FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO - Te le raccontano gli animali marini! Pier Mauro Marras - AgireOra Edizioni

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FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO - Te le raccontano gli animali marini! Pier Mauro Marras - AgireOra Edizioni
FAVOLE
DAL MONDO
SOMMERSO
Te le raccontano
    gli animali
      marini!

Pier Mauro Marras
FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO - Te le raccontano gli animali marini! Pier Mauro Marras - AgireOra Edizioni
Credits

Questo libro è a cura di AgireOra Edizioni, casa editrice non-profit.
www.AgireOraEdizioni.org

Pubblicato nel dicembre 2017.

Autore delle favole: Pier Mauro Marras
Autrici dei disegni, le bimbe: Darina Marras, Oksana Marras, Alina Marras
Revisione editoriale a cura di AgireOra Edizioni
Impaginazione e-book a cura di Roberta Fraccaro
Impaginazione per la stampa e pdf a cura di Lorenza Cevoli
Copertina a cura di Lorenza Cevoli su illustrazione di Jihane123

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FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO - Te le raccontano gli animali marini! Pier Mauro Marras - AgireOra Edizioni
Prefazione dell’autore

  Il mare, un mondo sommerso, un luogo vastissimo, il più grande del nostro pianeta e il
meno conosciuto. Un mondo sotto l’acqua che viene regolato dall’intrecciarsi della vita di
tutte le specie che lo abitano e che ha dato origine a tutte le specie presenti sulla Terra. Un
luogo che ha ispirato migliaia di racconti, di leggende e di storie, tante volte molto distanti
da quella che è la sua realtà. Al contrario di tanti altri che lo hanno girato in lungo e in largo,
io ho provato ad ascoltarlo e basta, ho ascoltato i suoi abitanti e ho scoperto che avevano
tante cose da raccontare che molti non sanno e tanti altri fanno finta di non sapere. Qualcu-
no penserà: questo è proprio matto! Il mare non parla e tanto meno lo fanno i suoi abitanti.
Io però rispondo: se essere matti significa amare e rispettare infinitamente il mare e i suoi
abitanti allora sì, sono davvero matto.

  Il libro narra del viaggio di una tartaruga, Chelo, che dopo aver vissuto come tutte le tar-
tarughe della sua specie, cambia vita e ci racconta alcune realtà del suo sconosciuto mondo
marino, che anche lei scopre assieme a noi. Durante il suo viaggio ci farà conoscere molti
abitanti del mare che incontrerà e che diventeranno suoi amici, e speriamo anche vostri!
Partita da viaggiatrice alla scoperta di nuovi luoghi sommersi che sogna di visitare, Chelo
pian piano scoprirà che quel mondo a cui lei tiene tanto è davvero in serio pericolo: tante
delle specie che lo abitano, che dovrebbero vivere serenamente, sono condannate per via
del comportamento sbagliato di noi esseri umani nei loro confronti e verso il loro ambiente.
  Per troppo tempo noi esseri umani non abbiamo preso coscienza del fatto che gli animali
sono uguali a noi nel loro desiderio di vivere e di non soffrire, e sarebbe ora di smetterla di
ignorare questa realtà come stanno facendo la maggior parte delle persone. Molti magari
penseranno: ma io voglio bene a “tutti gli animali”. Benissimo, ma siete sicuri che dicendo
“tutti gli animali” non vogliate dire soltanto: cani, gatti, coniglietti e tutti quelli con cui ma-
gari giocate e interagite di più? Purtroppo molti commettono questo errore, oppure credo-
no che soltanto gli animali che vivono sulla terraferma siano in qualche modo importanti.
Attenzione, amici miei, perché non è assolutamente così, tutti gli animali sono importanti e
tutti vanno rispettati. In quei “tutti” ci sono anche gli animali marini, che popolano l’immen-
so mondo sommerso di cui Chelo vi racconterà.
  Anche per la nostra stessa vita sulla Terra il mare è importantissimo, anzi, è indispensabile.
Affinché il mare ci permetta di vivere, esso ha bisogno che vivano i suoi tantissimi abitanti.
Per questo la nostra amica Chelo ci racconterà di come lei, durante i suoi viaggi, abbia fatto
di tutto per salvarlo, sperando che dalle sue avventure tutti imparino a rispettarlo. La stessa
Chelo imparerà che esistono uomini buoni e uomini cattivi e io, che ho trascritto i suoi rac-
conti, spero che tutti scelgano consapevolmente di stare dalla parte dei buoni, quelli che
stanno anche dalla parte degli animali.

  Adesso basta, non voglio rivelare nient’altro del libro, perché vorrei che fosse tutto una
scoperta, quindi leggete attentamente e... buona immersione!

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FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO - Te le raccontano gli animali marini! Pier Mauro Marras - AgireOra Edizioni
Sommario delle favole e breve descrizione
  Il paradiso di Martina
  La storia iniziale, che introduce il libro e determina il cambiamento di scena dalla terra
al mare. Vengono presentati alcuni personaggi già comparsi nel primo libro (intitolato “…
lo dico ai bambini! Favole segrete degli animali.”) e che ricompariranno nelle altre storie.
Martina, un’oca selvatica, scopre cosa succede alle sue lontane sorelle cresciute negli alle-
vamenti, decide di intervenire e di cambiare la propria vita per aiutare sia i suoi simili che
gli altri animali in difficoltà.

  Il mondo sommerso
  Un’introduzione al mondo marino e considerazioni sul modo in cui esso viene visto da
tante persone, anche quelle che magari hanno già sviluppato una certa empatia per alcuni
animali terrestri in un certo senso “più fortunati”, i cosiddetti “animali d’affezione”, come il
cane e il gatto. Anche queste persone spesso ignorano totalmente l’importanza degli ani-
mali marini, sia come specie che, ancor di più, come singoli individui.

  La saggia Chelo
  Qui conosceremo Chelo, una saggia tartaruga marina che guiderà i lettori grandi e picci-
ni in tutte le avventure che seguiranno. Viene raccontato della sua nascita e della insolita,
quanto esilarante, svolta che prenderà la sua vita. Sono presenti anche alcune curiosità e
informazioni sulle tartarughe marine.

   Le uova dei tonni rossi
   L’inizio del viaggio intrapreso da Chelo, il suo primo incontro con altri personaggi e la
sua scoperta di tante informazioni su una specie poco conosciuta, i tonni rossi, e sulla loro
migrazione per la riproduzione. I tonni rossi sono grandi e velocissimi predatori del mare,
con cui Chelo stringerà un profondo rapporto di amicizia e fiducia, fino a combattere al loro
fianco contro l’estinzione della loro specie.

  La grotta segreta
  Una singolare esperienza che porterà la coraggiosa Chelo a scoprire i segreti di una spe-
cie, le foche monache, che tanti credono già estinta ma che invece riesce ancora a sopravvi-
vere grazie all’esistenza di grotte sconosciute agli esseri umani. Tante incredibili avventure
intrecciate tra loro, ricche di colpi di scena e una misteriosa ombra nera che alla fine si rive-
lerà una sorpresa per tutti.

  Karl eroe del mare
  Spettacolare incontro con il predatore per eccellenza di tutti i mari del mondo: il bellis-
simo squalo bianco. Uno splendido animale a cui gli umani hanno affibbiato una fama in
negativo che non merita assolutamente, come dimostrerà il magnifico Karl, preoccupatis-
simo per il destino di tutti gli squali del mare. Tante informazioni aggiuntive arricchiscono
questa originale avventura.

