LA SEZIONE AUREA, LA SERIE DI FIBONACCI E LA NATURA

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LA SEZIONE AUREA, LA SERIE DI FIBONACCI E LA NATURA
LA SEZIONE AUREA, LA SERIE DI FIBONACCI
              E LA NATURA

                                         DEDICATO A Φ
Stilizzazione della disposizione in forma di spirali concentriche, visibili sia in senso orario che in
senso antiorario, di parti che compongono oggetti appartenenti al mondo naturale o creati
dall’uomo. Il numero e la disposizione di tali parti possono sembrare casuali, ma, nella
maggioranza dei casi, corrispondono ad un numero della serie di Fibonacci.

                                            Marzo 2013

            SETTIMANA DELLA CULTURA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA – VIII EDIZIONE

                                 IIS “Ettore Majorana” di Avezzano
LA SEZIONE AUREA, LA SERIE DI FIBONACCI E LA NATURA
LA MATEMATICA DOVE MENO TE L’ASPETTI

“La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi
(io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua e conoscer i
 caratteri ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed
altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza
                  questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto”. G.Galilei

È opinione diffusa che i numeri siano aridi e freddi, che non si accostano né alla fantasia né,
tantomeno, alla poesia e alla bellezza.
Rendiamo loro giustizia.
Parliamo del numero aureo, associato alla sezione aurea, detta anche, non a caso, proporzione
divina. Esso viene indicato con Φ (phi) perché non è possibile scrivere il suo esatto valore! Infatti è
un numero irrazionale, poco maggiore di 1, ma composto da un numero infinito di cifre:

     Φ              =    1,6180339887498 …..
Per conoscerlo meglio ci si può avvicinare ad esso in modo geometrico, attraverso la SEZIONE
AUREA, che può essere visualizzata e, quindi, più facilmente compresa.
La prima , chiara, definizione ne fu data da Euclide, il matematico greco vissuto ad Alessandria tre
secoli a.c., che più volte ne discute nei Libri della sua grandiosa opera, gli Elementi.
Euclide la definì così:
  si può dire che una linea retta sia stata divisa secondo la proporzione strema e media quando
             l’intera linea sta alla parte maggiore così come la maggiore sta alla minore

Infatti si può eseguire la sezione aurea di qualunque segmento individuando un suo punto interno
tale che la parte maggiore è medio proporzionale tra l’intero segmento e la parte minore.

  A                                                             C                                  B

                                       AB : AC = AC : CB
                        Il segmento AC è detto parte aurea del segmento AB.
Si può dimostrare (con pochi e semplici passaggi: vedere le note) che dalla proporzione si ottiene
che il rapporto tra un segmento e la sua parte aurea vale:

                                       AB              √5 + 1
                                      AC                  2
Ed anche                              AC               √5 + 1
                                      CB                 2
                         Ebbene, questo rapporto vale proprio il numero Φ.
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L’interesse e il fascino suscitati dal rapporto aureo a da Φ risiedono nel fatto che si possono
incontrare negli ambiti più disparati e dove meno li si aspettano, in situazioni e fenomeni che non
sono fra loro collegati.
                       Per esempio, eseguendo una sezione trasversale di una mela
                       si evidenzia il pericarpo che contiene i semi disposti in modo
                       da formare una stella a cinque punte ( o pentagramma). In
                       questa figura geometrica è possibile ritrovare la sezione
                       aurea: il lato e la base di ognuno dei cinque triangoli che la
                       compongono stanno in un rapporto aureo.
Anche negli oggetti costruiti dall’uomo si può riscontrare la
proporzione aurea: è casuale o studiata ad arte dai
designer per far colpo sugli utenti? O, più semplicemente,
nell’arte del creare si prova e riprova fino a quando
l’oggetto non appaga il senso estetico e, voilà, a quel
punto si scopre, con meraviglia, che il soddisfacente
risultato finale rispetta la “divina proporzione”.
Pensate che persino le carte di credito sono rettangoli
aurei.

Quando due segmenti stanno in un rapporto aureo, per qualche ragione misteriosa, appaiono
particolarmente gradevoli alla vista. Per esempio, se esaminiamo un volto umano definito “bello”
si può scoprire come alcune distanze tra gli elementi che lo compongono stanno in un rapporto
aureo.

                                                      In questa figura di volto di donna si possono
                                                      individuare numerosi rapporti aurei
                                                      A/a: rapporto tra altezza e larghezza del viso
                                                      B/b: tra la posizione d ella linea degli occhi rispetto a mento e fronte
                                                      C/c: tra la posizione della bocca rispetto al mento e agli occhi
                                                      D/d: tra l’altezza e la larghezza del naso
                                                      E/e: tra la lunghezza e l’altezza della bocca
                                                      F/f: tra la larghezza degli occhi e la loro distanza
                                                      H/h: tra la distanza degli occhi e la loro distanza dal centro di
                                                      simmetria
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Analizzando la presenza del numero Φ nell’arte di tutti i
tempi si scopre che è largamente presente. Non sempre si
può valutare se è stata una scelta consapevole, come nel
caso delle piramidi ( l’altezza e la base della grande
piramide di Cheope), ma certo si rimane esterrefatti a
scoprire che monumenti antichissimi hanno tutte le loro
parti “divinamente proporzionate”, come, per esempio,
nella Porta del Sole in Bolivia (1500 a.c.)
In periodo storici più recente, invece, come già nel medioevo, l’architettura e l’arte in genere
hanno cercato volutamente il rapporto aureo tra le parti delle loro opere. L’uso del simbolo Φ per
indicare il valore del rapporto aureo deriva proprio dall’iniziale di Fidia, il grande architetto greco
vissuto tra il 490 e il 430 a.c. che, secondo numerosi storici dell’arte, ha spesso volutamente
applicato la proporzione aurea.

