Trend Office. 4 storie di Garibaldiarchitects - Le nuove frontiere dell'ufficio moderno - Otomo

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Trend Office. 4 storie di Garibaldiarchitects - Le nuove frontiere dell'ufficio moderno - Otomo
Trend Office.
Le nuove frontiere dell’ufficio moderno.
  4 storie di Garibaldiarchitects
Trend Office. 4 storie di Garibaldiarchitects - Le nuove frontiere dell'ufficio moderno - Otomo
Tendenza uffici. Ispirazioni di design.

Quattro case history raccontate dal progettista.

Quattro storie di successo che svelano il design

contemporaneo dell’office realizzato secondo

le ultime tendenze della progettazione. Come

è cambiato il modo di lavorare e come siamo

cambiati noi nell’approccio al mondo del

lavoro; ma anche come si adeguano le aziende

contract nella realizzazione di nuovi moduli work

place.

Un’interessante intervista ad Alessia Garibaldi,

founder di Garibaldiarchitetcts ed esperta nella

progettazione di work placement, ci conduce

per mano in un percorso fatto di trasformazioni

e tendenze, non da ultimo l’automation building,

elemento imprescindibile dell’ufficio moderno.

Partendo da dove tutto ebbe inizio.

                                                    Laura Verdi
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Alessia Garibaldi, milanese, classe

1974, diploma artistico e laurea in

Architettura al Politecnico di Milano.

Dal 1998 inizia a collaborare con

studi di ingegneria e architettura

sviluppando masterplan e

progetti sul recupero di immobili

dismessi. La sua esperienza lavorativa

prosegue partecipando a progetti

internazionali tra cui l’Alfa Business

Park nell’area Ex Alfa Romeo di

Arese. Nel 2003 apre il suo studio

di architettura e nel 2006 si associa

allo studio di ingegneria guidato

da Giorgio Piliego . Nel 2014 lo

studio vince il concorso a inviti per

il progetto di Copernico 38 insieme

all’architetto Marco Vigo, con il

quale fonda lo Studio DC10. È del

2020 la nascita del nuovo brand

Garibaldiarchitects.

                                         Alessia Garibaldi
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Innovazione, emozione e funzione

sono le parole che rappresentano

la visione creativa e la filosofia dello

studio milanese. Il team, guidato da

Alessia Garibaldi, è composto da

architetti, ingegneri e interior designer

di esperienza che si occupano

sia di architettura che di interni,

collaborando con i committenti

in particolare per lo sviluppo e la

ristrutturazione di edifici terziari.

Competenze consolidate, creatività          La scelta dei materiali e delle

condivisa, taglio umanistico e              atmosfere sono gli elementi peculiari

obiettivi comuni sono i valori di           che contraddistinguono la visione

Garibaldiarchitects, la cui attività        generale all’interno di una cifra

si contraddistingue per la ricerca          stilistica italiana, con l’obiettivo di

creativa, l’esecuzione efficace e           affermare nel tempo la propria identità

l’originalità nell’armonizzare aspetti      creativa ed estetica.

strutturali, concettuali e tecnologici.

                                                                                      Garibaldiarchitects
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Come è iniziata la vostra
                                    esperienza nella progettazione di
L’umanista tecnologica              spazi a uso ufficio?
A tu per tu con Alessia Garibaldi
                                    Siamo stati tra i primi a realizzare uno spazio ufficio studiato per smart working e

                                    co-working. Vincemmo con DC10 un concorso indetto per il recupero di un edificio a

                                    uffici in zona Stazione Centrale a Milano. Era un progetto pilota per il nostro committente,

                                    che poi è diventato il brand di riferimento per affitti a medio termine nel settore. Il brief

                                    richiedeva una grande flessibilità e un ampio spazio social floor. Per noi Copernico fu il

                                    nostro primo test.

                                    Correva l’anno 2014. Cosa stava
                                    cambiando nella progettazione di
                                    uno spazio per il lavoro?
                                    Fino ad allora l’ufficio era molto classico, strutturato con open space oppure a uffici singoli

                                    e sale riunioni. Ma le persone, grazie alla introduzione della tecnologia, incominciavano a

                                    lavorare in modo diverso, con tablet e telefonini, sempre in movimento. Per la prima volta

                                    si fanno delle considerazioni sullo spazio, non aveva più senso avere dei grandi uffici,

                                    lo spazio si rimpicciolisce e di conseguenza anche le scrivanie, che dai 160 centimetri

                                    standard di lunghezza passano a 140. Anche le aziende di forniture non erano preparate.

