FUTURO ANTERIORE RAPPORTO 2017 - su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia - Conferenza Episcopale Italiana
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FUTURO ANTERIORE RAPPORTO 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia
FUTURO
RAPPORTO 2017
ANTERIORE
su povertà giovanili ed esclusione sociale in ItaliaFUTURO
ANTERIORE
RAPPORTO 2017
su povertà giovanili ed esclusione sociale in ItaliaFUTURO ANTERIORE RAPPORTO 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia © Caritas Italiana ISBN 978-88-7298-036-1 Tutti i diritti letterari e artistici sono riservati. I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale0o0parziale,0con0qualsiasi0mezzo0 compresi0microilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. EDIZIONI PALUMBI www.edizionipalumbi.it Il Rapporto è stato curato da Federica De Lauso Walter Nanni Testi Diego Cipriani Giuseppe Dardes Nunzia De Capite Federica De Lauso Renato Marinaro Maurizio Marmo Francesco Marsico Walter Nanni Serena Quarta don Francesco Soddu Laura Stopponi Si ringrazia per la collaborazione Alberto Fabbiani (Con2b) Loredana Meo (Caritas diocesana di Nola) Caritas Italiana Via Aurelia, 796 | 00165 Roma tel. +39 06 661771 | fax +39 06 66177602 www.caritas.it
Indice
Introduzione 4
Parte I | Il fenomeno
1. La povertà in Italia e in Europa: una cornice della situazione
a partire dai dati della statistica pubblica 7
2. Volti e situazioni di vulnerabilità giovanile: dal disagio manifesto ai diritti negati 15
3. I poveri incontrati nei Centri di Ascolto Caritas 25
ZOOM
I0Centri0di01scolto0delle0zone0di0conine:0il0caso0della0diocesi0di0Ventimiglia 40
Parte II | Le risposte
4. Minori e giovani vulnerabili: le prassi di intervento delle Caritas diocesane 43
ZOOM
Il0Progetto0Policoro:0da0oltre0vent anni0la0Chiesa0con0i0giovani,
per0sviluppare0comunità0e0dare0nuova0dignità0al0lavoro0 62
5. Contrasto alla povertà e capitale sociale: il servizio civile in Caritas 64
FOCUS ON · La promozione delle opere di carità: i progetti 8xmille 68
Parte III | Le attese
6. Politiche di lotta alla povertà in Italia e in Europa: lo stato dell’arte 71
ZOOM
Programmi0e0Iniziative0per0i0Giovani,0nell Europa0delle0opportunità 77
Allegato | Italy Report
0 0 0 in0inglese,0dal0Rapporto0Cares0di0Caritas0Europa4 | Introduzione
Introduzione
A più di vent’anni di distanza dal primo Rapporto sul- i diversi paesi dell’Unione Europea penalizza fortemente l’I-
la povertà di Caritas Italiana, pubblicato nel 1996, ci ritro- talia: siamo il terzo paese dell’Unione ad aver incrementato
viamo di nuovo a denunciare la persistenza del fenomeno il3numero3dei3giovani3in3dificoltà,3che3dal3 3al3 3sono3
nel nostro Paese. Rispetto al passato, i dati del Rapporto ci passati da poco più di 700mila a quasi 1 milione.
consegnano3alcune3speciiche3differenze:3la3povertà,3da3un3 La crisi economica ci lascia un piccolo “esercito” di
anno all’altro, è ancora una volta aumentata (mentre alla poveri, superiore per entità a quello della popolazione di
ine3degli3anni3 3appariva3sostanzialmente3stabile .3La3se- un’intera regione italiana.
conda differenza è che le persone più penalizzate non sono Uno sguardo complessivo al testo del Rapporto mette in
più gli anziani, i pensionati, come nel passato, ma i giovani. luce aspetti e zone d’ombra di varia natura.
Il titolo del Rapporto, “Futuro anteriore”, intende descri- In primis il divario intergenerazionale in termini socio-e-
vere in chiave simbolica questo fenomeno. Molti dei nostri conomici che penalizza i giovani nei confronti delle classi
giovani hanno ormai uno sguardo disincantato verso un di età più anziane, meglio retribuite e con maggiori livelli
futuro che vedono costellato di incognite e di incertezze e di protezione sociale. Ma poi ci sono molte altre forme di
quasi uno sguardo nostalgico verso il passato. povertà: la povertà culturale e i fenomeni di dispersione
I dati di questo rapporto confermano una realtà che scolastica; la disoccupazione, da cui deriva in parte il tema
le3giovani3generazioni3sperimentano3sulla3loro3pelle:3i3igli3 dei giovani Neet, privi di lavoro e fuori dal circuito educati-
stanno peggio dei genitori; i nipoti stanno peggio dei nonni. vo-formativo; la condizione di vita delle nuove generazioni
Gli3studi3scientiici3sul3tema3del3divario3generazionale3sot- di stranieri, con particolare attenzione ai rifugiati e richie-
tolineano infatti che la ricchezza media delle famiglie con denti3asilo;3le3nuove3e3vecchie3forme3di3dipendenza;3il3difi-
giovani capofamiglia è meno della metà di quella registrata cile accesso dei giovani alla casa, che ostacola e inibisce sul
venti anni fa e che l’autonomia dalla famiglia di origine vie- nascere la “voglia di futuro” delle nuove generazioni.
ne conquistata in età sempre più avanzata. Tutte situazioni rilevate dalle nostre parrocchie e dai
La scelta di porre i giovani al centro del Rapporto po- centri Caritas. In effetti le persone che si rivolgono ai centri
vertà di quest’anno è in sintonia con l’attenzione di tutta la di ascolto sono sempre più giovani: l’età media è pari oggi a
Chiesa alle future generazioni. 43,6 anni; oltre il 10% degli italiani incontrati ha un’età com-
Le forti povertà e diseguaglianze caratterizzano la nostra presa tra i 18 ed i 34 anni; rispetto all’anno scorso, la compo-
famiglia umana, e la sete di potere così come la crescita nente anziana appare invece stabile. E nei centri di ascolto
avida e irresponsabile continuano a mettere a dura prova il iniziano a palesarsi anche situazioni di povertà che vengono
creato, senza curarsi di quest’ultime. trasmesse3di3padre3in3iglio3e3che3alimentano3la3più3iniqua3
“Sappiamo – sottolinea Papa Francesco nell’Enciclica delle disuguaglianze: la povertà minorile. Le ristrettezze e le
“Laudato si’” – che è insostenibile il comportamento di privazioni vissute dai più piccoli (sia di ordine materiale che
coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre di ordine educativo) generano effetti e ripercussioni sull’in-
altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria tero ciclo di vita, andando a creare circoli viziosi di povertà
dignità3umana…3La3crisi3inanziaria3del3 - 3era3l oc- da3cui3sarà3dificile,3se3non3impossibile,3affrancarsi.3
casione per sviluppare una nuova economia più attenta ai La presenza sempre più numerosa di persone in giovane
principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività età che si rivolgono alla Caritas pone poi una serie di im-
inanziaria3speculativa3e3della3ricchezza3virtuale.3Ma3non3c è3 portanti interrogativi ai servizi, ai volontari, agli operatori,
stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri ai sacerdoti.
