Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa

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Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
Convento di San Francesco
dei Frati Minori Conventuali in Oristano

Relazione storico-architettonica

Redazione

In collaborazione con:
Marcello Schirru

Aggiornamento del 13 Aprile 2018
Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
Convento di San Francesco di Oristano                                                                Relazione storica

Fig. 1. Foto zenitale dell'intero complesso di San Francesco

Considerazioni Generali sul Monumento
Nonostante l’incisiva riconfigurazione otto e                  riconversione implicano adeguate interpretazioni
novecentesca, il convento di San Francesco di                  del manufatto e indagini critiche volte a individuarne
Oristano conserva tracce evidenti delle origini                le fasi fondative e di sviluppo.
medioevali e delle trasformazioni sopraggiunte                 Allo stato attuale, la porzione del convento un tempo
durante le prima Età Moderna. Emergono, inoltre,               destinata a Distretto Militare versa in deplorevole
per imponenza, le alterazioni otto e novecentesche,            stato di abbandono. Evidenti appaiono le opere
conseguenti alla parziale riconversione in distretto           introdotte nell’ultimo Novecento, in particolare
militare. La recente cessione al Demanio Statale               nelle coperture, incuranti delle preesistenze e
ha restituito alla comunità civile una preziosa                della logica compositiva d’insieme, per altro già
testimonianza architettonica, il cui recupero e futura         compromesse dalla forzata suddivisione tra le

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Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
Convento di San Francesco di Oristano                                                                              Relazione storica

pertinenze del Demanio Militare e la residenza                            2006-2007
residua dei Padri Conventuali, unica porzione                             Consolidamento e restauro statico dell’ex Convento di San
conservata in apprezzabile stato. Nell’ex Distretto                       Francesco.
si scorgono, a mala pena, gli ambienti e le dotazioni                       La busta contiene la Catalogazione, restituzione
tipiche della vita monastica, quali il refettorio,                          grafica, fotografica di reperti ceramici ritrovati
la sala capitolare, le celle private dei frati, la cui                      durante i lavori di scavo nell’ex Convento di San
individuazione richiede notevoli sforzi interpretativi                      Francesco in Oristano.
o l’affidamento alla mera logica distributiva.                              Perizia n. 4 del 16 febbraio 2006;
Tuttavia, proprio il degrado generale del convento                          Perizia n. 34 del 2007.
offre opportunità di lettura impensabili in                                 Ing. Gabriele Tola
un’architettura integra. Come in un libro aperto,
la rimozione degli intonaci svela all’osservatore                         2004
tecniche e materiali costruttivi, unità di misura,                        Restauro ex Convento di San Francesco di Oristano.
porte e finestre un tempo nascosti alla vista: indici                       118.030,93 €
fondamentali, questi, per definire le cronologie                            Perizia n. 45 del 29 luglio 2004.
evolutive del convento.                                                     Ing. Gabriele Tola
Si consideri, inoltre, il contributo delle indagini
archeologiche, solo parzialmente condotte                                 2003
all’interno del convento, i cui reperti forniscono                          Restauro statico architettonico dell’ex Convento di San
preziose indicazioni sulla cultura materiale                                Francesco in Oristano.
e immateriale degli antichi frequentatori. Le                               202.437,12 €
uniche indagini di scavo, concentrate nell’ala sud-                         Perizia n. 48 dell’8 agosto 2003.
occidentale del chiostro e in alcuni ambienti del                           Ing. Gabriele Tola
corpo nord-occidentale, hanno riportato alla luce
decine di reperti, in buona parte ceramici, per lo più                    2002
di epoca moderna (XV-XVIII secolo). Mancano,                              Ex Convento di San Francesco in Oristano. Progetto di
allo stato attuale, letture organiche e multidisciplinari                 ricomposizione architettonica e funzionale.
dei dati raccolti11. Alle campagne archeologiche                             1.913.252,02 €
nel sottosuolo, si aggiungono puntuali e più                                 Ing. Gabriele Tola con
dettagliate informazioni sulle unità stratigrafiche                          5+1 architetti associati – Genova
murarie, raccolte all’interno di un database digitale,                       Arch. Maurizio Giufré - Milano
commissionato dalla Soprintendenza per i Beni                                Ing. Domenico Napolitano (impianti) – Torino
Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed                         Ing. Daniel Meloni (strutture)
Etnoantropologici di Cagliari e Oristano.                                    Arch. Rossella Sanna (rilievi)
Le indagini stratigrafiche e archeologiche rientrano
nel programma, ormai trentennale, di interpretazione,                     1999
restauro e riconversione del monumento, condotto                          Restauro del Convento di San Francesco.
dalla stessa Soprintendenza, di cui la presente                             250.000.000 Lire
relazione storico-architettonica costituisce un                             Perizia n. 38 del 20 settembre 2009.
ulteriore passo, che proseguirà con il rilievo con                          Arch. Raffaella Strati
laser-scanner delle superfici murarie. Riportiamo,
di seguito, gli interventi reperiti presso l’archivio di                  1979
deposito dell’ufficio ministeriale a Cagliari:                            Caserma Eleonora d’Arborea in Oristano – rifacimento
1
    Ci riferiamo alla Catalogazione, restituzione grafica, fotografi-
                                                                          facciata.
    ca di reperti ceramici ritrovati durante i lavori di scavo nell’ex       La busta contiene la Domanda di autorizzazione
    Convento di San Francesco in Oristano, condotta nel 2006-2007,
    nell’ambito del progetto di Consolidamento e restauro statico
                                                                             dei lavori e l’atto autorizzativo.
    dell’ex Convento di San Francesco, diretto dall’Ing. Gabriele Tola.

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Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
Convento di San Francesco di Oristano                                                                                  Relazione storica

Date queste premesse, si propone ora un quadro                         bibliografia e dalla letteratura. Il difficile reperimento
interpretativo generale dell’ex convento di San                        di manoscritti antichi sulla storia del convento,
Francesco, per quanto concerne le fasi cronologiche                    in particolare di epoca tardo-medioevale, affida
della fabbrica plurisecolare, i caratteri estetici del                 al confronto estetico e all’analisi delle strutture
monumento e il confronto con le informazioni                           superstiti un ruolo decisivo nell’interpretazione
desunte dalle campagne archeologiche, dalla                            complessiva del monumento.

