NOTA DELL'EDITORE - Familiari Anonimi

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Messaggero della Serenità – Dicembre 2020                   700

                       NOTA DELL’EDITORE
       La pandemia e le limitazioni che ha portato ci possono far
sentire bloccati nel tempo. Per quelli di noi che hanno affrontato gli
effetti della tossicodipendenza nella nostra vita personale, tale sentire
non è del tutto nuovo. Abbiamo avvertito questa sofferenza
precedentemente – il dolore di nessun passo avanti, nessuna piccola
speranza, e relativa stanchezza. Sappiamo che cosa significa il
dispiacere, ed abbiamo patito al pensiero di ogni cosa che avrebbe
potuto essere - le gioie che potremmo aver condiviso con i nostri
cari se non fosse stato per la tossicodipendenza, le cose che ora
pensiamo avremmo potuto fare meglio, il tempo che abbiamo
perduto. La Preghiera della Serenità prende su di sé l’esaurimento e
l’impotenza e li volge in benedizione e saggezza. Essa ci insegna a
lasciare andare quello che non può continuare a essere e che potrebbe
essere stato. Superare i pensieri di rimpianto può essere una
battaglia quotidiana, ma stiamo imparando ad accettare che non
possiamo far nulla per controllare nessun altro o per cambiare
qualsiasi cosa che sia già accaduta. Stiamo imparando a procedere
oltre.

       Lentamente, accettando le nostre perdite e volgendo
l’attenzione su di noi, possiamo riconquistare la fiducia in noi stessi.
Potrebbe essere tardi per alcuni nostri sogni, ma non è certamente la
fine delle nostre speranze. Sappiamo di non essere soli nelle nostre
esperienze perché il nostro dolore è condiviso e ben compreso
all’interno di questa fratellanza F A. Possiamo imparare a ritrarci dal
dramma che la dipendenza orchestra nella nostra vita ed investire
invece questo tempo per noi stessi. Ritornando a cantare, a
dipingere, ad andare a fare una passeggiata, a cuocere con amore un
cibo o soltanto sognare ad occhi aperti. Qualsiasi cosa ci porti pace
e serenità. Se abbiamo perduto la nostra strada e pure le nostre
piccole gioie, possa essere questo l’anno in cui ritrovarle.

      Nella fratellanza, Elizabeth.
Messaggero della Serenità – Dicembre 2020                701

                     PAROLA DALLA DIREZIONE

       Familiari Anonimi è costituito nello Stato di California. In
quanto associazione degli S.U., siamo obbligati per legge ad avere
un Consiglio Direttivo funzionante. In F A questa responsabilità
risiede nel nostro Comitato Direttivo dei Servizi Mondiali (WSB).
Esso ha la responsabilità legale e fiduciaria di mantenere la
fratellanza finanziariamente e vitale ed anche la responsabilità
morale di agire come buoni sostenitori della comunità FA.

      E’ mio privilegio essere stato membro del WSB fin dal 2008.
Nei miei 12 anni di carica ho compreso ed ho visto nell’azione, che il
modo migliore per il WSB di agire da buon servitore della fratellanza
è l’utilizzo di molte delle stesse Tradizioni F A che si applicano ai
nostri gruppi.

      Per conferma, ogni nostra riunione mensile comincia con la
lettura della nostra Prima Tradizione: “Il nostro comune benessere
dovrebbe venire in primo luogo; il progresso individuale, nella
maggior parte dei casi, dipende dall’unità”. Mentre le nostre
deliberazioni sono a volte focose ed animate, il WSB si impegna per
l’unità (o almeno per il consenso) in tutte le sue attività.

       Siamo pure molto consci della nostra Seconda Tradizione, che
ci dice in parte che “I nostri leader non sono che servitori, essi non
governano” e specialmente la Quarta Tradizione che stabilisce “Ogni
gruppo dovrebbe essere autonomo, eccetto che per quanto riguarda
altri gruppi o F A nel suo insieme”. Spesso il Comitato del Gruppo
di Sostegno porta all’attenzione del WSB un particolare problema di
un gruppo. Il nostro approccio ed ogni raccomandazione che
proponiamo per risolvere il problema è sempre assunta sotto la guida
delle Tradizioni Seconda e Quarta.