Nel famoso uomo di Vitruvio di Leonardo e nella sua Gioconda e in altre opere si ritrovano
                                   rapporti aurei.
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LA SERIE DI FIBONACCI, LA SEZIONE AUREA E LA NATURA

Il numero Φ e la sezione aurea si intrecciano con un altro concetto matematico: la serie di
Fibonacci. È una successione di numeri dei quali ogni membro è la somma dei due precedenti.
                                          0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13 …
Se si fa il rapporto tra un numero qualunque della serie e il precedente si ottiene un risultato che
si avvicina (o in eccesso o in difetto) sempre più a Φ, man mano che si procede con i termini situati
più avanti nella serie.
Fibonacci elaborò la sua famosa serie per risolvere velocemente un quesito, raccontato in un
episodio ormai famoso. Leonardo Fibonacci, detto Leonardo Pisano nacque Pisa nel 1175 circa e
morì, presumibilmente a Pisa, nel 1235 circa. Il padre lavorava per i mercanti pisani, come
impiegato di dogana, e volle che il figlio apprendesse nuove forme di numerazione, oltre quelle
conosciute in Italia. Così lo portò a vivere con sé a Bugia, presso Algeri, dove imparò ad usare la
numerazione araba nella quale era inserito il numero zero e che solo in seguito, non senza
resistenze, venne inserito anche nella matematica europea.
Nel 1223 a Pisa, partecipò ad una gara fra matematici indetta dall’imperatore Federico II che
propose un singolare e, all’apparenza, banale quesito: si rinchiude una coppia di conigli in un
recinto: quante coppie di conigli si ottengono in un anno supponendo che ogni coppia dia alla luce
un'altra coppia ogni mese, che le coppie più giovani siano in grado di riprodursi dal secondo mese
di vita e che la coppia non muore mai? Con sorpresa di tutti Fibonacci, mentre gli altri si
arrovellavano il cervello, risolse il quesito scrivendo la sua famosa “serie” che scaturì facilmente
dalla pratica di manipolare i numeri: in poco tempo scoprì che i conigli sarebbero stati 377!
1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377, 610, 987, 1597, 2584, 4181, 6765, 10946, 17711,
28657, 46368, 75025, 121393, 196418, 317811 …

(Il gioco è semplice: all’inizio c’è solo una coppia di conigli, il primo mese ce ne sono 2 di cui una
fertile, quindi il secondo ce ne sono 3 di cui 2 fertili, quindi il terzo mese ce ne sono 5 di cui 3
fertili, quindi il quarto mese ce ne sono 8 di cui 5 fertili e così via. Fibonacci nota che ogni termine
della sequenza è la somma dei due precedenti. Nasce così la celebre successione di Fibonacci)
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La successione di Fibonacci si ritrova in una varietà
incredibile di fenomeni che non sono collegati fra loro, ma
forse è nel mondo naturale che appare con grande
spettacolarità. Il caso più documentato riguarda la
FILLOTASSI. Essa Studia il modo in cui le foglie e i rami si
distribuiscono intorno al fusto. Che la disposizione sia tale
da permettere che le foglie non si coprano fra di loro, ma
che ognuna riceva il massimo possibile di luce e di pioggia
è comprensibile, ma si rimane esterrefatti quando si
scopre che questi schemi sono esprimibili in termini
matematici ed hanno un legame con la serie di Fibonacci.
Infatti, il numero di giri compiuti per trovare la foglia
allineata con la prima è generalmente un numero di
Fibonacci.
È detto quoziente di fillotassi il rapporto tra il numero di
giri e il numero di foglie tra due foglie simmetriche, tale
quoziente è quasi sempre il rapporto tra due numeri
consecutivi o alternati della successione di Fibonacci. Per
esempio, nel disegno a lato, occorrono 3 giri completi e
passare attraverso 8 foglie per ritornare alla foglia allineata
con la prima: il quoziente di fillotassi è 3/8 .
Altri esempi. Nei tigli le foglie si dispongono intorno al
ramo con un quoziente di fillotassi pari a1/2. Nel nocciolo,
nel faggio e nel rovo è di 1/3. Il melo, l’albicocco e alcune
specie di querce hanno le foglie ogni 2/5 di giro e nel pero
e nel salice piangente ogni 3/8 di giro.

