Strumenti per il colloquio pnl Sistemico - Un modello integrato per il colloquio di aiuto, cambiamento, empowerment - Modelli di Comunicazione

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Strumenti per il colloquio pnl Sistemico - Un modello integrato per il colloquio di aiuto, cambiamento, empowerment - Modelli di Comunicazione
strumenti per il colloquio pnl Sistemico

                                 Un modello integrato
                                 per il colloquio di aiuto,
                                 cambiamento,
                                 empowerment.

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Un percorso di agility

L’esperienza di ogni individuo, bella o brutta, nasce sia dal suo assetto
interno sia dal contesto di relazioni in cui vive.

L’integrazione tra Programmazione Neurolinguistica e Teoria dei Sistemi è
dunque particolarmente efficace, in quanto offre la possibilità di aiutare
il cliente agendo sia sulla sua struttura esperienziale, sia sulla struttura
della rete di relazioni in cui il soggetto è inserito.

Ciò implica da parte di chi conduce il colloquio non solo la conoscenza di
tecniche specifiche, ma anche l’adozione di un particolare mindset in cui
il focus attentivo si sposta in continuazione dall’interno all’esterno e
viceversa, alla ricerca di complementarietà e corrispondenze.

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Neutralità, incredulità e curiosità

Occorre instaurare un clima di collaborazione tra consulente e cliente.
E’ importante sottolineare che ciò NON significa alleanza, per evitare
rischi di risonanze e collusioni.

Oltre a ciò, va considerato che se come dice C.Rogers “Il cliente
è il miglior esperto del proprio problema”, non è detto che sia anche il
maggior esperto nel farne una descrizione. Il racconto che porta della sua
esperienza è solitamente viziato da stati d’animo e blocchi cognitivi.

Perciò il consulente sotto certi aspetti si comporta come un detective:

• non si “schiera” rispetto a ciò che il cliente dice;
• non prende ciò che gli viene detto come verità assodata;
• è molto curioso di conoscere dinamiche e presupposti della struttura
  sistemica in cui il cliente matura il suo disagio.

Dunque rapport e direzione vs. empatia e gossip.
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Direzionalità: Ipotizzazione, NON ipotesi

Nel nostro modello di colloquio la direzionalità non è data da un’ipotesi
che il consulente si formula. L'ipotesi (notare che la diagnosi è un tipo di
ipotesi) è una prefigurazione di cui si cerca conferma. I rischi connessi
sono tre:

• Trovare conferme manipolando-anche involontariamente- il cliente
• Cadere nella fallacia logica dell’indizio
• Ricadere in una logica esplicativa di causa/effetto lineare

L’ipotizzazione, per contro, è solo una ipotesi “posticcia“ posta a base di
un ragionamento, senza riferimento alla sua verità, come punto di
partenza per un'investigazione che non sappiamo dove ci porterà. E’
dunque un criterio provvisorio di orientamento, un “come se”.

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Funzioni dell’ipotizzazione

• Orientare l'indagine e l'attività

• Cogliere il funzionamento, l'organizzazione dell’individuo nel suo
  sistema di riferimento

• Costruire una mappa delle relazioni in cui figuri la posizione dei vari
  individui all'interno del gruppo e di questo all'interno di altri sistemi

• Portare in superficie la struttura dell’esperienza del cliente

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Utilità vs. Verità

L’ipotizzazione è provvisoria e funzionale, e indipendentemente dal fatto
che venga confermata o confutata o modificata, produce apporto di
conoscenza all'operatore e introduce complessità e novità in tutto il
sistema.

                                                “Morta
                                                un’ipotizzazione,
                                                se ne fa
                                                un’altra!”

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Via da un problema o verso un obiettivo?

Problema e obiettivo sono due facce di un’unica medaglia.
Portare il focus su una o sull’altra dipende dalle esigenze del cliente
in uno specifico momento.

• Si lavora sul problema ridefinendolo con domande opportune

• Si lavora sull’obiettivo aiutando a specificarlo (Obiettivo ben formato,
  Livelli Logici, GROW).

Il passaggio da uno stato problema (via da) a uno stato obiettivo (verso)
può essere effettuato con un’unica, elegante domanda: “Se non vuoi
questo problema, cosa vuoi allora?”

Ma spesso il cliente deve poter attingere uno stato di risorsa per poter
fornire risposte utili.