      Il WSB consistentemente applica alle nostre attività altre due
Tradizioni: la Sesta e la Decima. Nella Sesta si legge in parte “I
nostri gruppi non dovrebbero mai sponsorizzare, finanziare o prestare
il nostro nome ad iniziative estranee” e la Decima “Familiari
Anonimi non ha opinioni su questioni estranee; pertanto il nostro
nome non dovrà mai essere coinvolto in pubbliche controversie”. Il
WSB spesso ha a che fare con richieste provenienti da organizzazioni
esterne che desiderano affiliarsi o lavorare con F A in diverse
iniziative, e questa Tradizione ci guida nelle nostre interazioni con
programmi esterni.

       Un ulteriore esempio di come le nostre Tradizioni influenzano
le attività di WSB è la Settima, che stabilisce “Ogni gruppo dovrebbe
essere auto sufficiente, rifiutando contributi esterni”. In accordo con
lo spirito di questa Tradizione, i membri del WSB non ricevono
compensi in nessuna maniera.

       Durante il mio incarico posso testimoniare di prima mano la
dedizione, l’energia, la saggezza e l’entusiasmo di quei membri della
fratellanza che hanno liberamente offerto il loro tempo per aiutare e
guidare F A nella sua crescita e prosperità. Mentre mi preparo a
lasciare la direzione in questo mese di Giugno 2021, sono orgoglioso
di essere stato associato insieme a queste persone notevoli e
disinteressate e di aver molto imparato. Esse saranno rimpiante sia
come colleghi che come amici.

      George R., nella fratellanza.

Messaggero della Serenità – Dicembre 2020                  702

                                 DIVERTIRMI

Il modo in cui un membro F A ha imparato a distaccarsi dalla
tossicodipendenza della figlia.

      Quando dici che ti “stai divertendo” di solito intendi che “stai
passando un buon momento”. Ma cosa dici circa l’avere piacere di
“sé stessi”? In questo senso la frase significa qualcosa di molto
diverso: essa sta rivelando come stai dentro di te; sta celebrando la
tua unicità. Che può essere divertente, ma è anche molto di p iù.
Prima di F A, quando mia figlia era attiva nella
tossicodipendenza, non vi era nessun modo per “divertirmi” nel senso
tradizionale. Ciò perché, sebbene al tempo non me ne rendessi conto,
ero pure io in dipendenza attiva. Ero dipendente a causa del
tentativo di curare la sua dipendenza da droghe e nel risolvere i suoi
problemi di vivere, che sembravano non aver fine. Ero dipendente da
lei. Mentre ero intrappolato dai suoi problemi in questo impegno
senza speranza, ero incapace di provare gioia per nessuna cosa mi
capitasse nella vita. Ero infelice.

       La mia personalità e la mia autostima erano sepolte sotto una
montagna di auto-inganno, auto giustificazione e senso di colpa.
Stavo continuando ad andare ogni giorno al lavoro mantenendo, alla
superficie, una relazione normale con mia moglie e con gli altri miei
figli. Ma era tutto falso: nel retroscena, a guidare ogni cosa che
facevo, era la mia ossessione: salvare mia figlia dalla terribile
tossicodipendenza che aveva sopraffatto la sua vita.

       Quella dipendenza che aveva preso campo nella vita di mia
figlia, aveva anche infettato la mia. Mia moglie ed io tentammo ogni
cosa per farla cambiare, farle smettere di usare droghe e trovare il
recupero. Le demmo aiuto materiale, compresa l’automobile, una
casa affittata, vestiario e moneta. Quando questo fallì, ci dedicammo
ad un indefesso incoraggiamento, esaltando i suoi piccoli risultati,
(se scendeva dal letto prima di mezzogiorno, eravamo sorpresi), e
quando anche questo fallì nel motivarla, scendemmo ad attacchi
moraleggianti inclusa collera, sguardi imbronciati e minacce (mai
portate a conclusione) fino ad interrompere completamente il
supporto materiale. Mia moglie ed io la tenevamo stretta, da un
approccio senza frutto ad un altro, per cercare di cambiarla.

