QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone

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QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
Riccardo Pirrone

 QUANDO TAFFO
SMETTE DI GIOCARE
 Diario di una quarantena
QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
© 2020 Baldini+Castoldi s.r.l. - Milano
Pubblicato in accordo con Grandi&Associati, Milano
isbn 978-88-9388-231-6

Prima edizione Baldini+Castoldi - La nave di Teseo marzo 2020

www.baldinicastoldi.it
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QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
Riccardo Pirrone
Quando Taffo smette di giocare
      Diario di una quarantena
QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
GENNAIO. PER FORTUNA NON SIAMO CINESI

È il 31 dicembre quando, per la prima volta nella mia vita,
sento parlare di Wuhan. Fino a quel giorno per me Uan
era il pupazzo di Bim Bum Bam.
   Cominciano ad arrivare dalla Cina notizie di strane
polmoniti in quella regione, ma a pochi interessa: tanto
sono lontani, ci dicevamo, sono in Cina.
   Durante la prima metà di gennaio, però, la notizia viene
ufficializzata e si comincia a dare un nome al virus che
aveva già contagiato decine e decine di persone. Pochi
giorni dopo, il ministero della Salute sconsiglia vivamente
di viaggiare da e per la Cina, ma possiamo dire che ormai
è troppo tardi.
   Già a partire dalla fine di gennaio, si registrano anche
da noi i primi casi di coronavirus, tutti provenienti dalla
Cina; ve la ricordate la famosa coppia di Roma trovata
positiva al Covid-19, no?
   Tuttavia, in Italia ci sentiamo ancora tranquilli, in fondo,
ci diciamo, si tratta “solo di cinesi”, l’italiano non è ancora
stato contagiato.

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QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
È proprio in questo periodo, però, che inizia a sviluppar-
si una certa avversione nei confronti dei cinesi stessi. Anzi
degli orientali, in generale. Si verificano casi di violenza, i
ristoranti cinesi sono costretti a chiudere perché nessuno
vuole più andarci, e ben presto la paura si trasforma in
odio, in razzismo… tanto per cambiare.

                FEBBRAIO. TUTTI VIROLOGI

A febbraio in Italia si vive nell’incertezza. In Cina era
iniziata la quarantena e già arrivavano le prime notizie
dei decessi. Ma questo virus era ancora troppo distante,
troppo lontano dalle nostre case per diventare un proble-
ma reale, nonostante l’Oms e il governo italiano avessero
già dichiarato lo stato di emergenza. Il 21 febbraio esce la
notizia che, nel Lodigiano, sono stati scoperti nuovi casi
di Covid e questa volta non sono cinesi.
   Comincia a nascere un po’ di timore: davvero questo
virus può contagiarci?
   In tanti cominciano a esprimersi sull’argomento, per-
ché di virologi è pieno il mondo: influencer, giornalisti,
opinionisti, soubrette. Non si parla d’altro, un po’ come
ora insomma.
   E se tutti cominciano a parlarne, anche i follower di
Taffo sono in fermento, tanto che ci chiedono di fare uno
dei nostri post.
   Forse, in questo clima di dubbio e paura, c’è bisogno
che qualcuno ci scherzi su, si sente la necessità di un po’
di sano black humor. Allora cerco di analizzare la situa-

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QUANDO TAFFO SMETTE DI GIOCARE - Diario di una quarantena Riccardo Pirrone
zione con occhio critico e mi rendo conto che c’è chi fa
dell’umorismo e chi è spaventato, ma la maggior parte delle
persone, all’epidemia, non ci vuole pensare.
   Così faccio un tweet con una negative advertising. In
pratica do dei consigli per diffondere il virus, ma nel far-
lo divulgo le pratiche prescritte dalle istituzioni per non
contagiarsi.
   Il tweet funziona, ma ho l’impressione che l’aria stia
cambiando.
   In quel momento mi trovo in Calabria, nel mio ultimo
viaggio prima della quarantena, per partecipare a un wor-
kshop durante la Settimana della Cultura istituita dall’Ac-
cademia dell’Arte di Reggio Calabria. Chiamo Alessandro
Taffo e gli dico: «Devi girare un video».
   C’è da dire che Alessandro non è affatto un imprendito-
re funebre, come tutti crediamo, è un attore. Ha sbagliato
tutto nella vita. Sorrentino, ci senti?
   Insomma, gli spiego quello che dovevamo dire, lui ci
mette del suo e in un attimo esce il comunicato ufficiale
di Taffo sul Coronavirus.
   Nel video, Alessandro Taffo parla del coronavirus. Ma
come?
   I follower volevano un post che descrivesse a modo
nostro il periodo, che disinnescasse l’ansia crescente e, in
un certo senso, si aspettavano la Taffo di sempre, col solito
black humor, l’ironia.
   Invece noi decidiamo di cambiare rotta. Crediamo che
quello non sia più il momento di scherzare su qualcosa che
stava effettivamente uccidendo le persone. Allora è lo stesso