                                    In quel caso, per gli arredi di Copernico, fu fatto tutto custom.
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La grande innovazione del momento:
         l’edificio intelligente
      e la sensoristica applicata.

                                                                                        Quali sono le tendenze attuali
                                                                                        nella progettazione?
                                                                                        Sicuramente progettare con il verde e introdurlo negli uffici: pareti verdi, piante in vaso

                                                                                        abbiamo notato che rendono gli ambienti più rilassanti. Importante anche il rapporto

                                                                                        con la luce naturale che aumenta il comfort in genere. Molto probabilmente siamo in un

                                                                                        momento in cui l’uomo ha bisogno di relazionarsi con le proprie emozioni.

                                                                                        Quasi non si parla più di uffici ma di multiuses space. L’ufficio è diventato un luogo di

                                                                                        scambi e di relazioni. Non solo ambiente di lavoro ma anche utilizzato nel tempo libero.

                                                                                        Per esempio in Copernico c’è un centro d’arte contemporanea aperto anche la sera.

                                                                                        I confini tra gli spazi si sono assottigliati: tra meeting room e l’area caffè la differenza può

                                                                                        essere minima. Prima l’edificio per uffici era molto corporate, algido ora lo spazio diventa

                                                                                        familiare e domestico, più amico e a misura d’uomo..

                                                                                        Non c’è più la postazione fissa. L’idea alla base è quella di potersi connettere e fare

                                                                                        muovere le persone per scambiarsi idee e informazioni in una modalità di lavoro più fluida.

Quindi non ha neanche più senso                                                         In un ufficio, per esempio, avevamo generato dei QR code di riconoscimento in modo tale

schematizzare parlando di open
                                                                                        che la scrivania intelligente ti riconoscesse e ti desse l’accesso alla rete.

space o di ufficio singolo?
No, perché per questi spazi deve essere possibile cambiare la modularità in modo tale

che un’azienda possa muoversi liberamente all’interno secondo le proprie esigenze. La

richiesta è quella di avere ambienti che permettano la collaborazione.
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Con tutta questa flessibilità non
c’è il rischio di spersonalizzare gli
spazi?
No, per niente. Smart working e co-working portano a una progettazione più attenta alla

flessibilità ma c’è anche una forte volontà di ambienti identitari e caratterizzati.

E questa è una grande sfida. Una volta c’era un prodotto monostile fornito da un’unica

azienda, ora in un progetto possono essere presenti anche dieci fornitori diversi. C’è

molta più contaminazione tra gli stili, tra la casa e l’ufficio, e una forte tendenza a

personalizzare, dall’oggettistica al visual. Un esempio è il progetto OGR a Torino in cui

abbiamo creato episodi differenti, taylor made, con social desking, phone boot, aree

informali per il meeting dando differenti suggestioni e spazi che suggeriscono diversi livelli

di privacy e di concentrazione.

Qualcosa è cambiato anche nella
committenza?
Il nuovo must delle aziende è trasmettere valori ai propri dipendenti. Gli imprenditori

oggi sono molto attenti alla sicurezza, ai concetti di economia circolare, al well being,

all’ecocompatibilità. La progettazione si deve fare portavoce e interpretare queste

dinamiche.

Sempre nel progetto OGR abbiamo realizzato cinquecento postazioni di lavoro

ergonomiche con la possibilità di modificare le altezze delle scrivanie fino a permettere

una postazione di lavoro in piedi, questo perché stare troppo tempo seduti a livello

posturale non fa bene. In futuro ci saranno scrivanie dotate di una sensoristica tale che

saranno loro a dirti che sei seduto da troppo tempo e che è ora di cambiare posizione.

Con la IoT gli edifici si prenderanno cura di noi.
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Quindi la grande innovazione del                                                              “Nella building automation non esiste il sistema migliore, esiste
momento è l’edificio intelligente e                                                              il sistema piu’ adatto che ti risolve il problema in quella
la sensoristica applicata?                                                                                        determinata situazione.
L’approccio innovativo è creare questa sovrastruttura a servizio degli utenti e non invece

come forma di controllo. È un campo aperto alla sperimentazione e al miglioramento.

