SALUTE E QUALITA' DELLA VITA NELLA SOCIETA' DEL BENESSERE

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SALUTE E QUALITA' DELLA VITA NELLA SOCIETA' DEL
                         BENESSERE
                                         Norma De Piccoli

                                        PARTE PRIMA
                                SALUTE, EQUITA' E BENESSERE

1. SALUTE E MALATTIA. UNA RIFLESSIONE PSICOSOCIALE
I Diversi Significati di Malattia
E' fondamentale analizzare la Storia dei Concetti di Salute e Malattia, relativa ai differenti modi in
cui esse sono state viste nel tempo. Il documento che costituisce un riferimento ancora attuale per
una definizione integrata della salute, considerata quindi nei suoi aspetti bio-psico-sociali, è la Carta
dell’OMS, approvata il 19/12/1946, ed entrata in vigore il 07/04/1948, in cui la Salute è considerata
come un completo benessere fisico, mentale e sociale, e non solo un caso di assenza di malattia o
d’infermità. In questo senso salute e malattia non sono due concetti di carattere antitetico, dato che ci
sono moltissimi modi di essere malati ma solo uno per essere sani, e non costituiscono i poli opposti
di uno stesso continuum.
Il termine salute, a differenza della malattia, ha solo il singolare, ed è per questo che Bertini (2012)
propone di utilizzare il termine Salute, rivendicando la necessità di considerare le molteplici
sfaccettature con cui la salute si manifesta.
A seconda delle definizioni accordate ai concetti di salute e malattia ne derivano poi diversi modi di
intervento, tra cui la prevenzione della malattia o la promozione della salute, che possono essere
rivolti sia al singolo che ai gruppi.
Partendo da una Definizione di Malattia, essa può essere intesa come fenomeno reale e oggettivo
che consiste sostanzialmente in un’alterazione del funzionamento corporeo, individuabile attraverso
dei parametri oggettivi, le analisi. L’oggettività di un dato clinico non costituisce comunque una
dimensione assoluta in quanto la soglia individuata dalla scienza medica per definire e distinguere ciò
che è sano da ciò che è malato è un limite che si viene a modificare con le progressioni scientifiche.
Visto che la rappresentazione di salute e malattia nel pensiero comune non sempre corrispondono al
pensiero scientifico, l'antropologia medica ha proposto una distinzione tra tre aspetti fondamentali
(Inghilleri, Castiglioni e de Cordova, 2007):
- Illness: esperienza e percezione soggettive di salute/malattia;
- Disease: alterazione fisiologica così come definita dalla scienza medica;
- Sickness: modo in cui la società si rappresenta la malattia.
Quando queste tre valutazioni sono negative si può asserire che la malattia è assente nell’hic et nunc
ma comunque ciò corrisponde solo ad una parte della realtà conoscibile.
Malattia e Dintorni tra Oggettività e Soggettività
Fino a non molto tempo fa la condizione di malato veniva decretata dal soggetto stesso, nel momento
in cui riconosceva la necessità di rivolgersi a un medico (ad es. mal di testa ed insonnia non erano
considerate malattie rilevanti). Nonostante l'importanza degli altri aspetti, nell’epoca moderna
l’accertamento dello stato di malattia è espressione di un valore clinico che sarà sempre più delegato
a una Valutazione Tecnico-Scientifica, la quale si basa su soglie, che determinano quando si può
parlare di patologia o meno, che mutano nel tempo e non solo in relazione alle nuove scoperte
scientifiche ma anche in base alle convenienze politico-economiche. Due esempi rilevanti sono:
- promozione della definizione di malattia da parte dell’industria farmaceutica (disease mongering o
vendita di malattia);
- difficoltà a sostituire i farmaci noti con altri meno noti (ad es. farmaci generici).
L’iperspecializzazione tecnico-scientifica e la manipolazione dell’informazione per ragioni
economiche, fanno si che la possibilità di scelta del cittadino sia ridotta e si deleghi totalmente al
potere scientifico per quanto riguarda l’ambito della salute e della malattia. Questo avviene nonostante
venga promossa la collaborazione del soggetto sotto forma di partecipazione attiva alla propria vita,
considerata ancora un fattore essenziale per il successo terapeutico.
L’idea di un soggetto attivo e il concetto di empowerment assumono quindi dei contorni più sfumati e
ambigui, e l’autodeterminazione dell’individuo andrebbe rivista, dato che spesso il soggetto non
davvero "informato" ma deve affidarsi alle cognizioni scientifiche. Questo porta quindi a creare un
rapporto asimmetrico tra il medico/scienziato e il soggetto, con quest'ultimo che può scegliere di
affrontare la sua situazione ma all’interno di un contesto che è stato previsto da altri.
Nella vita di un individuo la malattia impone dei cambiamenti nell’organizzazione quotidiana, in quanto
dei vincoli esterni riducono la gamma delle azioni del soggetto. Tale rottura, come sottolineato da
Charmaz (1983), produce un cambiamento identitario, collocando il soggetto in una cornice di
incertezza, dato che la malattia irrompe bruscamente e crea confusione colpendo il suo equilibrio.
Medicalizzazione della Vita Quotidiana?
La scienza medica possiede criteri diagnostici e parametri clinici propri per stabilire l’esistenza di una
disfunzione contribuendo così alla costruzione sociale della malattia. Questo particolarmente
evidente nelle malattie asintomatiche che, se scoperte per caso, prevedono un approccio clinico
intensivo che avrebbe potuto, se il "disturbo" non veniva individuato, non essere necessario (ad es. il
tumore alla prostata molto diffuso anche se non sempre diagnosticato, e per questo molti soggetti
vivono una vita normale senza mai rendersene conto. Altro esempio l’aumento di parti cesarei non
sempre necessari, portato però da ragioni economiche).
Questo processo, che definibile come Cascata Clinica comporta inoltre un notevole aumento di
costi e di danni iatrogeni.
Nonostante non si intenda negare l’importanza degli screening preventivi, si rischia però un’eccessiva
medicalizzazione e sanitarizzazione, dovuta spesso alla presenza di interessi politico-economici
sottostanti. Le cure, specialmente quelle non richieste dagli interessati, raggiungono generalmente le
persone che ne hanno meno bisogno, mentre le comunità svantaggiate avrebbero una maggiore
necessità di assistenza sanitaria. Questa quella che Hart (1971) definisce Legge Inversa della
Medicina.
Un’eccessiva medicalizzazione riduce inoltre la capacità delle persone di esercitare un controllo sulla
propria salute, delegando agli esperti degli aspetti dell’esistenza non attinenti alla sfera medica e
creando così delle eccessive aspettative nei confronti della medicina. Tra le cause di questo
fenomeno si possono annoverare sicuramente il potere della scienza medica e il bisogno di risposte
certe e rassicuranti quando ci si affaccia alla vulnerabilità della vita, per cui le diverse scienze
dell’uomo hanno cercato di affrontare queste questioni chiamando in causa i significati sociali, culturali
e personali attribuiti alla vita, alla morte, al corpo e al dolore.
