Programma Pluriennale 2013 2017 - Camera di Commercio di Varese
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Programma Pluriennale 2013-2017 2
Sommario
Presentazione .......................................................................................... 5
Contesto socio economico ..................................................................... 9
Cittadini: un territorio densamente popolato ...................................... 9
Lavoratori: emergenza occupazione .................................................. 10
Imprese: ritratto di provincia ................................................................ 11
Governance: il guanto della sfida ....................................................... 12
Tenore di vita: quando ricchezza non fa rima con benessere ............ 13
Crisi: quando il cambiamento diventa una scelta obbligata .............. 14
Contesto istituzionale .............................................................................. 17
Principi ispiratori ....................................................................................... 19
Sostenibilità ......................................................................................... 19
Sussidiarietà........................................................................................ 20
Aggregazione ..................................................................................... 20
Razionalizzazione ............................................................................... 21
Addizionalità ....................................................................................... 22
Trasparenza ........................................................................................ 22
Valutazione .......................................................................................... 23
Meta-obiettivo INTERNAZIONALIZZAZIONE
Sulle strade del mondo per guadagnarsi competitività ........................... 25
Meta-obiettivo INNOVAZIONE
In simbiosi tra vecchio e nuovo: innovare è possibile ............................. 31
Meta-obiettivo OCCUPAZIONE
Riaprire le porte del futuro con la chiave delle competenze .................... 37
Meta-obiettivo SEMPLIFICAZIONE
Chiarezza, trasparenza e semplicità: tre leve per lo sviluppo .................. 41
Linee di intervento e focus ....................................................................... 45
Competitività delle imprese................................................................. 47
Competitività dei mercati .................................................................... 53
Competitività del territorio .................................................................... 57
Progetto speciale: 5 strade per conquistare Expo 2015.......................... 63
Piano strategico degli investimenti........................................................... 69
Sede camerale ................................................................................... 69
Centro Congressi Ville Ponti ................................................................ 70
Centro Espositivo Polifunzionale MalpensaFiere ................................. 71
Quadro economico finanziario di riferimento ........................................... 73
3Programma Pluriennale 2013-2017 4
Presentazione
“
„
I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le
tempeste terribili, ma non hanno mai considerato
quei pericoli ragioni sufficienti per rimanere a terra
Vincent Van Gogh
Il Programma pluriennale della Camera di Commercio rappresenta il
documento di indirizzo politico attraverso il quale gli amministratori camerali
stabiliscono, per il periodo del loro mandato, le priorità di intervento, ovvero
gli ambiti sui quali si intende focalizzare l’azione politica dell’Ente e gli
obiettivi strategici; definiscono, inoltre, l’ordine di grandezza necessario
alla loro attuazione, determinato sulla base della valutazione della capacità
economico-patrimoniale e della capacità finanziaria dell’Ente.
La crisi economica impone
Il Programma pluriennale rappresenta pertanto il quadro di riferimento cui
s’ispirerà l’intero processo di programmazione, attualizzato annualmente grandi cambiamenti e azioni
attraverso la relazione previsionale programmatica, che è il documento immediate
d’indirizzo strategico di ogni esercizio, il preventivo economico, che traduce
gli obiettivi programmatici in attività e progetti, per arrivare infine al budget
direzionale, che attribuisce a ciascun dirigente risorse, oneri e investimenti
per il raggiungimento degli obiettivi d’area.
La stesura di questo documento pluriennale, relativo al mandato 2013-2017,
parte da una riflessione di fondo: viviamo un periodo di grandi cambiamenti
in grado ormai di sconvolgere i tradizionali punti di riferimento nel giro di
poco tempo. La turbolenza e la rapidità degli eventi oggi impongono, più
che mai, di essere seri e responsabili in merito alle scelte e alle direzioni da
intraprendere. Non c’è tempo per stare a guardare, occorre con coscienza
preoccuparsi del futuro.
La crisi economica che, a doppia ripresa (2008-2009 e 2011-2012), ha
messo a dura prova non solo il Sistema Varese, ma l’economia di tutto
il mondo, lascia in eredità sia la necessità di una nuova chiave di lettura
del paradigma di sviluppo del territorio, sia le indicazioni sulle priorità
d’intervento. Come dice la ricerca “Varese 2020” promossa da Camera
di Commercio, Provincia di Varese insieme al Tavolo di concertazione
provinciale, in assenza d’interventi la traiettoria di crescita del nostro
5Programma Pluriennale 2013-2017
sistema economico, nel prossimo decennio, ridurrà nella migliore delle ipotesi
- allo stesso livello di 5 anni fa. Per modificare in senso positivo le traiettorie
di sviluppo, occorre quindi agire con urgenza all’interno di quattro
grande direttrici: innovazione, internazionalizzazione, occupazione e
semplificazione.
Quattro le grandi direttrici, Proprio partendo da questa indicazione, si è dato corso a un processo di ampio
i meta-obiettivi per lo e partecipato coinvolgimento delle rappresentanze economiche e sociali che
sviluppo sono all’interno del Consiglio della Camera di Commercio istituendo dei Tavoli
di lavoro, ciascuno chiamato ad approfondire i temi-chiave dello sviluppo. Un
processo democratico di confronto e condivisione che ha posto le basi per
l’elaborazione di questo Programma pluriennale.
Sul versante degli interventi economici, il documento parte dall’individuazione
di quattro grandi meta-obiettivi, relativi a:
1. Innovazione
2. Internazionalizzazione
3. Occupazione
4. Semplificazione
Questi meta-obiettivi definiscono le linee-guida verso cui dovrà ispirarsi tutta
l’attività dell’Ente. Per ciascuno di questi grandi ambiti vengono pertanto
espressi gli obiettivi strategici, la vision e la mission dell’Ente.
Tre linee di intervento Le singole linee d’intervento sono, poi, articolate secondo tre grandi categorie
in relazione alla loro finalità d’incidere positivamente su:
• Competitività delle imprese
• Competitività dei mercati
• Competitività del territorio
Un rilievo particolare nel corso del quinquennio assumerà l’attenzione verso
il grande evento di Expo 2015, rispetto al quale la Camera di Commercio si
pone nel duplice ruolo sia di cabina di regia e di coordinamento delle varie
iniziative che si attiveranno a livello locale, sia di soggetto promotore delle
relazioni internazionali favorendo gli insediamenti sul nostro territorio delle
delegazioni straniere.