Quello che noi architetti vogliamo è essere degli umanisti che riescono ad agevolare il

colloquio tra gli utenti e una tecnologia al servizio delle persone. Lo stiamo testando in

un Family Office molto all’avanguardia a Bologna, dotato di sensoristica beacon che

permette all’edificio di scambiare informazione con l’utente e registrare dati, per esempio

verificare la quantità di anidride carbonica presente in una sala riunioni e ossigenarla

automaticamente.

                                                                                              Come architetto hai un approccio
                                                                                              emozionale al progetto. Come ti
                                                                                              avvicini al mondo della tecnologia
                                                                                              e della building automation?
                                                                                              Ho una formazione umanistica, appassionata d’arte antica e contemporanea, mi

                                                                                              approccio alle neuroscienze e alla sociologia. Guardo alla tecnologia con un occhio

                                                                                              umanistico e mi interfaccio nei progetti con il mondo dell’ingegneria. Ingegneri e architetti

                                                                                              spesso, però, ancora non riescono a capirsi. Gli ingegneri non amano l’intromissione

                                                                                              dell’architetto nel loro mondo tecnologico. E spesso gli architetti tendono a prendere le

                                                                                              distanze.
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Secondo te quanto è importante
che il mondo della progettazione                                                            La building automation diventa un modo di interrogare
si integri con la tecnologia?                                                                          l’edificio chiedendogli come stai.
È opportuno che anche gli architetti capiscano la potenzialità di questi strumenti.                Senza questi sistemi sarebbe impossibile.
L’automation building serve per raccogliere dati che vengono poi interpretati. Diventa un

modo di interrogare l’edificio chiedendogli come stai.

Abbiamo bisogno di capire quanto stiamo consumando, quanto stiamo bruciando,

quanto stiamo inquinando. La direzione è verso carbon zero. Sembravano utopie ma ora

questo è l’orientamento della nuova progettazione.

L’edificio intelligente aiuta le persone a vivere meglio ma anche a consumare in maniera

più responsabile. È la realtà che ti chiama.
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Quali sono i problemi che si
possono incontrare installando un
sistema di building automation?
Sul nuovo quasi i problemi non esistono, in quanto si predispone in fase progettuale il

cablaggio dell’edificio. Qualche problema ci può essere invece nella ristrutturazione dove

spesso ci si trova a dovere fare i conti con murature importanti e l’edificio diventa difficile

da cablare. In questi casi, il sistema ideale è quello wi-fi . Non esiste un sistema migliore

ma esiste il sistema più adatto a risolvere il problema in quel preciso edificio. Ogni

progetto deve essere custom, sviluppato in tavoli tecnici con differenti professionalità.

L’architetto diventa il regista e a lui spetta di trovare le abilità giuste per affrontare la sfida

di render intelligenti edifici nati con tecnologie differenti.

                                                                                                      “In futuro saranno le scrivanie ad avvisarti che sei
                                                                                                                seduto da troppo tempo e che
                                                                                                                 e’èora di cambiare posizione.

Qual è il valore aggiunto di un
sistema di building automation?
Sicuramente l’aspetto estetico degli apparati tecnologici. Il grande scoglio per una parte

di noi progettisti è che questi apparecchi sono studiati da tecnici ed esteticamente

mancano di appeal.
Cosa consiglieresti
all’imprenditore che deve
                                                                                                 GLI USER
                                                                                                 DIVENTANO
ristrutturare il proprio
edificio per uffici?

                                                                                                 PROTAGONISTI
Prima di tutto di non sbagliare architetto. Ogni professionista ha la sua specificità e la

capacità di interpretare meglio un certo tipo di edificio. Nella scelta del professionista,

l’imprenditore deve recepire quei valori che vuole poi trasmettere nel proprio progetto.

                                                                                                 DI UNA
Inoltre la scelta vincente è anche quella di scegliere un professionista che sappia

valorizzare il committente e che non anneghi nel proprio narcisismo.

In secondo luogo, non andare contro il DNA dell’edificio. Ogni edificio ha una propria

identità: quando la ristrutturazione è intelligente sa ascoltare, solo così si riesce ad avere

                                                                                                 PROGETTAZIONE
costi ragionevoli. Inoltre deve avere le idee chiare in merito a quello che vuole, sapere a

                                                                                                 HUMAN
chi si sta rivolgendo e conoscere il target di riferimento.

Non ultimo creare valore aggiunto perché il mercato premia strutture con un certo tipo

di caratteristiche, per esempio con certificazioni LEED o WELL ma anche come l’edificio

viene percepito dagli utenti, un valore poco tangibile ma molto ben riconoscibile.

