Rassegna Stampa del 17 aprile 2020 Testata

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Rassegna Stampa del 17 aprile 2020
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COVID-19, LA DENUNCIA DEL SINDACATO MEDICI: «FALLIMENTO GESTIONE TERRITORIALE
NONOSTANTE NOSTRA ABNEGAZIONE»

«Ad oggi in Regione Lazio non sono stare istituite le Unità Sanitarie di Continuità Assistenziale (USCA) né
ancora sono state forniti i dpi agli operatori sanitari. Il virus corre e la Regione lo insegue con circolari
incomprensibili agli operatori e che non servono a debellarlo>
«Per medicinali prescrivibili dai medici di famiglia siamo ad un’indecente impasse» scrive in una nota la
Segreteria Regionale del Lazio del Sindacato Medici Italiani (SMI)
«Se non si potenzia il territorio dando il via libera ai medici di famiglia a prescrivere il farmaco nelle
primissime fasi della malattia causata dal Covid19 si rischia di continuare a mandare in ospedale pazienti
tenuti a casa fino al momento del non ritorno» cosi recita una nota della Segreteria Regionale Lazio del
Sindacato Medici Italiani «Assistiamo al fallimento della gestione territoriale nonostante l’abnegazione e
il sacrificio dei medici di famiglia. Chiediamo solo che i pazienti vengano sottoposti a tampone su nostra
indicazione, chiediamo contatti diretti con gli ospedali, per poter programmare per i nostri pazienti
meritevoli di accertamenti, un percorso preferenziale me separato.
Chiediamo di poter prescrivere farmaci di comprovata efficacia nelle fasi iniziali di malattia
(idrossiclorochina, Ebpm, etc) che, secondo la medicina dell’evidenza, stanno funzionando

La circolare regionale della Regione Lazio prevede, invece, che i medici di medicina generale possano
prescrivere solo se i pazienti sono accertati Covid positivi. Di fatto le nostre richieste di fare tamponi
rimangono inevase e, conseguentemente non si prescrivono farmaci che tra l’altro vengono distribuiti
solo nelle farmacie ospedaliere; i pazienti si aggravano a domicilio e siamo costretti ad ospedalizzarli. I
servizi di profilassi non funzionano e non rispondono nella maggior parte dei casi » conclude la nota.
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CORONAVIRUS, I MEDICI DI BASE: “CHIEDIAMO VIA LIBERA PER PRESCRIVERE MEDICINALI E TAMPONI
A DISTANZA”

“Se non si potenzia il territorio dando il via libera ai medici di famiglia a prescrivere il farmaco nelle
primissime fasi della malattia causata dal Covid19 si rischia di continuare a mandare in ospedale pazienti
tenuti a casa fino al momento del non ritorno” cosi una nota la Segreteria Regionale Lazio del Sindacato
Medici Italiani.
“Assistiamo al fallimento della gestione territoriale nonostante l’abnegazione e il sacrificio dei medici di
famiglia. Chiediamo solo che i pazienti vengano sottoposti a tampone su nostra indicazione, chiediamo
contatti diretti con gli ospedali, per poter programmare per nostri pazienti meritevoli di accertamenti,
un percorso preferenziale me separato. Chiediamo di poter prescrivere farmaci di comprovata efficacia
nelle fasi iniziali di malattia (idrossiclorochina, Ebpm, etc) che, secondo la medicina dell’evidenza, stanno
funzionando”.
“La circolare regionale della Regione Lazio prevede, invece, che i medici di medicina generale possano
prescrivere solo se i pazienti sono accertati Covid positivi. Di fatto le nostre richieste di fare tamponi
rimangono inevase e, conseguentemente , non si prescrivono farmaci che tra l’altro vengono distribuiti
solo nelle farmacie ospedaliere; i pazienti si aggravano a domicilio e siamo costretti ad ospedalizzarli. I
servizi di profilassi non funzionano e non rispondono nella maggior parte dei casi “.
“Ad oggi in Regione Lazio non sono stare istituite le Unità Sanitarie di Continuità Assistenziale (USCA) né
ancora sono state forniti i dpi agli operatori sanitari. Il virus corre e la Regione lo insegue con circolari
incomprensibili agli operatori e che non servono a debellarlo” conclude la nota.
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CORONAVIRUS, SMI CHIEDE PER I MEDICI DEL SERVIZIO EMERGENZA TERRITORIALE 118 IL PASSAGGIO
ALLA DIPENDENZA

