Osservatorio sui bilanci 2020 - con previsioni al 2022 Settembre 2021 - Cerved Know

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Osservatorio sui bilanci 2020 - con previsioni al 2022 Settembre 2021 - Cerved Know
Osservatorio sui bilanci 2020 | Settembre 2021

Osservatorio sui bilanci 2020
                      con previsioni al 2022

                               Settembre 2021

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Osservatorio sui bilanci 2020 - con previsioni al 2022 Settembre 2021 - Cerved Know
Osservatorio sui bilanci 2020 | Settembre 2021

EXECUTIVE SUMMARY

Analizzati oltre 200 mila bilanci 2020. Ricavi e margini in netto calo, prevista una ripresa solo parziale al
2022. Tengono gli indici di solidità patrimoniale e finanziaria, grazie alle politiche emergenziali e agli apporti
di capitale degli imprenditori.

Le imprese reggono l’urto del Covid
Come largamente previsto, la crisi economica generata dalla pandemia si è tradotta in una forte
battuta d’arresto dei conti delle aziende italiane nel 2020. La chiusura forzata, il prolungamento delle
restrizioni e il rallentamento dell’attività economica hanno provocato un netto calo del fatturato,
dopo sette anni consecutivi di crescita, e il crollo dei margini lordi. Risulta in contrazione anche la
redditività netta, con un forte aumento del numero di imprese in perdita.
Rispetto alle dimensioni dello shock, gli indicatori finanziari mostrano tuttavia una buona tenuta,
soprattutto grazie ai provvedimenti governativi presi per mitigare gli impatti della pandemia. La
massa di liquidità immessa nel sistema è stata abbondante, dando ampie risorse alle imprese per
far fronte ai propri impegni finanziari. Allo stesso tempo, il maggiore indebitamento è stato in larga
parte compensato da un aumento del ricorso ai mezzi propri.
Le previsioni per il prossimo biennio fanno emergere una graduale ripresa di fatturato e margini
lordi, anche se alla fine del periodo non saranno recuperati i livelli pre-Covid.
Questa è la fotografia che emerge dall’analisi dei primi 227 mila bilanci depositati dalle società ita-
liane a luglio 2021, riclassificati, analizzati e integrati con le previsioni che Cerved mette a disposi-
zione ai propri clienti nella sezione Forward Looking dei propri rapporti.
I dati indicano che nel 2020 i ricavi si sono contratti del 10,7%, con effetti negativi più consistenti
per le grandi aziende (-13,4%) e flessioni di minore entità per le piccole (-6,0%) e le medie imprese
(-7,1%). Risulta in netta flessione anche la redditività lorda (-20,3%), con la quota di imprese con
margini lordi negativi che cresce dal 13,7% del 2019 al 21,4% del 2020. Il rallentamento dell’attività
economica ha causato un aumento delle imprese che hanno chiuso il bilancio in perdita (dal 17,4%
al 22,7%). La contrazione degli utili ha generato effetti negativi anche sulla redditività netta, con il
ROE in calo dall’8,3% al 6,6%.