      E andò pure peggio poiché mia moglie ed io, non essendo
d’accordo su come avremmo dovuto fare per aiutarla, finimmo col
fare ogni cosa pazza che ciascuno di noi pensava potesse funzionare.
Non sorprende che nulla funzionò. Ella peggiorò e noi impazzimmo
di più. Nostra figlia divenne ancor più sommersa nel suo mondo di
irresponsabilità e droghe; tentavamo più fortemente di trarla fuori
impiegando e proponendo le stesse azioni permissive che avevamo
già provato dozzine di volte.
Come risultato di anni di impegno nella mia ricerca infruttuosa
per controllare l’incontrollabile, non avevo nessuna energia da
devolvere per relazionarmi con qualcuno, incluso “me stesso”.
Certamente non stavo gioendo di me stesso; ero avvilito. Il “me
stesso” era sparito ed era stato rimpiazzato da questa persona
rabbiosa, ossessionata, piagata, per salvare mia figlia o per morire
nel tentativo.

       All’incirca otto anni fa, prima ancora di aver avuto notizia di F
A, avevamo passato quasi dieci anni nel tentativo di guarire nostra
figlia. L’avevamo mandata in molte riabilitazioni, sentito consulenti
ed altri programmi di recupero e professionisti. Nessuno di essi
aveva fatto un po’di bene a nostra figlia – ella stava ancora usando
droghe e viveva irresponsabilmente, senza soluzione in vista. Inoltre ,
peggior cosa, il costo di questi tentativi stava drenando le nostre
pensioni ad un ritmo allarmante.

      La abbiamo mandata presso una sede di riabilitazione di 30
giorni in Pennsylvania che sembrava promettente – alla fine del
mese, vi erano lampi che facevano sperare che potesse cambiare.
Comunque, niente era sicuro. Già l’avevamo vista risorgere
temporaneamente dopo un trattamento, soltanto per ricadere una
volta tornata a casa.

      I consulenti della Pennsylvania ci raccomandarono di trasferirla
presso di loro in Florida per un programma di recupero presso di loro
per un periodo più lungo. Eravamo riluttanti a spendere altro denaro,
tenuto conto dell’enormità di quanto speso per tutti i trattamenti che
avevamo già tentato fino ad allora. Ma eravamo disperati e,
nonostante i precedenti fallimenti, continuavamo ad avere speranza
per un suo recupero. Ironicamente, la tenacia che ci aveva spinto per
anni a continuare nella folle infinita permissività ci spronò anche in
questa occasione a spendere il denaro, ancora una volta, su un
programma di recupero organizzato.

       In questa occasione vi era una differenza: dicemmo a nostra
figlia che avremmo pagato per il lungo ricovero in Florida, ma che
questa sarebbe stata l’ultima volta che avremmo sostenuto una
qualsiasi sua riabilitazione.   Eravamo alla fine. Se non avesse
funzionato, sarebbe rimasta sola – ed ella vide che mia moglie ed io
eravamo d’accordo, e questo fece effetto.
Eppure, quando frequentammo “Il giorno della famiglia” in
Florida il mese successivo, nostra figlia ritornò nel suo stato classico.
Mia moglie ed io, insieme ai nostri due altri figli, stavamo
frequentando una sessione del primo gruppo. Non avevamo visto
nostra figlia da un paio di settimane. Eravamo seduti al centro di un
circolo con intorno altri membri familiari ed i loro cari dipendenti.
Nostra figlia su una sedia di fronte a noi. Tutti si aspettavano che
iniziassimo a parlarci.

      Ci sentivamo giudicati e strani, ma anche speranzosi che
qualcosa di buono potesse venire da questa ultima riabilitazione.
Non sapendo come iniziare, le dicemmo che eravamo liti di vederla e
facemmo alcune domande innocue: cosa stava facendo, o cosa le
piacesse del luogo. Nostra figlia dava vacue risposte che
rispondevano a qualcosa come “Qui va bene, ma lo sto facendo
soltanto per voi. Come pensate di ricompensarmi se finisco il
programma?”

       Attenzione, queste non furono le parole che usò. Lo fece con
una finezza molto più grande, tanto che non mi resi conto al
momento che ella avesse detto qualcosa di improprio. Mi sembrò
come l’inizio di ognuna delle altre numerose nostre “normali”
conversazioni ante riabilitazione. In retrospettiva posso ora vedere
che ella, nel suo modo infido, stava tentando di premere i bottoni
della nostra emotività e di evadere dall’accettare la responsabilità per
le cattive decisioni della sua vita.

      Il consulente che supervisionava la riunione di gruppo saltò
immediatamente dalla sedia, agitato ed in collera. Le ordinò di
smettere di parlare e di lasciare il circolo. La mandò in un angolo
lontano della stanza, sola, e le disse che non meritava di interagire
con noi.