Roma, 15 aprile 2020 – “Gentile Direttore, considerato il periodo devastante, dal punto di vista sanitario,
che il Paese sta attraversando, il Sindacato Medici Italiani non intende fare polemica ma considera
prioritaria la tutela del sistema sanitario e la salute di ogni singolo cittadino; per queste ragioni intendiamo
porre la necessità del passaggio alla dipendenza per i medici convenzionati del Servizio Emergenza
Territoriale 118.

Attualmente in tutta Italia i medici del 118 appartengono per la maggior parte alla categoria dei medici
convenzionati, di conseguenza non hanno tutele come il riconoscimento della malattia, degli infortuni,
della legge 104, sono pagati molto meno dei colleghi dipendenti (pur svolgendo lo stesso lavoro), hanno
contributi pensionistici irrisori, lo stesso decreto cura Italia li tiene fuori.

I medici dipendenti, inoltre, con i quali lavorano fianco a fianco, sono transitati alla dipendenza grazie
all’art. 8, 1bis della legge 299/99. Tale articolo non è più stato messo in pratica dalle Regioni per
risparmiare, in quanto il costo aziendale di un medico convenzionato è minore di quello di un dipendente.

Adesso, in tutta Italia, sono circa tremila i medici del Servizio Emergenza Territoriale 118 convenzionati
che attendono, ormai da anni, il passaggio alla dipendenza! Sono quelle figure mediche che svolgono il
“lavoro sporco”; sono costantemente a contatto con i pazienti Covid, perché li trattano quasi sempre a
domicilio; la loro attività permette di collaborare a ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso. Questi
stessi medici inoltre trattano le patologie tempo dipendenti, lavorano fino a 300 ore al mese saltando i
riposi (pagati poco più di 22 euro lordi all’ora).

Considerato lo sforzo economico che il Governo promette per il sistema sanitario con l’assunzione di
neolaureati e specializzandi, con il richiamo in servizio addirittura di medici in pensione, chiediamo da
subito il passaggio alla dipendenza per chi ha maturato 5 anni di servizio continuativi, con il riconoscimento
dell’anzianità di servizio e della specializzazione “sul campo” (come già è stato fatto in passato per alcuni
dei nostri colleghi più anziani).

La convenzione è nata per la medicina di famiglia e per gli specialisti territoriali, ed è stata estesa ai medici
del 118 alla nascita del sistema di emergenza territoriale, quando ancora il medico aveva il compito di
stabilizzare i parametri vitali e di accompagnare il paziente all’ospedale più vicino in quanto la funzione del
118 era essenzialmente di soccorso.
Dalla fine degli anni novanta ad ora la figura del medico del 118 si è evoluta: fa diagnosi, dispone delle
prime cure, stabilizza le vie aeree e l’emodinamica del paziente critico, per poi accompagnare all’ospedale
più adeguato per la patologia evidenziata (anche se la struttura è distante dal luogo dell’evento). La
convenzione non è la tipologia contrattuale che si addice al lavoro usurante del medico del 118, alla
necessità di formazione continua e di verifica costante delle competenze acquisite.

Il medico del 118 non può permettersi la libera professione, il lavoro ha tutte le caratteristiche del lavoro
subordinato: fa i turni, timbra, lavora nei PS, ha un responsabile che firma i turni e le ferie! Non si capisce
perché non debba essere tutelato come qualsiasi altro lavoratore dipendente. La sua vita forse vale di
meno rispetto al dipendente quando si prende in faccia gli sputi dei familiari del paziente, quando viene
picchiato, quando scende in un dirupo per portare aiuto al paziente, quando si trova in mezzo al traffico
autostradale per intubare un paziente, quando rimane in isolamento perché si è ammalato di polmonite
da Covid?