 ANDAMENTO DELLE PRINCIPALI VOCI DI CONTO ECONOMICO
 valori medi

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In base alle previsioni, nel prossimo biennio si registrerà una crescita dei fatturati e della redditività
netta delle imprese italiane, con i livelli di fine 2022 che resteranno però ancora inferiori al pre-Covid
(-2,1% vs 2019 per i fatturati e 6,9% del 2022 contro 8,3% del 2019 per il ROE).
Nel 2020 si interrompe anche il miglioramento degli indici di solidità finanziaria intrapreso negli
ultimi anni dalle imprese italiane. Spinti dall’ampia disponibilità di prestiti garantiti, i debiti finanziari
delle società analizzate sono cresciuti del 10,8% tra 2019 e 2020, con un netto aumento del rapporto
tra debiti finanziari e Mol, che è passato da un multiplo pari a 5,7 a uno pari a 8. L’aumento dei
debiti è però coinciso con una forte crescita del capitale netto, che è aumentato (al netto di effetti
contabili di rivalutazione previsti dal DL 104/2020) del 6,7%. Questa tendenza è stata trainata da
apporti di capitale fresco degli imprenditori, favoriti da incentivi fiscali e dal forte incremento della
parte di utili portati a nuovo. Il leverage, al netto degli effetti di rivalutazione del capitale, è così
aumentato solo lievemente portandosi nel 2020 al 99,3% (dal 95,6% del 2019).
Con la ripresa dei margini prevista per il 2021 e il 2022, il rapporto tra debiti finanziari e Mol risulterà
in netto calo, su livelli più vicini a quelli pre-Covid (un multiplo pari a 6,8). Il leverage è atteso alla
fine del periodo di previsione intorno al 100%, un valore solo leggermente più alto di quello pre-
Covid.

 LA SOSTENIBILITA’ DEI DEBITI DELLE IMPRESE
 valori medi

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I BILANCI ANALIZZATI

L’Osservatorio sui Bilanci 2020 si basa su 227 mila bilanci di esercizio 2020 presenti negli archivi
Cerved al 13 luglio 2021. Si tratta di un campione molto esteso, che rappresenta un aggregato
significativo del sistema produttivo italiano (il 22,3% in rapporto al complesso dei bilanci 2019 de-
positati in Camera di Commercio) e che offre una prima quantificazione basata su dati reali degli
impatti del Covid sui conti delle imprese.
In particolare, le tendenze presentate si riferiscono ad un sottoinsieme di 120 mila società che su-
perano alcuni criteri qualitativi (ad esempio, sono escluse società con meno di 100 mila euro di
ricavi) e che dispongono anche di bilanci 2019. Questo ampio campione di società che per prime
hanno depositato bilanci in Camera di Commercio si caratterizza per un profilo più solido rispetto
all’universo di società di capitale e per una dimensione media maggiore. Tipicamente, le imprese più
piccole e più vulnerabili finanziariamente tendono infatti a ritardare la data di deposito di bilancio.
L’ampia dimensione del campione esaminato rende comunque affidabili le tendenze identificate
dall’Osservatorio.
I dati indicano un’incidenza inferiore di microimprese (65,6% del totale contro 69,1% del totale) e
una sovra-rappresentazione delle altre classi dimensionali. La distribuzione per Cerved Group Score,
un indicatore che sintetizza la probabilità di default delle imprese, indica anche una presenza più
bassa di società ad alto rischio di insolvenza nel campione esaminato (6,5%) rispetto a quello del
complesso delle società che hanno depositato il bilancio nel 2019 (9,7%).

 IL CAMPIONE DI IMPRESE ESAMINATO RISPETTO ALL’UNIVERSO DI SOCIETÁ DI CAPITALE

            Distribuzione per dimensione                      Distribuzione per area di rischio 2019
                                                                 (in base al Cerved Group Score)

          micro    piccole    medie        grandi          sicure      solvibili      vulnerabili       rischiose

           1,8%                       1,1%
           5,9%                       4,8%                          6,5%                         9,7%

           26,7%                      25,0%                     24,1%
                                                                                                 29,0%

                                                                46,7%
                                                                                                 44,4%
           65,6%                      69,1%

                                                                22,7%                            16,9%

   campione bilanci 2020       totale bilanci 2019       campione bilanci 2020           totale bilanci 2019

