LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO

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LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE
                                     LA PRESENZA FEMMINILE
          a cura di                  NELL’ARTE DEL NOVECENTO
         A. Vettese

Fig. 1 Johann Zoffany, Gli Accademici della Royal Academy, 1771-72, part. Olio su tela, 120,6x151 cm.
Come si nota nel dipinto, le uniche donne appartenenti alla Royal Academy sono presenti solamente in effigie, nei due dipinti al muro.

        A.                           LA DONNA ARTISTA

                                        Perché la storia dell’arte non annovera ar-              campo artistico. Si pensi, per esempio, che
                                     tiste donne della portata di Raffaello, Miche-              alle donne che volessero apprendere il dise-
                                     langelo, Picasso o Matisse?                                 gno anatomico non era consentito disporre
                       Fig. 2
                                        Linda Nochlin, una delle curatrici della                 di un modello nudo, diversamente da quan-
             Claude Cahun,
          Autoritratto, 1927.        mostra Donne artiste: 1550-1950, tenutasi a                 to accadeva agli uomini. In un ritratto del
                                     Los Angeles nel 1977, così rispose: “Può es-                1772 in cui sono raffigurati gli artisti della
                                     sere spiacevole ammetterlo, ma non ci sono                  Royal Academy di Londra davanti a due nu-
                                     grandi donne artiste come non ci sono gio-                  di maschili, figurano tutti i rappresentanti
                                     catori di tennis esquimesi o pianisti di jazz li-           dell’istituzione ad eccezione di Angelica
                                     tuani. Il problema della donna nell’arte rien-              Kauffmann, che ne era la vicepresidente. Il
                                     tra nel più generale problema dell’egua-                    comune senso del pudore consentiva alle
                                     glianza”. In altre parole ciò non dipendereb-               donne di posare nude, ma non di copiare
                                     be dal fatto che le donne non abbiano i re-                 corpi dal vero, neppure modelle femminili.
                                     quisiti per la grandezza, ma dalle dinamiche                   A queste forme di tutela del ruolo dome-
                                     sociali che, almeno fino alla metà del XX se-               stico e parzialmente recluso della donna
                                     colo, hanno precluso loro sia la formazione                 vennero date spiegazioni più o meno razio-
                                     sia un impegno davvero professionale nel                    nali: l’opinione corrente tra gli intellettuali,

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LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE

                                    Sopra Fig. 3          oltre che nelle fasce popolari, era che già dal   maschili, accettando implicitamente l’idea
                               Georgia O’Keeffe           punto di vista biologico fosse precluso alla      che la femminilità fosse in contraddizione ri-
                         Oriental Poppies, 1928.          donna il seme della genialità.                    spetto alla creatività. Era il tempo in cui la fo-
                        Olio su tela, 76x102 cm.
                        Minneapolis. Frederick R.           Questa situazione non era molto cambiata        tografa Claude Cahun non nascondeva, ma
                          Weisman Art Museum.             agli inizi del XX secolo, se è vero che Alfred    anzi accentuava la sua omosessualità dichia-
                                                          Stieglitz, nel presentare la mostra di Georgia    rata vestendosi ‘alla maschietta’, mentre la
                          Sopra a destra Fig. 4
                                Georgia O’Keeffe,         O’Keeffe, scrisse: “‘Le donne sono solo in        stilista Coco Chanel lanciò e impose alle
                         Radiator Building-night,         grado di creare figli’, dicono gli scienziati.    donne un abito di taglio maschile.
                                 New York, 1927.          Ma io affermo che sono anche capaci di               Poiché questa succinta panoramica ana-
                     Olio su tela, 121,9x76,2 cm.         creare arte, e O’Keeffe ne è la prova”.           lizza l’arte femminile del XX secolo, possia-
                       New York, Fisk University.
                                                            Al concetto che l’arte fosse affare di uomi-    mo schematicamente dividerlo in due pe-
                     Si noti la sensualità dei fiori e    ni, peraltro, si adattarono le donne stesse:      riodi: dall’inizio delle Avanguardie storiche
                     dei fumi; lo stile precisionista
                     anticipa l’iperrealismo e il foto-   molte di coloro che avevano scelto di essere      fino ai tardi anni Sessanta, e dagli anni Set-
                     realismo degli anni Settanta.        comunque artiste assumevano atteggiamenti         tanta al 2000.