Un ulteriore ambito strategico rilevante per l’Ente varesino, e che pertanto
ha una propria evidenza nei documenti di programmazione, riguarda il
piano degli investimenti. La Camera di Commercio dispone infatti di un
importante patrimonio immobiliare: la sua rilevanza rende necessaria sia una
gestione sempre più attenta, sia l’adozione di scelte strategiche in una logica
di razionalizzazione delle risorse e di contenimento delle spese. In questo
6contesto la Camera di Commercio sarà chiamata a importanti decisioni
rispetto a una possibile dismissione della struttura di MalpensaFiere. E
questo comunque avendo cura di ottimizzarne l’utilizzo anche in funzione
delle azioni che l’Ente vorrà attivare in relazione ad Expo 2015.
Nel presentare questo Programma pluriennale, si ribadisce con forza che,
anche nel prossimo quinquennio, la Camera di Commercio continuerà
ad ispirarsi nel proprio agire a un sistema di idee e di valori condiviso e
nella costante attenzione verso l’integrazione con il mondo associativo e
istituzionale del territorio e del Sistema Camerale nel suo complesso.
Il Presidente
Renato Scapolan
7Programma Pluriennale 2013-2017 8
Contesto socio economico
La provincia di Varese, una delle più piccole d’Italia per estensione
territoriale, occupa una superficie di circa 1.199 Kmq, pari solamente allo
0,4% del territorio nazionale e al 5,02% di quello regionale.
Posta all’estremo nord d’Italia, divisa in 141 comuni, la provincia di Varese
confina nella parte meridionale con l’importante metropoli di Milano e
nella parte settentrionale con la Svizzera. Grazie alla sua posizione
geografica, centrale e strategicamente rilevante sia per i traffici nazionali
che internazionali, ha manifestato uno sviluppo economico che l’ha portata
ad essere una tra le zone più industrializzate d’Italia.
Cittadini: un territorio densamente popolato
In base ai dati definitivi del 15° Censimento della Popolazione, gli abitanti Sono ben 727 gli abitanti
residenti in provincia di Varese ammontano a 871.886 unità (422.752 per Kmq
uomini e 449.134 donne), ovvero il 9% del totale lombardo.
La popolazione della provincia appare, se rapportata alla dimensione
territoriale, particolarmente considerevole: la densità media arriva, infatti,
ai 727 abitanti per chilometro quadrato (contro i 407 della Lombardia e i
197 dell’Italia).
La popolazione residente in provincia di Varese si distribuisce per il 23% in
comuni con non più di 5mila abitanti, mentre per il 46,4% in quelli compresi
tra 5.001 e 20.000 abitanti. Questo significa che 7 residenti su 10 vivono
in località al di sotto dei 20mila abitanti. I comuni con il maggior numero
di abitanti sono: Varese con 79.793 abitanti, Busto Arsizio con 79.692,
Gallarate con 50.456 abitanti e Saronno con 38.598.
Rispetto al 2001, quando si contarono 812.477 residenti, l’incremento èGli stranieri residenti in
del 7,3%, da attribuire quasi esclusivamente alla componente straniera provincia sono in aumento
pari a 66.088 residenti, il 7% di coloro che risiedono in Lombardia, con
un’incidenza che è cresciuta da 28,8 a 75,8 abitanti ogni 1000 residenti
a Varese censiti. Complessivamente, tra i due Censimenti la popolazione
di cittadinanza italiana è cresciuta di 16.713 unità (+2,1%), ma quella
straniera di 42.696 (+182,5%). Inoltre, l’apporto della componente straniera
alla crescita dei nuovi nati è rilevante e si evidenziano tassi di fecondità
decisamente più elevati per le madri straniere (2,28 figli per donna) rispetto
a quelle italiane (1,31) e un’età al parto inferiore (28,5 vs.32,4). Tuttavia si
evidenzia che, dopo un lungo periodo di diminuzione del numero di figli per
9Programma Pluriennale 2013-2017
le donne italiane, questo indicatore è tornato a crescere (erano 1,22 nel 2003)
mentre continua l’innalzamento dell’età media al parto (era 31,4 nel 2003).
Da poco è stato introdotto anche il monitoraggio dell’età media del padre che
per Varese nel 2011 era di 35,22, in linea con la media lombarda di 35,29 e
leggermente superiore a quella italiana (35,05).
La popolazione Il fenomeno dell’invecchiamento caratterizza il periodo 2001-2011: la
invecchia: percentuale di popolazione di 65 anni e oltrepassa dal 18,2% (148.023 persone)
gli over 65 al 21,3% (185.788) nell’arco del decennio, evidenziando una variazione del
sono il 18,2% 25,5% maggiore rispetto a quella della Lombardia, che è del 22,9%. Anche
i “grandi vecchi”, ovvero gli ultra 80enni, incrementano il loro peso sul totale
della popolazione residente: si passa dal 4,2% del 2001 al 5,9% del 2011.
Attualmente toccano quota 51.608 unità. L’allungamento della speranza di
vita, i cambiamenti sociali riguardanti famiglie e maternità/paternità, i fenomeni
migratori hanno avuto un impatto sulla struttura per età della popolazione.
La quota di popolazione fino ai 14 anni di età è leggermente aumentata nel
decennio tra i due censimenti passando dal 13,3% al 14% (121.914 nel 2011),
anche grazie all’apporto della componente straniera, mentre è decisamente
aumentato l’indice di vecchiaia, ovvero il numero di anziani over 65 ogni 100
bambini e ragazzi fino ai 14 anni, passando da 137 a 152 come conseguenza
dell’allungamento della speranza di vita che in Lombardia arriva a 80 anni per
gli uomini e a 85 per le donne.
Lavoratori: emergenza occupazione
Il tasso di disoccupazione Nel 2012, in base ai dati Istat sulle forze lavoro, il mercato del lavoro nella
provinciale è salito all’8,5% provincia di Varese è composto da circa 383mila occupati e il totale delle
forze lavoro raggiunge quota 418mila. La composizione dell’occupazione per
settori di attività economica mette in luce, a livello provinciale, l’importante
ruolo del settore industriale che, pur avendo subito negli anni un forte
ridimensionamento legato alla crisi economica, oltre che a processi di
terziarizzazione dell’economia (dal 54% degli occupati nel 2002 al 59,6% nel
2012), presenta una concentrazione di occupati del 32,1%, valore superiore
alla media regionale (26,5%) e alla media nazionale (20,1%).
L’analisi dei principali indicatori del mercato del lavoro dipinge una provincia
abbastanza integrata, sotto il profilo occupazionale, nel contesto regionale di
appartenenza, con risultati decisamente migliori rispetto al dato Italia. Il tasso
di occupazione della provincia per la fascia 15-64 anni (65,6%) è superiore a
quello regionale (64,7%).
