LA GESTIONE DEI RIFIUTI - ISERVIZI SUPPLEMENTO - ACEGASAPSAMGA
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LA GESTIONE
DEI RIFIUTI
Area
Padova
iServizi
Supplemento
Iniziative
per lo Sviluppo
Sostenibile
NUOVA
EDIZIONE
2013
iQuaderniCONTENUTI
3 Ogni italiano produce 540 chili di rifiuti l'anno
4 Smaltimento dei rifiuti un problema fin dall'antichità
6 Meno rifiuti per ridurre l'effetto serra
8 Differenziamo e ricicliamo bene i rifiuti
12 La gestione sostenibile dei rifiuti comincia nelle nostre case
14 Le buone abitudini
16 Come funziona un termovalorizzatore
17 Ogni giorno 600 tonnellate di rifiuti diventano energia
18 Servizi ambientali certificati
Nelle pagine centrali l'illustrazione "Termovalorizzatore San Lazzaro"OGNI ITALIANO PRODUCE
540 CHILI DI RIFIUTI L'ANNO
“Rifiuto”: con questo termine si Il “modello umano”, al contrario, al processo di produzione.
identifica qualsiasi sostanza, pro- presuppone che qualsiasi prodot- Lo sfruttamento di queste risorse
dotto od oggetto giunto al ter- to sia destinato, prima o poi, a di- ha consentito all’umanità di rag-
mine del suo uso, del quale, chi ventare rifiuto. giungere uno sviluppo straordi-
lo possiede, abbia deciso o abbia Nella società contemporanea nario. Negli ultimi decenni, però,
l’obbligo di disfarsene. l’evoluzione degli stili di vita e dei è maturata la consapevolezza che
In base alla loro origine, i rifiuti modelli di consumo, dominati dal- questo modello non è sosteni-
sono classificati come rifiuti urba- la filosofia dell’“usa e getta”, hanno bile. Oggi è chiaro che questo
ni o rifiuti speciali. Secondo il loro portato a produrre una quantità di comportamento è pericoloso per
grado di pericolosità per l’uomo e rifiuti enorme. la sopravvivenza della Terra e dei
l’ambiente naturale, i rifiuti sono a Si pensi che in Italia la stima com- suoi abitanti.
loro volta suddivisi in due catego- plessiva della produzione di rifiuti Se un tempo si pensava che lo svi-
rie: pericolosi e non pericolosi. urbani è superiore a 32 milioni di luppo dipendesse solo dalla cre-
Il termine “rifiuto” è esclusivo dei tonnellate l’anno. Nel 2011 soltan- scita economica (in pratica dalla
processi produttivi realizzati dagli to nell’area padovana AcegasAps ricchezza che si era in grado di
uomini. ha raccolto circa 166 mila tonnel- produrre), dagli anni ‘80 l’attenzio-
La natura smaltisce da sola i rifiuti late di rifiuti. ne è stata rivolta anche all’aspetto
organici prodotti da piante e ani- Ogni italiano produce mediamen- della sostenibilità sia dal punto
mali, recuperandoli. te circa 540 chili di rifiuti urbani di vista ambientale, sia da quello
Ciò che è scartato da alcuni orga- l’anno. sociale.
nismi, rappresenta una risorsa per Una delle conseguenze più preoc- Oggi siamo sempre più consa-
altri (i batteri decompositori) che cupanti è il consumo crescente di pevoli della necessità di attuare
trasformano gli scarti in humus, materie prime, presenti in natura una forma di sviluppo sostenibile,
materia prima che serve da nutri- in quantità limitate, necessarie per ovvero “uno sviluppo che rispon-
mento a molti organismi viventi. produrre qualsiasi oggetto. Sono da ai bisogni del presente senza
Grazie a questo ciclo naturale del impiegate direttamente nei pro- compromettere la capacità delle
recupero l’ecosistema mantiene il cessi produttivi e, indirettamente generazioni future di soddisfare i
proprio equilibrio. per generare l’energia necessaria propri”.
