PARTECIPAZIONE del WWF Napoli al programma di INVITALIA per l'informazione e la consultazione degli attori istituzionali, in diverso modo ...
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WWF Napoli Tel: 347 3935499 e-mail: napoli@wwf.it Facebook: www.facebook.com/WWFNapoli Twitter: www.twitter.com/WwfNapoli PARTECIPAZIONE del WWF Napoli al programma di INVITALIA per l'informazione e la consultazione degli attori istituzionali, in diverso modo interessati e coinvolti, negli interventi di riqualificazione dell’area Bagnoli – Coroglio. - Sui temi trattati ai tavoli il WWF Napoli presenta, in questo nuovo documento, le proprie OSSERVAZIONI, su cui attende un confronto con Invitalia e con l'Amministrazione di Napoli. Nel luglio 2016 il WWF Napoli, a seguito dell'affidamento ad Invitalia degli "Interventi per la bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell'area di Bagnoli – Coroglio”, è tornato a prendere posizione con un piccolo dossier sulla "vicenda Bagnoli", che da oltre 20 anni attende il recupero ambientale del territorio della ex fabbrica Italsider. Nel documento si testimonia l'attenzione del WWF per l'area di Bagnoli già negli anni in cui la fabbrica era ancora in attività, quando l'Associazione presenta le denunce per danno ambientale, procurato dall'Italsider, prima per i fumi e poi per aver gettato in mare i residui della lavorazione dell'altoforno. Significative sono due foto dello stato dei luoghi: una prima in cui è visibile la spiaggia antecedente alla realizzazione della colmata, la seconda con la colmata in corso di realizzazione terminata nel 1962, appena pochi decenni orsono. Da questo confronto sono sintetizzabili alcuni tra i principali obiettivi del WWF: quello prioritario della bonifica e quello di un restauro paesaggistico in grado di eliminare l’impatto del maggiore elemento antropico realizzato, la colmata, per restituire l’originario paesaggio (ante 1960) ai napoletani, risarcendoli del danno ambientale subito nel corso dei decenni. Già nel 1995, con il Referendum “meglio una spiaggia per tutti o un porto per pochi?” il WWF lanciò la sfida della realizzazione della spiaggia libera e del ritorno della balneabilità a Bagnoli. Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire Associazione WWF Napoli Reg. n° 3164 del 26.06.2015 un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura Cod.Fisc. 95217310630
Il desiderio dei napoletani si espresse chiaramente per il recupero del mare e della spiaggia, con la raccolta in soli 10 giorni di 20.000 firme. Successivamente il WWF è stato invitato da Invitalia, a prendere parte a tre tavoli di informazione e consultazione degli attori istituzionali, in diverso modo interessati e coinvolti negli interventi di riqualificazione dell’area Bagnoli-Coroglio. Il primo incontro si è tenuto il 18 novembre, presso il Circolo Ilva, ed ha avuto come tema le “STRUTTURE ESISTENTI”. In questa prima occasione l'Associazione ha ringraziato per l'invito e ha dichiarato la propria partecipazione alla consultazione con l'obiettivo di portare nel consesso alcune istanze ambientali per il recupero dell'area, avanzate già dal 1995, quando fu redatto il Dossier "Bagnoli un sogno possibile". Il WWF ha espresso la sostanziale contrarietà alle forme di commissariamento, che troppo spesso sono risultate pericolose armi di deroga alle leggi di tutela del territorio e di rappresentanza democratica. Restando nello specifico ambito dei temi proposti, il WWF ha messo in rilievo l'importanza dell'inserimento delle strutture esistenti nella visione unitaria del progetto e la garanzia di un uso sociale degli stessi. Ha evidenziato, inoltre, l'importanza della tutela del verde di qualità, per le aree. Il secondo incontro si è tenuto il 2 dicembre, presso il CUS Napoli, ed ha avuto come tema le Infrastrutture, con tre sottotemi oggetto dei tavoli di discussione: rete dei trasporti, rete idrica, infrastrutture per il Waterfront. Il WWF Napoli ha partecipato al tavolo della "RETE DEI TRASPORTI" e " WATERFRONT", con esperti di riferimento. Le OSSERVAZIONI vengono illustrate nei seguenti specifici punti: RETE TRASPORTI L’obiettivo di caratterizzare l’area di Bagnoli come nuova forte centralità dell’area metropolitana comporta la necessità di garantire alle nuove funzioni buoni livelli di accessibilità. Questa esigenza, ovviamente, deve essere risolta nel quadro di un modello di mobilità sostenibile sulla base di una rete infrastrutturale già presente o in via di prossimo completamento (linea RFI, Cumana, linea 6). Le scelte di Invitalia, invece, sono calibrate su un superato modello di mobilità, ancora fortemente incentrato sull’uso dell’auto. La previsione di 10.000 posti auto è la conferma di questo approccio culturale; in sintesi, utilizzando strumentalmente lo standard urbanistico (tralasciando possibili correttivi normativi che ne potrebbero comportare un forte ridimensionamento), si afferma l’ineluttabilità di un incredibile numero di parcheggi. Questa scelta, se fosse confermata e attuata, comporterebbe impatti notevoli in termini di cogestione al contorno dell’area di Coroglio e di incremento di emissioni di CO2 (in contrasto con le politiche ambientali decise nella Conferenza di Parigi e dal PAES del Comune di Napoli). Tra l’altro le ipotesi di Invitalia, in una visione ristretta alla sola area di proprietà, non considera interventi in corso o programmati, come ad esempio il piano parcheggi di Pozzuoli.