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I CONTI ECONOMICI

I dati di bilancio delle 227 mila aziende analizzate rendono possibile quantificare per la prima volta
gli impatti reali del Covid-19 sulle diverse voci dei conti economici delle imprese italiane.
Dopo sette anni consecutivi di crescita, la pandemia ha provocato una contrazione dei fatturati delle
imprese, che complessivamente hanno fatto registrare una riduzione del giro di affari del 10,7%
rispetto al 2019. A livello dimensionale il calo più forte è stato subito dalle grandi imprese con più di
50 milioni di ricavi (-13,7%), mentre per le medie con ricavi tra 10-50 milioni (-7,1%) e soprattutto
per le piccole nella fascia 2-10 milioni (-6,0%) si osserva una contrazione di minore entità. L’anda-
mento negativo dei fatturati è diffuso a tutti i settori, con l’industria che evidenzia la riduzione dei
ricavi più consistente (-8,7%), seguita dai servizi (-7,8%), mentre nel comparto edilizio, caratteriz-
zato da migliori performance nel 2019, il calo assume valori più contenuti (-4,4%).

 TASSI DI CRESCITA DEL FATTURATO PER DIMENSIONE
 Valori medi

 TASSI DI CRESCITA DEL FATTURATO PER MACROCOMPARTO
 Valori medi

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 IMPRESE CHE HANNO ACCRESCIUTO, RIDOTTO O TENUTO STABILE IL FATTURATO
 % sul totale

Analizzando gli andamenti dei singoli bilanci emerge come lo shock generato dalla pandemia abbia
accentuato la polarizzazione tra le imprese che accrescono i ricavi e le imprese che li contraggono.
Nel 2020 la maggior parte delle imprese analizzate (52,4%) ha subito perdite superiori al 5% (contro
il 28,5% dell’anno precedente), mentre risulta in calo la quota di aziende con una dinamica stabile
compresa tra il -5% e il +5% (18,9% contro il 28,6% dell’anno precedente) e soprattutto la quota
di aziende in crescita con tassi superiori al 5% (28,7% contro il 42,8% del 2019).
L’andamento negativo dei ricavi è stato parzialmente mitigato dalla riduzione dei costi esterni. In
particolare, a causa del blocco delle attività, nel 2020 i costi legati all’acquisto di materie prime si
sono ridotti del 7,7%, così come i costi per i servizi che hanno subito un calo del 6,4%.

 L’ANDAMENTO DEI COSTI
 Valori medi

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La dinamica del valore aggiunto segue la tendenza del fatturato, con un calo nel 2020 lievemente
più ridotto (-10,1%). Analogamente al trend osservato per il fatturato, la classe dimensionale più
colpita è quella delle grandi imprese (-10,9%), mentre si registrano flessioni meno marcate per le
piccole imprese (-3,8%) e per le medie (-3,0%).
A livello settoriale, dopo la crescita record del 2019, le costruzioni si confermano il comparto più in
salute con una riduzione del valore aggiunto inferiore al 3%. Dall’altro lato, i servizi (-8,1%) e l’in-
dustria fanno osservare tassi significativamente più marcati (-8,0%), anche se inferiori al dato medio,
che è trainato dal forte calo dell’energia e delle utility (-23,2%).

 TASSI DI CRESCITA DEL VALORE AGGIUNTO PER DIMENSIONE
 Valori medi

 TASSI DI CRESCITA DEL VALORE AGGIUNTO PER MACROCOMPARTO
 Valori medi

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La crisi, insieme ai provvedimenti emergenziali introdotti dal governo per arginarne gli effetti sociali
(estensione della Cassa Integrazione, blocco dei licenziamenti ecc.), ha prodotto effetti sulla dina-
mica del costo del lavoro, che cala, invertendo il trend di crescita fatto registrare negli ultimi anni e
culminato nel +3,9% del 2019. livello complessivo le aziende italiane evidenziano un calo del 5,1%,
con un’intensità più marcata tra le piccole imprese (-6,0%) e ritmi più contenuti fatti osservare dalle
grandi (-5,1%) e dalle medie imprese (-4,8%).
La minore flessione del costo del lavoro rispetto all’andamento del valore aggiunto ha prodotto ri-
flessi negativi sulla produttività, con l’indice complessivo in calo di oltre dieci punti percentuali. Nel
2020 per ogni cento euro di costi sostenuti per il personale, il valore aggiunto prodotto è pari a 186
euro (197 nel 2017). Il trend risulta eterogeneo sotto il profilo dimensionale: le grandi aziende regi-
strano un dato in netto peggioramento (dal 215,1% del 2019 al 195,5% del 2020), mentre grazie a
una contrazione più contenuta del valore aggiunto le piccole (dal 163,4% al 166,2%) e le medie
imprese (dal 163,4% al 165,9%) migliorano lievemente l’indicatore, sebbene questo risulti su livelli
più bassi.

