Benessere ed inclusione a scuola - "Profili attuativi della nuova normativa sui BES" - Centro Studi Ulisse

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Benessere ed inclusione
       a scuola
          “Profili attuativi della nuova normativa sui BES”

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I DSA
le abilità, strategie e tecnologie
      per l’apprendimento

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Il DSA, Disturbo Specifico dell’Apprendimento, è
un disturbo che interessa uno specifico dominio di
abilità (lettura, ortografia, grafia e calcolo) in
modo significativo, ma circoscritto lasciando
intatto il funzionamento intellettivo generale. I
DSA, meglio conosciuti con i termini di dislessia,
disortografia, disgrafia e discalculia sono, quindi,
disturbi che riguardano lo sviluppo di abilità
specifiche, rappresentano un problema ad alta
incidenza nella popolazione scolastica (dal 2 al 5%)
e originano molti casi di disagio e abbandono
scolastico. Per questo è importante identificare
tali disturbi.
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I DISTURBI SPECIFICI
DELL’APPRENDIMENTO

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• Le difficoltà di apprendimento possono
  dipendere da fattori ambientali (culturali,
  sociali, educativi), da deficit intellettivi,
  problemi emotivo – relazionali o
  comportamentali,       hanno      carattere
  pervasivo, generalizzato e sono sensibili al
  trattamento.

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• I disturbi di apprendimento, invece, non dipendono
  da fattori ambientali, sono intrinseci al sistema
  cognitivo, sono circoscritti a specifici abilità;, sono
  più resistenti al trattamento.

• L’alunno con difficoltà di apprendimento,
  faticosamente, lentamente fa dei progressi
  abbastanza regolari e, in genere, quando fissa
  un’acquisizione ne perde un’altra. Per i ragazzi con
  DSA il lavoro scolastico è molto faticoso, richiede
  grande dispendio di energia; sovraccaricarli con
  esercizi aggiuntivi, oltre a non portare a grandi
  risultati, sarebbe solo fonte di ulteriore frustrazione
  e demotivazione.

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I DSA rappresentano una categoria eterogenea di
  problematiche relative all’apprendimento inerenti
  alle diverse abilità quali la comprensione, il
  linguaggio orale, l’espressione linguistica, la
  lettura, la scrittura, il calcolo e la risoluzione di
  problemi.
Essi sono dei disturbi di origine neurobiologica con
  matrice evolutiva (Linee Guida). si è concordi nel
  riconoscere in essi un’origine genetico –
  costituzionale che determina un diverso
  funzionamento nelle sedi cerebrali coinvolte
  nell’organizzazione delle funzioni linguistico -
  cognitive della lettura e di altre abilità scolastiche,
  quali la scrittura o il calcolo.
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La normativa di riferimento (Legge 8 ottobre 2010, n. 170
  e le “Linee Guida”) così definisce i diversi disturbi:

Dislessia : disturbo specifico che si manifesta con una
  difficoltà di imparare a leggere, in particolare nella
  decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella
  correttezza e nella rapidità della lettura. Essa si
  traduce in una difficoltà ad attuare una lettura accurata
  e/o fluente ( minore rapidità e correttezza ).E’ spesso
  associata a difficoltà nella codifica scritta (disortografia)
  ,dovuta ad un deficit nella componente fonologica del
  linguaggio. Pur con diverse configurazioni individuali,
  risultano deficitarie la lettura di lettere, parole, non
  parole, brani.
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Per questi soggetti, la lettura non risulta essere un
  processo automatico, ma richiede un continuo
  sforzo e concentrazione per decodificare le
  lettere ( grafemi ) e leggere le singole parole.
  Questo impegno attentivo lascia poche energie
  disponibili per i processi di comprensione e di
  memoria. Inoltre, l’attenzione, così sollecitata,
  tende ad esaurirsi presto, con conseguente
  peggioramento della prestazione.
L’apprendimento è disturbato con ricadute negative
  sull’autostima e con possibili reazioni psicologiche
  secondarie al disagio. Infatti, il dislessici legge
  come “ compito cognitivo” senza mai andare in
  “automatico”
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Dislessia evolutiva e dislessia acquisita
           Dislessia acquisita                                Dislessia evolutiva
 Colpisce un soggetto che ha già acquisito e     Si manifesta all’inizio del processo di
 automatizzato il processo di codifica e che     apprendimento della lettura con difficoltà nel
 non riconosce più le parole con la stessa       fissare le corrispondenze fra segni grafici e
 facilità di prima                               suoni
 Cause : lesioni                                 Cause : congenite
 Disturbo più circoscritto, può ostacolare       Disturbo più esteso, può interessare tutto il
 solo la lettura o alcuni dei suoi aspetti       sistema scritto
 Rieducazione o riabilitazione : scopo           Tecniche di educazione assistita: scopo far
 reintegrare la funzione danneggiata             acquisire l’abilità e sua automatizzazione
 Si manifesta in genere in età adulta            Si manifesta in genere in età evolutiva
 Meno frequente                                  Più frequente
 Sottotipi di dislessia acquisita:
 1.dislessia periferiche
 2.dislessia centrali

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Il dono
E’ importante ricordare che essere dislessici non significa essere “diversi”,
la dislessia è un dono (il dono della padronanza in aree differenti) .

