SPORT, MEDIA E STEREOTIPI DONNE E UOMINI NEL MONDO DELLO SPORT E NEI MEDIA

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SPORT, MEDIA E STEREOTIPI
     DONNE E UOMINI NEL MONDO DELLO SPORT E NEI
                       MEDIA

Progetto Europeo finanziato dalla Commissione Europea – Programma concernente la Strategia
                    Comunitaria per l’Eguaglianza di Genere (2001-2005).
           Responsabile del progetto: Centro Islandese per l’Eguaglianza di Genere

                       Questo progetto è stato finanziato anche da:
                   Ministero dell’Educazione, Scienza e Cultura, Islanda
                          Ministero degli Affari Sociali, Islanda
                             Fondazione per lo Sport, Islanda
               Fondazione per la Ricerca dell’Università di Akureyri, Islanda
                Associazione Islandese per la Nazionale Olimpica e lo Sport

                            Centro per l’Eguaglianza di Genere
                                          Islanda
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Introduzione

Il progetto
I media svolgono un ruolo essenziale nella creazione delle immagini maschili e femminili. La
copertura di eventi sportivi nei media è in larga parte dominata da notizie riguardanti uomini
piuttosto che da notizie riguardanti donne, la qual cosa trova conferma nella visione tradizionale
che gli uomini siano attivi ed atletici, mentre le donne al contrario non lo siano.
Per dare solo un esempio dell’importanza di questo problema, alcuni studi hanno dimostrato
che le ragazze spesso lasciano gli sport organizzati già nell’adolescenza e questo fenomeno si
spiegherebbe, almeno in parte, con l’assenza di modelli femminili positivi nei media sportivi.
Le ragazze sarebbero così escluse da una vasta gamma di benefici associati con la pratica
sportiva, come una maggior stima di sé, un’immagine maggiormente positiva del proprio corpo,
migliori risultati scolastici e livelli più bassi di ansia e depressione.

Alla fine del 2004 partners provenienti da cinque paesi, Austria, Lituania, Norvegia, Italia e
Islanda, hanno dato vita ad un progetto intitolato Sport, media e stereotipi-Uomini e donne nel
mondo dello sport e dei media (SMS). Il progetto è stato promosso e coordinato dal Centro per
l’Eguaglianza di Genere, l’autority nazionale per le problematiche relative all’eguaglianza di
genere in Islanda e ha ricevuto un sostanziale contributo finanziario dall’Unione Europea.
Questo progetto si proponeva di contribuire alla conoscenza della rappresentazione di uomini e
donne nei media sportivi in Europa e di promuovere il superamento degli stereotipi di entrambi
i generi presenti in questo campo e di sensibilizzare il pubblico sui problemi di genere.
Il primo obiettivo, quello di contribuire alla conoscenza della rappresentazione di donne e
uomini nei media sportivi, è stato raggiunto
− ponendo in atto uno studio finalizzato ad esplorare elementi comuni e differenziazioni nella
   rappresentazione dei due generi;
− analizzando le immagini create attraverso la copertura mediatica nazionale delle attività
   sportive in tutte le nazioni partecipanti;
− raccogliendo informazioni sulla partecipazione di donne e uomini nello sport in ciascun
   paese ed analizzandole.
Il nostro scopo era quello di tracciare un quadro della cultura sportiva in ciascun paese
(necessario come informazione di base per il progetto) e di paragonare la realtà del mondo
mediatico con la realtà delle informazioni statistiche. Questa relazione riassuntiva riporta i
principali risultati dello studio.

Il secondo obiettivo, promuovere il cambiamento degli stereotipi riguardanti entrambi i generi
in questo campo, è stato perseguito cercando di informare i gruppi di maggiore influenza in
questo campo riguardo all’impatto delle loro rappresentazioni di atleti maschi e femmine,
particolarmente nei media, e riguardo alla maniera in cui queste stesse rappresentazioni creino e
mantengano immagini tradizionali di donne e uomini. Quest’obiettivo è stato raggiunto in
triplice maniera. In prima istanza si è prodotto del materiale multimediale allo scopo di rendere
edotti giornalisti sportivi, istruttori ed allenatori sulla rappresentazione di donne e uomini nello
sport, dando così loro uno strumento pratico per sottoporre a verifica il loro lavoro quotidiano.
In secondo luogo si è insediato un gruppo di consulenti esperti di quest’argomento che ha
fornito competenza e assistenza nella creazione del materiale multimediale. In terzo luogo si è
stimolata la discussione sull’argomento a livello europeo, organizzando un convegno
internazionale.
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Il progetto ha avuto inizio ufficialmente il primo Novembre 2004 ed è terminato con il
convegno finale a Reykjavik, Islanda, il 20 Gennaio 2006. I primi otto mesi del progetto sono
stati dedicati alla ricerca, mentre l’ultima metà è stata dedicata alla creazione e alla produzione
del materiale multimediale diretto a giornalisti sportivi, istruttori e allenatori. Durante lo
svolgimento del progetto si sono tenuti cinque meetings transnazionali, uno per ciascuna
nazione partecipante al progetto.