Nel vicino Comune, infatti, a poca distanza da Coroglio sono programmati, ed alcuni in corso di completamento, parcheggi in prossimità delle stazioni ferroviarie in grado di servire in modo soddisfacente, attraverso lo scambio modale ferro-gomma, gran parte dei visitatori diretti a Coroglio. Sul tema del trasporto su ferro lascia fortemente perplessi l’abbandono della scelta dell’interramento della Cumana, soluzione non finalizzata solo al miglioramento del servizio ma anche necessaria per rompere l’isolamento dell’abitato di Bagnoli eliminando la barriera fisica del tracciato ferroviario che, con l’incremento dei servizi, comporterà un chiusura quasi continua del passaggio a livello esistente. Come WWF riteniamo che la grande scommessa di riqualificare l’ex area Ilva debba assolutamente essere colta come occasione per riqualificare anche l’abitato di Bagnoli. Le scelte di Invitalia potrebbero determinare una situazione di contrapposizione netta tra due aree urbane prossime tra loro, con il risultato di trasformare l’abitato di Bagnoli in un ghetto recintato dai tracciati ferroviari della Cumana a valle e di RFI a monte. Crediamo, invece, che vadano ricercate soluzioni progettuali in grado di reinserire Bagnoli nel disegno complessivo di rigenerazione urbana di questa parte di Napoli e, in questa prospettiva, il tema della barriera del tracciato della Cumana, probabilmente di scarso interesse per Invitalia, è invece assolutamente prioritario per i napoletani. La scelta della soluzione interrata viene invece proposta da Invitalia per via Coroglio. Questa ipotesi conferma il modello di mobilità incentrato sull’auto scelto da Invitalia, infatti la soluzione dell’interramento favorirebbe l’utilizzo del tratto costiero come segmento di un asse urbano veicolare. Scelta incomprensibile ed inutile non solo per i costi da sostenere ma anche perché tale funzione potrebbe essere facilmente assolta, come del resto previsto nel PUE del Comune di Napoli, da via Cocchia e da via Leonardi Cattolica in connessione con discesa Coroglio, consentendo in tal modo la pedonalizzazione della fascia costiera (prevedendo brevi tratti stradali perpendicolari alla costa per l’accesso veicolare alle funzioni presenti). Altro elemento particolarmente delicato è quello relativo alla localizzazione del nuovo porto. Oltre alle criticità successivamente evidenziate, questa ipotesi comporta impatti notevoli dovuti alla necessità di utilizzare il ponte e via Nisida come strada di collegamento tra porto e rete viaria, con pesanti ripercussioni in termini di congestione e di peggioramento della qualità dell’aria e delle caratteristiche paesaggistiche del sito. WATERFRONT 1. Il Porto Turistico Il WWF esprime profonde perplessità in merito alla proposta di realizzare a Nisida un porto turistico, trasformando l’antico approdo con la costruzione di un consistente molo foraneo a chiusura di uno specchio d’acqua capace di ospitare centinaia di imbarcazioni da diporto. Nonostante che gli elementi grafici della proposta indichino un cospicuo ampliamento delle banchine interne, resta vistosa la sproporzione fra la grande dimensione dello specchio d’acqua e la inadeguata superficie degli spazi a terra, ed appare ineliminabile l’assenza di un diretto retroterra urbano in grado di offrire ai diportisti i necessari servizi di base e terziari. Né tali carenze sono ragionevolmente colmabili neppure in tempi lunghi data la conformazione dell’isola di Nisida, che peraltro rappresenta una preesistenza paesaggistica e
ambientale i cui valori non tollererebbero le trasformazioni occorrenti alla piena funzionalità del porto. Bisogna inoltre aggiungere che l’accessibilità al porto sarebbe assicurata solo dalla strada sull’istmo artificiale di collegamento a Coroglio, con le ulteriori penalizzazioni costituite dalla sezione inevitabilmente limitata della strada e dal suo carattere di connessione a fondo cieco. In tale contesto appare oltremodo irrealistica e velleitaria l’indicazione di linee di navigazione per Ischia e Procida attestate all’estremità del molo foraneo. La proposta, in conclusione, sembra delineare una ipotesi di infrastruttura assolutamente insufficiente, incapace di reggere al confronto con gli esempi di porti turistici di successo esistenti nel Mediterraneo; una ipotesi il cui significato sembra ridursi alla mera