obsoleti che continuano a governare il mondo”. In primo luogo, data la multidimensionalità del feno-
Ma ora sono gli stessi giovani che esigono da noi un meno, le risposte alle nuove forme di povertà giovanili
cambiamento, ben sapendo che continuando di questo pas- non possono essere solamente di tipo tradizionale, e de-
so non è possibile costruire un futuro migliore. La diffusa vono necessariamente spingersi oltre la stretta dimensio-
situazione di vulnerabilità dei giovani emerge con chiarezza ne dell’aiuto materiale. Occorre investire molto sull’aspetto
anche dallo studio di Caritas Europa, che ha scelto proprio educativo, sulla formazione, sulla componente motivazio-
la dimensione giovanile come aspetto centrale del Cares nale e di autonomia personale, in modo da garantire ai ra-
Report0 , il rapporto sulla povertà in Europa, che sarà gazzi3in3dificoltà3forme3personalizzate3di3accompagnamento3
presentato nei primi mesi del 2018, e che comprende anche e orientamento. Colpisce a tale riguardo il dato che quasi il
dei3 report3 speciici3 sulle3 differenti3 situazioni3 nazionali3 la3 settanta percento dei giovani tra 18 e 24 anni che si rivolgo-
versione in inglese del rapporto sulla situazione italiana, l’I- no ai centri di ascolto Caritas hanno un livello di educazione
tal 0Report, è allegata al presente volume). Il confronto tra uguale o inferiore alla licenza media inferiore. Un livello diFUTURO ANTERIORE | 5
capitale formativo che ci sembra assolutamente inadeguato dosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando
per poter rispondere alle nuove esigenze del mercato del attivamente3all ediicazione3della3Chiesa3e3della3società.3
lavoro, italiano ed europeo. In questa prospettiva auspichiamo che una lettura at-
Sulla dimensione occupazionale la Caritas non può cer- tenta del Rapporto possa rappresentare uno strumento uti-
tamente3offrire3risposte3deinitive,3ma3anche3in3questo3caso3 le, da valorizzare sul territorio, sul piano culturale oltre che
è agevole evidenziare progetti innovativi, sul versante della strettamente ecclesiale. Per essere davvero “lievito sociale”
Social Economy, promossi da varie Caritas diocesane, e che e restituire alle nuove generazioni “il diritto di poter cammi-
puntano ad offrire percorsi innovativi di inserimento lavora- nare verso mete importanti e alla portata del loro destino”.
tivo, rivolti non solamente a ragazzi provenienti da famiglie 0giugno0 ,0discorso0di0Papa0Francesco0al0Quirinale
in3dificoltà,3su3versanti3e3ambiti3di3lavoro3inediti3 turismo3
solidale, agricoltura sociale, artigianato locale, valorizzazio-
ne dei beni culturali e ambientali, aiuto alla persona, inte- Don Francesco Soddu
grazione degli immigrati e dei rifugiati, ecc.). O ancora le nu- Direttore
merose3progettualità3diocesane3inalizzate3alla3formazione3
e3alla3riqualiicazione3professionale3che3prevedono,3a3volte,3
anche un accompagnamento e tutoraggio per la creazione
di impresa.
Nel suo videomessaggio per la 48° Settimana sociale
dei cattolici a Cagliari, lo scorso 26 ottobre Papa Francesco
ha3infatti3evidenziato3che: Tra3tante3dificoltà3non3mancano3
tuttavia segni di speranza. Le tante buone pratiche che ave-
te raccolto sono come la foresta che cresce senza fare ru-
more, e ci insegnano due virtù: servire le persone che hanno
bisogno; e formare comunità in cui la comunione prevale
sulla competizione”.
Alla luce di queste indicazioni dobbiamo interrogarci
anche3 su3 coloro3 che,3 pur3 essendo3 in3 dificoltà,3 non3 giun-
gono per diversi motivi alle nostre porte. A tale riguardo,
uno degli sforzi maggiori degli operatori Caritas è quello di
lavorare3sempre3di3più3in3sinergia,3al3ine3di3coinvolgere3at-
tori diversi, non necessariamente specializzati nel settore
dell’assistenza sociale, ma vicini all’universo giovanile, nelle
sue variegate forme.
La3rilessione3di3Caritas3Italiana3sul3tema3dei3giovani3non3
si conclude dunque con la pubblicazione del presente Rap-
porto, ma si svilupperà nei prossimi mesi, attraverso una
serie3di3attenzioni3speciiche3al3tema3della3condizione3gio-
vanile, con un’attenzione particolare ai giovani che stanno
peggio,3che3provengono3da3famiglie3in3dificoltà,3nelle3peri-
ferie3esistenziali3e3geograiche3del3nostro3paese.
È questo il contributo che vogliamo offrire alla più ampia
rilessione3pubblica,3in3attesa3della3XV34ssemblea3Generale3
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi della Chiesa universale,
che si svolgerà nel mese di ottobre 2018 e che avrà come
tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Un appuntamento cruciale per la costruzione di percorsi
di incontro, accompagnamento e cura dei giovani – nessuno
escluso – nel loro cammino esistenziale verso la maturità
afinché,3attraverso3un3processo3di3discernimento,3possano3
scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, apren-6 | PARTE I Il fenomeno
PARTE I
Il fenomenoFUTURO ANTERIORE | 7
1. La povertà in Italia e in Europa:
una cornice della situazione a partire
dai dati della statistica pubblica
1. Il contesto europeo Il dato assoluto colpisce per la sua durezza. La crisi eco-
nomica ci lascia un piccolo “esercito” di poveri, superiore per
A metà del cammino, l’Italia si allontana dall’obiettivo entità alla popolazione di interi paesi aderenti all’Unione. Su
UE 2020 tale contingente non sembrano aver avuto effetto le varie
misure e provvedimenti di contrasto messi in atto dall’Unio-
Anche in epoca di post-crisi i dati di Eurostat ci conse-
ne e dai singoli stati nazionali, che possono aver ridotto gli
gnano un’Europa segnata da forti livelli di povertà ed esclu-
stati acuti del fenomeno ma non ne hanno certamente ridot-
sione sociale. Ricordiamo che nel marzo del 2010 l’Unione
to la portata complessiva e il potenziale di crescita.
Europea ha varato la Strategia0Europa0 1
, allo scopo di
Un confronto sulle tendenze di mutamento del fenomeno
promuovere nell’Unione una crescita intelligente, soste-
tra Italia e Europa evidenzia dati allarmanti. Mentre a livello
nibile e inclusiva. Attraverso l’adozione di un approccio
continentale la riduzione dell’incidenza della povertà econo-
di partenariato fra l’UE e gli Stati membri, l’obiettivo della
mica presso alcuni dei paesi aderenti all’Unione ha contribuito
nuova Strategia Europa 2020 è quello di creare un’economia
ad attenuare l’incremento complessivo del fenomeno (i poveri
europea competitiva e basata sulla conoscenza, in grado di
in Europa sono aumentati “soltanto” dell’1,3%, poco meno di
conservare il modello di economia sociale di mercato, supe-
un milione e mezzo di poveri in più dal 2010 al 2015), nel no-
rare i limiti della precedente Strategia di Lisbona e garantire
stro Paese l’aumento è stato invece di notevole entità, addirit-
l uso3eficiente3delle3risorse3disponibili.3
tura superiore in termini assoluti e relativi a quello registrato
Tra gli obiettivi più prettamente sociali della Strategia
nell’intera Unione Europea: dal 2010 al 2015, in Italia, l’aumen-
vi è quello della riduzione della povertà. L’obiettivo di lotta
to del rischio di povertà è stato pari al 17,3%, corrispondente a
alla3povertà3e3all emarginazione3issato3dalla3Strategia3pre-
2 milioni 578mila persone povere in più (cfr. Graf. 1).
vede, per il 2020, di abbassare di 20 milioni di unità il nume-
ro persone a rischio o in situazione di povertà ed esclusione Graf. 1 – Persone a rischio di povertà ed esclusione sociale in Europa
sociale, portando tale entità complessiva ad un totale di 96,4 e in Italia – Confronto 2010-2015 (valori assoluti)
milioni di cittadini europei.23Lobiettivo3dell Italia,3issato3nel3
2008, è invece quello di ridurre di 2 milioni e duecentomila 140.000.000
117.833.000 2010 2015
unità il numero complessivo di poveri presenti sul territorio 120.000.000 116.356.000
nazionale, portandolo a 12.557.000 unità. 100.000.000
Rispetto a tali obiettivi, a pochi anni di distanza dal
80.000.000
2020, sia in Europa che in Italia il numero di persone a ri-
60.000.000
schio di povertà ed esclusione sociale è però aumentato.