Tuttavia, la provincia di Varese è stata coinvolta in maniera significativa dalla
recessione mondiale del 2008-2009 e da quella tutt’ora in corso iniziata nel
2011. Il tasso di disoccupazione provinciale è così balzato al 8,5%, per Varese
è il dato peggiore da almeno un decennio. In valore assoluto i disoccupati a
10Varese nel 2012 sono circa 35mila, in crescita negli ultimi due anni di quasi
13.000 unità.
Il mancato ricollocamento
Il perdurare della crisi sta allungando il tempo di reimpiego dei lavoratori
che date le scarse opportunità d’impiego, fanno fatica a ricollocarsi. delle forse lavoro comporta
Tale prolungamento, oltre a generare un elevato costo sociale, peggiora un aumento dei costi sociali
le possibilità del singolo lavoratore di trovare un’occupazione futura a
causa dell’invecchiamento delle competenze professionali e dell’effetto
scoraggiamento. I dati relativi all’utilizzo degli ammortizzatori sociali
indicano un massiccio ricorso alla cassa integrazione che, se da una parte
ha contribuito a tamponare il calo produttivo evitando ulteriori espulsioni
dal mercato dal lavoro, dall’altra ha fatto superare quota 39 milioni di ore
autorizzate nel 2012 con un pesante +25,3% rispetto al 2011. Ad inasprire
ulteriormente il quadro del mercato del lavoro, la crescita dei lavoratori
in mobilità. Nel 2012 i nuovi ingressi nelle liste di mobilità, corrispondenti
a persone che entrano nello stato di disoccupazione, sono cresciuti
dell’8,5% rispetto al flusso 2011, registrando oltre 5mila ingressi. Lo stock
di lavoratori in mobilità al 31 dicembre 2012 ha così nuovamente superato
la quota critica di 9mila.
In questo quadro appare particolarmente preoccupante la situazione dei
giovani dai 15 ai 24 anni: nel 2011 il tasso di disoccupazione per questa
fascia d’età è salito al 33,8%, attestandosi su valori analoghi alla media
italiana è di molto superiorie al livello medio regionale (20,7%). Inoltre,
i cosiddetti NEET (Not in Employment, Education and Training), ovvero
giovani che né lavorano né studiano, in provincia sono circa 22mila, il
17% della popolazione di riferimento (vs 15,7% Lombardo) e Varese è la
provincia con la percentuale più elevata di NEET con titolo universitario
(18,6% vs 14,9% medio regionale).
Imprese: ritratto di provincia
Il continuo sviluppo di nuovi insediamenti produttivi ha portato Varese a Le PMI sono il cuore del
divenire un’area a forte laboriosità: sono presenti ben 63.903 imprese attive “multidistretto produttivo”
(dicembre 2012), capaci di produrre un fatturato che supera i 34 miliardi di della provincia di Varese
euro. La densità media è di 53,6 imprese ogni chilometro quadrato, contro
le 34,6 in Lombardia e le 17,5 in Italia.
Protagoniste del sistema produttivo locale sono le piccole e medie
imprese: l’industria varesina, pur vantando la presenza di grandi aziende
di prestigio, risulta infatti caratterizzata dalla prevalenza di unità locali di
minore dimensione. Infatti, il tessuto imprenditoriale è costituito per il 93%
da microimprese (fino a 9 addetti) che occupano oltre i 2/3 degli addetti.
Molto significativa è, inoltre, la presenza artigiana: a questo modello
imprenditoriale - che si sviluppa intorno alla partecipazione diretta del
11Programma Pluriennale 2013-2017
titolare alla produzione - si riconduce infatti circa un terzo delle imprese.
Le specializzazioni più rilevanti riguardano le filiere della meccanica e del
tessile, presenti fin dalle prime fasi del processo di industrializzazione locale,
e il comparto della chimica e materie plastiche, di più recente affermazione.
All’interno della meccanica si diversifica una vasta gamma di produzioni
che interessano la minuteria, la costruzione di macchine utensili, gli
elettrodomestici, le apparecchiature elettriche, gli strumenti di precisione e gli
articoli dell’elettromeccanica e l’industria aeronautica.
La grande varietà merceologica dell’industria e dell’artigianato di produzione
fa sì che la provincia di Varese sia un “multidistretto produttivo”, vale a dire
un’area caratterizzata da un’elevata concentrazione industriale e da una forte
integrazione orizzontale tra le imprese dello stesso settore e di settori diversi
tra loro.
Pur rimanendo preponderante il ruolo dell’industria che contribuisce per il
36,8% alla formazione del valore aggiunto provinciale (è il 30,4% in Lombardia
e il 24,9% in Italia), è in atto una trasformazione della struttura produttiva
del territorio che si dirige verso una sempre maggiore terziarizzazione
dell’economia (63% del valore aggiunto a Varese contro il 68,6% della
Lombardia e il 73,2% dell’Italia), in particolare con la crescita degli addetti di
logistica e trasporti, turismo e servizi alle persone e alle imprese.
Governance: il guanto della sfida
E-gov e semplificazione L’Italia si posiziona al 73° posto (su 185 posizioni) nella graduatoria mondiale
sono le leve su cui agire sulla facilità nel fare business (Doing Business 2013) dietro a tutti i principali
anche a livello locale per il paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo,
raggiungimento di alti liveli Austria, Olanda, Irlanda, Danimarca, Belgio, Slovenia, Polonia, Romania,
di efficienza de servizi
Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) e davanti alla sola Grecia, se
consideriamo i membri dell’Unione. È evidente quindi che il nostro Paese
deve ancora compiere numerosi progressi sul fronte della semplificazione
e del miglioramento delle condizioni in cui si trovano ad operare i soggetti
economici. Così l’Italia si posiziona al 107° posto per ottenere un contratto di
fornitura elettrica, al 104° nell’accesso al credito, al 131° se si considerano
le tasse che le imprese devono pagare, al 160° nella risoluzione di dispute
commerciali, all’84° per avviare una nuova attività, al 103° per ottenere un
permesso per costruire. Situazioni migliori si segnalano nella registrazione di
una proprietà (39° posizione) e nell’effettuazione di transazioni commerciali
con estero (55° posizione).
Le istituzioni, gli enti e le organizzazioni che operano a livello provinciale
sicuramente si sono impegnate e tutt’ora si sforzano per rendere migliori
alcune condizioni rispetto a quelle che rappresentano la media italiana, anche
12se vi sono alcune dimensioni sulle quali è impossibile incidere in ambito
locale.
