Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...

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Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...
Bollettino parrocchiale di
Tesserete e Sala Capriasca

“È il Signore che ci guida, nel cammino
 della vita, con lo Spirito del Padre,
      per portare il Suo Vangelo”.
            (Don Sandro Colonna)
                                   Gennaio-Aprile 2022
Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...
Orario delle Sante Messe vigiliari, Rito Ambrosiano
    Tesserete							 ore 17.30
    Vaglio							 ore 18.30
    Solennità di precetto infrasettimanale a Tesserete ore 17.30
     Orario delle Sante Messe domenicali e festive
    Sala Capriasca		               ore 9.00
    Casa S. Giuseppe		             ore 9.15
    Bidogno     		 ore 10.30
    Tesserete			                   ore 10.30 e 19.30
    Convento Bigorio (Rito Romano) ore 17.30
     Orario delle Sante Messe nei giorni feriali
    Casa S. Giuseppe		              ore 7.00
    Prepositurale (giovedì)         ore 9.00
    Frazioni			                     ore 17.30
     Adorazione Eucaristica
    Tesserete in prepositurale il lunedì dalle ore 20.00 alle ore 21.00
     Sacramento della Penitenza e Riconciliazione (Confessioni)
    In prepositurale ogni sabato dalle ore 16.30 alle ore 17.30
     Sacerdoti della zona-rete pastorale Capriasca
    Parroco-Prevosto        Mons. Ernesto Barlassina    Telefono           091 943 37 73
    Amministratore di Sala Capriasca e di Bidogno       prevosto@parrocchiaditesserete.ch
    Vicario		               Don John Thaddeus Alabastro Telefono           091 234 55 75
    					                                                vicario@parrocchiaditesserete.ch
    Don Sandro Colonna Capp. Casa S. Giuseppe           Telefono          079 153 02 47
    Don Luigi Siamey        Ponte Capriasca             Telefono          091 945 24 69
    Mons. Erico Zoppis      Lopagno                     Telefono          091 943 46 83
    Don Pietro Pezzoni      Scareglia                   Telefono          076 630 86 94
    P. Michele Ravetta      Guardiano del Convento      Telefono          079 252 90 64
    P. Ferruccio Consonni Vicario del Convento          Telefono          078 865 60 60
     Recapiti
    Segreteria parrocchiale: martedì e venerdì dalle ore 8.30 alle ore 11.30
    segreteria@parrocchiaditesserete.ch                    Telefono          091 943 37 73
    Consiglio parrocchiale		                               Telefono e Fax 091 943 64 46
    Archivio parrocchiale: telefonare per appuntamento Alberto Gandolla 079 333 74 90
    				                                                   Marino Lepori     079 653 33 37
    Casa San Giuseppe: 		                                  Telefono          091 936 08 00
    Convento S. Maria, Bigorio:                            Telefono          091 943 12 22
    Istituto Don Orione, Lopagno:                          Telefono          091 943 21 82
    Sito della parrocchia: 			 www.parrocchiaditesserete.ch
    Conti Correnti Postali		     Opere parrocchiali di Tesserete                 69-7375-3
    		                           Opere parrocchiali di Sala Capriasca           69-6283-0
    		Esploratori		                                                             69-5804-8
     Vi rendiamo attenti ai cambiamenti che il Calendario parrocchiale subirà e che saranno
     comunicati ogni settimana durante le Ss. Messe, con esposizione all’albo delle parrocchie
     e sul sito internet www.parrocchiaditesserete.ch.

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La Parola del Prevosto
Cari parrocchiani e amici lettori,
come avevo scritto nel precedente
bollettino parrocchiale 2021/3, anche
con questo voglio proporvi la mia
parola prendendo spunto dalla sim-
bologia degli alberi. L’inizio del nuovo
anno ci fa celebrare l’Epifania del
Signore. I Magi, venuti dall’Oriente,
offrirono a Gesù dei doni, tra cui
incenso e mirra. L’incenso è la resina
della Boswellia. L’albero che lo produ-
ce è ritenuto simbolo di Cristo. Il fumo
dell’incenso simboleggia la preghiera
che s’innalza verso il cielo. Difatti è       glie e persone. La palma è la pianta
l’emblema della funzione sacerdotale          che meglio accostiamo all’immagine
e viene utilizzato per il culto. È il rico-   delle oasi nel deserto. Si narra nel
noscimento della divinità di Gesù, egli       vangelo apocrifo Pseudo Matteo
è il Figlio di Dio fatto Uomo. La mirra,      (potete leggere il racconto in questo
prodotta dalla Commiphora molmol,             bollettino), che durante la fuga una
è il simbolo dell’incorruttibilità. Servi-    palma si curvò permettendo alla sacra
va per ungere i defunti. Segno che            famiglia di rifocillarsi con dei datteri.
Gesù doveva morire per salvarci. Le           La palma l’accostiamo anche all’am-
donne, accorse al sepolcro il giorno di       biente scenografico del battesimo del
Pasqua portando gli oli per ungere il         Signore al fiume Giordano e alla
corpo di Gesù, sono denominate                domenica dell’ingresso di Gesù a
“mirofore”, portatrici di olii profumati,     Gerusalemme prima della sua Pasqua,
di mirra (un antico affresco che le rap-      denominata “domenica delle palme”.
presenta lo si trova nella chiesa roma-       I rami di palma sono simbolo d’ascen-
nica di S. Pietro a Sureggio, dove pure       sione, immortalità, rigenerazione, vit-
si scorge il rimanente dell’affresco che      toria. Le palme che accompagnano
rappresenta la fuga in Egitto). Dopo          l’ingresso di Cristo a Gerusalemme ne
questo straordinario ed epifanico             prefigurano la Risurrezione. Nell’ico-
incontro, la Sacra Famiglia ha dovuto
intraprendere la strada verso l’Egitto.
Giuseppe fu avvertito in sogno che il
re Erode cercava il Bambino per ucci-
derlo (ammirare l’affresco dell’adora-
zione dei Magi e della strage degli
Innocenti nell’Oratorio di S.Andrea a
Campestro). La fuga in Egitto per sal-
varsi, ci fa ricordare che la Sacra Fami-
glia ha dovuto emigrare e ha vissuto
l’esperienza drammatica dell’essere
profughi ed esiliati, come anche ai
nostri giorni avviene per tante fami-

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vedere Gesù che stava passando. Zac-
                                                cheo, piccolo di statura, salì sul sico-
                                                moro e Gesù fermatosi sotto invitò
                                                Zaccheo a scendere, perché voleva
                                                recarsi a casa sua. È stato un giorno
                                                particolare per Zaccheo, il giorno che
                                                gli ha cambiato il cuore e la vita. L’in-
                                                contro con Gesù introduce una luce
                                                nuova nella quotidianità. L’incontro
                                                con Gesù produce la conversione,
                                                l’impegno a uscire dal proprio egoi-
                                                smo. Zaccheo promette di dare quat-
                                                tro volte tanto ai poveri. Gesù gli
    nografia, i rametti di palma nelle mani     disse: “Oggi per questa casa è venuta
    dei Santi significano: martirio ed eter-    la salvezza” (cfr. Lc 19, 1-10). Viviamo il
    nità. “Il giusto fiorirà come palma”        tempo forte della Quaresima, quale
    (Sal 92,13). Siamo invitati a vivere con    preparazione alla Pasqua, scendendo
    maggiore fedeltà la sequela a Cristo,       dai nostri sicomori, incontriamo Gesù,
    con più coraggio l’impegno alla testi-      ospitiamolo nelle nostre case, com-
    monianza, con più forza la denuncia         piamo l’azione del sacrificio quaresi-
    contro ogni ingiustizia, con più coe-       male. La Quaresima sia veramente il
    renza l’essere cristiani, con più amore     tempo favorevole per la nostra salvez-
    l’impegno di donazione al prossimo.         za, il tempo per ritornare a Dio, il
    Gesù, patendo e morendo in croce, è         tempo per una sana e vera revisione
    il vero testimone del Padre e di tutti      di vita. Il pubblicano Zaccheo diventi
    coloro che sperimentano una qualsiasi       per ognuno di noi il modello da imita-
    forma di patimento e morte per la           re per rinnovare il nostro rapporto con
    giustizia e la verità. Essi sono coloro     Gesù. Scendiamo dal sicomoro delle
    “che nessuno poteva contare, di ogni        nostre certezze e abitudini, della
    nazione, razza, popolo e lingua. Tutti      nostra mediocrità e sicurezza, delle
    stavano in piedi davanti al trono e         nostre infedeltà e cattiverie e rinnovia-
    davanti all’Agnello, avvolti in vesti       mo il desiderio di stare con Gesù e di
    candide e portavano palme nelle             seguirlo. La Quaresima è il tempo di
    mani. E gridavano a gran voce: ‘La sal-     una salutare penitenza, il tempo della
    vezza appartiene al nostro Dio seduto       riconciliazione e della confessione,
    sul trono e all’Agnello’ ” (Ap 7,9-10).     del digiuno, della preghiera e dell’ele-
    Diverse nostre chiese ed oratori sono
    dedicati a Santi martiri: S. Stefano, SS.
    Pietro e Paolo, S. Andrea, S. Matteo,
    S. Valentino, S. Apollonia, S. Agata, S.
    Lucia, S. Barnaba, SS. Fermo e Rusti-
    co. L’albero che prendo come riferi-
    mento per il tempo forte e penitenzia-
    le della Quaresima è il sicomoro
    (Ficus sycomorus) della famiglia delle
    moracee. Il sicomoro di Gerico è stato
    l’albero su cui è salito Zaccheo per

