Sport et scrittura Il ruolo determinante delle anthologie sportive (1932-2000) - OpenEdition Journals

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                           23 | 2019
                           In corpore sano

Sport et scrittura
Il ruolo determinante delle anthologie sportive (1932-2000)

Alberto Brambilla

Edizione digitale
URL: http://journals.openedition.org/italies/7504
DOI: 10.4000/italies.7504
ISSN: 2108-6540

Editore
Université Aix-Marseille (AMU)

Edizione cartacea
Data di pubblicazione: 2 dicembre 2019
Paginazione: 275-290
ISBN: 979-10-320-0243-8
ISSN: 1275-7519

Notizia bibliografica digitale
Alberto Brambilla, « Sport et scrittura », Italies [Online], 23 | 2019, online dal 03 mars 2020, consultato il
29 mars 2020. URL : http://journals.openedition.org/italies/7504 ; DOI : https://doi.org/10.4000/
italies.7504

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Sport e scrittura
                  Il ruolo determinante delle antologie sportive
                  (1932-2000)

                  Alberto Brambilla
                  Sorbonne Université, ELCI

                  Résumé : À partir d’un corpus varié d’anthologies sportives, il s’agira d’analyser et de
                  comprendre la nature du lien, sans cesse en évolution, entre littérature et sport au cours des
                  soixante-dix dernières années. Dès le début du xxe siècle, nombreux sont les auteurs qui
                  proposent des œuvres où le sport joue un rôle clé à différents niveaux : on perçoit ainsi que
                  le sport n’est plus seulement l’objet d’une écriture journalistique, qu’il n’est plus confiné dans
                  une presse spécialisée, mais que les portes de la littérature lui sont ouvertes et qu’il acquiert
                  par là-même une forme de légitimité culturelle qui s’affirme au fil du temps.
                  Riassunto: A partire da un ampio corpus di antologie sportive, analizzeremo per capirla, la
                  natura del legame, sempre mutevole, tra letteratura e sport dall’inizio del Novecento fino al
                  Duemila. Fin dai primi del Novecento, molti scrittori proposero opere in cui lo sport aveva
                  una parte rilevante a diversi livelli; si capisce quindi che lo sport non è più soltanto oggetto di
                  una scrittura giornalistica, non è più confinato tra le pagine della stampa settoriale, ma entra
                  a far parte della letteratura acquistando di conseguenza una forma di legittimità culturale che
                  si afferma con gli anni.

                  Primizie palermitane
                  Per farsi un’idea concreta della mutevole sensibilità culturale nei riguardi dello
                  sport (che si riflette nella varietà delle scritture sportive) ed anche della loro
                  diffusione precoce sin dai primi anni del xix secolo, può essere utile intrapren-
                  dere un percorso bibliografico all’interno delle cosiddette “Antologie sportive”.
                  La loro nascita e diffusione significa infatti, da un lato la presenza di un corpus
                  di opere e di autori a cui attingere con un’ampia possibilità di scelta; dall’altro
                  l’esistenza di un pubblico potenziale a cui riferirsi. Si trattava di quei lettori che
                  già potevano trovare testi di argomento sportivo, anche differenti dalle normali
                  cronache giornalistiche, nelle sedi più diverse, dalla classica Gazzetta dello

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Alberto Brambilla

                Sport a riviste specializzate, quali ad esempio Il Mezzogiorno sportivo, oppure il
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                     Da quanto risulta dalle ricerche sin qui effettuate, che si inoltrano in un terri-
                torio vastissimo e ancora in gran parte inesplorato, la prima silloge novecentesca,
                Ciclismo e letteratura, è costituita da un volume di oltre 230 pagine a firma di
                Carlo Weidlich, stampato a Palermo nel 1932 dalla Libreria Editrice Domino.
                Non compare dunque nel titolo il termine ‘antologia’, ed infatti il volume del
                Weidlich – uno studioso oggi dimenticato 2 – impiega circa settanta pagine
                prima di entrare nel vivo dell’argomento assumendo una veste appunto antolo-
                gica. Le parti iniziali si occupano di problematiche diverse (Intorno allo sport,
                Intorno alla igiene, L’evoluzione storica dello sport, eccetera), seguendo il dibattito
                culturale allora in corso. Se centrale risulta l’interesse per la bicicletta, che aveva
                radicalmente cambiato il modo di spostarsi e in un certo senso di vivere di molte
                persone, l’intento di Weidlich non coinvolgeva solo la letteratura. Esso infatti
                mirava ad un nuovo confronto, reso possibile dallo sport e dall’attività fisica, con
                l’intera società ed il suo modo di pensare all’esistenza. Per chiarire il suo discorso,
                l’autore si concentrava nell’opposizione Croce vs Marinetti 3, assumendo
                      […] Una posizione media, eclettica, ragionevole, equidistante dagli estremisti
                      negatori e dai fanatici affermatori. I primi vorrebbero trasformare il mondo in
                      un’accozzaglia di omarini cachettici, slombati e cadenti.
                      I secondi sognerebbero una mastodontica palestra, arricchita di tutti i progressi
                      moderni, scientifici e razionali.
                      I primi si schierano intorno al decrepito filosofo germanizzato Benedetto
                      Croce, che se la prende col Fascismo, perché esalta: “le prodezze aeroplastiche,
                      automobilistiche, ciclistiche”.

                1     Per un quadro d’insieme cfr. Paolo Facchinetti, La stampa sportiva in Italia, Bologna,
                      Edizioni Alpha, 1966; Aldo Biscardi, Da Bruno Roghi a Gianni Brera. Storia del giornalismo
                      sportivo, Firenze, Guaraldi, 1973; Antonio Ghirelli, La stampa sportiva, in La stampa italiana
                      del neocapitalismo, dir. Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Roma-Bari, Laterza, 1976,
                      p. 313-376; Gian Paolo Ormezzano, « La stampa sportiva », in La stampa italiana nell’età
                      della TV. 1975-1994, dir. Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Roma-Bari, Laterza, 1994,
                      p. 333-358; Italo Cucci, Ivo Germano, Tribuna Stampa. Storia critica del giornalismo sportivo
                      da Pindaro a internet, Roma, Il Minotauro, 2003; e soprattutto i tre volumi di Giornalismo
                      italiano, dir. Franco Contorbia, Milano, Mondadori, 2007-2009, in particolare il Volume terzo
                      1939-1968 (con ampia bibliografia finale).
                2     Nato a Palermo nel 1900, dopo la laurea in giurisprudenza si dedica alla letteratura, sia come
                      autore sia come critico militante, con interventi ad esempio su Federigo Tozzi e Ferdinando
                      Martini.
                3     Per comprendere i termini del confronto occorre ricordare l’avversione crociana per lo sport
                      moderno, espressa in diverse circostanze: cfr. Alberto Brambilla – Sergio Giuntini, Scrittura e
                      sport. Primi sondaggi otto-novecenteschi, Verona, Libreria editrice universitaria, 2003, p. 18-34.