3Smaltimento dei rifiuti
un problema fin dall’antichità
Gli antenati dei moderni operatori ecologici sgomberavano le vie dall’immondizia
e dalla sporcizia lasciata dal transito dei cavalli
Fin dai tempi più antichi gli abi- provengono proprio da studi com-
tanti delle città devono affrontare piuti all’interno di queste antiche
il problema dello smaltimento dei discariche, dove si trovano molti
rifiuti. Gli antichi Romani sono i oggetti d’uso comune.
primi a cercare una soluzione a tale Solo verso la fine del Medioevo si
questione, costruendo nei grandi comincia a pensare alla relazione
centri abitati le cloache, fognature tra igiene ed epidemie e inizia a
formate da canali sotterranei dove farsi strada l’idea di provvedere alla
confluiscono i liquami provenienti pulizia urbana.
dalle case. Inoltre, già nel 47 a.C., Fino alla seconda metà del ‘700,
Giulio Cesare emana una legge il volume dei rifiuti non desta ec-
che proibisce di gettare i rifiuti nel- cessiva preoccupazione. Dalle
le strade, un’usanza molto diffusa popolazioni primitive all’epoca
all’epoca. Gli antenati dei moderni preindustriale, infatti, i rifiuti erano
operatori ecologici sgomberano le rappresentati principalmente da
vie dall’immondizia e dalla sporci- materiali biodegradabili: rifiuti or-
zia lasciata dal transito dei caval- ganici di facile smaltimento.
li, mentre alla periferia delle città Per molti secoli, inoltre, l’umanità
si costruiscono grandi discariche ha intrapreso il proprio sviluppo,
pubbliche, nelle quali si ammassa- basandosi sulla percezione della
no rifiuti di ogni genere. In alcuni scarsità, della limitazione delle ri-
casi, l’accumulo dei cocci di anfora sorse rispetto alle proprie necessità.
genera vere e proprie colline artifi- I limiti delle tecnologie disponibili
ciali tuttora visibili. rendevano difficoltosi i prelievi in
Il Monte Testaccio, a Roma, ad natura delle materie prime e il siste-
esempio, si chiama così perchè è ma produttivo era basato sul lavoro
il risultato dell'accumularsi di circa manuale, perciò si produceva un
35 metri di testae (in latino, cocci) e numero limitato di beni.
detriti vari, residui dei traffici fluviali Il riutilizzo e il riciclaggio di ogni
di merci provenienti dal porto di tipo di materiale erano una pratica
Ostia dirette alla capitale. necessaria.
Molte delle informazioni che posse- Soltanto con la rivoluzione indu-
diamo sullo stile di vita dei Romani striale, gli oggetti diventano più
4economici: la qualità della vita mi-
gliora, ma iniziano a crescere gli
scarti. Nei primi decenni del XX se-
colo, il rifiuto più diffuso è ancora la
cenere, anche se vetro e metalli oc-
cupano una percentuale crescente.
Dopo la Seconda guerra mondiale
nasce la cosiddetta “civiltà dei con-
sumi di massa”. Quando le immondizie erano gettate dalla finestra
Da questo momento la quantità di
rifiuti aumenta vertiginosamente,
Per quanto riguarda Padova, del secolo scorso; al loro po-
in particolare i materiali organici
ancora nel 1824, i documen- sto
Per ci sono riguarda
quanto autocompressori
Padova,
come il vetro e la carta, ai quali si
aggiungono una serie di prodotti ti dell’epoca ci dicono che (camion attrezzati) e
ancora nel 1824, i documen-carrelli-
nuovi (soprattutto plastiche e scarti persisteva l’uso di “scagliare ni
ti portabidoni.
dell’epoca ci dicono che
provenienti da industrie chimiche dalle porte e dalle finestre in Fino a questo
persisteva l’usopunto ci si era
di “scagliare
e siderurgiche). sulla pubblica strada chec- dalle porte edelle
preoccupati dallefasi
finestre
di rac-in
Per far fronte al loro smaltimento ché di più sudicio si ha tra le sulla epubblica
colta trasportostrada chec-
dei rifiuti: il
sono scavate nuove discariche, alle mani”. L’approccio al proble- ché di più sudicio si ha
risultato fu che giornalmente tra le
quali si iniziano ad affiancare alcuni ma della gestione dei rifiuti mani”.
si L’approccio
accumularono al proble-
quantità in-
impianti che bruciano i rifiuti. Il pri- urbani, da allora si è evoluto ma della gestione dei rifiuti
genti di rifiuti, che non trova-
mo inceneritore si chiama “destruc- urbani, da allora si è evoluto
nel tempo sia dal punto di vano alcuna via di elimina-
tor” ed è realizzato attorno al 1800 a nel tempo sia dal punto di
vista tecnico sia per l’approc- zione. è a partire dagli anni
Manchester, in Inghilterra. Nel 1893, vista tecnico sia per l’approc-
cio concettuale. ’60 che il problema dello
una struttura analoga, caratterizza- cio concettuale.