Nel 2015 (ultimo anno disponibile per questo tipo di dato 40.000.000
fornito dall’Eurostat) spicca la presenza di oltre 117 milioni 20.000.000 14.891.000 17.469.000
di europei a rischio di povertà ed esclusione sociale (23,3% 0
Unione Europea 27 Italia
della popolazione complessiva legalmente presente nell’UE
a 27 paesi, al primo gennaio 2016). In Italia, il numero totale
Fonte:0Eurostat,0
di persone nello stesso tipo di condizione è di 17 milioni
469mila (28,8% della popolazione).
1 Cfr. https://ec.europa.eu/info/strategy/european-semester/framework/europe-2020-strategy_it.
2 L’indicatore di rischio povertà o esclusione sociale utilizzato dall’Unione considera chi vive almeno una delle seguenti tre condizioni: povertà da reddito (persone a rischio
di povertà al netto dei trasferimenti sociali); povertà materiale (persone che soffrono gravi privazioni materiali); persone0che0vivono0in0famiglie0a0bassa0intensità0lavorativa.
L’intensità lavorativa di una famiglia si ottiene dal rapporto tra il numero totale di mesi lavorati in un anno da componenti della famiglia in età compresa tra 18 e 59 anni
e il numero stimato totale di ore che le stesse persone avrebbero potuto lavorare. La soglia-limite è pari al valore di 0,2.
Cfr. http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Europe_2020_headline_indicators.8 | PARTE I Il fenomeno
L’Italia è seconda solamente alla Spagna nel numero Tab. 1 – Fondo Sociale Europeo – Budget 2007-2013 – Quota procapite
di persone che dal 2010 al 2015 hanno peggiorato la loro di inanziamento europeo per occupazione e inclusione sociale
(calcolata sulla popolazione residente di ciascun Paese)
condizione economica (cfr. Graf. 2). Seguono il Regno Unito
(982mila persone in più) e la Grecia (782mila). Sul versante Paesi UE 27 €
opposto, come dicevamo in precedenza, vi sono invece pa- Grecia 204,5
esi europei dove il numero di persone a rischio di povertà è
Slovacchia 156,5
diminuito: 2 milioni 731mila poveri in meno in Polonia; 1 mi-
lione 680mila poveri in meno in Romania; 439mila in meno Lituania 148,1
in Bulgaria e 262mila in Germania.
Lettonia 146,8
Graf. 2 – Variazione nel numero di persone a rischio di povertà ed Spagna 117,5
esclusione sociale nell’Unione Europea 27 – Confronto 2010-2015
(valori assoluti in migliaia di unità) Portogallo 114,3
Repubblica Ceca 111,4
Polonia
Romania Polonia 106,0
Bulgaria
Germania Estonia 100,0
Slovacchia
Austria Slovenia 99,1
Lettonia
Repubblica Ceca Bulgaria 79,1
Francia
Ungheria Malta 73,6
Lituania
Finlandia Germania 62,3
Portogallo
Cipro 61,2
Malta
Lussemburgo
Romania 59,6
Estonia
Cipro Belgio 59,1
Danimarca
Belgio Francia 53,6
Irlanda
Svezia Irlanda 48,8
Olanda
Grecia Svezia 48,7
Regno Unito
Italia Italia 48,1
Spagna
-3000 -2000 -1000 0 1000 2000 3000 Regno Unito 44,3
Fonte:0Eurostat,0 Austria 39,4
Finlandia 36,1
I fenomeni di aumento e di diminuzione del rischio di
Olanda 25,1
povertà non appaiono correlati in modo evidente al tipo
di performance economica del paese o ad altri parametri Danimarca 16,4
di taglio economico, quali il tasso di occupazione/inoccu- Lussemburgo 14,9
pazione del paese. Tale peculiarità deriva dall’elemento di
Ungheria 8,6
disturbo esercitato dalla crisi economica, il cui impatto sulla
popolazione è stato diverso nei vari contesti territoriali, e
Fonte:0Commissione0Europea,0
anche3dal3diverso3grado3di3eficacia3dei3sistemi3di3protezio-
ne sociale in atto nei diversi Paesi. Allo stesso modo, alcuni
Paesi dell’ex blocco comunista sono apparsi meno penaliz- Il miglioramento della situazione in alcuni Paesi potreb-
zati dall’estensione di rischio di povertà, anche a causa di be3 anche3 essere3 stato3 inluenzato3 da3 un3 migliore3 utilizzo3
una maggiore omogeneità del tessuto sociale e produttivo delle risorse e dei fondi messi a disposizione dall’Unione
del3Paese,3che3ha3beneiciato3di3forti3processi3di3delocalizza- Europea per il contrasto della povertà e dell’esclusione so-
zione produttiva messi in atto da parte di imprese interna- ciale. In effetti, osservando i dati riferiti alla quota effettiva-
zionali, che hanno offerto nuove opportunità occupazionali, mente3spesa3di3inanziamento3europeo3sulle3voci3di3spesa3
determinando minori livelli di sperequazione nelle fasce di “Access to employment” e “Social Inclusion” all’interno dei
reddito (e di conseguenza nei modelli di consumo). programmi del Fondo Sociale Europeo (2007-2013), si ap-
prende che almeno la metà dei Paesi che hanno visto unaFUTURO ANTERIORE | 9
riduzione nel numero delle persone a rischio di povertà o Graf. 3 – Persone in situazione di grave deprivazione materiale in
esclusione sociale hanno anche investito per la dimensione Europa e in Italia – Confronto 2010-2016 (valori assoluti)
sociale un volume di risorse comunitarie superiore alla me- 45.000.000
41.022.000
dia3 issata3a3 , 3euro3procapite .3 40.000.000 38.442.000 2010 2016
Vi sono tuttavia alcune eccezioni, quali ad esempio la 35.000.000
Grecia e la Spagna che, pur avendo investito un ingente 30.000.000
volume di risorse comunitarie per l’inclusione e l’occupa- 25.000.000
zione,3non3sono3riuscite3a3ridurre3in3modo3altrettanto3efi- 20.000.000
cace il numero di persone a rischio di povertà. Va osserva- 15.000.000
to a riguardo che la situazione di partenza di tali paesi era 10.000.000
7.209.000
certamente penalizzante, in quanto proprio in Grecia e in 5.000.000 4.403.000
Spagna la crisi economica ha determinato i peggiori effetti 0
negativi, soprattutto sulla dimensione dell’occupazione e Unione Europea 27 Italia
dei tassi di povertà. Fonte:0Eurostat0
I3dati3in3qui3illustrati3fanno3riferimento3ad3una3condizio-
ne di rischio di povertà piuttosto generica, costruita attorno
alla persistenza di vari indicatori statistici che individuano Graf. 4 – Variazione nel numero di persone in situazione di grave
ampie zone grigie e di sovrapposizione tra più fenomeni, deprivazione materiale nell’Unione Europea 27 – Confronto 2010-
non3sempre3afini3ed3omogenei3 caratteristiche3del3mercato3 2016 (valori assoluti in migliaia di unità)
del lavoro e distribuzione familiare dell’occupazione, stili di
vita,3bisogni3primari,3eficacia3nei3trasferimenti3sociali,3ecc. .3 Polonia
Romania
Dati3maggiormente3puntuali3e3signiicativi3 oltre3che3più3ag- Bulgaria
giornati, in quanto riferiti al 2016) si riferiscono a indicatori Francia
Ungheria
che si concentrano sul disagio conclamato e che nel caso Germania
dell’Unione Europea hanno lo scopo di misurare la cosid- Lettonia
Lituania
detta “grave0deprivazione0materiale” (in parte paragonabile Slovacchia
a3quella3che3in3Italia3viene3deinita3 povertà assoluta”). Repubblica Ceca
Austria
L’indicatore sintetico di grave deprivazione materiale, Portogallo
concordato in sede Eurostat, si basa sulla valutazione di una Estonia
Svezia
pluralità di sintomi di disagio che rilevano la mancanza di Finlandia
possesso3 di3 speciici3 beni3 durevoli,3 l impossibilità3 di3 svol- Slovenia
gere alcune attività essenziali o di rispettare le scadenze di Malta
Belgio
pagamenti ricorrenti, a causa di problemi economici.4 Danimarca
Dal 2010 nell’Unione Europa la grave deprivazione mate- Lussemburgo
Cipro
riale è diminuita di 2 milioni 580mila unità (-6,2%). In Italia, Olanda
si evidenzia invece un aumento del 63,7%, che in termini Irlanda
Regno Unito
assoluti assume ancora maggiore drammaticità: dal 2010 Spagna
l’esercito dei “gravemente deprivati” è aumentato di 2 mi- Grecia
Italia
lioni 806mila unità. In totale, ci troviamo di fronte a 7 milioni -4000 -3000 -2000 -1000 0 1000 2000 3000 4000
209mila persone che vivono nel nostro Paese una situazione
di grave indigenza economica. Fonte:0Eurostat0
L’aumento del numero di persone in grave deprivazione
in Italia è stato il più elevato di tutta l’Europa, superando
di gran lunga quello che è avvenuto in Grecia e in Spagna, i
due “paesi deboli” dell’Unione, maggiormente colpiti dalla
recente3crisi3economico-inanziaria.