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Sport e scrittura

                      I secondi riconoscono il loro corifeo in S.E. F.T. Marinetti, fondatore e capo
                      del Futurismo, progettista di una dinamica antologia dell’ ”Italia veloce”.
                  Da parte sua, il Weidlich si proclamava “eclettico” sostenendo che « lo sport è
                  bello, sano educativo; ma andrebbe praticato con sapiente moderazione, e mai
                  a detrimento dell’educazione del pensiero » (p. 9-10). Nelle pagine seguenti
                  l’autore si allineava alle posizioni ufficiali del regime in materia di sport, e
                  infine si dedicava all’amatissimo ciclismo, allora lo sport popolare per eccel-
                  lenza 4. Proprio in questa sezione Weidlich si occupava del rapporto tra sport
                  ed intellettuali, assumendo una precisa posizione:
                      Una volta, l’immagine, che solevamo formarci del letterato, era piuttosto
                      squallida e anti-sportiva, non allontanandosi, per niente, dall’abusatissimo:
                      “cliché” dei cosiddetti “temperamenti libreschi”[…]. Oggi, la medesima
                      immagine è, senza confronto, più allegra, e sopratutto, più giovanile. […]. La
                      letteratura (finalmente!) si emancipa; si accosta, veramente, alla vita, vissuta,
                      combattuta, goduta in tutte le sue forme; scende, tra gli altri mortali, a correre
                      sulle piste levigatissime o sulle abbaglianti strade provinciali; inneggia ai
                      campioni, con travolgente passionalità (p. 77-78).
                  Subito dopo Weidlich incominciava a raccogliere testi « dei letterati, dei
                  giornalisti, degli scrittori, simpatizzanti, con ardore più o meno acceso, con
                  l’igienico e diffuso sport della bicicletta » che aveva avuto a cavallo dei due
                  secoli uno sviluppo considerevole. Già da questa pionieristica silloge si avverte
                  dunque l’impossibilità di operare nette distinzioni all’interno della scrittura
                  ciclistica. In effetti il curatore raccoglie brani sia poetici sia prosastici, tratti dai
                  libri più svariati, superando ogni distinzione di genere o di autore. Al lettore
                  – abilmente guidato dal Weidlich che presenta i singoli autori – si offrono
                  dunque brani (o semplici riassunti e resoconti) tratti da opere di “letterati”
                  più o meno noti, molti dei quali ancora viventi, tutti ugualmente collegati
                  dalla passione ciclistica. Aprono la serie Alfredo Oriani e Lorenzo Stecchetti;
                  e poi seguono nell’ordine Vittorio Betteloni, Gustavo Macchi, il « dottore
                  Favari », Andrea Verga, Arturo Colautti, Guido Gozzano, Federigo Tozzi,
                  Ercole Luigi Morselli, Gioacchino Lega, Alfredo Panzini, Carlo Linati,
                  Bruno Cicognani, Ardengo Soffici, Giuseppe Antonio Borgese, Corrado
                  Govoni, Marino Moretti, Giuseppe Villaroel, Elisa di San Secondo Cibrario
                  (unica donna presente), Alessandro Pavolini, Ezio Camuncoli, Angelo Della
                  Massèa, Osvaldo Giacomi, Pio De Flaviis e Giuseppe Valentini. Conclude
                  questa sezione un capitolo dedicato a Lo sport della bicicletta nella letteratura per

                  4   Cfr. Daniele Marchesini, L’Italia del Giro d’Italia, Bologna, Il Mulino, 1996; Felice Fabrizio,
                      Sport e fascismo. La politica sportiva del regime 1924-1936, Rimini-Firenze, Guaraldi, 1976.

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                l’infanzia, dove compaiono Emilio Salgari ed Enrico Novelli (Yambo), e poi
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                     A testimoniare l’originalità del lavoro del Weidlich, e la sua apertura
                europea, sta la sezione successiva, Il ciclismo in alcune letterature straniere
                (p. 183-192), una rapida esplorazione della « letteratura ciclistica » in Austra-
                Ungheria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra inoltrandosi sin negli Stati
                Uniti d’America. Non pago di tale scorribanda, l’autore si avventura poi Tra
                memorie e manuali (p. 193-197): se per la prima tipologia testuale Weidlich
                citava i ricordi di Costante Girardengo e di Alfredo Binda, per la seconda
                descriveva il contenuto della fatica di « due competentissimi specialisti », ossia
                il giornalista sportivo Valdo Cottarelli e l’ex corridore Eberardo Pavesi. Altre
                preziose indicazioni erano comunque contenute nell’Appendice bibliografica
                finale (p. 227-229), dove tra gli altri spiccava per la quantità dei titoli menzio-
                nati il giornalista Vittorio Varale.

                Sentimenti sportivi
                Se il volume Ciclismo e letteratura era debitore di una grande passione popolare,
                la Prima antologia degli scrittori sportivi, un corposo volume di oltre 350 pagine
                curato da Giovanni Titta Rosa e Franco Ciampitti, nasceva nel clima dei
                Campionati mondiali di calcio che per la prima volta – era il 1934 – si svolge-
                vano in Italia, diventando anche un’importante vetrina per mostrare al mondo
                le conquiste del regime. A confermare un felice policentrismo editoriale, il libro
                usciva a Lanciano, in Abruzzo, dove da tempo operava l’editore Carabba, che
                già aveva nel proprio catalogo alcuni libri di argomento sportivo. Significativa
                era anche la coppia dei curatori, il letterato abruzzese Titta Rosa, e il molisano
                Ciampitti, già autore del romanzo Novantesimo minuto (1932) e di Cerchi, edito
                nel 1934 da Carabba.
                     Sin dalla Prefazione (p. VII-XII, firmata dal solo Titta Rosa), si riprendeva
                il cruciale rapporto tra sport ed intellettuali e quello, strettamente collegato, tra
                letteratura e sport. Al riguardo il curatore prospettava « tre specie di lettori »
                ipotetici del volume, mostrando d’avere ben presente uno specifico “mercato”,
                in parte creato dagli impulsi “sportivi” del regime:
                      Il lettore-critico, naturalmente infarinato d’Estetica, la cui farina, come quella
                      del diavolo, è probabile che si muti in crusca; il lettore ingenuo, o finto ingenuo,
                      e allora rientrerebbe nella prima specie; e finalmente il lettore-lettore, lettore
                      al cento per cento, tifoso d’almeno uno sport fra i tanti descritti o cantati qua
                      dentro, scolaro delle medie, giovane del Guf, graziose tenniste, e persino i loro