Comunque il bisogno di riqualificare la governance, perché possa
diventare protagonista del rilancio economico del territorio, impone il
tema della semplificazione amministrativa e dell’e-gov anche a livello
locale, per esempio agendo sullo snellimento del mosaico dei soggetti di
governo, favorendo un maggiore coordinamento tra chi gestisce le regole
amministrative, oltre che offendo servizi sempre più efficaci ed efficienti.
Tenore di vita: quando ricchezza
non fa rima con benessere
Il PIL provinciale è in
La provincia di Varese è tra i territori italiani con più elevato tenore di vita:
nelle classifiche nazionali sulla qualità della vita Varese presenta ottime diminuzione costante
performance in quanto a ricchezza e produttività. Il Pil pro-capite della
provincia di Varese nel 2010 era pari a 30.083 euro, ben al di sopra della
media nazionale (25.727) ed in aumento rispetto all’anno precedente
(29.053). Mentre la produttività provinciale rimane elevata, con un Pil
generato dal territorio varesino pari a 26.473 milioni di euro che rappresenta
oltre l’8% del Pil lombardo e l’1,7% di quello italiano.
La recessione internazionale, tuttavia, ha colpito anche il contesto lombardo
e varesino: dopo una fase espansiva, in cui il Pil è cresciuto senza soluzione
di continuità, nel 2009 si registra un crollo, con una variazione negativa
pari a -4,3% per Varese e -3,1% a livello regionale. I dati relativi al Pil 2011
e 2012, al momento non disponibili, con tutta probabilità, indicheranno
nuovamente un dato provinciale negativo.
Complessivamente, le generazioni mature che risiedono nella nostra
provincia riescono a mantenere “in media” uno standard di vita soddisfacente, Oggi il futuro dei giovani si
ma negli ultimi anni la congiuntura economica sfavorevole ha intaccato i prospetta meno prospero
risparmi delle famiglie marginali e ha accentuato le differenze sociali, emerge rispetto a quello delle
così l’immagine di un sistema sempre meno capace di donare prospettive di generazioni precedenti.
miglioramento alle generazioni future: la popolazione varesina invecchia e la
quota di giovani in rapporto alla popolazione si riduce; Varese precipita nella
classifica per numero di laureati (nell’ultimo anno, ogni mille giovani dai 25 ai
30 anni, Varese si colloca in 73° posizione in Italia); deludente è la posizione
in graduatoria per imprenditoria giovanile di Varese (86° posto per numero
di imprenditori 18-29 anni per mille della stessa età); la disoccupazione dei
24-29enni sale al 34% e Varese precipita al 70° posto in classifica. Inoltre,
si registra il deterioramento complessivo della qualità della vita in provincia
(ambiente, sicurezza, salute, formazione) che contribuisce, insieme al resto,
a spingere i giovani a emigrare alla ricerca di migliori opportunità: queste
13Programma Pluriennale 2013-2017
variabili affiancate al nostro Pil - che da solo ci fa conquistare posizioni di
primo piano nelle classifiche nazionali - ci fanno perdere numerose posizioni
spingendoci oltre la metà della graduatoria.
Crisi: quando il cambiamento
diventa una scelta obbligata
Il tessuto produttivo è Sebbene gli ultimi dati del 2012 indichino un rallentamento della caduta
in difficoltà lo dicono: la produttiva del Sistema Varese, e più in generale un’attenuazione della
diminuzione delle imprese recessione mondiale, gli effetti della crisi sull’economia reale e sul lavoro sono
attive, l’aumento delle destinati a lasciare una traccia indelebile sulla capacità della nostra provincia
cessazioni, il rapporto
di generare con continuità sviluppo e occupazione. Le difficoltà del tessuto
impegni/depositi, il tasso di
produttivo varesino si colgono attraverso la lettura di numerosi indicatori: il
disoccupazione
numero delle imprese attive in progressiva diminuzione; l’incremento delle
cessazioni con ben 8,38 imprese che hanno chiuso ogni 100 attive; un rapporto
impieghi/depositi tra i peggiori in Italia; un tasso di disoccupazione al 8,5% e
un contesto lavorativo in costante deterioramento con un crescente numero di
lavoratori in cassa integrazione o in mobilità e scarse opportunità d’impiego.
In questo quadro, internazionalizzazione e innovazione hanno giocato un
ruolo fondamentale ed è ormai dimostrato che le imprese che hanno puntato
su questi fattori hanno di fatto reagito meglio alla crisi. Gli imprenditori della
nostra provincia, da sempre aperta al commercio estero, hanno saputo
cogliere questa correlazione positiva, tanto che la propensione all’export è
aumentata raggiungendo quota 40% (Lombardia 35% e l’Italia si ferma al
27%). Dimostrando quindi di comprendere le nuove opportunità di commercio
anche con i Paesi Emergenti, Varese si è così guadagnata il 9° posto tra le
province maggiormente esportatrici. Inoltre, nel 2012 il sistema economico
varesino ha sfiorato i 10 miliardi di export nell’arco di un anno: nel loro
complesso le imprese della nostra provincia hanno venduto beni e servizi
all’estero per 9.917.329.245 euro, con una crescita del 6,1% rispetto ai dodici
mesi precedenti. Di particolare rilievo il balzo in avanti del 28,4% registrato tra
il 2009 e il 2012. In discesa invece l’import, che si è attestato a 5.797.111.252
euro (-10,9%). Varese registra così un saldo ampiamente positivo della sua
bilancia commerciale 2012, pari a 4.120.217.993 euro.
Nella provincia di Varese, infine, l’export si intreccia con un altro asset
fondamentale per le imprese, ovvero l’innovazione: ben il 59,4% delle
esportazioni varesine proviene da prodotti high tech (Lombardia 45,8 e Italia
41,4%). Anche questo gruppo d’imprese ha dimostrato di saper resistere
meglio alla crisi, dimostrando che la scelta di spingere sulla specializzazione
o di investire in innovazione aumenta le chance di sopravvivenza nei momenti
di congiuntura negativa. La capacità brevettuale del nostro territorio trova
14esplicito riscontro nel numero di brevetti depositati all’Ufficio Italiano
Brevetti e Marchi, presso il Ministero dello sviluppo economico, che nel
2012 ha raggiunto quota 206, in miglioramento rispetto lo scorso anno.
