Introduzione al Nuovo Testamento - Corso introduttivo All'ambiente e agli scritti neotestamentari Anno accademico 2010-2011
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Istituto Superiore di Scienze Religiose
Crema – Cremona – Lodi
Introduzione al Nuovo
Testamento
Corso introduttivo
All’ambiente e agli scritti neotestamentari
A cura di don Pier Luigi Ferrari
Anno accademico 2010-2011Premessa
Queste note sono una semplice traccia per lo studio personale degli studenti. Il loro
uso e la loro comprensione rimandano necessariamente alle lezioni svolte in aula. Siccome la
vastità del tema ha imposto alcune scelte, per ognuna delle questioni trattate rimando alla
bibliografia essenziale che indico ad ogni articolazione e che aiuterà ad andare oltre, sia in
estensione che in profondità. Il corso procede su due registri complementari.
Primo registro: il testo scritto del Nuovo Testamento
L’obiettivo è quello di favorire un primo accostamento alla pluralità di testi che
compongono il Nuovo Testamento (d’ora in poi = NT) secondo la disposizione canonica. In
questa ottica si prendono in esame i seguenti argomenti:
1. La natura e l’origine dei singoli scritti, note sul canone, sulla tradizione testuale,
questioni relative agli autori, gli specifici generi letterari.
2. La formazione dei vangeli: il passaggio dalla predicazione di Gesù, alla tradizione
con le sue “forme”, alla redazione dei singoli evangelisti, con qualche cenno al
problema “sinottico”.
3. I vangeli di Marco, di Matteo e di Luca: la disposizione redazionale e la teologia
propria di ciascun evangelista.
4. Gli Atti degli apostoli: la dieghésis lucana e il cammino della prima
evangelizzazione. Contestualizzazione delle principali lettere di Paolo.
5. Il genere “lettera” e la formazione del Corpus paolino.
6. Il Corpus giovanneo nel contesto della comunità di Giovani.
7. Gli altri scritti riconducibili al genere “epistola”, come Ebrei e le lettere cattoliche.
Secondo registro: l’ambiente del Nuovo Testamento
Lo studio del N.T non può prescindere dal fatto che l’evangelo è stato proclamato in
un determinato luogo e in un preciso tempo della storia. Per questo va contestualizzato in
concrete situazioni politico-amministrative, linguistico-culturali, di costume sociale e di fede
religiosa. Uno studio di questi aspetti può offrire un apporto notevole alla lettura dei testi del
NT. I limiti quantitativi nel corso non ci consentono di indagare tutti questi aspetti. Li
accenneremo presentando i singoli scritti e lasciando delle indicazioni bibliografiche per lo
studio individuale. Questi argomenti sono:
1. La Palestina al tempo di Gesù, sulla base degli studi recenti, che ci hanno reso più
consapevoli delle radici ebraiche del cristianesimo e della stessa “ebraicità” di Gesù.
2. Gerusalemme al tempo di Gesù. La capitale dell’ebraismo, nel periodo del cosiddetto
“secondo tempio”, è uno dei punti chiave per comprendere l’attività del Gesù storico
La sua distruzione (70 d.C.) ha conseguenze notevoli per futuro del giudaismo.
3. L’ambiente ellenistico. L’attività di evangelizzazione raggiunge i centri più importanti
dell’impero, penetrando nel mondo ellenistico-romano. Le nuove comunità cristiane si
formarono attraverso la mediazione del giudaismo della diaspora. In questo ambiente si
rese necessario un confronto con il mondo greco-romano, con il suo patrimonio
culturale, il suo sistema religioso, il suo pensiero e i suoi sistemi di vita.
2BIBLIOGRAFIA
Opere generali
LOHSE E., L’ambiente del Nuovo Testamento, Paideia, Brescia 1983.
AA.VV, La Bibbia nel suo contesto (collana Introduzione alla Bibbia, 1), Paideia, Brescia 1994.
AA.VV., Logos. Corso di Studi biblici, vol. 5, Vangeli sinottici e Atti degli apostoli, LDC Torino,994.
GEORGE, A. - GRELOT, P. (edd.), Introduzione al Nuovo Testamento, 8 voll., Borla, Roma 1977-1990.
JEREMIAS J., Gerusalemme all’epoca di Gesù, Dehoniane, Roma, 1989.
BROWN, E., Introduzione al Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 2001.
CHARPENTIER, E. - PAUL, A. (edd.), Piccola enciclopedia biblica, voll. 9. 10, Borla, Roma 1983, 1985.
CONZELMANN, H. - LINDEMANN, A., Guida alla studio del NT, Strumenti 1, Marietti, Casale Monferrato 1986.
EGGER, W., Metodologia del Nuovo Testamento. Introduzione allo studio scientifico del NT, EDB, Bo.1989.
PASSONI DELL’ACQUA, A., Il Nuovo Testamento. Percorsi e traguardi biblici, Elledici, Leumann (Torino) 1994.
SEGALLA, G., Panorama letterario del NT (LoB 3.6), Queriniana, Brescia 1986.
Teologia del NT
ALETTI N.J., Gesù Cristo: unità del Nuovo Testamento?, Città Nuova, Roma 1995.
GNILKA J., Teologia del Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 1992.
GRECH P. – SEGALLA G., Metodologia per uno studio della teologia del Nuovo Testamento, Marietti, To.1978.
Dizionari ed enciclopedie
AA.VV., Dizionario enciclopedico della Bibbia, Borla, Città Nuova, 1995.
AA.VV., Grande enciclopedia illustrata della Bibbia, Piemme, Casale Monferrato 1998
LÉON DUFOUR X., Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Torino, 1980.
ROSSANO P. – RAVASI G. – GIRLANDA G., Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Paoline, Cinisello B.1988.
PENNA, R., L'ambiente socio-culturale delle origini cristiane (La Bibbia nella storia 7), EDB, Bologna 1984.
TÀBET M., Tra Antico e Nuovo Testamento. Guida alla letteratura intertestamentaria, San Paolo, Cin B, 2000.
3DIZIONARIO DEI TERMINI TECNICI
Presento un dizionario essenziale per la conoscenza di termini tecnici e per favorire
l’apprendimento di un lessico pertinente. Questa parte è da consultare a modo di dizionario
per la comprensione di alcune parole, ma anche da studiare come completamento delle di-
spense, in quanto contiene nozioni non riportate nei singoli capitoli.
letteratura apocrifa viene suddivisa dagli
Agrapha. In greco, i detti «non scritti». studiosi in varie categorie:
Termine che designa i detti di Gesù non inclusi
nei Vangeli, e che provengono da altri scritti Per l'Antico Testamento:
neotestamentari, da varianti manoscritte, da
libri apocrifi, padri della chiesa, fonti A. Narrativi e storici:
giudaiche e islamiche. 3 Esdra (sec. II a.C.)
3 Maccabei (sec. I a.C.-I d.C.)
Alessandrino, codice. Codice maiuscolo greco Giubilei (sec. II a.C.)
contenente l'Antico e il Nuovo Testamento Martirio e Ascensione di Isaia (secc. I-II a.C..)
(con qualche lacuna). Scritto all'inizio del V Lettera di Aristea (sec. II a.C.)
secolo d.C., rappresenta la tradizione del testo
formatasi in Egitto. E conservato al British Apocalisse di Mosè (sec. I d.C.)
Museum. Sigla A. Vita di Adamo ed Eva (sec. I d.C.)
