Polonia e Ucraina: nella morsa dei populismi rurali - Scuola di cultura politica

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Polonia e Ucraina: nella morsa dei populismi rurali - Scuola di cultura politica
Polonia e Ucraina: nella morsa dei populismi rurali
                               Cristina Carpinelli

Casa della Cultura di Milano                           Scuola di cultura politica
Domenica 15 gennaio 2017                     copyright@2017 Cristina Carpinelli
Polonia e Ucraina: nella morsa dei populismi rurali - Scuola di cultura politica
EGUAGLIANZA LIBERTÀ GIUSTIZIA SOVRANITÀ
 Il populismo polacco si    •   Nazionalismo: appello al popolo - richiamo alla democrazia
collega a una costruzione       diretta - ridimensionamento degli organi di potere
  ideologica strutturata        legislativo e giudiziario e del c.d. «quarto potere» (mass-
                                media). Più poteri all’esecutivo. Filo diretto senza poteri
           (PiS)                intermediari tra esecutivo e popolo sovrano.
                            •   Territorialità: forte caratterizzazione territoriale: populismo
                                rurale - ma non in senso ideologico. Non da intendersi alla
                                stregua dei partiti SRP e PSL, le cui ideologie si basano
Stemma della Polonia            rispettivamente sul nazionalismo agrario e sul ruralismo.
                            •   Clericalismo: ispirazione e alimento dall’integralismo
                                cattolico; sostegno da parte della Conferenza episcopale
                                polacca e dell’emittente «Radio Maryja» fondata dal prete
                                cattolico dei Redentoristi - Tadeusz Rydzyk.
                            •   Messianismo: la Polonia salverà l’Europa dal dilagante
                                individualismo laico, secolare e relativista. Indicherà la retta
                                via contro l’etica militante anti-famiglia prevalente
                                nell’Europa post-moderna. Polonia, fianco orientale della
                                Nato, è l’unico vero baluardo di difesa dell’UE contro la
                                Russia.
                            •   Sovranità popolare: libertà dei popoli.
                            •   Eguaglianza/Giustizia: distribuzione equa della ricchezza del
                                paese; principio fondante del partito PiS: prawo do
                                równości - diritto all’eguaglianza (concetto vicino all’idea di
                                heartland)
                            •   Identità: rimettere al centro del discorso politico il concetto
                                di polischness, che definisce «chi è - che cosa deve essere
                                un polacco».
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La “Gemellocrazia Kaczyński” nasce dalla costola più dura e intransigente del
 movimento sindacale operaio Solidarność. Negli anni del post-comunismo, i gemelli
 Kaczyński mettono radici nella Polonia profonda, clericale, contadina, conservatrice,
 retrograda e diffidente. Nel marzo 2001, fondano il partito “Diritto e Giustizia” (Prawo i
 Sprawiedliwość - PiS), che potrà contare in seguito sull’appoggio dei cattolici nazionalisti
 della Lega delle famiglie polacche e di quelli agrari nazionalisti del partito Autodifesa
 della Repubblica Polacca.
Il partito «Diritto e Giustizia» è stato fondato (da una costola di “Azione Elettorale
Solidarność” e dal partito cristiano “Accordo di Centro”) nel marzo 2001 dai gemelli Lech e
Jarosław Kaczyński, entrambi membri attivi di Solidarność negli anni ‘80. Sotto il regime
comunista, Lech è consulente di Solidarność (il primo sindacato libero della galassia
sovietica) durante gli scioperi dei cantieri navali di Danzica che nell’estate 1980 segnano per
il regime l’inizio della fine. Jarosław diventa uno dei più stretti collaboratori del leader
sindacalista e futuro presidente Lech Wałęsa. Con la fine dell’era di Jaruzelski, i negoziati
della Tavola rotonda del 1989 e la transizione morbida alla democrazia si frantuma, però,
l’unità del movimento di opposizione che si era raccolto attorno a Wałęsa. I gemelli
Kaczyński cominciano ad accusare il leader del movimento di essere stato troppo
indulgente con i quadri del vecchio regime che si sarebbero gradualmente riciclati in diversi
settori chiave del nuovo Stato, arricchendosi nella fase delle privatizzazioni del settore
pubblico. Secondo loro, Walesa sarebbe stato il garante di questo riciclaggio politico. Nel
2000, quest’ultimo sarà accusato di essersi lasciato assoldare nei primi anni ’70 come
informatore dei servizi segreti comunisti (fu poi assolto dal tribunale).
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La prima vittoria dei populisti Kaczyńskij
                 elezioni presidenziali e parlamentari del 2005
Hanno promesso di completare la “rivoluzione incompiuta”, eliminando una volta per
tutte dalla vita pubblica tutte le élite che avevano le loro radici nella sistema comunista, ed
erano presumibilmente biasimevoli per tutti i problemi del paese.
Rivoluzione morale: caccia ai preti, intellettuali, giornalisti, funzionari pubblici, professori
universitari, militari, ecc. sospetti di essere stati collaboratori del vecchio regime comunista
(legge «lustracija» 2007). La politica del capro espiatorio si è dimostrata efficace.
Hanno promesso di costruire uno Stato compassionevole, fornendo generosi social benefit
a tutti i cittadini.
Sfruttamento strumentale del trauma sociale (passaggio dall’economia di piano a quella di
libero mercato - che per milioni di polacchi ha significato la perdita dei diritti economici e
sociali).
Recupero dei valori nazionali (Dio, patria e famiglia).
Nel 2007, i populisti Kaczyński perdono le elezioni parlamentari per l’impossibilità di
mantenere le promesse, per la messa in discussione dei pilastri su cui si era costruito il
sistema polacco post-comunista (Costituzione, Tribunale costituzionale, magistratura
indipendente, stampa libera, ecc.), per le violazioni alle procedure parlamentari e i tentativi
di marginalizzare il ruolo dell’opposizione nei processi legislativi. Infine, per il clima
avvelenato (paranoico e complottista) che avevano creato nel paese (o con “noi” o contro
di “noi”). Lech Kaczyński rimane presidente del Paese sino al 2010.
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Elezioni presidenziali 2015      Distribuzione geografica del voto per voivodati
Andrzej Duda won 51.55% of
the vote
Bronisław Komorowski won
48,55% of the vote

In the region around Biała
Podlaska (Lublin Voivodeship),
Duda took 67 percent of the
vote while Komorowski got
only 33 percent. In Słupsk
(Pomeranian      Voivodeship),
Komorowski won 60 percent to
Duda’s 40 percent.

