IL GOVERNO DELLA GUERRA 1961/2018 - BRENT SCOWCROFT IL VIETMAM E L' "AGENT ORANGE" - La Bestia

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IL GOVERNO DELLA GUERRA 1961/2018 - BRENT SCOWCROFT IL VIETMAM E L' "AGENT ORANGE" - La Bestia
IL GOVERNO DELLA GUERRA
    1961/2018 - BRENT SCOWCROFT
  IL VIETMAM E L’ “AGENT ORANGE”
Dal libro la Bestia, pag. 3 segg.,
Nella sua testimonianza il giudice Rose afferma
che costui è sta- to «estradato in USA da Giovanni
Falcone». Ne dà conferma un altro giudice che lo
affianca, Laurie Bersella.
Queste dichiarazioni mi lasciano stupefatto.
Riscontrare la presenza in Italia di un pericoloso
terrorista già costituisce una grossa novità nella
storia del nostro Paese. Più inquietante è trovarne
uno appena prima dell’uccisione di Falcone e
apprendere che proprio quest’ultimo lo aveva
consegnato agli americani.
Sento che si tratta di un elemento significativo,
rilevante, e inizio subito a fare ricerche sui
personaggi italiani e americani presenti nella
vicenda. E incontro grosse difficoltà. Dell’arresto
dell’arabo nel nostro Paese non trovo traccia.
Come legale di parti offese mi rivolgo alle autorità
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amministrative del massimo livello. Non mi viene
fornita alcuna informazione.
Cerco allora sul versante americano. E quando
infine trovo qualcosa, rimango ancora più allibito.
Mi imbatto infatti nel nome di George Bush senior,
allora presidente degli Stati Uniti, e in quelli dei
componenti del suo staff militare: il capo di Stato
maggiore John Sununu, il consigliere per la
Sicurezza nazionale Brent Scowcroft (nome
spesso affiancato al suo socio in affari Henry
Kissinger), il segretario di Stato James Baker.
Li vedo anche immortalati davanti a un elicottero
da guerra americano in una foto ricordo scattata
appena prima della loro partenza da Roma per gli
Stati Uniti. Sono stati in Italia per un summit mili-
tare della NATO, verso la fine del 1991. E con loro
c’è anche l’am- basciatore in Italia Peter Secchia.
Hanno parlato non solo dell’invasione in atto
dell’Iraq di Saddam Hussein e della nascente
«Nuova Europa», ma anche di questo pericoloso
terrorista, come racconterà Peter Secchia.
In sostanza «parlano» di questo arabo i massimi
vertici dei supremi apparati militari degli Stati
Uniti: NSA, CIA, NATO, FBI, DEA, Stay-behind,
ovvero personaggi che, allora come sempre,
governano il mondo attraverso questi summit. È
un circolo rarefatto e potente che s’incontra anche
attraverso altri enti ed eventi riservati denominati
Council on Foreign Relations, Bilderberg,
Trilaterale, costantemente diretti ad attuare the
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New World Order, «il Nuovo Ordine Mondiale»; o
attraverso misteriose società ed entità cui talvolta
sono collegati, come la Skull and Bones
dell’Università di Yale (confraternita segreta che
avrebbe visto tra i propri membri vari futuri
presidenti degli Stati Uniti); la confraternita Phi
Sigma Kappa della West Virginia Univer- sity;
l’Ordine dell’Impero britannico; la Chiesa di Gesù
Cristo dei santi degli ultimi giorni, ossia la Chiesa
dei mormoni.“

Dal libro “La Bestia, pag. 330 “.

Chi era, in quel summit di Roma, il grande Capo
(della National Security Agency), occhio di Dio,
attraverso satelliti vaganti non certo per caso nel
nostro cielo, collegati ai nostri maxi-radar di
Sigonella? Si chiamava Brent Scowcroft. Ancora
nel settembre del 1969 questo personaggio, di
appartenenza mormone, risultava assegnato alla
direzione delle questioni relative al Consiglio di
sicurezza nazionale, intento a occuparsi della
guerra in Vietnam con il vicepresidente Nelson A.
Rockefeller e il direttore dell’Agenzia di
intelligence centrale William Colby. Quest’ultimo,
direttore della CIA dal 1973, già dal 1958 era stato
incaricato di impedire l’ascesa del comunismo in
Italia. Il 2 aprile 1976 presso la Georgetown
University di Washington si tenne un convegno
organizzato dal CSIS, Center for Strategic and
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International Studies. Radunò vari personaggi, tra
cui un certo Michael Leeden allo scopo di studiare
assieme quello che ne era il tema di fondo: il
miglior modo per gli Stati Uniti di intervenire in
Italia «al fine di contenere la minaccia comunista».
Oltre a Colby parteciparono a quel convegno
grossi esponenti dei servizi militari USA e
personaggi con importanti ruoli politici fra cui
William Casey (intimo di Reagan e poi direttore
della CIA), John Connolly (ex segretario al Tesoro
con Nixon, finanziere, petroliere, legato in molti
affari con Michele Sindona, definito da tanti
animatore della politica dell’estrema destra
americana nei confronti dell’Italia), e anche Claire
Sterling (la giornalista che dette dell’attentato al
papa la nota versione che ne addebita le
responsabilità ai servizi segreti bulgari e russi).*
Scowcroft, oltre al centralissimo ruolo pubblico
che ricopriva, a suo tempo era privatamente in
società con Henry Kissinger nella produzione e
vendita di mezzi militari, in particolare tramite la
Lockheed Martin, azienda aerospaziale globale
americana: difesa, sicurezza e tecnologie
avanzate con interessi a livello mondiale. Oggi,
nel 2018, è a capo dello Scowcroft Center for
Strategy and Security – Atlantic Council, da cui
continua a governare sul mondo.”

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Documentazione informativa

1) Sulla attualità del problema e sulla necessità
di immediati interventi di ausilio, pag. 5 sgg.
2) Sugli effetti dell’Agent Orang, pag. 37 sgg.

!