Perché tutto il sistema del 118 non può essere omogeneo con professionisti che abbiano da nord a sud del
paese lo stesso profilo contrattuale e la stessa formazione? Perché un paziente, anche della stessa Regione,
non ha il diritto di ricevere la stessa cura e lo stesso trattamento da ogni medico del 118?

Ogni paziente si sentirebbe molto più tutelato se ogni medico avesse le stesse tutele! Riteniamo
inaccettabile che per preservare le finanze delle Regioni i medici debbano riceve trattamenti di serie A e
di serie B! Si ponga fine a questa inammissibile discriminazione!

Pur rispettando tutte le altre categorie che rappresentano il SSN, il Sindacato Medici Italiani ritiene che il
passaggio alla dipendenza per questi “soldati in prima linea” sia il giusto riconoscimento per chi in silenzio
da decenni combatte e muore e si ammala sul campo senza tutele”.

Maurizio Borgese
Responsabile Nazionale 118 del Sindacato Medici Italiani.
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PASSAGGIO ALLA DIPENDENZA PER MEDICI EMERGENZA TERRITORIALE 118

Gentile Direttore,
considerato il periodo devastante, dal punto di vista sanitario, che il Paese sta attraversando, il Sindacato
Medici Italiani non intende fare polemica ma considera prioritaria la tutela del sistema sanitario e la salute
di ogni singolo cittadino; per queste ragioni intendiamo porre la necessità del passaggio alla dipendenza
per i medici convenzionati del Servizio Emergenza Territoriale 118

Attualmente in tutta Italia i medici del 118 appartengono per la maggior parte alla categoria dei medici
convenzionati, di conseguenza non hanno tutele come il riconoscimento della malattia, degli infortuni,
della legge 104, sono pagati molto meno dei colleghi dipendenti (pur svolgendo lo stesso lavoro), hanno
contributi pensionistici irrisori, lo stesso decreto cura Italia li tiene fuori.
I medici dipendenti, inoltre, con i quali lavorano fianco a fianco, sono transitati alla dipendenza grazie
all’art. 8, 1bis della legge 299/99. Tale articolo non è più stato messo in pratica dalle Regioni per
risparmiare, in quanto il costo aziendale di un medico convenzionato e minore di quello di un dipendente.

Adesso, in tutta Italia, sono circa tremila i medici del Servizio Emergenza Territoriale 118 convenzionati
che attendono ,ormai da anni, il passaggio alla dipendenza! Sono quelle figure mediche che svolgono il
“lavoro sporco”; sono costantemente a contatto con i pazienti Covid, perché li trattano quasi sempre a
domicilio; la loro attività permette di collaborare a ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso.
Questi stessi medici inoltre trattano le patologie tempo dipendenti, lavorano fino a 300 ore al mese
saltando i riposi (pagati poco più di 22 euro lordi all’ora).

Considerato lo sforzo economico che il Governo promette per il sistema sanitario con l’assunzione di
neolaureati e specializzandi, con il richiamo in servizio addirittura di medici in pensione, chiediamo da
subito il passaggio alla dipendenza per chi ha maturato 5 anni di servizio continuativi, con il riconoscimento
dell’anzianità di servizio e della specializzazione “sul campo” (come già è stato fatto in passato per alcuni
dei nostri colleghi più anziani).
La convenzione è nata per la medicina di famiglia e per gli specialisti territoriali ed è stata estesa ai medici
del 118 alla nascita del sistema di emergenza territoriale ,quando ancora il medico aveva il compito di
stabilizzare i parametri vitali e di accompagnare il paziente all’ ospedale più vicino in quanto la funzione
del 118 era essenzialmente di soccorso.