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IL VIDEO DI ALESSANDRO TAFFO

                   QR CODE
                     VIDEO
Alessandro, nel video, a dire che la Taffo farà un passo in-
dietro. E lo farà perché è tempo di far parlare le istituzioni,
di chiarire quale fosse la vera entità del problema.
   In chiusura, alleggeriamo il video con una battuta:
«Colgo l’occasione per salutarvi e vi aspetto tutti il più
tardi possibile».
   Il video è un monito, è serio e testimonia la volontà di
una presa di coscienza.
   I nostri follower accolgono il video in maniera estrema-
mente positiva, apprezzano il cambio di stile comunicati-
vo e questo nostro primo passo verso un nuovo registro
linguistico, che poi abbiamo sviluppato durante tutta la
quarantena.

                   MARZO. IL LOCKDOWN

A marzo, il virus si diffonde soprattutto nel nord Italia e
cominciano a uscire fuori degli articoli, sulle testate gior-
nalistiche, in cui si asserisce che la Lombardia e altre 14
regioni diventeranno “Zona Rossa” e saranno messe in
quarantena. Eppure, nell’aria, si può già intuire che cosa
sta per succedere.
   Già dal 7 marzo il governo fa circolare il consiglio di stare
a casa e di uscire solo in caso di necessità, ma ancora non
c’è un decreto vero e proprio.
   Il 9 marzo, alle 22.00, arriva la notizia che tutta l’Italia è
diventata “Zona Protetta” e che tutti dobbiamo stare chiusi
in casa: è iniziato il lockdown.
   Siamo però convinti che le persone ancora non si rendano
conto della gravità della situazione, e, siccome comunicare

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è quello che sappiamo fare meglio, decidiamo di aiutarle
a modo nostro: utilizzando il black humor per aiutare le
istituzioni a diffondere il messaggio.

                PROVIAMO CON I DISEGNINI...
                      #IORESTOACASA

    Siamo i primi, tra le varie pagine social, gli influencer e
gli opinionisti, a sensibilizzare sul problema di quella che
di lì a poco sarebbe diventata una pandemia di proporzioni
inaudite.
    Il post raggiunge quasi 5 milioni di persone e ottiene più
di 32.000 like.
    Sotto al post, tra i commenti, iniziano anche delle di-
scussioni su chi è andato a sciare fregandosene di creare

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assembramenti. Infatti, nello stesso giorno in cui esce il
nostro post, alcuni impianti sciistici sono strapieni di gente.
   Il problema si crea però non solo a causa della noncu-
ranza e del mancato rispetto delle disposizioni del governo,
ma anche di un marketing aggressivo che pensa solo al
servizio/prodotto e non al consumatore.
   Quando la pubblicità social è totalmente distaccata dal
sentimento comune, quando le aziende non comprendo-
no il contesto temporale in cui operano, quando i brand
non si allineano ai bisogni umani – e non intendo quelli
materiali, ma le esigenze emotive e sociali –, si finisce col
fare promozioni e locandine di questo tipo...

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Come ho avuto modo di dire nel libro TAFFO. Ironia
della morte che uscirà il 16 luglio e di cui questo capitolo
è una specie di appendice:

  Alla base di ogni strategia di marketing c’è il brand. Ma i
  brand, con tutto il loro bagaglio di valori e con il loro ca-
  rattere ben definito, una volta approdati sui social network
  non appartengono più all’azienda che li ha creati e li ha fatti
  crescere. Diventano di tutti. Sui social vige l’anarchia.
  Le persone, gli utenti (che poi forse diventeranno clienti)
  credono davvero che i loro commenti, le loro recensioni e i
  loro like possano influenzare la reazione e l’atteggiamento
  di un brand nei confronti di un qualsiasi tema d’interesse
  pubblico.
  E hanno ragione.
  Le aziende che non si allineano con le opinioni dei clienti o
  che non si schierano, che non sposano mai una causa che gli
  sta a cuore, le aziende che non si mostrano trasparenti non
  riusciranno mai a creare delle relazioni online con gli utenti.
  I brand, come ho già avuto modo di dire, devono diventare
  delle persone e le persone hanno uno stile, un carattere, un
  tono di voce, hanno delle opinioni.
  Nessuno vuole parlare con dei loghi senza cuore.