                          DISLESSICI FAMOSI
          Hans Christian Andersen                    Whoopi Goldberg
          Harry Belafonte                             Bruce Jenner
          Alexander Graham Bell                       William Lear
          George Burns                               Jay Leno
          Stephen J.Cannell                          Greg Louganis
          Cher                                       Gen. George Patton
          Wiston Churchill                           Nelson Rockfeller
          Leonardo Da Vinci                          Charles Schwab
          Walt Disney                                Jackie Stewart
          Albert Einstein                            Quentin Tarantino
          Henry Ford                                 Woodrow Wilson
          Danny Glover                               W.B. Yeats

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Disgrafia: disturbo specifico di scrittura che si
  manifesta in difficoltà nella realizzazione
  grafica (aspetto esecutivo grafo – motorio e/o
  visuo – spaziale: la scrittura appare contorta,
  confusa,       irregolare,difficoltosa,   poco
  leggibile).

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Disortografia: disturbo specifico di scrittura che si
  manifesta in difficoltà nei processi linguistici di
  transcodifica (frequenti errori grammaticali,
  ortografici o di punteggiatura,evidente difficoltà
  nel comporre in modo regolare la parola oppure
  irregolari congiunzioni e/o separazioni fra le
  parole). Si tratta di un disturbo che riguarda
  l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico
  con le sue regole di correttezza nella
  corrispondenza grafema/fonema (ortografia),
  anche in relazione agli aspetti semantici delle
  parole. Questo disordine nella codifica del testo
  scritto è originata da un deficit nelle funzioni
  centrali del processo di scrittura ed è
  frequentemente associato alla dislessia.
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Dislessia e disortografia sono due facce della stessa medaglia.
Nei bambini "disortografici” permangono a lungo, ben oltre il limite
   naturale, errori tipici delle prime fasi dell’apprendimento della
   scrittura:
• Difficoltà fonologiche nell’acquisizione del codice scritto: scambio di
   grafemi, omissioni, inversioni, scrittura di grafemi inesatti;
• Difficoltà di composizione nelle parole:(separazioni illegali all’interno
   di una parola fusioni illegali, scambi di fonemi omofoni,`mancata
   automatizzazione dell’uso`dell’H, degli accenti, delle maiuscole, delle
   doppie, elisioni e troncamenti;
• Difficoltà di copiare dalla lavagna;
• Povertà del testo scritto.
• La componente ortografica va valutata, separandola da altre variabili,
   attraverso il dettato, tenendo presente che il processo di
   ortografizzazione termina nella classe terza della scuola primaria,
   momento questo in cui si può porre la diagnosi di disortografia.

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Discalculia : disturbo specifico che si manifesta
  in difficoltà negli automatismi del calcolo e
  dell’elaborazione dei numeri ( processamento
  numerico, l’automatizzazione dell’algoritmo
  delle operazioni, delle tabelline, nel copiare
  numeri o figure, nel comprendere o nominare
  termini, a decodificare i problemi, a leggere i
  simboli numerici).

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Il nostro sistema educativo comincia a porre
   attenzione allo sviluppo della cognizione
   numerica a partire dai sei anni, mentre i
   meccanismi cognitivi innati sono attivi ed
   hanno bisogno di attenzione fin dal primo
   anno di vita, scambia l’intelligenza numerica
   con l’addestramento alla prestazione scritta e
   trascura il calcolo mentale a vantaggio della
   memorizzazione di algoritmi scritti.

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La discalculia è un disturbo delle abilità
  numeriche ed aritmetiche che si manifesta in
  bambini di intelligenza normale. Hanno
  difficoltà      molto       specifiche    nella
  quantificazione, nell’eseguire calcoli a mente,
  nell’utilizzare l’algoritmo delle operazioni in
  colonna, nel comporre e nello scomporre i
  numeri, nel recuperare i fatti numerici.

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La discalculia presenta forte comorbilità con la
  dislessia : le difficoltà sono la rapidità e la
  correttezza , applicate ai processi numerici.
  Nel tempo, la correttezza si può recuperare
  ma, per quanto riguarda la rapidità i
  discalculici hanno bisogno di più tempo.

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Secondo quanto emerge dalla Consensus Conference vi sono
   due profili di discalculia :
• Determinata da debolezza delle componenti numeriche
   (aspetti di base: subitzing, quantificazione, seriazione,
   comparazione, strategie di calcolo mentale );
E’ determinato da una sorta di cecità per i numeri che
   impedisce la manipolazione delle quantità. Questo
   potrebbe dipendere da un non perfetto funzionamento del
   dispositivo innato di categorizzazione delle numerosità o
   modulo numerico innato di Butterworh, proprio come
   capita ai daltonici,costituzionalmente privi delle capacità di
   distinguere i colori.
• Determinata da compromissioni a livello procedurale e di
   calcolo ( aspetto lessicale e sintattico relativo alla
   composizione del numero, incolonnamento ed algoritmi del
   calcolo scritto, recupero dei fatti numerici ).