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mosina. Come Zaccheo vinciamo il
nostro egoismo e attaccamento alle
cose e al denaro compiendo gesti di
elemosina e carità, innanzitutto verso i
più poveri e bisognosi. La settimana
autentica si apre con la domenica ove
vengono benedetti i rami d’ulivo e di
palma. Con questi canti la liturgia c’in-
vita ad acclamare ed accogliere Gesù
prima della sua Pasqua: “Gran folla
venne alla festa e a Cristo tendevano
rami di palma, a lui acclamavano con
voci di gioia: ’Benedetto colui che         passione e della crocifissione. I seco-
viene nel nome del Signore’ (Antifona       lari ulivi sono spettatori muti del
II)”. Con rami di ulivo i fanciulli ti      dramma del Figlio di Dio, esprimendo
acclamano gioiosi. Anche noi ti can-        che la stessa creazione soffre con
tiamo il nostro osanna. ”Abbi pietà di      Gesù. L’ulivo benedetto da portare
noi, Signore (Antifona V)”. La pianta di    nelle nostre case è un richiamo simbo-
                                            lico alla passione di Cristo, è un invito
                                            a vivere nella pace. Con il frutto
                                            dell’ulivo si realizza l’olio destinato
                                            alla celebrazione di alcuni sacramenti.
                                            Il Vescovo, nella Messa crismale del
                                            giovedì santo, benedice i vari oli:
                                            catecumeni, infermi e sacro crisma
                                            (olio profumato). Essi sono destinati
                                            per le unzioni durante il Battesimo, la
                                            Confermazione e le Ordinazioni dei
                                            presbiteri e dei vescovi, degli infermi.
ulivo ha più significati simbolici: bel-    Sono gli oli che consacrano, fortifica-
lezza, carità, fecondità, forza, Paradiso   no, consolano, abilitano alla testimo-
degli eletti, purificazione, pace, ricom-   nianza, alla lotta, che tonificano e
pensa, vittoria. Nel becco della            manifestano la bellezza di essere
colomba di Noè c’era un rametto d’o-        discepoli del Signore. “Ecco quanto è
livo che indicava la fine del diluvio       buono e quanto è soave che i fratelli
universale, così da considerarsi il sim-    vivano insieme, è come olio profuma-
bolo della pace. Gesù è acclamato           to che scende sulla barba di Aronne”
come Re Messia che entra a Gerusa-          (Sal 133,1). L’olio dell’esultanza ci ram-
lemme per prenderne possesso. Pochi         menta che noi siamo dei consacrati e
giorni dopo tutto si tramuterà, la folla    dobbiamo spandere nel mondo il pro-
passerà dall’osanna al “crocifiggilo”.      fumo di Cristo: “Noi siamo infatti
Nell’orto degli ulivi Gesù iniziò l’ago-    dinanzi a Dio il profumo di Cristo per
nia e fu arrestato e abbandonato dai        quelli che si salvano e per quelli che si
suoi discepoli. Il Getsemani è il luogo     perdono, per gli uni odore di morte
della prova, della solitudine, dell’im-     per la morte e per gli altri odore di
pegno a compiere la volontà del             vita per la vita” (2 Cor 2, 15-16). Ma fra
Padre nel bere il calice amaro della        tutti gli alberi quello a cui dobbiamo
                                            guardare è l’albero della croce. L’albe-

                                                                                     5
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ro della croce è la contrapposizione        vide che era carica di frutti e disse a
    dell’albero posto nel paradiso terre-       Giuseppe: - Desidererei, se fosse pos-
    stre del cui frutto preso è derivato il     sibile, raccogliere di quei frutti di que-
    peccato, la sofferenza e la morte. L’al-    sta palma. - Mi meraviglio che tu dica
    bero del Crocifisso è la nostra reden-      questo, - le rispose Giuseppe - poi-
    zione, liberazione, salvezza, riconcilia-   ché vedi quanta è l’altezza di codesta
    zione, medicina, vita e pace. “Albero       palma, e che tu pensi di poterne man-
    degno e fulgido, del Re il sangue sfol-     giare i frutti! Io mi preoccupo piut-
    gora, il solo eletto a reggere le mem-      tosto per la penuria dell’acqua, che
    bra sue santissime” (dall’inno Vexilla      già ci è venuta a mancare negli otri e
    Regis pròdeunt). Dall’albero del Cal-       non ne abbiamo più da poter rifocilla-
    vario siamo guariti da ogni forma di        re noi e i giumenti. - Allora il piccolo
    infermità spirituale, morale e fisica,      Gesù, che con volto sorridente ripo-
    perché sanati nel nostro essere, nella      sava nel grembo di sua madre, disse
    nostra anima. Questa Pasqua di risur-       alla palma: - Piegati, albero, e ristora
    rezione, sia la Pasqua in cui facciamo      mia madre con i tuoi frutti! - E subi-
    rifiorire il nostro albero spoglio, disa-   to, a questa voce, la palma chinò la
    dorno e infruttifero, di opere di carità,   sua cima fino ai piedi di Maria, e da
    di misericordia e di giustizia e produ-     essa raccolsero frutti con cui tutti si
    ciamo frutti di bontà. Auguri per una       saziarono. Ma anche dopo che erano
    Santa Pasqua del Signore “fiorita”.         stati raccolti tutti i suoi frutti, resta-
                                                va piegata, attendendo di rialzarsi
                                                al comando di colui al cui comando
                                                si era chinata. Allora Gesù le disse: -
                                                Rialzati, palma, e riprendi vigore, e sii
                                                compagna dei miei alberi, che sono
                                                nel paradiso di mio padre. E ades-
                                                so apri dalle tue radici la vena che è
                                                nascosta sotto terra e lascia fluire da
                                                essa acqua a nostra sazietà. - Subito
                                                la palma si drizzò e attraverso le sue
                                                radici cominciarono a sgorgare sor-
                                                genti di acqua limpidissime e fresche
                                                e straordinariamente dolci. Al vedere
                                                le sorgenti d’acqua, furono rallegrati
                                                da grande gioia e si dissetarono con
    Vangelo dello Pseudo Matteo                 tutti i giumenti e gli uomini, rendendo
    (cap. XX) Il terzo giorno dopo la           grazie a Dio.
    loro partenza accadde che Maria nel         (cap. XXI) Il giorno dopo partirono di
    deserto si stancò per il troppo ardo-       là, e nel momento in cui si accinge-
    re del sole, e vedendo un albero di         vano a riprendere il cammino, Gesù,
    palma disse a Giuseppe: - Vorrei            rivolto alla palma, disse: - Ti dò que-
    riposare un poco alla sua ombra -. E        sto privilegio, palma: che uno dei tuoi
    Giuseppe si affrettò a condurla sotto       rami sia portato via dai miei angeli e
    la palma e la fece scendere dalla giu-      venga piantato nel paradiso di mio
    menta. Appena si fu seduta, Maria,          padre. E inoltre ti concederò quest’al-
    guardando la chioma della palma,            tra benedizione: che a tutti coloro