 TASSI DI CRESCITA DEL COSTO DEL LAVORO PER DIMENSIONE
 Valori medi

 L’ANDAMENTO DELLA PRODUTTIVITA’
 Rapporto tra valore aggiunto e costo del lavoro, valori medi

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Il rallentamento dell’attività economica associato al calo relativamente più contenuto del costo del
lavoro ha determinato una netta flessione della redditività lorda delle imprese italiane, con il margine
operativo lordo che fa registrare una perdita di oltre 18 miliardi rispetto all’anno precedente (-
20,3%).
La battuta di arresto è risultata particolarmente significativa per le grandi aziende (-25,5%), mentre
le piccole (-8,2%) e soprattutto le medie imprese (-3,3%) fanno registrare una contrazione dei
margini più contenuta.
A livello settoriale, il comparto più colpito dalla pandemia è quello dell’energia e utility che in termini
assoluti registra perdite di quasi 9 miliardi rispetto al 2019 (-35,1%). A seguire figurano i servizi, con
una perdita di redditività lorda pari a 6 miliardi (-15,3%), l’industria (2,5 miliardi; -12,3%) e le
costruzioni (0,5 miliardi; -17,5%).

 TASSI DI CRESCITA DEL MOL PER DIMENSIONE
 Valori medi

 TASSI DI CRESCITA DEL MOL PER MACROCOMPARTO
 Valori medi

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Aumentano anche le imprese con margini lordi negativi, che passano dal 13,7% del 2019 al 21,4%
del 2020, con effetti particolarmente significativi tra le piccole, passate dal 14,5% al 23,0%, seguite
da grandi (dal 16,9% al 22,0%) e medie (17,1% al 21,5%). A livello settoriale, i servizi passano dal
14,7% di imprese con Mol negativo al 23,3%, l’industria dall’11,5% al 19,0% e le costruzioni dal
9,9% al 15,1%.
Tra gli effetti del Covid vi è anche una maggiore polarizzazione degli andamenti in termini di reddi-
tività lorda: la quota di aziende con il Mol in perdita di oltre il 10% aumenta portandosi dal 36,8%
al 44,1%, mentre si riduce la quota di aziende con Mol in crescita di oltre il 10% (dal 42,3% al
38,8%) e con un andamento stabile (dal 20,9% al 17,1%).

 IMPRESE CON MARGINI LORDI NEGATIVI PER DIMENSIONE
 % rispetto al totale

 IMPRESE CON MARGINI LORDI NEGATIVI PER MACROCOMPARTO
 % rispetto al totale

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 IMPRESE CHE HANNO ACCRESCIUTO, RIDOTTO O TENUTO STABILE IL MOL
 % sul totale

Per effetto della dinamica particolarmente negativa della redditività lorda nel 2020 risulta in calo a
livello complessivo il rapporto tra Mol e fatturato (dal 9% all’8%).
La contrazione dell’indice è principalmente ascrivibile alla dinamica delle grandi imprese, che passano
dal 10% all’8,6%, rimanendo comunque la fascia dimensionale con il rapporto più alto. I dati mo-
strano anche un calo dell’indice nell’ordine dei due decimi percentuali per le piccole imprese (dal
6,9% al 6,7%) e, in controtendenza, un lieve aumento dell’incidenza del Mol per le medie imprese
(dal 6,1% al 6,3%).

