INDICAZIONI LITURGICHE PER IL TEMPO DI AVVENTO
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INDICAZIONI LITURGICHE PER IL TEMPO DI AVVENTO “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre” (Mt 2,13) INTRODUZIONE AL TEMPO DI AVVENTO «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»: con questa espressione del Vangelo di Giovanni (15,11) l’orizzonte pastorale, in questo anno, ci invita a compiere un terzo passo: gioire. Non si vuole soffermarsi alla gioia derivata dall’appagamento di un desiderio, ma scoprire quella che è frutto dello Spirito e si realizza nel dono di sè. L’invito a “portare frutto”, presente nel vangelo di Giovanni, riporta alla consapevolezza di tutti che solo tramite la pigiatura dell’uva si può ottenere il vino, frutto della vite e segno biblico della gioia. Allo stesso modo solo nel dono di sé nell’amore si realizza la capacità generativa di ogni uomo e di ogni donna sulla terra. «Il cristiano può portare frutto nel dono totale di sé, nella sua capacità, resa possibile dallo Spirito Santo, di prendersi cura di qualcuno, di saper morire per qualcuno. Matrimonio e verginità sono vocazioni alla paternità e alla maternità, che sono il frutto maturo della chiamata ad amare che Dio rivolge ad ogni suo figlio e figlia»1. In quest’ottica, trovandoci all’interno dello speciale anno a lui dedicato (8 dicembre 2020 – 8 dicembre 2021) e stimolati dalla lettera apostolica Patris Corde si è vista l’opportunità di guardare a S. Giuseppe come figura che possa accompagnare il cammino di Avvento della nostra diocesi. Nella messa vespertina della vigilia di Natale viene messo in luce il suo operato a favore del mistero dell’incarnazione proprio attraverso l’espressione evangelica: «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù»2. In queste parole troviamo due atteggiamenti fondamentali propri di s. Giuseppe che possono essere di riferimento per i credenti nel tempo di Avvento: l’ascolto e la capacità di dare la vita. Partendo da quest’ultima bisogna riconoscere come Giuseppe, assumendosi la responsabilità per Maria e per il bambino che porta nel grembo, vive la forma matura dell’amore che è la paternità. Genera Gesù non biologicamente, ma nella sua identità (gli affida il nome) compiendo un vero atto di custodia. Attraverso il nome infatti custodisce la verità di quel bambino che è il salvatore dell’umanità: «lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Non diventa generativo legandosi ad un’appartenenza “genetica”, ma genera vita e futuro 1 Orizzonte pastorale diocesano 2019-2022, Io sono la vite voi i tralci, p. 32. 2 Mt 1,24-25. 1
attraverso il suo quotidiano spendersi per Gesù e per la sua sposa. Questo amore paterno di Giuseppe fa si che Gesù nei Vangeli sia da tutti riconosciuto come suo figlio. Una seconda caratteristica di S. Giuseppe è proprio quella dell’ascolto. Si è messo in ascolto di quanto Dio gli ha rivelato attraverso i sogni, che presso i popoli antichi erano uno dei mezzi con cui la divinità si mostrava all’uomo. Proprio la sua capacità di sintonizzare il cuore su quanto Dio gli stava dicendo gli permette di sperimentare la beatitudine che nasce dall’ascolto (Lc 11,28) e di cooperare al mistero della salvezza. In obbedienza al Signore ha saputo discernere i segni dei tempi e prendere anche scelte impegnative come fuggire nella notte per spostarsi in Egitto lasciando la sua terra e il suo popolo. Questa capacità di ascolto è quella che siamo chiamati a maturare anche noi oggi all’inizio del percorso sinodale che interessa la Chiesa italiana e mondiale per essere, come Giuseppe, capaci di coraggio creativo3. Dentro l’espressione «Giuseppe prese con sé la sua sposa» si può riconoscere un’ulteriore sfumatura di significato. Non bisogna dimenticare che in questo tempo liturgico il popolo di Dio viene orientato alla venuta del Salvatore non solo nella sua portata storica, ma anche in quella escatologica. Giuseppe che si prende cura della sua sposa diventa segno per noi della cura che esprime Dio per la Chiesa chiamata ad essere la sposa dell’Agnello nel cammino verso la Gerusalemme celeste. Nell’Avvento non solo siamo chiamati a ripercorrere la venuta nella carne del Signore Gesù, ma anche a contemplare la Gerusalemme Celeste. L’avvento, dunque, è molto di più