RACE AGAINST TIME - Slow Food International

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RACE AGAINST TIME - Slow Food International
RACE
                AGAINST
                TIME
© Paola Viesi
RACE AGAINST TIME - Slow Food International
Race against time
                   Crossing Greenland solo in the name of Climate Change
                                               Premessa
I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti e coinvolgono il mondo intero in maniera differen-
te. Le calotte polari si sciolgono e cresce il livello dei mari. In alcune regioni i fenomeni meteorologici
estremi e le precipitazioni sono sempre più diffusi, mentre altre sono colpite da siccità e ondate di
calore senza precedenti. Fenomeni di food shocks, le perdite improvvise di raccolti o di bestiame
dovute a un evento climatico improvviso, sono in continua crescita e sono destinati a intensificarsi
nei prossimi decenni.
Da anni Slow Food è impegnata nel sensibilizzare l’opinione pubblica sulla “emergenza clima”, con-
centrandosi su quanto il sistema alimentare industriale (produzione, distribuzione, consumo di cibo)
impatti negativamente sui cambiamenti climatici. A livello globale solo la produzione di cibo è re-
sponsabile di un quinto delle emissioni di gas serra (21%). (Ar5 Ipcc 2014; The state of food and
agricolture by FAO 2015) Sempre secondo la Fao, nel 2012, le emissioni generate dall’applicazione
di fertilizzanti sintetici hanno rappresentato il 14% del totale di quelle agricole. Si tratta della fonte
di emissioni del settore primario a più rapida crescita: dal 2001 è aumentata del 45% circa. (Fao
2015, Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources). Ad oggi, secondo la Fao, in media

Ghiacciaio Groenlandia
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il 36% della produzione mondiale di cereali viene impiegata per nutrire gli animali da carne e da
latte. La creazione di nuovi pascoli e campi per il bestiame è inoltre una delle principali cause di
deforestazione, specialmente in America Latina. Nel periodo 1990-2005, il 71% della deforestazione
in Argentina, Colombia, Bolivia, Brasile, Paraguay, Perù e Venezuela è stato causato dalla crescente
domanda di pascoli. (FAO 2012, Livestock and Landscape). Circa il 20% dei pascoli è considerato
degradato a causa dello sfruttamento eccessivo, della compattazione e dell’erosione. Il dato è ancora
più allarmante nelle terre aride, dove inappropriate politiche di gestione del bestiame contribuisco-
no all’avanzamento della desertificazione (Fao 2012, Livestock and Landscape). Purtroppo la miopia
dei Governi e l’avidità umana non stanno contribuendo a frenare questo fenomeno, anzi le politiche
in atto proiettano l’aumento delle temperature medie sul Pianeta oltre le più pessimistiche previsioni
della scienza.
Con il nostro comportamento quotidiano, da quando facciamo la spesa a quando smaltiamo i rifiuti,
possiamo contribuire a frenare la crescita della temperatura. Jacqueline McGlade, dell’Agenzia euro-
pea dell’ambiente (AEA), ha affermato: «Il cambiamento climatico è una realtà di dimensioni mondia-
li, e la portata e la velocità del cambiamento stanno diventando sempre più evidenti. Ciò significa che
ogni componente del sistema economico, incluse le famiglie, deve adattarsi e ridurre le emissioni».
In questo contesto di denuncia e sensibilizzazione Slow Food, con uno dei suoi leader e attivisti, il
torinese Oliviero Alotto, lancia Race against time. Si tratta di una corsa che toccherà gli spazi lasciati
liberi dal ritiro dei ghiacciai sulla più grande isola del Pianeta, per unirla idealmente con un altro luo-
go che, pur privo di responsabilità, oggi sta già pagando pesantemente gli effetti dei cambiamenti
climatici: il continente africano. Race against time offrirà infatti l’occasione per lanciare una campa-
gna di raccolta fondi per il progetto Orti in Africa di Slow Food.

Orti in Africa - progetto Slow Food, Mozambico © Paola Viesi
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Groenlandia
Tra il 2003 e il 2013, secondo un recente studio dell’istituto danese Dtu Space Lab, la velocità di
scioglimento dei ghiacci in Groenlandia si è moltiplicata per quattro. E la crescita del livello dei mari
e le variazioni climatiche che ne conseguono sono percepibile in vaste zone del mondo. Nel 2003
scomparivano ogni anno 111 chilometri cubi di ghiaccio. Dieci anni più tardi, la cifra è risultata quasi
quattro volte più elevata: 428 chilometri cubi.
Gli scenari previsti da differenti team di scienziati, di diverse università e luoghi del globo, sembrano
usciti dalla penna di uno sceneggiatore di film catastrofici hollywoodiani. Quando la Groenlandia
sarà ritornata la “terra verde” (la traduzione letterale del suo nome), il resto del mondo sarà ormai da
troppo tempo esposto a continue catastrofi ambientali.
In tutto il mondo i ghiacciai si stanno sciogliendo: per noi italiani è sufficiente fare riferimento ai
ghiacciai alpini, di cui oggi rimane circa un terzo rispetto a due secoli fa.

