ARCHIVISTICA III.0 Per una storia dell'archivistica informatica - DOTT.SSA SERENA FALLETTA

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ARCHIVISTICA III.0 Per una storia dell'archivistica informatica - DOTT.SSA SERENA FALLETTA
ARCHIVISTICA III.0
Per una storia dell'archivistica
         informatica
                       Parte III
     DOTT.SSA SERENA FALLETTA
ARCHIVISTICA III.0 Per una storia dell'archivistica informatica - DOTT.SSA SERENA FALLETTA
Il fattore X: l'eXtensible Markup
 Language

1995: portare SGML su Internet, mantenendone le potenzialità ma
  rendendolo al tempo stesso più semplice e manipolabile
1996: Working Group finalizzato a definire le specifiche di un nuovo
  subset
nasce l’eXtensible Markup Language, un metalinguaggio dalla sintassi
  semplificata, in grado di definire numerosi linguaggi associati per i
  link, i nomi dei tag, i fogli di stile e la descrizione di metainformazioni
ancora abbastanza acerbo
ARCHIVISTICA III.0 Per una storia dell'archivistica informatica - DOTT.SSA SERENA FALLETTA
XML: caratteristiche
a common syntax for expressive structure in data
Caratteristiche di XML:
•   Famiglia dei linguaggi dichiarativi SGML
•   Sviluppato dal W3C nel 1998
•   Elaborazione avanzata di HTML
•    Formato testuale: sia il markup che il testo sono stringhe di
    caratteri
•   Standard di pubblico dominio
•   Indipendente da Hardware o Software
•   Leggibile e archiviabile su qualsiasi supporto digitale, anche futuro
•   SPEED: velocità ma anche acronimo di Storing, Publishing and
    Exchanging Electronic Documents.
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XML: leggibilità
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XML e HTML

Come HTML, XML
• usa una codifica alfabetica
  internazionale (unicode – UTF‐8)
•   è indipendente dalla piattaforma,
    libero e gratuito (open source)
A differenza di HTML, XML
•  usa tag non predeterminati, ma
   definiti da chi intende codificare il
   documento
•   separa la struttura semantica del
    documento dalla sua
    rappresentazione
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XML: struttura. Elementi e attributi

PROLOGO: 
DOCUMENT INSTANCE

  Serena
  Falletta

ELEMENTI PADRI ED ELEMENTI FIGLI CHE POSSONO CONTENERE
   ATTRIBUTI: informazioni di secondo livello relative alle proprietà degli
   elementi
es. Serena Falletta
COMMENTI ignorati dal parser
( )
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XML: vantaggi

•   linguaggio di codifica flessibile alle esigenze degli studiosi
•   rende disponibile il testo integrale delle fonti
•   evidenzia partizioni e funzioni delle singole porzioni di testo
•   mantiene il contesto
•   meta-informazioni nascoste nell’output
•   schema gerarchico di regolarizzazione di nomi e cose
    notevoli
•    seleziona e ordina dinamicamente i contenuti (costruzione
    automatica di indici, liste, concordanze etc.)
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Cosa significa codificare in XML

analizzare una fonte informativa per individuare la struttura
  semantica con la quale sono organizzati i dati.
In base a tale struttura la fonte viene codificata = marcata

Possiamo usare XML per
u una fonte residente in un altro formato

u codificare informazioni nuove

In ogni caso, è possibile rappresentare i dati in
  qualsiasi modo per cui si ha a disposizione un file
  testuale intellegibile e riutilizzabile (output PDF,
  RTF, HTML etc.)
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XML: ulteriori vantaggi
ü   possibilità di mantenere l’integrità del testo, senza che esso
    subisca la rilevante perdita di informazioni propria
    dell’immissione dei dati all’interno di un database
ü   documenti autodescritti
ü   facile convertibilità a formati Web
ü   sintassi universale
ü   ripetibilità degli elementi, che permette strutture più flessibili,
    in linea col carattere semistrutturato della documentazione
    storica
ü   strutturazione gerarchica degli elementi
ü   produzione automatica del testo nel formato desiderato;
ü   la capacità di elaborare i metadati inseriti e di effettuare
    ricerche testuali
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XML: esperienze di utilizzo per la codifica dei
     dati archivistici – strumenti di corredo

Gli esempi più noti in Italia :

1.    la Guida generale degli Archivi di Stato italiani (Mibac-DGA):
      dal 2002 è stata avviata la realizzazione di una versione
      i n f o r m a t i c a i n X M L ( h t t p : / /
      www.guidageneralearchivistato.beniculturali.it/)
2.    gli Inventari degli archivi storici comunali del Lazio –
      P r o g e t t o R I n A S C o , ( h t t p : / /
      archivicomunali.lazio.beniculturali.it/ProgettoRinasco/)
3.    gli inventari degli archivi comunali toscani ‐ progetto AST,
      http://ast.signum.sns.it/
XML e la Guida Generale agli AS. La Storia

