LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
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Fondazione Nord Est
Osservatorio su Crescita, Competitività e Mercati internazionali
LE IMPRESE A
PARTECIPAZIONE ESTERA NEL
NORD EST
Giancarlo Corò, Università degli Studi di Venezia Ca’ Foscari
Marco Mutinelli, Università degli Studi di Brescia
Gianluca Toschi, Fondazione Nord EstLE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
Se appare scontato richiamare l’elevato grado di
apertura internazionale dell’economia del Nord
Est, più difficile è stabilire quale rapporto
quest’area abbia con gli investimenti diretti
esteri. In realtà, la presenza di imprese
multinazionali costituisce oggi una componente
fondamentale per rimanere agganciati
all’economia globale, tanto più di fronte
all’evoluzione delle tecnologie digitali e,
paradossalmente, anche alle tendenze
protezionistiche che stanno segnando le politiche
commerciali dei Paesi avanzati.
Un’organizzazione multinazionale consente
infatti alle imprese di diversificare e presidiare
direttamente i mercati di sbocco, accedere a
risorse specializzate da impiegare nelle diverse
fasi delle catene del valore, ottimizzare i flussi
di conoscenza e condividere il know-how
acquisito nelle aree in cui opera, sfruttandone al
meglio le economie di scala e di scopo. Tuttavia,
il timore è che l’impresa multinazionale,
potendo scegliere più facilmente dove orientare
investimenti e attività, adotti strategie di
arbitraggio fra territori, aumentando l’incertezza
su lavoro, fornitori, sviluppo locale. Questo
timore è accentuato nel caso di acquisizioni
estere di imprese nazionali, in quanto le funzioni
di controllo rimangono, per definizione, lontane
dal territorio.
Ma quanto è rilevante la presenza multinazionale
in Italia e nel Nord Est? Quanto è reale la
sensazione di una accelerazione delle
acquisizioni dall’estero e, soprattutto, degli
impatti negativi di tale processo?
La collaborazione attivata tra UniCredit e
l'Osservatorio Crescita, Competitività e Mercati
internazionali di Fondazione Nord Est di cui sono
responsabile si pone l'obiettivo di fare il punto su
queste questioni.
Nel primo dei due report che verranno pubblicati
nell'ambito della collaborazione attivata con
UniCredit, con Marco Mutinelli e Gianluca Toschi
proviamo a definire i contorni del fenomeno
delle imprese a partecipazione estera nel Nord
Est.
Giancarlo Corò
Luglio 2019
1LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
La posizione dell’Italia nello dei flussi netti di IDE nel primo semestre 2018 (-
41 per cento rispetto al primo semestre 2017),
scenario internazionale mentre a gennaio 2019 le prime stime disponibili
stimavano per l’intero 2018 un calo del 19 per
Nel complesso, gli ultimi trent’anni hanno visto cento dei flussi netti di IDE, rispetto al 2017, a
una straordinaria crescita dei flussi e degli stock causa di un vero e proprio crollo degli
di investimenti diretti esteri (IDE); nondimeno, investimenti verso i paesi industrializzati (-40 per
l’andamento di queste variabili si è fatto più cento) a fronte di un incremento modesto dei
erratico a partire dalla metà del 2008, con la flussi verso i paesi emergenti (+ 3 per cento). Va
deflagrazione della crisi finanziaria peraltro osservato come, a tale andamento,
internazionale. abbia contribuito in misura decisiva la riforma
fiscale adottata nel dicembre 2017 negli Stati
Gli ultimi 30 anni hanno visto una Uniti che ha spinto molte imprese multinazionali
straordinaria crescita degli IDE. (IMN) nordamericane a rimpatriare utili non
A partire dalla metà del 2008 l’andamento distribuiti delle partecipate estere, in particolare
degli stock di investimenti diretti esteri dall’Europa occidentale.1 Al netto di tale effetto,
(IDE) è diventato più erratico. il 2018 registrerebbe probabilmente una ripresa
dei flussi di IDE, dato che crescono sia il valore
Al crollo del 2008-2009 aveva fatto seguito il delle cross-border M&As (+19 per cento rispetto
recupero del 2010 e del 2011, che aveva al 2017), sia del valore aggregato dei progetti di
riportato i flussi di IDE su livelli simili alla media investimento greenfield annunciati nel corso
del periodo immediatamente antecedente la dell’anno (+29 per cento rispetto all’anno
crisi. Dopo un 2012 sostanzialmente stabile, pur precedente, nel quale si era peraltro registrato
se caratterizzato dal manifestarsi della crisi dei un livello relativamente modesto).
