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Split payment 2019: quali
sono i soggetti coinvolti
28 Gennaio 2019
La scissione dei pagamenti I soggetti coinvolti
Circolari 24 Fisco / Il Sole 24 ORE 28 Gennaio 2019
IMPOSTE INDIRETTE
La scissione dei pagamenti
A CHI SI RIVOLGE
IMPRESE PROFESSIONISTI PERSONE FISICHE
Tutte le imprese Tutti i professionisti Non sono interessate
ABSTRACT
La scissione dei pagamenti è un particolare sistema di pagamento
dell'Iva, posto in essere al fine di evitare l'evasione da riscossione.
Non è, infatti, il fornitore a versare l'Iva ma bensì, nei casi previsti
dalla legge, il cliente
COMMENTO
La scissione dei pagamenti, istituto meglio noto come split payment, è al suo quinto anno di
applicazione, ma la sua “vita”, fino ad ora, è stata un po' travagliata. Le modifiche e le
contromodifiche sono state più di una ma, soprattutto, l'ambito soggettivo di applicazione è
stato più volte modificato, ampliandolo. Prima di analizzare tale ultimo aspetto e, quindi, di
cercare di fare il punto su quali sono i soggetti a cui si applica il meccanismo in commento,
vediamo di analizzare brevemente il suo funzionamento.
Lo split payment è stato introdotto a livello nazionale con l'intento di combattere l'evasione
fiscale così detta da riscossione, che consiste nel mancato versamento delle imposte indirette,
ossia dell'Iva, da parte del debitore della stessa imposta. Si tratta, dunque, di un meccanismo
che va ad affiancarsi a quello dell'inversione contabile, che a livello nazionale colpisce non
poche operazioni, la maggior parte delle quali individuate dall'articolo 17 del DPR 633 del 1972
.
Lo split payment è stato introdotto dallalegge di stabilità per il 2015, n. 190 del 2014, e più
precisamente dalla lettera b), comma 629, dall'articolo 1 , che ha introdotto, nel DPR 633,
l'articolo 17-ter. Attraverso il decreto ministeriale del 23 gennaio 2015 , successivamente
modificato dal decreto ministeriale del 27 giugno del 2017 , le norme in commento hanno
trovato attuazione.
Attraverso la scissione dei pagamenti, l'obbligo di versamento dell'imposta sul valore
aggiunto passa dal fornitore al cliente sempreché, beninteso, quest'ultimo rientri tra i soggetti
obbligati a tale obbligo.
Con lo split payment, dunque, il fornitore emette “regolare” fattura, applicando l'imposta, se
dovuta, ma il cliente anziché pagare l'importo totale al fornitore deve scindere in due il
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corrispettivo (da cui, appunto, scissione dei pagamenti):
-da una parte c'è l'imposta sul valore aggiunto, che il cliente deve pagare direttamente
all'erario anziché al fornitore, mentre
-dall'altra parte c'è il rimanente importo che, invece, deve essere corrisposto al fornitore.
Lo split payment non è da confondere con il reverse charge, visto che quest'ultimo vede una
sostituzione del debitore d'imposta che passa ad essere sempre il cliente, anziché il fornitore.
In questo caso, però, grava sul cessionario o committente l'applicazione dell'imposta sulla
fattura ricevuta dal cedente o prestatore, nonché la liquidazione della stessa, portandola sia a
debito che a credito.
Nella scissione dei pagamenti il fornitore deve, quindi, fatturare l'operazione in modo
“normale”, addebitando, ove dovuta, l'imposta, ma all'interno della fattura è necessario
indicare la descrizione obbligatoria “scissione dei pagamenti”, come viene disposto dal
decreto-ministeriale del 23 gennaio 2015, e successive modifiche e integrazioni .
In questo modo, al pari di quanto avviene per il meccanismo della ritenuta d'acconto o
d'imposta, versata all'Erario direttamente dal sostituto d'imposta, viene scongiurato il
pericolo che l'imposta, una volta entrata nelle disponibilità finanziarie del fornitore, possa
non essere versata all'Erario in quanto a quest'ultimo sottratta fraudolentemente. I soggetti
“clienti”, tenuti al versamento dell'imposta all'erario presentano, infatti, come evidenziato
anche dalla circolare 9/E del 2018 dell'Agenzia delle entrate , «un grado di “fedeltà fiscale”
maggiore dei loro fornitori nell'assolvimento degli obblighi di versamento dell'imposta».
