Consiglio Nazionale dei Geologi - Rassegna stampa A due anni dal terremoto, la prevenzione è ancora una chimera I geologi chiedono scelte chiare ...

 
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Consiglio Nazionale dei Geologi

                     Rassegna stampa
  A due anni dal terremoto, la prevenzione è ancora una
                        chimera
I geologi chiedono scelte chiare sulla gestione dei georischi,
      sulla manutenzione del costruito e del territorio
                       27 agosto 2018
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Quotidiano   Data     25-08-2018
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Geologi: a due anni dal terremoto nel centro
Italia, la prevenzione è ancora una 'chimera'
CNG 24/08/2018

I geologi chiedono scelte chiare sulla gestione dei georischi, sulla
manutenzione del costruito e del territorio

                                                           Amatrice, 24 agosto 2018 - “Oggi ricorre il
secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile terremoto colpì un’ampia
fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e distruzione e la memoria non può non
andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha perduto tutto, dai propri cari ai propri beni. E non
possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a
operare secondo procedure che anziché snellire e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al
massimo, come già tante volte segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle
Professioni Tecniche”. Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei
Geologi, Francesco Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.

“In questi due anni – continua il Presidente CNG - altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti (per
restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena del torrente
Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa in
sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono nel dimenticatoio non appena scema
l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la necessità di una scelta
innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di
azioni e interventi sistematici per la salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un
Paese come l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i
georischi”.

Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato antecedentemente agli
anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi geologici, senza conoscenza dei
rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere esposto e con criteri assolutamente non
antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio italiano non era classificato a rischio sismico. È
facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e
infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata.
Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del
rischio sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento
accaduto rispetto all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi
sempre con misure tampone ed emergenziali di protezione civile post-evento”.

I Geologi al Governo: Come si intende affrontare la problematica
dei georischi, e l’assenza di manutenzione?
“Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG - qualcosa di positivo era stato avviato, nel
senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e continue nel
tempo secondo precise strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente migliorabili, con
Italiasicura relativamente al rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio sismico, ma questo
governo ha pensato bene di chiudere ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per
questioni politiche e di competenza tra ministeri che per altro. Personalmente mi interessa poco chi
gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe sapere, ormai a distanza di diversi mesi
dall’insediamento di questo nuovo governo, come si intende affrontare la problematica dei georischi,
l’assenza di manutenzione non solo del costruito, ma anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in
frana, ecc), che non fa altro che determinare o amplificare l’entità dei danni al costruito”.

...e il fascicolo del fabbricato? e la carta geologica di'Italia?
A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone una serie di
interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua escalation di eventi calamitosi,
finalmente possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che qualche lobby si
metta di traverso e con il contributo della politica continui ad affossare un provvedimento che,
potrebbe essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e infrastrutture, magari
cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto e
cosa il governo intende fare relativamente a un DDL per il rifinanziamento e completamento della Carta
Geologica d’Italia (il cosiddetto Progetto CARG avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della
Microzonazione sismica (introdotta con il Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta
indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio), perché parlare di
messa in sicurezza del territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo
comportamento, è come voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi
piacerebbe sapere se queste problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo
di stakeholder e addetti ai lavori, a tal proposito, ricordiamo il contributo importante dato dai
professionisti attraversi i rispettivi Consigli Nazionali, quasi sempre di concerto attraverso la Rete delle
Professioni Tecniche".
"Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica - conclude il Presidente Peduto -
chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la gestione dei georischi, della manutenzione dei
manufatti e del territorio in modo chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo
in termini di vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di credere, come qualcuno ha scritto stamane,
che la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è antielettorale, che non interessa alla nostra
classe politica ‘fino al momento in cui, un secondo dopo, ci sono state delle vittime’” .
Consiglio Nazionale Geologi: “In
Italia la prevenzione è ancora una
chimera”
24 agosto 2018

Agenpress. “Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un
terribile terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e
distruzione e la memoria non può non andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha perduto
tutto, dai propri cari ai propri beni. E non possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione
e le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a operare secondo procedure che anziché
snellire e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo, come già tante volte
segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle Professioni Tecniche”.
Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco Peduto, due
anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.

“In questi due anni – continua il Presidente CNG – altri tragici eventi calamitosi si sono
susseguiti (per restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del
Molise, la piena del torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di
prevenzione e/o di messa in sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono nel
dimenticatoio non appena scema l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo
non invocare la necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la
strada della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di azioni e interventi sistematici per la
salvaguardia di persone e cose,           non più procrastinabili in un Paese come l’Italia,
geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i georischi”.

Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato
antecedentemente agli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi
geologici, senza conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere
esposto e con criteri assolutamente non antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio
italiano non era classificato a rischio sismico. È facilmente immaginabile, quindi, quale possa
essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e infrastrutture strategiche quali ospedali,
scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata. Tante volte abbiamo fatto i conti
di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del rischio sismico e del rischio
idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento accaduto rispetto
all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con
misure tampone ed emergenziali di protezione civile post-evento”.

“Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG – qualcosa di positivo era stato avviato,
nel senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e
continue nel tempo secondo precise strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente
migliorabili, con Italiasicura relativamente al rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio
sismico, ma questo governo ha pensato bene di chiudere ambedue le strutture di missione,
secondo alcuni più per questioni politiche e di competenza tra ministeri che per altro.
Personalmente mi interessa poco chi gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe sapere,
ormai a distanza di diversi mesi dall’insediamento di questo nuovo governo, come si intende
affrontare la problematica dei georischi, l’assenza di manutenzione non solo del costruito, ma
anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc), che non fa altro che determinare o
amplificare l’entità dei danni al costruito”.

A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone una serie di
interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua escalation di eventi calamitosi,
finalmente possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che qualche
lobby si metta di traverso e con il contributo della politica continui ad affossare un
provvedimento che, potrebbe essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e
infrastrutture, magari cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe
sapere che fine ha fatto e cosa il governo intende fare relativamente a un DDL per il
rifinanziamento e completamento della Carta Geologica d’Italia (il cosiddetto Progetto CARG
avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della Microzonazione sismica (introdotta con il
Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta
ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio), perché parlare di messa in sicurezza
del territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo comportamento, è come
voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi piacerebbe sapere se
queste problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo di stakeholder
e addetti ai lavori, a tal proposito, ricordiamo il contributo importante dato dai professionisti
attraversi i rispettivi Consigli Nazionali, quasi sempre di concerto attraverso la Rete delle
Professioni Tecniche”.

“Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica – conclude il Presidente Peduto –
chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la gestione dei georischi, della
manutenzione dei manufatti e del territorio in modo chiaro, perché il nostro Paese ha già
pagato un contributo altissimo in termini di vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di
credere, come qualcuno ha scritto stamane, che la sicurezza è cinica, non porta voti e per
questo è antielettorale, che non interessa alla nostra classe politica ‘fino al momento in cui, un
secondo dopo, ci sono state delle vittime’” .
27/8/2018                    9Colonne | GEOLOGI: LA PREVENZIONE Eâ ANCORA UNA CHIMERA

  GEOLOGI: LA PREVENZIONE
  E’ ANCORA UNA CHIMERA
                     “Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile
                     terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e
                     distruzione e la memoria non può non andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha
                     perduto tutto, dai propri cari ai propri beni. E non possiamo non evidenziare i ritardi della
                     ricostruzione e le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a operare secondo procedure
                     che anziché snellire e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo, come
                     già tante volte segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle
                     Professioni Tecniche”. Queste le parole del presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi,
                     Francesco Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia. “In questi due
                     anni – continua il presidente CNG ­ altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti (per
                     restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena
                     del torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di
                     prevenzione e/o di messa in sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono
                     nel dimenticatoio non appena scema l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non
                     possiamo non invocare la necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con
                     decisione la strada della “prevenzione civile” per l’attuazione di azioni e interventi
                     sistematici per la salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un Paese come
                     l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i
                     georischi”.
                     CRITICITÀ. Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato
                     realizzato antecedentemente agli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate,
                     senza studi geologici, senza conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto
                     potrebbe essere esposto e con criteri assolutamente non antisismici, perché allora la quasi
                     totalità del territorio italiano non era classificato a rischio sismico. È facilmente
                     immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e
                     infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica
                     e privata. Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la
                     mancata prevenzione del rischio sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si
                     amplifichino i costi degli interventi a evento accaduto rispetto all’agire in prevenzione, ma
                     continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con misure tampone ed
                     emergenziali di protezione civile post­evento”. (Red – 24 ago)
                     (© 9Colonne ­ citare la fonte)
Calamità naturali e infrastrutture: per i
geologi servono scelte chiare
Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: “Al governo chiediamo di dare conto su come si
voglia affrontare la gestione dei georischi. Il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo in termini di vite umane
e di costi economici”

PUBBLICATO IL: 27/08/2018

A due anni dal terremoto che il 24 agosto del 2016 ha colpito Amatrice e vaste aree del
Centro Italia, la prevenzione in Italia rimane ancora una “chimera”. A lanciare l’allarme
è il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) Francesco Peduto.