      Ciò che accadde dopo ci impressionò – il consulente ci ordinò
che, da quel momento in poi, non avremmo potuto avere alcun
contatto con nostra figlia per sei mesi interi. Non potevamo vederla,
parlarle al telefono, scambiare e-mail o messaggi elettronici di
nessun genere. Nessun contatto assolutamente. Ci fecero sapere che
dovevamo stare senza comunicazioni per sei mesi interi.
Il Consulente spiegò che, da quello che aveva visto, la
relazione tra noi e nostra figlia era così intossicata, così
fondamentalmente viziata, che noi avevamo bisogno di una pausa
assoluta. Durante questi sei mesi ella avrebbe continuato a fare il
suo lavoro presso il Centro, e noi dovevamo frequentare le riunioni
settimanali di questo gruppo chiamato “F.A.” Al termine dei sei
mesi, ci spiegò, noi tutti saremmo stati meglio preparati per avere
una migliore relazione. Così cominciò il nostro percorso in Familiari
Anonimi. Da allora stiamo frequentando le riunioni FA.

      Nostra figlia, ringraziando Dio, ha avuto un buon recupero ed è
rimasta pulita e sobria per la maggior parte degli ultimi sette anni.
Attraverso F A abbiamo scoperto come la abbiamo inavvertitamente
aiutata a continuare nella sua malattia così come abbiamo continuato
a subordinare e ad ignorare la parte spirituale ed emotiva delle nostre
vite nei nostri inopportuni tentativi di “stabilizzarla”. Fu duro, ma
gradualmente noi, con i nostri tempi, cessammo di fare tali cose (o
almeno smettemmo di farle così spesso). Noi cambiammo, ed alla
fine ella pure cambiò. Mia moglie ed io attribuimmo questi
cambiamenti come risultato del frequentare le riunioni F A. Anche
se non fu questo il motivo per cui nostra figlia trovò il recupero, di
sicuro non fece danno.

      Ora stiamo tutti meglio di quanto fossimo allora, ma non
sitiamo certamente “al meglio”

       Ad oggi, stiamo vivendo la nostra vita e ci godiamo quella
serenità che, durante il periodo di tossicodipendenza attiva di nostra
figlia, sarebbe stata impensabile. Continuiamo a frequentare le nostre
riunioni F A ed a praticare i 12 Passi perché sappiamo che la sua
malattia di dipendenza, e la nostra di co-dipendenza, potrebbe
risvegliarsi in ogni momento e rovinare questa pace preziosa che
abbiamo trovato. Siamo ben determinati ad impedire che ciò
avvenga. Ci sentiamo anche impegnati a condividere le lezioni del
nostro percorso con la speranza di sminuire la pena di altri i cui cari
dipendenti stanno ancora abusando di droghe o alcol.

      Un risultato incredibile di questi anni in F A è che posso
divertirmi di nuovo. Ho imparato ad affidare mia figlia al suo Potere
Superiore, ed io di affidarmi al mio. Ho ripreso la mia vita. Con la
preghiera e la meditazione, e impegnandomi per stare in contatto col
mio Potere Superiore, posso anche gioire della combinazione unica di
forze e debolezze, di mancanze e falle, che mi rendono come sono.
Posso “apprezzare me stesso” di nuovo.

      Bob S. Gruppo 2056 Bradenton FL

Messaggero della Serenità – Dicembre 2020                 703

               FAMILIARI ANONIMI IN UN MONDO
                       VIRTUALE

       Families Anonymous di Winnetka iniziò più di 40 anni fa.
Siamo stati presenti in una Chiesa ben posizionata per molti anni,
con un vicinato sempre di buona accoglienza, accomodante e di
aiuto.

      In qualità di segretario negli ultimi 13 anni, ho avuto il
privilegio di dare il benvenuto ad un flusso continuo di nuovi venuti
così come a molti “veterani” attempati che si mostravano a beneficio
di coloro che passavano per la prima volta dalla nostra porta.

       Il Dodicesimo Passo ci ricorda sempre l’importanza di
restituire al programma. Vogliamo dare lo stesso conforto, convalida
e rispetto che noi stessi abbiamo ricevuto in quella prima sera quando
fummo salutati con calore, senza giudizi, e sentimmo
istantaneamente di essere i benvenuti.

      Venimmo in F A perché i nostri figli e le nostre figlie erano a
pezzi, ma non avevamo affatto coscienza di esserlo pure noi.