Il funzionamento della scissione dei pagamenti
Emette normalmente la fattura nei confronti del cliente, soggetto passivo Iva e che rientra nel
Fornitore regime “split payment”, addebitando l’imposta sul valore aggiunto a titolo di rivalsa secondo
quanto previsto dall’art. 18 del DPR n. 633 del 1972
Scinde in due i pagamenti:
Cliente - da una parte versa al fornitore il totale fattura al netto dell’imposta;
- dall’altra versa l’imposta direttamente all’Erario.
Sono, però, escluse dall'applicazione della scissione dei pagamenti le operazioni in cui il
cliente, in base a specifiche norme, diviene debitore d'imposta in sostituzione del fornitore,
come avviene in applicazione del già richiamato regime dell'inversione contabile. In tutte
queste circostanze, essendo il cliente già debitore dell'imposta, non trova applicazione lo split
payment.
Non solo. Da un punto di vista soggettivo, inizialmente la norma contenuta nel comma 2
dell'articolo 17-ter del DPR 633 del 1972 , disponeva l'esclusione della scissione dei pagamenti
«ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul
reddito». Malgrado l'ambigua formulazione della norma, l'Amministrazione finanziaria ha
successivamente chiarito che visto che la norma menziona, per l'appunto, i compensi per
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prestazioni, è chiaro come, al di là del riferimento alla ritenuta a titolo d'imposta, la
disposizione abbia voluto coinvolgere anche le somme soggette a ritenuta d'acconto
L'articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto-legge n. 50 del 2017 , oltre a stabilire
l'ampliamento dei “clienti” coinvolti dallo split payment, ha abrogato la norma sopra citata,
ricomprendendo, nel novero dei soggetti interessati dalla normativa in commento, anche i
soggetti al cui compenso è applicata la ritenuta. Il decreto-legge dignità, n. 87 del 12 luglio
2018 , è, però, nuovamente intervenuto a modificare l'ambito soggettivo di applicazione dello
split payment, tornando alla situazione iniziale, ma solo con riferimento ai professionisti.
Viene, infatti, stabilito, che le disposizioni in merito allo split payment «non si applicano alle
prestazioni di servizi rese ai soggetti di cui ai commi 1, 1-bis e 1-quinquies, i cui compensi
sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta a titolo
di acconto di cui all'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 600 ». La disposizione sullo split payment non trova più applicazione, dunque, dal 15 luglio
2018, per i soli professionisti, con esclusione, quindi, di agenti e rappresentati di commercio,
procacciatori d'affari, e altre figure che non effettuano prestazioni di lavoro autonomo, per cui
il regime in commento continua a trovare applicazione.
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IMPOSTE INDIRETTE
I soggetti coinvolti
A CHI SI RIVOLGE
IMPRESE PROFESSIONISTI PERSONE FISICHE
Tutte le imprese Tutti i professionisti Non sono interessate
ABSTRACT
Lo split payment riguarda una serie importanti di clienti che, dal
2015 ad oggi, sono aumentati di numero. Dapprima, infatti, erano
sostanzialmente coinvolte le pubbliche amministrazioni, mentre
successivamente i soggetti coinvolti sono aumentati, comprendendo
anche le società quotate.
COMMENTO
Dopo un importante intervento ad opera del decreto-legge n. 50 del 2017 , ed uno ad opera
del decreto-legge 148 del medesimo anno , l'ambito soggettivo di applicazione del regime
dello split payment è stato profondamente rivisitato, con riferimento alle fatture emesse dal
primo gennaio 2018. L'Agenzia delle entrate, attraverso la circolare n. 9/E del 2018 , ha avuto
modo di chiarire che «L'estensione dello split payment alle nuove categorie di soggetti
risponde all'obiettivo di rendere ancora più efficace l'azione di contrasto all'evasione in
materia di imposta sul valore aggiunto».
