È Alle Figlie di San Camillo l'arrivo della reliquia del beato Luigi Tezza. Il vescovo Napolioni: bello sperimentare i frutti della santità
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
Alle Figlie di San Camillo l’arrivo della reliquia del beato Luigi Tezza. Il vescovo Napolioni: «È bello sperimentare i frutti della santità»
Accompagnata dal canto e dalla preghiera la reliquia del beato Luigi Tezza ha fatto il suo ingresso nella cappella dell’istituto ospedaliero della Casa di Cura Figlie di San Camillo alle 15 di martedì 10 gennaio, accolta dai medici e dagli infermieri, dalle suore Camilliane dell’istituto e dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni, che ha presieduto la Santa Messa, concelebrata da padre Virginio Bebber, da don Giulio Brambilla, responsabile per la vita consacrata della diocesi, con il servizio all’altare del diacono Alex Malfasi. Il beato Luigi Tezza, insieme alla santa Giuditta Vannini, è stato il fondatore dell’istituto ospedaliero delle Figlie di San Camillo, che nel caso della struttura di Cremona, la seconda fondata dopo quella di Roma, opera da 130 anni in prima linea nell’assistenza e nella cura dei malati, e dopo numerosi anni si dimostra con fede e capacità, caposaldo fra le case di cura camilliane. Prima della Celebrazione Eucaristica, dopo l’arrivo della reliquia, la madre superiora dell’istituto Anna Ucci ha preso la parola, introducendo ai presenti la vita del beato fondatore di cui ha ripercorso i momenti più significativi della sua vita, ponendo particolare attenzione su quelli che l’hanno avvicinato all’assistenza dei poveri e dei malati fino all’incontro con santa Giuditta Vannini, spiegando quali sono gli insegnamenti che non solo ha lasciato, ma che ha dimostrato col proprio carisma,. «Mi sono commosso perché è bello essere un popolo di credenti umili e grati, è bello sperimentare i frutti della santità, è bello riconoscere il nostro bisogno di questi segni che al mondo possono apparire paradossali». Sono queste le parole che il vescovo Napolioni ha utilizzato per descrivere l’arrivo della reliquia. «Ma si fa festa ad un pezzo d’osso? O si fa festa per ogni corpo? Per ogni vita, per ogni frammento di vita umana che ospita la vita di Dio? Ogni briciola di esistenza è una briciola d’Eucaristia». Il Vescovo si è poi rivolto alle suore, ai medici e agli
infermieri, con particolare attenzione al loro operato, ha infatti richiamato l’insegnamento di San Camillo, sottolineando che bisogna «Essere accanto ai malati come una madre amorevole, con tenerezza, avendo cura della persona tutta intera. Quanto volte ci siamo fermati a riflettere su questo? – ha aggiunto – Quanto è bello poter dire che qui questo si sperimenta, si sperimenta l’amicizia, si sperimenta quella gamma di sentimenti e di relazioni di cui il Vangelo è portatore e di cui l’inno alla carità è programma. Il beato Luigi desiderava fare bene il bene, dunque professionalità e qualità del rapporto che si crea con la persona in difficoltà, la fantasia della carità». Ha poi concluso l’omelia che un monito: «Non dobbiamo temere il futuro se continuiamo a sperimentare che in ogni secolo il Signore ha suscitato uomini e donne profetici, incompresi dai contemporanei e poi riconosciuti come portatori di quelle scelte e quelle opere che corrispondevano davvero alla volontà di Dio e al bene dell’umanità, e allora tocca a noi adesso, tocca a noi far la nostra piccola parte e farla tutta, farla bene e farla con amore». Ascolta qui l’omelia iFrame is not supported! Il viaggio della reliquia del beato Luigi Tezza non si ferma, ma continua in nuovi luoghi e con nuovi appuntamenti. Da mercoledì 11 fino a venerdì 13 gennaio la reliquia sarà esposta per la venerazione pubblica sempre nella cappella della Casa di Cura Figlie di San Camillo e successivamente, il 14 gennaio, sarà portata in processione alle 17.30 nella vicina chiesa di S. Ambrogio, dove sarà celebrata una Messa alle 18 e dove resterà fino al giorno successivo, domenica 15, con altre due celebrazioni alle 8 e alle 10. La reliquia farà poi ritorno in cappella alle Figlie San Camillo dal 16 al 20 gennaio. Il 21 gennaio, invece, il reliquiario sarà trasferito
presso la casa di cura San Camillo, in via Mantova, dove resterà sino al 22 gennaio, con le Messe celebrate alle 17 di sabato e alle 10 di domenica. Quindi il rientro per un ultimo periodo di venerazione provata nella clinica di via Fabio Filzi, sino a martedi 24 gennaio. Mercoledì 25 alle 15, la Messa presso la cappella della casa di cura, presieduta dal vescovo emerito Dante Lafranconi prima che i resti del beato Luigi Tezza lascino la città alla volta di Brescia. Locandina con il programma cremonese della peregrinatio Castelverde ricorda mons. Gardinali nell’80° anniversario della morte del fondatore dell’Opera Pia “SS. Redentore”
In occasione dell’80° anniversario della scomparsa di mons. Pietro Gardinali, arciprete per quarantotto anni di Castagnino Secco e fondatore dell’Opera Pia SS. Redentore, giovedì 12 gennaio alle 21 si è tenuta la commemorazione nella chiesa parrocchiale di Castelverde.