Secondo Inghilleri, Castiglioni e de Cordova (2007) le pratiche di diagnosi, terapia e cura sono
considerate secondo due Approcci:
- Assolutista: considera che il metodo scientifico è in grado di cogliere la verità come dato assoluto;
- Relativista: ritiene che l’approccio biomedico sia il prodotto di una specifica cultura in un dato
momento storico, per cui la malattia diventa un fenomeno co-costruito socialmente.
I Bisogni di Salute alle Soglie del Terzo Millennio
Si rende indispensabile un Cambiamento di Paradigma con cui guardare oggi al tema della salute.
In Italia e nel mondo occidentale, dalla fine della seconda guerra mondiale, le nuove condizioni di vita
hanno portato a una mutazione radicale delle condizioni di salute della popolazione, per cui le malattie
infettive del passato sono state soppiantate da patologie croniche tipiche della società moderna,
conseguenti a stili di vita non precisamente sani (ad es. stress e cattive abitudini alimentari).
Dato il progressivo aumento delle Malattie del Confort e del Benessere ed l'innalzamento costante
dell'età media di vita, elementi che hanno entrambi una forte ricaduta sul sistema socio-sanitario,
anche a livello economico, necessario strutturare un sistema socio-assistenziale che integri tra loro il
paziente, la famiglia e gli operatori sanitari, dato che, come evidenziato da Fattore (2006),
l'iperspecializzazione medica risulta inadeguata per gestire le patologie multiple delle persone
anziane.
E inoltre fondamentale utilizzare un approccio multiprofessionale e multidisciplinare senza che questo
significhi medicalizzare la vita quotidiana delle persone, ma che anzi crei uno sguardo rivolto alla
persona nel suo contesto.
La salute, come diritto sancito dalla stessa Costituzione, oltre a essere un bisogno primario, necessita
di politiche di Welfare che garantiscano forme di assistenza sanitaria secondo il principio di equità. In
questo senso Fattore (2006) analizza anche il paradosso secondo cui il miglioramento delle condizioni
di salute non è collegato a una riduzione della richiesta di servizi per la sua tutela.
La sfida riguarda quindi la creazione di servizi ed interventi che esulino dall’ambito della sanità, visto
che spesso i fattori che influenzano la salute dipendono da scelte che attengono alla responsabilità sia
dei singoli che della collettività.
Salute, Stili di Vita e Politiche Sociali
La prospettiva bio-psico-sociale fa ancora fatica a proporsi come approccio integrato e sistemico e le
teorie fin ora emerse sembrano distinguere i ruoli dei tre aspetti, invece che integrarli.
Se la maggior parte dei modelli teorici ha sviluppato la conoscenza di quei processi socio-cognitivi che
favoriscono o ostacolano l’assunzione di comportamenti riferiti alla salute, si auspica che venga
sfidato progressivamente il dominio dell’ottica biomedica e venga affrontata questa tematica
analizzandone i contesti ecologici. Tale aspetto consentirebbe quindi di assumere che la salute sia il
risultato dell’evoluzione biologica in interazione con le condizioni sociali e ambientali, e dovrebbe
avere come conseguenza l’identificazione di determinanti sociali e ambientali che potrebbero
costituire l’oggetto degli interventi comunitari.
Inoltre è sempre più condivisa l’idea secondo cui è necessario abbandonare la prospettiva che vede i
risultati della salute come esito di scelte individuali, disgiunte dal contesto sociale. Utilizzare questa
nuova ottica richiama alla responsabilità le politiche sociali.
Già nel 1896 l’OMS, con la Carta di Ottawa, ha auspicato che i governi garantiscano la collaborazione
tra i diversi settori, col fine di sviluppare delle politiche pubbliche più favorevoli alla salute, integrando
una prospettiva preventiva con un approccio proattivo (tale approccio denominato Health in All
Politics).
Negli anni ’70 il ministro canadese Lalonde aveva osservato che, a un aumento della spesa sanitaria,
corrispondesse una scarsa riduzione delle malattie, ed da qui che hanno preso avvio quelle riflessioni
che si basano sulle politiche volte alla promozione della salute, secondo cui gli interventi di
prevenzione della malattia sono ritenuti necessari ma non sufficienti.
Inoltre Hunter (2008) osserva che le cosiddette malattie del comfort richiedono un approccio
differente, basato su un nuovo paradigma che, con una concezione olistica di salute, individui le
risorse disponibili (tra cui sociali, finanziarie, condizioni lavorative e risorse naturali), le quali possono
promuovere la stima di sé e ridurre la dipendenza dai servizi.
Come ricorda anche il Portale della Commissione Europea dedicato alla Salute Pubblica il ventaglio
degli indicatori relativi alla salute è molto ampio.
Ed inoltre bisogna anche considerare, come sottolineato da Campbell (2003), che il cambiamento di
un comportamento soggettivo è tanto più difficile quanto meno l’ambiente è in grado di supportare e
sostenere gli sforzi individuali, ed è quindi necessario che le organizzazioni e le comunità in cui il
soggetto vive forniscano sostegni e stimoli per la realizzazione di azioni che permettano di mantenere
e/o aumentare la qualità della vita.
Il comportamento di un soggetto è allora spesso l’esito finale di un processo più complesso, come
teorizzato da Brofenbrenner secondo cui esso è la risultante delle interrelazioni e delle
interdipendenze tra i diversi livelli che interessano la via del soggetto, ed è quindi importante far
interagire più livelli di analisi (Trickett e Rowe, 2012) al fine di ottenere una base per sviluppare
strategie di azione che andranno a incidere sul comportamento individuale.
La Rilevanza della Salute Autoriferita
Da alcuni anni gli studiosi hanno iniziato a considerare anche la Salute Soggettiva, cioè quelle
percezioni e quelle valutazioni che il soggetto dà in merito alla propria salute.
Già con la Dichiarazione di Giacarta nel 1997, l’OMS raccomanda l’utilizzo di tale misura, poiché
permette di rilevare la multidimensionalità e la relatività del concetto di salute. Inoltre, a partire dagli
anni '80, questo dato ha iniziato ad essere oggetto di ricerche epidemiologiche dato che è stata
rilevata la sua correlazione con i tassi di mortalità.
Attualmente diverse banche dati internazionali riportano i dati di salute autoriferita (in Italia si ha il
PASSI e l'ISTAT) e, nonostante l'uso di differenti strumenti renda difficile un confronto diacronico tra i
paesi, generalmente essi sono rilevati con scale Likert che permettono di rilevare la salute soggettiva
a livello psichico e fisico.
In Italia i dati hanno evidenziato come gli uomini percepiscano meglio delle donne il proprio stato di
salute e come questo dato scenda con l’avanzare dell’età. Dal Nord, invece, a scendere, si ha un più
elevato livello di salute percepita, che diminuisce progressivamente al Sud.
I Principali Risultati hanno individuato:
- relazione tra salute oggettiva e soggettiva (la percepita costituisce predittore di sopravvivenza);
- correlazione tra salute percepita e variabili economiche, demografiche e psicosociali;
- correlazione tra salute percepita e mortalità, qualità della vita e benessere.