I soggetti coinvolti dalla scissione di pagamento pertanto sono:
- le amministrazioni pubbliche, come definite dall'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre
2009, n. 196 (c.d. legge di “Contabilità e finanza pubblica”), destinatarie della fatturazione
elettronica obbligatoria;
- le società controllate, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, numeri 1) e 2), del codice civil
e, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
- le società controllate, ai sensi dell'articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile ,
direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni
- le società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell'articolo 2359, primo
comma, numero 1), del codice civile , dalle società appena sopra indicate, ancorché queste
ultime rientrino fra le società quotate, inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana,
ovvero fra i soggetti di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196
- le società quotate inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana
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- gli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le
aziende pubbliche di servizi alla persona,
- le fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del
fondo di dotazione non inferiore al 70 per cento,
- le società controllate direttamente o indirettamente dagli enti appena sopra indicati,
- le società partecipate per una quota non inferiore al 70 per cento da amministrazioni
pubbliche e da enti e società soggette allo split payment.
Senza entrare nel merito di tutti i singoli soggetti coinvolti nello split payment, con la finalità
di facilitare l'individuazione dei soggetti che rientrano nel perimetro di applicazione dello
split payment, il Ministero dell'Economia e delle Finanze pubblica (MEF), sul proprio sito -
http://www1.finanze.gov.it/finanze2/split_payment/public/ - gli elenchi dettagliati dei
soggetti coinvolti, ad esclusione delle Amministrazioni pubbliche, per le quali è possibile fare
riferimento all'elenco pubblicato sul sito dell'Indice delle Pubbliche Amministrazioni -
www.indicepa.gov.it .
Il secondo comma dell'articolo 5-ter, del decreto ministeriale del 23 gennaio 2015 , attuativo
delle disposizioni sullo split payment, e come modificato dal decreto del 9 gennaio 2018 ,
stabilisce la regola generale che per l'individuazione delle società, anche quotate in Borsa, e
fondazioni soggette a split payment dal primo gennaio di ogni anno, si deve avere riguardo
agli elenchi pubblicati dal MEF entro il 20 ottobre dell'anno precedente.
Nel caso in cui il controllo, la partecipazione o l'inclusione nell'indice FTSE MIB si verifichi in
corso d'anno, ed entro il 30 settembre, tali soggetti rientreranno nella scissione dei pagamenti
a decorrere dall'anno successivo ossia con riferimento alle operazioni la cui fattura viene
emessa dal primo gennaio dell'anno successivo. Se, invece, il controllo, la partecipazione o
l'inclusione nell'indice FTSE MIB avviene dopo tale data, allora a tali soggetti lo split payment
sarà applicabile alle operazioni la cui fattura è emessa a partire dal primo gennaio del
secondo anno successivo.
Viceversa, nel caso in cui il controllo, la partecipazione o l'inclusione nell'indice FTSE MIB
venga a mancare in corso d'anno, occorre avere riguardo sempre alla data del 30 settembre.
Qualora la cessazione sia posta in essere entro la data del 30 settembre, saranno soggette a
split payment le operazioni la cui fattura è emessa fino al 31.12 dell'anno stesso; se la
cessazione avviene dopo tale data, la scissione dei pagamenti continuerà a trovare
applicazione con riferimento alle operazioni la cui fattura è emessa entro il 31.12 dell'anno
successivo.
A livello pratico, però, tale modalità di inclusione negli elenchi tenuti dal MEF non è, di fatto,
rispettata, visto che gli elenchi sono modificati senza tenere in considerazione le norme sopra
indicate. Questo comportamento porta, naturalmente, ad alcuni problemi pratici ossia
all'obbligo di un continuo controllo all'interno del sito del MEF.
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Infine, due particolari chiarimenti sono stati forniti dalla Agenzia delle entrate attraverso la
circolare 9/E del 2018 . Il primo riguarda l'eventuale presenza di società fiduciarie, presenti
nella compagine sociale. L'Agenzia delle entrate, premettendo che si tratta solitamente di
contratti con schema germanistico, ossia che attribuiscono al fiduciario la titolarità «soltanto
formale dei beni e il potere di amministrarli unicamente dietro istruzioni e con provvista
previamente apprestate dai fiducianti», fa presente che per determinare l'applicazione o meno
dello split payment si deve avere riguardo alla natura del soggetto a cui le partecipazioni
stesse devono essere ricondotte.
