9 Le risposte alla non autosufficienza nell'ambito del Comune di Genova - Indagine di ARS Liguria collegata al progetto SINA - Alisa
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Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Le risposte alla non autosufficienza nell’ambito del Comune di Genova Indagine di ARS Liguria collegata al progetto SINA 9 REGIONE LIGURIA
Hanno contribuito alla realizzazione del Quaderno: Per la ricerca sulle assistenti familiari nel Comune di Genova un particolare ringraziamento va ad Agnese Bellieni, che ha coordinato le operazioni di rilevazione sul campo, svolto le interviste ai soggetti privilegiati e riordinato le bozze dell’intera ricerca. Si ringraziano altresì le rilevatrici: Stefania Borriello, Gaia Bozzo, Alice Canale, Valentina Cazzanti, Cristina De Angelis, Valentina De Astis, Ilaria Dolfi, Giulia Focosi, Valentina Gallone, Elisabetta Garofano, Anna Lavarello, Emanuela Liotta, Elisa Malagamba, Simona Petris, Elisa Rimotti, Aurora Sacco. Un ulteriore ringraziamento va ai sottoscritti Enti e Associazioni che hanno svolto un ruolo fondamentale per le interviste alle “badanti” consentendo di effettuarle presso le loro sedi e collaborando in prima persona a interviste come testimoni privilegiati del lavoro di cura privato: Acli, Arci, Caritas, Cisl – Anolf, Cgil, Comunità di S. Egidio, Federazione Regionale Solidarietà e Lavoro, Oratorio San Giovanni Bosco di Sampieraderna, Uil, Gruppo Caregiver c/o Ambito territoriale Sociale n. 36. Un sentito grazie al Settore Valutazione e Controlli di Qualità e Sistema Informativo Sociale della Regione Liguria (Elena Ricci) per l’elaborazione dei dati del Fondo Regionale Non Autosufficienza unitamente alle misure erogate dal Comune di Genova. Franco Bonanni Commissario Straordinario ARS Liguria Anna Banchero Esperta ARS Liguria REGIONE LIGURIA
Le risposte alla non autosufficienza nell’ambito del Comune di Genova Indagine di ARS Liguria collegata al progetto SINA 9
Indice
Premessa 4
Introduzione 5
Parte prima
Non autosufficienza e lavoro di cura
Quadro di riferimento sulla non autosufficienza 8
L’assistenza agli anziani non autosufficienti 11
Misure erogate dal Comune di Genova a favore degli anziani non autosufficienti nell’anno 2009 14
Aspetti demografici della condizione anziana a Genova 21
Parte seconda
Indagine sul fenomeno delle assistenti familiari nel Comune di Genova
Introduzione 28
Sintesi delle principali evidenze 29
Assistenti familiari regolari e irregolari: quante sono? 31
Profili e progetti migratori 34
Il lavoro di cura svolto: attività, assistiti, emergenze 40
Il collegamento con la rete dei servizi: tutoraggio, formazione, regolarizzazione 46
Testimonianze privilegiate sul lavoro di cura a Genova 52
Studio di fattibilità di un possibile intervento delle istituzioni pubbliche locali 58
Allegati
Questionario somministrato 63
Appendice statistica 71
3Premessa Introduzione
Il problema della non autosufficienza è uno dei più elevati della Liguria. Il mancato rifinanziamento La ricerca è divisa in due parti.
del Fondo della Non Autosufficienza da parte del Governo nazionale impone, particolarmente
1. La prima a cura dell’Agenzia Regionale Sanitaria (dott.ssa Anna Banchero, dott.ssa Agnese
per il lavoro di cura domiciliare “non sanitario”, una rilettura di tutte le attività in atto, per
Bellieni) consiste nel quadro di riferimento della non autosufficienza e del lavoro privato di
trovare sinergie, connessioni, interventi low cost in modo da rispondere alle esigenze dei non “cura”.
autosufficienti che continuano ad essere numerose e in parte non potranno essere soddisfatte Sono inserite anche valutazioni sulle misure assistenziali erogate dal Comune attraverso il Fondo
proprio per la contrazione dei finanziamenti. Regionale per la Non Autosufficienza e propri servizi.
L’Agenzia Sanitaria Regionale, ritenendo di offrire un utile strumento di analisi e valutazione Infine per una stima sui futuri trend demografici è inserito uno studio del prof. Paolo Arvati dagli
del lavoro di cura domiciliare non sanitario, ha elaborato nel corso del 2010 una ricerca sulle anni ’50 al 2010.
risposte offerte nell’area genovese alle persone non autosufficienti, valutando anche i problemi
di chi lavora nell’aiuto domestico familiare. 2. La seconda parte a cura del prof. Sergio Pasquinelli (Istituto per la Ricerca Sociale di Milano)
presenta i risultati dell’indagine che ha stimato le dimensioni quantitative del fenomeno delle
assistenti familiari nell’area di Genova, al fine di coglierne i tratti salienti e le relative specificità
rispetto al quadro nazionale, di identificarne gli elementi evolutivi ed infine di offrire informazioni
per supportare il progetto sperimentale sul lavoro di cura.
Come allegati finali sono stati inseriti: il questionario somministrato alle persone che svolgono
Franco Bonanni il lavoro di assistente familiare, l’appendice statistica (prof. Sergio Pasquinelli) e uno studio di
Commissario Straordinario
ARS Liguria
fattibilità su un possibile intervento da parte delle istituzioni pubbliche locali. Quest’ultimo è
stato elaborato dal prof. Luca Beltrametti della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi
di Genova.
4 5PARTE PRIMA
Non autosufficienza
e lavoro di cura
A cura di Anna Banchero esperta ARS Liguria, Agnese Bellieni borsista ARS Liguria
6 7Quadro di riferimento minori adulti anziani anziani anziani anziani anziani popolazione
sulla non autosufficienza 0-17 18-64 65-69 70-74 75-79 >=80 totale
ASL 1 30.469 130.139 15.516 13.769 11.990 15.471 15.471 217.354
ASL 2 37.561 168.760 21.109 18.436 15.996 21.356 21.356 283.218
L’invecchiamento della popolazione in Italia ASL 3 99.373 445.884 52.238 45.453 42.396 57.048 57.048 742.392
La popolazione ultrasessantacinquenne in Italia ha raggiunto il 1° gennaio 2008 il 20,1% sul ASL 4 19.814 87.376 10.508 9.545 8.693 12.309 12.309 148.245
totale, pari a oltre 11,9 milioni di persone (ISTAT, 2009). Rispetto ai dati relativi al censimento ASL 5 29.123 130.139 14.847 12.580 12.205 17.775 17.775 216.669
del 1971 che contava 6,1 milioni di anziani, l’11,3% della popolazione, il dato si è duplicato
Regione Liguria 216.340 962.298 114.218 99.783 91.280 123.959 123.959 1.607.878
(Istat, 1986). Risulta ancor più consistente l’evoluzione esponenziale del numero dei “grandi
anziani”, passati da meno di 2,1 milioni ad oltre 5,7 milioni; con una percentuale che è variata
dal 3,9 al 9,6 sull’intera popolazione. Dalle evidenze statistiche, il processo di invecchiamento Si può osservare come la forte incidenza della popolazione anziana costituisca il presupposto del
risulta essere distribuito sul territorio nazionale in maniera disomogenea: raggiunge l’apice in bisogno assistenziale legato alla non autosufficienza. Analizzando i dati demografici si stima il
Liguria, dove oltre una persona su quattro è ultrasessantacinquenne (Lucchetti, Chiatti, fabbisogno assistenziale della popolazione ultrasessantacinquenne, con l’ausilio delle proiezioni
Principi, 2009). L’incremento della longevità, porta fisiologicamente, con il passare degli anni, statistiche dello studio epidemiologico di E. Buiatti, F. Ferrucci e altri del 2001, applicati alla
ad un peggioramento delle condizioni generali di salute e ad una ridotta capacità di gestione degli popolazione ligure >65 al 31-01-2005.