La serata è stata introdotta da don Giuliano Vezzosi, parroco dell’unità pastorale “Madonna della Speranza” di cui fa parte la parrocchia di Castelverde: «La parrocchia di Castelverde – ha detto – ha voluto commemorare con questa serata la figura di monsignor Pietro Gardinali per dare risalto alla figura carismatica e profetica di questo sacerdote che già più di cento anni fa, insieme ad altri sacerdoti cremonesi ha dato origine a un’attenzione profonda alla società di allora e soprattutto ai più bisognosi». All’inizio della serata ha preso parola anche don Claudio Rasoli, presidente della Fondazione “Opera Pia Ss. Redentore” che ha espresso il suo pensiero riguardo la figura di mons. Gardinali: «Ciò che mi ha colpito della figura di monsignor Gardinali è sicuramente la capacità di leggere i bisogni del tempo e trovare delle soluzioni immediate». Il professor Matteo Morandi, storico locale, nella prima parte della serata ha letto il discorso scritto dal professor Giampietro Goffi, che non ha potuto presenziare, spiegando il contesto storico nel quale ha vissuto l’arciprete di Castagnino. Nella seconda parte della serata il professor Morandi ha illustrato i quarantotto anni in cui il sacerdote è stato parroco a Castagnino. «Don Pietro Gardinali ha rappresentato per la parrocchia un elemento particolarmente importante nella rifondazione di un’idea di comunità» ha sottolineato Il relatore. La serata è stata impreziosita anche da alcuni brani musicali per organo e tromba interpretati dai maestri Giorgio Scolari e Giuseppe Riccucci. Presenti tra il pubblico una delegazione dell’amministrazione comunale e alcuni sacerdoti che negli anni hanno prestato servizio preso la parrocchia di Castelverde.
Tra le iniziative in occasione della commemorazione di mons. Gardinali da sabato 14 gennaio sarà possibile visitare, nell’ingresso dell’RSA dell’Opera Pia una piccola mostra fotografica dedicata al sacerdote e curata da Danio Milanesi e domenica 15 gennaio, alle 10.30, nella chiesa di S. Archelao, mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, presiederà la celebrazione in suffragio. Il 15 gennaio al Maristella incontro con il pedagogista Giorgio Prada Il Gruppo Famiglia e il Gruppo scout Cremona 3 sono i protagonisti e i promotori del prossimo evento che l’unità pastorale “Madre di Speranza” di Cremona (San Bernardo, Borgo Loreto, Zaist e Maristella) propone a genitori, educatori, catechisti e insegnanti. Domenica 15 gennaio, alle 15.30, presso la chiesa dell’Immacolata Concezione, nel quartiere Maristella, il professor Giorgio Prada, scout, formatore e pedagogista, interverrà su “Genitori ed educatori alle prese con il compito appassionante e tremendo di tirar grandi i figli dopo il trauma del Covid”. All’evento sarà garantita l’assistenza ai bambini e ai ragazzi, che permetterà ai genitori una maggiore libertà di partecipare all’incontro.