sostituzione,in quella parte della baia, di un costoso impianto permanente alla precarietà dei pontili galleggianti e delle boe stagionali cui si è da tempo fatto ricorso, in forme più che discutibili sia sotto il profilo paesaggistico-ambientale che sotto quello amministrativo, per rispondere ad una domanda di parcheggio estivo delle barche dei residenti nel Napoletano. Anche in caso di “porto leggero” resta fermo il parere contrario per la evidente conflittualità con la prospettiva pubblicizzata di recuperare alla balneabilità il mare di Bagnoli e verso la quale si stanno orientando le ricerche ormai avviate dalla Stazione Zoologica “Anton Dohrn”. Non minori preoccupazioni desta l’ipotesi di “porto a secco” nei manufatti ex Cementir, secondo le possibilità indicate al “tavolo” sul water front dai tecnici Invitalia, in rapporto alle quali si formulano in questa sede le richieste di adeguate garanzie sia in ordine al disinquinamento dei sedimi che in rapporto alla necessità di preventiva acquisizione pubblica a costi basati sul valore immobiliare in atto del suolo e delle strutture, e non sulle future prospettive di mercato derivanti dalle trasformazioni progettabili. Concludendo sul punto, nel caso che l’isola di Nisida venisse malauguratamente inserita nel SIN, il WWF propone che l’isola venga valorizzata solo in coerenza con i suoi valori paesaggistici ed ambientali come ambito d’eccellenza per attività culturali, ricreativo- sportive e scientifiche assolutamente scevre da effetti inquinanti e prive di necessità di artificializzazioni terrestri o marittime. 2. Rigenerazione urbana L’impostazione complessiva proposta da Invitalia prevede interventi di bonifica, infrastrutturazione e rigenerazione urbana temporalmente intrecciati, nel rispetto di un cronoprogramma sostanzialmente definito già tutto in questa fase secondo criteri “interni” al progetto ed alla sua autonoma gestione. Tale impostazione appare coerente con una interpretazione ingegneristica dell’operazione per la quale, al di là della dimensione e della complessità, la riqualificazione ed il riuso urbanistico del SIN potrebbero conseguirsi applicandovi una logica unitaria e deduttivamente interconnessa da “grande manufatto”. Il WWF sostiene invece che l’ambito territoriale del SIN, per la sua ubicazione, le sue potenzialità e le sue relazioni con il contesto metropolitano, richiede una logica diversa, tipica della pianificazione urbanistica. L’ambito del SIN è notevolmente vasto e con tutta evidenza destinato ad ospitare funzioni molteplici e rilevanti, che determineranno inevitabilmente interazioni cospicue ed incisive con un contesto di scala intercomunale, se non metropolitana. Poiché tali interazioni, fra ambito e contesto e fra contesto ed ambito, si svilupperanno dinamicamente nel tempo, è impossibile che esse siano adeguatamente previste e controllate ex ante, agendo per di più soltanto sui contenuti e sulla sequenza realizzativa degli interventi all’interno dell’ambito. Occorre perciò definire, contestualmente, per la progettazione e l’attuazione delle iniziative nel SIN: a) un quadro di
obiettivi strutturali, validi a lungo termine, che costituiscono il quadro strategico fondamentale da perseguire, e b) un quadro operativo, valido a breve termine (non oltre i 5 anni), con il quale si mettono in esecuzione gli interventi – coerenti con il quadro strutturale – fattibili prioritariamente, monitorandone con continuità efficacia ed effetti sia nell’ambito del SIN che nel contesto metropolitano, in modo da correggere anche, ove necessario, la sequenza ed il contenuto degli interventi attuativi nell’ambito del medesimo primo quadro operativo e dei successivi quadri operativi quinquennali. Al di là degli aspetti istituzionali sanciti dalla Carta Costituzionale, sono anche queste convinte considerazioni che continuano a far ritenere al WWF che la bonifica possa anche essere gestita con modalità commissariali e logiche ingegneristiche, ma che invece la rigenerazione urbana e le connesse scelte infrastrutturali debbano restare nelle responsabilità e nelle competenze di un organismo democratico elettivo. Ove questa radicale correzione dell’ “operazione” dovesse malauguratamente mancare, il WWF ritiene indispensabile che in ogni caso l’impostazione da assumere sia guidata non da un modello ingegneristico autoreferenziale,ma