Abbiamo notizia che dal smaltimento dei rifiuti diven-
ta dal recupero di energia sotto for- Abbiamo notizia che dal gen-
gennaio 1846 al dicembre ta
naiouna priorità.
1846 A fine 1959
al dicembre 1848
ma di vapore, prototipo dei termo-
1848 per il servizio di pulizia l’Amministrazione comunale
per il servizio di pulizia stra-
valorizzatori, entra in funzione nella
stradale erano impiegativ 12 delibera
dale erano la costruzione
impiegati di di un12
città tedesca di Amburgo. Nel 1905,
addetti, 6 carretti e 6 cavalli. forno di incenerimento
addetti, 6 carretti, 6 cavalli.nella
negli Stati Uniti, funzionano due
inceneritori che, oltre a effettuare il I carri a trazione animale zona
I carridi aSan Gregorio,
trazione lungo
animale
recupero energetico dai rifiuti, pro- scompaiono negli anni ‘50 l’argine
scompaionodel Piovego.
negli anni ‘50;
ducono calore.
5Meno rifiuti per ridurre
l’effetto serra
Dal 2011 Il clima sta cambiando e non è una buona notizia. Per circa
duecento anni abbiamo bruciato ingenti quantità di com-
sacchetti di bustibili fossili causando l’aumento incontrollato dell’ef-
fetto serra e il surriscaldamento del pianeta.
plastica addio A dire questo sono, con frequenza ormai quotidiana, i più
La legge Finanziaria 2007 ha autorevoli studiosi e i centri di ricerca governativi e indi-
stabilito il divieto di commercia- pendenti. I dati scientifici dimostrano anche che le con-
lizzazione dei vecchi sacchetti in seguenze sul clima del nostro modello di sviluppo sono e
plastica (polietilene) a partire da saranno sempre più disastrose.
gennaio 2011. Prima dell’entra- I paesi ricchi e industrializzati rappresentano meno del
ta in vigore delle nuove norme 20% della popolazione mondiale e consumano oltre il
l’Italia copriva il 25% dei consu- 60% dell’energia prodotta; le ricadute ambientali più cata-
mi di tutti i 27 Paesi dell’area UE. strofiche di questo squilibrio si fanno sentire nei paesi più
Le alternative ecosostenibili: poveri del Sud del mondo. Infatti, è il consumo di energia
Borsa riutilizzabile derivante dai combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) a
La migliore alternativa è usare la emettere quei gas, come la CO2, che provocano l’effetto
“vecchia” borsa per la spesa (in serra e i mutamenti climatici.
cotone, juta, carta di riso, poli- Non produrre o riciclare rifiuti significa risparmiare moltis-
propilene, plastica riciclata, ecc.) sima energia e materie prime e di conseguenza diminuire
riutilizzabile centinaia di volte. l’emissione dei gas.
Shopper compostabili
Sono fatti di biopolimeri (pro-
dotti da base vegetale), amido
di mais o patate. Sono com-
pletamente biodegradabili ma
soprattutto compostabili, cioè Disimballiamoci
utilizzabili anche per la raccolta Per una spesa leggera e sostenibile riduciamo gli imbal-
dell’umido organico, perché non laggi inutili. Gli imballaggi, che paghiamo con la nostra
inquinano il terriccio del com- spesa, costituiscono il 60% del volume e il 40% del peso
post. dei rifiuti urbani. Il modello produttivo e lo stile di vita
Sacchetti di carta adottati nei paesi industrializzati generano montagne di
Costano di più, ma sono sia bio- rifiuti per le quali è sempre più complicato trovare una
degradabili, sia riciclabili. sistemazione. La riduzione della produzione dei rifiuti a
Shopper biodegradabili monte resta la prima e fondamentale questione da affron-
Fatti di polietilene più additivi: tare. Tutti noi possiamo concorrere a invertire la tendenza.
sono biodegradabili (ma con Basta una riflessione: quando portiamo a casa la spesa
tempi lunghi, sui 10 anni, e con quanti sono le cose che dalla busta del supermercato van-
frammenti residui pericolosi per no direttamente nella pattumiera?
animali e ambiente) ma non
compostabili.