aspetti di vita quotidiana. All’aumento dell’incidenza della popolazione anziana consegue quindi
l’incrementarsi di situazioni di fragilità e di non autosufficienza che richiedono cure assistenziali Almeno 3 ADL 1 ADL perduta 6,9 2 ADL perdute 1 Almeno 3 ADL
perdute 10,2 perdute 1,9
continuative. L’essere anziano non rappresenta sinonimo di malattia, disabilità o bisogno
popolazione AD, residenze a AD, ADI, Centri ADI, centri ADI, Residenze Totale per ASL
assistenziale; esiste tuttavia una correlazione tra età anziana e stato di non autosufficienza (Gori, >=65 bassa intensità diurni, residenze diurni, residenze per non
Lamura, 2009). assistenziale a bassa e media a media intensità autosufficienti
intensità assistenziale assistenziale
L’invecchiamento in Liguria ASL 1 56.094 5.721 3.870 561 1066 11.219
Le dinamiche della popolazione ligure sono caratterizzate da un fortissimo invecchiamento, ASL 2 75.349 7.686 5.199 753 1.432 15.070
rappresentato dall’indice di vecchiaia, che evidenzia valori doppi rispetto alla media italiana.
Per 140 anziani ogni cento giovani (valore di per sé già molto elevato) nel territorio nazionale, ASL 3 194.017 19.790 13.387 1.940 3.686 38.803
in Liguria gli anziani sono 240. Il territorio ligure è il più “vecchio” d’Italia e tra i più vecchi del ASL 4 40.617 4.143 2.803 406 772 8.123
mondo, con una spesa di protezione sociale ed una spesa sanitaria significativamente superiori
ASL 5 56.381 5.751 3.890 564 1.071 11.276
alla media nazionale (rispettivamente + 4,9% e + 1,3%).
Totali 422.458 43.091 29.150 4.225 8.027 84.492
Il sistema regionale copre il 60% della domanda attraverso forme tradizionali di risposta (ADI,
RP, RSA e Centri Diurni): si evidenziano quindi problematiche inerenti la risposta assistenziale
sotto il profilo della carenza e dell’appropriatezza.
L’assetto istituzionale sociosanitario (applicazione D.Lgs 229/1999 e Legge 328/2000)
La Regione Liguria, con l.r. 12/2006 (Promozione del sistema integrato di servizi sociali e
sociosanitari), ed attraverso il Piano Sociale Integrato Regionale 2007/2010 pone le basi per
una reale integrazione dei servizi sociali e sanitari; condizione indispensabile per un approccio
olistico alla non autosufficienza.
8 9CONFERENZE DEI SINDACI DISTRETTI SOCIOSANITARI all’Art. 46, dispone quanto segue: “Si definiscono non autosufficienti le persone con grave disabi-
GENOVA 1
GENOVA 3 GENOVA 5 lità permanente impossibilitate a svolgere le funzioni della vita quotidiana e quelle dedicate alla
TIGULLIO 2
cura della persona, con difficoltà nelle relazioni umane e sociali, nelle attività strumentali, nella
3 BORMIDE
mobilità e nell’uso dei mezzi di comunicazione”.
4
RIVIERA VAL DI VARA
2 ASL3 GENOVESE
GENOVA
GENOVA 6 La definizione è comprensibilmente molto articolata, ma, per meglio identificare i potenziali de-
ASL4 CHIAVARESE 5 SAVONESE TIGULLIO OCCIDENTALE
TIGULLIO 1
VAL DI MAGRA stinatari in relazione agli indirizzi dell’OMS, esclude le non autosufficienze transitorie.
Si fa riferimento alla condizione di disabilità che perdura nel tempo, accompagnata da deficit
ASL2 SAVONESE FINALESE
1 AREA GENOVESE
della capacità motoria e/o psichica, instabilità clinica e fragilità biologica, gravemente limitante
ASL5 SPEZZINO ALBENGANESE
GE 1 GE 3 GE 5 SPEZZINO
della capacità di compiere attività di “base” della vita quotidiana, delle funzioni relazionali e di
IMPERIESE
ASL1 IMPERIESE
SANREMESE
comunicazione con l’esterno. La storia personale e le condizioni reddituali (solitudine, modelli
VENTIMIGLIESE
GE 2 GE 4 GE 6
Questa normativa ha profondamente mutato l’assetto della rete dei servizi sociosanitari e sociali, culturali) possono essere considerate aggravanti di deficit psicofisici.
facendo confluire Zone Sociali e Distretti Sanitari, per creare il Distretto Sociosanitario quale
dimensione territoriale in cui si integrano le funzioni sociali complesse e sociosanitarie. L’ASSISTENZA AGLI ANZIANI
NON AUTOSUFFICIENTI
La Rete è ripartita come segue:
Il sistema complessivo delle misure di sostegno per gli anziani non autosufficienti è caratterizzato
• 5 AZIENDE SANITARIE da una limitata offerta di servizi pubblici o a finanziamento pubblico e dallo scarso coordinamen-
• 19 DISTRETTI SOCIOSANITARI to che spesso ottiene tra le diverse tipologie ed i livelli di intervento.
• 65 AMBITI TERRITORIALI SOCIALI La qualità e la quantità dei servizi erogati, l’ammontare delle risorse disponibili e la definizione
(associazioni intercomunali per la gestione dei servizi sociali di base, ricompresi nel territorio del dei criteri d’accesso si sono sviluppati in maniera fortemente eterogenea nei diversi territori. Tut-
Distretto Sociosanitario). tavia, nonostante tale differenziazione, anche nelle aree di maggiore sviluppo dei servizi sociali e
I problemi della non autosufficienza sociosanitari (in particolare le regioni del Nord) l’intervento pubblico non offre risorse sufficienti
a fronteggiare bisogni di cura sempre più intensi, continuativi e differenziati (Da Roit, 2009).
In Italia non esiste un’unica definizione della “non autosufficienza”. Numerosi sono gli strumenti In Liguria, i servizi per gli anziani si articolano in prestazioni domiciliari, sostegni economici, e
preposti all’accertamento del bisogno assistenziale di una persona ed all’attivazione dei correlati prestazioni residenziali. Il Piano Sociale Integrato Regionale 2007-2010 e il Piano Sociosanitario
servizi; si citano a tal proposito il riconoscimento dell’invalidità civile, dell’indennità di accom- 2009/2011 attribuiscono le competenze su domiciliarità e residenzialità extraospedaliera ai Di-
pagnamento (INPS), gli accertamenti per l’accesso ai servizi sanitari (ASL) e ai servizi sociali stretti Sociosanitari.
(Comuni). Per effettuare valutazioni diversificate, il Ministero del Lavoro, Salute e Politiche So- Tra le azioni regionali di maggiore importanza si annovera il Fondo Regionale per la Non Auto-
ciali ha promosso in forma sperimentale l’avvio di un Sistema Informativo Nazionale per il sufficienza, istituito con legge regionale n. 12/2006, e del quale sono stati forniti gli indirizzi per
monitoraggio della non autosufficienza (SINA). Obiettivo strategico del SINA è l’acquisizione l’utilizzo nel DGR 1106 del 20/10/2006.
di informazioni individuali relative alle prestazioni erogate alle persone non autosufficienti,nel
rispetto delle norme sulla privacy. Tale flusso informativo andrà ad integrarsi con i dati richiesti La disciplina del FRNA prevede:
dal “nuovo” Sistema Informativo Sanitario Nazionale (NSIS), collegando le informazioni sulle • l’implementazione di una rete sociosanitaria distrettuale a favore della non autosuf-
prestazioni sociali a quelle sanitarie e sociosanitarie, già definite con i decreti Sacconi del dicem- ficienza;
bre 2008 per prestazioni domiciliari e residenziali.