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FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO - Te le raccontano gli animali marini! Pier Mauro Marras - AgireOra Edizioni
Al cospetto di Moby Dick
  Un indispensabile intermezzo del viaggio, in cui Chelo incontra e conosce il grande e
saggio Moby Dick, una balena bianca che le chiederà di prendere un’altra importante deci-
sione per la sua vita e per quella di tantissimi abitanti del mondo sommerso.

  Il sorriso triste di Fluk
  In questa storia parliamo dei delfini e di che cosa si nasconde dietro al loro “sorriso”. Sono
i mammiferi marini più vicini a noi esseri umani, ma come al solito non hanno deciso loro di
esserlo... Nell’avventura viene raccontata tutta la verità: sembrano sempre felici, invece lo
sono soltanto quando sono liberi nel loro ambiente naturale, come sentiremo dire proprio
da loro. Un eccezionale piano li proteggerà per sempre.

  La gabbia d’acqua
  Chelo incontra le orche, mammiferi marini stupendi, che sembrano essere dipinti dalla
mano di un’artista. Purtroppo nella realtà molte di loro si ritrovano imprigionate in piccole
gabbie d’acqua. Una storia dedicata a Tilikum, meglio noto come Tilly, un’Orca maschio cat-
turato e rimasto recluso per tutta la sua vita per colpa degli umani cattivi. Nel racconto della
nostra amica Chelo, la sua storia avrà un finale davvero inaspettato.

  Gli amici di città
  Si torna a volare come nel primo racconto, ma questa volta con i piccioni, simpatici ani-
mali abituati a vivere vicino agli uomini, nelle città, perché gli alti palazzi sono molto simili
ai loro habitat naturali. Un grosso problema vedrà coinvolti i nostri eroi marini che alla fine
troveranno aiuto proprio da un gruppo molto speciale di piccioni.

  I mari ghiacciati
  Si viaggia per tornare dal saggio Moby Dick, la balena bianca, che era partito per lottare
contro i balenieri. Chelo racconta di un ingegnoso piano per provare a liberarsi una volta
per tutte di questi assassini di balene, in modo da lasciar vivere in pace queste splendide
creature che popolano il nostro pianeta da milioni di anni. Riusciranno i nostri eroi nel loro
intento? Sta a voi scoprirlo.

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Antefatto: Il paradiso di Martina
  C’era una volta un’oca di nome Martina, che era nata in una bellissima
laguna vicinissima al mare, da cui era migrata appena aveva imparato a
volare. Dovete sapere che la maggior parte delle oche sono migratrici, si
spostano da un continente a un altro: quando dove si trovano arriva l’in-
verno, vanno alla ricerca di un posto caldo e per farlo volano per tantissimo
tempo sopra il mare. Pensate che Martina era migrata già ben due volte e
aveva attraversato in volo anche il grande oceano... giorni e giorni senza
mai toccare terra sfruttando il vento e anche l’istinto e l’esperienza, impa-
rando dalle oche più anziane.

  Pensate che in volo, durante le migrazioni, si dispongono nel cielo a
forma di V, e così facendo fanno molta meno fatica: infatti chi sta in cima
alla V taglia l’aria per tutte le altre che stanno dietro. Quindi chi sta in
cima si stanca di più e dunque si danno molto spesso il cambio. Tante vol-
te ci dimentichiamo di quanto magnifiche possano essere tutte le specie
diverse da noi umani, di quanto sia bello e ben speso il tempo dedicato a
fermarsi a guardare queste meraviglie della natura.

  Ora lei si trovava in un bel posto ricco di cibo e senza nessun grande pre-
datore da temere, a parte l’uomo che come al solito è causa di molti guai e
non ha ancora capito che il pianeta Terra non è di sua proprietà, ma di tutte
le creature che lo abitano. Insomma, era contenta, ma non vedeva l’ora di
ripartire, perché sapeva che questa migrazione sarebbe stata verso la la-
guna in cui era nata, un posto incantevole, ricco di cibo e di tanti posticini
tranquilli in cui passeggiare. La partenza era fissata per le prime luci dell’al-
ba dell’indomani, per cui Martina si addormentò molto presto nel suo co-
modo nido costruito dentro un canneto al riparo dai pericoli.
  E così, appena apparve la primissima luce dell’alba, quando ancora il sole
non era comparso ma già lasciava intravedere i suoi raggi all’orizzonte, mi-
gliaia di oche si levarono in volo cantando e chiamandosi a vicenda per
sapere se qualcuno mancava all’appello. Recuperato anche l’ultimo ritarda-
tario, spiegarono le ali verso il sole.
  Martina, che era andata a dormire prestissimo, prese subito la posizio-

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ne in cima alla V per far svegliare bene le compagne e i compagni del suo
gruppo. Durante il viaggio si susseguirono svariati turni e fecero numerosi
incontri, il più importante di sicuro con l’albatro Diomede.

 Un uccello davvero bellissimo, pensate che la sua specie ha l’apertura
alare più grande al mondo, quasi tre metri e mezzo, incredibile davvero.

   Diomede era conosciuto da tutti per essere l’aiutante del saggio Moby
Dick, il possente capodoglio bianco (un tipo di balena) di cui solo lui cono-
sce il rifugio. L’anziano e saggio Moby Dick dà consigli a tutti gli abitanti
del mare o semplicemente a chi si trova ad attraversarlo senza le dovute
conoscenze.
  Insomma, era stato un viaggio magnifico e ricco di sorprese. Potete im-
maginare quanto sia bello vedere tutto dall’alto: banchi di delfini che nuo-
tano e saltano velocissimi, una famiglia di megattere (che sono un altro tipo
di balene bellissime) con il piccolo che gioca a rincorrere i suoi genitori. In-
somma era tutto fantastico e Martina volava sempre con il sorriso e gli oc-
chi che sprizzavano felicità, mentre le sue foltissime penne fendevano l’aria
facendola andare a una velocità incredibile.
  Quando finalmente intravidero la terra davanti a loro, l’intero stormo virò
leggermente verso sud per arrivare più in fretta alla laguna e finalmente
giunsero a destinazione.

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Come se nel cielo ci fosse una strada da seguire, le oche sono infallibili
e non sbagliano mai di un centimetro la destinazione.

  Virarono ancora sulla destra e sorvolarono l’ultima montagna che le se-
parava dalla laguna, ma quando riuscirono finalmente a intravedere il po-
sto, rimasero impietrite da ciò che si trovarono davanti: la loro laguna non
esisteva più, e al suo posto c’era un enorme terreno recintato con al centro
un grande capannone industriale. Anche stavolta l’uomo ci aveva messo
lo zampino, o peggio le sue perfide e avide manacce. Il grande stormo de-
cise di atterrare sopra la vicina montagna che dominava quel bellissimo
panorama di un tempo, devastato ora da quell’orrendo e gigantesco tetto
metallico privo per loro di qualsiasi significato.

  La laguna non c’era più, l’intera area era stata bonificata, come si usa
dire da noi umani. Il termine bonificare dovrebbe rappresentare un mi-
glioramento, mentre per gli uomini significa togliere tutta l’acqua, ta-
gliare tutte le piante e le canne intorno e riempire di sassi e terra il tutto,
per poi costruirci sopra, in questo caso un orribile capannone industria-
le. Quindi l’unico miglioramento è solo per chi ci vuole guadagnare, non
per gli altri umani e certo non per tutti gli animali selvatici, che per via di
queste distruzioni perdono la loro casa e il loro ambiente naturale. Ma
ora le nostre amiche oche cosa avrebbero fatto?