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L’intervento sui disturbi del calcolo può essere:
riabilitativo: si tratta di promuovere lo sviluppo
   di una competenza non ancora comparsa o
   atipica, di reperire fonti facilitanti o
   alternativa;
di potenziamento: si tratta di favorire lo sviluppo di una
   competenza che sta emergendo fornendo
   opportunità di apprendimento maggiori rispetto a
   quanto il bambino potrebbe imparare se agisse di
   proprio conto.

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• I Disturbi specifici dell’apprendimenti possono
  manifestarsi separatamente e , più spesso, in
  associazione e cioè in comorbilità.
• All’ingresso a scuola, la difficoltà di lettura, sia
  separatamente che in comorbilità con altre, è
  la prima a rendersi evidente. La difficoltà nella
  lettura, infatti, si accompagna, spesso, a
  disturbi nella scrittura: disortografia e
  disgrafia, nel calcolo: discalculia e,
  talvolta,anche ad altre condizioni quali i
  disturbi d’ansia e il disturbo del deficit di
  attenzione e iperattività (ADHD).
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I DSA coinvolgono diffusamente altre aree
  funzionali quali      motricità,     percezione,
  memoria, linguaggio, pensiero nelle loro
  manifestazioni sequenziali (destra – sinistra) o
  simultanee e coordinate (sinestetiche) . Tali
  funzioni costituiscono i “ sintomi secondari dei
  DSA” ovvero le “ difficoltà trasversali”.

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LE CAUSE DEI DSA

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In quanto disturbi di natura neurobiologica, i
  DSA dipendono da una variazione dei neuroni
  delle aree cerebrali deputate alla lettura, alla
  scrittura e/o al calcolo.

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Gli studi neurologici recenti hanno evidenziato nei
  soggetti con DSA che i livelli di attivazione ed i
  collegamenti fra le diverse aree cerebrali non
  sono sovrapponibili a quelle della maggioranza
  delle altre persone ed, in particolare, l’attivazione
  dei due diversi emisferi cerebrali non presenta la
  medesima “specializzazione”. Ad esempio,
  l’emisfero sinistro, prevalente sede della letto –
  scrittura, è molto meno attivato nei dislessici,
  oppure viene attivato con ritardo, a favore invece
  dell’emisfero destro, sede di facoltà più
  analogiche che logiche e di processi che
  privilegiano l’immagine piuttosto che la
  sequenzialità astratta.
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Oltre alla differenza “ destra – sinistra” ,a livello
  neurologico, un’altra particolarità riguarda
  l’attivazione delle aree cerebrali rispetto alla
  posizione “anteriore - posteriore”: durante i
  processi in cui sono interessate funzioni
  associative o sonore che riguardano il
  linguaggio (es. trovare la rima), i dislessici
  attivano le zone posteriori (corteccia visiva) e,
  i non dislessici, le regioni frontali (associative-
  astratte).

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MODELLI TEORICI
1) Teoria del deficit fonologico : si tratta di una
  compromissione degli aspetti della
  processazione fonologica: codificare
  l’informazione sonora, mantenerla nella
  memoria di lavoro, recuperarla, avere la
  consapevolezza della struttura fonologica di
  parole e frasi ( Catts, 1989 ).

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2) Teoria del deficit di automatizzazione ( cerebellare) :
   individua una diversa attivazione cerebellare che
   ostacolerebbe l’automatizzazione delle sequenze
   motorie       in     generale    e     delle   sequenze
   dell’apprendimento implicito ( Nicolson e Fawcett,
   1994, 1999). In pratica, i soggetti con DSA incontrano
   grande      difficoltà   a    svolgere     due   compiti
   contemporaneamente,          come     scrivere   mentre
   ascoltano il successivo segmento di dettato, ascoltare,
   prendere appunti, ecc. La mancata automatizzazione
   richiede un grande dispendio di attenzione volontaria,
   con esaurimento rapido e tendenza a lasciare il
   compito. Questa condizione dà conto della frequente
   comorbidità dei DSA col deficit di coordinamento
   motorio e con il disturbo da deficit di attenzione e
   iperattività.

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3) Teoria del deficit audio – visivo: implica la
  capacità di elaborazione veloce degli stimoli visivi
  ed uditivi, in rapida successione, del sistema
  magno cellulare ( una rete di neuroni di grandi
  dimensioni che va dalla retina, attraverso la
  corteccia cerebrale ed il cervelletto, fino ai
  motoneuroni dei muscoli oculari) che sarebbe
  all’origine della difficoltà a compiere analisi
  efficaci del campo grafico nella giusta sequenza,
  oppure delle componenti sonore nella corretta
  successione temporale, con la conseguenza della
  sovrapposizioni e disallinemento.
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4) Teoria del deficit attentivo :implica che i
  processi attentivi , automatici e volontari, nei
  dislessici non siano sincronici rispetto
  all’elaborazione delle informazioni. Ad
  esempio, nella lettura, la “ finestra attentava”
  il centro dello spazio attentivo dovrebbe
  coincidere con il punto della focalizzazione,
  lievemente simmetrico verso destra, nei
  sistemi in cui la lettura avviene da sinistra a
  destra.