debiti sovrani, i flussi di IDE hanno subito un
ulteriore assestamento nel 2013-2014 e una L’Italia continua a caratterizzarsi per un
nuova ripresa nel 2015, raggiungendo un nuovo grado di integrazione multinazionale
massimo storico vicino a quota 2.000 miliardi di significativamente inferiore a quello dei
dollari. Il livello aggregato dei flussi mondiali di suoi maggiori partner europei.
IDE è rimasto elevato anche nel 2016 (pur se in
flessione del 3 per cento), mentre nel 2017 si è Le aspettative si confermano incerte anche per il
evidenziato un netto calo (-23 per cento). Questo 2019: i flussi netti verso i paesi avanzati
andamento erratico appare sostanzialmente dovrebbero tornare sui livelli normali, tenendo
determinato dalle forti escursioni degli conto dell’esaurirsi del rimpatrio degli utili non
investimenti cross-border verso i paesi distribuiti da parte delle IMN statunitensi, ma
industrializzati, mentre gli IDE verso i paesi in via segnali poco favorevoli giungono dall’involuzione
di sviluppo e le economie in transizione hanno del ciclo economico a livello globale, dalle
mostrato oscillazioni molto più contenute, conseguenze della Brexit e dal permanere delle
all’interno di un trend di crescita di lungo tensioni commerciali internazionali.
periodo, accelerata nel periodo pre-crisi e assai
più moderata nell’ultimo decennio. In questo contesto, e a dispetto di talune
narrazioni, il nostro Paese continua a
Le tendenze per il futuro appaiono di difficile caratterizzarsi per un grado di integrazione
previsione, date le forti incertezze e instabilità multinazionale significativamente inferiore a
che caratterizzano l’attuale contesto, quali la quello dei suoi maggiori partner europei sia sul
Brexit, la volontà di Trump di rinegoziare tutti gli lato degli investimenti diretti esteri (IDE) in
accordi commerciali, la persistente fragilità di uscita (all’estero), sia sul lato degli IDE in
alcuni mercati emergenti e i rischi geo-politici entrata (dall’estero). Secondo gli ultimi dati
dovuti al perdurare di conflitti regionali. A disponibili2, a fine 2017 il rapporto percentuale
giugno 2018 l’UNCTAD prevedeva per tale anno tra lo stock degli IDE in uscita e prodotto interno
una modesta ripresa dei flussi globali di IDE, lordo (PIL) era pari per l’Italia al 27,5 per cento,
sotto la spinta dalla ripresa economica dei paesi valore pari a circa il 60 per cento di quelli
avanzati. Tali previsioni sono state seccamente registrati da Germania (43,4 per cento) e Spagna
smentite nel giro di pochi mesi: in ottobre lo (45,5 per cento) e inferiore alla metà di quelli di
stesso UNCTAD rilevava un vero e proprio crollo Francia (56,1 per cento) e Regno Unito (58,3 per
1 2
Il rimpatrio degli utili non distribuiti delle partecipate UNCTAD – United Nations Conference on Trade and
estere rappresenta una componente negativa dei flussi in Development, World Investment Report 2018. Investment
uscita. Si osserva come nel 2018 il calo dei flussi in uscita and new Industrial Policies, United Nations, New York and
dagli Stati Uniti (-364 miliardi di dollari) superi addirittura il Geneva, 2018.
calo complessivo dei flussi mondiali (-324 miliardi di dollari).
2LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
cento). Anche sul lato degli investimenti Il posizionamento dell’Italia nelle graduatorie
dall’estero la posizione dell’Italia appare di competitività
modesta, come riflesso della persistente bassa
attrattività internazionale del Paese, almeno Il posizionamento trova riscontro nelle varie surveys e
comparativamente ai principali paesi graduatorie di competitività/attrattività condotte
annualmente dalle istituzioni internazionali, che in genere
competitors, con economie comparabili alla
relegano l’Italia in posizioni assai lontane rispetto a quelle
nostra. Il rapporto tra stock di IDE in entrata e in cui ci si aspetterebbe di trovare il nostro Paese. Ad
PIL (21,3 per cento nel 2017) rimane esempio, secondo il World Competitiveness Index 2017-2018
significativamente inferiore a quello degli altri del World Economic Forum, l’Italia risulta in 43a posizione su
grandi paesi europei (Germania 25,2 per cento, 137 paesi; l’Ease of Doing Business, indicatore di attrattività
Francia 33,8 per cento, Spagna 49 per cento e stilato della Banca Mondiale, colloca invece l’Italia nel 2018
in 46a posizione su 190 paesi. Tali posizionamenti appaiono
Regno Unito 59,5 per cento), pur avendo l’Italia
persino ingenerosi, se si considerano a tutto tondo la realtà
sfortunatamente “beneficiato” di una macroeconomica del Paese, la sua reale performance, il suo
significativa contrazione del PIL, che costituisce stato di sviluppo e il suo collocamento nello scacchiere
il denominatore dell’indicatore considerato. geopolitico ed economico internazionale. Per contro,
secondo lo FDI Confidence Index elaborato da AT Kerney, nel
2018 l’Italia è entrata nella top ten tra i 25 Paesi più
attrattivi al mondo per gli investimenti esteri, guadagnando
tre posizioni rispetto al 2017; il Nation Brands 2018,
elaborato dalla società di consulenza londinese Brand
Finance, colloca invece l’Italia in ottava posizione tra i most
valuable brands a livello mondiale. Un indice che sembra
riflettere con maggiore accuratezza rispetto ad altri non solo
i limiti, ma anche le potenzialità del sistema-paese è il
Global Attractiveness Index elaborato da The European
House, che nel 2018 posiziona l’Italia in 16a posizione su 144
paesi. Tale indice si propone in effetti di misurare il livello
di competitività e attrattività dei principali paesi superando
le criticità esistenti in altri indicatori, in particolare
attraverso l’uso più limitato possibile di survey (spesso poco
oggettive e scarsamente rappresentative), ponderazioni di
tipo soggettivo, dati disomogenei e indicatori relativi e pro-
capite (che non tengono conto della dimensione assoluta dei
paesi). Secondo questo indicatore, simile per costruzione e
significato al World Competitiveness Index3, il nostro Paese
presenta un potenziale medio-alto di attrazione, in leggero
miglioramento negli anni più recenti (nel 2014 era in
ventesima posizione) e un livello di sostenibilità medio. Le
principali debolezze del Paese restano legate all’elevato
grado di disoccupazione, all’insufficiente livello degli
investimenti e all’elevata pressione fiscale, accompagnata
da una variazione insoddisfacente del tasso di innovazione in
ICT e della produttività totale dei fattori. Le analisi di
sensibilità indicano inoltre che, anche ipotizzando un
azzeramento del divario Nord-Sud, l’Italia guadagnerebbe
solo due posizioni, passando dal 16° al 14° posto,
evidenziando che per entrare nella cerchia dei paesi ad alto
potenziale di attrattività sarebbe necessario intervenire su
fattori socio-economici di carattere nazionale.