The broader region around
Słupsk is much richer too.
There, GDP per capita is 65
percent of the EU average,
according to Eurostat, while
the region around Biała
Podlaska is one of Europe’s
poorest at 48 percent.
                                      POLITICO/Data: Krajowe Biuro Wyborcze
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L’11 nov. 1918 nasceva la Prima Repubblica            Elezioni presidenziali 2015
 Polacca, sorta dall’unione dei territori
 tedeschi, russi e austro-ungarici su mandato       Andrzej Duda won 51.55% of the vote
 della Conferenza post-bellica di Parigi.       Bronisław Komorowski won 48,55% of the vote

The comparison between the partition of Poland between the empires and the results of the
first round of 2015 presidential elections. Blue shows support for a right wing candidate and
orange for a center-liberal candidate. Source: reddit.com.
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Le elezioni parlamentari in
Polonia - ottobre 2015            “Diritto e Giustizia” (PiS), partito
Beata Szydło regge il primo       d’opposizione, ha vinto con il 37,6% dei voti
governo monocolore nella          contro il partito di governo “Piattaforma
storia polacca dalla caduta       Civica” (PO) che ha raggiunto solo il 24,1%.
del comunismo

                              Beata Szydło, vice-presidente di PiS, è stata
                              designata primo ministro e ha formato un
                              governo monocolore, dato che il PiS ha
                              ottenuto la maggioranza assoluta dei voti
                              (235 seggi su 460 al Sejm; 60 seggi su 100 al
                              Senato). Per la prima volta dal 1989, nessun
                              partito di sinistra è stato eletto al
                              parlamento. “Sinistra Unita” (Zjednoczona
                              Lewica) non ha ottenuto seggi né al Sejm
                              né al Senato.
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Distribuzione geografica
                   del voto (per distretti)

                      Risultati delle elezioni
                        politiche al Senato
                         (ottobre 2015)

                   Blu - PiS
                   Arancione - PO
                   Verde - PSL (partito popolare
                   polacco)
From: Wikipedia    Grigio - Indipendenti
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Polonia: elezioni presidenziali 2010
Bronisław Komorowski won 53,01% of the vote; Jarosław Kaczyński won 46,99% of the vote

            http://www.limesonline.com/due-polonie-a-e-b/56577
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ELEZIONI PRESIDENZIALI                      ELEZIONI PRESIDENZIALI
Lech Kaczyński won 54,04% of the vote;   Bronisław Komorowski won 53,01% of the vote;
Donald Tusk won 45,96% of the vote       Jarosław Kaczyński won 46,99% of the vote

                               POLITICO/Data: Eurostat
Elezioni parlamentari ott. 2011
    Le elezioni parlamentari in Polonia del 2011 hanno visto la vittoria di Piattaforma
              Civica di Donald Tusk, che è stato confermato primo ministro.

Da:
Wikipedia
Le votazioni del 2015 (sia presidenziali sia parlamentari)
   confermano un fenomeno, cui si assiste da qualche tempo
Il partito liberale di centro (Platforma Obywatelska - PO) risulta vincitore in
tutte le terre ex tedesche (quelle “riconquistate”), cioè nella Polonia
Occidentale. Il partito conservatore di destra (Prawo i Sprawiedliwość - PiS)
è, al contrario, vincente in tutte le regioni Centro-Orientali del Paese, quelle
“più polacche”. Le due maggiori forze politiche sono divise in modo
abbastanza netto nel Paese, con il PiS predominante nell’Est e nel Sud-Est
del Paese (specialmente nelle aree più povere e rurali) e Piattaforma Civica
presente soprattutto nell’Ovest (in particolare, nelle aree urbane e più
redditizie).

L’Ovest polacco è indubbiamente più ricco rispetto all’Est: le infrastrutture,
l’industria e l’agricoltura sono più sviluppate che nel resto della “vecchia”
Polonia. Qui sono, inoltre, concentrati gli investimenti tedeschi (anche per
ovvie ragioni logistiche, poiché questa parte del Paese è più vicina alla
Germania).
Bronisław Komorowski ha vinto nelle
aree urbane, dove la sua popolarità        ELEZIONI PRESIDENZIALI 2015
ha registrato un aumento dei               distribuzione dell’elettorato in
consensi con il crescere delle             relazione al luogo di residenza
dimensioni delle città (dal 50,3% al
58%). A sua volta, Andrzej Duda ha
ottenuto vantaggi sul suo rivale nelle
campagne (63%).

Ad esempio, nel Voivodato della
Piccola Polonia, il presidente uscente
la spunta solo nel capoluogo Kraków
(Cracovia), mentre in tutti gli altri
distretti - compreso quello di
Wadowice, dove era nato Karol
Wojtyła, papa San Giovanni Paolo II -
ha vinto Duda, superando in alcuni di
questi distretti il 70% e persino il 90%
in alcune sezioni di campagna.

                                                     Data Source: Ipsos
ELEZIONI PRESIDENZIALI 2015
            distribuzione dell’elettorato per Voivodati

Nella parte Nord-occidentale del Paese, quella che maggiormente ha
subito l’influenza prussiana, ha primeggiato il presidente uscente
Komorowski. Quest’ultimo ha vinto in 9 voivodati ad Ovest del Paese.
Nei 2 voivodati al confine con la Germania, Komorowski ha superato il
60% dei voti: voivodati della Pomerania Occidentale e di Lubusz,
dove ha ottenuto rispettivamente il 60,09% e il 60,16% dei voti [slide
n. 5].

Duda, che ha prevalso in 7 voivodati su 16, ha stravinto nel Sud-est
della Polonia, confinante con la Slovacchia, e nelle regioni orientali
della tradizionale “Galizia“, accanto all’Ucraina.
Duda ha ottenuto alti consensi nei voivodati della Pre-carpazia
(71.39%), di Lublino (66,37%) e della Piccola Polonia (62,09%) [slide
n. 5).
Elezioni parlamentari 2015
                          voti Aree rurali
                          IBRiS exit polls

   «Diritto e
   Giustizia»
  conquista il
voto del 46,80%
 degli abitanti
delle aree rurali

 «Piattaforma
     Civica»
  conquista il
voto del 17,30%
 degli abitanti
delle aree rurali
L’analisi del voto mostra un ulteriore quadro differenziato
              Voto per età anagrafica e per sesso
                               (dati Ipsos)
I giovani sono più orientati verso il PiS; le donne sono più o meno
equamente distribuite fra i due schieramenti politici (PO: 50,9%; PiS:
49,1%), mentre gli uomini sono più orientati verso il PiS (55,3%).
In favore di Duda (PiS) hanno votato il 59,9% dei giovani sotto i 30 anni
(fascia d’età 18-29). Duda ha ottenuto, inoltre, un maggiore consenso,
rispetto al suo rivale, fra le persone nella fascia d’età 50-59 anni
(52,7%) e in quella di chi ha più di 60 anni (50,8%).