che la semplice preparazione al Natale: nella misura in cui celebra l’inizio e la fine della storia della salvezza, esso è figura ed esperienza della fede che invita a tenere insieme il “già” e il “non ancora” nell’atteggiamento dell’attesa. Facciamo nostre in questo tempo le parole di speranza del profeta Baruc che ascolteremo nella seconda domenica di Avvento: «Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre». Nella Chiesa dimorerà il Verbo fatto carne, e così ad essa sono rivolte le parole: «Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti, dal tramonto del sole fino al suo sorgere, alla parola del santo, esultanti per il ricordo di Dio»4. INDICAZIONI RITUALI SPECIFICHE: - Ad accompagnare la preghiera delle nostre comunità durante l’Avvento sarà una immagine di S. Giuseppe. (L’immagine è disponibile presso la sezione pastorale della curia). Si propone di porre l’immagine all’ingresso della chiesa accanto ad un leggio con la Bibbia aperta. L’ascolto della Parola è l’inizio di ogni cammino di discepolato e di ogni vocazione. - L’ornamento floreale, disposto preferibilmente intorno all’altare piuttosto che sopra, sia sobrio, in armonia con il resto dell’aula chiesa, capace di condurre alla celebrazione del Natale, senza anticiparla (cfr. OGMR, n. 305). 3 Patris corde 5. 4 Cf. Direttorio omiletico n.91. 2
- Potrebbe essere significativo invitare l’organista a tenere un sottofondo un quarto d’ora prima della Messa in modo che chi entra in chiesa sia invitato al silenzio, alla meditazione e alla buona disposizione personale alla celebrazione. - Durante le domeniche di Avvento si può utilizzare per l’atto penitenziale il II formulario che mette in luce l’attesa del volto del Signore: “Mostraci Signore la tua misericordia, e donaci la tua salvezza”. Si canti la triplice invocazione Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison. - Per sottolineare l’atteggiamento dell’ascolto si possono utilizzare delle brevi monizioni (possono essere quelle fornite dal vescovo settimanalmente), che hanno la funzione di introdurre la proclamazione della Parola di Dio. - Un’occasione di risonanza all’interno della proclamazione della Parola di Dio ci è data dal salmo responsoriale. In questo tempo liturgico è bene cantarlo integralmente o almeno si canti il ritornello. In allegato trovate le melodie per i salmi del tempo di Avvento e Natale. - Nel tempo di Natale si utilizzi l’evangeliario. I gesti rituali che nel rito vengono compiuti con esso aprono la possibilità di gustare la verità delle parole del prologo di Giovanni “Il verbo si fece carne”. - Nella preghiera universale si preghi per le diverse vocazioni, dimensione concreta dove la parola ascoltata diventa generativa per i credenti. LINEE UTILI PER LA PREDICAZIONE Il tempo di Avvento presenta attraverso il lezionario un percorso specifico. I temi dei Vangeli delle singole domeniche di Avvento si possono così riassumere (OLM 93-94): la venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica); la figura del Battista e l’imminente venuta di Cristo (II e III domenica); gli antefatti immediati della nascita di Gesù (IV domenica). Nella predicazione è bene tenere conto di questa unità di impostazione. Di seguito si pongono in evidenza alcune linee utili per la predicazione: I Domenica di Avvento: «Vegliate in ogni momento»: il Vangelo della I domenica d’Avvento, nei tre cicli annuncia l’imminente venuta del Figlio dell’Uomo nella gloria. A questo invito fa eco la Prima lettera ai Tessalonicesi indicando gli atteggiamenti che favoriscono la preparazione alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo esortati a stare vigili e all’erta, ad attenderci segni spaventosi in cielo e sulla terra, a non farci sorprendere. La fine dei tempi coni suoi segni e i suoi sconvolgimenti sarà anche l’inizio di un mondo nuovo e di una umanità liberata. Tra i tanti segni terribili che appariranno, Gesù predice che ve ne sarà uno in grado di eclissare tutti gli altri, e cioè la sua apparizione come il Signore della Gloria: «allora vedranno il Figlio dell’Uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» (Direttorio omiletico 85). Non è un giorno di paura quello che viene evocato, ma per i credenti è un invito alla speranza: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Questa è la novità che la nascita di Gesù porta nel mondo e nei nostri cuori. Nella prima lettura il profeta Geremia invita i suoi contemporanei (VI sec a.C.) alla conversione mettendo in luce come la storia della salvezza è anche storia della promessa di Dio al suo popolo. Anche oggi dunque è il tempo in cui Dio realizza la sua promessa. 3
