Quando a Sanremo il sindaco era il banchiere Augusto Mombello che inaugurò il Casinò municipale

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     Quando a Sanremo il sindaco era il banchiere Augusto
     Mombello che inaugurò il Casinò municipale
     di Redazione
     02 Ottobre 2021 – 7:00

     Sanremo. Prosegue l’appuntamento con la storia che Riviera24.it, grazie ai contributi
     scritti dallo storico matuziano Andrea Gandolfo, offre ai suoi lettori ogni fine settimana.
     Per questa occasione, proponiamo un approfondimento dedicato al banchiere Augusto
     Mombello che fu per due volte sindaco di Sanremo, rispettivamente dal 1896 al 1898 e dal
     1902 al 1906. Sotto Mombello, tra l’altro, Sanremo passò alla storia per essere il primo
     comune in Italia ad avere una refezione scolastica in Italia e venne inaugurato il Casinò
     Municipale.

     Il 3 novembre 1896 venne eletto sindaco di Sanremo Augusto Mombello, un banchiere
     socialista originario di Varazze, che aveva anche militato nelle file dell’esercito
     garibaldino; quattro giorni dopo il nuovo Consiglio Comunale si insediò ufficialmente ed
     elesse in Giunta il sindaco Mombello e i consiglieri Giacomo Cassini, Rubino, Bagliani,
     Arnaldi, Gio Batta Vigo e Carlo Antonio, quest’ultimo in qualità di rappresentante della
     frazione di Verezzo.

     I primi provvedimenti assunti dalla nuova Amministrazione riguardarono la riduzione fino
     ad un massimo di 60 lire del focatico per i cittadini meno abbienti, la distribuzione
     gratuita di medicinali ai poveri e bisognosi e l’approvazione della refezione

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     scolastica, che sarebbe diventata operativa a partire dal 1897. Quest’ultimo
     provvedimento prevedeva in dettaglio la suddivisione degli scolari in tre fasce, a
     seconda del reddito e della condizione sociale delle loro famiglie: quella dei bisognosi
     con diritto alla refezione gratuita, quella di coloro in grado di pagare due centesimi al
     giorno e l’ultima costituita da quelli che potevano pagarne dieci. La refezione scolastica
     sanremese, la prima nel suo genere in Italia, partì, in via sperimentale, nel febbraio
     1897 per 250 ragazzi delle elementari con somministrazione di minestra, carne e un
     panetto di cento grammi. L’iniziativa, decisamente rivoluzionaria per i tempi, non mancò
     tuttavia di suscitare accese discussioni all’interno dello schieramento politico cittadino, la
     cui ala conservatrice non nascose la sua netta ostilità al provvedimento adottato dal
     sindaco socialista.

     Nel corso dell’Amministrazione Mombello furono anche deliberati l’allargamento della
     via Arenella, poi eseguito sotto l’Amministrazione Balestreri; il taglio di via Palma,
     portato a termine dai successori; il giardino pubblico nella parte alta della città (giardino
     ex regina Elena); e l’avviamento di trattative con il ministero della Guerra per il trasloco
     della caserma da piazza Colombo a San Martino, eseguite poi dal commissario
     Rebucci e interrotte sotto l’Amministrazione Gismondi.

     Mombello riuscì inoltre a risolvere il problema dell’illuminazione pubblica e privata
     cittadina ottenendo una riduzione sui prezzi del gas sia per il Comune che per i privati
     cittadini, mentre, obbligando la società Tuscan Gaz Company ad applicare il becco Auer a
     tutti i fanali pubblici, si ottenne un’ulteriore economia di qualche migliaio di lire.

     In seguito ad una lite, l’Amministrazione socialista liberò inoltre il Comune dal monopolio
     della Tuscan Gaz Company, poiché con sentenza definitiva venne stabilito che il Comune
     non aveva altro obbligo verso questa società che quello di corrispondere il canone annuale
     per i fanali previsti dal contratto, salvo il pagamento di adeguato indennizzo nel caso
     venisse riconosciuto ad un’altra impresa il diritto di poter stabilire un diverso impianto di
     illuminazione sia per l’amministrazione pubblica che per i privati cittadini; con un’altra lite
     il sindaco Mombello ottenne anche il riconoscimento del diritto contrattuale a favore degli
     agricoltori di pagare annualmente l’acqua d’irrigazione 36,50 lire invece di 100 lire al
     metro cubo.