“In questi due anni altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti e ogni volta si
invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa in sicurezza e di manutenzione,
che poi puntualmente cadono nel dimenticatoio non appena scema l’attenzione mediatica
– spiega il Presidente Peduto – Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la
necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada
della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di azioni e interventi sistematici per la
salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un Paese come l’Italia,
geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i
georischi”.

Nell’analizzare l’emergenza in cui versa l’Italia, il Presidente del Consiglio Nazionale
dei Geologi punta il dito sullo stato precario di un imponente numero di strutture
e infrastrutture strategiche disseminate in tutta Italia, costruite sia dall’edilizia
pubblica che da quella privata: ospedali, scuole, ponti e viadotti. “Nel nostro Paese –
spiega – oltre il 90% del costruito è stato realizzato antecedentemente agli anni ‘80,
secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi geologici, senza conoscenza
dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere esposto e con criteri
assolutamente non antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio italiano non
era classificato a rischio sismico. Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo
Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del rischio sismico e del rischio idrogeologico
e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento accaduto rispetto all’agire in
prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con misure
tampone ed emergenziali di protezione civile post-evento”.

Alla luce dei tragici eventi avvenuti nelle ultime settimane – dal crollo del viadotto
Morandi a Genova al terremoto del Molise alla piena del torrente Raganello in
Calabria – il Consiglio Nazionale dei Geologi chiede un immediato cambio di passo al
Governo. “Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG – qualcosa di positivo
era stato avviato, nel senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di
intervento strutturali e continue nel tempo secondo precise strategie, magari non sempre
condivisibili e sicuramente migliorabili, con Italiasicura relativamente al rischio
idrogeologico e Casa Italia per il rischio sismico, ma questo governo ha pensato bene di
chiudere ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per questioni politiche e di
competenza tra ministeri che per altro. Personalmente mi interessa poco chi gestisce
queste competenze, ma mi piacerebbe sapere, ormai a distanza di diversi mesi
dall’insediamento di questo nuovo governo, come si intende affrontare la problematica
dei georischi, l’assenza di manutenzione non solo del costruito, ma anche del territorio
(fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc), che non fa altro che determinare o amplificare
l’entità dei danni al costruito”. “Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe
politica – conclude il Presidente Peduto – chiediamo di dare conto su come si voglia
affrontare la gestione dei georischi, della manutenzione dei manufatti e del territorio in
modo chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo in termini di
vite umane e di costi economici”.
Sisma centro Italia: geologi chiedono scelte
chiare
PUBBLICATO DA ANTONELLA MICOLITTI 25/08/2018

A due anni dal sisma del centro Italia i geologi chiedono scelte chiare in materia di
prevenzione e difesa del territorio.

“Ieri il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile terremoto colpi’ un’ampia
fascia appenninica dell’Italia centrale portando con se’ lutti e distruzione e la memoria non puo’ non
andare, innanzitutto, a chi non c’e’ piu’ e a chi ha perduto tutto, dai propri cari ai propri beni. E non
possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficolta’ dei tecnici, geologi ma non solo, a
operare secondo procedure che anziche’ snellire e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al
massimo, come gia’ tante volte segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle
Professioni Tecniche”. Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco
Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.

“In questi due anni – continua il Presidente CNG – altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti (per restare solo agli
ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena del torrente Raganello in Calabria) e ogni
volta si invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa in sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente
cadono nel dimenticatoio non appena scema l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare
la necessita’ di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’ per
l’attuazione di azioni e interventi sistematici per la salvaguardia di persone e cose, non piu’ procrastinabili in un Paese
come l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i georischi”. Peduto
prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito e’ stato realizzato antecedentemente agli anni ’80, secondo
normative vetuste e non piu’ adeguate, senza studi geologici, senza conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo
manufatto potrebbe essere esposto e con criteri assolutamente non antisismici, perche’ allora la quasi totalita’ del
territorio italiano non era classificato a rischio sismico. E’ facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato
di sicurezza non solo di strutture e infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia
pubblica e privata. Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del
rischio sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento accaduto rispetto
all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con misure tampone ed
emergenziali di protezione civile post-evento”.
24 Ago, 2018 Ξ Commenta la notizia