• il riconoscimento di una misura economica per facilitare la permanenza a domicilio
Il SINA è coordinato dalla Regione Liguria attraverso l’Agenzia Sanitaria Regionale; aderiscono
delle persone non autosufficienti;
alla sperimentazione quasi tutte le regioni italiane.
Uno degli aspetti più rilevanti per individuare la potenziale domanda è proprio la definizione di • il potenziamento dell’offerta di residenzialità e semiresidenzialità.
non autosufficienza. In questi termini la Regione Liguria con la l.r. n. 12 del 24 maggio 2006,
10 11Il lavoro privato di cura aiuto alla persona di carattere non infermieristico, nei casi di forte compromissione dei livelli di
autonomia nel compiere gli atti della vita quotidiana. L’assistente familiare viene utilizzata per
Accanto alle forme assistenziali pubbliche sopra citate, gran parte dell’assistenza prestata ad an-
sorveglianza, alimentazione, attività domestiche, ma anche per tutti quei processi necessari ad
ziani non autosufficienti in Liguria, e complessivamente in tutto il Paese, proviene dalla famiglia,
assicurare presenza e rassicurazione per i familiari (conviventi e non).
come aiuto informale. Negli ultimi decenni, a causa della diminuita disponibilità delle cure in-
Tra le assistenti familiari si registra una presenza ridotta, ma in lenta e continua crescita, di ita-
formali che si associa alla trasformazione delle strutture familiari, si è maggiormente evidenziata
la presenza di “assistenti familiari”. Si tratta delle cosiddette “badanti”, quasi sempre donne im- liane. La maggior parte sono tuttavia straniere, di cui il 43% è irregolarmente presente nel nostro
migrate, assunte con compiti di assistenza e di cura (caregiver) a favore delle persone anziane. paese e spesso coabita con l’anziano; mentre in un quarto dei casi, pur avendo un permesso di
Attualmente, l’intervento pubblico si limita a rispondere alle sole situazioni di maggiore fragilità. soggiorno, lavora senza una contratto (Pasquinelli, Rusmini, 2008).
Va sottolineato che negli ultimi anni con l’incremento dell’occupazione femminile, la contrazione La problematica delle assistenti familiari può essere rappresentata come l’incrocio tra due feno-
delle famiglie estese e la posticipazione in atto dell’età di pensionamento, si assiste all’aumento meni: da una parte l’aumento della popolazione anziana, a cui è collegato lo scarso sviluppo dei
della solitudine in età anziana, con il radicamento di modelli identitari centrati, più sull’autorea- servizi domiciliari pubblici, dall’altra l’incremento dei flussi migratori, in particolare quelli fem-
lizzazione che sul senso di appartenenza (Facchini, 2010). minili. Si tratta quindi dell’incontro tra i bisogni di due soggetti deboli: gli anziani, generalmente
Questo fa si che il lavoro privato di cura diventi oggetto di attenzione, non solo sul piano della non autosufficienti, e le donne immigrate, spesso in condizione di clandestinità, con l’obiettivo di
regolarizzazione dei processi di immigrazione o degli aspetti assicurativi collegati all’emersione guadagnare il più possibile da mandare al proprio Paese di origine, anche a costo di accettare una
del lavoro sommerso, ma anche in termini di mercato dell’occupazione e di “risorsa” che può condizione di lavoro sommerso e segregato (Mazzoli, 2005).
essere utilizzata dalla sfera pubblica. Le amministrazioni locali attuano azioni di sostegno finalizzate a valorizzare e qualificare il lavo-
La possibilità di sviluppare l’attività di assistenza a domicilio nell’aerea grigia del lavoro som- ro di cura richiedendo profili di qualità e di competenza a tutela di chi assiste e di chi viene assi-
merso rappresenta un tassello fondamentale per garantire l’accessibilità di questi servizi privati stito. In diverse regioni, tra cui la Liguria, sono stati attivati percorsi formativi atti a riconoscere
ad ampie fasce di popolazione, che vedrebbero un contratto regolare di lavoro, con gli oneri pre- la figura professionale dell’ assistente familiare, tuttavia la brevità dei corsi e il riconoscimento
videnziali previsti, come eccessivamente oneroso (Da Roit, 2010). di crediti formativi per l’accesso successivo a qualifiche quali ADEST e OSS sono differenziati
In proposito si ricordano le azioni finalizzate a facilitare la regolarizzazione del lavoro privato di tra le regioni e non sono sufficienti a garantire una frequenza significativa, e quindi un’effettiva
cura, poste in essere con “assegni di cura”, tramite altri benefici collegati ai Fondi Regionali per qualificazione del mercato privato della cura (Rusmini, 2005).
la Non Autosufficienza o altre forme progettuali come il programma “Si Cura” 1 posto in essere da Per qualificare il mercato privato di cura si dovrà provvedere ad un sistema di regolazione ar-
Comune e Provincia di Genova. Tali azioni vanno peraltro a beneficio di un numero di famiglie ticolato che tenga conto della contrattualità del rapporto di lavoro, del ruolo attivo di accompa-
ancora insufficiente. gnamento da parte delle amministrazioni locali (Comuni e Province) nel’agevolare l’incontro tra
domanda e offerta (attraverso un albo, o apposite “liste” di assistenti qualificate) e di un “sistema
Ruoli e profilo dell’assistente familiare di supervisione” e monitoraggio del rapporto di lavoro.
In Italia il 6,6% degli ultrasessantacinquenni beneficia del lavoro di una assistente familiare, più L’attuale lavoro di cura dell’assistente familiare, come dimostrano i dati sulla popolazione e come
frequentemente nota con il nome di “badante”. Tale percentuale aumenta nelle regioni del Nord, si rileva dall’ epidemiologia dei grandi anziani (malattie psico-organiche, gravi disabilità e de-
in cui il rapporto diventa di circa uno su dieci. Ne consegue quindi che si tratta della forma più menze), richiede personale di assistenza maggiormente preparato rispetto al passato.
diffusa di assistenza, dopo quella fornita dai familiari. Secondo recenti stime in Italia lavorano Lo stesso concetto di fragilità, riferito alla popolazione anziana, ha il significato di un decadi-
774 mila assistenti familiari, di cui 700 mila straniere (Pasquinelli, Rusmini, 2008). mento/peggioramento delle condizioni fisico-biologiche della persona assistita, tali da favorire
Il ricorso alle assistenti familiari risponde nella maggior parte dei casi, al bisogno di cure tutelari: “eventi avversi” che richiedono all’assistente familiare, professionalità, prontezza e capacità di
riposte immediate coinvolgendo responsabilmente operatori sanitari esperti: dal ricorso al pronto
1
Il progetto “Si Cura” è stato formulato dalla Provincia e dal Comune di Genova insieme alle organizzazioni sindacali confederali e dei pen- soccorso, al medico, etc. (Trabucchi, Bianchetti 2010).
sionati e il Forum del terzo settore. Obiettivo è stato quello di dare un supporto, anche di natura economica, per l’organizzazione delle cure
presso il domicilio. Le domande di incentivo sono state raccolte dal 1 maggio 2009 al 31 agosto 2010 (www.comunedigenova.it). A conclusione
Proprio dalla condizione di fragilità dovranno partire attività formative per l’assistente familiare,
del Progetto, risultano conclusi 6 corsi per Assistenti famigliari riservati a lavoratori di “Si Cura” e 41 di loro hanno portato a termine il finalizzate a rafforzare e sviluppare nuove forme di assistenza, basate sulla valorizzazione delle
percorso con esito positivo. Le famiglie che hanno usufruito dei benefici del progetto sono state invece 281 (dati fornito dall’Ufficio Sviluppo
Occupazione e Pari Opportunità della Provincia di Genova).
identità, qualità personali e delle competenza di chi opera nel mercato privato di cura.
