La prevenzione della corruzione: il Piano Nazionale Anticorruzione 2019 ed il PTPCT di Ateneo 2020-22 - Unina
←
→
Trascrizione del contenuto della pagina
Se il tuo browser non visualizza correttamente la pagina, ti preghiamo di leggere il contenuto della pagina quaggiù
La prevenzione
della corruzione: il Piano
Nazionale Anticorruzione 2019
ed il PTPCT di Ateneo 2020-22
Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e della
Trasparenza 2020-2022 approvato dal Consiglio di
Amministrazione con delibera n. 97 del 06 febbraio 2020Per incominciare, un po’ di storia. Prima del 2012, l’approccio al fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione era essenzialmente di tipo REPRESSIVO ed affidato alle cure del GIUDICE, sulla scorta di un sistema di NORME contenute nel CODICE PENALE tendenti a punire, e pertanto a reprimere, specifiche condotte e fenomeni corruttivi (es.: reato di corruzione, reato di concussione, reato di abuso di ufficio), già perfetti (= già verificatisi) o solo tentati. Questo approccio entra in discussione e mostra i propri limiti in concomitanza con le note vicende risalenti agli anni ’90 del secolo scorso e passate alla storia come “Tangentopoli”: le successive e più recenti vicende giudiziarie del MOSE e dell’EXPO di Milano, mostrano come – nonostante l’azione repressiva condotta dai giudici nel corso di Tangentopoli –nulla sia cambiato e che la corruzione 2 continui a manifestarsi in forme sempre più gravi e pervasive.
Per incominciare, un po’ di storia.
Nel frattempo, l’Italia compare nella classifica degli Stati più corrotti – elaborata annualmente a cura di
Transparency International, la ONG che dal 1993 si occupa di mappare, prevenire e contrastare la
corruzione nel mondo – sul fondo, dopo la Colombia ed il Messico (dati Transparency International, anno
1995).
Nel 2012, prima del radicale cambio di passo segnato dalla legge 190/2012 (cosiddetta legge Severino
o “anticorruzione”), l’Italia occupa, nella classifica elaborata da Transparency International, il 72° posto,
al pari della Bosnia-Erzegovina e di Sao Tomè, decisamente lontana dal posizionamento di altri Paesi
europei ben più virtuosi (vedi la classifica ed I report su https://www.transparency.org/cpi2012/results)
si impone, pertanto, una modifica della complessiva
strategia di contrasto alla corruzione. 3La nuova strategia di contrasto della corruzione
Si sente dire spesso che, dopo il 2012, è cambiato il concetto stesso di
corruzione, divenuto più ampio di quello disegnato dalle norme penali e
A partire dal 2012, si modifica radicalmente coincidente con la maladministration, ossia con il cattivo uso del potere da
l’approccio al contrasto della corruzione, e si parte della pubblica amministrazione per assecondare fini privatistici. In
affianca, alla mera repressione di condotte realtà:
individuali, una complessiva strategia di “non si introduce affatto una nuova nozione di corruzione, concetto il cui
PREVENZIONE, la cui realizzazione ed significato resta saldamente ancorato alla definizione penalistica di
implementazione è affidata alla stessa Pubblica scambio fra atti e/o funzione con una utilità, ma si modifica l’approccio,
Amministrazione nel suo complesso. Si potrebbe perché si amplia il campo di intervento prima circoscritto a sanzionare
dire che la corruzione comincia ad essere specifiche condotte individuali ed ora, invece, rivolto a questioni
preliminari, aspetti organizzativi, regolazione e procedimentalizzazione di
combattuta DALL’INTERNO, e non solo
specifiche attività, e così via. Questo “ampliamento” è quindi soltanto il
dall’esterno (ovvero: dal giudice penale), frutto della diversa logica della prevenzione rispetto alla repressione: un
attraverso misure organizzative, di regolazione mutamento di prospettiva per cui diventano rilevanti situazioni nelle quali il
ed emersione dei conflitti di interessi, e di rischio è meramente potenziale, il conflitto di interessi “apparente”, ma in
trasparenza, considerata l’arma più efficace e presenza delle quali è necessario entrino in gioco misure di
vincente contro la corruzione e la cattiva “allontanamento” dal rischio, con scelte che talvolta prescindono
amministrazione (=maladministration). completamente dalle condotte individuali” (CANTONE – 2017- Il sistema 4
della prevenzione della corruzione in Italia – Diritto penale
contemporaneo).La complessiva strategia di contrasto alla corruzione - avviata nel
2012 con la l. 190/2012 e proseguita con successivi e puntuali
interventi normativi – poggia su diversi pilastri:
1) Istituzione dell’ANAC (Autorità Nazionale
AntiCorruzione), la cui specifica missione istituzionale è 2) Potenziamento della trasparenza amministrativa (d. lgs.
individuata: 33/2013):
‘nella prevenzione della corruzione nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, (…)
essa è intesa come:
mediante l’attività di vigilanza nell’ambito dei contratti pubblici, degli incarichi e
comunque in ogni settore della pubblica amministrazione che potenzialmente possa “accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle
sviluppare fenomeni corruttivi, evitando nel contempo di aggravare i procedimenti con
pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei
ricadute negative sui cittadini e sulle imprese, orientando i comportamenti e le attività degli
cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati
impiegati pubblici, con interventi in sede consultiva e di regolazione, nonchè mediante
attività conoscitiva. La chiave dell’attività della nuova ANAC, nella visione attualmente
all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul
espressa è quella di vigilare per prevenire la corruzione creando una rete di collaborazione perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle
nell’ambito delle amministrazioni pubbliche e al contempo aumentare l’efficienza risorse pubbliche”. In tal modo, essa diviene l’arma più efficace
nell’utilizzo delle risorse, riducendo i controlli formali, che comportano tra l’altro
per il contrasto e la prevenzione della corruzione, perché
appesantimenti procedurali e di fatto aumentano i costi della pubblica amministrazione
obbliga le pubbliche amministrazioni a rendere leggibile e
senza creare valore per i cittadini e per le imprese’
visibile (e pertanto, soggetto al controllo di tutta la Comunità) il
(Fonte: sito ANAC, https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Autorita)
proprio operato. In questa linea si iscrive anche la nuova
Il suo compito più vistoso è quello di disegnare – anno per anno – le linee strategiche e gli disciplina sulla funzione del whistleblower (= segnalatore di
ambiti principali di intervento per prevenire e contrastare la corruzione, attraverso il Piano
illeciti ed irregolarità)
Nazionale Anticorruzione: esso è destinato a tutte le Amministrazioni Pubbliche che lo 5
realizzano e lo implementano attraverso il proprio individuale Piano per la Prevenzione della
corruzione e della trasparenza.La complessiva strategia di contrasto alla corruzione - avviata nel
2012 con la l. 190/2012 e proseguita con successivi e puntuali
interventi normativi – poggia su diversi pilastri:
3) Introduzione di una disciplina organica in 4) Il riordino della disciplina dei contratti pubblici
materia di inconferibilità ed incompatibilità di (d. lgs. 50/2016), considerato l’ambito di azione
incarichi presso le pubbliche amministrazioni (d. delle pubbliche amministrazioni
lgs. 39/2013) e di specifiche norme di tradizionalmente più permeabile ai fenomeni
comportamento destinate ai dipendenti pubblici corruttivi e dunque più “rischioso”.
