CLUB ALPINO ITALIANO Unione Bergamasca Sezioni e Sottosezioni - I SENTIERI E RIFUGI
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CLUB ALPINO ITALIANO
Unione Bergamasca Sezioni e Sottosezioni
I SENTIERI E RIFUGI
PORTE APERTE SULLE BELLE OROBIEProgetto promosso dalla Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni del CLUB
ALPINO ITALIANO con il sostegno della FONDAZIONE COMUNITÀ BERGAMASCA
e del PARCO DELLE OROBIE BERGAMASCHE
Unione Bergamasca CAI – Paolo Valoti
CAI Bergamo – Piermario Marcolin
CAI Clusone – Rino Calegari
CAI Lovere – Flavio Grifalconi
CAI Piazza Brembana - Andrea Carminati
CAI Romano di Lombardia – Adriano Piavani
CAI Treviglio – Antonio Rivoltella
Testi a cura di Emanuele Amoroso e delle Commissioni Sentieri delle Sezioni e
Sottosezioni del CAI Bergamasco: Giandomenico Frosio, Cesare Villa, Gianpietro
Cattaneo, Flavio Cisana, Gregorio Facchinetti, Massimo Federici, Aldo Locatelli,
C O L O P H O N
Riccardo Marengoni, Valentino Merla, Amedeo Pasini, Dario Rossi, Giovanni Rota,
Giuseppe “Pepo” Salvini, Benvenuto Tiraboschi, Mansueto Zanchi, Maria Cretti, Maria
Luisa Zubani e Costantino Rotigni.
Fotografie: Paolo Valoti – Emanuele Amoroso
Progetto grafico: Ivano Bettin
Finito di stampare nel luglio 2014 a BergamoUNIONE
CLUB ALPINO ITALIANO
UNIONE BERGAMASCA
L’UNIONE FA LA FORZA E SOSTIENE NUOVI STIMOLI
E ORIZZONTI PER LA MONTAGNA
BERGAMASCA
I l fascino delle Prealpi e Alpi Orobie
sta nella bellezza delle sue cime,
nella maestosità degli orizzonti ‘a fil
Le Sezioni e Sottosezioni Ber-
gamasche del CAI hanno sempre
realizzato progetti, svolto lavori di
di cielo’ e nella ricchezza dei sentieri salvaguardia e messa in sicurezza dei
che da sempre attirano coloro che “Sentieri delle Orobie” e di tutta
vogliono camminare tra grandi cime, quella fitta rete di sentieri collegata,
ampi pascoli e cristallini laghetti alpini. che costituiscono l’elemento portan-
Il richiamo delle nostre monta- te dell’attività alpinistica, escursio-
gne nel Parco regionale delle Oro- nistica, turistica e naturalistica nelle
bie Bergamasche, nasce dal suono Orobie.
stesso della parola Orobie, “terra Questi itinerari sono un patrimo-
della vita”, una parola composta dai nio pubblico di eccezionale valore
termini “oro”, che dal greco richia- ambientale e culturale, conservati e
ma la terra, ovvero la “formazione valorizzati anche grazie al determi-
della terra”, e dal termine “bio”, che nante sostegno della Fondazione del-
richiama la vita (come per esempio la Comunità Bergamasca Onlus e del
nella parola “biologia”, che significa Parco delle Orobie Bergamasche, e
“logica della vita”). rappresentano l’accesso privilegiato
Anche gli orobi, gli antichi abitanti ai rifugi del Club Alpino Italiano.
della città e provincia bergamasca I rifugi alpini rappresentano indi-
hanno costruito la propria città spensabili presidi di conoscenza e tu-
chiamandola Bergamo, che significa tela del territorio, centri di accoglien-
CAI
la “casa sul monte”, per diffondere za e posti di soccorso aperti a tutti,
nel tempo e nella geografia le radici gestiti da donne e uomini riconosciuti
profonde della nostra terra, cultura come i veri custodi e tenaci ambascia-
e identità. tori della montagna.
3Sono luoghi d’incontri e amicizie riplo della Presolana”, per ascoltare
“a fil di cielo” unici, per incoraggiare l’essenza della Montagna: una silen-
una frequentazione della montagna ziosa alleata che ci sprona tra fatiche,
preparata, consapevole e sostenibile. emozioni e felicità, entra nel cuore
Questa agile pubblicazione vuole es- e continuamente ci chiama per rin-
sere un invito a camminare lungo “Il novarci nel corpo e rigenerarci nello
Sentiero delle Orobie”, il “Sentiero spirito per andare sempre più avanti,
naturalistico Antonio Curò” e il “Pe- in cordata, insieme.
Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni CAI
Sezione di Bergamo
Sezione di Clusone
Sezione di Lovere
Sezione di Piazza Brembana
Sezione di Romano di Lombardia
Sezione di Treviglio
4FONDAZIONE COMUNITÀ BERGAMASCA
IL NOSTRO SOGNO È QUELLO DI UNA COMUNITÀ
NELLA QUALE CIASCUNO PARTECIPA AL BENE COMUNE
I l nostro sogno è quello di una comu-
nità nella quale ciascuno partecipa al
bene comune.
Per questo la Fondazione sostiene
da sempre le attività dell’Unione Berga-
masca delle sezioni e delle sottosezioni
Proprio per questo motivo la mis- del Club Alpino Italiano.
sion della Fondazione della Comunità Non solo attraverso i bandi annuali
Bergamasca Onlus è di promuovere dedicati all’ambito montano e ambien-
la cultura del dono, facendo crescere tale, ma anche con la costituzione del
un’identità nuova nella nostra socie- fondo patrimoniale “Gente in Mon-
tà. Identità saldamente coinvolta nelle tagna”, della Sezione CAI di Bergamo
esigenze della nostra realtà quotidiana, attivo dal 2007, segno concreto della
strettamente collegata con le organiz- vicinanza della comunità bergamasca
zazioni del Terzo Settore presenti sul alle sue Orobie e alle sue comunità di
territorio, in grado di diventare trami- montagna.
te tra chi può donare e le esigenze più Crediamo anche che valga la pena
sentite della popolazione. di favorire, oltre alle attività di riqualifi-
Oltre agli ambiti di intervento più cazione e valorizzazione del patrimonio
classici, come il sociale, socio-sanitario, ambientale, e sia necessario sostenere
culturale e la tutela artistica del nostro iniziative più culturali come questa pub-
patrimonio, la Fondazione della Co- blicazione sui sentieri, i rifugi e le mera-
munità Bergamasca Onlus ha sempre viglie delle nostre montagne.
creduto nella necessità di sostenere Buona lettura!
coloro che proteggono e promuovono
l’ambiente.
Non si tratta di una scelta ideolo-
gica, bensì della presa di coscienza che
l’ambiente naturale e alpino fa parte a
pieno titolo del nostro patrimonio so-
ciale e culturale.
5O RO B I E
OROBIE: UN RICCO CAPITALE DA CONSERVARE
E CONDIVIDERE CON ALTA BIODIVERSITÀ
E HABITAT DI ELEVATO VALORE NATURALISTICO
D a diversi anni la collaborazione
rodata tra il Parco delle Orobie
Bergamasche e il CAI, nella sua com-
strazione, dovendo scegliere tra un’am-
pia gamma di interventi, darà sempre la
priorità a quelli frutto di collaborazioni
pleta articolazione fatta di Sezioni e con enti e istituzioni, siano esse pubbli-
D E L L E
Sottosezioni, ha portato benefici al che o private, che fanno della valorizza-
Patrimonio Pubblico montano delle zione del territorio e dell’ambiente la
Orobie Bergamasche. loro mission.