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Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...
che avranno vinto in qualche compe-
tizione si dica loro: “Siete pervenuti
alla palma della vittoria!”. - Mentre
così parlava, ecco apparve un angelo
del Signore ritto sopra l’albero della
palma, e colto uno dei suoi rami volò
al cielo tenendo in mano il ramo. Nel
vedere ciò, caddero tutti con la faccia
a terra e restarono come morti. Ma
Gesù si rivolse a loro, dicendo: - Per-
ché nei vostri cuori si è insediata la
paura? Non sapete che questa palma,
che ho fatto trasportare in paradiso,
sarà a disposizione di tutti i santi, nel
luogo di delizie, così come è stata a
disposizione vostra nel luogo di que-
sto deserto? - Allora quelli si rizzarono
tutti pieni di gioia.
Questo testo apocrifo, cioè non rico-
nosciuto dalla Chiesa come “Parola
di Dio”, vuol farci capire che Gesù, il     Gesù, il Messia tanto atteso come sal-
figlio di Maria, è il Figlio di Dio. Egli   vatore, la luce delle genti e la gloria
ha il potere sulla creazione interve-       del popolo eletto. Gesù è un segno
nendo sulla palma. Inoltre troviamo         di contraddizione. Nell’accogliere o
il riferimento del simbolismo della         rifiutare Gesù si svelano le intenzio-
palma come segno del martirio. Il           ni degli uomini. La scelta pro o con-
testimone fedele a Cristo, anche se è       tro Gesù è una scelta pro o contro la
ucciso, è il vittorioso.                    salvezza eterna. Rivolgendosi poi a
                                            Maria le annuncia il martirio dell’ani-
Festa della presentazione                   ma: “anche a te una spada ti trafigge-
di Gesù al tempio,                          rà l’anima”. Questa profezia si realiz-
giornata dei consacrati                     zerà pienamente in Maria quando, ai
Il 2 febbraio, quaranta giorni dal Nata-    piedi della croce, assisterà alla morte
le di Gesù, la liturgia della Chiesa        di Gesù. Il cantico di Simeone viene
celebra la festa della Presentazione        recitato ogni giorno nella preghiera di
di Gesù al Tempio. Il racconto viene        “compieta”, cioè la preghiera liturgi-
narrato e riportato da Luca nel suo         ca, che chiude la giornata per un sere-
Vangelo (cfr. Lc 2,27-39). Maria e Giu-     no riposo notturno. “Ora puoi lascia-
seppe, per adempiere alla Legge, che        re, o Signore, che il tuo servo vada in
obbligava al riscatto del primogenito,      pace, secondo la tua parola, perché i
offrono una coppia di colombi. Gesù         miei occhi hanno visto la tua salvezza,
viene introdotto alla presenza di Dio.      preparata da te davanti a tutti i popo-
L’evento non passa inosservato. Il          li: luce per rivelarti alle genti e gloria
vegliardo Simeone prende tra le sue         del tuo popolo, Israele”. Nel racconto
braccia il bambino e loda con il suo        un altro personaggio entra in scena,
cantico la misericordia di Dio, per-        Anna, la profetessa. Lei, che rimasta
ché prima di morire ha potuto vedere        vedova viveva una vita di preghiera e

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Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...
digiuno, incontrando la santa Fami-        nità religiose sono chiamate a vivere
    glia, si mise a lodare Dio e ad annun-     il carisma del fondatore e dell’istituto
    ciare il compimento delle promesse         di appartenenza, tenendo conto della
    antiche in Gesù. Questa festa è anche      realtà sociale, culturale, religiosa del
    conosciuta come la “candelora”, per-       nostro travagliato tempo. I Frati, rifa-
    ché si benedicono le candele. È la         cendosi all’esperienza di San Fran-
    festa della luce, perché si riconosce      cesco e della loro tradizione di cap-
    che Gesù è la luce che vince le tene-      puccini, siano portatori di “pace e
    bre del male. Invito tutti a partecipare   bene”. Le Suore, dedicandosi ai più
    alla celebrazione di questa festa ricca    poveri e bisognosi, siano esempio di
    di segni simbolici. Teniamo accese le      affidamento alla divina provvidenza e
    lampade e i ceri della nostra fede. È la   prestino conforto e sostegno agli ulti-
    fede in Gesù salvatore che deve illu-      mi o come dice Papa Francesco, agli
    minare la nostra vita. È la festa delle    “scartati” della società. Il Conven-
    persone consacrate. La presenza nella      to sia luogo di vera fraternità, acco-
    Pieve di Capriasca di alcune comuni-       gliente ed ospitale. Un ambiente in
    tà religiose, maschile e femminili, ci     cui si respira sobrietà, bellezza, calore
    permette di riflettere e ringraziare il    umano. Luogo di ricarica spirituale. Le
    Signore per il dono della vocazione        case delle religiose, siano luogo in cui
    religiosa. I padri cappuccini di Santa     le opere di misericordia corporali e
    Maria del Bigorio, le Figlie della divi-   spirituali diventino il pane quotidiano
    na provvidenza (Guanelliane) alla casa     che esprimano la scelta preferenziale
    anziani San Giuseppe e le Suore degli      per gli ultimi e i più bisognosi. Saper
    abbandonati presso l’istituto Don          vivere nell’Amore di Cristo per dona-
    Orione, ci richiamano continuamen-         re amore. Saper vedere nel volto dei
    te alla scelta di totale consacrazio-      fratelli e sorelle il Volto di Cristo. Nel
    ne per il Signore. Essi sono in mezzo      giudizio universale il Signore ci dirà;
    alla comunità parrocchiale segno del       “quello che avete fatto ai miei fratel-
    Regno di Dio e testimoni che vivere i      li più piccoli l’avete fatto a me”. Alle
    consigli evangelici di povertà, casti-     comunità religiose esprimo, a nome di
    tà e obbedienza, è possibile e si vive     tutti i parrocchiani, il più sentito grazie
    pienamente felici esercitando una          per la loro presenza e il loro servizio.
    maternità e paternità spirituale. La       Auguro a loro di vivere e manifesta-
    scelta religiosa affonda le sue radici     re ciò che afferma il Salmo 133, 1.3:
    nella consacrazione battesimale e ne       “Ecco com’è bello e come è dolce
    sviluppa il contenuto e il significato.    che i fratelli (sorelle) vivano insieme!...
    Si nasce persone e si diventa cristia-     Perché là il Signore manda la benedi-
    ni, comprendendo sempre più la vita        zione, la vita per sempre”. Il mondo
    come vocazione, risposta generosa a        d’oggi, pieno di divisioni ed egoi-
    una chiamata a servizio di Dio e del       smi, di personalismi e rivendicazioni,
    prossimo. Noi apparteniamo al Signo-       di individualismi ed egocentrismo,
    re, siamo chiamati a rendere culto a       ha bisogno della testimonianza dei
    Lui, non solo con le labbra, ma con la     religiosi che condividono e mettono
    vita. Dobbiamo fare della nostra vita      insieme beni materiali, morali e spi-
    una offerta gradita a Dio. La vita con-    rituali. Le persone consacrate non si
    sacrata è scegliere il Signore come il     esprimono con “io”, ma con il “noi”
    tutto della nostra esistenza. Le comu-     e si considerano “fratelli” e “sorelle”.