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DSA:
alcuni punti fermi

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• Assenza di altre patologie: Non sono presenti
  anomalie sensoriali, neurologiche, cognitive e
  psicopatologiche.
• Discrepanza. La persona non riesce ad automatizzare i
  processi di codifica (scrittura) e decodifica ( lettura ) in
  rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata e
  l’intelligenza che risulta per l’età cronologica.
• Lentezza. Sebbene la capacità di lettura delle persone
  con dislessia possa migliorare in termini assoluti, le
  loro prestazioni rimangono comunque molto lontane
  da quelle di studenti con pari età o che frequentano la
  stessa classe. In molti casi è lento anche il recupero
  delle informazioni linguistiche e lessicali dalla memoria
  a lungo termine. Questo può comportare, come
  conseguenza, difficoltà durante l’interrogazione orale.

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• Persistenza. Essendo un aspetto costituzionale dell’individuo, il
  disturbo persiste nel tempo ed è presente nelle diverse fasi della
  vita anche se può cambiare il modo di manifestarsi. I DSA sono
  anche resistenti agli interventi di recupero e di potenziamento.
• Diversa espressività del disturbo. S dovrebbe parlare di “ dislessie “
  perché non esiste un “ prototipo” di dislessico, ma esiste una
  marcata eterogeneità dei profili funzionali. Ognuno è diverso. I
  fattori, da soli e mescolati fra loro, alla base della diversità sono la
  severità del disturbo,le problematiche e risorse psicologiche della
  singola persona. La qualità e l’efficienza del supporto familiare, le
  caratteristiche dell’ambiente scolastico.
• Affaticabilità. Le persone con DSA si stancano facilmente di fronte
  ad una lettura prolungata. Anche in presenza di una decodifica
  apparentemente adeguata in termini di velocità ed accuratezza,
  l’impegno focalizzato nella decifrazione potrà portare come
  conseguenza a difficoltà come la comprensione del testo.
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• Pervasività. I DSA interessano in modo pervasivo
  le più disparate discipline scolastiche che
  implicano      apprendimenti       sequenziali   e
  procedurali In presenza di problemi nell’area
  visuo-spaziale, si evidenziano anche difficoltà
  nell’accesso a testi non continui, come i
  diagrammi e le mappe. La mancata
  automatizzazione della codifica ortografica
  interferisce in modo diretto sul processo di
  produzione di un testo sia nella fase di ideazione
  che nella stesura con possibile inadeguata
  organizzazione            sintattico-grammaticale,
  accompagnata da scarsa coerenza e povertà
  lessicale.

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Comorbidità. “I DSA associano spesso ad altri disturbi evolutivi,
  quali ad es. il disturbo da deficit attenzione/iperattività ( Wilcutt,
  2000 ) e il disturbo della funzione motoria (Kadesjo, 2000).
  Secondo alcuni autori( Termine e Rosana, 2003 ). le difficoltà
  riscontrate a scuola potrebbero essere conseguenza del DSA
  oppure di un disturbo in comorbidità,con conseguenti diverse
  strategie. Inoltre, la disgrafia non si manifesta solo come “
  scrittura indecifrabile” e incomprensibile persino da parte di chi
  ha scritto, ma anche come difficoltà a copiare le consegne scritte
  alla lavagna, come lentezza diffusa e, quindi, perdita di tempo sia
  nei compiti scolastici che nel lavoro da svolgere a casa. Essa può
  presentarsi isolatamente, o in associazione ad altri DSA oppure
  può essere attribuita a un più generalizzato “ disturbo evolutivo
  della funzione motoria”; in questo caso si avranno significative
  ripercussioni sia nell’ambito scolastico che in quello
  extrascolastico ( difficoltà di coordinazione motoria evidenti non
  solo nella scrittura, ma anche nel disegno e nell’uso degli
  strumenti da disegno, ma anche nelle attività sportive” ( Visser,
  2003).