L’ex presidente Komorowski raccoglie il 52,8% dei voti nella fascia d’età
30-39 anni e ottiene il 50,3% in quella tra i 40 e i 49 anni.
Voto per gruppi professionali (dati Ipsos)
L’elettorato di PO è principalmente composto dal ceto medio urbano e dalle
élite cittadine arricchite; quello di PiS - dai minatori, agricoltori, pensionati,
operai, disoccupati e polacchi residenti all’estero.
Il presidente uscente Komorowski è stato votato dalla borghesia
imprenditoriale e dal ceto medio concentrato nelle metropoli (per entrambi -
quasi il 60%).
L’attuale presidente Duda (PiS) ha ottenuto il 66,4% dei voti fra gli agricoltori, il
61,9% fra gli operai, il 63,8% fra gli studenti, il 62% fra i lavoratori manuali, il
62,4% fra i disoccupati (*), il 52,9% fra i pensionati.
Il più votato tra i polacchi in Italia è stato Duda, che ha ottenuto il 48,52%
delle preferenze. Al secondo posto si è affermato Komorowski, con il 27,87%.
(*) tasso di disoccupazione nel paese a dicembre 2016: 8,2%
(http://it.tradingeconomics.com/poland/unemployment-rate)
Voto per livello d’istruzione
                                   (dati Ipsos)
 Fra i laureati vince il presidente uscente, Jarosław Komorowski
 (Piattaforma civica), con il 54,9% delle preferenze.
 Il consenso elettorale nei confronti di Andrzej Duda (PiS) cala al
 crescere del livello di scolarizzazione: dal 66,8% fra le persone con
 una scolarizzazione primaria e secondaria inferiore, al 45,1% fra le
 persone laureate.

Sintesi: Duda è stato principalmente sostenuto dai giovani under 30 e dalle
persone over 50, dagli abitanti delle campagne e dai cittadini con più bassi
livelli di scolarizzazione; Komorowski - dagli abitanti delle medie e grandi
città, dalle persone di età compresa tra i 30-50 anni e dai cittadini con un
maggiore livello d’istruzione.
Duda si è rivolto alla “comunità nazionale”; Komorowski - alla “società civile”.
Voto per livello d’istruzione
                          (dati Ipsos)

Podstawowe i gimnazjalne: Scuola primaria e secondaria inferiore
Zasadnicze zawodowe: Istituto tecnico professionale
Średnie pomaturalne: Scuola secondaria superiore
Licencjat i wyższe : Laurea e altri titoli superiori
Perché in Polonia hanno vinto conservatorismo e nazionalismo
1) All’alto tasso di crescita economica (3,5% nel 2016) non si è affiancata un’equa
distribuzione della ricchezza prodotta, garantendo grandi profitti per le imprese (soprattutto
grazie all’export), ma mantenendo bassi i salari dei ceti più deboli. A tutto ciò si è
accompagnata una spesa esigua per la protezione sociale (20% del PIL, 10 punti in meno
rispetto alla media europea). Dopo otto anni di un governo accusato di aver perso il contatto
con i figli della Polonia, il PiS si è guadagnato il consenso popolare per “affidabilità e
patriottismo”. Lo slogan ricorrente nel corso dell’ultima campagna elettorale per le politiche è
stato:                   “prawo do równości” (diritto all’uguaglianza)
2) Promesse mancate e problemi irrisolti: salari inferiori alla media europea, precariato
giovanile, arretratezza di vaste aree del Paese.
3) Hanno agevolato il PiS i diversi scandali per corruzione che hanno travolto PO.
4) Opposizione al progetto tedesco relativo al meccanismo di redistribuzione di migranti nel
Continente approvato da PO. La questione migranti.
5) (Incidente aereo di Smolensk - teoria del complotto)*.
«….Orbán o Kaczyński non sono necessariamente un pericolo eterno, ma nemmeno nascono
dal nulla. Sono risultati del malcontento ….» (Lech Wałęsa “Da qui una minaccia per l’Europa”,
di Andrea Tarquini. R.it, Esteri, 20/01/2016).
* Anne Applebaum, “Le teorie del complotto come strumento di governo”, The Washington
Post, 26/09/2016.
Perché il partito (PiS) di Jarosław Kaczyński ha stravinto. Il binomio vincente
                          welfare - valori tradizionali
                     Il programma del partito «Diritto e Giustizia»
       Politica interna (più stato sociale e politiche redistributive)
                                  Temi socio-economici
Legge 500+: introduzione del bonus bebè per le famiglie. Un assegno di 500 zloty (116
euro) al mese per ogni secondo figlio (e successivi) dalla nascita fino all’età di 18 anni (non
è prevista alcuna soglia di accesso); al bonus potranno accedere anche le famiglie con un
solo figlio ma con basso reddito, e quelle che hanno bambini handicappati. I pagamenti
sono iniziati ad aprile 2016.
Programma Home+: costruzione di appartamenti in affitto a prezzi molto vantaggiosi (tra i
2 e i 4 euro al metro quadro) disponibili per tutti i cittadini. Non sono previste soglie di
reddito o l’appartenenza a particolari categorie per accedere al programma, anche se la
priorità sarà data alle famiglie con figli e a chi dispone di redditi molto bassi. Saranno
inizialmente coinvolte nel programma “case a basso costo” 17 città.
Sanità: farmaci gratuiti per gli anziani over 75 anni. Da settembre 2016.
Età pensionabile: abbassamento dell’età pensionabile (65 anni per gli uomini e 60 per le
donne). PO l’aveva portata a 67 anni sia per gli uomini sia per le donne. Dovrebbe entrare
in vigore nel 2018.
Perché il partito (PiS) di Jarosław Kaczyński ha stravinto
                             Il binomio vincente
                         welfare - valori tradizionali
          Il programma del partito «Diritto e Giustizia» - Politica interna

                                  Temi socio-economici
Reddito: innalzamento della soglia di reddito esentasse.

Salario: Introduzione di un salario orario minimo.

Tasse: tassazione speciale sulla grande distribuzione straniera, sulle
banche e le transazioni finanziarie.
Imposte: diminuzione delle imposte sul reddito delle persone più povere; abbattimento
dal 19 al 15% della tassa per le piccole imprese.
Agricoltura: Introduzione di alcune agevolazioni per le piccole aziende agricole (circa 1,5
milioni di unità agricole): divieto degli OGM, sicurezza alimentare nazionale e sovranità
alimentare (monopolio della produzione alimentare contro le importazioni dall’estero);
restrizione della norma che consente la vendita di terre agricole a speculatori stranieri;
libertà per i piccoli agricoltori di produrre derrate senza sottostare a regolamenti onerosi
e penalizzanti, e di vendere i propri prodotti sul mercato locale, ecc.
Poland first:
Controllo statale sulle imprese strategiche.
Rilancio dell’economia attraverso forti investimenti pubblici.
Ri-polonizzazione di un’economia troppo aperta agli investimenti
esteri e privati.
Rilancio dell’industria polacca attraverso l’incremento delle riserve
nazionali di carbone (anche se questo significa scontrarsi con la
politica climatica dell’Unione Europea, poiché tali riserve sono
fortemente inquinanti).
Agevolazioni per le imprese che sfruttano tecnologia polacca.
Rinnovamento dell’esercito e potenziamento della forza militare
attraverso il sostegno all’industria interna e non ai grandi produttori
stranieri di armi.
Contraltare ai programmi socio-economici del PiS
  Sterzata confessionale del Paese in materia di educazione
                         e diritti civili

                              Riforma scolastica
Istruzione: eliminazione scuola media inferiore e reintroduzione di un vecchio
modello che contempli soltanto scuola primaria e media superiore. Modifiche ai
programmi scolastici, che saranno particolarmente sbilanciati verso materie come
la storia, la letteratura e la lingua polacca.