15Programma Pluriennale 2013-2017 16
Contesto istituzionale
Il contesto istituzionale in cui si muove Camera di Commercio presenta
notevoli criticità determinate da una serie complessiva di fattori, sia di La crisi economica
carattere contingente sia di carattere temporalmente più ampio. e politica dell’Italia lascia
irrisolti molti problemi
In particolare, la grave crisi economica che ha colpito l’Area Euro,
culminata con la crisi di solvibilità del debito sovrano di alcuni Paesi, tra
cui l’Italia, ha nel corso del 2011 minato la stabilità istituzionale nazionale,
comportando l’insediamento di un nuovo Governo di matrice tecnica che
ha dovuto affrontare l’emergenza tramite alcuni provvedimenti urgenti di
contenimento della spesa pubblica, tra cui anche una revisione istituzionale
territoriale a livello provinciale.
Questa fase non si è ancora conclusa in quanto l’esito delle elezioni politiche
del febbraio 2013, non ha restituito un quadro complessivo in grado di
rassicurare circa il ritorno in modo stabile a una guida del Paese di natura
politica, lasciando sullo sfondo irrisolti vastissimi problemi, soprattutto di
natura economico/sociale/istituzionale.
In questo contesto il sistema camerale, sia di livello nazionale che di livello
regionale, a prescindere da precisi vincoli giuridici, ha imboccato con Il Sistema Camerale vive
decisione una fase di “autoriforma”, ispirata dalla ricerca di efficienza tramite una fase di autoriforma
la valorizzazione delle funzioni associate. Questo processo è in corso e ispirata all’efficienza anche
dispiegherà i suoi effetti nel quinquennio della presente programmazione attraverso funzioni associate
pluriennale.
Il contesto regionale invece presenta potenzialmente un carattere di
maggiore chiarezza e stabilità, in quanto l’esito delle ultime elezioni
regionali ha restituito un quadro sufficientemente chiaro, che dovrebbe
consentire un interlocutore istituzionale sufficientemente stabile.
In questi ultimi anni i rapporti tra sistema camerale e Regione Lombardia Il rafforzamento della
sono stati improntati a una sempre maggiore collaborazione al fine di collaborazione tra Sistema
condividere gli obiettivi di sostegno e promozione del sistema economico Camerale e Regione
lombardo e di valorizzazione delle risorse disponibili. Basti ricordare i Lombardia potrà favorire
buoni risultati complessivi condivisi tramite lo strumento dell’Accordo Di
lo sviluppo economico
lombardo
Programma e del finanziamento congiunto della grande operazione di
sostegno finanziario alle imprese denominata Confiducia.
Sussistono quindi in questo contesto tutti i presupporti affinché il Sistema
Camerale Lombardo e la Camera di Varese possano proseguire e rafforzare
questa collaborazione massimizzandone i benefici.
17Programma Pluriennale 2013-2017
Particolarmente complessa risulta invece la lettura del contesto provinciale. Il
precedente Governo, nell’ambito delle operazioni di contenimento della spesa,
aveva previsto un’articolata riforma istituzionale e territoriale delle Province
tramite un percorso particolarmente complesso, ma anche temporalmente
delimitato entro il 31 dicembre 2012. Innanzitutto l’Ente Provincia è stato
rivisitato dal punto di vista istituzionale ridisegnando un Ente di secondo
livello, i cui vertici (solo Presidente e Consiglio Provinciale) sono nominati dai
Consigli Comunali del territorio di riferimento. Inoltre le competenze vengono
limitate ad alcuni settori essenziali: tutela e valorizzazione dell’ambiente,
pianificazione dei servizi di trasporto, costruzione, classificazione e gestione
delle strade provinciali, programmazione provinciale della rete scolastica e
gestione dell’edilizia scolastica delle scuole secondarie di secondo grado. Le
altre funzioni sono trasferite ai Comuni o alle Regioni.
L’incertezza sul futuro La riforma, oltre a restituire un Ente provinciale fortemente ridimensionato
istituzionale delle Provincie nelle competenze e nella valenza istituzionale, ha anche avviato un complesso
limita una chiara definizione iter di revisione degli ambiti territoriali di pertinenza di ciascuna provincia,
di ruoli e relazioni prevedendo, in base a parametri predeterminati (dimensione territoriale e
popolazione residente), numerosi accorpamenti. L’attuale Provincia di Varese,
in questo percorso, risultava accorpata all’attuale Provincia di Como con
trasferimento del capoluogo nella città lariana.
Il Decreto Legge del Governo che completava questa riforma (Decreto
Legge n. 188 del 5 novembre 2012) non è stato convertito e i termini per il
completamento della riordino sono stati prorogati al 31 dicembre 2013.
Nel corso del 2013 il mandato istituzionale della Provincia si concluderà con la
nomina di un Commissario Straordinario che guiderà l’Ente in questa delicata
fase di transizione tra il vecchio assetto e il nuovo assetto, che peraltro potrebbe
anche subire ulteriori accelerazioni e cambiamenti determinati dall’incerto
quadro politico nazionale. Qualora, come nella riforma non completata, dovesse
essere confermato che la Provincia di Varese non esisterà più come ente
autonomo, ma sarà accorpata a Como o ad altri territori, si prefigurerebbero
scenari di difficile previsione nei rapporti istituzionali reciproci.
18Principi ispiratori
Alcuni principi ispiratori guideranno l’attività della Camera di Commercio
di Varese nel quinquennio 2013-2017, del quale la presente relazione
rappresenta il più importante documento di programmazione, alla base
delle scelte strategiche dell’Ente per la durata del mandato.
Tali principi ispiratori possono essere utilmente sintetizzati in altrettante
parole chiave, che potranno poi ripetersi anche in maniera evocativa negli
atti, nei provvedimenti e nella documentazione amministrativa prodotta
dagli organi camerali nei prossimi anni.
Sostenibilità
L’attività della Camera di Commercio a supporto dell’economia provinciale,
La Camera di Commercio
per quanto concerne sia la ricerca dell’efficienza nella gestione delle
nell’esercizio delle proprie
funzioni amministrative, sia la massimizzazione dell’efficacia dell’azione funzioni risponde sempre
promozionale, deve sempre rispondere a un criterio generale di al criterio di sostenibilità
sostenibilità dal punto di vista finanziario, oltreché normativo. Questo finanziaria
sta a significare che, oltre a muoversi all’interno degli spazi consentiti dalla
legge, nel pieno rispetto, ad esempio, delle norme sui contratti pubblici, sul
contenimento della spesa, sulla trasparenza nelle assunzioni di personale,
la Camera di Commercio dovrà prestare particolare attenzione a utilizzare
con oculatezza le risorse a propria disposizione, anche derivanti da avanzi
di amministrazione degli anni precedenti.