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2. Una domanda per cominciare

Che abbia un obiettivo che non riesce a raggiungere o un problema che
non riesce a risolvere, il vostro cliente prima di venire da voi avrà
adottato una delle seguenti opzioni:

• Pensando che la situazione fosse oltre le proprie possibilità, non ha
  fatto nulla. Sarà senz’altro opportuno proseguire indagando le sue
  credenze e i suoi presupposti, nonché la sua reale motivazione verso
  un possibile cambiamento. Domanda: Come ha fatto a prendere la
  decisione di non fare nulla? In base a cosa?

• Ha effettuato alcuni tentativi rivelatisi fallimentari che gli hanno
  anzi peggiorato lo stato interno e la percezione della difficoltà da
  affrontare. Sarà utile da parte del conduttore una accurata indagine
  della struttura di questi tentativi, che di fatto costituiscono uno
  specchio della struttura del blocco del cliente. Domanda: Cosa ha
  fatto esattamente fino a oggi per tentare di uscire dalla situazione?

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3.Primo problema, la definizione del problema

Ottenuta la risposta relativa ai tentativi infruttuosi, si passa a definire
esattamente la natura del problema. La definizione di uno stato problema
fornita dal cliente è essa stessa parte del problema, nel senso che
contribuisce a renderlo irresolubile per lui.

In particolare quando:

• E’ una affermazione assoluta o non specificata (Sono triste; La gente è
  malvagia)

• Non è riferito o non appartiene al soggetto (Mia moglie non trova
  lavoro; Il capo è una belva)

• E’ una conclusione senza uscita (Mio marito mi ha lasciata e non
  troverò più nessuno che mi voglia bene;
  La situazione mi rende impossibile continuare)

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Esempi di Domande ridefinenti : dal contestuale…

Esempi di prima definizione: “Mia madre e mia moglie non vanno
d’accordo”; “Il mio capo ce l’ha con me”; “Mio figlio è esageratamente
timido”

Così formulato, il problema NON E’ del cliente

Domanda ridefinente1 : “E questo che conseguenze ha?”

La risposta abbastanza a volte è espressa ancora come una causa-effetto
o come una equivalenza complessa in cui l’antecedente o il conseguente
o entrambi sono variabili di contesto piuttosto che personali, quindi
FUORI dalla possibilità di azione del soggetto.

Esempi di risposta: “Il disaccordo tra mia moglie e mia madre rende la
vita in casa un vero stress”; “Il mio capo mi sta facendo mobbing nel mio
team”; “La timidezza di mio figlio non l’aiuta a scuola ”.

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…al soggettivo

In questi casi l’obiettivo successivo del counselor o del coach è quello di
ottenere dal cliente una formulazione dello stato problema che ne riporti
l’origine sotto la PROPRIA titolarità.

Domanda ridefinente 2 : “Tutto questo in che modo è un problema per
LEI?”

Esempio di seconda risposta : “Il disaccordo tra mia madre e mia moglie
mi impone una decisione che non so prendere” ; “Non so difendermi dal
mio capo”; “Mio figlio va male a scuola e mi sento una madre inutile”.

Così formulato, il problema E’ del cliente.

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Domande ridefinitorie Ricorsive

Domande che applicano il processo a se stesso. Sono molto utili ma
richiedono un ottimo rapport.

Es. “Qual è la difficoltà?”
“X”
“In che modo X è una difficoltà?”
“Y”
“In che modo Y è una difficoltà?”
“Z”
“Se non vuole Z, cosa vuole allora?”

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4. Possibili ipotizzazioni sul problema
Il problema, a seconda della tipologia, può essere ri-descritto secondo 4
macro-ipotizzazioni :

• Come obiettivo prefissato da una struttura interna non più funzionale.
 Se il cliente non vuole  ma l’ottiene
 regolarmente, quale struttura mette involontariamente in atto?

• Come obiettivo mal formulato. Se il problema è un obiettivo che non si
  riesce a raggiungere, è probabile che si abbia a che fare che una cattiva
  formulazione dello stesso.

• Come obiettivo indesiderato con vantaggi secondari che viene raggiunto
  e mantenuto grazie a una determinata struttura di livelli logici. (Ad
  esempio, non reagire al capo prepotente può voler dire sicurezza del
  lavoro).