B. Sapienziali e poetici
Amorei o amoraiti. In ebraico amora'im, i 4 Maccabei (prima del 70 d.C.)
«dicenti», termine che designa i maestri rabbi- Salmi di Salomone (sec. I a.C. opp. I d.C)
nici palestinesi/babilonesi dei secc. III-IV d.C. Odi di Salomone (sec. II d.C.)
i cui insegnamenti confluirono nel Talmud.
C. Apocalissi
Apocalittica. Dal greco apokalypsis, «rivela- 1 Enoch (Enoch etiopico) (secc. V -I a.C.)
zione», svelamento. Corrente religiosa che si 2 Enoch (Enoch slavo, Libro dei segreti di
esprime nella letteratura apocalittica, la cui Enoch) dopo il 70 d.C.)
produzione, di ispira-zione ebraica o cristiana, Testamenti dei 12 Patriarchi (secc. II-I a.C.)
si estende tra il II sec. a.C. e il II d.C.. A Oracoli Sibillini (secc. II a.C.-VII d.C.)
differenza di quella profetica, la letteratura 2 Barucli (Apoc siriaca di Baruch) (70-135
apocalittica non mira alla edificazione e alla d.C.)
conversione della realtà storica presente, ma 4 Esdra (sec. I d:C.)
alla rivelazione in forma simbolica, mitica e
visionaria, di eventi nascosti nel passato e Per il Nuovo Testamento:
soprat-tutto nel futuro: rivelazione spesso posta
A. Vangeli
in bocca a qualche grande personaggio biblico,
Vangelo di Pietro (90-150)
da Adamo a Paolo. Il genere apocalittico, che
Protovangelo di Giacomo (Natività di Maria)
conta numerosi scritti nella letteratura apocrifa,
(s. II)
è rappresentato nella Bibbia ebraica da Daniele
Epistola degli Apostoli (sec. II)
e da alcuni testi profetici e, nel Nuovo,
Vangelo di Tommaso (sec. III)
dall'Apocalisse di Giovanni.
Vangelo copto di Tommaso (sec. III)
Vangelo arabo dell'infanzia (secc. V-VI)
Apocrifo. Dal greco apo-kryphòs, «nascosto».
Storia di Giuseppe falegname (sec. IV)
Termine designante un libro, esteriormente
Memorie di Nicodemo (Atti di Pilato) (secc. I-
affine a quelli biblici, escluso dal canone
II) Vangelo di Bartolomeo (secc. III-IV)
ebraico o cristiano. Nell'uso protestante gli
Ciclo sulla dormizione di Maria (Transito di
apocrifi sono detti «pseudoepigrafi» (cioè
Maria) (secc. II-V)
falsamente attribuiti a qualche autore biblico),
mentre con il termine apocrifi vengono da loro B. Atti
designati i deutero-canonici. La cosiddetta Atti di Giovanni (sec. II)
Atti di Paolo (Atti di Paolo e Tecla) (sec. II)
4Atti di Andrea (sec. II ?) di Siria (164 a.C.). La dinastia governò la
Atti di Pietro (sec. III) Giudea fino alla occupazione romana (63 a.C.).
Atti di Tommaso (sec. III)
Avot. Più precisamente Pirqè Avot («Capitoli
C. Epistole dei Padri»). Trattato della Mishnà, che in sei
Corrispondenza fra Paolo e Seneca (sec. IV) capitoli raccoglie detti di maestri della Torà.
Corrispondenza fra Gesù e Abgar (se. III) , Inizia con la ricezione della Torà stessa da
Epistole apocrife di Paolo (secc. II-V) parte di Mosè e la sua trasmissione agli
anziani, ai profeti e agli uomini della Grande
D. Apocalissi
Sinagoga o Magna Congregazione
Apocalisse di Pietro (ca. 135)
(leggendaria assemblea di dotti costituita da
Apocalisse di Paolo (secc. III-V)
Esdra), e giunge fino a Jehudà ha-Nasì, detto il
Apocalisse di Tommaso (sec. V)
Principe (sec. II d.C.).
Aquila. Presunto autore della versione greca
Berakhà. In ebraico, «benedizione». La
della Bibbia ebraica eseguita nella prima metà
principale formula liturgica ebraica. Inizia
del sec. II d.C., con criteri molto letterali in
sempre con le parole «Benedetto tu o Signore»,
opposizione a quella dei Settanta. È dubbio se
e si sviluppa come ringraziamento a Dio per
Aquila debba identificarsi con il proselito
l'uso di un bene, l'esecuzione di un precetto,
Ònqelos, a cui la tradizione attribuisce
l'accadimento di un evento favorevole, oltre
l'omonimo Targum del Pentateuco.
che come inizio o conclusione di una
preghiera. Secondo la tradizione l'ebreo
Aramaico. Lingua semitica nord-occidentale,
dovrebbe recitare ogni giorno almeno 100
affine all'ebraico, parlata dagli aramei. Tra
benedizioni (pl. berakhot).
l'VIII e il IV sec. a.C. fu usata come lingua
ufficiale internazionale e lingua franca negli
Beza. Codice greco maiuscolo dei Vangeli e
imperi assiro-babilonese e persiano (aramaico
degli Atti, con versione latina. Risale al secolo
d'impero). Nelle sue numerose varietà orientali
v e prende il nome dal riformatore Teodoro
e occidentali (samaritano, mandaico, nabateo
Beza a cui appartenne e che lo donò
ecc.), fu viva in Siria e Palestina, dove, a
all'Università di Cambridge (è chiamato anche
partire dall'epoca post-esilica, andò sostituendo
Cantabrigiensis). La sua sigla è D.
l'ebraico nell'uso comune. In aramaico sono
scritte alcune parti dei libri biblici di Daniele e
Bodmer. Papiri greci contenenti alcuni brani
di Esdra, e più tardi i due Talmud. La variante
del Nuovo Testamento. Prendono il nome dalla
galilea era la lingua di Gesù e, verosimilmente,
Biblioteca Bodmeriana di Cologny (Svizzera).
delle tradizioni orali che precedettero i Vangeli
I principali sono il Bodmer II (200 ca. d.C..),
(per quello di Matteo si ipotizza addirittura la
Bodmer VII-VIII (III-IV sec.), Bodmer XIV-
preesistenza di un «Matteo aramaico» scritto).
XV (II-III sec.).
Con il nome di «siriaco» divenne la lingua
liturgica delle chiese monofisite e nestoriane.
Canone. Vocabolo greco di origini, semitica
Dialetti aramaici sono tuttora parlati in alcune
(«canna») con il significato di «misura»,
zone della Siria e del Kurdistan.
«regola». Indica un elenco di scritti particolar-
mente autorevoli e, nel caso della Bibbia, l'e-
Aristea, Lettera di. Scritto giudaico-
lenco dei libri considerati divinamente ispirati
ellenistico tradizionalmente attribuito a un
e perciò detti canonici. Esiste qualche disparità
funzionario ebreo di Tolomeo II Filadelfo
tra i canoni dell'Antico Testamento ricono-
(285-246 a.C.), ma composto alla fine del II
sciuti da ebrei, da cattolici e da protestanti,
sec. a.C. ad Alessandria. Narra la leggendaria
mentre il canone del Nuovo Testamento è
origine della traduzione dei Settanta.
uguale per tutte le confessioni cristiane.