In particolare, occorrerà avviare programmi di intervento annuali e
pluriennali solo in presenza di adeguata copertura, anche in proiezione
futura, avendo cura di finanziare le attività aventi carattere di ordinarietà
e ripetitività con le risorse generate anno per anno da quella che si può
definire la “gestione caratteristica” (proventi di natura tributaria, come
diritto annuale e diritti di segreteria, e alle altre entrate da servizi e progetti,
detratte le spese per il funzionamento dei servizi stessi) e utilizzando gli
avanzi patrimonializzati solo a fronte di operazioni a carattere straordinario
e avente preferibilmente natura di investimenti (dunque, privilegiando ad
esempio operazioni di capitalizzazione rispetto a misure agevolative a
fondo perduto).
19Programma Pluriennale 2013-2017
Sussidiarietà
La Camera di Commercio, se si escludono le competenze amministrative
La Camera di Commercio in senso stretto assegnate dalle norme (anagrafe delle imprese, attività
opera secondo i principi sanzionatoria, metrologica e ispettiva, certificazioni per l’estero ecc), opera
della sussidiarietà, in un contesto generale fortemente caratterizzato dalla presenza di servizi
svolgendo il ruolo di evoluti, erogati da soggetti “di mercato”, come il mondo delle professioni o
facilitatore
le imprese del terziario, o aventi natura istituzionale, come le associazioni di
rappresentanza: è pertanto assolutamente da evitare che l’azione dell’ente
camerale possa sovrapporsi o duplicare a queste realtà già operanti, anzi è
opportuno stimolare la nascita e lo sviluppo di nuovi soggetti più che sostituirsi
ad essi nel supporto alle imprese.
Il principio di sussidiarietà nasce in ambito comunitario, essenzialmente per
rispondere alle domande: “Di cosa deve occuparsi l’Unione Europea?”; “Come
si concilia la sua azione con quella dei singoli stati membri?”; la sussidiarietà
è dunque il principio in base al quale l’Ente sovraordinato interviene solo ove
possono esserci situazioni conflittuali derivanti dalla portata transnazionale
dei problemi - e occorre dunque una visione “dall’alto” - oppure siano evidenti
i vantaggi di un’azione congiunta e di una visione unitaria.
L’ente camerale deve essere sussidiario nel senso di favorire l’accesso delle
imprese ai servizi di mercato e contribuire alla crescita di questi servizi senza
sovrapporsi ad essi, intervenendo direttamente solo qualora vi siano evidenti
vantaggi da un’azione di più ampio respiro, oppure nei casi in cui il mercato
si dimostri non attrezzato a fornire risposte adeguate (ad esempio attività
istituzionali “in perdita”): di qui la scelta di privilegiare lo strumento del voucher,
che sostiene l’offerta qualificata di servizi non attraverso l’assistenzialismo ma
stimolandone la relativa domanda, e l’obiettivo di creare coesione sul territorio
tutte le volte che il pluralismo dell’offerta non rappresenta un valore ma si
trasforma in frammentazione, rischiando così di indebolire il sistema locale
nel suo complesso.
Aggregazione
Direttamente collegato al principio di sussidiarietà vi è dunque quello
L’Ente sostiene di aggregazione, da intendersi sicuramente nel senso di stimolare la
i percorsi di collaborazione collaborazione tra le imprese per accrescere la competitività, come viene
tra imprese come chiave ampiamente declinato nei programmi di intervento, ma ancor di più in quello di
di sviluppo e crescita creare una coesione territoriale in grado di massimizzare l’efficacia degli
economica
sforzi e le ricadute sul sistema economico.
Internazionalizzazione, innovazione, marketing del territorio e attrattività sono,
per il sistema istituzionale che si riferisce alla Camera di Commercio, veri e
20propri banchi di prova rispetto alla capacità di creare unità di obiettivi e
strategie.
L’appuntamento strategico, che arriverà giusto a metà mandato, come a
segnare un’ideale cesura tra un “prima” e un “dopo”, sarà Expo Milano
2015: un evento dalla portata universale, come la definizione stessa della
manifestazione ricorda e sottolinea, un test formidabile per un sistema
economico locale che, se non saprà realmente compattarsi intorno
all’obiettivo, rischierà di ricavarne ben poco e dunque perdere un’occasione
di rilancio che difficilmente si ripresenterà nel breve periodo.
Razionalizzazione
Il classico concetto alla base della teoria macroeconomica - risorse limitate
a fronte di bisogni illimitati - acquista nell’epoca recente un significato Il perdurare della crisi
sempre più pregnante, anche e soprattutto con riferimento all’agire impone un processo
pubblico: la crisi perdurante e la pressione del debito pubblico hanno infatti continuo di spending
stretto le maglie della spending review e rimesso quindi in discussione le review che si esprime
scelte di spesa pubblica.
in una razionalizzazione
dell’indirizzo delle risorse
Un processo che non ha risparmiato le Camere di Commercio, nonostante
la loro sostanziale autonomia finanziaria, la capacità di far fronte ai costi
dei servizi con risorse provenienti dagli stessi destinatari finali della propria
azione (le imprese), nonché la riconosciuta efficienza ed efficacia dei servizi
offerti alla collettività di riferimento (imprese, associazioni, professionisti).
Questa dinamica incide sulle scelte strategiche dell’Ente imponendo una
razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse, in una duplice accezione:
• ricerca costante di risparmi di spesa nella gestione della macchina
amministrativa, salvaguardando gli standard di qualità e operando
scelte oculate nelle modalità di fruizione da parte degli utenti/clienti;
• sperimentazione e messa a regime di servizi in forma associata
con la collaborazione in primis di Camere di Commercio di altri territori,
oppure di altri Enti del territorio; un percorso che richiede naturalmente
un’evoluzione dal punto di vista concettuale, ma che può consentire
nel medio periodo da un lato di ridurre i costi dei servizi, dall’altro di
incrementare la capacità dell’Ente di erogare servizi, utilizzando le
competenze provenienti da altri soggetti;
• massimizzazione delle ricadute degli interventi promozionali,
attraverso la selezione delle iniziative più significative, la concentrazione
delle risorse su pochi interventi qualificanti, l’esclusione di iniziative
di corto respiro o cosiddette “a pioggia”, la continuità nei progetti
ritenuti strategici, anche se nelle fasi di start-up possono avere una
performance non immediatamente soddisfacente.
21Programma Pluriennale 2013-2017
Addizionalità
La capacità della Camera di Commercio di incidere sulle dinamiche del
sistema economico locale dipendono anche dalla quantità di risorse che sarà
possibile indirizzare verso i progetti e le iniziative sensibili per il territorio: i fondi
a disposizione dell’Ente, provenienti dal prelievo del diritto annuale devono
quindi diventare non il montante complessivo a disposizione, ma un fattore di
moltiplicazione delle risorse da dedicare alla promozione economica.
