La gestione dello stress correlato al lavoro - Arianna Ercoli Fabiola Pia Grana Giulia Merlini Cristina Del Moro Claudia Properzi

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La gestione dello stress correlato al lavoro - Arianna Ercoli Fabiola Pia Grana Giulia Merlini Cristina Del Moro Claudia Properzi
La gestione dello stress
           correlato al lavoro
 Arianna Ercoli
 Fabiola Pia Grana
 Giulia Merlini
 Cristina Del Moro
 Claudia Properzi

Comportamento manageriale a.a 2017-2018   Prof.ssa Maria Zifaro
La gestione dello stress correlato al lavoro - Arianna Ercoli Fabiola Pia Grana Giulia Merlini Cristina Del Moro Claudia Properzi
Stress,        il termine
   Uso comune : è utilizzato per descrivere una situazione di disagio, tensione,
    preoccupazione e ansia

   Origine del termine: utilizzato originariamente in fisica per spiegare l’elasticità
    ovvero la proprietà di un materiale che permette di ridurre la dimensione e la forma
    originaria in seguito alla compressione o all’allungamento mosso da forze esterne

   Negli studi scientifici: definito da Hans Selye è la risposta aspecifica del corpo a
    qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente

    *aspecifica: nonostante stimoli differenti possano indurre ad una risposta comune (lo
    stress, appunto) tuttavia questa varia dall’intensità degli stimoli.
    Definizione = una normale risposta adattiva dell’organismo agli stimoli provenienti
    dall’ambiente (quindi è uno stato fisiologico normale)

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Stress,          tre momenti

                                         processo di                         reazione
          Stimolo                        trasduzione                          interna
                                        dello stimolo                     dell’organismo
Ognuno di questi momenti è analizzato in modo specifico da tre differenti approcci:
• approccio tecnico: studia le caratteristiche dello stimolo per poter misurare in modo
  oggettivo la fonte di rischio stress per un uomo “medio”. Il soggetto è visto come passivo
  ovvero come colui che subisce le caratteristiche negative dello stimolo dannoso.

• approccio psicologico: studia la percezione e la traduzione dello stimolo in reazione per cui
  lo stress è il risultato dell’interazione tra persona ed ambiente.

• approccio fisiologico: studia le reazioni fisiologiche ai fattori stressogeni descrivendo tutto
  ciò che accade nell’organismo una volta avvenuto il processo di percezione ed è utile a
  verificare l’effettività stressogena di un fattore in un individuo.

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To sum up: lo stress deriva quindi da una dinamica fra l’individuo e
 l’ambiente; tale relazione scatena una risposta interiore dell’individuo con
 effetti fisiologici non necessariamente negativi. Distinguiamo quindi:

    Eustress: dagli stimoli deriva positività e fonte di gratificazione per
     l’individuo (quando si parla comunemente di stress non si fa riferimento
     a questa forma)

    Distress: è presente incongruenza fra le richieste dell’ambiente e la
     capacità soggettiva di esaudirle pertanto si verificano effetti negativi e si
     parla di distress (è la forma di stress a cui si fa riferimento utilizzano il
     termine comune)

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Stress,       il processo

     POSSIBILI STIMOLI PRESENTI
                                                                          possibili conseguenze:
                                    Lettura degli stimoli da parte
        Fattori ambientali:         di soggetti diversi, differenza
                                                    di:               fisiologiche: mal di testa, alta
      incertezza economica,
                                              - percezione            pressione sanguinea, malattie
      politica o cambiamento
                                        - esperienza lavorativa               cardiache, etc.
         tecnologico, etc.
                                           - supporto sociale
                                                 - ostilità                psicologiche: ansia,
        Fattori organizzativi:                 - autostima                 depressione, minor
    esigenze di compito, di ruolo                   -…                soddisfazione lavorativa, etc.
        o interpersonali, etc.

                                      Dalla lettura degli stimoli        comportamentali: calo
     Fattori personali: problemi
                                     deriva lo STRESS PERCEPITO        produttività, assenteismo,
        familiari, economici,
                                                                                  etc.
          personalità, etc.