Il secondo riguarda il compenso liquidato dal Giudice al CTU In riferimento alla figura del
CTU, per il compenso liquidato, a suo favore, dal Giudice viene chiarito che la scissione dei
pagamenti viene esclusa, in quanto la fattura viene emessa nei confronti della
Amministrazione della Giustizia.
SI RICORDA CHE
Lo split payment è stato introdotto al fine di evitare che il fornitore, incassata l'Iva, non
la versi allo stato. A versare l'Iva all'Erario, infatti, in presenza di scissione dei pagamenti,
è direttamente il cliente
Viene affidato a determinati clienti il compito di versare l'Iva al posto del fornitore, in
quanto ritenuti affidabili
SCHEMI E TABELLE
Split payment 2019: quali sono i soggetti coinvolti – i punti salienti
Lo split payment è stato introdotto a livello nazionale con l’intento di combattere
l’evasione fiscale così detta da riscossione, che consiste nel mancato versamento delle
imposte indirette, ossia dell’Iva, da parte del debitore della stessa imposta. Si tratta,
dunque, di un meccanismo che va ad affiancarsi a quello dell’inversione contabile, che a
livello nazionale colpisce non poche operazioni, la maggior parte delle quali individuate
La normativa
dall’articolo 17 del DPR 633 del 1972 . Lo split payment è stato introdotto dalla legge di
stabilità per il 2015, n. 190 del 2014, e più precisamente dalla lettera b), comma 629,
dall’articolo 1 , che ha introdotto, nel DPR 633, l’ articolo 17-ter . Attraverso il decreto
ministeriale del 23 gennaio 2015 , successivamente modificato dal decreto ministeriale
del 27 giugno del 2017 , le norme in commento hanno trovato attuazione.
Con lo split payment il fornitore emette “regolare” fattura, applicando l’imposta, se
dovuta, ma il cliente anziché pagare l’importo totale al fornitore deve scindere in due il
corrispettivo (da cui, appunto, scissione dei pagamenti):
Il funzionamento - da una parte c’è l’imposta sul valore aggiunto, che il cliente deve pagare
direttamente all’erario anziché al fornitore, mentre
- dall’altra parte c’è il rimanente importo che, invece, deve essere corrisposto al
fornitore.
6/7Circolari 24 Fisco / Il Sole 24 ORE 28 Gennaio 2019
Lo split payment non è da confondere con il reverse charge, visto che quest’ultimo vede
una sostituzione del debitore d’imposta che passa ad essere sempre il cliente, anziché il
fornitore. In questo caso, però, grava sul cessionario o committente l’applicazione
dell’imposta sulla fattura ricevuta dal cedente o prestatore, nonché la liquidazione della
stessa, portandola sia a debito che a credito. Nella scissione dei pagamenti il fornitore
Split e reverse
deve, quindi, fatturare l’operazione in modo “normale”, addebitando, ove dovuta,
l’imposta, ma all’interno della fattura è necessario indicare la descrizione obbligatoria
“scissione dei pagamenti”, come viene disposto dal decreto-ministeriale del 23 gennaio
2015 , e successive modifiche e integrazioni
Il secondo comma dell’articolo 5-ter, del decreto ministeriale del 23 gennaio 2015 ,
attuativo delle disposizioni sullo split payment, e come modificato dal decreto del 9
gennaio 2018 , stabilisce la regola generale che per l’individuazione delle società, anche
quotate in Borsa, e fondazioni soggette a split payment dal primo gennaio di ogni anno,
si deve avere riguardo agli elenchi pubblicati dal MEF entro il 20 ottobre dell’anno
Inclusione ed
precedente. Nel caso in cui il controllo, la partecipazione o l’inclusione nell’indice FTSE
esclusione dagli
MIB si verifichi in corso d’anno, ed entro il 30 settembre, tali soggetti rientreranno nella
elenchi
scissione dei pagamenti a decorrere dall’anno successivo ossia con riferimento alle
operazioni la cui fattura viene emessa dal primo gennaio dell’anno successivo. Se, invece,
il controllo, la partecipazione o l’inclusione nell’indice FTSE MIB avviene dopo tale data,
allora a tali soggetti lo split payment sarà applicabile alle operazioni la cui fattura è
emessa a partire dal primo gennaio del secondo anno successivo.
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