Anche ultimamente la collaborazio- Non dimentichiamo inoltre che i
ne si è fatta intensa, sia per quel che rifugi alpini, sono il primo e unico spor-
riguarda il recupero, sistemazione e tello (in tempo di inglesismi, diremmo
la messa in sicurezza dei sentieri, ma front-office) territoriale che il Parco ha e
anche, e soprattutto, con investimen- per questo, insieme all’immensa rete di
ti importanti sui rifugi. Basti pensare a sentieri che li collegano, vogliamo dare
quanto fatto al Curò, con la realizzazio- il nostro apporto al recupero, alla loro
ne della nuova struttura di accoglienza crescita e pubblicizzazione.
con l’innovativo ostello. Proprio la rete di sentieri, e la col-
PA R C O
Bene fa quindi l’Unione Bergamasca laborazione con il CAI, fa parte del
delle Sezioni e Sottosezioni del CAI a Progetto “Sulle tracce dell’Orso”, che
rappresentare, con questa pubblicazio- il Parco delle Orobie ha preparato per
ne, questo ricco e immenso patrimonio il grande appuntamento di EXPO 2015,
di lavoro e impegno di volontariato di quale progetto di Distretto Turistico
tanti soci appartenenti al CAI che, con delle Orobie Bergamasche, e per il
particolare passione e dedizione, realiz- quale stiamo approntando una campa-
zano la grande opera di valorizzazione gna pubblicitaria che porterà benefici
del patrimonio pubblico montano. anche ai tanti rifugi alpinistici e escur-
Il Parco delle Orobie Bergamasche, sionistici, oltre che alle nostre Comu-
ultimo nato tra le aree protette regio- nità montane.
nali, pur nelle ristrettezze economiche Complimenti per l’iniziativa e buo-
attuali, e tipiche della Pubblica Ammini- na lettura a tutti.
6SENTIERO DELLE OROBIE OCCIDENTALI
· Prima tappa: Cassiglio – Rifugio Cazzaniga-Merlini . . . . . . . . . . . . . . . pagina 8
· Variante: Quindicina – Rifugio Cazzaniga-Merlini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 10
S O M M A R I O
· Seconda tappa: Rifugio Cazzaniga-Merlini – Rifugio Lecco . . . . . . . . . . . . p. 12
· Terza tappa: Rifugio Lecco – Rifugio Grassi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 14
· Quarta tappa: Rifugio Grassi – Rifugio Benigni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 16
· Quinta tappa: Rifugio Benigni – Rifugio Ca’ San Marco . . . . . . . . . . . . . . . p. 18
· Sesta tappa: Rifugio Ca’ San Marco – Rifugio Dordona (Foppolo) . . . . . . p. 20
· Settima tappa: Rifugio Dordona – Rifugio Longo – Rifugio Calvi . . . . . . . p. 22
SENTIERO DELLE OROBIE ORIENTALI
· Prima tappa: Valcanale – Rifugio Alpe Corte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 24
· Seconda tappa: Rifugio Alpe Corte – Rifugio Laghi Gemelli . . . . . . . . . . . p. 26
· Terza tappa: Rifugio Laghi Gemelli – Rifugio Calvi . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 28
· Terza tappa: variante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 30
· Quarta tappa: Rifugio Calvi – Rifugio Baroni al Brunone . . . . . . . . . . . . . p. 32
S E N T I E R I
· Quinta tappa: Rifugio Baroni al Brunone – Rifugio Merelli al Coca . . . . . p. 34
· Sesta tappa: Rifugio Merelli al Coca – Rifugio A. Curò . . . . . . . . . . . . . . . p. 36
· Settima tappa: Rifugio A. Curò – Rifugio Albani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 38
· Ottava tappa: Rifugio Albani – Passo della Presolana . . . . . . . . . . . . . . . . p. 40
· Ottava tappa: variante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 42
Itinerario Naturalistico A. Curò . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 45
Periplo della Presolana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 48
Cartine d’insieme . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 51
Recapiti sedi CAI e rifugi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 54Aralalta con sullo sfondo
monte Disgrazia e Bernina
Cassiglio – Passo Baciamorti – Bocchetta di Regadur – Rifugio Cazzaniga-Merlini
Note sul percorso: Segnavia n. 101 – Dislivello 1287 m – Tempo: 4.30 h – Difficoltà: E
I l sentiero delle Orobie Occidentali ha ini- posto, in epoca secentesca, nel Ducato e
TA P PA
zio a Cassiglio e corre per ampio tratto nell’Arcidiocesi di Milano e non colpito dal-
seguendo il segnavia 101. Si sviluppa a ca- la scomunica papale contro la Repubblica di
vallo dapprima della provincia lecchese, per Venezia, della quale faceva parte all’epoca la
poi spostarsi lungo il confine con la Valtel- Val Taleggio.
lina. Alterna tratti selvaggi e solitari ad al- Abbandonato il sentiero che scende alla
tri più antropizzati e sfruttati dal turismo. baita Baciamorti, si piega a destra su una
Incrocia inoltre zone d’importanza storica, traccia segnalata e ci si alza lungo la costa er-
quali, ad esempio, gli avamposti della linea bosa del pizzo Baciamorti fino alla baita Ru-
Cadorna al passo del Tartano o il passo San dera. Qui il sentiero taglia di traverso alcuni
Marco, antico transito della Repubblica Ve- pascoli e una forra rocciosa attraversando
neta. Non è infrequente, infine, incontrare vasti e dolci pianori. Sulla sinistra riluccica
stambecchi, camosci e marmotte lungo il in lontananza la pianura Padana e nelle gior-
percorso: l’ambiente naturale è di straordi- nate terse appare la linea appenninica. Con
nario fascino e va attraversato col consueto alcuni faticosi tornanti si raggiunge la distesa
P R I M A
rispetto e attenzione. erbosa dove sorge la baita Cabretondo, poi
Partendo dal piccolo paese di Cassiglio, si prosegue tralasciando la salita al monte
ci si dirige verso il bacino omonimo e lo si Aralalta e infine, dopo una breve discesa, si
supera lungo la sua sponda sinistra. Prose- tocca la bocchetta di Regadur. Bello il pa-
guendo per la strada carrareccia si perviene norama sulla zona del pizzo dei Tre Signori,
a un bivio: si sale con il sentiero sulla sinistra nonché fin verso le Alpi Retiche.
e ci si addentra nel bosco. Alternando tratti Scavalcato il valico si risale leggermente
pianeggianti a tratti molto più ripidi e fati- sino a raggiungere la baita Regina e, poco
cosi, sempre però all’ombra del fitto bosco oltre, il passo dell’Aralalta. Nuovamen-
di faggi, si risale tutta la valle fino a raggiun- te su terreno pianeggiante, si aggirano i
gerne il solco finale. Con un ultimo pendio pendii settentrionali del monte Sodadura
erboso si esce quindi al passo Baciamorti (2010 m): scavalcata un’ultima bocchetta si
(1540 m) così denominato per l’abitudine declina infine nella conca con il caratteristi-
degli abitanti della Val Taleggio di dare l’ulti- co cocuzzolo roccioso che ospita il rifugio
mo saluto alle salme dei propri cari estinti, Cazzaniga Merlini, dominante sugli ampi pia-
traslati verso San Bartolomeo di Vedeseta, ni di Artavaggio, e a sinistra il rifugio Nicola.