Valenza Architettonica e Urbanistica del Convento
Come gran parte dei complessi ecclesiastici,                           occidentale alla città murata, oggi non più esistente.
la residenza dei Frati Minori Conventuali (o                           Dati questi presupposti, acquistano ulteriori valenze
Claustrali) di Oristano rivela, attraverso le proprie                  le note trasformazioni ottocentesche della vicina
vestigia, una storia plurisecolare. Intitolato al                      piazza Eleonora e delle architetture al contorno.
santo fondatore dell’Ordine, Francesco d’Assisi,                       Gravitano attorno al centro amministrativo: il
il monastero riveste un ruolo di primo piano nel                       Collegio di San Vincenzo, residenza dei Frati
tessuto antico del capoluogo lagunare in virtù                         Scolopi, disegnato dal converso Antonio Cano,
delle valenze monumentali e urbanistiche. Il                           attuale sede municipale e dell’Archivio Storico
colonnato tuscanico della chiesa e il fronte nord-                     Comunale; l’ex Municipio; il palazzo Corrias Carta,
orientale del convento completano la lunga                             opera di Gaetano Cima, rinnovato intorno al 1860.
quinta architettonica tra il Palazzo Arcivescovile                     Risale al 1881 il posizionamento della statua della
e la Porta Sant’Antonio, allestita tra il secondo e                    giudicessa Eleonora, dello scultore Ulisse Campi.
il quarto decennio dell’Ottocento, sotto la colta                      Indissolubilmente legata all’indotto celebrativo della
regia del prelato arborense Giovanni Maria Bua.                        giostra equestre della Sartiglia, l’intensa campagna
Inizialmente affidato a Giuseppe Cominotti,                            architettonica e di arredo urbano trasforma il
l’ambizioso progetto ridefinisce l’estetica urbana                     cuore politico e religioso di Oristano, in linea con
dell’intero complesso capitolare, prevedendo nuove                     le tendenze del momento: il risultato è una delle
immagini per la Curia Arcivescovile, la cattedrale                     espressioni più compiute dell’estetica classicista
della Vergine Assunta e il Seminario Tridentino;
                                                                       in Sardegna. Ciò è dimostrato dal coinvolgimento
progetto, per altro, già avviato nel Settecento finale,
                                                                       dei migliori progettisti attivi nella regione; alcuni
ma con minori fortune e disponibilità economiche2.
                                                                       di essi, come: i citati Cano e Cima, svolgono ruoli
La vicinanza del convento di San Francesco
                                                                       direzionali nella trasformazione ottocentesca del
alle fabbriche capitolari spinge i Frati Minori ad
                                                                       San Francesco. Traspare, altresì, una sapiente regia,
emulare l’iniziativa dell’arcivescovo Bua: in appena
                                                                       riconducibile all’arcivescovo Giovanni Maria Bua,
un decennio, i chierici sacrificano la loro chiesa
                                                                       capace di coordinare interessi, opere e canali di
medioevale a favore di un edificio centrico, di
                                                                       finanziamento apparentemente indipendenti3.
ispirazione neo-palladiana, preceduto da un pronao
                                                                       Ma la valenza architettonica del convento
con timpano triangolare. È lecito ipotizzare il coevo
                                                                       francescano si impone sulla scena oristanese fin
rinnovo dell’adiacente nosocomio di Sant’Antonio,
amministrato dai Frati Ospitalieri, teso a ridisegnare                 3
                                                                           Archivio di Stato di Cagliari, Regia Segreteria di Stato e di
                                                                           Guerra, II Serie, busta 583 (Materie Ecclesiastiche – Ordini
il fronte principale dell’edificio; i due complessi                        Religiosi).
ecclesiastici, come detto, offrono l’ultimo abbrivio                       Per l’opera di Antonio Cano e Gaetano Cima nella Sardegna
                                                                           dell’Ottocento, si vedano:
architettonico alla Porta Sant’Antonio, varco nord-                        Salvatore Naitza, Architettura dal tardo ‘600 al classicismo
                                                                           purista (Storia dell’Arte in Sardegna), Ilisso Nuoro, 1992;
2
    Giuseppe Pazzona, Giuseppe Cominotti, architetto e pittore             Aldo Sari, L’opera architettonica di Antonio Cano tra
    (1792-1833), Carlo Delfino Editore, Sassari, 2011. Marcello            neocinquecentismo e rigore neoclassico, in «Biblioteca
    Schirru, Le vicende architettoniche dei Seminari sardi tra le          Francescana Sarda», I/1987, pp. 145-167; Antonella del Panta,
    carte d’archivio sette ed ottocentesche, in Ignazio Sanna (ed.),       Un architetto e la sua città. L’opera di Gaetano Cima (1805-
    Il Seminario Arcivescovile di Oristano. Studi e ricerche sul           1878) nelle carte dell’Archivio Comunale di Cagliari, Edizioni
    Seminario, I, Edizioni l’Arborense, Oristano, 2013, pp. 261-331.       della Torre, Cagliari, 1983.

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                                  Relazione storica

dalla fondazione, avvenuta nella seconda metà del
Duecento. Possiamo ricondurre al Pieno Medioevo
almeno due fasi costruttive del convento: l’una,
di primo impianto, testimoniata dalle murature
bicrome conservate nell’ala ancora abitata dai
Frati Minori Conventuali; la seconda, dalla chiesa
antica. Della prima, si conservano estesi paramenti
a ricorsi chiari e scuri, realizzati con grandi blocchi
squadrati. La tecnica costruttiva si diffonde in
Sardegna nei secoli XII e XIII, grazie ai rapporti
tra le committenze giudicali ed ecclesiastiche
della regione e il panorama tosco-ligure. Tracce
illuminanti di questa influenza permangono nei
pochi resti della cattedrale di Oristano, il cui disegno
originario è caratterizzato da eleganti murature
                                                                       Fig. 2. Il muro bicromo delle preesistenze romaniche all'interno
bicrome e da un ricco apparato scultoreo. Data la                              dell'attuale convento

comparsa nello scenario arborense del Duecento,
l’opera è un imprescindibile termine di confronto
per la primitiva fondazione del convento di San
Francesco e, più in generale, per varie architetture
religiose della Sardegna4.
Contenuti estetici evidenti differenziano il
primitivo impianto francescano dalla chiesa
antica, di cui permangono il primo ordine della
facciata e consistenti residui murari lungo il fianco
occidentale dell’aula e del transetto. Il fronte
principale denota l’ascendenza francese del modello
benché il classicismo latente derivi dalla probabile
interpretazione di progettisti e maestranze scultoree
toscane. La dimensione ragguardevole delle
porzioni rimaste testimonia l’imponenza originaria
della facciata; impreziosito di modanature, cornici
e statue, l’elaborato fronte architettonico disegna
un imponente fondale per chi accede alla città
dalla Porta di Sant’Antonio. Si noti, a tal proposito,                 Fig. 3. La facciata gotica
l’inserimento della facciata in un sistema di piazze
geometriche attraversate da un’importante asse
viario, sul cui versante settentrionale affacciano
schiere residenziali forse pianificate dagli stessi Frati
Francescani e, quindi, annotate nel libro mastro del
convento. Sul fronte opposto, come detto, sorge
l’Ospedale di Sant’Antonio, amministrato dai Frati
Ospitalieri soltanto dal primo Seicento.
4
    Per quanto concerne la storia architettonica della cattedrale di
    Oristano, si consulti:
    Maria Manconi de Palmas, La cattedrale di Oristano,
    «Quaderni Oristanesi», V/VI, 1984.                                 Fig. 4. La facciata gotica, dettagli

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                                   Relazione storica