     Desideravamo “stabilizzare” i nostri cari, ma per quanti di noi
erano aperti alla saggezza di F A, imparammo che dovevamo
cambiare quello che stavamo facendo. Condividemmo la differenza
tra aiutare e permettere e tra quello che potevamo controllare e non.
Discutemmo come liberarci dal senso di colpa e dalla collera e di
rivalutare le nostre aspettative.

      Imparammo dal programma come porre limiti per proteggere
noi stessi, che cosa significa la co-dipendenza, come tenere a bada la
preoccupazione e la paura. Ma, cosa migliore, continuavamo a dare
maggior considerazione al fatto che meritavamo di essere felici e di
permettere a noi stessi di avere una vita propria, mentre
semplicemente amavamo i nostri dipendenti nonostante le scelte che
stavano facendo. Il viaggio potrebbe essere una strada lunga e
sconnessa ed F A ci incoraggia a compierlo con piccoli passi da
bambino. E’ “Progresso non Perfezione”.

      Il gruppo di Winnetka ha compiuto alcuni recenti cambiamenti.
Abbiamo scoperto che un numero significativo dei nostri membri
viene alle riunioni a causa di una persona cara che ha problemi sia di
tossicodipendenza che di salute mentale. Così abbiamo abbracciato
entrambi: abuso di sostanze e salute mentale. Possiamo a pplicare i
principi di F A ad entrambi i casi, e come tutti noi sappiamo, quan do
vi è uso di sostanze vi è spesso anche un sottostante problema di
salute mentale nascosto sotto la superficie.

      Abbiamo aggiunto una riunione sui 12 Passi il primo mercoledì
di ogni mese, prima della riunione tradizionale. Usando il Libro di
Lavoro di F A possiamo trasmettere e condividere la saggezza dei 12
Passi ad un gruppo piccolo che si riunisce per imparare così come ad
un altro per sapere come dovrà rivolgersi ad esso.

                       °     °     °    °     °

       Winnetka, come molti gruppi, ha dei conduttori che cambiano
ogni settimana, ed essi scelgono gli argomenti. Il nostro libro rosso
“Oggi una via migliore” è un punto di riferimento così come molti
altri testi di saggezza nella nostra letteratura F A. Uno dei favoriti
dal gruppo è “Che cosa dico?” Possiamo migliorare la nostra
serenità quando impariamo come comunicare con i nostri figli e
figlie in maniera calma, breve e chiara. Ascoltare di più, parlare di
meno e attenersi ad un numero di argomenti limitato e non personali
può aiutare a mantenere aperte le linee di comunicazione.
Parliamo anche di come dare ai nostri cari la dignità di scoprire
come risolvere i loro problemi. Fare un passo indietro, smettere di
voler aggiustare tutto, può dare forza a loro ed equilibrare noi stessi.

      Le nostre riunioni pre-covid si tenevano la sera di Mercoledì
dalle 19.30 alle 21.00, riservando gli ultimi 20 minuti ai nuovi venuti
che volessero condividere il motivo che li aveva condotti da noi. La
parte migliore della serata era quando insieme, alla fine della
riunione, ci sporgevamo gli uni verso gli altri per dare supporto ed
anche condividere un sorriso.

      Ora che siamo settimanalmente on-line vi è un sentire diverso e
siamo già stanchi dopo un’ora. Rimaniamo un po’ di più per coloro
che hanno molte domande o hanno necessità di condividere.
Facciamo del nostro meglio, date le circostanze. I membri sono
incoraggiati ad usare la lista dei telefoni tra una riunione e l’altra;
sono incoraggiati anche a sentirsi liberi di rivolgersi altrove se
pensano così di ottenere aiuto. Speriamo di tornare alla nostra stanza
“confortevolmente familiare” insieme, di persona, e presto.

      Vediamo che molti non sono pronti ad udire il messaggio via
etere di F A, ma siamo grati di essere abbastanza numerosi con le
riunioni settimanali che assommano a 18-25 persone. Per coloro che
hanno elaborato il programma possiamo testimoniare notevoli
metamorfosi. Noi del gruppo Winnetka sappiamo che “funziona se
lo lavori”, che la preghiera della serenità ci mantiene sani e che ogni
settimana aggiungiamo qualcosa al nostro cassetto degli strumenti.

     Con gratitudine al programma F A,, al nostro Intergruppo di
Chicago ed al Consiglio Mondiale di Servizio F A.