                                                                                                 CENTRIC
4   PAG. 25

    Copernico Centrale.

    Un business center studiato
                               Storie
                                        PAG. 38

                                        Nella città del design

                                        e della moda, benessere
                                                                            PAG. 50

                                                                            Co-working tra chat sofa

                                                                            e phone boot alle OGR di
                                                                                                            PAG. 60

                                                                                                            Il brand diventa identitario

                                                                                                            grazie all’architettura. Un

    per rispondere alle nuove           percepito grazie al design          Torino. Customer experience e   recente headquarter in

    esigenze del mondo del              biofilico e materiali riciclabili   design ergonomico.              provincia di Varese.

    lavoro: smart working,              nel nuovo studio milanese di

    co-working in ambienti              Garibaldiarchitects e DC10.

    flessibili e atmosfere familiari.

    Dove lavora la Gen Z e aprono

    le nuove start up.
Intervento: Ristrutturazione interna palazzo uffici.
Location: Via Copernico, Milano, Italia
Supeficie: 14.000 mq
Head Designer: Alessia Garibaldi, Marco Vigo, Giorgio Piliego
Team di progetto: Simone Ferrara, Roberta D’Elia

                                                                RIVO
                                                                LUZIO
                                                                NE
                                                                COPER
                                                                NICANA
                                                                Un business center studiato per rispondere alle nuove esigenze del mondo del lavoro: smart

                                                                working, co-working in ambienti flessibili dal design accattivante e atmosfere familiari.

                                                                Dove lavora la Gen Z e aprono le nuove start up, in una parola: Copernico.

                                    PAG. 24                                                           PAG. 25
Ha preso il nome dalla via dove è ubicato a

Milano ma forse non è un caso che sia localizzato

proprio qui. Copernico Centrale è l’innovativo hub

ideato sulla base della visione di Pietro Martani di

Copernico Holding SpA e studiato nel design da

DC10 per rispondere alle nuove esigenze del mondo

del lavoro e della Gen Z. Il business center esprime

la nuova concezione lavorativa basata su smart

e co-working, combinando insieme spazi a uso

ufficio, luoghi di condivisione come bistrot, library,

palestre e cinema che diventano un grande social

floor. Nonostante i molti vincoli che caratterizzavano

l’edificio preesistente, risalente agli Anni ‘60 con la

tipica facciata in alluminio, il progetto ha rivoluzionato

la percezione degli spazi con la creazione di nuovi

volumi interni, grazie all’uso spinto di doppie

altezze e la formazione di una nuova area esterna.

Ispirato alla tradizione nordica, l’interior design si

distingue per la sua atmosfera industriale e per l’uso

di materiali naturali che creano ambienti caldi e

accoglienti adatti a diverse possibilità di utilizzo.

                                                             PAG. 26   PAG. 27
In ufficio come a casa.                                            Un’opportunità per il business.

          La committenza è una società il cui business                       Il business center si sviluppa su tre corpi di fabbrica.

          consolidato è quello di affittare uffici singoli,                  Quello centrale ospita la reception, il bar e la zona

          postazioni in co-working, sale riunioni o per eventi,              lounge; il corpo di sinistra le funzioni più indipendenti

          fornendo servizi in modo temporaneo, per un                        da svolgere autonomamente in sale meeting e

          medio periodo, a brand che svolgono differenti                     salette riunioni, rifornite da catering esterni; nel

          attività. Il brief era chiaro: creare uno spazio                   corpo di destra trova spazio l’area co-working

          che potesse cambiare il modo di lavorare delle                     collegata alla reception da un tube aereo. Qui è

          persone con un intervento di restyling e la precisa                dove si posizionano le start up e dove ha inizio il

          volontà di recuperare il più possibile, in un’ottica               tutto, con bassi costi e alti pensieri, qui è dove si

          ecocompatibile di economia circolare. Per lo studio                affittano le singole scrivanie, tavoli in ferro su ruote

          DC10, il punto di partenza è stato guardare ciò che                e ambienti insonorizzati dove telefonare. L’ambiente

          succedeva nelle realtà estere per interiorizzare il                è fluido, liquido, la parola d’ordine è flessibilità

          processo e tradurlo in un contesto italiano. L’idea                e possibilità di lavorare dove si vuole: al bar, nei

          è stata quella di portare la casa dentro l’ufficio,                salottini, nella lounge, nelle postazioni hot desking.

          creando degli ambienti a metà strada tra il loft e lo              Le contaminazioni sono tante e tante anche le

          spazio di lavoro, dilatando le aree dedicate al social             opportunità di business che derivano dal network

          floor.                                                             che in questi spazi co-working si crea.