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                      papà e professori: il pubblico insomma, l’innumerevole pubblico che s’occupa
                      oggi di sport, lo fa o finge di farlo, riempie gli stadi, punta al giro d’Italia,
                      aspetta alla radio le notizie sportive.
                  Individuata in quest’ultima categoria i lettori ideali (di « buone, vive, fresche
                  letture sportive, scritte da scrittori italiani, con animo e stile italiani »), il Titta
                  Rosa si poneva delle domande d’ordine più generale a cui cercava di dare delle
                  articolate risposte:
                      Noi s’è inteso dire letteratura sportiva allo stesso modo che si dice letteratura di
                      materia morale, pastorale, eroica, idillica ecc. […]. Ma, concesso questo, c’è da
                      fare una piccola osservazione. Come quando si dice letteratura pastorale si suole
                      indicare non tanto la materia, genericamente, quanto il contenuto sensibile, cioè
                      insomma i sentimenti, che in quell’opera si sono trasfigurati in arte; così dicendo
                      letteratura sportiva si vorrà appunto, senza venir meno il dovuto omaggio
                      all’Estetica, indicare quella letteratura che del sentimento, o dei sentimenti
                      sportivi, è riuscita a far materia d’arte, che ha assunti codesti sentimenti nella
                      sfera dell’espressione artistica. Sarà dunque letteratura sportiva quella che sarà
                      riuscita a trasfigurare un determinato contenuto sensibile, quello sportivo, in
                      forme letterarie. Infatti, trovare nello sport materia d’arte non vuol significare
                      altro che questo: intuire in esso dei sentimenti, delle passioni, delle forze umane.
                  Se « portare alla luce dei sentimenti » è compito precipuo dello scrittore –
                  aggiunge il Titta Rosa –, « risulta evidente che lo scrittore cosiddetto sportivo,
                  di fronte alla propria materia, non opera diversamente da ogni altro scrittore »;
                  perciò « la distinzione fra letteratura sportiva e non sportiva non è qualificatrice
                  d’arte ma semplicemente indicatrice d’una particolare materia d’arte, cioè, in
                  fondo, non c’è distinzione ».
                      L’antologia riunisce uno o più testi di 22 autori, presentati in ordine alfabe-
                  tico e preceduti da una scheda introduttiva: Italo Balbo, Eugenio Barisoni,
                  Vittorio Beonio Brocchieri, Massimo Bontempelli, Achille Campanile, Franco
                  Ciampitti, Adolfo Cotronei, Emilio De Martino, Ettore De Zuani, Bruno
                  Fattori, Marcello Gallian, Mario Massai, Romolo Moizo, Paolo Monelli,
                  Curio Mortari, Nedo Nadi, Raniero Nicolai, Alessandro Pavolini, Marco
                  Ramberti, Bruno Roghi, Umberto Saba, Orio Vergani.
                      Nonostante fosse il 1934, l’anno dei Campionati mondiali di calcio,
                  tale sport non è predominante e anzi la silloge propone un ampio spettro di
                  discipline, dalla caccia al tennis, dal ciclismo all’alpinismo, dalla scherma al
                  pugilato. Naturalmente l’antologia risulta pienamente inserita in un particolare
                  clima politico e culturale e dunque non è assente qualche esplicito omaggio al
                  Fascismo e al suo capo (ad esempio con il Saluto al Duce, « volto cesareo e torso
                  di gladiatore » del Cotronei, p. 116-119); e ugualmente non manca un caldo

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Alberto Brambilla

                omaggio all’aviazione, che il regime celebrava come una delle massime espres-
                sioni dell’eroismo italiano, capace di coniugare alta tecnologia ed ardimento. In
                tal senso sono significativi i tre brani del Maresciallo dell’Aria Italo Balbo, i tre
                di Beonio Brocchieri, quello di Mario Massai e poi di Paolo Monelli.
                     Ancora dal punto di vista socio-culturale va segnalato un intervento del
                Bontempelli (Tifo e tifi diversi, p. 68-75), che analizzava tale fenomeno sociale
                (« elemento fondamentale della vita umana ») attraverso il confronto dei
                comportamenti di alcune tifoserie; a ciò si aggiungeva la rappresentazione del
                pubblico di un incontro di pugilato uscita dalla penna di Gallian (Folla allo
                stadio, p. 150-164).
                     Per quanto riguarda gli autori – tutti e solo italiani, « con animo e
                stile italiani » – il curatore, coadiuvato da un esperto della materia come il
                Ciampitti, non dimostra alcuna preclusione; da qui la proposta di un ampio
                ventaglio di autori, sia letterati di professione, sia provenienti da altri campi,
                in primis dal giornalismo (è il caso di Emilio De Martino e di Bruno Roghi)
                o dalla pratica sportiva (come lo schermidore Nedo Nadi). Diverse, di conse-
                guenza, le tipologie testuali, con la presenza anche di tre poeti, Nicolai, Fattori
                e ovviamente Saba, che anticipava qui le Cinque poesie per il gioco del calcio (poi
                inserite nella raccolta Parole edite ancora da Carabba 5).

                Due novità torinesi
                Bisognerà attendere la fine del conflitto per ritrovare un’altra antologia sportiva,
                sia pure sui generis. Si tratta di Giuochi e sports, apparso a Torino nel 1950 per le
                Edizioni Radio Italiana, impreziosito da sei disegni originali di Mino Maccari.
                Esso accennava all’ormai annosa questione del rapporto tra sport e intellettuali
                (« C’è un pregiudizio in giro secondo il quale gli uomini colti, gli uomini di
                lettere o di arte, sprezzano questo genere di competizioni, si disinteressano ad
                esse, o addirittura hanno paura delle dimostrazioni di collettivo entusiasmo
                che generano »), negando tuttavia il disinteresse di questi ultimi; e adducendo
                come prova della “simpatia” il contenuto del libro, che infatti raccoglieva gli
                interventi effettuati in due serie (la prima dedicata agli sports, la seconda a
                « giuochi e passatempi ») nati in origine dalla rubrica radiofonica Scrittori al
                microfono.

                5     Cfr. Alberto Brambilla, « Cinque poesie per il gioco del calcio: un esercizio di filologia sportiva »,
                      in “Si pesa dopo morto”. Atti del Convegno internazionale di studi, Trieste 25-25 ottobre
                      2007, dir. Giorgio Baroni e Cristina Benussi, Rivista di letteratura italiana, XXV, 1, 2008,
                      p. 155‑159.