Asmonei. Nome della famiglia, poi dinastia,
Cantabrigiensis. Vedi Beza.
dei Maccabei, appellativo («martello»?) dei
figli del sacerdote Mattatia, che iniziarono e
Chassid. In ebraico «pio». Il termine indica i
conclusero vittoriosamente la rivolta contro iI
membri (pl. chassidim) di alcuni movimenti
dominio assimilatore del seleucide Antioco IV
religiosi ebraici di epoche diverse: gli asidei
5(grecizzazione di chassidim), componente accrebbe con la caduta del regno di Giuda
religiosa del partito maccabaico da cui (587/6 a.C.) e la deportazione in Babilonia, e
derivarono gli esseni e i farisei; il chassidismo infine con la caduta di Gerusalemme nel 70
tedesco o renano, movimento a carattere d.C. La riflessione teologica, a partire dai
ascetico-mistico promosso dai membri della profeti, ha presentato la diaspora come un
famiglia Kalonymos nei secoli XII-XIII; il castigo per l'infedeltà di Israele, ma anche
chassidismo polacco, movimento mistico a come uno strumento di univesalismo grazie
carattere popolare fondato da Israel ben Eliezer alla quale i pagani giungevano alla conoscenza
detto il Baal Shem Tov («Signore del nome del Dio unico. In tal senso essa è stata un
buono», 1700 ca.-1760) basato sulla devozione potente veicolo di diffusione dei cristianesimo.
interiore, la comunione con Dio e con il creato, Le principali diaspore antiche furono quella
la semplicità e la gioia. alessandrina o egiziana di lingua greca, quella
babilonese di lingua aramaica, quella greco-
Chester Beatty. Papiri greci contenenti alcune romana di lingua greca.
parti del Nuovo Testamento. Si tratta di tre
manoscritti di complessivi 108 fogli, che ri- Diatéssaron. - + Concordia dei Vangeli.
salgono alla prima metà del II secolo e
prendono il nome dall'inglese A. Chester Diciotto Benedizioni. In ebraico shemonè
Beatty che li acquistò in Egitto nel 1930-31. `esrè o `amidà (da dirsi «in piedi») o tefillà, la
preghiera per eccellenza. Serie di benedizioni,
Claromontano. Codice greco maiuscolo delle o meglio invocazioni e lodi a Dio recitate nella
Lettere di san Paolo, con traduzione latina. liturgia ebraica mattina e sera. Risalgono a
Contiene anche il Canone Claromontano, cioè epoca pre-cristiana; quando già il nome era
l'elenco dei libri biblici. Scritto nel v secolo, consolidato intorno al il secolo e.v., fu inserita,
prende il nome da Clermont (Francia) dove si dopo la dodicesima, la cosiddetta «benedizione
trovava un tempo. Sigla D. degli eretici», forse diretta contro i giudeo-
cristiani e successivamente contro gli apostati.
Comma giovanneo. Designazione di un
inciso, di contenuto trinitario, nella prima Divino Afflante Spiritu. Parole iniziali e titolo
lettera di Giovanni (5,7), interpolato nel testo dell'Enciclica di Pio XII (1943) che diede
latino della Volgata, probabilmente nel IV impulso allo studio della Scrittura secondo i
secolo. metodi della moderna critica biblica.
Concordanza. Elenco alfabetico dei vocaboli Due fonti, teoria delle. Ipotesi che pone all'ori-
di un'opera. A differenza dei lessici e dei gine dei Vangeli sinottici due diverse fonti: un
dizionari, non viene indicato il significato, ma Marco primitivo e una raccolta di detti di Gesù
la lista dei passi in cui figurano. Nel campo chiamata fonte Q. (dal tedesco Quelle).
degli studi biblici esistono concordanze
ebraiche dell'Antico Testamento, greche del Episcopo. Dal greco epískopos,
Nuovo Testamento, greche della Settanta e «sorvegliante», «sovrintendente», «ispettore».
latine della Volgata. Nel Nuovo Testamento designa colui che
esercita una funzione di direzione e
Concordia dei Vangeli. Combinazione dei 4 sorveglianza nelle comunità cristiane. Il vo-
Vangeli in un solo testo unificato. Se ne ebbero cabolo compare in 1 Pt 2,25, riferito a Cristo;
diversi esempi in passato, a partire dal negli Atti e nell'epistolario paolino indica
Diatéssaron di Taziano, composto in greco o invece il detentore di una funzione non di-
in siriaco nel II secolo e usato a lungo anche stinguibile da quella del presbitero. Il
nella liturgia. vocabolo, che nel mondo greco non aveva
significato religioso, non è riferibile a una
Diaspora. Dal greco diaspora, funzioone precisa. Con le lettere ~ pastorali
«disseminazione», «dispersione». In ebraico inizia un'evoluzione che porterà nel còrso del
galut o golà. Diffusione di gruppi ebraici fuori II sec. all'unicità dell'episcopo-vescovo nella
dalla terra di Israele. L'origine della diaspora comunità e alla concentrazione nelle sue mani
risale alla caduta del regno del nord e alla dei poteri di insegnamento e di governo tipica
distruzione di Samaria (722/1 a.C.) e si dell'episcopato monarchico.
6Esegesi rabbinica. Regole o procedimenti all'osservanza più rigorosa dei precetti, soprat-
usati dai rabbini per interpretare i testi biblici. tutto quelli di purità, ebbero grande influenza
Celebri le argomentazioni attribuite a Rabbi sul popolo, sia per la loro estrazione sociale
Hillel e delle quali anche Paolo in una certa generalmente non aristocratica, sia per la loro
misura fece uso, anche se forse al suo tempo preoccupazione di rendere la Torà applicabile
non erano state fissate in moso rigido: alle sempre nuove situazioni. Introdussero nel
1. Qal wahomer [leggero e pesante], cioè giudaismo la credenza nella vita futura, e so-
inferenza a minori ad maius. Praticamente si stennero l'autorità della Torà orale o tradizione
tratta del nostro ragionamento a fortori: ciò accanto alla Torà scritta. Furono perciò in con-
che si può applicare in un caso meno trasto con i sadducei e alcuni con Gesù e i suoi
importante lo si può anche applicare n un caso discepoli, che tuttavia condivisero gran parte
maggiore. delle dottrine e dei metodi farisaici. Il giudai-
2. Gezerah shawah [inferenza ex analogia], in smo rabbinico è sostanzial-mente erede dei fa-
pratica si tratta di una analogia verbale tra un risei, unica corrente soprav-vissuta alla distru-
versetto ed un altro: quando la medesima zione di Gerusalemme e del Tempio (70 d.C.).
parola è applicata a due casi separati, le
medesime considerazioni si applicano ad Figlio dell'uomo. Dall'aramaico bar enosh.
entrambi i casi, Espressione risalente a Dn 7,13 (dove indica
3. Binjian ab mikathub’ehad [una proposizione un personaggio forse identificabile con il
principale da un passo scritturistico], cioè la popolo ebraico), che ricorre spesso, in
derivazione di un assioma legale da un solo traduzione greca, nel NT. Qui, accanto al meno
testo: quando la stessa frase si applica a un frequente senso di «uomo», tale espressione è
certo numero di passaggi, allora una applicata a Gesù, sia in riferimento all'attualità,
considerazione fondata su uno di questi, si sia in senso escatologico. Gli studiosi
appila a tutti. discutono se sia stata usata da Gesù stesso, e se
4 Binjanab mishene kethebim, cioè la egli si riferisse o no a sé. L'interpretazione
costruzione di una frase da due passi prevalente è che Gesù alludesse alla propria
scritturistici. condizione di servo sofferente ed esaltato.