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Stress in ambito lavorativo,                        le cause
   Aspetti temporali della giornata di lavoro: lavoro straordinario indesiderato o numero
    eccessivo di ore, ritmo di lavoro accelerato, tempo insufficiente a rispettare le
    scadenze, programmazione dei cicli di lavoro e di riposo, interruzioni, variazioni della
    quantità di lavoro assegnata, etc.
   Contenuto dell’attività lavorativa: lavoro frammentario o ripetitivo o monotono che
    prevede compiti poco varianti, volume eccessivo, ritmo di lavoro fisico/mentale troppo
    alto, incertezza delle mansioni o delle richieste, risorse insufficienti in relazione
    all’impegno necessario per portare a termine il lavoro, etc.
   Rapporti interpersonali: mobbing, straining, stalking, etc.
   Condizioni dell’organizzazione: struttura organizzativa non chiaramente definite,
    burocrazia organizzativa e procedure incongrue, politiche discriminatorie, etc.
   Fattori di pressione: danni alla produzione, etc.
   Sviluppo di carriera: possibilità di carriera, sovrapposizione, retrocessione, ambizioni
    deluse, mancanza di sicurezza del lavoro, etc.
   Altre
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Le conseguenze dello stress

       Le conseguenze dello stress possono causare disturbi specifici sia nella
        mente che nel corpo. Oltre all'aumento dei livelli di ormoni dello
        stress, l’adrenalina e il corticosterone, un accumulo di stress può
        causare mal di testa, problemi digestivi, disturbi alimentari, insonnia,
        affaticamento, e abbassare la nostra resistenza a malattie come il
        raffreddore e l’influenza.
       Ognuno di noi sembra essere dotato di un "termometro", quando la
        colonnina di mercurio sale o precipita, al fine di tornare a stare bene
        abbiamo bisogno di una strategia pianificata per gestire lo stress.
        Conoscere e usare alcuni punti di gestione dello stress può fare la
        differenza nelle sue conseguenze.

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Effetti negativi e disagi causati dallo
    stress legato all'attività lavorativa:
       Effetti fisici:
       Disturbi del sonno
       Mal di testa
       Disturbi gastrointestinali
       Aumento della pressione arteriosa e malattie
        cardiovascolari

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   Effetti emotivi:
       Ansia e irritabilità
       Depressione
       Emozioni labili
       Perdita di concentrazione
       Mancanza di motivazione
       Difficoltà con il processo di pensiero
       Perdita di memoria
       Scarsa capacità decisionale
       Comportamentali
       Uso improprio o abuso di sostanze (alcool compreso)
       Riduzione della libido

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Continua effetti emotivi…
       Inadeguatezza di comportamento
       Isolamento
       Mancanza di puntualità
       Effetti sull’organizzazione dello stress possono includere:
       Tasso elevato di assenteismo
       Elevata rotazione del personale
       Scarso rendimento e la produttività
       Morale basso
       Scarsa motivazione
       Reclami dei dipendenti aumentati
       Aumento di malattie e incidenti

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   Lo stress da lavoro è un problema comune e costoso, e
        coinvolge un gran numero di persone.
       Una recente indagine ha rilevato che per coloro che lavorano 12
        ore al giorno, c'è stato un aumento del 37% nel rischio di
        malattia e infortuni rispetto a quelli che lavorano meno ore.
       Uno studio fatto riferisce che un quarto dei dipendenti vede il
        lavoro come fattore di stress numero uno nella loro vita.
       I problemi sul posto di lavoro sono più fortemente associati con
        i problemi di salute rispetto a qualsiasi altro fattore di stress
        della vita, anche problemi finanziari o familiari.

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Fattori di stress esterni
       Spesso i dipendenti tendono ad ignorare i problemi creati da fattori
        esterni di stress perché ritengono che questi problemi siano banali,
        meschini, o non meritano l'attenzione del datore di lavoro. Tuttavia,
        spesso questi problemi hanno una soluzione facile. Per esempio, lo
        stress può essere causato da qualcosa che sembra così banale come
        una sedia o lo schermo del computer posizionati in modo errato. Altri
        esempi di fattori di stress esterni sono forti rumori o continui, colleghi
        curiosi o rumorosi, capi esigenti e clienti critici. Se i fattori di stress
        esterni vi stanno causando problemi, la cosa peggiore che potete fare
        è ignorarli. Identificare e valutare i fattori di stress per identificare le
        possibili soluzioni. Anche se tutti non vengono risolti, qualsiasi
        cambiamento positivo si tradurrà in un ambiente di lavoro più felice e
        più sano.