   Il 9 marzo Giuseppe Conte firma il decreto per le
“Misure urgenti in materia di contenimento e gestione
dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ma quelle
disposizioni entrano in vigore soltanto dal 10 marzo e re-
steranno valide fino al 3 aprile. Questo provoca un esodo

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dal nord al sud. Tantissimi fuori sede, infatti, soprattutto
nella notte tra l’8 e il 9 marzo, cercano di prendere l’ultimo
Intercity in partenza dalla Stazione Centrale di Milano.
    Si arriva così a metà marzo. Il lockdown è iniziato da una
settimana e le persone hanno finalmente preso coscienza
della gravità della situazione.
    Al telegiornale, ogni giorno alle 18, passa il bollettino
riguardante i contagi e le vittime da Coronavirus, e proprio
in questo periodo si registra il numero più alto di ricoveri
in terapia intensiva: il sistema sanitario italiano è quasi al
collasso.
    A una crisi sanitaria senza precedenti si aggiungono
conseguenze economiche devastanti. Tante imprese si
ritrovano bloccate e costrette a chiudere, seguendo le di-
sposizioni del governo. Hanno bisogno di inventare nuovi
modi di lavorare. E si verifica anche un triste paradosso:
persino le agenzie funebri rischiano di soccombere.
    Gli operatori funebri si sentono letteralmente abban-
donati dalle istituzioni. Anche loro infatti vivono una
paralisi, ma questa volta per l’impossibilità di reperire i
dovuti dispositivi di protezione individuali (DPI), necessari
a garantire la sicurezza dei dipendenti, a stretto contatto
con le vittime del coronavirus.
    La situazione si fa sempre più critica: da un lato lo Stato
blocca alle frontiere gli approvvigionamenti di DPI, dall’al-
tro gli operatori del settore, tra cui la stessa Taffo, sono
costretti a tirarsi indietro di fronte ai casi più rischiosi di
recupero e trasporto. A cui si somma poi il costo dei servizi
e degli interventi, quasi quadruplicato per l’azienda a causa

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dell’aumento dei prezzi e della quantità di precauzioni da
prendere a tutela dei dipendenti.
    Tengono duro.
    Ma è chiaro che bisogna fare qualcosa, anche a livello
comunicativo, per cercare di dare una mano.
    I Ferragnez avevano lanciato una prima raccolta fondi
e noi facciamo lo stesso, perché nessun influencer mette
TAFFO in un angolo.
    Così organizziamo un fund-raising per lo Spallanzani di
Roma – Seppelliamo il Coronavirus. È un’operazione lampo
e in soli tre giorni riusciamo a raccogliere più di 14.000
euro. Del resto, di quei soldi c’era bisogno con urgenza:
servivano allo Spallanzani per aumentare i posti letto in
terapia intensiva e per comprare dei macchinari utili per
l’emergenza sanitaria.
    I nostri follower, ancora una volta, ci hanno dato fiducia,
donando senza pensarci due volte. Sentire la loro vicinanza
e il loro sostegno ci ha fatto molto piacere, è sempre bello
quando la community che abbiamo creato negli anni si
rivela attiva e solidale, soprattutto davanti a problemi ed
emergenze di questo tipo.
    Perciò grazie per aver creato insieme a noi questo bellis-
simo cortocircuito: un’agenzia funebre che crea una raccolta
fondi per aiutare le persone a non morire… assurdo, no?

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866 DONATORI E QUASI 14.000 EURO RACCOLTI,
L’OPERAZIONE È STATA UN PICCOLO SUCCESSO.
ANTONIO PROIETTI, RESPONSABILE BILANCIO
 ISTITUTO NAZIONALE MALATTIE INFETTIVE
      LAZZARO SPALLANZANI DI ROMA.
In quell’occasione Alessandro Taffo dichiara alla stampa:

  Speriamo che questa triste storia lasci in ognuno di noi
  delle nuove e sane abitudini, quelle che ci permetteranno
  di tutelare meglio noi stessi e la natura, perché la vita, così
  come la morte, in fondo, fa parte della natura.

   A metà marzo, il numero dei decessi non fa che salire
e il picco di contagi non accenna a diminuire; il timore
è ormai un sentimento comune così come lo è l’intolle-
ranza verso la quarantena, per il fatto di essere costretti
a rimanere a casa e per la privazione della propria libertà
personale.
   Tuttavia in questi giorni, mentre in tanti facevano
esperienza della pandemia, il popolo italiano dimostra che
restare uniti, anche a distanza, si poteva fare. E allora si
comincia a cantare: ogni giorno, alle 18, in tutta Italia, la
gente esce su terrazze e balconi per intonare di volta in
volta una canzone diversa, e c’è chi suona uno strumento,
chi monta gli amplificatori, chi canta a squarciagola, chi
stona… è un modo per sentirsi più vicini, per cercare di
farsi forza davanti a una situazione tanto tragica.
   I canti non sono un problema, ma anche in questo
frangente chiediamo un po’ di serietà.
   Ogni giorno le vittime sono più di 500 e per loro non
si possono celebrare funerali. Tanti muoiono da soli, in
stanze di ospedale o nelle loro case. E né familiari né amici
possono dire loro addio.
   Molte persone non solo vivono veramente la tragedia,
ma soffrono anche la perdita di amici e familiari e spe-