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“Uno spazio
che modifica
il modo di
lavorare delle
persone.
PAG. 32
Parola d’ordine: flessibilità.

La reception, il biglietto da visita dell’azienda, è stata

pensata come un’agorà: abolito il classico desk di

accoglimento, lo spazio è studiato su gradoni dove

poter anche lavorare e chiacchierare, con una zona

salotto dalle linee organiche e dinamiche.

La zona caffè, luogo di relazione per eccellenza,

è in stile rough, industrial, sviluppato con materiali

come la resina, il cuoio, il ferro, con tavoli e bancone

disegnati su misura e un’illuminazione puntiforme

dove una parte determinante la gioca la nuda

lampadina a vista.

La lounge è studiata con materiali che riportano

all’idea del cantiere, come i pannelli in OSB e la

lamiera, ma anche con pezzi storici di design che

creano il senso di riconoscibilità e di appartenenza.

La library è più sofisticata, dai colori caldi e pezzi

vintage che richiamano un’atmosfera domestica che

favorisce il relax ma anche lavori di concentrazione

e dove l’uso del cellulare non è permesso, come

anche nella oxygen room: una vera e propria

serra, dedicata alla lettura e allo studio, nella quale

l’ossigeno prodotto dalle piante stimola le attività

cerebrali.

Gli uffici sono volutamente neutri, vagamente nordici,

per permettere ai tenant di personalizzarli con

propria grafica e colori aziendali. In antitesi le aree

relax, diverse a ogni piano, colorate e giocose con

zone per meeting informali e aree caffè.

                            PAG. 34                          PAG. 35
“Start up: bassi costi, alti pensieri.

PAG. 36                    PAG. 37
WORKPLACE
          TRA PIANTE E SOCIAL TABLE
                  Benessere percepito grazie al design biofilico e materiali riciclabili nel nuovo studio milanese di

                                         Garibaldiarchitects e DC10. Dove si lavora meglio e ci si concentra di più.

                                         Intervento: recupero di uno spazio artigianale
                                         Location: Milano
                                         Progetto: Garibaldiarchitects - DC10
                                         Progetto del verde: Fratelli Calvi

                                         Foto credits: Giacomo Albo

PAG. 38                        PAG. 39
Un’atmosfera informale, quasi domestica,

è quella che si percepisce nella nuova sede

milanese di Garibaldiarchitects e DC10. Gli spazi

nascono da un recupero attento di un ampio

seminterrato in una zona centrale del capoluogo

lombardo, precedentemente destinato all’attività di

falegnameria.

Nel recupero una grande attenzione è stata dedicata

al social floor, utilizzando materiali sostenibili e colori

ma anche un design biofilico con l’utilizzo di piante

verdi. “Dall’esperienza maturata in questi anni ,

abbiamo notato come l’utilizzo di alcuni materiali

e colori influenzi in modo positivo l’esperienza del

visitatore e il ricordo dei luoghi anche in termini

olfattivi”, spiega l’architetto Alessia Garibaldi, del

team di progettazione.

                         PAG. 40                              PAG. 41
Il profumo del luogo.

Non a caso nel laboratorio di architettura si respira

un’aria di benessere oltre che il profumo delle

piante verdi che lasciano una forte impronta nella

memoria olfattiva ma anche in quella visiva. Le aree

verdi accompagnano il visitatore fin dall’ingresso,

arredato da grandi fioriere laterali al portone in

massello anticato. La reception è contornata da

fioriere integrate nel pavimento ed essenze sulle

scrivanie rendono piacevole il lavoro al computer:

ogni scrivania ha piantine verdi in composizioni

posizionate su alzatine colorate. Sul fondo dello

studio è stato realizzato un patio, valorizzato da

un progetto di landscaping che rende lo spazio

esterno un vero e proprio tableau vivant, in accordo

con il mutare delle stagioni. Qui piante rampicanti e

specie arboree e floreali, tra cui sterlizie nicolai, musa

gigantea, acer palmatum corallium e mirto tarantino,

creano una quinta scenica in un gioco continuo con

la luce zenitale. Il patio, in totale connessione visiva

con gli interni, grazie a una vetrata a tutta altezza,

dilata ulteriormente il grande open space condiviso.