Gli studiosi ammettono che non è chiaro che cosa esattamente misuri la percezione di salute e perché
abbia una relazione con la mortalità, dato che la dimostrazione empirica è evidente ma sono scarse le
argomentazioni teoriche).
Per Jylha (2009) la percezione della salute costituisce un insieme articolato tra mondo sociale,
informazioni e conoscenze di cui il soggetto dispone, con le sensazioni corporee e gli elementi
soggettivi.
La percezione di salute consisterebbe quindi in un Processo Cognitivo Attivo in cui l’individuo,
attingendo a esperienze e a dati sia oggettivi che soggettivi, costruisce schemi mentali che
costituiscono un riferimento per l’azione e per l’integrazione di nuove conoscenze. Dato che i processi
cognitivi sono frutto di meccanismi razionali e non, la percezione della salute tra origine da processi
cognitivi consapevoli ma anche da processi automatici.
Jylha propone allora un modello teorico che coniuga la prospettiva cognitiva con quella
epidemiologica, al fine di cogliere i processi individuali, le basi biologiche e i contesti sociali/culturali.
In tale modello il soggetto valuta il proprio stato di salute sulla base di differenti informazioni,
contemplando sia quelle ottenute con diagnosi, sia quelle che provengono da stati interni, sia quelle
che provengono dalla propria percezione di essere un soggetto a rischio. Queste informazioni
possono assumere una rilevanza differente per il soggetto anche sulla base di concezioni di salute
storicamente e culturalmente determinate. In quest'ottica quindi la cultura di riferimento e i gruppi
sociali con i quali il soggetto interagisce forniscono modelli normativi, valoriali e comportamentali che
guidano nella determinazione di ciò che è salute.
Il passo successivo si riferisce a esperienze del passato ma anche ad aspettative presenti circa il
proprio stato di salute.
Si può quindi dire che la Valutazione dell’Attuale Stato di Salute è l’esito di:
- processi di confronto sociale;
- processi di confronto con situazioni pregresse;
- disposizioni individuali.
Dopo quanto esposto si può quindi affermare che la Salute Autoriferita è Predittiva della Mortalità
come elemento statistico e non causale, grazie alla sua capacità di riflettere lo stato dell’organismo
umano, la cui precisione dipende dalla comprensione e dall’accuratezza dell’informazione che il
soggetto incorpora nell’autovalutazione. In questo senso tanto più l’informazione che si trae dal corpo
è accurata, tanto più la valutazione sarà vicina all’oggettività.
Accettare che la salute percepita costituisca un ottimo predittore dello stato di salute futuro sottende
l’idea di un soggetto attivo in grado di interpretare i segnali del proprio corpo e del proprio stato
psicofisico.
Questa misura non può però sostituirsi ad altri indicatori poiché le inevitabili distorsioni cognitive
inducono a errori di valutazione (ad es. i vizi dovuti all’umore, al momento o alla situazione) ma
comunque costituisce un ponte tra discipline psicologiche e altre che si occupano di salute. E' inoltre
fondamentale, come sostenuto da Jylha, che la salute autoriferita è un dato legato al contesto di
riferimento e che quindi non si presta a confronti.
Per concludere quindi attualmente si tende a considerare la salute autopercepita come una misura i
cui risultati si integrano con dati e misurazioni più specifiche, con la consapevolezza che una
valutazione positiva sulla propria salute non è garanzia di un buono stato complessivo, mentre uno
stato di salute percepito come debole è certamente un segnale da prendere in considerazione.
La Soggettività Attraverso la Narrazione
L'Approccio Narrativo, il quale consente di guardare all'esperienza soggettiva degli stati di
salute/malattia, si basa sulle concezioni di Jerome Bruner.
Bruner, nella seconda parte della sua vita professionale, si è avvicinato alla scuola sovietica, la quale
riconosce che i processi psicologici sono radicati nelle dinamiche sociali e culturali, e ritiene il
linguaggio uno strumento importante per lo svolgimento delle funzioni psichiche superiori.
Egli utilizza il concetto di “frame” per riferirsi a una struttura narrativa che dà significato e permette la
memorizzazione dell’esperienza, e anche l’inserimento della propria esperienza personale all’interno
di un contesto culturale che ne garantisca la condivisione sociale.
L’approccio narrativo, che nell’ambito della salute/malattia è definibile come Narrative-Based
Medicine (EBM), la quale nasce agli inizi degli anni ’80 ad Harvard grazie a pioneristici studi di
Kleinmann e Good, e si sviluppa contemporaneamente alla Scuola Sociologica delle Narrazioni di
Malattia, in cui le Illness Narratives sono pratiche discorsive sulla malattia che permettono di
esprimere il sapere esperienziale e il vissuto del soggetto, riconoscendo l’importanza di mettere in
luce un sapere emico, quindi un'esperienza così come viene vissuta dall’individuo nella cultura di
appartenenza, che mette quindi in luce i suoi schemi e le sue rappresentazioni
Entrambi questi approcci consentono di rivalutare l'aspetto soggettivo della malattia, integrando il dato
soggettivo esperienziale con il dato oggettivo scientifico e giungendo quindi alla possibilità di
considerare l’essere umano nella sua totalità.
La narrazione inoltre si può riferire sia al soggetto stesso, sia agli altri attori che lo circondano e che
rivestono un ruolo importante.
Tale approccio, nato come critica alla Medicina Evidence-Based, si pone ora come una possibile
integrazione che consente una fondamentale connessione tra soggettivo ed oggettivo.

2. UNA PROSPETTIVA ECOLOGICO-SISTEMICA SULLA SALUTE
Un complesso intreccio di fattori concorre nel determinare la salute. Aspetti contestuali interagiscono
con aspetti individuali i quali, esperiti dai singoli, vengono considerati come fattori da considerare
nell’analisi delle cause che producono salute e/o malattia e dei fattori che co-occorrono nel definire la
qualità della vita di una persona. E' inoltre innegabile che il sistema ecologico in cui l’individuo è
inserito possieda un ruolo rilevante.
Gli aspetti contestuali che verranno presi in considerazione sono scelti in base a due Criteri:
- quelli collocati nella zona di confine tra il soggetto e il suo mondo esterno;
- quelli centrali nell’analisi scientifica e rilevanti da un punto di vista sociale.
Salute e Reti Sociali
L’Interazione Sociale è fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano, ed in questo senso lo stesso
sviluppo della neocorteccia sarebbe facilitato dalle esigenze dalla vita sociale e dalle stimolazioni
esterne, come la cura e l’affetto, che influenzano le strutture neuronali.
Studi recenti hanno dimostrato che il sistema nervoso, quelli endocrino e quello immunitario non
funzionano autonomamente al di fuori dell’ambiente sociale, questo perché reagiscono alle realtà
sociali per mezzo dei processi psicosociali (ad es. a sintomi come depressione e stress).
Come già teorizzato da Durkheim nel suo teso "Il Suicidio. Studio di Sociologia" (1897), le reti sociali,
il supporto e i legami concorrono nel definire la salute. In quest'ottica Cassel e Cobb (1976) furono tra
i primi a dimostrare la rilevanza che i legami sociali hanno sulla salute, sia fisica che psichica,
mettendo in luce l’efficacia delle relazioni sociali in qualità di mediatrici tra il soggetto e lo stato di
salute.