6L’Italia è uno dei maggiori consumatori di acqua in bottiglia nel
mondo, con 202 litri pro capite l’anno.
STOP
L’impatto ambientale derivante dalla filiera delle acque minerali è eviden-
te. Basti considerare l’uso di bottiglie di plastica monouso e il consumo
di petrolio per fabbricarle, i camion per trasportarle e le relative emissioni
atmosferiche, gli imballaggi plastici destinati alle discariche, quando non
ALLE BOTTIGLIE raccolti in maniera differenziata. Alcuni esempi:
DI PLASTICA
• la fase del trasporto dell’acqua minerale influisce negativamente sulla
qualità dell’aria, visto che le bottiglie percorrono molti chilometri su
strada prima di arrivare sulle nostre tavole, viaggiando solo per il 18%
del totale su ferrovia;
• solo un terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate sono raccolte in
maniera differenziata e destinate al riciclaggio;
• per produrre le bottiglie di plastica necessarie a imbottigliare i circa
12 miliardi di litri d’acque minerali che si consumano nel nostro Paese,
si utilizzano 350 mila tonnellate di plastica (PET), con un consumo di
665 mila tonnellate di petrolio e un’emissione di gas serra pari a circa
910mila tonnellate di anidride carbonica.
Un’ isola di plastica
Inquietante come un mostro marino, non si vede finché non ci si arriva
sopra perché sta appena sotto il livello dell’acqua, con uno spessore di
circa 10 metri, risulta evanescente perfino agli occhi dei satelliti e nuota
lentamente afferrando tutto quello che incontra sul suo cammino
come un blob.
Questa creatura mostruosa non è dotata di vita propria ma toglie la
vita a volatili e pesci, oltre che minacciare la salute del nostro pianeta:
si tratta di una gigantesca isola di spazzatura, o come la chiamano i
biologi marini, una «zuppa di plastica», che si estende attraverso l’ inte-
ro oceano Pacifico settentrionale, da 500 miglia nautiche al largo della
California fino alle Hawaii, e da queste fin quasi al Giappone. Scoperta
per caso dal navigatore americano Charles Moore, che vi si imbattè
involontariamente nel 1997, la Grande Chiazza di Rifiuti del Pacifico
(Great Pacific Garbage Patch) è un’ isola di rifiuti di plastica, formatasi
per effetto della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oce-
anica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un sistema di 4
correnti ad alta pressione. L’area è una specie di deserto oceanico, dove
la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.
Spinti da queste correnti circolari, circa 4 milioni di tonnellate di rifiuti
di plastica difficilmente biodegradabili (una bottiglia di plastica impie-
ga quasi 1000 anni per biodegradarsi) si sono accumulati proprio lì.
L’isola, la cui dimensione viene stimata da 700.000 a 15.000.000 km2,
continua a crescere, ingrandendosi di anno in anno, continuamente
alimentata dagli scarti che provengono per il 20% dalle navi e dalle
piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma.
7DIFFERENZIAMO
E RICICLIAMO BENE I RIFIUTI
A Padova, il sistema di raccolta dei rifiuti è particolarmente
evoluto. Da anni la città e gli altri comuni serviti da AcegasAps
si distinguono per le elevate percentuali di raccolta
differenziata che sono ai vertici dello scenario nazionale.
Stiamo percorrendo la strada giusta ma migliorare si può, anzi
si deve, sia in termini quantitativi, sia qualitativi. Differenziare
male i rifiuti non aiuta l’ambiente: il riciclo di vetro, plastica,
carta, alluminio, umido organico, se conferiti con impurità,
diventa difficoltoso e costoso. Qui sotto potete scoprire quali
benefici ambientali comporta il riciclaggio.
Carta e cartone
Le tonnellate di carta e cartone che sono state riciclate attraverso la
raccolta differenziata negli ultimi otto anni eguagliano le dimensioni di
120 discariche.
Per produrre una tonnellata di carta, usando materia prima, occorrono
15 alberi, 440.000 litri d’acqua e 7.600 kW/h di energia elettrica. Usando
carta riciclata invece bastano 0 alberi, 1.800 litri d’acqua e 2.700 kW/h
di energia elettrica.
Recuperare e riciclare il vetro evita il consumo delle materie prime
necessarie. Infatti, da 100 Kg di rottame di vetro si ricavano 100 Kg di
prodotto nuovo. Mentre occorrono 120 Kg di materie prime vergini per
Vetro
avere 100 Kg di prodotto nuovo.