5. Kelal upherat [generale e particolare], una L'espressione appare anche nella letteratura
enunciazione più precisa del generale per apocrifa e rabbinica.
mezzo del particolare, e viceversa.
6. Kayoze bo bemaqon ‘aher, [secondo Filone d'Alessandria. Filosofo ebreo (ca. 20
l’analogia fornita da un altro testo], la a.C. - 50 d.C.). È il maggiore pensatore del
definizione di un passo attraverso un altro. giudaismo ellenistico di lingua greca. Nei suoi
7. Dabar halamed me’inyano, una questione numerosi trattati e commenti biblici, utilizzò
intesa a partire da suo soggetto. largamente il metodo allegorico applicandolo
sia ai personaggi, sia agli episodi, sia alla le-
Esseni. Gruppo giudaico di tipo ascetico- gislazione dell'Antico Testamento. Il suo pen-
rigorista fiorito tra il II secolo a.C. e il I d.C. e siero, ispirato al platonismo, influenzò più i
derivato dagli asidei. Menzionato da Giuseppe Padri della Chiesa che l'ebraismo, per il preva-
Flavio, Filone d'Alessandria e Plinio il Vec- lere in questo delle scuole palestinesi e babilo-
chio, si suddivideva in vari rami, alcuni prati- nesi. Filone guidò anche una legazione degli
canti il celibato e la separazione rigorosa dalla ebrei d'Alessandria presso Caligola (40 d.C.)
società giudaica e dal sacerdozio dì Gerusa- per scongiurare la collocazione di una statua
lemme. Una di queste correnti «monastiche» è dell'imperatore nel Tempio di Gerusalemme, e
stata identificata nel movimento di Qumran. ne lasciò un resoconto (Legatio ad Gaium).
Farisei. In ebraico perushim, «separati» (dai Gamaliele il Vecchio (prima metà del secolo I
pagani o dagli ebrei poco osservanti). Gruppo d.C.), figlio o nipote di Hillel e maestro di
religioso giudaico, probabilmente derivato Paolo (Atti 22,3). Ebbe un atteggiamento
dagli asidei e fiorente all'epoca del NT. Già in prudente e tollerante verso il cristianesimo na-
contrasto con gli asmonei che giunsero a scente (At 5,34-42).
perseguitarli, ottennero libertà di azione alla
morte di Alessandro Ianneo (m. 76 a.C.). Generi letterari. Nella teoria della letteratura
Organizzati in confraternite (chavurot), dedite e nella critica biblica sono così chiamati quei
7complessi della letteratura orale o scritta che esilio furono coinvolti gli ebrei della Giudea. Il
presentano omogeneità di stile, di forme, di giudaismo si distingue dal periodo precedente
tecniche (poetiche o prosastiche) di per la centralità (divenuta esclusiva a partire
procedimenti narrativi, di finalità ecc. dal 70 a.C.) del culto e dello studio della Torà,
Introdotto nello studio della Bibbia da per la prevalenza della classe laica degli scribi
Hermann Gunkel all'inizio del secolo, il o dottori (poi rabbini) sui sacerdoti e per la
metodo dei generi letterari classifica il diffusione delle sinagoghe. Il giudaismo rap-
contenuto dell'A e del NT in numerose presenta a un tempo un'evoluzione fisiologica
categorie, come inni, poesia popolare. detti, della religione di Israele e la risposta vincente
narrazioni, generi sapienziali, documenti alla perdita del centro nazionale.
ufficiali, parabole, oracoli profetici ecc.
L'accertamento del genere è indispensabile per Giudaizzanti. In epoca neotestamentaria, quei
cogliere l'intenzione dell'autore e il rapporto tra cristiani provenienti dal giudaismo, e in
espressione letterale e suo contenuto. particolare dai farisei, che ritenevano ne-
cessario mantenere l'osservanza dei precetti e
Gentili. Dal latino gentiles, designazione dei imporli ai pagani convertiti. Ne nacque una
popoli (gentes) stranieri. E’ spesso sinonimo di controversia riferita in At 15 e Gal 2,1-9.
pagano.Il termine corrispondente all'ebraico Giudaizzante rimase a lungo la chiesa giudeo-
gojim e al greco éthne, rispettivamente nell'A e cristiana di Gerusalemme o chiesa di Giacomo.
nel NT e indica genericamente i non ebrei. Nel
cristianesimo primitivo i gentili rappresentano Giuseppe Flavio. Storico ebreo (ca. 38-100
quella parte della chiesa costituita dalla d.C.). Di famiglia sacerdotale, durante la prima
«chiamata» dei popoli (ecclesia ex gentibus), guerra giudaica comandò i ribelli ebrei della
accanto e talora in antitesi alla chiesa dei Galilea, fu assediato da Vespasiano nella
circoncisi (ecclesia ex circumcisione). fortezza di Jotfat e, dopo che tutti i difensori si
furono suicidati, si arrese ai romani. Trattenuto
Ghemara. In aramaico, «completamento», prigioniero e poi liberato quando si realizzò il
«conclusione». L'insieme delle discussioni, in- suo presagio che Vespasiano sarebbe stato
terpretazioni e narrazioni, nate dallo studio del- proclamato imperatore, assistette con Tito alla
la Mishnà (sec III-IV d.C.), e che con la caduta di Gerusalemme, si stabilì a Roma e
Mishnà stessa costituiscono il Talmud. I divenne cittadino romano. Scrisse in greco: la
maestri della Ghemara sono detti amorei. Guerra Giudaica, unica fonte giuntaci sugli
avvenimenti di cui fu testimone; le Antichità
Ghematria. Termine ebraico, derivante dal Giudaiche, una delle principali fonti per la
greco gheometria o grammatéia, designante conoscenza del giudaismo antico; la Vita,
uno dei metodi esegetici tradizionali. Consiste autobiografia composta per difendersi da chi lo
nello stabilire equivalenza tra parole 'che accusava di tradimento e viltà; Contro Apione,
hanno lo stesso valore numerico risultante un'apologia del giudaismo contro gli attacchi
dalla somma delle loro componenti alfabetiche del retore antisemita Apione.
(ogni lettera dell'alfabeto ebraico indica anche
un numero). La ghematria è particolarmente Gnosi. Dal greco, «conoscenza».
usata dall'esegesi mistica o qabbalistica. Denominazione complessiva di dottrine misti-
co-filosofiche a carattere sincretistico fiorite
Ghenizà. In ebraico, «ripostiglio». È il locale nel mondo ellenistico nei primi secoli dell'era
annesso alla sinagoga in cui si depositano i cristiana e derivanti da disparati influssi tra cui
libri di preghiera e gli oggetti di culto deterio- la religione iranica o mazdeismo e il neoplato-
rati e quindi non più usabili. Famosa la nismo. Rientrano nella gnosi l'ermetismo, alcu-
Ghenizà della Sinagoga del Vecchio Cairo in ne correnti mistiche giudaiche come quella
cui Salomon Schechter, dal 1896, scoprì riferita a Simone il Mago, lo gnosticismo cri-
200.000 documenti interi o frammentari, stiano rappresentato da Valentino, Basilide e
risalenti al sec. IX d.C. e successivi. Marcione. I concetti comuni a tutte le forme di
gnosi sono: il dualismo per cui al Dio buono o
Giudaismo. Termine con cui si indica la fase al bene si contrappone il male costituito dal
dell'ebraismo iniziata con l'esilio babilonese. Il mondo materiale e dal suo creatore, la figura di
nome deriva dal fatto che nell'esilio e nel post- un mediatore portatore di salvezza agli uomini
8attraverso la conoscenza (gnosi), la necessità di parole o i detti di Gesù ritenuti assolutamente
liberare le scintille divine prigioniere nella autentici.