Dal campetto di Cristo Re alla Nazionale: Gianluca Vialli, uomo vero e indimenticabile Sono passati ormai cinquant’anni da quando Gianluca Vialli calcava il campetto della parrocchia di Cristo Re, a Cremona. Tesserato nei Pulcini del Corona Calcio prima del grande salto nel “calcio dei grandi”, quel calcio che lo ha reso uno degli attaccanti italiani più importanti di sempre. Dalle giovanili del Pizzighettone alla Cremonese, con cui ha esordito in Serie C1 a sedici anni. Quattro anni in prima squadra, culminati con la promozione in Serie A, mai giocata con la maglia della sua città. Poi la Sampdoria, in cui fu protagonista dello Scudetto 1990-1991, la Champions League vinta da capitano della Juventus, i trofei continentali e le coppe nazionali con il Chelsea, la Nazionale italiana, prima da calciatore e poi da capo delegazione, al fianco dell’allenatore, amico fraterno e “gemello del gol” dai tempi di Genova, Roberto Mancini, con cui alza l’Europeo del 2021. Infine una pausa, annunciata lo scorso 14 dicembre, con l’obiettivo – raccontava in una nota – di utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il suo corpo a superare questa fase della malattia. Un cancro al pancreas con cui ha convissuto dal 2017. Gianluca Vialli è deceduto a Londra, la mattina del 6 gennaio, dopo anni sì di sofferenza, ma vissuti appieno, con forza e orgoglio. Una carriera da vero combattente, da vero vincente, in cui ha girato l’Europa e il Mondo, senza però mai dimenticare la Cremona che gli ha dato i natali e che lo ha cresciuto.
«Ricordo che ha cominciato a tirare i primi calci qui da noi, nel nostro campetto di fianco alla chiesa – spiega Giordano Nobile, presidente del Corona Calcio –. C’è grande dolore per un ragazzo di Cristo Re che se ne va, per un grande uomo, sempre disponibile per la città di Cremona e che non ha mai dimenticato da dove è partito». Un ricordo colmo di emozione, legato a una fotografia che lo stesso Vialli aveva lasciato con dedica agli amici di Cristo Re prima del trasferimento a Londra. «Resteranno sempre nel mio cuore, diceva la dedica. Ecco, Gianluca – conclude Nobile – questo vale altrettanto per noi: resterai per sempre nei nostri cuori». Al cordoglio per la scomparsa di Gianluca Vialli si aggiungono anche numerosi colleghi, amici, società sportive e addetti ai lavori. Tra i tanti, anche la società grigiorossa. Cordoglio espresso anche dal cav. Giovanni Arvedi: «A lui mi legano molti positivi ricordi sia del passato che del presente – si legge sul sito della società –. Non era solo un grande sportivo, giustamente tra i più amati, era anche un uomo con il quale sentivo di condividere quei valori che devono essere alla base dello sport come della vita e che lui ha sempre testimoniato ai più alti livelli». Un lato poco conosciuto di Gianluca Vialli, rispetto al suo rapporto con la fede, emerge dal libro Grazie A Dio – Giampaolo Mattei E I Campioni Del Calcio (edizioni Piemme 1999). Dicendosi cattolico, Vialli riconosce «di non essere così praticante come dovrei e vorrei». E prosegue: «Ma se anche non sono un praticante modello ritengo di essere credente vero». Particolarmente intenso il suo rapporto con la preghiera: «Prego ogni giorno. Non potrei avere fede senza la preghiera», racconta il calciatore cremonese, convinto che «è importante affrontare i problemi di oggi alla luce del Vangelo, dell’insegnamento di Cristo». Nell’intervista non manca neppure una domanda sulla testimonianza che può dare un calciatore cristiano. La risposta termina così: «Non ho la