Dalla fine degli anni novanta ad ora la figura del medico del 118 si è evoluta :fa diagnosi ,dispone delle
prime cure ,stabilizza le vie aeree e l’emodinamica del paziente critico, per poi accompagna all’ospedale
più adeguato per la patologia evidenziata (anche se la struttura è distante dal luogo dell’evento) La
convenzione non è la tipologia contrattuale che si addice al lavoro usurante del medico del 118,alla
necessità di formazione continua e di verifica costante delle competenze acquisite.
Il medico del 118 non può permettersi la libera professione, il lavoro ha tutte le caratteristiche del lavoro
subordinato: fa i turni, timbra ,lavora nei PS, ha un responsabile che firma i turni e le ferie! Non si capisce
perché’ non debba essere tutelato come qualsiasi altro lavoratore dipendente. La sua vita forse vale di
meno rispetto al dipendente quando si prende in faccia gli sputi dei familiari del paziente, quando viene
picchiato, quando scende in un dirupo per portare aiuto al paziente, quando si trova in mezzo al traffico
autostradale per intubare un paziente, quando rimane in isolamento perché si è ammalato di polmonite
da Covid?

Perché tutto il sistema del 118 non può essere omogeneo con professionisti che abbiano da nord a sud del
paese lo stesso profilo contrattuale e la stessa formazione? Perché’ un paziente, anche della stessa Regione
, non ha il diritto di ricevere la stessa cura e lo stesso trattamento da ogni medico del 118?

Ogni paziente si sentirebbe molto più tutelato se ogni medico avesse le stesse tutele!
Riteniamo inaccettabile che per preservare le finanze delle Regioni i medici debbano riceve trattamenti di
serie A e di serie B! Si ponga fine a questa inammissibile discriminazione!

Pur rispettando tutte le altre categorie che rappresentano il SSN, il SMI ritiene che il passaggio alla
dipendenza per questi “soldati in prima linea” sia il giusto riconoscimento per chi in silenzio da decenni
combatte e muore e si ammala sul campo senza tutele.

Maurizio Borgese
Responsabile Nazionale 118 del Sindacato Medici Italiani
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SMI E COVID: SUBITO PASSAGGIO ALLA DIPENDENZA PER I MEDICI CONVENZIONATI DEL SERVIZIO
EMERGENZA TERRITORIALE 118

A CURA DI MARIO BORGESE – Responsabile Nazionale 118 del Sindacato Medici Italiani
LETTERA AL DIRETTORE
«Gentile Direttore, considerato il periodo devastante, dal punto di vista sanitario, che il Paese sta
attraversando, il Sindacato Medici Italiani non intende fare polemica ma considera prioritaria la tutela del
sistema sanitario e la salute di ogni singolo cittadino; per queste ragioni intendiamo porre la necessità del
passaggio alla dipendenza per i medici convenzionati del Servizio Emergenza Territoriale 118
Attualmente in tutta Italia i medici del 118 appartengono per la maggior parte alla categoria dei medici
convenzionati, di conseguenza non hanno tutele come il riconoscimento della malattia, degli infortuni,
della legge 104, sono pagati molto meno dei colleghi dipendenti (pur svolgendo lo stesso lavoro), hanno
contributi pensionistici irrisori, lo stesso decreto cura Italia li tiene fuori. I medici dipendenti, inoltre, con i
quali lavorano fianco a fianco, sono transitati alla dipendenza grazie all’art. 8, 1bis della legge 299/99. Tale
articolo non è più stato messo in pratica dalle Regioni per risparmiare, in quanto il costo aziendale di un
medico convenzionato è minore di quello di un dipendente. Adesso, in tutta Italia, sono circa tremila i
medici del Servizio Emergenza Territoriale 118 convenzionati che attendono, ormai da anni, il passaggio
alla dipendenza! Sono quelle figure mediche che svolgono il “lavoro sporco”; sono costantemente a
contatto con i pazienti Covid, perché li trattano quasi sempre a domicilio; la loro attività permette di
collaborare a ridurre il sovraffollamento dei pronto soccorso. Questi stessi medici inoltre trattano le
patologie tempo dipendenti, lavorano fino a 300 ore al mese saltando i riposi (pagati poco più di 22 euro
lordi all’ora). Considerato lo sforzo economico che il Governo promette per il sistema sanitario con
l’assunzione di neolaureati e specializzandi, con il richiamo in servizio addirittura di medici in pensione,
chiediamo da subito il passaggio alla dipendenza per chi ha maturato 5 anni di servizio continuativi, con il
riconoscimento dell’anzianità di servizio e della specializzazione “sul campo” (come già è stato fatto in
passato per alcuni dei nostri colleghi più anziani).
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REGIONE LAZIO, IL SINDACATO MEDICI ITALIANI CHIEDE MEDICINALI PRESCRIVIBILI DAI MEDICI DI
FAMIGLIA