materia e nell'uomo per unirsi al divino, la
svalutazione del corporeo. In Marcione l'AT e JHWH. Il tetragramma (così detto perché
parte del N sono attribuiti al dio malvagio. composto da quattro consonanti) è, per la
Tracce di terminologia gnostica sono presenti tradizione ebraica, il nome proprio di Dio,
nel Nuovo Testamento. tradotto dai LXX con Kyrios, Signore, e reso
nelle lingue moderne per lo più con “Signore”
Haggadà. In ebraico, «narrazione», «raccon- dalle versioni cattoliche e con `l'Eterno' dalle
to». Il termine designa in particolare quegli versioni protestanti. Sin dall’epoca precristiana
aspetti o generi letterari rabbinici di carattere il Tetragramma non è stato pronunciato per
non precettistico: parabole, episodi relativi ai rigoroso rispetto del secondo (terzo) co-
maestri, storie di martirio, interpretazioni mandamento, e lo si è sostituito nella lettura
sapienziali, ossia tutto ciò che non rientra nella con Adonaj, Signore. Per indicare questa
halakà. In altra accezione si chiama Haggadà lettura, sotto alle consonanti di JHWH, sono
di Pèsach, la narrazione dell'esodo recitata e state segnate le vocali di Adonaj, il che, per
cantata durante la cena pasquale. ignoranza di tale sostituzione, ha dato origine
nel Rinascimento alla pronuncia infondata
Halakhà. In ebraico, «via», «cammino». jehowa, donde Geova. La lettura sostitutiva
L'insieme delle norme e dei precetti contenuti Adonaj, fuori dal culto è a sua volta sostituita
nella Torà e nella tradizione orale. Codificata dal termine ha-Shem, «il Nome». Di quella che
nelle opere della letteratura rabbinica, è dovette essere la pronuncia originaria abbiamo
considerata l'unica «via» per realizzare l'im- soltanto alcune trascrizioni greche dei Padri
magine e somiglianza divina uniformandosi della Chiesa.
alla volontà di Dio.
Kérygma. In greco, «annuncio»,
Hapax legómenon. Espressione greca («detto «proclamazione». Il termine designa l'annuncio
una volta sola») che designa i vocaboli che del messaggio e dell'evento centrale del NT,
compaiono una sola volta nel testo biblico. ossia la proclamazione della salvezza operata
dal Cristo morto e risorto. Si distingue, da un
Hillel il Vecchio. Secc. l a.C.-I d.C. Maestro punto di vista teologico e letterario, dalla
fariseo. Di origine babilonese, divenne a catechesi, ossia dall'ammaestramento di coloro
Gerusa-lemme presidente del Sinedrio e, con il che hanno già ricevuto il kérygma.
suo collega e rivale Shammaj, una delle due
maggiori autorità rabbiniche del suo tempo. È’ Koiné. In greco, «comune». La lingua greca
ricordato per la sua pazienza e mitezza, per comune scritta e parlata nel mondo ellenistico,
l'apertura con cui interpretò la Torà, e per la usata anche dagli autori del NT.
«regola d'oro»: «Ciò che a te è odioso, agli
altri non farlo. Questa è tutta la Torà, il resto è Lóghion (pl. lóghia). In greco, «detto».
commento. Va', studia». Gli si attribuiscono le Nell'esegesi neotestamentaria, ogni sentenza o
sette regole ermeneutiche per la interpretazione detto attribuito a Gesù. Una raccolta di loghia
della Scrittura. La sua dottrina presenta punti costituirebbe una delle due fonti dei Vangeli
di contatto con l'insegnamento di Gesù. sinottici. Esistono anche alcuni loghia extra-
canonici o «detti apocrifi di Gesù».
Intertestamento. Termine con cui si indica il
periodo storico, la cultura e la produzione Masoreti. Studiosi ebrei dei secc. VIII-X della
letteraria extra-biblica, tra il I secolo a.C. e il I nostra era, cultori della masorà o «tradizione»
secolo d,C. Vi rientrano, da un punto di vista testuale biblica. L'opera dei masoreti con-
letterario, parte degli apocrifi, gli scritti di sistette nello stabilire un unico testo
Qumran, le tradizioni orali dei farisei, consonantico della Bibbia ebraica, nel fornirlo
Giuseppe Flavio, Filone. di una vocalizzazione e punteggiatura scritta (e
a questo scopo furono inventati i segni vocalici
Ipsissima verba. In latino, «le stessissime e gli accenti: «puntazione masoretica»), nel
parole». Espressione usata per indicare le segnalare in note marginali, con la massima
accuratezza, ogni anomalia grafica o
9grammaticale del testo stesso. Vi furono del culto pubblico. Rappresentano il numero
diverse scuole o tradizioni masoretiche minimo per l'esistenza di un'assemblea.
(masoreti dell'est e masoreti dell'ovest), tra le
quali prevalse infine quella tiberiense (con Minuscoli. Manoscritti. Così sono denominati,
sede a Tiberiade). in opposizione ai maiuscoli o onciali, i
manoscritti greci della Bibbia. Più recenti degli
Messia. Dall'ebraico mashiach, «unto», a cui onciali, non sono anteriori al sec. IX a.C..
corrisponde il greco christòs. L'unzione
consacrava il sacerdote, il re, anche gli arredi Mishnà. In ebraico, «ripetizione», «studio».
del santuario e il santuario stesso, ed Compilazione sistematica della legge orale
eccezionalmente è riferita a un profeta e un re compiuta da rabbi Jehudà ha-Nasì, verso la
straniero di cui Dio si serve (Ciro, Is 45,1). Il fine del II sec. d.C., inizialmente in forma orale
titolo di unto ha quindi un'accezione regale- e poi per iscritto. È divisa in 63 trattati
sacerdotale che sarà collegata a un particolare raggruppati in 6 ordini, che codificano tutta la
disegno divino, e connoterà un personaggio normativa relativa al culto, ai rapporti sociali,
della stirpe davidica destinatario della al diritto civile e penale, al matrimonio, al puro
promessa e instauratore, in futuro, del regno di e impuro ecc. A partire dall'inizio del III sec. la
Dio: il Messia. Nel NT il titolo di Messia Mishnà è divenuta il principale oggetto di
(Cristo), così come quello di Figlio dell'uomo, insegnamento e, con le sue interpretazioni, ha
designa Gesù, il quale però ne fa un uso molto dato origine al Talmud.
riservato. Figure messianiche si trovano nella
letteratura apocalittica e in quella rabbinica, e Mizwà (pl. mizwot). In ebraico, «comando»,
falsi Messia compaiono nella storia ebraica «precetto». Ogni comando positivo o negativo
fino a tempi recenti. L'attesa messianica, che espressamente rivelato da Dio nella Torà
identifica il Messia in uno o più personaggi scritta o orale. La tradizione rabbinica elenca
storici o escatologici a cui vengono riferite le 613 precetti, di cui 248 positivi e 365 negativi
«profezie messianiche», è il centro del (molti di essi sono applicabili solo in terra di
messianismo nelle sue varie manifestazioni. Israele e quando esiste il santuario). Secondo il
giudaismo, i precetti devono essere eseguiti
Mezuzà. In ebraico, «stipite». Nella prassi non per una valutazione etica del loro
religiosa del giudaismo, l'astuccio contenente contenuto, ma per ubbidienza a Dio che li ha
un piccolo rotolo di pergamena con i testi di Dt comandati.