 Oltre alle foglie, nelle piante anche altri elementi si dispongono secondo schemi basati su numeri
 appartenenti alla serie di Fibonacci.
 L’ananas ne è un magnifico esempio, ognuna delle squame che la rivestono appartiene a tre
 diverse spirali che, nella maggior parte di questi frutti, sono in numero di 5, 8 e 13 (proprio numeri
 di Fibonacci)
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Non meno spettacolare è il centro dei girasoli dove è possibile notare due serie di spirali che si avvitano l’una in
senso orario l’altra in senso antiorario.

      Si osservino anche la distribuzione di foglie e spine nelle piante grasse.
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Il numero di spirali
                                 in senso orario e
                                 quelle in senso
                                 antiorario di una
                                 pigna sono termini
                                 contigui della
                                 successione di
                                 Fibonacci (nella
                                 foto a lato: 8 e 13 )

Il numero dei petali delle asteracee è appartiene alla seri di Fibonacci ( nella foto 21)
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ALCHIMIE MATEMATICHE

“Giocando” con i numeri della serie si possono trovare sviluppi affascinanti e inaspettati:
meraviglia della capacità di manipolare la matematica! Il rapporto aureo e i numeri di Fibonacci
possono assumere anche la forma di spirali e apparire sia nel mondo microscopico sia
nell’immensità dell’universo.
                                         Scopriamo dove si può arrivare scomponendo un
                                         rettangolo aureo ( è tale quando i suoi lati stanno in un
                                         rapporto aureo, cioè la loro misura è espressa da due
                                         termini consecutivi della serie di Fibonacci). Si sottrae da
                                         questo rettangolo un quadrato di lato uguale al lato
                                         minore del rettangolo; come risultato si ottiene un piccolo
                                         rettangolo che è ancora aureo. Procedendo sempre nello
                                         stesso modo si formano rettangoli sempre più piccoli.
Quello aureo è l’unico rettangolo dal quale se ne
ottiene uno simile quando vi si sottrae un quadrato.
Inoltre tracciando le diagonali di ogni coppia di
rettangoli ( quello “genitore” e quello “figlio”) si nota
che si incontrano in un punto nel quale converge una
serie di rettangoli aurei sempre più piccoli. Con questa
figura si può costruire una spirale disegnando un arco di
circonferenza entro ogni quadrato. Si ottiene una
spirale logaritmica.
La spirale logaritmica è definita anche proporzionale perché ogni raggio vettore sarà più ampio
                                          del precedente secondo una progressione geometrica ,
                                          facendo sì che la curva crescendo non cambi forma. La
                                          spirale proporzionale non raggiunge mai il polo (cioè il
                                          punto attorno al quale si avvolge infinite volte) , poiché il
                                          centro della spirale è un punto asintotico. La sua forma
                                          non cambia quando se ne modificano le dimensioni, sia
                                          che si aumentino sia che si riducano; per questo viene
                                          detta autosomigliante.
                                          È interessante il fatto che questa proprietà è importante
per molti fenomeni di accrescimento naturale.
Famoso l’esempio del nautilo (Nautilus
pompilius) che, nella sua conchiglia, aumenta di
grandezza e si costruisce camere sempre più
spaziose sigillando quelle vecchie perché
diventate piccole. Come la spirale logaritmica la
forma della conchiglia non cambia forma e
l’animale può cresce mantenendo le stesse
proporzioni.
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Ammonite fossile

                                                                      Una chiocciola
                                                                      dei nostri prati

           Nell’ariete le corna crescono secondo
           una spirale logaritmica, anche se si
           sviluppa su piani diversi.

Il falco pellegrino durante la caccia compie una
traiettoria a spirale per abbattersi sulla preda.

                            Immagini di crop circle. La suggestione
                            è intricante: gli alieni conoscono la
                            matematica?
Oggetti con forma di spirale si ritrovano     dal mondo” infinitamente piccolo” all’universo
“infinitamente grande”

Foraminifero
fossile ( guscio di
un organismo
unicellulare,
dentro ci viveva
una specie di

                                                      Organismi unicellulari costituenti il plancton

                                                     Veder un mondo in un grano di sabbia

                                                     e un universo in un fiore di campo,

                                                     possedere l’infinito sul palmo della mano

                                                     e l’eternità in un’ora.

                                                     William Blake (peta e pittore inglese. 1757‐1827

   La galassia spirale NGC 1232

                                        Conclusioni

È possibile spiegare il senso di questa stupefacente corrispondenza tra elementi matematici e
figure naturali? Per quel che si sa nessuno ha trovato un perché e il rapporto aureo rimane uno
straordinario esempio di quel senso di stupore che può pervadere la
mente dell’uomo e che non deve essere vissuto con imbarazzo ma come
segno di una interiorità pulsante, come lo ha mirabilmente descritto
Einstein quando afferma “quella del mistero è la più straordinaria
esperienza che ci è dato di vivere. È l’emozione fondamentale situata al
centro della vera arte e della vera scienza. Da questo punto di vista chi
sa e non prova meraviglia, chi non si stupisce più di niente è come simile
ad un morto, ad una candela che non fa più luce”
NOTE
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