni montani nei Comuni sopra
i 600 metri di quota che colpisce il sistema delle piccole
imprese. La riteniamo una tassa iniqua, inaccettabile per le
amministrazioni comunali ed anche per i cittadini perché
insostenibile     economicamente.Una       misura    peraltro
incostituzionale perché lede, per quanto riguarda i Comuni, il
principio di annualità del bilancio mentre per quanto riguarda
i cittadini è in palese violazione dello Statuto del
Contribuente. Noi vogliamo salvaguardare i diritti delle
Comunità locali. Il nostro obiettivo è che questo tributo, che
penalizza gravemente i terreni agricoli e montani, venga
abolito. Far slittare la data del pagamento non è una
soluzione e non serve, perché, di fatto, questo salasso
fiscale non è stato eliminato. Il gioco del bastone e la
carota non è quello che si aspetta il Paese. ” E’ quanto
dichiara in una nota il Segretario Nazionale di Italia dei
Valori Ignazio Messina.

BIODIVERSITA’, CENNI, PD:
INVERTIRE LA ROTTA E PUNTARE
A EXPO 2015
“Questa proposta di legge è un primo grande passo verso una
inversione di rotta nel campo della biodiversità e dimostra
che il Parlamento ha compreso l’importanza di dotare il nostro
Pese di un sistema di norme capace di riconoscere, proteggere,
recuperare, organizzare e mettere a sistema la biodiversità
agricola e alimentare”. Lo dichiara in aula il deputato del
Pd, Susanna Cenni, prima firmataria della pdl per la tutela e
la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare
approvata oggi.

“Dobbiamo credere fino in fondo sulle potenzialità
dell’agricoltura e sul valore del cibo e consentire al nostro
Paese di aggiungere questa norma al parterre della sfida di
Expo Milano 2015”, aggiunge il deputato.
“Questa legge permette di superare la conservazione e passare
all’uso attivo e sostenibile delle risorse genetiche
(risoluzione del Parlamento ue), di aggiornare normative,
sollecitare reti di coordinamento, attivare risorse ed
utilizzare pienamente le opportunità rappresentate dallo
Sviluppo Rurale e dal programma Horizont 2020.

Andare in questa direzione, come ricorda il parlamento UE,
significa contribuire al miglioramento della produzione
agricola, dell’ambiente e dell’occupazione”, conclude Cenni.

NOMINA LEGACOOP, GLI AUGURI
DELL’ALLEANZA          DELLE
COOPERATIVE AGROALIMENTARI A
MAURO LUSETTI
“Esprimiamo le nostre più vive congratulazioni a Mauro Lusetti
per la sua nomina a Presidente di Legacoop. Gli formuliamo i
più sinceri auguri di buon lavoro nel decisivo percorso che
porterà la Legacoop a confluire, insieme a Confcooperative e
ad Agci, in un unico soggetto di rappresentanza, una casa
comune per tutte le cooperative e i cooperatori”.

Cosi Giorgio Mercuri, Presidente dell’Alleanza delle
Cooperative Agroalimentari commenta, anche a nome di Giovanni
Luppi e Giampaolo Buonfiglio, l’elezione di Mauro Lusetti alla
guida della Legacoop.
BIODIVERSITÀ, SANI: OTTIMO
RISULTATO,    SALVAGUARDARE
PAESE
Un ottimo risultato approvato alla unanimità” . E’ il commento
del presidente della commissione Agricoltura , il deputato Pd
Luca Sani, al sì dell’aula della Camera alla proposta di legge
sulla biodiversità.
“Il lavoro proficuo che in questi mesi ha svolto la
commissione Agricoltura con serietà e determinazione – spiega
Sani – ha trovato oggi nell’aula un punto d’arrivo importante.
Si tratta di una proposta che per la prima volta modifica
profondamente la prospettiva attraverso la quale interpretare
l’ ambiente nel suo complesso. I capisaldi della legge sono
l’istituzione del Sistema nazionale di tutela e valorizzazione
della biodiversità agraria e alimentare, per la tutela delle
risorse genetiche locali dal rischio di estinzione e di
erosione genetica; l’Anagrafe nazionale della biodiversità
alimentare, presso il Ministero delle politiche agricole; la
Rete nazionale della biodiversità agraria e alimentare per la
conservazione del germoplasma; il Portale nazionale della
biodiversità e il Comitato permanente per la biodiversità
agraria e alimentare, presso il Mipaaf . Ancora: dal 2015, il
Fondo per la tutela della biodiversità agraria e alimentare
per sostenere le azioni degli agricoltori e degli allevatori
nell’ambito delle disposizioni previste dalla legge e appositi
indennizzi ai produttori agricoli danneggiati da forme di
contaminazione dagli Ogm coltivati in violazione dei divieti
stabiliti”.
“Investire in biodiversità nell’era della globalizzazione – ha
concluso Sani – è una scelta decisiva che ci permetterà di
essere presenti sui mercati internazionali con un livello di
competitività sempre più alto. Dobbiamo valorizzare i prodotti
del nostro territorio e tutelarli costruendo un’economia
imperniata del valore della grande qualità del nostro cibo”.

BIODIVERSITA’, OLIVERIO, PD:
SI A PDL SIGNIFICA CAMBIO DI
APPROCCIO AL TERRITORIO
“Una legge che rappresenta la volontà forte ed unanime del
parlamento italiano ad imprimere un cambio di verso profondo
nell’approcciare il nostro territorio, nella tutela dei suoi
prodotti e nella difesa del patrimonio naturale“. Lo ha
dichiarato il deputato Pd Nicodemo Oliverio, capogruppo in
commissione Agricoltura, commentando il sì alla proposta di
legge sulla Biodiversità “ una proposta – sottolinea – che va
nella direzione mondiale della urgenza di porre uno freno al
progressivo impoverimento del pianeta”. “La salvaguardia della
biodiversità – spiega Oliverio – è un obiettivo
improcrastinabile per il futuro e la salvezza del nostro
territorio in un’ epoca dove la globalizzazione e i prodotti
geneticamente modificati minacciano la qualità del prodotto
Italia. Tra i passaggi più importanti: l’istituzione del
Sistema nazionale di tutela e valorizzazione della
biodiversità agraria e alimentare; l’Anagrafe nazionale della
biodiversità, la Rete nazionale della biodiversità agraria e
alimentare; il Portale nazionale della biodiversità e il
Comitato permanente per la biodiversità agraria e alimentare.
Inoltre, sostegni alle azioni degli agricoltori e allevatori
nell’ambito delle disposizioni previste dalla legge.
Il sì dell’aula alla Pdl – ben la terza proposta di legge
parlamentare approvata in un anno – è un ottimo risultato di
cui ringraziamo anche il ministro Martina che ci ha
assiduamente seguito e consigliato”.

“Il nostro paese – conclude il deputato Pd – è uno dei più
ricchi di biodiversità agraria ma allo stesso tempo la
minaccia di estinzione è forte. Finalmente il Parlamento è
stato in grado di varare un provvedimento concretamente dalla
parte degli italiani e che ci permetterà anche di competere a
testa alta sui mercati internazionali”.
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