Le tracce superstiti della primitiva chiesa                             Accanto a queste chiese sorgono complessi
appartengono ad un edificio cultuale di notevoli                        monastici altrettanto imponenti, modellati sulla
dimensioni, con caratteri estetici solo parzialmente                    regola di vita dell’Ordine Conventuale. Ciò non
riscontrabili nelle architetture realizzati dai Frati                   esclude la riconfigurazione degli stessi insediamenti
Minori Conventuali in Sardegna: San Francesco di                        nella prima e tarda Età Moderna, sorte, come
Cagliari, Iglesias e Alghero; Santa Maria di Betlem                     accennato, condivisa da gran parte delle
di Sassari5.                                                            architetture monastiche. Anche nel San Francesco
Tutti     questi     edifici   conoscono      intense                   di Oristano, dunque, le cospicue testimonianze sei e
trasformazioni nei decenni di transizione fra                           settecentesche presuppongono la sovrapposizione
Cinque e Seicento; destino comune a gran                                a strutture murarie o di fondazione medioevali,
parte delle fabbriche conventuali dell’Occidente                        come, per altro, evidenziano le unità stratigrafiche
cristiano, siano esse appartenenti ad Ordini religiosi                  più antiche.
di antica o recente istituzione. Per l’imponenza                        La grandiosità architettonica e urbanistica è una
architettonica e la ricca collezione di opere d’arte,                   componente fondamentale del convento di San
i San Francesco di Cagliari e Oristano assumono                         Francesco; trascurare questo aspetto rischierebbe
particolare rilevanza. Durante il Cinquecento                           di comprometterne ogni ipotesi di tutela e
sardo, la committenza francescana è un veicolo                          valorizzazione: un bene da preservare, dunque,
straordinario di maturazione e diffusione delle arti                    oltre la componente materiale, cercando di ricucire
decorative, in riferimento alla cosiddetta “scuola di                   il rapporto perduto con la città. Si pensi a quanto
Stampace”: consorteria di pittori, le cui botteghe                      accaduto nelle residenze conventuali di Cagliari e
sorgono accanto alla residenza dei Frati Minori di                      Iglesias, mortificate da miopi scelte d’intervento,
Cagliari. I provinciali dell’Ordine commissionano a                     appena giustificabili dalla cultura ottocentesca dei
Pietro Cavaro, uno degli artisti più affermati della                    loro autori: del monastero cagliaritano si conserva
scuola, le pale presbiteriali destinate ai conventi                     appena il chiostro, afflitto da un preoccupante
delle due città6.                                                       degrado, e alcuni muri della chiesa, inglobati
                                                                        nell’edificato recente; nella residenza iglesiente
5
   Marcello Schirru, Per una storia dei conventi di Cagliari e dei
  suoi vuoti urbani in ambito consolidato, pp. 99-119, in Carlo
                                                                        sopravvive integra la chiesa cinquecentesca, ma il
  Atzeni (ed.), Nella città storica. Architettura contemporanea         corpo conventuale ha subito notevoli perdite. Sotto
  e contesti consolidati fra teoria e didattica del progetto, Libria,
  Melfi (Pt), 2017, pp. 102-105; Aldo Sari, Severa e raccolta:
                                                                        questo profilo, il San Francesco di Oristano gode
  una bella chiesa sarda in stile gotico catalano: il San Francesco     di un destino favorevole: la chiesa ottocentesca
  di Iglesias, «Sardegna Fieristica», XLI, 2002; Marisa Porcu
                                                                        e l’attuale residenza dei Frati Minori versano
  Gaias, Santa Maria di Betlem a Sassari, la chiesa e la città dal
  XIII secolo ai giorni nostri, Chiarella, Sassari, 1993; Ambrogio      in buone condizioni, svelando all’osservatore
  Sanna, La chiesa di Santa Maria di Betlem del 1236-1238, in P.        dettagli architettonici di notevole pregio; il corpo
  Atzei, La chiesa di Santa Maria di Betlem nel quarto centenario
  dell’incoronazione (1586-1986), Chiarella, Sassari, 1988, pp.         dell’ex Distretto Militare, nonostante la fatiscenza,
  14-16; Grete Stefani, La chiesa nell’Ottocento: cronaca di un         conserva la continuità dei percorsi, del chiostro e
  crollo annunciato, Alfredo Ingegno, Prospettive di recupero
  dell’area conventuale, «Quaderno della Soprintendenza ai              delle strutture murarie di contorno. Un misurato
  Beni Architettonici, Artistici e Archeologici per le Province di      restauro restituirebbe al monumento la valenza
  Cagliari e Oristano», IV, pp. 7-22, 41-56; Carlo Aru, La chiesa
  di San Francesco di Iglesias, «Fontana Viva. Voci di Sardegna»,       architettonica originaria; la rinnovata interfaccia
  I, 1928.                                                              con la via Sant’Antonio e la piazza antistante
6
 		Luigi Agus, Le relazioni artistiche e culturali del Mediterraneo
  occidentale. I Raxis-Sardo, pittori, scultori e architetti del XVI    aprirebbe un nuovo e insperato dialogo con la città.
  secolo tra Sardegna e Andalusia, Aracne editrice, Canterano
  (Rm), 2017; Aldo Pillittu, Cavaro, in SAUR Allgemeines
  künstlerlexikon: Die bildenden Künstler aller Zeiten und Völker,     e scultura dall’età romanica alla fine del Cinquecento (Storia
  XVII, München-Leipzig 1997, p. 381; Renata Serra, Pittura             dell’Arte in Sardegna), Ilisso, Nuoro, 1990, p. 177.

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Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
Convento di San Francesco di Oristano                                                           Relazione storica

Considerazioni Generali sul Convento di San Francesco
La residenza dei Frati Minori Conventuali di            Il convento di San Francesco è la più imponente
Oristano sorge accanto ai resti della Porta di          di queste emergenze monumentali: la residenza
Sant’Antonio, accesso alla città antica demolito        ecclesiastica occupa un’area di poco inferiore al
nel secondo Ottocento, il cui toponimo deriva           vicino complesso capitolare, composto però da tre
dal vicino nosocomio dei Frati Ospitalieri, a sua       grandi edifici, e alle porzioni superstiti dell’Ospedale
volta confinante con il margine occidentale della       di Sant’Antonio. Attorno al chiostro gravitano
residenza francescana. Sul fronte opposto della         quattro ali, distribuite su due ordini, in origine
strada, l’antica chiesa dello Spirito Santo, già sede   destinate alla vita comunitaria e contemplativa dei
dell’omonima confraternita, completa un settore         monaci. Tre di esse sono incamerate dal Demanio
urbano oggetto di profonde trasformazioni, la cui       Militare nel secondo Ottocento, in seguito alla
vocazione originaria, tra il sacro e l’assistenziale,   applicazione delle leggi eversive e dopo precise
lascia tutt’oggi tracce evidenti.                       ripartizioni con il Municipio di Oristano; nella

         Parte occupata dai padri Conventuali                   Area del chiostro antico

         Parte occupata dall’Ex Caserma D. d’Arborea

Fig. 5. Complesso di San Francesco

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                      Relazione storica