A due anni dal terremoto nel centro Italia, la prevenzione è ancora una
‘chimera’. Parlano i Geologi
scritto da Redazione

“Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile
terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e
distruzione e la memoria non può non andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha perduto
tutto, dai propri cari ai propri beni. E non possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione e
le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a operare secondo procedure che anziché snellire
e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo, come già tante volte segnalato
insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle Professioni Tecniche”. Queste le
parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco Peduto, due anni dopo il
sisma che ha distrutto il centro Italia.

“In questi due anni – continua il Presidente CNG – altri tragici eventi calamitosi si sono
susseguiti (per restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del
Molise, la piena del torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di
prevenzione e/o di messa in sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono nel
dimenticatoio non appena scema l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo
non invocare la necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la
strada della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di azioni e interventi sistematici per la
salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un Paese come l’Italia,
geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i georischi”.

Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato
antecedentemente agli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi
geologici, senza conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere
esposto e con criteri assolutamente non antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio
italiano non era classificato a rischio sismico. È facilmente immaginabile, quindi, quale possa
essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e infrastrutture strategiche quali ospedali,
scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata. Tante volte abbiamo fatto i conti di
quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del rischio sismico e del rischio
idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento accaduto rispetto
27/8/2018                 Agorà | A due anni dal terremoto nel centro Italia, la prevenzione è ancora una ‘chimera’. Parlano i Geologi

all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con
misure tampone ed emergenziali di protezione civile post­evento”.

“Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG – qualcosa di positivo era stato avviato,
nel senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e
continue nel tempo secondo precise strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente
migliorabili, con Italiasicura relativamente al rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio
sismico, ma questo governo ha pensato bene di chiudere ambedue le strutture di missione,
secondo alcuni più per questioni politiche e di competenza tra ministeri che per altro.
Personalmente mi interessa poco chi gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe sapere,
ormai a distanza di diversi mesi dall’insediamento di questo nuovo governo, come si intende
affrontare la problematica dei georischi, l’assenza di manutenzione non solo del costruito, ma
anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc), che non fa altro che determinare o
amplificare l’entità dei danni al costruito”.

A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone una serie di
interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua escalation di eventi calamitosi,
finalmente possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che qualche
lobby si metta di traverso e con il contributo della politica continui ad affossare un
provvedimento che, potrebbe essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e
infrastrutture, magari cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe
sapere che fine ha fatto e cosa il governo intende fare relativamente a un DDL per il
rifinanziamento e completamento della Carta Geologica d’Italia (il cosiddetto Progetto CARG
avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della Microzonazione sismica (introdotta con il
Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta
ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio), perché parlare di messa in sicurezza del
territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo comportamento, è come
voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi piacerebbe sapere se
queste problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo di stakeholder e
addetti ai lavori, a tal proposito, ricordiamo il contributo importante dato dai professionisti
attraversi i rispettivi Consigli Nazionali, quasi sempre di concerto attraverso la Rete delle
Professioni Tecniche”.

“Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica – conclude il Presidente Peduto –
chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la gestione dei georischi, della
manutenzione dei manufatti e del territorio in modo chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato
un contributo altissimo in termini di vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di credere, come
qualcuno ha scritto stamane, che la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è
antielettorale, che non interessa alla nostra classe politica ‘fino al momento in cui, un secondo
dopo, ci sono state delle vittime’” .
Terremoto, i geologi: “Dopo due anni la
prevenzione è una chimera”
ago 25, 2018

NORCIA – “Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile
terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e distruzione e la
memoria non può non andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha perduto tutto, dai propri cari ai
propri beni. E non possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficoltà dei tecnici,
geologi ma non solo, a operare secondo procedure che anziché snellire e semplificare sono elefantiache
e burocratizzate al massimo, come già tante volte segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono
alla Rete delle Professioni Tecniche”. Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei
Geologi, Francesco Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.

“In questi due anni – continua il Presidente CNG – altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti (per
restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena del torrente
Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa in
sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono nel dimenticatoio non appena scema
l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la necessità di una scelta
innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di
azioni e interventi sistematici per la salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un Paese
come l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i georischi”.

Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato antecedentemente agli
anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi geologici, senza conoscenza dei
rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere esposto e con criteri assolutamente non
antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio italiano non era classificato a rischio sismico. È
facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e
infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata.
Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del
rischio sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento
accaduto rispetto all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre
con misure tampone ed emergenziali di protezione civile post-evento”.

“Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG – qualcosa di positivo era stato avviato, nel senso
che si era provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e continue nel tempo
secondo precise strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente migliorabili, con Italiasicura
relativamente al rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio sismico, ma questo governo ha pensato
bene di chiudere ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per questioni politiche e di
competenza tra ministeri che per altro. Personalmente mi interessa poco chi gestisce queste competenze,
ma mi piacerebbe sapere, ormai a distanza di diversi mesi dall’insediamento di questo nuovo governo,
come si intende affrontare la problematica dei georischi, l’assenza di manutenzione non solo del
costruito, ma anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc), che non fa altro che
determinare o amplificare l’entità dei danni al costruito”.

A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone una serie di
interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua escalation di eventi calamitosi, finalmente
possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che qualche lobby si metta di
traverso e con il contributo della politica continui ad affossare un provvedimento che, potrebbe essere
utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e infrastrutture, magari cominciando ad introdurlo
almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto e cosa il governo intende fare
relativamente a un DDL per il rifinanziamento e completamento della Carta Geologica d’Italia (il
cosiddetto Progetto CARG avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della Microzonazione sismica
(introdotta con il Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta indispensabile per una corretta
ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio), perché parlare di messa in sicurezza del
territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo comportamento, è come voler
costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi piacerebbe sapere se queste
problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo di stakeholder e addetti ai lavori,
a tal proposito, ricordiamo il contributo importante dato dai professionisti attraversi i rispettivi Consigli
Nazionali, quasi sempre di concerto attraverso la Rete delle Professioni Tecniche”.

“Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica – conclude il Presidente Peduto –
chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la gestione dei georischi, della manutenzione dei
manufatti e del territorio in modo chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo in
termini di vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di credere, come qualcuno ha scritto stamane, che
la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è antielettorale, che non interessa alla nostra classe
politica ‘fino al momento in cui, un secondo dopo, ci sono state delle vittime’” .
Sisma centro Italia, i geologi
insistono sulla prevenzione
Da
Redazione

agosto 24, 2018

A due anni dal sisma di Amatrice chiedono scelte chiare sulla gestione
dei georischi, sulla manutenzione del costruito e del territorio
AMATRICE – “Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016,
quando un terribile terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale
portando con sé lutti e distruzione e la memoria non può non andare, innanzitutto,
a chi non c’è più e a chi ha perduto tutto, dai propri cari ai propri beni. E non
possiamo non evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficoltà dei tecnici,
geologi ma non solo, a operare secondo procedure che anziché snellire e
semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo, come già tante volte
segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle Professioni
Tecniche”. Queste le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi,
Francesco Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.

“In questi due anni – continua il Presidente CNG – altri tragici eventi calamitosi si
sono susseguiti (per restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il
terremoto del Molise, la piena del torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si
invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa in sicurezza e di
manutenzione, che poi puntualmente cadono nel dimenticatoio non appena scema
l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la
necessità di una scelta innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada
della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di azioni e interventi sistematici per la
salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un Paese come l’Italia,
geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i
georischi”.

Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato
antecedentemente agli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate,
senza studi geologici, senza conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo
manufatto potrebbe essere esposto e con criteri assolutamente non antisismici,
perché allora la quasi totalità del territorio italiano non era classificato a rischio
sismico. È facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di
sicurezza non solo di strutture e infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole,
ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata. Tante volte abbiamo fatto i
conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del rischio
sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli
interventi ad evento accaduto rispetto all’agire in prevenzione, ma continuiamo a
gestire queste problematiche quasi sempre con misure tampone ed emergenziali
di protezione civile post-evento”.
“Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG – qualcosa di positivo era
stato avviato, nel senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di
intervento strutturali e continue nel tempo secondo precise strategie, magari non
sempre condivisibili e sicuramente migliorabili, con Italiasicura relativamente al
rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio sismico, ma questo governo ha
pensato bene di chiudere ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per
questioni politiche e di competenza tra ministeri che per altro. Personalmente mi
interessa poco chi gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe sapere, ormai a
distanza di diversi mesi dall’insediamento di questo nuovo governo, come si
intende affrontare la problematica dei georischi, l’assenza di manutenzione non
solo del costruito, ma anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc),
che non fa altro che determinare o amplificare l’entità dei danni al costruito”.