II Domenica di Avvento: «Preparate la via al Signore»: I quattro evangelisti riconoscono il compiersi di queste parole nella predicazione di Giovanni nel deserto. Nelle parole di Giovanni il Battista possiamo leggere l’invito a rimuovere l’ostacolo del peccato che ci frena nell’incontro con Cristo. Infatti è proprio la venuta di Cristo la buona notizia che siamo chiamati a scoprire e annunciare. Paolo (II lettura) gioisce per la collaborazione dei Filippesi nell’annuncio del Vangelo. Anche noi siamo chiamati a vivere la consolazione di Dio riscoprendo la preziosità e la bellezza del Vangelo. Ogni assemblea in cui vengono proclamate le Scritture è la "Gerusalemme" del testo del profeta Baruc (II Domenica C): «Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre» (cf Direttorio omiletico 95). III Domenica di Avvento: «Il Signore è vicino» sono le parole della lettera ai Filippesi che ci viene consegnata oggi. Nella spiritualità liturgica siamo invitati alla gioia dall’apostolo proprio per l’imminente venuta del Signore. Il Verbo divino raggiunge anche oggi i credenti come ricorda il profeta Sofonia nella prima lettura: “Il Signore, tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente”. Questa consapevolezza è fonte della nostra gioia e della nostra conversione. Giovanni il Battista presenta alla folla di pubblicani, soldati e peccatori la necessità di cambiare il loro modo di pensare. Non si presenta la necessità di separare i credenti dai rispettivi contesti sociali, ma di vivere in modo nuovo la propria realtà di vita. Atteggiamenti di vita nuovi per cogliere come la presenza del Signore nel nostro cuore è viva e operante. IV Domenica di Avvento: Con la IV Domenica di Avvento, il Natale è ormai prossimo. L’atmosfera della liturgia, dagli accorati appelli alla conversione si sposta sugli eventi che circondano da vicino la nascita di Gesù. «Maria si alzò e andò in fretta»: il comportamento di Maria rispecchia quello di Giuseppe quando riceve l’annuncio dall’angelo. È istruttivo riflettere su come Maria si comporta quando si rende conto di portare il Figlio di Dio nel proprio grembo. Come afferma il direttorio omiletico al n 108 Maria «in fretta» va a visitare Elisabetta, così da poter costatare che «nulla è impossibile a Dio»; e così facendo porta una grande gioia ad Elisabetta e al figlio nel suo grembo. Il viaggio di Maria trova uno sfondo interessante nel contesto biblico, infatti riflette il viaggio della arca dell’alleanza verso la città di Gerusalemme (1Cr 13,1-14). Lo stupore di Davide diventa lo stupore di Elisabetta e la permanenza dell’arca nella casa di Obed-Edom per tre mesi ricalca il soffermarsi di Maria per circa tre mesi con Elisabetta. Nella piena disponibilità di Maria possiamo trovare l’atteggiamento spirituale che caratterizza la liturgia di questa domenica in cui siamo invitati ad accogliere l’opera dello Spirito Santo in noi attraverso il sacramento dell’Eucaristia (cf orazione sulle offerte). Natale del Signore: Alla Messa vigilare vespertina troviamo il riferimento a Giuseppe che nell’ascolto delle parole dell’angelo si lascia coinvolgere nel mistero dell’incarnazione. Nel vangelo del Giorno il Prologo del Vangelo di san Giovanni fa luce sull’identità del bambino nella mangiatoia. L’annuncio definitivo è Gesù 4
stesso, piena rivelazione del Padre. L’evangelista afferma: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noì”. La lettera agli Ebrei presenta Gesù come la Parola: “Precedentemente Dio aveva parlato in molti modi per mezzo dei profeti, ma ora “in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio… che tutto sostiene con la sua Parola potente” (v 2-3). La parola che è Gesù realizza una nuova creazione dove tutti gli uomini e le donne sono chiamati a sperimentare la bellezza di essere figli di Dio. Ufficio diocesano per la pastorale liturgica e la musica sacra 5
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