Altri riferimenti teorici sul ruolo dei legami sociali nel contribuire alla salute provengono dalla Teoria
dell’Attaccamento di Bowlby, la quale spiega anche l’attaccamento verso il paese, e dalla Teoria delle
Reti Sociali, ripreso come riferimento dalla psicologia di comunità per spiegare gli effetti
dell’urbanizzazione tra i rapporti fra le persone.
Il tema della relazione sociale riferita alla salute è stato quindi sviluppato da diverse angolature
(macro, meso e micro) e questo evidenzia come esista un’ampia mole di dati che dimostri l’efficacia
delle relazioni interpersonali per garantire una buona salute.
Nel 1977 il cardiologo John J. Lynch pubblica il testo "The Medical Consequences of Loneliness" in
cui rilevava come la solitudine sia fonte di malattia dato che le persone isolate sono più soggette a
stress e a problemi di salute dovute a stili di vita più insani.
Uno famoso Studio sul Rapporto tra Reti Sociali e Salute è stato poi condotto dal Beckman e Syme
(1979) presso la Contea di Alameda. Attraverso tale ricerca longitudinale, durata nove anni, essi
hanno dimostrato come gli individui con scarsi legami avessero una probabilità maggiore di mortalità.
Dagli anni ’70 ci sono stati molti altri studi che hanno dimostrato diverse realtà:
- tra gli sposati è minore il tasso di mortalità e morbilità;
- gli uomini sono più vulnerabili se viene a mancare il coniuge piuttosto che il contrario;
- chi si occupa di un familiare malato è più a rischio (generalmente le donne).
E’ scontato quindi dire che anche la qualità della relazione possa incidere sulla salute, dato che essa
fa venir meno il ruolo protettivo dovuto a un rapporto sereno, sorretto da un sostegno emotivo, nel
momento in cui la relazione si incrina.
Tale Funzione Cuscinetto del Sostegno Sociale considera quindi fondamentali le relazioni familiari,
amicali e contestuali, dato che l'Isolamento Sociale agisce come stressor cronico, producendo inoltre
cambiamenti neuro-endocrini, e crea un sostanziale abbassamento dell'autostima e varie carenze
relative al sostegno per il soggetto.
Il Rapporto tra Relazioni Sociali e Salute, lungi dall'essere ancora stato chiarito, viene analizzato
secondo due prospettive:
- Modelli Main-Effect: l’influenza da parte del sostegno sociale sulla salute è diretta ed indipendente
dagli stressor;
- Modelli Stress-Buffering: il sostegno sociale svolge un’azione protettiva in conseguenza degli effetti
dovuti agli stressor.
Cohen (2003) ha individuato quattro principali Modelli Teorici per Indagare gli Effetti
dell’Integrazione Sociale e della Percezione di Sostegno sulla Salute/Malattia e ciascun modello
indaga aspetti specifici che descrivono l’influenza delle relazioni sulla salute considerando sia gli effetti
diretti che quelli indiretti:
- Modelli Basati sulle Informazioni: disporre di un’ampia rete di legami fornisce una molteplicità di
risorse informative, le quali, a loro volta, possono avere degli effetti diretti sul comportamento efficaci
per la salute (ma l’informazione può avere anche un effetto opposto) e/o un ruolo più strettamente
protettivo, ad esempio nel valutare la situazione come più o meno critica;
- Modelli Centrati sull’Identità e sulla Self-Esteem: l’integrazione e il sostegno costituiscono una fonte
di sentimenti positivi e favoriscono una percezione di controllo e di stabilità nella propria vita,
contribuendo inoltre allo sviluppo delle abilità di coping aumentando l’autostima, mentre invece
l’isolamento aumenta le emozioni negative e il sentimento di alienazione, e ciò diminuisce la
percezione di controllo. Studi hanno evidenziato come l’identità sociale influisca sulla salute, poichè
concorre alla definizione dei sintomi e alla messa in atto di risposte, contribuisce a determinare norme
e comportamenti riferiti alla salute, è la base per il sostegno sociale ed infine facilita la relazione di
sostegno reciproco;
- Modelli Basati sull’Influenza Sociale: gli studi di Sherif, Asch e Milgram hanno dimostrato le diverse
forme di influenza che il contesto esercita sul singolo, e bisogna ricordare che il bisogno di
appartenenza risponde a uno dei bisogni psicologici rilevanti, per cui nessuno è esente
dall’influenzamento. Il gruppo, la categoria e i valori sociali di riferimento hanno un potere di
influenzamento sulle condotte degli individui che possono andare sia in direzione di un cambiamento
nei comportamenti nocivi e/o rischiosi che verso l’assunzione di stili di vita sani. Già Lewin (1948)
aveva dimostrato che un cambiamento necessita di una rottura di un equilibrio per spostarsi su nuovi
valori, credenze e atteggiamenti e pervenire a una situazione che si stabilizza. In questo senso il
gruppo, assumendo nuovi valori, può portare ad un cambiamento nell’individuo in quanto tende a
identificarsi col gruppo di appartenenza (ad es. gruppi di auto-aiuto) e ciò favorisce l’assunzione di un
comportamento rinforzando il suo mantenimento e la sua reiterazione con meccanismi di premi e
punizioni;
- Modelli Basati sulle Risorse Tangibili: esiste una relazione tra rete e salute laddove la rete può
fornire un aiuto concreto e allo stesso modo la presenza di risorse materiali può ridurre la probabilità
dell’insorgenza di fenomeni stressogeni.
Relazioni e Integrazione Sociale
Tra gli studi che riguardano il rapporto tra legami sociali, riferimenti socio-culturali e salute, è
necessario ricordare lo studio condotto nella comunità italiana di Roseto, in Pennsylvania, che negli
anni ’60 era caratterizzata da una elevata omogeneità etnica e sociale e da forti legami sociali e da
relazioni comunitarie coese. Dal 1955 al 1965 si presentava con un tasso di mortalità, conseguente a
infarto, molto bassa rispetto ad altre comunità limitrofe, rilevando che i servizi e le condizioni
ambientali comunque risultavano analoghi a quelli di comunità adiacenti. KL'ipotesi che esso fosse
legato alle relazioni intergruppo è stata poi nuovamente sottolineata quando all'inizio degli anni '70 le
nuove generazioni hanno abbandonato queste abitudini e i tassi di mortalità sono risaliti ed entrati
nella media nazionale. Dopo questo studio ce ne sono stati numerosi altri volti ad approfondire la
relazione tra reti sociali e salute, ma è strettamente necessario considerare che a sua volta i legami
sociali sono inseriti in un contesto sociale più ampio e governate quindi da dinamiche
socio-contestuali e culturali.
Per illustrare questo contesto che dà forma alle reti sociali si può fare riferimento al Modello di
Berkman che descrive la catena causale e prefigura la connessione tra fattori macro e micro.