A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone
una serie di interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua
escalation di eventi calamitosi, finalmente possiamo parlare di fascicolo del
fabbricato in modo sereno, senza che qualche lobby si metta di traverso e con il
contributo della politica continui ad affossare un provvedimento che, potrebbe
essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e infrastrutture, magari
cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere
che fine ha fatto e cosa il governo intende fare relativamente a un DDL per il
rifinanziamento e completamento della Carta Geologica d’Italia (il cosiddetto
Progetto CARG avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della Microzonazione
sismica (introdotta con il Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta
indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del
territorio), perché parlare di messa in sicurezza del territorio, senza conoscere né
cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo comportamento, è come voler costruire una
casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi piacerebbe sapere se queste
problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo di
stakeholder e addetti ai lavori, a tal proposito, ricordiamo il contributo importante
dato dai professionisti attraversi i rispettivi Consigli Nazionali, quasi sempre di
concerto attraverso la Rete delle Professioni Tecniche”.

“Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica – conclude il
Presidente Peduto – chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la
gestione dei georischi, della manutenzione dei manufatti e del territorio in modo
chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo in termini di
vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di credere, come qualcuno ha scritto
stamane, che la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è antielettorale,
che non interessa alla nostra classe politica ‘fino al momento in cui, un secondo
dopo, ci sono state delle vittime’” .
I geologi ad Amatrice dopo il sisma del 24 agosto 2016

Due anni dal terremoto in centro Italia. Parlano i geologi
 Redazione    24 agosto 2018    Società

Amatrice – “Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un terribile

terremoto colpì un’ampia fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e distruzione e la

memoria non può non andare, innanzitutto, a chi non c’è più e a chi ha perduto tutto. E non possiamo non

evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a operare secondo

procedure che anziché snellire e semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo, come già

tante volte segnalato insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle professioni tecniche”.

Sono parole del presidente del consiglio nazionale dei geologi, Francesco Peduto, due anni dopo il sisma

che ha distrutto il centro Italia. Peduto ricorda anche gli altri tragici eventi calamitosi che si sono
susseguiti (per restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena

del torrente Raganello in Calabria). “Ogni volta – ricorda – si invocano piani straordinari di prevenzione o
di messa in sicurezza e di manutenzione, che poi cadono nel dimenticatoio quando cala l’attenzione

mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la necessità di una scelta innanzitutto
culturale di imboccare con decisione la strada della prevenzione civile, per l’attuazione di azioni e

interventi sistematici per la salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un paese come
l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera, e per questo soggetto a georischi”.

“Nel nostro paese – prosegue il presidente del consiglio dei geologi – oltre il 90% del costruito è stato

realizzato prima degli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi geologici, senza
conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere esposto e con criteri

assolutamente non antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio italiano non era classificato a
rischio sismico”.

                                                                                                                  1/2
27/8/2018                                         Due anni dal terremoto in centro Italia. Parlano i geolgi

      “È facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di sicurezza non solo di strutture e

      infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia pubblica e privata.
                                                                                                                         
      Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata prevenzione del rischio
      sismico e del rischio idrogeologico, e di quanto si amplifichino i costi degli interventi ad evento accaduto

      rispetto all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste problematiche quasi sempre con misure
      tampone ed emergenziali di protezione civile post-evento”.

      “Nella passata legislatura – osserva Peduto – qualcosa di positivo era stato avviato, nel senso che si era
      provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e continue nel tempo secondo precise

      strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente migliorabili, con Italiasicura, relativamente al

      rischio idrogeologico, e Casa Italia per il rischio sismico. Ora, questo governo, ha pensato bene di chiudere
      ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per questioni politiche e di competenza tra ministeri

      che per altro. Personalmente mi interessa poco chi gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe

      sapere, ormai a distanza di diversi mesi dall’insediamento del governo, come si intende affrontare la
      problematica dei georischi, l’assenza di manutenzione, non solo del costruito, ma anche del territorio

      (fiumi e torrenti, versanti in frana, ecc), che non fa altro che determinare o amplificare l’entità dei danni al
      costruito”.