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Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...
Come comunità parrocchiale voglia-         Giovedì Santo, eucaristia
mo ricordare i nostri religiosi unen-      nella Cena del Signore
doci a loro nella preghiera di ringra-     con la Preghiera Eucaristica
ziamento, nella messa della festa          Ambrosiana V
della presentazione al Tempio del          La preghiera eucaristica è il cuore
Signore, celebrata in prepositurale        della celebrazione della S. Messa.
il 2 febbraio, alle ore 17.30.             Essa è il “rendimento di grazie” che
                                           fa il ricordo della istituzione del sacra-
Venerdì di Quaresima,                      mento del Corpo e del Sangue di
aliturgico – Benedizione                   Cristo. Si rinnova il memoriale della
con la reliquia della Santa Croce          Pasqua di Gesù, della sua passio-
Nel rito ambrosiano durante i venerdì      ne, morte, risurrezione e ascensione
di Quaresima non si celebra l’eucari-      al cielo. La quinta preghiera euca-
stia e non si riceve la comunione. La      ristica ambrosiana la si deve usare
giornata è vissuta all’insegna della       nella messa vespertina della “cena
riflessione e della contemplazio-          del Signore” del giovedì santo, e
ne della passione e morte di Gesù e        nelle messe che hanno come tema
dell’adorazione della Croce. Al mat-       il mistero dell’eucaristia e della pas-
tino reciteremo la liturgia delle lodi     sione, nelle ordinazioni e anniversari
con un momento di meditazione. Alla        sacerdotali. In essa non si può inse-
sera si terrà la Via Crucis con la bene-   rire la formula per i defunti. Dopo il
dizione con la reliquia della Santa        canto del “Santo” che conclude il
Croce. Tutte le parrocchie sparse nel      Prefazio, chi presiede la celebrazio-
mondo possiedono la reliquia con un        ne inizia la preghiera eucaristica con
frammento del legno della croce ove        il “Veramente santo…”. Nell’istitu-
Gesù spirò. Sant’Elena, madre dell’im-     zione e nella Consacrazione specifi-
peratore Costantino, la ritrovò e da       co è alzare gli occhi e poi ripetere le
quel giorno la Croce fu esaltata. Essa     parole consacratorie sul pane e sul
è un richiamo forte per tutti noi per-     vino: “Questo è il mio Corpo. Que-
ché è il segno visibile della passione     sto è il mio Sangue”, per poi con-
che Gesù ha vissuto per salvarci. Nella    cludere: “Diede loro anche questo
liturgia del venerdì santo siamo invita-   comando: ogni volta che farete que-
ti ad adorare la croce e genufletten-      sto lo farete in memoria di me: pre-
do diciamo: “Adoriamo la tua croce,        dicherete la mia morte, annuncerete
o Signore; adoriamo il mistero della       la mia risurrezione, attenderete con
tua croce e la salvezza che viene da       fiducia il mio ritorno finché di nuovo
te crocifisso”. Il venerdì di quaresima    verrò a voi dal cielo”. L’acclamazio-
è giorno di digiuno (primo venerdì e       ne del mistero della fede è quella di:
venerdì santo) e astinenza delle carni.    “Tu ci hai redento con la tua croce e

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Bollettino parrocchiale di Tesserete e Sala Capriasca - "È il Signore che ci guida, nel cammino della vita, con lo Spirito del Padre, per portare ...
la tua risurrezione: salvaci o salvatore    tore esprime l’esultanza e la gioia
     del mondo”. Avvengono poi la recita         della comunità credente perché il
     dell’anamnesi (che il sacerdote recita      Crocifisso morto e sepolto è Vivo,
     aprendo le braccia in forma di croce),      Egli ha sconfitto la morte e il pecca-
     dell’epiclesi e dell’offerta. Le inter-     to. “Esultino i cori degli angeli, esulti
     cessioni e la dossologia finale: “Con il    l’assemblea celeste. Per la vittoria del
     Signore nostro Gesù Cristo, nell’unità      più grande dei re, le trombe squilli-
     dello Spirito Santo, a te, Padre, è l’o-    no e annuncino la salvezza. Si ridesti
     nore, la lode, la gloria, la maestà e la    di gioia la terra inondata di nuovo
     potenza, ora e sempre, dall’eternità e      fulgore; le tenebre sono scomparse,
     per tutti i secoli dei secoli”. L’eucari-   messe in fuga dall’eterno Signore
     stia del giovedì santo si celebra con       della luce. Gioisca la Chiesa, madre
     i vesperi. Dopo la comunione, il San-       nostra, inondata di vivo splendo-
     tissimo Sacramento viene riposto nel        re, e questo tempio risuoni per le
     tabernacolo nella cappella laterale         acclamazioni del popolo in festa. Ci
     per l’adorazione. Il rito ambrosiano,       assista Cristo Gesù, nostro Signo-
     nella liturgia della passione e morte       re e nostro Dio, che vive e regna col
     del Signore del venerdì santo, non          Padre, nell’unità dello Spirito Santo,
     prevede la comunione. Tutto è foca-         per tutti i secoli dei secoli. Amen”.
     lizzato nell’adorazione della Croce.        Dopo questo solenne invito alla
                                                 gioia, avviene il dialogo con i fedeli
     Preconio Pasquale Ambrosiano                radunati in assemblea, come si usa
     Chiamato anche Exsultet (Esultino),         per l’inizio del prefazio, e poi si con-
     dalla prima parola con cui inizia, esso     tinua nella narrazione delle grandi
     è un inno di lode al cero pasqua-           opere compiute da Dio. Il preconio
     le simbolo di Cristo risorto, luce del      ambrosiano non è solo una lode al
     mondo e di tutti gli uomini. Il can-        cero pasquale, ma un narrare l’ope-

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ra della salvezza. La Pasqua antica è       dei cieli. Come comunità credente
superata dall’immolazione del vero          siamo convinti che quando ci riunia-
Agnello che è Gesù. Lui è anche il          mo insieme, Cristo è in mezzo a noi.
Pastore che realizza tutte le profezie      Con attenzione ascoltiamo la Parola
antiche. Gesù è l’acqua in cui rina-        del Signore, per viverla in ogni situa-
sciamo a vita nuova e si compie il          zione della giornata. Troppe scuse
vero “passaggio”. Si deve sciogliere        accampiamo per disertare l’incontro
il digiuno quaresimale perché Gesù è        domenicale con il Signore e fra di noi
il vero cibo: “il suo corpo è nutrimen-     credenti cristiani. Tutte le attività par-
to vitale, il suo sangue è inebriante       rocchiali devono essere legate e unite
bevanda”. L’eucaristia “vale assai          all’eucaristia domenicale. La pande-
più della manna” perché “chi inve-          mia, come periodo in cui tanti sono
ce di questo corpo si ciba, conquista       stati privati della comunione eucari-
la vita perenne”. L’invito è quello di      stica, ha fatto riscoprire la veridicità
vegliare con le lampade accese “che         dell’affermazione dei martiri d’Abi-
il nostro Salvatore risorga… Certa-         tene: “non possiamo vivere senza”.
mente verrà e in un batter di ciglio,       Per alcuni parrocchiani l’assenza della
come il lampo improvviso che guiz-          Messa domenicale è stata vissuta
za da un estremo all’altro del cielo”.      come una mortificazione e un vero
Il mistero della nostra salvezza viene      sacrificio. La rinnovata partecipazio-
abbracciato in questa notte, la Paro-       ne all’eucaristia è stata fonte di ritro-
la si avvera, la grande luce di Cristo      vata speranza. L’eucaristia è farmaco,
ci illumina, l’acqua ci fa rinascere a      è medicina, è forza, è liberazione, è
vita nuova. “Infine, perché tutto il        nutrimento e alimento che sostiene
mistero si compia, il popolo dei cre-       la vita del cristiano. Per ricordarci il
denti si nutre di Cristo”. Si invoca,       legame tra domenica e pasqua, nella
per concludere l’inno di gratitudine        seconda preghiera eucaristica si è
e di lode, l’intercessione del vescovo      aggiunta questa invocazione: “Ricor-
Ambrogio affinché “la clemenza del          dati, Padre, della tua Chiesa diffusa su
Padre celeste c’introduca nel giorno        tutta la terra: e qui convocata nel gior-
del Signore risorto”. Invito tutti a par-   no in cui Cristo ha vinto la morte e ci
tecipare alla veglia pasquale, che è la     ha resi partecipi della sua vita immor-
celebrazione più importante dell’an-        tale”. La letizia della Pasqua annuale,
no liturgico, perché in essa si annun-      viviamola sempre nella gioia dell’in-
cia tre volte e con tono crescendo:         contro domenicale.
“Cristo Signore è risorto. Rendiamo
grazie a Dio”.                              Catechesi biblica:
Ogni domenica, pasqua della settima-        I personaggi della storia
na, i cristiani si riuniscono in assem-     della salvezza:
blea per celebrare il memoriale della       Abramo nostro padre nella fede
passione, morte e risurrezione del          In questo anno pastorale, nella cate-
Signore. Dobbiamo sempre riscoprire         chesi biblica per adulti, ho voluto pro-
e riaffermare la centralità della dome-     porre alcuni significativi personaggi
nica per la vita di fede di ogni battez-    della storia sacra. L’inizio del cammi-
zato. Siamo invitati al banchetto del       no della salvezza ha avuto origine con
Corpo e Sangue del Signore, segno           la chiamata di Abramo. Cosa dice a
e anticipo del banchetto nel regno          noi il patriarca Abramo?