   Rimasero lì attonite a guardare lo scempio e cercare di riconoscere in quel
disastro il bellissimo posto che ricordavano, perché nel loro cuore sape-
vano di non aver sbagliato luogo. L’errore non esiste quando a guidarti è
l’istinto. Il solo errore era quella specie di brutto capannone davanti a loro,
ma come si dice, al peggio non c’è mai fine.
   Infatti tutto ad un tratto, nel triste silenzio in cui si erano raccolte, si apri-
rono le porte di quel capannone e ciò che videro fu ancora peggiore della
natura devastata: tre uomini che trasportavano degli enormi sacchi traspa-
renti, con dentro migliaia di piume. Quando questi sacchi vennero poggiati
a terra, alcune piume caddero e si posarono lentamente sul terreno. Dall’in-
terno del capannone, invece, si udivano le urla strazianti di migliaia di oche
che non avevano quasi nessuna piuma sulla pelle. “Ma è un inferno?” si do-
mandarono sbalordite le oche. C’erano anche degli altri uomini che all’in-

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terno del capannone strappavano violentemente le piume ad alcune oche.
Animali proprio come loro, la sola cosa che le differenziava era il colore,
erano tutte bianche. Tenevano ferme testa e zampe a quelle poverette, e
poi con forza strappavano via le piume.
  Ma cosa mai era successo? Perché gli uomini stavano facendo questo?
Continuarono a domandarsi Martina e tutto il suo stormo. Restarono lì a
guardare molto spaventate e senza sapere che fare, quando improvvisa-
mente da una stradina poco distante apparvero altri uomini e donne, tutti
molto giovani, che urlavano a squarciagola. Avevano dei cartelli in mano e
avanzavano verso i cancelli del capannone, gridando di continuo: «OCHE
LIBERE! OCHE LIBERE! LIBERTÀ PER TUTTI! OCHE LIBERE!»
  «OCHE LIBERE! OCHE LIBERE! LIBERTÀ PER TUTTI! OCHE LIBERE!»

  Quel bruttissimo capannone altro non era che un orrendo allevamento
di oche, che l’uomo chiama volgarmente oche da spiumaggio, un luogo
che non dovrebbe nemmeno esistere. In pratica gli uomini, con la scusa
di doversi riparare dal freddo, strappano via le piume alle oche per fode-
rarci i giubbotti che poi chiamano piumini, e le coperte che chiamano piu-
moni. Magari anche a voi sarà capitato di vederne o di averne addirittura
a casa, perché tante volte si fanno acquisti senza fare attenzione a cosa
in realtà si va a finanziare. Bisogna leggere bene le etichette degli abiti
e scegliere tra le valide alternative che offre il mercato, ad esempio com-
prare una coperta in pile anziché con le piume d’oca, comprare le maglie
invernali in caldo cotone al posto di quelle in lana di pecora, e tanti altri
materiali che evitano la sofferenza e l’uccisione di qualsiasi animale. Per
cui quando compriamo un giubbotto nuovo, un paio di scarpe, una cinta
oppure una coperta, dobbiamo scegliere sempre cose che non abbiano
la pelle di nessun animale o le sue piume o la sua lana. Non solo sarà più
comodo, ma saremo molto più felici e faremo felici tanti animali. Per for-
tuna quegli uomini e quelle donne che urlavano a squarciagola davanti
al capannone erano persone davvero tanto buone, i ragazzi del futuro,
difensori di tutti gli animali, in questo caso delle oche. Ma vediamo come
andò a finire.

  La nostra amica Martina insieme a tutto il grande stormo restò ancora in
silenzio a guardare cosa ancora di peggio potesse succedere, ma ciò che

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videro le fece balzare dritte sulle zampe. Quei ragazzi con i cartelli aprirono
la rete della recinzione, andarono verso il capannone e corsero verso gli uo-
mini cattivi. Alcuni di loro spaventavano i cattivi e altri pensavano a salvare
le oche senza le piume prendendole in braccio. In quel momento Martina e
tutto lo stormo, senza nemmeno consultarsi tra loro, si alzarono in volo e si
lanciarono in picchiata verso il capannone, che d’un tratto fu oscurato dalla
loro grande ombra. In men che non si dica erano lì a combattere fianco a
fianco con chi stava salvando le loro sorelle oche dell’allevamento. Ci fu un
trambusto tremendo e tante piume che volavano, ma alla fine gli uomini
cattivi furono costretti a scappare inseguiti dal grandissimo stormo di Mar-
tina. Quando tutto finì, i nostri eroi si sedettero per terra a riposare. Molti
ragazzi difensori degli animali erano stati leggermente feriti, ma niente di
grave, mentre era capitato un grosso guaio alla nostra amica Martina: non
riusciva proprio a volare, le si era rotta un’ala. Allora una delle ragazze, che
si chiamava Rossana, provò a prenderla in braccio ma la nostra amica Marti-
na, essendo selvatica, sulle prime fece un po’ di resistenza, ma poi, quando
si accorse di non poter far altro, si lasciò prendere da quelle mani amiche.
Venne portata all’interno del capannone e uno dei ragazzi, che era un ve-
terinario, la curò amorevolmente. L’ala rotta le fu bloccata con delle garze e
assicurata con una stecca di plastica per tenerla ferma. Martina si affezionò
subito a Rossana, tanto che si addormentò tra le sue braccia stremata, dopo
il grande volo e la dura lotta contro i cattivi.

  Eh sì, che bella cosa quando gli animali iniziano a fidarsi di noi, il loro
istinto gli fa intuire la differenza tra una persona che vuole fare del male
e un’altra che invece vuole aiutare. La nostra amica Martina si lasciò
andare per questo motivo con Rossana, vide che quella stessa persona
aveva salvato tutte le altre oche e che grazie a lei e i suoi amici furono
tratte in salvo tutte; e quei mascalzoni, che strappavano loro le piume
provocando così tanta sofferenza, furono messi in fuga. Ma la storia non
finisce mica qui, il bello deve ancora venire.

 Nei giorni successivi, tutti quei ragazzi si misero al lavoro intorno a quel
brutto capannone, chi spalava la terra, chi colorava le pareti e chi al piano
di sopra buttava giù una grande parete, ma che mai stavano combinando?
Ebbene, la cosa fu presto chiara per tutte le nostre amiche oche: visto che

10 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
quel brutto capannone non poteva essere buttato giù, la sola cosa da fare
era quella di renderlo utile e molto più bello. Doveva servire anche come
casa delle oche salvate a cui prima venivano strappate le piume. Quelle
oche non erano selvatiche come Martina, per cui in natura sarebbero potu-
te morire perché non in grado di procurarsi il cibo e tanto meno di nascon-
dersi dai pericoli. Comunque gli instancabili ragazzi lavorarono per tantissi-
mi giorni e alla fine fu tutto bellissimo: all’esterno le pareti vennero dipinte
con fiori e piante bellissime, tanto che le pareti di cemento si confondeva-
no con le vere piante che avevano piantato. Fu ricavata anche una piccola
laguna dove le oche potevano fare il bagno al riparo delle onde del mare,
proprio come facevano prima quando non c’era il capannone. Il piano terra
del capannone diventò una meravigliosa clinica per gli animali feriti o biso-
gnosi di qualche cura e in parte anche la casa delle oche salvate da quegli
uomini cattivi, mentre al piano superiore fu buttata giù un’intera parete, in
modo che sia le oche che altri uccelli potessero dormirvi e trovare un caldo
riparo dopo un lungo viaggio; serviva anche per le oche anziane che non
potevano più migrare tanto lontano come quando erano giovani. Insom-
ma la voce si sparse fra tutti gli animali e tantissimi di loro vi andarono e ci
vanno ancora oggi per farsi curare e poi tornare di nuovo liberi, davvero
tutto bellissimo.