8STORIA DEL RIFUGIO A. GHERARDI
Nell’estate del 1980, su iniziativa della Sot- effettuare appaganti escursioni alle cime
tosezione del CAI di Zogno, iniziarono i la- dell’Aralalta, Baciamorti e Sodadura, con
vori per la costruzione di un rifugio alpino ampia vista sulle Orobie e su parte delle
in località piani dell’Alben, sopra Pizzino in Retiche, nonché traversate dal passo Ba-
Val Taleggio, a quota 1650 m. Con questa ciamorti verso la Vall’Asinina o verso Cas-
opera il CAI di Zogno volle onorare la me- siglio. Oppure verso i piani di Artavaggio,
moria del socio Angelo Gherardi, esperto nel lecchese, raggiungendo i rifugi Nicola e
sci-alpinista morto accidentalmente duran- Cazzaniga Merlini.
te una ascensione invernale al Corno Stella
il 29 dicembre 1974. Il lavoro proseguì per
parecchi anni, anche tra notevoli difficoltà
finanziarie nonostante l’apporto volonta-
rio di molti soci. L’inaugurazione avvenne,
infine, il giorno 21 giugno 1987. Posto in SCHEDA TECNICA
splendida posizione panoramica, con vi-
sta sul gruppo delle Grigne e Resegone, Altitudine: 1650 m
è di facile accesso partendo da Quindici- Tel: 0345.47.302
na, frazione di Pizzino di Taleggio. In circa Proprietà: CAI Bergamo
un’ora di piacevole camminata si raggiunge Sito: http://geoportale.caibergamo.it
l’accogliente costruzione. Da li si possono
9
Rifugio GherardiResegone
Quindicina – Rifugio Gherardi – Bocchetta di Regadur – Rifugio Cazzaniga-Merlini
Note sul percorso: Segnavia n. 120 + 101 – Dislivello 650 m – Tempo: 3.30 h – Difficoltà:T
A lternativa meno faticosa all’originale, Per ricongiungersi al sentiero delle
TA P PA
la variante da Quindicina permette di Orobie, dal rifugio si deve proseguire verso
accedere al sentiero delle Orobie Occiden- nord imboccando un chiaro tracciato. Dopo
tali partendo dalla Val Taleggio per risalire una breve salita e un successivo pianoro si
al rifugio Gherardi e poi reimettersi nel per- supera il vecchio rifugio Battisti (chiuso) e,
VA R I A N T E
corso principale all’altezza della bocchetta con alcuni zig-zag, si rimonta la caratteristi-
di Regadur. ca costola alle sue spalle. Più in alto, pro-
Lasciata l’auto presso Quindicina, frazio- cedendo con attenzione, si superano alcuni
ne del grazioso borgo di Pizzino di Taleggio, profondi canaloni detritici e ci si dirige infine
si imbocca il sentiero n. 120 sul versante de- alla capanna Regina.
stro idrografico della valle. Il percorso con- Dalla baita, se si vuole raggiungere il ri-
duce in un’ampia valletta erbosa alla cui som- fugio Cazzaniga-Merlini (punto di arrivo del-
mità si trova la baita Foppa Lunga (1506 m); la prima tappa), si deve piegare a ovest pun-
dalla baita si piega a nord e, dopo aver sca- tando al vicino passo dell’Aralalta. Aggirati
valcato una breve depressione, si guadagna il i pendii settentrionali del monte Sodadura
P R I M A
rifugio Gherardi (1650 m) posto nell’ampia (2010 m) e scavalcata un’ultima bocchetta
e panoramica conca dei piani dell’Alben. Il si declina infine nella conca con il caratteri-
gruppo del Resegone e delle Grigne si af- stico cocuzzolo roccioso che ospita il rifu-
faccia in tutta la sua bellezza; in lontananza gio Cazzaniga-Merlini, dominante sugli ampi
appare il massiccio del Monte Rosa. Piani di Artavaggio.
10STORIA DEL RIFUGIO CAZZANIGA-MERLINI
Il rifugio è dedicato a Giuseppe Cazzaniga, stica. L’ANA di Lecco volle così dedicargli
Capitano del 5° Alpini – Btg. Morbegno. un rifugio alla base dello Zucco di Piazzo.
Figura poliedrica, fu infatti fondatore e di- Punto ideale di sosta al termine del-
rettore della SEL SCI, fece parte, nel 1914, le ascensioni al Sodadura e allo Zuccone
della prima squadra di soccorso alpino. Campelli, il rifugio Cazzaniga-Merlini è rag-
Coltivò anche il canottaggio, oltre che lo giungibile sia dalla Valsassina che dalla Val
sci e il calcio. Luminosa figura di sportivo in Taleggio con percorsi vari sia per ambiente
tre discipline, scomparve prematuramente, che per durata. In inverno è inoltre meta di
per un malore, proprio sui Piani di Arta- numerosi appassionati ciaspolatori.
vaggio al termine di una competizione scii-
SCHEDA TECNICA
Altitudine: 1885 m
Tel: 0341.997839
Proprietà: ANA Lecco
Sito: www.analecco.it
11
Rifugio Cazzaniga-MerliniPiani di Bobbio e Grigne
Rifugio Cazzaniga-Merlini – Bocchetta dei Megoff – Piani di Bobbio – Rifugio Lecco
TA P PA
Note sul percorso: Segnavia n. 101 – Dislivello 230 m – Tempo: 2 h – Difficoltà: E
D al rifugio Cazzaniga-Merlini, proce-
dendo in direzione nord, si punta a
un’insellatura e ad alcuni pianori erbosi
il valico, si scende sul versante opposto
con sentiero ben segnato in direzione dei
piani di Bobbio, punteggiati di ameni ri-
(attenzione ai segnavia), in un ambiente fugi nonché di impianti di risalita per lo
che è subito suggestivo, dominato com’è sci. Di fronte le Grigne catturano in pieno
dalle alte pareti dello Zuccone Campel- l’attenzione, mentre alle proprie spalle lo
li. Passando sotto ai ripidi versanti dello Zuccone Campelli offre il suo versante
Zucco Barbesino, si attraversa un vallone, roccioso più affascinante e di carattere
si prosegue su di una cengia e si sbuca a dolomitico.
una successiva forcella. Dopo una breve Con un ulteriore quarto d’ora di cam-
discesa il sentiero perviene a un ripido ca- mino su pascoli pianeggianti, è breve rag-
nale che con fatica conduce alla bocchetta giungere il rifugio Lecco (1777 m).
S E C O N DA
dei Megoff (2020 m), posta tra la Corna
Grande e lo Zucco Barbesino. Scavalcato
12STORIA DEL RIFUGIO LECCO
Il rifugio Lecco è stato inaugurato nel mese per l’arrampicata su roccia (dolomia) e per
di settembre del 1910. cimentarsi su sentieri attrezzati e ferrate.
Posto in posizione panoramica nella Nella stagione invernale predominano
parte superiore dei Piani di Bobbio, all’i- invece lo sci da discesa, lo sci da fondo,
nizio del Vallone dei Camosci, il rifugio è nonché è spesso meta di sci alpinisti e cia-
incastonato sullo sfondo delle dolomitiche spolatori.
pareti dello Zuccone Campelli.
La sua struttura originaria venne di-
strutta durante la Seconda Guerra Mon-
diale. Grazie agli sforzi e ai contributi di
numerosi Soci, nonché all’aiuto gratuito da
parte di venti giovani appartenenti al Servi- SCHEDA TECNICA
zio Civile Internazionale, nel 1966 iniziaro-
no i lavori di ricostruzione e ampliamento Altitudine: 1779 m
e il 15 ottobre del 1967 il nuovo rifugio Tel: 0341.910669
venne inaugurato. Proprietà: CAI Lecco
Nella stagione estiva e autunnale, le Sito: www.cai.lecco.it
pareti nei dintorni del rifugio sono ideali
13
Zuccone Campelli in invernoStambecchi
Rifugio Lecco – Piani di Bobbio – Passo del Toro – Rifugio Grassi
Note sul percorso: Segnavia n. 101 – Dislivello 500 m – Tempo: 2.45 h – Difficoltà: E
D
TA P PA
al rifugio Lecco (1777 m) si deve per- del Corvo: vinti circa trecento metri di
correre in senso inverso il sentiero dislivello si scavalca la cresta terminale del
della seconda tappa fino a raggiungere la monte e si raggiunge la suggestiva cengia
stazione superiore dello ski-lift. Da qui le che permette di guadagnare l’aereo passo
segnalazioni (segnavia 101) conducono in del Toro, alto sopra i dirupi che precipi-
discesa lungo la pista da sci fin nei pressi di tano sul fondovalle. Da qui è già visibile,
un masso con freccia, dove bisogna piegare superiore alle altre, la cuspide rocciosa
a destra in direzione della baita di Dentro. del pizzo dei Tre Signori, così denomina-
Proseguendo ancora in discesa si raggiunge to per la sua posizione al confine tra gli
la strada che proviene da Valtorta; la si at- antichi Ducato di Milano, Repubblica di
traversa e si incontra subito il segnale con Venezia e Grigioni.
le indicazioni per il rifugio Grassi. Il successivo tratto di percorso, dopo
Con andamento pianeggiante all’in- una breve salita, corre quasi pianeggiante
terno di un bosco, si tocca il passo del lungo i pianori che si distendono tra le dolci
Cedrino e, dopo poco, il passo del Gan- elevazioni di questa zona: scavalcata la boc-
T E R Z A
dazzo. Qui inizia una faticosa salita lungo chetta di Foppabona si esce in vista del rifu-
gli erbosi versanti meridionali dello Zucco gio Grassi che si raggiunge in pochi minuti.