Ancora guai per Monsanto: governo Vietnamita
riapre causa per risarcire milioni di vittime dell’
Agent Orange
agosto 27, 2018 Elisa Mussio Approfondimenti

Il Ministero degli Esteri vietnamita ha dichiarato che
riesaminerà i canali legali possibili nel tentativo di
ricevere danni, per oltre un milione di persone, da un
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gruppo di società chimiche tra cui Monsanto e Dow
Chemical, che hanno prodotto il mortale erbicida
Agent Orange per le forze armate statunitensi
durante la guerra del Vietnam.
L’annuncio del Ministero degli Esteri è arrivato come
diretta conseguenza del precedente legale stabilito
dal verdetto di San Francisco del 10 agosto, in cui
Monsanto è stata condannata a pagare oltre 289
milioni di dollari in danni totali all’ex guardia
forestale Dewayne “Lee” Johnson, un padre della
California che ha contratto il linfoma non-Hodgkin a
causa dell’uso prolungato degli erbicidi a base
di glifosato (specialmente il Roundup Ready) prodotti
dalla Monsanto sul posto di lavoro.
“Questo caso è un precedente che cambia
necessariamente gli argomenti finora avanzati da
svariate entità sia scientifiche che governative, ovvero
che gli erbicidi forniti alle forze armate statunitensi da
Monsanto e altre aziende chimiche americane durante
la guerra del Vietnam non sono dannosi per la salute
delle persone”, ha detto giovedì il vice portavoce del
Ministero degli Esteri Nguyen Phuong Tra.
“Riteniamo che la Monsanto debba essere ritenuta
responsabile del risarcimento dei milioni di vittime
vietnamite dell’Agent Orange per i danni causati
dagli erbicidi della società”, ha proseguito Tra.
Secondo le stime della Croce Rossa vietnamita, sulla
base di studi locali, almeno un milione di persone in
Vietnam soffre attualmente di disabilità o di altri

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problemi di salute associati ai danni causati dall’Agent
Orange.
L’Associazione vietnamita delle vittime dell’Agent
Orange ha dichiarato che le persone colpite sono
“le più povere del paese”. Il 70% delle famiglie vive
al di sotto della soglia di povertà e il 22% conta tre o
più vittime. Molti sono gravemente disabili; il 90 per
cento è disoccupato. L’onere dell’assistenza a queste
vittime ricade sui loro genitori o parenti, molti dei quali
sono ormai in età avanzata. Il problema è grande, e lo
sarà ancora di più quando i genitori e chi si prende
cura di queste vittime alla fine moriranno”.
Una precedente causa intentata dalla Vietnam
Association of Victims of Agent Orange (associazione
vietnamita delle vittime dell’Agent Orange) nei primi
anni 2000 è fallita nel sistema giudiziario statunitense,
tuttavia il governo vietnamita ritiene che una nuova
causa legale, possibilmente al di fuori degli Stati
Uniti, sarebbe ora più forte.
Le stesse aziende chimiche che avrebbero potuto
affrontare nuove pressioni legali dal Vietnam
convennero nel 1984 di accordarsi con tutti i veterani
dell’esercito degli Stati Uniti, Australia e Nuova
Zelanda, che servirono in Vietnam tra il 1961 e il
1972, e che credevano che loro stessi o i loro figli
sono stati danneggiati dall’esposizione all’Agent
Orange. All’epoca, il risarcimento di 180 milioni di
dollari che ricevettero era il più grande della
storia.L’esercito statunitense ha utilizzato l’Agent
Orange e altri defolianti nell’ambito del suo
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programma di guerra chimica “Operation Ranch
Hand”. Dow Chemical e Monsanto furono i due
maggiori produttori di Agent Orangeper l’esercito
statunitense, insieme a decine di altre società, tra cui
Diamond Shamrock, Uniroyal, Thompson Chemicals e
Hercules.Nel 1961 e 1971, il governo degli Stati Uniti
e la Repubblica del Vietnam (Vietnam del Sud)
utilizzarono gli “erbicidi arcobaleno” (Agent Orange,
Agent Pink, Agent Green, Agent Purple, Agent White e
Agent Blue) per defogliare foreste e mangrovie al
fine di liberare perimetri per uso militare e
distruggere colture per affamare il
nemico (Vietnam del Nord e Fronte di liberazione
nazionale). Il più irrorato di questi erbicidi era l’Agent
Orange. È stato utilizzato dal 1965 al 1970 e gli
scienziati stimano che ne sono stati sparsi circa
45.677.937 litri (12.066.834 galloni) durante questo
periodo.In totale, gli “erbicidi arcobaleno”
rappresentavano circa 72 milioni di litri (19 milioni di
galloni). Durante la guerra sono stati distrutti fino a
2 milioni di ettari di terreno e foreste a causa delle
irrorazioni di erbicidi e sono stati colpiti anche la
Cambogia e il Laos.

 Che cos’è l’Agent Orange?
Il principio attivo dell’Agent Orange era una miscela
equivalente di due erbicidi fenossi – l’acido 2,4-
diclorofenossiacetico (2,4-D) e l’acido 2,4,5-
triclorofenossiacetico (2,4,5-T) – in forma di estere
isoottile, che conteneva tracce della 2,3,7,8-
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tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) della diossina.Il
TCDD era una traccia (tipicamente 2-3 ppm, ma
variava da 50 ppb a 50 ppm), ciononostante rimaneva
un contaminante significativo dell’Agent Orange. La
TCDD è la più tossica delle diossine ed è classificata
come cancerogena per l’uomo dall’Agenzia
statunitense per la protezione dell’ambiente
(Environmental Protection Agency).
Secondo le Nazioni Unite, le diossine sono “uno dei
composti più tossici conosciuti dall’uomo”.

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Agente arancio e Vietnam, l’eredità di un conflitto
Pubblicato il 9 giugno 2016 di Matthias Canapini
Procedendo verso sud, in alcune zone di aperta
campagna, gli alberi hanno cessato di crescere. Solo
ampie distese di terra arida. Il vuoto. Il 30 aprile del
1975, stando ai resoconti storici, finiva la guerra in
Vietnam, ma gli effetti dell’agente arancio, una
diossina lanciata dall’esercito statunitense durante il
conflitto, sono tuttora ben visibili. Alcuni terreni agricoli
e gran parte delle acque dei fiumi, soprattutto nel sud,
sono ancora contaminate e rendono impossibile il
sostentamento di contadini e famiglie locali.