                                                             PAG. 42   PAG. 43
“Da spazio pensato a spazio abitabile, nel quale poter accogliere il disordine.

      PAG. 44                                                         PAG. 45
“L’ambiente creato ci aiuta nel quotidiano
                  a migliorare la qualita della vita.

                                       ‘
PAG. 46                    PAG. 47
Uno spazio condiviso.                           naturale, in continuità visiva con tutto      di partizione. Tutti gli arredi, disegnati da

                                                                                                                             Intorno al grande open space,                   lo spazio. Il mood progettuale ha             DC10, sono su misura e realizzati in MDF

                                                                                                                             caratterizzato da postazioni di lavoro          previsto di lasciare a vista tutte le parti   bicolore, naturale e grigio scuro. La nuova

                                                                                                                             condivise che si sviluppano in lunghe           strutturali, come i pilastri in cemento e     sede è uno spazio ben pensato dove

                                                                                                                             scrivanie nell’area centrale, sono              il maggior parte degli impianti, secondo      poter accogliere il naturale disordine dei

                                                                                                                             distribuite le sale riunioni e gli uffici dei   un tipico industrial style. Anche il desk     suoi fruitori e diventare così uno spazio

                                                                                                                             soci, suddivisi da vetrate scorrevoli           della reception è in cemento a vista e        abitabile.

                                                                                                                             riquadrate da listelli in legno di rovere       diventa quasi un monumento scultoreo

Il lavoro dell’architetto.                                    Fare squadra con gesti semplici e intorno al

“Quello che più ci affascina è la continua                    tavolo da pranzo.

mutevolezza delle piante che si sono ben ambientate           Circondarsi di piante significa anche prendersi

anche negli spazi interni . L’idea della trasformazione

e dell’adattabilità è un concetto profondamente
                                                              cura di loro. E questo è un altro aspetto che ha

                                                              portato alla scelta di inserire gli elementi verdi in
                                                                                                                                                   “Prendersi cura, anche delle piante,
intrinseco nel lavoro di un architetto. Ogni volta ci

troviamo di fronte a luoghi da adattare, trasformare e
                                                              studio. È un messaggio rivolto a tutti i collaboratori,

                                                              traslabile alla vita sociale e che fa parte della policy
                                                                                                                                                 diventa un segnale di policy aziendale.
i cicli biologici naturali ci toccano da vicino”, continua    aziendale, come anche l’attenzione per il riciclo e

Garibaldi. “Poter osservare la fragilità e la forza di        cercare il più possibile di evitare l’uso di plastica: tutti

elementi vivi, come le piante, è fonte di continua            atteggiamenti che contribuiscono a creare il senso di

ispirazione. La fascinazione che avviene verso                appartenenza a un gruppo.

questi micro ecosistemi indoor, il lasciarsi attrarre,        Un altro elemento importante, fortemente voluto

anche indirettamente, dai piccoli movimenti della             dai soci, è l’area destinata alla cucina, in marmo di

vegetazione, innesca nell’uomo un sottile processo            Carrara e MDF grigio. In questo spazio ci si ritrova

rigenerativo, portatore di notevoli e riscontrabili effetti   per pranzi condivisi intorno al grande tavolo rotondo.

sulla vita d’ufficio. Migliora quindi la concentrazione       Anche questo in MDF, con piano grigio preinciso con

e risulta più veloce la capacità di risoluzione dei           un disegno a maglia rettangolare, ha i bordi di colore

problemi.”                                                    azzurro come le gambe in metallo. Un omaggio a

                                                              Jean Prouvé.
CUSTOMER
          EXPERIENCE
           ALLE
           OFFICINE
            GRANDI
            RIPARAZIONI
                    La Manica Sud delle officine OGR a Torino, uno dei più alti

                     esempi di architettura industriale della città, diventa un momento

                      di riflessione e di ripensamento dei luoghi di lavoro ponendo

                        l’individuo al centro.