3
L’indicatore è calcolato sulla base di 114 indicatori, indirettamente nella scelta di localizzazione di un’impresa e
raggruppati in 12 dimensioni. in quanto considera, oltre ai che più in generale rappresentano la competitività di un
fattori diretti di attrattività catturati nel dettaglio dall’indice singolo paese (quali ad esempio il quadro macroeconomico
Ease of Doing Business (quali tempi, costi e procedure per complessivo, la qualità delle infrastrutture, l’efficienza dei
avviare una nuova attività) anche fattori che ricadono mercati, il livello di maturità tecnologica, ecc.).
3LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
Per valutare la rilevanza delle IMN nel nostro L’internazionalizzazione delle
sistema economico è opportuno guardare ai dati
di struttura delle imprese a controllo estero imprese del Nord Est
residenti in Italia forniti dall’Istat.4 Secondo gli
ultimi dati disponibili, a fine 2016 le imprese a I dati Istat, che costituiscono il risultato di stime
controllo estero residenti in Italia erano 14.616, basate su una rilevazione campionaria, non sono
con oltre 1.313.000 dipendenti, un fatturato – al purtroppo resi disponibili in forma disaggregata
netto delle attività finanziarie e assicurative – di (per difetto di rappresentatività statistica) in
539,2 miliardi di euro e un valore aggiunto pari a base alla residenza territoriale delle imprese
113,2 miliardi di euro. Le imprese a controllo italiane con filiali all’estero e delle imprese
estero rappresentano solo lo 0,3 per cento delle italiane a controllo estero e non consentono
imprese attive in Italia, ma il loro peso sale al dunque di valutare la struttura e l’attività
7,9 per cento degli addetti, al 15,1 per cento in internazionale delle imprese lombarde coinvolte
termini di numero di valore aggiunto e al 18,3 nei processi di internazionalizzazione attiva e
per cento per fatturato. L’apporto delle imprese passiva.
al capitale estero sale ulteriormente con
riferimento al commercio estero (compete loro Il campo di osservazione della banca dati
oltre un quarto per cento delle esportazioni Reprint copre oggi tutti i settori di attività
nazionali e quasi la metà delle importazioni) e economica con la sola esclusione dei servizi
alla ricerca e sviluppo, ambito in cui esse pesano immobiliari e finanziari (banche,
per il 25,5 per cento della spesa totale in R&S di assicurazioni, altri servizi finanziari).
tutte le imprese italiane, con investimenti in R&S
per addetto quattro volte superiori per le Questa lacuna può fortunatamente essere in
imprese a controllo estero rispetto alle quelli buona parte colmata grazie alla banca dati
delle imprese a controllo nazionale. Va infine Reprint, frutto di un progetto di ricerca
rimarcato come le imprese a controllo estero pluriennale sviluppato da R&P in collaborazione
presentino performance di gran lunga migliori con il Politecnico di Milano e l’Università degli
rispetto a quelle delle imprese a capitale italiano Studi di Brescia. Tale banca dati, su cui si basano
anche in termini di valore aggiunto per addetto i rapporti “Italia Multinazionale” promossi
(86,2 contro 38,4 migliaia di euro), grazie anche dall’ICE, censisce le attività multinazionali delle
alle maggiori dimensioni medie di impresa (89,9 imprese italiane, dal lato sia delle imprese
addetti per impresa in media, contro 3,5 delle italiane con partecipazioni in imprese estere, sia
imprese domestiche); tuttavia anche a parità di delle imprese italiane partecipate da
dimensioni di impresa, il valore aggiunto per multinazionali estere, consentendo di misurare a
addetto per le grandi imprese a controllo estero livello disaggregato la numerosità delle imprese
supera di circa 16 punti percentuali quello delle coinvolte, la consistenza economica e le
grandi imprese a controllo nazionale (76,5 contro strutture geografiche e settoriali delle imprese