                                                                                     11
Abramo: il nostro padre nella fede
     Le tre grandi religioni
     monoteistiche, ebrai-
     smo, cristianesimo e
     islam, si trovano con-
     cordi nel riconoscere
     Abramo come il primo
     uomo chiamato da
     Dio, che, chiamando-
     lo, gli ha promesso una
     terra e una discenden-
     za numerosa “come le
     stelle del cielo e la sab-
     bia del mare”. Abramo
     ha risposto a questa
     chiamata ubbidendo
     al volere di Dio. Perciò
     Abramo è il credente
     per eccellenza. La sua
     fede è stata messa più volte alla prova        mo per rivelarsi. Una delle prove di fede
     durante la sua vita. Egli è rimasto fedele     più terribili vissute da Abramo è stato
     a Dio, si è fidato delle promesse divine.      l’ordine impartito da Dio di sacrifica-
     Abramo si è abbandonato nelle mani             re Isacco, il figlio della promessa avuto
     di Dio, ha compiuto un viaggio verso           dalla moglie Sara, sterile e già avanza-
     la terra promessa. Dio con Abramo ha           ta in età. Dio mette alla prova la fede di
     stretto un’alleanza, un patto di amici-        Abramo, ma al momento di eseguire il
     zia. Coloro che credono come Abramo,           sacrificio del figlio Isacco, Abramo viene
     partecipano della benedizione che Dio          fermato. Credere è una continua prova.
     ha conferito al patriarca Abramo: “in te       La fede viene sempre purificata. Crede-
     saranno benedetti tutti i popoli della         re è un fidarci ed un affidarci. Credere
     terra”. Abramo crede nell’esistenza di         è compiere un salto verso il mistero
     un unico Dio, in un contesto in cui vige-      che pienamente non si possiede. Nella
     va il politeismo. Il pio ebreo ogni giorno     nostra esistenza la fede deve continua-
     per ricordare l’unicità di Dio ripete più      mente crescere, purificarsi e perfezio-
     volte la preghiera dello “Shemà Israel,        narsi. Tutte le situazioni che avvengono
     Adonai Elohenu, Adonai Ehod: Ascolta           nella vita interpellano la nostra adesio-
     Israele, il Signore è nostro Dio, il Signo-    ne al progetto e al volere di Dio. Abra-
     re è uno” (Dt 6,4). Il Corano, libro sacro     mo è per noi un esempio e un modello
     per i mussulmani, inizia con queste            di fede. I credenti delle religioni mono-
     parole: “In nome di Dio, il Compassio-         teistiche, se vogliono vivere da veri cre-
     nevole, il Misericordioso. La lode ad          denti e non strumentalizzando la reli-
     Allah…” (Sura I). Nei Simboli della fede,      gione per altri fini e scopi, nel rispetto
     professati dai cristiani, si dice: “Credo in   reciproco, devono riconoscersi nell’e-
     un solo Dio, Padre onnipotente, Crea-          sperienza di fede di Abramo. Questo è
     tore del cielo e della terra…”. Esiste un      il punto di partenza per superare i con-
     solo Dio, ed è il Dio che ha scelto Abra-      flitti attuali fra le religioni rivelate.

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Adorazione Eucaristica del lunedì sera
In questi anni, per alcuni fedeli, il lune-   del corpo. Trattenendosi presso Cristo
dì sera nella chiesa prepositurale di         Signore, essi godono della sua intima
Santo Stefano a Tesserete è diventato         familiarità e dinanzi a lui aprono il loro
un memento di incontro privilegiato           cuore per loro stessi e per tutti i loro
con Gesù, mediante l’adorazione del           cari e pregano per la pace e la salvezza
Santissimo Sacramento. Come fare              del mondo. Offrendo tutta la loro vita
l’adorazione? Quali disposizioni di           con Cristo al Padre nello Spirito Santo,
corpo, mente ed anima assumere? Chi           attingono da quel mirabile scambio un
si incontra? Quale ripercussione ha l’a-      aumento di fede, di speranza e di cari-
dorazione nella vita di fede e spirituale     tà. Alimentano così giuste disposizioni
della singola persona e per la comu-          per celebrare, con la devozione conve-
nità parrocchiale? Vi propongo dei            niente, il memoriale del Signore e rice-
semplici, ma efficaci richiami per vivere     vere frequentemente quel pane che ci
un’esperienza di silenzio adorante.           è dato dal Padre.
Per vivere al meglio l’adorazione euca-
ristica:
– S celgo per la preghiera il posto in
   chiesa che mi sembra più adatto.
– Mi metto in silenzio, respirando len-
   tamente e pensando che incontrerò il
   Signore.
– C omincio a contemplare il miste-
   ro dell’Eucaristia e mi guardo come
   Gesù mi guarda.
– Chiedo al Padre, nel nome di Gesù,
   lo Spirito Santo, perché il mio desi-
   derio e la mia volontà, la mia intelli-
   genza e la mia memoria siano ordina-
   ti solo alla lode e al servizio suo.
– M i possono aiutare le parole della
   Chiesa: preghiere, canti o antifone
   eucaristici.
(Dall’Istruzione Eucharisticum myste-
rium, 1967, n° 50).
I fedeli poi, quando venerano Cristo
presente nel sacramento, ricordino che
questa presenza deriva dal sacrificio
(della Messa) e tende alla comunione,
sacramentale e spirituale insieme. La
pietà, dunque, che spinge i fedeli a
prostrarsi presso la santa eucaristia, li
attrae a partecipare più profondamen-
te al mistero pasquale e a rispondere
con gratitudine al dono di colui che
con la sua umanità infonde incessan-
temente la vita divina nelle membra

                                                                                       13
Chiesa sinodale
     Tutta la Chiesa universale è stata chia-      rispetto, nella carità, nell’accoglienza
     mata da Papa Francesco a un cam-              e nell’ascolto di ogni battezzato. Vive-
     mino “sinodale”. La parola ci invita a        re l’esperienza sinodale, anche nelle
     “camminare insieme”. Siamo invitati a         comunità parrocchiale implica cammi-
     percorrere questo tempo della storia          nare insieme sulla strada del vangelo,
     intraprendendo la strada che ci indica        avendo come meta la conformità a Cri-
     Gesù. Siamo chiamati a discernere il          sto. L’aspetto di sinodalità diventa un
     tempo presente nei suoi veri “segni”.         personale impegno a vivere la realtà
     Siamo invitati ad ascoltare la voce dello     di comunione ecclesiale. L’esperienza
     Spirito Santo che “parla alla Chiesa”.        sinodale diventi impegno di evangeliz-
     Chiesa sinodale nell’ascolto del popolo       zazione e testimonianza. L’esperienza
     santo di Dio, perché le nuove genera-         sinodale ci faccia comprendere il dono
     zioni incontrino Gesù Cristo, come Sal-       e la bellezza di appartenere alla Chie-
     vatore. Dobbiamo riscoprire il bene e         sa che è nostra madre e di metterci al
     tutte quelle opere buone che la comu-         servizio di essa. La Chiesa non è solo
     nità credente compie. La Chiesa deve          la gerarchia, ma ogni battezzato e con-
     essere vicina alle persone che soffrono.      fermato è membro vivo della comunità
     La Chiesa, come “buon samaritano”, si         credente. La crisi di valori che attraversa
     china sulle ferite dell’umanità per offrire   la nostra società incide anche sul vivere
     il balsamo della consolazione e la medi-      la dimensione cristiana della vita. Come
     cina della grazia. La Chiesa è “Santa”        cristiani dobbiamo essere sempre l’ani-
     e sempre in conversione, perché i suoi        ma della società e dell’umanità, affin-
     membri sono fragili e peccatori. Come         ché il mondo si trasformi nella società
     affermava Sant’Ambrogio, la Chiesa è          dell’amore. La santità dei membri della
     “casta meretrix”. Il vocabolo “sinoda-        Chiesa esprime la “bellezza” dell’essere
     le” non diventi uno slogan, una forma         “campo di Dio, edificio di Dio, tempio
     di discussione o chiacchiericcio, ma          di Dio, il cui fondamento è Gesù Cristo”
     esperienza di dialogo nella verità, nel       (cfr. 1Cor 3, 9-17).