Il governo intende modificare l’attuale modello di sistema scolastico, che prevede
una scuola elementare di sei anni, una scuola media inferiore di tre anni e una
superiore di altri tre anni. Ripristino del vecchio sistema della scuola primaria di
otto anni, del liceo di quattro anni e degli istituti tecnici professionali di cinque
anni; a partire dal 2017 sino al completamento previsto per il 2022.

Obiettivo: Potenziare gli Istituti tecnici professionali e rafforzare il
percorso educativo in chiave nazionalistica.
Contraltare ai programmi socio-economici del PiS
  Riorganizzazione in senso autoritario dei
             poteri dello Stato
Riforma Tribunale Costituzionale: Nel giugno 2015, il Parlamento - nella sua
composizione precedente alle elezioni - aveva nominato cinque nuovi giudici del
Tribunale Costituzionale. Il neo-presidente della Polonia, Andrzej Duda, aveva
bloccato il loro giuramento dicendo che aveva dei dubbi sul fatto che il processo di
selezione fosse stato corretto e legale: a novembre 2015 una sentenza della Corte
Suprema aveva ritenuto legittima la nomina di tre giudici su cinque, ordinandone il
giuramento, e respingendo quella degli altri due perché stabilita in anticipo (il loro
mandato sarebbe dovuto, infatti, cominciare non prima delle elezioni di ottobre
2015). Il presidente Duda si era, però, rifiutato di accettare il giuramento anche dei tre
giudici la cui nomina era stata considerata legittima. Subito dopo il nuovo governo -
che intanto si era insediato - aveva nominato altri cinque giudici, e Duda aveva
permesso in modo molto rapido il loro giuramento. Poi è arrivata la nuova sentenza
della Corte Suprema. Il risultato è che sono stati nominati otto giudici costituzionali
(tre dal precedente governo e giudicati legittimi, cinque dal nuovo governo e giudicati
illegittimi) per soli cinque posti. La situazione è ancora bloccata: il governo riconosce
soltanto “i suoi” cinque giudici, che il Tribunale però non riconosce.
Legge sul Tribunale costituzionale del 22 luglio 2016
       (bocciata dal Tribunale stesso l’11 agosto dello stesso anno)
Disegno di legge sul TC: il quorum strutturale per deliberare è fissato in 11 giudici su 15
(anziché i 13 della precedente novella legislativa di dicembre 2015); è mantenuto l’obbligo
per il collegio di esaminare i casi secondo l’ordine cronologico con cui si sono instaurati;
viene prevista, inoltre, una sorta di minoranza di blocco, con la possibilità per un gruppo di
almeno quattro giudici di sospendere un procedimento in corso per un periodo di tre mesi,
rinnovabile per altri tre mesi qualora non sia raggiunto un accordo nel plenum (il che, in
combinato disposto con l’ordine cronologico, rischia una nuova paralisi dell’organo); il
presidente e il vicepresidente del Tribunale sono nominati dal presidente della Repubblica su
una rosa di tre nominativi per ciascuna posizione presentati dall’assemblea generale dello
stesso organo (ciò che, anche per i meccanismi di voto interno, conferirebbe al capo dello
Stato di nominare un candidato favorevole all’attuale maggioranza politica, anche se non
avesse i maggiori favori all’interno del collegio).
In seguito ad alcune modifiche apportate dal Senato, e accolte dalla Dieta, il 22 luglio 2016
viene definitivamente approvata la nuova legge sul Tribunale costituzionale. Tra gli
emendamenti accolti ve ne sono alcuni che riconoscono maggiore autonomia al Tribunale
nella disciplina dei propri procedimenti, tra cui la possibilità di stabilire la data delle udienze
secondo un calendario che non tenga conto dell’ordine cronologico di instaurazione delle
relative cause, quando ciò sia giustificato da circostanze particolari come la tutela di diritti o
dell’ordinamento costituzionale. Il criterio cronologico è inoltre escluso per i giudizi relativi
alla legittimità delle leggi riguardanti la stessa giustizia costituzionale.
KOD (Komitet Obrony Demokracji)
                  Comitato per la Difesa della Democrazia

In discussione l’indipendenza della magistratura, non solo quella inquirente - ormai
già ampiamente assoggettata all’esecutivo - ma persino quella giudicante, su cui sono
preannunciati interventi di condizionamento giustificati dalla necessità di svecchiarne
il corpo e di eliminare alcune patologie.
Maggio 2016: schema di disegno di legge, con cui si prevede lo scioglimento, con largo
anticipo sulla sua scadenza naturale, del Consiglio nazionale della magistratura. Il
Consiglio dovrebbe essere rinnovato entro breve tempo secondo nuovi criteri in cui
aumenta l’influenza politica governativa. Numerosi esponenti della magistratura
denunciano un attacco alla propria indipendenza, e indicano nel disegno di legge un
evidente intento punitivo.

Committee for the Defence of Democracy: KOD (Komitet Obrony Demokracji –
dicembre 2015), Il KOD (movimento d’opinione extraparlamentare) è dichiaratamente
apartitico ma favorevole a collaborare con tutti i partiti di opposizione, che siano
presenti o meno in Parlamento. Il KOD nasce come il soggetto più capace di
rappresentare l’opinione pubblica che si oppone alle crescenti lesioni alle garanzie
costituzionali operate dal partito al governo. Conta attualmente circa 133mila
sostenitori, di cui 20mila sono attivisti. Il leader del movimento è Mateusz Kijowski.
“La democrazia è
     minacciata in
       Polonia”
Con questa affermazione:

Sono d’accordo: 55%
Non sono d’accordo: 35%
Difficile rispondere: 10%

  Sondaggio condotto da IBRiS , Istituto per la
  ricerca sociale e di mercato, 27-28/11/2015
Contraltare ai programmi socio-economici del PiS
           Riorganizzazione in senso autoritario dei poteri dello Stato
Legge sui mezzi d’informazione: la legge sui media, varata l’ultimo giorno dell’anno 2015, prevede
l’immediata sospensione di tutti i membri delle direzioni nonché dei consigli d’amministrazione dei
media pubblici. D’ora in poi sarà il ministro del Tesoro a nominare i nuovi dirigenti della tv e della
radio pubblica (rispettivamente con quattro canali e duecento stazioni). In precedenza, erano scelti
da uno speciale consiglio. In questo modo tutti i media pubblici sono finiti sotto il controllo
dell’esecutivo. Nazionalizzazione dei media privati a capitale straniero.
Censura sulla rete: la nuova legge sulla sicurezza (anti-terrorismo) autorizza polizia e servizi segreti
all’accesso - senza permesso e mandato giudiziario - al traffico telefonico e web (consentita pure la
localizzazione satellitare), minacciando, di conseguenza, la privacy dei cittadini. Dopo le elezioni
parlamentari (ottobre 2015), il nuovo governo era intervenuto anche sui vertici delle agenzie
anticorruzione del paese, aveva messo propri uomini a capo dei servizi segreti e aveva sostituito
una serie di funzionari pubblici, sollevando da subito diverse preoccupazioni sul sistema di controlli
ed equilibri previsto dalla Costituzione del Paese.
Legge che limita i raduni pubblici: il parlamento polacco ha accolto un emendamento alla legge sui
raduni pubblici, con cui viene limitata la libertà nelle manifestazioni, dando la preferenza a quelle
indette dagli organi pubblici, dalla chiesa cattolica e da altre associazioni religiose.
Limitazione all’accesso dei media ai lavori del parlamento: per la prima volta la Polonia ha votato
il proprio budget statale 2017 in assenza dei media nella galleria stampa del parlamento. Un nuovo
sistema, che dovrebbe entrare in funzione nel 2017, obbliga i giornalisti a lavorare da un centro-
media situato in un altro edificio, limitando l’accesso al parlamento soltanto a 5 reti televisive
selezionate (16 dic. 2016). A seguito delle proteste di piazza, il presidente Duda ha comunicato
l’intenzione dell’esecutivo di ritirare il progetto teso a limitare il numero dei giornalisti che seguono
i lavori parlamentari - 19 dic. 2016.
Il Presidente Andrzej Duda nomina la presidente ad interim del Tribunale
         Costituzionale - Julia Anna Przyłębska (21/12/2016-9/12/2024)
Un braccio di ferro senza precedenti quello che contrappone da più di un anno il Parlamento
e il Tribunale costituzionale, e che ha portato all’apertura di una procedura sullo stato di
diritto in Polonia da parte della Commissione europea. Per Bruxelles, il rischio di un attentato
alla democrazia è sempre più alto: “Noi crediamo che permanga il problema del rispetto dello
stato di diritto - ha sostenuto da Bruxelles il vice-Presidente della Commissione, Frans
Timmermans. Personalmente, credo che lo stato di diritto in Polonia sia minacciato. E lo stato
di diritto è la base su cui è costruita tutta la nostra struttura europea”. La minaccia di privare
la Polonia del diritto di voto al Consiglio dell’Unione europea non spaventa Varsavia. Anzi, il
presidente Andrzej Duda ha nominato la nuova presidente del Tribunale costituzionale, la cui
riforma è stata messa in dubbio proprio dal presidente uscente (euronews, 21/12/2016)
Epurazioni
          Il caso Lech Wałęsa                       Il caso Donald Tusk

                                              Donald Tusk, presidente del Consiglio
Il governo sta portando avanti la tesi dei    europeo, potrebbe essere accusato di
ricercatori dell’Istituto della Memoria       “tradimento diplomatico” per il ruolo che
Nazionale (IPN) secondo cui Wałęsa, tra       avrebbe avuto, quando era premier del suo
                                              Paese, nella tragedia aerea di Smolensk, in
il 1970 e il 1976, fu una spia (con il nome   Russia, il 10 aprile 2010 (gestione scatola
in codice di “Bolek”) della polizia segreta   nera, pezzi del relitto, salme), nella quale
del regime comunista.                         morirono 96 persone, tra le quali l’allora
                                              presidente della Repubblica Lech Kaczyński.
Epurazioni post-mortem
Il caso Jaruszelski   Ad oltre due anni dalla sua morte, Wojciech
                      Jaruzelski, l'uomo che 35 anni fa introdusse in
                      Polonia la legge marziale contro Solidarność primo
                      sindacato libero nel blocco degli Paesi comunisti,
                      verrà privato del grado di generale. Lo ha
                      annunciato Antoni Maciarewicz, ministro della
                      difesa del governo populista polacco di Beata Szydło,
                      in concomitanza con l'anniversario di quel
                      provvedimento, adottato il 13 dicembre 1981.
                      “Vorrei informare i polacchi che oggi per l’ultima
                      volta da parte dei funzionari del mio ministero,
                      accanto al nome Jaruzelski sarà pronunciata la
                      parola ‘generale’”, ha detto Maciarewicz,
                      aggiungendo che la stessa decisione riguarda anche
                      il generale che fu il ministro degli interni nel governo
                      Jaruzelski, Czesław Kiszczak, morto nel 2015. “Si
                      tratta di due criminali responsabili per azioni
                      militari contro la propria Nazione”, ha affermato
                      Maciarewicz (Europa-Ansa - 13 dicembre 2016).
VIDEO
EP plenary/Debate on the situation in Poland: speech by Beata Szydlo, Polish Prime
                                 Minister (Part 2)
European Parliament plenary session - Debate on the situation in Poland: introductory
speech by Beata Szydlo, Prime Minister of Poland (Prawo i Sprawiedliwość Party, ECR -
  European Conservatives and Reformists) (Part 2) - ENGLISH version - 19.01.2016 -
                         European Parliament, Strasbourg.
Contraltare ai programmi socio-economici del PiS
                        Sterzata confessionale del Paese
                     in materia di diritti civili e delle donne
Aborto: revisione della legge 1993 sull’interruzione di gravidanza. Questa legge, considerata
un compromesso al ribasso dalla gerarchia ecclesiastica polacca, riconosce il diritto d’abortire
(sino alla 25ma settimana di gravidanza) alle donne che lo chiedono, ma solo in casi estremi:
se la gravidanza è frutto di uno stupro o incesto, se il feto ha gravi malformazioni o se
gravidanza e parto possono mettere in pericolo la vita e la salute della madre. Proposta:
cancellazione di queste eccezioni per arrivare al divieto assoluto dell’aborto in nome dei
principi della morale cattolica, rendendo, di conseguenza, impossibile qualsiasi interruzione
legale della gravidanza: “la difesa del nascituro va sopra ogni altra cosa”. Il disegno di legge
d’iniziativa popolare, che prevede il divieto assoluto di abortire, presentato in parlamento, è
stato bocciato dallo stesso in seconda lettura (5 ottobre 2016).
Gender Ideology: «Diritto e Giustizia» e la Chiesa polacca stanno portando avanti una
campagna contro la cosiddetta “ideologia gender”. Si sono dichiarati pronti a ritirare la
sottoscrizione dalla Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la
lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Il partito ha assunto
una serie di provvedimenti contro le scuole che offrono percorsi di educazione sessuale per
gli studenti e le studentesse.
No a: Fecondazione in vitro (resa disponibile da settembre 2015), matrimonio omosessuale,
adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, divorzi, droghe, eutanasia…..
Contraltare ai programmi socio-economici del PiS
                       Sterzata confessionale del Paese
                    in materia di diritti civili e delle donne