Il budget totale del progetto è stato 326,000 Euro, dei quali l’80% proviene dall’Unione
Europea (Programma concernente la Strategia Comunitaria per l’Eguaglianza di Genere (2001-
2005). Il rimanente 20% è stato finanziato dal promotore del progetto, il Centro per
l’Eguaglianza di Genere in Islanda e da alcune altre fonti islandesi.

Il promotore del progetto, il Centro per l’Eguaglianza di Genere in Islanda, ha collaborato con i
seguenti partner nazionali e internazionali:

−    Ministero per l’Infanzia e la Famiglia, Norvegia
−    Università di Telemark, Norvegia
−    Centro per la Promozione dell’Uguaglianza, Lituania
−    Cancelleria Federale Austriaca, Divisione Sportiva e Fondazione Ludwig Boltzman per la
    Ricerca sulle Relazione Politiche e Interpersonali (LBRF), Austria
−    Università di Genova, Italia
−    Istituto di Ricerca dell’Università di Akureyri, Islanda
−    Università di Akureyri - Facoltà di Scienze Sociali e Giurisprudenza (Programma per lo
    Studio dei Media), Islanda
−    Centro per gli Studi sulla Donna e di Genere, Università d’Islanda, Islanda (Valutatore del
    progetto)

Il Centro per l’Eguaglianza di Genere in Islanda è stato il promotore del progetto. Il Centro ha
coordinato il progetto, mansione che comprendeva l’organizzazione e la programmazione di
tutte le principali questioni organizzative, e di conseguenza è responsabile dell’intera
organizzazione e realizzazione del progetto. I partners transnazionali sono stati responsabili
della realizzazione del progetto nei rispettivi paesi. Questo compito consisteva nel condurre la
ricerca all’interno dei rispettivi paesi, procurare e gestire i contatti con due esperti nazionali che
entrassero a far parte del Gruppo di Consulenti Esperti. Ogni partner doveva anche organizzare
il meeting transnazionale che aveva luogo in ciascun paese. All’interno del progetto l’Istituto di
Ricerca dell’Università di Akureyri è stato responsabile del coordinamento del lavoro di ricerca
e della raccolta ed analisi del materiale di ricerca per l’Islanda. L’Istituto è stato anche
responsabile della stesura del rapporto finale. La Facoltà di Scienze Sociali e Giurisprudenza
dell’Università di Akureyri (Programma per lo Studio dei Media) è responsabile dello sviluppo
del materiale multimediale. Il compito del Centro per gli Studi sulla Donna e di Genere è stato
quello di valutare il progetto e di redigere una relazione di valutazione al termine del progetto.
Lo scopo di questa relazione riassuntiva è quello di fornire una panoramica dei risultati
principali del progetto SMS. Questa si basa sul Research Report (disponibile su
www.gender.is/sms ), che a sua volta contiene informazioni più dettagliate sulla parte del
progetto dedicata alla ricerca e sui suoi risultati.

Sport, media e genere.
Differenze biologiche caratterizzano uomini e donne quando si tratta di sport competitivi;
comunque gli sport sono stati ideati e sviluppati secondo modelli maschili. Gli stereotipi di
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genere e gli usi sociali tendono a mantenere i ruoli tradizionali di uomini e donne, con il
contributo cospicuo dei media. Così le immagini di genere legate allo sport si sono evolute,
ritraendo le donne come adatte solo a certi sport e non ad altri. Inoltre le aziende proprietarie di
media e i direttori editoriali tendono a ritenere gli sport maschili più fruibili commercialmente
di quelli femminili, così diffondono numerosi modelli sportivi per ragazzi, mentre avviene il
contrario per le ragazze. Se gli studi provano che il mondo dell’informazione è generalmente
dominato dal maschile, il mondo dell’informazione sportiva dimostra di esserlo ancor di più.

La natura biologica dei due sessi è molto importante quando si considerano le rispettive
partecipazioni agli sport. La differenza di forza fisica aumenta la probabilità che il maschio
prevalga nel campo sportivo. Inoltre molti degli sport europei sono stati sviluppati in modo da
essere adatti soprattutto al corpo maschile, ed i loro standard sono stati fissati tradizionalmente
da uomini, anche se molte attività fisiche si adattano ugualmente, o anche meglio, alle donne
che agli uomini. Un esempio appropriato è la ginnastica, in cui le donne vengono ritenute essere
più flessibili e sono generalmente più piccole, il che rappresenta un vantaggio in questa
disciplina. Gli uomini rispondono non gareggiando in quelle specialità della ginnastica dove
queste caratteristiche hanno più peso, come nella trave d’equilibrio. Al contrario danno rilievo
agli eventi ginnici che si adattano meglio a loro, come per esempio gli anelli. In questo modo
gli uomini semplicemente si astengono dal competere in condizioni che non sono loro
favorevoli, mentre le donne spesso costringono se stesse ad inserirsi in sistemi creati dagli
uomini e per gli uomini.