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Fattori di stress interni
       I fattori stressanti interni non sono percepiti come
        problemi sul posto di lavoro. Alcuni esempi sono i
        sentimenti di insoddisfazione, irritabilità, incapacità e la
        sensazione che i vostri sforzi non siano adeguatamente
        ricompensati o riconosciuti. Un modo utile per ridurre lo
        stress interno è ricordare ciò che vi è piaciuto del vostro
        lavoro quando si è iniziato. Considerate ciò che è
        cambiato così come ciò che deve cambiare per voi per
        essere soddisfatti di nuovo nella vostra posizione.

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La durata dell'evento stressante permette di
    definire ulteriormente lo stress in due categorie:

       stress acuto: si verifica una volta sola e in un lasso di tempo limitato
       stress cronico: quando lo stimolo è reiterato o di lunga durata.
    Per quanto riguarda gli stress "cronici", essi si possono ulteriormente distinguere
    in:
       intermittenti, che si presentano ad intervalli regolari, con una durata
        limitata, e sono quindi più o meno prevedibili
       cronici propriamente detti: situazioni di lunga durata che investono
        l'esistenza di una persona (per esempio lo status socio-economico o la vita
        coniugale) e che diventano stressanti nel momento in cui rappresentano un
        ostacolo costante al perseguimento dei propri obiettivi.

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I moderatori dello stress

    Numerosi fattori possono agire come moderatori dello stress. Tra questi abbiamo:
       il sostegno sociale che può tamponare, fino ad un certo punto, gli effetti di
        una condiziona lavorativa sfavorevole. Il sindacato può certamente svolgere
        un ruolo attivo in tal senso;
       i tratti della personalità che si associano allo stress da lavoro, anche se la
        personalità non è un fattore immutabile. Dalle ricerche condotte si ricava
        un’associazione tra effetti dello stress e carattere tendente all’instabilità
        emotiva e tensione. Alcune caratteristiche della personalità, come
        l’estroversione e l’introversione potrebbero modificare la risposta allo stress.
       Il concetto di sé: un elevato concetto di sé stessi si associa spesso a successo
        e soddisfazione nel lavoro, mentre la svalutazione di se stessi si accompagna
        spesso alla depressione.

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La gestione e la valutazione
                    del rischio stress
                    lavoro-correlato

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L’importanza della valutazione del rischio
             stress lavoro-correlato
  La valutazione del rischio correlato al lavoro è un elemento centrale
  nel processo di gestione dello stress, in quanto valuta la sicurezza e
    la salute dei lavoratori con l’obiettivo di prevenire malattie e/o
       infortuni derivanti da pericoli presenti sul luogo di lavoro.

      L’attività di valutazione del rischio viene eseguita all'interno
  dell’organizzazione e l’oggetto della valutazione non è lo studio dei
 singoli, ma di gruppi omogenei di lavoratori esposti allo stesso tipo
                                di rischio.

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La Normativa

  La legge che disciplina la valutazione del rischio legato all’attività
      lavorativa è il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008

   I Datori di Lavoro di tutte le imprese, pubbliche e private, di ogni
    dimensione hanno l'obbligo dal 1° gennaio 2011 di avviare le
 valutazioni delle possibili fonti di stress, riportando nel Documento
 di Valutazione dei Rischi la programmazione temporale della verifica
 interna e il termine finale, rispettando le linee guida approvate dalla
           Commissione Consultiva sulla sicurezza sul lavoro.