3 ESF Ex-post Evaluation Synthesis 2007-2013.
4 Nel dettaglio, l’indicatore di grave deprivazione materiale è dato dalla percentuale di persone che vivono in famiglie che sperimentano almeno quattro tra i seguenti nove
sintomi di disagio: 1. non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione; 2. non poter sostenere una spesa imprevista (il cui importo, in un dato anno, è pari a 1/12 del valore
della soglia di povertà rilevata nei due anni precedenti); 3. non potersi permettere un pasto proteico (carne, pesce o equivalente vegetariano) almeno una volta ogni due
giorni; 4. non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa; 5. non potersi permettere un televisore a colori; 6. non potersi permettere una lavatrice;
.3non3potersi3permettere3un automobile;3 .3non3potersi3permettere3un3telefono;3 .3essere3in3arretrato3nel3pagamento3di3bollette,3afitto,3mutuo3o3altro3tipo3di3prestito.3
Cfr. http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Europe_2020_headline_indicators.10 | PARTE I Il fenomeno
2. La situazione dell’Italia vista da È3bene3ricordare3poi3che3da3tale3deinizione3e3conteggio3
vicino sono escluse tutte le situazioni più estreme, vissute da co-
loro che non hanno una formale residenza in Italia, come
Accanto agli indicatori condivisi a livello europeo, che ad esempio i senza dimora, i profughi transitanti nel nostro
deiniscono3la3povertà3in3termini3di3rischio3o3di3deprivazio- Paese, i richiedenti asilo. Se si tenesse conto anche di tali
ne, in Italia esiste una misura più severa di povertà – quella precarie situazioni i numeri sarebbero ancora più elevati.
assoluta- che rileva la quota di persone (o famiglie) che non In termini territoriali appare costante negli anni la situa-
riescono a raggiungere un livello di vita “dignitoso”, cioè so- zione di maggior sfavore delle regioni del Sud e delle Isole,
cialmente accettabile. La soglia di povertà assoluta rappre- nelle quali si registrano i più alti livelli di povertà sia per le
senta il valore monetario di quel paniere di beni e servizi famiglie che per gli individui (rispettivamente 8,5% e 9,8%)
(alimentazione adeguata, abitazione, vestiario, salute, ecc.) (cfr. Tab. 2).
ritenuti essenziali per ciascuna famiglia, calcolata in base al Il Mezzogiorno, nel quale risiede il 34% della popolazio-
numero3e3all età3dei3componenti,3alla3ripartizione3geograica3 ne, conta oggi il 43% di tutti i poveri d’Italia. Tuttavia, se si
e alla dimensione del comune di residenza. Una famiglia è confronta il dato del 2016 con quello dell’anno precedente
quindi3deinita3assolutamente3povera3se3sostiene3una3spesa3 (2015) balza agli occhi l’evidente aggravamento della situa-
mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario5. zione delle regioni del Centro Italia a causa- rileva l’Istat- del
Secondo3questa3deinizione,3in3Italia3vivono3in3uno3stato3 peggioramento3registrato3nei3comuni3ino3a3 mila3abitanti3
di grave povertà 4 milioni 742mila persone (il 7,9% dei resi- al di fuori delle aree metropolitane.
denti), un totale di 1 milione e 619mila famiglie (pari al 6,3% Questo andamento, secondo l’Istituto nazionale di stati-
dei nuclei familiari). Anche nel 2016 si registra un lieve in- stica, sarebbe in parte determinato dai danni provocati dal
cremento dell’incidenza della povertà, disattendendo la spe- terremoto sul tessuto economico di ampie zone dell’Umbria,
ranza di un miglioramento, di un cambio di tendenza di quel delle Marche e del Lazio (Istat, 2017, pag. 5)6.
trend negativo che ormai dal 2007 appare continuo e inarre- Al contrario, nelle zone del Nord e del Mezzogiorno negli
stabile3 l unica3eccezione3è3stata3la3lieve3lessione3del3 3 ultimi dodici mesi si registra una diminuzione della povertà,
(cfr. Graf. 5). In termini percentuali nell’ultimo decennio si è sia tra le famiglie che tra gli individui (cfr. Tab. 2). Rispetto
registrato un incremento del 165,2% del numero dei poveri. alla3speciica3situazione3del3Sud,3si3può3immaginare3che3i3se-
gnali positivi in termini di crescita economica, investimenti,
Graf. 5 – I poveri assoluti in Italia – Anni 2007-2016 (valori assoluti in occupazione messi in luce dall’ultimo Rapporto Svimez 2016,
migliaia di unità)
possano aver avuto- nell’ultimo anno- alcuni effetti in ter-
5.000
4.742
mini di aumento del benessere sociale della popolazione7.