                               B.                         DALLE AVANGUARDIE STORICHE AGLI ANNI SESSANTA

                                                             Nel primo periodo le artiste donne non so-     minare l’alcolismo di Jackson Pollock, suo
                                                          no affatto mancate, ma tranne qualche ecce-       marito, e a cercare di favorirne il successo;
                                                          zione sono entrate nel mondo dell’arte gra-       quando questi morì ebbe molta difficoltà a
                                                          zie a un marito artista o comunque a un le-       ottenere un riconoscimento proprio, tanto
                                                          game sentimentale; spesso si accontentaro-        che, riguardo al critico Harold Rosenberg,
                                                          no di un posto d’onore nell’ambito delle co-      ebbe a lamentarsi: “Le poche volte che mi ha
                                                          siddette arti minori: fu il caso di Anni Albers   nominato dopo la morte di Pollock, ha sem-
                                                          (1899-1994), moglie di Josef, di Sophie Täu-      pre detto Lee Krasner, ‘la vedova di Pollock’,
                                                          ber (1899-1943), moglie di Hans Arp, e so-        come se avessi bisogno di quell’appiglio”.
                                                          prattutto di Sonia Delaunay (1885-1979). I        Malgrado la sua recente fortuna critica,
                                                          suoi disegni per stoffa divennero in breve        quando era in vita Frida Kahlo (1907-1954)
                                                          tempo talmente ambiti nell’alta società pari-     non ricevette le commesse pubbliche che in-
                                                          gina che Robert ebbe a lamentarsi di tanto        vece resero suo marito Diego Rivera una sor-
                                                          successo. Ma in seguito lei dichiarò con di-      ta di eroe nazionale del Messico.
                                                          sappunto: “C’è un’ingiustizia flagrante fra          Un caso a parte fu quello dell’americana
                                                          noi due, io sono stata classificata nelle arti    Georgia O’Keeffe (1887-1986), già menzio-
                                                          decorative e non hanno voluto ammettere           nata sopra, la cui fortuna come artista fu de-
                                                          che io fossi una pittrice in ogni senso”.         terminata dal marito fotografo-editore-galle-
                                                             Un simile meccanismo si ripeté anche nel       rista Alfred Stieglitz: fu proprio con una mo-
                                                          secondo dopoguerra: Kay Sage (1898-1963)          stra della moglie che egli concluse l’attività
                                                          riuscì ad avere dignità di artista solo quando    della galleria. Il legame tra la giovane prove-
                                                          si presentò come vedova e non più come            niente dal Texas e il più maturo fotografo,
                                                          moglie di Yves Tanguy; Lee Krasner (1908-         che aveva già girato il mondo e viveva a
                                                          1984) passò molta parte della sua vita a do-      New York, fu leggendario, fatto di amore,

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LETTERATURA E ARTE
               Sopra Fig. 5          erotismo e affinità intellettuale. Stieglitz in    tro tradizionale della Bavaria (in Baviera),
            Olga Rozanova,           più di 500 fotografie ritrasse ogni particolare    che conduce a una semplificazione delle
Composizione non-oggettiva           del corpo della moglie. Sempre vestita di ne-      forme, poi ripresa dallo stesso Kandinskij.
 (Volo di aeroplano), 1916.
 Olio su tela, 118x101 cm.           ro, Georgia O’Keeffe divenne la Greta Garbo
     Samara, Museo d’Arte.           del mondo dell’arte e, come la star del cine-         Paula Modersohn-Becker (1876-1907),
                                     ma, nella maturità scelse di fare una vita riti-   nata a Dresda e morta di parto giovanissima,
      Sopra a destra Fig. 6
                                     rata nel deserto del New Mexico e divenne          si incamminò verso un’accentuazione del
          Natalja Goncǎrova,
   Gatti (rayist percep.[tion])
                                     un simbolo dell’emancipazione femminile.           primitivismo di Gauguin e fu capace di anti-
 in rosa nero e giallo, 1913.        Dal punto di vista artistico, tuttavia, l’inter-   cipare gli sviluppi ulteriori che in questa stes-
   Olio su tela, 84x83,8 cm.         pretazione che molti critici dettero della sua     sa direzione furono realizzati da altri Espres-
   Solomon R. Guggenheim             arte, specialmente dei suoi grandi particolari     sionisti tedeschi. È significativo che la sua ri-
                     Museum.
                                     di fiori, non sfuggì allo stereotipo dell’arte     valutazione sia iniziata nel 1976, dopo una
                                     ‘femminile’ permeata di sessualità e delica-       retrospettiva a Brema certamente condizio-
                                     tezza. Solamente dopo una grande retrospet-        nata dal clima femminista di quegli anni.
                                     tiva negli anni Settanta il suo lavoro fu letto       Ma l’atteggiamento dei protagonisti delle
                                     come quello di una anticipatrice sia del Co-       Avanguardie nei confronti delle donne, no-
                                     lor field sia del Fotorealismo, conferendole       nostante le loro dichiarazioni verbali, non si
                                     così un posto specifico nella storia della pit-    discostava da quello della gente comune del
                                     tura moderna.                                      primo Novecento: non a caso non troviamo
                                        Una breve parentesi di parità fu inoltre        alcuna donna tra i firmatari dei Manifesti
                                     quella che coincise, in Russia, con la fase        teorici nati in Europa Occidentale, con ec-
                                     immediatamente precedente alla Rivoluzio-          cezioni solamente in Russia.
                                     ne d’ottobre. Molte donne ebbero un ruolo             I Futuristi, con il loro mito della virilità,
                                     decisivo fino all’arrivo al potere di Stalin.      erano fondamentalmente maschilisti; fra i
                                     Non può infatti essere sottovalutata l’impor-      Cubisti l’unica donna artista rilevante fu
                                     tanza di artiste come Olga Rozanova,               Marie Laurencin (1883-1956), che del resto
                                     Alexandra Exter, Natalja Goncǎrova, Ljubov        divenne nota più per la tempestosa relazio-
                                     Popova, Varvara Stepanova.                         ne con Guillaume Apollinaire e per l’ap-
                    Fig. 7              Né va sottaciuto il contributo delle donne      partenenza alla ‘Banda Picasso’ che per i
  Varvara Stepanova, 1928.           nell’ambito espressionista: Gabriele Münter        suoi dipinti.
                                     (1877-1962), berlinese, studiò a Monaco do-           Anche nel circolo dadaista, specialmente
                                     ve conobbe Kandinskij di cui fu allieva e          quello più politicizzato, la presenza femmi-
                                     compagna per dieci anni. Si trovò poi a con-       nile può dirsi importante solo con Hannah
                                     dividere le esperienze del Blaue Reiter insie-     Höch (1889-1978), compagna del più noto
                                     me a Marc e Macke. Il suo quadro La barca          Raoul Hausmann, la quale contribuì in mo-
                                     (1911) è costruito come una piramide al cui        do decisivo allo sviluppo tecnico del foto-
                                     vertice sta appunto Kandinskij, che si erge        montaggio: le immagini che ritagliava dalle
                                     come capo indiscusso. Alla base vengono ri-        riviste illustrate dell’epoca venivano rico-
                                     tratte la moglie e il figlio di Jawlenskij; Ga-    struite secondo una logica ironica e dissa-
                                     briele è di spalle, intenta a remare. Il dipinto   crante.
                                     è di derivazione fauve, ma la costruzione a           Benché a parole i Surrealisti fossero parti-
                                     blocchi di colore è ispirata alla pittura su ve-   colarmente vicini al culto della femminilità,

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LETTERATURA E ARTE
                                  A lato Fig. 8
                                Ljubov Popova,
                            Natura morta, 1916.
                        Novgorod, Museo d’Arte.