In tale modello si evidenzia come le condizioni socio-strutturali generali (macro) condizionino
l’estensione, la forma e la natura delle reti sociali attraverso processi culturali, economici e politici, e
come le reti, che costituiscono il livello intermedio tra il livello macro e il meso, operino a livello
comportamentale attraverso quattro percorsi:
- sostegno;
- Influenzamento;
- impegno sociale;
- accesso alle risorse materiali.
Tali fattori sono poi in grado di fornire delle opportunità per la salute a livello prossimale.
Per gli autori l’intento di questo modello concettuale era di guidare sia futuri lavori di ricerca che scelte
politiche, dato che il percorso upstream identifica le condizioni che influenzano lo sviluppo e la
struttura delle reti sociali mentre il percorso downstream descrive l’influenza che la rete ha sulla salute
attraverso le funzioni del sostegno sociale.
E’ infine necessario non dimenticare gli effetti negativi delle relazioni sociali quando esse sono basate
sul conflitto o quando un comportamento di aiuto viene percepito come tentativo di esercitare potere.
Contesti e Salute
L’Errore Fondamentale di Attribuzione, cioè quando un osservatore tende a sottostimare gli effetti del
contesto e a sovrastimare gli effetti delle disposizioni individuali, teorizzato da Ross, Shinn e Toohey
(2003) colpisce anche gli psicologi, i quali ritengono che la ricerca psicologica sia caratterizzata da un
errore di minimizzazione del contesto.
La Psicologia di Comunità agisce però in controtendenza rispetto a questo bias, ed è per questo che
in questo capitolo si è deciso di analizzare il Quartiere, inteso come luogo che accoglie le persone e
in cui si dipana la loro quotidianità, ma anche luogo fisico e simbolico in cui si rendono manifesti gli
esiti dei processi di globalizzazione.
La necessità di sviluppare reti di prossimità ha dato luogo a iniziative volte a trasformare il luogo di
residenza in un luogo che favorisca la coesione sociale e che faciliti uno sviluppo del senso di
comunità.
Rispetto al quartiere bisogna analizzare due aspetti principali che, con esso, risultano interconnessi:
1. Quartiere e Neighbourhood: gli studi sul vicinato si sono sviluppati prevalentemente negli Stati
Uniti e questo li rende poco esportabili in Italia per due ragioni:
- Definizione di Neighbourhood (traducibile come quartiere ma anche come vicinato);
- Conformazione dell’Assetto Urbano nelle città Statunitensi Confrontate con le Italiane.
Inoltre il problema per definire neighbourhood è ritenuto rilevante non solo quando si confrontano dati
di paesi diversi ma può essere definito secondo criteri di altro genere, tra cui storici, geografici e
amministrativi, o in base alla percezione delle persone.
Roux (2004) sottolinea inoltre che uno degli aspetti più critici è l’eterogeneità dell’area geografica la
quale può essere più o meno estesa, a seconda degli obiettivi della ricerca. Si può sintetizzare
dicendo che il concetto di neighbourhood si riferisce ad aspetti dell’abitare collocati in un’area
specifica, la cui estensione può avere un’ampia variabilità che va dal quartiere al condominio.
Va infine notato che i quartieri costituiscono degli aggregati omogenei relativamente a status e livello
socio-economico e quindi, questo processo che può essere definito di Segregazione Residenziale,
questo conduce a due effetti:
- acquisizione di schemi psicosociali basati sulle relazioni e produzione di separazione e
ghettizzazione tra gruppi;
- discriminazione nei confronti di chi proviene da zone degradate della città, con la conseguente
generazione di una sorta di etichetta, per cui ai soggetti vengono attribuite caratteristiche proprie di
quella zona.
Nonostante vi siano diversi approcci con cui si può guardare a tale questione (ad es. labelling theory),
non è facile rilevare una relazione di causa-effetto su aspetti così articolati e si preferisce quindi
pensare a forme di reciproco influenzamento.
Guardare alla relazione tra salute e quartiere rientra nell’ambito di indagini che si rifanno a un’analisi
ecologica della salute, dato che l’ambiente in sé può avere un impatto diretto (ad es. l’inquinamento)
ma anche le caratteristiche percepite hanno una loro rilevanza (ad es. la percezione di vivere in un
contesto insicuro limita le relazioni sociali). Tutto ciò che favorisce l’utilizzo del territorio costituisce
inoltre uno stimolo per sviluppare le relazioni sociali di vicinato, il sostegno sociale e la coesione
sociale, e, pur non essendo ancorate al luogo di residenza, lo sviluppo di reti e relazioni di prossimità
è tanto più rilevante quanto più la persona è fragile e limitata negli spostamenti (ad es. bambini e
anziani).
2. Capitale Sociale e Salute: la prospettiva ecologica in relazione al tema della salute si è ampliata
negli ultimi anni e, oltre alle caratteristiche materiali e strutturali, sono state prese in considerazione
dimensioni sociali come la coesione, le norme e i valori, i quali sono aspetti che si influenzano
reciprocamente.
In sostanza l’ambiente e la percezione che ne hanno gli individui incide sui comportamenti e sul
benessere contribuendo ad esasperare un sentimento di vulnerabilità sociale generatore di
insicurezza o favorendo le relazioni di fiducia.
Il concetto di Capitale Sociale è tra quelli maggiormente utilizzati, infatti si inserisce nel dibattito che
esamina le influenze socio-ambientali sulla salute e i meccanismi implicati in questa relazione. Sono
però differenti le definizioni che si danno di questo concetto (ad es. quella di Putnam o quella di
Bordieu).
Una chiave di lettura che però potrebbe essere condivisa è quella di Portes (1998), il quale definisce il
capitale sociale come l’abilità di assicurare dei benefici attraverso l’appartenenza a reti e altre strutture
sociali, le quali vengono qui distinte in una componente relazionale, che risiede nell’organizzazione
sociale di cui il soggetto fa parte, e in una materiale, che riguarda le risorse che rivendica in virtù della
sua appartenenza a un gruppo.
La relazione di gruppo si basa sulla fiducia e sulla reciprocità che generano un sistema di aspettative
e di obblighi, i quali includono componenti strutturali come caratteristiche osservabili
dell’organizzazione sociale e dimensioni cognitive come norme, valori, atteggiamenti e credenze.
Anche il Capitale Sociale Riferito alla Salute è considerato nei suoi aspetti relazionali dato che rinforza
l’autostima, fornisce sostegno sociale, aiuta le persone ad accedere più facilmente alle risorse e
agisce come moderatore contro gli stressors.
Mentre Lynch e Kaplan (1997) preferiscono una spiegazione basata sugli aspetti materiali del capitale
sociale, vale a dire sulle ineguaglianze di reddito, Kawachi, così come Wilkinson (2006), non distingue
tra elementi relazionari e materiali e considera che l’ineguaglianza esercita la sua influenza attraverso
dei meccanismi psicosociali e cognitivi poiché ha un’influenza fondamentale nel determinare qualità e
quantità delle relazioni sociali e dei rapporti interpersonali.