      “Mi piacerebbe conclude – continua il presidente Cng – sapere se di fronte alla continua escalation di
      eventi calamitosi, finalmente possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che
      qualche lobby si metta di traverso, e con il contributo della politica continui ad affossare un
      provvedimento che, potrebbe essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e infrastrutture,

      magari cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto
      e cosa il governo intende fare relativamente a un Ddl per il rifinanziamento e completamento della Carta

      geologica d’Italia (il cosiddetto progetto Carg, avviato nel 1988 e mai portato a termine) e della
      Microzonazione sismica (introdotta con il decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché ritenuta

      indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio”.

      “Parlare di messa in sicurezza del territorio – conclude Peduto -, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri

      piedi né il suo comportamento, è come voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle

      fondamenta. Al governo e a tutta la classe politica chiediamo di dare conto di come si voglia affrontare la
      gestione dei georischi, della manutenzione dei manufatti e del territorio in modo chiaro. Mi rifiuto di

      credere, come qualcuno ha scritto stamane, che la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è
      antielettorale, e non interessa alla nostra classe politica fino al momento in cui, un secondo dopo, ci sono

      state delle vittime” .

                                                                                                                             2/2
27/8/2018                                      Voce della Politica - 24/08/2018 - terremoto centro Italia, i geologi chiedono scelte chiare

                                       La voce della Politica
                       terremoto centro Italia, i geologi chiedono scelte chiare
   24/08/2018

                                              “Oggi ricorre il secondo anniversario di quel doloroso 24
                                              agosto 2016, quando un terribile terremoto colpì un’ampia
                                              fascia appenninica dell’Italia centrale portando con sé lutti e
                                              distruzione e la memoria non può non andare, innanzitutto, a
                                              chi non c’è più e a chi ha perduto tutto, dai propri cari ai
                                              propri beni. E non possiamo non evidenziare i ritardi della
                                              ricostruzione e le difficoltà dei tecnici, geologi ma non solo, a
                                              operare secondo procedure che anziché snellire e
                                              semplificare sono elefantiache e burocratizzate al massimo,
                                              come già tante volte segnalato insieme alle altre professioni
                                              che aderiscono alla Rete delle Professioni Tecniche”. Queste
                                              le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi,
                                              Francesco Peduto, due anni dopo il sisma che ha distrutto il
                                              centro Italia.

   “In questi due anni – continua il Presidente CNG ­ altri tragici eventi calamitosi si sono susseguiti (per
   restare solo agli ultimi giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise, la piena del
   torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si invocano piani straordinari di prevenzione e/o di messa
   in sicurezza e di manutenzione, che poi puntualmente cadono nel dimenticatoio non appena scema
   l’attenzione mediatica. Ma, ancora una volta, non possiamo non invocare la necessità di una scelta
   innanzitutto culturale di imboccare con decisione la strada della ‘prevenzione civile’ per l’attuazione di
   azioni e interventi sistematici per la salvaguardia di persone e cose, non più procrastinabili in un
   Paese come l’Italia, geologicamente giovane, di frontiera e per questo soggetto di continuo a tutti i
   georischi”.

   Peduto prosegue: “Nel nostro Paese oltre il 90% del costruito è stato realizzato antecedentemente
   agli anni ‘80, secondo normative vetuste e non più adeguate, senza studi geologici, senza
   conoscenza dei rischi naturali ai quali ogni singolo manufatto potrebbe essere esposto e con criteri
   assolutamente non antisismici, perché allora la quasi totalità del territorio italiano non era classificato
   a rischio sismico. È facilmente immaginabile, quindi, quale possa essere lo stato di sicurezza non
   solo di strutture e infrastrutture strategiche quali ospedali, scuole, ponti, viadotti, ma di tutta l’edilizia
   pubblica e privata. Tante volte abbiamo fatto i conti di quanto costi allo Stato e ai cittadini la mancata
   prevenzione del rischio sismico e del rischio idrogeologico e di quanto si amplifichino i costi degli
   interventi ad evento accaduto rispetto all’agire in prevenzione, ma continuiamo a gestire queste
   problematiche quasi sempre con misure tampone ed emergenziali di protezione civile post­evento”.