14STORIA DEL RIFUGIO GRASSI
Il rifugio Grassi ha compiuto 90 anni il 31 re ai partigiani le loro basi d’appoggio. Il
luglio 2011. La sua prima inaugurazione ri- rifugio Grassi fu subito ricostruito (tra
sale infatti al 31 luglio 1921. La costruzio- il 1945 e il 1946) e, da allora, è rimasto
ne originaria (molto simile a quella attua- quasi identica (salvo qualche necessario
le) era formata da un edificio di 60 metri ampliamento).
quadri, costruito in ricordo dei soci SEL di
Lecco caduti durante la Grande Guerra.
L’inaugurazione fu festeggiata da svariate
autorità e, a sottolinearne l’importanza, SCHEDA TECNICA
per l’occasione le ferrovie concessero
sconti speciali sulle linee di Milano, Ber- Altitudine: 1987 m
gamo, Sondrio per il viaggio verso Lecco. Tel: 348.8522784
Il rifugio fu distrutto il 19 ottobre 1944, Proprietà: SEL di Lecco
durante un rastrellamento tedesco. In Sito: http://www.sel-lecco.it/rifugio_
quell’anno tutte le baite, rifugi e alpeggi grassi.html
della zona vennero incendiati per sottrar-
15
Rifugio GrassiRifugio Grassi – Bocchetta Alta – Bocchetta di Val Pianella – Rifugio Benigni
Note sul percorso: Segnavia n. 101 – Dislivello 600 m – Tempo: 4 h – Difficoltà: E
TA P PA
D al rifugio Grassi si segue il bel sentie-
ro che, quasi pianeggiante, costeggia i
versanti meridionali della cima di Camisolo
destra un ripido pendio erboso, si sbuca sul-
la cresta del Giarolo, con bella vista sui sot-
tostanti laghi di Trona e di Zancone. Ora il
e che, tramite una bella cengia, punta alla tracciato segue lo spartiacque tra Valtellina
panoramica cresta del pian delle Parole. Se- e Val Brembana.
guendo le chiare indicazioni si sale a un suc- Proseguendo per cresta si guadagna la
cessivo risalto roccioso per scendere alla vetta della cima di Giarolo, per poi scendere
vicina insellatura della bocchetta Alta. Di sull’opposto versante fino alla sua massima
fronte si ha tutta la maestosa bellezza della depressione (bocchetta di Val Pianella): da
parete occidentale del pizzo dei Tre Signori, qui, piegando sul versante brembano, si sca-
mentre sul fondovalle lecchese (a sinistra), valca il successivo intaglio che si apre tra la
non può sicuramente sfuggire il luccichio del cima di Val Pianella e il pizzo Giacomo, si ta-
suggestivo lago di Sasso. gliano a mezza costa i ripidi pendii della cima
Superato l’intaglio, si lascia sulla sinistra di Val Pianella e in breve si raggiunge lo spalto
Q UA RTA
la traccia per la vetta del pizzo dei Tre Si- roccioso che ospita il rifugio Benigni presso
gnori (salita da effettuare eventualmente il vicino lago Piazzotti. Non è raro incontrare
con condizioni di clima favorevole e adegua- lungo tutto il percorso maestosi stambec-
ta attrezzatura, presentando alcuni passaggi chi, introdotti negli anni Ottanta prelevando
esposti muniti di catene) in favore di un più esemplari dal Parco Nazionale del Gran Pa-
evidente sentiero che, pianeggiante, taglia a radiso. Un esperimento riuscito, visto il loro
mezza costa i ripidi pendii meridionali del positivo reinsediamento ed espansione.
pizzo (sentiero dei Solivi). Scavalcando alcu- Dal rifugio Benigni lo sguardo abbraccia
ne coste erbose, si aggira tutto il versante tutte le cime della bassa Valtellina, dalle fra-
della montagna pervenendo così nella valle stagliate vette della Val Masino all’imponen-
d’Inferno: il sentiero inizia una brusca disce- te Disgrazia. Più vicini il monte Ponteranica
sa, supera una costa erbosa e raggiunge il e i Denti della Vecchia si elevano arditi. In
fondo della valle. Guadato il torrente che basso occhieggia il lago artificiale di Pesce-
la attraversa, se ne raggiunge il versante gallo. L’alba e il tramonto dallo splendido
opposto in direzione di un evidente cana- balcone naturale su cui è posto il rifugio Be-
lone: risalitolo a fatica, si rimonta un largo nigni rimarranno un ricordo indelebile nella
avvallamento e, dopo aver traversato verso mente dell’escursionista!
16STORIA DEL RIFUGIO C. BENIGNI
Il rifugio Benigni, di gradevole aspetto e di covero agli escursionisti durante il perio-
piccole dimensioni, è situato alla testata do di chiusura. Nel 2007 il rifugio è stato
della valle Salmurano, a breve distanza dal ampliato al fine di migliorare l’accoglienza
Lago Piazzotti. La costruzione del rifugio degli escursionisti. Il rifugio è facilmente
iniziò nel 1982, grazie al lavoro di nume- raggiungibile partendo dalla località Sciocc
rosi soci dell’allora Sottosezione CAI Alta (Cusio, sentiero n. 108), oltre che da Or-
Valle Brembana e al contributo della fami- nica (n. 107).
glia Benigni, la quale intese così onorare la
memoria del caro Cesare, scomparso nel
1981 sul Pizzo del Diavolo di Tenda. Il ri- SCHEDA TECNICA
fugio Benigni venne inaugurato il 26 Ago-
sto del 1984, in un incantevole giornata di Altitudine: 2222 m
sole, alla presenza di numerosi escursio- Tel: 0345.89033
nisti giunti da più parti. Alcuni anni dopo, Proprietà: CAI Alta Valle Brembana
venne aggiunto un piccolo locale invernale, Sito: www.caialtavallebrembana.it
con otto posti letto, allo scopo di dare ri-
17
Rifugio BenigniCa’ San Marco
Rifugio Benigni – Passo Salmurano – Piani dell’Avaro – Rifugio Ca’ San Marco
Note sul percorso: Segnavia n. 101 – Dislivello 120 m – Tempo: 3,30 h – Difficoltà: E
TA P PA
S i lascia il rifugio Benigni seguendo il pri-
mo tratto del sentiero che lo collega
a Ornica, si scende con alcuni zigzag nella
nestre di osservazione, riportati recente-
mente al loro stato originario. Si prosegue,
ora, lungo la cresta spartiacque fino a un
caratteristica conca erbosa sottostante il pianoro dominato dalle cuspidi del monte
pianoro. Questa permette di accedere allo Valletto. Abbandonato il crinale, il sentiero
sbocco di un ripido canale roccioso che si scende a destra e si dirige verso una piana
origina nei pressi del passo Salmurano: pre- molto suggestiva con grossi massi ai piedi
stando la dovuta attenzione si discende il del monte Valletto. Con alcune svolte si
facile colatoio e con un successivo traverso sale a un colletto e si supera la fascia er-
si raggiunge il valico. bosa ai piedi della bocchetta dei Triomen.