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Sport e scrittura

                       Il libro raccoglieva dunque i testi di tali interventi, dedicati ad un pubblico
                  colto, e in qualche modo ingabbiati dai tempi e dalle forme che lo strumento
                  radiofonico imponeva. L’indice è di per sé già significativo, per gli autori
                  coinvolti e gli argomenti trattati: Giovanni Battista Angioletti (L’ippica),
                  Antonio Baldini (La passeggiata), Anna Banti (Il bridge); Luigi Bartolini
                  (La caccia); Maria Bellonci (La ginnastica da camera), Dino Buzzati (Il golf);
                  Emilio Cecchi (Parole incrociate); Arnaldo Frateili (La tombola), Carlo Emilio
                  Gadda (L’alpinismo), Alfonso Gatto (Il ciclismo), Gianna Manzini (I pattini a
                  rotelle), Paolo Monelli (Lo scopone), Vasco Pratolini (Il calcio), Pier Antonio
                  Quarantotto Gambini (Gli sports nautici e velici), Alberto Savinio (Il bigliardo a
                  carambola), Giani Stuparich (La scherma).
                       La scelta di ordinare gli scrittori – fra cui tre donne – in ordine alfabe-
                  tico, genera una certa confusione tra sport (amati o praticati) e passatempi, ma
                  permette comunque di formulare un primo giudizio complessivo. Limitandoci
                  all’ambito più strettamente sportivo, il quadro che ne risulta lascia qualche dubbio
                  sulla competenza in materia di alcuni scrittori che sembrano affrontare un tema
                  che non è nelle loro corde; e a parte Alfonso Gatto e Vasco Pratolini – per altro
                  validissimi giornalisti sportivi – che trattano di temi molto popolari come il
                  ciclismo ed il calcio, le scelte degli altri rivelano una certa punta di snobismo,
                  confermata dall’analisi dei testi. Per molti versi sembra quasi di assistere ad una
                  sorta di “regressione” rispetto alle sillogi precedenti rivolte ad un pubblico più
                  vasto, anche se il prodotto complessivo appare qui più letterario e raffinato.
                       Ancora a Torino, nel 1955, l’editore Lorenzo Rattero pubblicava un volume
                  di oltre 200 pagine, curato da Gigi Caorsi, intitolato Scrittori sportivi. Raccolta di
                  scritti sullo Sport, arricchito da numerose illustrazioni. Il curatore, che si professa
                  non specialista ma « modesto aficionado » della materia, ci informa nell’Intro-
                  duzione sugli intendimenti che lo hanno guidato nel confezionare il « libri-
                  cino », rivelando che si è affidato « soprattutto all’onda dei ricordi, letture fatte
                  e spettacoli sportivi cui mi ero trovato ad assistere, e andando di volta in volta a
                  ricercare la traccia scritta di tali avvenimenti ». Da qui una compilazione « alla
                  buona », ossia non sistematica, certo incompleta perché guidata « dall’estro o
                  addirittura dal capriccio nell’accogliere e nell’escludere ». La silloge si distingue
                  nettamente per due caratteristiche principali. Caorsi infatti non si pone limiti
                  né spaziali né temporali e quindi la raccolta comprende anche scritti (sia pure
                  in numero molto limitato) di autori non italiani; ed include persino testi del
                  mondo classico, quasi ad indicare una sorta di ininterrotta continuità storica.
                  In tal modo, come è ovvio, espande notevolmente la possibilità di scelta. Da
                  ciò la necessità di coprirsi subito le spalle da eventuali accuse di esclusioni che
                  ad altri potevano apparire imperdonabili. Da qui discende pure il bisogno di
                  dare un minimo ordinamento logico ad una materia così larga e differenziata:

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Alberto Brambilla

                      Per comodità di consultazione – ed anche per dare evidenza maggiore alla
                      continuità dell’interesse sportivo nelle varie epoche storiche – l’opera è stata
                      divisa in tre parti: di cui la prima, prendendo le mosse dall’antico Omero accenna
                      rapidamente alle tracce letterarie che lo sport ha lasciato di sé nel tempo; la
                      seconda è propriamente dedicata al giornalismo sportivo nelle sue diverse
                      specializzazioni; e la terza, infine, conclude confermando con testimonianze di
                      contemporanei come l’attività agonistica sia più che mai viva all’attenzione anche
                      di quegli scrittori che pur non seguono professionalmente gare e contese atletiche.
                A proposito della prima sezione (che si apre appunto con Omero per proseguire
                poi con Virgilio, Petrarca, Leon Battista Alberti, Alessandro Tassoni, Ludovico
                Antonio Muratori, Giuseppe Baretti, Walter Scott, Giacomo Leopardi, Victor
                Hugo, Edmondo De Amicis, Gabriele D’Annunzio e Maurice Maeterlinck)
                poco resta da aggiungere, se non avvertire che vi si applica una concezione dello
                sport molto larga (comprendendo per esempio la caccia e la tauromachia), che
                non tiene conto dello speciale contesto storico e culturale dei brani presentati.
                Notevole è invece la concezione di un’altra specifica sezione – quantitativamente
                predominante, visto che occupa quasi i 2/3 del volume – dedicata al giornalismo
                sportivo ed alle sue “specializzazioni”, dove dunque non è tanto in gioco la qualità
                letteraria, ma piuttosto l’aderenza stretta al fatto sportivo, colto nelle sue diverse
                sfumature. In effetti la parte seconda (dove troviamo il meglio del giornalismo
                italiano, da Renato Tosatti a Bruno Slawitz a Orio Vergani, da Emilio De
                Martino a Bruno Roghi o a Gianni Brera 6) raccoglie vere e proprie cronache
                di avvenimenti sportivi; ma anche pezzi di commento, biografie esemplari,
                riflessioni d’ordine generale, dando dunque ai lettori un ampio quadro tipologico.
                     La selezione operata dal Caorsi si rivelava dunque per diversi aspetti innova-
                tiva soprattutto per l’allargamento della base della selezione e per l’annulla-
                mento di gerarchie propriamente letterarie; tanto più perché aggiungeva un
                breve segmento di scrittori definiti « non sportivi » in cui inseriva nell’ordine,
                suscitando qualche perplessità per gli autori chiamati in causa, di diverso
                spessore ed impegno: Emilio Cecchi, Mario Praz, Vasco Pratolini, Dino
                Buzzati, Achille Campanile, Giovanni Mosca, Indro Montanelli, Ernest
                Hemingway, Leo Pestelli. La lettura dei testi conferma da un diverso punto
                di vista quanto emerso in Giuochi e sports: gli scrittori possono creare pagine
                di alto valore letterario, ma non basta essere uno scrittore per occuparsi digni-
                tosamente di sport, perché è necessario acquisire delle specifiche conoscenze
                tecniche. Non esistono quindi regole certe, ma si deve giudicare caso per caso.