Riciclando il vetro si risparmia il 20% di energia (petrolio) e si riducono
anche le emissioni in atmosfera connesse all’attività produttiva.
Gli scarti di cucina, il cosidetto umido organico, possono diventare
Organico
terriccio buono per la floricoltura o l’agricoltura e contribuire alla
produzione di metano.
Per migliorare la qualità dell’umido usa sacchetti biodegradabili in
mater-bi: sono fatti con il mais, e li puoi trovare facilmente nei negozi
che vendono prodotti per la casa o nei supermercati.
Se hai un giardino conferisci all’apposito servizio di raccolta anche gli
sfalci e le potature che saranno ugualmente trasformati in terriccio.
8Riciclando la plastica si ottiene nuova plastica utile. Nel tessile: con
Plastica
20 bottiglie di PET (un tipo di plastica) si fa una coperta in pile.
Nell’edilizia: il PVC (un altro tipo di plastica) riciclato viene utilizzato per
la produzione di tubi, scarichi per l’acqua piovana. Negli imballaggi:
9 dal PET riciclato si ottengono contenitori per detergenti, tappi, film per
sacchi della spazzatura, pellicole. Nell’arredo urbano: con 45 vaschette
di plastica e qualche metro di pellicola in LDPE si fa una panchina.
I metalli sono facilmente riciclabili. Riciclare l’alluminio (lattine, per
esempio) permette di risparmiare il 95% dell’energia necessaria per
produrlo dal minerale. In Italia il 48% dell’alluminio circolante proviene
Metalli
dal riciclo e permette il risparmio di 2,5 milioni di tonnellate di petrolio
all’anno. Inoltre la bauxite, materia prima dalla quale si ricava l'allumi-
nio, non si trova in Italia e deve essere importata dall’estero. Ecco alcuni
esempi di recupero:
• con 800 lattine si produce il telaio per una bicicletta;
• con 70 lattine si produce una padella;
• con 37 lattine si produce una caffettiera.
Tessuti e pellami
I vestiti raccolti possono essere utilizzati per progetti umanitari,
oppure possono diventare pannelli di materiale isolante per l’edilizia.
Una felpa recuperata, invece di diventare un rifiuto e un costo per
il suo smaltimento, raddoppia il suo valore diventando capo di
abbigliamento a prezzo accessibile per persone che ne hanno bisogno
e risorsa economica per progetti di solidarietà.
Ingombranti e pericolosi
Vecchi mobili, elettrodomestici che non funzionano più, sono rifiuti che, per le loro
dimensioni, devono essere portati ai centri di raccolta riservati ai cittadini, dove
vengono disassemblati per poter recuperare molti materiali, come legno, metalli,
plastica, ecc.
Anche i cosiddetti “rifiuti pericolosi” vanno consegnati ai centri di raccolta, perché,
data la pericolosità e tossicità delle sostanze che li costituiscono, devono essere sot-
toposti a trattamenti particolari in grado di renderli innocui per l’ambiente.
911
LA GESTIONE SOSTENIBILE DEI RIFIUTI
COMINCIA NELLE NOSTRE CASE
La gestione sostenibile dei ri-
fiuti comincia nelle nostre case,
cioè nel momento in cui i rifiuti
diventano tali.
Quello dei rifiuti è un proble-
ma reale da affrontare e risol-
vere. Ogni italiano produce 1
kg e mezzo al giorno di rifiuti
urbani. Sono tanti, disgustosi,
puzzano e deturpano. Ma da
qualche parte bisogna metter-
li, cercando soluzioni che non
inquinino, abbiano costi conte-
nuti, arrechino il minor distur-
bo alla collettività.
Ora sappiamo che il nostro
comportamento di consuma-
tori e il nostro stile di vita oltre
a determinare quanti e quali ri-
fiuti produciamo, condizionano
anche ciò che se ne può fare
dopo.
Abbiamo visto che è fonda-
mentale prendere la buona
abitudine di separare i rifiuti
per poi conferirli correttamen-
te nei contenitori dedicati alla
raccolta differenziata.
Questo perché, affinché le no-
stre attività quotidiane non ab-
biano un impatto devastante
sui delicati equilibri naturali,
dobbiamo porci un obiettivo
comune: preservare le risorse
naturali dagli sprechi.