                          Committente: Fondazione CRT
                          Intervento: design Manica Sud OGR
                           Location: Torino
                            Superficie: 12.000 mq
                             Progetto Architettonico: Studio Boffa Petrone
                              Impianti elettrici: Elettromeccanica Galli
                               Progettazione degli interni
                                e arredi su misura: Garibaldiarchitects
                                 Team di progettazione: Luca Paviglianiti
                                  head of interior design, Dorotea Cancelliere
                                   head of architecture

                                        Foto credits: Giacomo Albo

PAG. 50   PAG. 51
“OGR Tech mette insieme talenti,
 investimenti e un ‘puzzle’ molto
 ampio di competenze, connettendo
 Torino alle eccellenze globali – La
 sfida del nuovo hub internazionale
 dell’innovazione è aiutare l’Italia a
 colmare parte del gap sul tech…
 Per farlo abbiamo voluto creare un
 modello di eccellenza internazionale
 non solo in termini progettuali ma
 anche sotto il profilo ambientale e
 architettonico. L’obiettivo è stato
 creare un place to be, dove poter
 crescere e sviluppare idee e talenti”.

 Massimo Lapucci, Direttore Generale
 di OGR e Segretario Generale di
 Fondazione CRT .

Il grande edificio, in mattoni faccia a vista, ha una navata centrale

e due laterali, soprastate da ampie capriate in ferro tipiche

della fine dell’Ottocento. Nelle navate laterali sono stati inseriti

volumi su due piani destinati all’innovation hub. Questi spazi,

completamente vetrati con struttura in ferro di calamina nera,

creano un gioco di parallelepipedi aggettanti, affacciati sulla

navata centrale. Per questi ambienti sospesi, il progetto di interior

dello studio Garibaldiarchitects ha previsto arredi modulari e

scrivanie singole facilmente riconfigurabili. La postazione tipo

prevede un alto grado di integrazione tecnologica degli arredi,

grazie a cablaggi nascosti che permettono la regolazione in

altezza delle scrivanie a favore dell’ergonomia del singolo utente.

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La navata centrale.

Oltre all’innovazione tecnologica, un altro dei punti cardine

del progetto è stato quello di esaltare l’ampia navata centrale

valorizzando l’architettura preesistente e lasciando visivamente

libero l’asse prospettico longitudinale. Lo spazio è stato pensato

come una grande piazza che diventa luogo di incontro e

confronto, studiata per specifiche aree tematiche. Particolare

attenzione è stata data alla customer experience simulando

il comportamento degli utenti all’interno delle aree funzionali.

Queste ultime sono state dislocate all’interno del percorso

centrale con una precisa caratterizzazione degli arredi, per

favorire il wayfinding, facilitare i percorsi e l’individuazione delle

aree. Le aree tematiche, caratterizzate da arredi specifici custom,

sono elementi scultorei con una vita indipendente. I singoli

elementi sono contraddistinti dall’utilizzo di diversi materiali tra cui

il ferro e il legno e omaggiano nei colori e nelle texture la scuola di

Memphis di Ettore Sottsass e Alessandro Mendini.

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“Una grande
          piazza dove
            incontrarsi
          e scambiarsi
                  idee.

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“Un omaggio
          Co-working tra chat sofa e phone boot.

          La reception è stata studiata come un grande parallelepipedo

          sospeso, lungo nove metri, completamente vetrato come i

          volumi laterali dell’innovation hub. Dalla reception, sulla sinistra
                                                                                  a Sottsass e
                                                                                   Mendini nei
          si sviluppa la parete del led wall studiata con i tubi metallici

          dei ponteggi edili ed evidenziata dal colore acquamarina che

          caratterizza la corporate OGR.

          Nella grande navata arredi su misura si susseguono ognuno

          caratterizzando una propria funzione, dalle aree coffee break,

                                                                                 colori e nelle
          social table e hot desking alle aree chat sofa, caratterizzate da

          divanetti avvolgenti, acusticamente isolati, per riunioni informali.

          Alle teche in vetro delle sale meeting si alternano aree private

          circolari racchiuse da lamelle in legno.

                                                                                 texture nello
          Lungo la navata trova posto anche lo Start up village, studiato

          secondo il modello del co-working, caratterizzato da scrivanie

          elettrificate con i piani effetto cemento; spazi destinati ad aree

          social si alternano ad aree private per i phone booth.

                                                                                      Start up
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                                                                                        village.
PRIMA
   E POI
   L’ampliamento di un edificio esistente diventa

   occasione di ripensamento e motivo di

   riflessione su un tema caro al progettista.

   Vecchio e nuovo a confronto.

Intervento’: Nuovi edifici in ampliamento
comparto industriale
Location: Uboldo, Varese, Italia
Superficie: 2.300 mq
Head Designer: Alessia Garibaldi, Garibaldiarchitects
Parte tecnica: Giorgio Piliego
Collaboratori: Simone Ferrara, Roberto Angioletti,
Vincenzo Carpentieri

Foto credits: Andrea Martiradonna

                       PAG. 61
Particolarmente sentita, da sempre, è la tematica della

connessione tra preesistenza e nuova costruzione.