Il principio di addizionalità va inteso sia in senso verticale, cioè nei confronti
Il principio di addizionalità di altri livelli istituzionali, in primis la Regione, e poi l’Unione Europea, sia in
come moltiplicatore delle senso orizzontale, cioè creando partnership sul territorio, con altri Enti o con
risorse di promozione soggetti privati che, condividendo le finalità dell’azione camerale, svolgano la
economica funzione di sponsor e dunque di co-finanziatori dei progetti da realizzare.
E ancora, il principio di addizionalità va applicato nei confronti dei percettori
di contributi e cofinanziamenti camerali, per tutti quei progetti, promossi su
iniziativa di soggetti terzi (privati e pubblici), per i quali l’addizionalità diventa
elemento della valutazione stessa della bontà dell’intervento: l’investimento
del privato (o comunque del promotore) infatti, pur corroborato dal contributo
camerale, è garanzia della fattibilità e dell’effettivo interesse alla realizzazione
del progetto, assicurando naturalmente una proporzionalità corretta della quota
privata e della quota pubblica (per questo di norma il contributo camerale non
supera il 50% del valore dell’iniziativa sostenuta).
Trasparenza
Di pubblica amministrazione trasparente si sente parlare ormai da alcuni
anni, con intensità crescente anche in funzione delle vicende giudiziarie che
La trasparenza nell’ultimo periodo hanno toccato ampi strati della sfera pubblica. Oltre ad
è un valore fondamentale ottemperare con diligenza agli adempimenti imposti dalla norma (cosiddetta
per una piena “amministrazione aperta”), la Camera di Commercio di Varese intende fare
partecipazione della trasparenza un valore fondante della propria azione, sia per consentire
ai propri stakeholder la piena partecipazione all’azione amministrativa e la
corretta analisi dell’operato dell’ente, sia per garantirsi, a fronte di regole certe
e criteri di accesso altrettanto certi, l’apporto di tutti i potenziali interlocutori,
siano essi espressione del mercato o del mondo istituzionale.
Un obiettivo che richiede uno sforzo costante di informazione e dialogo con
l’esterno, anche facendo leva sulle nuove tecnologie e sui nuovi mezzi di
comunicazione (social media, sito internet), con particolare attenzione ai
programmi di attività e alle scelte strategiche più che ai dettagli, che spesso
si risolvono nella mera soddisfazione di curiosità pruriginose, sulle procedure
dell’attività amministrativa.
22Valutazione
Il principio di trasparenza passa inevitabilmente attraverso quello di
valutazione (ex ante e ex post) delle attività realizzate dall’Ente: senza
un serio percorso di individuazione degli obiettivi, monitoraggio intermedio
e analisi dei risultati, diventa infatti molto difficile potersi rendere conto
della reale capacità dell’Ente di incidere sul territorio e sulla collettività di
riferimento.
Come ormai consuetudine della Camera di Commercio di Varese, i risultati Nell’Ente è attivo
dell’azione messa in campo in termini di progetti e servizi saranno oggetto un sistema di valutazione
di approfondita rendicontazione, sia dal lato degli output (prodotti) sia da permanente dei risultati
quello dell’outcome (ricadute), pur nella consapevolezza che l’estrema
mutevolezza dello scenario economico complessivo rende molto arduo
individuare un rapporto di causa-effetto tra le iniziative realizzate e
l’andamento del sistema economico locale.
23Programma Pluriennale 2013-2017 24
Meta-obiettivo
INTERNAZIONALIZZAZIONE
Sulle strade del mondo
per guadagnarsi competitività
“
„
O troveremo una via, o la costruiremo
Annibale
Con la globalizzazione è indubbio che sia importante la consapevolezza
di essere impresa all’interno del mondo: il tema dell’internazionalizzazione
diventa così di assoluta rilevanza strategica, visto che è ormai dimostrato
che le imprese che meglio reggono l’impatto della crisi sono quelle con
una forte capacità di operare sui mercati internazionali. Occorre insomma
consapevolezza che i processi di globalizzazione
avere la consapev glob attraversano
ormai tutta l’economia e che nessuna impresa, se vuol essere competitiva,
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La Camera di Commercio di Varese
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lato favorisce l’aumento della
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altro fa emergere importanti opportunità di
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nuove aree dove la domanda è in continuo sviluppo.
Questa ca
capacità tipicamente progettuale è manifestata dalle stesse
imprese, incrocia trasversalmente le loro esigenze comuni, si rafforza
attorno ad una condivisa visione strategica.
25Programma Pluriennale 2013-2017
In questi ultimi anni la Camera di Commercio e i diversi attori economici
coinvolti hanno sempre efficacemente sostenuto questa domanda
orientando risorse, priorità e investimenti in azioni coincidenti con
le aspettative delle industrie, delle piccole imprese e delle aziende
commerciali.
Obiettivo strategico Il traguardo verso cui la Camera di Commercio lancia
il suo sguardo nel prossimo quinquennio è allora
quello di allargare la platea delle imprese varesine
che riescono a fare dell’internazio-nalizzazione la
chiave di volta della propria competitività.
Del resto, una politica di sostegno all’internazionalizzazione, se intesa in un
senso non riduttivo, può essere un punto di partenza, una vera e propria leva
per dare vita ad un approccio più adeguato ai problemi della competitività in
senso lato. Un approccio che non si ponga esclusivamente l’obiettivo di far
guadagnare quote di mercato alle nostre imprese, ma che punti ad operare con
efficacia ed efficienza, e quindi nel modo più idoneo, così da accompagnarle
lungo un percorso complessivo di crescita.
Vision La Camera di Commercio si propone allora come
punto di riferimento, come soggetto fortemente
radicato sul territorio in grado di offrire risposte
adatte soprattutto a quella realtà ampiamente
rappresentata nel tessuto economico locale
costituita da piccole, talvolta piccolissime, imprese
e start-up per le quali il futuro passa per le vie del
mondo.
Questo avendo ben presente che esistono potenzialità inespresse e capacità
imprenditoriali da valorizzare, ma che esiste anche un aspetto problematico
collegato ad un’eccessiva propensione verso i mercati locali, dove per altro
la domanda è attualmente stagnante, che rende talvolta difficile l’approccio
all’internazionalizzazione.