(Codice di comportamento, d. P.R. 62/2013). I
successivi sviluppi (con particolare riguardo al
PNA 2019) coinvolgono anche l’identificazione e
la gestione dei conflitti di interesse.
6Conseguenze dirette e “tangibili” della nuova strategia di contrasto
alla corruzione
Il complesso di questi interventi porta l’Italia, in pochi anni a
partire dal 2012, a scalare nella classifica di Transparency
International e ad avvicinarsi alle posizioni occupate dagli
altri Paesi Europei
(FONTE: https://www.transparency.it/indice-percezione-
corruzione-2019/),
segno tangibile della considerazione e della fiducia nella
globale strategia di contrasto della corruzione messa a
punto dal nostro Paese.
7Dalla lettura d’insieme degli interventi normativi appena analizzati,
possiamo dedurre che:
la prevenzione della corruzione DIVIENE
funzione amministrativa, affidata all’ANAC,
ogni singola amministrazione, ogni singolo alla Pubblica Amministrazione nel suo
lavoratore pubblico ed ogni singolo complesso ed alle singole amministrazioni
cittadino, è chiamato a dare il proprio con i propri organi e con i propri dipendenti,
contributo per prevenire e contrastare i che “fanno rete” tra di loro e creano, dal
fenomeni corruttivi. loro interno, gli anticorpi e le condizioni
sfavorevoli al formarsi e manifestarsi della
corruzione.
8Dalla lettura d’insieme degli interventi normativi appena analizzati,
possiamo dedurre che:
In questa ottica, focalizziamo l’attenzione sullo
strumento fondamentale di indirizzo e di
programmazione della strategia nazionale di
prevenzione e contrasto della corruzione, ossia il Piano
Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), elaborato dall’ANAC.
9A partire dal 2016, il Piano Nazionale Anticorruzione – adottato dall’ANAC con un
procedimento “aperto” ai contributi ed alle osservazioni delle Amministrazioni e di tutti i
portatori di interesse (stakeholder) – “costituisce un atto di indirizzo per le amministrazioni
chiamate ad adottare o ad aggiornare concrete e effettive misure di prevenzione di
fenomeni corruttivi” (FONTE:
https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Attivitadocumentazione/Anticorruzione/Pi
anoNazionaleAnticorruzione).
Il PNA deve pertanto essere sviluppato ed implementato da ogni singola Amministrazione, che
nell’ambito delle generali linee di indirizzo, mediante il Piano Triennale per la Prevenzione della
Corruzione e della Trasparenza (PTPCT), elabora e predispone il proprio sistema di misure di prevenzione
e di gestione del rischio corruttivo, sulla base di una attenta analisi della propria organizzazione interna,
dei propri punti di forza e di debolezza e, dunque, della propria possibile permeabilità e “sensibilità” a
fenomeni corruttivi.
Dunque, il PNA è la cornice generale entro la quale ogni Amministrazione disegna il proprio sistema di
gestione del rischio corruttivo; il PTPCT, invece, è come un abito sartoriale, tagliato e cucito secondo le
peculiarità e specificità di ogni singola Amministrazione.
10FOCUS: Perchè il PNA ed il PTPCT devono
essere periodicamente aggiornati?
Lo scenario della corruzione non è sempre uguale a sé stesso, Questo spiega il perché delle modifiche e
non resta stabile nel tempo. E’ dato di comune esperienza
degli anni successivi a Tangentopoli che la corruzione abbia degli aggiornamenti annuali al nostro PTCPT:
assunto nuove forme e modalità di realizzazione: ne deriva
che né il PNA né il PTPCT di ogni singola amministrazione le modifiche di misure già esistenti,
potranno essere uguali a sé stessi nel tempo, dovendosi l’introduzione di nuove misure o la
adattare ed aggiornare in ragione dell’emersione di nuovi
rischi corruttivi, dello scenario globale e particolare di ogni cancellazione di altre sono necessarie e
amministrazione, dei mutamenti nell’organizzazione.
L’adattamento (ed il miglioramento!) continuo del PNA e dei funzionali a rendere il nostro sistema di
PTPCT è necessario ed indispensabile per assicurare un
controllo costante sulla loro “tenuta” e sulla efficacia delle
prevenzione e di gestione dei rischi corruttivi
misure di prevenzione: esse debbono essere costantemente sempre più efficiente ed efficace.
monitorate ed adattate, rinnovandole quando si rivelino
insufficienti a contrastare uno specifico rischio corruttivo o
ridimensionandole quando si sia verificato “sul campo” che Per provare a capire come e quanto si siano modiicate le
esse siano eccessive o troppo onerose rispetto alla possibilità modalità corruttive ed I rapport tra corrotti e corruttori,
che si verifichi un determinato evento corruttivo. può provarsi a dare uno sguardo, tra gli altri, al 11 film
Suburra (2015 – regia: S. Sollima, disponibile sul portale
Raiplay)Diamo uno sguardo sulle principali novità introdotte nel Piano Nazionale
Anticorruzione 2019.
https://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacd
ocs/Attivita/Atti/Delibere/2019/PNA2019_Delibera_1064_13novembre_sito.pdf
Si compone di una parte generale, completata da 3
allegati, dedicati, rispettivamente, alla gestione dei rischi
corruttivi, alla rotazione ordinaria del personale ed alla
sistematizzazione dei riferimenti normativi sul ruolo e sulle
funzioni del Responsabile della Prevenzione della
Corruzione e della Trasparenza.
12Il PNA 2019
Vediamone i contenuti:
un unico atto di indirizzo affinchè i Piani delle singole amministrazioni siano più efficienti ed
efficaci
Allo scopo di semplificare ed agevolare il lavoro delle E’ fortemente raccomandato che le Amministrazioni
amministrazioni, tenute a recepire nei loro Piani intendano il PTPCT come strumento efficiente ed efficace,
anticorruzione le indicazioni contenute nel PNA, e non come mero adempimento burocratico:
l’ANAC decide di intraprendere un percorso nuovo, “Si fa presente che le indicazioni del PNA non devono
ovvero rivedere e consolidare in un unico atto di
comportare l’introduzione di adempimenti e controlli formali
indirizzo tutte le indicazioni già fornite a partire dal
con conseguente aggravio burocratico. Al contrario, sono da
2013, integrandole con orientamenti maturati nel
intendersi in un’ottica di ottimizzazione e maggiore
corso del tempo e oggetto di appositi atti regolatori,
razionalizzazione dell’organizzazione e dell’attività delle
con l’obiettivo di rendere il PNA uno strumento di
amministrazioni per il perseguimento dei propri fini istituzionali
lavoro utile per chi, a vari livelli, è chiamato a
secondo i principi di imparzialità efficacia, efficienza ed
sviluppare ed attuare le misure di prevenzione della
economicità dell’azione amministrativa”. (PNA 2019, pag. 10)
corruzione. Il PNA 2019, pertanto, raccoglie e
razionalizza.