   Martina! Accipicchia ci stavamo dimenticando di lei. Naturalmente era
guarita benissimo e volava come prima e più veloce di prima. Era cambiata
solo una cosa in lei, quel posto era diventato il suo paradiso, proprio così,
il paradiso di Martina. Lei era diventata il punto di riferimento per tutti gli
animali in difficoltà, per cui aveva deciso di non migrare più per poter aiu-
tare gli altri, proprio come Rossana aveva aiutato lei a far guarire la sua ala.
Decise che il suo posto era quello, l’inverno non la spaventava più ora che
aveva un caldissimo riparo, era diventata la direttrice volante della clinica,
quella che controllava tutto e tutti i pazienti, anche i più capricciosi che
volevano uscire prima di essere guariti completamente. D’altronde lei da
sempre aveva desiderato tornare in quel bellissimo posto dov’era nata, era
rimasta molto delusa al suo ritorno nel vedere cosa avevano combinato gli
uomini cattivi, ma allo stesso tempo fu felicissima di scoprire che esisteva-
no anche gli uomini buoni. Persone come Rossana e i suoi amici, con cui
avrebbe potuto collaborare per fare del bene a tutti gli animali bisognosi.

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Il suo istinto era proprio infallibile e per questo la guidò fino a lì, forse per
la stessa ragione durante il viaggio incontrò l’albatros Diomede, per que-
sto e per tanti altri motivi e tante altre meravigliose storie in cui parleremo
ancora di loro, che adesso continuano a vivere felici e contenti ognuno nel
proprio luogo preferito.

  Il mondo sommerso
   C’è un mondo sul nostro pianeta che conosciamo assai poco: il mondo
sottomarino. Esso è popolato da tanti animali splendidi e per noi silenzio-
si, infatti pensiamo che non parlino semplicemente perché non riusciamo
a sentirli, dato che sono diversi da noi. Ma le cose che desiderano sono le
stesse che vogliamo noi.
   Vogliono vivere liberi e felici nel loro ambiente proprio come noi faccia-
mo nel nostro: soltanto che molti uomini non fanno altro che impedirglie-
lo in svariati modi. Basti pensare che quando ci riferiamo a questi animali
li definiamo «il pesce», come fosse una merce, anziché dire «i pesci» così
come diciamo «i mammiferi», «gli uccelli», «i cani», «i gatti», «le mucche», «le
galline», ecc. Togliamo loro l’individualità, invece ognuno di loro vale come
ciascuno degli altri animali, e come noi: sono singoli individui che meritano
di essere visti e trattati come tali.
   Dobbiamo aprire la nostra mente e il nostro cuore cercando di vedere
oltre, dove gli altri non vedono o non vogliono guardare, in modo da non
procurare altro dolore ai grandi e piccoli amici animali che popolano que-
sto antico e sconosciuto mondo sommerso che noi chiamiamo mare.
   Vi starete domandando di certo il perché di questo, visto che la maggior
parte delle persone vede gli abitanti del mare come se fossero cibo e non
come esseri viventi e pensanti che vanno rispettati e amati proprio come
tutti gli altri, e ora vi risponderò: anch’io come tanti altri un tempo la pen-
savo così, ma dopo aver conosciuto i racconti della saggia Chelo, una tarta-
ruga marina, ho cambiato idea. Lei infatti conosce sia il nostro mondo che
quello sommerso, e quindi chi meglio di lei potrebbe raccontarci tante sto-
rie speciali e segrete di questi animali sconosciuti e straordinari? Se avete
voglia di conoscerle, non dovete fare altro che continuare a leggere...

12 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
La saggia Chelo
  Chelo nacque tanti anni fa in una piccola spiaggia nascosta agli uomini
da due altissime montagne piene di verde. La spiaggia era stretta e pro-
fonda, la sabbia spariva lentamente sotto il verde dell’erba che pian piano
si arrampicava al verde di alberi altissimi e maestosi. Fu lì che avvenne il
miracolo, proprio dove la sua mamma aveva deciso di deporre le uova, al
riparo dal vento e dal calore del sole, insomma nel posto giusto e alla giusta
temperatura, per fare in modo che esse si schiudessero tutte, avendo cura
di riporne alcune più in profondità e altre leggermente più in alto.

  Vi domanderete perché abbia fatto così, ed è presto detto: in base alla
temperatura nasceranno femminucce oppure maschietti, per cui quelle
più in profondità diventeranno dei tartarughini maschietti, mentre quel-
le più in superficie saranno delle tartarughine femminucce. Mamma tar-

                                                         Te le raccontano gli animali marini! 13
taruga lo sapeva, come lo sanno tutte le tartarughe del mondo che si tra-
mandano queste informazioni di generazione in generazione. E pensare
che alcuni umani credono che gli animali non abbiano una memoria! Che
creduloni!

   Passarono un paio di mesi circa, dopo che mamma tartaruga aveva depo-
sto le uova, quando ad un tratto la sabbia cominciò a muoversi e apparve
un musetto tutto pieno di granelli di sabbia, con gli occhietti grandi grandi;
poi, in un battibaleno, venne fuori tutto il corpicino, con la piccola corazza,
e con le pinne piccolissime corse velocemente verso il mare senza fermarsi.
Chelo non a caso era stata la prima tartarughina femminuccia che, dopo
due estenuanti giornate passate a scavare nella sabbia, era arrivata final-
mente in superficie. Dopo di lei un’altra, poi due, tre, quattro, dieci, venti,
cento e altre ancora, tutte a correre verso il mare. E così per almeno cinque
giorni quella piccola spiaggetta divenne un’autostrada a senso unico verso
il mare per tanti piccoli di tartaruga.
   Appena fuori dalla sabbia, tutti i piccoli corrono verso il mare e poi nuo-
tano al largo, ma nessuno sa dove si dirigano: è un segreto che nessuna
tartaruga vi svelerà mai, tanto meno la nostra Chelo. Riappaiono come per
magia dopo qualche anno, quando sono già quasi adulte e robuste tanto
da potersi difendere da qualsiasi predatore. Una volta adulte, ognuna cer-
cherà il suo bel principe azzurro con il quale accoppiarsi e fare altre uova da

14 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
deporre, quasi sempre nella stessa spiaggia dov’è nata. Così fece anche la
nostra amica Chelo, perché, come tutti gli animali del pianeta, anche lei do-
veva pensare alla sopravvivenza della specie, proprio come facciamo noi;
solo che per le tartarughe, come per altri animali, è molto più difficoltoso
per colpa della nostra presenza nei loro habitat naturali. Come già spiegato,
noi uomini non conosciamo molto gli abitanti del mare, ma in mare sappia-
mo come navigare in lungo e in largo disturbando il quieto vivere di queste
amabili creature.