In generale la strategia per af-
frontare il problema dei rifiu-
ti, prevede le cosiddette 4R:
Riduzione - Riutilizzo dei mate-
riali - Riciclo - Recupero ener-
getico.
12ammendanti per l’agricoltura
materie prime e beni durevoli
Selezione domestica energia elettrica
dei rifiuti
Mentre fino a qualche anno in primo luogo l’inquinamento che equivale a 0,65 kg di CO2 .
fa tutti i rifiuti urbani finivano di una risorsa non rinnovabile, La normativa italiana (d.lgs
in discarica, negli ultimi anni il suolo, (e il rischio che questo 22/97) ha stabilito che in disca-
è maturata la consapevolezza contamini la falda idrica sot- rica si possano conferire solo i
che per attuare una gestio- terranea) e el emissioni di gas rifiuti “ultimi”, ossia i rifiuti che
ne sostenibile dei rifiuti è ne- generati dalla decomposizione non è possibile sottoporre ad
cessario limitare al massimo di materiali organici. altre forme di valorizzazione, e
il ricorso a questa tipologia di La gran parte dei rifiuti soli- in ogni caso materiali stabiliz-
impianti. di urbani sono di origine or- zati e inerti.
Nonostante le discariche con- ganica (circa il 35%) e in un In pratica i rifiuti possono es-
trollate oggi siano veri e propri ambiente particolare come la sere conferiti in discarica solo
impianti industriali attrezzati discarica - in assenza di ossige- se i materiali di cui sono com-
per ridurre al minimo l’impat- no - si trasformano sotto l’azio- posti non si prestano né a
to ambientale e il disagio per ne dei batteri anaerobi, produ- essere sottoposti a operazioni
il territorio, restano impianti cendo biogas, composto per di riciclo, che consentano il re-
problematici in funzione dei circa il 60% da metano, un gas cupero delle materie prime da
lunghi tempi di biodegradabi- serra più pericoloso della stes- reintrodurre nel ciclo produtti-
lità dei materiali. sa CO2 che costituisce il 30% vo, né a essere impiegati come
La discarica è il sistema di Per ogni kg di rifiuto viene combustibile nei termovalo-
smaltimento che comporta i emessa in atmosfera una quan- rizzatori per produrre energia
maggiori problemi ambientali, tità pari a 0,031 kg di metano, termica ed elettrica.
Europa AcegasAps
Rifiuti/anno Italia
(UE a 27 Stati membri) (dati 2011)
prodotti 252,5 milioni di tonnellate 32,5 milioni di tonnellate 165.914 tonnellate
prodotti a persona 503 Kg/abitante 536 Kg/abitante 618 Kg/abitante
14,95 milioni di
smaltiti nelle discariche 96 milioni di tonnellate 0 tonnellate
tonnellate
recupero energetico 5,2 milioni di 172.662 tonnellate
55,5 milioni di tonnellate
(termovalorizzazione) tonnellate 114,9 GWh energia prodotta
recupero di materiali 10,4 milioni di
101 milioni di tonnellate 80.103 tonnellate
(riciclaggio) tonnellate
percentuale raccolta differenziata 40% 32% 48,3%
13Portare i rifiuti ingombranti, pericolosi (ad es. batterie auto, vernici, oli usati) e tutti quelli previsti al centro di raccolta più vicino a casa o chiamare il numero telefonico preposto al ritiro gratuito di questi.
Come funziona
un termovalorizzatore
Elemento qualificante di un impianto di termo-
valorizzazione è la minimizzazione degli impatti rifiuti
sull’ambiente che esso genera: le più recenti tec-
nologie hanno reso le emissioni compatibili con
aree a elevata densità di popolazione (si pensi forno
all’impianto di Vienna, che si trova in città).
Tutto il rifiuto che non può essere recuperato sotto
forma di materia è però ancora caratterizzato da calore
una caratteristica fisica fondamentale: la capacità
di bruciare, generando quindi per autocombustio-
ne, energia sotto forma di calore. caldaia
I termovalorizzatori sono dunque impianti che
nascono con l’obiettivo di recuperare l’energia resi-
dua presente nei rifiuti. vapor e ACQUA
turbina
generatore
energia elettrica
L'autocombustione
dei rifiuti porta
alla produzione
di una quantità
ragguardevole
di energia
16OGNI GIORNO 600 TONNELLATE
DI RIFIUTI DIVENTANO ENERGIA
Padova ha un’esperienza consolidata nel campo delle emissioni inquinanti.
