Personal Branding: donare per crescere - Su Linkedin e in Azienda

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Personal Branding: donare per crescere - Su Linkedin e in Azienda
Personal Branding: donare per crescere

                      Su Linkedin e in Azienda

Stefano Gelmetti
www.lemiepersone.it

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Personal Branding: donare per crescere - Su Linkedin e in Azienda
Indice
Introduzione ..................................................................................................................................................... 3
Personal Branding su Linkedin ..................................................................................................................... 4
   1 - Metti una foto professionale ............................................................................................................ 5
   2 - Scriviti un sommario semplice e comprensibile ........................................................................ 7
   3 - Personalizza l’URL del tuo profilo .................................................................................................. 8
   4 - Chiedi collegamenti.......................................................................................................................... 10
   5 - Scrivi post di lavoro e di valore .................................................................................................... 11
   6 - Non aspettare, ci vogliono anni .................................................................................................... 12
Personal Branding in azienda ..................................................................................................................... 13
   1 - Complimentati sinceramente con gli altri .................................................................................. 14
   2 - Porta soluzioni, non problemi ....................................................................................................... 15
   3 - Non avere paura di sbagliare, osa ................................................................................................ 16
   4 - Lavora per il successo altrui, apprezzalo, apprezzati ............................................................. 17
   5 - Mostra agli altri quello che fai ....................................................................................................... 18

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Personal Branding: donare per crescere - Su Linkedin e in Azienda
Introduzione

Hai meno di 40 anni? Devi fare personal branding su Linkedin e all’interno della tua azienda.

Curare la propria immagine e la propria reputazione sia on-line che off-line è oggi fondamentale
per tutti.

Penso che lo sia in particolare per i giovani: studenti universitari, neolaureati, professionisti alle
prime esperienze, neo-manager.

Devi diventare un brand, una personalità di valore e di riferimento per gli altri.

Il tuo brand è la conseguenza dei tuoi valori, delle tue scelte e delle tua azioni. Che si mostrano sia
on-line che off-line.

Il concetto di base è uno solo: prima devi donare valore agli altri, far crescere e migliorare
loro; dopo, come conseguenza, arriverà la tua reputazione positiva, il tuo personal
branding.

In questa guida trovi alcuni miei suggerimenti su come muoversi su Linkedin e in azienda per
migliorare la tua reputazione ed essere riconosciuto/a per la persona di valore che sei.

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Personal Branding su Linkedin

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Personal Branding: donare per crescere - Su Linkedin e in Azienda
1 - Metti una foto professionale

Curate la foto del vostro profilo Linkedin.

Da quando ho cominciato a pubblicare contenuti su Linkedin 6 mesi fa, ho ricevuto circa 20.000
richieste di collegamento da giovani professionisti, studenti universitari e neolaureati. Ho visto
profili di tutti i tipi con fotografie di tutti i tipi.

Ragazzi, nell’80% dei casi i vostri profili Linkedin hanno foto disastrose, che non vanno per niente
bene in un contesto business. Se su Linkedin state cercando l’opportunità di un colloquio dovete
porre molta più attenzione alla foto che utilizzate.

Curate la foto del vostro profilo Linkedin.

Foto che vi danneggiano nell’approcciare aziende mediamente strutturate, con quello che penso io
quando le vedo:

   •   Persona senza foto: ho voglia di conoscere uno senza faccia? Si vergogna di se stesso?
       Non ci siamo.
   •   Persona con corona d’alloro da festa di laurea: questa è proprio junior junior, sa ancora di
       latte, gli devo insegnare tutto, anche l’ABC su come presentarsi. Non ci siamo.
   •   Persona che sta brindando: questo pensa più a divertirsi che a lavorare, come si fa a
       presentarsi così su un social business? Non ci siamo.
   •   Persona con sfondo bucolico o location esterna tipo Duomo di Milano: questa pensa più
       fare gite che a lavorare. Non ci siamo.
   •   Persona con fidanzato/a, figli, animali, famiglia al seguito: questo ha sbagliato social. Non
       ci siamo.
   •   Foto del proprio cane/gatto: qui c’è qualcosa di fondo che non va. Non ci siamo.
   •   Ragazza in posa sexy: questa ha sbagliato social. Non ci siamo.
   •   Ragazzo palestrato che espone muscolatura: è il duale di quello sopra. Non ci siamo.
   •   Selfie fatto mentre si è in macchina: ma questo si fa la foto del profilo mentre guida? Sarà
       pure un venditore, però non ci siamo.
   •   Foto con sguardo incazzoso: questo mi porta problemi ancora prima di conoscerlo. Non ci
       siamo.