1. La Guida a stampa
2. Il primo progetto di
   automazione (SGML)
3. Il Sistema Guida
  generale degli Archivi
  di Stato italiani (XML-
  EAD)
4. Gli aggiornamenti

Cfr. P. Carucci. Sistema
Guida Generale degli Archivi
di Stato italiani, in «Archivi &
Computer», XIV, 2/04
XML e il Progetto RInASCo

1.    ricognizione degli
      inventari e selezione
      campioni rappresentativi
      delle diverse tipologie
2.    analisi e studio delle
      caratteristiche
3.    individuazione degli
      elementi strutturali
      significativi
4.    bozza di modello dati
5.    versione elettronica
6.    aggiustamenti
7.    output
XML e il Progetto AST
I sw per il lavoro archivistico e XML

Caratteristiche:
Ø database relazionali
Ø impianto descrittivo basato su ISAD e ISAAR
Ø XML formato di esportazione o importazione o
  conservazione dei dati
Questo genere di strumenti permette inoltre di
• codificare archivi di differente tipologia all’interno di un
  modello dati XML comune
• usare campi descrittivi riconducibili a quelli definiti dagli
  standard metodologici cui fanno riferimento gli archivi
• ricondurre gli elementi informativi all’interno di un’unica
• recuperare e raccogliere dati senza problemi tecnici di
  modifica di strutture preesistenti
Ispirazioni. Alcuni modelli di edizione digitale

Il panorama non è ancora maturo:
u assenza di pagine introduttive ad illustrazione del
    progetto
u trascrizioni articolate nel segno della libertà
    interpretativa
u riduzione al minimo di apparati e note
u impossibilità di reperire nomi e qualifiche del curatore
    o dei patrocinatori del progetto

u manca, per chi si occupa di documenti e soprattutto
  di quelli medievali, un modello scientifico e
  operativo prevalente
Ispirazioni. Fontes Civitatis Ratisponensis
Ispirazioni. Le Cartulaire blanc de Saint Denis
Ispirazioni. Le Cartulaire blanc de Saint Denis
Ispirazioni. Beowulf elettronico
Ispirazioni. Vercelli Book Digitale
Ispirazioni. Codice diplomatico Lombardia
Medievale
CDLM: scopo
http://www.lombardiabeniculturali.it/cdlm/

mettere progressivamente a disposizione degli studiosi
– riproponendo nella nuova forma digitale edizioni già
note, avviando nuovi cantieri, proseguendo nella ricerca
di materiali inediti o poco conosciuti –, in un unico
ambiente e con alcuni indispensabili strumenti di
ricerca, la documentazione d’archivio prodotta,
conservata e tramandata da chiese e monasteri
‘lombardi’ o proveniente (ma a noi giunta soprattutto
attraverso gli archivi di quelle stesse chiese e di quei
monasteri) dalle cancellerie delle massime autorità
politiche e religiose e dai comuni cittadini fra l’VIII e il
XII secolo
RECAP: ricerca in archivio e informatizzazione

nel campo delle fonti documentarie e degli archivi
  storici sedimentati l’informatica si applica ad
  attività di descrizione, valorizzazione e utilizzazione
  delle fonti
PROBLEMA: digitalizzazioni parziali e spesso poco
  omogenee
diverse tipologie di intervento:
- digitalizzazione di fonti documentarie
- creazione di archivi digitali per la ricerca
- informatizzazione degli strumenti di ricerca
Rapsodia della digitalizzazione

la messa a disposizione dei documenti è comunque rapsodica:
   soprattutto, rende evidente ed accentua il carattere
   puntiforme e tendenzialmente decontestualizzato che queste
   fonti assumono nel momento in cui vengono consultate. Si
   tratta, in definitiva, di iniziative che puntano a valorizzazioni di
   memorie locali: la scelta dei documenti da digitalizzare, anche
   per i costi che comporta, viene infatti quasi sempre effettuata
   in base a criteri non di tipo scientifico, ma intesi a soddisfare la
   coltivazione della memoria (che è un fenomeno in forte
   crescita, come testimonia anche la trasformazione dell’utenza
   che frequenta gli archivi) più che a favorire il lavoro di ricerca
   storica (che rimane, in ogni caso, una dimensione
   specialistica)”: tesori più che documenti d’archivio
Documenti, archivi digitali, metafonti di Andrea Zorzi
Dalla fonte alla metafonte