                                 A destra Fig. 9
                                Gabriele Münter,
                                  La barca, 1910.
                      Olio su tela, 125x73,3 cm.
                          Milwakee Art Museum
                                      Collection.

                                Sotto al centro          ben poche artiste ebbero accesso al loro         la tendenza alla manutenzione della casa
                                          Fig. 10        gruppo; alcune, tra cui Léonor Fini (1908-       e, quindi, alla decorazione, ricacciandola
                       Paula Modersohn-Becker,           1996), trovarono nei princìpi surrealisti un     nell’ambito dell’arte applicata; va detto an-
                     Natura morta con caffettiera
                                 d’argilla, 1907.        modo per sublimare la propria omosessua-         che che le donne stesse accettarono questo
                      Olio su tavola, 38x47 cm.          lità. Leonora Carrington (1917) e Do-            ruolo senza troppo combattere, quasi che,
                             Collezione privata.         rothea Tanning (1910) ebbero visibilità in       nella prima parte del XX secolo, gli scogli
                                                         quanto entrambe mogli di Max Ernst. Me-          da superare per avere una credibilità di ar-
                                  Sotto a destra         ret Oppenheim (1913-1985) fu emarginata          tiste pure fossero troppo elevati.
                                          Fig. 11        dal gruppo non appena cessò di essere so-           Una simile posizione subalterna si vide
                            Helen Frankenthaler,         lo la modella di Man Ray, ottenendo suc-         anche nell’ambito dell’Espressionismo
                       Mountains and Sea, 1952.          cesso come artista con le sue sculture og-       astratto americano, nel quale pure non
                       Olio su tela, 220x297 cm.         gettuali.                                        mancarono artiste di un certo rilievo come
                           Washington, National
                                    Gallery of Art.         Quanto al Bauhaus, la scuola che doveva       Joan Mitchell (1926-1992) e soprattutto
                                                         portare verso un mondo rinnovato e più giu-      Helen Frankenthaler (1928). Il suo Moun-
                     Nonostante le notevoli dimen-
                     sioni il quadro sembra un ac-       sto, le donne continuarono ad avervi una         tains and Sea, del 1952, con i colori piatti
                     querello quasi astratto, costrui-   presenza secondaria: le troviamo negli ate-      e la tecnica del pigmento assorbito com-
                     to con larghe macchie di colo-      lier di tessitura, di arredo, di costumistica,   pletamente dalla tela, ebbe notevole in-
                     re così diluito da impregnare la    spesso anche in posizione dirigente, ma nes-     fluenza su artisti quali Kenneth Noland e
                     tela fino nella sua trama. Que-
                     sta pratica anticipa quella della   suna occupò le prestigiose cattedre di pittu-    Morris Louis. Il successo dell’artista fu an-
                     corrente Color field e, in gene-    ra che furono di Kandinskij, Klee o Itten.       che appoggiato dal critico modernista Cle-
                     rale, dell’Espressionismo astrat-      Quand’anche la creatività femminile fos-      ment Greenberg, che in lei vedeva l’inter-
                     to americano.                       se considerata importante, essa veniva pur       prete ideale delle proprie teorie sul quadro
                                                         sempre ritenuta un aspetto secondario del-       piatto, astratto, non illusionistico.
                                    Sotto Fig. 12
                               Meret Oppenheim
                          fotografata da Man Ray,
                                  s.d., 12x6,8 cm.

                         4       La presenza femminiLe neLL’arte deL novecento                                            © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS
LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE
        C.                           DAGLI ANNI SETTANTA AD OGGI