Mio consiglio: investite qualche decina di euro per farvi fare una bella foto business da un fotografo
professionista. Su Linkedin poi ve la giocate per almeno 5 anni.

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Foto in primo piano (faccia o mezzo busto) in ambiente chiuso stile ufficio o con sfondo neutro,
buona luminosità, abbigliamento business casual (no t-shirt, no canottierine), camicia con un po’ di
colore così risalta meglio sul profilo, sorriso.

E non mi dite che costa troppo. Per la mia foto di Linkedin sono andato dal mio fotografo di paese
(quello che fa le fototessere e gli album dei matrimoni), senza appuntamento, mi sono fatto fare 15
foto in alta risoluzione (e con due luci alla brutta) da cui ho scelto quella che vedi sul mio profilo.
Ho speso 35 euro.

Con la foto del profilo in un secondo dovete dimostrare di essere un potenziale giovane
collaboratore, serio, affidabile, con una solida formazione, voglia di fare e di imparare, carattere
positivo e solare.

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2 - Scriviti un sommario semplice e comprensibile

Il sommario di linkedin deve descriverti in modo semplice: Studente, Ricercatore, Venditore,
Product Manager, Tecnico, Digital Marketing specialist, .. Tutti devono capire quello che fai, non
solo quelli che operano nel tuo settore o che hanno fatto i tuoi stessi studi.

Quando ho iniziato a occuparmi di marketing sono partito come Product Manager.

La multinazionale per la quale lavoravo mi mette questa job description: Market Development
Manager. Motivo? Chi lancia i prodotti non si occupa tanto di prodotti ma sviluppa il mercato per
quella famiglia di prodotti. Bellissimo.

Cosa metto come sommario del mio profilo linkedin? Market Development Manager: la mia job
description ufficiale, quella del biglietto da visita.

Vengo contattato da un head hunter: dott. Gelmetti, cerchiamo un venditore, è interessato? No, mi
occupo di marketing, grazie. Tre mesi dopo. Altro head hunter. Stessa storia.

Ma che lavoro faccio? Il Product Manager o il Venditore?

Questi Head Hunter non capiscono niente! Invece avevano ragione loro. Quella descrizione
sembra quella di un venditore. Ero io ad aver commesso un errore madornale: mettere la mia job
description ufficiale come mio sommario Linkedin.

Le job description che avete sul biglietto da visita le capiscono solo le aziende che le inventano.
Esempio: Business excellence development manager. Cosa vuol dire? Chi ti capisce? Pensiamo
che gli altri capiscano il nostro linguaggio e la nostra cultura aziendale, il nostro slang. Non è così.

Volete proporvi su linkedin? Descrivetevi in modo semplice: Venditore, Responsabile marketing,
Direttore tecnico. In italiano. Lasciate le job description interne dove devono stare: all’interno della
vostra azienda.

Linkedin è il mondo là fuori. E là fuori si parla un’altra lingua, più semplice, da strada.

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Personal Branding: donare per crescere - Su Linkedin e in Azienda
3 - Personalizza l’URL del tuo profilo

Se il tuo profilo Linkedin è impostato come pubblico (e deve essere impostato come pubblico, se
no non ti serve a niente) ha un link (URL) che puoi condividere con gli altri.
Condividere dove? Nella firma della tua mail, nel tuo CV, nel tuo blog, etc.
Si tratta di un indirizzo che inizia con www.linkedin.com/in

Perché personalizzarlo?

Se non lo modifichi Linkedin di default ti mette un indirizzo del tipo www.linkedin.com/in/stefano-
gelmetti-12435d-3647-57689
Quel numero identificativo seriale alla fine fa brutto.
Sembra il numero di un carcerato.