6,4-9 e 11,13-21 che viene fissato allo stipite
destro della porta, in osservanza letterale del Numero. Nella Bibbia, come in molte culture
comando di Dt 6,9. antiche, i numeri hanno anche significati
simbolici, talvolta connessi a speculazioni
Midrash (pl. midrashim). Interpretazione astronomiche o astrologiche. Tra i numeri
rabbinica della Scrittura. Il termine ebraico, dotati di particolari valori simbolici si possono
che deriva dal verbo darash, «cercare», ricordare:
«investigare», indica sia il metodo di esegesi, 1, espressione dell'unità divina.
sia la produzione letteraria che ne è derivata. Il 2, le tavole dell'alleanza sinaitica.
midrash nato dalla scuola come ricerca della 3, la perfezione delle realtà celesti, la
normativa è detto midrash halakhico, il santificazione di Dio o gedushà, i tre
midrash nato nella sinagoga come commento patriarchi, la Trinità, le tre virtù teologali.
edificante alle letture bibliche liturgiche, è 4, la completezza delle realtà terrene: i 4 punti
detto midrash omiletico o haggadico. Il cardinali, i 4 elementi. Inoltre i 4 fiumi
midrash ha cominciato a essere messo per dell'Eden, le 4 matriarche, i 4 animali della
iscritto nel III sec. d.C. e per oltre un millennio visione di Ez 1 e Ap 4, le 4 bestie di Dn 7, le 4
ha prodotto una vasta letteratura di difficile coppe della cena pasquale, i 4 evangelisti, le 4
datazione e attribuzione, date le numerose virtù cardinali.
rielaborazioni redazionali. 5, i 5 libri del Pentateuco, i 5 libri dei Salmi.
6, la creazione compiuta in 6 giorni e nello
Minjan. In ebraico, «numero». Nella liturgia stesso tempo l'imperfezione rispetto al 7. II
ebraica, quorum di 10 uomini religiosamente 666 di Ap 13, 18, numero della Bestia, rappre-
adulti che sono necessari per la celebrazione senta il massimo della imperfezione e della
10opposizione a Dio: vi è stata anche ravvisata 1.000, indica una quantità infinitamente grande
l'equivalenza numerica delle consonanti di (da cui anche 12.000 in Ap 7,5-8, a significare
Nerone Cesare. chiesa senza limiti).
7, il compimento dell'opera creativa e quindi la
perfezione, la settimana e in modo particolare Onciali. Manoscritti. Codici greci della Bibbia
il sabato (shabbat), anche nelle sue valenze di scritti in caratteri maiuscoli. Si estendono tra il
anno sabbatico, anno giubilare e sabato IV e il IX secolo.
escatologico. Come somma di 3 e 4 unisce in
sé la terra e il cielo (con i suoi 7 pianeti). Il 7 Oracoli Sibillini. Raccolta di-libri apocrifi
ricorre in oggetti e tempi della liturgia ebraica greci, in parte giudaici e in parte cristiani, di
come il candelabro o menorà, i giorni degli carattere apocalittico composti tra il II sec. a.C.
azzimi e delle Capanne (Sukkot), le 7 settimane e il VII d.C. Inserendosi nel filone delle
tra Pèsach e Shavu'ot (Settimane, o Pentecost). collezioni di oracoli attribuiti alla Sibilla
Settanta volte 7 si deve perdonare secondo Pagana, vogliono mettere in bocca a questa
Gesù (Mt 18,22). Particolarmente frequente è il profetessa annunci messianici, celebrazioni del
numero 7 nell'Apocalisse: le 7 chiese, i 7 popolo d'Israele, condanne del paganesimo e
sigilli, le 7 trombe, le 7 coppe, i 7 segni. predizioni sulla vita di Gesù.
8, il giorno della circoncisione (ottavo dalla
nascita) e giorno della Risurrezione di Gesù Parola. In ebraico davar, in greco logos, in
(nel linguaggio dei Padri, «ottavo giorno» della latino verbum. Il vocabolo, che in ebraico
settimana in quanto segue il settimo giorno e significa sia «parola», sia «cosa», sia
indica perciò la nuova realtà escatologica avvenimento», oltre all'uso comune, indica la
inaugurata da Cristo risorto). parola rivelativa di Dio, la parola creatrice di
9, la perfezione (come quadrato del 3). Nove Dio e la parola profetica. La riflessione tardo-
sono i cori degli angeli secondo la tradizione biblica sull'uso della parola in riferimento alle
post-biblica e 9 i cieli nella cosmologia manifestazioni divine, ha portato a una
medievale. personificazione della Parola. Nel giudaismo
10, con 10 parole Dio ha creato il mondo (le alessandrino si ha uno sviluppo di questa teo-
dieci ricorrenze del verbo dire in Gn 1). Dieci logia nella dottrina del Lógos, mentre nel
sono le generazioni dei patriarchi prima del giudaismo palestinese la personificazione della
diluvio da Adamo a Noè, e 10 dopo il diluvio Parola si esprime piuttosto con la nozione di
da Sem ad Abramo. Dieci sono i Torà preesistente, la quale a sua volta si
comandamenti, 10 le piaghe d'Egitto e 10 sono collega con quella di -~ Shekhinà. Il Vangelo
gli uomini che costituiscono nel culto ebraico di Giovanni riprende la dottrina del Lógos e
il minjan. dichiara che «la Parola si è fatta carne» (Gv
12, i 12 mesi dell'anno, le 12 costellazioni 1,14) in Gesù Cristo.
dello zodiaco, i 12 figli di Giacobbe e le 12
tribù di Israele, i 12 apostoli. Moltiplicazione Parusìa. In greco, «presenza». Nel NT il
di 3x4, il 12 indica la totalità dell'universo; 12 termine indica la seconda venuta di Gesù alla
sono le ore del giorno e quelle della notte. fine dei tempi.
Nell'Apocalisse il numero 12, con i suoi
multipli, esprime diverse simbologie: 24, cioè Pellegrinaggio, feste di. Le tre grandi feste
2 volte 12, sono i vegliardi chi Ap 4,4, originarie, dell'anno liturgico ebraico, che
probabili rappresentanti delle 12 tribù e dei 12 comportavano, secondo la prescrizione di Es
apostoli riuniti nell'adorazione di Dio; 144.000, 23,14, un pellegrinaggio al Tempio di
cioè 12 al quadrato, sono i «segnati» col sigillo Gerusalemme erano Pèsach, Shavu`ot e
dell'Agnello (Ap 7,4); tutta la nuova Sukkot.
Gerusalemme infine è strutturata intorno al
numero 12 (Ap 21,12-22,2). Pèsach. Termine ebraico; dall'equivalente
40, lungo periodo di prova e di preparazione: aramaico pascha (così trascritto anche in greco
40 i giorni del diluvio, gli anni di Israele nel e in latino) deriva l'italiano Pasqua. La prima
deserto, i giorni di permanenza di Mosè sul delle tre feste di pellegrinaggio dell'anno
Sinai, i giorni di viaggio di Elia, i giorni del liturgico ebraico, una festa di liberazione, in
digiuno di Gesù nel deserto (da cui la quanto celebra l'esodo degli ebrei dall'Egitto.