                6     Ma erano ben 36 gli autori inseriti, tra i quali spiccavano Mario Soldati ed Ugo Ojetti.
                      Presenti anche Renzo De Vecchi, Vittorio Pozzo e Gino Bartali, a rappresentare anche gli
                      sportivi-scrittori.

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Sport e scrittura

                  Roma caput mundi
                  La silloge confezionata dal Caorsi, fondata sulla convinzione di un’indubbia
                  continuità del fenomeno agonistico tra lontano passato e presente (tesi non
                  facile da dimostrare sul piano storico) consente di passare ad un altro impor-
                  tante paragrafo della nostra rassegna, legato alle Olimpiadi romane del 1960.
                  Difficile ipotizzare un fondale più adatto per fare rivivere, sia pure idealmente,
                  il mito della classicità da cui traggono origine i primi giochi della Grecia 7. Tale
                  eccezionale avvenimento sportivo è stato presentato e celebrato da una serie
                  innumerevole di pubblicazioni; tra esse qui ci interessa il libro Elogio Olimpico.
                  Antologia di poesie sportive da Omero ai nostri giorni, edito a Milano, All’insegna
                  del pesce d’oro, in occasione delle XVII Olimpiadi, abbellito da dodici illus-
                  trazioni di vari artisti. Il curatore dell’opera era il poeta e scrittore Gian Piero
                  Bona, e si avvaleva della collaborazione di Vanni Scheiwiller e Piero Draghi.
                      La presenza di Bona spiega molte cose; egli infatti era un ex nuotatore di
                  buona levatura e un praticante di diversi sport; per di più due anni prima aveva
                  pubblicato, per i tipi di Scheiwiller, un volume di versi dal titolo già da solo
                  eloquente: Olimpiadi 1956. È d’altronde lo stesso autore a richiamare nell’In-
                  troduzione tale ovvio collegamento e poi a spiegare il motivo di quella silloge
                  tutta fondata sul suo gusto personale e sulla sua sensibilità di poeta e traduttore:
                      Avrei voluto scegliere sportivi-poeti e non poeti-sportivi. Un elogio olimpico
                      non può che reclamare la natura sportiva dei suoi cantori, quale essa sia. Ho
                      quindi cercato di soddisfare all’opportunità di una scelta tra poeti-atleti e
                      poeti-spettatori. E cioè per testimoniare dello sport come “fatto poetico” era
                      indispensabile ricorrere a quelle personalità che ne hanno vissuto l’azione o
                      fisicamente o moralmente (p. 7).
                  Seguivano poi i testi ripartiti in tre categorie (I Poeti greci, con 16 autori, II
                  Poeti latini, con 4 autori, III Poeti italiani, con 47), organizzate al loro interno
                  secondo criteri cronologici. La sezione italiana, che più ci interessa, era aperta
                  da tre versi di Dante dedicati alla lotta e conclusa con una lirica dello stesso
                  Bona. In mezzo molti poeti di grande fama come Poliziano, Ariosto, Tasso,
                  Parini, Monti, Leopardi, Pascoli, Gozzano, Campana, Palazzeschi, Marinetti,
                  Soffici, con estratti che solo in alcuni casi rispondevano pienamente al soggetto
                  sportivo; e anche autori contemporanei molto noti come Eugenio Montale,
                  Giorgio Caproni, Vittorio Sereni, oltre all’immancabile Saba. Nessuna nota
                  introduttiva ai testi, né apparati esplicativi, a ribadire il primato assoluto della
                  poesia e del segreto dialogo tra i testi, legati dal medesimo tema sportivo che in
                  qualche modo legava classicità e modernità.

                  7   Cfr. Stefano Jacomuzzi, Storia delle Olimpiadi, Torino, Einaudi, 1976, p. 263 e segg.

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Alberto Brambilla

                     Se il prodotto della fatica di Bona, la prima esclusivamente dedicata alla
                poesia, era pensato per palati molto fini, scopi diversi aveva il volume – di oltre
                550 pagine!– Racconti dello sport, edito dalla casa editrice fiorentina Vallecchi nel
                1960, dunque ancora in prossimità delle Olimpiadi di Roma. Il libro, illustrato
                da Leo Mattioli, escludeva i testi poetici, distaccandosi così dall’operazione del
                Bona; esso era curato da due giornalisti ed esperti di vaglia, Giordano Goggioli
                (« In altri tempi più volte campione italiano di pallanuoto ») e Beppe Pegolotti
                (che invece era un ex calciatore, come si leggeva nel risvolto di copertina 8).
                     Breve ma densa era la Prefazione, che prendeva atto di come lo « sport sia
                entrato nella nostra vita, fino a mutarne molti aspetti »; « era dunque inevitabile
                che di questa attività, non certo priva di ombre, di drammi e anche di tragedie
                […] si occupasse la letteratura, magari prendendo direttamente le mosse dalla
                cronaca ». L’ultima affermazione – che cercava di collegare cronaca giornalis-
                tica e scrittura letteraria, ma anche di spingere sul tasto di un’aderenza realistica
                ai fatti descritti – era ripresa più avanti, dopo una parentesi di ordine storico,
                volta a sottolineare una frattura incolmabile (a livello culturale e dunque anche
                sportivo) tra i giochi dell’antichità ed i moderni atleti (« l’americano Gardien,
                insomma, primatista mondiale del disco, non ha niente in comune, neppure il
                gesto, col discobolo di Mirone »). Tornando dunque sul rapporto tra sport e
                letteratura i curatori non mancavano di sottolineare il limite della produzione
                italiana, specialmente se confrontata con quella, assai più ricca e variegata, del
                mondo anglosassone:
                      I nostri scrittori danno spesso l’impressione di guardare allo sport molto distaccati,
                      e magari troppo. Di solito, poi, al racconto vero e proprio preferiscono il saggio o
                      il bozzetto, dove il dramma, lieto o tragico che sia, non è mai portato alle estreme
                      conseguenze. Lo sport, insomma, sembra un pretesto per ingegnose divagazioni;
                      ma è già importante e significativo che si cerchi un pretesto d’arte in quel mondo.
                Si poneva dunque sotto accusa l’atteggiamento degli intellettuali italiani nei
                confronti dello sport: un tema non tanto trascurato, quanto affrontato in modo
                sbagliato, senza un reale coinvolgimento. Bisognava dunque imparare un
                poco dai giornalisti, per la loro “presa diretta”, e ancora di più dagli scrittori

                8     Ricordiamo la realizzazione, tra il 1969 ed il 1970, di due volumi (Roma, Edizioni Sportive
                      italiane), il primo intitolato Calcio, in collaborazione con Felice Borsato e Aldo Gorleo, di
                      taglio divulgativo; il secondo, intitolato I racconti del calcio – ancora in collaborazione con il
                      Pegolotti – contenente brani di Indro Montanelli, Vasco Pratolini, Giovanni Arpino, Bruno
                      Roghi, Alfonso Gatto, Mario Soldati, Leonida Repaci, Achille Campanile, Oriana Fallaci,
                      Emilio de Martino, Antonio Girelli, Giulio Nascimbeni, Luigi Meneghello, Gianni Clerici,
                      salvatore Bruno. Di Beppe Pegolotti, limitandoci all’ambito sportivo, vale la pena di ricordare
                      Il mondo dello sport, Firenze, Editoriale Olimpia, 1951.