     L’Amministrazione socialista approvò inoltre in prima lettura il nuovo piano regolatore
     della città, che venne poi maggiormente ampliato dall’Amministrazione Gismondi, un
     nuovo regolamento edilizio, anch’esso modificato dalla Giunta Gismondi, e il progetto per
     il macello pubblico da costruirsi alla foce del torrente Armea, realizzò il rettilineo di corso
     Mazzini, modificando il progetto originario concordato con la provincia, compilò un nuovo
     organico degli uffici, delle scuole e dei servizi comunali, ratificato in seguito, con lievi
     modifiche, dalla successiva amministrazione, riformò il regolamento dei facchini pubblici
     redigendone contemporaneamente uno nuovo per le pubbliche vetture, e riordinò infine la
     normativa relativa all’esazione delle tasse sugli animali domestici, esonerando dall’imposta
     le bestie da soma.

     Durante l’Amministrazione Mombello venne anche stipulato il contratto per la
     costruzione di un Casinò nella città matuziana. Dell’opportunità di dotare la cittadina di
     una Casa da Gioco si era peraltro già iniziato a parlare nel 1875, quando una società
     inglese aveva proposto al Comune di erigere un palazzo di cristallo per le grandi
     esposizioni, rappresentazioni e manifestazioni, che avrebbe dovuto comprendere sale da
     gioco e di lettura, sale per concerti ed esercizi commerciali. Il Consiglio Comunale non
     approvò però la costruzione del palazzo di cristallo e, sei anni dopo, nell’autunno del 1881,

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     disse anche di no al progetto presentato dalla società viennese Meyer, che si era offerta di
     costruire un Casinò nell’area del giardino Maria Vittoria impegnando un capitale di un
     milione di lire. La motivazione principale del rifiuto dell’Amministrazione Comunale
     sanremese a costruire una Casa da Gioco era costituita dalla ferma opposizione di molti
     consiglieri alla creazione di un salone per i «giochi d’azzardo»; secondo le autorità e gli
     organi di stampa sanremesi, il Casinò non avrebbe dovuto inoltre nascere come bisca, ma
     esclusivamente come luogo di ritrovo destinato ad ospitare le iniziative rivolte
     all’intrattenimento della colonia straniera.

     Nei primi anni Novanta dell’Ottocento, anche per rispondere alle continue richieste
     avanzate dall’opinione pubblica, il Consiglio Comunale deliberò alla fine la costruzione del
     Casinò, che avrebbe dovuto sorgere nell’area occupata dai giardini Maria Vittoria. Gli
     amministratori speravano così con questa decisione di troncare tutte le discussioni sorte
     nel frattempo tra gli esponenti politici locali in merito all’ubicazione della nuova Casa da
     Gioco, che alcuni avrebbero voluto nell’area sovrastante il giardino pubblico, altri in via
     Vittorio Emanuele, e altri ancora sotto il corso Imperatrice sul modello di quello nizzardo,
     mentre c’era anche chi lo avrebbe voluto in forma dimessa, considerandolo una spesa
     voluttuaria, e chi non lo voleva affatto, preferendogli la costruzione della fognatura
     generale, che sarebbe venuta a costare la stessa cifra. Dopo che era sfumato l’accordo
     Villiers a causa della morte dell’imprenditore, l’Amministrazione Mombello si accordò con
     l’impresario francese Foisnon, che iniziò i lavori di costruzione del nuovo Casinò nei
     giardini Maria Vittoria impegnandovi più di un milione di lire, ma in seguito rinunciò
     all’impresa perdendo tra l’altro l’ingente somma di centomila franchi per essere venuto
     meno ai patti contrattuali stipulati con il Comune.