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Cormobilità
Quindi le difficoltà associate alla dislessia sono:

      DISGRAFIA             Difficoltà che riguarda la produzione dei
                                         segni alfabetici

   DISORTOGRAFIA         Difficoltà nella traduzione corretta dei suoni
                         che compongono le parole in simboli grafici

     DISCALCULIA                  Difficoltà nei compiti aritmetici

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• Conseguenze adattive serie. Il disturbo interferisce in
  modo significativo con le attività della vita quotidiana.
  Fragilità emozionali. L’insuccesso e la conseguente
  immagine negativa di sé come scolaro stanno alla base
  di problematiche emotive e relazionali che complicano il
  quadro. La stessa normativa sui DSA fa riferimento alla
  necessità di “ridurre i disagi relazionali ed emozionali
  delle persone con DSA”; di attenuare “ la frustrazione
  collegata alla propria difficoltà e di adottare misure
  finalizzate a evitare situazioni di affaticamento e di
  disagio in compiti direttamente coinvolti dal disturbo”.
• Familiarità per il disturbo. Circa il 60% dei dislessici ha
  un familiare con la stessa problematica con alta
  incidenza nel sesso maschile: Tale familiarità è stata,
  inoltre, supportata da evidenze cliniche legate alle
  neuro immagini.
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NORMATIVE
    Dall’integrazione all’inclusione scolastica
 Nel 1975, la commissione Falcucci, con il
  “documento Falcucci” pone le fondamenta
  dell’effettiva integrazione di alunni con
  deficit, evidenziando che essi sono i veri
  protagonisti della propria crescita.
 La scuola ha il compito e la responsabilità di
  individuare in loro le potenzialità per poterne
  favorire la sviluppo e permettere di maturarsi
  al meglio sotto il profilo sociale, culturale e
  civile e prevenire l’emarginazione.
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La L.170/2010
 Riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali Disturbi
  Specifici dell’Apprendimento.
 Esplicita formalmente le finalità:
  a) garantire il diritto all’istruzione;
  b) favorire il successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto,
  c) garantire una formazione adeguata e promuovere lo sviluppo delle potenzialità;
  c) ridurre i disagi relazionali ed emozionali;
  d) adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità formative
  degli studenti;
  e) preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori nei confronti delle
  problematiche legate ai DSA;
  f) favorire diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi;
  g) incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi
  sanitari durante il percorso di istruzione e di formazione;
  h) assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e
  professionale.
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SCUOLA                     FAMIGLIA                           SERVIZI

Interventi di identificazione
precoce casi sospetti

Attività di recupero di
didattica mirato

Persistenti difficoltà

Comunicazione della scuola
                                Richiesta di valutazione       Iter diagnostico
alla famiglia

                                                               Diagnosi documento di
                                                               certificazione diagnostica
                                Comunicazione della famiglia
Provvedimenti compensativi      alla scuola
e dispensativi-didattica e
valutazione personalizzata
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Linea guida 12 luglio 2011
Per il diritto allo studio per gli studenti con disturbi evolutivi
specifici (DES):
-    Descrizione e riconoscimento dei DSA;
-    Importanza della didattica individualizzata e personalizzata;
-    Strumenti compensativi e misure dispensative;
-    Riarticolazione delle didattiche, strategie di insegnamento e
valutazione dei BES.
Articolazione e definizione           delle indicazioni
                                            direzione di intervento
Ordini e gradi di scuola                         metodologia
Aree di apprendimento
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ELEMENTI FONDAMENTALI:
1) Osservazione in classe
2) Didattica individualizzata e
   personalizzata
3) Strumenti compensativi e misure
   dispensative didattica per alunni con DSA
4) Didattica per alunni con DSA
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                       OSSERVAZIONE IN CLASSE
DSA      ritardo o atipia del processo di sviluppo        età anagrafica

Osservazione sistematica della prestazione nei vari ambiti di
apprendimento in lettura e calcolo
  Cosa si osserva?

  Stili di apprendimento      strategie di elaborazione delle informazioni
  Caratteristiche cognitive    didattica personalizzata

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              Attività di recupero e potenziamento
Eventuale intervento nei confronti della famiglia
Situazione socio affettiva