quarta, risiedono ancora i Frati Minori Conventuali.       e dalla particolare simmetria bicroma. Parliamo
Recenti accordi trasferiscono la proprietà delle           di modifiche sostanziali, giustificabili con la sola
pertinenze ex demaniali con il Ministero dei               dismissione della chiesa medioevale, al punto
Beni Culturali, da cui l’esigenza di provvedere al         da sacrificare una porzione consistente della sua
restauro conservativo e alla rifunzionalizzazione          facciata e l’antico ingresso. La presenza degli esili
degli ampi spazi disponibili. Il corpo residenziale        ‘mattoni di campione’, mutuati dalla tradizione
dei Frati Minori si distacca leggermente dal               costruttiva piemontese, conferma l’ipotesi,
chiostro, sopravanzando, verso sud-ovest, la               spostando la cronologia del vestibolo tra Sette e
sagoma conchiusa del monastero e congiungendosi            Ottocento; forse in prossimità della ristrutturazione
con l’ampliamento novecentesco del convento,               del monastero, ad opera del progettista fra’ Antonio
costituito da un edificio multipiano.                      Cano.
Le due porzioni del convento, l’una ex militare,           D’altra parte, la nuova chiesa centrica ha ormai
l’altra abitata dai padri Conventuali, sono separate       rotto ogni rapporto planimetrico con il precedente
da uno spesso muro, dal quale emergono le sagome           accesso al convento, discostandosi di alcune decine
degli archi un tempo aperti sul braccio sud-               di metri dal vestibolo: occupata l’area dell’antico
orientale del chiostro, oggi demolito. Immaginando         presbiterio, il tempio ottocentesco ruota l’asse
di ricoprire l’antica galleria, ridotta ad un esile        liturgico in direzione ortogonale alla strada,
giardino a cielo aperto, e unendola alla residenza         proponendo un inedito e diretto rapporto con la
dei Frati Minori, si ottiene una corpo di fabbrica         città. L’antico fronte, rivolto alla piazza e alla via
analogo, per dimensioni, all’ala opposta, rivolta          Sant’Antonio, perde così ogni significato: l’avanzare
a nord-ovest. Nella configurazione completa, il            delle murature fagocita decori, arcate, stipiti
versante sud-occidentale è la più stretta fra le ali del   angolari, un tempo distintivi della sua immagine, in
monastero; su entrambi i livelli si aprono lunghe          attesa delle più drastiche modifiche novecentesche.
sale continue benché i rilievi del primo Novecento
mostrino tamponature e partizioni forse assenti in
origine.
Come consuetudine nei conventi francescani,
il chiostro fiancheggia una parete laterale della
chiesa, nel caso specifico ad occidente dell’aula,
sopravanzandola di svariati metri. In tal modo, i
religiosi delimitano la piazza di pertinenza, spazio
nodale nella filosofia di vita monastica, interfaccia
di rappresentanza dell’Ordine e luogo privilegiato
di predicazione; fonte, quindi, di sostentamento dei       Fig. 6. L'arco ad ogiva soprastato da una ghiera a "dente di lupo".
monaci, attraverso le elemosine. L’avanzamento
del corpo conventuale offre, inoltre, al visitatore il
fronte libero per l’accesso al vestibolo e al parlatoio,
unici spazi destinati al contatto tra i religiosi e il
cosiddetto “secolo”, come imposto dalla clausura.
Tenendo ferme queste considerazioni, emerge
con chiarezza una modifica sostanziale al modello
planimetrico originario, forse introdotta dopo
la dismissione dell’antica chiesa: l’avanzamento
del vestibolo. Coperto con volta a crociera, il
nuovo varco cela alla cittadinanza il portale a
ogiva, antico accesso al convento, contornato da
una ghiera decorativa con motivi ‘a dente di lupo’         Fig. 7. La facciata della chiesa di San Francesco.

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Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
Convento di San Francesco di Oristano                                                                          Relazione storica

La Chiesa Medioevale
Le trasformazioni moderne del San Francesco di
Oristano traspaiono con chiarezza osservando
il monumento dall’esterno. Ciononostante, oltre
le mura della città, laddove un tempo sorgeva
la Porta di Sant’Antonio, si ergono ancora i resti
della chiesa medioevale annessa al convento.
Porzioni significative della facciata affiorano tra
                                                           Fig. 8. La facciata gotica, dettagli
superfetazioni antiche e ampliamenti novecenteschi,
offrendo al passante il ricordo di una architettura
monumentale. I segni superstiti raccontano di un
fronte due-trecentesco, di ispirazione francese,
reinterpretato secondo il gusto classicista dei
progettisti, di probabile provenienza toscana.
Racchiuso da una ghiera modanata con sopracciglio,
il portale a ogiva dà accesso all’antica chiesa; due
arcate laterali cieche completano l’ordine inferiore,
l’unico rimasto, e incorniciano due sculture stilizzate
ormai abrase.
Il canovaccio decorativo evita marcate
differenziazioni, almeno fra le parti ancora in
opera, scelta capace di rendere giusto valore alle
sculture incastonate nelle ogive laterali. Non a caso,     Fig. 9. Dettaglio facciata
la tessitura muraria continua esclude l’apertura di
portali minori e la presenza retrostante di navate;
deduzione confermata dall’assenza di ammorsature
nella controfacciata. Rileviamo, anzi, la raffinata
interposizione di un esile ricorso lapideo, la cui linea
grafica ideale evidenzia il piedistallo delle sculture
e il profilo d’appoggio dei capitelli nelle paraste
angolari. Proprio nel punto di incontro tra i due fronti
visibili della chiesa, i capitelli mutano consistenza e
forma, trasformandosi in fasce decorative applicate
al paramento murario. La soluzione d’angolo
denota la maestria dei progettisti, capaci di addolcire
il rinforzo strutturale della svolta con la stilizzata
combinazione di colonnine e profonde scanalature.
La completezza del gruppo scultoreo angolare, nel
versante opposto della facciata, oramai interno al
convento, testimonia l’isolamento originario della
chiesa; il paramento esterno, infatti, mostra una
analoga cura del dettaglio, giustificabile con la sola
possibilità di percepire il monumento nella sua
interezza architettonica. L’occlusione delle lunghe        Fig. 10. Dettagli della facciata: capitelli, colonnine

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Convento di San Francesco - dei Frati Minori Conventuali in Oristano Relazione storico-architettonica - UniCa
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                                                                                                                                                                                                                                                             Convento di San Francesco di Oristano

                                   Fig. 11. Le aperture antiche riscontrabili nella parete destra della navata sono rappresentative delle diverse concezioni spaziali dello spazio ecclesiale, le alte monofore gotiche non sono compatibili con l'affian-
                                           camento del chiostro e con il complessivo "ammodernamento" dei secoli successivi: 1) monofore gotiche; 2) arco a ogiva e arco a tutto sesto inseriti a strappo nella muratura esistente per l'inserimento


                                                                                                                                                                                                                                                             Relazione storica

                                           di nuove cappelle
Convento di San Francesco di Oristano                                                                                     Relazione storica

monofore nella parete sud-occidentale dell’aula                        arborense almeno dal 1253. Sagacemente, Devilla
conferma il tardo affiancamento del chiostro.                          distingue l’arrivo dei frati in laguna dalla effettiva
Nonostante l’originale isolamento, la chiesa descritta                 costruzione del convento. In un primo tempo, i
non è il primitivo edificio di culto del convento                      padri potrebbero aver preso dimora in altra sede,
francescano. L’esistenza di una chiesa antecedente                     identificata da Devilla con il convento benedettino
pare giustificata dai paramenti bicromi conservati                     di San Nicolò, per poi stabilirsi nel luogo prescelto
nell’ala sud-orientale, ancora abitata dai Frati                       intra moenia. Il religioso ricorda una raccolta di
Minori. Discrepanze proporzionali, costruttive e                       atti notarili custodita dai padri di San Francesco,
cronologiche separano opere e artefici di diversa                      denominata “Campion”, compilata tra il 1462 e il
cultura; il che potrebbe denotare le potenzialità                      1709: alcuni manoscritti citerebbero il 1292 quale
di aggiornamento non solo della committenza                            anno di fondazione della residenza francescana,
monastica locale, ma, più in generale, della Corte                     notizia, tuttavia, attinta da una tradizione orale.
giudicale e della Curia Arcivescovile arborensi. Di                    Come vedremo a breve, la data potrebbe non
questo edificio di culto ignoriamo tutto: l’ubicazione                 discostarsi dal vero, ponendosi, forse, quale
nel sedime dell’attuale convento; la forma e i decori;                 termine conclusivo di una fabbrica intrapresa da
la data di costruzione; l‘eventuale esistenza prima                    alcuni anni7.
dell’insediamento francescano; l’appartenenza o                        Sono questi anni importanti per l’affermazione dei
meno ad un Ordine religioso. Autorevoli studiosi                       Frati Minori ad Oristano: il Giudicato di Arborea
fissano l’arrivo dei Frati Minori Conventuali                          7
                                                                            Costantino Devilla, Il convento di San Francesco in Oristano e
ad Oristano intorno alla metà del secolo XIII,                             i suoi cimeli, Premiata Tipografia Pascuttini, Oristano, 1927, pp.
                                                                           5-7.
basandosi sulle attestazioni documentarie del padre                        Le date contenute nel “Campion” sono riportate anche dal
                                                                           padre Marco Ardu:
Costantino Devilla: secondo il religioso, i seguaci                        Marco Ardu, Il complesso monumentale San Francesco di Assisi
di San Francesco frequenterebbero la capitale                              in Oristano, Edizioni il Pittore d’Oro, Oristano, 2015, pp. 23-25.