In Polonia, i diritti riproduttivi e, più in generale, i diritti di genere sono
influenzati dal crescente nazionalismo. E il nazionalismo polacco deprezza le
donne, poiché è un’ideologia che esalta la virilità, e nello stesso tempo
identifica la patria nella Madonna Nera, la “Santa Madre” o la “Madre
Polacca” (Colei che si sacrifica per i suoi figli), una sorta d’idealizzazione di un
modo d’essere donna disposta all’umiliazione e alla rinuncia totali.
Nell’agosto 2006, Roman Gyertich (ex presidente della Lega delle Famiglie Polacche;
ex ministro dell’istruzione sotto il governo Kaczyński 2006-2007) ha visitato il
santuario di Jasna Góra e ha fatto un voto alla “Santa Madre”: bandire dalla
Costituzione l’aborto analogicamente comparato all’Olocausto. La “Santa Madre” di
Gyertich è la personificazione della Polonia stessa, una specie di feroce divinità, a
cui le donne devono essere immolate. Egli identifica i diritti delle donne con il
tradimento della Polishness (concetto politico che definisce “che cosa deve essere
un polacco”): “Le nostre donne non sono le puttane dell’Occidente, e i nostri uomini
sono veri uomini, non omosessuali, travestiti o transessuali: voteranno contro
l’aborto”.
La sacra icona della Madonna Nera del Santuario di Jasna Góra a
              Częstochowa (voivodato della Slesia)
“In Polonia c’è un conflitto di valori che è andato accentuandosi negli ultimi anni”
                 Sociologa polacca Marta Brzeżyńska-Hubert

  «Da che io ricordi, dalla fine dell’epoca comunista non c’è mai stato un tale
  divario nella nostra società. La frattura prima correva lungo il solco
  dell’appartenenza politica, adesso invece la situazione si è estremizzata: da
  un lato a causa del disastro aereo del 2010 - in cui sono morti il presidente
  Lech Kaczyński, funzionari del governo, e diciotto membri del Parlamento
  polacco e in seguito al quale l’ala più conservatrice della destra ha preso il
  potere - dall’altro per il partito d’opposizione Piattaforma civica che è stato
  travolto da uno scandalo per corruzione dal quale non si è ancora ripreso».
  Gli attori sono cambiati e la dialettica fra conservatori e progressisti è uscita
  dal campo della politica: «La situazione è molto delicata perché mette al
  centro qualcosa che non si può negoziare: valori, e non interessi economici o
  politici. Allo stesso tempo qualsiasi scontro, anche di natura politica, si
  connota subito come emotivo, rendendo più difficile assumere una
  prospettiva diversa dalla propria».
 Fonte: https://www.left.it/2016/10/15/polonia-quei-bigotti-che-si-oppongono-alle-donne-in-nero/
Le vecchie dicotomie della sinistra contro la destra, liberali contro conservatori,
              nazionalisti contro cosmopoliti diventano irrilevanti
                     Sociologo polacco Piotr Sztompka

«(...) E questo è esattamente ciò che offre l’opportunità al populismo
di emergere, in particolare se il sistema dei partiti viene diviso in due
principali campi opposti che adottano ognuno una propria narrazione.
Quando si è al potere - si accusa l’opposizione dei fallimenti e ci si
vanta dei successi. Quando si è all’opposizione - si adotta la logica
inversa: la colpa dei guasti ricade sui governanti e si formulano ricette
seducenti per il successo. “Noi” come sinonimo di tutte le virtù, “loro”
come sinonimo di tutti i vizi. Le vecchie dicotomie della sinistra contro
la destra, liberali contro conservatori, nazionalisti contro cosmopoliti
diventano irrilevanti».
From: Piotr Sztompka, “The ‘Demand Side’ of Populism: The Case of
Poland”, in Populism On The Rise Democracies Under Challenge?
Introduction By Paolo Magri, edited by Alberto Martinelli, Edizioni Epoké
- ISPI, 2016, p. 73.
Confronto o radicalizzazione?
       Karolina Wigura - fondatrice dell’Osservatorio sul dibattito pubblico polacco
Negli ultimi 25 anni nel dibattito polacco sono emerse tre linee di divisione
fondamentali.
La prima, per riprendere una formula molto in voga nella Polonia Comunista, è
la contrapposizione tra “noi” e “loro”, paradossalmente volta a definire un
rapporto di conflittualità tra la società e il regime.
La seconda è quella che dall’inizio della transizione ha contrapposto le anime delle
prima e seconda stagione di Solidarność, laddove si pensa al PiS quale erede della
prima stagione di Solidarność (1980) e a PO come prolungamento della seconda
stagione di Solidarność (1989 e anni a seguire).
La terza separa coloro che hanno una visione più cattolico-nazionalista da coloro
che tendono a una prospettiva più liberale. I primi reclamano una presenza più
pervasiva della religione nella sfera pubblica e adottano un approccio più
conservatore alle questioni morali. I secondi sono fautori di una più netta
separazione tra Stato e Chiesa, e hanno un atteggiamento più liberale rispetto alle
tematiche di carattere morale. Agli occhi dei liberali, la “Polonia cattolico-
nazionalista” è fatta di “paranoici” e “personaggi autoritari”. Dall’altra parte, i
liberali vengono percepiti come “traditori della Repubblica” o “neoliberali senza
cuore”(http://www.reset.it/reset-doc/ai-confini-del-linguaggio-caso-polonia-contemporanea).
Il PiS propone ogni sua scelta politica come la “volontà della nazione” -
        rendendo potenzialmente come «traditrice» qualsiasi critica.
«In Polonia, come in gran parte d’Europa, la “nazione” non si riferisce a persone reali, ma a
 qualcosa d’intangibile, a un’essenza, a un’idea mistica concepita come unica dal gruppo
 dominante del paese. La sua nebulosità, la sua natura non ben definita è ciò che la rende
 particolarmente adatta ai demagoghi. Così, quando un parlamentare del PiS affermò durante
 una discussione accesa sulla riforma della Corte costituzionale che “la legge non è sacra”, che “il
 bene della nazione si trova al di sopra della legge”, e che “qualsiasi legge che non serve la
 nazione è solo illegalità”, fu normale che ottenesse in parlamento dal suo partito una standing
 ovation. L'identificazione del PiS con la nazione implica il rifiuto di cedere il potere a tutti? Tale
 prospettiva non può essere esclusa. Nel 2006, l’ultima volta che il PiS governò, Kaczyński aveva
 detto a un intervistatore che, se necessario, “siamo in grado di prendere una certa decisione
 tale da assicurarci di non perdere il potere. Se non prendiamo questa decisione dipende
 unicamente dal nostro punto di vista su ciò che sarà bene per la Polonia”. C’è anche il tentativo
 di delegittimare gli avversari. All’inizio della crisi sul Tribunale costituzionale, Kaczyński aveva
 stigmatizzato i critici in quanto portatori di quella “terribile tradizione di tradimento nazionale
 che risiede nei geni della peggior specie dei polacchi”. La premier Beata Szydło aveva diffamato i
 manifestanti definendoli come coloro che “non si preoccupano dei diritti dei cittadini, ma solo
 dei diritti del settore bancario e delle lobby aziendali”. Nella visione del mondo del PiS non ci
 sono avversari, ma solo traditori (...) L’obiettivo sembra essere quello di elevare il costo del
 dissenso così che i moderati accettino le nuove autorità, i critici siano bollati come nemici della
 nazione, tali da metterli in riga o ignorarli nel caso in cui le autorità lo ritengano opportuno».
From: https://www.thenation.com/article/regime-change-in-poland-carried-out-from-within/
La questione migranti: le ragioni della non accoglienza
                            Posizione del PiS