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La Commissione consultiva permanente del 17/11/2010
                      stabilisce chi compie tale valutazione:
                                  Datore di Lavoro (D.V.)
        Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (R.S.P.P.)
             Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (A.S.P.P.)
                              Medico Competente (M.C.)
             Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (R.L.S.)
    Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Territoriale (R.L.S.T.)
              Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza del sito
                               Produttivo (R.L.S.P.)
                    Personale interno (es. lavoratori più anziani)
                         Professionisti esterni (es. psicologo)

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Il Datore di Lavoro
              è il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore e ha
                 il potere decisionale e la responsabilità dell’organizzazione.
                                  Due obblighi non delegabili:

1. valutare tutti i rischi ed elaborare il       2. designare il Responsabile del
   Documento di Valutazione dei                  Servizio di Prevenzione e Protezione.
   Rischi.                                       DV assume il ruolo di RSPP per le:
                                                 • aziende artigiane ed industriali: < 30
                                                   impiegati
   Omessa redazione del DVR: arresto 3-6
    mesi o ammenda 2.500 € - 6.400 €             • aziende agricole: < 30 impiegati
   Incompleta redazione del DVR:                • aziende della pesca: < 20 impiegati
    ammenda 2.000 € - 4.000 €                    • altre aziende: < 200 impiegati.

Novità legislativa 2013:                         In tali casi, il Datore di Lavoro deve
                                                 ricevere una formazione e sottoporsi ad un
Eliminazione della possibilità per le            aggiornamento quinquennale, altrimenti:
aziende fino a 10 dipendenti di avvalersi        Arresto 4-8 mesi o ammenda 1500€ -
dell’autocertificazione.                         6000€.
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Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione
     è il responsabile dell’insieme delle persone in possesso di specifiche capacità e requisiti
         professionali e deve assicurare la salute e la sicurezza all’interno di ogni azienda.

                                                                   deve possedere specifiche
     RSPP è una figura interna all'azienda                           capacità e requisiti
                                                                         professionali

     RSPP è una figura esterna                            tecnico professionista con
                                                            competenze tecniche e
                                                          professionali richieste dalla
     RSPP può essere il Datore di Lavoro                    legge sulla tutela della
                                                                    sicurezza

 Per poter svolgere il ruolo del R.S.P.P. (art.32):
     Capacità e requisiti professionali adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di
      lavoro e relativi alle attività lavorative
     Diploma di istruzione secondaria superiore o la dimostrazione di aver svolto le
      mansioni di RSPP almeno da sei mesi alla data del 13 agosto 2003
     Formazione (Moduli A, B, C e corsi di aggiornamento)
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I compiti del R.S.P.P. (art. 33)
                                                                 Partecipazione alla riunione
Osservare e valutare                                          periodica con il Datore di Lavoro,
 i fattori di rischio e           Individuare                    il Medico Competente, ove
comunicarli al Datore              le misure                 nominato, e il Rappresentante dei
       di Lavoro.                     per la                 lavoratori per la Sicurezza, al fine
                                   sicurezza.                di stabilire una collaborazione per
                                                             migliorare la sicurezza sul lavoro.
   Proporre dei
   programmi di
 formazione per i           Collaborare con il Datore
    lavoratori.             di Lavoro e con il Medico
                            Competente allo scopo di            Stabilire dei contatti con gli
                             identificare le mansioni                Organi di Vigilanza
     Fornire ai              soggette a sorveglianza           competenti nel territorio per
   lavoratori le                     sanitaria.                   avere dei suggerimenti e
 informazioni per                                               delle indicazioni specifiche
    la corretta                                                sui comportamenti da tenere
  prevenzione e                                                nel campo della prevenzione.
    protezione.

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   Gli Addetti
             al Servizio di Prevenzione e
    Protezione (A.S.P.P.) aiutano il responsabile (R.S.P.P.) nel coordinamento del
    servizio di prevenzione e protezione dei rischi.

   Il Medico Competente (M.C.) è un medico nominato dal Datore di Lavoro,
    quando necessario, per effettuare la sorveglianza sanitaria e per svolgere tutti gli altri
    compiti in materia di salute e sicurezza che le norme gli attribuiscono.

   Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
    (R.L.S.) è la persona eletta per rappresentare i lavoratori per gli aspetti della salute
    e della sicurezza durante il lavoro. In mancanza di questa figura c’è il
    Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
    Territoriale (R.L.S.T.).

   Il Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza del
    sito Produttivo (R.L.S.P.) viene nominato in particolari contesti produttivi
    (es. porti, impianti siderurgici) caratterizzati dalla compresenza di più aziende o
    cantieri.