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                  stranieri. E infatti il volume proponeva in dosi massicce tali esempi, nel tenta-
                  tivo di infondere sangue e vita ad un corpo esteticamente prezioso, ma stanco e
                  malaticcio. Fedeli alla forma “drammatica” più volte evocata e lodata, i curatori
                  dividevano la raccolta in cinque sezioni (precedute da stimolanti introduzioni,
                  mentre anche i singoli brani erano preceduti da cappelli), volte appunto ad
                  esprimere al meglio tali potenzialità: Nasce il campione (p. 1-97), Il mito e gli eroi
                  (p. 99-169), Sorriso sugli stadi (p. 217-325, che proponeva l’ironia e l’umorismo
                  quali antidoti contro la retorica); A cavallo della tigre (p. 327-488), non a caso
                  la parte più estesa perché entrava nel cuore del dramma, affrontando l’inarres-
                  tabile ascesa dei campioni ma anche il « mito dei vinti ».
                       Tra la seconda e la quarta parte era collocato, strategicamente, un Intermezzo
                  (p. 171-215), che voleva offrire qualche esempio di « prose d’arte sportive »,
                  proponendo testi di James Joyce, Alfonso Gatto, Ernest Hemingway, Curzio
                  Malaparte, che non sembravano molto rientrare nel genere “racconto”, così
                  come d’altra parte altri brani sparsi nella crestomazia. Concludeva poi il volume
                  una serie di Testimonianze, distinte da un corpo minore, in cui grandi campioni
                  (quali Bartali, Coppi, Zeno Colò, Frigerio, Girardengo, D’Inzeo, Meazza)
                  raccontavano gli episodi culminanti della loro carriera.
                       Risultava dunque fondamentale l’apporto della silloge edita da Vallecchi, per
                  allargare ulteriormente l’orizzonte culturale, valorizzando l’esperienza giorna-
                  listica o quella memoriale, e guardando alle esperienze straniere più diverse. È
                  evidente che tale cambio di rotta presupponeva anche un pubblico di lettori
                  maggiormente differenziato, in linea con quanto stava avvenendo in campo
                  editoriale; non solo intellettuali, ma anche gli “sportivi” ed i lettori comuni a
                  cui si aggiungevano ora anche i ragazzi, gli adolescenti, magari inizialmente
                  catturati dalle belle illustrazioni. In effetti proprio questa schiera di giovani
                  lettori costituisce una piacevole novità, e non a caso ad essa si rivolgerà d’ora in
                  avanti una speciale attenzione da parte dell’editoria sportiva.

                  L’apporto decisivo di Giuseppe Brunamontini
                  Le antologie (in specie quelle confezionate da Corsi e dal duo Goggioli-
                  Pegolotti), del tutto svincolate dai dettami della letteratura cosiddetta “alta”–
                  che, anzi, non mancavano di criticare –, e perciò molto disponibili sia nei
                  confronti di ogni tipologia testuale sia degli esempi stranieri, rappresentavano
                  un deciso punto di svolta e ponevano le premesse per altre originali esperienze.
                      Avvicinandosi a rapidi passi al presente, non possiamo dilungarci sui
                  singoli libri, che diventano sempre più numerosi, e dunque occorre operare una

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                selezione. Del resto va detto che negli anni settanta quasi tutte le novità librarie
                relative al nostro tema hanno un unico protagonista, il marchigiano Giuseppe
                Brunamontini (1926-1999 9). Dopo alcune esperienze letterarie, l’attività del
                Brunamontini si è orientata nel meritorio sforzo di raccolta e promozione di
                materiale narrativo relativo allo sport. Frutto di questo notevole sforzo – in
                anni in cui non era ovvia né facile tale attenzione – sono una serie di libri
                antologici quali Racconti dello sport (Mondadori, 1972, illustrato da Gianni
                Renna), Racconti di Sport, Racconti di ciclismo (Garzanti 1974 e 1977), I racconti
                del calcio (Sonzogno, 1975), questi ultimi tre introdotti da brevi presentazioni
                del curatore. In esse il Brunamontini dimostrava in modo deciso che la lette-
                ratura italiana non era per nulla carente di scritti consacrati allo sport, e che
                piuttosto era da condannare una certa pigrizia editoriale nel fornire testi su tale
                tema. Non affrontava invece l’altro corno del dilemma, ossia la reale risposta
                del pubblico di fronte a tali iniziative editoriali che forse avrebbe spiegato la
                posizione passiva dell’industria culturale.
                    Riassumendo in modo schematico le caratteristiche di tali sillogi, possiamo
                innanzi tutto osservare che esse comprendono solo scritti di italiani; ne
                sono autori principalmente scrittori, alcuni già celebri (ad esempio Alberto
                Bevilacqua, Carlo Bernari, Italo Calvino, Manlio Cancogni, Giovanni
                Comisso, Alfonso Gatto, Curzio Malaparte, Pier Paolo Pasolini, Domenico
                Rea); non mancano comunque i giornalisti-scrittori, a cominciare dall’atipico
                Giovanni Arpino – responsabile, con Gianni Brera e pochi altri della valoriz-
                zazione ‘letteraria’ dei cronisti sportivi – per poi proseguire con Gianni Clerici,
                Antonio Ghirelli, Luigi Gianoli, Gino Palombo, e l’elenco dovrebbe conti-
                nuare; infine sono presenti, nell’antologia “ciclistica” le memorie di campioni
                quali Costante Girardengo, Gino Bartali e Fausto Coppi.
                    Il genere privilegiato è quello del racconto, vale a dire una tipologia testuale
                semplice ed avvincente, quindi adatta anche ad un pubblico giovanile; esso
                è tuttavia da intendersi non in senso stretto, come appunto documentano le
                testimonianze dei tre grandi ciclisti. Da ultimo va segnalato che – con la sola
                eccezione del volume Mondadori – gli altri tre libri, privi di illustrazioni, escono
                in edizione cosiddetta economica: due nella collezione I Garzanti, uno nella
                Universale Sonzogno; a ribadire un’offerta editoriale non più di nicchia. Ciò, a
                riprova di un’estensione del pubblico, a cui ora si offrivano per poche centinaia

                9     Esordisce con il romanzo sportivo Il cielo sulle tribune (Milano, Rizzoli, 1967) e in seguito
                      sperimenta diverse soluzioni letterarie avendo sempre come tema lo sport. Tra le sue opere
                      letterarie e poetiche si segnalano i seguenti titoli: In alto in cima a un palo (1978), Un elefante
                      nella piscina (1978), Poesie per Olimpia (1982), Sport, benché... Poesie (1988).