  Insomma, la vita di Chelo era trascorsa fino all’età adulta come quella di
tutte le altre tartarughe, soltanto che, dopo aver deposto tante uova e dato
la vita anche lei a tante tartarughe, aveva deciso di cambiare, anche perché
ormai era troppo anziana per poter deporre altre uova.

   La nostra amica Chelo è una tartaruga marina della specie Caretta Ca-
retta, una specie a grave rischio di estinzione sempre per il solito motivo,
ossia la prepotenza umana. I motivi principali sono le attività di pesca e
il forte inquinamento del mare: la pesca, oltre a provocare la cattura e la
morte di milioni e milioni di pesci, causa la morte sia dei mammiferi ma-
rini come delfini, balene e foche, che dei rettili marini come le tartarughe,
che a causa delle reti vengono intrappolate sott’acqua, impossibilitate a
ritornare in superficie per respirare. Con l’inquinamento noi umani pro-
vochiamo ulteriori danni, ad esempio con le buste di plastica che vengo-
no scambiate per cibo e di conseguenza mettono in pericolo la vita degli
animali marini, provocandone il soffocamento.

  Chelo voleva viaggiare e scoprire tutte le bellezze del mondo, aveva deci-
so di sconvolgere il normale equilibrio della sua natura migratoria amplian-
do enormemente le distanze percorse. Un bel giorno infatti decise di punto
in bianco di partire e nuotare in tutti gli oceani e le coste del mondo. Si sa
che ognuno ha i propri sogni nel cassetto e questo era quello di Chelo. Da
quel giorno la sua vita fu tutta una nuova scoperta, come una interminabi-
le avventura che la portò a diventare saggia e quindi importante per tutti
gli abitanti del mondo sommerso e di quello terrestre. Ora infatti ci faremo
raccontare tutte le sue fantastiche avventure, per cui mettetevi comodi e
buona lettura!

                                                         Te le raccontano gli animali marini! 15
Le uova dei Tonni Rossi
  Ciao a tutti, so che sono già stata presentata, ma preferisco farlo ancora io
anche se avete già capito chi sono, vero? Ma certo! Sono la tartaruga Chelo,
e non vedo l’ora di raccontarvi i miei viaggi che diventarono vere e proprie
avventure piene di molti colpi di scena. Dai, mettetevi comodi e scoprirete
tante cose nuove, esattamente come le ho scoperte io. Poi magari mi farete
sapere se vi sono piaciute, nessuna paura mi raccomando, siete tra amici,
insieme a tutti i miei amici che pian piano conoscerete anche voi.

  Il viaggio ha inizio

  Ricordo ancora il mio primo giorno di navigazione: era davvero una splen-
dida giornata e nuotavo tranquilla e felice: il mare era piatto, senza nessuna
onda, ma solo con una leggera corrente contraria. Sembrava che volesse
dirmi dolcemente di tornare indietro e di continuare a vivere come tutte le
altre tartarughe: «Niente da fare caro mare», pensai «ormai ho deciso di viag-
giare per tutti i mari del mondo e scoprire le meraviglie che nascondi nei tuoi
profondissimi fondali».
  Infatti continuai imperterrita a nuotare lentamente ma senza sosta quan-
do, ad un tratto, vidi sulla superficie dell’acqua una chiazza luccicante come
l’argento che avanzava verso di me. Per un attimo rimasi incredula, ma un
istante dopo sfrecciarono sotto di me dei grandissimi pesci: erano tutti ar-
gentati e andavano così veloci che la corrente diventò per un attimo ancora
più forte.
  Tirai fuori la testa per riprendere fiato e poi continuai ad ammirare il fon-
dale, gustandomi il mio primo nuovo incontro con altri animali. Erano come
i tonni che mi capitava di vedere molto spesso, ma questi erano davvero
enormi, bellissimi e maestosi. Pensai che, data la loro velocità, non si accor-
gessero nemmeno della mia presenza. Mi domandai se stessero facendo
una gara per chi arrivava prima, oppure se scappassero da qualcosa. Pas-
sò un primo banco, poi un altro, sempre velocissimo, quando improvvisa-
mente sopra di me, nel cielo azzurro, vidi un aeroplano che volava sopra il
grande banco di “enormi tonni” (così li chiamai, dato che ancora non avevo
avuto la fortuna di conoscerli).

16 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
La fuga di Ric, Tinny e Benny

  Così per un altro po’ continuai nella mia serena nuotata, ripensando a
quello splendido incontro; poco dopo mi immersi più in profondità per
esplorare i nuovi fondali e vidi tre bellissimi tonni giganti che, a differen-
za degli altri, nuotavano molto lentamente. Senza pensarci due volte mi
avvicinai per vederli meglio e notai che nuotavano uno di fianco all’altro e
quello al centro dei tre era ferito. «Misericordia!» pensai. Devo fare qualcosa
per aiutarlo! Allora mi avvicinai ancora di più, anche se avevo un po’ paura
vista la grandezza di questi splendidi pescioni argentati. Mi presentai e dis-
si: «Buongiorno cari amici: mi chiamo Chelo, posso esservi d’aiuto in qualche
modo? Ho visto che uno di voi è ferito; è la prima volta che vedo dei pesci gran-
di e bellissimi come voi, siete come dei tonni ma molto più grandi».
  «Ciao Chelo» rispose quello vicino a me, e proseguì: «Io mi chiamo Ric, lei
è Tinny, la mia fidanzata, mentre lui è suo fratello Benny. Noi siamo dei tonni
rossi, i più grandi che nuotano in tutti i mari».
  Allora risposi: «Siete davvero bellissimi». Chiesi scusa a Tinny perché non

                                                           Te le raccontano gli animali marini! 17
mi ero accorta che lei fosse una
                                               femminuccia e poi domandai
                                              cosa le fosse capitato, e lei, molto
                                             dolcemente, mi rispose: «Mentre
                                            stavamo migrando, una barca con
                                        una grandissima rete ci ha inseguito per
                                   catturarci. Ha girato intorno al nostro banco e
                              ci ha intrappolati quasi tutti. Per fortuna Ric e Ben-
                          ny mi hanno salvato. Mentre stava per chiudersi la rete
            tutta intorno a noi, siamo riusciti a passare nel piccolo varco rimasto
         sotto, e io mi sono incastrata nelle maglie della rete. Nella foga di libe-
      rarmi mi sono fatta un grande taglio vicino alla coda: se non fosse stato
per loro, sarei rimasta rinchiusa in quella rete».

  La rete di cui parla Tinny si chiama rete “a circuizione”, con cui un inte-
ro banco di tonni viene intrappolato: due estremità vengono avvicinate
fino a formare un cilindro e infine viene tirato un cavo che attraversa gli
anelli nella parte inferiore e la chiude come una sacca in modo da evitare
che i pesci nuotino verso il basso per sfuggire alla cattura. Cosa che inve-
ce riuscirono a fare velocemente i nostri tre amici.

  Quando ebbe finito di raccontarmi cosa le era capitato, scoppiò in lacri-
me. Povera Tinny, pensai. Infine prese la parola il suo fidanzato Ric e disse:
«Non possiamo permettere che succeda qualcosa a Tinny, lei deve deporre le
uova, dobbiamo salvare i nostri figli. Le uova sono indispensabili per la soprav-
vivenza della nostra specie. Purtroppo non possiamo andare ad aiutare gli al-
tri, dobbiamo continuare a ogni costo a migrare per arrivare nel punto presta-
bilito». Dissi loro di stare tranquilli, diedi la mia parola che sarei andata a
vedere cosa potevo fare e ci salutammo.