dello smaltimento dei rifiuti, storicamente la città Dal 2001, a conferma dell’ottimo lavoro svol-
si è distinta nel panorama nazionale per essere to, l’impianto è stato il primo di questo tipo in
una realtà all’avanguardia nella gestione sosteni- Italia a ottenere la certificazione Emas (Eco-
bile dei rifiuti. Management and Audit Scheme), che ne attesta
Sul fronte del riciclo di materie prime, già alla il contenuto impatto ambientale.
fine degli anni ‘70 è stata una delle prime in Italia Con la terza linea di termo utilizzazione, termina-
a sperimentare la raccolta differenziata dei rifiuti ta nel 2010, l’impianto ha raggiunto una capacità
mediante specifici contenitori stradali. Per quan- tale da soddisfare le esigenze di smaltimento dei
to riguarda il recupero energetico da smaltimen- 20 Comuni del bacino Padova 2 e la produzione
to di rifiuti solidi urbani l’esperienza di Padova è di 106 GWh di energia elettrica all’anno, pari al
stata pionieristica. consumo di energia elettrica di 80 mila abitanti.
Progettato e realizzato negli anni ’50 nel quartie- La terza linea è stata progettata con un sistema
re San Lazzaro, l’impianto di termovalorizzazione di trattamento fumi a tre stadi che garantisce la
di Padova entrò in funzione nel 1962. In Italia fu massima efficienza in termini di riduzione delle
il primo impianto in grado di utilizzare il calore emissioni in atmosfera.
prodotto dalla combustione dei rifiuti come fon- L’integrazione del medesimo sistema di tratta-
te per la produzione di energia elettrica. mento dei fumi è stato realizzato anche per le
Sul finire degli anni ‘60 fu completata la costru- linee 1 e 2.
zione della seconda linea di combustione. L’ottimizzazione del recupero energetico, l’affida-
L’impianto nel corso degli anni ha subito costan- bilità e continuità di esercizio e la semplicità di
ti lavori di miglioramento, per l’adeguamento a gestione sono gli obiettivi che AcegasAps inten-
normative sempre più restrittive per la riduzione de raggiungere.
17SERVIZI AMBIENTALI
CERTIFICATI
Dagli scarti possono nascere
nuove opportunità per attuare lo
sviluppo sostenibile.
L’impegno di AcegasAps è quello
di gestire in modo attento e
responsabile le proprie attività,
al fine di ridurre al minimo
l’impatto ambientale.
Un obiettivo realizzabile grazie
all’impiego delle più moderne
tecnologie e al costante
monitoraggio attraverso un
efficiente laboratorio ambientale.
Nel corso degli anni, AcegasAps
ha maturato un proprio sistema
di gestione ambientale che
consente:
• il rispetto delle
norme
ambientali in vigore;
• il controllo e la riduzione
del carico inquinante delle
emissioni in atmosfera, degli
scarichi idrici e dei rifiuti
prodotti;
• la protezione del suolo e
sottosuolo;
A testimonianza
dell’ottimo lavoro svolto, • la riduzione e il consumo di
energia a parità di servizio
AcegasAps ha ottenuto
erogato;
le certificazioni di qualità
per le proprie • l’attività di recupero energetico,
il riutilizzo e il riciclaggio dei
attività ambientali:
rifiuti;
Iso 14001 e Iso 9001
e la registrazione Emas • la destinazione in discarica
per il termovalorizzatore dei rifiuti non recuperabili,
rendendo innocuo ogni
di San Lazzaro
componente pericoloso.
18iQuaderni iServizi Speciale de iServizi Registrazione al Tribunale di Padova n. 1738 del 18.4.2001 Testi di Marco Gerometta e Chiara Crestani Direttore responsabile Maurizio Stefani Fotografie e grafica di Damiano Rotondi Editore AcegasAps SpA Trieste Vignette di Marco Frison Ristampa dicembre 2012 Illustrazione delle pagine centrali di Lucio Delconte Stampa Grafiche Gemma - Camposampiero PD
AcegasAps Sede Legale e Direzione Generale Via del Teatro, 5 34123 Trieste T +39 040.7793111 F +39 040.7793427 I www.acegas-aps.it E info.ts@acegas-aps.it Uffici Amministrativi, Reti e Impianti di Padova Corso Stati Uniti, 5/A 35127 Padova T +39 049.8280511 F +39 049.8701541 E info.pd@acegas-aps.it
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