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A distanza di circa quaranta anni l’agente arancio,
come un parassita, continua a mangiarsi l’ecosistema
di questo vasto paese del sud-est asiatico. Oltre al
disastro naturale, si aggiunge il dramma umano.
Tantissimi bambini, ancora oggi, nascono con gravi
malformazioni fisiche, problemi mentali, tumori e
malattie di ogni tipo. I veterani o i civili contaminati
dalla diossina vivono una vita di stenti e dolori. Alcuni,
grandi e piccoli, si spengono lentamente, giorno dopo
giorno, sdraiati su letti o brandine con lo sguardo
vuoto a fissare il soffitto.
Secondo l’associazione locale VAVA (Vietnamese
Association of Victims of Agent Orange), ben 4,8
milioni di persone in Vietnam sono state esposte
all’erbicida e circa 3 milioni di esse soffrono di malattie
mortali. L’eredità di un conflitto.
Ly Thi Son ha un sorriso disarmante. Incute dolcezza
e sollievo laddove potrebbe regnare solo rabbia e
dolore. Davanti alla sua minuscola casetta ha
costruito una specie di mercatino e tenta ogni giorno
di vendere caramelle alla menta e lattine di Red Bull
ai vari passanti. Ci sediamo sulla sponda del letto,
stretti come sardine. Suo figlio Tran Van Thi è
accucciato in un angolo dello stanzino. «Mio marito è
morto pochi mesi fa ed è stato contaminato
dall’agente arancio mentre era al fronte. Nessuno in
tempo di guerra sapeva cosa potesse essere quel gas
verdognolo che cadeva dal cielo. Sentivamo la pelle
bruciare, unta come olio. Quando è nato nostro figlio
abbiamo fatto degli esami medici e abbiamo capito.
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Abbiamo scoperto la verità». Tran non si muove, non
si lava, non mangia e non beve, se non grazie all’aiuto
della madre. Ha le ginocchia sbucciate e lo sguardo
perso. Si sposta gattonando ma non emette parole.
Solo lamenti che riempiono la stanza di malessere.
L’automobile si ferma senza preavviso di fronte ad
una umile casa in cemento in un remoto angolo del
nord Vietnam. In linea d’aria siamo a circa 200 km da
Hanoi, persi tra risaie e buoi intenti a mangiare l’erba
a bordo della strada. Una ragazza, o forse un’anziana
si rotola nel cortile della struttura, gemendo, urlando e
ridendo in un misto di raccapricciante follia. Qualche
cagnolino le gira attorno, lei si dondola tra sé e sé,
persa nella sua mente e nella polvere del giardino.
Alza la testa al cielo e solo allora noto che è cieca.
Due buchetti azzurri le incorniciano il viso. Non ha
capelli, solo rade chiazze di peluria disseminate sul
cranio. La mamma emerge dal ventre della casa. Si
chiama Le Thi Teo, ha settanta anni ed un braccio
rotto, ma non si sa come. «Si, la mia storia è uguale a
quella di tante altre vedove o donne sparse nel
Vietnam. Mio marito ha combattuto, è venuto a
contatto con la diossina ed ecco qui il risultato».
Indica con un sorriso il corpo della figlia. «L’umore di
Hong Gam dipende molto dal tempo, ma
sostanzialmente è impazzita durante il corso degli
anni. Se si avvicina un temporale, il suo cervelletto ne
risente, diventa isterica e nervosa e sono costretta a
chiuderla in una stanzina senza porte né finestre, solo
sbarre alle pareti in modo che non rompa niente o non
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lanci oggetti». Continuiamo a parlare, ma i gemiti
pazzi di Hong raggiungono il nostro tavolo
scuotendomi dentro.
La città di Saigon è in fermento. Motorini, venditrici di
frutta e turisti sudati. L’asfalto è rovente.
Ottengo finalmente il permesso per visitare il “villaggio
della pace”, un reparto del Tu Du Hospital dedicato ai
bambini dalle due settimane di vita ai dieci anni circa
vittime dell’agente arancio. Un luogo desolato e
fatiscente. Al secondo piano, sigillati dentro bocce di
vetro, ci sono i corpi dei neonati, morti appena dati
alla luce, poco dopo la fine del conflitto. Una targhetta
in plastica ricorda il loro nome, l’età ed il motivo del
decesso, gran parte delle volte avvenuta per
malformazioni fisiche.
Le scale che conducono al terzo piano si animano di
schiamazzi, urla, guaiti. Provengono dalle quattro
stanze dislocate lungo il corridoio. Neonati deformi
mangiati da tumori e bolle infettive. Occhi fuori dalla
orbite e crani tre volte più grandi del normale.
Gravissime malformazioni ossee, articolazioni gonfie
e corpi quasi scheletrici. Molti dei bambini o
adolescenti presenti si dondolano sui bordi del letto e
sbattono la testa contro le pareti. Non riesco a
immaginare quali tipi di dolori possano provare. Un
ragazzotto sui tredici anni ha la pelle come bruciata,
coperta da croste. Le infermiere sono state costrette a
legargli i polsi con delle manette per evitare che si
gratti e peggiori la sua condizione. Mi chiedo però, se
esista un “peggio” in situazioni simili.
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Questo breve reportage è tratto dal libro “Oltre l’est –
cronache dai margini” di prossima uscita per Prospero
Editore. Per maggiori informazioni sull’agente arancio
visita la pagina di Vietnam Agent Orange Relief and
Responsibility Campaign.

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https://www.giornalettismo.com/archives/1095957/
leredita-dellagente-arancio

I figli dell’Agente Arancio
di MAZZETTA | 10/09/2013

Milioni di vietnamiti e un numero imprecisato di
veterani sono stati contaminati dai diserbanti usati
dagli americani, che ne conoscevano la loro tossicità,
ma fecero finta di non saperlo.

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NOVE ANNI DI BOMBARDAMENTI CON I
DISERBANTI – L’Operation Ranch Hand è durata dal
1962 al 1971 ed è stata arrestata solo dopo che nel
1970 uno studio ha scoperto che il 2,4,5-T poteva
causare difetti nei nascituri delle cavie, l’anno
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successivo le forze americane smisero di usare
erbicidi in Vietnam. La sostanza rappresentava il 50%
del famigerato Agente Arancio, una miscela 1:1 di 2,4-
D (acido-2,4-diclorofenossiacetico) e 2,4,5-T
(acido-2,4,5-triclorofenossiacetico), due potenti e noti
erbicidi, il nome deriva dal colore del nastro che
distingueva i loro contenitori da quelli degli agenti blu,
rosa etc. che avevano altre formulazioni. L’Agente
Arancio fu il più utilizzato in Vietnam.