Ghiacciaio Groenlandia
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Africa
«Il continente africano – spiega Thomas Kwesi Quartey, vicepresidente della Commissione dell’Unio-
ne Africana -, è responsabile solo del 4% delle emissioni di gas serra, però soffre gravemente per le
conseguenze del cambiamento climatico. Le popolazioni più vulnerabili del continente africano fron-
teggiano i rischi dei cambiamenti climatici con i mezzi più limitati per reagire. La frequente comparsa
di fenomeni meteorologici estremi provocati dal cambiamento climatico ha fatto crescere il rischio di
fame e malnutrizione per le popolazioni africane». Ricordando che nell’agricoltura lavora circa il 90%
della popolazione rurale africana, Kwesi Quartey aggiunge che: «Circa i due terzi delle popolazioni
dell’Africa subsahariana sono soggette agli effetti del cambiamento climatico perché sono dipenden-
ti dall’agricoltura di sussistenza». Tanto che il massiccio esodo di popolazioni africane verso l’Europa
è in gran parte causato dal cambiamento climatico.
Con il progetto degli Orti in Africa, Slow Food realizza orti nelle periferie delle città, nei villaggi e nelle
scuole di 35 Paesi del continente, cercando di garantire l’accesso al cibo sano e fresco. Ogni orto
raduna migliaia di persone. Slow Food garantisce semi tradizionali o antichi, ossia le varietà derivanti
da libera impollinazione che abbiano almeno 50 anni di storia alle spalle e che, quindi, siano bene
acclimatati nel proprio territorio, resilienti, strumenti per coltivare la terra e soprattutto formazione
alle popolazioni locali perché possano gestire direttamente il loro spazio.

Orto Slow Food in Madagascar © Archivio Slow Food
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Il progetto
Tra il 24 e il 27 maggio 2019 prenderà corpo questa avventura, completamente no-profit, una corsa
in solitaria di 250 km attraverso la Groenlandia: tre giorni a piedi, mediamente 60 km al giorno nella
tundra, e uno in kayak sull’Oceano più freddo del mondo. Alotto correrà con l’occhio vigile alla possi-
bile presenza dell’orso polare, tra renne, volpi e lepri artiche e migliaia di uccelli che rappresentano
quasi gli unici esseri viventi che incontrerà durante la sua spedizione.
Race against time vuole attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sui cambiamenti cli-
matici. La corsa è sport, è natura, è momento di incontro e di confronto con sé stessi e con gli altri.
Una sfida che prima di essere sportiva vuole essere un atto di denuncia di un sistema che sta au-
to-distruggendo il Pianeta, un sistema di cui le prime vittime sono, come sempre, gli incolpevoli. Una
sfida non già contro qualcuno o qualcosa, ma per la Natura, per gridare al mondo che non possiamo
permettere che l’umanità, in poco più di un secolo, distrugga un eco-equilibrio che regge il mondo
da decine di migliaia di anni.
Per due mesi, a cavallo della corsa, sarà attivata una raccolta fondi per realizzare orti in Africa e
formare personale locale per la loro gestione. L’orto, simbolo della sovranità alimentare, rappresen-
ta anche un meraviglioso strumento di aggregazione, di crescita dell’autostima e di rispetto per la
terra. Oggi, gli Orti in Africa di Slow Food sono più di 3100 e a essi fanno riferimento circa 50.000
persone. Sono una goccia nel mare rispetto ai problemi con cui si confronta l’Africa ogni giorno. Ma
se di questi orti ce ne sono cento, mille, diecimila, e tutti insieme dialogano e si sostengono, il loro
impatto cresce. Insieme, possono trasformarsi in un’unica voce: contro il land grabbing, gli Ogm e
l’agricoltura intensiva, in favore dei saperi tradizionali, della sostenibilità e della sovranità alimentare.
E possono rappresentare una speranza per migliaia di giovani. Due sono le nazioni su cui si lavorerà:
Uganda e Burkina Faso.

Orto Slow Food in Uganda ©Paola Viesi
Chi è Oliviero Alotto?
Oliviero Alotto, è responsabile di Slow Food a Torino, per anni ha guidato l’associazione Terra del Fuo-
co e co-portavoce i GreenItalia. Da sempre impegnato nel sociale, vuole dedicare la vita alla difesa
dell’ambiente. È appassionato di montagna, di corsa, di trail, di cibo (avendo optato per una dieta
vegana) e di vino. La corsa è per lui uno sport bello, non nella sua dimensione competitiva, ma come
elemento di unione tra i popoli, di promozione del territorio, di riscoperta della natura nella sua più
profonda essenza.

                                                   Comunicazione
Sarà costruito uno spazio informativo su slowfood.it e slowfood.com e saranno utilizzati i social della
galassia dell’associazione per raccontare l’evento. Prima con presentazioni, interviste, studi, mappa
del percorso commentata. Poi la corsa sarà monitorata, minuto per minuto, sui social con fotografie,
video e racconti. Una particolare applicazione consentirà a tutti di seguire gli spostamenti di Oliviero
su una cartina interattiva.
Prima e durante lo svolgimento dell’evento saranno curati i rapporti con i media italiani ed europei
raccontando l’impresa e sensibilizzando sui cambiamenti climatici. Sarà attivata, in Italia, una part-
nership con un gruppo editoriale importante.
Al rientro in Italia le immagini più significative saranno stampate e costituiranno una mostra che
racconterà il progetto da esporre nel circuito culturale torinese e italiano.
Sarà inoltre promosso un incontro con i media per raccontare l’evento e per parlare di cambiamenti
climatici.

Orto Slow Food in Uganda © Archivio Slow Food
Burkina Faso © Paola Viesi

                             www.slowfood.it
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