Personalizza il tuo URL  Migliora la tua immagine social, è segno che curi i dettagli.

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Come faccio a modificarlo?

Come personalizzarlo?

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4 - Chiedi collegamenti

In Linkedin più persone collegate hai e meglio è. Chiedi costantemente collegamenti alle persone
come te e alle persone da cui vuoi farti notare per un futuro lavoro.

I collegamenti di primo livello sono quelli che leggeranno per primi i tuoi post, reagiranno ad essi, li
condivideranno e determineranno il tuo posizionamento e la tua visibilità.

Quanti ne devi avere? Tanti. Tanti quanti? Più di 10.000

Come si fa?

Chiedi almeno 20 collegamenti al giorno, tutti i giorni, senza mollare, per due anni.

Scrivi tanti post significativi, che siano d’aiuto ai tuoi collegamenti. Riceverai tante richieste di
collegamento a tua volta.

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5 - Scrivi post di lavoro e di valore

Il personal branding è una conseguenza del dono. Del tuo dono agli altri.

Devi scrivere tanti post e articoli che siano di interesse per le persone collegate a te e per le
persone verso le quali ti vuoi posizionare.

Solo contenuti legati al lavoro, originali, no copia incolla, no inoltra. Tutta roba scritta da te da zero.
Mi spiace, devi fari il mazzo anche qui, nessuna scorciatoia.
Poi mettici il cuore, deve uscire chi sei davvero e perché sei diverso dagli altri, perché dovrebbero
scegliere proprio te.

Sì, ma io sono giovane, cosa ho da dire?

Condividi le tue esperienze di studio, spiega come un certo tema che hai studiato potrebbe
applicarsi in azienda, racconta i tuoi colloqui di lavoro, le tue esperienze all’estero, racconta errori
che hai fatto e cosa hai imparato, i tuoi valori, condividi riassunti di ricerche, traduci ricerche
straniere, offri consigli ai manager su come parlare ai giovani … Pensaci bene, hai tanto da dire.

Ricorda: cose che possono interessare agli altri, di valore, in ambito lavorativo.

Ogni quanto postare? Almeno un post alla settimana.

Devo mettermi su un blog? No, i post e gli articoli scritti direttamente in Linkedin vanno benissimo.
Scrivi per le persone, non per gli algoritmi. Non farti tante menate sui trend topics e gli hashtag, se
quello che scrivi interessa fa il giro del mondo, va con le sue gambe.

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6 - Non aspettare, ci vogliono anni

Per costruirsi un network e posizionarsi nella mente della tua audience ci vogliono almeno due
anni. Un post alla volta, un collegamento alla volta.

Parti subito, quando sei ancora studente, appena puoi. Applicati con costanza e i risultati
arriveranno.

Dopo due anni, quando sarai laureato e in cerca del primo lavoro, o quando vorrai cambiare
lavoro, avrai un network importante, sarai un brand riconosciuto all’interno del tuo network e avrai
donato tanti contenuti di valore.

A questo punto, solo a questo punto, potrai mettere a frutto i tuoi sforzi.

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Personal Branding in azienda

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1 - Complimentati sinceramente con gli altri

Ottimo lavoro. Complimenti! Quante volte sentiamo queste parole in ufficio? Poco. Troppo poco.
Siamo tutti focalizzati sul raggiungimento degli obiettivi commerciali e sulla produttività. Questo ci
induce a far notare agli altri i lavori fatti male, le cose che non vanno, le cose da sistemare per
ottenere i risultati che ci siamo fissati. I lavori ben fatti vengono dati per scontati. Sei assunto per
fare un buon lavoro, è tuo dovere, è scontato. E’ vero. E’ però altrettanto vero che ognuno di noi ha
bisogno di essere apprezzato, riconosciuto, amato.
Cosa ci costa dire a un’altra Persona: Ottimo lavoro. Complimenti. ? Niente. Allora facciamolo.
Spesso. Tutti ne trarranno beneficio.
Chi riceve il complimento. Chi lo fa. L’organizzazione.
Come deve essere fatto un complimento per un buon lavoro?
Vero. Sincero. Specifico. Diretto. Senza secondi fini. Detto a voce o anche scritto via mail.