            Sopra Fig. 13               In concomitanza con i movimenti politici          Spesso le loro opere erano caratterizzate
               Lygia Clark,          nati nell’ambito della protesta giovanile de-     dall’offerta del corpo femminile in termini
       Cannibalismo, 1963.           gli anni Sessanta, le donne artiste iniziarono    sacrificali, come metafora di quanto accade
             Performance.
                                     a organizzarsi in gruppi di orientamento          nel corpo sociale.
   Sopra a destra Fig. 14            femminista, a pubblicare bollettini come il          La cubana Ana Mendieta (1948-1985) è
              Judy Chicago,          Feminist Art Journal (New York 1972), a or-       stata tra le prime latino-americane a inserir-
The Dinner party, 1974-79.           ganizzare mostre in luoghi alternativi per at-    si nel mondo dell’arte; in una sua perfor-
         14,6x14,6x14,6 m.
Installazione multimediale.          taccare le istituzioni museali che tendevano      mance l’artista simulò nel suo appartamento
                                     a emarginarle. Una delle occasioni più im-        un delitto con stupro, facendosi trovare a ter-
                                     portanti fu la mostra Art and Technology          ra ricoperta di sangue, nell’intento di mette-
                                     (1970), tenuta al Los Angeles County Mu-          re in luce come costante del vissuto femmi-
                                     seum, dove non vi era traccia di presenze         nile il fatto di subire violenza.
                                     femminili. Lo stesso museo, in seguito alle          La brasiliana Lygia Clark (1920-1988), che
                                     proteste di gruppi femministi, non tardò a        giunse fino al completo rifiuto di considerar-
                                     compiere un atto riparatorio con la gigante-      si artista nonostante la grande attenzione che
                                     sca mostra ricognitiva alla quale si è accen-     riscosse, percorse il tratto che passava dal-
                                     nato all’inizio: Donne artiste: 1550-1950.        l’Arte cinetica, con oggetti sempre più pic-
                                        In questa fase le donne iniziarono a pro-      coli e manipolabili come giocattoli, a psico-
                                     porsi come artiste senza il supporto di mari-     drammi simili a sedute di psicoanalisi in
                                     ti o compagni: fra i pionieri della pittura       gruppo: elemento comune tra esperienze
                                     analitica o minimalista annoveriamo senza         tanto diverse fu il desiderio di coinvolgere se
                                     dubbio Agnes Martin (1912-2004), mentre           stessa e il pubblico in una sorta di relazione
                                     la danza performativa vide gli apporti di         biunivoca, in cui lo spettatore non fosse pu-
                                     Yvonne Rainer (1934), Meredith Monk               ramente passivo, ma compartecipasse all’a-
                                     (1942) e più tardi Lucinda Childs (1940) e        zione e vivesse il dualismo vittima-carnefice.
                                     Carolyn Carlson (1943).                              Quanto a Judy Chicago (1939) è rimasta
                                        Nella scultura antiform fu decisivo l’ap-      celebre l’installazione The Dinner Party, rea-
                                     porto di Lynda Benglis (1941); nell’Arte con-     lizzata nel 1979 al San Francisco Museum of
                                     cettuale ricordiamo l’opera della tedesca         Modern Art. Essa mimava la più monumen-
                                     Hanne Darboven (1941), centrata su un ma-         tale celebrazione del contributo storico del-
                                     niacale scavo nei meccanismi matematici e         la donna in diversi ambiti culturali: un gran-
                                     sequenziali che regolano la memoria.              de tavolo a forma di triangolo equilatero reg-
                                        Nel Post Partum Document (1973) di             geva trentanove piatti disegnati dall’artista,
                                     Mary Kelly (1941), un diario su pietra che ri-    ciascuno dei quali celebrava una donna fa-
                                     corda la stele di Rosetta, troviamo una prima     mosa; il pavimento in marmo recava incisi i
                                     riflessione fatta da una donna sul tema della     nomi di 999 donne meritevoli di ricordo.
                                     natività. Da ricordare Alyce Aycock (1946),          Alla fine degli anni Ottanta è iniziato un
                                     Mary Miss (1944), Rebecca Horn (1944) e le        processo di revisione storica e di valorizza-
                                     italiane Carla Accardi (1924), Marisa Merz        zione del contributo femminile. Nel frattem-
                                     (1931) e Carol Rama (1918).                       po il mondo dell’arte ha iniziato ad accoglie-
                                        Particolarmente attive furono le artiste che   re, tra gli esordienti, le donne in misura iden-
                                     varcavano il confine tra atti pubblici ed emo-    tica a quella degli uomini. Per gli anni No-
                                     zioni private: tra queste Ketty La Rocca          vanta si può anzi parlare di una ‘moda fem-
                                     (1938-1976), Yoko Ono (1933), Valie Export        minile’: nessun curatore che si rispetti avreb-
                                     (1940), Annette Messager (1943), Miriam           be allestito una mostra senza dare alla parte-
                                     Shapiro (1923), Nancy Spero (1926).               cipazione femminile un grande rilievo.

© ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS                                             La presenza femminiLe neLL’arte deL novecento      5
LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE

                                Sopra Fig. 15
                                  Nan Goldin,       COME   RAPPRESENTARE SE STESSA
                     Misty in Sheridan Square,
                           1991. Cibachrome,        Uno dei problemi che si è presentato alle donne nella loro storia di artiste, che si ri-
                               76,2x101,6 cm.       trova quasi solamente nel XX secolo, è stato quello della rappresentazione di sé.
                            Collezione privata.     La femminilità era sempre stata rappresentata da artisti maschi secondo alcuni tipi fis-
                      © Galleria Neg, Milano.
                                                    si: la Madre, la Venere, la Musa, o all’opposto l’Eva tentatrice, la donna viziosa e por-
                       Sopra a destra Fig. 16       tatrice di peccato. Neppure i protagonisti delle Avanguardie si sono sottratti al rispetto
                                  Janine Antoni     di questi stereotipi: basti pensare alle donne angelicate di Chagall e Modigliani, da un
                        Lick and Lather, 1993.      lato, e dall’altro alle prostitute di Otto Dix o alle Women di Wilhem de Kooning; nel
                      Sette autoritratti a mezzo
                          busto in cioccolato e     XX secolo, anzi, in corrispondenza con la scoperta dell’inconscio e dell’immaginario
                     sapone, 60,9x40,6x33 cm        erotico, è possibile notare un aumento di rappresentazioni segnate dalla misoginia,
                           ognuno. Particolare.     dalle donne aggressive di Picasso alla Poupée di Hans Bellmer e oltre.
                             Collezione privata.    Non stupisce se alla fine degli anni Sessanta, quando cioè il movimento femminista
                           © Foto John Bessler.
                                                    iniziò a fare breccia nella roccaforte dell’arte maschile, il mezzo che le artiste inizia-
                                                    rono a prediligere fu la performance, intesa come modalità ancestrale di comunica-
                                                    zione e di offerta di sé.
                                                    Emblematica fu l’azione che la serba Marina Abramovič (1946) eseguì a Napoli nel
                                                    1971: dopo avere preparato su un tavolo vari strumenti di tortura, tra cui coltelli e ca-
                                                    tene, si mise passivamente a disposizione del pubblico. Dopo qualche minuto di esi-
                                                    tazione le persone presenti iniziarono a toccarla, graffiarla, strapparle gli abiti in un
                                                    crescendo di aggressività che durò circa due ore e che, seppur condotta dai maschi,
                                                    veniva incitata dalle donne presenti.
                                                    Simili atteggiamenti masochistici divennero la cifra costante del lavoro di artiste co-
                                                    me Gina Pane (1939-1990) in Europa e Ana Mendieta negli Stati Uniti. Quest’ulti-
                                                    ma, per ironia del destino, morì cadendo da una finestra, una tragica fine spesso pre-
                                                    figurata dalle sue performance.
                                                    Se per secoli le donne hanno convissuto con l’immagine del proprio corpo come luo-
                                                    go peccaminoso, oggi vengono sottoposte a una dittatura morale inversa, ma altret-
                                                    tanto severa: si deve essere magre, alte, slanciate e seducenti come modelle: anores-
                                                    sia, bulimia e altre forme di autolesionismo ne sono la conseguenza, come testimo-
                                                    niano opere estreme degli anni Novanta.
                                                    L’americana Janine Antoni (1964) nel 1993 espose degli autoritratti che a prima vista
                                                    sembravano di bronzo e di marmo, ma che si rivelavano essere di cioccolato e sapo-
                                                    ne: due materiali che evocano il desiderio per il cibo e l’ossessione per l’igiene perso-
                                                    nale. Ciascuna delle dodici teste era stata lesionata dall’artista, morsicando il cioccolato
                                                    e dilavando il sapone, come a volere al tempo stesso costruire e distruggere la propria
                                                    effigie. I suoi blocchi smangiati di cioccolato e lardo hanno un significato analogo.
                                                    L’austriaca Elke Krystufek (1970), pittrice e performer, costruisce diari di immagini
                                                    nei quali espone la propria nudità ora magnifica, ora condotta al limite del porno in
                                                    disegni e fotografie.
                                                    Una delle prime opere dell’italiana Vanessa Beecroft (1969) consiste nell’avere steso un
                                                    diario dove veniva annotata giorno per giorno la dieta seguita nel corso di un anno.
                                                    Altre artiste fanno riferimento all’immaginario pornografico maschile, come l’ameri-
                                                    cana Sue Williams (1954): i suoi grandi dipinti sembrano eleganti esercitazioni nel-
                                                    lo stile dell’Espressionismo astratto, ma i singoli particolari nascondono scene di stu-
                                                    pro; in tutti questi casi la vergogna e il senso di inadeguatezza emergono dietro alla
                                                    patina di rispettabilità e seduzione.

                      6      La presenza femminiLe neLL’arte deL novecento                                           © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS
LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE
        D.                           LA SCULTURA FEMMINILE

             Sopra Fig. 17             Se è possibile riscontrare esempi di pittu-   trovati nel Nirvana dopo una lunga lonta-
           Camille Claudel,          ra femminile già dal periodo del Manieri-       nanza; la materia scultorea è sfuggente, ma
                Sakountala,          smo, per trovare una scultrice di spessore      è evidente una componente carnale che fa
          dal 1888 al 1905.
            Marmo bianco.            notevole è necessario giungere al tardo XIX     pensare all’opera di Rodin; solo oggi si ri-
                                     secolo: prima di allora il contatto delle       conosce come in parte il delirio persecuto-
    Sopra a destra Fig. 18           donne con la materia bruta e con le tecni-      rio di Camille contro i ‘furti stilistici’ del
           Camille Claudel,          che necessarie a dominarla veniva consi-        maestro fosse giustificato, in quanto è assai
            La vague, 1898.          derato non solo fisicamente inadatto, ma        più probabile che sia stato Rodin a trarre
           Onice e bronzo,
              62x56x50 cm.           anche socialmente inaccettabile.                da lei, sua assistente nella fase della sboz-
       Parigi, Musée Rodin.            In un certo senso, quindi, è proprio l’af-    zatura e ottima scalpellatrice, alcuni sug-
                                     fermarsi della scultura femminile che san-      gerimenti. In altre opere l’abitazione o al-
                                     cisce il vero ingresso delle donne in cam-      meno la copertura appare come un’esten-
                                     po artistico. Del resto solo molto tardi gli    sione del corpo stesso. Nella piccola scul-
                                     storici dell’arte hanno iniziato a considera-   tura in onice La Vague vediamo come
                                     re importanti le esperienze femminili: nei      un’onda funga insieme da protezione ute-
                                     suoi saggi sulla scultura riuniti nella rac-    rina, ma anche da pericolo incombente, al-
                                     colta Passaggi, persino la critica femminista   le tre piccole figure femminili che vi dan-
                                     Rosalind Krauss non ne fa menzione; solo        zano dentro.
                                     dagli anni Novanta si è incominciato a ri-        Non soltanto il funzionamento del corpo,
                                     considerare questo settore con attenzione       ma anche la sua decadenza e il rapporto tra
                      Fig. 19
                                     specifica.                                      vita e morte sembrerebbero connotare mol-
          Ritratto di Camille
              Claudel, 1882.           La prima ribellione importante al dettato     ta parte della scultura femminile.
                                     sociale che impediva alla donna di scolpi-        Vale la pena ricordare che anche la lette-
                                     re avvenne per mano della francese Camil-       ratura femminile ha sempre dato una enor-
                                     le Claudel (1864-1943), allieva prima e poi     me rilevanza alla fisicità e ai suoi misteri, a
                                     amante di Auguste Rodin.                        partire dal romanzo di Mary Shelley
                                       La follia le impedì di lavorare nell’età      Frankenstein (1818) in cui viene data la vi-
                                     matura, per cui le opere più significative si   ta a un corpo morto. Forse non è casuale
                                     collocano tra il 1888 e il 1913, anno del       che alcune tra le prime cere anatomiche at-
                                     suo internamento in manicomio. La sua           tendibili, create a partire dalla dissezione
                                     opera più famosa, Sakountala o L’Abban-         di cadaveri, siano state modellate dal me-
                                     dono, fu composta dal 1888; vi si ricono-       dico Annamaria Manzolini (ora visibili
                                     scono un uomo e una donna abbracciati,          presso il museo dell’Università di Bologna).
                                     che secondo una leggenda si sarebbero ri-         Né va taciuto come il corpo femminile