13Il PNA 2019
Vediamone i contenuti:
Aree di rischio generali e specifiche
LE AREE DI RISCHIO GENERALI E LE AREE DI RISCHIO SPECIFICHE
E’ confermata e ribadita la distinzione tra AREE di RISCHIO GENERALI - comuni a tutte le Amministrazioni perché tutte
gestiscono quel tipo di procedimenti o processi – ed AREE di RISCHIO SPECIFICHE – proprie di alcune categorie di
Amministrazioni (es.: Regioni ed Enti Locali; Comuni; Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Nazionale; Università) in
ragione del tipo di procedimenti e processi tipicamente gestiti.
Quali sono le aree GENERALI di rischio?
1. Provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dei destinatari privi di effetto economico diretto ed immediato per il destinatario (es.
una concessione edilizia; un permesso di parcheggio)
2. Provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dei destinatari con effetto economico diretto ed immediato per il destinatario (es.:
una borsa di studio)
3. Contratti Pubblici (ricomprende tutta l’area degli appalti e delle concessioni di beni e servizi)
4. Acquisizione e gestione del personale (concorsi pubblici e gestione dei rapporti di lavoro)
5. Gestione delle entrate, delle spese e del patrimonio
6. Controlli, verifiche, ispezioni e sanzioni
7. Incarichi e nomine
14
8. Affari legali e contenziosoIl PNA 2019
Vediamone i contenuti:
Il processo di gestione del rischio corruttivo
Si modifica e si razionalizza il processo di gestione del rischio, allo scopo di renderlo più efficiente ed effettivo, esaltando
le differenze e le specificità di ciascuna amministrazione ed evitando standardizzazioni. In quest’ottica, l’Amministrazione
procede all’elaborazione del Piano e delle relative misure in tre tappe successive: analisi del contesto (interno ed
esterno), valutazione dei rischi corruttivi e loro trattamento. Fondamentale è il monitoraggio delle misure: l’attività di
monitoraggio è determinante per il miglioramento continuo del sistema di gestione del rischio corruttivo.
Finalità del PTPCT è quella di identificare le misure organizzative volte a contenere il rischio di assunzione di decisioni non
imparziali. A tal riguardo spetta alle amministrazioni valutare e gestire il rischio corruttivo, secondo una metodologia che
comprende l’analisi del contesto (interno ed esterno), la valutazione del rischio (identificazione, analisi e ponderazione del
rischio) e il trattamento del rischio (identificazione e programmazione delle misure di prevenzione). (PNA 2019, pag. 17)
Il processo di gestione del rischio corruttivo deve essere progettato ed attuato tenendo presente le sue principali finalità,
ossia favorire, attraverso misure organizzative sostenibili, il buon andamento e l’imparzialità delle decisioni e dell’attività
amministrativa e prevenire il verificarsi di eventi corruttivi. La mappatura dei processi, l’analisi e la valutazione del rischio,
accrescendo la conoscenza dell’amministrazione, consentono di alimentare e migliorare il processo decisionale alla
luce del costante aggiornamento delle informazioni disponibili.
In tale contesto è altamente auspicabile, come buona prassi, non introdurre ulteriori misure di controlli bensì razionalizzare e
mettere a sistema i controlli già esistenti nelle amministrazioni evitando di implementare misure di prevenzione solo formali e
migliorandone la finalizzazione rispetto agli obiettivi indicati. (ALL. 1. – PNA 2019)
15FOCUS: Il processo di gestione del FASE 2: la valutazione del rischio corruttivo cambia radicalmente e si adotta un
approccio di tipo qualitativo: occorre valorizzare la motivazione della valutazione,
rischio predisponendo un set di item attraverso le quali misurare il livello di esposizione al
rischio e formulando di un giudizio sintetico (l’indice di rischio del processo),
fornendo a supporto dati, evidenze e motivazione della misurazione applicata.
Considerata la natura dell’oggetto di valutazione (rischio di corruzione), per il quale non
si dispone, ad oggi, di serie storiche particolarmente robuste per analisi di natura
o FASE 1: l’analisi del contesto (interno ed esterno) non può
quantitativa, che richiederebbero competenze che in molte amministrazioni non sono
essere generica e fine a sé stessa, ma deve essere
presenti, e ai fini di una maggiore sostenibilità organizzativa, si suggerisce di adottare un
focalizzata sull’acquisizione dei dati effettivamente
approccio di tipo qualitativo, dando ampio spazio alla motivazione della valutazione e
rilevanti e sulla loro interpretazione ai fini
garantendo la massima trasparenza. (ALL. 1, PNA 2019)
dell’identificazione di specifici (= per ogni
amministrazione) rischi corruttivi . E’ sottolineata, ai fini
dell’analisi del contesto interno, la centralità della
mappatura dei processi organizzativi, come FASE 3: il trattamento del rischio non deve essere limitato a misure generali e
fondamentale strumento di conoscenza e di esame dei standardizzate: si chiede alle Amministrazioni uno sforzo di progettazione di misure
meccanismi di funzionamento dell’amministrazione e specifiche e puntuali, ovvero elaborate sulla base delle risultanze della fase di
delle sue attività, e non solo a fini “anticorruttivi” ma valutazione, oltre che sostenibili nella fase di implementazione, controllo e
anche per favorirne il miglioramento continuo: monitoraggio
Il trattamento del rischio è la fase volta ad individuare i correttivi e le modalità più idonee
a prevenire i rischi, sulla base delle priorità emerse in sede di valutazione degli eventi
Una mappatura dei processi adeguata consente rischiosi. In tale fase, le amministrazioni non devono limitarsi a proporre delle misure
all’organizzazione di evidenziare duplicazioni, ridondanze e astratte o generali, ma devono progettare l’attuazione di misure specifiche e puntuali e
inefficienze e quindi di poter migliorare l’efficienza allocativa prevedere scadenze ragionevoli in base alle priorità rilevate e alle risorse disponibili. La
e finanziaria, l’efficacia, la produttività, la qualità dei servizi fase di individuazione delle misure deve quindi essere impostata avendo cura di