  Dovete sapere che, come quasi tutti gli animali marini, anche i tonni
rossi migrano dalle zone in cui si alimentano a quelle in cui si riprodu-
cono. Una femmina di tonno rosso può arrivare a deporre oltre quaran-
ta milioni di uova: così tante perché purtroppo moltissimi dei nuovi nati
non riusciranno ad arrivare all’età adulta. Come per tutti i genitori, an-
che per i tonni è importante salvare i propri piccoli; inoltre, i nostri amici

18 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
sono molto preoccupati perché sono in grave pericolo di estinzione per
via della pesca intensiva. Loro possono riprodursi solo dopo aver com-
piuto cinque anni ed alcuni anche otto; infatti, a differenza di altre specie
di tonni, possono vivere fino ai trent’anni. Per questo motivo, se gli uo-
mini non la smetteranno con la pesca tra qualche anno i tonni rossi non
ci saranno più, rompendo così l’equilibrio creato da Madre Natura per
tenere in vita il nostro pianeta. Ogni vita è importante, indispensabile
per la sopravvivenza della Terra, ogni vita va difesa e rispettata.

 Alla ricerca dei tonni

  Cercavo di seguire le indicazioni che mi diedero Ric e Benny per raggiun-
gere il punto in cui erano stati intrappolati i loro amici, e seguivo la lunghis-
sima scogliera piena di alghe che mi avevano descritto minuziosamente.
Non vi nascondo che mi sentivo scoraggiata: non avevo molte probabilità
di riuscire a trovare qualcosa ma, mentre nuotavo e pensavo al da farsi,
un enorme tonno mi sorpassò a una velocità incredibile, tanto che mi fece
anche sbandare. Era davvero grandissimo, muscoloso e più grande di Ric
e Benny, avreste proprio dovuto vederlo. Io non feci nemmeno in tempo
a rimettermi in rotta che quel tonno ritornò indietro, ma questa volta per
fortuna un po’ meno veloce. Ricordo che mi girava attorno e poi mi disse:
«Sei tu Chelo?»
  «Sì, sono io», risposi molto sorpresa. Come farà a sapere il mio nome, pen-
sai. «Ciao carissima Chelo, mi chiamo Red», disse con un vocione davvero
grosso, tanto da farmi quasi paura.
  «Sono un tonno solitario: ho incontrato per caso Ric e gli altri e mi hanno par-
lato di te. Mi hanno raccontato tutto e detto che stai cercando il loro branco. Io
sono qui per aiutarti.»
  Oddio, ero talmente meravigliata e incredula che non riuscivo a parlare.
Inoltre devo aggiungere che Red era davvero affascinante, un vero e pro-
prio galantonno. Gli dissi: «Torno subito», e andai in superficie a respirare,
o meglio, a fare un bel sospiro di sollievo: ora sì che mi sentivo più sicura.
Quando tornai sott’acqua, lui cominciò a seguirmi e insieme, mentre inizia-
vamo a conoscerci, proseguimmo la ricerca.

 I tonni viaggiano solitamente in banchi, che partono da un numero ri-

                                                            Te le raccontano gli animali marini! 19
dotto fino a superare anche i 40 tonni; tali banchi sembrano essere for-
mati da tonni più o meno della stessa età e dimensione. Alcuni esemplari
molto grossi, invece, come il nostro muscoloso amico Red, vivono vite so-
litarie nutrendosi e viaggiando soli. Una vera fortuna per la nostra ami-
ca Chelo.

   Nuotammo senza sosta per ben cinque giorni. Red era davvero instanca-
bile: mi superava per andare a vedere cosa ci fosse davanti a noi e poi ritor-
nava indietro ad aggiornarmi.
   Poi, tutto ad un tratto, una corrente ci fece arrivare un terribile odore. Il
mio istinto mi diceva che quell’odore ci avrebbe portato sulla buona strada,
e così fu, ma di buono non c’era proprio nulla. Davanti ai nostri occhi l’ac-
qua diventò sempre più torbida, giù nel fondale era tutto morto, non c’era
un’alga ed era tutto scuro e buio. Proseguimmo e ci trovammo davanti una
enorme rete tondeggiante e cilindrica piena di tonni di tutte le età, persino
molto piccoli, che nuotavano continuamente in cerchio come se fossero
sotto l’effetto di un incantesimo. Continuai a guardarli senza sapere che
fare, mentre Red cominciò a sbattere con violenza contro le reti, nel tentati-
vo di far uscire i suoi amici, ma senza riuscire a romperle. Immediatamente
usai il mio possente becco, presi con un morso quella orribile rete e tirai for-
tissimo. Già al primo morso feci un piccolo buco, così continuai, ma mi ac-
corsi che ci voleva troppo tempo. Proprio in quel momento mi venne un’i-
dea: chiamare subito Red che con la sua forza avrebbe facilmente allargato
il foro nella rete. Gridai il suo nome ad alta voce e lui accorse subito come
un razzo. Come vide il piccolo foro nella rete, non mi fece nemmeno parlare
che subito vi si scagliò contro, facendolo diventare enorme in un istante. Vi
entrò dentro e poco dopo uscì fuori con tutti i tonni che lo seguivano. Allo
stesso modo rompemmo tutte le altre reti, due, tre, quattro, cinque, tutte
quante. Tutti i tonni, anche se un po’ storditi da quell’acqua sporca, corsero
via velocemente per riprendere la loro importantissima migrazione per la
deposizione delle uova.
   Che meraviglia ragazzi, mi commossi davvero tanto: alcuni tonni si ferma-
rono a ringraziarci e li pregammo di andare via al più presto e consigliam-
mo loro di nuotare il più possibile in profondità per non essere visti dagli
aeroplani, che loro non sanno riconoscere. Questo perché Red, durante le
nostre nuotate, mi raccontò di saper scendere anche fino a mille metri sot-

20 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
to la superficie. Che grande eroe! Insomma eravamo felicissimi per il lavoro
svolto e io in particolare di aver intrapreso il mio viaggio in giro per il mon-
do. Red rimase con me per un bel po’ durante il viaggio di ritorno, durante
il quale ci capitò ancora qualche avventura, ma questa è un’altra storia. Per
ora era essenziale aver messo in salvo tutti quegli animali, importanti come
singoli individui e anche per l’equilibrio naturale del mare.