Due termini sono comuni nel dibattito pubblico e debbono a questo punto essere distinti: sesso
e genere. ‘Sesso’ si riferisce alle differenze biologiche tra uomini e donne, normalmente
determinate al momento del concepimento. ‘Genere’, al contrario, si riferisce a convenzioni
culturalmente determinate con i quali la società costruisce l’immagine dei sessi – vale a dire
proiezioni/aspettative culturali riguardanti la femminilità e la mascolinità. Pertanto ogni società
ha una propria idea di ciò che significa essere un uomo o una donna, quali doveri ciascuno
abbia, quale aspetto debbano avere i due sessi e come debbano agire. Il genere dunque è una
distinzione tra i sessi prodotta dalla storia, dalla società e dalla cultura e nel corso di questo
processo la società plasma gli individui secondo le sue idee sul genere. Il punto cruciale è che
mentre essere maschio o femmina è un dato biologico immediato, diventare uomo o donna è un
processo culturale indotto. In verità molti studiosi hanno suggerito che in luogo della
terminologia ‘sesso/genere’ sarebbe più corretto parlare di ‘costruzione del genere’, dato che in
realtà noi costruiamo il genere con i nostri comportamenti e i discorsi quotidiani.

Il processo culturale che trasforma un bambino in un uomo e una bambina in una donna è un
processo piuttosto complesso, generalmente chiamato ‘integrazione sociale’. Senza dubbio i
media sono uno dei più importanti agenti di integrazione sociale nell’Europa moderna, capaci di
influenzare le nostre credenze, le nostre opinioni e le valutazioni che riguardano noi stessi, gli
altri ed il mondo circostante. L’impatto dei media in questo campo è così potente che non solo
riflette la realtà, ma la crea. Per esempio coloro che lavorano nei media selezionano il materiale
da mandare in onda o da pubblicare, e ci rappresentano una realtà da loro scelta. Così i media
non solo ci offrono qualcosa da guardare, leggere o ascoltare, ma alla stesso tempo plasmano il
nostro modo di recepire la realtà e creano la struttura mentale attraverso cui comprendiamo la
società.

Siccome i media cercano costantemente di presentare al grande pubblico argomenti complessi
in una maniera chiara e sintetica, le generalizzazioni in forma di stereotipi divengono parte
integrante delle loro rappresentazioni. Questo fatto ha tre almeno conseguenze, semplici ma
molto indicative:
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   1. Le aziende di media, dirette per lo più da società commerciali, hanno bisogno di
      uniformarsi a credenze e opinioni tradizionali per mantenere la tiratura o gli ascolti.
      Questo crea una tendenza a rinforzare gli stereotipi dominanti, siano essi positivi o
      negativi. I tradizionali stereotipi di genere europei sono un esempio calzante. Poiché
      comunemente si ritiene che gli sport maschili facciano vendere più di quelli femminili,
      gli sport maschili sono ciò che i media s’impegnano a diffondere, mentre gli sport
      femminili godono di minore attenzione.
   2. I ruoli sessuali riprodotti dai media sportivi perpetuano la distinzioni tra i sessi riguardo
      a ciò che è appropriato negli sport. Alcuni ricercatori hanno anche dimostrato che le
      immagini sportive spesso dipingono le donne come adatte solo per certi sport, per
      esempio quelli con una componente estetica.
   3. Il ritratto che i media forniscono di un mondo sportivo dominato dal maschile ostacola il
      cambiamento, perché alle ragazze vengono a mancare modelli cui ispirarsi e stimoli a
      portare avanti l’attività sportiva. Inoltre le attività sportive femminili sono spesso trattate
      nei media come meno importanti di quelle maschili, questa è una delle ragioni per cui
      sembra più difficile motivare le donne ad essere fisicamente attive. Questo diventa in
      special modo evidente tra le adolescenti, che sono portate a lasciare lo sport a quindici
      o sedici anni, mentre la maggior parte dei ragazzi continua sino ai vent’anni.

In verità gli ultimi decenni hanno visto sensazionali cambiamenti in materia di eguaglianza tra
i sessi in tutti i settori della società europea; nondimeno la stessa Europa è lontana dall’aver
raggiunto un livello soddisfacente.