«Se non si potenzia il territorio dando il via libera ai medici di famiglia a prescrivere il farmaco nelle
primissime fasi della malattia causata dal Covid19 si rischia di continuare a mandare in ospedale pazienti
tenuti a casa fino al momento del non ritorno”, è quanto ha dichiarato in una nota la Segreteria Regionale
Lazio del Sindacato Medici Italiani. “Assistiamo al fallimento della gestione territoriale nonostante
l’abnegazione e il sacrificio dei medici di famiglia. Chiediamo solo che i pazienti vengano sottoposti a
tampone su nostra indicazione, chiediamo contatti diretti con gli ospedali, per poter programmare per
nostri pazienti meritevoli di accertamenti, un percorso preferenziale me separato. Chiediamo di poter
prescrivere farmaci di comprovata efficacia nelle fasi iniziali di malattia (idrossiclorochina, Ebpm, etc) che,
secondo la medicina dell’evidenza, stanno funzionando».
La nota della Segreteria continua: «La circolare regionale della Regione Lazio prevede, invece, che i medici
di medicina generale possano prescrivere solo se i pazienti sono accertati Covid positivi. Di fatto le nostre
richieste di fare tamponi rimangono inevase e, conseguentemente, non si prescrivono farmaci che tra
l’altro vengono distribuiti solo nelle farmacie ospedaliere e i pazienti si aggravano a domicilio; siamo
costretti a ospedalizzarli. I servizi di profilassi non funzionano e non rispondono nella maggior parte dei
casi».
Per poi concludere: «A oggi in Regione Lazio non sono stare istituite le Unità Sanitarie di Continuità
Assistenziale (USCA), né ancora sono state forniti i dpi agli operatori sanitari. Il virus corre e la Regione lo
insegue con circolari incomprensibili agli operatori e che non servono a debellarlo».
estata                                                    Data

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“La continuità assistenziale in tutta la Campania sta svolgendo un ruolo di prima linea insostituibile: i
medici della ex guardia medica sia titolari che sostituti stanno svolgendo un ruolo di primaria importanza
al servizio della Nazione.Questi medici sono impegnati nei presidi territoriali pubblici aperti h 24 in queste
giornate prefestive e festive, nelle USCA unita’ speciali che effettuano i tamponi sia nel monitoraggio dei
pazienti positivi al virus ma anche nei casi sospetti, sono presenti anche nei penitenziari di tutta la Regione
per garantire assistenza sanitaria”. Questa la dichiarazione del segretario aziendale smi Asl Napoli 1 centro
Ernesto Esposito che aggiunge: “La fase 2 prevista per Maggio presenterà molte criticità in particolare
legate alla gestione delle sale di attesa dei presidi di guardia medica che dovranno essere adeguatamente
normate attraverso disposizioni legislative Regionali che consentano solo visite per appuntamento
telefonico individuali poiché le sale di attesa degli ambulatori della ex guardia medica sono frequentate da
moltissime persone ed anche bambini con i genitori sopratutto nel fine settimana.E’ necessario un triage
telefonico preliminare da parte del medico ed un appuntamento individuale nel presidio in modo che il
paziente non dovrà attendere il turno per la visita evitando quindi gli assemblamenti nelle sale di attesa o
addirittura le file fuori dalle sedi delle guardie mediche.”
Medici in prima linea ,che in percentuale maggiore sono in Campania sostituti da tantissimi anni ed in
attesa del conferimento delle carenze, siamo quasi all’anniversario della manifestazione del 10 maggio
2019 a Napoli organizzata dalla Associazione” Medici Senza Carriere” e qualcosa si è mosso: si devono
ancora assegnare le carenze per graduatoria anno 2018 e sono state pubblicate pochi giorni fa le carenze
2019.E’ evidente la impossibilità di procedere alle assegnazioni convocando gli oltre mille medici aspiranti
presso l’auditorium del centro direzionale di Napoli per motivi sanitari di sicurezza ;Tuttavia i medici di
medicina generale non possono più attendere i tempi della lunga FASE 2 prevista e quindi l’appello va alle
istituzioni Regionali per stabilizzare i medici in graduatoria Regionale ed in attesa di Trasferimento tramite
provvedimenti ad horas mediante convocazioni di poche unita’ per volta o attraverso strumenti telematici
certificati tanto per consentire la uscita dal precariato e la immissione sul territorio di centinaia di medici
necessari per potenziare adeguatamente il territorio.
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CORONAVIRUS. SMI: LOMBARDIA, AFFETTA DA 'DELIBERITE' PER COPRIRE FALLIMENTO