Dal passo si notano i resti di forti- Poco oltre si incontra un bivio: a destra
ficazioni militari, appartenenti alla Linea si scende ai piani dell’Avaro, a sinistra si
Cadorna, nome convenzionale di quel continua alla volta di un’altra forcella da
Q U I N TA
complesso sistema difensivo che venne dove è ben visibile il passo San Marco. Qui
realizzato durante il periodo della prima una breve deviazione sul sentiero a sinistra
guerra mondiale, per volere del Genera- (n. 109) permette di raggiungere la magni-
le Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore fica conca dei laghi di Ponteranica.
dell’Esercito. Il fine di tale baluardo era di Procedendo invece sul percorso prin-
contrastare un’eventuale invasione nemi- cipale, si scende sull’opposto versante che
ca proveniente dalla Svizzera, pertanto si conduce presso un pianoro con una baita;
estende, nel suo sviluppo globale, dalle val- senza toccare la baita, si continua in discesa
li ossolane sino ai passi orobici. Ne fanno lungo il margine del vallone, si piega a sini-
parte molte strade, mulattiere, trincee, po- stra e, dopo aver contornato i pendii orien-
stazioni d’artiglieria, osservatori, ospedali tali del monte Ponteranica, si scende con
da campo, centri di comando e strutture alcuni tornanti al piano dell’Acqua Nera,
logistiche, il tutto realizzato ad alte quote posto sotto al passo di Verrobbio.
dai 600 fino a oltre i 2000 metri. Percor- Con un’ultima salita in pochi minuti si
rendo il sentiero 101 possiamo vederne i raggiunge infine lo spiazzo su cui è costruito
resti: trincee, camminamenti, gallerie e fi- il rifugio Ca’ San Marco.
18STORIA DEL RIFUGIO CA’ SAN MARCO
La storica Casa Cantoniera, costruita sul la Mercatorum che si incontra a Caprile,
finire del Cinquecento lungo la storica via poco oltre Averara. Due percorsi ricchi di
Priula, è ora attrezzata a svolgere il ruolo fascino proprio in forza dei secoli di storia
di rifugio alpino. Durante i mesi estivi di in essi racchiusi.
apertura della strada, sia dal versante val-
tellinese che brembano, è meta ambita per
i numerosi turisti che, in macchina, in moto
o in bicicletta frequentano il valico alpino
del passo San Marco. In zona è possibile SCHEDA TECNICA
compiere facili escursioni verso la conca
dei laghi di Ponteranica. Il rifugio è anche Altitudine: 1832 m
raggiungibile, a piedi, percorrendo proprio Tel: 0345.86222
la mulattiera dell’antica via Priula, partendo Proprietà: Provincia di Bergamo
da Mezzoldo, oppure lungo la traccia d’u- Sito: http://geoportale.caibergamo.it
na ancor più antica via di comunicazione,
19
Passo di Verrobbio Monte Colombarolo
e Ponteranica da Passo San MarcoLaghetti del Porcile dal Passo Tartano
Sentiero 101: Ca’ San Marco – Passo della Porta – Forcella Rossa –
Baita del Camoscio - Passo Tartano
Sentiero 201/A: Laghi di Porcile – Bocchetta dei Lupi – Rifugio Dordona
Variante: Sentiero 201: Passo Porcile – Foppolo
TA P PA
Note sul percorso: Segnavia n. 101 - 201/A - 201 – Dislivello 650 m – Tempo: 8 h
Difficoltà: E
S i parte dal passo San Marco scendendo
per circa 150 m lungo la strada carroz-
zabile che conduce a Morbegno; successi-
percorrendo il sentiero 101 che attraversa
un alpeggio, si sale verso la forcella rossa e
si raggiunge la conca ai piedi del pizzo Ro-
vamente un’indicazione porta verso destra tondo presso il cascinetto dei Siltri.
a superare un pendio di pascoli e pietrame. Un’ultima breve salita permette di gua-
Restando sul versante valtellinese, si con- dagnare la Forcella Rossa e di accedere alla
torna il pizzo delle Segade e, con alcune conca di San Simone. Con una breve discesa
svolte, si sale al passo omonimo. Da qui lungo le piste da sci, si arriva, infine, al pia-
si percorre un tratto della cresta verso il noro che ospita gli impianti di San Simone,
monte Azzarini (o monte Fioraro) fino a incrociando la bella mulattiera che proviene
S E S TA
una stretta forcella: grazie a un canalino ci si dalla baita del Camoscio.
può calare verso destra e scendere al sotto- Si prosegue lungo la medesima mulattie-
stante sentiero pianeggiante. ra che, con andamento pianeggiante, porta
Con alcuni saliscendi, superando anche verso la conca ai piedi del passo della For-
la baita Agnelli, si perviene al curioso passo cella Rossa e del passo di Lemma. Seguendo
della Porta, valico interno sulla cresta che si questo percorso che resta alla base dei pen-
spegne presso la baita Arale e si prosegue dii culminanti al passo di Lemma, si supera
attraverso una vasta conca erbosa (Bivac- baita Fontanini e si entra nel bosco. Proce-
co Zamboni) fino al poco marcato intaglio dendo ancora in piano, in parte nel bosco e
sulla cresta del monte Azzaredo. Disceso il in parte su pascoli, si aggirano i pendii della
versante opposto alla cresta, si raggiunge la cima di Lemma e si raggiunge il vallone che
suggestiva baita di Piedevalle, un ambiente di adduce al passo Tartano, importante valico
rara bellezza e dove ha origine la sorgente con la Valtellina, dominato da una grossa
del fiume Brembo ramo di Mezzoldo. croce in ferro. Con alcune svolte si sale
Dalla baita si segue un pendio erboso all’ampia depressione ove sono presenti in
20 sulla destra verso il lago di Cavizzola, poi, ottimo stato di conservazione alcune forti-ficazioni militari della linea Cadorna. Piegan- gia risaltano ancor di più i tre magnifici laghi
do verso destra lungo la cresta spartiacque, di Porcile, posti come sono in un ambiente
si punta verso la cuspide del monte Valegi- totalmente selvaggio proprio ai piedi delle
no; non appena il crinale accenna a salire, lo pareti del monte Cadelle. Il sentiero trala-
si abbandona e si scende, per un tratto fria- scia la deviazione per il passo di Porcile e
bile e che richiede attenzione, nella bellissi- prosegue verso la ben evidente bocchetta
ma Val Lunga. La parte alta di questa valle dei Lupi, dalla quale con agevole discesa si
è ricoperta di ghiaioni composti da enormi raggiunge il Rifugio Dordona, meta finale
blocchi rocciosi di verrucano: come per ma- della tappa.
VARIANTE: DISCESA SU FOPPOLO
Come variante si propone la discesa su Fop- si stacca sulla sinistra la traccia di sentiero
polo. Dai laghi di Porchile, piegando a sini- che sale all’aerea vetta del monte Cadelle.
stra, il sentiero raggiunge il più alto dei tre Proseguendo sul tracciato principale si aggi-
bacini, ne contorna la sponda settentrionale ra un laghetto e si raggiunge il pianoro che
e, curvando verso sud, punta al non distan- ospita baita Cadelle; poco oltre, la valle si fa
te passo di Porcile, valico ben visibile che si più ripida e in breve si scende a una casera.
apre immediatamente a est del monte Vale- Trascurando le diramazioni secondarie del
gino e che permette di accedere alla conca sentiero, si traversa il torrente e si continua
di Foppolo. la discesa entrando nel fitto bosco di abeti
Dal passo si scende leggermente ver- e larici che conduce in breve alle case della
so sinistra fino a incontrare una baita: qui frazione Piano di Foppolo.
21
STORIA DEL RIFUGIO
DORDONA
Il Rifugio Dordona, di recente costruzio-
ne, è posto a poca distanza dal passo Dor-
dona, sul versante orobico valtellinese. Al
passo è possibile ancora osservare i resti
delle trincee risalenti alla prima guerra
mondiale. Ora è teatro dell’annuale Dor-
donaSkybike, appuntamento consueto del
primo autunno per tutti gli appassionati di
mountain-bike.