   “Nella passata legislatura – osserva il Presidente CNG ­ qualcosa di positivo era stato avviato, nel
   senso che si era provato a programmare e pianificare azioni di intervento strutturali e continue nel
   tempo secondo precise strategie, magari non sempre condivisibili e sicuramente migliorabili, con
   Italiasicura relativamente al rischio idrogeologico e Casa Italia per il rischio sismico, ma questo
   governo ha pensato bene di chiudere ambedue le strutture di missione, secondo alcuni più per
   questioni politiche e di competenza tra ministeri che per altro. Personalmente mi interessa poco chi
   gestisce queste competenze, ma mi piacerebbe sapere, ormai a distanza di diversi mesi
   dall’insediamento di questo nuovo governo, come si intende affrontare la problematica dei georischi,
   l’assenza di manutenzione non solo del costruito, ma anche del territorio (fiumi e torrenti, versanti in
   frana, ecc), che non fa altro che determinare o amplificare l’entità dei danni al costruito”.

   A due anni di distanza dal terremoto nell’Italia centrale, il Presidente CNG si pone una serie di
   interrogativi: “Mi piacerebbe sapere se di fronte alla continua escalation di eventi calamitosi,
   finalmente possiamo parlare di fascicolo del fabbricato in modo sereno, senza che qualche lobby si
   metta di traverso e con il contributo della politica continui ad affossare un provvedimento che,
   potrebbe essere utilissimo per capire lo stato di salute di manufatti e infrastrutture, magari
   cominciando ad introdurlo almeno per le opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto e
   cosa il governo intende fare relativamente a un DDL per il rifinanziamento e completamento della
   Carta Geologica d’Italia (il cosiddetto Progetto CARG avviato nel 1988 e mai portato a termine) e
   della Microzonazione sismica (introdotta con il Decreto Abruzzo dopo il sisma del 2009 poiché
   ritenuta indispensabile per una corretta ricostruzione e per l’utilizzo in sicurezza del territorio), perché
   parlare di messa in sicurezza del territorio, senza conoscere né cosa c’è sotto i nostri piedi né il suo
   comportamento, è come voler costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta. Mi
   piacerebbe sapere se queste problematiche debbano essere affrontate nuovamente con il contributo
   di stakeholder e addetti ai lavori, a tal proposito, ricordiamo il contributo importante dato dai
   professionisti attraversi i rispettivi Consigli Nazionali, quasi sempre di concerto attraverso la Rete
   delle Professioni Tecniche".

   "Al governo, ai ministri competenti, a tutta la classe politica ­ conclude il Presidente Peduto -
   chiediamo di dare conto su come si voglia affrontare la gestione dei georischi, della manutenzione dei
   manufatti e del territorio in modo chiaro, perché il nostro Paese ha già pagato un contributo altissimo
   in termini di vite umane e di costi economici. Mi rifiuto di credere, come qualcuno ha scritto stamane,
27/8/2018                                   Voce della Politica - 24/08/2018 - terremoto centro Italia, i geologi chiedono scelte chiare
   che la sicurezza è cinica, non porta voti e per questo è antielettorale, che non interessa alla nostra
   classe politica ‘fino al momento in cui, un secondo dopo, ci sono state delle vittime’” .
27/8/2018          A due anni dal terremoto di Amatrice, la prevenzione è ancora una 'chimera' I geologi chiedono scelte chiare sulla gestione dei georischi, sulla man…

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A due anni dal terremoto di Amatrice, la
prevenzione è ancora una 'chimera'
I geologi chiedono scelte chiare sulla gestione dei georischi, sulla
manutenzione del costruito e del territorio
Pubblicato il: 24/08/2018, 18:26 | Categoria: Attualità
                                  "Oggi ricorre il secondo
anniversario di quel doloroso 24 agosto 2016, quando un
terribile terremoto colpì un'ampia fascia appenninica dell'Italia
centrale portando con sé lutti e distruzione e la memoria non
può non andare, innanzitutto, a chi non c'è più e a chi ha
perduto tutto, dai propri cari ai propri beni. E non possiamo
non evidenziare i ritardi della ricostruzione e le difficoltà dei
tecnici, geologi ma non solo, a operare secondo procedure che
anziché snellire e semplificare sono elefantiache e
burocratizzate al massimo, come già tante volte segnalato
insieme alle altre professioni che aderiscono alla Rete delle
Professioni Tecniche". Queste le parole del Presidente del
Consiglio Nazionale dei Geologi, Francesco Peduto, due anni
dopo il sisma che ha distrutto il centro Italia.

"In questi due anni – continua il Presidente CNG ­ altri tragici
eventi calamitosi si sono susseguiti (per restare solo agli ultimi
giorni il viadotto Morandi a Genova, il terremoto del Molise,
la piena del torrente Raganello in Calabria) e ogni volta si
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