14
La Parola del Vicario
L’Arcangelo Raffaele:                       accade con altri sei mariti! È tormen-
un compagno celeste                         tata dal dolore e dalla vergogna.
Quando gli angeli compaiono nella           Disperati, sia Tobi che Anna chiedo-
Bibbia, di solito consegnano un             no a Dio di togliere loro la vita. Dio
breve messaggio e poi scompaio-             ascolta le loro preghiere, ma ha un
no. Ma c’è una volta in cui un angelo       piano diverso. Ricorda a Tobi un pre-
viene sulla terra e rimane per un po’       stito fatto anni prima a un amico vici-
di tempo: nel Libro di Tobia. Ecco,         no a Ecbatana. Supponendo che stia
quindi, un’occasione unica per cono-        per morire, Tobi manda allora Tobia a
scere un angelo.                            ricuperare quel prestito.
Il Libro di Tobia include elementi che
ti aspetteresti in un racconto popo-
lare: un eroe in viaggio alla ricerca
di un tesoro, una damigella in peri-
colo, nemici simili a draghi. Questo,
perché sebbene il racconto abbia
un’ambientazione storica, esso è
ispirato dalla finzione. Questa quali-
tà immaginativa non lo rende meno
ispirato di altri tipi di scrittura nella
Bibbia. Come ha mostrato Gesù
usando le parabole, la finzione può
rivelare le opere di Dio.
Due famiglie in difficoltà. Il raccon-
to si apre con l’anziano Tobi, che vive
a Ninive (l’odierna Mosul, Iraq) con la
moglie Anna e il figlio Tobia, giovane
adulto. A Ecbatana (vicino a Teheran,       Un angelo travestito. Le 325 miglia
Iran) la giovane e adulta Sara vive         tra Ninive ed Ecbatana non sono
con i suoi genitori, Raguel ed Edna.        esattamente una zona sicura. Viag-
Tutti e sei i personaggi sono presen-       giando da solo, specialmente nel
tati come fedeli ebrei esiliati dopo        viaggio di ritorno con un mucchio
l’invasione di Israele da parte dell’As-    di soldi, Tobia avrebbe avuto buone
siria attorno al 721 a.C.                   probabilità di finire derubato, pic-
Ci sono seri problemi in entram-            chiato, magari fino alla morte. Trar-
be le famiglie. A Ninive, Tobi viene        rebbe sicuramente beneficio con un
punito per aver aiutato i suoi com-         compagno di viaggio.
pagni ebrei: perde il posto in gover-       Si imbatte proprio in un uomo giu-
no e sprofonda nella povertà. Poi           sto, uno sconosciuto che conosce la
diventa cieco e si sente umiliato per       strada. Lo straniero si identifica come
dover dipendere dalle entrate di sua        Azaria, figlio di Anania. In realtà, è
moglie Anna per vivere. In Ecbata-          l’angelo Raffaele. Ma c’è del vero
na, Sara appare maledetta: nella sua        in entrambi i nomi. Azaria signifi-
prima notte di nozze, un demone             ca “il Signore ha aiutato” e Hana-
arriva e uccide lo sposo - e questo         nia significa “il Signore ha mostra-

                                                                                  15
to benvolenza” e Dio sta per fare
     entrambe le cose.
     Raffaele - Azaria - sembra un giovane
     normale, non ha né ali né aureola, ma
     si dimostra subito prezioso.
     Attraversando un fiume, Tobia viene
     attaccato da uno strano pesce. Raffa-
     ele gli dice di prenderlo, ucciderlo e
     tenersi il fiele, il cuore e il fegato. Più
     avanti, Raffaele gli dice che dovreb-
     bero passare la notte a Ecbatana
     dai genitori di Sara. Loda Sara come
     “saggia, coraggiosa e molto bella” e
     gli suggerisce che potrebbe diven-
     tare la sua ragazza. Avendo sentito
     che i mariti di Sara erano stati uccisi,
     Tobia esita con timore. Ma Raffaele
     lo assicura che andrà tutto bene.
     Bisogna saper trasmettere ai nostri
     giovani la certezza che, affidandosi al
     piano di Dio, “tutto concorre al bene         guerra spirituale condotta per loro
     per coloro che amano Dio”, come               conto.
     dice san Paolo nella lettera ai Roma-         Il racconto si chiude con un cre-
     ni. E sant’Agostino aggiunge “Etiam           scendo di sorprese. C’è lo stupo-
     Peccata”, anche il peccato! Anche             re di Raguel ed Edna quando Tobia
     i nostri fallimenti e le nostre cadute        appare sano e vigoroso per la cola-
     possono essere redenti da Dio che             zione la mattina dopo. Quando torna
     poi li trasforma in momenti di con-           a Ninive, con la sposa, oltre che con
     versione, crescita e conoscenza di se         il denaro per cui è stato mandato,
     stessi e del Suo amore.                       tocca a Tobi e Anna essere sorpresi.
     Incoraggiato dalle parole dell’ange-          Non solo, ma Raffaele dice a Tobia di
     lo, Tobia chiede la mano di Sara in           mettere il fiele del pesce sugli occhi
     matrimonio quasi subito dopo essere           di suo padre, che miracolosamente
     arrivato da Raguel. Insiste, nonostan-        riacquista la vista
     te l’avvertimento di Raguel sul desti-        La sorpresa finale arriva quando Tobi
     no dei precedenti sette sposi, e viene        e suo figlio Tobia vogliono pagare
     rapidamente steso un contratto di             “Azaria” per i suoi servizi. “Io sono
     matrimonio.                                   Raffaele”, dice, “uno dei sette angeli
     Una sorpresa dopo l’altra. La sera            che stanno con il Signore e Lo glo-
     Tobia e Sara sono soli in camera              rificano”. L’Angelo dà ai due uomini
     da letto. Seguendo le istruzioni di           una benedizione di pace, e ascende
     Raffaele, Tobia brucia il cuore e il          al cielo.
     fegato del pesce su un incensiere. Il         Quindi, che tipo di angelo è Raffae-
     fetore allontana il demone e Raffae-          le? Che cosa ci insegna?
     le lo insegue e lo lega. Tobia e Sara         Il suo primo aspetto è quello di esse-
     recitano una preghiera e si infilano          re imperturbabile. Niente lo sorpren-
     nel letto, beatamente ignari della            de o lo intimidisce. Mostra una traccia