12 13Misure erogate dal Comune di Genova Il 46% delle istanze sono state ammesse al beneficio, il 43% rifiutate per carenza di gravità,
a favore degli anziani non autosufficienti nell’11% dei casi non è stato possibile erogare la misura per decesso, ricovero, rinuncia o
nell’anno 2009 trasferimento.
Il capitolo prende in considerazione i dati del sistema regionale per la gestione del Fondo per la
Non Autosufficienza relativi all’area genovese, mentre nell’ultimo paragrafo vengono riportati
dati di sintesi derivati dal collegamento dei dati del Fondo con i dati individuali forniti dal
Comune di Genova per l’assistenza domiciliare.
Fondo Regionale per la Non Autosufficienza erogato nell’area genovese
Nel 2009 i residenti anziani nel Comune di Genova erano 164.134. Nello stesso periodo sono
state presentate da parte degli anziani 1.131 domande per ottenere il Fondo Regionale della
Non Autosufficienza (6,8 per mille degli anziani), concesso a 516 anziani (46% delle istanze).
È da evidenziare che i criteri di accesso al beneficio (DGR 219/2008) prevedono una partico-
lare condizione di gravità che risulta esistente in circa la metà degli anziani con indennità di
accompagnamento. Oltre la gravità, è condizione di accesso l’ISEE inferiore a 20.000 euro.
Inoltre nel 2009 ai 516 anziani, di cui sono state accolte le domande presentate, vanno aggiunti
1.389 anziani con istanze relative ad anni precedenti, i quali hanno continuato a beneficiare Beneficiari della misura
della misura.I beneficiari anziani del FRNA nel 2009 nel Comune di Genova sono stati pertan-
to complessivamente 1.905. Sono in numero maggiore i beneficiari anziani del Distretto 11 (30%), Distretto 12 (23%) e
Distretto 9 (22%) che rispecchia il valore ordinale della popolazione distrettuale Distretto 11
(24%), Distretto 12 (22%), Distretto 9 (20%).
Numero istanze per il FRNA nel 2009 nel Comune di Genova 1.131
Anziani con istanza nel 2009 che hanno beneficiato della misura 516
Beneficiari anziani della misura nel 2009 con domande presentate anteriormente al 2009 1.389
Totale beneficiari anziani nel 2009 1.905
Istanze anno 2009
Il 72% dei richiedenti supera gli 80 anni, il 20% ne ha più di 90.
In relazione all’età degli anziani beneficiari del Fondo, si riscontra una percentuale di accesso
per classe di età superiore nelle classi di popolazione più “vecchie”. Ogni cento ultra centenari,
circa 3 accedono al Fondo della Non Autosufficienza, rispetto ad un accesso del tre per mille
su tutta la popolazione ultrasessantacinquenne.
14 15anziani anziani anziani anziani anziani anziani anziani oltre Totale
65-69 70-74 75-79 80-84 85-89 90-94 95-99 100 popolazione
anziana
Popolazione 40.543 38.771 34.895 26.553 15.988 5.339 1.793 252 164134
FRNA
beneficiari 23 40 72 134 142 61 37 7 516
2009
FRNA
beneficiari su 0,06 0,1 0,2 0,5 0,9 1,1 2,1 2,8 0,3
100 abitanti
Per quanto riguarda la tipologia di assistenza prevale l’assistenza da parte della famiglia (71%).
In relazione al reddito, il 55% dei beneficiari anziani hanno una situazione economica ISEE
inferiore a 10.000 euro. In tale situazione risultano in percentuale maggiore, rispetto alle istan-
ze presentate, nei distretti n. 11 Genova Centro (62%), n. 8 Genova Ponente (60%) e n. 13 Considerando i profili di non autosufficienza adottati nel progetto nazionale SINA (derivati
Genova Levante (59%). dallo studio effettuato dalla Regione Veneto con la valutazione degli assi funzionali) risultano
prevalenti i casi di anziani dipendenti con problemi comportamentali (30%), confusi con de-
ambulazione assistita (20%), confusi totalmente dipendenti (16%), come risulta dalla seguente
tabella.
16 17Beneficiari nel 2009 con istanze in anni precedenti assistenziale (interventi di assistenza domiciliare fatti da cooperative al momento delle dimis-
sioni ospedaliere).
Rispetto al numero di beneficiari complessivi della misura nell’anno 2009, si nota che il mag-
giore numero di beneficiari si riferisce a istanze 2007 (746), anno sperimentale della misura
con criteri di accesso meno restrittivi rispetto alla “messa a regime” di marzo 2008.
Assegni per l’assistenza domiciliare
Sono inoltre stati erogati 1.135 assegni per l’assistenza suddivisi in: assegni di cura (40), asse-
gni continuativi (754) e assegni straordinari (341).
Rispetto alla motivazione di cessazione del beneficio, il numero maggiore di cessazioni si
riferisce a decessi (421) di cui il 76% (319) relative a istanze 2007.
Collegamento tra benefici economici del Fondo Regionale per la Non Au-
tosufficienza e misure erogate dal Comune di Genova
Nella tabella seguente rappresenta il numero di anziani con più benefici: dei 516 beneficiari del
Fondo per la Non Autosufficienza, 117 anziani hanno ricevuto anche assistenza domiciliare da
parte del Comune e 44 hanno ottenuto assegni per l’assistenza.
Servizi di assistenza domiciliare erogati ai cittadini genovesi dal Comune di
Genova nel 2009 2009 anziani ADI ASSEGNI FRNA
Assistenza domiciliare ADI 786 234 117 1.137
ASSEGNI 234 857 44 1135
Dai dati individuali pervenuti dal Comune di Genova, risultano complessivamente 1.137 an-
FRNA 117 44 355 516
ziani a cui è stata fornita assistenza domiciliare nel 2009 con personale dipendente dal Comune
1.137 1.135 516 2.788
(AD), con personale in convenzione con cooperative (ADA), con affido anziani o in continuità
18 19BIBLIOGRAFIA Aspetti demografici
1. Buiatti E., Ferrucci F. et Al. (2001), Dall’epidemiologia alle decisioni: un modello di della condizione anziani a Genova
studio per la programmazione dei servizi per gli anziani, in “Tendenze nuove”, n. 4, pp. Paolo Arvati
Esperto in statistica già Direttore Ufficio Statistico Comune di Genova
313-340.
2. Da Roit B. (2009), Le badanti: stato dell’arte e problemi aperti, in Da Roit B., Facchini A Genova il processo d’invecchiamento si manifesta precocemente, specie per la componente
C. (a cura di), Anziani e badanti. Le differenti condizioni di chi è accudito e di chi accu- femminile della popolazione. Già al censimento del 1951 le persone di 65 anni e oltre rappresentano
disce, Milano, FrancoAngeli. il 10,0% della popolazione.