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Percorso logico e metodologico
   FASE PROPEDEUTICA DI PREPARAZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE

   LA VALUTAZIONE
    PRELIMINARE

          obbligatoria

Fase 1: Raccolta dei dati oggettivi e
dei dati relativi ai fattori di rischio

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Fase 2: Presentazione dei dati risultati dall’indagine:
       …
   LA VALUTAZIONE APPROFONDITA

                    va intrapresa nel caso in cui nella fase precedente

     1.   è stato rilevato un rischio alto
     2.   l’attività di monitoraggio rileva che le misure correttive per il rischio medio
          sono risultate inefficaci
     3.   si verificano molestie morali o sessuali.

     Il Datore di Lavoro può, in ogni caso, decidere di effettuare una valutazione
     approfondita

                         La Commissione consultiva prevede la
                    valutazione della percezione soggettiva dei
                      lavoratori potenzialmente stressanti o a
                    rischio stress attraverso differenti strumenti,
                       relativi anche alla dimensione aziendale.

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Questionari di rilevazione
vengono somministrati in presenza o
attraverso una piattaforma online ai
             lavoratori.
  Quello più utilizzato in Europa è il
    Job Content Questionnaire.

                                      Focus group
                                consente di raccogliere
                               informazioni in un gruppo
                                 ristretto di lavoratori.

                                                    Interviste semi-strutturate
                                                       consiste in una lista di
                                                        domande di base che
                                                      consentono un ulteriore
                                                   approfondimento da parte dei
                                                             lavoratori.

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PIANIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI SUCCESSIVI

 Sulla base dei risultati della valutazione preliminare ed approfondita, il
  Datore di Lavoro pianifica l’adozione di misure correttive necessarie
                         all’eliminazione del rischio.
                                 Bisognerebbe:
        cambiare il contenuto del lavoro ed il contesto del lavoro
             sottoporre i lavoratori a dei corsi di formazione

                        Puntare sulla forza-lavoro
                per migliorare la comprensione dello stress

REDIGERE IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI (D.V.R.)
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Gestire lo stress lavoro-correlato con la
         strategia di coping (Lazarus, 1966)

     Il termine «coping» tradotto significa “fronteggiamento”,
   “gestione attiva”, “risposta efficace”, “capacità di risolvere i
        problemi” ed indica l’insieme di strategie cognitive e
    comportamentali che le persone utilizzano per fronteggiare
                          eventi stressanti.

                                                 risoluzione pratica dei problemi
La capacità di coping si riferisce alla
                                                 gestione delle proprie emozioni

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Lazarus e Folkman
                individuano due diverse tipologie di coping

     emotion-focused coping                  problem-focused coping
     consiste nella regolazione              consiste nel tentativo di
       delle reazioni emotive                modificare o risolvere la
     negative conseguenti alla                  situazione che sta
        situazione stressante                     minacciando o
                                             danneggiando l’individuo

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Endler e Parker, sulla base del lavoro di Lazarus e Folkman, hanno
            individuato tre tipologie di coping predominanti

                 task coping
    è rappresentato dalla tendenza ad
    affrontare il problema in maniera
     diretta, ricercando soluzioni per                    emotion coping
            fronteggiare la crisi                  è rappresentato dalle abilità di
                                                  tenere sotto controllo le proprie
                                                emozioni in condizioni di disagio o di
                                                 abbandono alle emozioni, come la
             avoidance coping                          tendenza a sfogarsi o la
      è rappresentato dal tentativo di                     rassegnazione
     ignorare la minaccia dello stress
    attraverso la ricerca del supporto
  sociale o impegnandosi in attività che
     distolgono la sua attenzione dal
                 problema
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Brown e Nicassio hanno proposto una formulazione
                   delle tipologie di coping alternativa
     rispetto a quella tradizionale proposta da Lazarus e Folkman:

         coping attivo                              coping passivo
  fa riferimento a ciò che un                 si riferisce al modo in cui
  individuo fa per affrontare                   un individuo si adatta
  una situazione difficile per               emotivamente ad una data
   la quale non è preparato                            situazione

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Il coping è una strategia fondamentale per il raggiungimento del
  benessere e presuppone un comportamento attivo, e non passivo,
 dell’individuo in modo da renderlo protagonista della situazione. Un
soggetto con un elevato livello di reattività riesce ad avere un miglior
  adattamento alla realtà ed a risolvere più velocemente i problemi.