presunzione di insegnare qualcosa in materia di fede. Spero di essere sempre ricordato come un giocatore serio, corretto e onesto». Cammino sinodale, alle parrocchie la scheda di supporto per il secondo “Cantiere di Betania” Il Cammino sinodale della Chiesa italiana prevede, al secondo anno, la realizzazione dei quattro “Cantieri di Betania”, definiti a livello nazionale. Si è arrivati i Diocesi al secondo di questi cantieri, quello “dell’ospitalità e della casa”, un percorso che, propone alle parrocchie, l’approfondimento sul tema della qualità delle relazioni all’interno delle comunità, ponendo l’accento sulla ricerca di un giusto equilibrio tra fraternità e missionarietà, e sull’attenzione verso la “casa comune”, come suggerito da Papa Francesco nella Laudato si’. Scarica la seconda scheda da usare in parrocchia Attraverso la proposta di una seconda scheda di supporto, il cammino sinodale offre occasioni concrete per il raggiungimento di questi obiettivi comunitari, per i quali le parrocchie e le unità pastorali della diocesi saranno chiamate a dialogare partendo da due pilastri della vita pastorale: la Parola e gli organismi di partecipazione ecclesiale. «Con questo secondo “Cantiere di Betania” si invitano tutte le comunità cristiane a riflettere sul proprio stile di
accoglienza dei fratelli – spiega don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per il clero e il coordinamento pastorale –. La preparazione di questa scheda farà da guida alle comunità, chiamate a fare un esame di coscienza sulla propria vita spirituale, offrendo loro momenti di ascolto e di riflessione». Per quanto riguarda il tema della Parola, una particolare attenzione sarà chiesta per la proposta del Giorno dell’Ascolto, una condivisione costante del dono del Vangelo, lanciata e sostenuta tre anni fa dal vescovo Napolioni. Gli organismi di partecipazione ecclesiale, tra i quali figurano i Consigli pastorali, parrocchiali e unitari, i Consigli per gli affari economici e i Consigli presbiterali, richiedono una riflessione sui ruoli specifici che ricoprono all’interno delle comunità. La Diocesi di Cremona, nel mezzo del suo cammino sinodale, attraverso la seconda scheda dedicata, offre l’occasione per verificare lo stato di salute di questi organismi, proponendo percorsi di confronto sulle prospettive di rinnovamento, ma anche per porre al centro del dialogo sinodale il rapporto e la collaborazione tra le comunità parrocchiali e unitarie dello stesso territorio. «Ci sarà modo anche di rinnovare alcuni di questi organismi – conclude Maccagni – i consigli pastorali, infatti, faranno fronte quest’anno alla scadenza del loro mandato quinquennale. Sarà un’ulteriore occasione di rivitalizzazione, affinché possano sempre più agire in favore della crescita delle comunità». Vai alla sezione dedicata al Sinodo con tutti i materiali
Castelverde, una serie di eventi per ricordare mons. Gardinali Giovedì 12 Gennaio ricorre l’80° anniversario della scomparsa di mons. Pietro Gardinali, arciprete di Castagnino Secco, ora Castelverde, per quarantotto anni (1895-1943) e fondatore, insieme al possidente Primo Ferrari, al medico condotto Ercolano Cappi ed altri illuminati laici cristiani, dell’Opera Pia SS. Redentore. Sacerdote di esemplari virtù cristiane, di infaticabile zelo apostolico, lasciò un segno indelebile nella comunità di Castagnino non solo dal punto di vista pastorale, ma anche caritativo e sociale. Fu anche sua l’intuizione di costruire un ospedale per malati cronici del territorio, forte della sua esperienza di vicario a Stagno Lombardo dove il parroco, don Ferdinando Mori, aveva fondato la locale casa di riposo. In occasione di questo importante anniversario, la parrocchia, in collaborazione con la Fondazione Opera Pia SS. Redentore, promuove una serie di eventi per ricordare questa fulgida figura di sacerdote. Giovedì 12 gennaio, nella chiesa parrocchiale di Castelverde, alle ore 21, si terrà un convegno di studi. Il dottor Gianpiero Goffi, già caporedattore del quotidiano “La Provincia” e appassionato di storia cremonese, delineerà il tempo storico in cui nacque e operò mons. Gardinali, ripercorrendo le tappe fondamentali di due grandi episcopati cremonesi: quello di mons. Geremia Bonomelli e quello di mons. Giovanni Cazzani. Il prof. Matteo Morandi, storico locale, illustrerà invece i quarantotto anni di parrocchialità del sacerdote. La serata sarà allietata anche da alcuni brani musicali a cura di Giorgio e Daniele Scolari. I partecipanti al convegno potranno poi ammirare, nell’aula Santa Cecilia attigua alla chiesa, una mostra di documenti e paramenti del tempo di mons. Gardinali.