16
ascoltare i nostri giovani ed entrare
                                         con loro in un dialogo senza forzare il
                                         loro pensare come noi, ma saper far
                                         nascere in loro i “motivi della speran-
                                         za della nostra chiamata”.
                                         Infine, Raffaele è tutto orientato verso
                                         Dio e non cerca mai la propria gloria.
                                         Alla fine del racconto devia ogni lode
                                         da se stesso, indicando sia a Tobia
                                         che a Tobi, la vera fonte di salvezza e
                                         guarigione. Li esorta: “Grazie a Dio!
                                         DateGli la lode e la gloria. Ricono-
                                         scete davanti a tutti i viventi le molte
                                         cose buone che ha fatto per voi,
                                         benedicendo ed esaltando con canti
                                         il suo nome» (Tobia 12:6). Sembra-
                                         no parole sincere, non solo il copio-
                                         ne standard che un angelo dovrebbe
                                         recitare. Me lo fa immaginare come
                                         il tipo di ragazzo che ogni mattina
                                         si siede nel suo sacco a pelo, alza le
                                         mani al cielo e grida a Tobia con voce
                                         tonante: “Grazie a Dio per un altro
                                         buon giorno per essere vivo!”. Far
di impazienza quando i personaggi        nascere la “gratitudine” nei cuori dei
umani non sembrano andare d’accor-       nostri giovani li porterà a raccogliere
do con il piano di Dio come pensa        frutti inestimabili nella loro vita futura.
che dovrebbero (Tobia 5:8, 12). Ma in    “Diventiamo veri compagni di vita
generale è calmo e composto, senza       per i nostri giovani”. Possiamo
eccitazione, rabbia o paura. Secondo     imparare molto da Raffaele, soprat-
aspetto: sa essere un buon ministro di   tutto nel modo con cui compie la
Dio e un buon compagno allo stesso       sua missione di essere compagno di
tempo. Chiaramente non è un robot        Tobia in un viaggio difficile.
celeste, una versione spirituale del     Infatti, quando penso a Raffaele, ricor-
Mister Spock di Star Trek. Si presenta   do l’incoraggiamento che ci ha dato
a Tobia come un giovane simpatico        Papa Francesco per diventare com-
e squadrato, sicuro delle sue capaci-    pagni delle persone nelle loro lotte.
tà, con una solida fiducia in Dio. Lo    “Quello che è importante”, dice,
vedevo entrare nelle solite chiacchie-   “non è vederli o aiutarli a distanza.
re maschili mentre camminava con         No, no! È andare a incontrarli. … Il
Tobia, discutendo di sport, politica     Vangelo ci dice costantemente di
e lavoro. Forse anche di donne (beh,     correre il rischio di un faccia a faccia
almeno di una). E, naturalmente, di      con gli altri, con la loro presenza fisi-
pesca. Lo stesso attegiamento siamo      ca che ci interpella, con il loro dolore
invitati ad avere, noi che siamo chia-   e le loro suppliche, con la loro gioia
mati ad accompagnare i nostri giova-     che ci contagia nella nostra stretta e
ni. Essere un buon compagno, saper       continua interazione”. Papa France-

                                                                                   17
sco ci incoraggia a diventare “compa-   za interiore di un angelo, ovviamen-
     gni di cammino … camminando al fian-    te, ma possiamo esercitare la fede e
     co dei nostri giovani”.                 la speranza e testimoniare la nostra
     La parola sinodo che deriva dal greco   fiducia nel Signore. Infatti, con la
     syn-hodos, che letteralmente signifi-   fede nel Signore, possiamo rilassar-
     ca “camminare insieme” non diventa      ci mentre accompagniamo gli altri.
     solo una modalità di operare nel com-   Dopo tutto, abbiamo tutti degli
     pito pastorale ma “un vero atteggia-    angeli che ci accompagnano!
     mento di vita”.
     Raffaele aiutò Tobi e Tobia ad avere    Qui sotto alcune foto dei nostri gio-
     fede nei piani di Dio. Non possia-      vani in una serata di preghiera e di
     mo aspettarci di avere la conoscen-     divertimento.

18
La parola di Don Sandro
Sinodo 2023
Il Santo Padre ha indetto un Sino-       Il Battesimo ci impegna a testimo-
do dei Vescovi per discutere sulle       niar la fede anche nella sofferenza.
tematiche più urgenti per la Chiesa      Nel dialogo con tutti noi vogliamo
universale nei nostri giorni.            dire al mondo che possiamo costrui-
Sinodo è una parola greca che            re il Suo Regno nella pace.
significa “camminare insieme”: non
può sfuggire a nessuno l’attualità di    Noi crediamo in questa Chiesa e
questa parola per le nostre diocesi,     mettiamo ogni forza al servizio del
le nostre parrocchie, le nostre fami-    Signor.
glie, i gruppi ecclesiali: siamo chia-
mati davvero a camminare insieme         Lo commento brevemente.
per costruire questa Chiesa che è        • Troppo spesso quando parliamo
guidata dallo Spirito del Signore e         di “chiesa” intendiamo la costru-
che deve (ri)trovare le parole giuste      zione più o meno bella che c’è in
per giungere al cuore dell’uomo,           ogni paese: dobbiamo abituarci a
soprattutto in questo periodo dove         ragionare in termini di comunità:
tutto sembra essersi un po’ affie-         noi siamo parte di questa Chiesa
volito.                                    e dobbiamo dimostrarlo nell’at-
Vorrei proporvi le parole di un canto      teggiamento che abbiamo con i
che ci invita a considerare vari punti     nostri fratelli. Dobbiamo lasciar-
che devono essere oggetto della            ci guidare dalla Parola di Dio ed
nostra riflessione.                        è importante che tutti si sentano
Ecco il testo (impareremo la musi-         parte di questa comunità e che
ca):                                       possano esprimersi all’interno
                                           della Chiesa: proprio per questo
Sinodo 2022                                è necessaria una ricerca sincera
Comunità, siamo parte di una Chie-         della Verità che viene da Dio.
sa e dobbiamo comportarci da fra-
                                         • Il nostro essere comunità ha il suo
telli tutti insieme.
                                            centro nella celebrazione dell’Eu-
Siamo sulla stessa strada, cammi-
                                            caristia, mistero della nostra fede:
niamo fianco a fianco, ascoltiamo la
                                            è proprio in virtù dell’amore del
Parola che ci guida nell’amore.
                                            Signore che la nostra Chiesa
Tutti siamo invitati a dir quello che       diventa “missionaria”, cioè aperta
pensiamo e cercar la verità.                ad ogni uomo, ad ogni pensiero,
Celebriamo coi fratelli il mistero          ad ogni lingua: è proprio lo Spi-
dell’amore, siamo Chiesa missiona-          rito di Dio che ci guida e ci chie-
ria.                                        de di diventare “sale del mondo
È il Signore che ci guida nel cammi-        e luce della terra”, in altre parole
no della vita con lo Spirito del Padre      di portare a tutti il suo Vangelo.
per portare il suo Vangelo. La fami-        L’evangelizzazione inizia proprio
glia è chiamata ad aprirsi al mondo         dalla famiglia, piccola Chiesa
intero nella carità di Dio.                 domestica!

                                                                               19
• Tutti noi abbiamo ricevuto il Bat-    caristia fosse preceduta da una
       tesimo, in virtù della fede che        preparazione comunitaria qualche
       abbiamo, che è il primo dei doni       giorno prima della celebrazione
       che lo Spirito Santo fa ad ogni        stessa: questo ci darebbe l’occa-
       cuore che cerca sinceramente           sione di non giungere impreparati,
       Dio. Non sono pochi i cristiani che    avendo già letto e meditato sulle
       anche oggi sono perseguitati e         letture e sarebbe per tanti l’occa-
       ostacolati: il sangue dei martiri è    sione per portare un contributo per-
       sempre stato fonte di santità nella    sonale di riflessione e condivisione:
       Chiesa e stimolo anche per chi a       le stesse considerazioni potrebbero
       volte non crede. Noi vogliamo          anche diventare spunti per la predi-
       aprirci al mondo intero, senza pre-    ca del sacerdote.
       clusione alcuna, perché solo così
       sentiamo di poter costruire quel       Invitiamo pertanto tutti i parroc-
       Regno di amore, giustizia e pace       chiani, in particolar modo i ministri
       che il Signore è venuto a portar-      dell’Eucaristia, i lettori, i catechisti,
       ci: per questo vogliamo mettere        a trovarci insieme.
       le nostre forze a servizio di Dio e    Proponiamo il martedì pomerig-
       della Chiesa, per essere autenti-      gio dalle ore 15.30 alle ore 16.30
       camente “testimoni” di Cristo.         circa.
                                              Capiamo bene che l’orario non
     Proprio in vista di questo impegno       favorisce tutti, ma sarà sempre pos-
     per il Regno di Dio, vogliamo sot-       sibile cambiare se vedremo che ne
     toporvi una iniziativa nuova, che        vale la pena.
     ci aiuti a crescere, appunto, come       Il ritrovo è in casa parrocchiale per
     Chiesa.                                  martedì 11 gennaio 2022. Grazie
     Sarebbe bello che la nostra parte-       a tutti per l’accoglienza di questo
     cipazione alla celebrazione dell’Eu-     invito.

