23 GENNAIO - UFFICIO STAMPA - Provincia Regionale di Ragusa

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LIBERO CONSORZIO COMUNALE DI RAGUSA

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                                   Ufficio Stampa

Comunicato n. 007 del 22.01.19
Processo Copai. Corte d’Appello di Catania ribalta sentenza di primo grado e dà
ragione all’ex Provincia di Ragusa

La Corte d’Appello di Catania (presidente Antonella Vittoria Balsamo, relatore
Orazio Monastero) ha annullato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ragusa
che aveva condannato l’ex Provincia di Ragusa al pagamento di due fatture per un
totale di un milione e 181 mila euro per l’attività svolta per l’esecuzione di due
progetti finanziati dall’assessorato regionale al Lavoro e dal ministero dell’Ambiente.
Il Copai si era rivolto al Giudice di primo grado chiedendo l’emissione di un decreto
ingiuntivo per il pagamento delle fatture ed ottenendolo, nonostante l’ex Provincia di
Ragusa avesse chiesto la revoca del decreto per carenza di prova del credito vantato,
non avendo il Copai dimostrato né se l’importo fosse dovuto, né il quantum.
Il ricorso dell’ex Provincia di Ragusa, curato dal dirigente del settore Avvocatura,
Salvatore Mezzasalma, secondo la Corte d’appello di Catania merita accoglimento
perché “la sentenza di primo grado è carente di motivazione”
Infatti secondo la Corte “la sentenza di primo grado è nulla perché affetta da ‘error
in procedendo’ perché non rende percepibile il fondamento della decisione perché
recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento
seguito dal Giudice di prime cure per la formazione del proprio convincimento, non
potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie e ipotetiche
congetture”.
Il Copai infatti aveva chiesto il pagamento di due fatture per aver svolto attività di
due progetti le cui somme necessarie non erano state accreditate dall’assessorato
regionale al Lavoro e dal ministero del Lavoro e additava alla Provincia la
responsabilità della mancata rendicontazione delle spese di cui non c’era traccia di
alcun onere nella relativa convenzione stipulata ma soprattutto il Copai “non ha
provato nemmeno il credito il cui pagamento è stato richiesto con il ricorso
moratorio non avendo prodotto i documenti giustificativi delle spese sostenute”.
Il Copai è stato condannato alle spese processuali sia di primo che di secondo grado
per un totale di 31 mila euro oltre a 2770 euro per altre spese non imponibili.
(gianni molè)
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23/1/2019                                                                     Stampa Articolo

POLITICA                                                                                                                23/1/2019

Il caso

Regione, sfida nel governo per gestire il reddito
minimo
Di Maio annuncia assunzioni. L’assessorato alla Famiglia diventa il più appetibile in giunta