 IL RAPPORTO TRA MOL E FATTURATO
 Valori medi

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Il calo dei ricavi e la caduta dei margini lordi nel 2020 si sono tradotti in un aumento della quota di
imprese che hanno chiuso il bilancio in perdita (dal 17,4% al 22,7%). L’incremento risulta partico-
larmente marcato per le grandi imprese, che passano da una quota del 16,1% al 24,2%, e per le
imprese di piccola dimensione (dal 16,0% al 22,7%), mentre la tendenza è più contenuta per le
medie imprese (dal 17,2% al 21,2%).
La contrazione degli utili ha generato effetti negativi anche sulla redditività netta. I dati sul ROE, che
sintetizza il ritorno atteso per gli investitori, mostrano a livello complessivo un calo dall’8,3% al 6,6%.
La flessione dell’indice è più marcata per le medie (dal 7,6% al 5,6%) e le grandi imprese (dall’8,9%
al 7,0%) e più contenuta per le piccole (dal 7,2% al 6,2%).

 IMPRESE IN PERDITA
 % sul totale

 ROE
 Valori medi

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FORWARD LOOKING: LE PREVISIONI DEI CONTI ECONOMICI

Per ogni società italiana Cerved dispone di previsioni dei bilanci fino al 2022, che sono messe a
disposizione dei propri clienti nella sezione Forward Looking. In base a queste previsioni, nel pros-
simo biennio i fatturati delle aziende italiane torneranno a crescere dopo lo shock subito nel 2020 (-
10,7%). Il trend di ripresa, tuttavia, non basterà a recuperare i livelli pre-crisi, con un divario rispetto
ai livelli di fatturato del 2019 che si manterrà al 2,1%.
Nel 2021 è prevista una crescita del 6,5% che sarà trainata dal rimbalzo delle grandi imprese (7,7%),
la classe dimensionale più colpita nel 2020 (-13,4%), mentre le medie e le piccole imprese faranno
crescere i ricavi rispettivamente del 4,1% e del 3,4%. Nel 2022 si conferma lo stesso trend, con le
grandi che evidenziano le migliori previsioni di crescita (4,3%), seguite dalle medie (2,7%) e dalle
piccole (2,3%). Al termine del 2022, il gap rispetto al 2019 sarà più consistente per le grandi (-
2,6%), mentre le medie e le piccole, pur restando in territorio negativo, si avvicineranno ai livelli
pre-Covid (rispettivamente -0,7% e -0,6%).
Le previsioni sui margini lordi mettono in evidenza una dinamica simile a quella del fatturato, con un
rimbalzo nel biennio 2021-22 che non basterà a recuperare i livelli pre-Covid. L’incidenza dei margini
lordi rispetto al fatturato farà registrare un lieve aumento, con l’indice che si porta nel 2022 su livelli
di poco superiori al 2019 (9,1% contro 9,0%).
Nel 2021 tornerà a crescere anche la redditività netta (ROE), dopo un lieve calo nel 2021 (6,5%),
attestandosi al 6,9% ancora al di sotto dei livelli pre-Covid (8,3%).

 TASSI DI CRESCITA DEL FATTURATO PER DIMENSIONE
 Valori medi

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ANDAMENTO DI MOL SU FATTURATO E ROE
Valori medi