L’ accostamento può avvenire in maniera forzata oppure in punta

di piedi, dipende molto dall’importanza accordata a quanto c’era

prima e dalla reale dignità della preesistenza.

Nell’ampliamento della sede di Sicad, azienda di nastri adesivi in

provincia di Varese, inserita in un contesto industriale tipico degli

Anni ’70 -’90, lo studio Garibaldiarchitects ha voluto omaggiare

il lascito di quello che c’era utilizzando stessi materiali ma

rivisitandoli con nuove forme.

                                 PAG. 62                                PAG. 63
Una nuova identità visiva

La demolizione e ricostruzione dell’edificio destinato

a magazzino e la ristrutturazione degli edifici esistenti

sono diventati motivo di riflessione sul significato

stesso di sede aziendale, come elemento ico-

nico e identitario di una precisa realtà di brand. La

progettazione e riedificazione del nuovo edificio ha

preso spunto dalla palazzina uffici esistente, tipico

esempio dell’architettura terziaria di qualche decen-

nio fa caratterizzata da facciate continue, finestre

a nastro, marcapiani in cemento in una scansione

ritmica molto rigida e uno sviluppo orizzontale

estremizzato.

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Cemento decapato e moduli semitrasparenti

                                               La nuova palazzina uffici riprende quindi i materiali

                                               della preesistenza ma riutilizzandoli per dare una

                                               nuova dinamicità a tutto il contesto. La facciata

                                               viene tridimensionalizzata con dei marcapiani in

                                               cemento costruiti in forte aggetto, tutta la parte alta

                                               dell’edificio preesistente viene richiamata da moduli

                                               vetrati semitrasparenti che si susseguono senza

                                               soluzione di continuità e terminano con un volume

                                               in aggetto completamente vetrato in testata, la zona

                                               delle finestre a nastro si prolunga nel nuovo con

                                               moduli trasparenti di dimensione differente.

                                               In pianta, e quindi nei prospetti, il nuovo edificio ha

                                               un andamento sinuoso che aumenta ancora di più

                                               il dinamismo architettonico e diventa occasione per

                                               creare la corte di ingresso.

                                               La cesura tra la preesistenza e la nuova costruzione

                                               è il corpo ascensore anche questo in cemento

                                               a vista decapato, come tutte le parti piene delle

                                               facciate.

      “Ricostruire in continuita’,
  riprendendo la preesistenza.

PAG. 66                              PAG. 67
“Il brand diventa identitario anche grazie
                                                                     all’architettura.

Tra pieni e vuoti vince la trasparenza

L’edificio alterna pieni a vuoti mantenendo in

generale una certa leggerezza e trasparenza, come

seguendo la volontà di svelarsi all’esterno.

Anche quasi tutto il piano terra, destinato in buona

parte alla mensa, è vetrato, aperto sull’esterno e

sulla corte interna che, oltre a essere uno spazio di

svago, separa il magazzino dagli uffici.

La poetica brutale del cemento a vista si traduce,

negli interni, in pavimenti in gres effetto pietra e

cemento o in superfici in resina per la definizione

degli ambienti operativi, come gli uffici all’ultimo

piano o la mensa al piano terra e gli spazi di

rappresentanza al primo livello.
Laura F. Verdi, professionista poliedrico, si dedica

alla progettazione creando spazi che sono percorsi

emotivi, non solo un invito alla bellezza ma alla

riflessione sul vivere bene, progettando l’armonia,

interpretando volumi, colori, materiali.

Interfacciandosi da sempre con il mondo

editoriale, collabora con riviste di settore rivolte

all’hospitality, alle tendenze dell’interior e del

design, all’architettura, con un approccio curioso

che muove dalla logica del fare. Impegnata sul

fronte della comunicazione, cura uffici stampa

allargati per aziende di edilizia e di design volti a

promuovere brand e prodotti con azioni mirate

e media plannings. Curatrice di eventi legati alla

progettazione, coordina in collaborazione con

Teamwork, ROOMS – Hotel Design Lab, il cuore

mostra di SIA Hospitality Design a Rimini.

                                                        Laura Verdi
Via Claudio Monteverdi, 6 - Legnano, 20025 Italy - Tel: +39 0331 500802

                         www.otomo.cloud
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