SCHEDA TECNICA
Altitudine: 1.935 m
Tel: 349.6148236
Proprietà: Comune di Fusine (SO)
Sito: http://geoportale.caibergamo.it
I barechPizzo del Diavolo di Tenda
Rifugio Dordona (Foppolo) – Passo della Croce – Rifugio Longo –
Passo Selletta – Rifugio Calvi
TA P PA
Note sul percorso: Segnavia n. 205 + 208 + 224 + 246 – Dislivello 1200 m
Tempo: 8 h – Difficoltà: E
D al rifugio Dordona si riprende il cam-
mino salendo all’omonimo passo per
poi seguire le indicazioni del sentiero 203
Chierico, valico che permette di accedere
in val Sambuzza. Dopo aver salito un breve
tratto di cresta, si traversa verso est e con
conducente al passo della Croce. Qui si ri- una veloce discesa si perde quota fino a
collega il sentiero anche per quanti hanno raggiungere, nei pressi della Baita Vecchia,
deciso di raggiungere in serata Foppolo, in il sentiero militare che, restando sul fondo
tal caso dal piazzale degli alberghi di Fop- della val Sambuzza, conduce al passo del
polo si segue la pista da sci che conduce al Publino.
pianoro della Quarta Baita. A destra parte Seguendo in discesa questo tracciato
S E T T I M A
una strada sterrata di manutenzione degli si giunge a un bivio: prendendo a sinistra il
impianti che, con un paio di tornanti, condu- sentiero procede pianeggiante, scende lun-
ce al passo della Croce: da qui si ha una bella go un canale e in breve permette di raggiun-
vista sul Corno Stella, sul monte Chierico, gere la bella Casera dei Dossi, detta anche
sulla val Carisole e sulla costiera che va dal il Baitone.
monte Cabianca al pizzo del Becco. Dalla casera si percorre poi la sterra-
Dal passo si accede alla Val Carisole ta che dal lago del Prato conduce al rifugio
scendendo inizialmente lungo una pista da Longo, posto a pochi minuti dal lago del
sci, per poi proseguire sulla strada di ser- Diavolo e dalla superba parete occidentale
vizio agli impianti. Questo sterrato, con un del monte Aga.
ampio giro ai piedi del Montebello, porta Passata la notte al rifugio Longo si conti-
sull’opposto versante della valle di Carisole nua l’itinerario alla volta del rifugio Calvi. Se-
fino a un sottopasso dello ski-lift ai piedi del guendo la mulattiera di servizio agli impianti
monte Chierico. idroelettrici, dal rifugio si sale al sovrastante
Si continua lungo la carrareccia di ser- lago del Diavolo. Attraversata la piccola diga
vizio finché non si incrocia il sentiero che di sbarramento, si imbocca il sentiero ben
sale a un intaglio sulla cresta Sud del Monte segnalato che risale il versante sinistro del-
22la valle in direzione del passo della Selletta si percorre tutto l’assolato pascolo dell’Ar-
(2372 m). Superando alcuni grossi blocchi mentarga, luogo di ritrovamento di impor-
rocciosi si guadagna quota restando alti so- tanti incisioni rupestri, seguendo la traccia
pra al lago e dopo una quarantina di minuti non sempre visibile. Superate due baite si
si esce al valico. Bellissima da questo punto attraversa con un saliscendi il marcato inta-
la vista su tutta l’alta conca del Brembo: dal glio della valle Camisana e in breve si giunge
pizzo del Diavolo al monte Cabianca è un a incrociare il sentiero delle Orobie Orien-
continuo susseguirsi di cime e pareti, nevai tali n. 225 che, provenendo dal rifugio Calvi,
e laghetti incastonati tra le rocce. Al passo conduce al rifugio Brunone. Percorrendo il
ci sono due possibilità: col sentiero n. 248 sentiero in senso inverso si guada con at-
si prosegue verso il passo di Valsecca e da tenzione il neonato fiume Brembo e, dopo
qui verso il rifugio Brunone (come indicato aver superato alcuni dossi erbosi, si arriva
nella quinta tappa del sentiero delle Orobie alla paratia che regola le acque del lago Ro-
orientali); col sentiero n. 246 si scende inve- tondo sito a pochi minuti dal rifugio Calvi.
ce al rifugio Calvi. Divallando gradatamente
STORIA DEL RIFUGIO FRATELLI LONGO
Il rifugio Longo, costruito dal CAI di Ber- da pranzo e incrementando il numero di
gamo nel 1923, fu inizialmente dedicato posti letto; nel 1999 sono stati eseguiti,
ai fratelli Calvi e solo in seguito ai fratel- infine, ulteriori lavori di ampliamento. Il
li Longo. A causa della guerra, il piccolo rifugio si raggiunge in un paio di ore, con
fabbricato subì un graduale degrado che facile percorso su strada sterrata, parten-
convinse la sezione a costruirne uno nuo- do dalla frazione Pagliari di Carona. Belle
vo, collocato nelle immediate vicinanze le escursioni possibili nei dintorni del ri-
del lago Rotondo. All’inizio degli anni cin- fugio: al passo di Venina, al passo di Ci-
quanta la Società Alpina Scais di Bergamo gola, al monte Aga, al pizzo del Diavolo
chiese e ottenne dal CAI di Bergamo la di Tenda e al rifugio Calvi con piacevole
gestione del piccolo rifugio. Terminatane traversata.
la ricostruzione, venne ribattezzato alla
memoria dei fratelli Giuseppe e Innocen-
te Longo, periti tragicamente nell’agosto
del 1934 sul Cervino. Negli anni a seguire,
il rifugio finì per attirare un numero sem- SCHEDA TECNICA
pre più ampio di alpinisti, tale da rendere
necessaria una nuova chiusura al fine di Altitudine: 2026 m
effettuare alcune migliorie delle vecchie Tel: 0345.77.070
attrezzature. Nel 1985 la Società ritenne Proprietà: CAI Bergamo
opportuno procedere a un ampliamento Sito: http://geoportale.caibergamo.it
globale degli spazi, ingrandendo la sala
23Corna Piana
Valcanale – Rifugio Alpe Corte
Note sul percorso: Segnavia n. 220 – Dislivello 320 m – Tempo: 0,45 h – Difficoltà: T
L a Val Canale è da sempre meta fre- chilometro circa oltre il paese, nei pressi
TA P PA
quentata dagli alpinisti bergamaschi, degli impianti da sci ormai in disuso. Sul-
attratti nei mesi estivi dalle pareti roccio- la destra una larga mulattiera risale, con
se dei massicci dolomitici e, in quelli in- pendenza costante, la splendida abetaia
vernali, dalle numerose possibilità di gite e in breve conduce alla radura di baita
sci-alpinistiche, nonché di arrampicate su Pianscuri (1292 m). Poco dopo, usciti dal
cascate di ghiaccio. Importanti rarità flo- bosco si sbuca sul prato ormai in vista
reali rendono la zona di particolare inte- del rifugio Alpe Corte (1415 m). L’ampia
resse anche per il naturalista (tra le varie parete nord dell’Arera e il susseguirsi di
specie, si ricordano la Linaria Tonzigii e il creste dalla cima del Fop, al monte Secco
Galium Montis-Arerae, endemici nell’area sino alla Corna Piana fanno da corona ai
orobica). Per raggiungere il rifugio, pri- verdeggianti pascoli ancor oggi utilizzati
ma breve tappa del Sentiero delle Oro- dai pastori per la produzione d’ottimo
bie Centro Orientali, si parcheggia a un formaggio locale.