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GLI INDICATORI FINANZIARI

I dati di bilancio delle 227 mila imprese analizzate evidenziano per il 2020 un’interruzione del pro-
cesso di miglioramento degli indici di solidità finanziaria che si era verificato negli ultimi anni. Il forte
calo della redditività lorda e l’aumento dell’esposizione debitoria accumulata dalle imprese durante
la pandemia hanno avuto degli inevitabili riflessi sul leverage e sulla sostenibilità dell’indebitamento
delle imprese.
Rispetto alle dimensioni dello shock, l’impatto risulta tuttavia molto contenuto: gli indicatori finanziari
mostrano una buona tenuta delle società analizzate dovuta principalmente ai provvedimenti gover-
nativi presi per sostenere la liquidità e la capitalizzazione, con un forte aumento di risorse fresche
immesse in azienda dagli imprenditori.
I bilanci 2020 fanno osservare un miglioramento della capacità delle imprese di soddisfare gli impe-
gni a breve termine senza intaccare la loro struttura finanziaria. Tra 2019 e 2020, il rapporto tra
attività e passività corrente risulta, infatti, in aumento portandosi al 148,5% dal 138,1%del 2019. Il
miglioramento dell’indice è esteso a tutte le dimensioni, con un incremento particolarmente signifi-
cativo per le imprese di piccola dimensione (dal 140,7% al 154,5%). Parallelamente risultano in calo
le imprese con forti squilibri correnti, per cui l’attivo copre meno della metà del passivo corrente: la
quota passa dal 5,7% del 2019 al 4,7% del 2020, con una riduzione anche in questo caso più
marcata da parte delle piccole imprese.
Focalizzandosi sul fabbisogno del ciclo operativo, tra 2019 e 2020 il capitale circolante commerciale
è cresciuto ad un ritmo superiore ai ricavi, con il rapporto che si attesta al 13,3% del fatturato
(12,1% nel 2019); anche in questo caso l’indice è aumentato in maniera più significativa tra le
piccole (dal 18,6% al 20,2%) e le medie (dal 22,6% al 23,7%), mentre le grandi passano dall’8,0%
all’8,8%.

 IL RAPPORTO CORRENTE
 Attivo corrente su passivo corrente, valori medi

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 CAPITALE CIRCOLANTE SU FATTURATO
 vaori medi

Nell’ultimo anno i debiti finanziari delle imprese hanno intensificato il loro aumento (+10,8%), spinti
dalle politiche di sostegno al credito promosse dal governo. Questa tendenza riguarda soprattutto le
imprese di piccola (+8,9%) e media dimensione (+11,2%), il cui ricorso al credito è stato favorito
dai programmi di estensione delle garanzie pubbliche e dalle altre misure a sostegno della liquidità.
Prosegue, a ritmi più alti del 2019, la crescita dell’indebitamento anche tra le grandi imprese
(+11,1%).

 TASSI DI CRESCITA DEI DEBITI FINANZIARI PER DIMENSIONE
 Valori medi

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Il mantenimento della politica monetaria espansiva da parte della BCE associato all’incremento
dell’indebitamento delle imprese ha favorito un ulteriore calo del peso degli oneri finanziari in rap-
porto ai debiti. A livello complessivo, il costo del debito è così passato dal 3,1% del 2019 al 2,5%,
con la riduzione più consistente fatta registrare dalle grandi imprese (dal 3,0% al 2,3%).
I bassi tassi di interesse hanno contribuito a mitigare gli effetti della forte contrazione dei margini
lordi sulla sostenibilità finanziaria. Nel 2020 il rapporto tra oneri finanziari e Mol è infatti aumentato
di soli due punti percentuali portandosi dal 17,5% al 19,6%. L’incremento dell’indice è più alto tra
le medie (dal 14,5% al 18,1%) e le grandi imprese (dal 18,5% al 20,9%), mentre le piccole eviden-
ziano un aumento di lieve entità (dal 14,5% al 15,2%).
In parallelo, i dati mostrano un aumento più consistente della quota di imprese con oneri finanziari
che assorbono più della metà del MOL, passata dal 18,6% al 27,6%, con le piccole imprese che
fanno registrare l’incremento più significativo (dal 20,1% al 30,2%).