Applicando il coping attivo e passivo alla gestione del problema e delle
               emozioni, si individuano le seguenti strategie:
         1.    la strategia di coping attivo orientato al problema,
        2.    la strategia di coping passivo orientato al problema,
        3.    la strategia di coping attivo orientato all’emozione,
       4.     la strategia di coping passivo orientato all’emozione.

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Affinché gli individui adottino delle adeguate strategie di coping è
    necessario che abbiano sia la capacità di attivare le risorse interne
   preesistenti sia di adottarne nuove, ossia di imparare ed allargare le
   proprie strategie, in modo che l’individuo sia coinvolto socialmente
             e partecipi maggiormente nella realtà in cui vive.

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Per affrontare più efficacemente gli eventi stressanti e raggiungere
  lo stato di benessere organizzativo è importante trovare un equilibrio
                                    tra:

  volontà della persona     contesto in cui vive     esperienza

       Siamo noi che, attraverso il nostro modo di vivere gli eventi,
   contribuiamo a renderli più o meno stressanti e, attraverso le nostre
    capacità di coping, li affrontiamo in maniera più o meno efficace.

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Caso pratico: Azienda esempio

 Al fine di comprendere meglio il capitolo precedente, abbiamo deciso di riportare un caso pratico di
 una valutazione dello stress di lavoro correlato in un’Azienda esempio.
 La valutazione dello stress lavoro-correlato avviene nel rispetto delle indicazioni individuate
 dall’INAIL; tale percorso consta essenzialmente in tre macro fasi:

    Fase propedeutica – a monte della valutazione è stato necessario attuare una preparazione
     dell’organizzazione attraverso tre momenti:
     - sviluppo di un piano e una programmazione temporale della valutazione del rischio;
     - costituzione del Gruppo di Gestione della valutazione;
     - sviluppo di una strategia comunicativa e di coinvolgimento del personale.

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   Valutazione preliminare – gli indicatori che servono per valutare le diverse condizioni di
     rischio sono stati inseriti nella lista di controllo riportata nel seguente schema:

    Valutazione approfondita - La valutazione approfondita è una fase che viene realizzata
     solamente nel caso in cui la valutazione preliminare evidenzia delle azioni correttive che
     una volta messe in atto sono state inefficaci.

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LIVELLI DI RISCHIO, teoria

o   Rischio BASSO: in caso di basso rischio non è necessario procedere ulteriormente. Si
    attuano le misure di miglioramento, si monitora il rischio e si dovrà ripetere la
    valutazione ogni due anni.

o   Rischio MEDIO: saranno adottate tutte le azioni di miglioramento che saranno riferite
    in modo specifico agli indicatori aziendali, di contesto e/o di contenuto con i valori di
    rischio stress più elevato. Successivamente va verificata l’efficacia delle azioni
    correttive.

o   Rischio ALTO: la valutazione del rischio stress lavoro-correlato per l’intera azienda o
    per una partizione organizzativa o per mansione deve necessariamente proseguire con
    il secondo livello di approfondimento, ossia con la valutazione della percezione di
    stress dei lavoratori. Successivamente va verificata l’efficacia delle azioni correttive.

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Livello di rischio Area I

                                               Livello di rischio Area II

                                               Livello di rischio Area I

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LIVELLI DI RISCHIO, nel caso studio
                            DETTAGLIO VALUTAZIONE

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RIEPILOGO RISULTATI VALUTAZIONE

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Il processo decisionale sotto
                              stress

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Manager e leader
Nel libro “On Becoming a Leader” di Warren Bennis, vengono indicate una serie di caratteristiche che distinguono un
manager da un leader :

   Il manager amministra, il leader innova.

   Tutti i manager seguono un modello di management, mentre ogni leader ha uno stile di guida tutto suo,
    originale, in base alla sua personalità e sensibilità nei confronti dei suoi collaboratori.

   Il management si concentra sul sistema e sulla sua struttura: organizza le procedure, i flussi di lavoro, la “prassi”
    aziendale; la leadership si focalizza sulla gestione delle risorse umane.

   La figura del manager si basa sul controllo e sull’autorità, la figura del leader si fonda sulla stima e sulla fiducia.

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Manager e leader

    Chi esercita un ruolo di management ha uno ristretto campo di vedute: si occupa solo dell’area di sua
     competenza; chi si occupa di leadership, invece, deve avere una prospettiva a lungo raggio.