erogati e di porre le basi per una corretta attuazione del contemperare anche la sostenibilità della fase di controllo e di monitoraggio delle stesse,
processo di gestione del rischio corruttivo (ALL. 1. – PNA 2019) onde evitare la pianificazione di misure astratte e non attuabili. (ALL. 1, PNA 2019
16Altri contenuti del PNA 2019:
le misure di prevenzione GENERALI
E’ fortemente ribadita la centralità, nella strategia della prevenzione della corruzione, di misure
generali, predisposte dal legislatore e pertanto valide e vincolanti per tutte le Amministrazioni,
Sull’imparzialità soggettiva dei funzionari pubblici, con particolare riguardo alla ROTAZIONE
STRAORDINARIA DEL PERSONALE ed alla disciplina dei CONFLITTI DI INTERESSE
Sulla FORMAZIONE SPECIFICA DEL PERSONALE
Sulla ROTAZIONE ORDINARIA del PERSONALE
Di TRASPARENZA
17FOCUS: le misure di prevenzione generali
e quelle specifiche
“In relazione alla loro portata, le misure possono definirsi “generali” quando si caratterizzano per la
capacità di incidere sul sistema complessivo della prevenzione della corruzione, intervenendo in
modo trasversale sull’intera Amministrazione o Ente; “specifiche” laddove incidono su problemi
specifici individuati tramite l’analisi del rischio e pertanto devono essere ben contestualizzate rispetto
all’amministrazione di riferimento. Entrambe le tipologie di misure sono utili a definire la strategia di
prevenzione della corruzione in quanto agiscono su due diversi livelli: complessivamente
sull’organizzazione e in maniera puntuale su particolari rischi corruttivi. “(PNA 2019 – pag. 35)
18FOCUS: Le misure di prevenzione specifiche
per le UNIVERSITA’ (PNA 2017 e 2019)
Nel PNA 2019, oltre alle tradizionali (e generali) aree di rischio (es. contratti pubblici; acquisizione e
gestione del personale), valide per tutte le amministrazioni, si identificano aree di rischio specifiche e
proprie di ogni Amministrazione. Rivedi la slide n. 14
In particolare, per le UNIVERSITA’ vengono identificate le seguenti aree di rischio specifico, da trattare
mediante predisposizione di apposite misure:
1. Gestione delle attività di ricerca
2. Gestione della didattica
3. Reclutamento dei docenti
4. Gestione delle autorizzazioni dei professori universitari allo svolgimento di attività esterne
5. Gestione degli enti e delle attività esternalizzate dalle università
(Rif.: ALL. 1 – PNA 2019, che richiama la parte speciale III del PNA 2017)
Per una breve disamina delle fattispecie corruttive concretamente verificatesi nelle Università italiane nel corso degli ultimi
due anni vai alla seconda parte, Analisi del contesto interno, slide n. 32
19FOCUS: Le misure di prevenzione specifiche
per le UNIVERSITA’ (PNA 2017 e 2019)
AREA DI RISCHIO SPECIFICO 1: Gestione delle attività di ricerca
Alla pluralità di fondi destinati alla ricerca, si associa una corrispondente pluralità dei soggetti di
governance tale per cui non appare assicurata la piena e trasparente conoscibilità dei finanziamenti
esistenti, delle procedure adottate dai soggetti erogatori, dei criteri adottati per la valutazione, dei
soggetti destinatari dei finanziamenti medesimi, nonché dei valutatori. La frammentazione rende di fatto
difficilmente conoscibile il quadro dei finanziamenti.
E’, pertanto, fortemente raccomandata l’adozione di misure di trasparenza nelle procedure per
l’assegnazione di fondi per la ricerca e nelle successive procedure di valutazione dei relativi risultati.
NEL PTPCT DI ATENEO 2020-22, corrisponde all’area di rischio J 20FOCUS: Le misure di prevenzione specifiche
per le UNIVERSITA’ (PNA 2017 e 2019)
AREA DI RISCHIO SPECIFICO 2: Gestione della didattica
I profili critici nell’organizzazione e valutazione della didattica osservati attengono sia a possibili
influenze improprie esercitabili nei processi di accreditamento dei corsi di studio e delle sedi, che
coinvolgono atenei e ANVUR, sia ad alcune condotte distorsive dei docenti, idonee a incidere
negativamente sulla qualità dell’offerta formativa e sull’apprendimento degli studenti.
Sono, pertanto, fortemente raccomandati:
- l’adozione di misure di trasparenza e volte a prevenire eventuali conflitti di interesse dei membri
delle CEV (Commissioni esterne di valutazione);
- l’ampliamento del contenuto dei Codici etici di Ateneo relativo ai doveri dei docenti;
- il rafforzamento del ruolo di vigilanza svolto dai Direttori di Dipartimento.
NEL PTPCT DI ATENEO 2020-22, corrisponde all’area di rischio I
21FOCUS: Le misure di prevenzione specifiche
per le UNIVERSITA’ (PNA 2017 e 2019)
AREA DI RISCHIO SPECIFICO 3: Reclutamento dei docenti
«Tra le aree a rischio corruttivo cui potenzialmente tutte le pubbliche amministrazioni sono esposte (le
c.d. “aree di rischio generali”), la l. 190/2012, all’art. 1, co. 16, include i concorsi e le prove selettive per
l’assunzione del personale e le progressioni di carriera. Per quanto riguarda i docenti universitari, il
processo di reclutamento, a seguito dell’approvazione della legge 240/2010, investe sia il livello
nazionale in cui i candidati sono valutati ai fini del conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale,
sia quello locale nel quale i singoli atenei gestiscono le candidature presentate dagli abilitati ai fini della
chiamata su posti di professore disponibili presso l’ateneo». (PNA 2017, parte III, pag. 59 e seguenti)
E’ pertanto fortemente raccomandata l’adozione di misure volte a prevenire conflitti di interesse nel
processo di classificazione delle riviste scientifiche (rilevante nella procedura di valutazione per il
conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale); di misure di contenimento al ricorso della
procedura di reclutamento dei professori ai sensi dell’art. 24, co. 6, l. 240/2010, privilegiando procedure
aperte anche a candidati esterni agli Atenei; di adeguate misure di programmazione del reclutamento
dei docenti; di misure di prevenzione dei conflitti di interesse dei partecipanti alle procedure di
reclutamento e nella formazione delle commissioni di valutazione; di misure di trasparenza che rendano
leggibili i criteri e le procedure di valutazione.