• Come processo di significazione non ecologico legato a credenze
  personali. (Sempre nello stesso caso, credenze di bassa autostima o
  bassa autoefficacia, oppure aspettative irragionevoli sulla vita e il
   mondo)
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5. Esplorazione: Utili domande di chunking

•       In quali ambiti si riflette (casa, lavoro, socialità…) ?
•       Qual è l’elemento più/meno saliente del problema/obiettivo?
•       Il problema/obiettivo di quale contesto è parte? Chi ne fa parte?
•       Quali altri fattori/elementi/persone nel contesto favoriscono/ostacolano il
        problema/obiettivo?
•       In quel contesto ci sono altri elementi più/meno problematici/favorenti?

•       Il problema/obiettivo è un esempio di cosa?
•       Che tipo di problema/obiettivo è questo? (categorizzare)
•       A quali altri problemi/obiettivi assomiglia? (andare nel contesto di vita del
        cliente, anche nel passato)
•       Di cos’altro potrebbe essere un esempio?
•       A quali altri problemi dà origine? Questo obiettivo quali prospettive
        aprirebbe?
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6. Indagine sistemica: Le domande circolari

L’esplorazione col chunking serve anche a fornire una prima descrizione
del sistema in cui il disagio ha origine nonché dei suoi partecipanti.
(Chi c’è oltre al cliente nel contesto in cui il disagio prende corpo?)

Le domande circolari sono utili per costruire una mappa sistemica delle
relazioni in cui il cliente costruisce il problema o deve conseguire un
obiettivo.

Per mezzo di domande circolari, si aggira l’egocentrismo del soggetto
accompagnandolo verso altre posizioni percettive e altri panorami
nella sua mappa.

Tanto il cliente quanto il counselor/coach, attraverso le domande,
cambiano costantemente sulla base dell’informazione offerta dell’altro.
La circolarità è indispensabile allo sviluppo di un’ipotizzazione sistemica.

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Circolari triadiche

Le circolari triadiche sono domande con le quali si chiede alla persona di
commentare la relazione tra altri due membri del gruppo o su una
situazione in particolare o sul rapporto tra un membro della gruppo e gli
altri. (3°pos)

Es.: “ Come descriverebbe la relazione tra sua moglie e sua suocera? E
tra sua suocera e sua figlia?”
“Come vede la relazione del suo collega con gli altri collaboratori?”

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Circolari Dislocate

Le circolari dislocate sono un’ipotesi che viene fatta formulare
all’intervistato/a rispetto a cosa pensano o vorrebbero fare altri
componenti del sistema

(Es. “ Immagini di essere il capo: che opinione ha del suo collega? E di lei?
Se lei fosse sua figlia, cosa farebbe? Come si sentirebbe al suo posto?)
(2° pos)

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Circolari di Differenza

Le circolari di differenza riguardano comportamenti o qualità riferiti al
confronto tra due o più persone.

(esempio: “chi pensa che potrebbe aiutare di più il suo reparto rispetto
ai suoi problemi?” “Chi si lamenta maggiormente per la situazione?”)

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Circolari Graduatorie
Sono graduatorie dei vari membri del        gruppo   rispetto   a   un
comportamento o un’interazione specifica

(Es.” Mi fa una classifica delle persone più propositive nel team di
progetto?” “Può dirmi, in ordine di frequenza, chi si offre di fare
straordinari nei giorni festivi?”

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Circolari di Cambiamento

Sono un’indagine diacronica, prima o dopo uno specifico evento, su un
cambiamento nelle relazioni

(Es. “andava d’accordo con suo marito prima dell’arrivo del nuovo figlio?
E dopo?” “Lei come stava col vecchio direttore?”)

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Circolari sul Futuro

Domande aperte sul futuro e al possibile, che sfidano la prospettiva
immobilistica del cliente.

(Es. “Che cosa pensa che potrebbe accadere in famiglia quando sua
madre andrà nell’ospizio?” “Cosa si aspetta dalla fusione societaria?”
“Come pensa che cambierà la vostra vita quando avrà risolto
il suo problema di lavoro?”)

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7. Chiudere il cerchio: Esempi di Domande riflessive

Alla fine di ogni sessione, oppure dopo insight importanti, le domande
riflessive aiutano il cliente a capitalizzare ed elaborare.

• Cosa pensi di ciò che abbiamo detto?

• Quali risorse utili hai individuato?

• Cosa hai capito adesso rispetto alla tua situazione?

• A questo punto che idee ti vengono per realizzare le tue
  aspirazioni?

• Come descrivi ora il problema/obiettivo?

• Applicando tutto ciò che hai capito alla tua vita nei differenti
  contesti, cosa potresti fare?