• Non si possono compiere scelte così importanti senza il consenso popolare, tanto
  più che ad un livello molto alto l’impatto di queste scelte sulla vita (e la sicurezza)
  dei cittadini polacchi sarebbe negativo.
• Il governo attuale (PO) non ha nessun diritto di decidere in merito senza la
  consultazione popolare (sarebbe una violazione della Costituzione, della sovranità
  popolare e dei diritti dei cittadini).
• Se i migranti fossero accettati (con la prospettiva di una crescita del loro numero),
  insorgerebbero seri problemi, perché questi non rispettano la legge e i costumi del
  paese di accoglienza (Svezia: 54 no-go zones dove vige la sharia e lo Stato non ha
  nessun controllo; Italia: si chiudono le chiese - usate talvolta come gabinetti;
  Francia: conflitto infinito. Anche qui è implementata la legge della sharia. Ronde
  islamiche controllano che sia rispettata; stessa cosa in Gran Bretagna e Germania).
• Non possono i paesi sviluppati (e quelli in via di sviluppo) accogliere tutti i popoli
  per motivi compassionevoli, allora bisognerebbe accogliere non solo i migranti
  che scappano dalla guerra, ma tutti quelli che soffrono: circa un bilione di persone
  al mondo patiscono la fame. Questa idea (impostazione filosofica) è sbagliata e
  conduce al declino della civiltà occidentale. Ossia di quella civiltà che ha creato la
  libertà e la moderna tecnologia.
La questione migranti: le ragioni della non accoglienza
                           Posizione del PiS

• Bisogna, invece, guardare ad un’altra idea. Ordo caritatis - un’ordine della carità,
  che sostiene: prima la tua famiglia, poi la tua nazione, poi gli altri.
• Bisogna distinguere le migrazioni per guerra da quelle per motivi economici.
  Germania: è un enorme magnete sociale che attrae migranti economici. Orbán
  ha ragione: questo è un problema dei tedeschi e non di altri paesi.
• Colonizzazione. La Polonia non vi ha preso parte. Politica estera degli Usa e di
  alcuni paesi europei in anni recenti in Medio Oriente. Esportazione della
  democrazia: rivoluzioni, destabilizzazione. Polonia non vi ha preso parte.
• Juncker cita i migranti polacchi: ma ovunque questi sono andati hanno lavorato
  sodo e con umiltà. Non sono terroristi. E nel XX secolo, i polacchi hanno
  combattuto non solo per la libertà del loro paese, ma anche per quella
  dell’Europa. Prima contro il nazismo, poi contro il comunismo.
• Infine. L’Europa sta dando alla Polonia fondi economici (180 miliardi di euro dal
  2007 al 2020), ma in cambio i paesi più grandi e forti dell’UE impongono ai paesi
  più piccoli le loro decisioni e mettono il becco nelle questioni interne dei paesi
  UE. Niente è dato gratuitamente. Quindi, la Polonia non si deve sentire in colpa.
  Ha diritto di difendere la propria sovranità.
• (Immigrati ucraini: mezzo milione di permessi di lavoro agli ucraini).
VIDEO
                  Poland will not take in any immigrants
On 16.09.2015 there was a special session of Polish parliament to discuss refugee
 crisis, european solidarity and immigration. Jarosław Kaczyński speech 2015
La questione migranti: giornalista Aleksandra Rybinska
- Piattaforma Civica ha perso le elezioni presidenziali e politiche del 2015 perché ha
accettato il piano Merkel di accoglienza dei rifugiati (circa 7.000 rifugiati siriani)
andando contro la volontà popolare.
- Angela Merkel ha seri problemi interni al suo paese, perché non ha ascoltato la
volontà popolare, ma ha agito in base al suo credo. Quindi, non può scaricare su altri
paesi UE le sue scelte totalmente irrazionali.
- In Polonia, il welfare è molto debole: 80 euro al mese. Sono stati ospitati in famiglie
cristiane polacche circa 1.000 siriani (tutti cristiani), ma hanno scelto di andare in
Germania perché il sussidio sociale nel nostro Paese era considerato troppo basso.
- Piano Merkel su meccanismo redistribuzione migranti non può funzionare (anche
se tutti i paesi UE fossero d’accordo). In Polonia è stato previsto l’ingresso di 400
migranti su 160.000 arrivi l’anno. Ma per quanti anni dovrà essere operativo il piano?
Dato che la situazione in Medio Oriente non sembra avere soluzioni nel breve
periodo.
- Schengen è agli sgoccioli. Per l’Europa è difficile controllare i confini (soprattutto le
rotte via mare); per questo motivo, bisogna avere il coraggio di assumere soluzioni
drastiche.
- In Germania e Francia, dove da decenni vi sono immigrati di altre culture e religioni,
il multiculturalismo è fallito. Perché dovrebbe funzionare in Polonia? Integrazione =
competizione fra poveri e taglio di radici secolari. Questione sicurezza (terrorismo).
VIDEO
Polish officials on German TV discussing migration Crisis and Merkel (May 2016)
 Polish Journalist Aleksandra Rybinska - deputy director of Nowa Konfederacja.
Quanti rifugiati dovrebbe accogliere la Polonia?
  (sondaggio - agosto 2015 di «SW Research dla Newsweeka» su un campione di
                         800 polacchi (d’età:16-64 anni)
                  Il sondaggio ha rilevato che le persone più favorevoli erano quelle
                  istruite e residenti in città, contro le persone poco o non favorevoli
                  meno istruite e residenti in aree rurali

                                                                   Nessuno
                       11%
               3%                                                  Fino a 500 p.
              3%                                                   Fino a 2mila p.
            4%                                                     Fino a 10mila p.
                                     36%                           Fino a 20mila p.
               11%                                                 Fino a 50mila p.
                                                                   Oltre 50mila p.
                                                                   Non so
                     15%
                               17%

http://www.newsweek.pl/polska/polacy-nie-chca-uchodzcow-sondaz-,artykuly,370248,1.html
Rivista settimanale
 wSIECI (in the NETWORK) -
       febbraio 2016

      Titolo della Rivista
 Il ratto islamico d’Europa.

           Sottotitolo
Il nostro rapporto: ciò che i media
e l’élite di Bruxelles nascondono ai
              cittadini UE
VIDEO
The documentary “The President” takes one on a personal journey giving an
insider view of 20th and current 21st century hopes, betrayals, traumas, and
shattered dreams of a country called Poland, in the heart of Europe. The story,
as told through the words of those who witnessed his life firsthand, follows
the life of Lech Kaczyński on his journey as a young, Solidarity leader, through
his rise to the Presidency, then to his tragic death in Smolensk, Russia.
La Rivoluzione compiuta
Attraverso la rielaborazione e la scrittura di una nuova
‘politica storica’, riferita al passato recente e a quello remoto,
il PiS intende forgiare una nuova coscienza nazionale, nella
quale l’autentica fine del socialismo in Polonia sarebbe
avvenuta non nel 1989, con le elezioni semilibere seguite alla
Tavola rotonda, dalle quali scaturì il primo governo del
dopoguerra a guida non comunista, bensì appunto solo nel
2015, con la doppia vittoria di Andrzej Duda e del PiS, nelle
elezioni presidenziali e legislative (i periodi della presidenza di
Lech Kaczyński tra il 2005 e il 2010 e del premierato di
Jarosław Kaczyński tra il 2006 e 2007 non sono stati
sufficienti).
Jan Sawicki, La Cronicizzazione dello scontro sullo stato di diritto costituzionale,
«Cronache costituzionali dall’estero», maggio-agosto 2016, Nomos 2-2016.
La contro-rivoluzione: la sfida della Polonia all’Europa