Strumenti compensativi   sostituiscono e/o facilitano le prestazioni

Specifici                    Non specifici/funzionali
Vicariano direttamente Supportano la memoria procedurale
Le abilità                   Es. Tavola Pitagorica
es. Sintesi vocale, calcolatrice
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Didattica individualizzata e personalizzata – Strumenti compensativi e
misure dispensative.
I termini individualizzata e personalizzata non sono da considerarsi sinonimi.
“Individualizzato” è l’intervento calibrato sul singolo, anziché sull’intera classe
o sul piccolo gruppo, che diviene “personalizzato” quando è rivolto ad un
particolare discente.
In sintesi, si parla di azione formativa individualizzata quando si pongono
obiettivi comuni per tutti i componenti del gruppo-classe, adattando le
metodologie in funzione delle caratteristiche individuali dei discenti, con
l’obiettivo di assicurare a tutti il conseguimento delle competenze
fondamentali del curricolo, comportando quindi attenzione alle differenze
individuali in rapporto ad una pluralità di dimensioni. La didattica
individualizzata, quindi, consiste nelle attività di recupero individuale che può
svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche
competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di
studio; tali attività individualizzate possono essere realizzate nelle fasi di
lavoro individuale in classe o in momenti ad esse dedicati, secondo tutte le
forme di flessibilità del lavoro scolastico consentite dalla normativa vigente
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L’azione formativa personalizzata ha, in più, l’obiettivo di dare a
ciascun alunno l’opportunità di sviluppare al meglio le proprie
potenzialità e, quindi, può porsi obiettivi diversi per ciascun discente,
essendo strettamente legata a quella specifica ed unica persona dello
studente a cui ci rivolgiamo .La didattica personalizzata, allora, anche
sulla base di quanto indicato nella Legge 53/2003 e nel Decreto
legislativo 59/2004, calibra l’offerta didattica, e le modalità relazionali,
sulla specificità ed unicità a livello personale dei bisogni educativi che
caratterizzano gli alunni della classe, considerando le differenze
individuali soprattutto sotto il profilo qualitativo; si può favorire, così,
l’accrescimento dei punti di forza di ciascun alunno, lo sviluppo
consapevole delle sue “preferenze” e del suo talento attraverso
l’impiego di una varietà di metodologie e strategie didattiche, quali
l’uso dei mediatori didattici (schemi, mappe concettuali, etc.),
l’attenzione agli stili di apprendimento, la calibrazione degli interventi
sulla base dei livelli raggiunti, nell’ottica di promuovere un
apprendimento significativo.
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Linea guida 12 luglio 2011
La sinergia fra didattica individualizzata e personalizzata
determina dunque, per l’alunno e lo studente con DSA, le
condizioni più favorevoli per il raggiungimento degli obiettivi
di apprendimento. In presenza di un’ osservazione che
evidenzia determinate caratteristiche nelle prestazioni
scolastiche di un alunno, il docente predispone specifiche
attività di recupero e potenziamento. Se, anche a seguito di
tali interventi, l’atipia permane, sarà necessario comunicare
alla famiglia quanto riscontrato, consigliandola di ricorrere ad
uno specialista per accertare la presenza o meno di un
disturbo specifico di apprendimento ( 3-4% sul 20 % ).
L’attività didattica terrà conto di introdurre gli strumenti
compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e
le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da
alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei
concetti da apprendere.
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LINEE GUIDA 12/07/2011
  STRUMENTI COMPENSATIVI E MISURE
           DISPENSATIVE
La carriera scolastica dei dislessici è molto travagliata, di grande
aiuto è stata l’introduzione di misure compensative e
dispensative:
• Calcolatrice                             • Dispensa dalla lettura ad
                                             alta voce
• Registratore
                                           • Tempi più lunghi per
• Cartine geografiche
                                             prove scritte e studio
• Computer con programmi di
                                           • Asseganzione e compiti a
   videoscrittura                            casa in misura ridotta
• Dizionari computerizzati                 • Possibilità di   utilizzare
                                             testi ridotti
• Testi con contenuti ridotti

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DIDATTICA PER GLI ALUNNI CON DSA
        Dall’integrazione all’inclusione scolastica

 I documenti dell’UNESCO (2000) suggeriscono che
  debba essere attribuita grande importanza alla
  pedagogia inclusiva, e ai suoi quattro punti
  fondamentali:
  1.   tutti i ragazzi possono imparare;
  2.   tutti i ragazzi sono diversi;
  3.   la diversità è un punto di forza;
  4.   l’apprendimento si intensifica con la
       cooperazione tra insegnanti, genitori e
       comunità.
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DIDATTICA PER GLI ALUNNI CON DSA
        Dall’integrazione all’inclusione scolastica

Il modello di integrazione scolastica è poi andato
dissolvendosi per cause strutturali, come per esempio:

 una lettura dei bisogni degli alunni di carattere
  biomedico e non bio-psico-sociale e pedagogico-
  didattico, ossia una visione troppo ancorata al
  modello medico piuttosto che culturale;
 un ruolo “speciale e aggiuntivo” dell’insegnante di
  sostegno, associato a una diagnosi di uno o più
  alunni con disabilità, e una presenza rilevante di
  “aule di sostegno”
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DIDATTICA PER GLI ALUNNI CON DSA
        Dall’integrazione all’inclusione scolastica

“Inclusione” si distingue da “integrazione” per il suo
grado di pervasività:
 L’integrazione investe prioritariamente sul
    soggetto in difficoltà e molto meno sul contesto.
 L’inclusività non si traduce in un “ aiuto” per
    scalare la normalità, ma in una condizione
    connaturata e intrinseca della normalità.
    L’inclusione interviene sul contesto non meno che
    sul soggetto.
 L’inclusività implica l’abbattimento degli “ostacoli
    all’apprendimento e alla partecipazione”.
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LINEE GUIDA 12/07/2011
              DIDATTICA PER ALUNNI CON DSA
             INDICATORI PRECOCI DI DISLESSIA

Fin dalla scuola d’infanzia e i primi anni della primaria è
fondamentale identificare precocemente i disturbi specifici
di apprendimento in modo da:

- favorire l’instaurarsi di adeguate strategie;
- evitare che aumenti la distanza tra le prestazioni del
   bambino con difficoltà e quelle del resto della classe;
- evitare la perdita di motivazione;
- acquisire una adeguata autostima personale, evitando che
   si instaurino sensi di inadeguatezza ed inferiorità.