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LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE

                              Sopra Fig. 20      sia stato a lungo la sede più visibile della       con i temi legati alla storia collettiva e con
                            Louise Nevelson,     repressione sociale esercitata sulla donna:        le opere di dimensione ambientale. In se-
                         Royal Winds, 1960.      ne danno un’immagine metaforica oltre              guito perfezionò la sua pittura con Hans
                                Legno e oro,
                     83x34,5x29 cm. Galleria     che una riprova pratica i busti rigidi che la      Hofmann, a New York, per poi passare de-
                        Giò Marconi, Milano.     moda impose fino alla Prima Guerra Mon-            cisamente alla scultura solo negli anni
                                                 diale. Non a caso le prime ricerche di Sig-        Quaranta. Da allora compose grandi scan-
                     Sopra al centro Fig. 21                                                        sie ottenute con cassette di legno dentro
                                                 mund Freud, quelle che lo avrebbero con-
                          Germaine Richier,
                          Il corridore, 1955.    dotto alla fondazione della Psicoanalisi, ri-      alle quali inseriva oggetti trovati, renden-
                     Bronzo, 120x59x47 cm.       guardarono l’isteria, ovvero quelle manife-        dole simili a un archivio di cose, ma anche
                          National Galleries     stazioni di paralisi o altra malattia fisica si-   di esperienze emotive; dopo avere acco-
                                  of Scotland.   mulata a livello inconscio, come modalità          stato le cassette in assemblaggi di grandis-
                      Sopra a destra Fig. 22     di espressione di condizioni psichiche al-         sima dimensione, uniformava l’insieme di-
                          Barbara Hepworth,      terate derivanti dalla necessità di nascon-        pingendolo di un colore unitario: bianco,
                     Forma ovale con stringhe    dere desideri ed emozioni. Malattia fem-           nero e oro, i colori di una memoria che co-
                              e colore, 1966.    minile per eccellenza, come designa lo             pre interi periodi di luce, di lutto o di
                                                 stesso suo nome derivante dal greco hy’ste-        splendore.
                                                 ros (utero), l’isteria è poi stata soppiantata        La scultrice francese Germaine Richier
                                                 nel corso del XX secolo da manifestazioni          (1904-1959), formatasi nell’atelier parigino
                                                 di rifiuto del proprio corpo come l’anores-        di Émile-Antoine Bourdelle, utilizzò so-
                                                 sia e la bulimia.                                  prattutto la fusione in bronzo per ottenere
                                                   Questi accenni possono spiegare come             forme animali e vegetali, delle quali sotto-
                                                 la performance estrema sia stata tanto im-         lineava l’aspetto più fisico e collegato alla
                                                 portante per l’arte femminile recente, ma          decomposizione dei corpi. Fu questa vena
                                                 anche alcune ricorrenze nella scultura più         in parte macabra a suscitare una serie di
                                                 classica.                                          polemiche attorno a un suo Cristo Croce-
                                                   A uno sguardo complessivo, infatti, a            fisso del 1950, la cui morte è resa in ma-
                                                 partire dall’opera di Claudel, essa si con-        niera particolarmente realistica.
                                                 nota per l’apparire di alcuni temi specifici:         Barbara Hepworth (1903-1975), inglese,
                                                 la corporeità; i luoghi dell’abitare; il rilievo   si appassionò a una scultura “di levare”, ot-
                                                 dato alla memoria, legato a una manifesta-         tenuta scolpendo il marmo o il legno in
                                                 zione più acuta che nella scultura maschi-         modo da ottenere figure astratte ma bio-
                                                 le dell’attività introspettiva.                    morfe, levigate fino al punto in cui la loro
                                                   Louise Nevelson (1899-1988), russa di            superficie otteneva l’aspetto di una pelle.
                                                 nascita e divenuta poi americana, lavorò           Vicina per un certo periodo al gruppo
                                                 come assistente del realista americano Ben         astrattista denominato Abstraction Créa-
                                                 Shahn e del muralista messicano Diego              tion, contese all’amico Henry Moore il pri-
                                                 Rivera, dai quali apprese la dimestichezza         mato della scultura ottenuta attraverso la