- "Continua in Regione Lombardia la diffusione della deliberite ovvero la tendenza a deliberare su aspetti
che riguardano l'attivita' e la organizzazione dei Medici di Medicina Generale senza sentire a
preventivamente le OOSS ma solo a consuntivo. Avvenne cosi' anche nella prima delibera della regione
Lombardia sulla presa in carico della cronicita' (PIC) che vide il Sindacato dei Medici Italiani, fare ricorso al
 TAR e al Consiglio di Stato, da solo e nella assoluta assenza delle altre forze sindacali che al momento
erano forse distratte". Cosi' Enzo Scafuro in una nota Segretario Regionale SMI Lombardia commenta le
recenti decisioni della giunta lombarda. "Venne, allora disattesa, tra l'altro, una legge nazionale,
 la legge Balduzzi, perche' non furono create le Aggregazioni Funzionali Territoriali che avrebbero
certamente definito un primo passaggio verso la integrazione con le altre figure professionali presente
sul territorio. Si preferirono allora le cooperative e i partners privati che attualmente non reggono
organizzativamente l'onda d'urto della emergenza epidemiologica da coronavirus- aggiunge Scafuro- Non
si volle potenziare il territorio accorpando, seguendo la folle logica del risparmio; le Aziende Sanitarie
Locali, le Aziende Ospedaliere e i Servizi Sociosanitari, perdendo cosi' di vista l'identita' di ogni
 territorio, eliminando preziosi punti di riferimento, e dimenticando che la salute non puo' essere
considerata una voce di bilancio negativa , ma un investimento. È convincimento del Sindacato dei Medici
Italiani che si continui a perseverare con delibere improvvisate tendenti a scaricare sui medici carichi di
 lavoro e responsabilita' solo addebitabili ad una cattiva gestione della Sanita' Pubblica con modelli intrisi
di cooperative e gestori privati. Le bugie hanno le gambe corte e il Sindacato dei Medici Italiani ha una
buona memoria".(SEGUE)
  (Red/ Dire)
CORONAVIRUS. SMI: LOMBARDIA, AFFETTA DA 'DELIBERITE' PER COPRIRE FALLIMENTO -2-
 (DIRE) Roma, 16 apr. - "Avevamo inviato una nota alla Regione Lombardia, analizzando la D.G.R. n 2986
del 23-03-2020 e successiva circolare applicativa, per evitare che le istituende Unita' Speciali di Continuita'
Assistenziale (USCA) non sfociassero in un chiaro esempio di confusione, di scarsa organizzazione e di
scarsa conoscenza del territorio; volevamo evitare che le Unita' speciali essendo definite unita' potessero
 essere costituite da un singolo medico di continuita' assistenziale- conclude Scafuro- bisognava, invece,
valorizzare il lavoro di equipe che ogni unita' speciale deve avere: infermiere, figure specialistiche
facilmente reperibili, psicologi, adeguati mezzi di trasporto prontamente sanificabili ovvero presenza
necessaria di una rete assistenziale in cui, con opportune e definite linee guida, fosse chiaro il ruolo di tutti
 gli attori coinvolti per assicurare e monitorare in sicurezza le terapie a domicilio dei pazienti COVID positivi
dimessi dall'ospedale. L'improvvisazione lasciamola ai teatranti, con la salute non si puo' improvvisare!".
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