 “Tutti in Europa dobbiamo tornare al concetto di Stato nazionale, sola istituzione capace
                  di garantire democrazia e libertà” (Jarosław Kaczyński)
“Forse è necessario iniziare a parlare di cambiamento dei trattati, la Polonia non ha
paura di parlarne. Noi vogliamo non solo assumere la responsabilità, ma anche mostrare
il modo in cui farlo” (la premier Beata Szydło al Forum internazionale economico di
Krynica-Zdrój, settembre 2016).
Sostegno all’Ungheria di Orbán (Kaczyński dichiara di ispirarsi al suo modello di
governo) e agli altri paesi del “blocco orientale” (Gruppo di Visegrád). In ballo non c’è
solo la questione dell’immigrazione, ma anche la risposta europea al terrorismo e
alle sfide economiche globali. Il PiS (come il Fidesz di Orbán) considera la Brexit il
passepartout per una “contro-rivoluzione” culturale nell’UE: L’UE deve essere
riformata per rispondere alle esigenze dei cittadini europei, e non delle élite del
continente, per aumentare il ruolo dei parlamenti nazionali e restituire alle istituzioni
europee le responsabilità descritte nei documenti UE. No agli Stati Uniti d’Europa - Si
all’Europa unita come Europa delle patrie (o dei popoli). Le radici cristiane dell’UE.
Opposizione all’Europa occidentale e creazione di un blocco centro europeo
forte (oltre ai paesi del gruppo di Visegrád, ne farebbero parte anche i Paesi baltici,
Romania e Bulgaria) guidato dalla Polonia capace di agire sugli equilibri europei e di
resistere alle pressioni di Bruxelles sulle questioni più spinose.
        La Polonia come punto di riferimento per i Paesi orientali dell’Unione.
VIDEO
Poland . The Stronghold of Europe. Nov. 11, 2016. March
                  for Christian Europe
        For Christian Poland in Christian Europe Against Islam
La contro-rivoluzione: la sfida della Polonia all’Europa

Collaborazione con NATO, Stati Uniti e Israele: maggiore presenza militare americana sul
suolo polacco e aumento della spesa per armamenti fino al 2,5% del PIl, per contrastare
l’espansionismo russo nello spazio ex-sovietico.
Polonia: stato cuscinetto nell’Europa dell’Est; vero e proprio fianco orientale della NATO. Per
questo, da tempo, chiede a gran voce l’installazione di basi permanenti dell’Alleanza
atlantica sul suo territorio nazionale (anche se la Germania si è dichiarata contraria). La
Russia di Putin è presentata come il nemico numero uno.
No all’ingresso del Paese nella moneta unica, peraltro già rimandato dai precedenti
governi liberali ad almeno il 2019.
No al programma stabilito dall’UE a Bruxelles sulla riduzione del tasso nocivo di emissioni
energetiche al 40% previsto per il 2030. Ciò implicherebbe un drastico ridimensionamento
degli impianti carboniferi polacchi, e una riduzione delle miniere presenti sul territorio; il
programma politico di PiS è, invece, volto ad incrementare la produzione interna di
carbone, creando condizioni economiche più favorevoli nel settore, e confidando in
una deroga dell’Unione.
Tendenze euro-scettiche, anti-tedesche e anti-russe (creazione entro il 2019 di una forza
paramilitare su base volontaria composta di 53mila unità, che avrà il compito di sventare le
minacce in arrivo dalla Russia - simile alla Guardia nazionale Usa, la forza sarà composta di
civili che riceveranno un addestramento militare).
Altri movimenti populisti

Oggi in Polonia il terzo partito politico del Paese è Kukiz’15, movimento di destra,
anti-sistema e nazionalista del rocker Pawel Kukiz, che alle elezioni parlamentari del
2015 ha ottenuto l’8,81%. Il movimento Kukiz’15, fondato nel 2015, ha cooperato
con il partito di estrema destra Ruch Narodowy (Movimento Nazionale): circa un
quarto dei 42 seggi parlamentari vinti da Kukiz’15 sono stati assegnati a membri del
Movimento Nazionale.
Il movimento Kukiz’15 è particolarmente diffuso tra i giovani. Ha ottenuto il 42%
dei voti della popolazione compresa tra i 18 e i 29 anni nelle elezioni presidenziali
del 2015.
Nel 2010 ha appoggiato coloro che si sono opposti al gay pride a Varsavia. Si è
pronunciato a favore di una legge che proibisca l’aborto. Aderisce alle iniziative della
destra nazionalista radicale.
Contro il neo-liberismo: l'ideologia neo-liberista dice che chi è povero e magari
indebitato è colpevole. Per Kukiz’15, la risposta è un’altra: il tuo insuccesso, la tua
incertezza e la tua paura sono il risultato di un complotto colossale e di un
tradimento delle élite.
Uso degli stereotipi: “noi - gli ultimi, gli ignoranti, i bigotti, gli sporchi e antipatici,
accusiamo voi - gli spiriti elevati, i buonisti, i sofisticati, di aver tradito la patria per
arricchirvi e spartire tra di voi le posizioni di potere e i soldi”.
VIDEO
                    Viktor Orbán speech - October 23 2016.
            60° anniversario della Rivoluzione ungherese del 1956.
   “Our responsibility is to prevent Brussels from Sovietizing” - Viktor Orbán
Parallelo tra lo scontro del 1956 tra Ungheria e Unione Sovietica e quello attuale
                      tra lo Stato magiaro e l’Unione Europea
CBOS (Centrum Badania Opinii Społecznej)
                     (Centre for Public Opinion Research)

  Secondo un sondaggio condotto da CBOS, Il governo conservatore di
    «Diritto e Giustizia» (PiS) è ancora sostenuto dal 37% dei polacchi.
Il 32% degli intervistati si è mostrato critico verso l’operato del governo.
Rispetto ad uno stesso sondaggio realizzato in Ottobre, il giudizio sul
governo in carica ha ottenuto un punto percentuale in più a favore,
mentre la percentuale dei critici è rimasta invariata. L’indagine ha,
inoltre, rilevato che il 48% degli intervistati ha una visione critica sulle
politiche economiche intraprese dal governo, contro un 42% che si è
mostrato soddisfatto. Il primo ministro polacco Beata Szydło ha più
sostenitori che detrattori: rispettivamente 44% e 42%.
Il sondaggio è stato condotto tra il 3 e il 14 novembre 2016 su un
campione rappresentativo di 1.019 persone di età superiore ai 18 anni.

 (http://www.thenews.pl/1/9/Artykul/281240,Poland%E2%80%99s-ruling-PiS-party-well-ahead-survey)
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