antonio fraschilla

Grazie al reddito di cittadinanza la Regione potrebbe a breve avviare almeno 400 assunzioni nei Centri per l’impiego, ma la
cifra potrebbe anche raddoppiare da qui a breve. Nonostante in questi uffici lavorino in Sicilia già 1.700 persone, e nonostante
in caso di nuovi ingressi occorrerebbe trovare perfino nuovi locali perché non si saprebbe nemmeno dove mettere questo
personale, il governo nazionale nel suo piano prevede nuove assunzioni gestite direttamente da Palazzo d’Orleans.
Il piano è stato illustrato dallo stesso ministro Luigi Di Maio durante l’incontro con i rappresentanti delle Regioni. Il governo
stanzierà circa 1 miliardo di euro per dare il via libera a 4 mila assunzioni che saranno gestite dalle Regioni per rafforzare i
Centri per l’impiego: a questa cifra si aggiungeranno altri 6 mila " navigator", esperti nell’incrocio tra domanda e offerta di
lavoro, che però verranno assunti attraverso l’Anpal, l’agenzia nazionale del lavoro collegata al ministero.
Ancora non sono chiari i criteri per la ripartizione di queste assunzioni e delle relative somme stanziate da Roma: se saranno
divise tra le Regioni in base al tasso di disoccupazione oppure in base ai potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza. In
ogni caso la Sicilia sarebbe avanti a tutti, o quasi. Quindi le assunzioni nell’Isola potrebbero essere anche superiori alle 400
unità: nei corridoi dell’assessorato al Lavoro ieri alcuni dirigenti parlavano di una cifra intorno alle mille unità.
Anche perché, come ha dichiarato Rosa Barresi, capo di gabinetto dell’assessore Mariella Ippolito, che ha partecipato vertice
con Di Maio, dei 1.700 dipendenti attuali dei Centri per l’impiego siciliani quasi il 60 per cento ha una qualifica bassa e non ha
la formazione per fare incroci tra domanda e offerta di lavoro. Insomma: la Regione negli anni passati ha imbottito questi uffici
di dipendenti inutili, e adesso con il reddito di cittadinanza arriveranno ancora altre assunzioni per questi Centri.
A breve Di Maio convocherà un incontro tecnico per dare le ultime direttive in materia. Ma se comunque il piano sui centri per
l’impiego è ancora nel caos, visto che le Regioni non hanno ancora certezze sui numeri e sulle somme che saranno stanziate, di
certo c’è che l’assessorato alla Famiglia avrà un ruolo chiave in tutta la partita del reddito di cittadinanza. Non a caso alcuni
partiti chiedono al governatore Nello Musumeci di accelerare il rimpasto.
La casella al momento è occupata in quota Mpa dalla Ippolitco. Ma proprio il leader degli autonomisti Raffaele Lombardo
vorrebbe cambiare nome, piazzando al posto della Ippolito l’ex senatore Antonio Scavone: non solo un uomo a lui più vicino,
ma anche un politico di lungo corso che saprebbe meglio gestire certe partite.
Il problema è che questa poltrona adesso fa gola anche agli altri partiti del centrodestra, come Forza Italia. Non a caso gli
azzurri nei giorni scorsi hanno chiesto di avere più spazio, dicendosi disposti anche a rivedere alcune caselle della giunta.
Insomma, tutti adesso vogliono sedersi su una poltrona che gestirà nuove assunzioni, per cifre elevate, e che potrà avere voce in
capitolo sul tema del reddito di cittadinanza: un progetto targato 5 stelle che farà arrivare a breve un miliardo di euro nell’Isola.
Un fiume di denaro destinato ad almeno 342 mila famiglie con Isee inferiore ai 9.630 euro all’anno.

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In mezza Sicilia è già scattata la corsa a chiedere il sussidio per avere l’integrazione fino a 780 euro al mese. I Caf e i patronati
in questi giorni stanno ricevendo centinaia di richieste di informazioni. Ma la macchina del reddito di cittadinanza è già partita
e nell’Isola potrebbe riguardare quasi un milione di persone.
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POLITICA                                                                                                             23/1/2019

Il presidente del Parlamento Ue

Tajani gela Micciché: " La coalizione
antipopulista? Un pateracchio"
emanuele lauria