Fig. 12. Facciata Chiesa San Pietro di Zuri (Ghilarza) - (1291 - ante 1336) (foto da abbasantaghilarza.it)

Aggiornamento del 13 Aprile 2018                                                                                                          
Convento di San Francesco di Oristano                                                                                  Relazione storica

attraversa una fase di relativa stabilità politica ed                         influenze transalpine nella chiesa oristanese, cui si
economica, sotto il regno di Mariano II de Serra                              rifà la configurazione planimetrica originaria del
Bas; l’Ordine francescano consolida l’influenza                               monumento. Qualche affinità di disegno accomuna
sulla Curia Arcivescovile locale, riuscendo ad                                gli ordini inferiori del San Francesco e del San Pietro
eleggere propri rappresentanti nel prestigioso                                di Zuri, anche in questo caso porzione superstite
ufficio ecclesiastico. La parentesi positiva si                               del fronte originario. Il noto edificio del Guilcer
conclude nei primi decenni del Trecento; periodo                              conserva intatta l’epigrafe commemorativa della
particolarmente critico per i dibattiti interni alla                          fabbrica, conclusa nel 1291 sotto la direzione di
famiglia francescana. Anche queste considerazioni                             Anselmo da Como e riconducibile alla giurisdizione
delimitano la probabile forbice cronologica per il                            dei giudici d’Arborea, in particolare di Mariano II
secondo impianto della chiesa all’ultimo trentennio                           de Serra Bas.
del Duecento; forse al periodo compreso tra il                                L’acerbità di alcune soluzioni adottate nel San
1275-12908.                                                                   Pietro di Zuri, ad iniziare dalla timida adesione
Molto di francese traspare, dunque, dai resti della                           all’estetica francese, potrebbe fornire qualche
facciata due-trecentesca del San Francesco; un                                ragguaglio sulla fondazione del San Francesco di
gusto di latente declinazione classicista, attento a                          Oristano, anteponendola all’opera di Anselmo: in
quanto di nuovo si realizza fra XIII e XIV secolo                             altre parole, il costruttore avrebbe imitato la facciata
lungo l’asse tosco-ligure, tra Siena e Genova.                                francescana senza riuscire, tuttavia, a riprodurne
Già lo storico Raffaello Delogu ha evidenziato le                             la pregevole qualità. Troverebbe, così, conferma
                                                                              l’attitudine imitativa di Anselmo o dei progettisti da
8
    Per le vicende legate all’Ordine dei Frati Minori ad Oristano fra Due e
    Trecento, si veda:                                                        lui coordinati: la consorteria artigiana, educata nella
    Rafael Conde y Delgado de Molina, Conflictos entre franciscanos y         secolare tradizione comacina, assimila paradigmi
    clero secular en Oristano (1329-1330), «Biblioteca Francescana», anno
    XII, pp.47-70.                                                            estetici dalle fabbriche più raffinate incrociate lungo

Fig. 13. Facciata Chiesa San Pietro Extra-muros (Bosa) - (1062-73; ultimo quarto XIII sec.) (foto da sardegnanet.it)

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                                     Relazione storica

l’itinerario professionale, declinandoli secondo le                     Il corpo nord-orientale del convento di San
potenzialità del proprio scalpello. Concordiamo,                        Francesco corrisponde, dunque, al volume un
quindi, con l’interpretazione di Delogu, il quale                       tempo occupato dalla chiesa medioevale. Attraverso
vede, nei lacerti superstiti della facciata oristanese                  le ingombranti superfetazioni, scorgiamo un’aula
un orizzonte internazionale benché ricondotto                           mononavata con asse liturgico parallelo alla
nell’alveo di un rassicurante classicismo; le sculture                  strada. Considerata la luce interna e l’assenza di
incastonate nelle ogive laterali avrebbero fugato                       ammorsature nella controfacciata e nelle pareti
ogni dubbio, ma l’improvvida abrasione costringe                        laterali interne, escludiamo la presenza di navate
a vagare nel campo dell’ipotesi.                                        laterali; ciò lascia supporre l’impiego di imponenti
Una volta all’interno della chiesa francescana, la                      carpenterie lignee, probabilmente combinate,
squadra di fabbricieri rimette mano alla raccolta di                    poggiate sulle murature perimetrali dell’edificio. La
disegni, modelli, copie dal vero: le scelte di progetto                 nuova chiesa centrica, realizzata fra la terza e quarta
guardano, ora, al più consueto panorama tosco-                          decade dell’Ottocento, cancellerà il presbiterio
ligure, con particolare attenzione all’architettura                     e il braccio orientale del transetto, risparmiando
cistercense e mendicante. In ogni caso, sia i pochi                     estese porzioni del braccio occidentale. I grandi
resti medioevali del San Francesco sia la più integra                   blocchi squadrati sono tutt’ora visibili nelle mura
chiesa di Zuri testimoniano l’internazionalità della                    perimetrali del tempio, lungo i fianchi condivisi
Corte arborense e dei circoli intellettuali gravitanti                  con il monastero e l’antica chiesa. La descrizione
attorno ad essa, ad iniziare dalla residenza dei Frati                  architettonica risponde al modello ecclesiastico
Minori; apertura culturale decisiva per l’approdo in                    mendicante, con evidenti richiami ai conventi di
Sardegna di progettisti e maestranze da varie zone                      area toscana e francese, forse favoriti dai rapporti
d’Europa9.                                                              economici tra i giudici d’Arborea e l’élite pisana.
È da rimarcare l’ulteriore affinità tra il San                          Nonostante la perdita cospicua di apparati
Francesco di Oristano e la chiesa di San Pietro di                      decorativi e arredi sacri, la nuova chiesa e il convento
Bosa, già cattedrale di Bosa Vetus, realizzata in più                   di San Francesco conservano opere antiche di
fasi tra l’XI secolo i decenni a cavallo fra XIII e                     notevole pregio, la cui ipotetica dislocazione nel
XIV, fino alle radicali ricostruzioni del 1938. Anche                   monumento dismesso pone stimolanti interrogativi
il monumento della Planargia offre al visitatore un                     di ordine architettonico. La secolare venerazione
ordine inferiore di facciata con tre specchiature                       per il Crocifisso di Nicodemo, ad esempio,
ad ogiva; il fornice centrale racchiude il portale                      suggerisce l’esistenza di uno spazio dedicato al
d’accesso, i laterali sono ciechi. Sono, dunque,                        costante afflusso di pellegrini e alla indiscutibile
chiare le similitudini con la chiesa oristanese,                        qualità artistica del simulacro. Data la cronologia
rilevandosi, nel caso specifico, una maestria                           quattrocentesca dell’opera, posteriore alla fabbrica
superiore al precedente esempio di Zuri. Il piccolo                     della chiesa, è lecito ipotizzare l’aggiunta di uno
campanile sorretto da colonne ofitiche, posto in                        spazio devozionale nel braccio destro del transetto
cima alla facciata, riconduce il San Pietro di Bosa                     o in una cappella accessibile dalla chiesa, ma
al mondo delle maestranze comacine senza, per                           incastonata nell’ala conventuale oggi abitata dai
altro, fornire particolari ragguagli sulla datazione                    Frati Minori. Permangono, qui, tracce di imponenti
e paternità degli ultimi interventi. È ipotizzabile                     strutture architettoniche, su cui torneremo in
l’influenza dell’architettura giudicale arborense,                      seguito11.
per l’ascendente culturale della corte e la saltuaria
                                                                           scheda 146; Delogu … cit., pp. 72-73.
appartenenza di Bosa Vetus e del nuovo abitato                             Anche per la chiesa di San Pietro di Bosa è accolta con favore
tardo-medioevale ai territori del regno10.                                 dalla maggior parte degli studiosi la datazione al Duecento
                                                                           finale.
9
   Raffaello Delogu, L’architettura del Medioevo in Sardegna,           11
                                                                           Tra i contributi più recenti sul crocifisso oristanese, ricordiamo:
   Carlo Delfino Editore, Sassari, 1988 (rist. anast. Del 1953), pp.       Andrea Pala, Il crocifisso ligneso di Nicodemo a Oristano:
   206-211.                                                                un modello di iconografia francescana in Sardegna, «Journal
10
   Roberto Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille             of Iconographic Studies», X/2017, pp. 125-136; Aldo Sari,
   al primo ‘300 (Storia dell’Arte in Sardegna), Ilisso, Nuoro, 1993,      Crocifissi doloroi della Sardegna. Il Nicodemo di Oristano,