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                  di lire dei testi godibili sia sotto l’aspetto puramente narrativo, sia sotto quello
                  “sportivo”. A questo proposito risulta del tutto logica l’offerta iniziale di una
                  raccolta prima aperta a tutte le discipline (nell’antologia del 1974 troviamo
                  lotta, nuoto, tennis, volo a vela, canoa, sci, boxe, podismo eccetera), poi a
                  quelle più seguite e praticate nel nostro paese, vale a dire il calcio ed il ciclismo.
                      L’attività di Brunamontini davvero intensa e lodevole, non si è esaurita nel
                  corso degli anni; egli ha infatti confezionato altre antologie dedicate al tema
                  da sempre privilegiato – ad esempio con i Racconti fantastici di sport, Liguori,
                  1980 –, e a zone limitrofe (si veda al riguardo Mare, raccolta di storie di mare,
                  Mondadori, 1978). L’attenzione del marchigiano si è nel tempo soprattutto
                  rivolta al settore della scuola, individuando in essa dei possibili lettori di libri
                  dedicati ad un mondo del resto da sempre vicino alle esperienze giovanili. Così,
                  dopo l’appena menzionata silloge mondadoriana Racconti dello sport, che era già
                  in qualche modo dedicato ai giovani, Brunamontini nel 1982 ha confezionato
                  per il Gruppo editoriale Fabbri il volume La vita è una gara, inserito nella collana
                  Narratori moderni per la scuola. Il libro (che contiene scritti di Giuseppe Berto,
                  Libero Bigiaretti, Giuseppe Bonura, Giuseppe Brunamontini, Italo Calvino,
                  Giuseppe D’Agata, Alba De Cespedes, Giorgio Fattori, Giovanni Giudici,
                  Carlo Laurenzi, Luigi Malerba, Donato Martucci, Nino Palombo, Ferruccio
                  Parazzoli, Lea Pericoli, Pietro Sissa, Marcello Venturi, Grazia Valci), è impos-
                  tato secondo un’ottica speciale, in quanto privilegia racconti in cui i protago-
                  nisti siano dei ragazzi « non sempre alla ricerca di primati, dediti ad imprese
                  sportive fini a se stesse, come il gioco, il divertimento, il nascere e l’affermarsi
                  della propria personalità nel confronto con i primi cimenti della vita ». Il taglio
                  prescelto consentiva anche al curatore di ritornare nella Presentazione al centro
                  dell’annosa disputa, rivendicando una via “italiana”:
                      Il rapporto cultura-sport rappresenta una struttura sulla quale l’uomo ha scritto,
                      e scrive, buona parte della sua storia e della sua migliore civiltà. Ebbene, questo
                      libro ne vuole essere una testimonianza. Infatti sono molti i poeti e i narratori
                      che, anche in Italia, scrivono di sport. Ora si sente l’esigenza di conoscere, di
                      gustare questi lavori. E la spinta è venuta proprio da milioni e milioni di ragazzi
                      capaci di inventarsi mode di vestire, generi musicali e, perfino di conquistarsi il
                      diritto di praticare sport nella scuola. Forse saranno loro a far aprire il cielo delle
                      patrie lettere ad una letteratura più viva e vissuta (p. 6).

                  Scolastica ed altro
                  Le riflessioni di Brunamontini costituiscono un ponte ideale per passare ad un
                  ultimo paragrafo della nostra rassegna. Mentre dunque il fenomeno sportivo, e

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                il calcio in special modo, stava davvero conquistando una centralità inconsueta
                nella società italiana (il 1982 è l’anno della vittoria degli azzurri ai Mondiali
                di calcio spagnoli), incominciavano a farsi strada una serie di riflessioni e di
                suggestioni, non di rado provenienti dalla lettura di testi stranieri finalmente
                tradotti in Italia 10. Sebbene in ritardo, anche il mondo dell’università iniziava
                ad interessarsi a quella che comunque a molti continuava ad apparire come una
                “moda culturale” destinata prima o poi a sgonfiarsi, o a trovare uno sfogo super-
                ficiale quanto fragoroso in numerosi programmi televisivi a sfondo sportivo (e
                in particolare calcistico) sulla scia della fortunata trasmissione Il processo del
                lunedì di Aldo Biscardi, in onda su Rai3 dal 1980.
                     Per quel che concerne la sola scrittura sportiva – che qui ci preme – va
                però detto che, per molti versi inaspettato, era comparso nel 1979 un corposo
                volume di oltre 750 pagine, intitolato Le parole e lo sport. Letteratura sportiva
                del Novecento (Brunello, Edizioni Otto/Novecento). Ne era curatore Umberto
                Colombo, il quale da molti anni teneva un corso di Lingua e Letteratura
                italiana presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF) dell’Univer-
                sità Cattolica di Milano. L’insegnamento presso l’ISEF (che aveva il compito
                istituzionale di preparare sia culturalmente sia tecnicamente i futuri docenti
                di educazione fisica), la consuetudine anche didattica con testi a contenuto
                “sportivo”, accompagnati ad un indubbio interesse personale, spiegano il
                perché di questo libro, che era preceduto da una serie di interviste a scrittori
                ed intellettuali (a cura di Franco Lanza), volte ad indagare il rapporto tra lette-
                ratura, giornalismo e « temi sportivi ». Nel tracciare un provvisorio bilancio
                di tali interviste, il Lanza se da un lato registrava ancora una certa diffidenza
                dei “letterati” verso lo sport, dall’altro riconosceva a quest’ultimo un proprio
                specifico linguaggio, in grado di influenzare altri campi comunicativi. Inoltre,
                prendeva atto, non senza un certo stupore, dell’esistenza di una « documenta-
                zione illustrativa imponente » relativa appunto alla scrittura di sport; ricchezza
                che veniva in larghissima parte immediatamente travasata nel volume Le parole
                e lo sport; che, pur limitandosi al Novecento ed ai soli autori italiani offriva una
                mole di scritti sino ad allora impensabile, recuperando molti autori poco o
                punto noti ed offrendo persino una serie di testi inediti 11.