Fronte antipopulista? No, grazie. In ogni caso, non ancora. Antonio Tajani frena Gianfranco Micciché poco prima di
raggiungerlo a Sala d’Ercole e sedergli al fianco per la seduta solenne dell’Ars. Il presidente del parlamento europeo, numero
due di Forza Italia, respinge a Palermo l’idea caldeggiata dal commissario regionale del partito: quella di una coalizione che,
andando oltre i simboli, si opponga appunto alle spinte populiste che affiorano in tutt’Europa. «Non siamo interessati a liste
uniche, a pateracchi radical- chic d’altro tipo. Siamo alternativi ai populisti - dice Tajani parlando al fianco del governatore
Nello Musumeci - ma non significa che questo ci porti a confluire a liste tipo Calenda. Siamo forza di centrodestra, cattolica e
liberale: non abbiamo nulla da spartire con la sinistra » . Micciché da mesi indica Tajani come punto di riferimento di una Forza
Italia più attenta alle questioni meridionali, e non subalterna alla Lega. Anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, aveva
detto di trovare in Tajani, oltre che in Micciché, un « interlocutore sensibile » sui temi dell’accoglienza. Ma il presidente
dell’europarlamento non si fa tirare per la giacca. Anzi, si dice convinto « che in Italia il centrodestra ha il consenso della
maggioranza dei cittadini. Credo che anche a livello governativo bisogna tornare a questa coalizione ». Tajani, ai suoi colleghi
di partito del Sud, regala la promessa - da giocarsi in campagna elettorale di un grande piano per il Sud «che prevede l’utilizzo
dei fondi europei che non sono stati impiegati dalle Regioni meridionali per farne un pacchetto unico che può arrivare ad una
ventina di miliardi di euro». E il vicepresidente di Forza Italia non lesina qualche bordata i 5 Stelle, pronti a calare l’asso del
reddito di cittadinanza: « Bisogna creare crescita per vincere la disoccupazione che affligge la sicilia e l’italia meridionale: non
serve assistenzialismo perchè questo favorisce la rassegnazione e fa perdere fiducia e dignità » . Di certo, Micciché non arretra
di un millimetro nella sua crociata antileghista: in aula parla del Mediterraneo come dello « stesso mare che per secoli ha unito
popoli e culture e che oggi li divide, li respinge, li destina a morte e indifferenza. Un capitolo triste popolato di attori e
comparse altrettanto tristi». Si ferma qui, il presidente dell’Ars mai tenero con il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Anche se
nel discorso scritto, distribuito ai giornalisti, aveva aggiunto la frase: «Ministri in divisa da kapò che la storia presto giudicherà
» . Espressione probabilmente troppo dura, che Micciché omette all’ultimo momento di pronunciare. La seduta si consuma nel
giro di un’ora, con i grillini in posizione critica: « L’Ars non ha il bilancio, va incontro a una proroga dell’esercizio provvisorio
ma stende il tappeto rosso davanti a Tajani in campagna elettorale » , scrivono Luigi Sunseri, Sergio Tancredi e Stefano Zito,
membri della commissione Bilancio.
La scena, in serata, si posta all’hotel Wagner, dove Tajani brinda con i vertici e gli amministratori del partito. Fra le assenze
spicca quella dell’ex presidente del Senato Renato Schifani, di nuovo in rapporti freddi con Micciché. Il nodo da sciogliere è
quello delle candidature alle Europee: con Berlusconi in campo, lo spazio è ristretto a Palermo, dove Giulio Tantillo e Giuseppe
Milazzo spingono per un posto ma è in ballo anche il nome dell’assessore regionale Gaetano Armao e un accordo con i
popolari metterebbe in campo anche l’ex ministro Saverio Romano. A Catania in lizza Basilio Catanoso ma ieri ha seguito
Tajani per l’intero tour da Catania a Palermo l’eurodeputato uscente Giovanni La Via, intenzionato a fare comunque campagna

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elettorale fino a quando il partito non lo inviterà ufficialmente a desistere. Tajani, al Wagner, non si è soffermato su questi temi.
E alle sette e mezza, complice un volo Ryanair in partenza, ha salutato ed è andato via.
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CRONACA                                                                                                                  23/1/2019