 IL RAPPORTO TRA ONERI FINANZIARI E MARGINI LORDI
 valori medi

 IMPRESE CON RAPPORTO TRA ONERI FINANZIARI E MOL MAGGIORE DEL 50%
 % sul totale, include imprese con Mol negativo

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 IL RAPPORTO TRA DEBITI FINANZIARI E MARGINI LORDI
 Valori medi

Il forte incremento dei debiti finanziari e la caduta dei margini lordi hanno generato un peggiora-
mento degli indici di sostenibilità finanziaria. Nel 2020 l’ammontare complessivo dei debiti finanziari
delle imprese analizzate è un multiplo pari a 8,0 volte i margini lordi, contro un multiplo di 5,7
registrato nel 2019. L’incremento è particolarmente consistente per le grandi imprese (da 6,1 a 9,1),
mentre medie (da 5,4 a 6,2) e piccole (da 4,4 a 5,2) fanno registrare una crescita dell’indice più
contenuta.
Nel 2020 le aziende hanno continuato ad aumentare il ricorso al capitale proprio: nel 2020 il capitale
netto totale è cresciuto del 10,6%. Questa crescita è solo in parte ascrivibile a effetti contabili (riva-
lutazione beni impresa, prevista dal DL 104/2020, v. box); al netto di questi effetti di rivalutazione
si osserva una crescita comunque significativa, pari al 6,7%, grazie soprattutto alle grandi imprese
(7,1%) e alle piccole imprese (6,5%).

 TASSI DI CRESCITA DEL CAPITALE NETTO
 valori medi corretti per gli effetti della rivalutazione

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Osservatorio sui bilanci 2020 | Settembre 2021

L’ANDAMENTO DELLE COMPONENTI DEL CAPITALE NETTO

I dati sull’andamento del capitale netto delle imprese analizzate evidenziano una dinamica che con-
tinua ad essere ampiamente positiva nonostante gli effetti dello shock provocato dal Covid.
A livello complessivo, il capitale netto delle aziende analizzate è aumentato da 578 a 639 miliardi di
euro, evidenziando una crescita del 10,6% rispetto al 2019. Questo dato è fortemente condizionato
dall’incremento delle riserve di rivalutazione (71,7%; +24,6 mld), un effetto contabile che sconta la
rivalutazione dei beni di impresa con la riduzione dell’imposta sostitutiva sui beni (ex art. 110 del DL
104/2020), uno strumento agevolativo particolarmente attrattivo che ha riscontrato larga adesione
da parte delle imprese.
Al netto degli effetti della rivalutazione, i dati del 2020 mostrano che le imprese italiane hanno
comunque aumentato il capitale proprio di 37,5 miliardi (+6,7%). Un contributo significativo (+13,9
miliardi, pari al +47,9%) è costituito dagli utili 2019 portati a nuovo: al momento della chiusura dei
bilanci l’incertezza dovuta allo scoppio del Covid ha spinto molte imprese alla prudenza. In forte
aumento anche le riserve sovrapprezzo (+24,0%; 15,3 mld) e le altre riserve (+5,5%; 10,1 mld),
che hanno beneficiato delle agevolazioni fiscali legate agli aumenti di capitale (ex art. 26 del D.L. n.
34/2020).

ANDAMENTO DELLE COMPONENTI DEL CAPITALE NETTO

                                    2019               2020            2020-2019               2020/2019

                                    € mld              € mld               € mld                  Var a/a %

 Capitale sociale                    203,0             204,5                0,8                     1,5%

 Riserva sovrapprezzo                62,6              77,9                 15,3                   24,4%

 Riserva rivalutazione               34,2              58,8                 24,6                   71,7%

 Riserva legale                      18,8              19,3                 0,5                     2,7%

 Riserva statutaria                   4,3               4,7                 0,4                     9,9%

 Altre riserve                       184,8             195,0                10,1                    5,5%
 Riserva per operazioni di coper-
                                     -3,5              -3,1                 0,5                    -13,0%
 tura
 Utili/Perdite a nuovo               29,0              42,8                 13,9                   47,9%

 Utili/perdite di esercizio          48,0              42,2                 -5,8                   -12,0%
 Riserva negativa per azioni pro-
                                     -3,2              -3,2                 0,0                    -1,7%
 prie
 Capitale netto corretto per
                                    543,7              581,2               37,5                    6,7%
 gli effetti della rivalutazione
 Capitale netto                     577,9              639,0               61,1                    10,6%