Da sabato 14 gennaio sarà poi possibile visitare, nell’ingresso della Rsa dell’Opera Pia, una piccola mostra fotografica dedicata a Gardinali, curata da Danio Milanesi. Domenica 15, infine, nella chiesa parrocchiale di S. Archelao, a Castelverde, il cremonese mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara – Comacchio e abate di Pomposa, presiederà la Messa delle 10.30, impreziosita dai canti della corale parrocchiale, in suffragio del sacerdote. Subito dopo seguirà una preghiera e una benedizione sulla tomba di mons. Gardinali presso il cimitero locale. Tra le iniziative in cantiere per questo importante anniversario anche la pubblicazione di un libretto con gli interventi più importanti di questo prete che si è speso con generosità e intelligenza per il popolo di Dio. Biografia di mons. Pietro Gradinali Nato a Carpaneta Dosimo il 29 giugno 1866, don Pietro fu ordinato dal vescovo Bonomelli nella cappella privata del Palazzo Vescovile il 21 dicembre 1889. Fu inviato subito come vicario a Cignone, quindi fu trasferito a Stagno dove rimase fino alla promozione ad arciprete a Castagnino, nonostante avesse solo 29 anni. Grazie alla sua intraprendenza e alla collaborazione di valenti vicari, Gardinali trasformò il paese, segnato da tante difficoltà e divisioni, in una parrocchia modello. In occasione della Messa d’oro (31 marzo 1940) fu nominato Cameriere soprannumerario dal Papa Pio XII: una onorificenza che si accompagna a quella di Cavaliere del Regno d’Italia conferita nel 1932. Morì il 12 gennaio 1943 e fu sepolto nel cimitero del paese il 15 gennaio, dopo solenni esequie presiedute dal vicario foraneo nonché parroco della Cattedrale, mons. Carlo Boccazzi.
Il saluto di Cremona a Luca Vialli, «campione dell’esistenza»
Si è celebrata nella parrocchia di Cristo Re a Cremona la Santa Messa in suffragio di Gianluca Vialli, momento di preghiera voluto dalla famiglia nella parrocchia in cui l’ex campione e dirigente è nato e dove ha mosso i primi passi da calciatore in erba sul campetto della polisportiva Corona. A
presiedere la Messa è stato il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, con il vicario parrocchiale don Gianluigi Fontana, don Alberto Mangili, cappellano della Cremonese a concelebrare e il diacono Jacopo Mariotti a servire all’altare, alla presenza dei famigliari e degli amici, del sindaco Galimberti, e di una rappresentanza della US Cremonese, guidata dal patron Giovanni Arvedi. Nei primi banchi un gruppo di giovani calciatori in divisa grigiorossa, mentre atleti ed educatori del Corona calcio hanno partecipato seduti sull’altare. Tanti gli amici, gli ex compagni di squadra e i tifosi che hanno gremito la chiesa per l’ultimo saluto a Vialli, morto a 58 anni, dopo una lunga malattia, venerdì 6 gennaio a Londra, dove saranno celebrate le esequie in forma privata con la moglie e le figlie. «Perché non in Cattedrale? – chiede e si chiede il vescovo Napolioni introducendo la Messa di fronte a un’assemblea numerosissima, che ha riempito i posti in chiesa e anche la piazza del sagrato – Perché qui siamo in parrocchia, uniti gli uni agli altri. Qui – aggiunge con un riferimento agli altri defunti di cui si celebra il suffragio – il ricordo di Gianluca si unisce a quello di Roberto ed Enzo chiamati ad essere una sola famiglia, un solo popolo, una sola parrocchia». Tanti i ricordi che legano Vialli alla città di Cremona e in particolare alla parrocchia di Cristo Re, dove da bambino, il giovane Luca si trovava con gli amici a giocare e dove per la prima volta il suo talento fu notato dagli osservatori del Pizzighettone che lo misero in squadra. Da qui poi, a 13 anni, la chiamata della amata Cremonese per vestire la maglia grigiorossa, con cui esordì all’età di 16 anni nel mondo professionistico, dando il via ad una carriera costellata di successi, tra cui lo Scudetto con la Sampdoria, la Coppa dei Campioni con la Juventus, i trofei in campo e in panchina con il Chelsea, l’Europeo da dirigente della Nazionale italiana a fianco dell’amico Roberto Mancini. A ricordare i tanti momenti