Beni culturali

Parchi archeologici e musei, si apre la guerra delle
nomine
Claudio Reale

L’assessore Tusa: " Dobbiamo tagliare del 30 per cento i dirigenti". Allo studio le ipotesi di accorpamento e qualche
"sforbiciata"
Lo scontro sta per arrivare. Ed è uno scontro che fra qualche settimana terrà banco nel mondo della cultura: alla fine dell’anno
scorso sono scaduti i contratti dei direttori dei musei e dei parchi archeologici siciliani, e adesso si apre dunque la guerra per
prendere il controllo delle poltrone che permettono di gestire più denaro, Valle dei Templi e Taormina in testa. Con una
certezza: « La nostra idea — annuncia l’assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Tusa — è di non seguire la strada del
bando cercando esperti esterni come si è fatto invece a livello nazionale. Sceglieremo i direttori fra gli interni ».
Al momento si va avanti in un regime di proroga. Perché prima bisogna passare da una strettoia: «La legge — dice Tusa — ci
impone di tagliare del 30 per cento le postazioni dirigenziali. Cercheremo di tagliare altrove, e non nei musei, ma qualche
riduzione andrà fatta anche lì » . Tusa ha già fatto avere alla giunta una proposta: il documento, ancora riservato, prevede
certamente l’accorpamento del polo museale di Agrigento con il parco archeologico della Valle dei Templi, ma qualche
sforbiciata potrebbe arrivare anche a Messina e Palermo, le due province con più uffici periferici (e dunque con il più grande
margine di manovra).
Al momento, quindi, è presto per un toto-nomine. Anche se qualche indicazione da Tusa arriva già: « Alla fine — anticipa —
sceglieremo in base ai risultati dell’anno scorso, oltre che per la qualità degli eventi e per la capacità dei direttori di tenere bassa
la conflittualità interna». Una lavagna ideale di buoni e cattivi: « La Valle dei Templi ( guidata da Giuseppe Parello, ndr) e
Taormina ( dove siede Vera Greco, ndr) — prosegue Tusa — sono andate molto bene. Male è andata invece la Villa del Casale
di Piazza Armerina ( diretta da Giovanna Susan, ndr), mentre Selinunte ( affidata a Enrico Caruso, ndr) non è cresciuta come
avrebbe potuto ».
Il punto è che le poltrone non sono tutte uguali. Quelle che fanno più gola sono quelle dei parchi, e segnatamente la Valle dei
Templi e Taormina: il sistema beni culturali, infatti, negli anni è stato pesantemente definanziato, e gli unici incarichi che
permettono di gestire budget milionari sono quelli (autonomi) dei parchi. Qualche numero? Per i musei di tutta la regione ci
sono 550mila euro per la manutenzione ( una voce della quale fanno parte spese spicciole come ad esempio l’acquisto di
cancelleria), mentre la sola Valle dei Templi segna nell’ultimo bilancio consuntivo depositato, quello del 2017, 4,3 milioni dallo
sbigliettamento e 600mila euro dagli eventi. Anche perché i parchi, a differenza dei musei, trattengono gli incassi e li usano per
la gestione: « Noi — osserva Michele D’Amico del Cobas-Codir — proponiamo invece che l’autonomia gestionale venga
estesa a tutti gli uffici periferici, in maniera da consentire l’esercizio effettivo delle responsabilità gestionali dei capi degli uffici
e misurarne le capacità manageriali ». Una proposta per la quale arriva un’apertura da Tusa: « Al momento — scandisce
l’assessore — stiamo scrivendo una legge per rendere autonomi anche i musei. È una delle prossime mosse, che includono

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anche l’istituzione di tutti e 20 i parchi archeologici previsti dalla riforma del 2000 » . Prima, però, c’è tempo per una mega-
rotazione. Per un ciclone destinato a rivoluzionare l’assetto del potere nella cultura siciliana.
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Il reddito di cittadinanza

Parte la corsa per fare il navigator “Entro maggio 6
mila assunzioni”
La promessa di Mimmo Parisi, scelto da Di Maio per guidare l’Agenzia delle politiche attive del
lavoro