   Le reti che trovarono i nostri amici erano delle “reti - gabbie” di un al-
levamento intensivo acquatico di tonni rossi, conosciute anche con il
brutto nome di “gabbie da ingrasso”. In queste orrende gabbie vengono
rinchiusi i tonni selvatici, come il banco dei nostri amici, di qualsiasi di-
mensione. Vengono nutriti in continuazione per farli crescere in fretta,
così diventano abbastanza grandi da poter poi essere uccisi per essere
mangiati. Questo perché per una assurda legge fatta dagli uomini, è sta-
to deciso che i tonni possono essere uccisi solo quando sono lunghi 1 me-
tro e 15 centimetri e pesano almeno 30 chilogrammi. Davvero una cosa
vergognosa fare una legge per regolamentare l’uccisione di altri esseri
viventi! Sotto a queste gabbie, tutta le piante e gli animali marini muo-
iono per via degli escrementi e avanzi di cibo che cadono sul fondo, ecco
il perché dell’acqua torbida e maleodorante che trovarono Chelo e Red.
Quindi, come già accennato prima, al contrario di come molti ci fanno
credere, in queste enormi gabbie non vengono fatti nascere i tonni, cosa
ugualmente sbagliata e assurda, ma vengono rinchiusi quelli selvatici,
catturati da gruppi o banchi già in forte diminuzione, in maniera indi-
scriminata da flotte di enormi pescherecci. Questo sistema sta portando
i tonni rossi all’estinzione e gli impianti – o allevamenti – esistenti pos-
sono trattare il doppio delle tonnellate di pesca consentite per legge. È
assurdo che l’uomo possa decidere di uccidere altri esseri viventi e abbia
creato delle norme per regolamentarne l’uccisione. Per cui l’unica via da
seguire per la salvezza e il rispetto verso tutti gli animali del pianeta è
sempre la stessa, quella di non mangiarli, perché loro non sono cibo ma
esseri viventi, che pensano, soffrono, si divertono, provano sentimenti
ed emozioni proprio come noi, quindi perché ucciderli? È ingiusto, dob-
biamo invece proteggerli a ogni costo.

                                                          Te le raccontano gli animali marini! 21
La grotta segreta
  Ciao amici, sono sempre Chelo, un’altra mia bella avventura che voglio
raccontarvi è quella della grotta segreta di Zed e Lisa: si tratta di una grotta
che conobbi per caso – e diciamo anche per mia grande fortuna! – dopo
una brutta tempesta.

  Il grande temporale

  Erano mesi che ormai avevo intrapreso il mio viaggio alla scoperta delle
meraviglie di tutti i mari; a farmi compagnia c’era ancora il grande Red: un
tonno rosso solitario con il quale avevo condiviso la bella avventura di sal-
vare tanti suoi amici tonni dalle reti in cui erano stati rinchiusi dai pescatori.
  Una mattina io e Red ci separammo: lui voleva fare un giro per salutare
alcuni amici di quella zona, mentre io, che sono più lenta, continuai la mia
serena nuotata. Lui mi disse che sicuramente prima che facesse notte ci
saremmo ritrovati vicino alle coste di una grande isola. Continuai da sola a
nuotare in quella splendida acqua cristallina: sembrava una giornata per-
fetta e il mare era calmissimo. Andavo sott’acqua ad ammirare le splendide
varietà di paesaggi marini e riemergevo quando proprio ero senza fiato.
Fu come un sogno ad occhi aperti: il sole penetrava nell’acqua riflettendo i
suoi raggi sopra tutti i meravigliosi banchi di spensierati pesciolini che gio-
cavano a rincorrersi attorno alle altissime alghe. Davvero un grande spetta-
colo, tanto che mi lasciai andare a volteggiare libera e serena in quell’acqua
limpida. Ma proprio sul più bello, all’improvviso sentii un forte rumore che
proveniva dalla superficie. Risalii speditissima per vedere cosa stesse suc-
cedendo ma, appena riemersi, sembrò tutto calmo. Restai lì a guardare ma,
a parte un forte vento che prima non c’era, tutto sembrava come prima.
Dopo un po’, invece, un altro grosso boato mi fece sobbalzare: «Oh miseriac-
cia», pensai «era un grosso tuono!»
  Il rumore arrivò proprio dietro di me. A quel punto mi voltai e vidi il cielo
nerissimo e purtroppo il vento lo stava trascinando proprio sopra di me. Ac-
cidentaccio, «non ci voleva proprio», pensai: e non ero per niente preparata
a quello che di lì a poco si sarebbe verificato.
  Quel cielo nero arrivò quasi subito e fece calare le tenebre in quel para-

22 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
diso. I pesciolini vennero subito accompagnati dai loro genitori al riparo
e ogni abitante del mare corse nella sua accogliente tana. Inutile nascon-
dervi che in quel momento iniziai davvero a sentire un po’ di solitudine;
di solito non mi capita quasi mai, ma in quel momento il mare rimase tal-
mente vuoto e buio, che desiderai la compagnia del mio amico Red. Tuoni
e lampi illuminavano l’immenso fondale e facevano comparire delle ombre
spaventose. Oddio, ragazzi miei, in quel momento ebbi un po’ di paura ma,
nonostante ciò, cercavo di proseguire lo stesso il viaggio, sperando in cuor
mio che prima o poi Red arrivasse. Salivo un attimino in superficie e poi tor-
navo sott’acqua per stare al riparo da quel tempaccio: fino a quel momento
andò tutto bene, il solo problema fu che ogni volta che risalivo il mare era
sempre più agitato e fuori pioveva tantissimo, per cui impiegavo molto più
tempo per respirare. Purtroppo in una di quelle risalite successe il peggio,
cioè quello per cui non ero preparata e che proprio non mi aspettavo: men-
tre risalivo in superficie, una delle mie pinne si impigliò in qualcosa. In un
primo momento non capivo cosa fosse per via del buio, poi mi accorsi che
si trattava di una rete di pescatori. Accidenti, pensai proprio di essere spac-
ciata.

  Le reti dei pescatori sono pericolosissime, vengono usate per catturare
tutti i tipi di pesci del mare, che poi vengono tirati a forza fuori dall’ac-
qua, morendo così soffocati. Questi sono gli effetti della “caccia dei pe-
scatori”. Sì, avete letto bene. Il termine “pesca” altro non è che l’equi-
valente del termine “caccia”: viene usato per distinguere il fatto che si
pratica in acqua e non sulla terraferma, ma è pur sempre una caccia, per
cui a rimetterci sono sempre gli animali selvatici, oltre che tutti gli esseri
viventi. A restare intrappolati non sono soltanto i poveri pesci, ma an-
che i mammiferi marini come le balene, i delfini, i rettili come la nostra
amica Chelo e talvolta anche gli uccelli marini. Alcuni di loro muoiono
soffocati, non riuscendo a risalire in superficie per respirare, mentre al-
tri non meno sfortunati, si impigliano e si trascinano dietro pezzi di rete
che provocano loro grossi e profondi tagli molto dolorosi, che possono
anche farli morire di stenti. Considerando che viviamo tutti sullo stesso
pianeta, non devono esistere vite più o meno importanti, sia nel mare
che sulla terraferma: la cosa giusta da fare è rispettarle tutte.
  Ma cosa successe alla nostra amica Chelo?

                                                         Te le raccontano gli animali marini! 23
Provai in tutti i modi a liberarmi dalla rete, ma non feci altro che stancarmi
ancora di più e il grave problema era che non riuscivo a risalire in superficie
per respirare. Mi giravo attorno, nuotavo in giù e in su, ma niente, avevo
voglia di respirare a tutti i costi e non ci riuscivo. Provai a chiedere aiuto ma
non c’era nessuno e la forte corrente peggiorava le cose. Quella grossa rete
era stata sicuramente mandata alla deriva dal temporale e non mi permet-
teva di risalire a respirare: era pesantissima e mi tirava lentamente sempre
più giù in fondo al mare. Ad un tratto persi i sensi, e l’ultima cosa che vidi,
dopo un grosso lampo di luce, fu un’ombra nera che mi passò vicina. Dopo
quell’ombra non ricordo più nulla di cosa accadde, pensai di essere giunta
alla fine.