di una lunga e bellissima carriera i compagni di tante gare, bandiere della Cremonese, della Sampdoria e della Juventus. Compagni e amici. Ai piedi dell’altare le divise di una carriera e un mazzo di fiori con la coccarda blucerchiata posata dai tifosi della Sampdoria giunti da Genova. «C’è tanto vangelo nelle storie di uomini e donne come Gianluca – riflette monsignor Napolioni nella sua omelia – Ha saputo giocare non solo le partite del campionato ma quella dell’esistenza, specie quando si è fatta dura. Questa è la grande lezione che Gianluca ci ha dato, perché amava talmente la vita da affrontare cosi con intelligenza matura e generosa le sue prove», con la forza di scegliere «di trasformare il male in bene, per sé e per le persone che amava». «In cielo – ha concluso l’omelia il vescovo Napolioni – si gioca senza sconfitte, classifiche e retrocessione, ma alla maniera dell’oratorio dove si tira per ore, ci si scambia di ruolo e non ci si stanca mai». Ora «Gianluca sta dicendo a tanti ragazzi un bel “seguitemi”: fatelo così lo sport, appassionatamente, non per soldi e carriera ma per dignità e bellezza dell’esistenza; e lo dice a noi che prima o poi facciamo tutti i conti con malattia e morte: seguitemi senza paura anche in quel sentiero stretto e doloroso, perché non ci impedisce di volerci bene, anzi spreme da noi ancora più amore». Al termine della celebrazione è stato l’ex compagno alla Cremonese Mario Montorfano, a leggere un saluto commosso, a Luca Vialli, a cui tutta l’assemblea, in piedi, ha risposto con un lungo applauso prima della benedizione finale del vescovo Napolioni che si è poi trattenuto per un saluto ai parenti, seguito da una lunga processione di amici, ex campioni del calcio e non solo, che hanno portato il loro saluto e il loro affetto ai famigliari nel ricordo di
Gianluca. iFrame is not supported! A fine agosto il pellegrinaggio diocesano in Turchia con il vescovo Partirà il prossimo febbraio l’itinerario 2023 “Finestre sul mondo”, promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale del tempo libero e dei pellegrinaggi con il supporto tecnico dell’agenzia viaggi e turismo Profilotours. Pellegrinaggi, viaggi ed escursioni giornaliere contrassegnano, da febbraio a dicembre, la ricca proposta che unisce fede e cultura. Tra le tante proposte da sottolineare in particolare il pellegrinaggio diocesano in Turchia, sulle tracce delle prime comunità cristiane, in programma dal 25 al 31 agosto e che sarà guidato dal vescovo Antonio Napolioni. Le iscrizioni sono già aperte presso l’agenzia Profilotours, con sede all’ingresso del Museo diocesano di Cremona, in piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria (tel. 0372-460592, email info@profilotours.it). Scarica la locandina con le proposte 2023 Il pellegrinaggio diocesano
«Il pellegrinaggio in Turchia rientra nella programmazione che ha interessato i programmi degli anni precedenti, come i pellegrinaggi in Russia e in Terra Santa – spiega don Roberto Rota, incaricato diocesano per la Pastorale del tempo libero e dei pellegrinaggi –. Essi costituiscono infatti un notevole fattore di arricchimento, grazie alla possibilità di accostamento alla storia della Chiesa d’oriente, dalle origini ai giorni nostri». La proposta prevede la visita alle città turche di Istanbul, Çanakkale, Troia, Smirne, Efeso, Pamukkale, Konya e Kayseri, e alla regione della Cappadocia, patria dei Padri Cappadoci e caratterizzata dalle città sotterranee progettate con intento strategico e di difesa dalle incursioni arabe. La quota di iscrizione è di 1.650 euro e comprende: il viaggio aereo in classe turistica Italia–Istanbul e Kayseri–Istanbul–Italia con voli di linea, l’alloggio in alberghi 4 stelle in camere doppia (singola con supplemento di 250 euro) con pensione completa, escursioni in pullman come da programma e con guida locale. Inoltre, al costo di 50 euro, è possibile prenotare il trasferimento per e dall’aeroporto in Italia. Per viaggiare sarà necessaria la carta d’identità valida per l’espatrio o il passaporto, entrambi con validità residua di almeno 6 mesi dalla data di partenza. Entro un mese dal viaggio è necessario far pervenire presso l’agenzia i dati anagrafici e gli estremi del documento che verrà utilizzato. Le altre proposte Oltre al pellegrinaggio in Turchia, sono davvero numerose e variegate le altre proposte nel programma del prossimo anno. «Ancora una volta – spiega don Rota – vengono proposti alcuni viaggi di turismo religioso, con l’intento di accostare la conoscenza di tradizioni religiose e culturali differenti dalle nostre, ma che possono comunque arricchire il nostro