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            INDICATORI PRECOCI DI DISLESSIA
• Difficoltà che si possono riscontrare alla scuola dell’infanzia
• 3-5 anni difficoltà di linguaggio:
    –   confusione di suoni
    –   frasi incomplete
    –   sintassi inadeguata
    –   parole utilizzate in modo non adeguato al contesto
    –   uso di parole sostitutive
• inadeguata padronanza fonologica:
• sostituzione di lettere s/z - r/l - p/b
• omissione di lettere o parti di parola
• inadeguatezza nei giochi metafonologici:
  “burrone”: se tolgo “ne” cosa rimane? Se a “colla” aggiungo “na”, cosa
  diventa?
• riconoscimento e costruzione di rime

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            INDICATORI PRECOCI DI DISLESSIA
•   Difficoltà ad isolare il primo suono delle parole o l’ultimo
•   difficoltà nella copia da modello e disordine nello spazio del foglio
•   disturbo della memoria a breve termine
•    difficoltà ad imparare filastrocche
•   difficoltà a memorizzare nomi di oggetti familiari
•   difficoltà di attenzione
•   inadeguata manualità fine
•   goffaggine accentuata nel vestirsi, allacciarsi le scarpe, riordinare
•   inadeguato riconoscimento della destra e della sinistra
•   difficoltà a riprodurre ritmi e a mantenere il ritmo per un tempo
    prolungato

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            COSA FARE (scuola dell’infanzia)
• lavoro fonologico
• leggere molto ai bambini
• dare libri
• costruire libri
• non anticipare l’aspetto tecnico della scrittura per evitare
  che acquisiscano meccanismi sbagliati
• organizzare un ambiente motivante e stimolante verso la
  letto-scrittura, partendo dall’interesse dei bambini per le
  scritte
• Segnalare
• Metodologie a carattere cooperativo, psicomotorio, vita di
  relazione fondata su atti rituali

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                 INDICATORI DI DISLESSIA
Difficoltà che si possono riscontrare alla scuola primaria

•   difficoltà a copiare dalla lavagna
•   difficoltà ad utilizzare lo spazio del foglio
•   difficoltà a memorizzare le lettere
•   perdita della riga e salto della parola durante la lettura
•   disgrafia
•   omissione delle lettere maiuscole
•   difficoltà a riconoscere i diversi caratteri tipografici
•   confusione e sostituzione di lettere, in particolare con l’uso dello stampato
    minuscolo
•   lettere e numeri scambiati: 42/24 - p/b - sc/cs - a/e - u/n
•   sostituzione di suoni simili: p/b - d/t - m/n - r/l - s/z
•   difficoltà con i seguenti suoni: chi/che - ghi/ghe - gn - gl
•   inadeguata padronanza fonologica generale
•   doppie, accenti
•   punteggiatura ignorata o inadeguata

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           INDICATORI DI DISLESSIA
•   difficoltà ad imparare l’ordine alfabetico e ad usare il vocabolario
•   difficoltà ad imparare le tabelline
•   difficoltà a memorizzare le procedure delle operazioni aritmetiche
•   difficoltà ad imparare i termini specifici delle discipline
•   difficoltà a ricordare gli elementi geografici, le epoche storiche, le date
    degli eventi
•   difficoltà a memorizzare lo spazio geografico ed i nomi nelle carte
•   difficoltà attentive
•   difficoltà ad organizzare il tempo in anticipo
•   difficoltà a sapere che ore sono all’interno della giornata
•   difficoltà a leggere l’orologio
•   difficoltà a memorizzare i giorni della settimana, i mesi, l’ordine alfabetico
•   difficoltà a sapere quand’è Natale, a ricordare il giorno della propria
    nascita, quella dei propri familiari

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                   TIPOLOGIA DEGLI ERRORI
Tipologia degli errori ortografici

•    Fonologici:
•   - scambio di grafemi (faso per vaso)
•   - inversioni (al per la)
•   - grafema inesatto (scare /siare per sciare; magi per maghi)
•   - omissione o aggiunta di lettere e sillabe (seda per sedia; limonemo per limone)

•   Ortografici:
•   - separazioni e fusioni illegali (ele fante per elefante; lanatra per l’anatra)
•   - scambi di grafemi omofoni (quore per cuore; qulla per culla)
•   - omissione o aggiunta dell’h (ha scuola per a scuola; ai giocato per hai giocato)

Altre tipologie di errori:
• - accenti
• - doppie

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                   COSA FARE (scuola primaria)
Attività di screening
Esempi di attività
“Dimmi una parola che inizia come ...”
“Dimmi una parola che inizia con ...”
Identificare la parola scandita dall’insegnante nei suoni
costituenti (sillabe e fonemi). Segmentare parole in sillabe e
fonemi.
Riconoscere e produrre rime; narrazione; invenzione,
completamento storie
Elidere o aggiungere suoni a parole date (ditale → dita; porta→
portare)
Riconoscere parole lunghe e parole corte
Trovare differenze tra due parole (es. cane – tane)
“Quale parola non inizia con lo stesso suono tra ...” (es. pane,
pera, tino, poco)