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                     Relazione storica

Analoga attenzione suscita l’antico presbiterio,                   verosimile l’occupazione simmetrica degli spazi
in parte coincidente con la cappella meridionale                   disponibili su ambo i fronti interni della chiesa.
della chiesa attuale, oggi deputata ad accogliere                  Nel secondo Ottocento, dopo un complesso
il Crocifisso di Nicodemo e a fornire l’abbrivio                   palleggio di pertinenze e accordi tra il Demanio
d’accesso alla sacrestia. All’interno di questo                    Militare e il Comune di Oristano, si procede alla
spazio, addossato alla parete di fondo, si stagliava               demolizione delle cappelle lungo il lato sinistro,
il retablo maggiore della chiesa: i Conventuali                    adiacenti la strada, e alla costruzione di un nuovo
di Oristano, come noto, commissionano la                           muro perimetrale sul fianco nord-orientale
loro ancona al pittore Pietro Cavaro. Sincerarsi                   dell’aula. La diversa composizione materica denota
sull’operato dell’artista è un desiderio facilmente                lo scarto cronologico tra i paramenti destro della
esaudibile da parte dei frati oristanesi, considerata              chiesa, parzialmente ricostruito con i blocchi
la vicinanza della rinomata bottega artigiana al                   medioevali, e sinistro, costituito da una tessitura ad
convento cagliaritano di San Francesco, residenza                  opera incerta. Sul fianco destro, in particolare, si
madre della Provincia francescana di Sardegna.                     osserva la presenza di due arcate: l’una ad ogiva,
L’ancona confezionata da Cavaro ha dimensioni                      caratterizzata dal florealismo degli ornati, secondo
ragguardevoli, come dimostra lo scomparto                          un modello diffuso nella Sardegna meridionale e
centrale, raffigurante San Francesco che riceve le                 centrale tra il Cinquecento finale e i primi decenni
stimmate, custodito nella sacrestia del convento                   del secolo seguente; l’altra meno elaborata e a tutto
oristanese. L’opera comprende 15 tavole,                           sesto. Non a caso, secondo le fonti citate dal padre
distribuite fra i polvaroli, le predelle e la cornice              Ardu, la cessione della prima area, destinata alla
superiore. Smembrata la composizione originaria,                   cappella della Vergine del Carmelo, risale al 1606:
i vari dipinti arricchiscono, oggi, le collezioni                  stipulato con il mercante Giuliano Zappi, l’accordo
d’arte dell’Antiquarium Arborense e del Municipio di               decadrebbe entro dieci anni qualora l’acquirente
Oristano o risultano, al momento, dispersi12.                      non ottemperi ai suoi obblighi13.
Lo sviluppo spaziale del retablo richiede                          Come vedremo in seguito, la costruzione di
l’avanzamento del vano ospitante oltre l’ingombro                  questo spazio liturgico è un elemento dirimente
dell’attuale cappella del Crocifisso di Nicodemo;                  per datare il retrostante braccio del chiostro. La
esigenza confermata dalla probabile presenza                       completa esecuzione dell’arco, cui non corrisponde
di piccole cappelle ai lati dell’antico presbiterio,               oggi alcuna cappella retrostante, suggerisce una
secondo il modello tipico delle chiese mendicanti,                 cronologia tarda per la galleria adiacente; deduzione,
mutuato dall’architettura cistercense. Indagini                    per altro, in linea con l’ipotizzato isolamento
archeologiche o geognostiche nell’attuale tempio                   originario della chiesa.
fornirebbero informazioni preziose al riguardo,                    Ma l’accordo più importante risale al 1611: il
ma creerebbero notevoli problematiche dovute                       mercante Antioco Parti acquista il patrocinio
all’interruzione delle funzioni sacre e alla                       sul presbiterio del San Francesco, con diritto di
sopraelevazione del monumento ottocentesco                         sepoltura familiare, a favore di un lascito di 2.000
rispetto al sedime della chiesa medioevale.                        lire da investire nel rinnovo del convento14. Come
Tra Cinque e Seicento, la compravendita diffusa                    consueto nelle chiese parrocchiali o conventuali,
di presbiteri e cappelle tra religiosi e finanziatori              l’accordo anticipa o completa radicali opere
privati determina la costruzione di nuovi spazi                    architettoniche e di decoro, tese a manifestare alla
liturgici all’interno della chiesa. Gli studi condotti             cittadinanza il ruolo sociale degli investitori, di cui
dal padre Marco Ardu testimoniano l’esistenza di                   si ignorano, al momento, entità e onere economico.
cinque cappelle lungo la navata del San Francesco,                 Nel braccio destro del transetto, corrispondente al
tre sul lato destro, due sul sinistro; riteniamo, però,            presbiterio della chiesa attuale, trova spazio il coro
                                                                   destinato ad ospitare i frati durante le celebrazioni
     ISKRA, Ghilarza, 2015.
12
     Corrado Maltese, Arte in Sardegna dal X al XVIII secolo, De   13
                                                                        Ardu, …, cit., p. 91.
     Luca editore, Roma, 1962, p. 224.                             14
                                                                        Ardu, …, cit., pp. 75-79.

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                            Relazione storica

liturgiche. Si tratta di un cospicuo corredo di
scranni, adeguato al numero di religiosi ospitati nel
convento: 25 nel 162215.
Gli ultimi interventi ottocenteschi condotti
all’interno della chiesa alterano la sua percezione;
senza l’ordine inferiore della facciata, l’occhio
inesperto faticherebbe ad individuare i resti
medioevali del monumento. Alle trasformazioni già
descritte, si aggiungono: l’inserimento di un solaio
nel volume dell’ex aula liturgica; l’allargamento
degli archi diaframma originali, ora contornati da
robusti profilati d’acciaio. Una colata di cemento
ricopre l’antico sedime, impedendo, di fatto,
qualsiasi velleità di indagine archeologica.