4.500
4.000
3.500
3.000
2.500
2.000 1.789
1.500
1.000
500
0
2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Fonte:0Istat,0
Tab. 2 – Indicatori di povertà assoluta per macroregione – Anno 2016 (valori assoluti in migliaia e valori %)
NORD CENTRO MEZZOGIORNO ITALIA
2015 2016 2015 2016 2015 2016 2015 2016
Famiglie povere (v.a. in0migliaia) 613 609 225 311 744 699 1.582 1.619
Persone povere (v.a.0in0migliaia) 1.843 1.832 671 871 2.084 2.038 4.598 4.742
Incidenza della povertà sulle famiglie (%) 5,0 5,0 4,2 5,9 9,1 8,5 6,1 6,3
Incidenza della povertà sulle persone (%) 6,7 6,7 5,6 7,3 10,0 9,8 7,6 7,9
Fonte:0Istat,0
5 Cfr. Istat, 2017, La povertà in Italia – Anno 2016; www.istat.it.
6 Ibidem.0
7 Cfr. Svimez, 2016, Rapporto0Svimez0 0sull economia0del0Mezzogiorno, Bologna, Il Mulino.FUTURO ANTERIORE | 11
Estendendo la lettura agli ultimi dieci anni, dal periodo — i disoccupati o i nuclei il cui capofamiglia svolge un lavo-
pre-crisi ad oggi (2007-2016), appare evidente come tutte le ro da “operaio e assimilato”;
macro3 aree3 geograiche3 abbiano3 registrato3 un3 allarmante3
aumento del numero dei poveri (cfr. Graf. 6). — le3famiglie3con3igli3minori;3
Tuttavia le variazioni percentuali decretano ancora le — le famiglie di soli stranieri.
regioni del Centro Italia come le più penalizzate in termini
relativi: in queste aree l’aumento è stato del 177,1%; seguono È dal 2012 che in Italia si registra una relazione inversa
poi il Nord (+166,4%) e il Mezzogiorno (+159,%). tra incidenza della povertà ed età della persona di riferi-
Tali dati vanno ulteriormente a corroborare quanto già mento; nel nostro Paese la povertà tende cioè a crescere
esposto in precedenti Rapporti di Caritas Italiana8; il nostro al diminuire dell’età. Se negli anni antecedenti la crisi eco-
Paese si sta sempre più discostando da quel “modello ita- nomica la categoria più svantaggiata era quella degli an-
liano di povertà”, che ci ha caratterizzato per decenni (Mor- ziani, da circa un lustro si sta assistendo ad un completo
licchio,3 3e3che3aveva3dei3chiari3e3deiniti3connotati9. ribaltamento della situazione: sono proprio i giovani e gio-
La3povertà3ha3travalicato3quei3conini3noti3e3conosciuti3 vanissimi (under 34) a vivere la situazione più critica, de-
(in un certo senso “rassicuranti”), raggiungendo oggi cate- cisamente più allarmante di quella vissuta un decennio fa
gorie e aree inedite. Prima della crisi economica ad essere dagli3ultra-sessantacinquenni.3Il3graico3che3segue3favorisce3
toccati erano per lo più le regioni del Mezzogiorno, le fami- un immediato colpo d’occhio del cambiamento sociale che
glie di anziani, i nuclei con disoccupati o le famiglie nume- stiamo vivendo. In Italia, oggi, un giovane su dieci vive in
rose. Oggi accanto a tali situazioni, che rimangono stabili e uno stato di povertà assoluta; nel 2007 si trattava di appena
irrisolte, se ne aggiungono di nuove, a volte anche in con- un giovane su 50. In soli dieci anni l’incidenza della povertà
trotendenza con il passato. Il maggior sfavore nell’ultimo tra i giovani (18-34) passa dall’1,9% al 10,4%; diminuisce al
decennio delle regioni del Centro e del Nord sembra andare contrario tra gli over (dal 4,8% al 3,9%) (cfr. capitolo 2).
proprio in questa direzione.
Graf. 6 – I poveri assoluti per macroregione – Anni 2007-2016 (valori Graf. 7 – Incidenza di povertà assoluta per età della persona di
assoluti in migliaia) riferimento – Anni 2007-2016 (%)
5.000 4.742 12,0
2007 2016 10,4 2007 2016
4.000 10,0
8,9
8,0 7,6
3.000
6,0 5,2
2.038 4,8
2.000 1.832 1.789 3,9
4,0 3,2
2,6 2,0
1.000 871 787 2,0 1,9
688
314
0 0,0
Nord Centro Mezzogiorno Italia da 18 a 34 anni da 35 a 44 anni da 45 a 54 anni da 55 a 64 anni 65 anni e oltre
Fonte:Istat,0 Fonte:0Istat,0
Ancora più allarmante risulta essere poi la situazione
dei minori; in Italia se ne contano 1 milione 292 mila che
versano in uno stato di povertà assoluta (il 12,5% del tota-
Il proilo socio-anagraico dei poveri le; nel 2015 erano il 10,9%). All’interno delle famiglie dove
sono3presenti3tre3o3più3igli3minori3la3situazione3è3particolar-
Accanto al dettaglio territoriale, i dati Istat consentono mente critica: l’incidenza della povertà assoluta sale infatti
di3approfondire3i3proili3sociali3e3demograici3delle3persone3 al 26,8%, coinvolgendo così quasi 138 mila famiglie e oltre
che oggi vivono le situazioni di maggior sfavore. Quattro ri- 814mila individui.
sultano essere le categorie più svantaggiate: La povertà dei minori, uno dei fenomeni più dramma-
tici del nostro tempo, può essere considerata come la più
— i3giovani3 ino3ai3 3anni ;3
iniqua3delle3disuguaglianze;3in3primo3luogo3perché3è3incol-
8 Cfr. Caritas Italiana, 2016, Vasi0Comunicanti, Teramo, Palumbi; Caritas Italiana, 2015, Povertà Plurali, Salerno, Metelliana; Caritas Italiana, 2015, Dopo la crisi costruire il welfa-
re.0Le0politiche0contro0la0povertà0in0Italia,0Rapporto0 ; Caritas Italiana, 2014, Il0bilancio0della0crisi.0Le0politiche0contro0la0povertà0in0Italia, Rapporto 2014; Caritas Italiana,
2013, Flash report su povertà ed esclusione sociale.
9 Cfr. E. Morlicchio, 2012, Sociologia0della0povertà,0Bologna, Il Mulino.12 | PARTE I Il fenomeno
pevole3e3in3secondo3luogo3perché3produrrà3effetti3di3lungo3 di riferimento risulta occupata come “operaio e assimilato”:
periodo3sui3quali3sarà3dificile3intervenire,3favorendo3così3la3 per tale categoria l’incidenza della povertà è pari al 12,6%
creazione di circoli viziosi di deprivazione e vulnerabilità. (negli anni pre-crisi si attestava appena all’1,7%). Le ipotesi
Come sottolineato nell’ultimo Rapporto di Save the Chil- per3 spiegare3 tali3 dificoltà3 possono3 essere3 diverse3 ed3 an-
dren,3 le3 scarse3 possibilità3 economiche3 delle3 famiglie3 ini- che interconnesse tra loro: la scarsa intensità di lavoro del
scono fatalmente per impoverire lo spettro di opportunità nucleo (sotto-occupazione, part-time involontario), la bassa
di3socializzazione3e3formative3cui3sono3esposti3i3igli,3restrin- remunerazione, le inadeguate prestazione di sostegno al
gere i loro orizzonti, reprimere il loro potenziale emotivo o reddito, ecc.
intellettivo (Cederna, pag. 157)10. Tra i più piccoli, le ristret- Alla luce di tali tendenze, appare oggi importante non
tezze e le privazioni, sia di ordine materiale (pasti adeguati, solo investire su una buona occupazione ma anche su un
acquisto di libri o giochi adatti alla propria età, accesso ad politica che miri a favorire una maggiore equità sociale.
attività sportive o momenti di svago e di vacanza, ecc.) che Lultimo3aspetto3su3cui3soffermarsi3è3inine3quello3rela-
di ordine educativo, generano effetti e ripercussioni sull’in- tivo alla cittadinanza. Le famiglie straniere, lo ricordiamo,
tero ciclo di vita. vivono in situazioni di maggiori criticità rispetto a quelle dei
Strettamente collegata al tema della povertà è la que- residenti italiani. Se tra i nuclei di italiani la povertà si atte-
stione occupazionale. Infatti, se si analizzano i dati relativi sta al 4,4%, nelle famiglie di soli stranieri raggiunge il 25,7%.
alla disoccupazione complessiva degli ultimi anni, si nota Ancora più svantaggiate risultano essere oggi le famiglie mi-
come quest’ultima, in linea con il raddoppiamento dei tassi ste, che dal 2015 al 2016 hanno visto quasi raddoppiare la
di povertà, abbia registrato nello stesso arco temporale un percentuale di poveri (dal 14,1% al 27,4%)12. Quindi, se tra i
vistoso incremento, passando dal 6,1 all’11,7% (cfr. Graf. 8)11. nostri connazionali risulta povera una famiglia su venticin-
que, tra gli stranieri lo è un nucleo su quattro; tra le coppie
Graf. 8 – Tasso di disoccupazione (15 anni e più) (valori %) – Anni miste più di un nucleo su quattro.