invece da una logica pianificatoria del tipo suindicato, ivi inclusa la disponibilità dialettica a modificare nel tempo gli aspetti operativi del progetto in conseguenza del confronto e dell’interazione con i soggetti istituzionali e sociali della città metropolitana. Il terzo incontro si è tenuto il 3 febbraio presso la sede dell’Istituto Tecnico Nautico “Duca degli Abruzzi”, ed ha avuto come oggetto la bonifica dei suoli e la rigenerazione urbana. Il WWF Napoli ha partecipato al tavolo del “TEMPO LIBERO, SPORT E CULTURA PER LA RIGENERAZIONE” e "CLUSTER ECONOMIA DEL MARE", con esperti di riferimento. Le OSSERVAZIONI vengono illustrate nei seguenti specifici punti: “TEMPO LIBERO, SPORT E CULTURA PER LA RIGENERAZIONE” Nella partecipazione al terzo incontro del 3 febbraio – oltre a constatare che le soluzioni già prospettate da Invitalia in ordine a mobilità e porto turistico, e criticate nell’incontro del 2 dicembre, apparivano riproposte – il WWF ha visto pesantemente confermati i problemi di impostazione complessiva che suscitano le più gravi perplessità. In sostanza, la logica seguita da Invitalia sembra così riassumibile: L’area del SIN va bonificata, ma la bonifica va programmata in funzione delle destinazioni progettate per ciascun sub-ambito; Le destinazioni di ciascun sub-ambito debbono essere definite in modo che i costi dell’acquisizione degli immobili, della bonifica e della rigenerazione (comprensivi anche dei successivi costi di gestione e manutenzione) possano essere interamente recuperati sul mercato mediante le soluzioni di rigenerazione/valorizzazione; Tali soluzioni quali-quantitative – oltre a requisiti elementari di compatibilità con i caratteri di ciascun sub-ambito – debbono rispondere soltanto a criteri di sostenibilità economica: minimizzazione dei costi e massimizzazione dei ricavi possibili; A valle della individuazione delle soluzioni quali-quantitative di rigenerazione/ valorizzazione, vanno stimati i livelli massimi di frequentazione/utenza per dimensionare adeguatamente le infrastrutture; A garanzia del realismo del programma, si delinea un cronoprogramma (da esaurire comunque in 15 anni) che definisca la programmazione degli interventi anche in rapporto al
monitoraggio del bilancio costi/ricavi, con una clausola di salvaguardia che consenta di cancellare interventi (archeologia industriale) non forieri di ricavi o di modificare opportunamente le destinazioni funzionali sempre in funzione della sola sostenibilità economica. Tale logica è del tutto coerente con il modello ingegneristico “da grande opera” imposto dallo SbloccaItalia, di cui si è già trattato nei paragrafi precedenti. Ne conseguono però effetti assai preoccupanti. Un esempio vistoso è costituito dalle proposte che Invitalia formula in merito alla valorizzazione dell’acciaieria, a suo tempo immaginata dal Comune – anche per il suo interesse architettonico di archeologia industriale – come un contenitore di funzioni sostanzialmente culturali e sociali nel cuore del grande parco. Invitalia prevede, invece, di conservare la memoria dei luoghi attraverso la denominazione del parco(“parco del lavoro e dell’acciaio”), ma di collocare fuori dal parco, destinato ad una circolazione solo ciclopedonale, l’acciaieria per la cui rifunzionalizzazione propone di «utilizzare per usi privati commerciali ca. 350.000 mc liberi dei 600.000 mc lordi, pari a ca 70.000/80.000 mq, su più livelli», articolandoli in «commerciale innovativo, artigianato di eccellenza, food e beverage, dimostratore di eccellenza nei settori della tecnologia, moda, musica, arte ecc.». Com’è evidente, tale abnorme dimensionamento deriva dalla necessità astratta di una secca compensazione fra costi e ricavi possibili, indifferente agli effetti urbanistico-ambientali prevedibili e, forse, anche a realistiche ipotesi di mercato (qual è la probabilità di una domanda tanto grande nei prossimi anni a Napoli di superfici utili per il “commercio innovativo” ?). Non è invece difficile immaginare quali conseguenze, in termini di volumi di traffico (da approvvigionamento e da utenze) e in termini di domanda di parcheggio, deriverebbero dalla citata spropositata dimensione di superficie commerciale, ubicata non in un anonimo ambito periferico metropolitano – come consueto nelle megalopoli contemporanee – bensì nel cuore di una strategica area