Il Convento
Delle fasi medioevali del monastero francescano
permangono, oggi, flebili tracce, per quanto le
modifiche introdotte fino al secondo Novecento
ricalchino la razionalità distributiva d’un tempo. È
questo un dato fondamentale nell’ottica del recupero
fisico e funzionale del monumento; comprendere
e preservare le caratteristiche compositive
originarie è, infatti, un obiettivo auspicabile al pari
dell’imprescindibile restauro conservativo.
L’ingresso al convento rimane inalterato nella
sua posizione, ma l’accennato avanzamento del
vestibolo e la demolizione delle cappelle lungo il
fianco sinistro della chiesa antica alterano in modo
irreparabile la configurazione della piazza, ora Fig. 14. Due immagini del portale trecentesco del vestibolo: si nota
                                                               la bicromia assiale verticale
solcata da una strada dilatatasi nel suo sedime e
divenuta carrabile.
Spostandoci ora all’interno del convento, Percepiamo, al contrario, l’aggiunta di un nuovo
immaginiamo di percorrere i bracci attorno al volume di ingresso, sul quale insiste una volta
chiostro in senso orario.                               a crociera: la tessitura di ‘mattoni di campione’
                                                        conferma la datazione alla fine del Sette o al
Il Vestibolo                                            primo Ottocento. A conferma di ciò, si consideri
                                                        la planimetria del convento custodita presso
Date le consuetudini insediative dei Frati Minori
                                                        l’Archivio Storico del Comune di Cagliari, nel
Conventuali, la prima singolarità evidente è la
                                                        fondo denominato “Carte Cima”: la curiosa tavola
sparizione dell’originario vestibolo, di cui non
                                                        illustra la situazione del complesso francescano
rileviamo traccia. L’unico elemento superstite è il
                                                        antecedente la ricostruzione della chiesa, di cui viene
citato portale ad ogiva, impreziosito dal motivo ‘a
                                                        proposta una sommaria traccia a matita17. L’assenza
dente di lupo’, di probabile fattura trecentesca16.
                                                                    Anna Saiu Deidda, L’antico portale del chiostro di San Francesco
15
   Archivo de la Corona de Aragón, Consejo de Aragón, Legajos,      in Oristano, in «Biblioteca Francescana Sarda», I/1987, pp. 169-
   vol. 1228, s.c..                                                 176.
16
   All’elegante arco d’ingresso ha dedicato un interessante      17
                                                                    Archivio Storico del Comune di Cagliari, Carte Cima, Cartella
   approfondimento la studiosa Anna Saiu Deidda:                    I.

Aggiornamento del 13 Aprile 2018                                                                                                 
Convento di San Francesco di Oristano                                                                       Relazione storica

di relazioni di corredo non consente di intuire se                    facciata. Non si spiegherebbe altrimenti l’esigenza
il disegno fotografi la situazione prima dell’opera                   di affiancarlo all’ordine inferiore della chiesa;
condotta dal frate Antonio Cano o dal successore                      operazione, per altro, condotta maldestramente,
Gaetano Cima. Incuriosisce l’inspiegabile                             come dimostra l’abrasione della scultura inserita
raffigurazione parziale del chiostro e dei corpi di                   nell’ogiva sinistra della chiesa e il montaggio fuori
fabbrica circostanti. Il dato inappuntabile è, però,                  asse del portale. Ogni parvenza di simmetria è,
l’assenza del vestibolo: il portale trecentesco è                     infine, alterata dall’inserimento di una colonnina
ancora rappresentato come primo interfaccia con                       angolare nel punto di tangenza con la chiesa e dal
la città e varco d’accesso al convento18.                             parziale inserimento del portale nel paramento
Ancora oggi, il portale a ogiva mostra un curioso                     della stessa. Anche in questo caso, l’accostamento
fuori asse rispetto al braccio nord-occidentale del                   degli elementi denota l’indipendenza delle parti
chiostro, prospetticamente allineato all’apertura:                    aggiuntive: la colonnina si sovrappone alla base
l’ordine inferiore della chiesa medioevale e il gruppo                della facciata, le cui modanature proseguono fino
delle paraste d’angolo ne ignorano la presenza,                       all’incontro con le paraste d’angolo.
completando, senza soluzione di continuità, il proprio                Queste riflessioni, oltre alla robustezza dal sapore
disegno e la svolta laterale. L’ipotesi più probabile                 quasi militare del portale, denotano qualità
è, dunque, l’addossamento del portale in epoca                        operative e modi espressivi lontani dalla raffinato
successiva al palinsesto compositivo e grafico della                  prospetto della chiesa. In assenza di documenti
                                                                      precisi, l’ipotesi proposta è la datazione al Duecento
18
  Troviamo, quindi, inspiegabile la scelta di concentrare una delle
                                                                      finale per la primitiva chiesa del San Francesco,
 prime campagne archeologiche in questo spazio, di “recente”          comunque prima del 1291, per quanto detto in
 acquisizione, il quale per evidenti ragioni cronologiche non
                                                                      merito al San Pietro di Zuri, e l’apertura del nuovo
 avrebbe restituito informazioni e reperti di particolare interesse
 in merito alle cronologie antiche del convento.                      portale d’accesso al convento al pieno Trecento.

Fig. 15. Il chiostro

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                       Relazione storica

Il Chiostro
Tutte le ali attorno al giardino di meditazione
sono distribuite su due livelli. Mancano, come
accennato, le logge sud-orientali, demolite dopo
l’incameramento del convento nel Demanio
Militare; al loro posto, uno stretto spazio a cielo
aperto garantisce il distacco fra la residenza residua
dei Frati Minori Conventuali e l’ex Distretto. I piani
di calpestio del primo ordine di logge giacciono ad
una quota inferiore all’attuale livello del giardino.
La recente asportazione degli intonaci ha riportato
alla luce un ampio repertorio di archi, cornici e
punti di discontinuità nelle murature perimetrali
del chiostro. La presenza diffusa di ‘mattoncini
di campione’ testimonia le radicali trasformazioni
condotte tra fine Sette e primo Ottocento, sotto la
probabile direzione di Antonio Cano, opere tese a
rinnovare l’intero convento, al fine di razionalizzare
la distribuzione degli spazi e delle funzioni.
                                                         Fig. 16. La parasta d'angolo della facciata gotica all'interno dell'a-
                                                                 la nord orientale del chiostro
Ala nord-orientale
Appena varcato il portale trecentesco, la facciata
della chiesa medioevale giunge al punto di svolta:
come nel fronte opposto, l’angolo è segnato dal
gruppo scultoreo delle paraste intervallate da
esili scanalature. Il fronte laterale si staglia per
due ordini, fungendo da paramento di fondo
per entrambi i livelli del chiostro. Nella galleria
inferiore, la tessitura muraria è composta da
cantoni di arenaria di media pezzatura che
sembrerebbero assimilabili all’architettura cinque
e seicentesca e quindi frutto di un rifacimento
successivo; al contrario, l’ordine superiore
conserva porzioni della muratura medioevale:
grandi blocchi squadrati a supporto di uno
strato interno costituito da pietrame informe. Il
paramento è intervallato da alte tamponature,
corrispondenti alle finestre dell’antica chiesa;
la sagoma svettante delle aperture testimonia la
notevole altezza raggiunta dall’aula liturgica.
Lungo la parete di fondo della prima galleria,
si aprono due fornici databili al Seicento, unica
memoria superstite delle cappelle aperte sul fianco
                                                         Fig. 17. La muratura "a sacco" tra i due paramenti in conci regola-
destro della chiesa. Il primo di essi, di non eccelsa            ri della parete tra la chiesa gotica ed il chiostro

Aggiornamento del 13 Aprile 2018                                                                                             
Convento di San Francesco di Oristano                                                                            Relazione storica