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LO SAPEVANO DA PRIMA – Sul fatto che le autorità
degli Stati Uniti sapessero da prima della tossicità
dell’Agente Arancio oggi non ci sono più dubbi, si
tratta di un fatto accertato nelle aule giudiziarie e dalla
storiografia. Per dirla con le parole del dottor James
R. Clary (uno scienziato che ha lavorato per la
Chemical Weapons Branch, BW/CW Division ) andò
che: «Quando noi (gli scienziati militari) cominciammo
il programma erbicida negli anni ’60, sapevamo del
danno potenziale dovuto dalla contaminazione di
diossina. Sapevamo anche che la formulazione
“militare” aveva una concentrazione di diossina
superiore a quella “civile”, a causa dei costi inferiori e
della maggiore velocità di produzione. Tuttavia, visto
che il materiale doveva essere usato sul “nemico”,
nessuno di noi era troppo preoccupato.»
TANTA DIOSSINA – Il “nemico erano i vietnamiti,
perché sotto le nuvole di spray sparse dagli americani
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c’erano soprattutto civili vietnamiti, gli stessi che
hanno continuato a morire o a dare alla luce figli
deformi fino a oggi. Gli epidemiologi calcolano che
nelle zone irrorate dagli americani le nascite deformi
siano il triplo della media e che tale valore impenni
nelle campagne e nelle zone più pesantemente
colpite. Lo studio del 1970 nasce dalla scoperta nel
1969 che l’Agente Arancio era contaminato da una
diossina, la TCDD, la stessa del disastro di Seveso,
una molecola descritta come “forse la molecola più
tossica mai sintetizzata dall’uomo e che questa
contaminazione stava producendo gli effetti fino ad
allora “inspiegabili” in quanti erano rimasti esposti
all’Agente Arancio. In seguito si scopriranno anche dei
memorandum con i quali i principali produttori del
diserbante, da Monsanto che fece la parte del leone
a      Diamond Shamrock, Dow Chemical Company,
Hercules e altre, con i quali queste aziende
informavano il governo della contaminazione da
diossina del 2,4,5-T e che nella sua produzione un
surriscaldamento accidentale della sostanza poteva
provocare condensare il prodotto e sintetizzare così la
TCDD. Un fatto noto e un avvertimento che saranno
prese sottogamba, se proprio questo rischio nella
produzione si concretizzerà nella tragedia di Seveso.

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DIOSSINA: LA VERITA’ NASCOSTA
Senza categoria di Navdanya il manifesto 2012.05.23
– 11 INCHIESTE Fusti di morte tra Seveso e Mantova
ANDREA TORNAGO.

«Diossina: la verità nascosta», un libro di Paolo
Rabitti per Feltrinelli
Sulla destinazione finale dei temibili fusti con la
diossina di Seveso «uno dei veleni più potenti mai
prodotti dall’uomo», la tetraclorodibenzop- diossina
(Tcdd) fuoriuscita dall’Icmesa il 10 luglio 1976 – è
stato scritto e fantasticato molto: finiti in una miniera
argillosa del «blocco sovietico»
grazie alla mediazione del Pci; abbandonati in un ex
mattatoio di
AnguilcourtLe Sart dall’ex paracadutista Bernard
Paringaux e presi in custodia dall’esercito francese;
bruciati in Svizzera negli inceneritori della Ciba-Geigy
o da una nave-inceneritore in una rotta fantasma sul
mare del Nord; tumulati in discarica a Schönberg
nell’ex Rdt.
Tra l’Icmesa e la Montedison
Paolo Rabitti, autore di Diossina: la verità nascosta
(Feltrinelli, pp. 292, euro 16), ingegnere superperito
delle procure nei processi per i maggiori disastri
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ambientali italiani, ci restituisce in questa «inchiesta
sull’eredità nascosta di Seveso» un finale tristemente
verosimile: i fusti con la diossina dell’Icmesa non
hanno mai lasciato l’Italia, e neppure i confini della
regione Lombardia. Rabitti, che è stato consulente
dell’ex pm Felice Casson sul petrolchimico di Porto
Marghera, ha collaborato con la procura di Napoli per
l’emergenza rifiuti in Campania e sta curando la
perizia sulle scorie smaltite in Lombardia sotto la
nuova autostrada «Brebemi», fa tesoro
dell’esperienza acquisita nei «processi impossibili»
contro i colossi industriali per tentare di far luce su
uno dei grandi misteri
italiani: l’incidente dell’estate del ’76 al reattore di
triclorofenolo
dell’Icmesa e la nube letale di diossina che investì
i vicini comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno,
Desio, Bovisa. La sua indagine suggestiva, che
riesce anche a dimostrare come il reattore
dell’Icmesa fosse congegnato per la produzione di
diossina per l’industria militare, parte da un
dettaglio, un’invisibile evidenza che è sempre
stata sotto gli occhi di tutti: due binari ferroviari,
discreti e sicuri, che collegano
l’Icmesa di Seveso alla Montedison di Mantova.

La «pista italiana»
Portare ad ogni costo le scorie dell’Icmesa «fuori
dall’Italia» era la
missione ufficiale del senatore andreottiano Luigi Noè,
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a capo dell’Ufficio speciale Seveso dal 1979 dopo
diversi anni passati ad occuparsi di scorie nucleari ai
vertici dell’Enea. Secondo la versione ufficiale, la
notte del 10 settembre 1982 Noè avrebbe seguito
personalmente il carico con la diossina fino a
Ventimiglia, al valico con la Francia. Cosa sarebbe
accaduto poi ai fusti che contenevano le terre di
bonifica e i residui del reattore A101 poco importava, il
problema era liberarsi dell’incubo diossina, poter dire
che il pericolo era lontano da Seveso e da Milano, in
un luogo segreto e ovviamente «al sicuro». I fusti
sarebbero diventati, come riporta Rabitti, il vero
«spettro» in giro per l’Europa: secondo i francesi non
c’è alcuna traccia di quel passaggio alla dogana di
Ventimiglia. L’ex ufficiale paracadutista Paringaux, cui
Noè affidò il carico letale, fu arrestato poco dopo per
aver trasportato illegalmente i rifiuti in
territorio francese, ma nemmeno davanti ai giudici
rivelò dove si trovavano i fusti. E se semplicemente
non fossero mai usciti dall’Italia?
Torniamo a Mantova. Nel 1975 la Montedison
inaugura un inceneritore per rifiuti pericolosi
all’avanguardia in Europa, in grado di bruciare le
scorie a una temperatura di oltre 1000 gradi
centigradi, temperatura alla quale si credeva
erroneamente di poter distruggere la molecola di
diossina. Tra gli stabilimenti Montedison e Icmesa
era attivo un collegamento ferroviario. E in molti a
Mantova ricordano un episodio dell’estate dell’80,
quando all’improvviso le foglie delle piante rivolte
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verso il petrolchimico diventano gialle, le altre
rimangono verdi. Alberi che d’improvviso si sono
seccati e sono morti, come quelli del Vietnam
sotto l’Agent Orange alla diossina sparato dai
marines. Il racconto si sposta poi dieci anni più tardi,
quando un medico di base comincia a riscontrare un
inspiegabile aumento di sarcomi dei tessuti molli nella
popolazione vicino al petrolchimico di Mantova, un
tumore raro direttamente associato alla diossina di
Seveso (Tcdd).
I fusti con la Tcdd partiti dall’Icmesa il 10
settembre 1982 (foto a sinistra); i bidoni ritrovati
ad Anguilcourt-Le Sart, in Francia, il 19 maggio
1983 (foto a destra). Come si può notare, quelli
partiti hanno cerchiature metalliche tipiche dei
fusti Enea per il trasporto delle scorie nucleari,
quelli ritrovati sono invece semplici bidoni.
L’autore lo specifica più volte: non posso affermare
che la diossina dell’Icmesa sia stata bruciata a
Mantova. «La pistola fumante non c’è scrive Rabitti –
però ci sono le tracce del passaggio dell’assassino, ci
sono le vittime, non manca l’impronta digitale». C’è la
scomparsa di 35mila metri cubi di terre scavate nella
«zona A» di Seveso; c’è l’incertezza sulla sorte di
1600 tonnellate di prodotti clorurati stoccati
nell’azienda che, secondo l’Ufficio speciale, «sembra
siano andate alla combustione nel mare del Nord».
C’è la confessione, in punto di morte, di un ex operaio
della Montedison. C’è la prova, come dimostrato dai
documenti fotografici, che i fusti ritrovati nell’83 ad
                           26
Anguilcourt-Le Sart non sono uguali a quelli partiti
dall’Icmesa.