urbana finalizzata al tempo libero, allo sport e alla cultura, secondo l’ingannevole titolo adottato, e per di più in un manufatto di archeologia industriale di grande valore documentario. Il WWF non può che continuare a chiedere una radicale revisione dell’impostazione fin qui seguita da Invitalia. CLUSTER ECONOMIA DEL MARE Nell’incontro del 3 febbraio, nel corso dell’esposizione plenaria degli aggiornamenti del progetto Invitalia, è stata eliminata l’ipotesi, incomprensibile e come richiesto dal WWF, di utilizzare il terminale del pontile di Nisida come punto di attracco delle linee di navigazione del Golfo. Nell’incontro tematico sulla economia del mare è stato confermata la localizzazione del porto a Nisida con la previsione di uno spazio acqueo per circa 700 posti barca, ai quali aggiungere 300 posti barca a secco. Tale condizione, come più volte rimarcato dal WWF, rende incompatibile l’obiettivo di rendere “balneabile” una quota rilevante dell’arenile; inoltre, per la residua parte, le indicazioni di Invitalia parlano di 8 strutture balneari private e solo tre pubbliche. Questo scenario vanifica in modo decisivo l’obiettivo di trasformare l’arenile di Coroglio nella spiaggia dei napoletani e, nei fatti, rende questo spazio un’area finalizzata prevalentemente a produrre profitto.
Altro argomento trattato al tavolo tematico è quello della cosiddetta economia del mare, con riferimento alla realizzazione di una nuova ed estesa volumetria denominata “miglio azzurro”, in aggiunta a quella della Cementir, da destinare al rewamping degli scafi in vetroresina e al recupero e riciclo di questo materiale. Nel corso dell’incontro non sono stati forniti elementi comparativi mirati a giustificare economicamente tale scelta produttiva, per cui si ritiene che essa debba essere giustificata con precise analisi di mercato che ne garantiscano la sostenibilità economica ed ambientale. Tra l’altro, la più volte rimarcata “proprietà” dell’area da parte di Invitalia e la necessità da essa dichiarata che a Bagnoli “bisogna produrre profitti e non avere perdite economiche”, suscita ragionevoli timori rispetto a funzioni, come quella del “miglio azzurro”, che potrebbero rilevarsi improduttive rispetto alle previsioni. L’insuccesso di funzioni produttive innovative “immaginate” su errate valutazioni del mercato potrebbe determinare successive pericolose variazioni di destinazione urbanistica, come ipotizzato anche in seduta plenaria, per raggiungere le convenienze economiche valutate da Invitalia. Conclusioni: A conclusione di questo resoconto il WWF si augura di avere non solo presentato le Osservazioni sui punti specifici trattati ai tavoli, ma di avere illustrato quanto deriva da una visione d'insieme peculiare, in cui le istanze, legittime, di una moderna fruizione di spazi ed infrastrutture si accompagnino alla formazione di un ambiente urbano ecologicamente complesso, dove la componente naturale partecipi quale parte integrante alla definizione della qualità dei luoghi e della loro vivibilità. In questa idea, ad esempio, le aree verdi non sono uno spazio di risulta localizzato casualmente, ma divengono elemento di interazione con l'ambiente costruito, strumento di conoscenza finalizzato ad una migliore e corretta percezione dell'habitat urbano. Ed in questa prospettiva il WWF coglie in maniera molto positiva, nel processo di recupero dell'area, il coinvolgimento degli Enti di Ricerca, come la Stazione Zoologica A. Dohrn che, per loro natura istituzionale e ruolo specifico, operano nei settori della biologia marina e dell'ecologia, salvaguardano la risorsa mare e la biodiversità. Il WWF Napoli ritiene che l'area dell'ex Italsider, pur così degradata, sia ancora una occasione unica per riqualificare, migliorare e recuperare l'ambiente, secondo una visione lungimirante che, senza ripetere gli errori del passato, dia futuro alle azioni in campo oggi e tenga conto innanzitutto dei criteri della sostenibilità ambientale e degli scenari che presentano i cambiamenti climatici. Auspichiamo, dunque, che le proposte formulate possano partecipare alla definizione delle soluzioni future e siamo disponibili ad un confronto costruttivo. Cordiali saluti WWF Napoli Presidente: Ornella Capezzuto Consulenti: Alessandro Dal Piaz, Enzo Russo. Napoli 02 03 2017
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