22
NEL PTPCT DI ATENEO 2020-22, corrisponde all’area di rischio KFOCUS: Le misure di prevenzione specifiche
per le UNIVERSITA’ (PNA 2017 e 2019)
AREA DI RISCHIO SPECIFICO 4: Gestione delle autorizzazioni dei professori universitari allo svolgimento di
attività esterne
L’area di rischio 4 è contenuta nella più ampia area di rischio, individuata dal PNA 2017, concernente «i conflitti
di interesse e le incompatibilità, con particolare riguardo al personale docente e ricercatore, la cui disciplina è
caratterizzata da incertezza interpretativa e da un alto livello di difformità applicativa da parte dei diversi
Atenei». (PNA 2017, pag. 69)
«Il rischio di conflitto di interesse, le cui cautele sono disciplinate in via generale per tutti i dipendenti pubblici
all’art. 53, d.lgs. 165/2001, investe in modo del tutto singolare il comparto delle Università, ove – diversamente da
altre amministrazioni – lo svolgimento di attività collaterali di carattere applicativo (consulenza, esercizio
professionale, attività redazionali e, in ogni caso, le attività extra-istituzionali) può conciliarsi legittimamente e
anche virtuosamente con l’autonomia di ricerca (PNA 2017, pag. 69 e 70)». In particolare si segnala che,
quanto alle attività «esterne» autorizzabili dal Rettore in conformità ai singoli Regolamenti di Ateneo, le
modifiche introdotte all’art. 53 del d.lgs. 165/2001 dalla l n. 190/2012 (nonché l’art. 6 della l. 240/2010), vanno
nella direzione di richiedere alle amministrazioni, in sede di disciplina e rilascio delle autorizzazioni, una
maggiore attenzione nella valutazione della compatibilità tra incarichi esterni e svolgimento delle attività
lavorative presso l’amministrazione di appartenenza, relativamente al profilo dei conflitti di interesse.
23
NEL PTPCT DI ATENEO 2020-22, corrisponde all’area di rischio LFOCUS: Le misure di prevenzione specifiche
per le UNIVERSITA’ (PNA 2017 e 2019)
AREA DI RISCHIO SPECIFICO 5: Gestione degli enti e delle attività esternalizzate dalle università
«La proliferazione di società partecipate, associazioni, consorzi e fondazioni è riconducibile all’esigenza
dei diversi Atenei di conferire a soggetti esterni lo svolgimento di determinate attività di interesse
pubblico, anche in considerazione dei vincoli posti per la partecipazione a progetti finanziati con fondi
regionali e comunitari. Tuttavia, tale pratica attuata dalle Università può esporre la gestione di risorse
pubbliche a fenomeni di corruzione e di mala gestio e, pertanto, è opportuno sia monitorata sin dalla sua
fase originaria, ossia la valutazione preventiva sull’opportunità di costituire nuovi enti a partecipazione
pubblica, ovvero di acquisire delle quote di partecipazioni siano esse anche indirette». (PNA 2017, pag. 74)
E’ pertanto fortemente raccomandata l’adozione di misure volte ad assicurare adeguato controllo e
riscontro sull’effettiva «necessità» di costituire nuovi enti o di esternalizzare attività, e di misure volte a
prevenire l’insorgenza di conflitti di interesse, nella forma del conflitto tra controllore e controllato,
nell’esercizio dei poteri di indirizzo e vigilanza dell’università nei confronti dell’ente privato da essa
costituito o comunque da essa controllato o partecipato. E’ inoltre fortemente sconsigliata l’utilizzazione di
personale universitario (professori ricercatori, tecnici, dipendenti amministrativi) da parte di questi
soggetti, anche dopo la cessazione del servizio (pantouflage). Particolarmente rischioso il fenomeno
dell’attribuzione di cariche presso gli enti a professori in servizio o a professori in pensione.
24
NEL PTPCT DI ATENEO 2020-22, corrisponde all’area di rischio MProviamo a riassumere un po’ di concetti:
Gli ATTORI PRINCIPALI del sistema di prevenzione e contrasto della
corruzione:
Il SISTEMA di prevenzione e contrasto della corruzione si
- siamo, in primo luogo, NOI TUTTI, come cittadini e servitori pubblici che
affianca al sistema (penale) di repressione della corruzione e lo
operano ed agiscono per il bene comune;
completa: l’ottica è quella di prevenire il verificarsi dei
fenomeni corruttivi anziché “curarli” dopo che si siano verificati, - è la RETE tra l’ANAC e le Pubbliche Amministrazioni: l’ANAC è concepita
favorendo la “buona amministrazione” e, pertanto, il continuo come autorità di coordinamento e regolazione del complessivo sistema,
che “poggia” sulle gambe delle singole pubbliche amministrazioni: esse
miglioramento della complessiva attività dell’amministrazione e adottano, in concreto e tenuto conto delle proprie specificità, ciascuna la
della sua efficienza ed efficacia. propria particolare strategia di prevenzione e contrasto;
Gli ATTI ed I DOCUMENTI più rilevanti del sistema di prevenzione - è il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza
e contrasto della corruzione sono il PIANO NAZIONALE (R.P.C.T.) di ogni singola Amministrazione: ha il compito e la responsabilità
ANTICORRUZIONE (P.N.A.) elaborato dall’ANAC e, per ciascuna di elaborare il PTPCT, raccogliendo dati ed informazioni rilevanti per la
singola amministrazione, il proprio Piano Triennale per la conoscenza dell’organizzazione interna dell’Amministrazione, dei suoi
processi organizzativi e decisionali e del contesto in cui opera, al fine di
Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza (P.T.P.C.T.), identificare i rischi corruttivi e di selezionare quelli meritevoli di trattamento
aggiornato e “riassestato” periodicamente. mediante la predisposizione di apposite misure di gestione e prevenzione.
Ha funzioni di monitoraggio e controllo sul funzionamento e l’osservanza
Le MISURE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE si distinguono in del PTPCT e ne verifica l’efficace attuazione, proponendo modifiche dello
GENERALI, comuni ad ogni Amministrazione, e SPECIFICHE, stesso quando sono accertate significative violazioni delle prescrizioni
proprie di alcune categorie di Amministrazioni (es. UNIVERSITA’) ovvero quando intervengano mutamenti nell’organizzazione o nell’attività
o anche elaborate da ciascuna singola Amministrazione per dell’amministrazione. Tutta l’amministrazione nel suo complesso ed in
contrastare propri specifici rischi. particolare i suoi Dirigenti sono chiamati alla massima collaborazione con il
RPCT ed a fornirgli tutto il necessario supporto informativo.