2007-2016 Lo svantaggio degli stranieri non rappresenta un ele-
14,0 mento di novità rispetto al passato. Appaiono pertanto
11,7
12,0 stabili anche nel 2016 gli elementi di sfavore: maggior pre-
10,0 carietà abitativa, più alti livelli di deprivazione materiale,
8,0 svantaggio sul piano occupazionale (palesato nelle posizio-
6,1
6,0 ni lavorative, nelle forme contrattuali e nelle retribuzioni).
4,0 Le situazioni su cui vorremmo porre l’attenzione sono quel-
2,0 le in cui si vanno a sommare due o più elementi di fragilità,
0,0 ad esempio l’essere una famiglia mista o di soli stranieri
2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
e3avere3al3proprio3interno3due3o3più3igli3minori.3Secondo3i3
dati Istat, in Italia i minori stranieri sono 1 milione 38mila13;
Fonte:0Istat
sarebbe interessante capire quanti di questi vivono in uno
stato di povertà assoluta (alla luce dei dati sulla maggiore
E di fatto, secondo gli ultimi dati Istat, è proprio tra i di- incidenza tra i minori e le famiglie di stranieri) (cfr. Cap. 2).
soccupati che la povertà risulta essere più alta, pari al 23,2%,
peggiorata notevolmente nel corso del 2016 (nel 2015 si at-
testava al 19,8%). Questo, a nostro avviso, potrebbe essere
il segnale preoccupante dell’erosione dei risparmi familiari
e/o3forse3del3venir3meno3del3supporto3fornito3ino3ad3oggi3
dalla rete parentale (genitori, nonni, ecc.).
Da alcuni anni, tuttavia, accanto alle fragilità di chi è in
cerca di un lavoro si sommano quelle di chi un’occupazione
ce l’ha. Numerose sono infatti le famiglie che vivono una
“in-work poverty”, cioè una condizione di deprivazione no-
nostante l’impiego di uno o più membri. Tra loro la situazio-
ne più preoccupante è quella delle famiglie la cui persona
10 Cfr. G. Cederna, (a cura di), 2016,01tlante0dell infanzia0a0rischio0 ,3Roma,3Marchesi3Graiche;3cfr.3G.3Cederna3 a3cura3di ,3 ,3LItalia0sottosopra.0L1tlante0dell infanzia0a0
rischio, Roma,3Marchesi3Graiche.
11 Cfr. I dati sulla disoccupazione sono quelli annuali relativi alla popolazione di 15 anni e più; cfr. www.istat.it.
12 Cfr. Istat, 2017, La povertà in Italia – Anno 2016; www.istat.it.
13 Cfr. Al 1 gennaio 2017 i minori stranieri risultano esattamente 1.038.046, un numero leggermente in calo rispetto al 2016 (1.065.811); cfr. www.demoistat.it.FUTURO ANTERIORE | 13
3. Nuove generazioni di italiani poveri, In Italia il fenomeno della povertà giovanile è invece in
penalizzati anche dal confronto forte aumento: i ragazzi a rischio di povertà ed esclusione
sociale in Italia sono passati dal milione 732mila del 2010 al
europeo milione 995mila del 2015 (223.000 giovani poveri in più, pari
La povertà giovanile non colpisce solo l’Italia, è un feno- ad un incremento del 12,9%).
meno reale che coinvolge in Europa più di quindici milioni Il rischio di povertà ed esclusione sociale riguarda il
di ragazzi, in età compresa tra 16 e 24 anni (27,3% del totale 33,7% dei giovani italiani (6,4 punti percentuali in più rispet-
dei giovani)14.3La3classe3anagraica3su3cui3si3soffermano3i3dati3 to a quanto accade nel resto d’Europa). Il dato non appare
di Eurostat sul rischio di povertà giovanile (16-24 anni), tut- inluenzato3dalla3variazione3demograica3registrata3a3livel-
tavia, è meno ampia di quella presa in considerazione dalle lo europeo, in quanto nel nostro Paese, dal 2010 al 2015,
statistiche sulla povertà in Italia prodotte dall’Istat (18-34). la popolazione giovanile di età compresa tra 15 e 24 anni è
Tale peculiarità di approccio si deve alla diversa accezione rimasta sostanzialmente stabile.
sociologica che al termine “giovinezza” viene dato nei diversi Il confronto tra i diversi Paesi dell’Unione Europea mette
paesi: mentre negli Stati che si affacciano sul Mediterraneo è in evidenza una forte criticità della situazione italiana, sem-
agevole osservare un deciso prolungamento in termini tem- pre in termini assoluti: siamo il terzo Paese dell’Unione ad
porali della gioventù, che si proietta ben oltre i trent’anni aver3incrementato3il3numero3dei3giovani3in3dificoltà,3che3in3
di età, nel caso dei paesi del Nord Europa la giovinezza co- cinque anni sono aumentati di 223mila unità. Il record ne-
mincia3prima3ma3inisce3anche3prima,3in3quanto3l autonomia3 gativo spetta alla Spagna, dove i giovani a rischio di povertà
delle nuove generazioni dalla famiglia di origine avviene in sono aumentati di oltre 300mila unità in soli cinque anni. Da
età piuttosto precoce, addirittura coincidente in alcuni casi al notare invece come, al contrario, numerosi Paesi dell’Unione
raggiungimento della maggiore età. Nonostante tali differen- siano riusciti a ridurre il fenomeno della povertà giovanile,
ze, una lettura di confronto tra la situazione italiana e quella anche con forti variazioni nel numero di ragazzi coinvolti: è
del resto d’Europa permette di aggiungere ulteriori elementi il caso della Polonia (328mila poveri in meno), della Francia
sulle criticità vissute dai giovani del nostro Paese. (-321mila) e della Germania (-236mila).
Dal 2010 al 2015, nel corso del primo quinquennio del
percorso dell’Unione verso gli Obiettivi 2020, il numero di Graf. 10 – Variazione nel numero di persone 16-24 anni a rischio di
povertà ed esclusione sociale nell’Unione Europea 27 – Confronto
giovani a rischio di povertà economica è diminuito, anche 2010-2015 (valori assoluti in migliaia di unità)