Se diamo poi uno sguardo al resto del modo, nel 2000 uno studio su 60 paesi è stato portato a
termine da Erin Reasearch e dal Progetto di Monitoraggio Globale dei Media, esaminando tutte
le notizie diffuse nel corso di una giornata scelta, nell’insieme circa 16.000 storie. Lo studio ha
evidenziato un’incontestabile supremazia maschile nelle notizie, i protagonisti delle quali erano
nel 78% dei casi uomini. Per quanto riguarda l’informazione sportiva, l’88% dei protagonisti
delle notizie erano uomini e solo il 12% donne. Nei palinsesti televisivi lo sport occupa l’8%
delle notizie: solo il 7% di queste notizie è incentrato precipuamente su una donna. Comunque
la situazione europea si differenzia da quella di altre parti del mondo, ed esistono anche
notevoli differenze tra i singoli paesi europei. Ora concentreremo la nostra attenzione sulla
situazione europea, basandoci sullo studio SMS che compara Islanda, Lituania, Austria, Italia e
Norvegia.

I dati.
Lo studio comparativo SMS ha usato metodi sia quantitativi sia qualitativi per fornire una
descrizione della copertura delle notizie sportive nei cinque paesi Austria, Italia Lituania,
Norvegia e Islanda. Nella parte quantitativa dello studio più di 1.700 storie sono state analizzate
e codificate secondo appositi standards. A causa del differente numero di storie per ciascun
paese, i dati sono stati tarati in modo da eliminare le differenze. In questo modo i dati sono stati
analizzati come se ogni paese avesse fornito lo stesso numero di storie. La raccolta dati si è
concentrata in due periodi. Dapprima in giornate specifiche nel corso delle olimpiadi estive del
2004 e successivamente in alcuni giorni ‘normali,’ scelti a caso nel corso della prima metà del
2005. I dati sono stati ricavati dalla carta stampata e dai media elettronici, vale a dire dai
quotidiani e dalle reti televisive. Occorre precisare che, sebbene la raccolta dei dati quantitativi
sia stata completamente standardizzata, non è in nessun modo esente da valutazioni personali,
poiché parte delle informazioni codificate si basano sulla valutazione soggettiva dei singoli che
hanno esaminato le storie.
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Tavola 1: Sintesi delle storie analizzate nella parte quantitativa del progetto di ricerca.

Numero di storie analizzate                              Divisione tra i media
Austria................................... .573          TV.....................................................754
Lituania.................................. 134           Giornali.............................................997
Norvegia..................................199            Totale.............................................1.751
Italia........................................ 577
Islanda......................................268         Divisione tra i periodi
Totale....................................1.751          Nel periodo olimpico........................673
                                                         Fuori dal periodo olimpico..............1078
                                                         Totale..............................................1715

Per completare i dati quantitativi e fornire esempi del modo in cui gli stereotipi di genere si
presentano nella copertura quotidiana delle notizie, il gruppo di ricerca in ciascun paese ha
anche selezionato alcuni esempi per ulteriori analisi. Per cominciare i gruppi di ricerca di
ciascun paese hanno selezionato sino ad otto esempi e hanno provveduto a fornire storie
provenienti sia dalla carta stampata sia dalla televisione, rilevati in entrambi i periodi scelti,
riguardanti sia uomini sia donne, che mostravano esempi di stereotipi di genere, alcuni più
chiari, altri meno. Il gruppo di lavoro islandese ha scelto per ogni paese due di questi esempi da
analizzare più dettagliatamente. I risultati vengono discussi sia nel materiale multimediale sia
nella relazione sulla ricerca e fanno anche parte dei risultati generali della parte del progetto
svolta in questa relazione riassuntiva. Questa breve relazione riassuntiva tuttavia non permette
una discussione approfondita di questi esempi qualitativi.

Ulteriori dati sono stati raccolti in Norvegia nel corso del meeting, dove i membri del gruppo di
consulenza hanno partecipato ad un focus group di tre ore. Questo dibattito è stato
successivamente trascritto ed usato come punto di partenza per l’analisi dei dati. I dati sono stati
usati per testare alcune delle idee che i membri del gruppo avevano su sport e media e
stereotipi. Questo argomento è discusso più dettagliatamente nel Research Report.
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RISULTATI PRINCIPALI

Uomini e donne nello sport.
Il risultato più impressionante dello studio comparativo SMS è la prevedibile assenza delle
donne dall’informazione sportiva europea. Ogni cinque servizi, quasi quattro riguardano
esclusivamente o quasi esclusivamente uomini. Per quanto riguarda la quota restante, circa un
decimo riguarda uomini e donne nella stessa misura, e poco più di un decimo esclusivamente o
quasi esclusivamente donne.

Figura 1. Percentuale delle storie secondo il genere.