                10    Continuavano tuttavia ad apparire anche raccolte dall’impostazione più tradizionale, come
                      testimonia il volume Scrittori della bicicletta, curato da Nello Bertellini (Firenze, Vallecchi,
                      1985), che raccoglieva solo testi di autori italiani, a partire dalla “scuola emiliano-romagnola”
                      di Oriani, Panzini e Serra, scendendo nel tempo sino a giungere al 1985.
                11    Notevole, e ancora utilissima, era poi la Bibliografia posta in appendice al volume (p. 725-
                      738), che offriva non pochi spunti per ulteriori indagini.

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                       Tale antologia costituiva dunque un momento culturale molto importante,
                  sia per lo sforzo di raccolta dei materiali (senza alcuna preclusione di generi),
                  sia per il tentativo di fare il punto su di un tema che allora appariva non privo
                  di contraddizioni, se non altro perché in apparenza quasi snobbato dagli intel-
                  lettuali, eppure assai vivo sul piano della produzione; mentre ad una lettura
                  comparata dei testi presentati pareva scricchiolare quella che nel libro era la
                  ancora ben netta distinzione tra giornalismo e letteratura, ossia tra momento
                  in cui prevaleva la descrizione-comunicazione rispetto all’invenzione vera e
                  propria, supportata da un impegno stilistico e linguistico.
                       Il volume realizzato dal Colombo, pensato in primo luogo come strumento
                  didattico per gli studenti dell’ISEF, trovava poi quasi un completamento in
                  un’analoga iniziativa, l’Antologia della letteratura sportiva italiana, curata dal
                  solito Brunamontini, apparsa a Roma nel 1984 (per i tipi della Società stampa
                  sportiva). Era anche questa un’ampia raccolta rivolta agli studenti che ribadiva
                  all’interno di un corso sempre più tecnico-scientifico la centralità dei valori
                  umanistici; e dunque – attraverso il filtro sportivo – dell’educazione linguistica
                  e letteraria per la preparazione dei futuri operatori nel campo scolastico ed
                  agonistico, dove appunto sembrava ancora carente una vera e propria cultura
                  dello sport 12.
                       Diversa era invece l’impostazione della materia, in quanto il volume romano
                  comprendeva testi vari (in prosa e in poesia), relativi allo sport, risalenti ad ogni
                  epoca; e comprendeva dunque alcuni classici greci e latini, ma anche scritti del
                  Tre e del Quattrocento (mentre erano invece esclusi i prodotti di letterature
                  straniere). E inoltre i brani erano ordinati dal curatore secondo alcuni percorsi
                  tematici (Lo sport, L’atleta, La squadra, L’allenamento, Le gare, Gli spazi, La
                  folla, I linguaggi, ecc.), preceduti da una breve nota introduttiva che richiamava
                  anche altri testi non compresi nell’Antologia. Ne risultava dunque un coro a più
                  voci, con la possibilità di intrecciare ulteriormente i percorsi già tracciati, al
                  fine di dare una visione suggestiva e complessa della cultura sportiva intesa nel
                  senso più ampio.
                       Oltre che nell’università la scrittura sportiva ha contemporaneamente
                  acquistato maggiore visibilità nel mondo dell’editoria scolastica e in particolare
                  nelle collane di narrativa per i ragazzi. Progettata appositamente per la scuola

                  12   In altri ISEF italiani, con mezzi di fortuna, altri docenti di Lingua e letteratura italiana
                       cercavano di imporre al loro insegnamento un taglio originale e comunque non estraneo agli
                       interessi “sportivi” degli studenti. Un esempio di tale impegno è l’antologia di testi curata da
                       Attilio Dughera e Marziano Guglielminetti (Torino, 1985), nonché il saggio di Giuseppe
                       Antonio Camerino, Metafora di origine sportiva e letteratura italiana del Novecento, Roma,
                       CISU, 1987.

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Alberto Brambilla

                media inferiore è infatti la silloge Racconti di sport, curata da Alberto Brambilla
                (Mondadori, 1996), a cui farà seguito l’Antologia sportiva, a cura di Patrizia
                Azzani, Alberto Brambilla e Carlo Magni (Loescher, 2000). Entrambe le
                sillogi puntano sullo sport in primo luogo per recuperare l’interesse dei piccoli
                lettori, spesso affascinati dagli eroi degli stadi (per altro quotidianamente
                celebrati e spesso deformati dai mass-media), ma poco attratti dalle pagine
                scritte; e poi per cercare di costruire attraverso appositi percorsi – che traevano
                origine dai valori sportivi: lealtà, rispetto delle regole e degli avversari – dei
                principi educativi comunque condivisibili all’interno dell’offerta formativa.
                     A monte di queste ultime esperienze, stavano naturalmente varie ragioni
                d’ordine generale, a cui qui possiamo solo accennare: come l’accresciuto
                interesse per lo sport (e in particolare il calcio, a seguito dei Mondiali italiani del
                1990), diventato anche modello di comportamento e potente veicolo commer-
                ciale. In tale clima, presto degenerato in scandali legati al calcio scommesse o
                all’uso di sostanze dopanti, anche gli scrittori più attenti hanno guardato con
                maggior attenzione al fenomeno sportivo, individuando in esso la possibilità di
                recuperare i valori morali perduti, magari attraverso inedite soluzioni interpre-
                tative o di pura invenzione.
                     Un ottimo esempio di questa mutata concezione dello sport – e di una
                conseguente maggiore libertà di scrittura – è rappresentato dal volume, di
                circa 500 pagine, Momenti di gloria. Un’Antologia di sport e letteratura (Milano,
                Leonardo Editore, 1991), progettata ed assemblata da Antonio D’Orrico, che
                presenta novità di rilievo. Innanzi tutto colpisce la critica radicale mossa alla
                logora (e mai risolta) questione del rapporto sport-letteratura, che D’Orrico
                reinterpreta e rivitalizza negando « ogni subalternità della letteratura nei
                confronti dello sport o viceversa », proponendosi invece « di fare un’antologia
                che abbia compiutezza letteraria e compiutezza sportiva ». Da qui discende
                la selezione operata dall’autore, che, se da un canto aggiorna notevolmente i
                testi novecenteschi proposti (per lo meno rispetto alle antologie precedenti),
                dall’altro sprovincializza con successo la nostra cultura letterario-sportiva,
                offrendo numerosi ed importanti esempi stranieri, in particolare statunitensi.
                     Ormai la via era aperta a diverse soluzioni che negli anni seguenti avrebbero
                arricchito il panorama editoriale italiano, a sua volta caratterizzato dall’inva-
                sione di non pochi volumi a carattere sportivo, che poco alla volta avrebbero
                occupato una nicchia non trascurabile della produzione libraria.

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