     Oratorio Sant’Apollonia a Lopagno
     Non sono molti i documenti in nostro     mente sotto l’invocazione di Sant’A-
     possesso per dire compiutamente          pollonia V.M. supplicano sia loro con-
     della chiesetta: due sono importanti.    cesso”.
     Il primo riguarda il “Disegno dell’O-    1735, 7 gennaio: Il Vicario Foraneo
     ratorio di Sant’Apollonia” da farsi di   G.B. Broggi parroco di Origlio riferi-
     nuovo nel comune e territorio di Lopa-   sce molto favorevolmente: la distanza
     gno.                                     della Parrocchiale è tanta ”che appena
     1734, 4 maggio: “Li uomini della         appena si sente il suono delle campa-
     terra di Lopagno membri della Cura       ne”; il viaggio con il viatico è difficol-
     di Santo Stefano di Tesserete in Val     toso; esistono legati all’uopo; ecc. Il
     Capriasca, come che trovano in gran      luogo scelto è adatto “principalmen-
     distanza dalla Parrocchiale e senza      te” perché in detto luogo esisteva già
     comodo d’alcun oratorio, essendosi       una cappella. È vero che il coro resta
     rosoluti di frabicarne uno canonica-     deformato in quanto rivolto verso occi-

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dente tuttavia potrà essere
edificato secondo il disegno
accluso“. Come si vede non
era previsto il campanile, ma
la posa di una campana che si
suonava dalla sagrestia; non
sappiamo quando sia stato
edificato; se subito, modifi-
cando il progetto o più tardi,
come potrebbe sembrare
vista la mole massiccia, quasi
esagerata a confronto della
chiesa. La “porta degli uomi-
ni”, come si chiamava allora,
era prevista sul fianco sinistro
(per chi entrava dalla porta
principale) ma fu costruita sul
lato destro, verso la strada
che correva dietro la chiesa.
Questa porta fu murata quan-
do nel 1961-1962 la nuova strada aggi-       Il secondo documento è il “Libro della
rò l’edificio sacro.                         Giesa di Sant’Apollonia” datato 1°
Il dipinto di Sant’Apollonia, che si trova   marzo 1824 con la decisione “Li uomini
sopra l’altare, porta la data del 1745 e     della tera di Lopagno hano cresto per
sta a dimostrare che, dalla concessio-       sindaco della chiesa il quale riceverà
ne, passarono una decina d’anni per i        le sue entrate e pagerà le messe del
preparativi e la realizzazione dell’ope-     legato del fu Antonio Marioni di Lopa-
ra.                                          gno fato per celebrare tante messe in
                                                                 deto oratorio con
                                                                 sua manutenzione
                                                                 per ogni anno, il
                                                                 sindaco è Giovan-
                                                                 ni Morosoli”.
                                                                 Non abbiamo mai
                                                                 visto il legato, ne
                                                                 le esatte dispo-
                                                                 sizioni stabilite,
                                                                 comunque sem-
                                                                 pre rispettate con
                                                                 la celebrazione
                                                                 di quattro messe
                                                                 annue.
                                                                 Sul libro seguono
                                                                 poi le registrazioni
                                                                 di entrate e usci-
                                                                 te e le assemblee
                                                                 per l’approvazione

                                                                                    21
dei conti o per trattande importanti. Raramente
     nei verbali si citano i nomi dei terrieri presenti
     (uomini) ma questo solo fin verso la metà del
     secolo scorso.
     Nel 1941 si decide la rifusione della campana
     perché rotta. All’assemblea presenziano anche
     due giovani donne: Franceschina Morosoli di
     Paolo e Emilia Foglia di Paolo: la riunione viene
     subito conclusa dopo la lettura di una comuni-
     cazione del Prevosto in cui si affermava che “un
     anonimo si assumeva l’intera spesa”.
     Un particolare fervore di celebrazioni liturgiche
     si ebbe, per alcuni, dal 1951 e cioè con l’aper-
     tura dell’Istituto don Orione, con la continua
     presenza di uno o due sacerdoti. In un anno si
     contarono almeno 70 messe celebrate, come
     risultata dal registro ancora oggi firmato, anche
     se solo saltuariamente.
     Poi i lavori di restauro a partire dal 1969 con la
     sistemazione esterna del campanile, lo scro-
     stamento delle pareti interne della chiesa, la
     posa del nuovo pavimento in cotto, l’altare
     rivolto verso il popolo, i nuovi banchi e serra-

                                                          menti: tutto ciò sullo slancio di
                                                          generosa donazione anonima.
                                                          Negli anni a seguire, secon-
                                                          do le disponibilità finanziarie
                                                          grazie a tombole e numerose
                                                          lotterie, il restauro di due tele
                                                          (L’Annunciazione e quella di
                                                          Sant’Apollonia), la sistemazio-
                                                          ne della sagrestia, il rifacimento
                                                          del tetto e il tinteggio intero e
                                                          esterno.
                                                          La chiesetta si presenta ora in
                                                          modo decoroso e di ciò ringra-
                                                          ziamo i benefattori e collabo-
                                                          ratori che sempre hanno avuto
                                                          cura di questa istituzione alla
                                                          quale la gente di Lopagno si
                                                          sente legata.
                                                             L’amministratore da 60 anni,
                                                                              Pio Clementi

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Sant’Apollonia
Sant’Apollonia († 249 d.C), vuol dire         per le malattie dei denti. I suoi emblemi
sacra a Dio (Apollo divinità greca). Ver-     sono: il giglio, la palma, il rogo, lo scal-
gine e martire di Alessandria d’Egitto.       pello, le pinze o una tenaglia che tiene
La sua festa cade il 9 febbraio. La sua       stretto un dente. Venerata come santa
morte è narrata nella “Historia ecclesia-     dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese
stica” di Eusebio di Cesarea, che riporta     ortodosse. Diceva Apollonia: “Sono cri-
una lettera di san Dionigi di Alessandria,    stiana; breve è il patire, ma eterno è il
testimone dei fatti inerenti alla cattura e   gaudio”. Nel medioevo proliferarono le
all’uccisione di Apollonia. Ad Alessan-       reliquie contenenti i denti di Sant’Apol-
dria nell’anno 248 scoppiò una persecu-       lonia. Papa Pio VI (1775-1799), volendo
zione popolare contro i cristiani, aizzata    mettere ordine nel culto delle reliquie,
da un indovino alessandrino (nell’ultimo      fece raccogliere in tutta Italia presun-
anno dell’impero di Filippo l’Arabo). In      ti denti di Sant’Apollonia, riempiendo
uno degli attacchi venne presa anche          uno scrigno di tre chili di peso, buttato
Apollonia, anziana vergine, impegna-          successivamente nel Tevere. Proverbio:
ta nell’opera di diffusione del Vangelo       “Sant’Apollonia spaca la tonia” (Sant’A-
nella sua città. Le strapparono i denti e     pollonia spacca la tonaca). Il proverbio,
accesero un fuoco minacciandola di get-       di origine friulana, indica che i giorni in
tarla tra le fiamme se non avesse rinne-      cui il calendario celebra Sant’Apollonia
gato la fede cristiana, ma Apollonia pre-     dovrebbero essere giorni molto ventosi.
ferì gettarsi da sola nel rogo e morire. È    Il dipinto nell’Oratorio di Lopagno rap-
patrona dei dentisti, degli igenisti den-     presenta Sant’Apollonia giovane e non
tali e degli odontotecnici e la s’invoca      anziana, con i simboli del martirio.

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