P R I M A
24STORIA DEL RIFUGIO ALPE CORTE
Nato nel 1947, su ispirazione dell’allora nasce così il Rifugio senza Barriere. Dal rifu-
presidente della Sezione di Bergamo, Enrico gio partono alcuni sentieri di vario impegno:
Bottazzi, il rifugio Alpe Corte sorse nei lo- più tranquilli, in direzione del lago e passo
cali di un precedente edificio appartenente del Branchino e del passo dei laghi Gemelli,
alla Soc. De Angeli – Frua. La sistemazione di maggior difficoltà sia verso la Corna Piana
degli ambienti terminò in concomitanza con che verso il gruppo dell’Arera.
le feste celebrative per il 50° anniversario
della sezione del CAI di Bergamo.
La quale, nel 1970, decise l’acquisto
sia della struttura che del terreno circo- SCHEDA TECNICA
stante, compiendo notevoli lavori di tra-
sformazione e miglioramento. Nel 2007 i Altitudine: 1415 m
soci volontari della Commissione Impegno Tel: 0346.35.090
Sociale decidono di renderla una struttura Proprietà: CAI Bergamo
frequentabile anche da chi, normalmente, Sito: http://geoportale.caibergamo.it
trova difficoltà ad avvicinarsi alla montagna:
25
Rifugio Alpe CorteLaghi Gemelli
Rifugio Alpe Corte – Passo dei Laghi Gemelli – Rifugio dei Laghi Gemelli
TA P PA
Note sul percorso: Segnavia n. 216+215 – Dislivello 729 m – Tempo: 3 h – Difficoltà: E
L a salita riprende lungo la Valle della Cor-
te da percorrere fino alla sua testata, il
passo dei Laghi Gemelli (2139 m), toccando
Si riparte in direzione del rifugio dei
laghi Gemelli con ripidi tornanti che con-
ducono verso l’estremità meridionale del
dapprima la baita Corte di mezzo (1669 m) lago dove il sentiero, sempre ben segnala-
e poi la baita Corte alta (1885 m). to, prosegue sino a incrociarsi con quello
Dal passo la vista spazia sulla conca degli proveniente dal passo di Mezzeno. In breve
omonimi laghi, risalendo poi verso il pizzo si giunge al confortevole rifugio (1968 m).
Farno e il monte Corte da un lato e i mon- Riuniti da una diga, i laghi erano, sino agli
ti Tonale e Spondone dall’altro. Di fronte si anni Trenta, divisi nettamente da un pro-
eleva il pizzo del Becco, lungo il quale corre montorio roccioso. Alcune fotografie
una interessante via ferrata, mentre l’ampia dell’inizio secolo scorso ritraggono anche
mole dell’Arera domina alle spalle il tragitto delle piccole barche che solcavano con
S E C O N DA
appena percorso. tranquillità le loro acque.
26STORIA DEL RIFUGIO LAGHI GEMELLI
Il vecchio rifugio dei Laghi Gemelli venne Si può raggiungere, in alternativa, con
costruito dal CAI di Bergamo e inaugurato facile percorso, in circa tre ore, partendo
il 1° luglio del 1900: la costruzione posta su da Carona e toccando i vari laghi artificiali
un piano disponeva di 18 posti letto. che punteggiano la vallata. Oppure, da Ron-
Venne incendiato e distrutto nell’otto- cobello, per le baite di Mezzeno e il passo
bre del 1944 dai reparti fascisti in un’azione omonimo, in circa due ore e mezza.
contro i partigiani stanziatisi in zona. Già
nell’estate del 1946 iniziarono i lavori di co-
struzione di un nuovo rifugio su progetto
dell’Ing.Veneziani, con il prezioso contribu- SCHEDA TECNICA
to della società elettrica Vizzola.
L’attuale edificio sorse vicino al prece- Altitudine: 1968 m
dente e venne inaugurato nel 1948. Con Tel: 0345.71.212
il trascorrere degli anni ha subìto lavori di Proprietà: CAI Bergamo
adeguamento e ora dispone di bar, ristoran- Sito: http://geoportale.caibergamo.it
te e 80 posti letto.
27
Rifugio
Laghi GemelliRifugio F.lli Calvi
Rifugio dei Laghi Gemelli – Lago e Passo di Sardegnana – Rifugio Calvi
Note sul percorso: Segnavia n. 213 – Dislivello 280 m – Tempo: 4 h – Difficoltà: E
TA P PA
L’ itinerario non presenta dislivelli im-
pegnativi e offre un ampio panorama
sull’alta Val Brembana e sulla conca nella
la diga del lago Sardegnana (1735 m), chiu-
so tra le pareti dei Corni di Sardegnana e
dello slanciato pizzo del Becco. Lungo que-
quale è posto il rifugio Calvi. Frequentata ste pareti corrono impegnative vie di ar-
tutto l’anno, è sede di una delle storiche rampicata. Si attraversa la diga e si risale il
competizioni di scialpinismo, quel trofeo versante opposto dove è situata la casa dei
Parravicini nato nel 1936 e tuttora frequen- guardiani. Si riprende il sentiero che entra
tato da numerosi appassionati. Si riprende il nel bosco. Dopo aver superato un dislivello
cammino raggiungendo il Lago delle Casere di circa 150 m, attraversato un colletto, in
per poi risalire verso il vicino Lago Marcio. lievissima pendenza, ci si porta al Dosso dei
Un bel sentiero corre lungo la sponda occi- Signori e alla valle dei Frati. Si continua in
dentale di questo bacino e raggiunge la diga piano fino a uno sbarramento del torrente:
di sbarramento; da qui si scende al di sot- lo si attraversa e si sale fino a incontrare la
to del manufatto e per una serie di curve carrareccia che giunge da Carona e in breve
T E R Z A
si arriva a un bivio presso una costruzione la diga di Fregabolgia. Il rifugio Fratelli Cal-
dell’Enel per la captazione delle acque. A si- vi (2006 m) è ormai in vista, posto com’è
nistra la mulattiera conduce a Carona, men- al centro di un vasto anfiteatro di vette: da
tre sulla destra si stacca un sentiero ben sinistra a destra si possono infatti ammirare
segnalato che aggirando man mano ripidi il Pizzo del Diavolo di Tenda, il Pizzo Poris,
pendii rocciosi e utilizzando gallerie scavate il monte Grabiasca, il monte Madonnino e
nella viva roccia permette di superare tratti Cabianca. Numerosi laghetti punteggiano i
suggestivi senza difficoltà. pascoli attorno e possono risultare piace-
Il sentiero ora sbuca in una zona bo- voli mete per quanti avessero anche voglia
scosa, passa accanto ai ruderi di una baita di camminare e scoprire così ulteriori perle
(1750 m), entra in una valletta e raggiunge dell’affascinante conca.
28STORIA DEL RIFUGIO FRATELLI CALVI
Venne inaugurato nel 1935 alla presenza ma di indubbio piacere paesaggistico ed
dell’allora presidente del CAI di Berga- escursionistico.
mo, Antonio Locatelli e fu dedicato alla Dal rifugio si possono raggiungere con
memoria dei quattro fratelli Calvi (Atti- facilità i laghetti del Poris, dei Curiosi e
lio, Santino, Natale e Giannino) di Piazza Cabianca, i passi di Portula e di Reseda,
Brembana, tre dei quali caduti nella Gran- mentre con maggior impegno le cime dei
de Guerra mentre il quarto, Natale, perito monti Cabianca, Madonnino, Poris, Gra-
nel 1920, sulla parete Nord dell’Adamello. biasca, nonché l’imponente mole del Pizzo
Dal 1982 al 1984 il rifugio è stato inte- del Diavolo di Tenda.
ramente ristrutturato e offre ora ben 85
posti letto.