Se fin qui si ci è concentrati sugli aspetti positivi per la salute, bisogna però anche notare gli Effetti
Negativi, rilevabili principalmente in:
- Coesione Interna: considerata importante per il benessere e per l’azione collettiva, essa permette di
sviluppare un’identità di gruppo e può essere importante per i gruppi svantaggiati in quanto aumenta
la consapevolezza di reagire ai gruppi dominanti e la rete sociale può costituire una risorsa
importante. Però va anche notato che esso è un processo esclusivo, per cui vengono esclusi coloro
che sono portatori di norme e di identità differenti.
Altro aspetto critico della coesione di gruppo è inoltre la pressione esercitata per conformarsi alle
norme del gruppo stesso;
- Controllo Sociale: elemento studiato da Fukuyama (2000), che ritiene che il capitale sociale possa
svilupparsi solo nei casi in cui un gruppo non molto vasto presenti chiari criteri di appartenenza, sia
stabile nel tempo e possieda una cultura condivisa, sottolinea che se le persone possono entrare o
uscire dal gruppo come desiderano, gli individui saranno meno inclini a preoccuparsi della loro
reputazione e si sentiranno meno vincolati al rispetto delle regole sociali e questo costituisce un
ostacolo allo sviluppo della fiducia tra i membri. Diventa quindi necessaria un’attività costante di
vigilanza.
Va quindi infine ricordato che se le reti sociali, il capitale sociale e i rapporti di vicinato sono alcune
delle risorse che concorrono allo sviluppo della qualità della vita e della salute, diversi sono invece i
fattori che contribuiscono a far si che le risorse potenziali si trasformino in minaccia per la salute (ad
es. diseguaglianze sociali).
Diseguaglianze di Salute
Dato che è stato determinato dalle varie ricerche, tra cui quella ISTAT del 2009, che le diseguaglianze
di salute presenti nei nostri contesti sociali sono dovute a differenze sociali, ad esempio, come
evidenziato da Marmot (2004), chi sta in una data posizione della scala sociale gode di miglior salute
di chi viene dopo di lui ma peggiore di colui che lo precede, questi dati confermano la tesi secondo cui
la salute non costituisce un tema di studio e di analisi avulso dal contesto poiché è strettamente
connesso alle caratteristiche bio-psico-sociali degli individui e dei contesti.
In letteratura esistono diversi modelli che si propongono di spiegare i meccanismi alla base delle
diseguaglianze sociali, ma in questo testo si è deciso di considerare il Modello di Mackenbach e
Bakker (2002) proposto da Costa (2009). Esso considera alcuni elementi fondamentali:
- Determinanti Distali: considerabili come le variabili del contesto sociale, esse sono costituite dal
livello macro e si realizzano in quattro aspetti:
   - economia;
   - lavoro;
   - comunità;
   - welfare.
- Posizione Sociale: considerata nei suoi aspetti individuali e contestuali in stretta connessione tra
loro;
- Determinanti Prossimali: considerabili come le caratteristiche strutturali, anche in questo caso sia
individuali (ad es. risorse materiali e status) che contestuali (ad es. segregazione e legami deboli),
influenzano la salute poiché hanno una ricaduta diretta sui fattori psicosociali, che sono alla base dello
stress), sui comportamenti a rischio, sui fattori di rischio esterni e anche sull’accesso all’assistenza
sanitaria.
- Esiti.
Nello schema proposto si può quindi osservare come i primi tre fattori prossimali, stress, stili di vita e
fattori ambientali, siano considerati come fattori alla base dell’insorgenza di una patologia, mentre
l’accesso alle risorse e alle strutture socio-sanitarie costituisca invece il fattore principale che può
facilitare il successo della cura o la cronicizzazione della patologia.
Vi sono poi due aspetti fondamentali da approfondire:
1. Differenze di Status: rispetto al perché le differenze nella scala gerarchica portino diversi risultati
in termini di salute, Marmot (2004), noto epidemiologo, ha proposto una spiegazione, la quale porta
l’attenzione sul fatto che le persone attorno a noi presumibilmente hanno un lavoro e vivono in una
casa decente, così come presumibilmente non sono particolarmente ricche. In riferimento a situazioni
non connotate da un particolare degrado, si verifica che a uno status più elevato corrisponde una
salute migliore (è questa quella che viene definita la Status Syndrome).
Muovendo varie critiche alle indagini epidemiologiche classiche, Marmot teorizza che tali differenze
siano rilevabili nel fatto che migliori condizioni di vita portano a una maggiore possibilità di scelta in
termini di beni e servizi, e stimolano l’individuo a una maggiore progettualità e proiezione nel futuro.
Ed è quindi in questo senso che il livello sociale contribuisce a fornire i soggetti di empowerment.
La sua riflessione quindi sottolinea la necessità di trascendere la prospettiva individuale per
focalizzarsi sui contesti in cui le persone vivono, dato che tali elementi interferiscono fortemente sulle
capacità di controllo e di autonomia, le quali a loro volta hanno una diretta influenza sui
comportamenti delle persone.
In conclusione la visione di Marmot offre stimoli che vanno verso un’analisi che intreccia il dato
contestuale con le risposte dell’individuo, terreno in cui l’esperienza psicologica dell’ineguaglianza ha
profondi effetti sul benessere fisico della persona;
2. Equità e Fiducia: la salute riguarda ogni singolo soggetto anche in termini di responsabilità, ma
non può essere solo una questione individuale poiché si è membri di una società e quindi devono
essere tenuti in considerazione quegli elementi e quegli aspetti che hanno un impatto sulla salute.
Marmot sottolinea che l’integrazione sociale incide sulla salute ed elementi come la fiducia e la
cooperazione ne determinano un buon livello. La fiducia costituisce quindi un elemento alla base della
costruzione di buoni legami sociali e costituisce un ingrediente fondamentale del capitale sociale. In
questo senso viene riportato come esempio un'osservazione di Sen, secondo cui l'aspettativa di vita
sarebbe aumentata in Gran Bretagna nel XX nel periodo tra le due guerre grazie all'aumento della
coesione sociale.
Wilkinson e Pickett (2009) sottolineano inoltre che chi si fida degli altri vive più a lungo ed
evidenziando come la fiducia sia generata dall’uguaglianza economica (un bambino nato negli Stati
Uniti ha meno probabilità di vita di uno nato in Grecia, benché quest'ultima abbia un sistema sanitario
peggiore).
Questi autori hanno allora empiricamente dimostrato che la diseguaglianza è associata a una minore
speranza di vita, a tassi di mortalità infantile più elevati, a una minore altezza media e a un peggior
stato di salute autoriferito. I paesi che riportano quindi una minore sperequazione economica invece
presentano una salute migliore per tutti.
Da questo si evince che il confronto sociale è fondamentale per la salute in quanto crea problemi
relativi ad alti livelli di stress, minacce rispetto alla propria identità sociale e numerosi conseguenze
psicosociali, le quali congiuntamente influiscono sui livelli globali di salute/malattia.
In definitiva, come già evidenziato da Zani (2007), bisogna considerare la salute come un bene
comune relazionale e per il suo sviluppo si dovrebbero individuare i processi che favoriscono lo
sviluppo di reti sociali. Ed è di questo che si è occupata negli ultimi anni la Psicologia della Salute di
Comunità.