    L’azione del manager è quindi sempre e solo focalizzata a
     soddisfare un compito “oggettivo”; mentre l’azione del leader è incentrata sulla risoluzione di un problema.

    Il manager lavora per la gestione dello status quo, mentre il leader opera per il cambiamento.

    Un buon manager è un ottimo ufficiale: esegue gli ordini alla lettera. Un buon leader è colui che si afferma per la
     sua personalità e per il suo carisma.

     Il manager fa le cose nel modo giusto (applica procedure). Il leader fa le cose giuste (trova soluzioni).

                                                            I

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Quando, come e perché nasce il management?

    Rivoluzione Industriale
    Procedure sempre più automatizzate, i lavoratori erano chiamati
     ad eseguire compiti precisi
    Bisogno di organizzare il lavoro, di assegnare le persone giuste ai
     compiti necessari e di coordinare i risultati
    Obiettivo: Efficienza

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Management e
 Nella nuova economia…                              leadership non sono più
                                                     facilmente separabili!

    Definizione di uno scopo, un obiettivo per i lavoratori
    Formare il personale
    Stimolare la motivazione
    Esaltare il talento del singolo e facendo in modo che ciascun
     collaboratore dia il meglio di sé in quello che è il suo ruolo

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Processi decisionali
               Il processo di assunzione delle decisioni ha un ruolo centrale
                   nella gestione aziendale perché è attraverso esso che i
                  responsabili delle aree funzionali possono determinare le
                  modalità ed i contenuti delle operazioni e, quindi, i loro
                                          "risultati".

   Gli studi sono iniziati con la scuola dello Scientific Management, ampiamente
    diffusi su scala mondiale negli anni 50 e 60
   Approfondimento delle attività capaci di razionalizzare la gestione aziendale
   Due differenti tipi di approccio: uno considera la decisione il risultato di una
    "procedura" formalizzata suddivisa in "fasi", l’altro considera invece il processo
    decisionale privo di strutture di riferimento

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Approccio per fasi di Simon

    Metà degli anni 60
    "Procedura" composta da cinque momenti logici successivi:

 1. l’ analisi del problema (intelligence)
 2. la ricerca di possibili soluzioni (design)
 3. la valutazione e la scelta dell’ alternativa migliore (choice)
 4. l’ attuazione della decisione (implementation)
 5- il controllo sui risultati e l’ eventuale modifica della scelta (control and review)

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Modello " garbage can theory" (teoria pattumiera)

           Il modello della cerca di sottolineare la mancanza di ordine nella formulazione
              delle decisioni a causa della complessità dei processi aziendali e della non
                       completa conoscenza dei legami tra le variabili in gioco.

                            Il processo decisorio avviene nel seguente modo:
             nell'azienda possono essere individuati problemi di svariata natura (anche
           riferiti alla sfera privata dei soggetti) per i quali esistono soluzioni formulate
              da singoli componenti o da gruppi esterni o interni all'organizzazione ed
               esistono "occasioni di scelta" in cui problemi e soluzioni possono essere
            esaminati (riunioni formali, incontri informali) e portare ad una assunzione
                           condivisa della decisione al problema evidenziato.

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Modello "technology of foolishness"

          La tecnologia dell'irrazionale afferma che quando si opera in condizioni di
        incertezza non si potrà certo contare su informazioni dettagliate, ma solo su un
         quadro generale di riferimento desunto da precedenti azioni ed esperienze già
                                   sperimentate ed acquisite.
        Solo "decidendo" e "agendo" si possono ottenere informazioni utili per successive
                                            decisioni.
        Ciò capovolge il paradigma dell'approccio razionale in quanto la decisione non è
         più il risultato dell'elaborazione di informazioni conosciute, ma diventa un
                           mezzo per ottenere le informazioni stesse.

Comportamento manageriale
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Processi decisionali e stress

      Come si comportano i gruppi in situazioni di stress, nei processi
                               decisionali?