Diventa quindi di fondamentale importanza aiutare le PMI, ed in particolare le
La dimensione glocal
cosiddette “imprese matricola” cioè prive di esperienza sui mercati esteri, ad
diventa strategica per
ampliare i mercati acquisire una coscienza di mercato globale introducendo concetti, strumenti
e modelli operativi necessari a definire il proprio processo di sviluppo. In tal
senso, la Camera di Commercio potrebbe operare suddividendo le possibili
azioni in relazione alla propensione delle imprese verso l’estero, valorizzando
quanto più possibile quella dimensione nel contempo globale e locale, glocal;
non mera delocalizzazione, quindi, ma vero e proprio ampliamento dei
mercati, dove il prodotto di qualità e “Made in Italy”, di cui il “Made in Varese”
rappresenta una punta di eccellenza, è sempre più ricercato e apprezzato.
Il tutto avendo come principio-chiave quello che anche e forse soprattutto
26sui mercati internazionali è necessario essere in grado di offrire quello
che viene richiesto dal mercato stesso. La conoscenza approfondita del
mercato è perciò un fattore di primaria importanza.
Anche il sistema imprenditoriale varesino, come del resto quello nazionale,
si trova ad affrontare una sfida che si profila in situazioni diverse: per
molte imprese, il problema è quello della pura e semplice sopravvivenza,
per molte altre è quello di recuperare una capacità competitiva, per altre
ancora è quello di rafforzare il business traguardando nuovi mercati.
Favorire una progettualità
A tal fine è oggi necessario rafforzare una progettualità che aggreghi
di aggregazione
la domanda di internazionalizzazione del territorio. E sarà possibile
favorendo la presenza di un unico soggetto che possa consentire la della domada di
partecipazione di imprese e di associazioni, soggetto riconosciuto internazionalizzazione
e sostenuto dalla Camera di Commercio, che coordini le diversità
esplicitate a livello locale dai differenti settori produttivi e realizzi,
non solo un’offerta di servizi all’internazionalizzazione, ma un’azione
di sostegno, aggregazione, valorizzazione delle esperienze di filiera
e di settore.
Le imprese che guardano per la prima volta ai mercati esteri hanno
Per le imprese matricola:
perciò veramente bisogno di un affiancamento strategico, e quindi di
un affiancamento su
progetti di trasferimento di know how, di strumenti e di modelli d’azione misura per gettare un
su misura che permettano loro di costruire un ponte impresa-mercato. ponte tra azienda e
In questo contesto di PMI, può inoltre diventare rilevante affiancare mercati
all’attenzione verso le singole imprese quella verso la costruzione di
reti e di filiere, così da acquisire dimensioni e capacità operative tali da
affrontare i mercati con giusti livelli di competitività. Si tratta di mettere in
campo progetti più complessi e duraturi che coinvolgano una pluralità di
imprese, possibilmente supportati da finanziamenti addizionali grazie ad
un’attenta politica di fund raising, che consentano di aumentare almeno
del 10% nell’arco del mandato (in realtà declinazione specifica è contenuta
nelle schede annuali), l’indice di internazionalizzazione delle imprese
“matricola” .
Per le aziende più strutturate, quelle che i percorsi di internazionalizzazione
Per le imprese strutturate
li hanno già messi in campo, disegnati e definiti, invece diventa importante
un servizio di informazioni
poter garantire loro un flusso costante di informazioni selezionate e selezionate
utili. Non basta quindi porsi come centro d’informazione. Occorre piuttosto
essere in grado di scegliere quelle informazioni veramente adeguate alle
esigenze delle imprese già avviate sulla strada dell’internazionalizzazione,
così da dare loro delle risposte precise alle scelte che già hanno fatto. Il
tutto facendo attenzione a diversificare le informazioni: a quelle tecnico-
operative (normative, documentali, contrattualistica, finanziamenti,
convenzioni…), vanno affiancate quelle di strategia, ovvero l’analisi sia sui
trend di mercato che sull’esportabilità dei prodotti.
27Programma Pluriennale 2013-2017
Anche su questi aspetti, possono essere prese in considerazione modalità
di intervento che, nell’ottica di creare sinergia grazie a utili reti e filiere, si
collocano a livello sovra-provinciale, ma con l’accortezza che i singoli territori
possano continuare a rappresentare attivamente un anello di congiunzione
con le istanze delle imprese.
Approfondendo con un maggiore grado di dettaglio le linee-guida che, sul
Linee guida
fronte dell’internazionalizzazione d’impresa, si vogliono porre al centro
INTERNAZIONALIZZAZIONE
Aumentare le opportunità dell’impegno della Camera di Commercio nel prossimo quinquennio, il primo
Promuovere la cultura obiettivo non può allora che essere quello di aumentare quantitativamente
Ricercare nuovi mercati e qualitativamente il numero delle opportunità a disposizione delle
Attrarre investimenti aziende varesine. Questo puntando a massimizzare il vantaggio complessivo
del sistema imprenditoriale locale anche attraverso una forte attenzione,
in una logica di sussidiarietà, all’operatività degli altri soggetti istituzionali
e associativi. Occorre poi individuare il giusto mix di iniziative e strumenti
finanziari di accompagnamento all’export.
Un secondo passaggio sarà quello di valorizzare la cultura
dell’internazionalizzazione delle micro, medie e piccole imprese. Si tratta
di individuare percorsi che affianchino i processi di informazione e formazione
secondo modalità innovative (utilizzo dei social media, web marketing…), a
quelli più tradizionali, legati alla normativa internazionale e doganale. Non
devono mancare opportuni momenti di condivisione delle esperienze così da
diffonderle nel modo più efficace.
In questo contesto di apertura e attenzione verso l’esterno, il terzo passaggio
non può che essere quello di sostenere la ricerca e l’individuazione di
nuovi mercati target, di volta in volta scelti sulla base delle indicazioni che
arrivano dai mercati stessi, cogliendo quelli più interessanti per il nostro
sistema imprenditoriale. E questo grazie anche al prezioso impegno che,
in tal senso, garantisce il Tavolo Internazionalizzazione che potrà utilmente
continuare a svolgere il suo prezioso ruolo di supporto nella definizione delle
politiche camerali in materia.
Un’altra scelta decisiva sarà, infine, quella di utilizzare la posizione strategica
del nostro territorio rispetto a infrastrutture, come l’aeroporto di Malpensa e il
polo fieristico di Rho-Pero, ma anche ad eventi, un esempio è l’Esposizione
Universale del 2015, che possono fungere da fattori di attrazione. Occorre
insomma valorizzare quello che può essere definito un concetto di vera e
propria “internazionalizzazione in casa” e, al tempo stesso, essere in grado
di richiamare in misura sempre maggiore investimenti diretti esteri sul nostro
territorio.
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