L’assenza delle donne è indicativa per diverse ragioni. Innanzi tutto rivela che le notizie
sportive non riflettono assolutamente la reale quota di praticanti in base al sesso. Poi è probabile
che il pregiudizio maschile offra ai ragazzi un numero assai maggiore di modelli cui ispirarsi di
quelli che vengono forniti alle ragazze. Si può dunque affermare con sicurezza che
l’informazione sportiva europea è incentrata sugli uomini, sia per quanto riguarda l’ampiezza di
copertura, sia per quanto riguarda il numero di servizi. Ogni valutazione, prescindendo dal
metodo usato, punta nella stessa direzione. Per esempio, esaminando la divisione a seconda del
sesso tra coloro che vengono citati o consultati come fonti delle notizie sportive, risulta lo
stesso andamento, con il 65% degli servizi che citano o intervistano esclusivamente uomini.
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Figura 2. Persone citate o menzionate a seconda del genere.

A questo proposito è importante notare che ci sono più servizi in cui si parla di donne che
servizi in cui sia permesso alle donne di esprimersi direttamente con parole proprie. Come
abbiamo visto poco fa, un 13% dei servizi riguardavano donne, ma solo nel 5% dei servizi le
donne erano effettivamente citate. Inoltre gli uomini sono di frequente interpellati riguardo alle
prestazioni e alle condizioni fisiche delle sportive, mentre è assai meno probabile che le donne
siano interpellate sulle prestazioni e sulle condizioni fisiche degli sportivi.

Figura 3. Persone dei due generi citate o menzionate.
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Di pari passo, quasi la metà dei servizi su donne citano o menzionano pareri maschili, mentre
solo il 6% dei servizi su uomini presentano citazioni o menzioni di pareri femminili. Inoltre non
è soltanto nei contenuti dei servizi sportivi che si sono visti pochi cambiamenti per le donne
europee: infatti poche donne sono autrici dei servizi sportivi.

Figura 4. Genere dei giornalisti.

Non è stato possibile determinare sempre il sesso dell’autore di un servizio, ma due storie su
tre, vale a dire il 60% di quelle esaminate nello studio comparativo SMS, risultavano
chiaramente redatte da uomini. Solo pochissime storie, vale a dire il 6%, risultavano
chiaramente redatte da donne. Se consideriamo soltanto i servizi in cui il sesso dell’autore è
noto, i numeri propendono ancor di più in favore degli uomini, che sono l’87% degli autori di
servizi, mentre solo il 9% dei servizi è stato chiaramente realizzato da una donna, e un 5% è
stato realizzato in collaborazione da componenti di entrambi i sessi. Se queste inique
proporzioni tra giornalisti maschi e femmine sono indicativi di per sé, offrono anche una
spiegazione plausibile della prospettiva maschilista che domina il mondo dell’informazione
sportiva e allo stesso tempo forniscono una spiegazione almeno parziale dell’assenza di donne
nei servizi sportivi. Inoltre, il fatto che il mondo dell’informazione sportiva sia un mondo
maschile può determinare il modo in cui vengono date le notizie e la scelta degli sport che
debbono ricevere maggior attenzione da parte dei media.
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Popolarità degli sport.

Le donne hanno più visibilità in alcuni sport, come la ginnastica, che in altri. Ci sono anche
sport, come il tennis, che sono stati praticati in eguale misura da entrambi i sessi. Ci sono poi
sport che sono stati praticati prevalentemente da uomini o nei quali agli atleti maschi è stata
tradizionalmente riservata maggior attenzione.

La tabella sottostante indica la popolarità degli sport secondo il numero di praticanti nei paesi
oggetto di studio. Come vedremo, l’attenzione dei media non è del tutto conforme a questa
tabella. Lo studio comparativo SMS ha mostrato che la maggioranza delle storie esaminate
riguarda sport in cui i maschi hanno dominato. Coloro che controllano i media sembrano aver
selezionato alcuni sport e deciso che questi sono i più interessanti e popolari, probabilmente
riproducendo per lo più i modelli forniti dalla società. I media inoltre, non solo riproducono
questi modelli, ma li rinforzano, promuovendo gli stereotipi di genere nella partecipazione
sportiva. Il calcio è il primo sport da esaminare, dal momento che riceve una copertura
straordinaria.

Tabella 2: Cinque sport1 più popolari (stimati secondo il numero di iscritti/professionisti) per
paese

                Austria             Lituania                 Italia            Norvegia              Islanda

    1°        Aerobica/fitness      Basket               Calcio                Calcio                Calcio
    2°        Golf                  Calcio               Pallavolo             Sci                   Golf
    3°        Tennis                Atletica             Basket                Golf                  Equitazione
    4°        Palla-rete            Sport Acquatici      Sport Invernali       Pallamano             Pallamano
    5°        Nuoto                 Pallamano            Judo                  Ginnastica            Basket
                                                                               artistica

Come illustra il grafico, che elenca i dieci sport più menzionati, il numero delle storie
riguardanti il calcio è più del doppio rispetto a quelle riguardanti l’atletica su pista e l’atletica
leggera che si piazzano al secondo posto. Gli sport di squadra, come calcio, basket e pallavolo,
sono comunque stati dominati - almeno in termini di attenzione dei media - da atleti maschi,
molto più di quanto sia accaduto per gli sport individuali come atletica, sci o nuoto. Questo
aspetto emerge quando si analizzano i soggetti delle storie tenendo conto del sesso dei
protagonisti.