     Nel gennaio 1897 il presidente del Consiglio marchese Di Rudinì, impossibilitato a
     governare per la ferma opposizione dell’estrema sinistra, sciolse la Camera e convocò i
     comizi elettorali. I socialisti sanremesi decisero allora di presentare un proprio candidato
     che potesse consentire una grande affermazione del Partito nell’estremo Ponente ligure. I
     maggiori ostacoli che si frapponevano ad una simile affermazione erano costituiti, oltreché
     dalla cronica difficoltà di attuare un’efficace propaganda elettorale, anche dal fatto che il
     collegio sanremese era un feudo dell’avvocato Giuseppe Biancheri, deputato da oltre
     quarant’anni, presidente della Camera dei deputati e collare dell’Annunziata, che forniva a
     molta gente maggiore affidamento che non un oscuro candidato dell’opposizione.

     Il 20 febbraio il Circolo socialista di Sanremo riunì quindi l’assemblea collegiale per
     deliberare sulla scelta del candidato e sull’organizzazione della relativa campagna
     elettorale. Alla riunione presero parte 58 delegati del Partito provenienti da tutte le
     località del circondario e il membro del Comitato centrale del Partito socialdemocratico
     tedesco Clara Zetkin. Essendo il sindaco Mombello già candidato nel collegio di Savona, i
     delegati si accordarono immediatamente sul nome dell’avvocato Giacomo Cassini come
     candidato nel collegio sanremese, deliberando inoltre la costituzione di un comitato
     elettorale a Sanremo e di tre sottocomitati a Ventimiglia, Bordighera e Dolceacqua per
     organizzare e dirigere l’attività propagandistica.

     Nel corso della successiva campagna elettorale il clero, la prefettura e la polizia si
     schierarono apertamente con Biancheri, che, evidentemente sicuro della vittoria, non
     partecipò nemmeno personalmente ai vari comizi e riunioni, delegando suoi
     rappresentanti. L’avvocato Cassini svolse invece un’intensa propaganda, parlando in
     diversi paesi dell’entroterra, tra cui Isolabona, Pigna e Perinaldo.

     Il 20 marzo 1897 Cassini tenne il comizio conclusivo a Sanremo in piazza Santo Stefano

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     alla presenza di cinquemila persone. Il giorno successivo si tennero le elezioni, che, come
     era stato ampiamente previsto, sancirono la vittoria di Biancheri, che ottenne
     complessivamente 2.598 voti, mentre l’avvocato Cassini ebbe 1.208 suffragi. Il Partito
     socialista ottenne comunque una notevole affermazione ottenendo più del doppio dei voti
     conseguiti nelle elezioni del 1895 e attestandosi sulla considerevole percentuale del 32%
     dei suffragi espressi dal corpo elettorale. Nel dicembre 1897 il sindaco Mombello
     rassegnò le dimissioni e nel maggio dell’anno successivo il prefetto sciolse il Consiglio
     Comunale, nominando commissario Mario Rebucci, che resse l’Amministrazione civica fino
     al mese di settembre, quando si tennero le elezioni amministrative.

     Le elezioni del maggio 1902 videro la netta affermazione dei socialisti, che riportarono al
     vertice dell’Amministrazione Comunale il banchiere Augusto Mombello. Il nuovo sindaco
     presentò un programma estremamente ricco e articolato, che prevedeva il sostegno allo
     sviluppo delle attività commerciali, agricole e floricole grazie al potenziamento delle
     strutture portuali; incentivi al settore turistico attraverso opere di abbellimento della città,
     di ampliamento delle sedi stradali, di aumento dei collegamenti ferroviari, e della
     costruzione del Casinò per fornire alla numerosa colonia straniera un luogo di ritrovo e di
     svago come quelli già esistenti nella città francesi di Cannes e Nizza; e infine un piano di
     iniziative in campo sociale destinate ai meno abbienti, quali scuole serali, refezione
     scolastica e case operaie. Nel campo dei servizi comunali l’Amministrazione Mombello
     puntò inoltre alla municipalizzazione di alcuni servizi primari, tra cui in particolare
     l’acquedotto e l’illuminazione a gas, per ottenerne una gestione più oculata e una
     riduzione dei costi per la popolazione.

     Già nel 1902 la Giunta socialista assunse una serie di importanti iniziative, quali
     l’allargamento di corso Cavallotti, già predisposto dalle precedenti amministrazioni ed
     effettuato con una spesa inferiore a quella preventivata; la firma del contratto con la ditta
     Woodhouse e Baillie per la costruzione del primo tratto, da Sanremo a Bordighera, della
     linea di tram elettrici per collegare la città matuziana a Ventimiglia e al confine con la
     Francia; e il progetto dell’allargamento delle sedi stradali fino a corso Mazzini,
     dell’ampliamento del cimitero della Foce e del reperimento di un’area libera per costruirvi
     il nuovo cimitero cittadino.