L’eredità di Seveso
Ma soprattutto c’è la ragionevole consapevolezza che
non vi era alcun motivo di portare a tutti i costi la
diossina fuori dal territorio italiano, tessendo intrighi
internazionali, sborsando miliardi di lire e
accumulando segreti, e ricatti, in giro per l’Europa. La
questione del disastro dell’Icmesa si poteva regolare
benissimo nell’«eccellente» Lombardia. In Diossina si
possono trovare tutti gli elementi di quell’inquietante
«sistema» in cui ancora oggi sprofonda la regione
«locomotiva d’Italia»: imprese che nascondono o
falsificano i dati, autorità sanitarie che non controllano,
studi epidemiologici che non concludono mai nulla,
stampa imboccata con informazioni e scoop pilotati.
Eredità dei «giorni del silenzio» di cui parla anche
Andrea Palladino nel suo Trafficanti (Laterza): quegli
interminabili otto giorni del luglio ’76 in cui la
popolazione ha continuato ignara a vivere,
camminare, mangiare, respirare in mezzo alla
diossina

                            27
http://www.internationalcrimesdatabase.org/Case/
196/Vietnam-Association-for-Victims-of-Agent-
Orange-v-Dow/

Vietnam Association for Victims of Agent Orange v.
Dow Chemical Co.

!
(Source picture: Wikipedia)
Vietnam Association for Victims of Agent Orange
v. Dow Chemical Co.
    Court       United States Court of Appeals For the Second District, United States
    case number 05-1953-cv
    Decision
             Judgment
    title
    Decision
             22 February 2008
    date

                                                 28
•   Vietnam Association for Victims of Agent Orange, and others
Parties
             •   Dow Chemical Company, and others
Other names •    Agent Orange
Categories   Crimes against humanity, Genocide, Torture, War crimes
             Agent Orange, crimes against humanity, herbicides, infliction of unnecessary
Keywords
             suffering, product liability, Vietnam War, war crimes, wrongful death
Links        •   Judgment

Summary
During the Vietnam War in the 1960’s, the United
States sprayed toxic herbicides in areas of South
Vietnam. Herbicides were considered effective in
meeting important US and allied military objectives in
Vietnam. Vietnamese nationals and a Vietnamese
organisation representing the victims of Agent Orange
brought a case before US court against several US-
registered companies that were deployed by the
United States military during the Vietnam War. They
claimed to have suffered injuries as a result of their
exposure to and contamination by these herbicides.
The Plaintiffs brought the case to court under the Alien
Tort Statute, which grants the district courts
jurisdiction over any civil action by an alien claiming
damages for a tort committed in violation of
international law or a treaty of the United States. They
also asserted claims grounded in domestic tort law.
Plaintiffs sought monetary damages as well as
injunctive relief in the form of environmental
abatement, clean-up, and disgorgement of profits.

                                             29
The District court determined that Plaintiffs had failed
to demonstrate an alleged violation of international
law because Agent Orange (toxic herbicide) was used
to protect United States troops against ambush and
not as a weapon of war against human populations.
On 22 February 2008, the Court of Appeals confirmed
this decision.
Procedural history
On 10 September 2004, a complaint was filed on
behalf of the Vietnam Association for Victims of Agent
Orange and several individuals against various
(chemical production) companies. The civil action was
filed pursuant to the Alien Tort Claims Act (ATCA), 28
U.S.C. para. 1350, and pursuant to other statutory
and common law provisions, for aiding and abetting
violations of international law and war crimes. The
claims arise out of defendants’ manufacture and
supply of herbicides which were used in Vietnam
between 1961 and 1975 and which have caused
death and injury. Therefore, the plaintiffs sought
money damages for personal injuries, wrongful death
and birth defects and injunctive relief for
environmental contamination and disgorgement of
profits. After the District Court dismissed these claims
in 2005, the plaintiffs appealed.