                     8      La presenza femminiLe neLL’arte deL novecento                                           © ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS
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LETTERATURA E ARTE
            Sopra Fig. 23            valorizzazione degli spazi cavi, in una pra-    2002), affiliata al gruppo dei Nouveaux
      Niki de Saint Phalle,          tica che derivava dalla lezione dadaista di     Réalistes, il cui soggetto ricorrente è una
     La ruota della fortuna,         Hans Arp non meno che da quella costrut-        donna dalle accentuate caratteristiche ma-
    Garavicchio, Il giardino
              dei Tarocchi.          tivista di Archipenko. Tuttavia, a differenza   terne, resa gioiosa dalle forme pingui e dai
                                     di Moore, le cavità assumono per la scul-       colori fortissimi con cui venivano dipinte le
    Sopra a destra Fig. 24           trice non soltanto un ruolo formale; esse       cosiddette Nana. La più famosa, Hon-en ka-
       Niki de Saint Phalle,         hanno soprattutto il compito di mostrare        tedral, fu una gigantesca donna-caverna
     Hon-en katedral, 1966.
                Stoccolma,           come dal vuoto nasca il pieno e come la         realizzata nel 1966 per il Moderna Museet
          Moderna Museet.            nascita possa trovare posto solo all’interno    di Stoccolma; date le sue dimensioni, il
                                     di zone cave e protette.                        pubblico poteva entrare attraverso la sua va-
                                        Nell’ambito dell’Astrattismo europeo oc-     gina in un grembo cavernoso e accogliente,
                                     corre anche ricordare l’esperienza di Ka-       che avrebbe dovuto riportarlo a vivere espe-
                                     tarzyna Kobro (1898-1951), formatasi nel-       rienze prenatali e un giocoso ritorno all’in-
                                     la seconda generazione delle Avanguardie        fanzia. A Garavicchio, in Toscana, l’artista
                                     russe e fuggita poi in Polonia. Le sue strut-   ha inoltre costruito un Giardino dei Tarocchi
                                     ture di ferro, generalmente dipinte secondo     ispirato al Parco Güell di Antoni Gaudí, in
                                     i colori primari e spesso sospese (e in que-    cui tutte le sculture appaiono praticabili e si
                                     sto anticipatrici insieme a Calder dell’idea    propongono come grandi corpi meraviglio-
                                     di scultura mobile), venivano definite sulla    si, ludici e accoglienti.
                                     base di un progetto quasi architettonico e         Più radicale fu il contributo di Eva Hesse
                                     dovevano designare una sorta di monu-           (1936-1970), che nei suoi soli sei anni di
                                     mentalità domestica, non lontana dai            attività propose una versione ‘organica’
                                     princìpi che animarono i creatori di mobi-      della scultura minimalista: le forme geo-
                                     li del Bauhaus, ma nel suo caso prive di        metriche e squadrate, ottenute attraverso
                                     funzionalità immediata.                         resine la cui superficie ricordava una pelle
                                        Nella seconda fase della sua opera, du-      vivente, diventavano metafore per un cor-
                                     rante il secondo dopoguerra, corpi di don-      po colto nell’atto del suo funzionamento o,
                                     na modellati in modo semplice ma ritratti       piuttosto, della sua malattia, un tumore ce-
                                     in pose contorte presero il sopravvento sul-    rebrale che fu causa della morte prematura
                                     le prime forme geometriche e sull’afflato       dell’artista; mille fili di plastica infilati al-
                                     utopistico di cui erano pervase.                l’interno di un cubo trasformavano un vo-
                                                                                     lume secco in un’area anatomica pullulan-
                                       Nel secondo dopoguerra la scultura fem-       te di villi; rettangoli in resina, dai bordi
                                     minile ebbe una svolta decisiva segnata da      slabbrati e collegati tra loro da cavi, diven-
                                     numerose protagoniste: tra queste la franco-    tavano l’occasione per ricordare le diverse
                                     americana Niki de Saint Phalle (1930-           funzioni corporali e il loro collegamento;

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LA PRESENZA FEMMINILE NELL'ARTE DEL NOVECENTO
LETTERATURA E ARTE

                                  Sopra Fig. 25        semplici pinnacoli, grazie a una forma ir-         sculture di stoffa composte con escrescenze
                       Magdalena Abakanowicz,          regolare, evocavano guglie ma anche tubi           di chiara simbologia fallica: ogni cosa pote-
                          Catarsi, 1985. Bronzo.       digerenti e luoghi di spasmi fisici; la forma      va esserne ricoperta, divani, mobili, vestiti,
                       Sculture nel Parco di Villa
                                  Celle a Pistoia.     asettica, insomma, assumeva, attraverso            interi ambienti nei quali spesso Kusama si
                                                       una sottile ribellione al dettato minimali-        esibiva in performances. L’aggravarsi della
                         Sopra a destra Fig. 26        sta, una capacità evocativa e narrativa.           malattia la costrinse a ritirarsi volontaria-
                                  Yayoi Kusama,           Le sculture dell’anglo-palestinese Mona         mente in una casa di cura di Tokyo, dove
                          Dots Obsession, 1998.
                                   Installazione.      Hatoum (1952), spesso rese inquietanti da          comunque continuò a lavorare. A lungo di-
                     L’artista afferma: “Le mie os-
                                                       particolari pericolosi, e quelle dell’inglese      menticata, ha iniziato ad avere riconosci-
                     sessioni sono una fonte d’ispi-   Rachel Whiteread (1963), calchi di spazi           menti importanti come una mostra al Mo-
                     razione del mio lavoro; arte      vuoti (in una stanza, in una libreria, nelle       MA di New York solo negli anni Novanta.
                     ossessiva, così la chiamo io”.    zone cave dei mobili), possono essere con-            Chiudiamo questa succinta galleria con
                     L’uso dello specchio crea nel-
                     lo spettatore un disorienta-      siderate sviluppi delle ricerche di Eva Hesse.     la franco-americana Louise Bourgeois
                     mento spaziale.                      La polacca Magdalena Abakanowicz                (1911-2010), la quale, benché attiva dagli
                                                       (1930) ha utilizzato corpi veri per ottenere fi-   anni Trenta (vedi Storia dell’Arte 4, pagg.
                                                       gure in bronzo da cogliere, prevalentemen-         414, 415) trovò notorietà e in qualche mo-
                                                       te, in posizioni mortuarie e sotto forma di ca-    do anche una poetica originale solo dagli
                                                       vità anziché di rilievi; le trentatré figure che   anni Ottanta.
                                                       compongono l’opera Catarsi (1985), in parti-          Il fatto che la Galleria Tate Modern di Lon-
                                                       colare, si presentano come un esercito di          dra, aperta nel 2000, abbia accolto alcune
                                                       sarcofagi aperti, in posizione verticale e spet-   sue enormi sculture nella hall d’ingresso, in-
                                                       trale, come guerrieri sconfitti dalla caducità     stallate in maniera permanente, rende pale-
                                                       della vita fisica.                                 se quale enorme percorso abbia compiuto
                                                          La giapponese Yayoi Kusama, nata nel            sia l’artista, sia la scultura femminile in sé,
                                                       1928 da una famiglia facoltosa, fin dall’in-       sia il riconoscimento che critici, storici e cu-
                                                       fanzia soffrì di una malattia mentale ac-          ratori sono disposti a darle. Mediante l’uti-
                                                       compagnata da allucinazioni. Le donne ar-          lizzo di una vasta gamma di materiali e di
                                                       tiste erano allora considerate in Giappone         tecniche, che vanno dal marmo al bronzo, a
                                                       quasi alla stregua di prostitute, per cui la       installazioni polimateriche e complesse,
                                                       sua vocazione artistica si manifestò contro        Louise Bourgeois riassume tutti gli aspetti
                                                       il parere della famiglia: nel 1958 fu a New        che abbiamo individuato come caratteristi-
                                                       York, dove ebbe una prolungata corrispon-          che permanenti della scultura femminile: fi-
                                                       denza epistolare con Georgia O’Keeffe. Le          sicità, racconto, sessualità, vita domestica e
                                                       sue prime opere furono gouaches fatte di           alternanza di vissuti buoni o aggressivi ri-
                                                       accumulazioni di reti e di punti, seguite da       guardo alla propria identità.