16,6 migliaia di euro). Molte verifiche empiriche partecipate6. Il campo di osservazione della
condotte internazionalmente confermano banca dati Reprint copre oggi tutti i settori di
peraltro come anche a parità di condizioni le attività economica con la sola esclusione dei
prestazioni economiche delle filiali delle IMN servizi immobiliari e finanziari (banche,
superino quelle delle imprese domestiche, grazie assicurazioni, altri servizi finanziari). Va
al contributo di maggiori competenze, osservato come, rispetto all’indagine Istat, la
tecnologie, capacità manageriali e ai vantaggi di banca dati Reprint, pur soffrendo
scala e di network.5 inevitabilmente di qualche limite di comple-
tezza, soprattutto in riferimento alle attività
estere delle imprese di minori dimensioni, abbia
per contro il pregio di censire non solo le
partecipazioni di controllo, ma anche le parteci-
pazioni paritarie e di minoranza, le quali
rappresentano una fetta non trascurabile del
fenomeno, soprattutto in riferimento ai processi
4
Istat, Struttura e competitività delle imprese Zanfei A., Multinational Firms, Innovation and Productivity,
multinazionali. Anno 2016, Roma, 9 novembre 2018. Cheltenham: Edward Elgar, 2006.
5 6
Görg H., Strobl E., Multinational Companies and Si rimanda il lettore interessato ad approfondire la
Productivity Spillovers: a Meta-analysis, in “Economic metodologia alla base della costruzione e dell’aggiornamento
Journal”, 111, 475: 723-739, 2001; Barba Navaretti G., della banca dati Reprint al più recente Rapporto “Italia
Venables A., Multinational firms in the world economy, Multinazionale” (Mariotti M. e Mutinelli M., Italia Multina-
Princeton: Princeton University Press, 2004; Castellani D., zionale 2019, ICE, Roma, 2019), disponibile online
(www.ice.it).
4LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
di internazionalizzazione delle piccole e medie Il riferimento alla presenza di multinazionali
imprese.
Le diverse variabili relative Le diverse variabili relative alla
all’internazionalizzazione attiva del sistema internazionalizzazione assegnano al Nord
delle imprese (esportazioni e partecipazioni in Est un peso sull’economia nazionale ben
imprese estere) assegnano al Nord Est un peso superiore a quello che spetta alla
sull’economia nazionale in genere ben superiore macroregione in relazione ad altre variabili.
a quello che spetta alla macroregione in
relazione alle variabili demografiche e ad altre estere sul territorio, il peso del Nord Est appare
variabili economiche. Secondo i dati più recenti invece allineato all’importanza complessiva
disponibili (Fig. 1), le tre regioni considerate dell’area sull’economia italiana. In particolare, a
(Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia fine 2017 erano attive nelle tre regioni
Giulia) ospitano nel complesso l’11,9 per cento considerate 2.100 imprese partecipate da IMN
della popolazione residente in Italia; il loro peso estere, pari al 14,7 per cento di tutte le imprese
è invece pari al 12,8 per cento del totale a partecipazione estera attive in Italia, con
nazionale in relazione al numero di imprese 162.139 dipendenti (il 12 per cento del totale
attive e al 14,2 per cento in funzione del numero nazionale) e un fatturato di 61,3 miliardi di euro
di addetti, mentre in termini di valore aggiunto il (10 per cento del totale nazionale). Tali dati
peso dell’area è pari al 14 per cento. Il peso del riguardano le partecipazioni di qualsiasi
Nord Est sale al 18,9 per cento del totale tipologia, ovvero sia le imprese controllate dalla
nazionale in relazione alle esportazioni e al 19,6
multinazionale estera investitrice, sia le imprese
per cento in relazione al numero di imprese oggetto di partecipazione paritaria o di
partecipate all’estero, mentre guardando al minoranza qualificata.
numero di dipendenti delle partecipate estere il
peso si attesta al 16,3%.
5LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
Figura 1 – Indicatori demografici e di Fonte: elaborazioni su dati Istat e banca dati
internazionalizzazione per il Nord Est Reprint
Popolazione residente (al 1.1.2018) 11,9%
Imprese attive (al 31.12.2016) 12,8%
Addetti delle imprese attive (al 31.12.2016) 14,2%
Valore aggiunto a prezzi correnti (2017) 14,0%
Se si considerano le sole partecipazioni di
controllo, a fine 2017 le impreseEsportazioni
a controllo(2018) 18,9%
estero con sede nel Nord Est erano 1.850,
Importazioni
con 141.820 dipendenti e un fatturato di (2018) 15,3%
54,5 miliardi di euro.
Imprese partecipate all'estero (al 31.12.2017) 19,6%
Addetti delle imprese partecipate all'estero (al 31.12.2017) 16,3%
Imprese a partecipazione estera (al 31.12.2017) 14,7%
Addetti delle imprese a partecipazione estera (al 31.12.2017) 12,0%
0% 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 18% 20%
Restringendo l’attenzione alle sole Va osservato come i dati di dipendenti e
partecipazioni di controllo, a fine 2017 le fatturato siano disponibili solo a livello di
imprese a controllo estero con sede nel Nord Est impresa e non di unità locale;
erano 1.850, con 141.820 dipendenti e un conseguentemente, essi sono interamente
fatturato di 54,5 miliardi di euro; tali dati attribuiti all’unità territoriale ove è localizzata
corrispondono rispettivamente al 14,5 per cento, la sede principale dell’impresa partecipate. Ciò
al 10,9 per cento e al 9,1 per cento del totale induce qualche distorsione nell’analisi
nazionale. territoriale, dato che molte imprese a
partecipazione estera dispongono di attività
operative in più regioni. La distorsione è
particolarmente rilevante per la Lombardia, ove
hanno sede molte tra le imprese a
partecipazione estera di maggiori dimensioni,
che dispongono di attività anche consistenti in
altre regioni italiane (esistono anche imprese con
sede in altre regioni e unità locali in Lombardia,
ma questa situazione è assai meno frequente
della prima.
6LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST Tabella 1 - Le partecipazioni estere nel Nord Est, Fonte: banca dati Reprint al 31 dicembre 2017 Peraltro, è giusto anche sottolineare come Tendenze e struttura settoriale l’attribuzione integrale dei dati di dipendenti e fatturato delle imprese partecipate in funzione della presenza multinazionale nel della localizzazione delle sedi principale finisca Nord Est comunque per “premiare” i siti ove, nelle imprese plurilocalizzate, sono ospitate le attività La Tabella 2 illustra l’andamento delle principali di maggiore spessore strategico (headquarters, variabili relative alle imprese a partecipazione ricerca e sviluppo, ecc.). estera del Nord Est nel periodo compreso tra Nel caso del Nord Est, la distorsione non appare l’inizio del 2012 e l’inizio del 2018. In tal modo, di dimensioni tali da modificare in misura essa fornisce un interessante quadro per l’analisi significativa il quadro delineato, con la parziale di quanto è avvenuto su questo fronte in questo eccezione del settore del commercio al periodo importante, caratterizzato dal persistere dettaglio. degli effetti della crisi economica. 7
LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
La dinamica delle partecipazioni estere in Italia Va inoltre osservato come negli ultimi anni, pur
ha registrato a partire dalla seconda parte del continuando inevitabilmente le acquisizioni a
2013 una forte inversione di tendenza, che ha rappresentare la modalità prevalente di
interrotto il trend negativo che aveva investimento delle IMN in Italia, così come
caratterizzato i quattro anni precedenti, a fronte avviene negli altri Paesi industrializzati, si sia
dagli effetti della crisi economica e della registrata nel nostro Paese una certa ripresa
progressiva perdita di fiducia della comunità anche delle iniziative greenfield, che si erano
economica internazionale nei confronti del progressivamente rarefatte già prima della crisi e
nostro Paese. La ripresa degli investimenti esteri praticamente azzerate nel periodo immediata-
– e in particolare delle operazioni di cross-border mente precedente quello in questa sede
M&A – in atto dalla seconda metà del 2013 è considerato (2009-2012).