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 Occorre notare che gli elementi di questa tabella non possono essere facilmente messi a confronto tra i vari paesi,
perché vi una discrepanza in merito a ciò che è stato contato e agli sport inclusi nell’analisi totale.
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Diagramma 4. Numero di storie per sport e genere.

La grande maggioranza delle storie legate al calcio riguarda solo uomini, e solo una minuscola
parte riguarda sia uomini che donne, e una parte egualmente piccola riguarda solo donne. I
servizi su basket e pallavolo sono caratterizzati da una simile tendenza, mentre le donne hanno
più visibilità in sport come atletica, sci e nuoto, anche se non hanno ancora una visibilità pari a
quella degli uomini. L’informazione europea sugli sport tende a concentrarsi soprattutto su
sport tradizionalmente dominati dagli uomini e a dedicare la maggior parte dei servizi agli
uomini. Il calcio in particolare è lo sport dominante – il calcio maschile, naturalmente.

Benché il trend principale mostri un’indiscutibile predominanza maschile nei servizi sportivi,
l’estensione di questa predominanza varia a seconda dei periodi. La ricerca SMS suggerisce che
la copertura si modifichi in qualche modo durante lo svolgimento di eventi sportivi
internazionali ufficiali e strutturati, come i Giochi Olimpici. Il programma olimpico prevede
gare maschili e femminili, cosicché, quando l’attenzione dei media è concentrata sui giochi, la
copertura risulta differente dai periodi ‘normali’. Non solo l’informazione sportiva si occupa di
diversi sport, ma dedica alle donne più spazio che in altri periodi. Questo risulta evidente da un
confronto tra l’informazione sportiva al di fuori del periodo olimpico e quella nel corso del
periodo olimpico.
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Diagramma 5. Numero di storie nel periodo olimpico per sport e genere.

Diagramma 6. Numero di storie al di fuori del periodo olimpico per sport e genere.

Durante i Giochi Olimpici, i media concentrano la loro attenzione più sull’atletica che sul
calcio, fornendo un panorama generale degli sport leggermente diverso da quello che si registra
nei periodi normali. Questo è molto significativo perché alcuni degli sport che guadagnano le
prime pagine sportive durante le olimpiadi non sono così dominati dal maschile come lo sono
gli sport di cui si tratta maggiormente al di fuori della stagione olimpica. Per questa ragione le
atlete sono più presenti nei media durante i giochi olimpici che in altri periodi.
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A questo proposito è importante notare che il Comitato Olimpico ha messo in atto una politica
per l’equità di genere che potrebbe essere un fattore importante in questo risultato.

Le storie.

Sinora il contenuto dei servizi sportivi è stato analizzato in base al tipo di sport e al sesso degli
atleti, e risulta chiaramente che gli uomini hanno il predominio. Inoltre se consideriamo il sesso
del redattore del servizio, gli uomini superano di gran lunga le donne. Per scoprire di più sulle
caratteristiche dell’informazione sportiva, è utile indagare l’oggetto su cui è incentrato il
servizio, che può fornire molte indicazioni sul modo in cui si sviluppa un servizio. Lo studio
comparativo SMS ha esaminato il grado in cui cinque fattori hanno caratterizzato le storie
sportive:

1. la storia è incentrata sull’evento sportivo/ la storia non è incentrata sull’evento sportivo.

2. la storia ha un taglio negativo/ la storia ha un taglio positivo.

3. la storia è incentrata sull’individuo/ la storia è incentrata sulla squadra.

4. la storia favorisce gli stereotipi/ la storia combatte gli stereotipi.

5. la storia contiene riferimenti sessuali/ la storia non contiene riferimenti sessuali.

Un certo schema emerge quando si esaminano i primi tre fattori considerando il sesso. Le storie
riguardanti donne tendenzialmente sono incentrate sull’evento sportivo o su quel particolare
sport, non su varie altre questioni riguardanti l’atleta, come il suo potenziale passaggio da una
squadra ad un'altra o la sua vita privata. Inoltre le storie tendono ad essere positive e in molti
casi non così critiche come quelle riguardanti gli uomini. Infine le storie riguardanti donne sono
incentrate tendenzialmente più sull’individuo che sulla squadra. Questo dato non ci sorprende
se si pensa a ciò che si è detto prima riguardo agli sport femminili: i servizi sulle donne
riguardano per lo più sport individuali come il nuoto e l’atletica, più che sport di squadra come
calcio, basket e pallavolo.