25IL PTPCT di Ateneo 2020-2022
Il PTPCT di Ateneo, adottato con delibera del
Consiglio di Amministrazione n.97 del 06/02/2020
(http://www.unina.it/statuto-e-normativa/piano-di-prevenzione-della-corruzione) 26I SOGGETTI della strategia di prevenzione
della corruzione di Ateneo
Nel PTPCT di Ateneo sono individuati, e ne sono E’ richiesto il contributo dell’Ufficio Affari speciali
enunciate le specifiche funzioni, i SOGGETTI della del personale (UASP) e di tutti i dipendenti
strategia di prevenzione della corruzione di Ateneo, dell’Amministrazione. Questi ultimi:
ovvero: sono chiamati a partecipare al processo di
il Consiglio di Amministrazione gestione del rischio mediante consultazione
pubblica;
il Responsabile per la Prevenzione della
corruzione e la Trasparenza (RPCT), i suoi osservano le misure contenute nel P.T.P.C.T.;
Referenti -ovvero tutti i Dirigenti dell’Ateneo – ed il segnalano le situazioni di illecito al proprio
Responsabile dell’Anagrafe per la stazione dirigente o all’UASP;
appaltante (RASA)
segnalano casi di personale conflitto di
il Nucleo di Valutazione di Ateneo, con funzioni di interessi
verifica, controllo e coordinamento
(PTPCT 2020-22, da pag. 15)
27L’ELABORAZIONE DELLA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA
CORRUZIONE DI ATENEO (= determinazione delle finalità da perseguire)
In linea con quanto definito nel PNA 2019, l'elaborazione della strategia di prevenzione della corruzione di
Ateneo ha previsto un ampio coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, nell’ottica dell’ascolto e della
più ampia partecipazione, con l’obiettivo di CONIUGARE LEGALITA’ ED EFFICIENZA:
il rafforzamento e la difesa dei valori etici e dell’integrità nella comunità universitaria va coniugato con
una maggiore efficienza ed efficacia della macchina organizzativa e con la mission dell’Ateneo,
attraverso sistematici collegamenti tra azioni e misure per la trasparenza e la prevenzione della corruzione
da un lato e il sistema della performance di Ateneo. (PTPCT 2020-22, pag. 20)
Più in dettaglio, la strategia di prevenzione della corruzione di Ateneo è finalizzata a:
ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione
aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione
creare un contesto sfavorevole alla corruzione Vedile, in
dettaglio, a
innalzare ulteriormente il livello della trasparenza in Ateneo pag. 21-24 del
La strategia di prevenzione della corruzione di Ateneo si articola in 23 specifiche azioni Piano o nelle
slides 38 e 39 28Il PROCESSO DI FORMAZIONE e di
AGGIORNAMENTO del PTPCT 2020-2022
Nella definizione del Piano per la Prevenzione della Corruzione di Ateneo, coerentemente con le indicazioni del PNA 2019,
SONO STATE SVILUPPATE TUTTE LE FASI del PROCESSO DI GESTIONE DEL RISCHIO CORRUTTIVO:
“Per gestione del rischio corruzione si intende l’insieme delle attività coordinate per guidare e tenere sotto controllo
l’Amministrazione con riferimento al rischio corruzione. (…) La pianificazione, mediante l’adozione del P.T.P.C., è il mezzo per
attuare la gestione del rischio” (PTPCT di Ateneo, pag. 27)
La gestione del rischio corruzione è l'applicazione di una consolidata metodologia elaborata dalle scienze aziendalistiche e
statistiche- il risk management – all’ambito degli eventi corruttivi, che costituiscono una gravissima minaccia per le
Amministrazioni Pubbliche, derivando da essi il mancato o ridotto perseguimento dell’interesse pubblico alla loro cura affidato
ed una perdita o spreco di risorse pubbliche. La gestione del rischio corruttivo richiede innanzitutto l’identificazione e analisi di
tutti gli eventi di natura corruttiva e fraudolenta che possano “toccare” l’Ateneo, al fine di ridurne la probabilità di
realizzazione e gli impatti negativi, non solo economici.
Abbiamo ricordato, nella prima parte del corso, che il PROCESSO di GESTIONE del RISCHIO CORRUZIONE disegnato dal PNA
2019 si articola in TRE FASI FONDAMENTALI: ANALISI DEL CONTESTO, VALUTAZIONE DEL RISCHIO e TRATTAMENTO DEL RISCHIO
per ricordarne le finalità e lo svolgimento, torna alla prima parte, slide n. 15 e 16
L’Ateneo, coerentemente con le più consolidate norme tecniche in materia, ha inoltre sviluppato le fasi della MAPPATURA DEI
PROCESSI, strumento di indispensabile conoscenza dell’organizzazione e del suo agire, e del MONITORAGGIO e CONTROLLO
29Il processo di gestione del rischio corruzione:
l'analisi del contesto ESTERNO nel PTPCT di Ateneo
L’elaborazione del Piano è partita dalla raccolta ed analisi dei dati salienti a definire il contesto, esterno ed interno, in
cui l’Ateneo opera.
“La prima e indispensabile fase del processo di gestione del rischio è quella relativa all’analisi del contesto, attraverso la
quale ottenere le informazioni necessarie a comprendere come il rischio corruttivo possa verificarsi all’interno
dell’Amministrazione, per via delle specificità dell’ambiente in cui essa opera - in termini di strutture territoriali e di
dinamiche sociali, economiche e culturali -o delle caratteristiche organizzative interne”. (PTPCT 2020-22, pag.6)
L’analisi del contesto ESTERNO prende in esame dati e risultanze di studi di organizzazioni internazionali (in particolare,
Transparency International e la sua relazione annuale: https://www.transparency.it/indice-percezione-corruzione-2019/)
e dell’ANAC (in particolare, il rapporto “La corruzione in Italia (2016-2019) – Numeri, luoghi e contropartite del
malaffare”, elaborato con il supporto della Guardia di Finanza: vedilo in
https://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Comunicazione/News/_news?id=d92b7f9c0a778042565ef9095ee63e
8d), della Città Metropolitana di Napoli e della Commissione Parlamentare Antimafia. Da essa emerge, guardando al
Paese nel suo complesso, un rallentamento del miglioramento della posizione dell’Italia nella classifica degli Stati più
corrotti,
“il che induce a ritenere che debba mantenersi alta l’attenzione ai fenomeni corruttivi per consolidare e migliorare i
risultati già raggiunti dal 2012 ad oggi, costante il monitoraggio sull’evoluzione delle forme in cui la corruzione si
manifesta e forte l’impegno a richiedere regolamentazione dell’attività di lobbying e dei conflitti di interesse, le “porte”
dalle quali la corruzione può insinuarsi” (PTPCT 2020-22, pag.7) 30Il processo di gestione del rischio corruzione:
l'analisi del contesto ESTERNO nel PTPCT di Ateneo
Sono stati verificati e censiti, mediante i dati ed i documenti sopra ricordati, “fatti concreti” ovvero la
tipologia delle fattispecie corruttive effettivamente verificatesi in Italia e nel nostro contesto territoriale:
il settore dell’assegnazione degli appalti resta quello più pericoloso (anche per l’azione della
criminalità organizzata) ed in costante evoluzione quanto alle “modalità” del verificarsi di fatti
corruttivi, accompagnato dal settore dei concorsi pubblici.
Le Università, in particolare, sono state “toccate” da 15 casi di corruzione nel 2018 e da 19 casi di
corruzione nel 2019:
in concreto, dei 15 casi registrati nell’anno 2018, 3 hanno riguardato specificamente l’assegnazione di
appalti; per i rimanenti casi, i fatti, ipotizzati ed oggetto di indagine giudiziaria o tradottisi in
formulazione di ipotesi di reato, sono tra i più diversi: dall’utilizzo irregolare di fondi, anche di ricerca, ai
concorsi pilotati (n. 2 casi), all’alterazione delle graduatorie per l’accesso ai corsi a numero
programmato. A seguire, dei casi registrati per tutto l’anno 2019, 3 hanno riguardato l’assegnazione di
appalti e ben 7 – di cui uno con indagine estesa a molte Università italiane - hanno riguardato il
settore dei concorsi (PTPCT 2020-22, pag.10).