      Carla L. – Gruppo 494 Winnetka, IL.
Messaggero della Serenità – Dicembre 2020                   704

                       DIVENIRE VOLONTEROSI

      Fare del nostro recupero la priorità innanzi tutto

Sempre di più sono arrivata a vedere che i 12 Passi sono un
complesso unico.

      Quando cominciai ad elaborare i Passi lo feci considerandoli
separati, uno alla volta, senza accorgermi che passo dopo passo li
stavo facendo tutti. Ogni passo è collegato agli altri. Non possono
essere separati gli uni dagli altri, sono interdipendenti ed ognuno
conduce al successivo. La ragione di questa unità è nel significato
stesso delle parole “diventammo volonterosi”.

      Ogni Passo richiede che si diventi volonterosi; che siamo pronti
a sottostare al cambiamento e sviluppo ed accettare che il
cambiamento più grande è nel nostro modo di pensare. Sebbene fossi
arrivato ai Passi riluttante, il mio bisogno di cambiare e la sanità che
essi mi offrirono, mi aiutarono a superare la diffidenza, ma mi
aiutarono soltanto quando divenni “disposto e volli”             fare i
cambiamenti necessari. Ecco dove dovetti deporre il mio egoismo ed
accettare che le persone che erano venute prima di me con successo
sapevano qualcosa che io ignoravo. Avevano trovato la via per la
guarigione che era disperatamente necessaria, ed esse indicavano i
Passi per noi tutti.

      Il lavoro non è semplice. A volte può essere tormentosamente
difficile. E può essere compiuto soltanto quando siamo diventati
volonterosi: disposti a perseverare attraverso il dolore; disposti a
permettere al nostro Potere Superiore di fare la Sua parte; ad
accettare di lasciare andare il controllo dell’intero percorso;
volentieri diventare umili nell’andare su questo sentiero ed
ammettere i nostri fallimenti.

       Ciascuno che si imbarchi in questo viaggio dei 12 Passi è
effettivamente in un viaggio nel “diventare”. Vi è sempre di più da
vedere ed imparare durante questo viaggio se siamo sinceri e
fiduciosi nel farlo ed alla fine la speranza è che saremo sorpresi e
contenti della persona che siamo diventati.
Il Contratto dei 12 Passi

       Non mi resi conto, quando iniziai ad elaborare i 12 Passi, che
stavo entrando in un contratto con me stessa. Il contratto mi chiede di
fare ogni cosa in mio potere per ottenere il recupero. Il contratto
viene “scritto” mentre lavoro su ogni passo e continua a venire
scritto e rifinito mentre lavoro sui passi successivi, uno ad uno.

      Ora, dopo quattro anni in Familiari Anonimi, capisco che se
rimango fedele ai passi ed al mio contratto, il mio recupero
continuerà e si approfondirà. Se lascio il lavoro, perdo terreno ed
anche il mio recupero si ferma, oppure ricado.

      Lavorare sui passi è difficile ed esigente. Qualche volta, con
tutte le richieste della vita, diventa per me impossibile seguirne il
corso, e quindi la ricaduta è inevitabile. A volte, la mia collera o
depressione, ansia o auto commiserazione, riaffiorano ed io non
posso proprio procedere nel lavoro.

      Ciò permette che accada una ricaduta. So che è mia
responsabilità mantenere almeno fede al mio programma, ma qualche
volta l’esaurimento sta sopraffacendomi e allora resto impotente. Una
ricaduta non è una ragione per colpevolizzarmi ulteriormente. Può
essere anche positiva se mi rendo conto che essa è un avvertimento
del fatto che non sto lavorando i passi come dovrei. La eventuale
ricaduta non rompe il mio contratto con me stessa. Mi mostra che
non sono stata in guardia per il mio recupero e neppure impegnata
come avrei dovuto.

      Il recupero è solo una parte della mia vita, ma devo farne una
priorità. Senza di esso il resto della mia vita collasserà in una lunga o
permanente ricaduta dove la collera, l’ansia e la depressione mi
affonderanno di nuovo. Non potevo funzionare bene prima del
recupero; non sarò in grado di funzionare bene senza di esso.