bagaglio culturale e la nostra esperienza di fede». Non mancano naturalmente i pellegrinaggi in località simbolo della devozione a Maria come, ad esempio, i due pellegrinaggi a Lourdes, dal 17 al 19 maggio e dal 13 al 15 settembre, a Fatima e Santiago de Compostela, dal 22 al 26 settembre, a Cracovia e Czestochowa, dal 2 al 6 giugno, al Santuario di Laus, dal 30 giugno al 2 luglio. Dal 6 al 13 luglio, inoltre, è proposto un pellegrinaggio in Terra Santa, e dal dal 18 al 23 maggio a Cipro, sui passi di san Paolo e san Barnaba. Per quanto riguarda le mete italiane, le proposte riguardano Palermo (27 febbraio-4 marzo), in Calabria (dal 9 al 16 settembre). Si potrà anche volare in Marocco (17-26 aprile), in Egitto, nelle terre del Nilo (9-16 ottobre), in Grecia, alla scoperta di Atene, (6-9 novembre) e in Belgio, nelle località di Bruxelles, Bruges e Gand (4-7 dicembre). Tra le proposte anche alcune escursioni giornaliere: a Cervo, Albenga e Borgio Verezzi, in programma mercoledì 15 febbraio, ad Aosta e Fenis, il 29 marzo, nei luoghi di Giovanni Paolo I, Belluno, Canale d’Agordo e la diga del Vajont, il 17 maggio, al Santuario di Oropa e Biella, il 14 giugno, le escursioni lungo la via Francigena, a Sarzana, Pontremoli e Berceto, il 20 settembre, ad Alba e al Santuario di Vicoforte, mercoledì 18 ottobre. Gmg, le famiglie cremonesi “chiamate” a ospitare i
giovani di Salvador de Bahia Centinaia di migliaia di giovani, provenienti da tutto il mondo, si riuniranno, il prossimo agosto, a Lisbona, in occasione della Giornata mondiale della Gioventù. E tra loro ci saranno anche ventuno giovani della parrocchia brasiliana di Gesù Cristo Risorto di Salvador de Bahia, in cui presta servizio il sacerdote fidei donum cremonese don Davide Ferretti. In occasione di questo viaggio verso l’Europa, le ragazze e i ragazzi brasiliani faranno una tappa, l’ultima settimana di luglio, a Cremona, per un gemellaggio che darà ulteriore respiro all’impegno che in questi anni la Diocesi di Cremona sta portando avanti con il “Progetto Bahia”, che ha fatto di quella di Bahia la 222ª parrocchia cremonese. «Ormai da anni, anche nelle scuole, è naturale vedere gemellaggi e scambi interculturali. È sempre un’esperienza positiva, e lo sarà anche per questi giovani e per le famiglie». Così don Umberto Zanaboni, incaricato diocesano per la Pastorale missionaria. Il Centro missionario diocesano, in sinergia con la Pastorale giovanile, fa dunque appello alla generosità delle famiglie cremonesi, chiamate, ove possibile, ad accogliere e ospitare i giovani in arrivo dal Brasile. «Si tratta di prendersi carico di questi ragazzi per un’ospitalità che riguardi soprattutto il pernottamento – spiega don Zanaboni –. L’idea è poi quella di “impegnarli” in qualche gita alla scoperta di Cremona e dell’Italia, cercando di offrire loro la possibilità di stare insieme, di fare comunità, nell’arco delle giornate». Si auspicano visite alla città di Cremona, ai suoi musei e ai suoi luoghi di interesse, a qualche città vicina, ma anche vivendo esperienze in qualche oratorio in diocesi, per far toccare con mano ai giovani brasiliani le realtà parrocchiali. Nei prossimi mesi, saranno organizzati alcuni incontri online con le famiglie che sceglieranno di aderire alla proposta di
ospitalità, per tracciare le linee guida e prepararle in modo uniforme all’accoglienza di questi giovani. Per favorire la gestione logistica e organizzativa, sarà data precedenza alle famiglie residenti in città o nei dintorni più immediati. Per offrire la propria ospitalità, contattare l’Ufficio missionario, al numero 331-8363752 (don Umberto Zanaboni) o scrivendo all’indirizzo mail missioni@diocesidicremona.it. Gmg Lisbona, dalla FOCr tre proposte di viaggio Anche una delegazione cremonese ad Atakpamé per l’ordinazione episcopale di mons. Moïse Touho