                                                                        non vi sono archi, sebbene la ricostruzione del
                                                                        paramento murario non escluda l’antica presenza
                                                                        di una cappella, ricordata nelle fonti19.
                                                                        D’altra parte, il paramento interno del chiostro
                                                                        giace su un piano arretrato rispetto agli archi,
                                                                        visibili solo all’interno dell’aula liturgica. Già questo
                                                                        elemento comproverebbe la sovrapposizione
                                                                        posteriore del chiostro; ipotesi confermata dalle
                                                                        tecniche murarie riscontrabili nelle volte del primo
                                                                        ordine di gallerie. Le indagini archeologiche, in
                                                                        questo caso, fornirebbero preziose informazioni
Fig. 18. L'arco a tutto sesto inserito sulla parete della navata        sulla presenza di murature sotto il rivestimento
                                                                        pavimentale della galleria, costituito da quadrelli di
fattura, denota l’inclinazione per il florealismo,
                                                                        laterizio adottati, senza interruzioni, almeno tra il
estetica diffusa nella Corona di Spagna fin dall’ultimo
                                                                        Cinque e l’Ottocento.
Quattrocento e ancora apprezzata, a distanza di                         Come nelle restanti ali, una lunga volta a botte
oltre un secolo, in alcune aree della penisola iberica,                 si dispiega per l’intera lunghezza della galleria,
come i Regni di Valencia e Andalusia, con i quali                       scaricando il proprio peso sulle mura perimetrali
il Regno di Sardegna intrattiene frequenti rapporti                     interne e sul paramento di contorno del giardino.
commerciali e culturali. Esempi analoghi si                             Su di essa, insiste il piano di calpestio dell’ordine
ritrovano in tante parrocchiali sarde o in architetture                 superiore. La tessitura muraria della volta,
conventuali di più elevato tenore artistico.                            composta da esili mattoni di laterizio, porta a
Il secondo arco, forse successivo, si presenta spoglio                  datarne la fabbrica almeno al secondo Settecento.
e risolto nel più canonico profilo a tutto sesto.                       Riteniamo, però, verosimile ricomprendere l’opera
Nella campata mediana della galleria e della chiesa                     19
                                                                             Ardu, …, cit., pp. 75-79.

Fig. 19. Il braccio sud orientale: arcate murate al confine con l'attuale convento

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Convento di San Francesco di Oristano                                                                         Relazione storica

nel grande progetto di riforma del convento,
condotto tra Sette e Ottocento, culminato con la
ricostruzione della chiesa. Gli stessi mattoni sono
riscontrabili in tutte le gallerie gravitanti attorno al
chiostro e in buona parte delle partizioni interne
al convento. Nell’ala nord-orientale, i caratteristici
laterizi occupano estese porzioni del paramento
esterno, sebbene frammiste ad altri litotipi, a
testimoniare la costruzione coeva dell’intera galleria
e l’accostamento sette-ottocentesco al corpo della
chiesa medioevale.
Le manomissioni del secondo Novecento
hanno alterato le coperture del secondo ordine,
introducendo pesanti e invasivi solai di latero-
cemento in luogo delle precedenti carpenterie
lignee. Di esse, permangono i fori di allettamento
distribuiti lungo le pareti contrapposte, visibili
dopo la rimozione degli intonaci.

Ala sud-orientale
Come affermato più volte, il corpo sud-orientale
del convento è l’unica porzione tutt’ora abitata
                                                           Fig. 20. Il braccio sud occidentale, piano terra
dai Frati Minori Conventuali. Invero, parliamo
dell’ala più sontuosa, ricca di decori, ardite strutture   spessi strati di intonaco.
architettoniche e spazi scenografici. Oggetto di           L’ingresso alla sala capitolare è un ottimo indicatore
recenti restauri, la porzione del convento non è,          per stabilire la posizione del primitivo chiostro; la
al momento, inserita nel programma dei prossimi            loggia antistante coincide con la più tarda galleria
interventi di recupero e rifunzionalizzazione.             sud-orientale, oggi suddivisa tra uno spazio a cielo
Preferiamo, tuttavia, illustrarne le caratteristiche       aperto, proprietà dei Frati Conventuali, e un locale
architettoniche      per      meglio      comprendere      chiuso. Una sequenza di archi murati mette in
l’evoluzione cronologica della residenza francescana       comunicazione la galleria demolita con il giardino di
e la logica generatrice dell’intero complesso.             meditazione, oggi interno all’ex Distretto Militare.
Nel livello inferiore riaffiorano tracce delle             Tra la sala capitolare e la chiesa si inserisce la
fasi insediative duecentesche, connotate dalla             sacrestia; il sistema poggia sulle mura dell’antico
bicromia delle apparecchiature murarie. Raffinate          transetto medioevale, già inglobato nella
e, allo stesso tempo, sontuose, le prime strutture         ricostruzione del tempio ottocentesco. Qualora
murarie del convento sorprendono l’osservatore             il Cristo di Nicodemo occupasse una cappella
per l’imponenza. Tra le parti architettoniche              con volume architettonico proprio, questa è la
più interessanti segnaliamo l’ingresso all’antica          posizione più verosimile; a meno di ipotizzare la
aula capitolare, segnata, come consueto, da un             collocazione originaria del simulacro nel braccio
portale affiancato da due finestre con balaustra;          destro del transetto, adiacente la strada, essendo il
in posizione arretrata, incastonate nelle murature,        cappellone sinistro occupato dal coro dei monaci.
due colonne medioevali sono i probabili sostegni           Il livello superiore dell’ala nord-orientale ospita
delle volte un tempo presenti nella sala. Fino a           le celle dei religiosi, servite da uno scenografico
qualche decennio orsono, questi resti architettonici       corridoio coperto con volta a botte. Anche in questo
giacevano all’interno delle pareti o nascosti da           caso, l’apparecchiatura muraria con ‘mattoni di

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Convento di San Francesco di Oristano                                                              Relazione storica

campione’ denota un intervento tardo, coincidente         incontrare il nuovo corpo degli uffici e delle
con la riorganizzazione complessiva del convento,         scuole, realizzato nel secondo Novecento. Per
da noi ipotizzata tra Sette ed Ottocento.
                                                          evidenti ragioni, le superfetazioni introdotte nell’ex
Per ragioni ignote quest’ala del monastero
                                                          Distretto Militare mancano in quest’ala dove, anzi,
sopravanza il perimetro quadrangolare del chiostro
e degli annessi corpi di fabbrica per protendersi         misurati restauri hanno consentito di preservare le
in direzione del Seminario Tridentino, fino ad            parti più antiche e genuine del convento.

Ala sud-occidentale
Due lunghe sale occupano il braccio sud-occidentale       provenienza e le forme offrono temi di sicuro
del convento. Rilievi planimetrici di epoca fascista      interesse per gli archeologici e per gli studiosi della
testimoniano l’elevazione di tramezzi trasversali,        vita monastica. Gli scavi archeologici, tuttavia, si
al fine di ricavare una successione di locali al          limitano al livello inferiore di quest’ala conventuale,
servizio del Distretto Militare. In anni recenti, la      per altro nemmeno indagata nella sua interezza,
Soprintendenza ha provveduto a demolire queste            e al vestibolo d’ingresso. Ulteriori campagne di
partizioni, ripristinando la configurazione originaria    scavo potrebbero fornire preziose informazioni
delle due sale.                                           sulla storia del complesso ecclesiastico e sulle sue
Indagini archeologiche condotte nella galleria            fasi costruttive; proposito, invero, vanificato dalle
inferiore del chiostro hanno riportato alla luce una      grandi superfici di calpestio ricoperte con colate di
ricca collezione di reperti, riconducibili alla forbice   conglomerato cementizio.
cronologica compresa fra il XV e il XIX secolo. Gli       Per ragioni ignote, i due grandi locali presenti in questo
oggetti rinvenuti, per lo più ceramici, testimoniano      corpo di fabbrica giacciono ad una quota superiore
la vita materiale e quotidiana del convento. Pur non      ai piani di calpestio delle gallerie; più comprensibile
conservandosi reperti di pregio artistico, la variegata   il diverso piano di giacitura rispetto al giardino,

Fig. 21. Il braccio nord occidentale

Aggiornamento del 13 Aprile 2018                                                                                 
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