      Così vado avanti. Non posso saltare questo passo o il
successivo, e nessuno degli altri. Essi sono DIFFICILI. A volte non
voglio elaborarli. Ho difficoltà nell’essere umile, ma questa è una
parte cruciale del divenire, parte del cambiamento. Posso
arrogantemente aspettarmi o richiedere che i tossicodipendenti
debbano cambiare, ma non io? No, devo fare questo per me stesso e
per loro. Devo pormi di esempio. Devo rendere corrette tutte le mie
relazioni. Prima di poter effettivamente fare ciò, devo diventare
sicura di volerlo fare. La buona volontà deve diventare parte di me.
Cambierò. Sarà salutare per me.

Diane S .

Messaggero della Serenità – Dicembre 2020                 705

                         RITROVARE LA CALMA

     Un figlio sessantenne, che un tempo cercò la pace dalla guerra
del Vietnam, ora desidera la pace dal caos della tossicodipendenza.

      Di solito vi è molto dramma e trauma nella danza tra mio figlio
e me. Ma ora è un periodo del tutto quieto, e mi piace. Mi piace il
suono della pace, mi piace non sentire ansia, e mi piace ascoltare i
mormorii che mi arrivano alla mente poiché tutto è calmo. Sto
crogiolandomi in pace, fratello al sentimento che qualcosa deve
essere guarito in modo che io possa procedere in una nuova fase della
vita; e per una sola volta nella mia vita, sto permettendolo, e questo
sembra giusto e buono.

      Sto anche non giudicando tutte le volte quello che non va a
modo mio; può darsi che quello debba accadere per rendermi capace
di apprezzare questo periodo di quiete.

       Ho imparato poche cose che mi si parano davanti quando
rifletto sul mio percorso in F A. Una è che non posso controll are mio
figlio né la sua dipendenza. Questa lezione è stata grossa per me.
Probabilmente anche per molti di voi.

      La tossicodipendenza è paurosa. Rovina la vita e la famiglia.
Ferisce duramente molte persone, non solamente quella che ha la
dipendenza. Uccide la persona che amiamo. Posso testimoniarlo di
prima mano, avendo visto miei amici in F A perdere i loro figli e
compagni. Ma, per quanto sia paurosa, non devo più fronteggiarla da
solo, perché in F A ci sono persone che stanno passando attraverso le
stesse cose. E se ho bisogno di loro, posso raggiungerle. Esse mi
comprendono appieno. Con queste persone non sento vergogna né
imbarazzo. Sento di non aver bisogno di negare una situazione
cattiva, metter su arie, fare scuse o offrire spiegazioni. Esse sono
esattamente nella mia stessa pagina. Esse capiscono!

      Perdiamo le persone che amiamo nella malattia della
tossicodipendenza. Sono io proprio ora in questa situazione. Ho
perduto il figlio che una volta conoscevo, una persona che aveva
salute ed energia per la vita. La persona è andata e molto
probabilmente durante la mia vita non si mostrerà più com’era. Ma
ho imparato qualcosa per questo. La linea tra la vita e la morte è
immensa. Ho una scelta e sto adattandomi ad amarlo proprio come
egli è, per la maggior parte alticcio, a volte pietoso, triste, in collera,
sofferente; e quando non lo posso sopportare, quando diventa
sgradevole e abusivo, ho imparato a mettere confini , andare lontano
da lui per prendere cura di me stesso.

      Sto lavorando per non odiare lui e le sue droghe, bensì per
amarlo come è oggi perché è questa la situazione con cui ho da fare
proprio ora. Forse è questa la via che devo attraversare. Chi lo sa
veramente? In questo quadro può esserci anche un Potere Superiore.

      A proposito del Potere Superiore non sono scettico ora come
ero un tempo. Quando sono in pace ed in quiete, allora permetto al
mio Potere Superiore di parlare attraverso me. Mi guida in modi
diversi: a volte in modo più paziente, un modo silenzioso, riflessivo,
di attesa. Del tutto differente da come mi comportavo prima. Mi
piace l’incertezza che è in ciò, il non sapere proprio come arrivare,
ma consegnare la ruota del timone e lasciare che navighi il mio
Potere Superiore ed aver fiducia che mi porterà dove ho bisogno di
andare.

      Sono un fanciullo di 60 anni. Pace è la mia parola. Una volta
desideravo la pace per la guerra del Vietnam, per il caos nella casa
della mia fanciullezza. Oggi voglio la pace dalla distruzione della
dipendenza. Ultimamente, quando raggiungo la quiete ad ogni
livello, trovo un po’ di pace prendendo la vita al passo.
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