Mara, sono rimasto colpito dal modo in cui hai presentato il nuovo prodotto. Ottimo. Brava.
Ciro, sei riuscito a portare a casa quella trattativa nonostante tutte le difficoltà. Ottimo lavoro.
Lucia, ho apprezzato la tua puntualità nella consegna del lavoro. Molto bene.

Devi essere un manager per fare i complimenti per un lavoro ben fatto? No.
Anche se sei un neoassunto puoi fare complimenti, senza timore. Ai tuoi pari grado, a persone di
altri dipartimenti, a persone di livelli superiore al tuo. Ricorda però. Vero. Sincero. Specifico.
Diretto. Senza secondi fini.
Che benefici ottieni se ti complimenti sinceramente con gli altri?

    •   Fai sentire bene le altre persone
    •   Vieni riconosciuto come una persona positiva e che genera positività
    •   Ti senti meglio tu
    •   Porti il sole nella tua azienda

Controindicazioni? Nessuna.
Guardati intorno, osserva.
Ottimo lavoro. Complimenti!

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2 - Porta soluzioni, non problemi

Problema di business. Devi parlarne col capo. Capo c’è un problema: cosa facciamo? Il capo
pensa: non mi servi, non ho bisogno di uno che mi porta i problemi, arrivano da soli. Tira tu le
conseguenze. Alle mie persone suggerisco di fare così.
Andare dal capo di persona (no mail). Usare questo schema.
A) Capo c’è un problema (descrizione sintetica ma precisa).
B) Ci ho lavorato su e ho individuato queste possibili soluzioni: soluzione 1 (pro e contro),
soluzione 2 (pro e contro), soluzione 3 (pro e contro).
C) Io mi attiverei per portare avanti la soluzione 2. D) Concordi?
Possibili risposte: 80% Si (se è ragionevole e se ne occupa il collaboratore questa è la cosa più
semplice per il capo), 15% No facciamo la 1 (simile alla precedente), 5% No dobbiamo trovare
un’altra soluzione (improbabile perché: se sei bravo una delle tre va bene, se dice No poi il capo
deve sbattersi per trovare con te un’altra soluzione). Comunque vada avrai portato al tuo manager
non un problema ma tre possibili soluzioni, avrai proposto una tua scelta (propongo soluzione 2) e
ti sarai preso la responsabilità di portare avanti la soluzione in prima persona. Cosa pensa di te il
capo? Questo ha le palle. Se poi risolvi il problema: questo è in gamba. Se ripeti lo schema tante
volte e risolvi tanti problemi: questo è un leader, merita di crescere. Schema sperimentato più
volte. Da collaboratore e da manager. Funziona.
Semplice, no? Allora perché lo fanno in pochi?
Perché per trovare tre soluzioni ragionate bisogna essere bravi e lavorarci su, e tanto.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare.

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3 - Non avere paura di sbagliare, osa

Capo ho sbagliato: benissimo!

Sbaglia ancora e ancora e ancora e ancora. L’importante è che fai sempre errori diversi. Solo così
diventerai un professionista migliore, farai migliorare la nostra squadra, farai crescere la nostra
azienda.
Questo è quello che ripeto continuamente alle mie persone, questa è la prima cosa che dico
quando faccio la prima riunione con un nuovo team. Di solito mi guardano storto. Non capiscono.
Pensano che sono strano.
Chi fa, fa cose nuove, sbaglia per forza. Chi non fa, non fa cose nuove, non sbaglia mai.
Nel mercato vortiginoso di oggi chi non fa cose nuove, chi non innova metodi e processi è
destinato a scomparire.
Per sopravvivere e prosperare le aziende hanno bisogno di persone che hanno il coraggio di
proporre nuove idee e realizzarle, sbagliando spesso, imparando dai propri errori, quindi facendo
sempre errori diversi.
Questa cosa non viene naturale.
A scuola e all’università per anni siamo valutati in base al principio: sei bravo se fai zero errori.
Entrando in azienda siamo portati a seguire lo stesso principio. Negativo.
Per avere successo in un ambiente che cambia in continuazione bisogna invece rovesciare
l’equazione. Sei bravo se fai tanti errori, tutti diversi però. La produzione costante di errori diversi è
il segno che si sta facendo innovazione.
Ragazzi, sbagliate, sbagliate tanto, tutti i giorni. Però sono ammessi solo errori tutti diversi tra loro.
Sbagliare per credere.