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APPROFONDIMENTI E RICERCHE
1. Tante nuove artiste alla ribalta
Negli ultimi anni è aumentato enormemente il numero
delle artiste internazionali presenti alle grandi mostre.
Per averne un’idea basti citare quelle presenti alle due
edizioni della Biennale di Venezia del 2005 e del 2007:
la spagnola Pilar Albarracín (1968) che ci invita ad ana-
lizzare lo stereotipo delle donne spagnole; l’egiziana
Ghada Amer (1963) che da anni con la sua opera mette
in discussione la dinamica maschile-femminile, Oriente-
Occidente, arte sublime-artigianato; l’italiana Micol As-
saël (1979) che propone installazioni impossibili con mo-
tori, prese elettriche e termostati che saltano; la brasiliana
Laura Belém (1974) con opere basate sul suono e instal-
lazioni ambientali; la turca Semiha Berksoy (1910-2004),
artista figurativa che propone figure deformate; la statuni-
tense Donna Conlon (1966), che osserva attentamente
come la gente si libera dai rifiuti; l’italiana Bruna Esposi-
to (1960); la guatemalteca Regina José Galindo (1974)
che si esibisce in performance di denuncia; la spagnola
Cristina García Rodero (1949) che indaga il mondo con
la fotografia; la columbiana Maria Teresa Hincapié de
Zuluaga (1954) che opera con performance; l’artista del
Bangladesh Runa Islam (1970) che vive a Londra e rea-
lizza film e video; la palestinese Emily Jacir (1970) con
film che parlano di guerra, esilio, distruzione; la coreana
Soo-ja Kim (1957) con video e performance di analisi so-
ciale e e di denuncia; la sudafricana Berni Searle (1964)
con performance e opere video; la pakistana Shahzia
Sikander (1969) che opera su elementi di cultura regio-
nale; la tedesca Paloma Varga Weisz (1966) con installa-
zioni di manichini e sculture di grande impatto; la porto-
ghese Joana Vasconcelos (1971) attiva nei campi della
scultura e dell’installazione; la francese Yto Barrada
(1971), che vive in Marocco, attiva nella fotografia e nel
video; la francese Sophie Calle (1953) che opera nel
campo della fotografia e del video; l’americana Christine
Hill (1968) con originali installazioni e performance gio-
cate sul rapporto tra arte e commercio; e tante altre.                                                                          Fig. 27
                                                                                Pilar Albarracín, Viva España, 2004. Videoperformance.
                                                                                                                 Venezia, 51a Biennale.
• Svolgi una ricerca su una di queste artiste consultando
  il loro sito e quello della Biennale di Venezia.

Bibliografia
• Emanuela De Cecco, Gianni Romano (a cura di), Contemporanee, Costa & Nolan, Milano 2000
• Amazzoni dell’Avanguardia, catalogo della mostra alla Peggy Guggenheim Collection, Venezia 2000
• Lea Vergine, La Body Art e storie simili. Il corpo come linguaggio, Skira, Milano 2000
• Enrica Ravenni, L’arte al femminile. Dall’Impressionismo all’ultimo Novecento, Editori Riuniti, Roma 1998
• Louise Bourgeois, catalogo della mostra personale presso la Fondazione Prada, Milano 1997
• Reine-Marie Paris, Camille Claudel, frammenti di un destino d’artista, Marsilio, Venezia 1989
• Lea Vergine, L’altra metà dell’avanguardia, catalogo della mostra a Palazzo Reale, Milano 1986

Sitografia
Arte al femminile
http://www.artcyclopedia.com/artists/women-artists-20th.html
http://www.artcyclopedia.com/artists/women-artists-20thb.html
Vasto repertorio digitale sulle principali figure artistiche femminili del xx secolo con link a siti monografici e alle opere con-
servate nei più importanti musei; la prima pagina web è dedicata alle artiste fino alla prima metà del Novecento, la seconda
all’arte contemporanea.

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