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rimentano sulla loro pelle le conseguenze del Covid-19,
rimanendo chiusi in casa.
   Per questo, scegliamo di fare un post in cui chiediamo
almeno un giorno di lutto nazionale per ricordare e dare
voce a tutte quelle persone che ormai una voce non ce
l’hanno più. Il messaggio è molto apprezzato soprattut-
to da chi proviene dalle zone più colpite, da Brescia e
dal Bergamasco. Infatti, forse chi abitava lontano da lì,
nonostante la quarantena, non poteva capire quanto la
situazione fosse grave.

            1 GIORNO DI #LUTTONAZIONALE

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In quei due mesi, insomma, noi di Taffo abbiamo
stravolto il nostro registro linguistico, facendo del nostro
meglio per essere vicini agli utenti, per far capire loro che
c’eravamo, ma non nel modo che si sarebbero aspettati.
   Abbiamo dimostrato che, quando il gioco si fa serio,
Taffo smette di giocare.
   La morte non poteva più essere un’entità astratta su
cui scherzare. Aveva ormai fatto visita a tantissimi italiani
e stava mettendo in ginocchio il nostro Paese, dopo aver
riempito i nostri ospedali. In tanti, in questi mesi, hanno
davvero visto la morte: chi in televisione con il bollettino
delle 18, chi sul balcone tra una canzone e l’altra, chi in
casa, nella propria vita, proprio accanto a sé. A oggi le
vittime sono state più di 34.000 e noi, nel nostro piccolo,
abbiamo voluto essere presenti in modo diverso.

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APRILE. NON È UNO SCHERZO

Arriviamo al primo aprile quando, dopo aver visto Salvini
recitare l’Eterno riposo in tv dalla D’Urso, non riusciamo
a trattenerci e ci uniamo in preghiera con moltissimi altri
per chiedere, noi, l’eterno riposo per alcuni programmi
televisivi decisamente inadeguati.
   Questo evento non poteva rimanere in sordina.

             UNIAMOCI TUTTI IN PREGHIERA.

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Per Pasqua scegliamo di realizzare un video, chiedendo
a tre donne di recitare delle parole legate al settore funebre,
per mandare un messaggio di speranza, di vita e di rinascita.
Perché, se è vero che a Pasqua si rinasce, lo faremo dalle
nostre ceneri.

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VIDEO DI PASQUA

Sappiamo che non è facile,
lo sappiamo bene.
Abbiamo visto con i nostri occhi e sentito con le nostre spalle
quanto fa male.
Abbiamo versato lacrime,
ogni volta consapevoli che non sarebbe stata l’ultima.
Ha provato ad affossarci,
ma lo stiamo seppellendo noi.
E dopo tanto lavoro,
verranno anche giorni gelidi di una crisi profonda.
Ma adesso è il momento di farsi forza,
di rimanere solidi come il marmo.
Se è vero che a Pasqua si rinasce,
lo faremo dalle nostre ceneri.
Siamo Italiani,
riusciamo ancora a cantare per stringerci da lontano.
Perché in fondo lo sappiamo,
riderne è l’unico modo per uscirne.

Buona Rinascita da Taffo Funeral Services!
Scritto a 2 mani da Giorgia Campogiani e Riccardo Pirrone
Voci Martina Elena Della Federica, Giorgia Campogiani e Barbara Villa

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                                     CANZONE
MAGGIO. POLITICI CHIACCHIERONI

E finalmente arriva il primo maggio. Sarebbe il momento di
celebrare la Festa dei Lavoratori, ma per molti italiani, che
il lavoro lo avevano perso o che si ritrovano forzatamente
in pausa, non c’è granché da festeggiare.
    In questi tre mesi, i politici ne hanno dette e fatte di
ogni tipo: Salvini che prima diceva di chiudere tutto, poi
di riaprire tutto, la Meloni che spargeva fake news sull’ap-
provazione del MES, il governatore del Veneto Zaia che
voleva riaprire tutto senza curarsi dei rischi, Renzi che dava
ultimatum senza senso al governo, Conte che annunciava
decreti senza firmarli, la Pivetti indagata per riciclaggio,
Zingaretti e le mascherine fantasma… allora per la Festa
dei Lavoratori decidiamo di mandare un messaggio a chi,
di lavoro, ne sa ben poco.
    Diciamo che è stata una nostra, personale, ultima palata
di terra alla classe politica…

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PER NOSTRA ESPERIENZA...
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