Per una Psicologia della Salute di Comunità
Data l'importanza di costruire un modello che guardi alla salute sotto gli aspetti biologici, psicologici e
sociali e, come sottolineato da Prilleltensky (2005), vista la necessità di abbandonare il polo volto al
miglioramento della situazione e sostituirlo con un approccio che pone attenzione alla trasformazione
e al cambiamento, si è deciso, all'interno della Psicologia di Comunità, di concentrarsi sulla Comunità,
intesa come il luogo di eccellenza dell’intervento, in quanto in essa sono presenti delle forze sociali
che permettono un processo di cambiamento ed inoltre che costituiscono un mediatore tra soggetto e
contesto sociale in quanto profondamente strutturate dalle relazioni sociali.
Da queste basi si sviluppata un'Analisi Ecologico-Sistemica in cui i diversi elementi di cui un
contesto è costituito interagiscono influenzandosi reciprocamente, come già rilevato dalla teoria del
campo di Lewin e dalla teoria dello sviluppo ecologico di Brofenbrenner, ed in questa prospettiva si
sottolinea l’importanza dei legami, delle relazioni, dei meccanismi di retroazione e interazione tra le
parti dei sistemi.
L'attenzione viene rivolta quindi, come evidenziato da Hawe, Shiell e Riley (2009), non solo ai vari
livelli ma alle interconnessioni presenti tra questi livelli e alle dinamiche attivate dall'intervento.
Per Christens, Hanlin e Speer (2007) si tratta quindi di superare il dualismo individuo/collettività e di
uscire da un modello che colloca il soggetto all’interno di un determinismo culturale e sociale a favore
di una prospettiva che contempli l’articolazione tra soggetto e contesto. Il riferimento è allora a un’idea
secondo cui il cambiamento individuale e quello riferito ai sistemi siano considerati nella loro
interdipendenza.
Questa affermazione richiama il dibattito tra due punti di vista, riduttivi, che, secondo Amerio (2007),
sono:
- Esogamico: in cui l'attività psichica è generata dall’esterno;
- Endogamico: in cui l'attività psichica è derivante da processi interni all’organismo.
Applicare l’analisi sistemica alla prospettiva ecologica significa che le sfide e i cambiamenti individuali,
sociali e sistemici sono visti all’intreccio tra i livelli macro, meso e micro.
A Livello Pratico si deve tenere presente che i sistemi sono dotati di proprietà adattive ed essendo
dinamici non è possibile disgiungere il cambiamento a livello del sistema o riferito al singolo elemento.
L’intervento e i suoi effetti hanno quindi ripercussioni che non sono necessariamente di causa-effetto
poiché si inseriscono in un contesto che ha una propria dinamicità e processualità, e coinvolgono
elementi del sistema non direttamente implicati nell’azione stessa.
Ogni elemento del sistema subisce dei cambiamenti e questo ha delle ripercussioni sul sistema inteso
nella sua totalità. Per questo bisogna quindi distinguere il cambiamento che ha implicazioni e
rilevanza per il sistema nel suo complesso, dal cambiamento che avviene dentro specifici elementi, ed
inoltre è importante distinguere il cambiamento di primo ordine, la naturale progressione del sistema
come dinamismo intrinseco, da quello di secondo ordine che intacca lo status quo.
Mettere in atto interventi di cambiamento significa attivare processi e azioni volti a modificare le
infrastrutture all’interno di una comunità per raggiungere un risultato desiderato.
Considerando la Partecipazione come Processo Psicosociale, essa può essere vista come un
processo di sviluppo che porta ad un bene comune, ed essendo alla base della democrazia deve
essere appresa, come già Lewin aveva evidenziato.
La partecipazione è un concetto complesso e si presenta come un fenomeno multilivello che
coinvolge aspetti individuali, sociali e collettivi, e che può produrre effetti particolari sia sui singoli che
sulla collettività, sia in termini positivi, sviluppando quindi conoscenza, competenze e advocacy, sia
con problematicità.
Alcuni elementi da considerare della partecipazione sono:
- importanza di sviluppare la partecipazione dei soggetti non ancora coinvolti;
- saper contrattare i propri punti di vista giungendo a decisioni comuni;
- sviluppare un buon lavoro di gruppo, integrando e negoziando le differenze.
Come ben chiarisce un documento dell’OMS del 2006, sebbene i processi partecipativi costituiscono
la base dell’empowerment, la partecipazione da sola è insufficiente se non si costruiscono strategie
per sviluppare la capacità delle organizzazioni della comunità nella presa di decisioni e nell’advocacy.
Come esempio pratico si può analizzare il Modello di Analisi Ecologico-Sistemica di Peirson
(2011), il quale consiste in una serie di fasi:
1. Identificazione del Sistema e del Problema: dato che i problemi sociali sono fenomeni complessi e
la loro origine è il risultato di un insieme di fattori diversi, la loro stessa definizione non è un aspetto
semplice. Tra gli obiettivi della partecipazione c’è quello di accogliere le diverse istanze di
cambiamento e giungere, attraverso la negoziazione, a una comprensione condivisa delle situazione
problematiche e agli interventi da attuare (ad es. Action-Research teorizzata da Lewin);
2. Individuazione della Posizione del Problema all'Interno del Sistema: valutare quanto esso è radicato
nella storia e nel tessuto del sistema e delineare confini dell’intervento specificando gli obiettivi e
coinvolgendo le persone;
3. Direzione dell'Intervento per Attuare il Processo di Cambiamento: la direzione può quindi giungere
dall'esterno, come una nuova legislazione, o essere intrinseco al sistema stesso, come una nuova
leadership. Il cambiamento inoltre può essere:
- Reattivo (creazione di una rottura con l'ordine preesistente);
   - Proattivo (evoluzione della situazione precedente).
Il modello di Peirson individua inoltre tre Fasi del Processo Ecologico di Cambiamento, ciascuna
caratterizzata dalla ciclicità tra risorse, adattamento e interdipendenza:
- Successione del Contesto: si riferisce al fatto che la situazione presente è conseguenza anche di
quanto è accaduto nel passato, quindi è influenzata dalla storia;
- Successione del Cambiamento: considera le dinamiche evolutive di un sistema. Sono previsti
processi costanti di osservazione e monitoraggio in modo da evitare eventuali ostacoli;
- Successione del Futuro: riguarda sia le potenziali ripercussioni dell’intervento al termine del
processo che l’anticipazione di eventuali nuovi cambiamenti del sistema.
Il modello illustra infine la presenza di una Ciclicità tra Elementi:
- Risorse: le quali possono essere di varia natura. È importante che prima di ogni processo di
cambiamento vengano identificate quantitativamente e qualitativamente, così come si presenta la loro
organizzazione. E’ importante anche individuare le risorse mancanti e quelle nascoste, in modo da
rendere quest'ultime palesi;
- Principio dell'Adattamento: comporta l’esame delle risposte del sistema e dei suoi elementi al
cambiamento. Conoscere i modelli di coping e gli stili comportamentali può produrre una profonda
comprensione del potenziale adattivo del sistema, e questa conoscenza può essere utilizzata per
sviluppare strategie proattive per superare la resistenza potenziale al cambiamento;
- Interdipendenza: un cambiamento sistemico può avere come obiettivo un mutamento relativo alla
interdipendenza tra gli elementi del sistema e può avere origine anche da effetti indiretti di
cambiamento. Dato che l’alterazione su una componente impatta sulle altre, nel caso in cui si dovesse
configurare un mutamento nell’interdipendenza si rende necessario ridisegnare l’organizzazione del
sistema stesso. È importante prevedere le ripercussioni che queste alterazioni potrebbero produrre e
assicurare l’integrità del sistema nel suo insieme.