Quaresima cristiana). Nata dalla fusione di una festa primaverile di
11pastori e da una di agricoltori, è descritta e residente in Israele, partecipe dei diritti e (se
prescritta in Es 12-13: i suoi elementi circonciso) della vita religiosa del popolo. In
fondamentali sono l'immolazione dell'agnello seguito designa i non ebrei che, accettando «il
pasquale (chiamato pèsach) consumato in un giogo dei precetti», e assoggettandosi alla
banchetto di comunione insieme ad azzimi ed circondi-sione e al battesimo o immersione,
erbe amare, e nell'eliminazione di ogni avanzo entrano a far parte a pieno diritto del popolo
di sostanze lievitate. Il libro dell'Esodo d'Israele. In tal caso si tratta propriamente del
prescrive che questo rito abbia luogo la sera gher zèdeq (= proselito di giustizia).
all'inizio del 15 (cioè la sera del 14) del mese
di nisan (marzo/aprile), che corrisponde al Protocanonici. Termine che indica i libri
plenilunio di primavera. Da festa stagionale biblici, sia dell'A sia del NT che furono
divenuta festa storica, vi si aggiunse in seguito ammessi per primi nel canone, senza provocare
il racconto della liberazione dall'Egitto (Es discussioni sulla loro canonicità, a differenza
12,26 ss.); dalla distruzione del Tempio (70 dei deteurocanonici.
d.C.) a tutt'oggi si celebra senza l'agnello, non
potendosi immolare una vittima fuori dal Pubblicani. A Roma erano appaltatori delle
santuario. Il rito, arricchito di salmi (113-118 e imposte nel sistema fiscale dello stato.
136), di canti e di interpretazioni midrashiche, Apparte-nevano generalmente al ceto dei
è contenuto in un libro illustrato detto cavalieri. Per estensione, furono così chiamati
Haggadà di Pèsacli. Alla pasqua ebraica i anche i funzionari che riscuotevano le imposte
sinottici collegano l'ultima cena di Gesù. Infatti direttamente per i governatori delle province
i testi del NT indicano in Gesù l'agnello come nella Palestina ai tempi del NT. Malvisti
pasquale immolato per consentire agli uomini dalla popolazione per la loro frequente esosità,
il passaggio dalla morte alla vita: passaggio il termine nei Vangeli assunse un significato
realizzato nella sua Risurrezione, vista quindi negativo: i pubblicani erano considerati
come un nuovo e perfetto esodo. peccatori ed evitati al pari dei pagani e delle
prosti-tute. Gesù era accusato di frequentare i
Peshitta. In siriaco, «semplice». Versione pubblicani (Lc 19,2-10; Mt 9,9).
siriaca dell'AT eseguita da cristiani di origine
giudaica, nel I o II sec. d.C. In seguito, non Puro e impuro. In ebraico, tachor e tame',
oltre il sec. V, vi fu aggiunta la Peshitta del coppia di termini antitetici che nella religione
NT. versione ufficiale delle chiese cristiane di biblica denota rispettivamente le realtà di cui
lingua siriaca. l'uomo può usare e quelle che lo contaminano
più o meno gravemente. In questa seconda
Pirqè Avot. In ebraico, «Capitoli dei Padri». categoria rientrano sia la sfera del sacro, sia
Trattato della Mishnà, che raccoglie massime quella legata alla nascita, alla corruzione e alla
degli antichi maestri dall'epoca di Esdra al II morte (sperma, sangue mestruale, sudore,
sec. d.C. Il suo scopo è di mostrare la escrementi, cadaveri) nonché certi animali,
trasmissione della Torà da Mosè all'epoca dei come i rettili. La sfera del puro in qualche
compilatori, e di esprimere attraverso brevi modo coincide con quella del profano, cioè di
sentenze la concezione ebraica della vita quanto non contamina. Ogni passaggio dal
secondo la Legge. sacro al profano o viceversa comporta impurità
se non avviene secondo precise modalità
Presbitero. Dal greco presbyteros, «più rituali, spesso riservate soltanto agli addetti al
anziano». Nel NT (ma non nell'epistolario sacro.
paolino) il presbitero o «anziano» è una figura
importante nella struttura delle prime comunità Qabbalà. In ebraico, «ricezione». Termine che
cristiane. Più volte menzionati dagli Atti, gli designa in senso generale la tradizione mistico-
anziani sono spesso associati agli apostoli negli esoterica dell'ebraismo, e in senso specifico le
incarichi di governo delle comunità, e sempre dottrine mistiche che hanno trovato la loro
al plurale, segno di un ministero collegiale che massima formulazione nel libro dello Zòhar
non si distingue da quello dell'episcopo. («splendore»), ampio commento esoterico al
Pentateuco (sec. XIII). Attraverso
Proselito. Il termine ebraico gher (nei Settanta procedimenti come la permutazio-ne delle
prosélytos) indica generalmente lo straniero lettere e la simbologia dei numeri, la qabbalà
12sviluppa una speculazione sulla inaccessibilità Politicamente conservatori e favorevoli alla
di Dio, sulla emanazione del creato all'Uno collaborazione con i romani, professavano un
attraverso 10 entità intermedie (sefirà, pl. giudaismo di tipo arcaico, anche per il loro
sefirot), sulla origine del male e sulle modalità rifiuto della tradizione orale: non accoglievano
della redenzione. Queste dottrine, che hanno quindi credenze non chiaramente attestate nella
sistemazioni diverse nei vari mistici medievali, Torà scritta, come la risurrezione dei morti e
trovano la loro esposizione più completa in l'esistenza di angeli e di demoni. Viceversa
Isacco Luria (1534-1572) che influirà sui mostravano un'apertura culturale verso
mistici dei secoli successivi. l'ellenismo.
Qaddish. In aramaico, «santo». Formula di Samaritani. Da Samaria, città e regione del
santificazione ed esaltazione del nome di Dio, regno di Israele. Comunità etnico-religiosa
in lingua aramaica, che si recita, con alcune oggi residente in parte a Nablus (Cisgiordania),
varianti e amplificazioni, in diversi momenti in parte a Holon presso Tel Aviv, per un totale
della liturgia quotidiana, alla fine dello studio, di circa 500 persone. Sono i discendenti degli
nei riti funebri e negli anniversari. Richiede la abitanti del regno del nord che, dopo la
presenza del minjan. Il «Padre Nostro» distruzione di Samaria da parte assira (722-721
presenta notevoli affinità col qaddish al quale a.C.) e l'abbattimento del regno, risultava
probabilmente si ispira. popolato da coloni assiri mescolati a quelli
israeliti non deportati da Samanassar V. A
Qiddush. In ebraico, «consacrazione». Rito questa mescolanza etnica e culturale la Bibbia
domestico con cui si santifica o consacra fa risalire il sincretismo religioso attribuito ai
l'inizio del giorno del sabato e delle feste. samaritani, che eressero un tempio sul monte
Garizim presso Sichem. A causa di questo
Qumran. Località sulla costa nord-occidentale sincretismo o comunque delle divergenze
del Mar Morto a sud di Gerico, dove, a partire religiose, i reduci dell'esilio babi-lonese sotto
dal 1947, sono stati scoperti resti del «mo- Esdra e Neemia rifiutarono la collaborazione
nastero» di un gruppo ebraico ascetico dei samaritani, accentuando così l'ostilità tra i
identificato con gli Esseni. Nelle undici grotte due gruppi. Nel 107 a.c.v. Giovanni Ircano i,
sovrastanti gli edifici, si sono rinvenuti, in figlio di Simone Maccabeo, distrusse il tempio
giare di argilla, i famosi manoscritti del Mar samaritano, ma il monte Garizim è rimasto fino
Morto: centinaia di testi, in parte integri e in a oggi il centro del culto e vi si celebra tuttora
parte frammentari, di libri biblici e di opere l'immolazione dell'agnello pasquale. I
proprie della comunità. I manoscritti sono samaritani considerano sacro soltanto il
databili tra il III sec. a.C. e la prima guerra Pentateuco, praticano le feste bibliche, hanno
giudaica (66-70 e.v.), allorché il monastero fu un sacerdozio levitico, attendono un messia
distrutto dai romani. Di conseguenza si tratta di (ta'eb) e si considerano gli autentici ebrei.