proseguita peraltro anche nel corso del 2018 e
nei primi mesi del 2019, facendo sì che le In Italia, così come avviene negli altri Paesi
variabili aggregate di consistenza delle industrializzati, si è registrata una certa
partecipazioni estere considerate nella nostra ripresa anche delle iniziative greenfield.
analisi, recuperassero interamente quanto perso
in precedenza fino a portarsi su valori superiori a Per quanto riguarda le attività manifatturiere si
quelli pre-crisi. L’andamento del periodo più tratta per lo più di unità di piccole dimensioni,
recente mostra peraltro come la crisi economica ma talvolta di notevole valenza strategica,
e finanziaria da cui il nostro paese sta ancora riguardanti attività a elevata intensità
oggi faticando ad uscire non abbia determinato tecnologica e manageriale. Nel settore terziario
alcuna “fuga dall’Italia” da parte delle IMN che si non mancano invece le iniziative di ampio
erano insediate nel Paese, che anzi hanno ripreso respiro, con ricadute occupazionali talvolta
ad investirvi in misura significativa. importanti. Anche nel Nord Est si sono registrate
Questa ripresa ha interessato anche il Nord Est, alcune interessanti iniziative di investimento
greenfield, soprattutto da parte di investitori già
La ripresa degli investimenti esteri in atto insediati nell’area che hanno ampliato l’attività
dalla seconda metà del 2013 è proseguita delle loro imprese creando nuove e più funzionali
peraltro anche nel corso del 2018 e nei primi unità operative.
mesi del 2019.
che anzi registra un incremento delle diverse
variabili superiore alla media nazionale. Tra la
fine del 2011 e la fine del 2017 il numero delle
imprese partecipate da IMN estere con sede
principale nelle tre regioni considerate è
cresciuto del 20,6 per cento (+17,7 per cento il
dato nazionale), mentre il numero dei loro
dipendenti è cresciuto del 30,2 per cento (contro
+16,2 per cento) e il fatturato del 28 per cento
(contro +5,8 per cento).
Dinamiche non dissimili si registrano
considerando le sole partecipazioni di controllo,
che nel Nord Est registrano una crescita del 20,1
per cento in relazione al numero di imprese
partecipate, del 27, 2 per cento in relazione al
numero di dipendenti e del 27,6 per cento in
relazione al fatturato.
8LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
Tabella 2 - Evoluzione delle partecipazioni Fonte: banca dati Reprint
estere nel Nord Est, 2011-2017
Le tabelle 3 e 4 evidenziano la ripartizione delle
imprese a partecipazione estera con sede nel
Nord Est e dei relativi dipendenti in funzione dei
diversi settori di attività, evidenziando anche
l’incidenza sul totale nazionale.
L’incidenza del Nord Est sul totale nazionale
cresce nell’industria manifatturiera,
raggiungendo il 17,4% in relazione al
numero di imprese partecipate e il 14,7%
dei loro dipendenti.
Balza subito all’occhio come l’incidenza del Nord
Est sul totale nazionale cresca significativamente
nell’industria manifatturiera, raggiungendo il
17,4 per cento in relazione al numero di imprese
partecipate e il 14,7 per cento dei loro
dipendenti. Incidenze ancora più elevate si
registrano in alcuni settori di specializzazione del
territorio, in particolare in alcuni settori
tradizionali del made in Italy (cuoio e calzature,
mobili, altre industrie manifatturiere), nella
metalmeccanica e nell’elettromeccanica, mentre
le incidenze più basse si registrano nel settore
petrolifero, nella filiera chimico-farmaceutica e
nei mezzi di trasporto.
9LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST Tabella 3 - Imprese a partecipazione estera nel Nord Est, per settore, al 31.12.2017 L’incidenza del Nord Est sul totale nazionale scende invece significativamente nelle utilities, nelle costruzioni e nei servizi, dove con riferimento al numero dei dipendenti delle imprese partecipate rimane sempre e talvolta ampiamente al di sotto del 10 per cento. Fonte: banca dati Reprint 10
LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
Tabella 4 – Dipendenti delle imprese a
partecipazione estera nel Nord Est, per settore,
al 31.12.2017
tecnologica e/o commerciale e tendono a
radicarsi nei mercati di insediamento per poter
In sintesi, emerge una forte coerenza tra le dispiegare al meglio il potenziale delle attività
specializzazioni territoriali del territorio e la oggetto di acquisizione.
presenza delle IMN come peraltro anche per
l’attività multinazionale delle imprese locali. L’estensione e la qualità del comparto delle IMN
Come avviene nelle maggiori economie avanzate, appare dunque un fattore sempre più decisivo ai
i settori in cui maggiore è la presenza delle fini della competitività di un territorio e delle
multinazionali estere sono gli stessi in cui sue potenzialità di crescita. Da un lato, gli
maggiore è la proiezione internazionale delle investimenti all’estero in attività industriali,
imprese locali. commerciali e di servizio delle imprese indigene
I modelli di insediamento delle IMN nei paesi consentono loro di insediarsi stabilmente sui
avanzati vedono in generale prediligere gli principali mercati di sbocco e di accedere a
investimenti che combinano elementi di natura risorse privilegiate, rendendo le proprie strutture
market seeking ad elementi di natura assets aziendali più efficienti e reattive al mutare della
seeking: ovvero le IMN investono nei mercati a
più elevato potenziale scegliendo imprese con
una forte dotazione di assets di natura
Fonte: banca dati Reprint
11LE IMPRESE A PARTECIPAZIONE ESTERA NEL NORD EST
congiuntura economica e delle condizioni socio-
politiche dello scenario internazionale.
Gli investimenti esteri contribuiscono a loro
volta ad accrescere cumulativamente le
conoscenze, sviluppare nuove competenze,
rafforzare le specifiche vocazioni settoriali
e arricchire il sistema di relazioni delle
imprese indigene, contribuendo di
conseguenza ad aumentare la complessità
dei territori in cui si sono insediate.
Dall’altro lato, la scelta da parte di IMN estere di
insediarsi in un territorio – sia attraverso
investimenti greenfield, sia attraverso
l’acquisizione di attività preesistenti, come
prevalentemente avviene in Italia e più in
generale nei paesi avanzati – testimonia
l’attrattività del sistema economico locale, ai
fini della quale la varietà industriale e la
specificità delle competenze ivi sviluppate
costituiscono rilevanti fattori di attrazione. Gli
investimenti esteri contribuiscono a loro volta ad
accrescere cumulativamente le conoscenze,
sviluppare nuove competenze, rafforzare le
specifiche vocazioni settoriali e arricchire il
sistema di relazioni delle imprese indigene,
contribuendo di conseguenza ad aumentare la
complessità dei territori in cui si sono insediate.7
7
Barzotto M.C., Corò G., Volpe M., (2017), “Global value investimenti esteri. Un'analisi sulla localizzazione delle
chains and the role of MNEs in local production systems”, in multinazionali nelle province italiane”, in ICE, L’Italia
Gary Gereffi and Valentina De Marchi (ed.), Local Clusters in nell’economia internazionale, Rapporto ICE 2017-2018,
Global Value Chains, Routledge, 2017; per un’analisi Roma: ICE, 2018.
empirica riferita al caso italiano si veda Buccellato T., Corò
G. e Mutinelli M. (2018), “Complessità economica e
12Puoi anche leggere