se non di molto. Più precisamente, sono stati 365mila i gio-
vani europei che sono usciti dall’insieme delle persone a
Polonia
rischio di povertà economica. Il fenomeno è anche in par- Francia
te imputabile alla riduzione in termini assoluti dello stock Germania
Bulgaria
di popolazione target. Ricordiamo che in soli cinque anni i Ungheria
cittadini europei di età compresa tra 15 e 24 anni15 sono pas- Slovacchia
Romania
sati da 59.983.017 del 2010 ai 55.971.360 del 2015. In termini Repubblica Ceca
assoluti, la diminuzione è stata pari a poco più di 4 milioni Lituania
Lettonia
di unità (-6,6%). Estonia
Svezia
Slovenia
Graf. 9 – Persone 16-24 anni a rischio di povertà ed esclusione sociale Malta
in Europa e in Italia – Confronto 2010-2015 (valori assoluti) Portogallo
Lussemburgo
Finlandia
18.000 Cipro
16.000 15.767.000 15.402.000 2010 2015
Irlanda
14.000 Austria
12.000 Danimarca
10.000 Olanda
8.000 Belgio
Grecia
6.000
Italia
4.000 Regno Unito
2.000 1.732.000 1.955.000 Spagna
0 -400 -300 -200 -100 100 200 300 400
Unione Europea 27 Italia 0
Fonte:0Istat Fonte:0Istat
14 La popolazione giovanile di età compresa tra 16 e 24 anni è pari a 56.323.519 unità (al 1 gennaio 2016).
153 Le3statistiche3demograiche3e3quelle3sul3rischio3di3povertà3fornite3da3Eurostat3prevedono3classi3di3età3diverse,3con3livelli3inferiori3rispettivamente3issati3a3 3e3 3anni3di3età.14 | PARTE I Il fenomeno
Tale variazione può essere riconducibile a diversi fattori:
l’impatto differenziale della crisi economica, che ha colpito
in modo molto diverso i Paesi aderenti all’UE, penalizzando
in3 alcuni3 casi3 le3 classi3 di3 età3 più3 adulte;3 la3 diversa3 efica-
cia delle politiche di contrasto alla povertà, che in più Paesi
sono orientate in modo privilegiato verso un target giova-
nile, ormai autonomo dalla famiglia di origine, mentre in
Italia le misure di contrasto alla povertà economica sono in
gran parte orientate al sostegno della famiglia nel suo com-
plesso o alla protezione di determinate fasce deboli, non
necessariamente di giovane età (pensioni sociali, indennità
di3 accompagnamento,3 integrazioni3 al3 minimo,3 ecc. .3 Inine,3
non dobbiamo sottovalutare il diverso livello di diffusione
ed3eficacia3di3alcuni3grandi3programmi3europei3di3lotta3alla3
povertà e all’inattività giovanile, come è il caso dei proget-
ti promossi e sostenuti dal Fondo Sociale Europeo e i Pro-
grammi Operativi Regionali (POR) promossi invece dal FESR
(Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale)16, senza dimen-
ticare le risorse supplementari messe a disposizione dalla
Youth Employment Initiative, che ha ulteriormente esteso
il volume di risorse già messo in cantiere dal programma
Youth Guarantee17.
16 I Programmi Operativi Regionali (POR) costituiscono il quadro di riferimento per l'utilizzo delle risorse comunitarie del FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) da
parte3delle3regioni,3con3lo3scopo3di3garantire3la3piena3convergenza3dei3territori3verso3gli3obiettivi3di3sviluppo3socio-economico3deiniti3dall 4genda3Europa3 .3
17 Youth Guarantee e Youth Employment Initiative sono due programmi varati dall’Unione Europea con lo scopo di contrastare il fenomeno della disoccupazione giovanile,
con particolare attenzione alla categoria sociale dei Neet, i giovani fuori dal mondo del lavoro e dal circuito educativo/formativo. Per ulteriori approfondimenti su tali
programmi cfr. lo zoom “Fondi0Europei0e0Programma0Garanzia0Giovani ,0nel capitolo 6.FUTURO ANTERIORE | 15
2. Volti e situazioni di vulnerabilità giovanile:
dal disagio manifesto ai diritti negati1
Come abbiamo avuto modo di vedere in profondità nel vazione, ma anche da un insieme di variabili soggettive e
capitolo3precedente,3parlare3di3giovani3in3Italia3oggi3signiica3 di contesto, che possono contribuire a rendere più o meno
fare riferimento a situazioni di debolezza e criticità sociale tollerabili le diverse situazioni di povertà e disagio sociale.
che non hanno eguale in nessuno degli altri Paesi fondatori Le dimensioni di povertà di cui forniamo in questo ca-
dell’Unione Europea. Osservando in prospettiva comparata i pitolo una disamina disaggregata sono relative a vari fatto-
dati3uficiali3disponibili3sulle3diverse3dimensioni3di3vita3dei3 ri: il divario intergenerazionale in termini socio-economici
giovani, emerge infatti un divario socio-economico che pe- che penalizza i giovani nel nostro Paese, a tutto favore delle
nalizza fortemente le nuove generazioni del nostro Paese, classi di età più anziane, meglio retribuite e con maggiori
sotto diversi punti di vista. All’interno di questo capitolo livelli di protezione sociale; la povertà culturale e i fenomeni
approfondiremo alcuni di tali aspetti, facendo riferimento a di dispersione scolastica; la disoccupazione, da cui deriva
dati di varie fonti, pubbliche e private, in grado di fornire una in parte il tema dei giovani Neet, privi di lavoro e fuori dal
dimensione numerica e qualitativa dei fenomeni indagati. circuito educativo – formativo; la condizione di vita delle
A tale riguardo, è importante sottolineare che non ci nuove generazioni di stranieri, con particolare attenzione ai
troviamo di fronte ad un elenco esaustivo di temi, quanto giovani rifugiati e richiedenti asilo; le nuove e vecchie forme
piuttosto ad una serie di criticità vicine all’ambito di lavoro di3dipendenza;3il3dificile3accesso3dei3giovani3alla3casa.3
della Caritas e che spiccano per il loro carattere di urgenza
e il livello di impatto esercitato sul piano sociale, culturale,
economico ed assistenziale.
1. Il divario generazionale
È necessario inoltre mettere in evidenza che alcuni di
tali aspetti, da noi affrontati in modo separato, possono in- In Italia vivono in uno stato di povertà assoluta 2 milio-
sistere sugli stessi giovani, sovrapponendosi e creando am- ni 309 mila giovani e minori (0-34 anni), che corrispondono
pie zone d’ombra, di varia ed eterogenea intensità. In base quasi alla metà di tutti i poveri della nazione (il 48,7%). Da
all’esperienza Caritas, infatti, non esiste quasi mai un solo qualche anno la povertà nel nostro Paese risulta inversa-
ed “unico problema”, ma si evidenziano piuttosto livelli e mente proporzionale all’età, diminuisce cioè all’aumentare
sfumature diverse di sofferenza, che vanno a comporre qua- di quest’ultima, decretando minori e giovani-adulti come i
dri3di3disagio3non3facilmente3deinibili3e3interpretabili.3Un3 più svantaggiati3. Dagli anni pre-crisi (2007) ad oggi la per-
utile approccio teorico di riferimento, in grado di descrivere centuale di poveri assoluti nella fascia 18-34 è più che quin-
bene tale fenomeno, è quello degli “insiemi sfumati di po- tuplicata; tra gli over 65, al contrario, è calata di quasi un
vertà”, introdotto in altro ambito di studio da Andrea Cerioli punto percentuale4. Il tutto è ascrivibile da un lato al bene
e Sergio Zani2. Secondo tale approccio, la povertà non è un casa (in Italia l’80% degli anziani vive in una casa di pro-
attributo oggettivo che si caratterizza in termini di presenza prietà), dall’altro alle tutele fornite dal sistema previden-
o di assenza, ma è un fenomeno che si manifesta piutto- ziale.3Come3dimostra3una3recente3analisi3Istat3sull eficacia3
sto in differenti sfumature e gradazioni di intensità. Ciascun delle misure di protezione sociale, la popolazione degli over
individuo evidenzia, in base a caratteristiche oggettive e 65 anni si connota come l’unica classe di età nella quale, tra
attribuzioni3personali3di3signiicato,3un3proprio3grado3di3ap- il 2005 e il 2014, si registra una netta riduzione del rischio
partenenza all’insieme dei poveri, all’interno delle diverse di povertà a seguito dei trasferimenti sociali (il rischio di
dimensioni che caratterizzano tale fenomeno. Soprattutto povertà si abbassa dal 22,7% al 14,2%); per tutte le altre si
nel caso dei giovani, l’intensità della gradazione di pover- registra invece un peggioramento, in modo particolare per la
tà non dipende soltanto dall’entità oggettiva della depri-
1 I focus di questo capitolo corrispondono alle dimensioni tematiche riportate nell’Italy Report “Poverty and0social0e clusion0among0 oung0people”, promosso da Caritas
Europa e curato da Caritas Italiana, allegato al presente volume.