       Driskell & Salas (1991):
     Aumento della tendenza dei                             Torrance (1967):
   subordinati ad acconsentire alle                 Scambi di pareri tra il leader e i
   decisioni del leader in situazioni                subordinati, per raggiungere in
               di stress:                              modo efficiente l’obiettivo:

      Centralizzazione dell’autorità                   Approccio partecipativo

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Dai risultati dello studio di Driskell & Salas (1991) si evince che la
   teoria della centralizzazione dell'autorità non è adatta a spiegare
 compiutamente i processi decisionali in piccoli gruppi, mentre risulta
 più corretta la teoria secondo la quale sia i membri di status elevato
     sia i membri subordinati partecipano al processo decisionale.

   Il comportamento più efficiente in situazioni di stress: scambio
 cooperativo tra i membri di status elevato e quelli di status inferiore
    tenendo presente che, comunque, i leader hanno un'influenza
                maggiore nelle relazioni intragruppo!

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Stress e Resilienza
La resilienza è la capacità di una struttura fisica di resistere a sollecitazioni
violente, in psicologia resilienza è la capacità di un individuo di sviluppare
nuove potenzialità senza subire danneggiamenti in situazioni di forte
stress sia nell’ambito personale che nell’ambito lavorativo .
Quando il fattore di stress colpisce l’ambito lavorativo, il lavoratore resiliente
sa analizzare la situazione ed innescare la reattività invece che essere preda
del panico. E’ in grado di rimanere distaccato dai problemi pur senza isolarsi,
è in grado di continuare a tenere la sua mente ferma su un obbiettivo, ha la
capacità di affrontare le difficoltà con un atteggiamento ottimista e
propositivo che gli permette di proiettarsi oltre l’ostacolo.

   Quando una persona non sa mettere questo opportuno distacco tra sé ed il
     proprio lavoro, nella situazione di stress è colpito inevitabilmente da
      malessere, stati d’ansia, panico, depressione, rabbia, disperazione.

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Un’organizzazione, un’ azienda resiliente, per far fronte
                       ad uno stato di crisi saprà:

      modificarsi;
      adattarsi alle nuove condizioni;
      gestire la situazione di stress propria e dei propri collaboratori;
      riposizionarsi sul mercato nelle nuove condizioni che esso impone.

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I manager positivi

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L’organizzazione positiva

    Sono quattro i temi fondamentali in tema di comportamento manageriale
    positivo:
    1.   Rispetto e responsabilità
    2.   Gestire e comunicare il lavoro esistente e futuro
    3.   Comprendere e gestire le situazioni difficili
    4.   Gestire il singolo all’interno del team

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Rispetto e responsabilità

                                   Eticità ed onestà
    1.   Integrità

                                                            Coerenza e benessere
    2.   Gestione delle emozioni                                  del team

    3.   Approccio rispettoso                   Supporto ai dipendenti, Rispetto per le
                                                  idee, Maggiore coesione del team,
                                                 Sviluppo e mentoring, Attenzione al
                                                benessere dei dipendenti, Gestione del
                                                    conflitto, Costruzione del team

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Gestire e comunicare il lavoro esistente
                 e quello futuro
    1.   Gestione proattiva del lavoro                        anticipare la situazione
                                                              futura per pianificare il
                                                                   proprio lavoro

                                          Approccio nei confronti
    2.   Problem solving                     del lavoratore e
                                             dell’intero team

                                                                      idee, spunti e
    3.   Partecipazione                                               suggerimenti

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Comprendere e gestire le situazioni
                     difficili
      Il compito del manager non è solo quello di evitare conflitti ma di gestirli e profittare
             della situazione conflittuale per potenziare le abilità dei collaboratori.
    Le possibili reazioni ad un conflitto sono offerte dal modello
    assertività/cooperazione di Galasso (2004):
                                                            Le strategie operative per la
                                                            gestione dei conflitti sono
                                                            raggruppate in tre categorie:
                                                            1. non-intervento
                                                            2. prevenzione

                                                            3. risoluzione

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La gestione del singolo all’interno del
                          team
         La terza competenza si riferisce al lato umano della gestione del personale
                                                             disponibilità con i
                                                           componenti del team
    1.    Accessibilità                                    e valorizzare, favorire
                                                                l’approccio
                                                               comunicativo
                                    Consolidamento del
                                    rapporto manager-
    2.    Socievolezza
                                         lavoratore e
                                    all’interno del team
                                                                       Intelligenza
    3.    Coinvolgimento empatico                                        emotiva

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Concludiamo….

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