Related developments
A writ of certiorari with the Supreme Court was issued,
but on 27 February 2009 the Supreme Court decided
against hearing the case.
                           30
In August 2012 the US government announced its
commitment to a joint project with Vietnam to clean up
the chemicals left over from the use of Agent Orange
and other herbicides during the Vietnam War.
Legally relevant facts
The US government implemented a program to spray
herbicides in Southeast Asia, which was called
‘Operation Trail Dust’. United States Air Force aircraft
dispersed more than 95% of all herbicides used in
Operation Trail Dust (Complaint, p. 13). The South
Vietnamese government subsequently used these
herbicides until 1975. The plaintiffs include
Vietnamese nationals residing in both what was
former North and South Vietnam and the Vietnamese
Association for Victims of Agent Orange (“VAVAO”).
This non-governmental organisation represented
persons who were exposed to Agent Orange and
other herbicides during the war. Due to this exposure,
the plaintiff alleged that they incurred several injuries,
such as miscarriages, birth defects, breast cancer,
ovarian tumours, lung cancer, Hodgkin’s Disease, and
prostate tumours. They claimed that the defendant did
not take adequate or reasonable measures to reduce
the content of dioxin or other toxic chemicals in their
products or to otherwise prevent or mitigate their
toxicity to humans who might come into contact with
the herbicide, concerning the uses to which it would
be put (Complaint, p. 17).
The District Court determined that Plaintiffs had failed
to prove a violation of international law because Agent
                            31
Orange was used to protect US troops against
ambush and not as a weapon of war against human
populations (p. 6). The final judgment dismissing the
Complaint was entered on March 25, 2005, after
which the plaintiffs filed an appeal.
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Core legal questions
• Do the alleged acts constitute a breach of
  customary international law?
• Is the Alien Tort Law was applicable to the
  current case (Court of Appeal Decision, pp. 17-18)?
• Has the District Court prematurely dismissed the
  claims for injunctive relief (Court of Appeal Decision,
  pp. 17-18)?
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Specific legal rules and provisions
• Article 23 of the Annex to the Hague Convention IV
  Respecting the Laws and Customs of War on Land
  signed October 18, 1907.
• 1925 Geneva Protocol for the Prohibition of the Use
  in War of Asphyxiating, Poisonous or Other Gases,
  and of Bacteriological Methods of Warfare.
• Article 3 of the Geneva Convention relative to
  Protection of Civilian Persons in Time of War.
• Article 2 of the Convention on the Prevention and
  Punishment of the Crime of Genocide.
• UN General Assembly Resolution 2603(XXIV)-A.
• Paragraphs 1091 and 2441 of Title 18 of the US
  Code.
                           32
• Federal Question, Paragraph 1331 of Title 28 of the
   US Code.
• Diversity Jurisdiction, Paragraph 1332 of Title 28 of
   the US Code.
• Regulation of Commerce, Paragraph 1337 of Title
   28 of the US Code.
• Alien Tort Claims Act, Paragraph 1350 of Title 28 of
   the US Code.
• US Torture Victim Protection Act of 1991.
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Court's holding and analysis
In order to answer the first core question, the Court
had to determine the existence of a breach of
customary international law and the subsequent
application of Alien Tort Law. In doing so, the Court
relied on the Sosa case, in which the Supreme Court
stated that courts should be careful in deciding
whether violations of the law of nations can lead to an
ATS claim (p. 21). In the light of this judgment, the
Court evaluated the complaints of the plaintiffs. They
alleged that the United States government violated
international law by spraying toxic herbicides in areas
of Vietnam from 1962 to 1970 and that the defendants
either aided and abetted the government’s violations
by supplying it with Agent Orange or that they were
directly liable in their corporate capacities (p. 5).
Although the Court agreed with the plaintiffs that the
herbicide campaign was controversial, it did not
support the contention that the use Agent Orange
violated universally accepted norms as those norms
                          33
would not necessarily prohibit the deployment of
materials that are only secondarily, not intentionally,
harmful to humans’ (pp. 26-27). Moreover ‘alleged
customary international norms proscribing the use of
poisons as a weapon against human beings’ cannot
be applied anyhow, since the Supreme Court held
in Sosa v. Alvarez-Machain that to file a claim under
the ATCA, the allegedly breached norm should be
‘obligatory’ and ‘universal’. According to the Court,
these qualifications did not apply to this case (pp.
32-33).
With respect to the second core question, the Court
was convinced that the fact relied upon by the District
court were readily apparent. The Court did not find
any signs of abuse of discretion in the District Court’s
decision to reject injunctive relief and therefore
dismissed the claim of the plaintiffs (p. 35).

Further analysis
• L.S. Mullenix, ‘Practical Wisdom and Third-
  Generation Mass Tort Litigation’, Loyola of Los
  Angeles Law Review, 1998, vol. 31, pp. 550-556.
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Instruments cited
• Convention (IV) respecting the Laws and Customs
  of War on Land and its annex: Regulations
  concerning the Laws and Customs of War on Land,
  The Hague, 18 October 1907.

                           34
• Protocol for the Prohibition of the Use in War of
    Asphyxiating, Poisonous or Other Gases, and of
    Bacteriological Methods of Warfare, Geneva, 17
    June 1925.
•   Geneva Convention relative to the Protection of
    Civilian Persons in Time of War (GC IV), 12 August
    1949, 75 UNTS 287, entered into force 21 October
    1950.
•   Convention on the Prevention and Punishment of
    the Crime of Genocide, 78 UNTS 227, 9 December
    1948, entered into force 12 January 1951.
•   UN General Assembly Resolution 2603(XXIV)-A on
    the Question of chemical and bacteriological
    weapons, 1836th Plenary Session of the UN
    General Assembly, 16 December 1969.
•   Paragraphs 1091 and 2441 of Title 18 of the US
    Code
•   Federal Question, Paragraph 1331 of Title 28 of the
    US Code.
•   Diversity Jurisdiction, Paragraph 1332 of Title 28 of
    the US Code.
•   Regulation of Commerce, Paragraph 1337 of Title
    28 of the US Code.
•   Alien Tort Claims Act, Paragraph 1350 of Title 28 of
    the US Code.
•   Torture Victim Protection Act of 1991.

Additional materials
• ‘Agent Orange Appeal in US Court’, BBC, 19 June
  2007;
                            35
• M. Graybow, ‘US Court Upholds Dismissal of 'Agent
  Orange' Suit’, Reuters, 22 February 2008;
• G. McCool and N. Nhat. Lam, ‘US "Agent Orange"
  Ruling Disappoints Vietnamese; Pleases Monsanto,
  Dow Chemical’, Common Dreams, 23 February
  2008;
• ‘US Starts Agent Orange Clean-Up in
  Vietnam’, BBC, 9 August 2012.

Social media links
• J.K. Cogan, ‘Vietnam Association for Victims of
  Agent Orange v. Dow Chemical Co.’, International
  Law Reporter, 23 February 2008.
• J.Ku, ‘Second Circuit Rejects Agent-Orange Alien
  Tort Statute Lawsuit’, Opinio Juris, 24 February
  2008.
• On Twitter: #agentorange

                        36
Dal sito: https://english.vietnamnet.vn/fms/
vietnam-in-photos/101247/agent-orange-pain---
p a i n f u l - i m a g e s - f r o m - t u - d u -
hospital.html#ui=mobile&ui=mobile
VIETNAM-IN-PHOTOS
Last update 10:00 | 15/06/2014
Agent Orange pain - painful images from Tu Du
Hospital
VietNamNet Bridge - The most hardened hearts would
have to be stunned by pictures of Agent Orange
victims taken by photographer Philip Jones Griffiths at
the Tu Du Obstetrics Hospital in 1980 and 2002.