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  DIDATTICA PER ALUNNI CON DSA
      Valutare l’alunno dislessico
Nella valutazione:
• separare gli errori dal contenuto
• tenere conto dei punti di partenza
• fare in modo che il bambino in difficoltà senta di essere
  apprezzato (non solo sul quaderno, ma anche sul documento di
  valutazione)
• evitare di riempire i quaderni di segni degli errori
• Favorire l’uso degli strumenti di compensazione
• Attuare misure dispensative
• Collaborazione con gli operatori dei servizi
• Collaborazione con i genitori e coinvolgimento dell’alunno

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Diagnosi
               RICHIESTA DI CONSULENZA

             ANALISI DEI MOTIVI DELLA RICHIESTA

            RACCOLTA INFORMAZIONI SUL DISTURBO

VERIFICA STATO DI APPRENDIMENTO TRAMITE PROVE STANDARDIZZATE

                   DIAGNOSI FUNZIONALE

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LA DIRETTIVA MINISTERIALE DEL 27 DICEMBRE 2012 E LA
      CIRCOLARE MINISTERIALE DEL 6 MARZO 2013
I due documenti devono considerarsi l’uno legato all’altro in un
rapporto di stretta conseguenzialità, e pertanto un unicum con il
quale si è completato il ciclo della normativa inclusiva.

In premessa, il Ministro precisa che la fase dell’integrazione
scolastica è superata e che rispetto alla disabilità

“… è opportuno assumere un approccio decisamente educativo,
per il quale l’identificazione degli alunni con disabilità non
avviene sulla base della eventuale certificazione, che certamente
mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo
stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta”.
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BES ED INCLUSIONE
“Ogni alunno, con continuità o per determinati
periodi, può manifestare Bisogni Educativi
Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o
anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai
quali è necessario che le scuole offrano
adeguata e personalizzata risposta”.

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BES ED INCLUSIONE
Il concetto di bisogno educativo speciale (BES) special
educational need (Sen A) appare nei documenti Unesco
nel 1997, poi nella legislazione del Regno Unito nel
2001 e nei documenti dell’agenzia europea per lo
sviluppo dell’educazione per i bisogni speciali nel 2003,
come tendenza a considerare soggetti BES tutte le
persone, anche adulte, che per qualsiasi motivo
manifestino difficoltà di apprendimento e di
comportamento diverse dalla disabilità.
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BES ED INCLUSIONE
L’area dei Bisogni Educativi Speciali ricomprende tre
grandi sotto-categorie:
1) La disabilità ex L.104/92
2) I disturbi evolutivi specifici (DSA,ADHD,FIL,ecc)
3) Lo svantaggio socio-economico, linguistico,
     culturale.

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BES ED INCLUSIONE
Per “disturbi evolutivi specifici” si intendono, oltre i
disturbi specifici dell’apprendimento, anche i deficit del
linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione
motoria, ricomprendendo anche quelli dell’attenzione e
dell’iperattività;
il funzionamento intellettivo limite (Fil) può essere
considerato un caso di confine fra la disabilità e il
disturbo specifico.

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BES ED INCLUSIONE
I disturbi evolutivi specifici, non vengono o possono
non venir certificate ai sensi della legge 104/92, non
dando conseguentemente diritto alle provvidenze ed
alle misure previste dalla stessa legge quadro, e tra
queste, all’insegnante per il sostegno.
Entrano ex L.170/2010 nelle cure dei docenti
curriculari componenti il Consiglio di Classe.

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BES ED INCLUSIONE
Anche gli alunni con potenziali intellettivi non ottimali,
descritti generalmente con le espressioni di
funzionamento intellettivo limite (Fil) o borderline,
qualora non rientrino nelle previsioni delle leggi 104 o
170 – rientrano dunque nella tutela del Consiglio di
Classe.

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BES ED INCLUSIONE
“Le scuole-con determinazioni assunte dai consigli di
Classe, risultanti dall’esame della documentazione
clinica presentata dalle famiglie e sulla base di
considerazioni di carattere psicopedagogico e didattico-
possono avvalersi per tutti gli alunni con Bisogni
educativi speciali degli strumenti compensativi e delle
misure dispensative previste dalle disposizioni attuative
della Legge 170/2010, meglio descritte nelle allegate
Linee Guida”.
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BES ED INCLUSIONE
Organizzazione scolastica:
A livello di ambiente scolastico, l’organizzazione
dell’inclusività impone l’adozione di vari strumenti e
strutture, quali il Piano Didattico personalizzato (PDP)
rivolto agli alunni BES; la costituzione del Gruppo per
l’Inclusione (GLI) che sostiutisce il GLHO ed infine del
Piano per l’Inclusività (PAI).
Organizzazione territoriale:
L’organizzazione territoriale della rete di scuole per
l’Inclusività e delineata intorno ai CST (Centri Territoriali
di Supporto) e ai CTI (Centri Territoriali per l’Inclusione)
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