31Il processo di gestione del rischio corruzione:
l'analisi del contesto INTERNO nel PTPCT di Ateneo
L’analisi del contesto INTERNO prende in esame la nostra Università, mettendone in rilievo la
complessità – tipica dei Mega-Atenei - in termini organizzativi, strutturali e di risorse umane e di
volumi di attività gestite. Così come per l’analisi del contesto esterno, si è proceduto alla
raccolta di dati ed informazioni rilevanti per censire i casi di maladministration concretamente
verificatisi nel nostro Ateneo, da cui sono emersi:
n. 8 casi, a carico di docenti o ricercatori dell’Ateneo, di omessa richiesta di autorizzazione all’esercizio di
incarichi extraistituzionali (art. 53, d.lgs. 165/01) e/o di omessa richiesta di collocazione in regime di tempo
definito
n. 5 casi, con altrettanti procedimenti disciplinari avviati, di cui n. 4 per svolgimento non autorizzato di incarichi
extraistituzionali e n.1 a carico di un impiegato dell’Ateneo per inosservanza di disposizioni in tema di
incompatibilità per attività libero-professionale
n. 3 casi, a carico di impiegati dell’Ateneo, di falsa attestazione della presenza in servizio con conseguente
assenza ingiustificata
n. 3 casi, a carico di impiegati dell’Ateneo, connessi a procedimenti disciplinari o penali
n. 7 segnalazioni provenienti da whistleblowers, talvolta reiterate, riguardano essenzialmente il mancato rispetto
del divieto di fumo o l’allontanamento ingiustificato dal servizio; n. 3 segnalazioni da canali riservati per presunte
irregolarità nello svolgimento di concorsi per il personale docente e ricercatore 32Il processo di gestione del rischio corruzione:
l'analisi del contesto INTERNO nel PTPCT di Ateneo
Attraverso lo strumento del sondaggio anonimo, si è tentato di “misurare” il dato della corruzione
percepita in Ateneo. Si è evidenziata, purtroppo, scarsa partecipazione alla rilevazione (solo 10 su 63
coloro che hanno risposto): occorrerà per il futuro comprenderne le ragioni ed attuare opportuni
correttivi. Secondo l’opinione dell’80% dei ‘rispondenti’ il livello percepito di corruzione è basso;
l’area nella quale è ritenuto più probabile che possano verificarsi episodi di corruzione è quella
amministrativa (60% delle risposte); non si percepisce la necessità di ulteriori misure di prevenzione
della corruzione (80%), ma, se del caso, si ritiene che il settore più sensibile sia quello degli appalti o
degli affidamenti, seguito, nelle risposte, da quello delle progressioni di carriera e dei concorsi.
33Conclusioni Si riportano, di seguito, le conclusioni a cui hanno condotto le attività di analisi del contesto esterno ed interno: "L’analisi di contesto restituisce l’istantanea di un’organizzazione sostanzialmente sana, attesi i grandi numeri dell’Ateneo stesso in termini di articolazioni e di risorse umane ed i casi, tutto sommato sporadici - anche se (…) di notevole entità economica - di corruzione o di maladministration. Il contesto esterno suggerisce di mantenere alta l’attenzione verso il settore degli appalti e degli affidamenti, tradizionalmente a rischio, anche se non interessato nell’anno appena trascorso da episodi concreti (…). Quanto al settore dei concorsi - che il contesto esterno, ed alcuni input provenienti dal contesto interno, suggeriscono come problematico - sarà oggetto di costante ed attento monitoraggio in ordine all’efficacia delle misure fin qui adottate. Altrettanta attenzione e costante monitoraggio dovranno essere profusi nell’ambito degli incarichi extraistituzionali del personale di Ateneo, con particolare attenzione al personale docente e ricercatore, in modo da prevenire il ripetersi di fattispecie di grave entità, anche con intensificazione dei controlli già esistenti (…)"(PTPCT 2020-22, pag.14) 34
Il processo di gestione del rischio corruzione
la fase di mappatura dei processi
«Consiste nell’individuazione del processo e delle sue componenti interne, delle sue fasi e
delle responsabilità per ciascuna fase e l’individuazione dell’interazione con altri processi»
(PTPCT di ATENEO, pag. 29).
In generale, la mappatura dei processi consente la perfetta conoscenza (o aspira alla COSA SI INTENDE PER
perfetta conoscenza) dell’organizzazione dell’Amministrazione ed dei suoi “modi di PROCESSO?
agire”, favorendone il miglioramento continuo in termini di efficienza ed efficacia. E’ un concetto tratto dalle scienze
Applicata alla gestione del rischio corruttivo, la mappatura dei processi consente aziendalistiche ed adattato alle
l’individuazione delle aree entro cui deve essere sviluppata la valutazione del rischio. Pubbliche Amministrazioni: può
A valle della mappatura, i processi ritenuti a rischio corruzione vengono schedati e definirsi come una sequenza di
confluiscono in un “Catalogo dei processi a rischio corruzione”. attività, tra loro interdipendenti e
finalizzate al perseguimento di un
Nel corso degli anni, a partire dal 2013, sono stati mappati e catalogati i processi a rischio obiettivo comune ed alla
corruzione dell’Amministrazione Centrale, ed, a partire dal 2015, si è avviata la stessa creazione di un valore aggiunto
attività anche per le Strutture Decentrate per l’utente (interno o esterno)
“Se non riuscite a descrivere
quello che state facendo come
ALLA FASE DI MAPPATURA SEGUONO LE FASI DI VALUTAZIONE del RISCHIO e del se fosse un processo, non sapete
TRATTAMENTO del RISCHIO cosa state facendo" (W. E.
Deming)
RIVEDI PRIMA PARTE, SLIDE 16
35Il processo di gestione del rischio corruzione:
la fase di monitoraggio e controllo nel PTPCT di Ateneo
L’ultima fase del processo di gestione del rischio corruttivo, così come disegnato nel PTPCT di Ateneo,
consiste nel MONITORAGGIO ed nel RIESAME sull’ATTUAZIONE delle concrete misure anticorruzione e
sulla loro IDONEITA’ a fronteggiare e contenere il rischio. Consente inoltre di verificare la “TENUTA” DEL
COMPLESSIVO SISTEMA ANTICORRUZIONE messo a punto dall’Amministrazione.