Per quanto riguarda i servizi dedicati agli uomini, emerge un quadro in qualche modo opposto.
È meno probabile che le storie riguardanti uomini siano incentrate sull’evento sportivo mentre è
più probabile che siano incentrate su argomenti marginali, come le vicende private degli atleti, i
cambi di squadra, o altri aspetti considerati interessanti dai media. Non sorprende il fatto che il
trattamento riservato agli atleti sia meno positivo di quello riservato delle atlete, poiché una
notizia non incentrata sull’evento sportivo è più negativa di una rivolta espressamente
all’evento. Ne consegue altresì che gli uomini abbiano più probabilità di diventare celebrità di
quante ne abbiano le donne, dato che sono considerati degni di attenzione nelle loro vite private
al di fuori del campo da gioco nello stesso modo in cui vengono considerati eroi mentre
competono sul campo. Non di meno il prezzo di questo tipo di fama è il fatto che una gran parte
delle notizie che li riguarda può essere considerata negativa.
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Le seguenti spiegazioni possono rendere il quadro più chiaro: nel caso degli atleti maschi le
storie sono incentrate sia sulla squadra che sull’individuo, anche quando si discute di sport di
squadra come il calcio, il basket e la pallavolo. È più probabile che gli uomini diventino
celebrità, e l’interesse dei media non è diretto solo a ciò che queste celebrità fanno sul campo,
ma anche alla loro vita quotidiana. Le notizie inerenti la vita privata delle celebrità che vengono
considerate interessanti sono per lo più negative, perciò il trattamento negativo riservato agli
atleti maschi è notevole. Un'altra possibile spiegazione del motivo per cui gli atleti ricevano più
critiche e giudizi negativi di quanto succeda alle atlete è il fatto che gli sport maschili sono
speso considerati un affare più serio degli sport femminili. Mentre gli sport femminili vengono
trattatati in maniera abbastanza pacata, gli sport maschili spesso sono considerati questioni di
vita o di morte. Un risultato mancato in uno sport maschile susciterebbe delle critiche, mentre
questo non succederebbe in uno sport femminile, che è considerato meno importante. Ne risulta
che gli atleti diventano sempre più degni di interesse per la stampa, ottenendo fama sia come
individui sia come membri di squadra; questo crea poi ulteriore attenzione sull’individuo e sulla
squadra e ha un effetto sulla copertura nella sua interezza.

Nel caso delle atlete d’altra parte le storie sono incentrate in primo luogo e soprattutto
sull’individuo, perché gli sport che le donne praticano e grazie ai quali fanno notizia sono
spesso sport individuali e non sport di squadra. Questo dato contrasta del tutto con la copertura
degli sport maschili, come succede per il fattore successivo. Quando si parla di sport femminili,
le storie sono incentrate sull’evento sportivo, non su qualche elemento estraneo. Ciò implica
che le donne non divengono celebri così facilmente come gli uomini e i media esprimono
minore interesse nei confronti di ciò che fanno al di fuori del campo. Ne consegue che le notizie
che trattano di atlete femmine tendono ad avere un taglio maggiormente positivo e meno critico
di quelle riguardanti atleti maschi. Il rovescio della medaglia è che gli sport femminili sono
considerati meno importanti di quelli maschili e per questa ragione non suscitano critiche così
violente e servizi così negativi.
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Questi risultati dimostrano che i media tendono nel complesso a descrivere gli atleti in modo
diverso dalle atlete. Gli uomini tendono a diventare celebri più spesso, con il bagaglio di
pubblicità negativa e di critica che ne consegue, non da ultimo perché vengono percepiti come
persone che fanno qualcosa di veramente importante.

Le donne per contro sono descritte positivamente, attraverso storie incentrate sulla disciplina
sportiva in sé. Comunque l’idea di fondo è che lo sport femminile abbia meno importanza di
quello maschile. Tutto questo ha un impatto, supportando gli stereotipi di genere esistenti che
la società contribuisce far crescere. Durante l’analisi delle storie è stato chiesto ai ricercatori di
valutare in che misura le storie favorissero o contrastassero gli stereotipi. Questo ovviamente è
un calcolo approssimativo, ma è interessante notare che i ricercatori sembrano più propensi a
sostenere che le storie riguardanti donne in qualche modo incoraggino gli stereotipi più che
quelle riguardanti uomini; questo anche se molte storie riportano semplicemente i fatti, ovvero i
risultati delle partite.

Diagramma 6. Stima del grado in cui le storie favoriscono o combattono gli stereotipi

Il messaggio immediato è che la maggior parte dei servizi sportivi non contribuiscono al
consolidamento di classici stereotipi di genere. Evidentemente i redattori di servizi sportivi non
s’interessano ai ruoli sociali dei sessi. D’altra parte si può dire che una notevole parte dei
servizi non sia estranea agli stereotipi: alcuni combattono gli stereotipi di genere esistenti, ma
molti di più sono quelli che in realtà corroborano le immagini tradizionali. Inoltre i servizi
tendono a favorire gli stereotipi femminili più di quelli maschili. Quasi una storia su tre, in
qualche maniera, promuove stereotipi femminili tradizionali.
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Diagramma 7: Stima delle allusioni sessuali per genere.