2 Cerioli, A. e S. Zani, 1990, “10Fuzz 01pproach0to0the0Measurement0of0Povert ”, in Income and Wealth Distribution, Inequality and Poverty, C. Dagum e M. Zenga (eds), Splinger
Verlag, Berlin, pp. 272-284.
3 Cfr. Istat, 2017, La povertà in Italia – Anno 2016; www.istat.it.
4 Ibidem.16 | PARTE I Il fenomeno
popolazione tra i 18 ed i 24 anni (Istat, 2016, pag. 207)5. Que- Gli effetti della stagnazione economica, dei bassi livelli
sto si spiega osservando la composizione dell’intera spesa di crescita economica e delle scarse opportunità occupazio-
sociale: l’ambito vecchiaia/superstiti è quello che assorbe la nali stanno penalizzando soprattutto le nuove generazioni.
più alta percentuale di fondi, sia in Italia (58,2%) che in Euro- 43 pesare3 maggiormente3 sono3 una3 serie3 di3 dificoltà3
pa (45,9%); seguono le spese per malattia/salute/disabilità oggettive: lavoro, reddito e accesso alla casa. I cosiddet-
(Italia 29,4%, UE 36,4%), per la disoccupazione (Italia: 6,0%, ti Millennials, nati tra gli anni Ottanta e gli anni Duemila,
UE 5,1%), famiglia, maternità, infanzia (Italia: 5,4%, UE: 8,6%), si trovano oggi a costruire il proprio futuro in un contesto
esclusione sociale (Italia: 0,8%, UE: 1,9%)6 (Eurostat, 2015). di3 particolare3 dificoltà3 e3 di3 crescente3 incertezza;3 contra-
Gli studi della Banca d’Italia aggiungono ulteriori ele- riamente a quanto è avvenuto per i bab 0boomers3igli3del3
menti sulla distanza generazionale. Nel report “I0 bilanci0 boom economico e della crescita industriale, proiettati ver-
delle0 famiglie0 italiane0 nell anno0 ” si evidenzia come so una mobilità per lo più ascendente, e che oggi sembrano
nell’ultimo ventennio i divari di ricchezza tra giovani ed dominare in termini di ricchezza e di reddito medio, appro-
anziani3 -che3 rilettono3 in3 parte3 il3 naturale3 processo3 di3 ac- dando ad una vecchiaia da “silver0boomers” (Visentini, 2017,
cumulazione dei risparmi lungo il ciclo di vita- si siano pro- pag. 37)11. Nel rapporto della McKinsey insitute titolato “Po-
gressivamente ampliati. In termini reali la ricchezza media orer0than0their0parents:0a0news0perspective0on0income0ine-
delle famiglie con capofamiglia tra i 18 e i 34 anni è meno quality” (del 2016) viene lanciato un vero e proprio allarme
della metà di quella registrata nel 1995, mentre quella delle sull’attuale ribaltamento generazionale: per la prima volta
famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata dal dopoguerra esiste il serio rischio, in molte economie
di circa il 60%: il rapporto tra quest’ultima e quella dei più sviluppate,3 che3 i3 igli3 iniscano3 la3 loro3 vita3 più3 poveri3 dei3
giovani è passato da meno dell’unità a oltre tre7. La cosa è propri padri”; e l’Italia si contraddistingue proprio per esse-
chiaramente legata al lavoro. E proprio in tal senso la stessa re il Paese in cui tale sconvolgimento generazionale risulta
Banca d’Italia ha evidenziato come per le giovani generazio- più prorompente12.
ni si sia registrato – a partire dagli anni Novanta- uno svan-
taggio sia in termini di stipendi di ingresso che di carriere
lavorative, se confrontate con quelle dei giovani degli anni
2. La mobilità sociale
Settanta8. Sugli stessi temi interviene anche la Fondazione
Bruno Visentini9. In un suo recente rapporto è stato messo a 4lla3 luce3 dei3 dati3 e3 degli3 studi3 in3 qui3 presentati,3 non3
punto un “indice di divario generazionale” (GDI) che, attra- stupisce che la mobilità intergenerazionale nel nostro Paese
verso 26 diversi indicatori (afferenti a reddito, occupazione, risulti tra le più basse di Europa, inferiore solo a quella regi-
abitazione, educazione, salute, ambiente), consente di mi- strata in Gran Bretagna13. Per mobilità intergenerazionale si
surare gli ostacoli economici e sociali che impediscono oggi intende la relazione che esiste tra lo status socio-economi-
ad un giovane di diventare autonomo (proiettando l’analisi co3dei3genitori3e3quello3dei3igli3una3volta3adulti.3
ino3 al3 .3 Lesito3 di3 tale3 complesso3 studio3 permette3 di3 Per3 studiare3 tale3 associazione3 viene3 utilizzato3 il3 coefi-
attestare che se un giovane nel 2004 impiegava 10 anni per ciente3di3elasticità3dei3redditi,3che3quantiica3la3variazione3del3
costruirsi una vita indipendente, nel 2020 ne impiegherà 18, reddito3dei3igli3all aumentare3del3reddito3dei3padri.3In3un3re-
nel 2030 addirittura 28 (diventando autonomo quasi a cin- cente studio realizzato dal ricercatore Michele Raitano, a par-
quant’anni)10. tire da tale indicatore è stata stilata una graduatoria dei Paesi
Gli ostacoli che si frappongono ad una piena realizzazio- dell’OCSE in termini di trasmissione delle disuguaglianze.
ne dei progetti di vita dei giovani d’oggi sono decisamen- I Paesi con maggiore persistenza intergenerazionale
te aumentati (ed aumenteranno ulteriormente) rispetto a delle disuguaglianze salariali risultano essere: Stati Uniti,
quelli che dovevano superare le generazioni precedenti. Svizzera, Regno Unito e Italia. I Paesi nordici e il Canada si
5 Cfr. Istat, 2016, Rapporto0annuale0 ,3pag.3 ;3http://www.istat.it/it/iles/ / /Cap_ _Ra .pdf.
6 Cfr. Eurostat, http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/refreshTableAction.do?tab=table&plugin=1&pcode=tps00106&language=en.
7 Cfr. Banca d’Italia, 2015, Supplementi al bollettino statistico, I0bilanci0delle0famiglie0italiane0nell anno0 ,0pag. 11.
8 Cfr. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2007/2007-0639/en_tema_639.pdf; http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2016-0366/index.html
9 www. fondazionebrunovisentini.eu.
10 Cfr. Fondazione Bruno Visentini, 2017, Il0divario0generazionale0tra0conlitti0e0solidarietà.0Rapporto0 , Edizioni Dialoghi; http://www.fondazionebrunovisentini.eu/site/
wp-content/uploads/2016/05/Nota-informativa-Divario-generazionale1.pdf.
11 Ibidem.
12 Lo studio, che ha messo a confronto 25 economie sviluppate, è stato realizzato dal McKinsey Global Institute, l’istituto di ricerca economica della McKinsey e Company; è
disponibile in download all’indirizzo: www.mckinsey.it.
13 Cfr. 10famil 01ffair:0Intergenerational0Social0Mobilit 0across0Oecd0Countries0Ocse, 2010; M. Franzini, M. Raitano, F. Vona, 2013, The0channels0of0intergenerational0trasmission0
of0inequalit :0a0cross-countr 0comparison.Puoi anche leggere