A deformed conjoined twins due to Agent Orange is preserved in
formaldehyde solution at Tu Du Hospital.
                              37
The research facility of Tu Du Hospital, HCM City, keeps many
bodies of the babies who died from Agent Orange, 1980.

                             38
Bodies that are not in human form.

     !
Perhaps the heartbreaking images like this can move the most
stony hearts.
Source: Kien Thuc
                                39
Beautiful firmiana simplex flowers in Cham
Island Photo
Hanoians hide from scorching heat Photo
Retired teacher makes World Cup mascots from
eggshells Photo
Overcrowded hospital in Hanoi in scorching
heat Photo
Discover Phu Yen's sedge mat craft village Photo
Innocent smiles of mountainous children Photo
Nostalgic photos captures Vietnamese families
past and present Photo
World Cup fever breaks out in Hanoi
hospitals Photo
Lai Chau, Ha Giang devastated by historic
flooding Photo
Couples with disabilities tie knot in Hanoi mass
wedding Photo

                        40
Dal sito: https://amp.news.com.au/world/asia/
vietnams-horrific-legacy-the-children-of-agent-orange/
news-story/c008ff36ee3e840b005405a55e21a3e1:

Vietnam’s horrific legacy: The children of Agent Orange
MAY 25, 2015 3:12PM

!
These children all have hydrocephalus from left to
right is Huu Loc (aged 3), Ti Ni (12), Tinh (4) and Tu
(5). Photo: Ash Anand / NEWSMODO
ASH ANANDnews.com.au
FORTY years after the end of the Vietnam War this
is a country which should be rising back to its
feet.

                             41
Instead it is crippled by the effects of Agent Orange, a
chemical sprayed during combat, stripping leaves off
trees to remove enemy cover.
Its contaminant, dioxin — now regarded as one of the
most toxic chemicals known to man — remains in
Vietnam’s ecosystem, in the soil and in the fish people
eat from rivers.
Nearly 4.8 million Vietnamese people have been
exposed, causing 400,000 deaths; the associated
illnesses include cancers, birth defects, skin disorders,
auto-immune diseases, liver disorders, psychosocial
effects, neurological defects and gastrointestinal
diseases.
According to the Red Cross of Vietnam, up to one
million people are currently disabled or have health
problems due to Agent Orange, 100,000 of which are
children.
In Ho Chi Minh City’s Go Vap orphanage, five-month-
old Hong gazes serenely from her metal-barred cot,
empty, save for a soft yellow teddy bear watching over
her.
From her head grows a huge veiny mass — a rare
neural tube defect known as encephalocele, which
research suggests could be caused by Agent Orange
exposure.
Without successful surgery, Hong’s future is bleak.
She could suffer from paralysis of the limbs, vision
impairment, mental disability and seizures.
                           42
!
Hong Tu, 5 months old, with Encephalocele — a rare
neural tube defect characterised by sac-like
protrusions of the brain and the membranes that cover
it through openings in the skull. Photo: Ash Anand /
NEWSMODO

!
                         43
Phan Thanh Hong Duc, aged 19, suffering from
microcephaly (an abnormal smallness of the head, a
congenital condition associated with incomplete brain
development). Photo: Ash Anand / NEWSMODO
In the capital’s Tu Du Hospital, within the Children’s
Agent Orange ward lives 13-year-old Tran, with Fraser
Syndrome. A rare genetic disorder, it’s characterised
by completely fused eyelids, partially webbed fingers
and toes and genital malformations. Tran’s nurses
explain how he spends hours each day crying out
relentlessly, rocking himself back and forth in his cot.

!
Tran Huynh Thuong Sinh, aged 13, with Fraser
Syndrome — a rare genetic disorder characterised (as
                           44
in Tran’s case) with partial webbing of the fingers and/
or toes, kidney abnormalities, genital malformations
and complete fusion of the eyelids. Photo: Ash
Anand / NEWSMODO
Named Agent Orange after the coloured stripe on the
barrels it was stored in, the US Army, supporting the
South Vietnamese, spent a decade from 1961,
spraying approximately 80 million litres over 30,000
square miles of southern Vietnam. The aim was to
“smoke out” and weaken the Viet Cong enemy of the
north, by decreasing their food supplies.
Studies have shown that dioxin still remains at
alarmingly high concentrations in soil, food, human
blood and breast milk in people who live near former
US military bases.

                           45
!
Tra My, aged 9, with hydrocephalus, a condition
where fluid accumulates in the brain, enlarging the
                        46
head and causing brain damage. Photo: Ash Anand /
NEWSMODO

!
                       47
Nguyen Minh Anh, aged 21, born with ichthyosis
(thought to be unrelated to Agent Orange) and mental
illness (his scaly skin led him to be nicknamed Ca, the
Vietnamese word for ‘fish’). Photo: Ash Anand /
NEWSMODO
But it’s not just families in Vietnam that are affected.
Here in Australia, where almost 60,000 troops served
in the war, a growing number of veterans, their
children and now grandchildren believe they’re
battling with the effects of Agent Orange exposure.
Hope White, 39, from the Sunshine Coast, suffers
from fibromyalgia, spinal problems and infertility. In
1968, her father was deployed for a year in Vietnam’s
Phuoc Tuy Province, which was widely sprayed with
Agent Orange.
“I’ve had a number of health problems from a young
age — especially with my spine forming. I’m only on
my feet through heavy medication, lots of
physiotherapy and treatments for my back. I feel like
my body’s fighting itself all the time, some days I can’t
even get out of bed,” she explains.

                           48
!
Huu Loc, aged three. Photo: Ash Anand /
NEWSMODO
                   49
!
Tu, aged 5. Photo: Ash Anand / NEWSMODO

                      50
Although statistics on the number of people affected
by Agent Orange in Australia and their associated
illnesses aren’t currently recorded, animal
studies have shown that exposure to dioxin can lead
to female infertility.
“I’ve found that childlessness is very common across
the daughters of Vietnam veterans that I’ve spoken
with”, says Hope. “It’s had a massive impact on my
husband and me. Not having children has changed
our lives significantly.”
Dr. Wayne Dwernychuk, a retired senior scientist,
adviser with Hatfield and Agent Orange specialist,
warns that “countless more generations could be
affected in the future”. Research suggests that
another six to twelve generations will have to pass
before dioxin stops affecting the genetic code.