3. Facchini C. (2009), Gli anziani accuditi: caratteristiche socio-familiari, condizioni di Nel 1961 la percentuale sale al 12,2 e nel 1971 al 14,6. L’accelerazione del fenomeno interviene
salute e necessità assistenziali, in Da Roit B., Facchini C. (a cura di), Anziani e badanti. negli anni ’70, in coincidenza con il forte processo di denatalità che proprio in quegli anni
Le differenti condizioni di chi è accudito e di chi accudisce, Milano, FrancoAngeli interessa Genova.
4. Gori C., Lamura G. (2009), Lo scenario complessivo, in Network non autosufficienza Al censimento del 1981 l’incidenza degli ultrasessantacinquenni balza al 17,9%. Dieci anni
(a cura di), L’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. Rapporto 2009, San- dopo, al censimento del 1991, gli anziani sono ormai oltre un quinto della popolazione (21,2%)
tarcangelo di Romagna, Maggioli Editore, pp.17-34. e all’ultimo censimento del 2001 rappresentano oltre un quarto (25,6%) dei residenti. All’interno
5. ISTAT (1986), Sommario di statistiche storiche 1926-1985, Roma, Istat. della popolazione femminile le percentuali di anziane sono costantemente superiori: 10,7 nel
1951, 13,7 nel 1961, 16,8 nel 1971, 21,0 nel 1981, 24,8 nel 1991, addirittura 29,2 nel 2001.
6. ISTAT (2008), L’assistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia - anno 2005, È persino superfluo sottolineare che all’allargamento della presenza anziana corrisponde nel
Roma, Istat. tempo un assottigliamento della componente infantile e giovanile: nel 1951 i residenti con meno
7. ISTAT (2009), Struttura per età della popolazione al 1° gennaio - anni 2006-2009 (va- di 25 anni rappresentano il 30,8% della popolazione, nel 2001 si riducono al 18,3. In valori
lori percentuali), Roma, Istat. assoluti si passa da 211.710 unità a 111.657. Viceversa gli ultrasessantacinquenni crescono da
8. Lucchetti M., Chiatti C., Principi A. (2009), Longevità e invecchiamento: un processo 68.799 unità nel 1951 a 156.051 nel 2001.
diffuso e complessivamente positivo, in Ageing Society (a cura di), Condizioni e pensie-
ri degli anziani. Rapporto nazionale 2009, IRCCS INRC, Ageing Society - Osservato- Tabella 1. Genova: incidenza popolazione anziana e indice di vecchiaia ai censimenti
rio Terza Età, pp. 57-128.
anni % persone 65 anni e oltre indice vecchiaia
9. Mazzoli G. (2005), Le badanti: dispositivo stabilizzatore e rilevatore di tensioni, Dos-
1951 10,0 61,7
sier di ricerca scaricabile dal sito Qualificare.info (area download)
1961 12,2 80,7
10. Pasquinelli S., Rusmini G. (2008), Badanti: la nuova generazione. Caratteristiche del
1971 14,6 78,6
lavoro privato di cura, Istituto per la Ricerca Sociale, Dossier di ricerca scaricabile dal
1981 17,9 116,8
sito Qualificare.info (area download).
1991 21,2 206,4
11. Rusmini G. (2005), Formare le assistenti familiari: un’analisi comparata, Dossier di
2001 25,6 245,1
ricerca scaricabile dal sito Qualificare.info (area download).
12. Trabucchi M., Bianchetti A. (2010), Alzheimer, Bologna, Il Mulino. Il fenomeno nel suo andamento storico può essere utilmente osservato confrontando l’indice di
vecchiaia (numero anziani di 65 anni e oltre ogni 100 bambini e ragazzi con meno di 15 anni)
delle 14 città metropolitane italiane.
Genova già nel 1951 ha un indice di vecchiaia (61,7) tra i più alti a livello nazionale: è superata
solo da Firenze (65,0), Trieste (65,0) e Torino (64,3). Nel 1961 Trieste ha già un indice superiore a
100 (104,6). Seguono Firenze (86,7), Genova (80,7) e Bologna (77,8). Milano e Torino registrano
valori superiori a 60, mentre tutte le città del Centro Sud restano al di sotto di 40, fino al valore
20 21minimo di Bari (17,2). Nel 1971 si confermano città più anziane Trieste (111,5), Firenze (89,3), Tabella 2. Genova: indice di vecchiaia 2001 e 2009 per Municipio
Genova (78,6) e Bologna (76,5). Milano (60,7), Torino (52,2) e Venezia (50,2) mantengono una
Indice di vecchiaia
posizione intermedia tra le città più anziane e le metropoli del Centro Sud, tutte con indici inferio- Municipio
2001 2009
ri a 40. il valore più basso si registra a Cagliari (25,0).
I Centro Est 222,9 208,6
Nel 1981 le quattro città più anziane registrano tutte indici superiori a 100 (Trieste: 163,0; Bolo-
II Centro Ovest 257,5 223,1
gna: 132,9; Firenze: 121,0; Genova: 116,8). Bari, Cagliari, Napoli e Palermo restano al di sotto
III Bassa Val Bisagno 268,5 266,4
del 40%.
IV Media Val Bisagno 224,6 234,9
Nel 1991 si registra un forte aumento dell’indice in tutte le città metropolitane. I valori più elevati V Val Polcevera 227,2 204,0
superano 200 (Bologna: 280,1; Trieste: 261,9; Firenze: 221,5; Genova: 206,4). Milano, Torino, VI Medio Ponente 241,8 235,8
Venezia e Roma superano il 100%, mentre le metropoli del Sud superano tutte il 50%. Il valore VII Ponente 238,6 247,0
più basso si registra a Palermo (54,0%). VIII Medio Levante 270,4 265,4
Nel 2001 infine solo Palermo (84,1) e Napoli (91,1) hanno tra i residenti più bambini e ragazzi IX Levante 259,5 251,8
che anziani. Tutte le grandi città del Nord hanno indici di vecchiaia superiori a 200. Genova con Porto 0,0 12,5
245,1 ancora una volta si colloca alle spalle di Firenze (249,3), Trieste (258,3) e Bologna (281,9). TOTALE 245,1 262,2
Il capoluogo ligure si conferma tra le città più anziane d’Italia, anche se non la più anziana.
Nonostante l’arresto dell’indice di vecchiaia e uno scenario demografico cittadino nettamente
Se si esamina l’evoluzione demografica più recente di Genova, si notano almeno tre novità posi- migliorato rispetto a quello di dieci anni prima, un altro indice segnala un netto peggioramento.
tive, tutte legate alla forte immigrazione straniera intervenuta tra il 2001 e il 2009: Si tratta dell’indice di “dipendenza strutturale” degli anziani che mette in rapporto le persone di
65 anni e oltre con le persone in età attiva (dai 15 ai 64 anni). Nel 2001 si contavano a Genova
1. Il calo demografico della Città si è sostanzialmente arrestato. Tra il 2001 e il 2009 la 40 ultrasessantacinquenni ogni 100 persone in età attiva. Alla fine del 2009 se ne contano 43,5.
popolazione è diminuita di sole 485 unità (da 610.307 a 609.822). Nel decennio pre- La popolazione in età attiva infatti è diminuita (-3,6%), nonostante l’apporto dell’immigrazione,
cedente, tra il 1991 e il 1999, il calo era stato di 42.667 unità (da 678.771 a 636.104). mentre la popolazione anziana di 65 anni e oltre è significativamente aumentata (+5,0%). So-
Senza immigrazione straniera oggi Genova conterebbe poco più di 564 mila abitanti e prattutto è aumentata la fascia più anziana degli ultraottantenni che oggi rappresentano l’8,4%
il calo dalla data dell’ultimo censimento del 2001 sarebbe di oltre 46 mila. dell’intera popolazione di Genova.