  La grotta segreta di Zed e Lisa

  In quel momento non sapevo ancora come avevo fatto a salvarmi, ma
con un gran sussulto mi risvegliai e mi accorsi di avere la pinna molto do-
lorante; a rincuorarmi fu un bel raggio di sole che mi scaldava il carapace
e allietava la splendida vista che mi trovai davanti agli occhi. Ero capitata,
non so come, in una splendida grotta dove la luce del sole filtrava dall’alto
da un buco nella roccia; nella grotta c’era anche un piccolo albero: insom-
ma un vero spettacolo della natura. Ero distesa su una morbidissima spiag-
gia di ciottoli che si estendeva fin verso l’interno della cavità rocciosa dove
la luce svaniva lentamente nell’oscurità. Ad una prima occhiata sembrava
non esistere un accesso visibile dall’esterno, ma la presenza di uno spec-
chio di mare davanti a me mi lasciò presagire, fin da subito, che l’ingresso
si trovasse proprio sott’acqua. Per cui, in quel momento, la cosa che non
riuscivo proprio a spiegarmi era: come avevo fatto a finire là dentro? Inoltre
nella mia pinna non era più impigliata nessuna rete: che fossi stata così for-
tunata? Che fossero state le forti correnti a trasportarmi lì? Mi sembrò tutto
molto strano.

  Nonostante la pinna mi facesse male, cominciai a spostarmi lentamen-
te sulla sabbia e a guardare quella grandissima grotta. Era davvero molto
alta e profonda: sembrava non avere una fine. La spiaggia era frastagliata
di scogli non molto alti che coprivano un po’ la visuale su tutto l’insieme.
Fu proprio in quel momento in cui osservavo il tutto, che sentii un verso

24 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
stranissimo provenire dall’oscurità della grotta, proprio in fondo in fondo
nel buio. Inutile nascondervi che mi si gelò il sangue più di quanto non
sia freddo per natura nei rettili come me. A quel punto mi domandai: che
cosa poteva essere? Non avevo mai sentito niente del genere in vita mia
e non poteva essere qualcosa di spaventoso se mi aveva lasciato riposare
tranquillamente fino a quel momento. Ma proprio in quell’istante, un altro
rumore mi fece spaventare ancora: erano delle bolle d’aria che salivano a
galla nell’acqua davanti a me e, tutto a un tratto, apparve un grande anima-
le con un musone tondo tondo e dei baffoni lunghi lunghi. Il suo manto era
color marrone: aveva dei dolcissimi occhi e uno sguardo bellissimo. Non
avevo mai visto niente di così strano e bello in vita mia e, mentre guardavo
quasi incantata mi parlò e disse: «Ciao cara. Ben svegliata, come ti senti? Ti fa
male la pinna?»
   Ooohhh – pensai – era una voce femminile ed era davvero incantevole,
proprio come si addice a una regina. Mi sentivo come bloccata, tanto che
sulle prime balbettai non sapendo quasi cosa rispondere, anche perché
dalle sue parole mi pareva che fosse stata lei a salvarmi. Non sapevo come
esprimere la mia gratitudine e allora la buttai lì dicendo: «Sto davvero tanto
bene e sono contenta di essere ancora viva, ti ringrazio di avermi salvata, ti
sono debitrice». E lei, mentre sfoggiava un bellissimo sorriso, disse: «Non devi
ringraziarmi mia cara, se non ci aiutiamo tra noi chi vuoi che ci aiuti? L’uomo
per caso? Comunque è stato mio marito Zed a trovarti…», e sempre sorriden-
do dolcemente proseguì «…ieri mentre tornava dal giro di perlustrazione, ti
ha trovata sopra uno scoglio e ti ha portato qui. Io mi sono occupata di togliere
il più delicatamente possibile il pezzo di rete attaccato alla tua pinna. Per tua
fortuna questo deve essersi tagliato e le onde avranno fatto il resto portandoti
sugli scogli. C’è stato davvero un brutto temporale per tutta la notte: sei stata
proprio fortunata a scamparla. Comunque dopo sarà Zed a raccontarti bene
l’accaduto, ora è dovuto scappare a dire al tuo amico Red che stai bene: lo ha
incontrato nei dintorni dell’isola rocciosa questa mattina».
   «Oh Red! Ci saremmo dovuti incontrare», aggiunsi io. E mentre parlavo, lei
iniziò a uscire dall’acqua mostrando tutto il suo splendore. Il suo manto era
di un color marrone che non avevo mai visto e il suo corpo era perfetta-
mente idrodinamico, eccezionale per la vita acquatica e, da quanto vedevo,
anche adatto a quella terrestre. Sulla spiaggia infatti si muoveva molto più
velocemente di me e sicuramente in acqua doveva essere un vero e proprio

                                                          Te le raccontano gli animali marini! 25
razzo. A quel punto mi dissi: basta con le fantasie! Devo chiederle come si
chiama e a che specie appartiene. Allora cominciai anzitutto con le presen-
tazioni, che avevamo saltato, per cui dissi: «Io mi chiamo Chelo: tu come ti
chiami?»
   E lei con quella sua voce soave rispose: «Oh che sbadata: ti chiedo scusa, mi
chiamo Lisa». E continuò: «Il tuo nome ce lo ha detto il tuo amico Red. Scom-
metto che non hai mai visto delle foche come noi, vero?». E io risposi: «Non ho
proprio mai visto una foca in vita mia; ne avevo sentito soltanto parlare», e
aggiunsi: «Sei davvero bellissima».
   Lei quindi – che fino ad ora si era sorretta sulle pinne anteriori – si sdraiò
di fianco a me e proseguì dicendo: «Noi siamo foche monache e al giorno
d’oggi è quasi impossibile vederci nel mare perché…»
   Proprio in quel preciso momento fu interrotta dal rumore di altre bolle
d’aria che risalirono in superficie dallo specchio d’acqua. Dopo pochi istanti
infatti, emerse dall’acqua suo marito Zed e io rimasi quasi impietrita dal-
la sua maestosità e dal suo manto nerissimo. Uscì rumorosamente dall’ac-
qua, mi guardò subito dritto negli occhi e disse, con un vocione profondo:
«Come stai mia cara Chelo? Il tuo amico Red ti saluta e ti aspetta per riprende-
re il viaggio non appena ti sarai ripresa del tutto. Nel frattempo aspetterà nei
dintorni dell’isola rocciosa». E proseguì dicendo: «Proprio in gamba Red: si è
offerto di tenere d’occhio la zona per noi, così per un po’ potremo riposarci».
Allora risposi: «Sì, Red è proprio uno in gamba: se fossi rimasta con lui non mi
sarebbe successo niente».
   E lui replicò: «Sono cose che capitano agli abitanti del mare, ma basta un
po’ di collaborazione tra noi e il più delle volte tutto va bene. Fortunatamente
qualcuno deve aver tagliato la rete che ti teneva imprigionata».
   «Mentre perdevo i sensi, ricordo di aver visto un’ombra nera che mi si avvici-
nava. Vedendoti ora sembravi proprio tu», replicai io. «No carissima Chelo, io
ti ho trovata sopra uno scoglio qui vicino». Sospirò per un attimo e proseguì:
«In effetti è molto strano perché la rete sembrava essere stata strappata pro-
prio come ha strappato l’ultimo pezzo la mia Lisa».
   Al che Lisa commentò: «Non avevo capito che qualcuno potesse averla ta-
gliata, pensavo si fosse spezzata da sola. Davvero molto strano».

26 FAVOLE DAL MONDO SOMMERSO
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