                         51
!
Truong Minh Hiep, aged 16, born with physical
deformities feeds breakfast to Tran Thi Ngoc Nhu,
                       52
aged 8, with Down ’s syndrome. Photo: Ash Anand /
NEWSMODO

!
                       53
Tran Thi Vy, aged 6, with cerebral palsy and limb
stiffness. Photo: Ash Anand / NEWSMODO

!
These pictures are of Hien whose 12 children have
passed away from the effects of Agent Orange. He
has built a shrine where his children are buried, on top
of a dune beside his home. Photo: Ash Anand /
NEWSMODO

                           54
!
16-year-old Thao in Cu Chi is unable to walk unaided,
his legs bound from birth. He practices twice a day on
his father’s makeshift rehabilitation walkway, steadied
by wooden rails — and waits for funding to come
through for an operation. A quiet, timid boy who’s
never been to school because of his disability, Thao
sits beside his 15-year-old able-bodied brother, Hieu.
Their grandfather fought in the war. As in Thao’s case,
it’s common for Agent Orange illnesses to skip
siblings and even entire generations within the same
family. Photo: Ash Anand / NEWSMODO
Support services, however, are steadily increasing for
Agent Orange-affected families in Vietnam. In Da
Nang, the NGO, Vietnam Association for Victims of
Agent Orange, operates two day centres for disabled
children, offering vocational training, rehabilitation and
the chance to make friends. It’s a safe haven for
                            55
children often left on the margins of society because
of their disabilities.
Charitable donations also help children like 16-year-
old Thao in Cu Chi, who’s waiting for funding for an
operation on his legs. Unable to walk unaided, his
legs bound from birth, he practices twice a day on his
father’s makeshift rehabilitation walkway, steadied by
wooden rails.
A quiet, timid boy who’s never been to school because
of his disability, Thao sits beside his 15-year-old able-
bodied brother, Hieu. Their grandfather fought in the
war.
“When I see my brother like this, I feel sorry for him”,
says Hieu, “I help him at home, sometimes I feed him
and we play marbles together around the house.”
“What do you usually do at home?” I ask Thao. “I just
lay there. I don’t have anything to do. I don’t feel sad,
I’m used to it”. He only has one wish. “I just want to be
able to walk,” Thao says quietly.
To make a donation or volunteer your time to help
Vietnamese families affected by Agent Orange,
visit VAVA (Vietnam Association for Victims of Agent
Orange) or SJ Vietnam.

                           56
Cops find missionary burial site

Police believe they know where a remote island tribe
buried US missionary John Chau but are unsure
about how to recover his body from hostile locals.
TRAVEL INCIDENTS

Man buys storage for $700, finds $10m

A man who bought a storage unit from a reality TV
star for $700 has hit the jackpot after opening up a
safe he found inside.

                                   57
Mugabe gravely ill in Singapore

African tyrant Robert Mugabe, who ruled Zimbabwe
for almost 40 years, has fallen ill in Singapore and is
currently unable to leave the country.

Shoppers stabbed, shot during Black Friday
                                   58
A man was shot in a New Jersey mall and two men
were stabbed in a New York Macy’s as Black Friday
madness seized the US and billions of dollars in sales
were rung up.

Paris burns as fuel riots grow violent

Paris has descended into chaos as protesters rioting
against rising fuel costs set the City of Lights on fire
and demand a response from President Macron.

                                         59
British director Nicolas Roeg dies

Nicolas Roeg, the British director responsible for
movies like the iconic Australian film Walkabout, as
well as Don’t Look Now and David Bowie’s The Man
Who Fell To Earth, has died.

                                     60
Daughters’ moving letter to slain dad

Jamal Khashoggi’s daughters have written a poignant
farewell to him as they made a vow to their late father
that they promised to uphold.

Vatican mystery: Human bones found
                                        61
Bones initially believed to have been the remains of
two missing teenagers found in the Vatican’s Roman
embassy identified as male.

Trump’s ‘highly unusual’ next step

Trump administration has asked US Supreme Court to
speed up process disallowing transgender individuals
from serving in the military.

                                     62
Dal sito: https://socialdocumentary.net/exhibit/
Catherine_Karnow/1202

!
Photographer: Catherine Karnow
Exhibit Title: Agent Orange: A Terrible Legacy
Location: Viet Nam

Looking in the mirror, it is unclear how Ly regards
herself. Nevertheless, she takes great care with her
appearance, wearing the same pretty (faux) pearl
bracelet and necklace each day. Danang, Vietnam.
Nguyen Thi Ly, 9, is afflicted with diseases associated
with Agent Orange, passed down from her
grandfather, who was a soldier in the Vietnam War.
Danang, Vietnam.
                          63
MODEL RELEASED

During the Vietnam War, the U.S military sprayed
some 12 million gallons of the Agent Orange defoliant
over Vietnam. Now, almost four decades later, the
toxic herbicide continues to have a devastating effect
on thousands of Vietnamese people. Passed down
genetically, Agent Orange has caused various
diseases and deformities in three generations of
Vietnamese families.

This is the story of lives of two families who struggle
with diseases associated with Agent Orange. While
one family receives care and support, the other
receives very little - both bearing a terrible burden.
  Although the United States' government is finally
addressing this issue, it is hoped that imminent
funding will help more of the victims of Agent Orange.

 Exhibit Abstract
This is the story of the lives of two families who
struggle with diseases associated with Agent Orange.
During the Vietnam War, the U.S military sprayed
some 12 million gallons of the Agent Orange defoliant
over Vietnam. Now, almost four decades later, the
toxic herbicide continues to have a devastating effect
on thousands of Vietnamese people. Passed down
genetically, Agent Orange has caused various
diseases and deformities in three generations of
Vietnamese families. As an American, I feel a
                          64
responsibility to expose this horrifying problem, and to
help bring about real change. Through photography
and the voices of the victims and their families, I know
that we can bring much more support than now exists.
In a more immediate way, I can see the way that my
photographs bring a sense of affirmation to these
individuals who are suffering in illness and isolation. I
worked with the organization, Children of Vietnam,
who help these families enormously. Quite simply,
they address the specific needs of each child and
each family.
 Photographer's Statement

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