2. La natalità è in ripresa: sempre tra 2001 e 2009 la media annua dei nati è salita a 4.618
contro i 4.351 del decennio precedente. Il tasso di natalità è cresciuto dal 6,7 del 1999 Tabella 3. Popolazione per classe decennale di età al Censimento 2001 e al 31/12/2009
al 7,8 per 1.000 abitanti del 2009. L’aumentata natalità non è solo il frutto del pur im- Variazione 2001-2009
portante apporto delle donne straniere, ma anche del “recupero” delle donne italiane. Classe di età Censimento 2001 31/12/2009
ass. %
3. Il processo d’invecchiamento si è arrestato: l’arrivo di popolazione giovane e la ripre- 0-9 42.021 46.315 4.294 10,2
sa della natalità hanno rallentato l’invecchiamento. L’indice è sceso da 245,1 del 2001 10-19 43.528 47.236 3.708 8,5
a 236,2 del 2009. Le flessioni maggiori si registrano nelle realtà in cui è maggiore la 20-29 64.981 51.426 -13.555 -20,9
presenza straniera: Centro Est (da 222,9 a 208,6); Centro Ovest (da 257,5 a 223,1); 30-39 91.368 80.591 -10.777 -11,8
40-49 81.478 96.517 15.039 18,5
Valpolcevera (da 227,2 a 204,0).
50-59 85.029 81.221 -3.808 -4,5
60-69 87.128 81.398 -5.730 -6,6
70-79 74.533 73.832 -701 -0,9
80-89 33.455 44.049 10.594 31,7
90-99 6.670 6.985 315 4,7
100 e più 116 252 136 117,2
TOTALE 610.307 609.822 -485 -0,1
22 23È utile esaminare la distribuzione della popolazione nel 2001 e nel 2009 per classe decennale di Tabella 4. Abitazioni occupate da una persona anziana sola per classe di età al 31/12/2000 e al 31/12/2009
età. Emergono con nettezza i seguenti fenomeni:
Classe di età 31/12/2000 31/12/2009 Variazione 2000-2009
• le prime due classi (da 0 a 9 anni e da 10 a 19) registrano un significativo aumento
(+10,2% la prima e + 8,5 la seconda) per effetto dell’aumentata natalità e dell’immi- maschi femmine Tot. maschi femmine Tot. ass. %
grazione; 65-74 4.843 14.198 19.041 5.444 12.346 17.790 -1.251 -6,6
75-84 3.564 16.058 19.622 4.812 17.508 22.320 2.698 13,8
• diminuiscono bruscamente i ventenni (-20,9%) e i trentenni (-11,8): sono le genera- 85 e più 1.485 7.521 9.006 1.949 9.308 11.257 2.251 25,0
zioni nate negli anni ’70 e ’80, ventennio in cui la natalità è crollata da 10.000 bambini
TOTALE 9.892 37.777 47.669 12.205 39.162 51.367 3.698 7,8
circa nati nei primi anni ’70 ai 4.400 circa del 1990. La diminuzione sarebbe stata
ancora più grave senza gli stranieri che oggi a Genova rappresentano quasi il 15% dei
Tabella 5. Incidenza % dei soli al 31/12/2000
ventenni e dei trentenni (contro il 7,5% complessivo della popolazione). Senza immi-
grazione si sarebbe verificato un autentico crollo delle classi di età giovanili: i ventenni 31/12/2000
si sarebbero ridotti del 33% circa, i trentenni del 24%;
Classe maschi femmine Totale
• aumentano significativamente i quarantenni (+18,5%): si tratta della generazione del di età
baby boom, degli anni ’60 di alta natalità; Totale di cui soli incidenza
% soli
Totale di cui sole incidenza
% sole
Totale di cui soli incidenza
% soli
• Se si passa alle coorti più anziane, si può notare il forte incremento (+31,7%) degli 65-74 36.402 4.843 13,3 47.232 14.198 30,1 83.634 19.041 22,8
ottantenni e, particolare curioso, addirittura il raddoppio (+117,2%) dei centenari. 75-84 19.383 3.564 18,4 33.723 16.058 47,6 53.106 19.622 36,9
Il numero degli anziani a Genova è destinato a crescere ancora. Entro i prossimi dieci anni, cioè 85 e più 5.454 1.485 27,2 15.547 7.521 48,4 21.001 9.006 42,9
entro il 2019, entreranno tra gli ultrasessantacinquenni i nati tra il 1945 e il 1954 e tra gli ultra- TOTALE 61.239 9.892 16,2 96.502 37.777 39,1 157.741 47.669 30,2
settantacinquenni i nati tra il 1935 e il 1944: si tratta di generazioni abbastanza numerose, specie
quelle nate tra il 1937 e il 1940 e tra il 1946 e il 1950. Entro il 2029 poi entreranno tra gli ultrases- Tabella 5 bis. Incidenza % dei soli al 31/12/2009
santacinquenni i numerosi figli del baby boom, nati tra il 1955 e il 1964.
31/12/2000
L’aspetto più rilevante e problematico della condizione anziana è la solitudine. Al 31.12.2009 a Ge-
nova vivono da soli 51.367 ultrasessantacinquenni, quasi un terzo (31,3%) del totale degli anziani. Classe
di età
maschi femmine Totale
Sono in grande maggioranza donne (39.162, pari al 76,2% dei soli). Totale di cui soli incidenza Totale di cui sole incidenza Totale di cui soli incidenza
La condizione di solitudine si accentua con il passare degli anni: interessa infatti il 22,7% delle % soli % sole % soli
persone dai 65 ai 74 anni (il 28,4 delle donne), cresce al 36,3% (il 46,6 delle donne) degli anziani 65-74 34.945 5.444 15,6 43.458 12.346 28,4 78.403 17.790 22,7
tra i 75 e gli 84 anni, balza al 46,9% (il 54,2 delle donne) degli ultraottantacinquenni. 75-84 23.941 4.812 20,1 37.574 17.508 46,6 61.515 22.320 36,3
La solitudine è infine un fenomeno in continua crescita: dieci anni fa, al 31.12.2000 gli anziani che 85 e più 6.808 1.949 28,6 17.186 9.308 54,2 23.994 11.257 46,9
vivevano da soli erano 47.669. L’incremento tra il 2000 e il 2009 è stato del 7,8%, con una partico- TOTALE 65.694 12.205 18,6 98.218 39.162 39,9 163.912 51.367 31,3
lare accentuazione per i maschi (+23,4%), rispetto alle donne (+3,7).
24 25PARTE SECONDA
Indagine sul fenomeno delle assistenti
familiari nel Comune di Genova
A cura di Sergio Pasquinelli
con la collaborazione di Cristina Piaser e Giselda Rusmini
(Istituto per la Ricerca Sociale di Milano).
26 27Introduzione SINTESI
DELLE PRINCIPALI EVIDENZE
Scopo dell’indagine è stato quello di esplorare le specificità del lavoro privato di cura a Genova
e di verificare la propensione delle assistenti familiari a qualificarsi e a collegarsi con la rete dei LE ASSISTENTI FAMILIARI A GENOVA
servizi. Tredicimila. Secondo le nostre stime, a Genova operano 13.200 assistenti familiari, corrispondenti
La base conoscitiva è data da interviste realizzate attraverso un questionario semi-strutturato a a circa 15 ogni 100 anziani ultra 75enni. Nove su dieci sono straniere e, tra queste, un terzo non
269 assistenti familiari: un campione significativo in ordine alle diverse configurazioni del lavoro ha il permesso di soggiorno.
privato di cura, cui si sono affiancate dieci interviste a testimoni privilegiati.