Dunque, il PROCESSO DI GESTIONE DEL RISCHIO E’ CIRCOLARE: la FASE del MONITORAGGIO E DEL
RIESAME consente di evidenziare i difetti del sistema (da tamponare) ed i suoi punti di forza, le azioni e
le misure da potenziare, e quelle da semplificare o anche cancellare se inutili o poco incisive,
ponendo le basi per il miglioramento continuo della complessiva efficacia ed efficienza del SISTEMA
ANTICORRUTTIVO elaborato e gestito dall’Amministrazione.
«Monitoraggio e riesame, aggiornamento e comunicazione: tale azione completa la gestione del rischio e presuppone interventi
continui, volti a identificare eventuali cambiamenti del contesto interno ed esterno e a garantire la costante raccolta e diffusione
delle informazioni. L’azione di monitoraggio comporta la valutazione del livello di rischio tenendo conto delle azioni di risposta.
Questa fase è finalizzata alla verifica dell’efficacia dei sistemi di prevenzione adottati e, quindi, alla successiva messa in atto di
ulteriori strategie di prevenzione. Essa è attuata dai medesimi soggetti che partecipano all’interno processo di gestione del rischio,
in stretta connessione con il sistema di programmazione e di audit» (PTPCT 2020-22, pag. 28)
36ESITI del PROCESSO DI FORMAZIONE e di
AGGIORNAMENTO del PTPCT 2020-2022
Il processo di formazione ed aggiornamento del PTPCT di Ateneo ha richiesto il pieno coinvolgimento e la
partecipazione attiva di tutti i SOGGETTI (torna a SLIDE 27) e di tutta la Comunità Universitaria , il che ha condotto:
Alla revisione delle aree di rischio generali e specifiche (e di alcune delle relative misure) già prese in esame
nei precedenti PTPCT
Alla individuazione di n. 3 ulteriori aree di rischio specifiche, in armonia con il PNA 2017 e 2019:
1. area di rischio K - Reclutamento dei docenti, con l’individuazione dei processi a rischio K1, K2, K3, K4 e delle relative
misure di prevenzione rivedi la prima parte, slide 22
2. area di rischio L - Gestione delle autorizzazioni dei professori universitari allo svolgimento di attività esterne, con
l’individuazione del processo a rischio L1 e della relativa misura di prevenzione rivedi la prima parte, slide 23
3. area di rischio M - Gestione degli Enti e delle Attività esternalizzate dalle Università, con l’individuazione dei processi a
rischio M1, M2 e delle relative misure di prevenzione rivedi la prima parte, slide 24
per gli uffici di Dipartimenti e Centri, alla determinazione di proseguire in successivi approfondimenti l’attività
di integrazione/revisione delle misure, tenuto conto della complessità di coordinamento dell’attività di
prevenzione della corruzione tra l’amministrazione centrale e le strutture periferiche
37AZIONE 8: Comunicazione periodica al Nucleo di Valutazione,
LA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE al Direttore generale, ai referenti della trasparenza e ai capi
(rivedi SLIDE 28 o PTPCT 2020-22, pag. 20-24) degli uffici sullo stato di attuazione in Ateneo degli obblighi di
pubblicazione
si articola e si declina in 23
specifiche AZIONI: AZIONE 9: Interviste in contesti selezionati per valutare la
percezione della corruzione e della trasparenza in Ateneo
AZIONE 1: potenziamento della formazione sui temi della AZIONE 10: Sensibilizzazione degli stakeholder
legalità e dell’etica
AZIONE 11 Monitoraggio delle segnalazioni dei whistleblowers
AZIONE 2: l’impegno al supporto costante agli Uffici delle
Strutture Decentrate in ordine agli adempimenti in materia di
AZIONE 12 Utilizzo di strumenti di controllo e vigilanza per finalità
anticorruzione, trasparenza e performance
di prevenzione dell’illegalità nelle Strutture di Ateneo
AZIONE 3: aggiornamento ed il completamento del
catalogo dei processi AZIONE 13 Aggiornamento – a cura dell’URPT – sul sito web di
Ateneo, nella sezione Amministrazione trasparente, del registro
AZIONE 4: completamento del processo di identificazione e
on line delle istanze di accesso civico generalizzato
valutazione del rischio e individuazione delle misure, con
riferimento ai processi curati dalle strutture decentrate
AZIONE14 Utilizzo di piattaforme informatiche che consentano d
dell’Ateneo
i inserire direttamente ed aggiornare costantemente i dati relati
AZIONE 5: Aggiornamento annuale del registro dei rischi e vi alla scelta del contraente per lavori, servizi e forniture dell’Ate
delle misure, anche all’esito delle risultanze dei monitoraggi neo ai fini della trasmissione all’ANAC
e delle verifiche
AZIONE 15 Supporto alle strutture di Ateneo
AZIONE 6: Monitoraggio dello stato di attuazione del PTPCT e per uniformare la modulistica utilizzata, al fine
delle misure di prevenzione della corruzione di assicurare un'applicazione omogenea della normativa in mat
AZIONE 7: Monitoraggio dello stato di attuazione delle eria di trasparenza 38
misure di trasparenza AZIONE 16 Approvazione del Codice Etico di Ateneo e
del Codice di ComportamentoLA STRATEGIA DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE Ed inoltre:
(rivedi SLIDE 28 o PTPCT 2020-22, pag. 20-24) AZIONE 20 – Adeguamento della Piattaforma per il
si articola e si declina in 23 whistleblowing
specifiche AZIONI:
AZIONE 21 - Approfondimenti e conseguente
aggiornamento del Piano in ordine a possibili
In particolare, alla luce della necessità di mantenere alta situazioni di conflitto di interesse in sede di stipula
l’attenzione sull’area generale di rischio CONTRATTI PUBBLICI e con soggetti privati e successiva attuazione delle
sulle aree specifiche di rischio RECLUTAMENTO DEI DOCENTI e
convenzioni per il finanziamento di posti di
GESTIONE DELLE AUTORIZZAZIONI DEI PROFESSORI UNIVERSITARI
professore e ricercatore
ALLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITÀ ESTERNE (VEDI SLIDE n. 34) sono
state elaborate le seguenti azioni :
AZIONE 17 - Aggiornamento del Protocollo di legalità (ambito: AZIONE 22 - Rotazione ordinaria del personale:
CONTRATTI PUBBLICI) istruttoria volta all’adozione di uno specifico atto
AZIONE 18 - Rispetto delle linee guida ANAC n. 15 del 5 giugno organizzativo
2019 e delle previsioni del PNA 2019 sui conflitti di interessi
nell’area di rischio “B” – Contratti Pubblici
AZIONE 23 - Approfondimenti e conseguente
AZIONE 19 - Ulteriori approfondimenti in ordine al settore dei
aggiornamento del Piano in ordine ad ulteriori
concorsi e a quello degli incarichi extraistituzionali del
personale docente e ricercatore di Ateneo, ai fini di una misure da introdurre per gli enti di diritto privato
modifica o integrazione in corso d’anno delle schede di controllati
39
programmazione delle misure di prevenzione in materiaPuoi anche leggere