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In rapporto al capitale netto al netto degli effetti di rivalutazione, il peso dei debiti finanziari è au-
mentato solo lievemente portandosi nel 2020 al 99,3% (dal 95,6% del 2019); il leverage cresce
soprattutto tra le grandi (dal 110,3% al 114,5%) e le medie imprese (dal 64,4% al 65,9%), mentre
tra le piccole il peggioramento è più contenuto (dal 64,4% al 65,9%).
In parallelo, i dati del 2020 fanno anche registrare un aumento della percentuale di imprese per cui
il peso dei debiti finanziari risulta essere oltra la soglia del doppio del capitale netto. Le società con
queste situazioni di criticità sono in totale il 20,1%, (contro il 18,0% del 2019), con la quota che
cresce in misura maggiore tra le piccole imprese (dal 21,9% al 24,3%).

 RAPPORTO TRA DEBITI FINANZIARI E CAPITALE NETTO AL NETTO DEGLI EFFETTI DI
 RIVALUTAZIONE
 valori medi

 IMPRESE CON DEBITI FINANZIARI OLTRE IL DOPPIO DEL CAPITALE NETTO AL NETTO DEGLI
 EFFETTI DI RIVALUTAZIONE
 % sul totale

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L’andamento dei flussi di cassa, elemento fondamentale per valutare la solidità del sistema impren-
ditoriale italiano, si conferma in sostanziale tenuta. Nel 2020 il rapporto tra cashflow e fatturato è
aumentato di 7 decimi percentuali attestandosi al 10,7%. Diversi i trend delle classi dimensionali,
con andamenti positivi per le grandi (dall’11,2% al 12,3%) e le piccole imprese (dal 7,1% al 7,5%)
e una leggera flessione dell’indice per le medie (dal 7,7% al 7,6%).

 CASHFLOW DELLE IMPRESE PER DIMENSIONE
 rapporto tra cashflow e fatturato, valori medi

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FORWARD LOOKING: EVOLUZIONE DEGLI INDICATORI FINANZIARI

Dopo aver toccato il picco nel 2020, il rapporto tra debiti finanziari e Mol tenderà a calare nel pros-
simo biennio per effetto della ripresa del Mol e della stabilizzazione della dinamica dell’indebitamento.
A livello complessivo l’indice si porterà a un multiplo pari 7,3 volte i margini lordi nel 2021 per poi
migliorare ulteriormente nel 2022 (6,8), mantenendosi comunque su livelli superiori al pre-Covid
(5,7).
A livello dimensionale si registrano andamenti piuttosto eterogenei, con un netto calo dell’incidenza
dei debiti finanziari tra le grandi imprese (da 9,1 nel 2020 a 7,3 nel 2022), una flessione più conte-
nuta dell’indice per le piccole (da 5,2 nel 2020 a 5,0 nel 2022), mentre le medie continuano a far
registrare un peggioramento dell’indice (da 6,2 nel 2020 a 6,6 nel 2022).
Le previsioni per il prossimo biennio evidenziano un’ulteriore crescita della leva finanziaria, anche se
a ritmi contenuti. Il rapporto tra debiti finanziari e capitale netto continuerà ad aumentare nel 2021
(dal 99,3% al 100,6%) attestandosi al termine del 2022 al 100,5%, su livelli di cinque punti superiori
al 2019 (95,6%).
Le piccole imprese sono l’unica classe dimensionale che al termine del periodo di previsione porterà
il leverage su livelli inferiori al pre-Covid (63,2% contro 64,4%), mentre le grandi (dal 110,3% al
115,9%), e soprattutto le medie (dal 65,8% al 75,3%), fanno registrare un peggioramento dell’in-
dice.

 RAPPORTO TRA DEBITI FINANZIARI E MOL PER DIMENSIONE
 Valori %

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RAPPORTO TRA DEBITI FINANZIARI E CAPITALE NETTO PER DIMENSIONE
Valori %

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