I dati raccolti sono messi costantemente a confronto con un database di 620 interviste analoghe, Provenienza. Le assistenti familiari straniere provengono soprattutto dal Sud America (74%), in
raccolte a partire dal 2004 in varie zone dell’Italia centro-settentrionale e analizzate nel sito particolare Ecuador e Perù: le ecuadoriane sono più della metà delle assistenti familiari a Genova.
www.qualificare.info. Le europee dell’Est sono una su dieci, soprattutto ucraine, sono più anziane, 49 anni in media
Tra le diverse variabili usate per spiegare i risultati raggiunti, tre si sono rivelate particolarmente contro 42 della media generale, e convivono di più. Colpisce l’assenza pressoché totale delle
discriminanti: la nazionalità di appartenenza, il fatto di lavorare a ore o in co-residenza e il romene.
periodo di arrivo in Italia. Flussi migratori. Sembra rallentato quello dal Sud America: le assistenti di più recente arrivo
Criteri che disegnano differenze importanti nel capoluogo ligure, su cui questo rapporto si giungono in proporzione di più dall’Est Europa e dai paesi asiatici. Complessivamente, i flussi
sofferma ripetutamente. di nuove assistenti familiari stanno diminuendo: meno di una su quattro è arrivata negli ultimi
cinque anni in Italia. Il vero boom c’è stato nella prima metà degli anni Duemila, metà delle attuali
assistenti familiari è arrivata allora.
Con la famiglia. Due terzi delle assistenti familiari straniere vivono con la propria famiglia, o
almeno parti di essa. In Italia il dato medio si ferma a poco più di un terzo. La realtà genovese è
sempre più quella di un insediamento stabile. Tuttavia, nei progetti migratori la stabilizzazione
a lungo termine fatica a dichiararsi: sono ancora numerose le assistenti che vogliono ritornare al
paese di origine.
Le nuove assistenti familiari. Quelle arrivate negli ultimi tre-quattro anni sono un po’ più giovani
(38 anni, contro una media di 42), aumenta il peso dell’Europa dell’Est, vivono di più in regime
di co-residenza, intendono questo lavoro in modo più transitorio, o almeno sono più intenzionate
a cambiare in un futuro anche se non vicino.
Co-residenza e lavoro a ore. Il numero di assistenti familiari che abitano nella stessa casa della
persona assistita è contenuto: solo una su tre contro i due terzi della media nazionale. E infatti
risulta via via scoperta una domanda di co-residenza da parte delle famiglie. La maggior parte di
chi convive preferirebbe smettere di farlo e passare a un lavoro e a ore.
Soddisfatte, di cosa? Più della metà delle assistenti familiari dichiarano di avere scelto questo
lavoro perché piace, ma poco più del 7% lo ritiene ben pagato. In altri contesti italiani è il contrario:
è un lavoro che piace meno, ma sulla paga si è più soddisfatti. Più di metà delle assistenti familiari
vorrebbe ridurre l’orario di lavoro o passare a un altro mestiere: infermiere, colf, commessa etc..
28 29La propensione alla regolarizzazione lavorativa un familiare o da un’altra assistente, in un caso su quattro da nessuno. Situazioni di
“emergenza” relative all’assistito sono state riscontrate da 4 assistenti su 10 e sono
Un sommerso persistente. Secondo nostre stime sono solo poco più di un terzo, il 38-40 %, le
state prevalentemente risolte chiamando il servizio pubblico (118).
assistenti familiari che lavorano con un contratto di lavoro. La sanatoria 2009 ha inciso poco: i
contratti firmati a luglio 2010 in tutta la provincia di Genova erano tremila (badanti + colf) secondo 2. Quattro assistenti familiari su dieci sono disponibili a lavorare per un “Centro di
dati del Ministero dell’Interno. Tra coloro che hanno un contratto, una su due ha affermato che le servizi” che coordini l’assistenza alle famiglie, a patto di non ridurre la retribuzione;
ore di lavoro dichiarate sono comunque meno di quelle effettive. il 31% anche riducendo la retribuzione, in cambio della continuità lavorativa/orario
Fra coloro che invece sono privi di un contratto, la maggior parte imputa questa assenza alla regolare di lavoro; il 17% a patto di non ridurre la retribuzione, ma riducendo le ore di
indisponibilità del datore di lavoro ad assumere, mentre le altre affermano di essere interessate lavoro.
loro stesse a stare nel nero. 3. La disponibilità alla formazione è leggermente maggiore rispetto ad altri contesti, ma
Diritti. Si segnala anche un limitato riconoscimento dei diritti contrattuali: il 42% delle assistenti permane lo scoglio dei costi (o meglio del mancato guadagno) che essa implica.
non può usufruire di permessi orari pagati, il 36% non è pagata durante i giorni di malattia, il 28% 4. Tutoring. “Sarebbe disposta ad essere affiancata da una operatrice del servizio
non gode dei giorni di ferie retribuiti. pubblico di assistenza degli anziani (“formazione in situazione”/tutoraggio) per
La propensione alla qualificazione migliorare il suo lavoro?” Hanno risposto positivamente una larga maggioranza, il 69
%, delle assistenti familiari, soprattutto le sudamericane e chi lavora a ore.
Non autosufficienti. Nella metà dei casi il lavoro di cura è prestato a favore di persone che hanno
una pesante necessità d’assistenza: il 29% degli anziani/disabili assistiti è allettato (12% in Italia), 5. L’incontro domanda/offerta costituisce oggi una funzione gestita in modo informale,
il 38% ha problemi di tipo cognitivo, il 69% non riesce a lavarsi da solo. spesso dentro le reti (chiuse) dei diversi gruppi etnici. Molti testimoni auspicano
la creazione di un Albo delle assistenti qualificate, che offra garanzie in merito
Formazione. La maggior parte delle assistenti familiari straniere ha seguito un corso di formazione alle referenze delle operatrici e alla loro competenza, e di Sportelli dedicati, in
per assistenti familiari (il 52%), per Ausiliario socio-assistenziale (7%) o per infermiere di base collegamento con i servizi già esistenti. Servizi che non si dovrebbero limitare alla
(13%). Quante sono interessate a formarsi (ancora)? Metà lo sono solo per corsi di tipo gratuito, pura intermediazione, ma che possano accompagnare le persone, offrendosi come
mentre un quarto lo sono anche se dovessero contribuire ai costi. Gli aspetti su cui ci si sente riferimenti affidabili.
maggiormente impreparati e sui cui si è più interessati a formarsi sono, in ordine:
ASSISTENTI FAMILIARI REGOLARI E IRREGOLARI: QUANTE SONO?
• contenuti sanitari/infermieristici/di primo soccorso;
Non è semplice calcolare quante sono le assistenti familiari presenti oggi nel nostro Paese. Intanto
• capacità relazionali (psicologia, comunicazione); perché una parte consistente è impiegata senza un contratto di lavoro: la presenza di una larga
quota di lavoro sommerso pone pertanto la necessità di aggiungere al numero dei contratti di
• assistenza all’anziano: movimentazione, igiene personale etc..
lavoro in essere una stima del lavoro nero. Poi perché la parte regolarmente occupata è inclusa
Direzioni di intervento nella categoria più ampia dei lavoratori domestici, cioè le colf, e i dati ufficiali non permettono
di distinguere tra le due figure. Non esiste infatti un contratto di lavoro specifico per le assistenti
Il mercato privato della cura a Genova si caratterizza per un limitato livello di regolarità dal punto
familiari. Per la loro regolare assunzione viene utilizzato il contratto dei collaboratori domestici
di vista contrattuale e una moderata preparazione specifica, a fronte di problemi di salute degli
(colf, appunto). Ne consegue che i dati dell’Inps sui lavoratori del settore domestico non
assistiti che richiederebbero cure qualificate.
distinguono tra colf e assistenti familiari.