È raggiungibile con facilità da Carona,
percorrendo sia il piacevole e boscoso SCHEDA TECNICA
sentiero estivo sulla sinistra orografica
della valle, sia l’ampia sterrata che per- Altitudine: 2006 m
corre la stessa. In entrambi i casi il tem- Tel: 0345.77047
po previsto è di circa tre ore. Più lunga Proprietà: CAI Bergamo
e impegnativa la salita dalla Val Seriana Sito: http://geoportale.caibergamo.it
(Gromo San Martino) per il passo Portula,
29
Trofeo ParraviciniMonte Cabianca
Rifugio dei Laghi Gemelli – Creste del Cabianca – Rifugio Calvi
Note sul percorso: Segnavia n. 214 – Dislivello 650 m – Tempo: 4 h – Difficoltà: EE
P artendo dal Rifugio si scende al lago e obbligato si procede allora sempre verso est
TA P PA
si attraversa la lunga diga. Raggiunta la evitando di restare sul filo della cresta per non
sponda opposta, si prende a sinistra il sen- dover salire le numerose anticime secondarie.
tiero 214 che, dopo aver superato alcune Alla fine dell’altopiano si supera un ampio ca-
costruzioni, si immette sulla mulattiera di nale e con un’ultima ripida salita si guadagna la
VA R I A N T E
servizio agli impianti e, dopo alcuni tornanti, vetta del monte Cabianca, con vista eccezio-
arriva all’ovale del lago Colombo. nale su tutta la conca del rifugio Calvi.
Superata la diga del bacino, si incrocia il Dalla vetta si continua per cresta verso
sentiero 250 che, nel suo percorso ad anel- est: poco sotto la cima si supera un breve
lo, collega fra loro i laghi Gemelli, Colombo, passaggio aereo ove occorre prestare at-
Becco e Marcio. Proseguendo sulla destra si tenzione per poi continuare più facilmente
costeggia la riva settentrionale del lago e si fino alla sommità del Naso di Cabianca. Pie-
inizia a guadagnare quota rimontando i ver- gando a sinistra si scende sul versante Nord
di pendii alle sue spalle: in questo modo in della cresta arrivando alla base della Tacca
meno di un’ora si raggiunge facilmente la sella dei Curiosi. Ora, compiendo un ampio giro
T E R Z A
Ovest del passo d’Aviasco che permette di verso sinistra, si scende al bellissimo lago
scendere nella Valle dei Frati. Volendo, da qui dei Curiosi e da qui, seguendo il suo emis-
è possibile ricollegarsi alla traccia normale del sario e alcune deboli tracce di percorso, si
Sentiero delle Orobie semplicemente dival- arriva al non distante pianoro della baita
lando fin oltre il lago dei Frati (segnavia 236); Pian dell’Asino, dove passa il sentiero per il
tuttavia agli escursionisti più esperti consiglia- passo Portula (segnavia 226). Percorrendo
mo senz’altro di proseguire lungo le creste. in senso opposto questo tracciato si scende
Seguendo questa seconda soluzione, in poco tempo al rifugio Calvi.
dalla sella Occidentale si va in breve alla sel-
la Orientale dello stesso passo d’Aviasco, da SCHEDA TECNICA
dove è anche possibile accedere all’alta valle
del Goglio. Qui, rimontando l’erboso pendio Altitudine: 2006 m
che si alza a Nord-Est, si sale alla facile vetta Tel: 0345.77047
del monte dei Frati raggiungendo così quel Proprietà: CAI Bergamo
singolare altopiano che corre al di sotto del- Sito: http://geoportale.caibergamo.it
le vette del monte Valrossa, senza percorso
30Fioritura verso il Rifugio Brunone
Rifugio Baroni al Brunone e Pizzo Redorta
Rifugio Calvi – Passo di Valsecca – Bivacco Frattini – Rifugio Baroni al Brunone
Note sul percorso: Segnavia n. 225 – Dislivello 880 m – Tempo: 5.30 h – Difficoltà: EE
TA P PA
P artiti di buon mattino dal rifugio Cal-
vi si costeggia il Lago Rotondo e ci
si porta verso il lato boscoso della valle
dal V-IV secolo a.C., come testimoniano i
più antichi ritrovamenti di graffiti proprio
sulle rocce nell’area tra il rifugio Calvi e il
sul fondo della quale scorre il Brembo, rifugio Longo.
fiume che ha qui le sue sorgenti e si im- Giunti al passo di Valsecca (2496 m),
mette dopo un percorso di 74 chilometri ci si abbassa sul versante della Val Seria-
nell’Adda, attraversando tutto il territorio na sino a raggiungere, con attenzione in
bergamasco. alcuni traversi, il bivacco Aldo Frattini.
Il sentiero prosegue sino a scendere sul La vista ora corre sino al termine della
greto del torrente e attraversarlo su grossi Valbondione, con la corona di cime del
massi. In seguito ci si inerpica sul versante Recastello, Gleno, Tre Confini e Torena,
opposto della valle, raggiungendo il minu- nonché dei pizzi Redorta e Coca.
scolo laghetto di Valsecca. Poco oltre, il Dal bivacco il sentiero, tracciato nel
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sentiero si dirige verso il pianoro di ghiaie 1957 seguendo vecchie piste dei pastori,
che si estende fra le imponenti pareti set- scende ancora con qualche curva fino ai
tentrionali del monte Grabiasca, del pizzo Pascoli di Tenda. Con moderata penden-
Poris e del pizzo del Diavolo di Tenda e poi za si perviene a una stretta cengia erbosa
conduce nel vallone del passo di Valsecca. che porta sul fondo della Valle del Salto. Al
Nel caso di innevamento si consiglia di at- di là il sentiero si inerpica iniziando così la
traversare il piano avvicinandosi ai pendii lunga risalita di 400 metri di dislivello ver-
del Diavolino per poi riprendere la traccia so il rifugio Baroni al Brunone. Superato un
di sentiero ricavata nel ghiaieto. La zona, breve passaggio che richiede attenzione, si
dove è facile avvistare camosci e stambec- raggiunge la piana dove si incrocia il sentiero
chi, assume un’importante valenza storica, che sale da Fiumenero: seguendolo si è in
essendo luogo probabilmente abitato sin breve al rifugio (2295 m).
32STORIA DEL RIFUGIO A. BARONI AL BRUNONE
Fu durante una gita sociale del CAI di Ber- Si raggiunge con lungo sentiero (n.
gamo al Pizzo Redorta che i soci, costretti 227), in circa quattro ore, da Fiumenero
dal maltempo a ripararsi nella vecchia ca- ed è base per importanti ascensioni ai tre-
panna dei minatori, adibita dal 1879 a pri- mila orobici (Redorta, Scais) nonché per
mo rifugio, si resero conto del suo stato di impegnative traversate verso la Valtellina
abbandono e decisero di sostituirla. (dal Passo della Scaletta, presso il quale
Una decisione formalizzata nell’as- si possono ancora oggi osservare i resti
semblea sociale del febbraio 1894. Po- delle vecchie miniere di ferro).
che settimane dopo iniziarono i lavori su
progetto dell’Ing. Albani. Completati in
tre mesi, portarono all’inaugurazione del
Rifugio della Brunona, come definito all’e-
poca, il 23 settembre 1894. SCHEDA TECNICA
È il più antico rifugio della bergamasca
ed è oggi intitolato alla guida alpina Anto- Altitudine: 2295 m
nio Baroni, uno dei pionieri dell’alpinismo Tel: 0346.41235
orobico, il quale proprio su queste cime Proprietà: CAI Bergamo
ha aperto in prima assoluta importanti iti- Sito: http://geoportale.caibergamo.it
nerari tutt’oggi ripetuti.
Il bivacco Aldo Frattini, situato
nel comune di Valbondione è
una costruzione in metallo
di 3,5 × 2,5 metri circa po-
sizionata dal CAI di Bergamo
sulla cresta che divide la Val-
secca dalla valle dei Piani del
Campo, subito sotto il Passo
di Valsecca. All’interno ci sono
9 brande richiudibili, tre sga-
belli, un tavolo, un fornello col-
legato a una bombola di gas,
una dispensa contenente ge-
neri alimentari, un kit di pron-
to soccorso e diversi farmaci.
L’utilizzo del bivacco è libero
e si raccomanda di averne la
massima cura.
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