     L’Amministrazione Mombello condusse anche in porto le trattative per la costruzione del
     nuovo Casinò Municipale, che erano rimaste interrotte nel 1900 dopo la rinuncia
     dell’impresario Foisnon. Il sindaco socialista si accordò infatti con l’architetto francese
     Eugenio Ferret, che avviò subito il progetto per la costruzione della Casa da Gioco
     sanremese. Nel 1902, però, anche Ferret stava per fallire per mancanza di finanziamenti
     quando intervenne provvidenzialmente l’ex sindaco Bartolomeo Asquasciati, titolare della
     Asquasciati Frères English Bank, che elargì all’imprenditore francese un finanziamento di
     1.200.000 lire per la prosecuzione dei lavori.

     Il 5 novembre 1903 venne quindi firmato ufficialmente il contratto per la costruzione e
     l’esercizio del Casinò tra il sindaco Mombello e lo stesso Ferret, che si impegnava ad
     erigere a suo rischio e pericolo sul terreno comunale del giardino Maria Vittoria un
     Casinò, che avrebbe dovuto comprendere una sala per spettacoli con circa
     seicentoventicinque posti a sedere, un giardino d’inverno, una sala delle feste, un salone
     da conversazione, un salone di lettura e corrispondenza, un circolo con annessa sala da
     gioco, un ristorante e un caffè con tutti i relativi servizi. L’impresario francese si
     impegnava inoltre per contratto a terminare tutti i suddetti lavori entro il termine massimo
     di sedici mesi dalla data di accettazione dell’atto da parte dell’Amministrazione Comunale.
     Per quanto concerneva invece il periodo di esercizio della Casinò, venne stabilito che esso
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     sarebbe durato dal 15 dicembre al 15 aprile di ogni anno, nel corso del quale si sarebbero
     tenuti dei concerti nel pomeriggio o alla sera e delle rappresentazioni teatrali in numero
     non minore di tre per settimana.

     Il contratto fissò inoltre in trent’anni la durata della concessione a partire dall’apertura
     della nuova Casa da Gioco. L’atto, redatto dal notaio di Perinaldo Mario Raimondo,
     venne ratificato dal prefetto di Porto Maurizio De Rossi il 16 aprile 1904. Il contratto del
     1903 venne infine perfezionato da una successiva Convenzione addizionale, siglata il 17
     giugno 1904 tra il Comune di Sanremo e Ferret, intesa a chiarire alcune questioni sorte
     nel frattempo tra l’Amministrazione Comunale e l’impresario francese in merito alla
     gestione finanziaria del nuovo Casinò.

     Portati a termine i lavori di costruzione, la Casa da Gioco sanremese venne quindi
     ufficialmente inaugurata la sera del 12 gennaio 1905 con una festa posta sotto l’alto
     patronato del prefetto di Porto Maurizio e del sottoprefetto di Sanremo a profitto degli
     istituti di beneficenza della città, seguita da un concerto di musica classica diretto dal
     maestro Giannini. All’architetto Ferret, che gestì il Casinò per due anni e tredici giorni,
     subentrò nel gennaio 1907 Augusto Lurati, che avrebbe retto la Casa da Gioco sanremese
     fino al settembre 1919. Nel corso dell’Amministrazione Mombello venne anche rivolta
     particolare attenzione alla promozione delle attività culturali, come dimostra la fondazione
     dell’Università Popolare Sanremese, sorta su iniziativa dell’Associazione della Stampa
     Sanremese e Ligure, e inaugurata l’8 novembre 1903 nei locali delle Scuole Tecniche alla
     presenza delle massime autorità civili e militari della città e di un folto pubblico. Negli anni
     successivi il nuovo istituto scolastico avrebbe quindi svolto un’intensa attività didattica che
     vide la partecipazione di numerosi cittadini frequentanti i vari corsi previsti dallo Statuto
     dell’Università e tenuti da docenti particolarmente illustri e qualificati.

     [Foto Sanremostoria]

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