Valentina Conte,

Roma
« Se il governatore mi chiama, posso dirgli che in questo momento in Mississippi ci sono 44.556 posti di lavoro disponibili,
real time! » , dice Domenico “ Mimmo” Parisi, docente italo- americano di demografia (che il ministro Di Maio presenta con
un lapsus come “ italo- pugliese”, originario di Ostuni), candidato alla presidenza di Anpal, l’agenzia delle politiche per il
lavoro che dovrà assumere 6 mila navigator. Lo dice e mostra il cellulare ai deputati della commissione lavoro della Camera
che lo ascoltano in audizione, prevista dalla legge per la verifica dei requisiti formali alla sua nomina. « Faremo il miracolo
anche in Italia. Passeremo dai big data, ai fast data e smart data. Incroceremo domanda e offerta di lavoro in tempo reale.
L’Italia diventerà un cybernetic State ». Ci crede il professore, « esperto di politiche attive in Usa, considerato da Trump anche
per un posto come ministro del lavoro», collaboratore di tre governatori « ma senza orientamento politico, risolvo i problemi » .
In grado di richiamare con il suo programma “ Mississippi Works” « aziende del calibro di Continental e Toyota » e portare il
tasso di disoccupazione al minimo storico. Ai deputati che gli fanno notare le differenze con l’Italia - 60 milioni di abitanti
anziché 3 e 6 milioni tra disoccupati e inattivi lui risponde: «Ovvio - no question about it, absolutely! - ma le circostanze sono
le stesse. La mia esperienza servirà».
Parisi assicura che alla fine le banche dati si incroceranno: «Lavoro con Inps, Anpal e Poste da settembre. L’Inps è fenomenale,
ha persone molto competenti». I 6 mila navigator saranno assunti « entro maggio » . E in futuro potranno essere impiegati in
altro, anche perché «negli Stati Uniti il 60- 80% del lavoro burocratico del navigator viene fatto da un avatar, per dire - so to
speak ». Motivo di preoccupazione per chi proverà la sorte di un posto pubblico, benché precario. Il governo prevede 50 mila
domande per 6 mila contratti biennali di collaborazione da 1.700 euro netti al mese ( mezzo miliardo le risorse stanziate). A
breve sul sito di Anpal Servizi sarà pubblicata una “call”, un bando con i requisiti. Nessun concorso.
Si sa che i navigator dovranno avere una laurea magistrale in economia, scienze politiche, giurisprudenza, sociologia,
psicologia, scienze della formazione. E un’esperienza di due anni di lavoro, vale anche il servizio civile. Saranno inquadrati
come professional, il secondo gradino previsto dall’accordo quadro nazionale sulle collaborazioni firmato da Anpal Servizi e
sindacati, valido fino al 2020: circa 2.280 lordi, più o meno 1.700 netti per 12 mensilità. Non si sa ancora chi dovrà selezionare
le domande e fare i colloqui ai candidati. «Riceveranno una formazione sul campo per 6- 9 mesi » , spiega Parisi. Dotati di
tablet come gli addetti degli store Usa, saranno collegati in rete e mandati nelle Regioni che però mugugnano. Non vogliono «
paracadutati da Roma » . E soprattutto rifiutano l’obbligo successivo a stabilizzarli. «Li trasformeremo in crossed trainers,
esperti dalle professionalità trasversali », assicura Parisi.

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23/1/2019                                                                     Stampa Articolo

« Vengo da una famiglia poverissima, figlio di una ragazza madre, cresciuto in un orfanotrofio, andato a scuola a 12 anni,
partito dall’Italia con una valigia e 100 dollari. L’idea del navigator non nasce da una fantasia accademica, ma da un’esperienza
personale. Ecco perché ho accettato l’incarico: perché credo nei miracoli ». Serviranno in un sistema che non funziona. « Farò
un tour di sei mesi nelle Regioni. Non partirò da zero, studierò e ascolterò», risponde a un deputato. « Sono d’accordo con lei,
no more agree with you. Creerò un team che ci crede. I vincenti dicono: è difficile, ma si può fare. I perdenti: si può fare, ma è
molto difficile. Vedrete, insieme supereremo tutti i concern, come si dice? Le perplessità ».
© RIPRODUZIONE RISERVATA Si attendono 50 mila domande. Previsti contratti biennali con una retribuzione di 1.700 euro
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