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4 - Lavora per il successo altrui, apprezzalo, apprezzati

In quanti modi si può apprezzare una fetta di torta fatta in casa?

1) La fai tu, te la gusti, buona.

2) La fai tu, ne dai una fetta a tua figlia che se la gusta. Sei soddisfatto del piacere che hai donato
a tua figlia, sei appagato nel guardarla che si gusta la tua torta.

3) Ti metti lì con tua figlia, le insegni come si fa la torta, gli ingredienti, la ricetta, le mani sporche, si
leccano le dita, si inforna, si aspetta, il profumo, si fa raffreddare. Si mangia una fetta di torta
insieme. Ancora tiepida. Il gusto della torta, il gusto di aver insegnato a tua figlia come si fa la torta,
il gusto di mangiarla insieme.

4) Tua figlia ti chiede per la prima volta: papà posso fare la torta da sola? Certo. Prende lei gli
ingredienti, manca il burro, va da sola a comprarlo alla bottega vicino a casa, segue la ricetta,
sbaglia le dosi, la cottura non è perfetta, però la torta riesce. Non è buona come quella fatta
insieme però è accettabile, però l’ha fatta lei da sola. Gli occhi di tua figlia sono pieni di orgoglio.
La sua prima torta. Nessuna torta sarà più buona come questa per lei. Nessuna torta sarà più
emozionante di questa per te.

5) Sei mesi dopo. Pranzo di Natale. Tua figlia fa la torta per tutta la famiglia. Dopo aver fatto varie
torte da sola tua figlia adesso è esperta. Pere e cioccolato. Tutti apprezzano. Applausi alla
giovanissima pasticcera. Lei ringrazia. Ti guarda e dice: è stato mio papà a insegnarmi a fare le
torte. Un velo d’acqua ti bagna gli occhi.

I successi sul lavoro sono un po’ come le torte, ci sono tanti modi di gustarseli. La più grande
soddisfazione di un leader è il successo delle sue persone.

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5 - Mostra agli altri quello che fai

I tre ingredienti del successo in azienda? Fare. Far bene. Far sapere.
Più importante? Far sapere.
I primi due sono scontati: fare, non parlare, fare, in prima persona. Far bene, con impegno,
dedizione, curando i dettagli. Far sapere però è la cosa più importante e più trascurata.
Chi fa bene spesso pensa di essere notato in automatico o non ritiene opportuno farsi pubblicità da
solo. Negativo.
Gli altri in azienda, a partire dai tuoi capi, hanno una visione molto parziale di quello che fai. Arriva
si e no il 5%.
Ognuno è preso dai suoi problemi e dalle sue urgenze quotidiane. Dedica tempo in modo costante
e strutturato per far sapere quello che fai, che progetti stai portando avanti, cosa hai in programma
di fare. Butta tutto in una PPT e investi tempo a discuterla col capo, col capo del capo, con colleghi
e manager di altri dipartimenti.
L’obiettivo però non è l’autocelebrazione o l’autopromozione, L’obiettivo è donare. Donare un’idea,
un nuovo tool che stai usando, un nuovo approccio ai clienti, una best practice senza chiedere
niente in cambio.
Donare agli altri la possibilità di partecipare ai tuoi progetti se lo ritengono interessante, cogliere
spunti per migliorare il loro lavoro, condividere un percorso.
E se poi gli altri mi rubano l’idea, le slide, i semilavorati? Benissimo.
Avrai diffuso le tue idee in azienda, avrai contagiato positivamente, fari crescere l’organizzazione.
Nel tempo il frutto del tuo lavoro e il tuo talento saranno riconosciuti da molti. Ti tornerà indietro 10
volte quello che avrai donato. Autopromozione e visibilità come sottoprodotti del dono.

Far sapere per donare e non per autocelebrarsi. Donare per crescere.

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