testimonianze bibliche anteriori di 1.000 anni L'episodio di Giovanni 4 è una vivace e fedele
ai manoscritti posseduti fino ad allora, che testimonianza delle relazioni tra giudei e
vengono in parte a confermare sostanzialmente samaritani all'inizio dell'era cristiana.
la bontà della trasmissione testuale.
Satana. In ebraico satan, «avversario», reso in
Rabbi. In ebraico, «mio maestro». Titolo che a greco dai Settanta con diabolos, «colui che
partire dal I sec. d.C. viene dato ai maestri di divide», e che il NT designa con didbolos e
halakhà a cui è riconosciuta l'autorità di satanàs/satàn. Il termine non è originariamente
interpretare la Legge ed emettere i giudizi. un nome proprio, ma la qualifica di chi si
Veniva conferito, mediante imposizione delle oppone, accusa, mette alla prova e quindi tenta.
mani, solo in Palestina, Perciò può essere chiamato Satana un membro
della corte celeste (Gb 1-2 e Zc 3,1), una
Sadducei. Gruppo religioso giudaico dei tempi persona (Pietro in Mt 16, 23 e Mc 8, 33), il
di Gesù, attestato da Giuseppe Flavio e dal NT. serpente di Gen 3 (Sap 2,24) e infine il
Il nome greco saddoukaioi è generalmente maligno o il principe di questo mondo. In
fatto risalire a un sacerdote, Zadoq, di epoca quest'ultima accezione, frequente nel NT, il
davidica. Essi costituivano l'aristocrazia termine è inteso come nome proprio e perde
sacerdotale che aveva il suo centro nel Tempio. l'articolo determinativo, indicativo della
13funzione. Questo passaggio dalla funzione alla successione delle preghiere e delle letture
personificazione, già attestato negli scritti di bibliche.
Qumran (dove si scontrano due regni e il capo
di quello delle tenebre è Belial, termine che Segreto messianico. Espressione introdotta
nell'AT è sia un nome comune designante nell'esegesi del NT da W, Wrede per indicare
l'uomo iniquo, sia una personificazione del un aspetto caratteristico della teologia del
male, e in tal senso compare anche in 2 Cor vangelo di Marco. In tale vangelo Gesù appare
6,15 nella forma Beliar), e influenzato da sempre estremamente riservato circa la propria
concezioni dualistiche iraniche, porta nel NT a missione e la propria persona, impone il
concentrare diverse figure del male nell'unico silenzio ai dèmoni che lo riconoscono e ai
personaggio, Satana o Diavolo. Egli vi è miracolati, e mostra di voler chiarire il senso
presentato come il capo dei demoni ed è delle parabole soltanto ai discepoli. La
chiamato con una notevole diversità di nomi spiegazione di questo contegno è che la sua
(oltre a Satana e Diavolo, il maligno, il piena manifestazione doveva avvenire solo
principe di questo mondo, il serpente, il dopo la Risurrezione, in tal modo considerata
mentitore, il dio di questo mondo, lo principio ermeneutico e rivelativo di tutto ciò
sterminatore, e, solo nell'Apocalisse, il che la precede.
dragone, il seducente, l'accusatore). Con
Satana sono da identificare, in maggiore o Settanta o LXX o Septuaginta. Versione greca
minore misura, altre figure del male tra cui: dell'Antico Testamento, eseguita da ebrei di
Lucifero, in ebraico helel, «astro del mattino», Alessandria d'Egitto nei sec. III-I a.C. Prende il
l'angelo caduto di Is 14,12 che poi comparirà nome dai 72 traduttori (6 per ogni tribù di
solo nella tradizione extra-biblica; Belzebù, in Israele) che, secondo la leggenda riferita dalla
ebraico Ba`al zevul, «signore della casa» (Mt apocrifa lettera di Aristea, avrebbero tradotto
10,55) o anche spregiativamente Ba `al zervuv, la Bibbia in 72 giorni, separatamente e con ri-
«signore delle mosche» (2 Re 1,2 ss); Azazel, sultato identico. La sua importanza deriva dal
spirito del deserto a cui si inviava il capro fatto che presuppone un testo ebraico molto
espiatorio nella solennità del Kippur (Lv anteriore a quello masoretico e che diviene in
16,10): Asmodeo (uno dei 7 spiriti cattivi dello seguito il testo ufficiale delle chiese cristiane
zoroa-strismo) che uccise i sette mariti di Sara di lingua greca. Per questo, e per alcune sue
(Tb 3,8.17); Demonio (nei Settanta e nel NT, libertà di interpretazione, venne in seguito
daimónion, «demonio», non dàimon, rifiutata dagli ebrei.
«dèmone» buono o cattivo della cultura greca),
di volta in volta capo o membro delle potenze Shammaj. Secc. I a.C. - I d.C. Maestro
infernali (Sap 2,24; Mt 8,31; Ap 18,2 ecc.). fariseo, fu con Hillel una delle due maggiori
autorità rabbiniche di Gerusalemme e divise
Scribi. In ebraico, soferim (sing. sofer). A con lui la responsabilità della presidenza del
partire dall'epoca post-esilica, coloro che Sinedrio. A differenza del suo collega e rivale,
hanno la competenza e l'autorità di interpretare ebbe una posizione di rigore nella formula-
le Scritture, precisare i precetti della Torà e zione e nella applicazione della halakhà. La
curare il testo biblico. Nel NT sono spesso sua scuola, «casa di Shammaj», declinò con la
associati ai farisei nella dizione «scribi e distruzione del Tempio.
farisei» le due categorie non si identificano.
L'altra espressione del NT «dottori della Shavu'ot. In ebraico, «settimane». La seconda
legge» è da ritenersi sinonima. Nel giudaismo delle tre feste di pellegrinaggio dell'anno
farisaico-rabbinico la figura dello scriba si liturgico ebraico che si celebra il 6 (fuori di
identificò con quella del rabbino. Israele anche il 7) del mese di siwan
(maggio/giugno), sette settimane dopo Pèsach.
Sèder. In ebraico, «ordine». Termine Il nome greco «Pentecoste» («cinquantesimo»
designante l'ordine delle cerimonie e delle giorno) corrisponde appunto al numero di
azioni che si eseguono durante la cena giorni che la separano dalla celebrazione
pasquale e, per estensione, la cena stessa. Lo pasquale. In epoca biblica era considerata festa
stesso termine indica i sei ordini della Mishnà delle primizie, del nuovo raccolto del grano; in
e una parte del rito del Kippur, e talvolta la seguito prevalse la commemorazione della
promulgazione della Torà del Sinai, avvenuta,
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