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Riassumendo: i 7 passaggi del colloquio

1. Accoglienza e cornici

2. Ascolto attivo, domande sui tentativi falliti

3. Ridefinizione del problema

4. Macroipotizzazione

5. Esplorazione del problema in tutti i suoi aspetti (chunking)

6. Mappatura del sistema di riferimento (domande circolari)

7. Considerazioni finali (domande riflessive)

Naturalmente è sempre possibile, e a volte anche necessario, tornare
più volte su passaggi precedenti.
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Oltre il counseling: Le tre fasi del processo di cambiamento

Secondo Michael Reddy (1987) e altri autori (IAC,2005) un processo di
cambiamento può prevedere tre fasi.

FASE                         COMPITO DEL CONDUTTORE COMPITO DEL CLIENTE

1                            Comprendere, esplorare,        Definire
                             formulare un’ipotizzazione

2                            Stimolare/motivare/ristruttu   Aprirsi alle possibilità,
                             rare                           definire obiettivi

3                            Dare riferimenti, fornire      Agire
                             supporti

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I comportamenti del conduttore

  FASE                       COMPITO DEL CONDUTTORE COMPORTAMENTI
                                                           Sospendere il giudizio
  1                          Comprendere, esplorare,       Ascoltare,approfondire
                             formulare un’ipotizzazione    Accettare

                                                           Attivare risorse
  2                          Stimolare/motivare/riformul   Confrontare, precisare
                             are                           Ristrutturare credenze limitanti

                                                           Creare risorse
  3                          Dare riferimenti, fornire     Vagliare
                             supporti                      Indirizzare

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I tre tipi di colloquio

FASE                         COMPITO DEL CONDUTTORE TIPO DI COLLOQUIO

1                            Comprendere, formulare         Counseling
                             un’ipotizzazione

2                            Stimolare/motivare/ristruttu   Coaching
                             rare

3                            Dare riferimenti, fornire      Consulenziale/Informativo
                             supporti

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Più sequenze possibili

La sequenza delle fasi1-2-3 può avvenire in tanti modi: in più incontri,
in un solo incontro, più volte in un solo incontro.
L’attenta calibrazione del cliente- e le sue verbalizzazioni- consentono
di capire se procedere o meno, o se anche riprendere la sequenza daccapo.

In generale è bene che il conduttore non abbia fretta di concludere
la sequenza, perché il cliente deve avere tutto il tempo necessario
per integrare i cambiamenti che si susseguono.

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ESEMPI DI Tecniche per la fase di counseling

                                           Le tecniche non devono essere
  •       Rapport e Guida                  percepite come tali dal cliente
  •       Accessi oculari
  •       Ricalco dei predicati
  •       Induzione emotiva non verbale
  •       Linguaggio non direttivo
  •       Metamodello (soprattutto cancellazioni e generalizzazioni)
  •       Linguaggio accrescitivo
  •       Domande Circolari
  •       Domande di chunking
  •       Metaprogrammi
  •       Domande riflessive

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ESEMPI DI Tecniche per la fase di coaching

                                       Le tecniche possono essere
•    Metamodello (tutto)
                                       percepite come tali dal cliente
•    SOM
•    Ancoraggi
•    Modello per parti
•    Posizioni percettive
•    Linguaggio persuasivo (Milton Model)
•    Associazione/dissociazione
•    Stati emotivi
•    Chunking
•    Livelli Logici
•    Strategie VAK
•    Obiettivi ben formulati
•    Domande circolari

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ESEMPI DI Tecniche per la fase di consulenza

Qua l’impiego delle tecniche può essere
inteso come:                                           Le eventuali tecniche devono essere
• Finalizzato a installare nel cliente una             dichiarate e concordate col cliente
   nuova risorsa interna usando
    pattern come la Time Line, il Cambio di
    Storia, Il Modello per Parti ecc.
• Finalizzato a insegnare al cliente facili
   strumenti di pronto impiego per
   accedere a Stati di risorsa (switch
   emotivi, ancoraggi, dissociazioni veloci
    ecc.)

     più…
E in
                      Dare informazioni su risorse disponibili nel contesto (caregiving)

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Accountability nelLe tre fasi

FASE                         CONDUTTORE                CLIENTE

1                            Processo                  Stato iniziale, Percorso, Stato
                                                       Finale

2                            Processo e Stato Finale   Stato Iniziale, Percorso

3                            Percorso                  Stato Iniziale, Stato Finale

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