Vediamo che questa tendenza aumenta se spostiamo l’attenzione sulla promozione di stereotipi
e sui sottintesi sessuali. Anche se pochi servizi hanno riferimenti sessuali evidenti, se ne
possono trovare alcuni: come ci si potrebbe aspettare, sono più ricorrenti nelle storie riguardanti
donne che in quelle riguardanti gli uomini. Sino al 10% delle storie riguardanti donne
presentano allusioni alla sessualità e la metà di queste, il 5% del totale, hanno riferimenti
sessuali espliciti. Il modo in cui ciò succede varia largamente, ma nei casi estremi le donne sono
descritte in maniera volgare, come oggetti sessuali.

Conclusioni
Lo studio comparativo SMS mostra chiare differenze nel modo in cui gli uomini e le donne
dello sport sono rappresentate dai media.

In primo luogo ci sono molte meno storie che riguardano le donne di quante ce ne siano
riguardo agli uomini. Altresì una gran fetta dei servizi riguardano gli sport di squadra, in cui gli
uomini tendono ad avere più visibilità. Le donne ricevono la loro poca visibilità essenzialmente
dalle notizie riguardanti gli sport individuali piuttosto che da quelle riguardanti gli sport di
squadra.

In secondo luogo si riscontra una forte tendenza ad idolatrare gli atleti di punta, ponendoli al
centro della scena sia come personalità pubbliche, sia come sportivi. Cosicché i media sportivi
non solo riservano in generale agli uomini una copertura più estesa, ma spesso portano alla
ribalta aspetti della loro vita che nulla hanno a che fare con lo sport. D’altro canto le donne non
solo non riescono a trovare così facilmente il loro spazio nei media ma, quando lo trovano,
vengono considerate solo come sportive. Di conseguenza gli uomini pagano il prezzo della
fama, poiché molti dei servizi a loro dedicati hanno un taglio negativo, mentre le donne godono
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di un trattamento relativamente positivo. La ragione più ovvia del trattamento maggiormente
critico riservato agli atleti e della loro assunzione ad idoli (aspetti che li distinguono dalle
atlete) è che gli sport femminili non sono considerati importanti come quelli maschili, sia dal
pubblico, sia dai media. La copertura dei media europei perciò rispecchia la pubblica opinione,
con essa interagisce e in sostanza rafforza i tradizionali stereotipi di genere.

In terzo luogo complessivamente le notizie sportive non favoriscono né combattono gli
stereotipi. Comunque in un numero di storie – specialmente in quelle riguardanti atlete femmine
– si riscontra la tendenza ad assecondare gli stereotipi tradizionali. I ricercatori SMS in realtà
hanno riscontrato che quasi una storia su tre in qualche maniera corrobora gli stereotipi, anche
se è particolarmente importante notare che la connotazione stereotipica di una particolare storia
o fotografia non è sempre ovvia e raramente è il risultato di un decisione consapevole messa in
atto dal giornalista o dal fotografo. Ciò che dà significato stereotipo a questo materiale è il suo
contesto, e il suo contesto è il mondo dell’informazione sportiva dominato dagli uomini.

In quarto luogo, ci sono relativamente poche giornaliste, cosicché la gestione dei media è
zavorrata da modelli e valori maschili. La disparità di quote tra i giornalisti maschi e femmine
crea in se stessa una tendenza a riproporre gli stereotipi tradizionali.

Tutti questi problemi meritano attenzione particolare. Si deve esercitare speciale cautela nel
verificare il modo in cui i media, le autorità sportive e gli stessi atleti si impegnano ad elevare le
sportive al rango mediatico che loro compete. Non si deve rimediare alla scarsa visibilità delle
atlete ‘vendendole’ come oggetti sessuali o assoggettandole ai ruoli prefissati dagli stereotipi
tradizionali.

Sebbene la copertura mediatica riguardante le donne deve essere seriamente accresciuta e
moltiplicata, è di vitale importanza ottenere questo risultato prendendo a modello i servizi
esemplari già realizzati, non aumentando i contenuti a carattere stereotipo e sessista.

Lo sport, i media e gli stereotipi sono fenomeni complessi, e non c’è autorità alcuna che possa
farsi carico di metter mano a queste questioni una volta per tutte. Tuttavia le autorità possono
fornire politiche di riferimento, e gruppi d’importanza strategica come gli allenatori e i
giornalisti sportivi rivestono un ruolo di capitale importanza. In ultima analisi queste questioni
riguardano tutti: si tratta di correggere modelli e valori profondamente radicati nella nostra
cultura, che perciò possono essere cambiati solo creando una coscienza sociale collettiva
consapevole del loro significato.
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