I due pilastri su cui poggia l’edificio testual-culturale
moderno – autorship e stabilità – sono stati garantiti nei
secoli da un carattere difficilmente discutibile: la
materialità della fonte. Qualunque progresso tecnico – si
pensi alla riproducibilità: diffusione della carta, stampa,
fotografia, microfilm – non ha fatto che ribadire il primato
dell’oggetto fisico. Queste tecnologie, per quanto
rivoluzionarie, non attuano il passaggio da uno stato
fisico all’altro
D. Fiormonte, Il documento immateriale, in Il documento
immateriale. Ricerca storica e nuovi linguaggi, in «L’Indice dei libri
del mese», Dossier 4 (maggio 2000), a cura di G. Abbatista e A.
Zorzi
Come cambia il concetto di risorsa storico-
 archivistica nell'era digitale
Metafonti o Metarisorse: non la semplice trascrizione
digitale dei documenti ma fonte arricchita da una
gamma di strumenti di indagine
• regesti
• inventari
• immagini
• saggi
• bibliografie
• database
• motori di ricerca
in grado di arricchire determinarne nuovi modi di
lettura e fruizione
Il concetto di metafonte

Jean-Philippe Genet - VII Congresso
Internazionale dell’Associazione History
and Computing (Bologna 1992):
dimensione intermedia, nella gerarchia
della documentazione storica, generata
dalla creazione di nuove fonti
- la questione delle fonti come veicolo
rappresentativo della realtà
Un salto indietro: la dottrina delle fonti di
Droysen
Gustav Droysen:
Ø quellen (fonti vere e proprie), a carattere
   intenzionale (mediate, monumenti), che hanno
   come fine la rappresentazione o il ricordo
Ø uberreste (avanzi): immediate, prive di intenti
   testimoniali

3 regole:
1) criterio dell’immediatezza delle fonti;
2) criterio della prossimità ad un evento;
3) la fonte non-scritta èpiù attendibile di quella scritta
Teoria delle fonti: documento/monumento

Importanza riconosciuta alle forme di trasmissione
Ø impossibilità di concepire un metodo scientifico per
    la classificazione delle fonti (Croce, Chabod)
Ø riconoscimento della natura monumentale di ogni
    documento (Focault, Le Goff)
Il documento è monumento. È il risultato dello sforzo
compiuto dalle società storiche per imporre al futuro,
volenti o nolenti, quella data immagine di se stesse (J.
Le Goff, Documento/monumento)
Riformulazione dell’odierno concetto di documento:
«Ogni entità fisica, di qualunque forma e materiale, in
cui siano registrate delle informazioni», G. Vigini
La Scuola delle Annales

•   fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre
•   profondo rinnovamento nel dibattito in
    corso
•   allargamento del campo delle fonti
•   storiografia concreta e             priva di
    condizionamenti schematici
•   contro una concezione della storia basata
    su una teoria ristretta delle fonti
•   riflessione sulle pratiche di
    conservazione, fissazione, ricostruzione e
    reintrepretazione della memoria storica
•   storia totale, fondata su una definizione
    aperta e potenzialmente illimitata delle
    fonti
Una rottura radicale

«Che cos’è infatti una risorsa se non la possibilità di dar
risposta a quesiti ed esigenze interamente riconducibili al
problema che lo storico, in un dato momento della sua
attività, si pone, e assai difficilmente riconducibili ad uno
standard?»

le risorse (o fonti, nel linguaggio più tradizionale degli
storici) non sono quello che risulta racchiuso in un
contenitore prestabilito e preordinato, fisico o virtuale, ma
ciò che lo storico individua come tale in relazione ad un
problema

R. Minuti, Internet e il mestiere di storico. Riflessioni sulle
incertezze di una mutazione, in «Cromohs», 6 (2001), pp. 1-75
Metafonti: domande e interrogativi

Se accettiamo l'idea della metafonte come oggetto
storico caratterizzato da provvisorietà, perennemente
allo stadio di semilavorato e sempre suscettibile di
mutamenti, ci dobbiamo chiedere:

1) come cambia il rapporto degli utilizzatori con le fonti digitali
o metafonti, nel modo di ricercarle, di utilizzarle e infine di
comunicarle?

2) Come si convive con i problemi della immaterialità,
dinamicità, fragilità, rischio di manipolazione dei documenti
digitali?

3) Quale sarà il destino delle fonti digitali? E di quelle
tradizionali?
Codifica digitale: un processo NON-NEUTRO

Il prodotto finale della codifica è qualcosa di ben
diverso da un facsimile del documento originario,
ovvero
è il risultato di un processo di elaborazione e
ricontestualizzazione assolutamente non-neutro, che
non ammette ingenuità

Come tutte le scienze sociali, ma forse con un po’ di
ritardo, la storia odierna passa dall’implicito all’esplicito.
La codificazione dei dati presuppone la loro definizione;
la loro definizione implica un certo numero di scelte e di
ipotesi tanto più coscienti in quanto bisogna pensarle in
funzione della logica di un programma
F. Furet, Il quantitativo in storia, in Fare storia. Temi e metodi della nuova
storiografia
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