Oltre 5mila persone hanno preso parte sabato 7 gennaio ad Atakpamé, in Togo, all’ordinazione episcopale di mons. Moïse Touho, don Mosè come tutti lo ricordano a Cremona dove studiò in Seminario tra il 1987 e il 1992. Dopo l’ordinazione diaconale conferita il 9 novembre 1991 dal vescovo Enrico Assi, fu ordinato sacerdote (con il vescovo ausiliare di Brescia Mario Olmi a sostituire il vescovo Assi dopo il malore) nella Cattedrale di Cremona il 27 giugno 1992 insieme ad altri due togolesi (don Anselmo Awlime e don Onorato Melessoussou) e don Claudio Rubagotti. Proprio il parroco di Casalmaggiore non ha voluto mancare all’importante giornata, volando in Africa insieme a don Enrico Trevisi, allora vicerettore del Seminario di Cremona. Mons. Moïse Touho, originario della diocesi di Atakpamé, ne è diventato vescovo dopo la nomina di Papa Francesco del 26 ottobre scorso. La Messa di ordinazione si è svolta nella piazza a fianco della Cattedrale di Atakpamé, intitolata a Nostra signora
della Trinità. Una celebrazione durata più di quattro ore tra preghiera, canti e danze. Oltre una decina i vescovi presenti, quelli del Togo e di altri Paesi vicini. Tantissimi i sacerdoti e davvero grande la partecipazione del popolo di Dio. Nell’omelia il metropolita, l’arcivescovo di Lomé mons. Nicodemo Anani Barrigah-Benissan (consacrante principale), che fu vescovo di Atakpamé e negli ultimi anni ne è stato amministratore apostolico, ha tracciato il profilo di pastore e vescovo proprio dal nome Mosè, rifacendosi alle caratteristiche del patriarca biblico, sottolineando in particolare il suo parlare faccia a faccia con Dio e il suo essere intercessore; ma anche ricordando il bastone con il quale aprì le acque del Mar Rosso, fece scaturire l’acqua e incoraggiò il popolo. Anche in questa occasione è stata espressa la riconoscenza di mons. Moïse Touho alla Diocesi di Cremona e al Seminario, sottolineata anche alla piccola delegazione cremonese presente. Mons. Touho è il quinto vescovo di Atakpamé, diocesi istituita ufficialmente nel 1964 con l’evangelizzazione iniziata nel 1987. Oggi conta una popolazione cattolica di circa 340mila persone. I sacerdoti sono 159 (diversi sono fidei donum in altri Paesi africani o in Europa); i seminaristi sono 104. Le parrocchie sul territorio diocesano sono 41, cui sono da aggiungere altre 12 comunità quasi parrocchie. Come quella, intitolata a sant’Omobono, visitata dalla delegazione cremonese: già da due anni vi si celebra in una prima struttura costruita anche grazie alle donazioni giunte dall’Italia. Profilo del vescovo Moïse Touho Mons. Moïse Touho è nato il 31 dicembre 1963 a Tomégbé, ha
studiato nel Seminario Maggiore di Saint-Gall dia Ouidah (Benin) e successivamente in quello di Cremona. Conclusi gli studi teologici è stato ordinazione diacono il 9 novembre 1991 dal vescovo Enrico Assi nella Cattedrale di Cremona, dove il 27 giugno 1992 divenne sacerdote insieme ad altri due confratelli togolesi (don Anselmo Awlime e don Onorato Melessoussou) e il cremonese don Claudio Rubagotti. Nei suoi anni di ministero ha svolto i seguenti incarichi: vicario parrocchiale a Blitta (1992-1993); parroco a Kpékplémé (1993-1994); segretario particolare dell’amministratore apostolico di Atakpamé mons. Julien Kouto (1994-1995); parroco di Blitta (1995-1998). Dal 1998 al 2000 è tornato nuovamente in Italia, a Roma, dove presso la Pontificia facoltà teologica Teresianum ha ottenuto la Licenza in Teologia Spirituale. Al rientro ad Atakpamé è stato incaricato del Centro di Spiritualità di Agbandi (2000-2002); amministratore di St. Augustin ad Agadji (2002-2017). Dal 2017 era parroco di St. François-Xavier a Badou, membro del Consiglio presbiterale e Vicario foraneo. Il 26 ottobre 2022 Papa Francesco l’ha scelto come vescovo di Atakpamé, dove è stato ordinato e si è insediato il 7 gennaio 2023. Studiò e fu ordinato a Cremona mons. Moïse Touho, scelto dal Papa come nuovo vescovo di Atakpamé
Puoi anche leggere