Gli studi sulla salute, che dimostrano la multifattorialità di queste dimensioni, richiamando la necessità
di considerare l’articolazione tra aspetti soggettivi e oggettivi e l’interdipendenza tra i processi.
Nella complessità che si riscontra nel collegare la teoria alla pratica, l’Action Research offre una
proposta metodologica che si concretizza in un processo circolare e continuo tra ricerca, azione e
valutazione.
Dall'Approccio Evidence-Based a una Valutazione Integrata: Proposta e Sintesi Conclusiva
Fondamentale, considerando le tematiche che riguardano il tema salute/malattia, è ricordare la
Medicina Evidence-Based (EBM), nata in seguito ad una proposta di Sackett (1992) relativa
all'integrare l’evidenza clinica con la competenza clinica, la cui caratteristica principale ridurre la
discrezionalità del medico indirizzando le sue decisioni. Sicuramente tale approccio ha, oltre al parere
favorevole degli epidemiologi, una rilevanza positiva nella pratica clinica, in quanto fornisce basi
scientifiche più solide, e permette di confermare, o meno, alcune delle prassi cliniche.
I Limiti sono però individuabili nel suo essere basato su dati probabilistici, nella sua impossibilità a
sostituirsi al fondamentale rapporto medico-paziente e all'impossibilità di valutare le variabilità
individuali e le reazioni soggettive. Come sostenuto da Plank infatti ciò che può essere misurato è
reale ma non è detto che on lo sia ciò che non può essere misurato.
Questo porta a rilevare che la critica che viene effettuata è diretta all’applicazione riduttiva
dell’approccio, e in sua risposta si sta diffondendo un Approccio Focalizzato sul Paziente
Considerato Soggetto Attivo nel/del Processo di Cura, in cui prende corpo la necessità di rilevare
anche la sua soddisfazione, la qualità della vita e altre dimensioni che lo riguardano. E’ stato inoltre
dimostrato come un approccio centrato maggiormente sul paziente possa recare dei benefici ai diversi
attori coinvolti.
La necessità di integrare un’analisi evidence-based con una valutazione dell’esperienza soggettiva si
fa più cogente in alcuni ambiti della sanità (ad es. umanizzazione della medicina con il ricorso alla
psicoterapia e alla meditazione) e vari studi di ricerca stanno cercando di indagare i benefici che le
tecniche allopatiche possono avere sulla salute in modo da incrementare la conoscenza sull’uomo.
Per comprendere se queste pratiche sono efficaci bisogna strutturare delle Analisi
Ecologico-Sistemiche, che siano in grado di contestualizzare gli interventi, dato che i programmi
sociali possono non essere altamente riproducibili ed efficaci, come evidenziato da Lombi (2008).
La proposta è quindi quella di sviluppare una valutazione integrata che sia in grado di monitorare la
relazione individuo/contesto.
Pawson, Wong e Owen (2011) ritengono inoltre che l’obiettivo della valutazione non è sapere se il
programma ha funzionato, ma sapere cosa ha funzionato, contemplando anche le opinioni dei
cittadini. Si tratta quindi di definire e applicare un sistema di valutazione che includa l’analisi del
benessere e della qualità della vita percepiti, a livello individuale e a livello sociale, considerando la
specificità dei contesti e delle situazioni e analizzando sia i dati oggettivi che quelli prettamente
soggettivi.
Anche Bertini (2012) asserisce che nell’ambito della salute la pluralità dei metodi è il percorso più
valido, ed in questo senso la prospettiva ecologica, la quale riconosce che i soggetti sono allocati
all’interno di un vasto contesto sociale e che il gruppo è in grado di essere un efficace strumento di
cambiamento poiché ogni cambiamento è anche un cambiamento valoriale (Lewin), sembra
l'approccio più rilevante.

3. FELICITA', BENESSERE E QUALITA' DELLA VITA
Introduzione
Analizzato il tema della salute e delle sue interconnessioni con altri aspetti contestuali, risulta ora utile
considerare come i concetti di Benessere, Felicità e Qualità della Vita, indagati in maniera importante
negli ultimi vent'anni dalla psicologia, siano rilevanti e quali condizioni sociali, culturali ed istituzionali
concorrano alla loro definizione.
Come dimostrato da una ricerca del 2011, basata su un confronto tra diversi Stati nazionali, il
benessere è determinato dalla soddisfazione dei bisogni, ottenuta sia a livello individuale che
societario. I dati hanno dimostrato inoltre che il reddito incide sul benessere meno della soddisfazione
dei bisogni.
La letteratura scientifica ha prodotto molte riflessioni e report di ricerca su temi legati al benessere,
alla qualità della vita e della felicità intesi a diversi livelli, tra cui soggettivo, sociale e organizzativo,
però questi concetti sono stati misurati con strumenti differenti e questo ha reso difficile stabilire se le
differenze riscontrate siano dovute effettivamente ai contesti o agli strumenti utilizzati.
Anche nell’ambito della ricerca psicologica il tema del benessere costituisce un costrutto eterogeneo.
E’ infatti necessario distinguere il benessere psicologico, quello soggettivo e quello sociale, che si
riferiscono a tre specifici approcci e strumenti di misurazione.
Felicità
Davidson (2012) ha osservato che il concetto di felicità viene utilizzato in riferimento a una vasta
gamma di stati emozionali positivi, denunciando che tra tutte le emozioni, la felicità è la meno
compresa. Pertanto si è sviluppato nei suoi confronti un crescente interesse da parte di diverse
discipline.
L’interesse scientifico suscitato della Felicità può essere riconducibile a due motivazioni:
- necessità di considerare l’esperienza soggettiva dell’individuo, integrando i dati oggettivi che
descrivono le condizioni di salute e di benessere di un gruppo, anche con elementi di
valutazione soggettivi;
- il fatto di ritenere che il benessere di una nazione non possa essere considerato solamente
utilizzando indicatori economici, ma è doveroso integrare queste valutazioni, con altri dati, come ad
esempio il benessere percepito.
Attualmente dagli studi compiuti bisogna valutare la Felicità tra Edonismo e Eudaimonia. In questo
senso bisogna quindi distinguere tra i due approcci:
- Approccio Edonico: considera il benessere in termini di ottenimento del piacere personale legato a
sensazioni ed emozioni positive;
- Approccio Eudaimonico: si riferisce invece alla realizzazione delle potenzialità dell’essere umano,
dato che l'eudaimonia è ciò che è utile all’individuo e che ne arricchisce la personalità.
Il benessere eudaimonico si riferisce quindi alla misura in cui una persona è messa nelle condizioni di
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