Esiste una moderata propensione a collegarsi al sistema dei servizi, con alcuni “se e ma”:
La stima che proponiamo unisce fonti ufficiali e fonti informali. Si basa su un calcolo che utilizza
prevalentemente legati agli aspetti retributivi, alla continuità e alle tutele lavorative. Tale
i dati Inps relativi ai lavoratori domestici, i dati sugli ingressi di cittadini non comunitari attraverso
propensione risulta maggiore nel caso delle italiane, delle sudamericane (per formazione e
le quote flussi e la recente regolarizzazione2 , nonché la testimonianza di molti interlocutori - nei
tutoraggio) e di chi lavora a ore. In sintesi questi i principali elementi raccolti:
1. Assenze/emergenze: un’assistente familiare su tre dichiara di essersi assentata 2
Per un bilancio della sanatoria: S. PASQUINELLI, G. RUSMINI, La regolarizzazione delle badanti, in NETWORK NON AUTOSUFFICIEN-
dal lavoro per motivi imprevisti nell’ultimo anno e di essere stata sostituita da ZA (a cura di), L’assistenza agli anziani non autosufficienti. Secondo Rapporto, Rimini, Maggioli, 2010.
30 31centri di ascolto parrocchiali, nei sindacati, nelle associazioni, nel volontariato, nelle cooperative termine della procedura di “sanatoria” avviata a settembre 2009. Per fare ciò abbiamo
sociali, nei servizi impegnati nell’orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo - applicato al numero di domande di regolarizzazione per colf e badanti presentate dalle
che ci hanno aiutato a mettere a fuoco le dimensioni dell’irregolarità. Sia dal punto di vista della famiglie liguri (6.729) la quota di domande riguardanti solo le assistenti familiari,
presenza nel paese (mancanza del permesso di soggiorno), sia dal punto di vista contrattuale3. rilevata a livello nazionale (cioè il 38% del totale) e quelle che al termine della
Il risultato finale ci dice che in Italia operano complessivamente 754.000 assistenti familiari procedura saranno presumibilmente accettate (circa l’85%).
straniere, cui si aggiunge circa il 10% di assistenti italiane, in lenta ma continua crescita in questi
3. Abbiamo successivamente ricalcolato la quota di assistenti irregolari, senza contratto e
anni. Le lavoratrici straniere sono distinguibili in tre segmenti diversi. Circa un quarto lavora e
con contratto a livello regionale, applicando poi tali percentuali al Comune di Genova,
risiede irregolarmente in Italia (193.000 lavoratrici): si tratta di donne extracomunitarie prive di
ricavando anche per questo territorio una stima del numero di assistenti familiari
un contratto di lavoro e del permesso di soggiorno. Un ulteriore 28%, pur risiedendo in maniera
operanti a seguito della regolarizzazione.5
regolare, lavora senza contratto (214.000 lavoratrici): sono le assistenti provenienti dai paesi
comunitari4 oppure le extracomunitarie che dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno lavorano Il risultato del procedimento di stima ci dice che in Liguria opererebbero oltre 29.000 assistenti
senza contratto per massimizzare i propri guadagni. Infine, vi sono le lavoratrici che operano in familiari straniere, di cui quasi dodicimila nella sola città di Genova. Seppur assumibile con cautela
regola, sia dal punto di vista contrattuale che residenziale, che rappresentano il 46% del totale poiché basata su dati parziali, questa stima offre una dimensione complessiva del fenomeno e
(347.000 lavoratrici). Complessivamente, quindi, l’irregolarità contrattuale riguarda il 54% delle delle sue principali configurazioni.
assistenti familiari operanti in Italia. Le assistenti in regola con il contratto di lavoro e i documenti di soggiorno risultano essere,
Tabella 1. Stima delle assistenti familiari straniere in Italia, dopo la regolarizzazione 2009 secondo il procedimento di stima adottato, il 40 %, quelle regolarmente soggiornanti, ma senza
contratto, ammonterebbero al 28 %, mentre le lavoratrici prive di un titolo valido per il soggiorno
N. % e sprovviste di un contratto di lavoro sono una su tre.
Irregolari 193.000 26 Tabella 2. Stima delle assistenti familiari straniere occupate in Liguria e nel Comune di Genova, dopo la regolarizzazione
Senza contratto di lavoro 214.000 28
Regione Liguria Comune di Genova
Con contratto di lavoro 347.000 46
N. % N. %
Totale straniere 754.000 100
Irregolari 9.472 32 3.744 32
Fonte: stime Irs e Qualificare.info, 2010
Senza contratto di lavoro 8.288 28 3.276 28
Sulla base di questi dati abbiamo stimato il numero di assistenti familiari straniere operanti in Con contratto di lavoro 11.840 40 4.680 40
Liguria e nel Comune di Genova. In primo luogo, abbiamo ipotizzato il numero complessivo Totale straniere 29.600 100 11.700 100
di assistenti familiari straniere presenti sul territorio regionale e comunale applicando la
Fonte: stime Irs e Qualificare.info, 2010
stessa incidenza di lavoratrici ogni 100 anziani ultra 75enni a livello nazionale, prima della
regolarizzazione. E quindi: Le assistenti familiari straniere operanti “in nero” ammonterebbero così al 60%, secondo una
1. Al numero totale di assistenti familiari così calcolato abbiamo applicato la stima di stima prudenziale. Va comunque ricordato che anche nelle situazioni in cui è presente un contratto
lavoratrici irregolari, senza contratto e con contratto stimate per l’Italia. di lavoro, sono frequenti le irregolarità legate alla dichiarazione di un numero di ore inferiore a
quelle effettivamente lavorate. Questo aspetto è tra quelli analizzati nella ricerca.
2. Al numero di assistenti familiari con contratto, regolarmente residenti in Liguria, A questa stima vanno poi aggiunte le italiane. Benché in lieve crescita in questi anni, il loro
abbiamo aggiunto una stima del numero di assistenti che saranno regolarizzate al numero rimane comunque piuttosto contenuto, stimiamo inferiore al 10%, per una presenza a
Genova tra le 1.400 e 1.600. Il computo finale ci dà così una stima delle assistenti familiari,
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Seguiamo procedimento di calcolo illustrato più approfonditamente in Pasquinelli S., Rusmini G. (2008), Badanti: la nuova generazione, Dossier di italiane e straniere, pari a 13.200 persone.
Ricerca, in: www.qualificare.info area download.
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I cittadini dei paesi comunitari godono della libertà di circolazione, ma se intendono soggiornare in Italia per un periodo superiore a 3 mesi, devono
iscriversi all’anagrafe dimostrando di avere risorse economiche sufficienti al soggiorno (identificate con l’importo dell’assegno sociale, pari a circa 5
In Liguria, come a Genova, le domande di regolarizzazione hanno inciso in maniera limitata, con numeri contenuti. Nella provincia di Genova
5.000 euro annui) o un impiego. Poiché in caso di controlli il cittadino comunitario può dichiarare di trovarsi in Italia da un periodo inferiore a tre mesi, le domande di regolarizzazione per colf e badanti sono state 4.000. A luglio 2010 le domande tradottesi in contratti in provincia di Genova
di fatto la sua posizione appare raramente irregolare. Abbiamo quindi considerato tutte le assistenti comunitarie regolarmente soggiornanti in Italia. erano tremila, secondo il Ministero dell’Interno (PASQUINELLI e RUSMINI, op. cit.).
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